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Altri articoli 2004

Altri articoli 2004

Maggio, incontro teso ma senza rotture

Difficile confronto tra il commissario, Domenici e i sindacati: in ballo il discusso premio di risultato

di Valentina Grazzini/ Firenze

UN INCONTRO importante, difficile, che proprio per questo, come è accaduto più volte nella storia recente del Maggio Musicale Fiorentino, si è concluso con un rinvio di tre giorni scarsi, alle 10 di venerdì. Nel confronto tra il commissario ministeriale Sal-
vatore Nastasi e i sindacati, presente il sindaco Leonardo Domenici nella sua veste di primo cittadino - svoltosi nel tardo pomeriggio di ieri in corso Italia - è stato subito affrontata una questione di carattere economico: la corresponsione del cosiddetto “premio di risultato”. 

Una decisione, quella inerente questa voce salariale, che Nastasi si è trovato a dover decidere tra capo e collo, venerdì scorso, quando gli è stato sottoposta in quanto rientrante negli stipendi del mese di settembre. E che si è rivelata un primo territorio di scontro-confronto con gli oltre 500 (tra pianta organica e aggiunti) lavoratori della fondazione lirica. Alla voce di un possibile taglio del premio, i sindacati compatti avevano risposto fin da martedì con la firma di un documento congiunto in cui si minacciava uno sciopero per la prima della stagione, domenica 25.

Ma il dialogo di ieri, pur se non risolutivo in proposito, è comunque valso a raffreddare gli animi - di sciopero, al termine di questo primo round, non si parlava più - e ad offrire una prima ottimistica previsione su quelli che potranno essere i rapporti tra il commissario e i sindacati.

Perché, messi di fronte una cinquantina di sindacalisti da una parte (sia le rappresentanze del teatro che quelle territoriali) e il commissario con la sua squadra (il subcommissario Claudio Sorrentino ed un tecnico) dall’altra, se gli spigoli dovevano acuirsi e la rottura prospettarsi, gli ingredienti c’erano davvero tutti. Al contrario l’incontro di ieri ha visto nascere - a detta delle parti - un confronto molto chiaro, in cui sono emerse le posizioni reciproche senza mezzi termini, ma mantenendo la calma.

Il premio di risultato, dicevamo. Se da parte dei sindacati questa voce (che è una sorta di premio di produttività nelle aziende, una parte dello stipendio che viene calcolata sulla base di una serie di fattori tra cui quello che il teatro ha prodotto nella stagione precedente) è un diritto intangibile, la risposta data ieri dal commissario è di parere contrario. Perché il premio di risultato fa parte di un patto integrativo che è stato annullato dal decreto 7/2005, votato dal Parlamento all’unanimità. E se è vero che nel piano industriale approvato dal precedente Cda ne era prevista la corresponsione, questa faceva parte di una manovra più complessa, che vedeva come “contrappasso” per i lavoratori altre possibilità, come l’esodo incentivato. L’aggiornamento di 48 ore è quello che si è preso Nastasi per studiare una soluzione che possa mettere d’accordo la casse del teatro e i diritti dei lavoratori. I quali comunque ieri sera, all’uscita del teatro, si sono assestati su un corale no comment: preferiscono sospendere qualsiasi dichiarazione fino alla ripresa del confronto, tra due giorni.

Soddisfazione da parte del sindaco, che dalla sua ha sottolineato lasciando il teatro quanto quella di ieri sia stata la prova della presenza concreta, e non solo ornamentale, del commissario e della sua squadra. Vista nel contesto della situazione in cui versa non solo il Maggio, ma la gran parte delle fondazioni liriche italiane. Non è mancata la domanda tormentone per il commissario: nominerà un soprintendente prima del 9 dicembre (scadenza del suo primo trimestre di incarico)? «Farò prima possibile, ma senza rompermi una gamba», dichiara col sorriso sulle labbra, mantenendo la sua cifra stilistica.

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Nastasi: la prova dei sindacati

Il commissario di Buttiglione alla guida del Maggio Musicale Fiorentino incontra oggi i lavoratori del teatro. Sarà presente il sindaco Domenici

di Valentina Grazzini/ Firenze sull'Unità 20/9/05


LA PROVA del nove per il nuovo commissario del Maggio Musicale Fiorentino è fissata per quest’oggi: alle sei del pomeriggio Salvatore Nastasi, insieme al subcommissario Claudio Sorrentino ed un tecnico, incontrerà in corso Italia i lavoratori del teatro. Un incontro che si preannuncia fondamentale per il futuro prossimo del teatro, da cui Nastasi potrà uscire forte dell’appoggio dei sindacati o al contrario contestato prima di iniziare il suo lavoro. 

Come da previsioni, sarà presente anche il sindaco Leonardo Domenici, che ha sposato la richiesta fattagli pubblicamente dal commissario in occasione del loro primo dialogo mercoledì scorso. Disponibile e garbato, Nastasi ha riscosso la simpatia dei sindacati in occasione di un breve ed informale incontro svoltosi a Pisa, ma al di là dei sorrisi oggi ci vorranno fatti. 

«Sta girando voce che vengano toccati gli stipendi, e che sia bloccato i pagamento del premio di risultato - ci racconta Antonio Carrara della Cgil -. Se questa voce non sarà smentita ufficialmente durante il faccia a faccia con il commissario, noi abbiamo già una risposta: sciopero». 

Palazzo Vecchio ragiona invece che anche i sindacati tengano conto della situazione economica del Maggio: ci aspettiamo una concreta voglia di rimettere in moto il teatro. Comunque quello dello sciopero resta sempre la soluzione estrema sulla quale anche le altre targhe sindacali sarebbero d’accordo. Ma volendo pensare positivo, «ad un disguido tecnico con l’ufficio personale» come spera Carlo Bianco della Cisl, torniamo al futuro tavolo delle trattative. 

Cosa si aspettano i sindacati? «A precisa domanda sulle piante organiche funzionali Nastasi ci ha risposto che non intende licenziare nessuno - prosegue Carrara -. E poi ci ha lasciato intendere di voler prescindere dal piano industriale». Piano che fu il boccone più indigesto per i lavoratori, nelle ultime battute della gestione Van Straten. «L’impressione che abbiamo avuto è quella di un uomo che si vuole applicare per un rilancio dell’immagine della fondazione - le parole sono di Claudio Fantoni della Uil -. E da lui ci aspettiamo fiducia e rispetto reciproco». Per la Cisl «sarà importante che Domenici e Nastasi individuino i loro interlocutori per il tavolo futuro», come precisa Carlo Bianco. Perché, non dimentichiamolo, anche i sindacati hanno le loro questioni interne irrisolte.

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Maggio, il sindacato: «La direzione artistica non si tocca»

/ Firenze Unità 2/8/05


«SE QUALCUNO pensa di mettere in discussione la direzione artistica o Zubin Mehta chiuderemo il teatro. È bene che si sappia». Non è piaciuta a Santo Giunta
del sindacato autonomo gli attacchi del centrodestra ai direttori artistici del Teatro del Maggio Cesare Mazzonis e Gianni Tangucci. Pochi giorni prima della convocazione del consiglio di amministrazione da parte del sindaco di Firenze e presidente del Maggio Leonardo Domenici, in programma giovedì, l’aria in corso Italia è ancora incandescente. «Non capisco, ce li invidiano in tutto il mondo - continua Giunta - hanno riportato al Comunale Muti e Abbado, con loro siamo i primi della classe». Giovedì potrebbe essere la volta buona e uscire finalmente il nome del nuovo sovrintendente, mettendo una volta per tutte la parola fine alla crisi iniziata nel cda del Maggio con le dimissioni del sovrintendente Giorgio Van Straten. In molti ormai danno quasi per certo come nuovo sovrintendente Francesco Giambrone che arriva dal Massimo di Palermo. 

I consiglieri vicini al centro destra, che avevano già bocciato la candidatura di Giambrone, potrebbero essere più concilianti dopo che Buttiglione ha invitato per lettera le parti a trovare una soluzione condivisa. «Speriamo di risolvere la situazione - afferma Giunta - sennò a settembre rischiamo di trovarci in una situazione ridicola». Comunque sia il centrodestra annuncia che il futuro sovrintendente dovrà garantire un piano di risanamento rigorosissimo. «Questo non ci spaventa - dice Paolo Aglietti della Cgil - mi preoccupa di più se vince una logica di spartizione e lottizzazione del teatro che lo riporterebbe indietro di 20 anni». E sul totonome Aglietti non si sbilancia: «Non mi interessa, ciò che conta è che si tratti di un sovrintendente autorevole con un mandato serio che metta mano al risanamento, ma tenga anche conto della vocazione internazionale del teatro e che continui a farlo essere una struttura d’avanguardia». s.ren.

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Bilancio troppo rosso Il ‘Maggio’ è a rischio commissario

di Ennio Macconi su La Nazione 6/7/05

Un commissariamento d’ufficio pesa sul futuro della ‘Fondazione Maggio’. Se entro i prossimi 30 giorni non arriveranno indicazioni certe, piani credibili e riconfermati, ipotesi attendibili per risollevare i pesanti bilanci in rosso, questa sarà la fine che attende l’istituzione fiorentina. Così dice e prescrive il decreto legislativo 367/’96, in particolare all’articolo 21, comma 1, lettera b. E tutto perché il ‘buco’ dei bilanci avrebbe ampiamente superato il tetto massimo consentito (un terzo del capitale), oltre il quale, appunto, deve scattare, per legge, il commissariamento.

