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Il governo Berlusconi sforbicia 100 milioni al fondo per lo spettacolo. Quest´anno 4 milioni in meno all´istituzione fiorentina
Il Comunale lancia l´allarme tagli
"Rischio chiusura".Protestano dipendenti,Zubin Mehta,Van Straten

da Repubblica 7/7/04

Teatro Comunale, scatta l´allarme tagli. Le prime notizie sulla decurtazione di 100 milioni di euro dal Fondo unico per lo spettacolo, uno dei capitoli del decreto tagliaspese presentato dal premier Berlusconi per far quadrare i conti del bilancio italiano in vista del giudizio dell´Ecofin, ha gettato nello sconforto sindacati e dirigenza del Teatro: per il 2004, la decisione porterebbe circa 4 milioni di euro in meno di finanziamenti. Per l´anno prossimo, quasi il doppio.

«Cifre che prefiggono una morte certa del Teatro» dice Massimo Vagaggini della Cgil. Ed il sovrintendente Giorgio Van Straten ha cercato anche il maestro Zubin Metha, per realizzare un concerto di protesta, come sta già facendo la Scala di Milano con Riccardo Muti, sabato 10 luglio. «Il maestro è impegnato a Monaco di Baviera e subito dopo in Israele, ma si è reso disponibile per eventuali coinvolgimenti futuri e si unisce all´estrema preoccupazione dei lavoratori» dice Van Straten. A Firenze comunque, lo stesso giorno, alle 11 di mattina, il lavoratori del Comunale si riuniranno in un´assemblea pubblica sperando di poter discutere su cifre concrete, e non sulle sole indiscrezioni che arrivano dall´Agis. All´assemblea di sabato sono invitati cittadini, parlamentari fiorentini, esponenti del Comune, della Provincia, della Regione e di altre istituzioni di spettacolo, come l´Ort e la Pergola, anche loro nel mirino dei tagli decisi dal governo.

Sabato assemblea aperta al pubblico contro il decreto presentato da Berlusconi all´Ecofin che limiterebbe il Fondo unico per lo spettacolo
"Con i tagli il Comunale rischia"
Sindacati uniti nell´allarme: il teatro potrebbe perdere 4 milioni

Il soprintendente Van Straten ha contattato Zubin Mehta per dirigere un concerto di protesta come Muti farà alla Scala

FULVIO PALOSCIA su La Repubblica

La Scala dirà no ai tagli al Fondo unico per lo spettacolo previsti dal decreto tagliaspese presentato da Berlusconi all´Ecofin, con un concerto diretto da Muti, sabato. A Firenze lo stesso giorno, alle 11, il lavoratori del Comunale si riuniranno in un´assemblea pubblica sperando di poter discutere su cifre concrete. Perché non si sa ancora con precisione a quanto ammonteranno i tagli al Fondo unico per lo spettacolo, a cui attingono le Fondazioni lirico-sinfoniche: dall´Agis arriva la preoccupante notizia di 100 milioni di euro, che per il Comunale si tradurrebbero in 4 milioni di euro in meno di finanziamenti statali per il 2004 (il prossimo anno potrebbero addirittura essere il doppio), «cifre che prefiggono una morte certa - dice Massimo Vagaggini della Cgil - se sommate all´innalzamento dell´età pensionabile di professori d´orchestra, ballerini e coristi a 65 anni per gli uomini e 60 anni per le donne. Che resa qualitativa può esserci a quell´età? Invece di Maggiodanza nascerà Maggiopanza». Battute che sdrammatizzano l´aria di preoccupazione che si respira in Corso Italia, nei cui corridoi c´è già chi gioca a prevedere drammatici scenari futuri: il totolicenziamenti varia da un minimo di 70 a un massimo di 120 lavoratori e dà la compagnia di ballo come organico destinato a saltare al gran completo.

All´assemblea di sabato sono invitati cittadini, parlamentari fiorentini, esponenti del Comune, della Provincia, della Regione e di altre istituzioni di spettacolo, come l´Ort e la Pergola, anche loro nel mirino. «Abbiamo contattato Mehta per un concerto di protesta - spiega il sovrintendente Giorgio Van Straten - ma il maestro è impegnato a Monaco di Baviera e subito dopo in Israele. 

