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Martini: «No a speculazioni sulla Matec»

L’assessore Simoncini scrive a Scajola
Ieri sera la fiaccolata per le vie di Scandicci. Messaggi di solidarietà anche dai tifosi viola


di Francesco Sangermano sull'Unità 30/12/05


CENTINAIA DI FIACCOLE, più forti del freddo e della neve. Un corteo partecipato, vivo, rumoroso ma composto. Che ha sfilato nella gelida notte
dai cancelli chiusi della Matec fino al centro di Scandicci. C’erano i lavoratori, il sindaco Gheri, i rappresentanti del sindacato, alcuni politici e tanti semplici cittadini che hanno voluto dimostrare, una volta di più, la loro solidarietà ai lavoratori dell’azienda. Qualcuno, forse, sensibilizzato anche dagli appelli rimbalzati tra i tifosi viola sul sito internet fiorentina.it dove è addirittura stata lanciata l’idea di dedicare uno spazio apposito alla vertenza.

Il tutto mentre continua, senza soluzione di continuità, il presidio dei lavoratori davanti alla fabbrica. Anche ieri sono stati molteplici i messaggi di solidarietà che sono loro pervenuti a partire da quello del presidente della Regione Claudio Martini. «Questo è un sito produttivo e tale deve rimanere - ha detto incontrando i lavoratori sui cancelli prima di pranzo - Non può essere a disposizione di nessun tipo di speculazione». Oltre al governatore erano presenti anche gli assessori alle attività produttive, Ambrogio Brenna, e al lavoro, Gianfranco Simoncini (che poi ha partecipato anche alla fiaccolata), il sindaco di Scandicci, Simone Gheri e il segretario della Camera del lavoro di Firenze, Alessio Gramolati. Martini ha anche ribadito che la decisione della serrata è arrivata inaspettata anche per la Regione, che solo il giorno prima aveva avuto un incontro con Tiberio Lonati, amministratore dell'azienda, nel corso del quale era sembrato che la proprietà fosse disponibile a trovare una soluzione meno drastica. Lonati aveva affermato che di fronte a ipotesi produttive nuove si sarebbe potuta valutare anche la possibilità di una ripresa delle attività. 

«Per questo la serrata è inaccettabile - ha proseguito Martini - tanto più perché è arrivata mentre erano ancora in corso le discussioni con istituzioni e sindacati. Questa vicenda è diventata emblematica anche a livello regionale, perché se passasse l’idea che in Toscana si può agire in questo modo, saremmo di fronte ad un arretramento inammissibile dei rapporti sindacali. Non lo permetteremo». Ribadendo che alla ripresa dell’attività istituzionale si terrà un consiglio regionale stroardinario, Martini ha anche annunciato che l’assessore regionale alle attività produttive Gianfranco Simoncini ha scritto una lettera al ministro Scajola (già contattato qualche giorno fa dal sindaco di Firenze Domenici) «per sostenere la richiesta, avanzata dalle organizzazioni sindacali, di aprire con la massima urgenza un tavolo nazionale di confronto sulla vertenza Matec». Il presidente ha infine lanciato un appello agli imprenditori toscani: «Sulla proposta di riconversione dell’azienda fate fino in fondo la vostra parte. Dobbiamo presentare progetti concreti per continuare a far vivere questo importante sito produttivo».

Nel pomeriggio, invece, sui cancelli si è recato anche il presidente della Provincia Matteo Renzi per portare a sua volta sostegno e solidarietà ai lavoratori. Un gesto che sarà replicato domani alle 12.30, ultimo giorno dell’anno dal vicepresidente della Provincia Andrea Barducci e dal capogruppo Ds Riccardo Gori.

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Ieri Martini ha incontrato gli operai
Un manifesto per la Matec

da la Repubblica 30/12/05

Una lettera al ministro Scajola per chiedere l´intervento del governo. Il presidente toscano Claudio Martini ha assicurato ai lavoratori della Matec, che presidiano la fabbrica ormai da più di una settimana, il proprio impegno nei confronti dell´esecutivo nazionale per tentare di riallacciare il dialogo con il gruppo Lonati, che ha deciso di chiudere e mettere in cassa integrazione i 260 operai dell´azienda di Scandicci. Ma gli operai non demordono: ieri la fiaccolata, domani un cenone di fronte all´azienda. E poi il manifesto (a sinistra, nella foto) che oggi appare su tutti i principali quotidiani fiorentini. «Possono chiuderci, ma finchè stiamo assieme non potranno toglierci la felicità e la voglia di lottare» dice Tania Lari delle rappresentanze aziendali. E ieri i consiglieri regionali del PdCi hanno versato mille euro nel fondo di solidarietà dei lavoratori.

LA MATEC
Lettera del presidente al ministro: "Un caso nazionale"
Martini a Scajola "Tornare a trattare"

I consiglieri regionali del Comunisti italiani hanno donato 1000 alle Rsu dell´azienda
MARZIO FATUCCHI su la Repubblica 30/12/05

Matec, il presidente toscano Claudio Martini scrive al ministro Scajola e chiede che la vicenda dell´azienda di Scandicci, chiusa d´imperio dal gruppo Lonati, diventi una trattativa di livello nazionale. E´ stato lo stesso Martini a dare la notizia, durante la sua visita ieri mattina ai cancelli dove continua, senza posa, il presidio dei 260 operai. «Questo è un sito produttivo e tale deve rimanere. Non può essere a disposizione di nessun tipo di speculazione. Abbiamo preso atto della disponibilità del ministro Scajola di riconvocare le parti, frutto anche dell´impegno del sindaco di Firenze. Noi daremo il nostro sostegno al ministro perché questo incontro vi sia. La vertenza non può chiudersi così. Bisogna riaprire un tavolo e questo può avvenire solo a livello nazionale, per impegno dei sindacati nazionali ma anche del governo» ha detto Martini. 

Sempre ieri, a visitare gli operai sono arrivati Luciano Ghelli e Giuseppe Bertolucci, consiglieri regionali dei Comunisti italiani che hanno donato mille euro alle Rsa della Matec. «Un segno di appoggio concreto» alla protesta dei lavoratori, «per mostrare la solidarietà piena del gruppo e del partito dei Comunisti Italiani» scrivono i due consiglieri. Nel pomeriggio, è arrivato anche il presidente della Provincia Matteo Renzi, anche lui non a mani vuote. «Ho portato il vino che la Provincia produce a Villa Mondeggi» spiega Renzi. Vino che è servito per la grigliata realizzata ieri dagli operai prima della fiaccolata alla volta di Scandicci. «Possono chiuderci, ma finché stiamo assieme non potranno toglierci la felicità e la voglia di lottare» dice Tania Lari delle rappresentanze aziendali. Anche per questo motivo è confermato, nonostante il freddo di questi giorni, il cenone domani per Capodanno, sotto il tendone preso in prestito dalla Festa de l´Unità allestito di fronte ai cancelli. E sempre domani passeranno dal presidio il vicepresidente della Provincia Andrea Barducci e il capogruppo dei Ds Riccardo Gori. Tra le altre iniziative realizzate dagli operai, un manifesto, con le loro facce, che chiede a Lonati di non chiudere. La foto appare oggi sui principali quotidiani fiorentini.

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Matec, sono arrivate le lettere
Dal primo gennaio tutti in cassa


I consiglieri di Scandicci (tranne due di An) devolvono il gettone di presenza ai
lavoratori che ieri hanno incontrato Brenna e oggi riceveranno sui cancelli Martini


di Francesco Sangermano/ Firenze sull'Unità 29/12/05

LE ASPETTAVANO. E ieri sono arrivate. Parole spedite per raccomandata, per dire che dal primo gennaio sono tutti in cassa integrazione straordinaria per un anno. La Matec chiude, i 270 lavoratori, per la famiglia Lonati, sono soltanto numeri in esubero. La raccomandata è lo specchio della freddezza con cui la famiglia bresciana ha portato avanti la vertenza. E nasconde nelle nove righe tutto il cinismo del provvedimento. «A seguito prcedura attivata (...) comunichiamo la sua collocazione in cigs a zero ore dal 01 gennaio al 31 dicembre 2006. Con riserva di richiamarla al lavoro per sopravvenute esigenze aziendali». Licenziati, insomma, ma in caso di bisogno con la possibilità che l’azienda li richiami per quel che serve. Per gli operai dello stabilimento di Scandicci la speranza di salvare il loro posto di lavoro è ormai appesa solo a un intervento diretto del ministero. Il ministro Scajola si è impegnato l’altro ieri col sindaco Domenici ma è tutto da vedere se e come potrà far cambiare idea alla proprietà finora dimostratasi totalmente sorda a qualsiasi pressione anche istituzionale.

E proprio le istituzioni, intanto, continuano a far sentire la loro vicinanza ai lavoratori. Dopo la presenza di Domenici e Gheri di martedì, ieri è stata la volta dell’assessore regionale alle attività produttive Ambrogio Brenna e domani toccherà invece al presidente Claudio Martini (che sarà ai cancelli in mattinata), al gruppo in consiglio regionale dei Comunisti italiani e al presidente della Provincia Matteo Renzi he lo farà nel pomeriggio. L’assessore al lavoro, Gianfranco Simoncini, sarà invece presente alla fiaccolata che si terrà stasera dallo stabilimento fino al centro di Scandicci.

Martini, intanto, ha ribadito la sua posizione a fianco dei lavoratori perché «la chiusura dei cancelli senza alcuna disponibilità ad un confronto civile, giustifica il loro presidio volto a evitare che dallo stabilimento vengano portati via anche i macchinari». Il governatore ha puntato l’indice contro il gruppo Lonati dicendosi «amareggiato» sia per la conclusione «senza accordo», sia per la «chiusura delle relazioni con una metodologia che è estranea alla Toscana». In passato ci sono state altre situazioni critiche, ha ricordato Martini, «ma sempre abbiamo cercato un accordo o una soluzione diversa. E meno male che due giorni prima lo stesso ad Lonati, in un incontro, mi aveva detto di aver avuto un buon rapporto con la Toscana...». Il presidente ha quindi ribadito l’impegno della Regione a mantenere «un presidio produttivo all’interno dello stabilimento appoggiando in pieno l’impegno del sindaco di Scandicci Simone Gheri ad impedire speculazioni immobiliari in quest’area».

E proprio in relazione al Comune di Scandicci, i consiglieri hanno deciso ieri di destinare il loro gettone di presenza (60 euro) ai lavoratori della Matec. Una scelta condivisa dalla quasi totalità dell’assemblea anche se non sono mancati alcuni stucchevoli distinguo. Due dei quattro consiglieri comunali di An, infatti, hanno detto no alla proposta. In tutto, i consiglieri comunali di Scandicci sono 31 (compreso il sindaco) e i gettoni devoluti sono stati quindi 29. In un primo momento, anche due esponenti della Margherita non avevano aderito alla proposta, ma successivamente hanno detto sì all'iniziativa, che aveva avuto il via libera di tutti i capigruppo e che era stata proposta da un consigliere di Rifondazione. «Devolvere il gettone - è stata la spiegazione di Stefano Dorigo, uno dei due consiglieri di An che non hanno aderito - sarebbe stato solo un gesto di bassa carità natalizia, un oltraggio nei confronti delle istituzioni e dei lavoratori, di chi sta vivendo un dramma». L’altra consigliera di An, Erica Franchi, ha invece spiegato di aver preferito «mettere la somma direttamente a disposizione di un’operaia della Matec in difficoltà economiche».

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Il presidio davanti ai cancelli non si ferma neanche la notte di San Silvestro
Fiaccolata per la Matec un tendone per il Capodanno
Continua la mobilitazione a fianco degli operai

I volontari dell´Humanitas portano una roulotte attrezzata
MARZIO FATUCCHI sulla Repubblica 29/12/05

Non arrivano solo cittadini, politici, esponenti delle istituzioni alla Matec. «Sono arrivati i primi telegrammi con la conferma della Cassa integrazione» dice Stefano Butitta della rappresentanze aziendali dell´azienda di Scandicci, chiusa due giorni prima di Natale dai proprietari, la famiglia bresciana Lonati. La conferma di una posizione intransigente a cui si oppongono prima di tutto gli operai, che rimangono incessantemente di fronte ai cancelli. Ci rimarranno anche il 31 dicembre, una cena per stare assieme. I turni sono coperti fino al 2 gennaio, ma andranno oltre. Stasera, grigliata di fronte all´azienda e dopo la fiaccolata verso il centro di Scandicci, organizzata assieme al Comune, ai partiti, alle associazioni.

Di fronte ai cancelli, gli operai si stanno attrezzando per una lunga permanenza: con la neve ieri, sono arrivati anche i volontari dell´Humanitas con una roulotte attrezzata. Il Comune ha dato un allacciamento Enel. E´ stato anche trovato un grande tendone, preso in prestito dalla Festa de l´Unità. Qui sotto ci sarà il «cenone» del 31: «Non chiamiamola festa, c´è poco da festeggiare - commenta Alessio Gramolati della Camera del lavoro di Firenze - domani (oggi ndr) faremo il punto sulle iniziative con gli altri sindacati e le Rsa».

