cgil Firenze stampa la pagina
 

Home Page


La Cgil perde consensi alla Manetti

da la Nazione 27/10/05

In attesa di sedersi al tavolo con l'azienda per entrare nel merito della questione delle 33 lettere di mobilità inviate agli operai (oggi pomeriggio è previsto un incontro presso l'Associazione Industriali tra i vertici aziendali e i rappresentanti della Rsu), i lavoratori della Manetti&Roberts di Calenzano hanno provveduto a rinnovare i propri delegati sindacali. Forte la partecipazione dei lavoratori, che si sono presentati alle urne in 235 su 260. Lo spoglio delle schede ha evidenziato l'affermazione della Filcem-Cgil, che raccoglie il 64,78% dei voti (6 delegati), seguita dalla Femca-Cisl con il 19,57% (2 delegati) e dalla Uilcem con il 15,65% (1 delegato). Rispetto a tre anni fa, la Filcem-Cgil ha perso il 9% di voti e un delegato, a vantaggio della Femca-Cisl, che acquisisce un delegato in più (+2,97 il saldo rispetto al 2002), e soprattuto della Uilcem (+5,85%).
Questa la lista completa dei delegati: per la Cgil, Renzo Torrini, Antonio Larocca, Daniele Pecchioli, Nicola Cammelli, Bruna Benvenuti, Salvatore Parisi; per la Cisl, Ubaldo Angelozzi, Maurizio Davitti; per la Uil, Donatella Gentili.

inizio pagina


CALENZANO

Manetti & R. I lavoratori in Provincia

di Fabio Russo su la Nazione 19/10/05

Non ha avuto alcun effetto tangibile, ma ha soddisfatto i lavoratori per l'attenzione accordata alla loro situazione l'incontro svoltosi lunedì a Palazzo Medici Riccardi tra alcuni rappresentanti della Provincia, i sindacati e la Rsu dello stabilimento Manetti&Roberts di Calenzano, dove 33 lavoratori hanno ricevuto da oltre10 giorni la lettera di mobilità. 

Durante l'incontro, la Provincia ha ascoltato le ragioni dei lavoratori, secondo cui è impossibile che un'azienda che negli ultimi quattro anni ha ottenuto 100 miliardi di lire di utili attui un taglio di personale, e ha manifestato la volontà di incontrare al più presto i rappresentanti dell'azienda e dell'Associazione Industriali. Intanto, per i lavoratori della Manetti&Roberts si è mobilitata anche la Giunta regionale.

inizio pagina


CALENZANO Agitazione Manetti&Roberts

Braccia incrociate Azione dimostrativa contro la mobilità

di Fabio Russo su La Nazione 11/10/05

Non si è fatta attendere la risposta degli operai di Manetti&Roberts alla decisione dell'azienda, che da venerdì ha avviato la procedura di mobilità per ben 33 lavoratori, ovvero ben oltre il 10% dell'intero organico dello stabilimento di via Baldanzese. Ieri mattina gli operai della storica azienda fiorentina produttrice di prodotti per l'igiene personale si sono ritrovati davanti agli ingressi dello stabilimento e hanno attuato un picchetto di due ore. Quella di ieri mattina, però, è soltanto un'azione dimostrativa in risposta alle 33 lettere di mobilità, perchè, per il momento, non sono previste ulteriori agitazioni a breve termine. 

«L'unica cosa che chiediamo ai vertici aziendali -ha spiegato uno dei delegati Rsu dell'azienda, Francesco Filippelli- è soltanto di rimandare di 15-20 giorni l'avvio della procedura di mobilità (che, lo ricordiamo, dura 60 giorni a partire dall'invio delle lettere). Il 24 e 25 ottobre, infatti, si terranno le elezioni dei nuovi delegati Rsu e vorremmo che fossero i nuovi rappresentanti dei lavoratori a portare avanti con i vertici aziendali le trattative sulla mobilità. Per adesso, dunque, le nostre proteste si fermano qui. Certo, se l'azienda dovesse poi portare avanti la procedura di mobilità senza il confronto con i lavoratori, torneremmo a farci sentire». 