Tutto questo è il succo della lettera inviata dal Ministero per i beni e le attività culturali (Ufficio servizio IV attività liriche) e che arriverà stamani sulle scrivanie dei membri del consiglio di amministrazione della ‘Fondazione Maggio’.
Una lettera indirizzata al presidente della Fondazione (che è il sindaco, Leonardo Domenici) e al sovrintendente della stessa (attualmente vacante e che, fino alle dimissioni, è stato Giorgio Van Straten). Lettera che è stata ancora spedita, per conoscenza:al Ministero dell’economia; al Collegio dei revisori dei conti presso il ‘Maggio’; alla Corte dei Conti-sezione controllo enti.

Il Ministero fa dunque i conti in tasca al ‘Maggio’. «E’ stato esaminato il bilancio d’esercizio 2004 — inizia la lettera ufficiale — ed allegata documentazione trasmessi da codesta fondazione con nota n. 004404 del 4 giugno ultimo scorso».
E i conti, come del resto già si sapeva ampiamente, tornano poco. O meglio, tornano, ma in rosso, con una perdita di esercizio pari a 6 milioni e 168.044 euro, che va ad aggiungersi alla perdita già fatta registrare l’anno precedente (2003), pari a 1 milione e 806.013 euro.«La conseguente flessione in termini patrimoniali — continua la lettera — porta il patrimonio a 32.313.405 euro, che comprende il valore d’uso del teatro stimato in 36.151.980 euro; la quota disponibile è non tanto diminuita, come si legge nella documentazione di supporto, ma azzerata, ed addirittura intaccata la quota indisponibile».
Il documento inviato al consiglio di amministrazione prosegue poi prendendo in esame il preventivo 2005. Un preventivo che, così come trasmesso al ministero, reca una previsione di perdita pari a ulteriori 8 milioni e 247.000 euro. Una cifra, questa, che aggiunta ai dati negativi del 2004, «determina un valore di ben 14.415.044 euro, superiore percentualmente a quello di riferimento...». Citando, a questo punto, il già rammentato decreto legislativo. Di fronte a un quadro del genere, la lettera del Ministero arriva al nocciolo. «Il dato — dice la lettera — se non corretto secondo quanto assicurato da codesto ente con nota del 21 marzo 2005 grazie all’avvio del piano industriale di risanamento ed alla ipotizzata plusvalenza, sarebbe tale da avvalorare l’ipotesi di applicazione delle misure previste dalla citata norma» (leggi, appunto, commissariamento, ndr).

La nota ministeriale, prima di arrivare all’«ultimatum» dei 30 giorni, dà comunque atto alla «volontà di ripresa che è stata sottolineata da codesta Fondazione». Una volontà, dice, non solo testimoniata dal piano industriale, ma anche dal confronto con i sindacati (vedi discussione sul corpo di ballo; i laboratori; gli allestimenti; le esternalizzazioni; e la ridiscussione del contratto integrativo). Ma detto tutto questo, la lettera (la firma è del direttore generale Salvatore Nastasi) conclude dicendo che entro 30 giorni dal ricevimento dovranno essere puntualizzati e quantificati gli strumenti già adottati, «non escluso l’avvio della vendita di immobile», per «assicurare vitalità fisiologica al Teatro». In altri termini, un futuro senza commissariamento.

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LA CRISI DELLA LIRICA
Parla Paolo Aglietti storico sindacalista del Maggio
"Puntate sul Comunale è di livello mondiale"
La Cgil: ricapitalizzare subito

"Un patto fra tutti i soci e le parti sociali per realizzare enormi capacità"
FULVIO PALOSCIA sulla Repubblica 25/6/05

Un patto tra Comune, Provincia, Regione, soci pubblici, privati e parti sociali «per colmare la scissione tra le enormi potenzialità del Maggio e il suo quadro economico-finanziario prefallimentare». E´ la proposta di Paolo Aglietti, segretario generale della Slc Cgil, dipendente del teatro «dislocato» ai sindacati: «I soci della Fondazione devono essere chiari: accettano la sfida di un Comunale ai vertici della lirica internazionale? Se la risposta è sì, è necessaria una ricapitalizzazione del teatro, e nel più breve tempo possibile, sia da parte dei soci pubblici che di quelli privati: fra un anno decadranno sia il consiglio di amministrazione che il nuovo sovrintendente, e loro saranno l´unico elemento di continuità».

Il Comune dà già molto al Maggio. Secondo alcuni, troppo.
«E´ evidente che la scarsità di risorse mette tutti in difficoltà: grandi e piccole istituzioni culturali. Ma è proprio per questo progressivo impoverimento che le punte d´eccellenza devono essere aiutate a non essere degradate. E il Comunale è ormai l´entità fiorentina più competitiva sul mercato culturale a livello mondiale».
In questa prospettiva, qual è il ruolo dei lavoratori del teatro?
«I dipendenti sanno che una parte determinante dello sforzo e del sacrificio ricadrà sulle loro spalle. Purché ci sia una definizione chiara, esplicita, evidente di una linea strategica da seguire. Senza dubbio dicono no al piano industriale: ogni soluzione prospettata dovrà essere socialmente compatibile con le caratteristiche del personale e non dovrà provvedere allo smantellamento o cessione di asset importanti del teatro. Vorrei ricordare che se grandi direttori e grandi registi accettano di lavorare a Firenze è anche in virtù dell´alta qualità dei lavoratori tutti: orchestra, coro, tecnici».
Dal 30 giugno il Maggio non avrà più sovrintendente.
«Le dimissioni di Van Straten lasciano il teatro in un´incertezza gestionale compromettente. La cessione della Longinotti di fatto non è ancora avvenuta, anche se qualche giorno fa è stata firmata un´impegnativa: se non si rispettano determinate scadenze, il deficit è destinato ad aumentare e le plusvalenze che si realizzerebbero da questa operazione rischiano di saltare. In questo periodo di vacatio dovrà esserci comunque qualcuno che provveda a portare avanti l´operazione Longinotti, o quegli incentivi all´esodo che molti lavoratori stanno aspettando e che porterebbero al Comunale una boccata d´ossigeno. E questa persona potrebbe essere Domenici».
Nei giorni scorsi i dipendenti hanno inviato al sindaco un documento contro il candidato numero uno alla poltrona di sovrintendente, Gennaro Di Benedetto. Un´iniziativa aspramente criticata, fuori e dentro il teatro.
«Vede, i lavoratori del Comunale si asterrebbero volentieri dall´asta per la scelta del sovrintendente se in teatro non ci fosse una forte situazione di incertezza. Con la proposta del piano industriale, Van Straten ha gettato il sasso e nascosto le mano: alle richieste di chiarezza e garanzie da parte dei dipendenti, ha risposto con un documento vago; ha temporeggiato fino alle dimissioni. In questo limbo, è ovvio che la paura abbia preso il sopravvento».

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Maggio, la Cgil vuole continuità

Sotto accusa il vuoto di gestione del Teatro

da l'Unità 21/6/05

SOTTO LA CENERE cova una gran preoccupazione. I sindacalisti del Teatro del Maggio Musicale Fiorentino, alla vigilia dell’addio definitivo del soprintendente Giorgio Van Straten, in procinto di lasciare Firenze per alti incarichi nella Capitale, manifestano tutti i loro timori per il futuro. Paolo Aglietti, segretario della Slc Cgil di Firenze, punta l’indice sulla situazione paradossale del Teatro in cui da una parte si presenta «un piano industriale incentrato su un taglio di 5,5 milioni di euro di costi del personale e poi si abbandona la partita». Non solo. Si decide di vendere la ex Longinotti per coprire il disavanzo 2005 e parte del 2006 e poi si rischia di dover ripartire da zero perché nel frattempo l’operazione, messa in piedi dal soprintendente uscente, è rimasta a metà.

Intanto le istituzioni locali firmano un protocollo con le Ferrovie sul nuovo auditorium della musica e il Teatro si impegna in tournée e contratti con fior di direttori, registi e coreografi. È questa schizzofrenia che preoccupa i lavoratori. «La contraddizione tra l’alto valore professionale dei complessi artistici e tecnici del teatro e la situazione economica fallimentare della Fondazione rischia di determinare disagio, incertezza e preoccupazione nei lavoratori» spiega Aglietti. Ecco perché i lavoratori chiedono di non lasciare il Teatro senza timone in questa fase. «Il Maggio ha bisogno di una guida autorevole che sappia porre la dovuta attenzione alla ricostituzione dell’assetto gestionale e al capitolo costi. Altro che tagliatori di teste, il processo di risanamento deve partire da altri presupposti e il rilancio deve passare dall’impegno di tutti, enti locali in primis. «È indispensabile che i soci pubblici e privati abbiano le idee chiare sullo sviluppo e la qualità del Teatro. Rimanere nel limbo dell’indifferenza sarebbe un colpo mortale».

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«Ecco il soprintendente ideale»

da l'Unità 12/6/05

Contrari alla candidatura di Di Benedetto, i sindacalisti del Teatro del Maggio spiegano cosa cercano

Come prime battute per fraternizzare con i lavoratori, bisogna ammetterlo,Gennaro Di Benedetto - principale candidato alla poltrona di soprintendente del Teatro del Maggio Musicale Fiorentino - forse non ha scelto esattamente quelle giuste. «Tanto presto vi chiudono», riportano nei corridoi del teatro come geniale esordio in occasione della prima del Maggio, seguita da «L’unica salvezza per voi è l’esternalizzazione», con cui ha freddato una danzatrice di MaggioDanza. 

