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altri articoli del 2005
 

Matec
Chieste altre 4 settimane di cassa integrazione

da l'Unità 24/9/05

LA VICINANZA non è solo geografica. Electrolux-Zanussi e Matec proseguono a braccetto anche nelle loro drammatiche vertenze sindacali. Se da un lato sono infatti arrivate le lettere di mobilità che di fatto sanciscono il licenziamento di 192 lavoratori, dall’altro si avvicina la fine d’anno, scadenza indicata dalla famiglia Lonati per la chiusura dell’azienda scandiccese. E, in un simile quadro, le Rsu della Matec insieme a Fim-Cisl e Fiom-Cgil hanno incontrato la Direzione aziendale per discutere la richiesta di ulteriori 4 settimane di cassa integrazione. «L’esito dell’incontro - si legge in una nota - conferma la drammatica situazione di Matec, determinata ormai da una ferma posizione della proprietà di non recedere dall’annunciata volontà di chiusura dello stabilimento di Scandicci». Per questo motivo organizzazioni sindacali e Rsu dell’azienda hanno invitato tutti i lavoratori attualmente in cassa integrazione a partecipare all’assemblea indetta per martedì alle ore 10.

Il tutto in attesa dell’incontro che dovrebbe avvenire a breve tra la Regione Toscana e la famiglia Lonati. La speranza è infatti che la mediazione della Regione serva ad avviare la difficile crisi verso uno sbocco positivo, in modo da garantire il mantenimento della produzione sul territorio e salvaguardare i 300 posti di lavoro che altrimenti andrebbero perdute. Oltre alla famiglia Lonati, poi, la Regione dovrà anche prendere contatto con il prefetto di Firenze, che ha già incontrato i lavoratori nei giorni scorsi, per fare un ragionamento complessivo sulla vicenda.

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LE FABBRICHE
Matec sempre più in crisi Esaote sciopera

da la Repubblica 24/9/05

Ieri a mezzogiorno la lettera è arrivata all´Associazione industriali: 192 richieste di mobilità per i dipendenti della ex Zanussi di Scandicci di proprietà della multinazionale svedese degli elettrodomestici Electrolux. Al 50 per cento la produzione dei frigoriferi sarà spostata nei paesi dell´Est. Quattro ore dopo la notizia è arrivata in fabbrica e subito le organizzazioni sindacali hanno deciso di far scattare lunedì prossimo uno sciopero a scacchiera di due ore in tutti gli stabilimenti italiani, dove di fatto la produzione si bloccherà per l´intera giornata. Electrolux detiene i marchi Zanussi e Rex e possiede stabilimenti a Pordenone, Susegana (Treviso), Solaro (Milano) e Forlì per circa 9.000 addetti complessivi. La Fiom-Cgil ha ribadito la proposta di aggirare la mobilità attraverso "contratti di solidarietà" mirati a mantenere il livello occupazionale pur comportando una riduzione dell´orario di lavoro con un´integrazione sulla relativa decurtazione di stipendio. Dal momento della comunicazione formale a sindacati, Rsu e ufficio provinciale del lavoro ci sono 45 giorni di tempo per risolvere la vertenza ed evitare che l´iter prosegua verso i licenziamenti definitivi del personale.

Si aggrava la crisi anche alla Matec: nell´ultimo incontro l´azienda ha chiesto altre 4 settimane di cassa integrazione e martedì 27 in fabbrica organizzazioni sindacali e Rsu organizzano un´assemblea dei lavoratori per decidere nuove iniziative di protesta. Sempre martedì i lavoratori di Esaote di Firenze e Genova faranno un´ora di sciopero dalle 10 alle 11 con presidio davanti alle sedi degli stabilimenti per richiamare l´attenzione sulla vendita dell´azienda. «L´Esaote ha 650 dipendenti in Italia e vende oltre il 50 per cento della sua produzione all´estero», scrivono le segreterie di Fim, Fiom, Uilm di Firenze e Genova e le Rsu di Esaote. «Organizzeremo perciò una protesta all´interno della manifestazione regionale del 29 settembre per lo sciopero generale dei metalmeccanici».

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IL PANORAMA
Settembre nero per l´industria fiorentina
Tregua estiva finita sul tappeto le crisi di Esaote e Matec

da la Repubblica 23/9/05

LA tregua estiva è rotta. Il settembre dell´industria locale è nero, come da più parti era stato previsto: perfino da parti opposte, dai sindacati come dagli imprenditori. I grossi problemi restati sul tappeto a luglio sono adesso scoppiati, altri sono all´orizzonte, come aveva già avvertito, alla riapertura delle fabbriche dopo la sosta estiva, il segretario della Camera del Lavoro metropolitana, Alessio Gramolati. Di ieri la partenza concreta da parte del gruppo Electrolux dell´annunciata richiesta della mobilità per 200 operai alla Zanussi. Sempre di ieri, l´incontro delle rsu di fabbrica e dei sindacati con la dirigenza aziendale della Matec. Quest´ultima non solo ha chiesto altre quattro settimane di cassa integrazione, facendo così salire a 13 le settimane in cui i lavoratori restano a casa. La dirigenza ha anche ribadito che mancano gli ordini, che il mercato delle macchine da calzetteria è totalmente fermo e che l´unica previsione all´orizzonte resta la chiusura totale della Matec dal gennaio 2006. Esattamente come già annunciato dalla proprietà, il gruppo bresciano Lonati. E nonostante le proteste sindacali e dell´intero territorio, a cominciare dal sindaco di Scandicci Gheri che ha già detto il suo no preventivo a qualsiasi speculazione edilizia nello spazio stabilimento.

Solo sul territorio industriale di Scandicci, sono così 200 i licenziamenti minacciati alla Zanussi, 300 (quanti sono i tutti i dipendenti) più 200 dell´indotto alla Matec: in tutto 700 persone senza lavoro e altrettante famiglie in difficoltà. Una situazione difficile da affrontare in un momento in cui, chiuso un posto di lavoro, non se ne apre certo un altro. Le crisi più evidenti e grosse sono alla Zanussi e la Matec, ma una serie di aziende più piccole, che avevano rimandato le decisioni all´autunno, stanno iniziando a prenderle. Come la Informa New di Calenzano (servizi alle banche) che chiude e licenzia 41 dipendenti su 41. Mentre resta sospesa la rischiosa vicenda di Esaote, l´azienda biomedicale che ha sede a Firenze e Genova e è considerata un gioiello nel suo settore non solo in Italia ma a livello mondiale. Esaote è ancora in vendita. Il suo destino è incerto e visto con preoccupazione sia dai lavoratori che dai sindacati e le istituzioni fiorentine e genovesi.

La proprietà Bracco non ha ancora comunicato l´esito della gara di acquisto. Il riserbo è assoluto, Circolano voci che danno in buona posizione la cordata di Banca Intesa cui si aggregherebbero anche alcuni industriali fiorentini. Se ciò non fosse, però, le altre due ipotesi sono inquietanti. O vince General Electric, il colosso americano che è un pericoloso concorrente. Oppure, come sembra ultimamente probabile, Diana Bracco non trova soddisfacente nessuna offerta e rinuncia a vendere. In questo caso si teme semplicemente un rinvio dopo una pesante ristrutturazione.

Ma voci di allarme arrivano anche dal resto della Toscana. Per esempio da Pontedera dove il consiglio comunale al completo, tranne Forza Italia e An, vota una mozione in cui si chiede alla giunta di intervenire sulla situazione dell´indotto Piaggio dove già, spiega la mozione, 250 lavoratori sono stati messi in cassa integrazione. (i.c.)

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Matec, la Regione incontra la proprietà

A breve la visita «istituzionale» a Lonati

di Paolo Cantini / Firenze su l'Unità 21/9/05

LA REGIONE chiederà un incontro a breve con la famiglia Lonati, il gruppo bresciano che detiene la proprietà della Matec di Scandicci. La mediazione della Regione si propone di avviare la difficile crisi verso uno sbocco positivo, in modo da garantire il mantenimento della produzione sul territorio e salvaguardare i posti di lavoro. È questa una delle decisioni prese nel corso dell’incontro svoltosi ieri in Regione fra l’assessore all’istruzione, formazione e lavoro Gianfranco Simoncini, i rappresentanti di Comune di Scandicci e Provincia di Firenze, le organizzazioni sindacali provinciali, regionali e aziendali.

Nel corso della riunione è stato anche deciso che la Regione prenderà contatto con il prefetto di Firenze, che ha già incontrato i lavoratori nei giorni scorsi, per fare un ragionamento complessivo sulla vicenda.

I sindacati hanno manifestato forti preoccupazioni per le decisioni prese e ribadite anche di recente dalla proprietà dell’azienda, pur riconoscendo il valore dell’impegno territoriale a difesa dell’azienda. La Regione e le istituzioni hanno ribadito la loro volontà di difendere il valore dell’insediamento produttivo sia per il territorio che per l’economia toscane e di salvaguardare un importante patrimonio di competenze e professionalità.

L’assessore Simoncini ha concluso annunciando che, oltre ad avviare fin dalle prossime ore i contatti con l’azienda, la Regione continuerà a tenersi in stretto rapporto con tutti i soggetti coinvolti nella difficile vertenza per fornire un supporto tecnico e politico alle loro iniziative.

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CRISI INDUSTRIALE I sindacati passano ormai da un vertice all’altro
Matec, tutto nero E al capezzale ora c’è anche la Regione

L’assessore toscano annuncia un incontro con il prefetto per fermare il gruppo Lonati sulla via della «fuga»

di Fabrizio Morviducci da la Nazione 21/9/05

Matec, destino segnato? La trattativa si fa sempre più delicata. I dirigenti dell'azienda meccanotessile hanno incontrato l'amministrazione comunale. Un incontro dall'esito negativo, con la conferma della volontà di stoppare la produzione. E, come se non bastasse, l'annuncio ai lavoratori della volontà di prolungare la cassa integrazione di un altro mese, portandola così al massimo consentito dalla normativa sugli ammortizzatori sociali per la cassa integrazione ordinaria. «Il nostro sostegno ai lavoratori - ha detto il sindaco Gheri - è completo. Anche durante l'incontro abbiamo cercato di far tornare l'azienda sui suoi passi. Un richiamo al loro senso di responsabilità, per il costo sociale che la scelta di chiudere lascerà sul territorio». 

Ieri pomeriggio, i delegati sindacali sono andati in Regione per l'unità di crisi con comune di Scandicci e Provincia. L'incontro è terminato alle 20; l'assessore Simoncini ha assicurato l'intervento della Regione, che prenderà contatto con il prefetto di Firenze, per fare un ragionamento complessivo sulla vicenda. La Regione chiederà un incontro a breve con la famiglia Lonati, proprietaria del gruppo che detiene Matec. L'incontro, auspicano i sindacati, dovrà essere con un'unica regia, ossia quella dell'unità di crisi istituzionale. Ma il rischio che il gruppo bresciano decida di smantellare la produzione a Scandicci è davvero pressante. E sono in molti a chiedere quale sarà il destino dell'insediamento produttivo.Circa 30mila metri quadri solo il vecchio stabilimento. Più la parte realizzata ex novo sull'altro lato della strada per il progetto del Polo meccanotessile che è naufragato tra ristrutturazioni e provvedimenti di cassa integrazione. 