Non si fermano i gesti di solidarietà: ieri i consiglieri comunali di Scandicci hanno devoluto il gettone di presenza dell´ultima seduta dell´anno ai lavoratori Matec. Tutti i consiglieri tranne due di An: «E´ solo un gesto di bassa carità natalizia, un oltraggio nei confronti delle istituzioni e dei lavoratori, di chi sta vivendo un dramma» ha commentato uno dei due, Stefano Dorigo, mentre l´altra ha assicurato di aver dato quel gettone direttamente ad una operaia dell´azienda.

Di fronte ai cancelli, ieri sono passati l´assessore regionale Ambrogio Brenna, le Rsu dell´Ataf «ma anche tante associazioni e singoli cittadini» racconta Butitta. Oggi è la volta del presidente toscano Claudio Martini e dell´assessore che Martini ha delegato a seguire la vicenda, Gianfranco Simoncini. Martini ha già voluto intervenire sulla vicenda ieri, durante la conferenza stampa di fine anno, criticando la «serrata» decisa dai Lonati «senza alcuna disponibilità ad un confronto civile, giustifica il presidio dei lavoratori che, in questo modo, vogliono evitare che dallo stabilimento vengano portati via anche i macchinari». «Ha chiuso le relazioni con una metodologia che è estranea alla Toscana. E meno male che due giorni prima lo stesso Lonati, in un incontro, mi aveva detto di aver avuto un buon rapporto con la Toscana. Pensate un po´ se si era trovato male...».

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Matec: «Ora intervenga il governo»

Il sindaco Domenici va con Gheri davanti ai cancelli della fabbrica e poi chiama Scajola
che si è impegnato a sollecitare la ripresa della trattativa. Si prepara un cenone di protesta

IL PRESIDIO dei lavoratori è ripreso ieri mattina ed andrà avanti almeno fino al 2 gennaio. Domani è in programma una fiaccolata per le strade del centro di Scandicci. La proprietà, intanto, mostra indifferenza ed ha perfino oscurato il sito internet dell’azienda

di Francesco Sangermano sull'Unità 28/12/05

Il sindaco Domenici con il megafono che non ci sta, «non è possibile chiudere, non ci sono giustificazioni». Alla Matec la lotta continua, accanto ai presidi degli operai le istituzioni ci sono fiancheggiano, aiutano, s’interessano: «Ho parlato con il ministro alle attività produttive Claudio Scajola. Il governo si è assunto l’impegno di parlare con la proprietà». Bene, ma bisogna vedere se i fratelli Lonati saranno disponibili almeno a questa sollecitazione, dopo l’arroganza che ne ha contraddistinto l’azione delle ultime settimane.
intanto davanti ai cancelli non ci si dà per vinti, si organizzano manifestazioni simboliche (il cenone di San Silvestro davanti alla fabbrica), si spera e si accoglie volentieri la volontà del presidente del consiglio regionale Nencini di convocare l’assemblea “straordinaria” per i primi giorni dell’anno nuovo, proprio sulla chiusura della Matec, che costerà il posto a 280 lavoratori.

La Matec prepara un Capodanno di lotta
Domani fiaccolata in centro, il 31 “cenone” sui cancelli. Domenici impegna Scajola: «Deve intervenire il governo»

di Francesco Sangermano/ Firenze

L’IMPEGNO FORMALE è stato preso. Il ministro per le attività produttive Claudio Scajola ha promesso un interessamento diretto con la famiglia Lonati. Adesso non resta che sperare che alle parole seguano i fatti e che non si tratti solo di uno spot elettorale.

A portare una volta di più la vertenza dei quasi 300 lavoratori della Matec sul tavolo del governo nazionale è stato ieri il sindaco di Firenze Leonardo Domenici. Ieri mattina, poco dopo le 11, si è recato davanti ai cancelli dello stabilimento e lì ha incntrato i lavoratori insieme al primo cittadino di Scandicci Simone Gheri, all’assessore al lavoro di Palazzo Vecchio Riccardo Nencini, al presidente della commissione lavoro in consiglio regionale Giuseppe Bertolucci e ai rappresentati sindacali confederali e di categoria di Cgil e Cisl. Una visita annunciata, quella di Domenici, che sotto una pioggia battente ha dapprima parlato coi rappresentanti della Rsu per essere aggiornato sugli ultimi sviluppi della vertenza, quindi ha rivolto un messaggio di solidarietà a tutti i lavoratori presenti.

«La decisione della proprietà di chiudere l’azienda - ha detto - non ha giustificazioni, è uno schiaffo ai 280 lavoratori e un atto di arroganza verso tutto il nostro territorio. La mia presenza qui vuole dimostrare che Firenze e i fiorentini vi sono vicini e non solo simbolicamente. Anche se questo è un momento di sconforto molto difficile, è ora che dobbiamo far sentire la nostra voce e cercare ogni strada per riaprire una trattativa che porti ad una soluzione. Anche perchè a questo punto deve emergere quale è la reale volontà della proprietà: anche loro dovranno porsi il problema di cosa fare».

Anche il sindaco di Scandicci Gheri ha ribadito la presenza e la vicinanza delle istituzioni alla battaglia dei lavoratori: «La serrata della fabbrica è una ferita che la proprietà deve risarcire - ha detto - Devono pagare un pegno e devono rendere un’opportunità di lavoro a chi lo ha perso». E Proprio davanti ai lavoratori Domenici e Gheri si sono impegnati a coinvolgere il governo attrvaerso la richiesta di riaprire la trattativa. Quindi il sindaco di Firenze ha telefonato in prima persona a Scajola. «Il ministro - ha poi raccontato Domenici - ha assicurato il suo interessamento e comunicherà l’esito del suo intervento».

Intanto, però, proseguono le iniziative dei lavoratori che, da ieri mattina, hanno ripreso il loro presidio davanti ai cancelli per scongiurare il pericolo che qualcosa possa uscire dall’azienda. I lavoratori si sono organizzati in turni ed hanno annunciato che porteranno avanti la loro iniziativa almeno fino al 2 gennaio prossimo. Per stasera è stata organizzata una cena davanti all’ingresso mentre domani si terrà una fiaccolata che partendo dalla Matec raggiungerà piazza Matteotti passando per le strade del centro di Scandicci. Non solo. I lavoratori hanno anche deciso di scrivere personalmente al ministro Scajola e di trascorrere l’ultimo dell’anno mangiando salsicce e bistecche davanti all’ingresso dello stabilimento. Il tutto mentre continua la “processione” di rappresentanti delle istituzioni (ieri pomeriggio si è recato in visita anche l’assessore regionale al bilancio Marco Montemagni, mentre il presidente Claudio Martini lo farà domani) e di cittadini che portano la loro solidarietà e qualche regalo ai lavoratori.

Il tutto mentre la proprietà prosegue nella sua più assoluta indifferenza e nelle sue unilaterali azioni di forza. L’ultima, in ordine di tempo. è l’oscuramento del sito internet. Da quando è stata decisa la serrata www.matec.it è una pagina internet dove è impossibile entrare. Proprio come nella fabbrica.

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Staffetta delle istituzioni per stare accanto agli operai che presidiano l´azienda di Scandicci: arriva il presidente del consiglio regionale, domani Martini
"Della Matec si occupi il governo"
Il sindaco Domenici ai cancelli della fabbrica chiusa

Il ministro Scajola disponibile a contattare la proprietà I dipendenti pronti a fare picchetti anche per l´ultimo dell´anno
MARZIO FATUCCHI su la Repubblica 28/12/05

Sono tornati i turni, alla Matec di Scandicci. Non di lavoro, ma per presidiare i cancelli della fabbrica che la famiglia bresciana Lonati ha deciso di «serrare» due giorni prima di Natale. Da allora, gli operai sono lì, costantemente, per evitare altri colpi di mano. Alcuni di loro sono partiti venerdì scorso alla volta di Brescia, dove hanno ottenuto la solidarietà del consiglio comunale della città lombarda. Ieri è arrivato di fronte alla fabbrica anche il sindaco di Firenze, Leonardo Domenici, che ha dato l´assicurazione della volontà di coinvolgere il governo, in questa trattativa di fatto mai partita a causa della indisponibilità dimostrata dall´azienda. 

Una porta che il ministro della attività produttive Claudio Scajola, subito contattato ieri mattina dal sindaco di Firenze, lascia aperta: nel colloquio con Domenici, il ministro si è detto disponibile ad occuparsi della vicenda ed a mettersi in contatto con i Lonati. E´ la strategia messa in piedi da sindacati, istituzioni e chiesta a gran voce dai lavoratori: non lasciare passare sotto silenzio la vicenda Matec. Una strategia che ieri ha portato ai cancelli Domenici accompagnato dal sindaco di Scandicci Simone Gheri: di fronte ad un bidone usato per il falò, con il megafono in mano, sotto la pioggia che per un momento ha lasciato spazio anche ad un timido arcobaleno. Un attimo sfuggito quasi a tutti: soprattutto agli operai, facce arrabbiate, tristi. Alcuni con gli occhi lucidi mentre parlano i sindaci.

«I Lonati devono mettersi in testa che devono risarcire questa ferita fatta alla nostra comunità: devono essere parte attiva nel trovare una soluzione e nuove opportunità per questi lavoratori - dice Simone Gheri - Non possono pensare di spengere l´interruttore della luce ed andarsene facendo finta di niente». «La decisione della proprietà di chiudere l´azienda non ha giustificazioni, è uno schiaffo ai 260 lavoratori e un atto di arroganza verso tutto il nostro territorio - aggiunge Domenici - La mia presenza qui vuole dimostrare che Firenze e i fiorentini vi sono vicini e non solo simbolicamente. Anche se questo è un momento di sconforto molto difficile, dobbiamo far sentire la nostra voce e cercare ogni strada per riaprire una trattativa che porti ad una soluzione. Anche perché a questo punto deve emergere qual è la reale volontà della proprietà: anche loro dovranno porsi il problema di cosa fare». 

Tra la folla, c´è il presidente della commissione lavoro della Regione, Giuseppe Bertolucci, i vertici provinciali di Rifondazione, presente con il segretario Maurizio De Santis, la consigliera regionale Monica Sgherri e quello provinciale Sandro Targetti. Si vede l´assessore fiorentino Riccardo Nencini, si sono i vertici di Cgil e Cisl Alessio Gramolati e Adriano Fratini, Mauro Fuso della Camera del lavoro di Firenze, il segretario della Fim Renato Santini, Cesare De Santis della Fiom. Una alternativa difficile, per cui comunque, oltre all´impegno di tutti, ci vorrà tempo. Come fare per non far cadere il livello di attenzione? Intanto, urla nel megafono Nella Barbieri delle rappresentanze aziendali, con i turni per il presidio dell´azienda, organizzati come quelli di lavoro. Ancora: una fiaccolata il 29 dicembre, con grigliata finale di fronte ai cancelli. Gli operai vogliono passare Capodanno assieme, ai cancelli: si cercano i tendoni della Festa de l´Unità, caldaie da esterni. E al presidio continuano a passare personalità, come il presidente del consiglio regionale Riccardo Nencini, che ha proposto (con Pieraldo Ciucchi) una seduta straordinaria dell´assemblea. E tutta la giunta regionale, che ieri ha dedicato la sua seduta a questa ed altre vertenze, si è data la staffetta per essere presenti con gli operai alla Matec: ieri è passato Marco Montemagni, oggi passerà l´assessore regionale Ambrogio Brenna, domani sarà la volta del presidente toscano Claudio Martini, e sempre domani arriveranno anche esponenti del PdCi.

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Matec, brindisi di Natale ai cancelli

I lavoratori hanno presidiato l’ingresso della fabbrica di Scandicci fino alla notte del 24
I cittadini hanno donato panettoni e spumante. Stamani nuova assemblea con le istituzioni

DOPO LA SERRATA decisa dal gruppo Lonati gli operai si sono organizzati in turni per impedire che dallo stabilimento uscissero i macchinari già pronti. Regione, Provincia e Comuni di Firenze e Scandicci cercano una nuova strada per scongiurare la chiusura

di Francesco Sangermano sull'Unità 27/12/05

La vigilia si è consumata sui cancelli, dopo una notte riscaldata solo dal fuoco di un falò improvvisato. I lavoratori della Matec, all’indomani della decisione della proprietà di chiudere lo stabilimento in quella che è stata una vera e propria serrata, hanno presidiato l’ingresso della fabbrica di Scandicci notte e giorno, facendo i turni per essere certi che le macchine o i pezzi di ricambio già pronti per la spedizione non uscissero. A loro hanno portato la propria solidarietà tanti semplici cittadini, i rappresentanti di numerose associazioni e l’arcivescovo di Firenze, Ennio Antonelli, ha pregato per loro durante l’Omelia in Duomo. L’altro ieri, giorno di Natale, si sono invece ritrovati sempre fuori dai cancelli per un brindisi insieme alle loro famiglie. Il tutto in attesa che stamani le istituzioni (Comuni di Firenze e Scandicci, Provincia e Regione) tornino ad incontrarsi proprio fuori dallo stabilimento per un’assemblea aperta in cui coordinare nuove iniziative per scongiurare la chiusura e difendere i 300 posti di lavoro.   