Ma non è per questioni di simpatia, quanto piuttosto di sostanza, che ieri si è conclusa la raccolta di firme dei “lavoratori del teatro” (dalla quale hanno preso le distanze gli iscritti alla Fistel Cisl) contro la candidatura dell’attuale soprintendente del Teatro Carlo Felice di Genova alla massima carica del Comunale. Oltre 300 i nomi che appaiono sul documento, presentato al sindaco di Firenze Leonardo Domenici in qualità di presidente del Cda della fondazione, in cui i lavoratori esprimono grande preoccupazione.

«Vogliamo creare un’ulteriore riflessione sul da farsi, senza che la questione assuma toni cattivi o pesanti - spiega Luciano Di Labio della Fials -. Molte delle cose che facciamo presenti nel documento sono già state dette sia al sindaco che in commissione cultura. In 24 ore essere riusciti a mettere nero su bianco 330 nomi su quasi 500 lavoratori è una bella risposta».

«Sappiamo di aver seguito un percorso non lineare rispetto ai normali comportamenti sindacali - aggiunge Antonio Carrara della Cgil -. Ma quel che vogliamo è creare una cornice, una sorta di identikit del soprintendente ideale pur senza far nomi. Non abbiamo bisogno di un amministratore, qualcuno che venga qui a far quadrare i conti. Sappiamo che dal bilancio dovremo passare, e lo accettiamo, ma per un teatro come questo in forte rilancio ci vuole una figura che abbia spessore culturale». «Ci aspettiamo che il sindaco tenga conto del nostro parere - riprende Di Labio -. Un personaggio come Di Benedetto, per come si è presentato a Genova, non fa per noi. Per il rilancio della fondazione occorre trovare la persona giusta, non il solito politico». E avrebbe già un nome per i lavoratori? «Forse sì - conclude Di Labio - ma non vogliamo bruciarlo».

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TEATRO COMUNALE
I lavoratori scrivono al sindaco
Petizione sindacale su Di Benedetto

Su 500 dipendenti raccolte 300 firme di diverse idee politiche: "Niente veti ma siamo preoccupati"
FULVIO PALOSCIA su la Repubblica 11/6/05

Il no dei lavoratori del Comunale a Gennaro Di Benedetto, a tutt´oggi candidato in pole position alla poltrona di sovrintendente dopo le dimissioni di Giorgio Van Straten, si trasforma in petizione patrocinata da Cgil e Fials, le due sigle sindacali che contano i maggiori iscritti tra i dipendenti del teatro: verrà consegnata oggi al sindaco Domenici in qualità di presidente del consiglio d´amministrazione. Nella lettera, che nella tarda serata di ieri era arrivata a circa 300 firme su 500 dipendenti, i lavoratori firmatari «pur conoscendo che la scelta del soprintendente non spetta a loro e non volendo porre veti e preconcetti su alcuno», esprimono «grande preoccupazione» sulla possibile nomina dell´attuale sovrintendente del Carlo Felice di Genova che, secondo loro, non avrebbe un profilo professionale adatto al Comunale, soprattutto alla luce della durezza del piano di risanamento attuato a Genova. 

Dalla petizione si dissocia la Fistel Cisl: «La caratteristica fortemente liberista del nostro sindacato - dice il delegato Carlo Bianco - non ci autorizza ad esprimere preventivamente giudizi di merito, se non debitamente circostanziati da fatti»; alla Fistel inoltre non piace che la lettera a Domenici sia a nome di tutti i lavoratori «quando invece è stata promossa solo da una parte di essi». A questo proposito Bianco propone un referendum consultivo tra i lavoratori del teatro «per la definizione di una Rsu realmente unitaria e pluralistica», che riunisca cioè tutte le sigle sindacali, quella «comunione di intenti che dovrebbe portare ad un progetto unitario e risolutivo delle complesse problematiche che affliggono la Fondazione». 

La Rappresentanza sindacale unitaria (targata esclusivamente Cgil) chiarisce: «Una volta tanto è opportuno che siano le persone a manifestare un loro dissenso, e non i sindacati, le cui sigle difatti non appaiono sul documento».

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MAGGIO MUSICALE

Raccolta di firme contro il «candidato» Di Benedetto

da la Nazione 11/6/05

«Gennaro Di Benedetto? No grazie». Non ne vogliono sapere, i lavoratori del Maggio Musicale Fiorentino, dell’attuale sovrintendente al Carlo Felice di Genova (nella foto), che avrebbe già incontrato, come confermato dai sindacati e anche dal sindaco Leonardo Domenici (e presidente del Cda del Maggio), « piena disponibilità a ricoprire l’incarico di sovrintendente del Maggio», lasciato vacante da Giorgio Van Straten, dimessosi per andare a presiedere l’azienda speciale del Comune Palaexpo-Scuderie del Quirinale. Tanto che ieri è partita una raccolte di firme fra orchestrali, elementi del coro e tecnici, un’azione di protesta che ricorda da vicino i «moti» dei lavoratori scaligeri. «Il diniego è unanime, in poco più di mezz’ora, stamani (ieri per il lettore, ndr.) sono state raccolte centinaia di firme», assicura Santo Giunta, del sindacato autonomo. «Il motivo? Vogliamo come sovrintendente un personaggio capace di gestire il teatro, non uno che è andato a sparlare a sproposito, e ci auguriamo caldamente che la candidatura di Di Benedetto non venga accettata», riprende il sindacalista annunciando «che la petizione verrà al più presto consegnata al sindaco-presidente». Si «dissocia» invece dall’iniziativa la Fistel-Cisl, in quanto «tale azione non risulta essere stata preventivamente concordata». Letizia Cini

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I lavoratori del Maggio: «Meno politici nel Cda»
Dura reazione dei sindacati all’indomani delle dimissioni del soprintendente Giorgio Van Straten. Non piace il nome di Gennaro Di Benedetto

di Valentina Grazzini sull'Unità 26/5/05

LA REAZIONE Indignati, il giorno dopo ancora di più. I lavoratori del Teatro del Maggio Musicale Fiorentino, all’indomani dell’ufficializzazione delle dimissioni
del soprintendente Giorgio Van Straten, hanno messo nero su bianco tutto quello che davvero non va loro giù. E i rospi non sono pochi. 

Nel documento che rappresenta una sorta di verbale dell’assemblea tenutasi martedì (in contemporanea al Cda della Fondazione, indetta dalla Rsu e dunque non partecipata da tutte le sigle sindacali) le parole usate sono dure, aspre, specchio di un momento di grave tensione nei rapporti tra lavoratori e teatro. A proposito del soprintendente si dice che «dopo aver effettuato gravi scelte che hanno minacciato la certezza del posto di lavoro per molti (il riferimento è al famigerato piano industriale presentato e bocciato dai lavoratori, ndr), incapace di rapportarsi al Cda e di indicare una strada (…) ha optatto per trasmigrare verso lidi più sicuri e piacevoli, lasciando l’ente con un deficit spaventoso». Non proprio un amichevole in bocca al lupo. Decisa la posizione sul nome di Gennaro Di Benedetto, candidato favorito nei pronostici per la poltrona della soprintendenza, visto che i lavoratori «si augurano che questa candidatura non venga accettata e si dichiarano pronti a contrastarla nel caso lo fosse». Sull’eventuale interim del vice presidente Stefano Bertini, lo sciopero è minacciato fin d’ora.

Nel documento si chiede al Sindaco di scegliere «una personalità di alto prestigio internazionale, svincolata da giochi politici» (l’estrema politicizzazione del Cda è stata ultimamente una delle cause di tensione all’interno dell’organismo, che ha avuto forti ripercussioni anche all’esterno). E ancora: che venga effettuato un consiglio comunale straordinario in corso Italia (previsto e poi rinviato), che il progetto del nuovo teatro passi alla fase operativa, che si ponga fine «all’anomalia del Cda che ha al suo interno rappresentanti dell’opposizione nominati dalla maggioranza che governa in Toscana».

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TEATRO DEL MAGGIO

Sindacati contro il soprintendente
I sindacati del Teatro del Maggio Fiorentino sono fuori di senno. L’addio del soprintendente Giorgio Van Straten, formalizzato ieri al Cda, rende a loro avviso ancora più difficile la situazione del teatro.

SINDACATI 
«Siamo delusi e preoccupati per il futuro»

da l'Unità 25/5/05

SONO QUASI le una nella sala prove del Teatro Comunale, dove danzatori, orchestrali, cantanti e impiegati si aggirano tra lo sbigottito e il preoccupato. L'assemblea generale indetta dalla Rsu del teatro è appena terminata, si aspetta la conferma di una notizia - le dimissioni di Giorgio Van Straten - che non era affatto nell'aria, e proprio perché è stata un fulmine a ciel sereno («Lo abbiamo letto dai giornali» dicono i lavoratori con una punta di stizza) ha fatto più male, è suonata come un tradimento di una fiducia. Qualcuno ha attaccato un cartellone ironico con su scritto «Santo subito», riferito al soprintendente dimissionario.

Il senso dell'humor, in effetti, serve a smorzare la tensione: «Van Straten è come un patino, che naviga bene in acque calme e con qualcuno davanti che lo guida, ma al primo accenno di burrasca torna a riva», scherza Antonio Carrara della Cgil, nascondendo tutta la rabbia che ha dentro. «Voleva esternalizzarci, ora è lui che si è esternalizzato», commentano dal Maggio Danza. Scherzi a parte, l'atmosfera in teatro è davvero tesa. Le proteste dei lavoratori del Maggio, complessivamente 484 dipendenti, riguardano soprattutto il piano industriale presentato nel febbraio scorso. «Il taglio irresponsabile delle risorse da parte governativa, un andamento preoccupante del bilancio e una discussione a lungo aperta su un’ipotesi di piano industriale, più volte definito insoddisfacente - le parole sono di Claudio Fantoni della Uilcom - non consentono a nessuno di sottovalutare la situazione.