«Non vogliamo prendere in considerazione altre ipotesi che la permanenza della Matec - ha detto ancora il sindaco Gheri - almeno per la fabbrica principale». Nessuna ipotesi alternativa dunque, se non come ultima via d'uscita: la riconversione industriale, o all'estremo un nuovo imprenditore che valuti di aprire un'azienda dopo la smobilitazione di Matec. Una mediazione delicata: anche Assindustria sarebbe al lavoro per convincere la famiglia Lonati a tornare sui suoi passi. I sindacati sono al lavoro in vista dello sciopero di gruppo, che sarà nella prima quindicina di ottobre. Un'offensiva che prende spunto anche dall'esame dei bilanci dell'azienda. E' stata la Cisl a portare a termine la valutazione sullo strumento di programmazione economica di Matec.Un'esame che ha portato i sindacalisti a dire che «l'azienda ha dei problemi, ma è sana».

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RIDDA DI VOCI L’azienda fa sapere di voler prolungare la cassa integrazione di un mese. Poi scatterebbe la chiusura definitiva

«Vogliono seppellire Matec per sempre»

da la Nazione 20/9/05

«Matec, chiusura inevitabile». E' questo il senso delle informazioni che l'assessore allo sviluppo economico, Marcello Dugini avrebbe fornito ai delegati sindacali dell'azienda meccanotessile, in un incontro di ieri mattina. Ma in questi grigi giorni di inizio autunno c'è un'altra notizia pessima: i dirigenti di Matec avrebbero comunicato ai lavoratori l'intenzione di prolungare la procedura di cassa integrazione di altre quattro settimane. Un mese per arrivare al massimo consentito dalla legge per questo tipo di ammortizzatore sociale.

I lavoratori potrebbero restare a casa fino alla fine di ottobre, raggiungendo così ben 13 settimane di stop. L'incontro dei sindacati con l'assessore Dugini è avvenuto a pochi giorni di distanza dal colloquio che l'amministrazione comunale ha avuto con i dirigenti del gruppo Lonati, proprietario di Matec.

«A quanto ci è stato detto - ha dichiarato il delegato della Fim Cisl nella Rsu, Alberto Longinotti - l'incontro è stato del tutto negativo. L'azienda avrebbe manifestato la volontà di chiudere definitivamente Matec a inizio 2006. Uno stop alla produzione che appare sempre più inevitabile: di fronte alle richieste dell'amministrazione di trovare spiragli per salvare posti di lavoro, non ci sarebbero state risposte». Si fa sempre più nero dunque l'orizzonte per gli operai dell'azienda meccanotessile. Ma le rappresentanze sindacali sono al lavoro per non lasciare niente di intentato. Stamani si terrà un nuovo incontro in Regione per l'unità di crisi. Poi tra meno di una settimana l'altro coordinamento di gruppo per stilare il documento comune in vista dello sciopero del 14 ottobre.

A Brescia scenderanno in piazza tutti i lavoratori del gruppo meccanotessile, che vogliono capire quale sarà il loro futuro.
Un'altra mazzata dunque, che arriva a pochi giorni di distanza dall'incontro col Prefetto Gian Valerio Lombardi. Anche il prefetto aveva sollecitato un incontro con la proprietà.

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IL PREFETTO Ieri mattina i sindacati hanno incontrato Gian Valerio Lombardi

«Vi darò una mano a scoprire le intenzioni della Lonati su Matec»

da La Nazione 17/9/05

Doppia promessa: «Informerò anche i ministri competenti» E’ seguito un sit-in in via Cavour

di Fabrizio Morviducci

«Chiederemo l'intervento dei Ministeri competenti, per un incontro con la proprietà della Matec». Il prefetto di Firenze, Gian Valerio Lombardi ha incontrato ieri mattina la delegazione sindacale dei lavorati della Matec, che hanno ripreso le iniziative per la salvaguardia del posto di lavoro. Un incontro durante il quale il Prefetto ha promesso il suo impegno in una vertenza che rappresenta un elemento di criticità sul territorio. «Ai lavoratori - ha detto al nostro giornale il Prefetto Lombardi - abbiamo promesso il nostro interessamento. Il primo passo sarà sentire la proprietà, anche tramite il collega di Brescia, per capire quali siano le reali intenzioni dell'azienda, in un'ottica che punta alla salvaguardia dei posto di lavoro». 

Ma il rappresentante dello Stato in città ha intenzione anche di sensibilizzare ulteriormente il governo centrale: «Per quanto ci risulta l'azienda ha qualche difficoltà, ma il gruppo a cui appartiene è sano. Le criticità della situazione saranno segnalate ai ministeri di Industria e Lavoro. 

Lo stop alla produzione è previsto per fine dicembre, quindi continueremo a seguire la vicenda». Nel corso dell'incontro i sindacati hanno espresso al Prefetto una forte preoccupazione per il futuro dei lavoratori, 290 dipendenti e un indotto complessivo di circa 500 persone, e per lo storico marchio meccanotessile che da oltre 40 anni individua un'azienda con radici profonde nel tessuto produttivo del territorio. I rappresentanti sindacali hanno anche esposto al Prefetto la convinzione che l'impianto di Scandicci abbia ancora le caratteristiche produttive e le professionalità adeguate per continuare la sua attività.

Intanto è stata fissata per la manifestazione dei lavoratori del gruppo Lonati, che si terrà a Brescia il 14 ottobre. «Nell'attuale quadro di mercato che ha portato a una riduzione del portafoglio ordini - ha concluso il Prefetto - oltre alla possibilità di continuare l'attuale produzione, potranno essere individuate anche altre forme di intervento che preservino l'occupazione, che resta in fondo il nostro principale obiettivo da raggiunger». «Vogliamo aprire una trattativa vera con la proprietà per gestire l'attuale fase di difficoltà e programmare un futuro certo a Firenze - ha detto Fabio Franchi della Fim - l'impegno che chiediamo a tutte le istituzione è quello di aiutarci a salvare l'azienda, i lavoratori ma soprattutto un futuro di sviluppo per il territorio fiorentino».

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FIM CISL FIOM CGIL 

Provincia di Firenze

RSU MATEC

Riprendono le iniziative dei lavoratori della Matec per salvare il posto di lavoro

Venerdì 16 settembre: Incontro con il Prefetto , presidio dei lavoratori in via Cavour dalle ore 10,30

Come deciso dall’assemblea dei lavoratori della Matec che si è svolta il giorno 7 c.m. la prima iniziativa fiorentina per la difesa del l’occupazione è stata la richiesta di un incontro urgente con il Prefetto di Firenze.

Il Prefetto di Firenze ha dato la sua disponibilità ad incontrare una Delegazione sindacale per venerdì 16 settembre alle ore 11 alla sede della Prefettura in Via Cavour.

I lavoratori in occasione di questo incontro organizzeranno un presidio in Via Cavour di fronte alla Prefettura dalle ore 10,30

Si ricorda che l’assemblea della Matec ha approvato un programma di iniziative di lotta, fra cui la prima, l’incontro con il Prefetto, con l’obiettivo di dare ulteriore visibilità a livello locale e di aumentare il coinvolgimento delle altre aziende del gruppo Lonati nelle iniziative per salvaguardare l’occupazione.

A tale scopo nel pomeriggio di lunedì 12 settembre si è svolto il previsto incontro del coordinamento sindacale unitario nazionale : il risultato dell'incontro è che a sostegno della Matec sono pronti a scioperare tutti i lavoratori del gruppo Lonati.

Si sono inoltre riattivati i contatti con la Regione Toscana, Provincia e Comune di Scandicci per fare il punto della situazione, in attesa di un nuovo incontro con la Proprietà Lonati.

 

FIM CISL, FIOM CGIL

RSU MATEC SpA

Inviato a cura dell’Ufficio Comunicazione Centro Servizi Borgo dei Greci David Buttitta

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VERTENZA Ieri vertice a Brescia con i rappresentanti dei lavoratori. Si va verso uno sciopero nazionale di gruppo

Lonati-Matec, patto di ferro fra i sindacati

 di Fabrizio Morviducci su la Nazione 13/9/05

A sostegno della Matec sono pronti a scioperare tutti i lavoratori del gruppo Lonati. E' questo il risultato dell'incontro del coordinamento sindacale unitario, tenutosi ieri pomeriggio a Brescia. I sindacalisti fiorentini hanno chiesto ai colleghi lombardi sostegno e solidarietà per la vertenza che vede in bilico circa trecento lavoratori. L'azienda avrebbe confermato l'intenzione di fermare la produzione a gennaio prossimo. Per questo i sindacati sono al lavoro: l'obiettivo è fare sì che la proprietà torni sui suoi passi. «Abbiamo chiesto la solidarietà politica ai lavoratori bresciani - ha detto Fabio Franchi della Fim Cisl - l'intenzione è organizzare uno sciopero di gruppo per un giorno nella prima quindicina di ottobre. Abbiamo chiesto l'appoggio degli altri lavoratori del gruppo Lonati, perché riteniamo che quello che accade oggi alla Matec non è detto non possa accadere anche alle aziende lombarde». 

Il prossimo 26 settembre si terrà un'altra riunione congiunta, stavolta per elaborare un documento comune da sottoporre alle assemblee delle tute blu, in vista della giornata di astensione dal lavoro. E venerdì mattina, in centro a Firenze, si terrà il presidio degli operai della Matec, che saranno ricevuti anche dal Prefetto. Oggi invece i dipendenti dell'azienda meccanotessile, incontreranno invece Romano Prodi e Oliviero Diliberto, che saranno al Saschall per la festa di Rinascita. Si attende di sapere anche quale sarà la posizione dell'azienda sull'ipotizzato prolungamento di un mese della cassa integrazione. «Le nove settimane - ha detto Alberto Longinotti della Rsu Matec - scadranno a fine settembre. Attualmente funziona solo il reparto di produzione delle macchine per calzetteria medicale. Il resto è fermo per la stagnazione del mercato». Una stagnazione davvero difficile da sbloccare, che avrebbe persuaso i responsabili aziendali a chiedere una proroga di quattro settimane alle nove già previste.

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FIM CISL FIOM CGIL

Provincia di Firenze

RSU MATEC

Riprendono le iniziative dei lavoratori della Matec per salvare il posto di lavoro

Venerdì 16 settembre: Incontro con il Prefetto , presidio dei lavoratori in via Cavour dalle ore 10,30

Come deciso dall’assemblea dei lavoratori della Matec che si è svolta il giorno 7 c.m. la prima iniziativa fiorentina per la difesa del l’occupazione è stata la richiesta di un incontro urgente con il Prefetto di Firenze.

Il Prefetto di Firenze ha dato la sua disponibilità ad incontrare una Delegazione sindacale per venerdì 16 settembre alle ore 11 alla sede della Prefettura in Via Cavour.

I lavoratori in occasione di questo incontro organizzeranno un presidio in Via Cavour di fronte alla Prefettura dalle ore 10,30

Si ricorda che l’assemblea della Matec ha approvato un programma di iniziative di lotta, fra cui la prima, l’incontro con il Prefetto, con l’obiettivo di dare ulteriore visibilità a livello locale e di aumentare il coinvolgimento delle altre aziende del gruppo Lonati nelle iniziative per salvaguardare l’occupazione.