Matec: vigilia e brindisi di Natale fuori dai cancelli dell’azienda blindata

Il racconto di Walter: «Abbiamo presidiato gli ingressi giorno e notte e i cittadini ci hanno regalato panettoni e spumante»

di Francesco Sangermano/ Firenze


WALTER ha aspettato di finire il pranzo a casa della suocera. Poi ha preso uno dei suoi due figli e in macchina è tornato lì dove le sue giornate si consumano da 23 anni. E fuori dai cancelli della Matec ha brindato al Natale insieme a una sessantina di colleghi. Quarantasei anni e due figli. Una vita di lavoro dentro all’azienda di Scandicci «ma di Natali come questo davvero non me ne ricordo». Lui è uno dei tanti. Uno dei 300 che sono numeri e non persone. Non più, nelle logiche di un’azienda che vuole chiudere e non sente ragioni. Stamani, dopo la serrata prenatalizia decisa dal gruppo Lonati, le istituzioni torneranno a incontrarsi per un’assemblea aperta fuori dai cancelli della fabbrica. Ci saranno i sindaci di Firenze e Scandicci, i rappresentanti di Regione e Provincia. Intanto, però, c’è da raccontare questo Natale di disperazione e speranza, di lotta e solidarietà.

Walter, dicono che lei sia uno di quelli che c’è stato di più, lì sul cancello...
«Ci siamo stati in diversi. Io ci ho passato la sera della vigilia, fino alle nove e mezzo. Altri so che ci sono rimasti fino a poco prima di mezzanotte E poi ieri (il 25, Ndr) ci sono tornato al pomeriggio per brindare coi miei colleghi».
Lo avevate deciso insieme?
«Ci eravamo dati appuntamento intorno alle cinque e ci siamo ritrovati in una sessantina, forse di più. Io ho portato mio figlio con me, altri hanno portato i genitori, la moglie, i parenti. Mi sono sentito in dovere di esserci. Eppure era assurdo. Ci guardavamo in faccia, brindavamo e ci veniva da chiederci come ci siamo ridotti».
Avete presidiato l’ingresso da venerdì, notte e giorno. Come vi siete organizzati?
«La notte del 23 è stata improvvisata grazie alla volontà ela solidarietà di tutti. Ci siamo organizzati in turni: io ed altri abbiamo coperto fino a mezzanotte e mezzo poi sono arrivati quelli dell’attrezzeria fino alle 5 quindi un altro gruppo ancora».
Faceva freddo...
«Abbiamo preso un bidone di metallo, l’abbiamo tagliato a metà e abbiamo acceso un falò con i pancali di legno che ci hanno regalato quelli della cooperativa di Legnaia. La mattina della vigilia qualcuno ha portato altra legna da ardere. Chi ha fatto la notte ha dormito in macchina e a turno alimentava il falò».
I cittadini della zona hanno capito cosa stavate facendo?
«Lo hanno capito e abbiamo avuto tanta solidarietà. Quelli dell’Humanitas sono venuti coi panettoni, altri ci hanno portato cassette di frutta che abbiamo protetto sotto un piccolo gazebo da spiaggia in attesa che ne arrivi uno più grande. Ma si sono fermati anche persone di Scandicci o Casellina che non avevamo mai visto prima».
Per esempio?
«A un certo punto eravamo rimasti solo in due. Sono arrivati un ragazzo e una ragazza in macchina dicendoci che volevano lasciarci un pensiero della loro famiglia. Ci hanno dato un panettone e due bottiglie di vino, un gesto bellissimo. Eppoi alcuni politici ci hanno fatto sapere che sarebbero stati disposti addirittura a passare con noi la notte della vigilia se fossimo rimasti».
Non hanno fatto più entrare nessuno di voi?
«Ci sono dieci guardie giurate che presidiano la fabbrica. Alcuni di noi avevano bisogno di prendere degli effetti personali ma non sono stati fatti entrare. Le guardie si sono fatte dire cosa servisse e sono andate a prederle loro. Lo stesso per un trasfertista che doveva lasciare la macchina della ditta e riprendere la sua rimasta dentro il parcheggio interno. Lo “scambio” è avvenuto tramite le guardie».
Adesso che succede?
«Domattina (stamani, Ndr) riprendiamo i blocchi all’ingresso e andremo avanti a oltranza. In fabbrica ci sono macchine già campionate e pronte per essere spedite così come diversi pezzi di ricambio. Ma se l’azienda ha deciso la serrata allora non deve neppure partire o uscire niente dall’azienda».
Cos’ha provato venerdì mattina davanti al cancello chiuso?
«Ho pensato che il giorno prima avevo lavorato fino alle cinque. Come sempre. E che la macchina che mi era stato chiesto di finire era pronta per essere consegnata».

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Gli operai davanti ai cancelli dello stabilimento di Scandicci
Matec, presidio anche a Natale Solidarietà alla fabbrica chiusa

da la Repubblica 27/12/05

Anche il giorno di Natale hanno passato ore davanti ai cancelli della fabbrica chiusi dal 22 dicembre scorso. I lavoratori della Matec di Scandicci continuano la loro protesta e non perdono le speranze neppure dopo il mancato accordo tra i sindacati e il gruppo Lonati di Brescia, che ha deciso di trasferire via da Firenze le sue attività e ha già messo in cassa integrazione i dipendenti per un anno.

Un gruppo di lavoratori sta mantenendo un presidio davanti allo stabilimento anche in questi giorni di festa. A loro hanno portato la propria solidarietà tanti semplici cittadini e i rappresentanti di numerose associazioni. Da oggi, come conferma Tania Lari della Rappresentanza sindacale unitaria, i dipendenti della Matec, che venerdì scorso hanno manifestato anche a Brescia, davanti alla sede del Gruppo Lonati, cercheranno di coordinare nuove iniziative per difendere un posto di lavoro che, al momento, sembra perso dopo la decisione dell´azienda di chiudere lo stabilimento di Scandicci dove si producevano macchinari per l´industria tessile.

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Il grigio Natale dei lavoratori Matec

Ieri a Brescia la delegazione fiorentina ha protestato sotto la sede dei fratelli Lonati
Martedì i sindaci di Scandicci e Firenze manifestano davanti ai cancelli della fabbrica

SOLIDARIETÀ Il vicensidaco della “Leonessa” che porta panini e bottiglie d’acqua agli operai. Così la protesta della Matec arriva fino a Brescia e incassa la solidarietà e l’appoggio del comune lombardo. L’obiettivo ora è un tavolo al ministero del Lavoro a Roma

di Marco Bucciantini sull'Unità 24/12/05

Da Scandicci a Brescia. Da via delle Nazioni Unite a via Francesco Lonati, alla sede del padrone, i figli di quel Francesco al quale è intitolata la strada. Ettore e Tiberio, loro hanno deciso di chiudere la fabbrica di Scandicci. Loro hanno deciso la serrata di giovedì, loro rifiutano di trattare per il futuro di un sito produttivo, di 250, forse 290 lavoratori.
Loro se ne infischiano dello spaventoso, imponente, saldo fronte che vuole difendere la fabbrica e la manodopera, che chiede - compatto - una via di uscita. Che rivendica il diritto-dovere di fare impresa, per un gruppo florido, in salute, leader e monopolista quasi nelle produzione di macchinari per il tessile.
Ieri lo sciopero con il presidio a Scandicci, la protesta a Brescia, il solito incedere di dichiarazioni di sostegno. Martedì, appena dopo le feste, la marcia del sindaco scandiccese Simone Gheri e del collega di Firenze Leonardo Domenici per via delle Nazioni Unite, per incontrare gli operai nella loro ultima settimana di lavoro.

Gli operai Matec trovano una sponda a Brescia
Martedì 27 il sindaco di Firenze, Leonardo Domenici, sarà con i lavoratori alla fabbrica di Scandicci

di Marco Bucciantini 

SOLIDARIETÀ vera: panini, acqua. La protesta dei lavoratori della Matec, andati all’alba ai cancelli del gruppo Lonati, lassù a Brescia. Una fabbrica “mobile”, in trasferta, arrabbiata, in lotta. Che ha trovato sponda nell’amministrazione della cittadina lombarda.
«È arrivato il vicesindaco, Luigi Morgano. Ha rifocillato i lavoratori ormai esausti, partiti da Scandicci alle cinque del mattino», racconta Alessio Gramolati, segretario della Camera del Lavoro fiorentina.

Trecento chilometri più giù, a Scandicci, gli operai della Matec - circa cinquanta - cominciavano il presidio davanti alla fabbrica, durato tutta la giornata «per protestare contro la decisione della proprietà, il gruppo Lonati, di chiudere lo stabilimento - spiega Cesare De Sanctis, della Fiom provinciale - e contro il suo atteggiamento irresponsabile». Per esempio contro l’odiosa serrata di ieri, nel mentre si tenta, a tutti livelli, sindacali, istituzionali, di salvare la fabbrica che produce macchinari per il tessile. Cancelli chiusi, perché la protesta urta i vertici, i fratelli Lonati, quelli della plusvalenza da 500 miliardi di vecchi lire nell’affare Unipol-Bnl. La protesta continuerà, divisa fra Scandicci e Brescia. In Lombardia, ieri, gli operai non erano soli. 

Con loro, oltre a Gramolati, anche la Regione Toscana, con l’assessore Gianfranco Simoncini, che si è visto con il vicesindaco. «È stato un incontro positivo - ha detto Simoncini - abbiamo apprezzato la sensibilità e la solidarietà manifestate dal Comune di Brescia nei confronti dei lavoratori toscani». Nel corso dell’incontro, l’assessore ha ricordato il ruolo della Giunta regionale Toscana che, in queste settimane, «ha profuso ogni energia per arrivare a una positiva soluzione della vicenda, dicendosi disponibile a mettere in campo strumenti e risorse per la formazione, l’innovazione, la ricerca oltre agli ammortizzatori sociali, a sostegno di un eventuale processo di ristrutturazione che garantisca il mantenimento dell’attività produttiva e dell’occupazione. «È per questo che ci ha particolarmente colpito - ha proseguito Simoncini - il modo con cui Lonati, chiudendo le porte dell’azienda, è fuggito da ogni possibile confronto, proprio nel momento in cui, dalle istituzioni, a cominciare dal presidente della Regione, veniva un forte richiamo ad assumersi una precisa responsabilità sociale sul territorio».

Si provano tutte, perché vedere - impotenti - chiudere una fabbrica che non ha grandi problemi economici, dentro un gruppo che va molto bene, è inaccettabile. Gramolati non si dà per vinto. Di rientro - in macchina con il sindaco di Scandicci, presente a Brescia - fa i conti: «Bene, lassù ci danno una mano. Gli scioperi riescono, gli operai lottano, le istituzioni ci seguono. Con noi dei sindacati c’era anche un gonfalone anche della Provincia di Firenze». Da Firenze Riccardo Nencini ha ribadito la solidarietà dell’assemblea legislativa regionale, di cui è presidente. Il Comune di Brescia ha dato il sostegno alla richiesta, avanzata dai sindacati, di apertura di un tavolo presso il Ministero delle Attività produttive con l’obiettivo di rilanciare in tempi rapidi il confronto. Assindustria toscana, chiamata in causa da più parti, «sta alla finestra», auspicando una riapertura delle trattative, «dove però - per compito - deve stare al fianco dei Lonati».

Fra sette giorni fra i 250 e i 290 operai, con diverse mansioni ma con una lunga, comune, storia di lavoro alla Matec saranno messi in Cassa integrazione, e la fabbrica sarà chiusa.

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Serrata alla Matec, insulto alla Toscana

Ieri mattina la fabbrica di Scandicci ha chiuso i cancelli in faccia ai lavoratori. Il sindaco
Gheri: «Basta con Lonati e amici ». Martini si dice «tradito». Oggi manifestazione a Brescia

CANCELLI CHIUSI in faccia agli operai e alle istituzioni toscane. È questa la risposta della dirigenza aziendale alle richieste di dialogo. Per il segretario della Cgil Alessio Gramolati «è un capitalismo autoritario che offende la democrazia»


di Vladimiro Frulletti Sonia Renzini Martino Scacciati sull'Unità 23/12/05

Oggi in corteo a Brescia, sede del gruppo dei fratelli Lonati proprietari della Matec di Scandicci, insiema ai lavoratori sfileranno anche il gonfalone della Regione, l’assessore regionale al lavoro Simoncini, il sindaco Gheri e una delegazione della Provincia di Firenze. È forse questo il segnale di quanto pesi sulle isttuzioni toscane lo schiaffo che ieri gli hanno inferto i Lonati. Gli amici dei “furbetti del quartierino” prima, mercoledì pomeriggio hanno sancito la cassaintegrazione per tutti i lavoratori Matec, poi ieri mattina hanno chiuso la fabbrica. Una serrata come da dieci anni non se ne vedevano in Toscana. Il presidente della Regione Martini si sente «tradito». Il sindaco Gheri invita a chiudere per sempre con questi imprenditori. Il segretario dei Ds Filippeschi chiama in causa Assindustria toscana. Intanto a due giorni dal Natale gli operai e le operaie della matec raccontano questi giorni che dovevano essere di festa e la paura per il futuro.