Non vogliamo diventare il terzo modelo di scontro aperto, dopo la Scala di Milano e il Carlo Felice di Genova». «Vogliamo una successione di alto profilo, svincolata da logiche di partito e che affronti i problemi in maniera strutturale - rincara Massimo Vagaggini, ancora della Cgil - siamo preoccupati soprattutto per il piano industriale, che non è mai stato discusso con noi, e che prevede tagli al personale per 5 milioni e mezzo di euro». A Van Straten «facciamo gli auguri sul piano professionale - conclude quest'ultimo - ma dal punto di vista umano siamo molto delusi». v.gr.

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Il consiglio comunale si apre al Maggio

la crisi della fondazione lirica

Valentina Grazzini sull'Unità 19/4/05

La vicenda della Fondazione del Maggio Musicale Fiorentino potrebbe essere davanti ad una svolta, se non economica, quanomeno politica. È fissato per 16 maggio prossimo, tra meno di un mese dunque, un consiglio comunale straordinario che si terrà in corso Italia e che vedrà il deficit della fondazione al centro dell’ordine del giorno. Era l’ora, qualcuno dirà. 

Da parte dei sindacati la mancanza di una presa di posizione sulla vicenda degli enti istituzionali era quanto di più doloroso accompagnava le cifre - fredde e preoccupanti - emerse all’indomani del bilancio presentato dal soprintendente Giorgio Van Straten. Come dire: crisi sì, disinteresse no. Ma le cose stanno cambiando. Le associazioni sindacali - ritrovato un accordo interno impensabile solo qualche mese fa - già qualche settimana fa hanno partorito un documento comune nel quale si chiede sia ai soci pubblici che a quelli privati un incontro, per confrontarsi sulla situazione in parallelo all’eventuale tavolo aperto tra gli stessi sindacati e la soprintendenza. «Abbiamo già ottenuto un’audizione presso la quinta commissione del Comune - spiega Claudio Fantoni della Uil, a nome dei sindacati -, e siamo stati ricevuti dalla vice presidente della Provincia. Contiamo che il ritardo di una risposta da parte della Regione sia solo dovuto alle elezioni intercorse». 

Quello che i sindacati lamentano è l’impostazione del piano industriale presentato da Van Straten, che parte dalla riduzione dei costi: «Perché il piano industriale non risulti zoppo, due dovrebbero essere i punti affrontati - continua Fantoni -. Da una parte un impegno economico pubblico che corrisponda al prestigio del teatro, visto che quella di Firenze è una delle realtà messe peggio in Italia, e dall’altra una maggiore attenzione alla promozione ed al rilancio del teatro, uscendo dal provincialismo».

E se l’apertura delle porte di un consiglio comunale è certo sintomatico di una svolta politica della vicenda (unitamente alla presenza del sindaco alla tournée del Maggio in India), resta come punto dolente la posizione dei soci privati. Fin dal Cda della Fondazione del Maggio che decretò la fiducia a Van Straten in febbraio, in cui il loro rappresentante Luca Pontello se la cavò con un’astensione, è stato chiaro come i soci privati siano sfuggenti ad un confronto con le forze sindacali: «Il confronto è stato chiesto anche ai soci privati - conferma Fantoni - ma abbiamo sempre ricevuto risposta negativa o al più il silenzio».

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Nella riunione di ieri il Cda ha incaricato il soprintendente Van Straten di dare risposta positiva all’offerta di acquisto dell’immobile

Maggio Musicale: via libera alla vendita della Longinotti
Valentina Grazzini sull'Unità 6/4/05

Il Consiglio di amministrazione della Fondazione del Maggio Musicale Fiorentino ha dato ieri il via libera alla vendita dell’ex Longinotti all’Osmannoro. Con 5 voti favorevoli, 1 astenuto (Luca Pontello, esattamente come accadde a febbraio per la votazione sulla fiducia a Van Straten) e 2 contrari (i rappresentanti del Governo Fabio Uccelli e Stefano Bertini) è stato dato mandato al Soprintendente Giorgio Van Straten di dare risposta positiva, verificate le condizioni, all’offerta di acquisto dell’immobile da parte di una società privata. 

Vige il riserbo sul nome dell’acquirente, ma voci attendibili parlano di una società privata facente capo al Cna. La stima dell’immobile, secondo la recente perizia commissionata dalla Fondazione, è pari a 12 milioni di euro, anche se l’iscrizione in bilancio è di 6 milioni e mezzo. Pare dunque andare nella giusta direzione, quella dello scioglimento, uno dei nodi principali nella vicenda della fondazione e del suo deficit. In molti infatti vedono nell’operazione immobiliare un importante passo per il risanamento del deficit e lo stesso piano industriale presentato da Van Straten annovera questo punto tra le sue linee guida. Ma nello steso tempo, da parte dell’opposizione, è stato detto che la vendita sarebbe solo un palliativo e che l’operazione sarebbe effettuata su un immobile pagato e ristrutturato dal Comune a spesa dei contribuenti. 

«La Fondazione non è il solo proprietario dell’immobile, ci sono anche dei privati - spiega Van Straten -, dunque prima di ogni altra cosa si tratta di vedere se siamo tutti d’accordo a procedere alla vendita». Se tutto procederà come deve, i tempi dell’alienazione paiono essere relativamente veloci, nell’arco di alcune settimane o al massimo qualche mese. Da una parte con il guadagno verrà estinto il mutuo acceso dal Comune ai tempi dell’acquisto, che grava sul bilancio di Palazzo Vecchio per 800mila euro l’anno (che potrà decidere se continuare a versare l’equivalente a favore della Fondazione come gettito aggiuntivo oppure trattenerlo a sé, sottraendolo dalla quota annua di 3milioni di euro a favore della Fondazione), dall’altra si procederà con la ricapitalizzazione della società (oltre all’acquisto, o locazione, di altri immobili più adeguati da adibire a magazzino). Intanto quest’oggi l’Orchestra del Maggio Musicale diretta da Zubin Mehta parte per la trasferta che la porterà, tra le altre piazze estere, anche a Bombay, città natale del maestro Mehta. 

Il sindaco Leonardo Domenici assisterà al primo dei tre concerti benefici previsti in India, dopodomani, mentre il soprintendente Giorgio Van Straten seguirà l’intera tournée e rientrerà l’11 aprile. I prossimi passi per l’alienzazione della ex Longinotti e il nuovo confronto con i sindacati sul piano industriale sono previsti proprio a partire dalla metà della settimana, contratto preliminare compreso. «Le cose hanno i loro collegamenti - conclude Van Straten -. Nel documento che abbiamo fatto come Cda il tavolo nazionale, il discorso del piano industriale e l’alienazione della Longinotti sono elementi legati tra loro».

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Ieri il "sì" del cda della Fondazione Maggio. Oggi Domenici vola a Bombay con l´Orchestra
"Pronti a vendere l´ex Longinotti per sostenere il Comunale"

PAOLO RUSSO su la Repubblica 6/4/05

BUONE nuove dal Maggio...Intanto il consiglio d´amministrazione riunitosi ieri mattina, sotto la presidenza del sindaco Leonardo Domenici, ha compiuto una scelta importante per lenire la sofferenza finanziaria della Fondazione, minacciosamente riassunta nel deficit da 8 milioni di euro del bilancio di previsione 2005: il sì alla vendita della ex Longinotti all´Osmannoro nei cui capannoni vengono tenute le scenografie del Comunale, e la cui proprietà è condivisa, fin dall´anno dell´acquisto, il 1997, con la immobiliare Bfn. 

«Con 5 sì, 2 no e una astensione - spiega Domenici - il cda dà mandato al sovrintendente Van Straten di rispondere positivamente, ancorché a certe condizioni, all´offerta di acquisto dell´area ex Longinotti fatta da privati (la Camera di Commercio per il progetto di Polo della meccanica, ndr). È una tappa importante ma non definitiva di un percorso che dura da oltre un anno: ora dovremo verificare la posizione di chi ci affianca nella proprietà. 

Nel caso in cui la cessione vada a buon fine inoltre il mutuo acceso dal Comune per l´acquisto verrebbe estinto e passato nel bilancio della Fondazione del Maggio, rappresentando così un aumento dell´impegno dell´amministrazione di circa 800mila euro a sostegno del teatro della città». Palazzo Vecchio dunque rilancia con forza il suo appoggio al Comunale, vessato dalla Finanziaria, dalla drastica riduzione del Fondo unico per lo spettacolo e per questo alle prese con un duro piano industriale: «Vogliamo dare - prosegue Domenici - un segnale forte di sostegno al Comunale, augurandoci che segua un adeguato interessamento da parte delle forze economiche della città, alle quali chiediamo di capire la grande opportunità che si sta aprendo per il Maggio di diventare, con la grave crisi della Scala, il principale polo della lirica e della sinfonica in Italia. Finendo inoltre per rinforzare la sua storicamente già alta esportabilità alla quale il lungo e prezioso lavoro di Mehta ha saputo dare invidiabile solidità».

