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MATEC
Operai bloccano il casello Signa sulla A1

A far scattere la protesta l'avvio per le procedure di cassa integrazione per i 280 lavoratori; casello sbloccato verso le 12.30

  SCANDICCI (FIRENZE), 1 DICEMBRE 2005 - I lavoratori della Matec, lo stabilimento fiorentino la cui chiusura è stata data ieri per certa, hanno bloccato questa mattina per oltre un'ora le rampe di accesso e di uscita del casello di Signa (Firenze) sulla A1.

A far scattare la protesta era stata l'assemblea di questa mattina convocata dai sindacati e dalla Rsu. I 280 operai della Matec, avevano ricevuto ieri sera l'annuncio dell'avvio delle procedure per la messa in Cassa integrazione straordinaria per ''cessazione di attività''.

La proprietà ha preso questa decisione nonostante il verbale di riunione firmato proprio ieri al ministero del Lavoro prevedesse l'inizio della procedura solo dopo un nuovo incontro tra i sindacati e il Gruppo Lonati, per valutare le possibilità di riconversione dello stabilimento fiorentino. Secondo i sindacati questo è ''un vero e proprio strappo'' deciso dalla proprietà che, nei mesi scorsi, aveva annunciato la chiusura dello stabilimento dal gennaio 2006.

Il casello è stato sbloccato verso le 12.30 permettendo al traffico di tornare alla normalità.

MATEC (FI), OGGI PROTESTE

E' in corso a Signa (Firenze) il blocco del casello dell'autostrada A1 da parte dei 280 lavoratori della Matec (gruppo Lonati). La protesta è scattata dopo l'assemblea di questa mattina convocata dai sindacati e dalla Rsu, dopo che ieri era stato annunciato l'avvio delle procedure per la messa in cassa integrazione straordinaria per 'cessazione di attività'. Una decisione presa dalla proprietà nonostante il verbale di riunione firmato proprio ieri al ministero del Lavoro dove si prevedeva l'inizio della procedura solo dopo un nuovo incontro tra i sindacati e il gruppo Lonati, per valutare le possibilità di riconversione dello stabilimento fiorentino.

01/12/2005  11.47

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«La fabbrica chiude»
Lo schiaffo di Lonati a istituzioni e operai

da l'Unità 1/12/05

Il giorno dopo l’incontro al ministero che pareva aver gettato le basi per un possibile accordo, la famiglia Lonati fa marcia indietro. E decide di procedere nella direzione opposta al verbale sottoscritto in sede istituzionale. Via alla procedura di cassa integrazione per un anno ma non, come chiesto, per la riconversione del sito industriale. Quanto, piuttosto, per cessazione di attività. Vale a dire la chiusura dell’azienda. 

«Una decisione gravissima e sconcertante» l’hanno definita Regione, Provincia e Comuni di Firenze e Scandicci. «Una vergogna, un’interpretazione inaccettabile del verbale sottoscritto» sono invece state le parole pronunciate dal sindacato. 

I lavoratori, che oggi torneranno a scioperare e a manifestare fuori dai cancelli, si sono riuniti ieri in assemblea ed hanno approvato all’unanimità un ordine del giorno articolato su tre punti che chiede di dare seguito al verbale sottoscritto attraverso un preciso accordo sindacale. Che, precisano, non può prescindere dalla presentazione da parte dell’azienda di un chiaro piano industriale.

Matec: lo schiaffo di Lonati alle istituzioni
La fabbrica chiude, avviata la procedura di cassa straordinaria
Rinnegato l’incontro al ministero. I sindacati: «Una vergogna»

di Francesco Sangermano/ Firenze

COME UNO SCHIAFFO in faccia. Repentino, inatteso. Più grave e doloroso perché arrivato all’indomani di quello che pareva essere un buon presupposto a un possibile accordo. L’incontro al ministero, la richiesta delle istituzioni di procedere alla riconversione industriale dell’area dove oggi sorge la Matec e di “prendere tempo” utilizzando la cassa integrazione. Quindi un verbale d’incontro firmato dalle parti che avrebbe potuto (e dovuto) essere la base su cui poi riprendere la trattativa sindacale. Avrebbe, appunto. Perché in realtà ieri, se è vero che la proprietà ha deciso di avviare le procedure per un anno di cassa integrazione straordinaria, lo è altrettanto che lo abbia fatto al fine di cessare l’attività. Vale a dire chiudere la fabbrica. Altro che riconversione.

Un vero e proprio schiaffo alle istituzioni e ai lavoratori. Una “forzatura” proprio nel giorno che sembrava poter aprire uno spiraglio nella vertenza dell’azienda scandiccese. «La Regione Toscana, la Provincia di Firenze ed i Comuni di Scandicci e Firenze ritengono sconcertante e gravissimo che la direzione della Matec, all’indomani dell’incontro al ministero delle attività produttive alla presenza delle istituzioni locali, abbia avviato la procedura per la cessazione di attività. Non accettano che venga imposta una situazione di precarietà occupazionale per i lavoratori dello stabilimento di Scandicci». 

Le istituzioni reagiscono stizzite e con poche parole in una nota congiunta che affidano alla Regione. Erano convinte di aver fatto un passo avanti, invece si sono sedute ieri pomeriggio al tavolo coi sindacati a commentare una decisione unilaterale da parte della famiglia Lonati. «Questo è anche un segno di inaffidabilità da parte della proprietà» si lascia scappare il sindaco di Scandicci Simone Gheri. Che aggiunge: «Le motivazioni che ci hanno spinto a sottoscrivere quel verbale sono ben altre. Prima di tutto abbiamo indicato la necessità di non perdere quel sito produttivo e di impegnarsi alla costruzione di ipotesi industriali considerando anche la diversificazione della produzione. Poi, ma solo in secondo luogo, quello di ricorrere alla cassa integrazione in modo da aver più tempo. Qui, invece, siamo partiti dal fondo e questo non è accettabile».

Dura, e non poteva essere altrimenti, anche la reazione dei sindacati. «Un’interpretazione pretestuosa e inaccettabile» la definisce Cesare De Sanctis della Fiom-Cgil. Oggi i lavoratori torneranno a manifestare fuori dai cancelli mentre ieri, riuniti in assemblea proclamando un’ora di sciopero, hanno votato all’unanimità un ordine del giorno. «Il verbale di incontro sottoscritto per Matec è il prodotto di un confronto autonomo ed esclusivo tra istituzioni locali, azienda e ministero - si legge - Il verbale riferisce della volontà di non dismettere il sito produttivo fiorentino. Quelle affermazioni vanno contrattualizzate in un preciso accordo sindacale ma per questo serve da parte dell’azienda una volontà di confronto senza pregiudiziali e un chiaro piano industriale. Elementi che oggi continuano a mancare per responsabilità dell’azienda».

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LA VERTENZA
Via all´iter Matec chiude "Uno schiaffo inaccettabile"
MARZIO FATUCCHI da la Repubblica 1/12/05

Una nuova, ennesima doccia fredda per la Matec. Ieri è arrivata la notizia che sono partite le procedure per la cassa integrazione «per cessazione di attività» dell´azienda, dopo che sindacati e vertici della Matec Scandicci si erano incontrati martedì a Roma, alla presenza del ministero delle attività produttive, ed erano giunti ad una intesa per impegnarsi «alla costruzione di ipotesi industriali, considerando anche le ipotesi di diversificare la produzione», raccontano gli enti locali. Ieri invece l´azienda dal gruppo bresciano Lonati ha sconfessato nei fatti l´intesa: «Ha avviato le procedure per la cessazione di attività - informano Regione, Provincia di Firenze e Comuni di Scandicci e Firenze - Gli impegni che avevamo preso a Roma come enti locali e del ministero per favorire il presidio industriale di Scandicci hanno ricevuto un inaccettabile schiaffo». Confermano la Fiom Cgil, la Fim Cisl e le Rsu: «E´ stato sottoscritto un verbale di incontro a Roma, che riferisce della volontà di non dismettere il sito produttivo fiorentino. Quelle affermazioni vanno contrattualizzate in un preciso accordo sindacale, serve per questo da parte dell´azienda una volontà di confronto senza pregiudiziali e soprattutto servo un chiaro piano industriale». Ora i sindacati vogliono «una convocazione ministeriale per far avanzare la trattativa in questa direzione e garantire la salvaguardia dei livelli occupazionali del lavoratori Matec». D´accordo gli enti locali: «Confermiamo comunque il nostro totale impegno. Per questo non accettiamo che venga imposta una situazione di precarietà occupazionale per i lavoratori dello stabilimento di Scandicci».

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CRISI NERA Beffate anche le istituzioni

Matec, conto alla rovescia per la chiusura definitiva: si comincia con la «cassa»

da la Nazione 1/12/05 di Fabrizio Morviducci

Il conto alla rovescia è partito. Matec chiude; la comunicazione ufficiale è arrivata ieri pomeriggio ai rappresentanti della Rsu. In pratica si dà loro notizia dell'avvio della cassa integrazione straordinaria.
A nulla è valso l'accordo siglato ieri con le istituzioni, dove si chiedeva all'azienda di valutare ipotesi industriali, a partire da diversificazioni produttive, e solo in subordine il ricorso agli ammortizzatori sociali per l'eutanasia della Matec.
Il Cda della società, come già ribadito più volte «ha ritenuto indifferibile la prossima cessazione delle attività e la conseguente messa in liquidazione della Matec». Circostanza questa che ha scatenato la rabbia delle istituzioni, Regione, Provincia, comuni di Firenze e Scandicci.

Gli amministratori si sono sentiti presi in giro, e in una nota hanno giudicato l'azione di forza del vertice aziendale un fatto «sconcertante e gravissimo». «Alla richiesta - si legge in una nota - avanzata all'azienda di impegnarsi alla costruzione di ipotesi industriali considerando anche quelle di diversificare la produzione, la Matec ha risposto attivando una procedura di Cigs per cessazione di attività.

Le istituzioni locali non accettano che venga imposta una situazione di precarietà occupazionale per i lavoratori dello stabilimento di Scandicci». «Un gesto assurdo - ha detto il sindaco di Scandicci, Simone Gheri  - che ha l'unico scopo di immettere tensione in una trattativa già difficile. Avevamo chiesto a più riprese un impegno concreto per la diversificazione e la riconversione industriale. Il risultato è stato questo provvedimento, arrivato inaspettato».«Sconcerto per questa decisione - ha detto Fabio Franchi della Fim Cisl - intanto domani mattina (oggi n.d.r) i lavoratori dell'azienda meccanotessile sciopereranno. Poi attenderemo la convocazione della provincia per la cassa integrazione straordinaria».

E pensare che l'azienda, nel corso dell'incontro di ieri aveva criticato proprio l'assenza dei rappresentanti sindacali, giudicando «negativa e incomprensibile la decisione di non partecipare all'incontro». Senza mettere tempo in mezzo, a questo punto senza neanche una concertazione con le parti sindacali, è stato recapitato l'avviso della fine. «Matec chiude. E ringraziate iddio che non avviamo la procedura di mobilità».

Una partita difficile, quella delle rappresentanze sindacali, che erano partite con la volontà di aprire un tavolo nazionale, per chiedere al gruppo Lonati garanzie e un piano industriale credibile, e invece si ritrovano con la sola vertenza Matec, e un conto alla rovescia innescato.

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CGIL – CAMERA DEL LAVORO METROPOLITANA DI FIRENZE

UFFICIO COMUNICAZIONE

CENTRO SERVIZI BORGO DEI GRECI

 

COMUNICATO SINDACALE VERTENZA MATEC

I lavoratori e le lavoratrici della MATEC SpA riuniti in assemblea con un’ora di sciopero, dopo ampia discussione hanno approvato all’unanimità il seguente Odg:

1. ieri è stato sottoscritto per Matec un verbale di incontro che rappresenta il prodotto di un confronto autonomo ed esclusivo tra istituzioni locali, azienda e Ministero del Lavoro.