A tale scopo lunedì 12 settembre p.v. si incontreranno a Brescia le RSU delle aziende del gruppo, insieme a FIM e FIOM di Firenze e Brescia, per valutare una serie di iniziative sul territorio bresciano a partire da una manifestazione.

Si sono inoltre riattivati i contatti con la Regione Toscana, Provincia e Comune di Scandicci per fare il punto della situazione, in attesa di un nuovo incontro con la Proprietà Lonati.

E’ stato deciso la costituzione di un comitato di lavoratori MATEC per attivare una raccolta di firme dei cittadini, a sostegno della difficile vertenza in atto

FIM CISL, FIOM CGIL

RSU MATEC SpA

Inviato a cura dell’Ufficio Comunicazione Centro Servizi Borgo dei Greci David Buttitta

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CRISI INDUSTRIALE E’ uno stillicidio infinito. Ma i lavoratori tengono duro

Matec: rientro amaro
La Cassa potrebbe allungarsi di un mese

Assemblea e raccolta firme Ma anche alla Zanussi l’aria resta pesante

di Fabrizio Morviducci su La nazione 8/9/05

La cassa integrazione potrebbe essere di 13 settimane, invece delle 9 previste. E' questa la notizia ricevuta dai lavoratori della Matec al rientro in assemblea. Il mercato continua a essere povero; gli ordini mancano, così l'azienda sarebbe intenzionata a usufruire del prolungamento (possibile in base alla disciplina della cassa integrazione ordinaria). E alla Zanussi, i sindacati attendono per i prossimi giorni, sette al massimo dieci, la convocazione per le procedure preliminari relative alla procedura di mobilità per duecento dipendenti. L'azienda ha detto no all'incontro col ministro del Lavoro, probabilmente l'incontro si farà quando saranno più chiare le mosse di Electrolux sul territorio nazionale. Intanto ieri gli operai della Matec si sono riuniti in assemblea.

C'erano tutti, anche quelli che non hanno fatto rientro in azienda dopo la fermata estiva a causa della cassa integrazione. I sindacati hanno proposto una serie di iniziative, approvate poi dall'assemblea, per dare ulteriore visibilità a livello locale, ma soprattutto per cercare di coinvolgere i colleghi e le rappresentanze unitarie delle altre aziende del gruppo Lonati. Un coinvolgimento difficile, visto che in diverse aziende del gruppo sono già stati siglati contratti integrativi.

Per cercare tuttavia iniziative comuni, lunedì prossimo si incontreranno a Brescia le Rsu delle aziende del gruppo, insieme a Fim e Fiom di Firenze e Brescia, per valutare una serie di iniziative sul territorio bresciano a partire da una manifestazione. Ma una manifestazione tutta fiorentina, indetta verosimilmente per venerdì della prossima settimana, dovrebbe aprire un nuovo fronte. Una delegazione degli operai della Matec dovrebbe essere ricevuta dal Prefetto, e presentare tutte le difficoltà di una vertenza che si annuncia ancora lunga e difficile. «Abbiamo ripreso i contatti - ha detto Fabio Franchi della Fim Cisl- anche con Regione, Provincia e Comune di Scandicci per fare il punto della situazione, in attesa di un nuovo incontro con la Proprietà Lonati». Intanto l'assemblea ha deciso la costituzione di un comitato di lavoratori, per attivare una raccolta firme dei cittadini, a sostegno della vertenza. I lavoratori tengono duro, sarà un settembre di trattativa, e determinante sarà come sempre il ruolo delle istituzioni per cercare di ottenere una mediazione, un risultato per salvare posti di lavoro e serenità delle famiglie.

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Assemblea dei lavoratori della Matec: riprendono le iniziative

In data odierna si è svolta l’assemblea dei lavoratori della Matec compresi coloro che non erano rientrati in azienda dalla fermata estiva, a causa della cassa integrazione Ordinaria.

E’ stato presentato e approvato un programma di iniziative di lotta, con l’obiettivo di ulteriore visibilità a livello locale e di un coinvolgimento delle altre aziende del gruppo Lonati.

A tale scopo lunedì 12 settembre p.v. si incontreranno a Brescia le RSU delle aziende del gruppo, insieme a FIM e FIOM di Firenze e Brescia, per valutare una serie di iniziative sul territorio bresciano a partire da una manifestazione.

E’ stata indetta una manifestazione a Firenze, con ricevimento di una delegazione in Prefettura, da effettuarsi intorno alla metà di settembre.

Si sono inoltre riattivati i contatti con la Regione Toscana, Provincia e Comune di Scandicci per fare il punto della situazione, in attesa di un nuovo incontro con la Proprietà Lonati.

E’ stato deciso la costituzione di un comitato di lavoratori MATEC per attivare una raccolta di firme dei cittadini, a sostegno della difficile vertenza in atto.

Scandicci, 07/ 09 / 2005

 

FIM CISL, FIOM CGIL

RSU MATEC SpA

Inviato a cura dell’Ufficio Comunicazione Centro Servizi Borgo dei Greci David Buttitta

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SCANDICCI Inizia il periodo più delicato

Matec e Zanussi
Un mese per capire il futuro dei lavoratori

di Fabrizio Morviducci su la Nazione 1/9/05

Matec e Zanussi, comincia il mese della verità. Settembre, il mese tanto atteso per la definizione delle vertenze delle aziende metalmeccaniche sul territorio, è arrivato.
Ricomincia l’attività delle organizzazioni sindacali per chiudere le questioni in sospeso. E’ Matec il caso più spinoso. Con l’ipotesi dello stop alla produzione da gennaio, l’imperativo è non perdere tempo. La trattativa ha l’obiettivo di arrivare a una soluzione che possa salvare i trecento lavoratori a rischio licenziamento.

I sindacati sono quasi pronti con la proposta per la riconversione aziendale da presentare in Regione. Si lavora alacremente per scongiurare la chiusura della fabbrica. Sulla Zanussi, la procedura di mobilità dovrebbe arrivare a fine anno.
Un ritardo che permette ai lavoratori di tirare un sospiro di sollievo; probabilmente i tagli al personale, terminata la fase della concertazione, dovrebbero avvenire dopo Natale.
C’è tempo dunque per tentare una mediazione, anche perché il colosso svedese dell’elettrodomestico sarebbe impegnato nell’individuazione dello stabilimento «low cost» dove trasferire i mini frigo free standing che vengono assemblati a Scandicci.
Si parla di un insediamento produttivo in Turchia, ma per il momento questa ricerca ha tenuto in piedi proprio la fabbrica nell'area fiorentina, che ha conclusola produzione senza scosse.
Sulla Zanussi sta lavorando anche il Governo, anche se al momento, le organizzazioni sindacali non hanno avuto notizia sulla risposta dell’Azienda all’invito del ministro Scajola.

Il responsabile delle attività produttive nel governo Berlusconi prima dell’estate aveva manifestato l’intenzione di convocare Electrolux, per capire quali fossero le sue intenzioni in Italia, anche alla luce dell'annunciata chiusura dello stabilimento lombardo di Parabiago, con il conseguente taglio di cento operai.
Dopo la pausa per le ferie estive, la trattativa sindacale ricomincia.
Non mancheranno gli incontri sindacali con azienda e istituzioni, ma non mancheranno neanche le iniziative degli operai per cercare di salvare il loro posto di lavoro.

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SCANDICCI Sindacati incontrano Fassino

La Matec diventa un caso nazionale Si muove la politica

da la Nazione 29/7/05 di Fabrizio Morviducci

Anche il caso Matec diventa nazionale. Nei giorni scorsi le rappresentanze sindacali hanno incontrato il segretario dei Ds, Piero Fassino per esporre la difficile situazione dell’azienda meccanotessile. Con l’ipotesi dello stop alla produzione da gennaio e le ferie estive che bloccheranno ogni trattativa, l’imperativo è non perdere tempo. Si cerca di guadagnare tempo per arrivare a una soluzione che possa salvare i trecento lavoratori a rischio licenziamento. Durante l’incontro, il segretario della quercia, avrebbe garantito l’interessamento del responsabile nazionale per il lavoro del suo partito, in modo da allargare il tavolo della trattativa in ambito nazionale. Mentre si muovono le leve romane, le organizzazioni sindacali non perdono tempo. «Stiamo preparando una proposta per la riconversione aziendale – ha detto Fabio Franchi della FIm CIsl – che sarà presentata in Regione. L’obiettivo è arrivare a settembre, quando ripartiranno gli incontri, con una strategia ben definita». 

Si muove anche la politica locale. E’ il consigliere di An, Bellosi a sostenere con forza l’ipotesi del contratto «sociale», che in altre realtà ha portato a soluzioni per la salvaguardia dei lavoratori. «Oggi - si legge in una nota di Bellosi - occorre invece ritrovare, nelle capacità e nelle potenzialità del nostro Paese e delle sue forze sociali e politiche, gli strumenti per calmierare un mercato che non guarda più in faccia alle esigenze dei cittadini. Gli esempi non mancano: la Fiamm Batterie di Vicenza, che a fronte di una decisione già presa di delocalizzare due stabilimenti all’estero, è poi tornata indietro. Ma di recente è giunto alla ribalta il caso della Menighetti, azienda nel settore piani cottura, che ha rinunciato a chiudere in Italia, adottando il cosiddetto modello Giappone: turni flessibili, produzione diversificata e di qualità. Queste possono essere le ricette per scongiurare licenziamenti e chiusure di Zanussi e Matec. Per cercare di tradurre tecnicamente quanto sostenuto, proporrò nei prossimi giorni al Sindaco, ai sindacati e alla dirigenza delle azienda la consulenza gratuita di alcune società di revisione contabili e di gestione aziendale di fama nazionale - che si sono già rese disponibili - per mettere in campo una soluzione industriale alternativa e competitiva».

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L’Unità Firenze, Domenica 17 luglio 2005

Perché la Matec non può chiudere 

Agosto è alle porte, anche per i lavoratori di questa provincia è tempo di vacanze. Dovrebbe essere un tempo di serenità e di svago. Temo che non sarà così almeno per i molti coinvolti dalla crisi.

Sicuramente non lo sarà per tutti coloro che sentono direttamente il peso della crisi.

Una crisi nascosta per anni dalla volontà politica del governo di occultare le proprie incapacità e i propri fallimenti. Un paese senza guida, senza un progetto, dove crisi competitiva e crollo dei fondamentali macroeconomici stringono l’Italia in una tenaglia. Dove l’azione “istituzionale” è alimentata da polemiche dissennate: una volta contro l’Europa, un’altra contro il Presidente Ciampi, un’altra ancora contro i Comuni e le Regioni. In questi giorni di nuovo e ossessivamente contro i magistrati.

A questo quadro sconcertante si contrappone il tentativo del sistema locale (istituzioni, sindacati, categorie, ecc.) di fronteggiare questo rischio inedito, attraverso un ricco e articolato processo di concertazione per ricollocare il nostro sistema economico nel medio e lungo periodo. Quello che chiamiamo il “ Patto per lo Sviluppo” e che speriamo, finalmente, ad ottobre possa concludersi con chiari dispositivi operativi non solo su cosa fare, ma anche su come, dove e chi deve fare.