Cancelli chiusi alla Matec
I Lonati scelgono la strada dello scontro

Oggi manifestazione a Brescia e presidio alla fabbrica
I lavoratori temono che si portino via i macchinari

di Martino Scacciati / Firenze

CHIUSO Quando ieri mattina, ancora prima dell’alba, i lavoratori della Matec si sono avviati verso i cancelli dello stabilimento di Scandicci per cominciare il loro turno di lavoro li hanno trovati chiusi. La risposta della proprietà alla rottura della trattativa con sindacati consumatasi la sera precedente è stata dunque una serrata. I lavoratori non si sono però fatti prendere dallo sgomento e hanno reagito. Riuniti in assemblea nel Comune di Scandicci, hanno deciso per oggi due iniziative: un presidio a Scandicci nei pressi della Matec e un corteo a Brescia, di fronte alla sede del gruppo Lonati.
Quella vissuta dai dipendenti della Matec ieri mattina alle 5 è stata proprio una brutta sorpresa. La sera prima la proprietà aveva risposto con un «no» a tutte le richieste dei lavoratori e l’aria che tirava era quindi tutto fuor che incoraggiante. Nessuno però, neppure i più pessimisti, avevano potuto prevedere una mossa del genere da parte dell’azienda.

Ma che cosa era successo poche ore prima? Il nodo principale della trattativa - assieme alla richiesta sindacale di sospendere la cassa integrazione per un mese - era stato la causale d’apertura della cassa integrazione straordinaria. Di fronte all’intenzione della proprietà di dare avvio alla cassa integrazione straordinaria con una causale di «cessazione d’attività». i sindacati chiedevano invece quella di «ristrutturazione o riconversione della missione industriale» della Matec. L’oggetto del contendere era, in altre parole, decidere come l’azienda dovesse «morire»: se, come voleva la proprietà, farla estinguere nel nulla (con buona pace dei lavoratori e delle loro famiglie), oppure trasformarla in un’azienda ristrutturata o riconvertita in una diversa produzione. La trattativa era saltata ma sembravano ancora esistere dei margini per riprenderla. Questa mattina, trovando i cancelli chiusi, i lavoratori della Matec sono giunti ad un triste conclusione: Lonati ha imboccato la via più breve, quella di non assumersi nessuna responsabilità rispetto al destino dei suoi 280 dipendenti. Per le Rsu della Matec, chi ha deciso un atto come la serrata di ieri («una provocazione», «un fatto di una gravità assoluta», «un precedente inaccettabile») non può che avere delle pessime intenzioni. La beffa avrebbe insomma implicitamente rivelato il danno.
La prima reazione è stata allora di coinvolgere i rappresentanti locali. I lavoratori sono stati così ospitati nella sala consiliare del Comune di Scandicci e, alla presenza del sindaco Simone Gheri, hanno improvvisato un’assemblea per decidere sul da farsi e cercare di salvare il salvabile.

È stato così elaborato e approvato (a maggioranza, con 7 voti contrati e 23 astenuti) un documento di stigmatizzazione per il comportamento dell’azienda. E si è anche deciso di intraprendere per oggi due iniziative parallele: venti lavoratori si occuperanno di presidiare lo stabilimento della Matec di Scandicci, altri 80 (cui si aggiungeranno, per solidarietà, 10 componenti delle Rsu del Comune di Scandicci) saliranno in pullman verso Brescia, per avvicinare fisicamente la loro protesta a Lonati.

Come suggeriscono i voti del documento, il corpo dei lavoratori presentava tuttavia delle divisioni. Spaccature che si sono ripresentate al momento di aderire o meno all’iniziativa del corteo di Brescia. Qualcuno ha fatto notare che «al primo viaggio a Brescia i pulman erano quattro. Al secondo tre. Questa volta sono due». Un segno questo che, unita alla confusione su quale possa essere il modo più efficace di reagire all’azione della proprietà, la rassegnazione inizia a serpeggiare fra i lavoratori della Matec.   

Massimo, disegnatore
«Vorrei sperare nel futuro, fare dei figli, ma adesso non ci riesco»

s.ren.

Massimo è alla Matec dal ‘91. Da 14 anni lavora come disegnatore meccanico all’ufficio tecnico, ma ieri mattina per la prima volta ha trovato i cancelli della fabbrica chiusi.
Cosa ha provato?
Rabbia soprattutto, ma anche tristezza e scoramento. Anche perché alla fine sembrava che uno spiraglio ci potesse essere, invece era solo lo zuccherino prima della bastonata. Senza pensare a tutto quello che ha fatto negli anni.
Cosa?
I Lonati hanno pensato solo ad acquisire le ditte meccanotessili del territorio per carpirne i segreti industriali, vendere i brevetti alle aziende concorrenti e disfarsi via via della gente vicino alla pensione con il giochino della mobilità. Il risultato è che non esiste più un’azienda meccanotessile qui intorno e la gente non sa dove cercare lavoro. Anni e anni di esperienza andati in fumo.
E adesso cosa farà?
Di questi tempi è difficile pensare a un futuro. Anche familiare. Convivo da 4 anni, non abbiamo figli, anche se l’intenzione ci sarebbe. Solo che in questi momenti siamo molto frenati, abbiamo un mutuo da pagare e le spese sono sempre di più. Se poi non c'è nemmeno la sicurezza del lavoro, diventa davvero un problema immaginare un futuro per una famiglia. Lo stesso è per molte mie colleghe, alcune ieri mattina quando hanno visto i cancelli chiusi hanno pianto.
Per la rabbia?.
Anche per la disperazione. Alcune di loro si sono sposate un anno fa, anche loro hanno il mutuo da pagare e magari vorrebbero avere dei figli. Ma in questi momenti i sogni e le ambizioni che abbiamo per la nostra vita vanno in pezzi. Poi quella della serrata è stata davvero una crudeltà. Molti di noi hanno molte cose lì dentro che non hanno potuto nemmeno prendere, un mio collega per esempio ha una cartella medica che deve seguire ogni giorno e che per questo l’aveva lasciato in fabbrica.
Che Natale sarà questo?
Molto triste.

Paola, impiegata
«Per me quest’anno non c’è nessun Natale»

m.sca

Paola ha 55 anni ed alla Matec è un’impiegata:, lavora in amministrazione dal 1980.
Come si sente di fronte al fallimento della trattativa e all’episodio di questa mattina della fabbrica chiusa?
Mi sento male. Molto male. E devo farmi forza. Di carattere sono ottimista, per fortuna. Se non lo fossi sarebbe un problema perché la situazione è tale che rischierei seriemente di cadere in depressione.
Che tipo di difficoltà le creerebbe un licenziamento?
Io sono sola: non sono sposata e, al contrario di alcune delle mie colleghe, non possono contare sull’aiuto di un marito. Né di nessun altro. Durante questi mesi di cassa integrazione guadagnavo soltanto 600 euro. Lo sa quanto spendo per l’affitto? Spendo 550 euro. Faccia lei i conti. E tenga anche presente che mi posso considerare tuttosommato fotunata, per l’affitto. Visti i prezzi che ci sono in giro...
Ma non le rimangono che 50 euro il mese per vivere. Come fa?
Mi arrangio con i risparmi. Ma è dura. Se dovessero davvero licenziarmi, per me si tratterebbe di un vero e proprio problema di sopravvivenza.
Ha pensato a come potrebbe trovare da vivere immaginandosi un’ipotesi del genere?
No lo so. So che mi proverei ad arrangiarmi ma sarebbe davvero un brutto colpo. C’è anche da considerare che con la mia età, e con tutta la concorrenza che si trova nel cercare un impiego come il mio di tipo amministrativo, le cose sarebbero ancora più difficili. A tutto questo si aggiunge anche un po’ di stanchezza, da parte mia. La mia permanenza alla Matec è stata molto travagliata. Anni fa mi misero di fronte alla scelta se essere novata, se passare cioè da impiegata ad operaia o licenziata. Io mi rifiutai di cedere. Non volli perdere tutto quello che avevo guadagnato e aprii una vertenza. Ma sono stati anni difficili e pieni di incertezza
E a Natale che cosa farà?
Per me. quest’anno, non c’è nessun Natale.

Tidiane, operaio
Senegalese, una moglie e una figlia: «Già pagare l’affitto è un problema»

m.sca.

Tidiane è senegalese, e ha 39 anni. È sposato ed ha una figlia piccola, di 6 anni. È arrivato in Italia nel 1997 e da allora ha lavorato alla Matec come operaio.
Che cosa ha provato trovandosi di fronte i cancelli chiusi?
Ho pensato che non era possbile, che non possono fare così. Delle persone che lavorano non si meritano un gesto del genere.non possono essere trattate in questo modo.
Prima dell’episodio di oggi aveva sperato nella trattativa?
A dire la verità, speravo che si potesse arrivare a qualcosa. Stamattina però di fronte a quel cancello chiuso ho provato una grande delusione. E non riesco più ad essere molto ottimista.
Ha deciso di andare comunque a Brescia per protestare o no?
Sì. Ho dato il mio nome e domani mi alzerò alle 4 per salire sul pullman. Voglio comunque tentare di fare tutto quello che è possibile.
Se le cose si mettessero per il peggio e lei perdesse il posto di lavoro ha pensato a come fare?
No. Non ci ho pensato. Ma so che vivrei una situazione molto difficile. A casa ho una moglie e una bambina piccola da mantenere e sono preoccupato. L’affitto si prende già gran parte del mio stipendio. Dovessi rimanere senza, non saprei proprio come fare. Già ora, con la cassa integrazione di questi mesi è stata dura. Quest’anno nei tre mesi di stipendio pieno sono riuscito a guadagnare circa mille euro. Ma con la cassa integrazione sono sceso a 800: facevo molta fatica e ho dovuto rinunciare a tante cose. In caso di licenziamento mi arrangerò, è vero, ma non voglio nemmeno pensarci.
Un regalo per la sua bambina è riuscito a comprarlo?
Ancora no. Stavo aspettando la tredicesima. Mi hanno detto però che molto probabilmente non ce la daranno. Se è così non so come fare.

Tanja, ufficio vendite
«So fare solo questo, domani chi mi darà un lavoro vero?»
s.ren.

Tanja ha 44 anni, dal ‘99 lavora all’ufficio vendite e ricambi della Matec , ma è nel settore del meccanotessile dall’84, quando era alla Conti Florentia, l’azienda di Scandicci acquisita poi dalla Matec. 21 anni trascorsi ad acquisire conoscenze e professionalità.
In cambio di un futuro incerto?
Sì, non ho nessuna prospettiva di lavoro e alla mia età e con una famiglia alle spalle ho bisogno di un contratto serio, cosa che ormai non fa più nessuno. E poi lavorativamente sono nata e cresciuta in questo settore. Fuori di qui dove vado? Con quali qualifiche? So che nel nostro lavoro siamo bravi, a farne altri non lo so. Mi aspetta un futuro traballante da punto di vista economico e non è bello. Ho un compagno e due figlie, una di 14 anni e una di 10.
Qual è il suo stipendio?
All’incirca di 1300 euro, e senza questi soldi è difficile andare avanti, è già dura così. Ci sono un sacco di spese, le figlie crescono e hanno le loro esigenze. E non posso dire ogni volta che non possono fare questo o quello per mancanza di soldi. Non voglio nemmeno che diano ai soldi un’importanza eccessiva.
Cosa ha provato di fronte alla serrata?
Rabbia. È stato un atto ignobile, ha fatto capire fino in fondo la mentalità di questa gente. Mentre era ancora in corso la trattativa il giorno prima, loro già si stavano organizzando per la serrata.
Che Natale sarà questo?
Pieno di rabbia. Peccato, perché sono giornate importanti da trascorrere con la famiglia, le figlie hanno le vacanze, possiamo spendere più tempo con loro. Invece ci sarà il pensiero fisso alla Matec,
Ha ancora qualche speranza per il futuro della Matec?
È difficile dirlo, quest’azienda è talmente arrogante e sprezzante . Ma finché non sarà scritta la parola fine non molleremo.

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Gheri: «Stop a Lonati e ai suoi amici in Mps»

Il sindaco di Scandicci: «La serrata è un insulto». Gramolati (Cgil): «Sconfitta politica». Filippeschi (Ds): «Confindustria si distingua»  

Renzi, presidente della Provincia,: «Inaccettabili i metodi dei furbetti del quartierino»

di Vladimiro Frulletti/ Firenze


SCONFITTA POLITICA Per capire quanto pesi questa botta della Matec bisogna guardare le facce dei politici. I volti dei rappresentanti delle istituzioni che si ritrovano nel salone del consiglio comunale di Scandicci “occupato” pacificamente dagli operai. I sindacalisti cercano di organizzare la lotta: i pullmann per Brescia, il presidio di fronte alla fabbrica. Dietro il grande tavolo sono seduti il sindaco di Scandicci Simone Gheri, l’assessore regionale al lavoro Gianfranco Simoncini, quello del comune di Firenze Riccardo Nencini. Poi arrivano anche il segretario fiorentino del Pdci Marzullo e il capogruppo regionale Luciano Ghelli: «vedi che ho ragione quando dico che il consiglio regionale non può andare in ferie fino al 17 gennaio. Non sono un demagogo. Ci sono problemi aperti. Adesso vorrei un moto d’orgoglio: convochiamo il consiglio a Brescia, o facciamo perlomeno un consiglio straordinario». Per il momento oggi a Brescia, insieme ai lavoratori, ci andranno anche il sindaco Gheri, Simoncini.

Le parole sono pesanti,ma le facce sono deluse. Come se la nuova mossa dell’azienda (la serrata) abbia finalmente tolto il velo sulla vera identità di chi le istituzioni hanno di fronte. «La chiusura della Matec più che una sconfitta dei lavoratori e dei sindacati - spiega il segretario della Cgil Alessio Gramolati - sarebbe una sconfitta della democrazia, della politica. Questo è un capitalismo autoritario che insulta le istituzioni democraticamente elette. Quelle toscane, perché il governo non c’è e non si è mai fatto vedere ». Non che Regione, Comune e Provincia non sapessero chi fossero i Lonati, ma forse c’era la speranza di poter incidere, di avere la forza di cambiare qualcosa nel futuro della Matec. 