2. il verbale riferisce della volontà di non dismettere il sito produttivo fiorentino. Quelle affermazioni vanno contrattualizzate in un preciso accordo sindacale.serve per questo da parte dell’azienda una volontà di confronto senza pregiudiziali sulla delegazione sindacale e soprattutto serve un chiaro piano industriale. Elementi che ad oggi continuano a mancare per responsabilità dell’azienda.

3. le organizzazioni sindacali aspettano una convocazione ministeriale per far avanzare la trattativa in questa direzione e garantire la salvaguardia dei livelli occupazionali dei lavoratori Matec.

 

FIOM – FIM Firenze

CGIL – CISL Firenze

RSU MATEC

Inviato a cura dell’Ufficio Comunicazione Centro Servizi Borgo dei Greci David Buttitta

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MATEC
Intesa al ministero: l’azienda disponibile ad attivare gli ammortizzatori sociali

da l'Unità 30/11/05

LA VOLONTA’ di chiudere l’azienda all’inizio del prossimo anno è stata confermata. Ma per la prima volta la famiglia Lonati si è detta disponibile ad attivare gli ammortizzatori sociali per i 300 lavoratori.
È una novità rilevante, quella che emerge dal secondo incontro presso il ministero delle attività produttive relativo alla vertenza dell’azienda Matec di Scandicci. Rilevante perché, come detto, non era mai accaduto che la proprietà accettasse di togliere la parola “mobilità” dal tavolo. 

Il risultato è che alla fine di un pomeriggio di trattative le parti hanno firmato un verbale d’intesa che, di fatto, consegna ai sindacati uno strumento in più per cercare di mettere la parola fine a una trattativa dai tempi sempre più stretti. Una simile ipotesi, infatti, somiglierebbe molto a quella relativa alla Electrolux-Zanussi e dilaterebbe i tempi per una eventuale ricollocazione dei lavoratori. Proprio i sindacati, però, ieri non erano a Roma. Dopo il rifiuto da parte dell’azienda di sedersi al tavolo insieme ai rappresentanti dei lavoratori di Firenze e di Brescia, ieri al Ministero si sono incontrati soltanto gli emissari della proprietà e i rappresentanti delle istituzioni toscane interessate (comune di Scandicci, Provincia e Regione). Un patto, insomma, siglato tra politica e impresa e che chiede ora di essere sottoposto al vaglio e al giudizio degli operai.f.san.

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«Morte dolce» per la Matec Ci sarà una riconversione

di Fabrizio Morviducci su la Nazione 30/11/05

Quella della Matec almeno sarà una «morte dolce». Un piccolo passo avanti nella trattativa per l'azienda meccanotessile di via delle Nazioni Unite. Un punto portato a casa dalle istituzioni toscane, Regione, Provincia e comune di Scandicci, che ieri hanno incontrato i vertici aziendali a Roma, nelle stanze del ministero delle Attività produttive. Al termine di una giornata di trattativa, a momenti anche serrata, è stato sottoscritto un verbale d'incontro. 

Un atto sottoscritto da tutte le parti, dove i rappresentanti del gruppo Lonati, pur ribadendo la chiusura di Matec, avrebbero però aperto all'impiego degli ammortizzatori sociali e a esplorare l'ipotesi di una riconversione industriale. Una sorta di eutanasia, quindi, a fronte di una morte annunciata per lo stabilimento dove sono impiegati 280 metalmeccanici. Il verbale d'incontro rappresenta uno spiraglio, in vista di un incontro altrettanto importante, ossia quello tra azienda e sindacati, dove probabilmente si potrà entrare nel merito della questione. 

Il piccolo passo in avanti compiuto dalla politica infatti, dovrà trovare conferme a livello sindacale. Fare ricorso agli ammortizzatori sociali, potrebbe voler dire cassa integrazione straordinaria, come sta avvenendo in Zanussi. Restando la situazione attuale, ossia la volontà di cessare la produzione a gennaio, i lavoratori entrerebbero in mobilità, con poco tempo per trovare un nuovo lavoro. Diversamente una cassa integrazione straordinaria permetterebbe di avere più tempo per ricollocare i lavoratori e, altro punto nodale, esplorare ipotesi di riconversione industriale. Perché è necessario dare anche un senso allo stabilimento di via delle Nazioni Unite, che ha sempre rappresentato una punta di eccellenza nell'industria metalmeccanica in città. 

Dopo l'incontro con le istituzioni, adesso arriverà il momento di tornare in trattativa sindacale. Saranno i sindacati a cercare le modalità di attuazione di quelli che sarebbero le intenzioni dell'azienda. Cercando magari di strappare qualcosa in più, per i 280 operai che da tempo ormai vivono con la spada di damocle del licenziamento sulla testa. L'ultima crisi vera, tra la fine del 2002 e i primi mesi del 2003; il risultato fu una pesante ristrutturazione con la riduzione dei lavoratori da 500 a 300.
Ma i momenti «neri» non sono mai finiti, come pochi mesi fa, con 13 settimane di cassa integrazione per oltre duecento lavoratori. Prima dello spauracchio chiusura, l'azienda aveva annunciato un nuovo provvedimento di cassa integrazione ordinaria, durato tutta l'estate.
L'azienda ha deciso: Matec deve chiudere. Ma da ieri forse ci sarà il tempo di salvare i naufraghi prima che la barca affondi del tutto.

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CRISI-1Slitta l’incontro di martedì a Roma

Matec, Dugini tira in ballo gli Industriali: «Non hanno fatto tutto il possibile»

di Fabrizio Morviducci su la Nazione 27/11/05

Riconvertire, oppure favorire l'ingresso di nuovi imprenditori nello stabilimento. Insomma, dimostrare responsabilità, ed etica d'impresa.
E' questo che la società civile, le istituzioni, i sindacati e soprattutto 280 famiglie si aspettano dalla famiglia Lonati. C'è sdegno in città per la volontà aziendale di chiudere, quasi fosse un disegno già scritto, un destino segnato al momento dell'acquisto della fabbrica di macchine circolari per calzetteria, che era una delle poche concorrenti valide in un mercato segnato dall'egemonia del gruppo bresciano. E ora, dopo la conferma della chiusura arrivata nel corso dell'ultimo Cda, il tempo diventa prezioso; servirà fino all'ultimo secondo per cercare di scongiurare lo spettro del restare senza lavoro a 280 persone. Per questo l'incontro previsto per martedì prossimo al ministero delle Attività produttive è stato spostato. 

I sindacati cercano di capire se anche questa volta i manager dell'azienda rifiuteranno di sedersi al tavolo con le rappresentanze del gruppo, anziché solo con quelle fiorentine. Un rinvio strategico, anche per capire come finirà la trattativa. Intanto arrivano le prime reazioni.Reazioni dure, come quella dell'assessore allo sviluppo economico del comune di Scandicci, Marcello Dugini. «Abbiamo appreso da Brescia - si legge in una nota - che il Cda di Matec ha confermato di voler cessare in tempi rapidi, nello stabilimento di Scandicci, la produzione. Dalle notizie in nostro possesso sarebbe stato escluso il ricorso all'articolo 2112, che prevede il trasferimento dell'azienda, che noi riteniamo, ed abbiamo sempre ritenuto, più di una provocazione. Ribadiamo la nostra ferma convinzione che la proprietà non ha compiuto nessuno sforzo teso al mantenimento del sito produttivo, e questo nonostante la presenza, in Matec, di tecnologie e professionalità di alto profilo. In ogni sede di incontro, unitamente alle altre istituzioni, Regione, Provincia, comune di Firenze, ribadiremo che le decisioni prese dalla proprietà sono inaccettabili. Occorre anche dire che, purtroppo, non abbiamo sin qui ravvisato, in questa difficile vertenza, un impegno deciso dell'Associazione Industriali di Firenze.

Il Patto per lo sviluppo, sottoscritto già da mesi, prevede uno sforzo comune di istituzioni, associazioni degli imprenditori e sindacati per la gestione delle criticità che, dispiace sottolinearlo, che da parte di via Valfonda fino ad ora non c'è stato».

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Ministero delle Attività Produttive
Ufficio iniziative per le imprese in crisi

Verbale di riunione

Vertenza Matec (Gruppo Lonati)

Il giorno 29  novembre '05 si è svolto, presso il MAP, un incontro per esaminare le problematiche della Matec dopo la decisione annunciata dalla proprietà di cessare l'attività di produzione meccano-tessile nel sito di Scandicci (FI) .

Alla riunione, coordinata dal dott. Ruta dalla dott.ssa Paolino delI' Ufficio Iniziative per imprese in crisi del MAP , hanno partecipato in rappresentanza della Regione Toscana Matteucci e Gambino, il vice Presidente della Provincia Firenze Barducci, il Sindaco di Scandicci Gheri accompagnato dall' Assessore Dugini, in rappresentanza del Comune di Firenze Palli, in rappresentanza della Matec Garza accompagnato dal direttore amministrativo Brucalassi nonchè dal vice direttore dell' Assindustria di Firenze Cellini. Le OO.SS. hanno comunicato di essere impossibilitate a partecipare all'incontro cosi come già espresso durante la riunione del 21 novembre u.s..

Il rappresentante della Matec ha dichiarato che considera negativa ed incomprensibile la decisione assunta da le 00.SS. di non partecipare all'incontro odierno, decisione di cui prende doverosamente atto. Riteneva tuttavia utile un confronto con i rappresentanti dei lavoratori della società che, pur nella gravità della situazione, avrebbe consentito di approntare le migliori tutele possibili a loro favore per la perdita del posto di lavoro.

Lo stesso ha dichiarato le difficoltà del settore meccano-tessile, ed in particolare del comparto della calzetteria, nel quale opera la Matec S.p.A  che è caratterizzato, da diverso tempo, da una grave crisi dovuta principalmente al drastico calo dei consumi, alla forte stagnazione dei mercati ed alla costante diminuizione dei prezzi di vendita.

Rispetto a tale congiuntura la Matec S. .A. ha registrato un andamento a carattere negativo ed involutivo, con riferimento agli indicatori economico finanziari (risultato d'impresa, fatturato, risultato operativo, indebitamento), nonchè un forte ridimensionamento dell'organico.

Il C.d.A. della società ha ritenuto. pertanto, indifferibile la prossima cessazione delle attività e la conseguente, messa in liquidazione della Matec S.p.A, da attuarsi con l'immediato ricorso alla procedura di legge e quindi al licenziamento di tutti i dipendenti e la loro messa in mobilità.

Il Ministero delle Attività Produttive e le Istituzioni locali presenti all'incontro, hanno nuovamente richiesto a Matec spa di valutare ipotesi industriali, a partire da possibili diversificazioni produttive, che sappiano ridurre l'impatto sociale conseguente ad una cessazione dell'attività nei brevi tempi preannunciati.

In subordine è stato chiesto a Matec s a di condividere con le Istituzioni la definizione di un percorso di interventi tali da consentire il ricorso ad ammortizzatori sociali alternativi rispetto all'immediata messa in mobilità dei dipendenti, quali la cassa integrazione guadagni straordinaria per almeno l2 mesi, durante i quali sarà peraltro possibile avviare la ricerca di iniziative industriali valide e sostenibili per favorire una possibile riconversione industriale del sito produttivo e la  salvaguardia, dei livelli occupazionali.

Il rappresentante dell' Assindustria di Firenze ha confermato l'impegno a ricercare un percorso condiviso che sappia coniugare la inderogabile decisione di Matec spa di cessare l'attività, con la necessità: dei dipendenti di poter fruire di adeguati ammortizzatori sociali, a partire da un auspicabile ricorso alla cigs. In tal senso ha comunicato che l'associazione ha attribuito un pre incarico ad una società del sistema confindustriale toscano finalizzato alla verifica di fattibilità di ipotesi di diversificazione dello stabilimento di Scandicci

Matec spa, seppur riconfermando la decisione di cessare l'attività, si è dichiarata disposta a riconsiderare le proprie decisioni in ordine agli ammortizzatori sociali di accompagnamento ai lavoratori coinvolti.