Ed è proprio per rispondere a un invito del maestro che Domenici vola oggi a Bombay ad accompagnare per la prima volta l´Orchestra del Maggio - sottolineando così ulteriormente l´appoggio di Palazzo Vecchio alla Fondazione - in una trasferta internazionale: «Ringrazio Mehta per il suo invito - conclude Domenici - e per l´occasione che così mi dà di mandare un altro segnale di attenzione, che spero non sfugga alle forze economiche della nostra città».

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BILANCIO Confronto pubblico in consiglio alla fine del mese

Tagli anti-deficit al Comunale Piano discusso in Palazzo Vecchio

Ieri ascoltati in commissione i sindacati dei lavoratori del Teatro

da La Nazione 1/4/05

Teatro Comunale in primo piano nella seduta delle commissione cultura di Palazzo Vecchio, ieri mattina. La notizia è che la commissione, con un accordo generale, ha deciso di proporre al più presto ( intorno al 30 aprile, all’apertura del Maggio, insomma) un consiglio comunale interamente dedicato ai problemi del «Comunale», nel quale poter anche presentare un piano di rilancio della Fondazione. Ieri, come spiega Dario Nardella (Ds), presidente della commissione, sono stati ascoltati i rappresentanti sindacali dei lavoratori del Comunale. C’erano Massimo Vagaggini (Slc/Cgil); Claudio Fantoni (Uilcom/Uil); Carlo Bianco ( Fistel/Cisl). Un primo incontro, ha ricordato Nardella, di quelli programmati dai sindacati con le istituzioni locali. 

Oggi, intanto, inizia la trattativa sul «piano industriale» del sovrintendente Giorgio Van Straten, che prevede, oltre a tagli per 1,5 milioni di euro, l’esternalizzazione del corpo di ballo, per esempio, e del settore biglietterie. Il tutto per la crisi del Teatro, dopo i tagli piovuti in seguito alle decisioni del Fus, il fondo unico dello spettacolo del ministero per i beni e le attività culturali ( in un opaio di anni, 3 milioni e mezzo di euro in meno come contributi). Una situazione già difficile se non impossibile da sostenere, questa, alla quale si sono poi aggiunte le difficoltà dei comuni. Il tutto, per arrivare al «piano industriale» e ai tagli ( contestati dai sindacati) sui quali si apre stamani il confronto. 

La commissione (assente il vice presidente Enrico Bosi- Forza Italia), ha spiegato il presidente Nardella, si è trovata d’accordo su diversi punti: la necessità di coinvolgere i livelli istituzionali (Regione e Provincia in primis); la richiesta ai privati di un loro maggior impegno; la necessità di considerare ancor di più oggi il Teatro Comunale uno degli aspetti centrali della promozione di Firenze e dell’intera Toscana; l’esigenza di cominciare a mettere mano al progetto per la realizzazione del nuovo teatro e dell’auditorium nell’area retrostanta la stazione Leopolda, come da accordi sindaco-Fs. E.M.

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I lavoratori del Maggio attraversano il centro suonando e danzando
Gli orchestrali in corteo e i turisti applaudono

Mancini: "Bisogna vedere come si realizzano certe esternalizzazioni"
FULVIO PALOSCIA su La Repubblica 16/3/05

«Vogliono l´esternalizzazione? Bene, l´abbiamo applicata da soli. Suoniamo in piazza, più esternalizzati di così». Le dichiarazioni ironico-amare di Claudio Fantoni, baritono del Coro del Maggio, delegato sindacale Uilcom, sono il segno di come lo sciopero nazionale dei lavoratori dello spettacolo contro l´emendamento Asciutti e per la riapertura dei tagli del Fondo Unico per lo spettacolo, al quale i dipendenti del Comunale hanno aderito ieri suonando per le strade del centro, ha assunto per Firenze un significato diverso rispetto a Roma o Milano. 

Perché qui c´è anche un piano industriale che minaccia ritocchi pesanti al personale del Comunale: due paure, dunque, si intrecciano nel futuro dei 45 orchestrali e dei 70 coristi che percorrono in fila indiana le strade del centro, fino a piazza della Signoria, sotto gli occhi delle gite scolastiche, davanti alle macchine fotografiche dei turisti, ai fiorentini col telefonino sollevato in aria per far sentire Va´ pensiero agli amici. 

Un corteo silenzioso, senza slogan e striscioni: solo qualche fischio in prossimità di piazza della Signoria e uno sparuto grido sotto Palazzo Vecchio, «Leonardo vieni giù», indirizzato al sindaco. Sono in 200; sfilano macchinisti, impiegati, il personale di sala con la giacca d´ordinanza rossa, tutti contro un emendamento che blocca le assunzioni nelle fondazioni lirico sinfoniche dal 2005 al 2007, fissa al 15% il tetto massimo dei contratti a termine e ridimensiona verso il basso il patto integrativo; sfila Maggiodanza, che il piano industriale propone di esternalizzare e che sull´arengario di Palazzo Vecchio improvvisa un balletto sulle note del mitico coro dal Nabucco, bissato da orchestra e coro. Giorgio Mancini, direttore della compagnia di ballo, in corteo insieme al direttore artistico Tangucci, si dichiara «preoccupato: non sono sfavorevole ai cambiamenti, bisogna vedere come vengono condotti. 

All´Opera di Marsiglia l´esternalizzazione del corpo di ballo ha funzionato benissimo». Stazione, via Cerretani, piazza Duomo (dove, nel 2006, l´orchestra non suonerà in jeans come ieri, ma in frack, in una celebrazione per l´Opera del Duomo), via Calzaiuoli, piazza della Repubblica e poi della Signoria: ogni sosta è nel nome di Purcell, Mozart, la marcia trionfale dell´Aida, Patria oppressa dal Macbeth. E sul sagrato della cattedrale c´è anche chi grida «Viva Verdi», come si faceva nel Risorgimento contro gli austriaci. 

Qui, contro il governo. Non ci sono esponenti di Comune, Regione o Provincia, zero politici ma i fiorentini sì. E gli aficionados del teatro: Francesca Bertocci, abbonata da 25 anni, «vicina al Comunale anche nelle crisi». I sindacati, che al termine della manifestazione, distribuiscono cioccolatini, sono soddisfatti dell´esito. Anche Dario Nardella, presidente della commissione cultura in Palazzo Vecchio: a sua firma la mozione, approvata lunedì dal consiglio comunale, che chiede al sindaco «di predisporre in tempi brevi il piano di fattibilità per il nuovo teatro, che darà nuovo slancio al Maggio». Presto Nardella avrà un colloquio con i sindacati che, però, attendono prima di tutto di essere convocati dal sovrintendente Van Straten.

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Partenza alle 11 da via Solferino. Slogan e cori d’opera
Sfileranno i musicisti gli artisti del coro e i tecnici del Teatro

Comunale, violini in piazza

Oggi corteo di protesta e spazi musicali per le strade. Finale in piazza Signoria

da la Nazione 15/3/05

La sinfonia d’aiuto si mescolerà a slogan sindacali e gli strumenti con cori d’opera ai cartelli di protesta: così i lavoratori del Teatro del Maggio oggi sfileranno lungo le strade della città. Obiettivo: far conoscere ai fiorentini i rischi che sta correndo il loro teatro. A corto di soldi (colpa dei tagli dello Stato e di una gestione forse non molto previdente), l’istituzione è già stata costretta a cancellare due spettacoli. E il peggio potrebbe ancora arrivare. Perché l’amministrazione del Comunale, costretta a fare di necessità virtù, potrebbe incidere ancora più profondamente sui propri dipendenti e sulla sua produzione.

La manifestazione di oggi è a sostegno dello sciopero nazionale indetto dalle organizzazioni di categoria. In piazza scenderanno i musicisti, gli artisti del coro, i tersicorei, i tecnici e i lavoratori di tutto il teatro. I motivi dell’agitazione sono anche contro i continui tagli al Fondo unico dello spettacolo e a favore di un ripristino totale del contributo.

Questo il programma che prevede alcuni miniconcerti lungo il percorso. Il corteo sindacale e musicale partirà alle 11 dal Teatro in via Solferino; alle 11,20 è previsto il primo spazio musicale sulla gradinata della stazione ferroviaria, da qui il trasferimento in piazza Santa Maria Novella dove, alle 11,45, ci sarà un’altra proposta musicale. Il corteo proseguirà poi in via dei Cerretani fino a piazza del Duomo, con un altro concerto alle 12,15. Più tardi, alle 12,40, ancora musica in piazza della Repubblica infine, alle 13,15 gran finale in piazza della Signoria: messaggio alla città e cori d’opera fino alle 13,45.

La manifestazione di oggi è organizzata dai sindacati Fials-Cisal/Slc-Cgil/Fistel-Cisl/Uilcom-Uil. Si tratta di una protesta nuova nelle forme ma vecchia nella sostanza, perchè il problema dei finanziamenti ridotti all’osso da parte dello Stato, che schiacciano le fondazioni liriche e ne mettono in pericolo la sopravvivenza, è da anni sul tavolo delle amministrazioni dei teatri. La trasformazione da enti lirici in fondazioni non ha ottenuto gli effetti sperati. Si credeva che la nuova forma avrebbe aiutato i teatri a trovare degli sponsor privati - Firenze è il secondo teatro in Italia, dopo la Scala, per entità di contributi di imprese e aziende - ma la cifra garantita è troppo esigua rispetto alle necessità e non può sostituire i contributi pubblici.
Ora il destino del teatro è consegnato a un piano industriale che dovrà inevitabilmente tagliare le spese, considerato che - come ha spiegato il sovrintendente Giorgio Van Straten - non si può avere una certezza si ricavi. E il taglio delle spese dovrà pesare sui lavoratori. Anche da questo la protesta di oggi e la preoccupazione dei sindacati.