Invece i fratelli Lonati, assidui frequentatori dei nuovi scalatori finanziari (su cui adesso si concentrano le attenzioni dei magistrati), hanno fatto ciò che avevano minacciato: chiudere l’azienda, mandare a casa tutti e poi si vedrà. E tanto per far capire che da queste decisioni non hanno nessuna intenzione di tornare indietro, ieri mattina, 24 ore dopo l’incontro con il presidente della Regione Claudio Martini, hanno chiuso i cancelli della fabbrica. «Hanno tradito lo spirito degli incontri che abbiamo avuto» dice Martini. 

La serrata infatti è anche un messaggio inequivocabile alle istituzioni. «Alla faccia degli incontri con regione e enti locali - scuote la testa il sindaco di Scandicci Simone Gheri - . Sono degli irresponsabili. Hanno scelto, consapevolmente, la strada della rottura con un intera comunità. È una ferita gravissima di cui devono pagare il prezzo. Ora, insieme anche a Confindustria, se ne devono assumere tutte le responsabilità. Serve un messaggio forte, inequivocabile da parte di tutta la Toscana». Messaggio che il sindaco chiede in primo luogo alla Regione. «Deve chiudere le porte a questi imprenditori e ai loro amici. Come Gnutti che è nel cda di Mps. Anche a Siena devono sapere con chi hanno a che fare». 

I “furbetti del quartierino” contro cui si scaglia anche il presidente della Provincia Matteo Renzi perché utlizzano «i giorni di Natale per calpestare non solo i diritti dei lavoratori, ma anche gli sforzi di chi in queste ore continua a lavorare per soluzioni possibili». Ma che la “serrata” sia considerata una offesa alle istituzioni lo fa capire chiaramente anche l’assessore regionale la lavoro Simoncini che prima ricorda che «sono decenni che in Toscana non si ricorda la serrata di una fabbrica», e poi sottolinea come questa azione unilaterale dell’azienda «mina alla base un sistema di relazioni sindacali e sociali» . Un messaggio che indirettamente riguarda anche Confindustria toscana visto che con la Regione (e i sindacati) ha sottoscritto il famoso “patto per lo sviluppo”. Agli industriali toscani invece si rivolge apertamente il segretario regionale dei Ds Marco Filippeschi. «In Toscana queste cose non si possono fare e di certo non le subiamo- dice Filippeschi -. Chiediamo all’Associazione degli industriali un pronunciamento chiaro che la distingua dal comportamento inaccettabile della Matec». Messaggio recepito solo in parte, perché l’associazione degli industriali toscani riesce a esprimere solo «rammarico» per la situazione e a garantire il proprio impegno a ricercare «comunque soluzioni che consentano di non disperdere il patrimonio di risorse umane della Matec».

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Mediazioni fallite, da ieri serrata con i guardiani triplicati. Esaote di nuovo nel limbo, alla Magnetek minaccia di licenziamenti
Natale porta la chiusura della Matec

da la Repubblica 23/12/05

Sotto l´albero di Natale i lavoratori della Matec trovano la chiusura dell´azienda per la quale lavorano, alcuni da molti anni. «Mai visto prima un atteggiamento di chiusura tanto rigido della proprietà» si lamentano i sindacalisti più anziani. Oggi, invece che fare le compere per i regali di Natale, i lavoratori marceranno di nuovo verso Brescia, accompagnati dal sindaco di Scandicci Simone Gheri, per andare a protestare con la proprietà. Falliti tutti i tentativi di mediazione, da ieri è serrata con guardiani triplicati. Intanto Esaote, fallita la compravendita accarezzata a lungo, è di nuovo nel limbo. E a Terranova Bracciolini si apre il caso Magnetek.

Matec, l´ora della serrata
Guardiani triplicati, da Natale è finita

Oggi i lavoratori andranno a protestare a Brescia, con loro il sindaco Gheri
Neanche i sindacalisti anziani ricordano una decisione come questa
ILARIA CIUTI

NATALE 2005. Se lo ricorderanno bene i 260 lavoratori della Matec di Scandicci e le loro famiglie. Il 25 dicembre scatta la procedura che da gennaio li metterà tutti in cassa integrazione con l´agghiacciante motivazione di «cessazione di attività»: la fabbrica chiude e, dopo la cassa, verranno licenziati. Ma il pacco dono è arrivato già ieri. I primi operai, il turno delle 5 di mattina, hanno trovato i cancelli sbarrati, una quantità mai vista di guardiani sul cortile. Hanno sbarrato gli occhi, increduli: non si può entrare. «E´ la serrata, come nell´Ottocento», commentano le rsu. Neanche i sindacalisti anziani ricordano a Firenze un episodio come quello deciso dalla proprietà della fabbrica di macchine da calzetteria di Scandicci, la famiglia bresciana Lonati, in affari con Gnutti, Fiorani, Ricucci, come ricorda il sindaco Gheri. Appeso ai cancelli il cartello: «Chiuso 22 e il 23 dicembre per motivi organizzativi». E poi: «La tredicesima non verrà pagata». Solo nel pomeriggio l´amministratore delegato Tiberio Lonati fa sapere che, «su sollecitazione delle istituzioni locali», ha deciso di pagare la tredicesima. Comunque arriverà dopo Natale.

Alle spalle, il naufragio, mercoledì sera, di ogni accordo proprietà -sindacati e rsu su quanto il giorno prima chiesto a Lonati anche dal presidente toscano Martini: trasformare la motivazione della cassa integrazione da cessazione di attività a ristrutturazione o riconversione. In modo che, alla fine della cassa, si intravedesse un futuro per i lavoratori. Niente, la Matec chiude, punto e basta, aveva risposto Lonati. Poi, ieri, la serrata. E il corteo dei lavoratori fino al Comune di Scandicci dove hanno tenuto la loro assemblea nella sala del consiglio comunale, presenti, oltre al segretario della Fiom, Corti, e a quello della Cgil, Gramolati, anche il sindaco Gheri, il consigliere regionale al lavoro Simoncini, il collega all´economia in Palazzo Vecchio Nencini. Di ritorno, i lavoratori hanno invaso per mezz´ora, al casello Signa, lo svincolo per l´autostrada e la Fi-Pi-Li.
Oggi i dipendenti Matec partono per manifestare a Brescia. Con loro anche il sindaco Gheri, Simoncini, Corti, Gramolati. Ma una parte dei lavoratori continuerà a presidiare la fabbrica dalla quale si teme vengano portati via gli impianti. Dall´azienda non si dice altro che: «motivi organizzativi». Tra i lavoratori è rabbia, incredulità, paura per la famiglia a carico, il futuro, come spiega Tania Lari. Le rsu, insieme a Fim-Cisl e Fiom-Cgil dichiarano che la serrata «è un precedente inaccettabile» e che la vertenza Matec a questo punto «assume un valore generale da sostenere in tutti i modi possibili». Concordano le istituzioni che parlano di «provocazione». Gheri dichiara: «Porte chiuse a qualsiasi operazione speculativa o finanziaria» Simoncini sottolinea: «E´ un attacco alla Regione il cui presidente aveva chiesto all´azienda responsabilità». Nencini dichiara che in Toscana «le relazioni sociali non torneranno all´Ottocento». Rsu e sindacati chiamano in causa governo e Confindustria. Da Assindustria fiorentina arriva una dichiarazione da cui trapela imbarazzo: «Profondo rammarico per il mancato accordo», «la mancanza di intesa porta ciascuno degli interlocutori ad assumere decisioni unilaterali», «assicuriamo un impegno non formale a contribuire per una soluzione che non disperda il patrimonio di risorse umane della Matec».

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RSU MATEC

FIM CISL FIOM CGIL

Matec: Dopo la serrata domani a Brescia

Vi inviamo il documento approvato dai lavoratori della Matec, dopo la serrata dell’azienda di stamani, che da mandato alle organizzazioni sindacali di organizzare una manifestazione per domani a Brescia

 

Assemblea aperta lavoratrici e lavoratori MATEC Scandicci, Comune di Scandicci, Comune di Firenze, Regione Toscana

Le scelte ed i comportamenti che si sono consumati ieri e oggi, con l’indisponibilità ad ogni forma d’accordo e con la successiva provocazione della chiusura dello stabilimento, con una serrata da parte della proprietà sono di una gravità assoluta.

Segnano un precedente inaccettabile che attacca esplicitamente il sistema di relazioni sociali di questa regione, a partire dal Patto per lo Sviluppo sottoscritto da tutte le parti sociali e insieme i valori di coesione del Paese.

Il profilo autoritario di questo capitalismo va assolutamente e fermamente respinto perché è chiaro il tentativo di riportare a tempi remoti l’orologio sociale del Paese.

Per l’insieme di queste ragioni la vertenza MATEC assume per il sindacato e per le nostre Istituzioni un valore generale e sarà sostenuta con tutte le forme di mobilitazione e di pressione adeguate nei mesi a venire, finchè non sarà riconquistato un piano e un progetto industriale che dia garanzie occupazionali a tutti i lavoratori e le lavoratrici.

Non di meno le Istituzioni sono oggi impegnate a ricercare tutte le soluzioni che possono favorire questa determinazione e questo diritto.

E’ evidente che questo atteggiamento della proprietà e del suo presidente Ettore Lonati chiama esplicitamente alle rispettive responsabilità il Governo e Confindustria. Governo e Confindustria non possono fingersi estranei ad una vicenda che riguarda un gruppo industriale nazionale e un grande immobiliarista che si ritiene al di sopra delle regole di convivenza e di rispetto alla base della coesione del Paese.

Governo e Confindustria devono perciò affrontare con una maggiore e più forte determinazione la proprietà richiamandola al proprio dovere di responsabilità sociale sancito dalla Costituzione.

L’Assemblea dà infine mandato alle Organizzazioni Sindacali di promuovere per domani venerdì 23 dicembre una manifestazione a Brescia e di organizzare un presidio a tutela degli impianti e delle produzioni. Insieme a questo l’assemblea sostiene la necessità di organizzare per il prossimo mese di gennaio una nuova e più ampia giornata di mobilitazione.

Scandicci, 22/12/2005 Approvato a maggioranza con 7 voti contrari e 23 astenuti

 

RSU MATEC                FIM CISL FIOM CGIL DI FIRENZE

Inviato a cura dell’Ufficio Comunicazione Centro Servizi Borgo dei Greci David Buttitta

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Il Natale della Matec: tutti licenziati

Salta anche l’ultima trattativa, la fabbrica chiude e non assume impegni per i 270 dipendenti
Fino all’ultimo Martini aveva insistito: «L’azienda cambi idea e punti alla ristrutturazione»

CESSATA ATTIVITÀ Lonati non si è spostato di un millimetro: dopo una interminabile trattativa si è arrivati alla rottura. L’industriale bresciano avvia la cassa integrazione per «cessazione di attività»: significa licenziamenti per i 270 dipendenti di Scandicci

di Sonia Renzini/ Firenze sull'Unità 22/12/05

Matec, trattativa saltata. Dopo un braccio di forza estenuante tra i sindacati e l’azienda ieri nella sede della provincia a Firenze si è rotta definitivamente la trattativa in corso tra le parti. Da una parte la volontà dell’azienda di aprire la procedura di cassa integrazione straordinaria per cessazione di attività, dall’altra i sindacati che puntavano alla cassa integrazione per riconversione della struttura. Ore e ore di trattativa con il consigliere delegato del gruppo bresciano Tiberio Lonati, iniziate il giorno prima in una non stop di 5 ore, sempre alla sede della Provincia, avevano fatto sperare in una conclusione migliore. I sindacati in realtà avevano preferito non sbilanciarsi, ma il procedere della trattativa, ancorché lunga e piena di ostacoli, in qualche modo sembrava di per sé già un segnale positivo. Una speranza naufragata per sempre ieri in tarda serata. Dopo che l’azienda ha rifiutato una dopo l’altra tutte le proposte dei sindacati. Mirati a salvare il posto di lavoro per i 270 dipendenti dell’azienda di Scandicci. 

«Non è stato possibile raggiungere alcun tipo di accordo - dice Cesare De Sanctis della Cgil - l’azienda ha detto no a tutto: alla cassa integrazione per riconversione, a quella per ristrutturazione, ha detto no perfino alla sospensione di un mese di cassa integrazione. La verità è che vogliono andare via da Firenze e dalla Toscana». Cosa succederà nei prossimi giorni è ancora presto per dirlo. L’azienda procederà unilateralmente, i sindacati stanno organizzando le forme di lotta da adottare. Intanto, per stamani alle 8 è stata convocata alla Matec l’assemblea di tutti i lavoratori. 