In tal senso Matec spa, aderendo alle richieste formulate dal Ministero e dalle Istituzioni locali dì esaminerà eventuali ipotesi industriali diverse, avvierà la procedura di consultazione sindacale per la richiesta  d'intervento della Cassa Integrazione Guadagni Straordinaria, della durata di 12 mesi, per cessione dell' attività.

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IL 29 INCONTRO AL MINISTERO PER LA MATEC


IL 29 NOVEMBRE NUOVO INCONTRO AL MINISTERO PER LA MATEC
Il vice Presidente Barducci ha risposto ad una domanda d’attualità di Rifondazione Comunista

FIRENZE – Il Consiglio provinciale è tornato ad occuparsi dei problemi della Matec di Scandicci con una domanda d’attualità del gruppo di Rifondazione Comunista. “Valuto positivamente il fatto che ci sia l’interessamento del Ministero dell’Industria, vuol dire che ci sono ancora dei margini sui quali poter lavorare – ha spiegato il vice Presidente della Provincia Andrea Barducci – anche se la proprietà dell’azienda ha ribadito nell’incontro di non essere disponibile ad incontrare la rappresentanza sindacale del gruppo.

C’era solo una disponibilità ad incontrare la rappresentanza sindacale della Matec S.p.A. Questa ipotesi non ha trovato disponibili e consenzienti le organizzazioni sindacali che si sono alzate dal tavolo e non hanno partecipato all’incontro. Abbiamo rappresentato alla proprietà il disappunto della Regione per bocca dell’Assessore Simoncini, della Provincia attraverso il vice Presidente e del Comune di Scandicci attraverso il Sindaco. Abbiamo giudicato incomprensibile una impuntatura ed un irrigidimento su questo punto. Abbiamo ottenuto, inoltre, da parte dei funzionari e dei rappresentanti del Ministero dell’Industria la disponibilità a non mollare la presa ed un nuovo incontro è previsto per il 29 novembre sempre al Ministero dell’Industria. Puntiamo ad agire su due versanti: da una parte la diversificazione e dall’altra gli ammortizzatori sociali”.

Calò ha ricordato che: “Mancano meno di 40 giorni alla chiusura dello stabilimento di Scandicci ed è una corsa contro il tempo per risolvere una vertenza che è scivolata dal piano locale ad un piano nazionale. C’è un passaggio delicatissimo da tenere presente in questa vertenza: la proprietà punta a dimezzare il pacchetto legato alla cassa integrazione, mentre il Sindacato chiede principalmente due anni di cassa integrazione. C’è una disponibilità a parole solamente per ciò che riguarda 12 mesi. Risollecito la richiesta di un nuovo Consiglio Provinciale straordinario da tenersi a Scandicci”.

Lunedì 28 Novembre 2005  10:47

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IL CASO Un’agonia cominciata tre anni fa

Il consiglio di amministrazione chiede la chiusura di Matec Giorno nero per 280 famiglie

di Fabrizio Morviducci su la Nazione 26/11/05

Nel giorno dello sciopero generale si è deciso il futuro della Matec. Il Consiglio di amministrazione dell'azienda si è riunito alle 2 di ieri pomeriggio, per affrontare la questione. Alla fine la chiusura dello stabilimento è stata confermata. Una decisione che era nell'aria da tempo, ma che nessuno vorrebbe mai vedere attuata. L'ufficialità della decisione dovrebbe arrivare martedì prossimo, nel corso dell'incontro al Ministero dell'Industria, che si annuncia drammatico.
La riunione è finita intorno alle 18; al termine del Cda, l'azienda non ha rilasciato note ufficiali. 

A Firenze, è stata una serata d'attesa, tra conferme e preoccupazioni per una situazione che a questo punto si fa davvero difficile. Resta da capire quali margini ci siano per salvare 280 lavoratori; se fosse confermata la chiusura, il destino di questi uomini e donne, di queste famiglie, resta appeso a un filo. Ieri intanto sulla vicenda, era intervenuto anche il vicepresidente della Provincia, Andrea Barducci: «Abbiamo ottenuto - aveva detto nel corso di un consiglio provinciale - da parte dei funzionari e dei rappresentanti del Ministero dell'Industria la disponibilità a non mollare la presa ed un nuovo incontro è previsto per il 29 novembre sempre al Ministero dell'Industria. Puntiamo ad agire su due versanti: da una parte la diversificazione e dall'altra gli ammortizzatori sociali». Silenzio dei sindacati, in attesa della conferma ufficiale dell'azienda. Nel gioco delle parti questo era il momento dell'attesa.

I lavoratori hanno chiesto a tutte le istituzioni di adoperarsi con tutti i mezzi affinché marchio e produzione restino sul territorio; finché i cancelli non saranno chiusi sarà questo l'obiettivo delle parti sociali, sindacati e istituzioni. L'ultima crisi vera, tra la fine del 2002 e i primi mesi del 2003; il risultato fu una pesante ristrutturazione con la riduzione dei lavoratori da 500 a 300. Ma i momenti «neri» non sono mai finiti, come pochi mesi fa, con 13 settimane di cassa integrazione per oltre duecento lavoratori. Prima dello spauracchio chiusura, l'azienda ha annunciato un nuovo provvedimento di cassa integrazione ordinaria, durato tutta l'estate.

Martedì sarà il momento della verità. A più riprese l'amministrazione comunale di Scandicci, che aveva creduto al progetto del 'polo meccanotessile', rivelatosi poi un bluff, aveva invocato responsabilità sociale d'impresa. Ossia riconvertire, o adoperarsi per la ricollocazione a lavoro dei dipendenti Matec. A oggi invece, si è vista solo la volontà di smobilitare.

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MATEC
Manifestazione e volantini a Brescia contro Lonati

da l'Unità 24/11/05

Erano in circa 400, tra lavoratori e rappresentanti sindacali, alla manifestazione a Brescia contro la chiusura della Matec di Scandicci. Tra i manifestanti 150 sono giunti dalla Toscana con tre pullman. Il corteo dall’azienda Lonati ha raggiunto la prefettura e la sala consiliare della Provincia, bloccando una delle principali strade cittadine mentre i manifestanti distribuivano ed affiggevano volantini con una vignetta di Staino a sostegno della Matec. Al prefetto di Brescia, Maria Teresa Cortellessa Dell’Orco, è stata spiegata la situazione della Matec per cui è stata prevista la chiusura (con messa in mobilità di 300 lavoratori) all’inizio del 2006 e chiesto un interessamento presso il ministero delle Attività produttive. Il Consiglio provinciale ha invece approvato all’unanimità un ordine del giorno a sostegno dei lavoratori.

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Matec: l’azienda rifiuta l’incontro coi sindacati
Oggi e domani nuovi scioperi

sull'Unità 22/11/05


LA LINEA DURA intrapresa dal gruppo Lonati prosegue. Anzi, si rinforza ulteriormente. Perfino all’incontro convocato presso il ministero delle attività produttive.

«I rappresentanti sindacali delle aziende bresciane del gruppo non c’entrano. Questa è una vertenza che riguarda la Matec e quindi solo fiorentina» è stato il “buongiorno” dei rappresentanti dell’azienda. E così il tavolo, cui dovevano prendere parte anche l’assessore regionale al lavoro Gianfranco Simoncini, il sindaco di Scandicci Simone Gheri, l’assessore al lavoro del Comune di Firenze Riccardo Nencini e il vice presidente della Provincia di Firenze Andrea Barducci insieme ai sindacati e ai rappresentanti del gruppo Lonati, è saltato ancor prima di cominciare. 

L’incontro si è quindi svolto in due distinti momenti e in entrambe le occasioni le istituzioni hanno espresso il loro disappunto per la decisione dell’azienda di non sedersi al tavolo con le organizzazioni sindacali. «Non è concepibile - ha detto Simoncini - che l’azienda voglia scegliere a suo piacimento i rappresentanti sindacali con cui confrontarsi, anche perché è innegabile che la vertenza abbia un valore nazionale». In particolare è stato chiesto un impegno per confermare la missione produttiva dello stabilimento di Scandicci e, in caso di dismissione, un impegno concreto nel processo di riconversione industriale per scongiurare negative ricadute occupazionali e per il territorio. L'azienda, da parte sua, ha confermato la volontà di dismettere lo stabilimento pur dicendosi disponibile a valutare proposte relative all'insediamento di nuove attività nell’area.

I sindacati hanno invece espresso tutto il loro malumore per l’atteggiamento dell’azienda definendolo «provocatorio e ulteriormente irriguardoso». E così per stamani è prevista un’ora di sciopero a livello di gruppo mentre domani è stata programmata una grande manifestazione a Brescia con la richiesta di un incontro al prefetto e a cui aderiranno tutte le aziende del gruppo. Nella speranza che il nuovo incontro al ministero, previsto per martedì, possa per lo meno avere un inizio. f.san.

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MATEC E’ scontro duro nel vertice di Roma

La Lonati rifiuta ogni dialogo con i sindacati «Tanto chiudiamo tutto»

di Fabrizio Morviducci su la Nazione 22/11/05

«Matec chiuderà». E' stata questa la posizione assunta dai rappresentanti del gruppo Lonati, al cospetto delle istituzioni toscane. L'incontro è avvenuto ieri mattina al ministero delle Attività produttive. Un incontro cominciato subito male, quando l'azienda ha deciso di non sedersi al tavolo della trattativa coi sindacati (il motivo addotto è stata la presenza di una delegazione sindacale bresciana). A Roma erano presenti l'assessore regionale all'istruzione, formazione e lavoro Gianfranco Simoncini, il sindaco di Scandicci Simone Gheri, l'assessore al lavoro di Firenze, Riccardo Nencini e il vice presidente della Provincia di Firenze Andrea Barducci. Dopo il no dell'azienda a sedersi coi sindacati, l'incontro si è svolto in due distinti momenti. In entrambe le occasioni le istituzioni hanno espresso il loro disappunto per la decisione dell'azienda di non sedersi al tavolo con le organizzazioni sindacali.

«Non è concepibile - ha detto l'assessore Simoncini a nome delle istituzioni presenti - che l'azienda voglia scegliere a suo piacimento i rappresentanti sindacali con cui confrontarsi, anche perché è innegabile che la vertenza abbia comunque un valore nazionale».

Regione, Comuni,e Provincia hanno confermato le posizioni già espresse, insieme alle istituzioni locali, sulla necessità di mantenere in piedi l'attività produttiva dello stabilimento di Scandicci e di salvaguardare in tal modo i posti di lavoro. In particolare è stato chiesto un impegno per confermare la missione produttiva dello stabilimento di Scandicci. In caso si arrivasse a una dismissione, dovrà esservi da parte dell'azienda un impegno concreto nel processo di riconversione industriale che deve vedere, da parte del gruppo Lonati, piena assunzione di responsabilità sociale, scongiurando negative ricadute nel territorio. L'azienda, da parte sua, è rimasta ferma sulle proprie posizioni, confermando la volontà di dismettere lo stabilimento pur dicendosi disponibile, tuttavia, a valutare proposte relative all'insediamento di nuove attività nell'area. 

Martedì prossimo ci sarà un nuovo incontro, per approfondire le problematiche emerse. Un incontro che si terrà sempre a Roma, all'indomani del consiglio di amministrazione dell'azienda, dove dovrebbe essere ufficializzata nuovamente la chiusura di Matec. I sindacati annunciano battaglia. Oggi si comincia con uno sciopero e con un'assemblea interna. Non si escludono nuove azioni di protesta, con astensione dal lavoro e picchetti a Brescia, davanti alla sede storica del gruppo Lonati.

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21/11/2005 - 17:26

MATEC: DECISO UN SECONDO INCONTRO AL MINISTERO DELLE ATTIVITA' PRODUTTIVE.