Intanto, scende in campo anche il sindaco di Calenzano, Giuseppe Carovani, chiamato in causa dalla Rsu con l'accusa di aver spesso sottovalutato la situazione dello stabilimento calenzanese. «Quando il Comune ha convocato il tavolo di confronto tra azienda, istituzioni e rappresentanti dei lavoratori per discutere del problema della Manetti -ribatte Carovani- l'argomento di discussione era la cosiddetta "terziarizzazione" e non si era mai fatta menzione della preoccupazione per un possibile taglio dei posti di lavoro. Azienda e sindacati hanno perso un'occasione utile per discutere. La procedura di mobilità non è certo un bel segnale -conclude il sindaco- e non vorremmo che essa sia il preludio a una ristrutturazione dell'azienda».

inizio pagina


Manetti & Roberts La crisi è nera

Trentatrè in mobilità

da La Nazione 8/10/05

di Fabio Russo

E' crisi sempre più nera alla Manetti&Roberts, la storica azienda calenzanese di prodotti per l'igiene personale: è infatti partita ieri la lettera di mobilità per 33 operai, ovvero oltre un decimo dell'intero personale dello stabilimento di via Baldanzese.
Quello che ormai i rappresentanti sindacali e la Rsu andavano dicendo da tempo, ma che nessuna istituzione, nè il Comune di Calenzano, nè la Provincia di Firenze, sembrava voler credere, è dunque accaduto. La Manetti&Robetrts ha cominciato i tagli di personale, prima mossa di quella ristrutturazione aziendale, volta a ridurre i costi di produzione, che era stata annunciata da oltre un anno e che aveva messo sul piede di guerra gli operai. 

«Purtroppo quello che avevamo sempre detto si è avverato -ha commentato affranto il delegato Rsu dell'azienda Renzo Torrini- Già in mattinata i vertici aziendali ci avevano convocato per spiegarci che a seguito del riassetto organizzativo erano stati individuati degli esuberi. Per stare sul mercato, è il pensiero dell'azienda, bisogna tagliare i costi e il primo taglio è quello del costo del lavoro». Torrini si aspetta ora delle reazioni forti da parte delle istituzioni, che, a suo modo di vedere, avevano sempre sottovalutato il problema-Manetti, credendo alle rassicurazioni dei vertici aziendali sul mantenimento dell'intero organico. 

«Voglio vedere -attacca Torrini- cosa diranno adesso il sindaco Carovani e l'assessore Barducci, che hanno sempre sottovalutato i nostri gridi d'allarme». E un grido d'allarme è anche quello che i sindacati lanciano sulla situazione futura dello stabilimento Manetti&Roberts di Calenzano: secondo i lavoratori, infatti, questo sarebbe il primo passo verso il trasferimento della produzione altrove. «Purtroppo -conclude Renzo Torrini- credo il provvedimento di oggi sia solo l'inizio. Nel giro dei prossimi mesi l'azienda comincerà con ogni probabilità ad attuare la terziarizzazione». Appena arrivata la notizia dei 33 esuberi, i lavoratori si sono riuniti in assemblea per stabilire le strategie di lotta. Saranno scioperi dalla prossima settimana.

inizio pagina


Manetti&Roberts l’ira degli operai
Presidio ai cancelli contro il rischio di tagli

da l'Unità 17/6/05

SONO TORNATI a manifestare fuori dai cancelli della Manetti&Roberts di Calenzano. Due ore, ieri mattina, per ribadire a chiare lettere con un lungo striscione il loro messaggio ai vertici dell’azienda: «Non abbasseremo la testa».

I lavoratori e la Rsu della ditta fiorentina, hanno voluto esprimere così la loro «preoccupazione per le sorti dello stabilimento di Calenzano». anche alla luce dell’incontro, definito «infruttuoso», avuto con la direzione aziendale presso la sede fiorentina di Assindustria lo scorso 10 giugno. In un documento, in particolare, le Rsu hanno condannato «gli atteggiamenti vessatori e minacciosi che hanno avuto dei responsabili aziendali, dettati anche dalla frustrazione che hanno nel vedere che la loro idea di stare in fabbrica non solo non fa breccia nei lavoratori, ma non produce nemmeno la tanto decantata e auspicata efficienza produttiva». 

In un incontro, avuto il primo giugno scorso, la direzione aziendale aveva ribadito la propria volontà «di non scendere a patti» coi lavoratori e di proseguire «a tenere un comportamento unilaterale per quanto riguarda l’organizzazione del lavoro che sta producendo, nei lavoratori, una graduale disaffezione alla fabbrica, segnale per noi drammatico per il futuro aziendale». 