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Maggio, i lavoratori bocciano il piano

da l'Unità 12/3/05

FIRENZE L’assemblea dei lavoratori del Teatro del Maggio Musicale Fiorentino ha respinto il piano industriale presentato loro dal soprintendente Giorgio Van Straten. A non convincere i lavoratori innanzitutto la previsione dei tagli al personale e la mancanza, a loro avviso, di un progetto che rilanci davvero il teatro nel panorama internazionale. Sono quindi confermati i due scioperi per le repliche di stasera e martedì indetti a livello locale e nazionale.
L’assemblea del Maggio boccia il piano Van Straten

I lavoratori escludono tagli al personale e chiedono l’intervento delle istituzioni. Confermato lo sciopero

Valentina Grazzini


Si sapeva, era nell’aria da mercoledì, da quando il soprintendente Giorgio Van Straten lo aveva presentato, fresco di votazione da parte del Cda, alle rappresentanze sindacali: il piano industriale pensato per il risanamento della Fondazione del Teatro del Maggio Musicale Fiorentino non poteva ottenere l’approvazione dei lavoratori. E l’assemblea generale di ieri, che ha visto qualcosa come 300 lavoratori riuniti nella platea del Teatro Comunale, non ha fatto che confermare il prevedibile rigetto da parte di tutte le forze in campo al documento di Van Straten. 

Unite le 4 sigle sindacali (un anno fa sarebbe stato impensabile vederli in accordo su qualsivoglia argomento, lo ammettono loro stessi) nel chiedere un piano che non parta dai tagli ma dalle idee e soprattutto maggiore chiarezza sul ruolo delle istituzioni: «È l’ora che decidano cosa vogliono fare di questo teatro - spiegano i sindacati -: se lo vogliono far morire oppure rilanciare come grande teatro europeo. E allora occorrono gli investimenti, da parte delle istituzioni e dei soci pubblici e privati, e prima di tutto occorre la costruzione del nuovo teatro». Nei 7 milioni di euro che l’intervento prevede, solo un milione e mezzo verrebbero dall’incremento dei ricavi (anche attraverso la costituzione di un comitato per il fund raising), mentre ben 5 milioni e mezzo di tagli graverebbero sul personale. E dal fatto che il core business viene individuato nell’attività lirico-sinfonica, conseguenza immediata è l’esternalizzazione del corpo di ballo e degli scenografi, una delle voci più “difficili”del piano di Van Straten.

Non a caso MaggioDanza, dalla sua, conferma i due scioperi per le repliche di stasera e martedì, indetti il primo a livello locale (non senza disaccordi all’interno della stessa compagnia) e nazionale il secondo (contro l’emendamento Asciutti al decreto legge sulle fondazioni liriche). E nella giornata di martedì non mancherà una manifestazione che lega protesta e spettacolarità: alcuni membri dell’orchestra del Maggio improvviseranno una marchin’ band che partirà in mattinata dal teatro per attraversare il centro storico di Firenze, toccando intorno alle 11 la Stazione di Santa Maria Novella e alle 12.30 piazza della Signoria, dove li attenderà il coro.

«La nostra situazione è guardata con attenzione e apprensione dagli altri enti lirici in Italia - continuano dalla Cgil -. E in effetti, e pensiamo che tutto questo sta accadendo a Firenze, città di sinistra, in una regione di sinistra, ad una fondazione con un soprintendente di sinistra, beh... capisco che il segnale all’esterno sia preoccupante».

Oltre al ruolo delle istituzioni, gli altri punti fondamentali emersi nel corso dell’assemblea sono l’urgenza della vendita della Longinotti e la concretizzazione del progetto del nuovo teatro. E non solo: la richiesta di un “riassetto” dei quadri dirigenziali attorno al soprintendente (peraltro non scelti da lui, ma trovati “in eredità” all’inizio del mandato), nei confronti dei quali grava una diffusa sfiducia da parte dei lavoratori, offre un chiaro esempio delle situazione pesante che si respira in teatro.

A caldo, dopo l’assemblea, i rappresentanti dei sindacati tengono a precisare la propria disponibilità ad aprire un tavolo di trattative: «Quando diciamo che il piano è stato rigettato non intendiamo che dire non ne parleremo», ma resta «una sensazione di spaesamento» e l’idea che il piano sia partito dalla parte sbagliata, «dalla coda, invece che dalla testa». Sull’agenda dei lavoratori non è ancora segnato il prossimo appuntamento, ma c’è da aspettarsi, e augurarsi, che il confronto con la soprintendenza non tarderà.

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L´assemblea vede i lavoratori ricompattarsi: sì al tavolo delle trattative, no alle esternalizzazioni e a provvedimenti a senso unico
Comunale, sindacati contro il piano "Prima cercare nuove risorse"
Sciopero confermato, orchestra in parata per le vie

Nel mirino anche i soci della Fondazione: «La città decida una volta per tutte se vuole o no un teatro d´opera di livello internazionale"
FULVIO PALOSCIA su la Repubblica 12/3/05

Dopo le scissioni degli ultimi anni, il fronte sindacale del teatro Comunale si ricompatta e, nell´assemblea dei lavoratori che si è svolta ieri, dice sì al tavolo di trattative ma non alle condizioni imposte dal piano di ristrutturazione aziendale, che il sovrintendente Van Straten ha illustrato ai delegati qualche giorno fa e che i lavoratori rifiutano in blocco. Se non tutti reputano Van Straten tra i responsabili della crisi in atto, dure sono invece le accuse ai dirigenti dei vari comparti «incapaci di governare il Comunale. Che si dimettano, prendendosi finalmente le responsabilità che hanno sempre rifiutato. Invece, in questo piano della dirigenza non si fa menzione, e sembra indicare i lavoratori quale unica causa della crisi». E non magari, gli sprechi «come l´istituzione di un servizio di sorveglianza chimica, una camera acustica che viene noleggiata a Padova mentre potrebbe essere costruita dalle maestranze del teatro, o un piano industriale che costa 65 mila euro».

I sindacati non risparmiano neanche le forze politiche e economiche della città: «I soci pubblici e privati della Fondazione del Maggio devono decidersi una volta per tutte se vogliono permettersi un teatro d´opera di livello internazionale - dice Paolo Aglietti della Cgil - altrimenti questo piano industriale non basta. Tutte le sigle sindacali sono pronte a impegnarsi in prima persona chiedendo incontri al Comune, alla Regione, alla Provincia e a tutti i soci privati più importanti». Un segnale importante «potrebbe essere la costruzione del nuovo teatro - prosegue Aglietti - è arrivato il momento di uscire dalle discussioni e passare ai fatti, per pensare il futuro del Comunale anche in termini di rilancio e non solo di interventi sul personale». 

Il piano redatto dall´agenzia di consulenza finanziaria Kpmg, accusano i sindacati in coro, «inizia da dove invece avrebbe dovuto finire: perché prima di arrivare a soluzioni come l´esternalizzazione, la disdetta e la ridiscussione del contratto integrativo, i ritocchi all´incentivazione aziendale, si sarebbe dovuto sperimentare tutte le strade possibili per trovare nuove risorse». A cominciare dalla cessione della ex Longinotti «che - sostiene Aglietti - un´azienda più accorta avrebbe venduto già da tempo: il plusvalore ottenuto dovrà servire a dare una boccata d´ossigeno alle casse del teatro»; per Claudio Fantoni della Uil «il problema economico non può esser la scusa per trasformare le fondazione in contenitori vuoti». E Luciano Di Labio della Fials: «l´intervento sul personale di questo piano industriale contiene sinistre assonanze con i ritocchi al personale delle Fondazioni lirico-sinfonico previste da quell´emendamento Asciutti contro tutta Italia sta protestando». 

Sull´esternalizzazione i più duri sono quei lavoratori destinati, secondo il piano, a subirla: i laboratori scenografici parlano di «decisione offensiva, da tagliatori di teste»; «questo piano - dice Milko Pineschi di Maggiodanza - dispensa solo dubbi; avremmo preferito una chiarezza magari più dura, piuttosto che il terrorismo psicologico. L´ambiguità ci mette tutti contro tutti».

Confermato lo sciopero di oggi della compagnia di ballo, con conseguente annullamento dello spettacolo al Goldoni, e salterà anche quello di martedì per lo sciopero nazionale dei lavoratori dello spettacolo. I dipendenti del Comunale aderiranno con una parata di Orchestra, del coro, dei lavoratori del Comunale nelle strade del centro: «le trattative saranno lunghe - dicono - e sarà necessario trovare forme di protesta alternative all´astensione dal lavoro».

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Deficit Maggio
Da domani raffica di scioperi

Valentina Grazzini sull'Unità 11/3/05

Nella vicenda della Fondazione Maggio Musicale Fiorentino, un colpo di scena dopo l’altro segnano le poche ore che separano dall’attesa assemblea generale di oggi, quando i lavoratori si riuniranno insieme ai rappresentanti dei sindacati per discutere sulle linee-guida del piano industriale presentate dal soprintendente Giorgio Van Straten e approvate mercoledì all’unanimità dal Cda. Un piano industriale che nasce per risanare nel triennio 2005/2007 il deficit del teatro ma che inevitabilmente («È chiaro che alla fine di tutto resteremo in meno», ammette Van Straten) prevede manovre che toccano pesantemente i lavoratori della fondazione.