(AGE) ROMA - Incontro al Ministero delle attività produttive per la Matec di Scandicci. All'incontro era presente la Regione Toscana, con l'assessore all'istruzione, formazione e lavoro Gianfranco Simoncini, il sindaco del Comune di Scandicci, Simone Gheri, l'assessore al lavoro del Comune di Firenze, Riccardo Nencini, il vice presidente della Provincia di Firenze Andrea Barducci, le organizzazioni sindacali della provincia di Firenze e di Brescia e i rappresentanti del gruppo Lonati, proprietario dell'azienda. E' stata proprio la presenza dei sindacati bresciani a provocare la decisione dell'azienda di non sedersi al tavolo con le organizzazioni sindacali. L'incontro si è quindi svolto in due distinti momenti. In entrambe le occasioni le istituzioni hanno espresso il loro disappunto per la decisione dell'azienda di non sedersi al tavolo con le organizzazioni sindacali. «Non è concepibile», ha detto l'assessore Simoncini, a nome delle istituzioni presenti, « che l'azienda voglia scegliere a suo piacimento i rappresentanti sindacali con cui confrontarsi, anche perché è innegabile che la vertenza abbia comunque un valore nazionale». 

Nel corso dell'incontro con l'azienda, la Regione, i Comuni di Firenze e Scandicci, la Provincia di Firenze hanno confermato la necessità di mantenere in piedi l'attività produttiva dello stabilimento di Scandicci e di salvaguardare, in tal modo, i posti di lavoro. In particolare è stato chiesto un impegno per confermare la missione produttiva dello stabilimento di Scandicci. In caso si arrivasse a una dismissione, dovrà esservi da parte dell'azienda un impegno concreto nel processo di riconversione industriale che deve vedere, da parte del gruppo Lonati, piena assunzione di responsabilità sociale, scongiurando negative ricadute nel territorio. In un eventuale percorso di questo tipo, le istituzioni si sono dette disponibili a fare la loro parte, divenendo partner attivi del processo. In caso di dismissione, inoltre, le istituzioni hanno anche fatto presente l'esigenza di avere strumenti che consentano di governare la vicenda per salvaguardare i livelli occupazionali e la presenza produttiva nel territorio. L'azienda, da parte sua, è rimasta ferma sulle proprie posizioni, confermando la volontà di dismettere lo stabilimento pur dicendosi disponibile, tuttavia, a valutare proposte relative all'insediamento di nuove attività nell'area. E' per discutere in maniera più approfondita di questi problemi che è stato deciso di convocare un nuovo incontro, che si terrà martedì prossimo presso il ministero delle attività produttive. (AGE) -COM- Rosaria De Somma

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MATEC
Appello dei lavoratori a Ciampi: 10mila firme contro la chiusura

di Francesco Sangermano sull'Unità 16/11/05

Oltre diecimila firme a sostegno della petizione contro la chiusura della Matec di Scandicci saranno inviate al Presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi. La petizione e le firme verranno consegnate questa mattina al Prefetto di Firenze perché le trasmetta al Capo dello Stato. 

Lo hanno annunciato i sindacati che hanno promosso la raccolta di firme e che ieri hanno fatto il punto sulla vertenza che vede a rischio complessivamente circa 500 posti di lavoro (300 direttamente nell’azienda e 200 nell’indotto). 

I rappresentanti di Cgil, Cisl e Uil attendono ora l’incontro in programma lunedì prossimo a Roma (il primo cui parteciperanno rappresentanti della proprietà e di tutte le aziende del gruppo) confidando in un piano industriale che non preveda la chiusura dello stabilimento fiorentino che, nelle intenzioni della famiglia Lonati, è prevista per l’inizio del prossimo anno.

Diecimila firme a Ciampi per salvare la Matec
La consegna stamani al prefetto che le trasmetterà al Capo dello Stato. Adesioni bipartisan nelle istituzioni locali

di Francesco Sangermano

In poche settimane hanno raccolto oltre diecimila firme. Diecimila voci che si oppongono alla chiusura dello stabilimento fiorentino della Matec che la proprietà (il gruppo Lonati di Brescia) vorrebbe attuare all’inizio del prossimo anno. Stamani i lavoratori le consegneranno al prefetto di Firenze, Gian Valerio Lombardi, affinché faccia da tramite e le trasmetta al Presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi.

Nel presentare l’iniziativa, i sindacati che hanno promosso la raccolta di firme hanno anche fatto il punto dela situazione su una vertenza che vede a rischio complessivamente circa 500 posti di lavoro. Nelle intenzioni del gruppo Lonati, infatti, la chiusura dello stabilimento di Scandicci (che produce macchine per calzetteria) comporterebbe il trasferimento della produzione a Brescia. Un’eventualità che determinerebbe la conseguente perdita del posto di lavoro per tutti i 300 dipendenti diretti della Matec accompagnata da ricadute pesantissime anche sull’indotto cui afferiscono circa 200 persone. All’incontro erano presenti i delegati delle Rsu aziendali, il segretario generale della Cisl di Firenze, Adriano Fratini, Andrea Montagni della segreteria Cgil provinciale, Fabio Franchi e Renato Santini della Fim-Cisl di Firenze e Cesare De Sanctis della Fiom-Cgil provinciale.

I sindacati si sono detti soddisfatti per il grande consenso riscontrato attorno alla petizione. A maggior ragione perché a sottoscriverla sono stati da un lato tanti abitanti della zona di Scandicci e di Firenze, ma dall’altro anche rappresentanti “eccellenti” delle istituzioni e della politica locale, di entrambi gli schieramenti, e politici nazionali. 

Sergio Staino, invece, ha dedicato una sua vignetta (oggi su L’Unità) alla vertenza in atto. «Stiamo lottando - hanno detto i rappresentanti sindacali - per far sopravvivere un’azienda che non è né decotta, né in fallimento. Siamo di fronte ad un imprenditore che non si è dimostrato amico del territorio e che vuole chiudere in virtù di una scelta di tipo prettamente immobiliare, che vuole eliminare un polo produttivo per costruire una rendita.» Per il momento dall’azienda non è venuto alcun segnale di apertura. 

Molte speranze sono così riposte nell’incontro fissato a Roma, il 21 novembre prossimo, al ministero delle attività produttive, dove si incontreranno ministero, azienda e il coordinamento sindacale di tutto il gruppo Lonati. «Sarà il primo incontro tra tutte le componenti - spiegano i sindacati - e in quella sede chiederemo che vengano stabilite dall’azienda prospettive precise per tutti i siti produttivi, compreso quello fiorentino». In base all’esito di quell’incontro saranno decise eventuali ulteriori iniziative di protesta sia su Firenze sia su Brescia dove hanno sede tutte le altre aziende del gruppo Lonati.

 

Il testo dell'appello a Ciampi

Firenze, 15 Novembre 2005 

Al Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi

Illustrissimo Signor Presidente, 

ci rivolgiamo a Lei, per ciò che istituzionalmente rappresenta, ma anche per l’impegno e la determinazione con le quali ha impresso forza ai temi dello sviluppo e del lavoro.

Proprio questi temi rischiano di uscire compromessi da una vicenda che vogliamo sottoporre alla Sua attenzione. La vertenza Matec, azienda di 280 dipendenti, di proprietà della famiglia Lonati.

Lo facciamo in un contesto, quello della provincia di Firenze, che conosce una congiuntura difficile e una criticità competitiva che si manifesta da lungo tempo. Numerose sono le ristrutturazioni e le chiusure di siti produttivi, con la conseguente perdita di centinaia di posti di lavoro, accompagnate da una latente sfiducia degli operatori economici e delle famiglie.

Il sistema locale sta cercando di fronteggiare questa drammatica situazione attraverso un articolato processo di concertazione per ricollocare il nostro sistema economico nel medio e lungo periodo. E’ ciò che chiamiamo il “Patto per lo Sviluppo”, sul quale tutti gli attori sociali ed istituzionali locali sono impegnati, perché possa realizzarsi pienamente con chiari dispositivi per la qualificazione competitiva del territorio.

Il tempo però non è un fattore neutrale, così come non lo sono le scelte e gli atti che si compiranno a partire dalle grandi vertenze aperte nel territorio. Fra queste, la Matec rappresenta un punto discriminante.

Diciamo subito e fermamente che la Matec non può chiudere. Non può farlo, perché rifiutiamo che si svuoti di contenuto la prospettiva che faticosamente il Patto ha disegnato. Non può farlo soprattutto perché non ci sono ragioni industriali che lo giustifichino, né tanto meno condizioni di bilancio tali da motivare una così draconiana iniziativa. In Matec siamo di fronte ad un patrimonio tecnologico e professionale che è sostenuto da un’esperienza pluridecennale positiva.

Le professionalità dei lavoratori e delle lavoratrici di Matec hanno concretizzato ormai un vasto parco macchine venduto nel mondo, che è contemporaneamente risultato del know-how sedimentato nell’esperienza aziendale e capacità di individuare i clienti, promuovendosi sapientemente nei mercati di riferimento.

A livello internazionale il marchio Matec è ben noto e riconosciuto come affidabile e tecnicamente valido, perché l’impresa, i lavoratori, il territorio hanno reso possibile questo risultato.

Non a caso il Gruppo Lonati, già forte nel settore meccanotessile, acquistò la Matec dall’ENI nel 1993, passando da azienda locale a gruppo nazionale.

La dimensione nazionale è stata il fattore di successo che ha consegnato al gruppo la leadership internazionale nel settore, ma ha finito per degenerare successivamente, con nuove acquisizioni che hanno avuto l’effetto di ridimensionare mercati e concorrenza. Nonostante ciò, noi continuiamo a sostenere le ragioni di un gruppo nazionale. Ma un gruppo nazionale, esposto nei mercati internazionali, non può confinarsi nel localismo a patto di perdere la sua natura di grande gruppo italiano. Farlo vorrebbe dire nuocere all’identità del gruppo stesso, alle ragioni imprenditoriali, così come a tutti i lavoratori. Si tratterebbe di un salto all’indietro e Lonati ha bisogno di guardare avanti.

Il futuro del gruppo Lonati non può essere costruito pensando di perdere oggi, con alti costi sociali e produttivi, ciò che servirà domani proprio per riconquistare e mantenere clienti e mercati. Non neghiamo i problemi di un mercato e di una situazione sicuramente difficili:  parte di questi problemi sono il frutto di una sovraccapacità produttiva delle aziende Lonati, che è venuta a determinarsi anche per scelte sempre più orientate a ritagliare per il gruppo una posizione di monopolio, rispetto alla quale ci saremmo immaginati una maggiore attenzione da parte dell’autorità preposta a impedire concentrazioni  e alterazioni della libera concorrenza.

Anche per questo le organizzazioni sindacali hanno posto loro stesse il tema di “possibili diversificazioni” per affrontare queste difficoltà. E’ una strada che, se vincolata ad un opportuno e rigoroso piano industriale, saremmo disponibili a percorrere.

Quello che è inaccettabile è la chiusura, perché non risolve i problemi. Non sono credibili, infatti, un rimedio, una soluzione che coincidano esattamente con il peggiore dei mali: la scomparsa tout-court del sito industriale e dei suoi 280 lavoratori, insieme ad un indotto di pregio e ad una storia industriale nazionale. Per questo motivo, la vertenza Matec non appartiene alle sole vicende occupazionali della Provincia di Firenze, dove si sommano anche le scelte negative di Electrolux-Zanussi e di tante altre aziende presenti nel territorio.

L’insieme delle Istituzioni locali hanno fatto cose importanti. Proprio per questo non possono essere lasciate sole. La complessità sociale che si delinea richiede un impegno ulteriore, capace di chiamare tutti, in primo luogo la proprietà, ma anche il Governo nazionale, alle proprie responsabilità.

Il 21 Novembre ci sarà un primo incontro con il Ministro dell’Industria. Sarà un incontro importante se proprietà e Governo saranno capaci di indicare soluzioni alternative alla chiusura della nostra azienda.

Infine, Signor Presidente, vorremmo richiamare la Sua attenzione su un altro aspetto importantissimo, che riguarda il testo fondante della nostra Repubblica democratica: la Costituzione. Sappiamo quanto Le sia cara. Nella vertenza il comportamento del Gruppo Lonati è per noi in aperto contrasto con i principi di responsabilità sociale d’impresa, espressamente richiamati nella Carta Costituzionale.