Il tempo però non è un fattore neutrale, così come non lo sono le scelte e gli atti che si compieranno da qui ai prossimi mesi a partire dalle grandi vertenze aperte nel territorio. Fra queste la Matec rappresenta un punto discriminante di questo ciclo.

Dico subito e fermamente che la Matec non può chiudere. Non può farlo perché non possiamo accettare che si svuoti di contenuto la prospettiva che faticosamente il Patto disegna. Ma non può farlo soprattutto perché non ci sono le ragioni industriali per farlo. In Matec siamo di fronte ad un patrimonio tecnologico e professionale che è sostenuto da un’esperienza pluridecennale positiva.

Le professionalità dei lavoratori e delle lavoratrici di Matec hanno concretizzato ormai un vasto parco macchine venduto nel mondo che è contemporaneamente il risultato del know-how sedimentato nell’esperienza aziendale, la capacità di individuare i clienti, di promuoversi sapientemente nei mercati di riferimento.

C’è in giro nel mondo, quindi, un marchio Matec ben identificato e riconosciuto da tutti i clienti come affidabile e tecnicamente valido perché l’impresa, i suoi lavoratori, il territorio hanno reso possibile questo risultato. Un marchio che ha un valore e sicuramente un’appetibilità importante.

Non a caso il Gruppo Lonati, già forte nel settore del meccanotessile, acquistò la Matec nel 1993, arricchendo così la propria struttura produttiva di uno stabilimento che aveva storia, marchio, tecnologia, professionalità e promuovendosi da azienda locale a gruppo nazionale.

Questa dimensione è stata ed è il fattore di successo che ha consegnato al gruppo la leadership internazionale nel settore.

Un gruppo nazionale, esposto nei mercati internazionali, non può confinarsi nel localismo di una città pur importante come Brescia, se non per perdere la sua natura di grande gruppo italiano. Si tratterebbe di un salto all’indietro e Lonati ha bisogno di guardare avanti e non di tornare indietro. Farlo vorrebbe dire nuocere all’identità del gruppo stesso, alle ragioni imprenditoriali, così come a tutti i lavoratori, tanto quelli di Scandicci come quelli di Brescia.

Il futuro del Gruppo Lonati non può perciò costruirsi pensando di perdere oggi, con alti costi sociali e produttivi, ciò che servirà domani proprio per riconquistare e mantenere clienti e mercati.

I lavoratori e le lavoratrici del Gruppo Lonati saranno chiamati ad esprimere azioni di solidarietà nelle lotte e nel negoziato a cui sarà chiamata la proprietà, proprio per vincere questa battaglia che è per la Matec e contemporaneamente per tutto il gruppo industriale.

Per questo motivo la vertenza Matec non è localistica, non appartiene alle sole vicende occupazionali del Comune di Scandicci e nella Provincia, nella quale si sommano anche le scelte negative di Electrolux-Zanussi e di tante altre aziende disseminate nel territorio.

Scandicci, le sue istituzioni, a partire dal Sindaco, hanno fatto cose importanti.

Proprio per questo non possono essere lasciati soli. La complessità sociale che si sta delineando richiede un “di più” da parte di tutto il sistema territoriale, serve una “Unità di Crisi” coordinata dalla Regione, capace di chiamare tutti, in primo luogo la proprietà ma anche il governo nazionale, alle proprie responsabilità.

Si badi bene, non neghiamo i problemi di un mercato e di una situazione sicuramente difficile, non a caso la RSU e il Sindacato di Categoria hanno posto loro stessi il tema di “possibili diversificazioni” per affrontare la sovra capacità produttiva del gruppo. E’ una strada possibile trovando i giusti legami fra la filiera meccanotessile e l’eccelnza della Matec. Quello che è inaccettabile è la chiusura. Perché non risolve i problemi. Non è credibile, infatti, un rimedio, una soluzione, che coincide esattamente con il peggiore dei mali: la scomparsa tout-court del sito industriale e dei suoi 300 lavoratori insieme ad una storia industriale nazionale. Per tutto questo la Matec deve vivere.

 

Alessio Gramolati Segretario Generale

della Camera del Lavoro Metropolitana di Firenze

 

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SCANDICCII sindacati hanno invitato Assindustria ad avere un ruolo nelle trattative tra azienda e lavoratori

Matec, proteste a oltranza

di Fabrizio Morviducci su la Nazione 16/7/05

Matec, ancora uno sciopero. Ancora un appello dei sindacati perché tutte le parti in gioco intervengano con soluzioni per salvare i lavoratori. Ieri le tute blu dell'azienda meccanotessile di via delle Nazioni Unite hanno incrociato nuovamente le braccia. Uno sciopero per ribadire ancora una volta che il patrimonio umano di Matec non può essere smantellato. Una delegazione di Rsu e rappresentanti sindacali si è recata anche nella sede fiorentina di Assindustria, per portare una lettera dove si chiede ai rappresentanti dell'associazione industriali di avere un ruolo nella trattativa tra azienda e lavoratori. Una situazione difficile, quella dell'azienda meccanotessile di Scandicci. Da lunedì i lavoratori saranno in cassa integrazione, ma l'imperativo è quello di non lasciar cadere l'interesse sulla vertenza. «Siamo in attesa di una risposta da parte dell'azienda - ha detto Fabio Franchi della Fim Cisl - sarà importante anche l'appuntamento di lunedì mattina. Al consiglio straordinario di comune e provincia, cercheremo di portare ancora una volta all'attenzione delle istituzioni e della cittadinanza le istante dei lavoratori che rischiano il posto». 

Mentre i sindacati cercano la strada giusta per trovare soluzione all'ipotesi smantellamento della produzione e della conseguente messa in mobilità dei circa 300 lavoratori, l'amministrazione comunale ha aperto il fronte della battaglia urbanistica. E' stato il sindaco in persona a bloccare la richiesta di frazionamento del capannone (di proprietà del gruppo Lonati) realizzato nel 2001, unitamente al progetto del «Polo meccanotessile toscano», naufragato l'anno successivo con una pesante ristrutturazione aziendale. Ore d'ansia anche per la Zanussi. Le lettere di mobilità dovrebbero arrivare da un giorno all'altro. In questo caso sono duecento i lavoratori che rischiano di andare a casa.Una tratttativa che

 diventa sempre più difficile di ora in ora. Lunedì il consiglio straordinario con le istituzioni. In discussione non solo la possibilità di trovare soluzioni alle due difficili vertenze, ma anche studiare possibili forme di incentivazione per rilanciare l'economia nel quadrante metropolitano.

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FIM CISL FIOM CGIL

Provincia di Firenze

RSU MATEC

COMUNICATO STAMPA VERTENZA MATEC:

Oggi , VENERDI 15 LUGLIO , dalle ore 11 alle ore 12 si è svolto lo sciopero con presidio dei lavoratori della Matec di Scandicci. L’iniziativa si è conclusa con un breve corteo. Annunciato per lunedì 18 un nuovo sciopero per permettere ai lavoratori la loro partecipazione al CONSIGLIO PROVINCIALE STRAORDINARIO sulle vertenze MATEC e Electrolux che si terrà con inizio dei lavori alle ore 11 nella Sala Consiliare del Comune di Scandicci.

Proclamato dalla RSU della MATEC , FIM CISL E FIOM CGIL , contro la volontà dichiarata dall’Amministratore Delegato del gruppo Tiberio Lonati di chiudere lo stabilimento fiorentino alla fine dell’anno, lo sciopero ha visto la partecipazione massiccia dei lavoratori dello stabilimento.

Nel corso dello sciopero la RSU e le OO.SS. hanno dichiarato alla stampa che già da oggi nella riunione che si svolgerà in Via Valfonda alle ore 13 con l’Assoindustria di Firenze sarà richiesto un loro intervento presso la proprietà, oltre che per recedere dalla chiusura annunciata dello stabilimento, per bloccare, almeno in questa fase, ogni altra operazione sullo stabilimento (spostamenti macchinari e lavorazioni in altri stabilimenti) specialmente nel periodo estivo dove già da lunedì scatterà per 150 addetti sui 300 dello stabilimento un periodo di cassa integrazione ordinaria che si concluderà il 30 di settembre.

Cesare De Sanctis, della segreteria della FIOM CGIL di Firenze, ha dichiarato: "La sarà lunga e difficile; in questa fase ci piace sottolineare l’impegno profuso dalle amministrazioni locali e in particolare dal Sindaco Gheri che non si è prestato ha possibili operazioni immobiliari sull’area Matec." Infine ha sottolineato:"Il sindacato non lascerà nulla di intentato per salvaguardare i lavoratori e lo stabilimento, visto che in seno all’azienda vi sono potenzialità produttive e professionalità riconosciute da tutti per sviluppare le attuali produzioni e delle nuove."

Fabio Franchi della Fim CISL ha aggiunto: "Sei mesi di mobilitazione sono di fronte a noi per continuare a tener viva l’opinione pubblica sulla vertenza che vede a rischio 300 posti di lavoro e una azienda di grande tradizione come la MATEC, sei mesi per far cambiare la strategia del gruppo Lonati che prevede la chiusura dello stabilimento. Noi siamo disponibili anche a un piano industriale che preveda la ricerca e la produzione di manufatti del settore anche differenti nei confronti degli attuali ."

Infine è stato annunciato un nuovo sciopero per Lunedì 18 che inizierà alle ore 10 per permettere ai lavoratori la loro partecipazione al CONSIGLIO PROVINCIALE STRAORDINARIO sulle vertenze MATEC e Electrolux che si terrà con inizio dei lavori alle ore 11 nella Sala Consiliare del Comune di Scandicci.

FIM CISL FIOM CGIL

RSU MATEC

Inviato a cura dell’Ufficio Comunicazione Centro Servizi Borgo dei Greci David Buttitta

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Matec, a muso duro dagli industriali: «Dateci garanzie»

Da stasera nuova procedura di cassa integrazione per 150
I lavoratori temono una smobilitazione estiva dell’azienda

di Francesco Sangermano sull'Unità 15/7/05


DA STASERA 150 lavoratori conosceranno di nuovo lo spettro della cassa integrazione. Nove settimane, più due nel mezzo di agosto che ufficialmente saranno ferie. E un incubo da scacciare: il terrore di ritrovare poco (o proprio niente) della fabbrica che da anni rappresenta la loro vita, il loro futuro, ciò con cui mandare avanti le loro famiglie.

È per scongiurare questo pericolo che stamani, nella sede di via Valfonda a Firenze, le organizzazioni sindacali si incontreranno coi vertici degli industriali. A cui avanzeranno una richiesta chiara e precisa: garantire che da qui al rientro dei lavoratori in azienda niente venga toccato o modificato dalla proprietà. Già, perché a quanto pare chiudere lo stabilimento fiorentino sarebbe un’operazione che porta dietro di sé altri, e più subdoli, interessi. Tradotto significa tentativi di speculazione edilizia che il gruppo Lonati starebbe facendo sull’area di Scandicci ma che il sindaco stesso della città, Simone Gheri, ha stoppato prima ancora del nascere. Lonati aveva infatti presentato di recente al comune una serie di pratiche edilizie per il frazionamento dell’edificio costruito nel 2001, ha scritto allo stesso dirigente per invitarlo «a sospendere gli iter di rilascio o perfezionamento delle pratiche in corso».