Eppure, nei giorni scorsi erano stati numerosi gli sforzi delle istituzioni per cercare di salvare il salvabile. Ancora ieri, in mattinata il presidente della Regione Toscana Claudio Martini aveva lanciato un messaggio forte e chiaro a Tiberio Lonati, il consigliere delegato delegato del gruppo bresciano che detiene la proprietà dell’azienda. «La cosa più urgente è far pressione su Lonati e su Confindustria, perchè intanto venga cambiata la causale della cassa integrazione da cessazione dell'attività a ristrutturazione - aveva detto Martini - Questo sarebbe un segnale importante che significherebbe che la proprietà non si sottrae, ma sta ancora dentro la discussione». A Martini i sindacati proprio in mattinata avevano comunicato l’esito deludente avuto con Lonati il giorno precedente. Anche l’incontro tra Lonati e Martini, nello stesso giorno, non aveva prodotto grandi risultati. «Nè del resto ci aspettavamo che ci fossero - aveva spiegato Martini - È stato un incontro franco e sincero, in cui Lonati ha rappresentato lo stato della situazione. Il mercato è molto calato, la calzetteria è in crisi, Lonati ci ha detto che non sanno nemmeno se riusciranno a tenere in piedi le loro attività in Lombardia e che il 2006 inizierà con la cassa integrazione in quasi tutte le loro aziende». Ciononostante Martini aveva insistito sulla necessità di trovare una soluzione che non penalizzasse del tutto i lavoratori, in particolare che la cassa integrazione fosse ancorata a un piano di ristrutturazione. «Finora il rapporto tra Lonati e la Toscana è stato buono - aveva detto Martini - Noi siamo pronti a mettere a disposizione la sponda che la Toscana, intesa come Regione, istituzioni locali, Università e centri di ricerca, può offrire per provare a ricostruire un tessuto industriale dove si va spegnendo». Anche perché la Matec, aveva sottolineato Martini, non è l'unica vicenda di questo tipo in Toscana. Purtroppo.

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NATALE NERO Triste epilogo per la Matec

Porta in faccia ai sindacati 
L’azienda sorda agli appelli punta solo alla chiusura

di Fabrizio Morviducci su la Nazione 22/12/05

Matec muore. Muore per la fredda determinazione della proprietà, che da tempo aveva stabilito di chiudere. Muore perché da ieri c'è l'ultima novità: l'incontro dell'ultima spiaggia si è concluso con un verbale di mancato accordo tra sindacati e proprietà. Questo significa che, a meno di miracoli, la partita è chiusa. Dal 1 gennaio partirà la cassa integrazione per cessazione attività, e 250 lavoratori andranno a casa.

«Nel corso dell'incontro - ha dichiarato Fabio Franchi della Fim Cisl - avevamo chiesto all'azienda una sospensione per trenta giorni per trasformare la procedura di cassa integrazione per cessazione attività in cassa integrazione per riconversione industriale. I trenta giorni dovevano servire a dar vita a un percorso atto a tutelare i livelli occupazionali e a verificare tutte le possibilità sul territorio per riconvertire. La risposta dell'azienda è stata disponibilità a calendarizzare gli incontri, tenendo comunque ferma la partenza della cassa dal primo gennaio. Anzi, i responsabili del gruppo Lonati, avrebbero voluto siglare già da oggi (ieri n.d.r) la cessazione dell'attività dal 1 febbraio cessare l'attività. Quei trenta giorni non erano più sospensione per valutare il da farsi, ma diventavano nei fatti la fine di Matec. Noi abbiamo ritenuto troppo pretestuoso e non condivisibile il fatto di sancire oggi la cessazione dell'attività».

Stamani alle otto ci sarà l'assemblea in azienda, i sindacati comunicheranno ai lavoratori la rottura della trattativa, e probabilmente scatterà il primo sciopero. Ormai non c'è più tempo per discutere, sta per essere cancellata dal panorama industriale una delle presenze storiche. Nata come azienda privata (nome originario Billi) e successivamente passata al gruppo Eni, Matec viene privatizzata nel 1993 con il passaggio al gruppo Lonati di Brescia, che della Matec era concorrente. Dodici anni dopo e un numero inenarrabile di procedure di cassa integrazione, i proprietari bresciani hanno deciso che per l'azienda di Scandicci è arrivato il momento di chiudere. Con tanti saluti agli incontri al vertice con le istituzioni locali, dalla Regione alla Provincia, ai comuni di Scandicci e Firenze, che a più riprese hanno chiesto alla proprietà di mutare atteggiamento, invocando l'etica d'impresa. La proprietà ha perseguito con determinazione il proprio disegno: chiudere per crisi del mercato. E gli operai? E le loro famiglie? Tute blu da appendere al chiodo, un antico sistema produttivo fondato sulle emozioni, sulla fatica: sul padrone 'giusto' e sull'operaio che serve per tutta una vita.

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Matec, continua la trattativa tra l’azienda e i sindacati

Oggi nella sede della Provincia un altro incontro per discutere sul futuro dei lavoratori

da l'Unità 21/12/05

MATEC, ieri nel pomeriggio nella sede della Provincia di Firenze si è svolto l’incontro sulla procedura per la cassa integrazione dei 270 lavoratori di Scandicci che si è aperta il 30 novembre e dovrà concludersi entro il 24 dicembre.
Una non stop di 5 ore, dalle 3 del pomeriggio alle 8 di sera per ribadire le posizioni dell’azienda e dei sindacati. 

Di fatto ancora molto distanti. L’azienda ha aperto la procedura di cassa integrazione straordinaria per cessazione di attività, i sindacati non ne vogliono sentire parlare e puntano a una procedura di cassa integrazione per ristrutturazione, in modo da preservare i posti di lavoro. Questa la posta in ballo della trattativa che ieri non è giunta a nessun risultato. Un altro incontro è in programma oggi nel pomeriggio, sempre alla sede della Provincia, alle 15.30, e questo di per sé è un segnale positivo, almeno prova che la trattativa non si è rotta. In mattinata, alle 9, i sindacati saranno ricevuti dal presidente della Regione Toscana Martini per fare il punto della situazione e aggiornarlo sull’incontro con i dirigenti dell’azienda. In mattinata il presidente Martini aveva già incontrato personalmente il consigliere delegato del gruppo bresciano Tiberio Lonati che aveva ribadito la posizione dell’azienda.

Lonati in particolare ha ricordato la crisi del settore meccanotessile in seguito al calo del mercato, la diminuzione dei consumi di calzetteria femminile e la concorrenza dei paesi asiatici, Cina in testa. Una situazione che non lascia a suo dire alcun margine per il mantenimento della produzione della Matec. Martini, tuttavia, insieme all’assessore regionale all’istruzione Gianfranco Simoncini hanno insistito sulla necessità che l’azienda garantisca ai lavoratori l’accesso agli ammortizzatori sociali. «C’è ancora spazio per lavorare - dice Martini - Prendiamo atto della disponibilità del gruppo Lonati a valutare proposte industriali alternative, con risorse imprenditoriali nuove che consentano di salvaguardare le professionalità dei lavoratori della Matec e il mantenimento di una struttura produttiva nel territorio». La Regione si impegna a fare da tramite tra sindacati, istituzioni, forze economiche e sociali per raggiungere una soluzione in grado di soddisfare le parti. Il sindacato per ora preferisce non esprimersi.

La situazione della trattativa è delicata, in ballo c’è il futuro di 270 lavoratori e delle loro famiglie. «Vogliamo fare di tutto perché non venga lasciato niente di intentato - dicono dalla Cgil - da parte nostra ogni sforzo andrà in questa direzione. Fino all’ultimo momento, speriamo che anche l’azienda capisca che una conversione del sito produttivo è l’unica soluzione possibile». Intanto, anche ieri i lavoratori, in sciopero da lunedì, hanno presidiato davanti ai cancelli della Matec per protestare contro la decisione dell’azienda di chiudere lo stabilimento. Lo sciopero continuerà anche oggi. Di 8 ore.s.ren.

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CASO MATEC Ieri vertice fiume in via Cavour

Incontro Lonati e sindacati: trattativa quasi impossibile Ma si prosegue anche oggi

di Maurizio Morviducci su la Nazione 21/12/05

Matec, e venne l'ora dell'incontro tra azienda e sindacati. Un incontro fiume, durato tutto il pomeriggio e parte della serata di ieri, e concluso con un nulla di fatto. L'appuntamento era in Provincia, per l'avvio della cassa integrazione straordinaria per cessazione dell'attività. I lavoratori sono arrivati alla trattativa con tante iniziative per salvare il loro posto di lavoro: il camper della solidarietà a Brescia, il blocco delle portinerie per stoppare la produzione. Almeno fin quando non ci saranno certezze sulle modalità di una chiusura che lascia oltre 250 persone potenzialmente senza lavoro. L'azienda per contro è arrivata all'appuntamento con una lettera recapitata ieri mattina dove ha scritto, ovviamente, di non gradire il blocco, perché lo stop penalizza una situazione di mercato già difficile, e incontrando di mattina, nella più stretta riservatezza, il governatore della Toscana Martini. 

Questo pomeriggio alle 15,30 le parti torneranno a incontrarsi. L'obiettivo è progredire con la trattativa. I sindacati chiedono più tempo per gestire una chiusura che appare disastrosa per le conseguenze che avrà sul piano economico e occupazionale del territorio. Un anno sembra davvero poco per trovare una nuova collocazione a tutti gli operai. La procedura di cassa integrazione è al centro dunque della trattativa. A questo punto però, è arrivato il momento di chiudere la partita. L'azienda mantiene la sua volontà di allucchettare i cancelli, anche se col passare del tempo sembra essere sempre più propensa a valutare ipotesi di riconversione industriale. Un'ipotesi questa, che vede la pressione diretta delle istituzioni, sindaco Gheri in prima linea, che chiedono responsabilità d'impresa e impegno per mantenere nell'insediamento di via delle Nazioni Unite, un'unità produttiva. Sembra essere del tutto tramontata l'ipotesi della prima ora, ossia chiedere con forza di modificare la Cassa integrazione straordinaria per cessazione di attività in Cassa integrazione per ristrutturazione aziendale. Non ci sarà probabilmente neanche il piano di riconversione che indichi tempi e strumenti per consentirne l'attuazione, in modo da evitare pesanti ricadute sul territorio in termini di posti di lavoro. La chiusura è sicura, ribadita anche davanti alla più alta carica della Toscana, restano da capire i tempi e le modalità per frenare il più possibile l'emorragia occupazionale.

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MATEC
Martini Lonati nessuna novità

da la Repubblica 21/12/05

NON porta novità l´incontro tra il presidente della Toscana Claudio Martini e Tiberio Lonati, consigliere delegato del gruppo bresciano proprietario della Matec di Scandicci, la cui chiusura è già stata annunciata. Mentre ieri i lavoratori continuavano a protestare di fronte alla fabbrica, Lonati spiegava di non avere scelta. Rimane aperto un piccolo spiraglio nell´anno della cassa integrazione: «Lonati è disponibile a valutare proposte industriali alternative», dice Martini, «con risorse imprenditoriali nuove, che consentano di salvaguardare le professionalità dei lavoratori della Matec e il mantenimento di una struttura produttiva nel territorio. E´ una soluzione a cui la Regione lavora»...

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Provincia di Firenze

RSU MATEC

Comunicato stampa

"MATEC NON DEVE CHIUDERE"

 

Vertenza Matec ( gruppo LONATI ) :

Cronaca dal PRESIDIO di BRESCIA

Brescia 18/12/2005

Terzo giorno di presidio a Brescia.

Dopo l'arrivo nel pomeriggio di venerdì scorso del camper e delle auto al seguito, nella giornata di ieri presso la piazzetta dove si svolge il mercatino di S. Lucia, è stato montato un gazebo ed abbiamo effettuato un volantinaggio per informare la cittadinanza delle nostre ragioni e quindi della lotta che stiamo portando avanti.

Il punto di riferimento costituito dal gazebo ha visto avvicendarsi tantissimi cittadini che chiedevano maggiori spiegazioni, rispetto agli slogan riportati dai volantini, sui motivi che adduce la fam. LONATI nella ferma volontà di chiudere la nostra azienda e le ragioni che vedono tutti i lavoratori della Matec impegnati con decisione ad opporsi.

Praticamente all'unanimità è stata espressa la solidarietà nei nostri confronti da tutte le persone che ci hanno avvicinato.

Oggi in Piazza Della Loggia dalle ore 14 in poi, in concomitanza col concerto delle bande musicali, proseguirà il volantinaggio per continuare a sensibilizzare l'opinione pubblica.

Il camper in serata si sposterà in Piazza Della Loggia dove stazionerà per diversi giorni.

Cogliamo l'occasione per ringraziare il Comune di Brescia per averci concesso i relativi permessi che ci consentono di attuare le nostre iniziative.

Un ringraziamento particolare alla Questura e al Comando della Polizia Municipale per la gentilezza e la disponibilità dimostrata.

 

Per la RSU Matec Stefano Buttitta

Inviato a cura dell’Ufficio Comunicazione Centro Servizi Borgo dei Greci David Buttitta

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Matec, in camper per protestare
Gli operai si «trasferiscono» a Brescia

di Francesco Sangermano / Firenze sull'Unità 17/12/05


STEFANO si è messo alla guida del camper poco dopo le 11. Ha atteso che i lavoratori uscissero per l'ennesima ora di sciopero e poi ha imboccato l'A1 in direzione nord. Con lui Tania, Danilo, Alberto. I loro volti, insieme a quelli di deci-
ne di colleghi, sui manifesti che hanno fatto preparare. I primi li hanno attaccati fuori dal camper noleggiato ("e che ci è costato una fortuna") e nei prossimi giorni utilizzeranno gli altri per tappezzare Brescia, città sede del gruppo proprietario dell'azienda. «I fratelli Lonati vogliono chiudere la Matec - c'è scritto - Persone, non numeri. La Matec non deve chiudere». Il loro è l'ennesimo tentativo di garantire un futuro a se stessi e alle loro famiglie e di scongiurare la chiusura della fabbrica all'inizio del 2006. «Fino a giovedì - spiegano Cesare De Sanctis della Fiom-Cgil e Fabio Franchi della Fim-Cisl - porteremo avanti due iniziative parallele: a Brescia istituiremo un presidio permanente nella centrale piazza Paolo VI e faremo volantinaggio per far conoscere la nostra situazione. A Firenze, invece, bloccheremo la portineria impedendo alle merci di entrare e uscire dall'azienda fermando di fatto la produzione". 