Per tutte le ragioni fin qui esposte tante persone della nostra comunità hanno deciso di rivolgersi a Lei. Poter contare sulla Sua attenzione e sul Suo interessamento rappresenterebbe per questi lavoratori e per le loro famiglie un’ulteriore conferma della fiducia riposta nelle Istituzioni. La Sua, prima tra queste.

Saremmo dunque lieti di poter conferire personalmente con Lei, Signor Presidente, per rappresentarLe più compiutamente le ragioni delle nostre preoccupazioni e delle nostre iniziative.

Queste diecimila firme testimoniano questa volontà e sostengono con rispetto e speranza la nostra richiesta.

Distinti saluti

Le RSU Matec SpA
Le Organizzazioni Sindacali Fiorentine

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La petizione diretta al presidente della Repubblica sarà consegnata oggi in prefettura
Diecimila firme sotto l´appello per salvare la Matec

NOSTRO SERVIZIO su la Repubblica 16/11/05

Diecimila firme inviate al presidente della Repubblica per cercare di salvare la Matec. E´ bastato un mese ai rappresentanti dei lavoratori ed ai sindacati per raccogliere un vasto consenso intorno alla battaglia per mantenere l´azienda di macchine tessili, specializzata e leader mondiale nella produzione di apparecchi per la calzetteria. La ditta, con sede a Scandicci, è stata acquisita dal gruppo Lonati. L´acquisizione dell´azienda dalle partecipazioni statali, hanno denunciato fin da subito i sindacati, nasceva solo da motivi finanziari: non c´era volontà di promuovere la Matec, ma acquisirne il know how, i brevetti e i clienti, spostando la produzione in nord Italia, a Brescia, sede del gruppo Lonati. Un colpo da 500 posti di lavoro in meno per l´industria fiorentina, tra i 300 direttamente impiegati nell´azienda e l´indotto.

La raccolta di firme (che verranno consegnate oggi al prefetto per trasmetterle al capo dello Stato) è stata presentata ieri dai delegati delle Rsu aziendali, dal segretario generale della Cisl di Firenze, Adriano Fratini, Andrea Montagni, della segreteria Cgil provinciale, Fabio Franchi e Renato Santini della Fim-Cisl di Firenze e Cesare De Sanctis della Fiom-Cgil provinciale. «C´è stato un grande consenso attorno alla petizione, che ha ottenuto oltre diecimila firme in poche settimane» hanno detto i rappresentanti dei lavoratori. Hanno firmato anche molti rappresentanti delle istituzioni e della politica locale, di entrambi gli schieramenti, e politici nazionali.

«Stiamo lottando – hanno detto i rappresentanti sindacali- per far sopravvivere un´azienda che non è né decotta, né in fallimento. Siamo di fronte ad un imprenditore che non si è dimostrato amico del territorio e che vuole chiudere in virtù di una scelta di tipo prettamente immobiliare, che vuole eliminare un polo produttivo per costruire una rendita».
Ma, ad oggi, nessun segnale di apertura o di dialogo è arrivato dal gruppo Lonati, il cui patron figura tra i principali beneficiari delle plusvalenze dell´Opa lanciata da Unipol su Bnl. «Molte speranze sono riposte nell´incontro che è stato finalmente fissato a Roma, il 21 novembre prossimo, al Ministero delle attività produttive, dove si incontreranno Ministero, azienda e il coordinamento sindacale di tutto il gruppo Lonati» dicono i sindacati. Dall´esito dell´incontro dipenderanno eventuali ulteriori iniziative di protesta che riguarderanno non solo Firenze, ma anche Brescia dove hanno sede tutte le altre aziende del gruppo Lonati, colosso mondiale del meccanotessile.

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Saranno mandate a Ciampi

Consegnate al prefetto le diecimila firme ‘Matec’

Diecimila firme per salvare la Matec. Diecimila nomi e cognomi di persone che gridano con forza il loro sostegno alla petizione contro la chiusura dell’azienda di Scandicci. La lista oggi viene consegnata al prefetto di Firenze perché la consegni al presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi. Ancora un tentativo per scongiurare la chiusura annunciata di un’azienda «che — dicono i lavoratori  — a Firenze va bene, alla quale è stata costruita intorno una crisi che non esiste e destinata a divenire oggetto di una speculazione più larga». Ieri, nella sede della Provincia sindacati e rappresentanti dei dipendenti Matec hanno reso nota la raccolta di firme. Il 21 novembre è la data di un incontro che, a Roma, dovrebbe mettere intorno allo stesso tavolo rappresentanti del Ministero, dell’azienda e del coordinamento del gruppo bresciano Lonati.
Leonardo Bartoletti su la Nazione 16/11/05

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L’APPELLO DEI LAVORATORI Contro la chiusura

Per salvare la Matec raccoglieranno 10.000 firme e le porteranno da Ciampi

 di Fabrizio Morviducci su la Nazione 13/11/05

Diecimila firme per salvare la Matec. I lavoratori dell'azienda meccanotessile stanno portando avanti la loro petizione, da inviare al Presidente Ciampi. Un appello che vede l'adesione di esponenti politici di livello nazionale, ma anche degli amministratori locali che si stanno impegnando per salvare trecento posti di lavoro.

E' di ieri la notizia che il presidente del consiglio provinciale, Pietro Roselli, e tutta l'assemblea di Palazzo Medici Riccardi, hanno aderito alla richiesta delle organizzazioni sindacali fiorentine, sottoscrivendo l'appello per salvare la Matec. Nei giorni scorsi aveva firmato la petizione anche il presidente diessino, Massimo D'Alema.

 «La Matec non deve chiudere - si legge nell'appello - perché la Matec è un'azienda storica, ed occorre salvare il patrimonio industriale scandiccese». Il tempo comincia a stringere. L'azienda ha annunciato la chiusura dello stabilimento per gennaio. E non ci sono spiragli, almeno per il momento, in una trattativa che si fa di giorno in giorno sempre più difficile. I lavoratori dell'azienda sono determinati a tentare tutte le strade per salvaguardare i livelli occupazionali. I sindacati alla stessa maniera hanno trasformato la vertenza in affare nazionale, tanto che il 21 novembre, la questione Matec sarà trattata al Ministero delle attività produttive. A Scandicci intanto la vertenza si sta inasprendo.

E' dell'altro giorno lo sciopero delle tute blu della Matec, un'astensione dal lavoro improvvisa, scatenata dall'arrivo di tecnici specializzati di un'azienda affiliata al gruppo che si occupa di elettronica per le macchine circolari prodotte dal gruppo Lonati, tranne appunto la Matec. I tecnici in questione avrebbero dovuto studiare due prototipi che Scandicci sta sviluppando. Un arrivo che è stato interpretato dagli operai come uno «scippo tecnologico», in vista della chiusura della fabbrica. Ma è in dirittura d'arrivo anche la ristrutturazione alla Zanussi. Il prossimo 17 novembre sindacati e proprietà torneranno a riunirsi per quello che probabilmente sarà l'ultimo incontro prima dell'avvio della procedura che dovrebbe portare al «taglio» di 192 dipendenti, tra operai e impiegati. Il tracollo delle fabbriche fordiste, sta causando a Scandicci un'emorragia di posti di lavoro.

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Sono venuti da Brescia per copiare i brevetti»

Alla Matec arrivano i tecnici del gruppo Lonati i lavoratori scioperano, la Rsu incontra D’Alema

di Francesco Sangermano / Firenze sull'Unità 12/9/05

IL BLITZ è scattato di prima mattina. Poco dopo l’apertura dei cancelli. I tecnici bresciani della Dinema, azienda del gruppo Lonati, si sono presentati negli uffici dei colleghi della Matec di Scandicci. Con una missione ben precisa da portare a termine: copiare il software realizzato dal personale di Scandicci, imparare il suo utilizzo ed esportarlo poi sui siti produttivi bresciani del gruppo. Prodotti per i quali, a Firenze, hanno lavorato due anni interi.

Un tentativo, questo, che ha mandato su tutte le furie sia i lavoratori dell’azienda sia i rappresentanti sindacali. La reazione è arrivata immediata. Mentre i tecnici bresciani prendevano già la via del ritorno a nord, gli operai della Matec fermavano l’attività e scendevano spontaneamente in sciopero. Prima i tecnici che erano stati protagonisti diretti dell’accaduto, quindi tutto il resto del personale che è uscito fuori dai cancelli intorno alle 10.30. Una volta in strada gli operai hano percorso poche decine di metri in direzione dell’ingresso autostradale di Firenze signa ed hanno bloccato per circa un’ora (come già accaduto altre volte nel recente passato) la rotatoria d’accesso alla A1 e alla superstrada Fi-Pi-Li.

«Quanto accaduto stamani (ieri mattina, Ndr) dimostra due cose - attacca Cesare De Sanctis della Fiom Cgil - Da un lato che i lavoratori fiorentino posseggono know how e margini di professionalità elevati che invece non hanno altri rami d’azienda che isistono lontano da Firenze. Dall’altro che l’azienda non è affatto decotta. Anzi. Evidentemente ha intenzione di crescere e svilupparsi se vuole un aggiornamento professionale dei suoi tecnici». Ma per De Sanctis si deve leggere anche qualcosa di più. «Credo che sia importante sottolineare - dice - quanto forte sia la volontà di lottare e di mettersi in gioco da parte dei lavoratori della Matec per cui l’azienda in cui lavorano non è né cotta né già chiusa».

È accaduto, insomma, quello che temevano in estate. Quando fu chiesto un impegno preciso all’associazione industriali affinché, approfittando del periodo di ferie, nessuno si intrufolasse in azienda per portar via macchinari o metter le mani su quello che c’era. I fiorentini non hanno permesso ai tecnici bresciani, che nel 2006 continueranno a lavorare, di sedere al loro fianco e prendere “ripetizioni” da chi, nel 2006, nelle intenzioni dell’azienda non dovrebbe più esistere.

E mentre si consumavano fuori dall’azienda sciopero e manifestazione, in Palazzo Vecchio una parte della Rsu aziendale ha avuto modo di incontrare Massimo D’Alema. In vista del primo incontro col governo (previsto a Roma per il 21 per stabilire un piano industriale a livello nazionale con specificità per ogni singola fabbrica) il presidente nazionale dei Ds si è reso disponibile a intervenire sul ministero e direttamente sulla famiglia Lonati per sollecitare una soluzione della vertenza e scongiurare il rischio di chiusura dello stabilimento fiorentino.

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Blocco stradale in difesa delle conoscenze tecnologiche l´azienda toscana non vuole trasferire alla sede del nord
Matec, sciopero per il know how
Arrivano i tecnici da Brescia, a Scandicci non collaborano

Un gruppo ha chiesto aiuto a D´Alema
ILARIA CIUTI su la Repubblica 12/9/05

SONO arrivati ieri mattina alla Matec i tecnici di Brescia: per impadronirsi delle soluzioni informatiche messe a punto dall´azienda di Scandicci che la proprietà bresciana, la famiglia Lonati, intende chiudere a gennaio. Ed è stato immediatamente sciopero, con corteo e blocco della rotonda vicina alla fabbrica, da cui si accede da Scandicci alla Fi-Pi-Li e al casello Firenze-Signa dell´Autosole. Il risultato è stato un serpentone di traffico, in un´area già nevralgica e in questo momento resa ancora più difficile dai cantieri della tramvia, che si è avvolto su se stesso per più di un´ora, dalle 10,40 alle 12,10. Mentre i lavoratori gridavano le ragioni di quasi 300 famiglie (alla Matec lavorano adesso 270 persone) che da gennaio rischiano di trovarsi sul lastrico e i clacson delle auto e dei tir in coda urlavano la loro volontà di passare comunque. Per tutto il tempo le rsu hanno fatto fatica a trattenere i lavoratori, ormai esasperati dopo mesi di lotte e di risposte negative da parte dei Lonati, dall´invadere l´autostrada.