Ma l’incontro di stamani vuole andare oltre. «I lavoratori sono preoccupati - spiega il segretario fiorentino della Fiom - Marcello Corti - e agli industriali chiederemo garanzie affinché per ora nessuno osi far muovere niente dall’azienda. Il sindaco di Scandicci ha fatto la sua parte, gli industriali facciano la loro prevenendo il rischio che tra cassa integrazione e ferie qualcuno ne approfitti per mettere le mani sulla struttura di Scandicci. Questo non risolverà la vertenza ma per lo meno potrebbe aiutare a rasserenare un minimo il clima di tensione che si vive intorno alla Matec».

L’incontro si terrà alla fine del presidio che stamani, dalle 11 alle 12, i lavoratori hanno indetto fuori dai cancelli dell’azienda. E pretenderà che dalla bocca degli industriali escano garanzie senza possibili equivoci. «In questa vertenza - prosegue Corti - abbiamo davanti molto tempo. E se questo, da un lato, ci dà modo di poter lavorare e avanzare le nostre proposte con relativa calma, dall’altro è anche stressante per i lavoratori che si trovano davanti alla prospettiva di mesi di incertezza. Ecco perché chiediamo rassicurazioni». Il tutto nell’attesa che, alle dichiarazioni di Lonati, faccia seguito l’effettiva apertura di un confronto da parte della proprietà. Alla quale i sindacati cercheranno di arrivare con qualche arma in più in mano, «Se è vero, come pare certo, che ci sono ordini che sono stati spostati da Firenze - conclude Corti - sarebbe un’ulteriore dimostrazione che non c’è la necessità strategica e industriale di chiudere lo stabilimento di Scandicci. Sarebbe troppo facile spengere l’interruttore senza problemi. ma non è certo così che avverrà».

Ma questo 15 luglio rischia di diventare giornata (purtroppo) da ricordare anche relativamente alla vertenza Electrolux. Da più parti, infatti, arriva forte la sensazione che quella di oggi sia lagiornata fatidica in cui la multinazionale farà partire le lettere di mobilità relative allo stabilimento fiorentino. L’azienda già datempo ha annuciato 200 esuberi e tutto lascia supporre che oggi sia il d-day nel quale la procedura diverrà ufficialmente aperta. Se così sarà i lavoratori sono già pronti a scendere in piazza. Magari proprio insieme a quelli della Matec. Per un paese intero che si ribellerà, unito, alle ciniche logiche del profitto.

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FIM CISL FIOM CGIL

Provincia di Firenze

RSU MATEC

 

COMUNICATO STAMPA

VERTENZA MATEC

VENERDI 15 LUGLIO: SCIOPERO PRESIDIO E INCONTRO STAMPA

La RSU della MATEC , FIM CISL E FIOM CGIL , contro la volontà dichiarata dall’Amministratore Delegato del gruppo Tiberio Lonati di chiudere lo stabilimento fiorentino alla fine dell’anno, indicono per venerdì 15 dalle ore 11 alle ore 12 uno sciopero con presidio di fronte allo stabilimento in via delle Nazione Unite 1 a Scandicci..

Nel corso del presidio le oo.ss incontreranno la stampa per dare ulteriori informazioni sulla vertenza e sulle iniziative in atto per salvaguardare i 300 posti di lavoro messi a rischio.

Da venerdì infine inizierà per 150 addetti un periodo di cassa integrazione ordinaria che si concluderà il 30 di settembre.

FIM CISL FIOM CGIL

RSU MATEC

Inviato a cura dell’Ufficio Comunicazione Centro Servizi Borgo dei Greci David Buttitta

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Lo aveva detto pochi giorni fa, ieri lo ha fatto appena ha scoperto l´esistenza di alcune pratiche
Matec, il sindaco Gheri blocca il tentativo di speculazione edilizia
"A Lonati non darò mai nessuna autorizzazione"

Il proprietario dell´azienda in crisi aveva fatto richiesta di frazionamento del nuovo capannone costruito nel 2001
ILARIA CIUTI su La Repubblica 14/7/05

DETTO e fatto. Nessuna speculazione edilizia alla Matec, aveva detto sin dall´inizio il sindaco di Scandicci, Simone Gheri. E, ieri, appena scoperto che il proprietario bresciano, Tiberio Lonati, aveva già presentato in Comune alcune pratiche edilizie per i capannoni, Gheri le ha immediatamente bloccate. «Non darò mai nessuna autorizzazione per qualsiasi speculazione alla Matec. Mai e poi mai». Gheri lo aveva giurato pochi giorni fa, inerpicato sulla rotonda di fronte all´entrata di Signa in autostrada e in Fi-Pi-Li. Lo aveva promesso ai lavoratori che, sotto il sole cocente, protestavano per l´improvviso annuncio di Lonati di voler chiudere lo stabilimento di macchine per calzetteria di Scandicci dal gennaio 2006, conservando, invece, le altre aziende del gruppo a Brescia. Il sindaco aveva visto lontano, Lonati si era già dato da fare. Dopo aver comunicato ai lavoratori che chiude «con grande tristezza» per irrimediabili problemi di mercato, si scopre che ha già presentato le carte per trasformare i capannoni. Ma Gheri ha mantenuto la promessa.

Il sindaco racconta di avere scoperto tutto ieri, tramite un´informazione del dirigente dell´urbanistica in Comune che gli ha parlato della recente richiesta di Lonati per il frazionamento del nuovo capannone appena costruito nel 2001. Un capannone che ha un significato che va oltre le sue mura. Fu costruito in seguito all´accordo sottoscritto tra Lonati e il Comune di Scandicci l´11 aprile 2001 che prevedeva la costruzione di un grande polo meccanotessile che comprendesse, oltre a Matec, una serie di altre aziende appena comprate dalla proprietà. Il capannone avrebbe dovuto segnare l´allargamento della Matec, ma le produzioni delle altre aziende sono finite a Brescia, di grande polo non si è più parlato e si è annunziata la chiusura. Perché vuole frazionare Lonati? «Non lo so, forse per vendere, forse per altri scopi. Non mi interessa, intanto blocco la pratica. Non si fraziona e al tempo stesso si chiude - dice il sindaco - Il mio no è un´arma che in questo momento ho e la uso. D´altra parte quando c´è stato da collaborare, Scandicci lo ha fatto. Lonati poteva costruire per 8.000 metri quadri, noi gliene abbiamo concessi altri 2.000 in nome del grande polo meccanotessile. Ora, se vuole qualcosa da noi, ci venga a dire perché non rispetta quell´accordo».

Gheri è duro. Niente speculazioni edilizie, ma anche conti in tasca a Lonati. «La cosa - polemizza - è tanto più inaccettabile, in quanto i Lonati sono una delle famiglie più ricche d´Italia. Vogliono chiudere le aziende in difficoltà, ma nello steso tempo fanno i finanzieri con Ricucci. Sono con lui e gli altri immobiliaristi, da Caltagirone a Coppola, nel contropatto della Bnl. Se andrà in porto l´opzione Unipol e, siccome sono anche in Antonveneta, anche quella della Popolare di Lodi, si ritroveranno con un surplus in mano di 220 milioni di euro. E non dovrebbero investire per riconvertire?». Intanto, mentre il sindaco blocca gli affari della proprietà, lavoratori e sindacati organizzano la protesta alla Matec. Oggi incontrano i capigruppo del consiglio comunale. Domani scioperano dalle 11 alle 12 e fanno una conferenza stampa sui cancelli. Per il 18 luglio attendono la seduta del consiglio provinciale a Scandicci.

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Un sindaco che risponde colpo su colpo
PIETRO JOZZELLI su la Repubblica 14/7/05

La Matec, fabbrica di calzetteria di Scandicci, chiude i battenti e licenzia 300 operai. Nel frattempo, chiede di frazionare (per venderlo al meglio) il nuovo capannone che aveva costruito per farci un grande polo meccanotessile. Ma il sindaco Gheri dice: se lo scordino; visto che hanno tradito tutti gli impegni di rilancio e di ristrutturazione, non avranno da Scandicci nessun trattamento di favore. La decisione di Gheri, nel momento in cui la città vive la più grave crisi industriale della sua storia, ci mostra un sindaco pronto a usare tutti i suoi strumenti per fronteggiare l´impresa di Lonati e tentare il tentabile per costringere la Matec a cambiare idea. In punta di diritto, non sappiamo se Matec possa chiedere il frazionamento, se il sindaco possa legittimamente opporsi. Quel che è certo è che il braccio di ferro svela la questione morale e sociale che sta al fondo della vicenda: da una parte, non si vede traccia di quella responsabilità etica dell´impresa, tante volte sbandierata a parole (non dicono gli stessi industriali che il profitto non può essere l´unica molla all´azione?); dall´altra, un sindaco difende senza tentennamenti il diritto dei cittadini a un posto di lavoro. Dalle nostre parti, la storia è piena di sindaci e presidenti che guidano marce di protesta di operai contro i licenziamenti, ma è la prima volta che un primo cittadino non si limita a gesti di solidarietà umana e, forte del potere delegatogli dai cittadini e dalle leggi, impugna l´interesse sociale e scende sul terreno del colpo su colpo per contrastare una scelta aziendale. Non va dimenticato che Lonati ottenne da Scandicci 2.000 metri in più di capannone (quello che ora si vuole frazionare) in virtù degli obiettivi sociali che l´impresa si dava. E che la decisione di chiudere deriva dalla scelta di spostare tutto a Brescia "dimenticandosi" degli impegni presi con Scandicci.

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SCANDICCI Il sindaco Gheri blocca l’iter delle pratiche inoltrate dal gruppo Lonati per il frazionamento dello stabilimento

Matec, scontro edilizio

di Fabrizio Morviducci su la Nazione del 14/7/05

Stop al frazionamento del capannone costruito dal gruppo Lonati nel 2001. Nella battaglia sulla vertenza per la Matec, si apre il fronte urbanistico. Il sindaco di Scandicci, Simone Gheri (nella foto), informato dal dirigente all'urbanistica che Lonati aveva di recente presentato al comune una serie di pratiche edilizie per il frazionamento dell'edificio costruito nel 2001, ha scritto allo stesso dirigente per invitarlo «a sospendere gli iter di rilascio o perfezionamento delle pratiche in corso».

L'iniziativa, che segue anche l'annunciata intenzione dell'azienda di voler avviare la chiusura dello stabilimento Matec di Scandicci, sembra andare nella direzione, più volte dichiarata dal sindaco e dall'amministrazione comunale, di non essere disponibile ad alcun tentativo speculativo sugli immobili di via del Parlamento Europeo. «In attesa che possano essere più chiari gli sviluppi della situazione che si è venuta a creare - ha detto il primo cittadino - ritengo necessario che siano verificate le compatibilità delle richieste avanzate da Lonati con le finalità ed i contenuti della convenzione, stipulata l'11 aprile 2001, tra questa Amministrazione e Matec S.p.A dove era esplicitata anche la volontà di far nascere a Scandicci il polo meccanotessile toscano». 