Comunque si è reso disponibile per eventuali coinvolgimenti futuri e si unisce all´estrema preoccupazione dei lavoratori». Stavolta i sindacati del Comunale sono tutti concordi nell´esprimere una condanna senza appello ai tagli del governo, e giudicano il silenzio di Berlusconi sulla loro entità «inaccettabile, prima di tutto dal punto di vista morale - spiega Claudio Fantoni della Uilcom e corista del Maggio - tra l´altro c´è una contraddizione tra due ministri dello stesso governo: il 3 luglio, in un´ intervista al Messaggero, il ministro della cultura Urbani, parlava dei "danni enormi" derivanti dal decreto tagliaspese, e esprimeva la volontà di reintegrare il Fus, in netto contrasto quindi con Tremonti». 

Luciano di Labio, della Fials, ricorda che «il Fus è stato istituito nel 1985 e non ha mai subito incrementi significativi: allora ammontava a 900 miliardi di lire, oggi a 50 milioni di euro, non c´è stata neanche la rivalutazione Istat. Tra l´altro lo stato eroga, sì, ma attraverso varie voci recupera danaro: non ci guadagna, ma neanche ci rimette». Carlo Bianco della Cisl si augura «che questo momento di crisi inviti il governo ad affrontare da capo e fino in fondo il problema della lirica in Italia».

Sindacati uniti, ma non sulle eventuali forme di agitazione: Cgil, Uilcom e Cisl escludono lo sciopero, «provocherebbe un disservizio nei confronti del pubblico e del teatro» dicono Vagaggini e Fantoni. La Fials invece considera lo sciopero «una forma estrema che va attuata se non si giunge ad una soluzione. Insieme alla dimissioni in blocco di tutti soprintendenti d´Italia». Idea vagheggiata anche da Van Straten: «Agli occhi di Roma siamo imprese solo quando fa comodo. Ad esempio, non ci vengono dati gli strumenti gli stessi strumenti di un azienda qualunque per superare gravi crisi come quella che scatterà se verranno confermati i tagli: prepensionamento, cassa integrazione, messa in mobilità».


Cgil, Cisl Uil e Fials contro la manovra del Governo che penalizza il Fondo unico per lo spettacolo

Maggio: tutti uniti nella lotta ai tagli

Elisabetta Torselli sull'Unità 7/7/04

FIRENZE È un coro compatto il no che i rappresentanti dei lavoratori del Teatro del Maggio hanno opposto, nella conferenza stampa di ieri, agli ultimi minacciati tagli al F.u.s., il Fondo Unico per lo Spettacolo, decurtato dall’oramai famigerata “manovra correttiva” 2004 (in corso d’opera, a spese già fissate) di cento milioni di euro: l’appuntamento alla città è sabato alle 11 nel Ridotto del Comunale, per decidere, meglio se insieme con i colleghi del teatro e del cinema, le future forme di lotta. 

È l’ultimo boccone avvelenato, dopo la sciagurata imposizione dell’età pensionabile a sessantacinque anni (uomini) e sessant’anni (donne) che prefigura un futuro di orchestre e cori italiani con giunture irrigidite e fiati allo stremo e di coreografie da casa di riposo, «Maggiopanza e non più Maggiodanza», chiosa Massimo Vagaggini (Cgil). Ammesso che un futuro ci sia, cosa di cui si comincia a dubitare, visto che l’impoverimento va avanti, con dotazioni mai rivalutate, tagli progressivi e inevitabili deficit, dal 1986 quando il F.U.S. è stato istituito, come sottolineano Luciano Di Labio (per la Fials) e Carlo Bianco della Cisl. «Non tagli ma amputazioni, demolizione di un bene culturale, tanto vale dirci chiaro e tondo che dobbiamo chiudere e l'opera dobbiamo andare a vederla in Giappone», stavolta a parlare è Claudio Fantoni (Uil). 

Nessuno può ancora quantificare esattamente il danno: dopo la defenestrazione di Giulio Tremonti, la recentissima assoluzione Ecofin è stata provvisoriamente impartita all’Italia di Berlusconi sulla base di una “manovra correttiva” che non si sa bene dove manovrerà; ma un danno, prevede realisticamente il sovrintendente Giorgio Van Straten, probabilmente ci sarà, speriamo meno severo rispetto alla “versione Tremonti” che si traduceva per il Teatro del Maggio in un taglio di 4,5 milioni di euro sul bilancio 2004, e il doppio sul 2005. Eppure, come già rilevato dal ministro competente, Giuliano Urbani, molto del F.u.s torna comunque allo stato e all’economia nazionale sotto forma di imposte, gabelle, posti di lavoro, indotto, promozione del turismo culturale. Ieri, in corso Italia, dunque, un coro di no, ben accordato, con qualche acuto. Scioperi a raffica sul cartellone d'autunno ?