I tecnici bresciani erano arrivati direttamente dalla Dinema, l´azienda che si occupa di software per tutte le aziende del gruppo Lonati. Il compito loro affidato era quello di impadronirsi delle soluzioni tecnologiche messe a punto a Firenze. Per trasferirle nelle altre aziende di Brescia, sempre di proprietà del gruppo: la San Giacomo, la Santoni, la Lonati e, appunto, la Dinema. Almeno questo è stato il ragionamento della cinquantina di tecnici dell´area elettronica della Matec che non hanno aspettato un secondo. Invece di rivelare i loro segreti ai colleghi, sono usciti dal reparto, seguiti a ruota dal resto delle maestranze. In pochi minuti erano tutti sulla strada, la via del Parlamento europeo già semi paralizzata dai cantieri. Poco dopo alla rotonda. Ai tecnici bresciani non restava che rinunziare. Mentre i lavoratori della Matec in strada ripetevano per l´ennesima volta la loro rabbia e la loro amarezza. Oltre alla loro radicata convinzione che non si tratti solo di crisi del mercato delle macchine da calzetteria che si producono a Scandicci, ma soprattutto di errori della dirigenza aziendale e di volontà della proprietà, che anni fa aveva promesso il grande polo tecnologico fiorentino mai realizzato, di privilegiare Brescia rispetto a Scandicci. «Il polo lo hanno fatto - dicevano gli operai - Ma a Brescia e scaricando tutti i costi su di noi». Unico lo slogan: «La Matec non si chiude».

In contemporanea con l´occupazione della rotonda, la storia della fabbrica di Scandicci veniva raccontata da quattro esponenti delle rsu e da uno dei segretari della Cgil, fiorentina, Mauro Fuso, a Massimo D´Alema, in Palazzo Vecchio per il convegno di Eunomia, mentre erano presenti anche il presidente della Toscana Martini e il sindaco Domenici. «Siamo disponibili a qualsiasi riconversione produttiva - hanno detto a D´Alema - Purchè a Scandicci resti in funzione lo stabilimento e non si perdano posti di lavoro». D´Alema ha ascoltato e fatto domande per mezz´ora, ha promesso di interessarsi di persona presso il governo e la famiglia Lonati. Possibilmente prima che il 21 di questo mese la rappresentanza sindacale della Matec vada a Roma al ministero delle attività produttive e il 23 i lavoratori manifestino di nuovo a Brescia insieme a tutti gli altri dipendenti del gruppo.

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CASO MATECSotto accusa le sinergie sfrenate

«Sono venuti da Brescia per rubarci i nostri segreti» Subito in sciopero e in strada

di Fabrizio Morviducci su la Nazione 12/11/05

Matec, ancora agitazione. Ieri mattina gli operai dell'azienda meccanotessile che rischia la chiusura, sono tornati nuovamente a protestare fuori dallo stabilimento. Una protesta che ha come sfondo, non solo la vertenza in corso, ma anche un fatto nuovo, verificatosi appunto ieri mattina. Gli operai scandiccesi hanno visto arrivare in fabbrica i colleghi di Dinema, azienda del gruppo che si occupa di tecnologia per tutte gli altri stabilimenti del meccanotessile, tranne Matec. «Il motivo della visita? - racconta uno dei delegati della Rsu - E' molto semplice: in Matec stiamo sviluppando due prototipi che le altre aziende non sono in grado di produrre. L'arrivo dei tecnici da Brescia, potrebbe significare lo 'scippo' delle nostre competenze e la trasmissione anche agli altri stabilimenti del gruppo». I lavoratori di Matec hanno deciso di scendere immediatamente in piazza e protestare per quello che viene descritto come un altro segnale del disimpegno della proprietà dal sito industriale di Scandicci. «E' singolare - ha detto l'assessore allo sviluppo economico del comune di Scandicci, Marcello Dugini - che si voglia chiudere un impianto produttivo in grado di esportare tecnologia e fare innovazione.

Occorre che la proprietà faccia una riflessione, sulla proposta di chiudere lo stabilimento che ad oggi rappresenta sempre una punta di qualità nel settore». Il 21 novembre si terrà un incontro al ministero delle attività produttive. Sindacati, azienda e istituzioni discuteranno a un tavolo qualificato. L'obiettivo di sindacati e amministratori (saranno presenti rappresentanti da Regione, Provincia, e comune di Scandicci) è salvaguardare i 300 posti di lavoro, pesantemente a rischio dopo che la proprietà ha annunciato la chiusura dello stabilimento. Difficile capire quali siano i margini di trattativa. A più riprese la famiglia Lonati ha ribadito la volontà di smobilitare da Scandicci. Una volontà alla quale lavoratori e istituzioni si sono sempre opposti. Il tentativo dei sindacati e trovare nuove strade per differenziare la produzione, ed evitare che un territorio già pesantemente martoriato dalle crisi aziendali (all'orizzonte si profila anche la mobilità alla Nuova Italia) debba pagare un prezzo troppo pesante.

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CGIL – CAMERA DEL LAVORO METROPOLITANA DI FIRENZE

UFFICIO COMUNICAZIONE

CENTRO SERVIZI BORGO DEI GRECI

 

COMUNICATO STAMPA

VERTENZA MATEC:

In assemblea richiesto un impegno vero al Governo per salvare la Matec

Oggi si è svolta l’assemblea generale dei lavoratori della Matec di Scandicci; vi inoltriamo il documento finale approvato all’unanimità che prefigura la continuazione e l’intensificarsi delle iniziative dei lavoratori per salvare il posto di lavoro.

Erano presenti all’assemblea le Segreterie di Categoria ed i Segretari Generali Confederali .

DOCUMENTO FINALE ASSEMBLEA GENERALE LAVORATORI MATEC

I Lavoratori e le Lavoratrici della Matec si sono riuniti oggi in assemblea presenti le Segreterie di Categoria ed i Segretari Generali Confederali .

- L’ assemblea ha valutato negativamente il fatto che l’Azienda non abbia ancora presentato un piano industriale volto a fronteggiare la sovracapacità produttiva del Gruppo Lonati.

 Analogo e più severo giudizio è stato espresso verso la reiterata volontà di cancellare una unità produttiva, (quella della Matec) per bilanciare scelte industriali che da una parte hanno creato una situazione di sostanziale monopolio nel settore delle macchine per calzetteria e dall’altra non hanno saputo o voluto ancora offrire alternative di mercato e/o opportune diversificazioni produttive.

Per queste ragioni l’Assemblea

- Chiede una rapida convocazione da parte della Regione di tutti gli attori impegnati nella difesa di questa realtà.

- Chiede al Governo una forte ed incisiva azione sulla Proprietà, già a partire dagli incontri dei prossimi giorni. Azione che non può assolutamente limitarsi ad una presa d’atto delle volontà aziendali.

- Decide un’intensificazione dell’iniziativa volta da una parte a conquistare il più largo consenso nell’opinione pubblica sulle ragioni della sopravvivenza di questa importante realtà industriale, dall’altra a far recedere la proprietà da una scelta insopportabile dal punto di vista industriale e sociale, peraltro non giustificata neppure dalla situazione dei bilanci di questa Azienda.

- A questo scopo si concorda di proseguire la campagna di raccolta delle firme per " LA MATEC NON DEVE CHIUDERE " (FAR VIVERE LA MATEC), insieme ad una serie di iniziative che trovino risalto nazionale a che saranno definite unitariamente nei prossimi giorni dalla RSU e dalle Organizzazioni Sindacali , dichiarando già da oggi la nostra volontà a nuove iniziative su Brescia .

- Si ritiene altresì decisivo creare in azienda le condizioni più idonee per evitare di favorire lo smantellamento di Matec.

(Documento approvato all’unanimità)

 

Inviato a cura dell’Ufficio Comunicazione Centro Servizi Borgo dei Greci, David Buttitta

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MATEC

Manifestazione e corteo a Brescia

da l'Unità 12/10/05

Matec, lavoratori in sciopero per l’intera giornata ieri. Mentre una delegazione di 200 persone si è recata a Brescia dove si trova la sede della direzione del gruppo. E dove ieri si è svolta la preannunciata giornata di mobilitazione dei lavoratori del Gruppo Lonati per salvare lo stabilimento Matec di Firenze e per chiedere un tavolo di trattativa unico dove discutere i piani di sviluppo industriale del Gruppo. Prima alle 10 con un’assemblea aperta, che si è svolta di fronte ai cancelli della sede del gruppo, con la presenza dei lavoratori di tutte le aziende del gruppo e di una delegazione della giunta comunale di Firenze e dove hanno brillato per l’assenza la Regione Lombardia e la provincia di Brescia. Poi alle 11.30, con un corteo che ha sfilato per le vie del centro fino a piazza della Loggia dove una delegazione è stata ricevuta dal sindaco di Brescia che si è impegnato a sensibilizzare il governo attraverso la prefettura e a contattare la famiglia Lonati. 

«La chiusura dello stabilimento della Matec è inaccettabile - spiega l’assessore al lavoro Riccardo Nencini -. In questo modo una restrizione di mercato verrebbe pagata solo dai lavoratori fiorentini». Mentre Cesare De Sanctis della Fiom Cgil di Firenze alla fine della manifestazione ha dichiarato: «Siamo soddisfatti per la ritrovata compattezza fra i lavoratori bresciani e quelli toscani, nei prossimi giorni Fim e Fiom nazionali chiederanno un incontro attraverso il Ministero dell’industria alla famiglia Lonati; Se ciò non avvenisse i lavoratori ritorneranno a manifestare anche a Brescia perché un grande patrimonio industriale non può essere disperso, facendo pagare ai lavoratori scelte industriali sbagliate e inaccettabili». Il 25 ottobre la Regione incontra i vertici della Matec per un ennesimo tentativo di mediazione.

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OCCUPAZIONE Nei prossimi giorni un incontro con l’azienda

I lavoratori della Matec in corteo a Brescia

di Fabrizio Morviducci su la Nazione 12/10/05

«Matec, caso nazionale». Ieri era la giornata della mobilitazione, dello sciopero unitario di tutti i lavoratori del gruppo Lonati. La manifestazione delle tute blu del gruppo meccanotessile si è svolta per salvare lo stabilimento Matec di Firenze, che da gennaio potrebbe sospendere la produzione con il taglio di circa 300 addetti, ma anche per chiedere un tavolo di trattativa unico per discutere i piani di sviluppo industriale del Gruppo. Da Firenze sono arrivati in circa 200; il concentramento alle 10, di fronte alla portineria della Lonati group. All'assemblea erano presenti anche il vice presidente della Provincia, Andrea Barducci, il vicesindaco di Scandicci, Alessandro Baglioni, il consigliere regionale Gino Nunes e Francesco Ricci, presidente della commissione sviluppo economico e lavoro del comune di Firenze. 

Alle 11,30, i lavoratoti riuniti in assemblea hanno formato un corteo che ha sfilato per le vie del centro fino. In piazza della Loggia, una delegazione è stata ricevuta dal sindaco di Brescia, Paolo Corsini, che ha preso l'impegno di sensibilizzare il Governo attraverso la Prefettura bresciana e di contattare la famiglia Lonati direttamente. «L'impegno dei sindacati — ha detto Fabio Franchi della Fim Cisl — è spostare la trattativa da un piano locale a un ambito nazionale. Per questo la manifestazione di Brescia, e il documento unitario siglato dal coordinamento dei sindacati. Uno strumento in più per trattare, con l'obiettivo di far riconoscere il coordinamento anche alla proprietà. Noi ribadiamo che l'azienda non è da chiudere, e che bisogna trovare strade per la riconversione». Cesare De Sanctis della Fiom di Firenze ha dichiarato: «Siamo soddisfatti per la ritrovata compattezza fra i lavoratori bresciani e quelli toscani, nei prossimi giorni Fim e Fiom nazionali chiederanno un incontro attraverso il ministero dell'Industria alla famiglia Lonati.  Se ciò non avvenisse i lavoratori torneranno a manifestare perché un grande patrimonio industriale non può essere disperso, facendo pagare agli operai scelte sbagliate». Dopo lo sciopero bresciano, la mobilitazione continua. Ma anche il fronte Zanussi comincia a farsi caldo. E' atteso il secondo incontro con la proprietà per la procedura di mobilità che porterà a 192 licenziamenti.