Il futuro. Proprio qui si annidano le preoccupazioni degli operai. «L’azienda - proseguono le Rsu - cerca di aprire un nuovo tavolo di trattativa su quelli che saranno i nuovi assetti occupazionali di Calenzano iniziando a fare ragionamenti di come, per stare sui mercati, si devono tagliare i costi e ridurre il personale alle dipendenze dell’azienda. Noi a questo gioco - concludono - non ci stiamo e non ci staremo: prima si discute di come si lavora in Manetti poi, col mandato dei lavoratori, andremo anche a verificare eventuali situazioni critiche». f.san.

inizio pagina


CALENZANO Picchetto di protesta dei lavoratori

Manetti&Roberts, tornano gli scioperi «L’azienda ci ascolti»

di Fabio Russo su LA NAZIONE 21/5/05

Giovedì mattina sono tornati gli scioperi alla Manetti&Roberts di Calenzano: gli operai della multinazionale hanno attuato un picchetto davanti agli ingressi di due ore, dalle 8 alle 10.
Una decisione presa a sorpresa nella stessa mattinata, con il solito motivo del contendere con l’azienda: la nuova organizzazione attivata all’interno dello stabilimento calenzanese.
Rispetto all’ultima agitazione (la prima settimana di marzo), però, molte cose sono cambiate: per due mesi si è avuta la speranza che si potesse trovare una soluzione, ma adesso, improvvisamente, tutto è nuovamente precipitato. Cosa è successo in questi due mesi? Quali sono le prospettive dopo gli ultimi avvenimenti? Lo abbiamo chiesto a Renzo Torrini, delegato della Rsu dell'azienda.

Cosa è cambiato dall'ultima agitazione?
«Fino a metà marzo abbiamo lottato per ottenere un tavolo di trattativa con l'azienda, per discutere della nuova organizzazione del lavoro. Quando questo tavolo lo avevamo ottenuto, la trattativa in realtà non è mai decollata: l'azienda ha soltanto ascoltato le nostre proposte, senza fare un passo indietro sulle sue posizioni. In questo modo, non si poteva andare avanti».
Adesso quali saranno le vostre prossime mosse?
«Innanzitutto abbiamo verificato che i lavoratori stessero con noi: martedì abbiamo svolto un’assemblea con votazione segreta, che ha dato risultati eccezionali. Su oltre 170 lavoratori, il 95,8% ha votato per la linea dei sindacati. Le nostre agitazioni continuerano adesso in maniera più intensa, per costringere l'azienda a riaprire il tavolo di trattativa, ma a partire dal presupposto che bisogna trovare una sintesi tra le due posizioni, anche se adesso sono in completo conflitto. Per questo abbiamo spedito una lettera al direttore generale Fraosin, spiegandogli cosa sta accadendo a Calenzano nonostante i suoi inviti al dialogo. Da adesso in poi vogliamo discutere il nostro futuro solo con persone serie e credibili, che abbiano il mandato alla trattativa».

inizio pagina


In duecento picchettano la Manetti Roberts
I lavoratori contro le decisioni dell’azienda

di Jacopo Cosi sull'Unità 20/5/05

DUECENTO LAVORATORI della Manetti e Roberts di Calenzano ieri hanno fatto picchettaggio davanti ai cancelli dell’azienda. «Da mesi stiamo cercando un percorso comu-
ne - dice Luca Paoli della Filcea-Cgil - ma l’azienda ci ha presentato una soluzione unica: prendere o lasciare. E ci hanno anche detto che i lavoratori erano d’accordo con loro e non con i sindacati, e che quindi non c’era più nulla da dire».
La Manetti e Roberts, la società diventata famosa per il borotalco, occupa 370 persone.

Lunedì c’è stata l’assemblea e, a scrutinio segreto, il 95 per cento ha votato contro le decisioni dell’azienda.
«E pensare che ci hanno detto che i lavoratori erano d’accordo con loro», ribadisce Paoli.
I sindacati di Cgil, Cisl e Uil hanno così deciso ieri per il picchettaggio. «Ricordo - dice Paoli - che anche qui a Calenzano abbiamo firmato il patto per lo sviluppo, secondo il quale sindacati e imprese dovrebbero cercare insieme delle soluzioni. Noi lo abbiamo fatto: ci siamo presentati con tre linee, pronti ad accettare anche soluzioni di flessibilizzazione del lavoro, e di rotazione. Sempre che venisse mantenuto il volume occupazionale fino al 2007. E naturalmente ci avevamo messo anche la formazione nell’accordo da fare».Ma l’azienda ha detto no, non se ne fa di niente. «Tutto bocciato - racconta Paoli - formazione compresa. A noi lasciavano la scelta di accettare il loro piano senza poter dire niente».

Cosa prevede dunque il piano di rilancio della Manetti e Roberts?
Risponde Paoli: «Una organizzazione rigida del lavoro che serve, secondo noi, per preparare il cosiddetto spezzatino aziendale, per cominciare poi piano a piano a esternalizzare il lavoro. Già adesso la Manetti e Roberts esternalizza molto, perfino le buste paga… le fa un’altra società».