 No, il pubblico e il sovrintendente non sono la controparte e non è giusto danneggiarli (Vagaggini), meglio manifestare con concerti in piazza (Fantoni). Però anche lo sciopero rimane una forma legittima anche se estrema di protesta, dice Di Labio, e ricordiamo che la Fials è il sindacato autonomo maggioritario nelle masse artistiche, come si è visto con lo sciopero sulla prima del Volo di Notte - Il Prigioniero. Ma tutti sembrano rendersi conto che più che un autunno caldo lirico serve una battaglia culturale, che faccia capire a questa Italia berlusco-caciarona e plebea, così generosa nel salvare e graziare le squadre di calcio, che i teatri non sono necessariamente carrozzoni e sanguisughe, e che la qualità e la cultura hanno i loro costi e i loro diritti.


LA PROTESTA «Non vogliamo i ballerini in pensione a 65 anni»

Il Maggio si ferma No ai tagli del governo

Sabato assemblea pubblica dei dipendenti

di Monica Nocciolini su la Nazione 7/7/04

Teatro del Maggio: va in scena la protesta, con un’assemblea pubblica per dire «no» ai tagli allo spettacolo previsti nella nuova manovra del governo e all’innalzamento dell’età della pensione a 65 anni anche per i ballerini. A organizzarla in teatro per sabato mattina alle 11, proprio nello stesso giorno in cui a Milano Riccardo Muti dirigerà agli Arcimboldi un concerto straordinario di protesta sul medesimo tema, sono i sindacati del Teatro del Maggio Musicale Fiorentino Cgil, Cisl, Uil e Fials.

Teatri uniti, sindacati pure, e soprintendenza anche visto che Giorgio Van Straten ieri ha preso parte, come ospite, all’assemblea dei lavoratori da cui è uscita la decisione dell’assemblea. Tutti invitati, soprattutto istituzioni dalla Regione a Palazzo Vecchio, enti, lavoratori e dirigenti dello spettacolo e parlamentari toscani, verso i quali ieri è partita dal Teatro del Maggio una lettera di invito formale da parte dei sindacati. «Non siamo disposti a discutere di tagli al Fondo unico per lo spettacolo – affermano Claudio Fantoni della Uil e Massimo Vagaggini di Cgil – in nessuna misura.

Su questo, visto che il governo non ha smentito la volontà di tagliare le risorse in misura anche superiore al 20 per cento, vogliamo dalla maggioranza un’affermazione chiara e decisa che sia in linea con quanto affermato dal ministro ai beni culturali Giuliano Urbani, che senza mezzi termini ha definito l’operazione taglia-risorse portatrice di enormi danni e vantaggi irrisori sostenendo semmai la necessità di reintegrazioni».

I rappresentanti sindacali del Teatro del Maggio parlano chiaro: se le risorse diminuissero ulteriormente le fondazioni lirico-sinfoniche si troverebbero letteralmente in ginocchio. «Se i tagli venissero attuati – afferma Fantoni – gli italiani per vendere un’allestimento d’opera lirica made in Italy dovrebbero volare in Giappone.
Oggi un posto in platea a una prima del Maggio costa 150 euro, prezzo che senza i fondi statali andrebbe moltiplicato per dieci dato che i biglietti coprono normalmente solo il 9 per cento circa dei costi di produzione e allestimento di un’opera lirica». Ma sul tavolo della protesta non c’è solo la pietanza dei tagli.

Altro piatto forte è l’intenzione del governo di innalzare l’età pensionabile per tutti, tersicorei compresi che sarebbero costretti in tutù e scarpette da punta fino alla bell’età di 65 anni. Un evento da scongiurare, anche perché quello del ballerino, se formalmente non rientra tra i mestieri usuranti, lo è di fatto per via delle prestazioni estreme cui i fisici dei danzatori sono continuamente chiamati: «Avremo nel giro di poco un corpo di ballo da casa di riposo», protestano i sindacati.