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FIOM CGIL

Provincia di Firenze

RSU MATEC

COMUNICATO STAMPA

Vertenza Matec :

una grande giornata di mobilitazione a Brescia, i lavoratori uniti del gruppo Lonati sfilano per le vie della città per difendere il posto di lavoro

Oggi, a Brescia si è svolta la preannunciata giornata di mobilitazione dei lavoratori del Gruppo Lonati per salvare lo stabilimento Matec di Firenze e per chiedere un tavolo di trattativa unico dove discutere i piani di sviluppo industriale del Gruppo.

I lavoratori della Matec hanno scioperato per l’intera giornata e una foltissima delegazione ( circa 200 lavoratori) si è recata a Brescia , sede della direzione del Gruppo.

Alle ore 10 si è svolta di fronte ai cancelli della sede del gruppo una Assemblea aperta con la presenza dei lavoratori di tutte le aziende del gruppo.

All’assemblea hanno partecipato e preso la parola oltre Barducci, vice Presidente della Provincia di Firenze, Alessandro Baglioni il vice sindaco di Scandicci , Gino Nunes Consigliere Regionale della Toscana e Francesco Ricci, il presidente della commissione sviluppo economico e lavoro del Comune di Firenze, un Assessore del Comune Brescia e a puro titolo personale Arturo Squazzina , consigliere regionale lombardo dei DS, e Osvaldo Squazzina ,consigliere regionale lombardo di Rifondazione Comunista.

Hanno brillato per l’assenza la Regione Lombardia e la Provincia di Brescia.

Alle 11.30 i lavoratoti riuniti in assemblea hanno formato un corteo che ha sfilato per le vie del centro fino a Piazza della Loggia dove una delegazione è stata ricevuta dal Sindaco di Brescia che ha preso l’impegno di sensibilizzare attraverso la Prefettura Bresciana il Governo Nazionale e di contattare la famiglia Lonati direttamente.

Cesare De Sanctis della FIOM CGIL di Firenze alla fine della manifestazione ha dichiarato: "Siamo soddisfatti per la ritrovata compattezza fra i lavoratori bresciani e quelli toscani, nei prossimi giorni FIM e Fiom nazionali chiederanno un incontro attraverso il Ministero dell’industria alla famiglia Lonati; Se ciò non avvenisse i lavoratori ritorneranno a manifestare anche a Brescia perché un grande patrimonio industriale non può essere disperso, facendo pagare ai lavoratori scelte industriali sbagliate e inaccettabili.

FIOM CGIL FIRENZE

Inviato a cura dell’Ufficio Comunicazione Centro Servizi Borgo dei Greci David Buttitta

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Maglia azzurra per dire no ai licenziamenti

Gli operai Matec e Zanussi incontrano Lippi: «Sempre disponibile a dare una mano a chi rischia il posto»

di Francesco Sangermano/ Firenze sull'Unità 7/10/05

È UN AMORE inatteso, improvviso. Un amore che scoppia in una mattina baciata dal sole sui cancelli di Coverciano. Da una parte i 400 e più operai di Matec ed Electrolux su cui grava la scure del licenziamento. Dall’altra Marcello Lippi, allenatore della Nazionale che a Firenze conosce più odio che amore dati i trascorsi col bianconero della Juve. Eppure proprio a lui viene dedicato poco prima delle 11 un lungo applauso di ringraziamento. E a lui, subito dopo, quegli operai che da quasi un’ora urlavano forte lo slogan «Vogliamo lavoro» hanno dedicato il ritmato e calcistico «Portaci ai Mondiali» (agli Azzurri manca soltanto un punto per ottenere la qualificazione a Germania 2006).

Si è concluso così l’incontro fra i manifestanti e il commissario tecnico della Nazionale. Un colloquio breve ma dal profondo significato simbolico e, ciò che più contava per i lavoratori, di enorme rilevanza mediatica. Mai prima d’ora, infatti, la Nazionale di calcio era stata coinvolta direttamente in un’iniziativa di stampo sindacale.

I lavoratori dei due stabilimenti toscani, in sciopero ieri mattina per quattro ore, hanno deciso di radunarsi a Coverciano, dove da lunedì sera è in ritiro la squadra azzurra, proprio per dare risalto e richiamare attenzione sulle loro vertenze: con lo spettro del licenziamento ci sono infatti 192 dipendenti della Electrolux-Zanussi (multinazionale svedese produttrice di elettrodomestici) con un’età media sotto i 40 anni e 300 lavoratori della Matec-Gruppo Lonati (leader mondiale di macchine per calzetteria), che nelle intenzioni della proprietà dovrebbe chiudere il 31 dicembre.

Lippi ha prontamente aderito, rispondendo positivamente all’invito dell’assessore allo sport del Comune di Firenze Eugenio Giani. Il quale, dal canto suo, prima del corteo e del raduno dei lavoratori (la strada che porta al Centro federale è rimasta bloccata al traffico per circa un’ora) si è recato a Coverciano per illustrare la situazione al ct e al vicepresidente della Federcalcio (fiorentino anch’egli) Innocenzo Mazzini. Lippi ha lasciato così la propria camera dove stava preparando la riunione tecnica con i giocatori (in programma alle 12) ed è uscito fino al cancello d’ingresso.

«Se la mia presenza può essere utile a chi non ha lavoro io sono sempre a disposizione - ha detto - Nella mia vita ho avuto fortuna ma non dimentico che provengo da una famiglia dove bisognava ogni giorno guadagnarsi da vivere. E poi Firenze è sempre nel mio cuore, visto che mia madre è nata quì».

In tuta, sbarbato, accompagnato da Mazzini, Gigi Riva e dall’addetto stampa Stefano Balducci, Lippi si è intrattenuto per circa 5 minuti. «Purtroppo di situazioni del genere ce ne sono tante. Il calcio non vive in una torre d’avorio (ma su questo ci sarebbe di che discutere, Ndr), lo sa ed è molto più sensibile di quanto si pensi» ha continuato Lippi che ha voluto parlare a quattr'occhi anzichè al megafono. «Sono qui per portarvi la mia solidarietà e augurarvi fortuna» ha poi concluso prima di donare una maglia bianca della nazionale, il gagliardetto e il pallone autografato da tutti gli azzurri. «Li appenderemo nella portineria della fabbrica» hanno spiegato Erminia e Davide, due operai della Electrolux, che in cambio hanno regalato al ct una delle loro magliette azzurre con la scritta «Licenziamenti? No, grazie», chiedendogli anche di indossarla in occasione della partita contro la Slovenia. Lippi ha però dovuto declinare la richiesta («in futuro dovrei farlo con tutti», si è giustificato), ma se l’è portata via assieme al volantino in cui, fra le altre cose, veniva chiesto aiuto per «dare un calcio ai licenziamenti». Anche Riva si è mostrato solidale («Pure in Sardegna ci sono situazioni così gravi, vi capisco e vi sono vicino» ha detto) e così il difensore del palermo Andrea Barzagli (scandiccese di origine) che ha portato la sua solidarietà via telefono.

«Siamo contenti che il ct abbia deciso di fare da 'testimonial' ai problemi di questi lavoratori - ha detto Cesare De Sanctis della Fiom Cgil - È un segnale importante per la città in previsione della manifestazione dell’11 ottobre a Brescia, dove risiede la proprietà della Matec, con politici e istituzioni». Gioia condivisa anche dall’assessore Giani secondo cui «il calcio ha vinto e ha mostrato la sua parte più bella» .

Unico piccolo neo della giornata. il fatto che i lavoratori avrebbero voluto una parola di solidarietà anche da parte dell’attaccante della Fiorentina Luca Toni. Il bomber viola, invece, è rimasto in albergo assieme agli altri compagni di squadra.

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Ieri a Coverciano la manifestazione dei dipendenti delle aziende in crisi di Scandicci
Lippi sciopera con le tute blu
Il Ct lascia gli allenamenti e incontra i lavoratori di Matec e Zanussi

da la Nazione 7/10/05 di Fabrizio Morviducci

FIRENZE — Due toni d’azzurro. Quello delle maglie della nazionale, e quello delle tute dei lavoratori di Matec e Zanussi di Scandicci, arrivati a Coverciano per manifestare contro tagli e ristrutturazioni, che toglieranno il posto di lavoro a circa cinquecento operai.

E per pochi minuti, i due toni d’azzurro sono diventati uno solo, quando il calcio milionario ha incontrato i metalmeccanici, quando Marcello Lippi è arrivato davanti ai cancelli del Centro tecnico federale, per portare la solidarietà sua personale e della nazionale ai lavoratori a rischio licenziamento. «Vi porto la mia solidarietà — ha detto Marcello Lippi avvicinandosi ai cancelli di Coverciano — e spero si possa trovare una soluzione alla crisi che mette a rischio i vostri posti di lavoro. Vi capisco; anche io vengo da una famiglia non ricca, poi la fortuna ha girato. Davanti a situazioni di questo genere, è giusto mobilitarsi. Il mondo calcio è più sensibile di quanto pensi la gente, vi auguro buona fortuna». Lippi è arrivato all’appuntamento con gli operai insieme al vicepresidente della Figc, Innocenzo Mazzini e con Gigi Riva.

Insieme ai responsabili della Federcalcio, l'assessore allo sport di Firenze, Eugenio Giani, che nelle ore immediatamente precedenti l'incontro, aveva parlato al commissario tecnico della difficile situazione dei lavoratori.
«Sono con voi in questa lotta per il vostro posto di lavoro — ha concluso l’allenatore della nazionale —. La sento particolarmente mia per i forti legami anche personali che ho con la città di Firenze e con il mondo dei lavoratori. Mi sento partecipe di  quello che accade a Firenze anche perché mia madre è nata qui, e se la mia immagine servirà a rendere più visibile la vostra lotta per salvare il posto di lavoro io sono disponibile».
All’incontro erano presenti anche Riccardo Cerza della segreteria Cisl Firenze e il segretario generale della Camera del lavoro fiorentina, Alessio Gramolati, oltre ai referenti provinciali di Fim, Franchi e Beccastrini e Fiom, De Sanctis e i rappresentanti delle Rsu delle aziende.

«Lippi è rimasto colpito dalla difficile situazione dei metalmeccanici — ha detto l'assessore allo sport del comune di Firenze, Eugenio Giani — e anche a nome dell’amministrazione fiorentina, mi sono sentito di ringraziarlo per la disponibilità a mettere la sua immagine a disposizione di chi rischia il posto».

Sul versante Zanussi è in pieno svolgimento la trattativa per 192 tute blu messe in mobilità (181 operai e 11 impiegati).
Dopo il primo incontro concluso con un nulla di fatto, si attende il prossimo confronto, previsto per il 12 o il 18 ottobre. Più complessa appare la vertenza per la Matec, con 280 operai che rischiano il posto, dopo l'annuncio della proprietà di chiudere lo stabilimento a inizio gennaio. Alla fine dell'incontro la delegazione della nazionale ha consegnato ai lavoratori il gagliardetto ufficiale della Figc, un pallone e una maglia ufficiale. Contraccambiando il regalo, gli operai hanno donato a Lippi un'altra maglia azzurra con la scritta «Licenziamenti? No grazie, Firenze non ci sta».
La maglia per la partita più importante: avere ancora un futuro.

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COVERCIANO (FI), LIPPI INCONTRA OPERAI IN SCIOPERO

Si è svolta stamani a Coverciano (Firenze), davanti al centro tecnico federale (dove è in ritiro la Nazionale italiana di calcio), la manifestazione di centinaia di lavoratori della Matec e della Electrolux-Zanussi in sciopero, per protestare contro gli oltre 400 licenziamenti annunciati. Il commissario tecnico Marcello Lippi ha accettato di incontrare i lavoratori ed ha detto loro: 'Voglio portarvi la mia solidarietà. Io vengo da una famiglia non ricca, poi abbiamo avuto una botta di fortuna. Davanti a situazioni simili è giusto fare qualcosa. Il calcio è più sensibile di quanto pensi la gente, vi auguro buona fortuna'. I manifestanti si sono detti soddisfatti, anche se ancora molto preoccupati per la loro situazione: 'Volevamo che i nostri problemi avessero visibilità nazionale e con questa iniziativa speriamo di esserci riusciti'.