Il tutto mentre proseguirà la trattativa in sede istituzionale, anche qui su un doppio binario. Martedì Tiberio Lonati, amministratore delegato del gruppo, incontrerà il presidente della Regione Claudio Martini. Il giorno successivo, invece, toccherà ai sindacati sedersi al tavolo col governatore «nella speranza che sia riuscito a far cambiare idea alla proprietà». «Quello che è e resta inaccettabile - conclude De Sanctis - è che la procedura di cassa integrazione straordinaria sia stata aperta per cessazione di attività. Non siamo disposti a trattare della chiusura della fabbrica, ma solo della sua ristrutturazione»

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CRISI MATEC Gli operai non si rassegnano alla chiusura

In camper fino a Brescia L’ultima speranza delle tute blu

da la Nazione 17/12/05

di Fabrizio Morviducci

Non è il camper di «stranamore», quello che i bresciani troveranno in questi giorni nel centro storico della loro città. È il camper della protesta, dei lavoratori che vedono svanire tutte le loro speranze di un’occupazione sicura. Le tute blu della Matec hanno deciso di proseguire la battaglia, nonostante il vertice della Lonati group abbia deciso di chiudere l’azienda e ha avviato una procedura di cassa integrazione straordinaria di un anno per cessazione dell’attività.

Ieri mattina alle 10,30 gli operai sono scesi in piazza davanti alla fabbrica di via delle Nazioni Unite, per una nuova iniziativa di protesta. Ma la partenza del camper alla volta di Brescia, sede del gruppo Lonati, non sarà l’unica iniziativa di protesta. Da lunedì gli operai daranno vita a un presidio permanente con blocco delle portineria, giorno su giorno, fino a quando non ci sarà chiarezza sul loro destino. Quella che arriva, è una settimana decisiva. Prima di Natale ci sarà l’incontro (martedì prossimo) in provincia tra azienda e sindacati per l’avvio della cassa integrazione straordinaria, ma nello stesso giorno ci sarà anche l’incontro tra il governatore della Toscana, Claudio Martini e Tiberio Lonati, il patron del gruppo meccanotessile. Una vertenza difficile, quella per la Matec, che impegna lavoratori, sindacati e istituzioni, ormai da 5 mesi.

«Siamo stati convocati anche in Regione — afferma Fabio Franchi della Fim Cisl — probabilmente per avere l’esito dell’incontro tra il governatore e l’azienda. Noi vogliamo ribadire che è necessario un percorso certo, che è arrivato il momento di capire veramente quale futuro è riservato ai 280 lavoratori della Matec. Le azioni di protesta servono a dimostrare che gli operai non sono disposti a subire la chiusura dell’azienda senza sapere quali opportunità ci sono». Dopo lo sciopero di gruppo davanti alla sede della Lonati group, adesso la protesta del camper. Il caravan è arrivato in serata a Brescia, e vi rimarrà per alcuni giorni nel centro, presidiato da gruppi di lavoratori che si alterneranno per garantire sempre una costante presenza.

Questo è uno dei modi con cui i lavoratori hanno deciso di manifestare la loro contrarietà all’avvio della procedura di cassa integrazione straordinaria di 12 mesi «per cessazione d’attività» che la proprietà, attraverso l’addetto alle relazioni industriali Gian Battista Garza, ha comunicato alcuni giorni fa.

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FIM CISL FIOM CGIL
Provincia di Firenze

RSU MATEC

 

CONFERENZA STAMPA e uscita dei lavoratori

"MATEC NON DEVE CHIUDERE"

 

Vertenza Matec: CONTINUANO LE INIZIATIVE DEI LAVORATORI PER SALVARE IL POSTO DI LAVORO

VENERDI 16 dicembre : CONFERENZA STAMPA ORE 10,30 PRESSO LO STABILIMENTO DI SCANDICCI

(VIA delle Nazioni Unite 1)

in contemporanea i lavoratori usciranno dallo stabilimento per salutare i loro compagni di lavoro che con un camper attrezzato andranno a BRESCIA a manifestare contro le decisioni assunte dal Gruppo Lonati.

La RSU della Matec , FIM CISL E FIOM CGIL hanno indetto la conferenza stampa in oggetto per informare delle nuove iniziative di lotta che sono state decise nell'ambito della difficile vertenza che li vede impegnati ormai da 5 mesi.

Venerdì 16 alla fine della conferenza stampa partirà dall’azienda un camper che muoverà verso Brescia ( Sede del gruppo Lonati). Il mezzo avrà al seguito alcune auto con a bordo un cospicuo numero di lavoratori.

E' prevedibile che il piccolo convoglio arriverà nella città lombarda nel pomeriggio. Il camper si tratterrà per alcuni giorni nel centro e sarà presidiato da gruppi di lavoratori che si alterneranno per garantire sempre una costante presenza.

Questo è uno dei modi con cui i lavoratori hanno deciso di manifestare la loro contrarietà all'avvio della procedura di cassa integrazione straordinaria di 12 mesi "per cessazione attività" che la proprietà, attraverso l'addetto alle relazioni industriali Gian Battista Garza, ha comunicato alcuni giorni fa.

Nel corso della conferenza stampa verranno spiegate ulteriori iniziative di lotta In concomitanza e a supporto di questa iniziativa che si svolgeranno a Scandicci.

FIM CISL FIOM CGIL

RSU MATEC

Inviato a cura dell’Ufficio Comunicazione Centro Servizi Borgo dei Greci David Buttitta

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ASSINDUSTRIA
Il presidente Ceccuzzi aspetta il responso da un pool di ingegneri: "Impossibile fare di più"
"Matec, valutiamo come riconvertirla"

da la Repubblica 14/12/05

«LA nostra sede pisana ha a disposizione un gruppo di ingegneri con esperienza nella metalmeccanica che, su nostra richiesta, stanno indagando su quali possibilità di riconversione esistano alla Matec. Di più non possiamo fare», dice il presidente di Confindustria provinciale, Sergio Ceccuzzi. Risponde a chi gli chiede cosa stanno facendo gli industriali, che pure hanno firmato con i sindacati e le istituzioni il patto provinciale per lo sviluppo, per impedire che la famiglia bresciana Lonati, titolare della Matec, chiuda l´azienda e licenzi quasi 300 dipendenti. «Non possiamo obbligare i nostri soci», dice Ceccuzzi.
E se se la famiglia decidesse di portare via da Scandicci anche i macchinari e concentrare tutta la produzione negli stabilimenti di Brescia, non si potrebbe ricorrere all´antitrust? Ceccuzzi dà segno di non ritenere la prima ipotesi impossibile ma sull´antitrust è netto. «No, non credi che ci siano gli estremi», risponde. Dunque resta solo l´ipotesi degli ingegneri pisani. «Anche se - conclude Ceccuzzi - penso che forse sia più realistico pensare, più che a una riconversione, a una ricollocazione: di altre aziende nei capannoni di Scandicci». (i.c.)

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MATEC

Presidio permanente a Brescia
Presto l’incontro Martini-Lonati

da l'Unità 13/12/05

UN PRESIDIO permanente nella piazza del Comune di Brescia. Una presenza continua, nel salotto buono della cittadina lombarda, a testimoniare la drammaticità della vertenza che vede la Matec sull’orlo della chiusura col conseguente licenziamento dei suoi 300 dipendenti. Sarà con tutta probabilità questa l’iniziativa che sarà messa in campo dai lavoratori e dai sindacati nello strenuo tentativo di difendere il posto di lavoro. La decisione è emersa dopo l’assemblea aperta cui hanno preso parte ieri mattina anche i rappresentanti delle istituzioni.

Nell’assemblea di ieri, intanto, l’assessore regionale al lavoro Gianfranco Simoncini ha ribadito il suo pieno sostegno alle iniziative dei lavoratori e delle istituzioni per la salvaguardia della presenza produttiva e dell’occupazione della Matec. «Riteniamo importante - ha detto Simoncini - la richiesta avanzata alla proprietà di un piano industriale che preveda la riconversione dello stabilimento, in modo da garantire la continuità di una prospettiva produttiva e occupazionale nel territorio». Simoncini ha annunciato che «tra pochi giorni (il 21, mercoledì prossimo, Ndr) la Regione incontrerà nuovamente i sindacati», mentre entro Natale il presidente Claudio Martini vedrà in prima persona l’amministratore delegato del gruppo bresciano Tiberio Lonati. f.san.

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CRISI INDUSTRIALE L’assemblea

Sindaco e Regione incontrano gli operai della Matec: «Salveremo i vostri posti»

 di Fabrizio Morviducci su la Nazione 13/12/05

Assemblea «plenaria», ieri mattina sulla vertenza Matec. Nelle sale del circolo di Casellina, si sono dati appuntamento lavoratori, sindacati e istituzioni: dal primo cittadino di Scandicci, Gheri, ai rappresentanti della Provincia e della Regione.
L'obiettivo: fare il punto su una vertenza che ha avuto una svolta dopo un accordo 'atipico', nei fatti un verbale di riunione, siglato da azienda e istituzioni senza sindacati.

Verbale che poi è servito all'azienda per dare corso a un provvedimento di cassa integrazione straordinaria per cessazione dell'attività, senza aver coinvolto i sindacati.
Il primo incontro, quello vero, tra le parti naturali di una trattativa sul lavoro, si svolgerà il 20 dicembre, per l'apertura del procedimento di cassa integrazione. Per i sindacati, come dichiarato anche ieri mattina ai lavoratori «la vertenza comincerà in quel momento».

Intanto continua il lavoro di affiancamento delle istituzioni. A riconfermare pieno sostegno alle iniziative dei lavoratori è stato l'assessore, Gianfranco Simoncini intervenuto all'assemblea indetta dalla Rsu dell'azienda.
«Riteniamo importante - ha detto Simoncini - la richiesta  avanzata alla proprietà, di un piano industriale che preveda la riconversione dello stabilimento, in modo da garantire la continuità di una prospettiva produttiva e occupazionale nel territorio.
In questa direzione va l'impegno della giunta regionale, concretizzatosi con la richiesta da parte del presidente della regione Claudio Martini, di un incontro in tempi brevi con l'amministratore delegato del gruppo bresciano prprietario dell'azienda, Tiberio Lonati».

L'incontro tra il governatore e l'imprenditore bresciano dovrebbe avvenire entro Natale, ma l'assessore Simoncini ha annunciato che la prossima settimana, la Regione incontrerà nuovamente i sindacati.
«Chiederemo a Lonati - ha concluso l'assessore - una piena assunzione di responsabilità sociale e appoggeremo, in una prospettiva di ripresa delle produzioni, anche la richiesta avanzata dai sindacati di modificare la Cassa integrazione straordinaria per cessazione di attività in Cassa integrazione per ristrutturazione aziendale. In particolare, come abbiamo già detto più volte, chiederemo all'azienda un preciso impegno per un piano di riconversione che indichi tempi e strumenti per consentirne l'attuazione, in modo da evitare pesanti ricadute sul territorio in termini di posti di lavoro.
Ciò significa anche collaborare a iniziative di ricollocazione guidata dei lavoratori, sia all'interno del gruppo che in altre attività all'esterno».

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Matec: Martini scrive a Lonati

Lettera del presidente della Regione all’imprenditore bresciano: «Incontriamoci»
Lunedì assemblea aperta dei lavoratori insieme ai rappresentanti delle istituzioni

IL GOVERNATORE della Toscana vuole trovare una soluzione alla crisi che mette a rischio il futuro dei 300 operai impiegati nello stabilimento di Scandicci

sull'Unità 8/12/05

Il presidente della Regione Toscana, Claudio Martini, ha scritto a Tiberio Lonati, consigliere delegato del gruppo bresciano proprietario della Matec, per cercare una soluzione alla crisi sindacale attraversata dallo stabilimento di Scandicci. Una decisione presa dopo che l’azienda bresciana ha opposto, alle richieste di Regione, istituzioni e sindacati che la invitavano a costruire un serio piano industriale, l’attivazione delle procedure per la Cassa integrazione straordinaria per cessazione di attività». «È per cercare una via di uscita da questo muro contro muro che la Regione ha chiesto di incontrare direttamente i vertici del gruppo» spiega Martini ricordando «il forte radicamento dell’azienda nel territorio toscano e i pesanti rischi occupazionali di questa situazione» che impongono «di cercare di riaprire in tutti i modi una strada per la trattativa e rimettere sul tappeto la possibilità di un impegno per trovare ipotesi industriali nuove». Per lunedì alle 11, intanto, è stata convocata presso il circolo di Casellina un’assemblea aperta cui parteciperanno i lavoratori della Matec e i rappresentati delle istituzioni interessate.