Mostra i muscoli l'amministrazione comunale, in vista del consiglio provinciale straordinario sulle politiche del lavoro, che si terrà proprio nella sala consiliare del comune, non essendo disponibili proprio i locali della Matec. Lunedì alle 10 si riuniranno istituzioni, sindacati e lavoratori per fare il punto sulle difficili vertenze di Matec e Zanussi, ma anche per valutare possibili ipotesi per una nuova collocazione degli operai (cinquecento in tutto) che rischiano di restare a casa. Una battaglia impari, quella da combattere, se è vero che gli stati dove il costo della manodopera è più basso, come ad esempio l'Ungheria, incentivano l'arrivo delle multinazionali. La notizia arriva dalla stampa magiara: un quinto degli investimenti delle multinazionali straniere in Ungheria (fra le quali ci sarebbe Electrolux) sarebbe finanziato dallo stato ungherese.

Una somma notevole: si parla di 31 miliardi di fiorini (pari a 130 milioni di euro) da dividersi tra i vari colossi dell'industria da qui al 2008.
E intanto domani gli operai della Matec sciopereranno nuovamente.

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«Hanno dirottato gli ordini lontano da Scandicci»

Alberto, 39 anni e 4 figli, racconta passato, presente e speranze di futuro
della Matec. Lunedì consiglio provinciale straordinario dentro l’azienda

di Francesco Sangermano/ Firenze sull'Unità 12/7/05

TRA UNA SETTIMANA esatta torneranno in cassa integrazione per 9 settimane. In mezzo, ad agosto, quindici giorni ufficialmente etichettati come ferie. Poi, a ottobre, il rientro in fabbrica. Tre mesi. Perché alla Matec di Scandicci il conto alla rovescia è iniziato lo scorso mercoledì. Se le cose non cambieranno la famiglia Lonati ha già annunciato di voler chiudere lo stabilimento a partire da gennaio.

Lì, tra i 300 dipendenti che cinque anni fa erano quasi il doppio e sognavano il grande polo meccanotessile, c’è anche Alberto Longinotti, 39 anni e quattro figli. Lui, da 17 anni dentro alla Matec e membro Fim-Cisl della Rsu, ne ha viste tante. Ha vissuto la privatizzazione del ‘93 e la prima mobilità, nel 2003. Mai, però, il baratro era sembrato tanto vicino. «Nel 2005 abbiamo già fatto 15 settimane di cassa integrazione. Due subito, a gennaio. Poi di nuovo a febbraio. Eravamo rientrati da poco, sapevamo di dover tornare in cassa da luglio. Mercoledì scorso c’è cascato il mondo addosso».

Che succede in questi giorni dentro l’azienda?
«È una situazione surreale. Dovremmo lavorare ma quale possa essere lo spirito degli operai è facile da immaginare. È un continuo riunirsi in capannelli spontanei. Come si fa a chiedere l’impegno delle persone in questo clima di incertezza totale?»
Avete ancora commesse?
«Nei prossimi 15 giorni alcune linee dovranno lavorare perché ci sono richieste che non sono posticipabili. Sulla linea donna ci sono richieste non smaltibili, la linea di nicchia relativa alle calze medicali va bene mentre su quelle di macchinari per calzettoni sportivi e calzini da uomo siamo abbastanza fermi. Il guaio è che si pensa che anche su queste linee ci sarebbero state...»
E perché poi non è stato così?
«Il sospetto è che ci siano stati ordini che, in qualche modo, sono stati dirottati. Alcuni clienti hanno parlato con noi tecnici e, per quanto rimangano all’interno del gruppo, ci hanno detto che gli ordini sono finiti alle fabbriche di Brescia piuttosto che a quella di Scandicci».
Cosa avete in mente di fare nei prossimi mesi?
«Dobbiamo mettere in campo ogni possibile iniziativa con le istituzioni: stamani (ieri mattina, Ndr) dopo esser rimasti fuori dai cancelli in sciopero per la prima ora di lavoro ci siamo incontrati con la commissione lavoro in Provincia. Lunedì mattina, in contemporanea alla cassa integrazione, si terrà un consiglio provinciale straordinario: se l’azienda ci darà il permesso si svolgerà proprio alla Matec. Oltre a questo dovremo provare a costituire una regia comune per portare avanti ogni possibile iniziativa a livello istituzionale».
Quanta speranza avete di poter salvare l’azienda?
«Se si vuol leggere qualcosa di positivo in tutto questo è il fatto di avere diversi mesi di tempo a disposizione. L’azienda ci ha detto di esser disposta a vagliare eventuali soluzioni alternative anche se è assurdo che dobbiamo esser noi a proporle. Confidiamo molto nel lavoro delle istituzioni che, finora, si sono dimostrate molto vicine. Dal canto nostro, andremo avanti con le azioni di lotta. Gli operai vorrebbero uscire tutti i giorni, invece dovremo gestire questa vertenza con calma e pazienza. Sarà una battaglia molto lunga e dovrà essere un crescendo di mobilitazione in nome del futuro di 300 famiglie».

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LAVORO Lunedì si terrà un consiglio provinciale straordinario

Matec, ancora un presidio delle tute blu

da la Nazione 12/7/05

Ancora un presidio degli operai della Matec. Ieri le tute blu dell'azienda meccanotessile sono scesi ancora in piazza per protestare contro l'ipotesi di stop della produzione. Intanto si muove la politica. Un segnale forte arriva dalla Provincia. Il presidente del consiglio, Pietro Roselli ha accolto la richiesta della VI commissione consiliare, presieduta da Riccardo Lazzerini e lunedì 18 luglio dalle 10, si terrà un consiglio provinciale straordinario. L'intento dell'amministrazione provinciale sarebbe quello di tenere la seduta presso la sede della Matec, in via della Nazioni Unite a Scandicci, ma resta da vedere se l'azienda vorrà concedere i locali. I sindacati continuano a tessere la loro tela, con la speranza di ottenere una riconversione della produzione, in modo da salvare i trecento lavoratori. Ma sono ore d'ansia anche per la Zanussi: non è escluso che tra oggi e domani arrivi la comunicazione dell'apertura della procedura di mobilità per i duecento lavoratori delle linee che producono i frigo free standing.

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MATEC

Martini: «Aprire subito un tavolo per evitare i licenziamenti»

sull'Unità 8/7/05

Aprire un tavolo di confronto tra istituzioni locali, parti sociali e il gruppo Lonati per cercare una soluzione in grado di mantenere una presenza industriale sul territorio e la relativa occupazione. Il presidente della Regione, Claudio Martini, annuncia da Bruxelles quello che è «l’obiettivo a cui lavorerà da subito la Toscana». «Non ci arrendiamo facilmente - ha proseguito - a questa eventualità. Faremo tutto ciò che è nelle nostre facoltà per riaprire l’intera vicenda. Il Gruppo Lonati non può cancellare la produzione in Toscana in modo così perentorio». Di qui la volontà, d’intesa col Comune di Scandicci e la Provincia, di chiedere l’apertura di un tavolo di confronto con l’obiettivo di mantenere una presenza industriale con relativi posti di lavoro in Toscana.

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INDUSTRIA IN ALLARME
"Un patto solo con chi crea sviluppo"
Crisi Matec, Cgil e industriali divisi sulle aziende che chiudono

Ceccuzzi (Assindustria) e Gramolati (Camera del lavoro) sulle possibili reazioni alla crisi
ILARIA CIUTI su la Repubblica 8/7/05

ACCORDO per lo sviluppo sostenibile. Lo hanno firmato a dicembre scorso Confindustria, artigiani, cooperative e sindacati cittadini. Diventerà un vero patto quando aderiranno anche gli enti locali. Ma è già una novità per rilanciare l´economia tenendo insieme esigenze delle imprese, dei lavoratori e dell´ambiente. Per ora però la crisi diventa sempre più rovinosa, le aziende chiudono e licenziano. Solo a Scandicci si sono persi i 34 posti della Ciatti, 200 operai rischiano di essere licenziati alla Zanussi, lo stesso i 300 della Matec che vuole chiudere a gennaio. Ed è solo la punta dell´iceberg di un indotto che potrebbe essere travolto e di una miriade di piccole imprese che riducono l´occupazione. Dunque, il patto non serve? Alla Gkn è servito. Due dei principali protagonisti sono convinti: Sergio Ceccuzzi, presidente cittadino di Confindustria e Alessio Gramolati segretario metropolitano della Cgil.

«Il patto che speriamo lunedì di firmare anche con le istituzioni non ha niente a che vedere con le chiusure aziendali - lo difende Ceccuzzi - Non può creare una situazione opposta alla dinamica economica dell´Italia e dell´Europa». Allora? «Serve a tracciare un futuro. Nell´immediato, di fronte alle varie crisi, a creare un percorso virtuoso che noi e i sindacati, e speriamo prossimamente anche le istituzioni, possiamo percorrere insieme per tutelare le scelte aziendali e al tempo stesso trovare soluzioni che riducano l´impatto sociale, tramite gli ammortizzatori o la formazione per la ricollocazione dei lavoratori». Un accordo che i fatti, secondo Gramolati, non sconfessano, anzi: «La crisi, come da tempo dicevamo, è inedita. Le aziende non ristrutturano più per rilanciare, come nel passato, ora si chiude. Dunque i vecchi strumenti non bastano più, ce ne vogliono di nuovi. Il patto è uno di questi. E siccome non solo a Firenze ma in tutta Italia è in atto uno scontro tra un capitalismo che ancora accetta il rischio di impresa e un altro che, attraverso una mutazione genetica, intende produrre ricchezza basandosi solo su rendita e finanza, l´accordo sta con chi intraprende e può creare ricchezza da redistribuire e non con chi riuscirebbe solo a creare pochi ricchi e un paese più povero. D´altra parte a Firenze il patto è stato anche recepito, per esempio nell´ultimo accordo aziendale di Gkn».

C´è però un argomento su cui i due sembrano ancora un po´ lontani: le chiusure aziendali. Ceccuzzi: «Si devono fare tutti gli sforzi per non chiudere, ma se non c´è lavoro non è possibile fare altro. La responsabilità sociale degli imprenditori non è l´obbligo a non licenziare. Responsabilità vuol dire crescere, svilupparsi e fare di tutto per non licenziare. Dobbiamo cercare di evitare il rischio di chiusura, ma se un´azienda è decotta rischia di travolgere anche chi va bene. Dopodichè dobbiamo cercare insieme di alleggerire la ferita nel contesto sociale». Gramolati però non transige: «A parte il fatto che né Zanussi né Matec sono decotte, noi siamo disposti a trattare di riorganizzazioni se servono a rilanciare l´azienda e a salvare l´occupazione. Ma non accetteremo mai nessuna chiusura. Non esiste responsabilità sociale a prescindere dall´occupazione. Né capisco chi vuole tagliare i rami su cui siede».