Se ieri, durante una riunione, la maggioranza di MaggioDanza aveva deciso di non scioperare alla prima di ieri sera e di andare in scena anche per la replica di domani, mettendo in atto per quest’ultima uno “sciopero bianco” (che consisteva nel devolvere il proprio compenso della serata in beneficenza, dandone notizia al pubblico con la lettura di un comunicato), stamani durante la riunione a cui hanno partecipato tutte le rappresentanze sindacali, i rappresentanti del corpo di ballo nella Rsu e quelli della Fiasl dei danzatori hanno al contrario deciso per uno sciopero vero e proprio (in disaccordo con una parte del corpo di ballo, che parla di un “colpo di mano”). Col risultato che andrà in scena chi vuole e chi non vuole sciopererà: situazione del tutto anomala e mai sperimentata nella storia della compagnia. «Dovrò capire quel che succederà», ammette io direttore del corpo di ballo Giorgio Mancini.

Ma il carnet delle astensioni non si ferma qui. Anche il Teatro del Maggio aderisce allo sciopero di martedì prossimo, indetto a livello nazionale contro l’emendamento che il parlamentare di FI Franco Asciutti ha aggiunto a sorpresa a un decreto legge in sede di conversione. E un’altra replica del balletto Lucinda Childs salterà. Intanto, in questo clima di incertezza e tensione, stamani alle 12.30 si riunirà l’assemblea generale. E se tutto questo un merito lo ha avuto, ammettono i sindacati, è di averli messi per una volta tutti d’accordo.

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Salta lo spettacolo di domani e oggi assemblea di tutto il teatro
Piano salvezza del Comunale Maggiodanza fa sciopero

E´ la prima risposta al risanamento approvato dal cda
FULVIO PALOSCIA su La Repubblica 11/3/05

La prima risposta al piano di ristrutturazione aziendale del Comunale, presentato martedì scorso dal sovrintendente Van Straten ai sindacati, è uno sciopero di Maggiodanza che farà saltare la recita di domani sera dello spettacolo al Goldoni con coreografie di Lucinda Childs. La compagnia di ballo, dunque, mette subito in pratica la linea dura dopo la proposta di esternalizzazione (verrebbe creata una società con il contributo degli enti locali) insieme a laboratori scenografici, biglietteria e altri servizi: «Il tentativo di affidare il percorso di risanamento economico della Fondazione a strumenti di cassa immediata senza un progetto strutturale artistico ed economico a lungo termine è per noi inaccettabile - recita un documento distribuito al pubblico della prima di ieri sera - Pienamente consapevoli della difficile situazione economica nella quale si trova il teatro, i lavoratori sono disposti a fare la loro parte nel risanamento del deficit purché vengano adottati strumenti socialmente sostenibili». E questa sembra essere la linea dei sindacati, che ieri mattina si sono riuniti per discutere un calendario di incontri: tutti concordi nel guardare con sospetto, se non addirittura respingere un piano che prevederebbe blocco delle assunzioni a tempo indeterminato, prepensionamenti, accorpamenti di uffici. Oggi intanto, alle 12.30, si svolgerà l´assemblea del personale in cui i delegati sindacali presenteranno i vari punti del piano a tutti i lavoratori.

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Il piano industriale alla prova dei sindacati del teatro fiorentino

Valentina Grazzini sull'Unità 10/3/05

«Mi pare normale l’accoglienza riservata al piano industriale: si tratta di un percorso difficile, ma con la responsabilità di tutti si potrà intraprendere nel modo meno traumatico possibile. Nessuno è lieto della situazione, non lo sono i sindacati e i lavoratori, ma nemmeno io: il piano industriale è una proposta che avanza la Fondazione, e le proposte ci sono per essere approfondite e discusse». All’indomani dell’approvazione da parte del Cda della Fondazione Maggio Musicale Fiorentino dell’atteso piano di risanamento (presentato a ruota ai sindacati), il soprintendente Giorgio Van Straten non si tira indietro. E sottolinea che in ogni caso due variabili restano più che aperte: il ruolo dei soci pubblici e privati da una parte e il reintegro dei tagli da parte del governo dall’altra. 

Ma la reazione dei sindacati è indubbiamente allarmata. Stamani le varie rappresentanze si riuniranno informalmente, per preparare una linea da presentare all’assemblea generale che si terrà domani alle 12.30. Nelle linee guida tracciate dal piano, quel che più preoccupa i lavoratori è l’esternalizzazione di alcuni servizi (il che significa, in soldoni, togliere posti di lavoro all’interno del teatro) e la ridiscussione del contratto integrativo. Proprio questo punto, precisa Luciano Di Labio della Fials, rappresenta un punto di contatto tra la situazione del Maggio e quella nazionale, creata dall’emendamento Asciutti (il decreto legge “dirottato” dal parlamentare di FI), e questo legittimerebbe uno sciopero prima del passaggio alla Camera, che avverrà i primi della settimana prossima. Più cauta a parlar di sciopero la Cgil, che in ogni caso lamenta come il piano industriale «sia partito dalla coda e non dalla testa, puntando a risparmiare 5 milioni e mezzo di euro attraverso i tagli al personale, comunque si voglia chiamarli. E resta da chiarire se esista la volontà politica, da parte delle istituzioni locali, di tenerci in vita». Nessun commento pre-assemblea, ma certo molta preoccupazione, da parte della Uil, mentre la Cisl, più drastica, parla di «rimandare al mittente» il piano industriale. Sul fronte di MaggioDanza, infine, il direttore Giorgio Mancini assicura che la compagnia non sciopererà alla prima di domani. Per le repliche si parla di uno sciopero bianco, che non comprometterà in ogni caso lo spettacolo di Lucinda Childs.

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Il piano, con l´ok del cda, prevede l´esternalizzazione di Maggiodanza, laboratorio scenografico e servizi. Sindacati preoccupati
Comunale, via un dipendente su 5
Van Straten propone di dirottare 90 addetti in società esterne

da La Repubblica 9/3/05

Esternalizzazione di Maggiodanza (43 dipendenti), dei laboratori scenografici (35) e di alcuni servizi come la biglietteria, la sicurezza, il portierato. E´ una delle linee guide del piano di risanamento della crisi del Teatro Comunale, presentato ieri dal sovrintendente Van Straten al consiglio d´amministrazione che ha approvato all´unanimità questa e altre proposte contenute nel documento elaborato dalla Kpmg, come la costituzione di un comitato di fund raising, la flessibilizzazione degli organici, la revisione del patto integrativo. Nel pomeriggio, Van Straten ha presentato il piano ai sindacati i quali si sono trincerati dietro un «no comment» senza condizioni che lascia intravedere una posizione dura.

Maggiodanza, laboratorio di scenografia, biglietteria e altri servizi diventeranno società autonome aperte al mercato
La dura legge del Comunale "Esternalizzare tutto"

Preoccupati i sindacati Voci di sciopero del ballo alla prima di Lucinda Childs
Approvato dal cda il piano industriale l´obbiettivo è tagliare un dipendente su 5
FULVIO PALOSCIA

Esternalizzazione di Maggiodanza (43 dipendenti), dei laboratori scenografici (35) e di alcuni servizi come la biglietteria, la sicurezza, il portierato. E´ la proposta che più brucia nel piano industriale che dovrebbe far uscire il Teatro Comunale dalla crisi e che ieri mattina il sovrintendente Giorgio Van Straten ha presentato al cda nelle sue linee guida, ottenendo l´approvazione all´unanimità. Dentro, nel documento (che è un vero e proprio elaborato in itinere, flessibile, pronto a subire modifiche durante la sua stessa applicazione) redatto dall´agenzia olandese di consulenza finanziaria Kpmg, c´è scritto anche altro: si parla dell´istituzione di un comitato che dovrà reperire nuovi fondi privati («fund raising»), di flessibilizzazione degli organici, di ridiscussione del contratto integrativo e di ristrutturazione delle aree interne gestionali. Questa la cura che nel triennio 2005-2007 dovrà portare non solo ad un incremento dei ricavi ma anche ad una sensibile riduzione dei costi.
Ma è l´esternalizzazione ciò che adesso preoccupa di più i lavoratori del teatro: ieri pomeriggio Van Straten ha presentato ai sindacati non il piano nella sua interezza, ma solo il documento che propone, come forma di «snellimento» dell´organico e della gestione, la costituzione di società esterne legate al Comunale con modi e formule ancora tutte da vedere e da studiare (saranno uno dei punti nodali del tavolo di incontro che adesso va ad aprirsi). 

E´ stata, quella di ieri pomeriggio, una riunione lunga un´ora e mezza, in cui Van Straten ha più volte ribadito che questo è, per una Fondazione lirico-sinfonica, l´unico modo per uscire dalla crisi prodotta dai tagli al Fondo unico per lo spettacolo inferti dalla finanziaria: un modello, secondo il sovrintendente, di gestione moderna, al passo con i tempi che ben presto anche le altre fondazioni italiane dovranno adottare se non vorranno tirare giù il bandone, se non vorranno chiudere definitivamente. Per Maggiodanza e per i laboratori scenografici, secondo Van Straten, si tratterebbe addirittura di un incremento dell´attività: l´esternalizzazione lancerebbe queste due importanti realtà sul mercato, aprendo nuove possibilità di collaborazione con nuovi committenti pubblici e privati (i teatri gestiti dalla Regione, gli eventi fieristici per quanto riguarda più specificatamente i laboratori, una maggiore possibilità di tournè per la compagnia di ballo).