A questo punto le relazioni industriali si sono rotte, non c’è più spazio per le trattative.
«Si va al muro contro muro - dice Paoli -. Dopo lo sciopero di ieri abbiamo inviato una lettera al direttore generale Frausin per informarlo dei fatti, soprattutto per quanto riguarda le aperture che lui aveva fatto a marzo ai sindacati ma che sono rimaste lettera morta. Se si torna sulla base del buon senso siamo ancora pronti ad un confronto».
La Manetti e Roberts nasce ai primi del Novecento. Dal 1993 è una società del Gruppo Bolton ed è presente con i suoi prodotti in tutto il mondo. Famoso è soprattutto il borotalco, marchio registrato dalla Manetti e Roberts nel 1904, che è ancora oggi presente nei principali vocabolari della lingua italiana. A testimoniare lo stretto legame che a volte si instaura tra la storia della società e del costume e la storia di un’azienda.

inizio pagina


MANETTI & ROBERTS

I dipendenti temono l’Est

da La Nazione 12/3/05

Si chiama ‘terziarizzazione’ la paura dei dipendenti della Manetti & Roberts di Calenzano.
Secondo i sindacati, l’azienda, attraverso una nuova organizzazione del lavoro, vorrebbe mettere in atto un progressivo trasferimento delle produzioni all’estero, in luoghi economicamente più convenienti per quanto riguarda il costo della manodopera e delle lavorazioni: Paesi dell’Est e dell’ex Urss in particolare.
Se il progetto venisse attuato, per le organizzazioni sindacali si arriverebbe a un progressivo ridimensionamento dello stabilimento calenzanese.

inizio pagina


Manetti & Roberts
Carovani bacchettato dai sindacati: «Ricordati cosa avvenne nel 2000»

«L’azienda promise tredici assunzioni. Eppoi fece da gnorri»

di Fabio Russo su La Nazione 11/3/05

«Il passato avrebbe dovuto insegnare al sindaco che le parole dell'azienda sono da prendere con le molle». I sindacati ribattono al sindaco di Calenzano, Giuseppe Carovani, che ieri aveva difeso le istituzioni dalle accuse, mosse dalla Rsu della Manetti&Roberts, di aver lasciato soli i lavoratori nella lotta alla nuova organizzazione del lavoro all'interno dello stabilimento calenzanese. Nel suo intervento, Carovani aveva fatto riferimento a precise assicurazioni da parte dei vertici aziendali che lo stabilimento di Calenzano sarebbe stato non solo mantenuto, ma anche valorizzato. 

I sindacati, però, lo invitano a riflettere su un episodio analogo, avvenuto negli ultimi anni, che dimostrerebbe la scarsa attendibilità di cui godono le dichiarazioni dei dirigenti. «Nel 2000 -spiega Luca Paoli della Filcea Cgil- grazie alla mediazione di Carovani, avevamo sottoscritto un accordo con l'azienda per l'assunzione di 13 nuovi operai. Purtroppo, però, questo impegno non è mai stato rispettato e per far valere i diritti dei lavoratori ci siamo dovuti rivolgere al tribunale, oltre ad attuare uno sciopero di quattro mesi. Oggi poi la situazione è ancora peggiore: l'azienda dichiara tanti buoni propositi, ma quando si tratta di mettere tutto per iscritto, si tira indietro. Speriamo, comunque, che il sindaco Carovani abbia una visione della situazione più lungimirante della nostra». 

Nonostante questa presa di posizione, i sindacati ci tengono a precisare di avere comunque fiducia nelle istituzioni. «Sebbene Comune e Provincia non siano riuscite a far prendere un'impegno all'azienda -continua Paoli- la nostra fiducia in loro rimane intatta».

inizio pagina


CALENZANO Duro documento dei sindacati

Manetti & Roberts «Assordante silenzio dalle istituzioni»

di Fabio Russo su la Nazione 10/3/05

Le istituzioni hanno fatto tutto il possibile per sostenere la causa dei lavoratori della Manetti&Roberts? La Provincia di Firenze e il Comune di Calenzano si sono impegnati a fondo perchè i lavoratori e l'azienda firmassero un protocollo d'intesa che garantisse l'occupazione e la continuità dello stabilimento calenzanese? Secondo la rappresentanza sindacale unitaria dell'azienda, questo non è avvenuto. 