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FIM CISL uilm uil FIOM CGIL

Provincia di Firenze

 

RSU MATEC e ELETTROLUX-ZANUSSI

COMUNICATO STAMPA E INVITO ALLA STAMPA

Diamo un calcio al pallone non al lavoro!

Sciopero di 4 ore e presidio di fronte ai cancelli di Coverciano

giovedì 6 ottobre, ALLE 10

400 lavoratori della Matec e della Elettrolux-Zanussi di Scandicci, in sciopero, si ritroveranno di fronte al Centro Federale di Coverciano dove è in programma il raduno della Nazionale di Calcio in vista delle partite di qualificazione ai mondiali.

Accomunati dalla lotta per salvaguardare il loro posto di lavoro hanno deciso di svolgere un volantinaggio per mettere al corrente l’opinione pubblica dei 500 licenziamenti annunciati fra i due stabilimenti.

Riportiamo alcune frasi del volantino che verrà distribuito domani mattina e che da il senso dell’iniziativa:

"In questa situazione crediamo sia importante che anche lo SPORT ai massimi livelli si renda partecipe del periodo drammatico che sta vivendo tutto il nostro paese, in particolare il mondo del lavoro, con migliaia di posti persi o a rischio, che prefigura una vera e propria crisi sociale come adesso stanno vivendo i lavoratori di Elettrolux e Matec di Scandicci".( IDB)

Inviato a cura dell’Ufficio Comunicazione Centro Servizi Borgo dei Greci David Buttitta

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IL CASO Appuntamento per l’11 ottobre

Sciopero della Matec Anche la Provincia a Brescia

Un autunno molto caldo per l’industria Cercasi spazi anti crisi

da la Nazione 5/10/05

Sciopero Matec, anche la Provincia sarà a Brescia. Dopo l'incontro del 26 settembre tra la VI commissione consiliare della provincia di Firenze e la Rsu della Matec, il consiglio provinciale ha approvato all'unanimità una mozione che impegna il presidente della provincia a far partecipare il gonfalone dell'ente con la delegazione del Consiglio provinciale che aderisce allo sciopero di gruppo organizzato a Brescia per l'11 ottobre. Una decisione che arriva a seguito della comunicazione ormai quasi irreversibile dello stop alla produzione di Matec a gennaio 2006, con la perdita di 290 dipendenti. Non mancano motivi di preoccupazione neanche alla Zanussi. Dopo il nulla di fatto del primo incontro per la mobilità dei 192 lavoratori, i sindacati sono al lavoro per trovare alleanze e interventi da parte delle istituzioni, che portino la multinazionale svedese dell'elettrodomestico a ragionare sul ricorso ad ammortizzatori sociali come il contratto di solidarietà o la cassa integrazione straordinaria. Un autunno «caldo», quello dell'industria a Scandicci, si cercano spazi per uscire dalla crisi del settore, in pericolo, accanto alle grandi aziende, anche le piccole imprese dell'indotto.

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Matec & Electrolux, sciopero parallelo

Le due aziende di Scandicci contro licenziamenti e chiusura. «Il ministero apra un tavolo, altrimenti la protesta sarà nazionale»

f.san. sull'Unità 4/10/05

Vertenze parallele, scioperi paralleli. Dopodomani i lavoratori di Matec ed Electrolux, le due aziende di Scandicci minacciate l'una dalla chiusura, l'altra da un pesante ridimensionamento, sciopereranno insieme per ribadire ancora una volta la loro contrarietà alle decisioni prese dai vertici aziendali. Alla Electrolux l'incontro di venerdì non ha partorito novità alcuna. «Non accettiamo la prospettiva dei licenziamenti - spiega Cesare De Sanctis, Cgil - e abbiamo rilanciato la proposta di cassa integrazione straordinaria e contratti di solidarietà». 

Intanto sono state proclamate 8 ore di sciopero la prima delle quali si è tenuta ieri mattina con astensione del lavoro a scacchiera nei vari reparti. Per quel che riguarda la Matec l'appuntamento principale è previsto per l'11 ottobre a Brescia, davanti alla sede dell'azienda Lonati, dove si terrà un'assemblea aperta di tutti i lavoratori del gruppo con scioperi di due ore per le aziende lombarde e di otto per la Matec. «Il Gruppo Lonati - spiega un comunicato - ha perso circa 600 posti di lavoro negli ultimi 2 anni e ad oggi non mostra un progetto industriale che dia prospettive visibili sul futuro». Quella di Scandicci, dove la proprietà ha annunciato la chiusura a fine anno, è la situazione più grave, ma anche nelle realtà lombarde le cose non vanno bene. Alla Lonati 450 lavoratori su 540 sono in cassa integrazione, alla Sangiacomo vige il contratto di solidarietà per 160 su 240 per i prossimi due anni. La Santoni sta assorbendo parte dei dipendenti della Sangiacomo e sta delocalizzando parte della produzione in Cina, mentre la Dinema sta ricorrendo alla Cassa integrazione. Ecco allora la decisione di fare fronte comune e chiedere il coinvolgimento delle istituzioni locali lombarde e toscane e dei rispettivi parlamentari. «Il ministero delle attività produttive si faccia promotore di un tavolo di confronto. Sennò, alla fine del mese metteremo in campo una nuova manifestazione, stavolta di respiro nazionale».

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L´incontro ieri alle 18 nella chiesa di Santa Maria a Scandicci con sindacati e Rsu
Gli operai Matec dal cardinale
Antonelli: "La chiusura della fabbrica è inammissibile"

"Prenderò contatti con la famiglia Lonati"
ILARIA CIUTI su La Repubblica 29/9/05

Li aspettava nella sacrestia della chiesa di Santa Maria a Scandicci ieri pomeriggio alle 18. E´ stato il cardinale Antonelli a muoversi per andare sul territorio dove è la fabbrica. Non sono andati loro in Arcivescovado: i lavoratori e i sindacalisti della Matec che oggi apriranno, insieme agli operai della Zanussi, il corteo dei metalmeccanici toscani in sciopero per il contratto nazionale di lavoro che manifesteranno da piazza Indipendenza, per tutto il centro, fino a piazza Santissima Annunziata (partenza alle 9,30).

Organizzazioni sindacali (Fiom-Cgil, Fim-Cisl e Uilm-Uil) e rsu di fabbrica avevano chiesto un appuntamento al cardinale per coinvolgerlo, come già avevano fatto con le istituzioni, nella drammatica vicenda della Matec, l´azienda di macchine per calzetteria che la proprietà, il gruppo bresciano Lonati, ha annunciato di voler chiudere a gennaio, lasciando senza lavoro i 300 dipendenti più i 200 dell´indotto. «Abbiamo detto al cardinale che non c´è tempo da perdere: la situazione sta precipitando», dice Fabio Franchi della Fim-Cisl. «Gli abbiamo detto che cinquecento persone senza lavoro possono costituire un problema sociale che non riguarda solo i sindacati o le istituzioni ma anche la Chiesa», spiega Stefano Angelini della Fiom-Cgil.

«Tutte le soluzioni sono possibili, fuorché la chiusura che, alla luce dei fatti, è inaccettabile e assolutamente non opportuna né giustificata», ha dichiarato Antonelli, dopo avere tempestato i suoi ospiti di domande e domande. Ha anche promesso loro il proprio intervento. «Farò di tutto per incontrare i Lonati e parlare loro direttamente della fabbrica - ha detto - D´altra parte li conosco perché già due anni fa li invitai a venire in Arcivescovado per chiedere che la ristrutturazione allora in atto alla Matec non fosse troppo pesante». Ancora, il cardinale si è impegnato con le rsu a darsi da fare, nel caso la trattativa con i Lonati dovesse andare proprio male e la proprietà non volesse recedere dalla decisone di chiudere lo stabilimento, per trovare altri possibili imprenditori interessati a un´azienda che, sostengono i sindacati, ha ancora molte possibilità di essere rilanciata. Magari attraverso una riconversione produttiva.

Antonelli insieme a don Giovanni Momigli, direttore dell´ufficio diocesano per la pastorale sociale e il lavoro, ha aspettato in piedi sindacalisti e lavoratori, ha stretto la mano a ognuno di loro. «Poi ci siamo seduti intorno a un tavolo - racconta Stefano Angelini - L´atmosfera era quella di un incontro intimo e rilassato. Il cardinale era cordiale, molto interessato soprattutto ai dettagli tecnici. Ha promesso anche di contattare la Curia di Brescia». Il cardinale, raccontano, «si è mostrato preparato, qualcosa della Matec sapeva». Ma ha voluto saper meglio e di più. «Gli abbiamo spiegato come i Lonati adducano le difficoltà del mercato per giustificare la chiusura - dicono le rsu - ma come in realtà si tratti della volontà del gruppo di rafforzare le tre aziende che ha a Brescia, sacrificando quella di Firenze. Gli abbiamo spiegato che se il mercato non tira è anche per colpa di scelte sbagliate della dirigenza aziendale e che con la buona volontà e gli investimenti c´è lo spazio per rilanciare la Matec invece di chiuderla».

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FABBRICHE CHE AFFONDANO La visita alle 18 nella propositura di S. Maria Oggi gli operai della Matec incontrano il Cardinale

L’azienda rischia la chiusura.
Venerdì vertice sindacale di gruppo a Bologna

di Fabrizio Morviducci su la Nazione 28/9/05

Matec, agire presto prima che sia troppo tardi. E' stato questo l'appello che i sindacati hanno rivolto alle istituzioni, alla luce di un conto alla rovescia entrato ormai nella fase calda, vicina allo zero. E intanto oggi alle 18, presso la propositura di Santa Maria in piazza Cioppi, lavoratori e sindacati incontreranno il cardinale Antonelli e don Momigli, referente per la pastorale del lavoro A fare gli onori di casa il parroco di Scandicci, don Brunetto Fioravanti.

Trecento lavoratori rischiano di andare a casa, di non avere più un lavoro, più certezze per la propria famiglia. Un concetto che è stato ribadito anche ieri mattina, nel corso dell'assemblea tenutasi in fabbrica, che ha visto la presenza di un gran numero di lavoratori (anche tra quelli in cassa integrazione). Dopo la conferma dell'ulteriore mese di cassa integrazione, sono in molti a non voler perdere contatto con il posto di lavoro. Anche perché ogni giorno che passa diventa sempre più determinante. «Il 29 settembre - ha detto Fabio Franchi della Fim Cisl - saremo a Bologna per siglare un documento unitario delle rappresentanze sindacali di tutto il gruppo Lonati. Un documento che farà da piattaforma allo sciopero di gruppo che si terrà a Brescia l'11 ottobre. Invitiamo tutti i lavoratori a prendere contatto con le proprie rappresentanze unitarie, al fine di organizzare al meglio lo sciopero bresciano. Due giorni fa abbiamo incontrato anche la commissione lavoro della Provincia. Ci hanno garantito il massimo impegno, e di riprendere in tutto e per tutto gli obiettivi emersi nel consiglio congiunto col comune di Scandicci, tenutosi proprio nella sala consiliare».

Un impegno che diventa di giorno in giorno sempre più pressante. L'obiettivo è portare l'azienda a tornare sui suoi passi, a cercare soluzioni che possano comprendere anche la riconversione di una produzione che, almeno per il momento, ha i giorni contati. Intanto la questione Matec dovrebbe tornare d'attualità al prossimo consiglio provinciale, dove si discuterà anche del futuro della Zanussi. A sostegno della vertenza nella fabbrica del gruppo Electrolux, una domanda d'attualità dei consiglieri provinciali Verdi, Targetti e Calò che hanno chiesto informazioni al presidente Renzi e al vicepresidente Barducci, sugli sviluppi della vertenza, ma anche sulle iniziative che l'Amministrazione Provinciale intende portare avanti per sostenere la vertenza dei lavoratori e la difesa di un presidio produttivo di grande importanza per il comune di Scandicci e per l'area fiorentina. Saranno giorni di fuoco, ma la posta in ballo è davvero alta.

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