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Crisi Matec, la rabbia delle tute blu

Mentre 6.000 metalmeccanici toscani saranno oggi a Roma per chiedere il rinnovo del contratto, a Scandicci gli operai escono dalla fabbrica e bloccano il casello. A Firenze incontro con Fassino

DOPO LA DECISIONE dell’azienda di aprire la procedura di cassa integrazione straordinaria in previsione di una chiusura dell’azienda dura reazione dei lavoratori e dei consiglieri regionali Ds: «Una decisione gravissima, inaccettabile e sconcertante»

di Marco Bucciantini e Francesco Sangermano sull'Unità 2/12/05

«Bisogna scongiurare in ogni modo la chiusura dello stabilimento chiedendo di riaprire uno spazio negoziale con il sindacato al ministro Scajola e alla presidenza del Consiglio». È quanto ha detto il segretario dei Ds, Piero Fassino, al termine di un incontro con i lavoratori della Matec, l’azienda metalmeccanica di cui è stata annunciata la chiusura con la messa in cassa integrazione dei 280 dipendenti. Fassino ha incontrato i lavoratori durante la Conferenza programmatica dei Ds in corso a Firenze. Secondo il segretario dei Ds bisogna offrire «un tavolo che favorisca una soluzione positiva alla vertenza». Solidarietà ai lavoratori era stata intanto espressa dai consiglieri regionali della Quercia Cocchi, Bugli e Fossati mentre gli operai hanno manifestato fuori dai cancelli, occupando dapprima la strada davanti alla fabbrica, quindi la rotonda di accesso alla Fi-Pi-Li e alla A1 e infine bloccando il casello di Firenze Signa

 «La chiusura della Matec va scongiurata»
Il segretario dei Ds Fassino parla agli operai della fabbrica di Scandicci: «Riaprire il negoziato»

di Marco Bucciantini e Francesco Sangermano/ Firenze

GRAVISSIMA, sconcertante. Il giorno dopo la decisione del gruppo Lonati di avviare le procedure per la chiusura della Matec, cambiano i soggetti ma il tono delle reazioni resta lo stesso. «Qualunque soluzione è accettabile, tranne la chiusura», ha ripetuto il segretario nazionale dei Ds Piero Fassino ai lavoratori della fabbrica, ricevuti in delegazione in una sala del Palacongressi dove si svolge l’assemblea programmatica dei democratici di sinistra.

La vicenda dei 300 operai Matec ha tenuto banco, l’incontro con il segretario si è fatto attorno alle 19. Con Fassino, con i lavoratori c’erano anche il sindaco di Scandicci Simone Gheri, l’assessore al lavoro di Palazzo Vecchio Riccardo Nencini, Alessio Gramolati e Mauro Fuso della segreteria provinciale della Cgil. «Solleciteremo il ministero dell’Industria e anche la presidenza del Consiglio - ha promesso Fassino agli operai - e ci faremo sentire anche dall’azienda. Bisogna offrire «un tavolo che favorisca una soluzione positiva alla vertenza. Un gruppo così forte, leader nel suo settore non può arrendersi davanti ad una crisi di sovrapproduzione. Deve gestirla, trovare soluzioni diverse. Troppo facile chiudere. Non va bene».

Un incontro che era stato preceduto in giornata dalla dura presa di posizione dei consiglieri regionale della Quercia Paolo Cocchi, Vittorio Bugli e Filippo Fossati che avevano definito la scelta del gruppo Lonati «gravissima ed inaccettabile». Contestano prima di tutto il metodo. «Non si possono lasciare senza occupazione 280 persone di un’azienda meccano-tessile in grado di esportare macchine in tutto il mondo grazie alla capacità di lavoratori e lavoratrici, con un marchio noto e riconosciuto valido ed affidabile. Senza contare che la chiusura dello stabilimento di Scandicci significherebbe un colpo per l’intera economia di un vasto territorio». Esprimendo «la piena solidarietà» tanto ai lavoratori della Matec quanto, più in generale, a tutti i metalmeccanici che scioperano proprio oggi per il rinnovo del contratto di lavoro. Cocchi, Bugli e Fossati sostengono anche la richiesta dei sindacati di una nuova convocazione ministeriale «per far avanzare la trattativa su nuove ipotesi industriali al fine di garantire la salvaguardia dei livelli occupazionali». E lasciano una promessa. «Ci adopereremo - concludono - perché Regione ed enti locali mantengano alto e per tutto il tempo necessario, l’impegno a fianco dei lavoratori e delle loro famiglie che vedono così pesantemente minacciato il loro futuro».

Proprio i lavoratori, intanto, erano tornati a manifestare fuori dai cancelli della fabbrica di Scandicci. Un’uscita preventivata già nella giornata di ieri dopo che l’azienda aveva fatto sapere di aver attivato le procedure per la cassa integrazione straordinaria al fine di chiudere l’azienda. L’ennesimo sciopero ha visto gli operai occupare dapprima la sede stradale di via delle Nazioni Unite e quindi dirigersi in corteo verso la rotonda di accesso alla Fi-Pi-Li e al casello di Firenze Signa. Lì si sono fermati per qualche minuto, hanno distribuito volantini relativi agli ultimi sviluppi della vertenza e poi si sono diretti verso il casello autostradale bloccando l’accesso all’autostrada. Un presidio che si è esteso per circa mezz’ora con naturali ripercussioni sul traffico in zona. Poi il mesto ritorno in fabbrica. Quella fabbrica che oggi è più piccola di ieri ma c’è. Nessuno, però, sa dire ancora per quanto.

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LA MATEC
I 280 dipendenti hanno già ricevuto le lettere della cessazione di attività
Addio al posto di lavoro bloccano il casello di Signa

Esclusa ogni possibilità di riconvertire lo stabilimento Incontro con Fassino e oggi con D´Alema
LAURA MONTANARI su la Repubblica 2/12/05

Hanno bloccato il casello dell´autostrada a Signa, hanno trasformato il traffico in una coda allungata di clacson e di tir sulla Fi-Pi-Li e sull´Autosole, di gente spazientita al volante, di sguardi che chiedevano «ma cos´è che succede?». Tute blu, cartelli e striscioni, i lavoratori della Matec si sono messi in strada, ieri mattina alle 11, con la rabbia di chi si sente messo fuori. 

La Matec chiude, sono partite le procedure per la messa in cassa integrazione straordinaria «per cessazione dell´attività». Il gruppo Lonati (Brescia) ha deciso di rinunciare alla produzione che viene dallo stabilimento di Scandicci e questo significa per 280 lavoratori la fine dell´occupazione. Stessa sorte prevista per altri 200 dell´indotto. 

Le lettere sono partite malgrado la bozza di accordo, più precisamente chiamata verbale di incontro, raggiunta il giorno prima da Confindustria e istituzioni locali (Comune di Scandicci, Provincia, Regione) e i Lonati al ministero delle attività produttive. Il verbale, pur prevedendo l´avvio della cassa integrazione, aveva fissato un incontro tra azienda e sindacati per valutare una possibile riconversione dello stabilimento fiorentino. La mattina di ieri nelle bacheche di fabbrica sono apparse le copie del verbale. Nel pomeriggio, a sorpresa, mentre in assemblea lavoratori e sindacalisti discutevano come sostanziare la bozza di accordo con l´impegno per un piano industriale che rendesse certo il mantenimento dello stabilimento di macchine per calzetteria di Scandicci, è arrivata la sentenza: «cessazione di attività». Così stamani sono stati subito sciopero, assemblea e manifestazione.

Quattro chilometri in direzione sud, due chilometri in direzione nord, è il «disturbo» massimo creato ieri mattina fra le 10.48 e le 11.18 agli automobilisti in transito sulla A1. Una decina invece i chilometri di coda sulla Fi-Pi-Li. «La Matec non si tocca», «Lonati, famiglia priva di responsabilità sociale». «Non rinunceremo né al nostro futuro né al futuro dello stabilimento», erano gli slogan più ripetuti tra operai e impiegati. «La cassa integrazione straordinaria ha un senso per noi solo se accompagnata da un piano industriale che preveda la graduale riconversione - dice Cesare De Sanctis della Fiom-Cgil - Ma per fare questo i Lonati, che hanno ancora degli ordini, non devono portare tutta la produzione a Brescia, devono lasciarne un po´ anche a Firenze». Ieri una delegazione delle rsu di fabbrica ha incontrato Fassino, a Firenze per la conferenza programmatica dei Ds. Oggi incontreranno D´Alema.

Nel frattempo i consiglieri regionali Ds Paolo Cocchi, Vittorio Bugli e Filippo Fossati hanno definito «gravissima e inaccettabile» la decisione dei Lonati di chiudere «un´azienda meccanotessile in grado di esportare macchine in tutto il mondo grazie alla capacità di lavoratori e lavoratrici, con un marchio noto e riconosciuto valido ed affidabile». I consiglieri Ds criticano anche la scelta dei tempi e sono certi: «la chiusura dello stabilimento di Scandicci significherebbe un colpo per l´intera economia di un vasto territorio». Dichiarano solidarietà ai lavoratori: «Ci adopereremo per fare in modo che la Regione e gli enti locali mantengano alto l´impegno a fianco dei lavoratori e delle famiglie che vedono minacciato il loro futuro». 

Mentre la vicenda Matec diventa il simbolo della crisi e del rischio perdita di posti di lavoro in Toscana, oggi tutti i metalmeccanici scioperano per il contratto di lavoro e manifestano a Roma. «I metalmeccanici hanno diritto agli aumenti salariali e al rinnovo del contratto - interviene il parlamentare toscano Marco Filippeschi - Il contratto nazionale, scaduto da circa un anno, deve arrivare a una rapida conclusione, anche per consolidare il potere d´acquisto delle retribuzioni e di sostenere un reddito, quello dei lavoratori metalmeccanici, sempre più indebolito dalle politiche del governo».

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IL FATTO Operai compatti al casello

La Matec chiude: sciopero continuo corteo all’autostrada

di Fabrizio Morviducci su la Nazione 2/12/05

Matec chiude. E i lavoratori tornano a scioperare. Il corteo ieri mattina, dopo un'assemblea difficile alla luce delle ultime notizie arrivate in azienda. Notizie difficili da accettare, ma che probabilmente erano nell'aria. Perché nel verbale di accordo sottoscritto a Roma alla presenza delle istituzioni, l'azienda aveva già comunicato quello che avrebbe fatto l'indomani: «Matec - si legge nella chiusa dell'atto - aderendo alle richieste formulate dal Ministero e dalle istituzioni locali di esaminare eventuali ipotesi industriali diverse, avvierà la procedura di consultazione sindacale per la richiesta di intervento della cassa integrazione straordinaria, della durata di 12 mesi, per cessazione dell'attività». E l'altro pomeriggio, a 24 ore esatte dalla firma di quel verbale, in azienda è arrivata la comunicazione dell'avvio della cassa integrazione. 

«A questo punto - ha detto Fabio Franchi della Fim Cisl - non possiamo far altro che dare sostanza a questa decisione già presa, cercando di mantenere delle garanzie per i lavoratori». Intanto, l'unico modo per avere visibilità, per rivendicare il proprio diritto al salario, alla tranquillità per sé e per la propria famiglia, è lo sciopero, il presidio davanti all'azienda. Ieri gli operai sono usciti in blocco per un corteo che è arrivato fino allo spiazzo adiacente il casello dell'autostrada; un fermo di circa un'ora, che ha comportato inevitabili disagi alla viabilità. Ma ogni disagio diventa relativo, di fronte allo spettro del licenziamento, del dover cercare un nuovo lavoro in un momento di grande crisi per tutto il comparto dell'industria fordista nell'area metropolitana fiorentina. 

«Qualsiasi forma di ammortizzatore sociale — ha detto Cesare De Sanctis della Fiom Cgil — deve essere accompagnata da un progetto industriale credibile e verificabile. Mi sembra che con l’atteggiamento degli ultimi giorni, l'azienda abbia veramente oltrepassato il segno». Sconcerto e sconforto tra le tute blu. A nulla sembrano essere servite le iniziative di sensibilizzazione, le 10mila firme raccolte dagli operai e consegnate al Presidente Ciampi dove si chiedeva di salvare la Matec.

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PARTITO DELLA RIFONDAZIONE COMUNISTA FEDERAZIONE DI FIRENZE

DIPARTIMENTO COMUNICAZIONE

Firenze01 dicembre 2005

COMUNICATO STAMPAcon preghiera di pubblicazione

"solidarietà ai lavoratori della MATEC"

I gruppi consiliari di Regione, Provincia e Comune di Firenze e Scandicci del PRC esprimono la piena solidarietà ai lavoratori della MATEC e danno il loro convinto sostegno a tutte le iniziative di lotta che essi metteranno in campo per scongiurare l’attacco gravissimo e unilaterale della famiglia LONATI DI BRESCIA che ha avviato la procedura di cassa integrazione straordinaria per cessazione di attività.

Un atto gravissimo che vede la cancellazione di 270 posti di lavoro e di un importante sito produttivo e che Vede delegittimare il ruolo delle istituzioni, sconfessando gli accordi sottoscritti con le stesse.

Il PRC lavorerà perché venga respinta l’offesa al ruolo delle istituzioni, ma soprattutto per la difesa dei posti di lavoro, partendo dal mantenimento o dalla riconversione del sito produttivo.

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