In un comunicato diffuso ieri, la Rsu afferma infatti di essere fortemente preoccupata per «l'assordante silenzio che è calato da parte delle istituzioni sulla nostra vicenda, dopo lo scioglimento del tavolo di buoni intenti». Secondo i lavoratori, esauritasi negativamente la fase di confronto tra azienda e sindacati, con la mediazione delle istituzioni, la Provincia di Firenze e il Comune di Calenzano sarebbero stati a guardare, invece di fare pressione sulla proprietà affinchè rivedesse le proprie posizioni e si giungesse ad un compromesso che alleviasse le preoccupazioni degli operai riguardo al proprio futuro.
Secondo quest'ultimi, infatti, attraverso la nuova organizzazione del lavoro l'azienda vorrebbe mettere in atto un progressivo trasferimento delle produzioni all'esterno, nei luoghi economicamente più convenienti (ex-Urss in particolare). 

Il sindaco di Calenzano, Giuseppe Carovani, però, non ci sta. «Credo sia ragionevole che entrambe le parti non tirino la giacchetta delle istituzioni -ha ammonito Carovani- Da parte nostra, dopo l'ultimo incontro tra istituzioni, lavoratori e azienda abbiamo preso atto che non era possibile sottoscrivere un protocollo, ma rimaniamo convinti che azienda e sindacati possano proseguire il dialogo anche senza che il protocollo faccia da cornice».
Secondo Carovani, le rivendicazioni dei lavoratori sono comprensibili, ma bisogna tener conto anche delle assicurazioni dell'azienda, che afferma di voler mantenere e valorizzare lo stabilimento calenzanese. «Capisco le preoccupazioni dei lavoratori e ne prendo atto -continua il primo cittadino di Calenzano- Noi, però, non possiamo fare di più: commetteremmo un'ingerenza certamente non positiva se entrassimo nel merito delle rivendicazioni sindacali. Non ci troviamo di fronte a nessun provvedimento che metta a rischio l'occupazione, ma solo ad un'aspra discussione sull'organizzazione aziendale. E io non posso certo andare a dire che l'azienda vuole smembrare lo stabilimento di Calenzano, quando il responsabile continua a ripetere che lo vuole valorizzare».

inizio pagina


CALENZANO L’intervista

«Manetti & Roberts: ecco come lo spezzatino ci sta affossando»

di Fabio Russo su La Nazione 9/3/05

Cosa sta succedendo alla Manetti&Roberts di Calenzano? Perchè,dopo mesi di scioperi e trattative tra azienda, sindacati e istituzioni, permangono forti incertezze sul futuro dei 300 lavoratori? Prova a spiegarcelo Renzo Torrini, delegato delle Rsu dell'azianda.

Torrini, cosa sta succedendo alla Manetti&Roberts?
«L'azienda ha rifiutato la mediazione delle istituzioni per la firma di un protocollo d'intesa che garantisse i livelli occupazionali ed assicurasse la continuità dello stabilimento calenzanese e ciò non ha fatto altro che aumentare le nostre paure. In questo modo essa ha infatti confermato indirettamente la prospettiva di trasferire altrove le produzioni adesso affidate al nostro stabilimento. Non solo. Dal 6 dicembre è entrata in vigore la nuova organizzazione del lavoro, attuata attraverso un vero e proprio "spezzatino" dell'azienda, al fine di ridurre i costi. E questa decisione non ha portato nulla di buono, anzi. L'efficienza e la produttività sono diminuite rispetto allo scorso anno, perchè gli operai stanno peggio».

Ci puo' spiegare meglio cosa prevede questo "spezzatino"?
«"Spezzettare" un'azienda significa dividerla, per linee di produzione, in tante piccole aree, con gli operai bloccati in un'unica produzione. In questo modo la precarietà aumenta in modo vertiginoso, perchè c'è il rischio che l'azienda dismetta pezzo per pezzo queste aree di produzione, trasferendo la produzione laddove è più conveninte, ma mantenendo il marchio Manetti&Roberts».

Quali sono, secondo lei, gli scenari futuri dello stabilimento calenzanese?
«A mio avviso, il futuro dell'azienda passa necessariamente attraverso una trattativa che porti l'azienda ad accordarsi con i lavoratori sulla nuova organizzazione del lavoro. In questo modo gli operai lavorerebbero meglio, la produttività aumenterebbe e i costi si abbasserebbero senza andare a toccare le produzioni. Se, invece, ciò non avverrà, l'efficienza dei lavoratori diminuirà sempre di più e si correrà il serio rischio che la proprietà, per ridurre i costi, trasferisca altrove le produzioni. Penso ad esempio ai paesi dell'ex Unione Sovietica, non alla Cina, che è troppo lontana dai nostri mercati».

inizio pagina