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SCANDICCI Cresce la paura fra gli operai della Zanussi e della Matec

«Quelle scelte sono inaccettabili» Salvare tutti i 500 posti di lavoro

di Fabrizio Morviducci su la Nazione 8/7/05

L'obiettivo è fermare l'emorragia di posti di lavoro. Nella peggiore delle ipotesi cinquecento operai (tra Matec e Zanussi), rischiano di restare a casa. L'apertura della procedura di mobilità in Zanussi è attesa a ore. Oggi, al più tardi a inizio settimana nuova, dovrebbero arrivare le raccomandate che annunciano l'avvio dei 75 giorni di concertazione prima dei licenziamenti. Ma l'altra ipotesi è che l'azienda risponda alla chiamata del Governo per un tavolo di concertazione nazionale sulla questione. Diversa la questione per Matec. E' ancora fresca la notizia del possibile stop alla produzione a partire dal 1 gennaio 2006. A breve le tute blu dell'azienda meccanotessile andranno in cassa integrazione, ma sul futuro c'è ancora la massima incertezza. I sindacati ipotizzano la messa in mobilità, anche se al momento non sembrano esserci segnali in tal senso (ogni decisione sarebbe bloccata dalla cassa integrazione; per altri provvedimenti si attenderà probabilmente settembre). Intanto si mobilita la politica. La capogruppo di An a Scandicci, Erica Franchi ha chiesto al presidente del consiglio e al sindaco di convocare immediatamente una seduta del consiglio comunale dove affrontare la questione in modo concreto, soprattutto per quanto riguarda il cercare possibili nuove collocazioni ai lavoratori che rischiano la disoccupazione. 

E l'amministrazione comunale ha organizzato per stasera un evento dall'alto valore simbolico. La serata si terrà in piazza Matteotti a partire dalle 21,30 con un titolo davvero significativo: «Il lavoro mobilita l'uomo». L'appuntamento vedrà l'incontro tra la città e i lavoratori  delle due fabbriche maggiormente colpite dalla crisi,  Zanussi e Matec. Colonna sonora gli Asciugamanouche, band di di swing gitano, il cui concerto era già in programma. Con loro il sindaco di Scandicci, Simone Gheri ed il presidente della commissione lavoro della Provincia di Firenze, Riccardo Lazzerini, l'attrice Anna Meacci ed il filosofo Sergio Givone che si alterneranno al microfono  alle testimonianze dei lavoratori e dei sindacati impegnati in una vertenza che sarà lunga e difficile. Molte le adesioni da parte del mondo della cultura e della politica. «Le scelte della multinazionale svedese e degli industriali bresciani sono inaccettabili - sostiene il sindaco di Scandicci - la risposta alla crisi non può essere  tagliare il lavoro, ridurre il numero degli occupati o chiudere lo stabilimento. Ci aspettiamo, da chi dice di essere vero imprenditore, una risposta diversa di   sviluppo, innovazione e  ricerca di nuovi prodotti».

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LA REGIONE
"Ma i conti, dice uno dei dirigenti della ditta, ci condannano"
Matec, Martini apre un tavolo "per mantenere l´occupazione"

La promessa di un grande polo industriale
NOSTRO SERVIZIO su la Repubblica 8/7/05

Il presidente della Toscana, Claudio Martini interviene sul caso della Matec di Scandicci che il gruppo Lonati ha deciso di chiudere a gennaio, mettendo alla porta 300 dipendenti: «Apriremo un tavolo tra istituzioni, parti sociali e la proprietà per trovare una soluzione che mantenga stabilimento e occupazione». Una sfida impegnativa. Il proprietario, Tiberio Lonati, ha appena detto alle rsu dell´azienda di macchine per calzetteria: «La crisi mondiale del settore non lascia speranze di ripresa. La Matec perde da anni, la scelta è drastica: chiusura». Le rsu raccontano che Lonati, un tipo sulla sessantina, tarchiato, spiccio nei modi, che ogni martedì veniva a Firenze e portava vassoi di paste alle impiegate, ha anche detto: «Colpa mia, ho sbagliato la scelta dei dirigenti a Firenze».

Ora però, protestano i lavoratori, la paghiamo noi. «Lonati chiude con grande tristezza, aumentata dal senso di responsabilità dimostrato dai dipendenti, i sindacati e le istituzioni», risponde Giambattista Garza il direttore delle relazioni industriali del gruppo che tra Matec e aziende di Brescia è leader sul mercato delle macchine per calzetteria e si fa concorrenza all´interno: vittima, la Matec. Garza non lascia margini: «I conti condannano la Matec: abbiamo investito 40 milioni di euro, negli ultimi tre anni l´azienda ne ha persi 16. Il fatturato nel 2002 era di 60 milioni di euro, quello previsto per il 2005 è di 24». Perché è successo? «Il mercato mondiale, i concorrenti coreani e cinesi», secondo Garza. «Una serie di sbagli industriali», secondo i sindacati che ripercorrono la storia dello stabilimento da quando il cavalier Francesco, padre di Tiberio, lo comprò nel ´93 dall´Eni dicendo: «E´ il più bel giorno della mia vita».

Poi la promessa di un grande polo meccanotessile dopo la compera di altre aziende come Solis, Sra e Conti. E ancora, le incertezze dal 2001 a oggi, la cassa integrazione, i trasferimenti di intere divisioni a Brescia. «Lonati punta su Brescia e abbandona Firenze», dicono i lavoratori. Cesare De Sanctis della Fiom la spiega così: «Hanno puntato tutto sul prodotto sbagliato: di alto livello per un mercato, come la Cina, che lo voleva medio-basso». Il sindaco di Scandicci Gheri ricorda le imprese finanziarie di Lonati, socio di Bnl e alleato di Ricucci. Gramolati, segretario metropolitano della Cgil, insiste: «Abbiamo conosciuto Lonati come un grande gruppo industriale nazionale, la nostra battaglia sarà per l´occupazione ma anche perché resti tale. La condizione è che non chiuda la Matec». Intanto stasera il Comune di Scandicci e Scandicci Cultura dedicano la serata di Scandicci Estate a un incontro su Matec e Zanussi con il sindaco Gheri, Anna Meacci, Sergio Givone.
(i.c.)

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Matec chiude e manda tutti a casa

Come annunciato, dal prossimo anno la storica azienda di Scandicci cessa la produzione I 300 operai che hanno perso il lavoro hanno bloccato per un’ora l’ingresso della A1

LA MATEC (Gruppo Lonati), azienda con sede a Scandicci (Firenze) che produce macchine tessili, cesserà la produzione e l’area fiorentina perderà altri 300 posti di lavoro. È quanto ha annunciato ieri alle organizzazioni sindacali e alla Rsu Tiberio Lonati.


di Francesco Sangermano / Firenze sull'Unità 7/7/05

La decisione, secondo quanto spiegano la Fim-Cils e la Fiom-Cgil (che hanno indetto uno sciopero già per questo pomeriggio), è stata spiegata dalla proprietà «con le difficoltà di mercato del settore meccanotessile». Il gruppo, presente a Brescia con un'altra azienda che occupa 2000 operai, già tra la fine del 2002 e i primi mesi del 2003 aveva registrato una crisi che, dopo una lunga trattativa, era culminata con la riduzione dei lavoratori della Matec da 500 a 300. Negli ultimi mesi altri pesanti segnali e l'accordo con i sindacati per una Cassa integrazione ordinaria di 9 settimane. Ieri, dopo aver comunicato che la Cig partirà dal prossimo 18 luglio, la notizia dell'intenzione di chiudere l'attività dal 2006. «Noi abbiamo chiesto di aprire una trattativa che punti sulle produzioni d'eccellenza che ha la Matec» spiega Cesare De Sanctis della Fiom. Dopo l’assemblea i lavoratori hanno scioperato e fatto un volantino nei pressi dell'uscita dell'A1 Firenze-Signa.

L’annuncio choc di Lonati: «A gennaio chiuderò la Matec»

Cassa integrazione dal 18 luglio al 30 settembre poi, all’inizio dell’anno in 300 saranno licenziati. Operai in sciopero, bloccato l’ingresso della A1

ALL’INCONTRO fissato per ieri mattina, si è presentato Tiberio Lonati in persona. Non lo aspettavano. E invece lui, il rappresentante massimo della proprietà aziendale, è arrivato per proferire il suo messaggio di sventura: «A gennaio 2006 la Matec chiuderà».

I 300 lavoratori impiegati in quella che era una delle più importanti aziende di Scandicci potevano solo temere un epilogo del genere. Mai, però, si sarebbero aspettati una decisione in questi termini.
Tiberio Lonati e i vertici dell’omonimo gruppo bresciano cui appartiene la Matec sono stati invece categorici. Addio macchine tessili, addio produzione, addio stabilimento fiorentino. Trecento operai, altrettanti occupati nell’indotto. Fanno già seicento e coi duecento della vicina Electrolux su cui aleggia lo spettro del licenziamento fanno 800 posti di lavoro in meno nel territorio. Un consuntivo drammatico.

« La decisione - spiegano la Fim-Cils e la Fiom-Cgil che hanno subito indetto uno sciopero nel pomeriggio - è stata spiegata dalla proprietà con le difficoltà di mercato del settore meccanotessile e l’avvento di prodotti simili dalla Cina e dagli altri paesi orientali a prezzi decisamente più concorrenziali».
Il gruppo, presente a Brescia con un'altra azienda che occupa 2000 operai, già tra la fine del 2002 e i primi mesi del 2003 aveva registrato una crisi che, dopo una lunga trattativa, era culminata con la riduzione dei lavoratori della Matec da 500 a 300. Negli ultimi mesi erano invece arrivati altri pesanti segnali e l’accordo con i sindacati per una Cassa integrazione ordinaria di 9 settimane. Ieri il colpo di grazia: dopo aver comunicato che il procedimento di cassa ordinaria partirà dal prossimo 18 luglio e andrà avanti fino al 30 settembre, è arrivata la notizia dell’intenzione di chiudere completamente l’attività dall’inizio del 2006.

«Noi abbiamo chiesto di aprire una trattativa che punti sulle produzioni d’eccellenza che ha la Matec - spiega Cesare De Sanctis della segreteria fiorentina della Fiom-Cgil - e abbiamo annunciato alla proprietà che presenteremo una piattaforma rivendicativa nella quale ci sarà anche l’ipotesi di una riconversione per l’azienda di Scandicci». Un punto, questo, su cui l’azienda non avrebbe chiuso le porte «pur giudicandola - precisa De Sanctis - un’ipotesi difficile da perseguire». Appresa la notizia i lavoratori si sono immediatamente mobilitati uscendo dai cancelli e occupando la rotatoria che dà accesso alla A1 e alla Fi-Pi-Li. Lì, alla presenza del sindaco di Scandicci Simone Gheri giunto subito a portare la solidarietà del Comune, hanno promosso per oltre un’ora un volantinaggio volto a sensibilizzare tutti i cittadini sulla vicenda. «Adesso - conclude De Sanctis - chiediamo che la politica intervenga a tutti i livelli con la proprietà perché ci troviamo di fronte a un gravissimo caso di “macelleria sociale” con centinaia di famiglie che perderanno un posto di lavoro».

Per ora, intanto, i lavoratori della Matec incassano plurimi attestati di solidarietà: venerdì mattina è prevista un’iniziativa pubblica alla presenza di numerosi artisti mentre stasera, a Barberino Valdelsa, la cantante Milva inviterà sul palco del suo concerto una delegazione di lavoratori.

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LA CRISI SI ALLARGA
Dopo la Zanussi un altro duro colpo per Scandicci: la notizia che da gennaio 2006 saranno tutti licenziati è stata data ieri mattina
La Matec chiude, 300 sulla strada
E per un´ora gli operai bloccano il traffico di Autosole e Fi-Pi-Li

Gheri: "Finchè sarò sindaco la proprietà non avrà mai il permesso di fare una speculazione edilizia sui capannoni che vuole abbandonare"
La doccia fredda data dal patron del gruppo Tiberio Lonati, che aveva rilevato la fabbrica di macchine per fare calze nel ‘93
ILARIA CIUTI su la Repubblica 7/7/05

QUELLA rotonda è un nodo di traffico. Da un po´ di tempo lo è anche di destini umani e industriali. A Casellina, in via delle Nazioni Unite, è la rotonda di entrata e uscita al casello Signa per l´Autosole e la Fi-Pi-Li. La occupano, ieri dalle 15 alle 16 sotto il sole cocente e con conseguente coda di oltre un chilometro sull´autostrada, i trecento operai della Matec cui è stato appena annunciato che dal primo gennaio 2006 l´azienda chiude e tutti fuori. L´avevano già occupata un mese fa, stessa angoscia e stesso sole, gli operai della Zanussi dove Electrolux intende licenziare 200 persone. Con i lavoratori della Matec c´è il sindaco di Scandicci, Simone Gheri. Arriva in maniche di camicia dal caldo. Si rimette la giacca prima di prendere la parola: «Sono al vostro fianco. E vi giuro che finchè io sarò sindaco, i capannoni Matec resteranno capannoni. Nessuna speculazione edilizia. Non darò mai un solo permesso. Finchè c´era da collaborare abbiamo collaborato con l´azienda, ma ora lo scontro si fa duro».

La doccia fredda alla Matec l´ha portata ieri mattina il proprietario Tiberio Lonati, patron dell´omonimo gruppo nel bresciano, che ha comprato l´azienda nel ´93 dall´Eni. L´azienda inizierà da gennaio a dismettere la produzione via via fino alla chiusura totale, spiega Lonati a rsu e rappresentanti dei sindacati. Per ora, dopo 13 settimane di cassa integrazione appena terminate, ci si accontenta di altre nove settimane di cassa a cominciare dal 18 luglio. Poi si chiudono i cancelli: il mercato delle macchine per calzetteria, in cui Matec era leader mondiale, non tira più, è la giustificazione. C´è una bella differenza dal sogno del grande polo meccanotessile fiorentino promesso tra il 2000 e il 2002 dal gruppo Lonati. Il delegato Luca Iandelli racconta le tappe. Prima Lonati acquista altre aziende sul territorio, la Solis, la Sra, da unire a Matec, il grande polo sembra alle porte. Invece, nel 2003, marcia indietro, Solis e Sra vengono portate a Brescia, anche il reparto dell´intimo va al nord, a Firenze si ristruttura, si passa da 500 dipendenti a 300. «A Scandicci si punta solo sulle macchine tecnologicamente avanzate da vendere a paesi emergenti che non le vogliono», spiega Iandelli. Iniziano le difficoltà, per due anni la cassa integrazione si alterna alla normalità. «Troppo facile fare gli imprenditori così: un mese si riscuote, il mese dopo c´è la cassa e paga lo Stato», è il commento alla rotonda.

«La chiusura è inaccettabile - commenta il segretario della Fiom fiorentina Marcello Corti - Non dovrebbe essere proprio il mestiere dell´imprenditore quello di capire dove va il mercato e di investire e intervenire in questo senso?». Aggiunge il sindaco Gheri: «Tanto più inaccettabile perché non si tratta di un gruppo in difficoltà finanziarie. Lonati sta nel consiglio di amministrazione di Bnl e nel patto con gli immobiliaristi, da Ricucci a Caltagirone, nell´operazione Bnl-Antonveneta. E´ ora di farla finita in Italia con gli imprenditori che non fanno più gli imprenditori ma gli operatori finanziari». «Eravamo un´azienda florida, ci hanno svenduto», commentano i lavoratori, 160 operai e 130 impiegati. Non ci vogliono ancora credere che si chiuderà. Sono esterrefatti. Che l´azienda non andasse bene lo sapevano. «Ma che chiudessero non ce l´attendevamo», dice Ivona. «Anzi, eravamo ottimisti adesso, dopo la fine della cassa integrazione», spiega il magazziniere Adriano. Ora provano a resistere. Scioperano immediatamente per quattro ore, vanno in corteo alla rotonda, con lo striscione rosso di fabbrica e le bandiere di Cgil, Cisl e Uil. Alle spalle, la coda interminabile e sbuffante dei tir, le auto, i bus dell´Ataf che non riescono a proseguire. Di fronte, «la sicurezza di essere, dal primo gennaio, tutti a casa», come dice la bruna Pina che rimpiange: «Noi il nostro lavoro lo avevamo, sono loro che non lo hanno saputo valorizzare».

Cesare De Sanctis, della Fiom, grida nel microfono: «No alla chiusura dello stabilimento». I sindacati chiedono l´intervento delle istituzioni, le forze politiche, il governo. Chiedono la solidarietà di tutti: «Perché marchio e produzione Matec restino sul territorio». Circola anche l´ipotesi di chiedere a Lonati la riconversione dello stabilimento. Gheri dice: «Ce la faremo. L´amministrazione è con voi, non abbiamo la bacchetta magica, ma non diamo tutto per perduto». Dietro di lui è fermo un bus con su scritto «Pace mondiale». E´ diretto in via della Pace mondiale a Scandicci e non si sa se la scritta sembri una speranza o un´ironia.

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L´IMPATTO
Con la mobilità alla Zanussi in tutto sono 500 i lavoratori a rischio
Due grandi aziende in crisi a Scandicci è emergenza sociale

NOSTRO SERVIZIO su la Repubblica 7/7/05

Il 2006 rischia di aprirsi, in particolare a Scandicci ma di fatto nell´area fiorentina, con cinquecento famiglie sulla strada. Cinquecento, non sono scherzi. Trecento su trecento licenziati alla Matec che ha ieri annunciato di voler chiudere e 200 su 650 addetti alla Zanussi Electrolux dove proprio in questi giorni gli operai attendono senza dormire di notte l´apertura della procedura di mobilità. Dopodichè ci sono 75 giorni di tempo per trattare prima che arrivino le lettere casa per casa, nome per nome. Questa la minaccia, salvo miracoli o interventi energici, che grava su due punti di forza dell´economia industriale locale e su una valanga di persone in carne e ossa.

«A Scandicci sta per scoppiare un vero problema sociale», avvertono sia il segretario della Camera del lavoro della città, Daniele Stolzi, che il segretario della Fiom fiorentina, Marcello Corti. I conti di Stolzi sono amari. «Matec e Zanussi sono l´asse portante - dice - Intorno però c´è una dura realtà di piccole aziende, argentiere e della pelletteria, che potrebbe far salire il numero dei senza lavoro da 550 a mille». Una vera emergenza che il sindaco di Scandicci, Simone Gheri, sottolinea essere di tutta la provincia di Firenze e oltre. «Alla Matec - spiega - solo un quinto viene da Scandicci, alla Zanussi un terzo. Poi, sono pendolari da altri Comuni».

I casi Matec e Zanussi per certi versi si assomigliano. Nella prima azienda si fanno macchine per calzetteria, nella seconda frigoriferi. Mercato in crisi, è la giustificazione del gruppo italiano, Lonati di Brescia, proprietario della Matec. Difficoltà sul mercato globale, dice la multinazionale svedese Electrolux che vuole ridimensionare la Zanuzzi, salvo poi, in mancanza di investimenti per innovare, liquidare tutto, come sospettano le rsu. Come alla Zanussi, alla Matec non c´è gente da mandare prima in pensione. L´età media sta tra i 30 e i 40 alla Zanussi, tra i 40 e i 50 alla Matec. Sulla rotonda senza un filo d´ombra all´uscita di Signa di autostrada e Fi-Pi-Li, dove ieri i lavoratori Matec bloccavano il traffico per protesta, si parla ininterrottamente di famiglie e figli da mantenere, di mutui da pagare, di altri lavori che non si trovano. La stessa storia della Zanussi. Oltretutto «saremo in 300 a cercare tutti insieme lavoro», dicono quelli della Matec. Giacomo ha 50 anni, fa l´operaio da 26: «Figurati se te lo danno un nuovo posto alla mia età nell´Italia di questo momento. Troppo presto per andare in pensione, troppo tardi per ricominciare». Bella botta anche per Sabatino che di anni ne ha 21 e che, entrato a settembre alla Matec, credeva di avere svoltato. «Adesso siano spaesati», spiega Daniele, 29 anni. Tutti si chiedono: «Possibile che non ci sia una legge che obblighi a una qualche responsabilità le aziende?». (i.c.)

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Ieri l’annuncio dell’azienda di Scandicci. E da luglio 2 mesi di cassa integrazione

La Matec chiuderà a gennaio 300 operai a rischio licenziamento

di Fabrizio Morviducci su la Nazione 7/7/05

SCANDICCI (Firenze) — E’ un duro colpo per l’industria di Scandicci. Dopo l’incontro con la proprietà di Matec, azienda meccanotessile che impiega circa 300 operai, i sindacati hanno annunciato la volontà dei dirigenti di fermare la produzione dal 1° gennaio 2006. Uno stop che potrebbe comportare il licenziamento di tutti i lavoratori. La prima risposta è stata un presidio alla rotonda dello svincolo con l’A1. Alla protesta hanno preso parte i rappresentanti dell’amministrazione comunale e una folta rappresentanza sindacale. Dopo i 200 operai della Zanussi che rischiano la mobilità (si attende l’avvio della procedura per le prossime ore), adesso tocca alla Matec. «Oggi — si legge nel volantino della Rsu — la proprietà della Matec, nella persona di Tiberio Lonati, ha comunicato alle organizzazioni sindacali e ai lavoratori che, a fronte della crisi che attanaglia da tempo il gruppo e il settore, Matec dismetterà la produzione e andrà verso la chiusura dello stabilimento all’inizio del 2006. Questo per i lavoratori della Matec è inaccettabile, dopo quanto in tutti questi anni hanno dato in termini di professionalità e sacrifici». I lavoratori hanno chiesto alle istituzioni di adoperarsi con ogni mezzo affinché marchio e produzione restino sul territorio. Nell’ultima crisi vera, tra fine 2002 e inizio 2003, il risultato fu una pesante ristrutturazione con la riduzione dei lavoratori da 500 a 300. Ma i momenti «neri» non sono mai finiti: pochi mesi fa arrivarono 13 settimane di cassa integrazione per oltre 200 lavoratori e prima dello spauracchio chiusura, l’azienda ha annunciato un nuovo provvedimento di cassa integrazione ordinaria, dal 18 luglio per nove settimane. Lo stop è a zero ore; l’unica tregua per la chiusura estiva della fabbrica (due settimane dal 6 agosto).

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