Tutti i sindacati - Cgil, Cisl, Fials - per adesso non commentano. Nessuna dichiarazione a caldo, preferiscono riflettere e approfondire le proposte di Van Straten. L´unica dichiarazione arriva da Paolo Aglietti della Cgil, e lascia intravedere una posizione dura: «Siamo seriamente preoccupati»; i delegati adesso hanno il compito di incontrare l´intera assemblea dei lavoratori per comunicare l´esito del colloquio con Van Straten. Si parla di un´assemblea generale venerdì mattina; e già corre voce di uno sciopero di Maggiodanza che colpirebbe una delle repliche dello spettacolo che segna il debutto alla guida della compagnia di ballo del Comunale della grande coreografa americana Lucinda Childs, la cui prima è annunciata per domani.

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Teatro del Maggio in sciopero contro nuovi tagli statali

da l'Unità 24/2/05

FIRENZE I dipendenti del Teatro del Maggio Musicale Fiorentino si asterranno dal lavoro, per 4 ore, venerdì 4 marzo, per manifestare il loro dissenso sul contenuto di un emendamento, presentato dal senatore Franco Asciutti (FI) presidente della Commissione Beni culturali, al disegno di legge di conversione del decreto-legge in materia di Fondazioni lirico-sinfoniche.
L’emendamento aggiunto da Forza Italia ad un decreto legge in via di conversione minaccia le fondazioni liriche. I sindacati insorgono

Teatro Comunale: sciopero contro i colpi di mano al Senato
Valentina Grazzini

FIRENZE Questa volta sarà davvero sciopero. L’assemblea generale dei lavoratori della Fondazione Maggio Musicale Fiorentino, tenutasi mercoledì, ha deciso di proclamare lo stato di agitazione (approvando la proposta delle targhe sindacali Slc/Cgil, Uilcom/Uil e Fiasl/Cisal, tutte tranne la Cisl) e di indire 4 ore di sciopero nella giornata del 4 marzo prossimo. Il che significa far saltare la prima del concerto di Andrey Boreyko e Christian Tetzlaff. A far scattare la decisione della misura estrema, il decreto legge n° 7/05, a cui è stato presentato in sede di conversione un emendamento da parte del senatore di Forza Italia Franco Asciutti (presidente della Commissione Istruzione Pubblica del Senato) che in maniera del tutto imprevedibile (il decreto legge tratta materia di università e beni culturali) riguarda e minaccia le fondazioni liriche, già al centro di un periodo nero derivante dal taglio al Fondo Unico per lo Spettacolo. 

«Molti sono i punti disastrosi dell’emendamento - commenta Claudio Fantoni della Uil -, soprattutto l’appropriazione da parte del ministro della contrattazione aziendale di secondo livello. Per non parlare del blocco delle assunzioni e della trasformazione del tempo pieno in part time». Ma lo sciopero significa un altro duro colpo per la Fondazione Maggio già piegata dal clamoroso deficit: «Ne siamo coscienti - continua Fantoni -, ma la responsabilità non è nostra. È il ministro che ci mette tutti quanti, noi e la soprintendenza, in una situazione di ulteriore disagio». «Lo sciopero risponde a preoccupazioni fondate e condivisibili - commenta a caldo Dario Nardella, presidente della commissione cultura di Palazzo Vecchio -. Tra le altre cose l’emendamento affida al ministro Urbani la facoltà di intervenire indisturbato sulle situazioni di urgenza che riguardano la gestione dei teatri d’opera: in una lettera ho già chiesto ai senatori dell’Unione eletti a Firenze di impegnarsi per ritirare l’emendamento immediatamente». Così come l’assemblea generale chiede al soprintendente di «impegnarsi formalmente e pubblicamente a prendere le distanze dal provvedimento».

Santa Cecilia e Maggio Fiorentino scendono in sciopero: a rischio i contratti integrativi e via libera alla mobilità
Orchestre con pochi soldi e senza diritti
Luca Del Fra

ROMA Due delle principali orchestre italiane scioperano accendendo quella che rischia di essere la scintilla di un incendio capace di coinvolgere le tredici Fondazioni lirico-sinfoniche, vale a dire i nostri maggiori teatri d'opera e orchestre sinfoniche. Ieri i complessi dell'Accademia vazionale di Santa Cecilia a Roma hanno preannunciato il blocco a oltranza di ogni attività a partire dal 5 marzo, quando è in calendario una Carmen in forma di concerto diretta da George Pretre, mentre quelli del Maggio Musicale Fiorentino hanno proclamato 4 ore di sciopero per il 4 marzo. Causa della protesta è, oltre ai tagli dei fondi statali, un emendamento al decreto legge 31 gennaio 2005 presentato venerdì scorso dal senatore Franco Asciutti di Forza Italia che praticamente azzera i diritti sindacali dei lavoratori delle fondazioni lirico-sinfoniche: via i contratti integrativi che i singoli teatri d'opera hanno stabilito con il loro personale; in discussione il contratto nazionale; porte aperte alla mobilità territoriale, eufemismo per i licenziamenti. Inoltre c'è il blocco delle assunzioni a tempo indeterminato per il triennio 2005-2007, nonché una nuova normativa sullo scioglimento dei consigli di amministrazione. L'emendamento è in discussione al Senato oggi e le reazioni degli interessati non si sono fatte attendere.

Se la proposta Asciutti passasse, la situazione dei complessi artistici (cori, orchestre, corpi di ballo) tornerebbe indietro di 50 anni. L'emendamento vorrebbe essere la scialuppa di salvataggio che l'attuale maggioranza lancia alle Fondazioni lirico-sinfoniche, le cui previsioni di bilancio sono tutte in perdita. Tuttavia i passivi sono il risultato della storica erosione dei finanziamenti pubblici (il Fondo unico per lo spettacolo), che negli ultimi quattro anni, con l'attuale governo, ha avuto un'impennata, e del brusco taglio operato nel 2005.

È pur vero che i teatri lirici italiani sono stati spesso centri di spreco, così come è vero che i contratti integrativi, soprattutto in passato, elargivano dei privilegi. Ma occorre ricordare che questi contratti portano la firma anche dei sovrintendenti, che li sottoponevano a un cda di cui è presidente il sindaco della città dove il teatro ha sede. Invece di analizzare caso per caso, l'emendamento Asciutti per un verso assolve in blocco le amministrazioni dei teatri, impedendone lo scioglimento per i passivi di bilancio nella consapevolezza che sono causati dalla politica del governo. Per altro verso, con logica boscaiola, Asciutti va giù con l'accetta sui contratti dei lavoratori. Lunedì si terrà il coordinamento dei sindacati nazionali di categoria e non è escluso che nel mondo della musica la protesta non dilaghi immediatamente.

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Il sovrintendente rassicura Palazzo Vecchio sugli organici del teatro
Comunale, nessun licenziamento gli unici tagli in vista sono nel cda

Uno dei rappresentanti del ministero potrebbe saltare: Bertini o Uccelli
NOSTRO SERVIZIO su La Repubblica 11/2/05

COMUNALE, «niente licenziamenti» assicura il sovrintendente Giorgio Van Straten. Di fronte alla commissione cultura di Palazzo Vecchio, il responsabile del teatro rassicura i sindacati una volta per tutte: «Non verrà inviata nessuna lettera di licenziamento». Piuttosto, ipotizza Van Straten, potrebbe arrivare qualche novità per gli assetti del teatro Comunale: uno dei due rappresentanti del ministero, che oggi sono Fabio Uccelli e Stefano Bertini, potrebbero essere costretto a lasciare il consiglio d´amministrazione.

Perché?
«Lo Stato ha diminuito la sua quota di finanziamento, tra il 2003 e il 2004 ha stanziato per il Comune una cifra inferiore di circa 3,5 milioni rispetto agli anni precedenti», ha detto Van Straten davanti alla commissione cultura guidata dal diessino Dario Nardella. E visto che la quota dei privati nello stesso periodo è rimasta invece stabile, il consigliere tolto allo Stato potrebbe essere rivendicato proprio dai privati. Non siamo ancora a questo punto: le procedure richiedono tempo. Ma il sovrintendente ha fatto intendere che esistono ormai le condizioni per il riassetto. Tanto che lo stesso Nardella ipotizza già una maggiore presenza della Provincia «come già accaduto per Firenze Mostre».

Van Straten ha voluto poi «fare chiarezza» sui conti, confermando uno sbilancio di circa 6 milioni sul conto consuntivo del 2004. Quanto al bilancio di previsione del 2005, per il quale si parla di 8 milioni mancanti, il sovrintendente ha detto di aver già iscritto tra le entrate i 6,5 milioni stimati per la vendita della ex Longinotti: un´operazione che consentirebbe di estinguere il mutuo che a Palazzo Vecchio costa 800mila euro. (m.v.)

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Giorgio Van Straten: «Entro il mese il confronto con le forze sindacali»

da l'Unità 11/2/05

FIRENZE Boccata d’aria per il soprintendente Giorgio Van Straten, che è uscito dalla lunga audizione in commissione cultura tirando un respiro di sollievo: «Il clima è stato senz’altro sereno: quando c’è modo di spiegare le cose tecnicamente, non si eliminano i dissensi ma si riducono quantomeno all’essenziale».

Sotto pressione da più parti, sia per il delicato confronto con le forze sindacali sia (soprattutto) per il continuo bersagliamento di critiche da parte del centro-destra, Van Straten dopo il Cda di lunedì scorso ha avuto modo solo ieri di “spiegare” i punti più caldi, come la questione del Tfr dei lavoratori e l’esatto ammontare del disavanzo della fondazione: «Stiamo facendo dei passi avanti, come sempre quando si riesce a speigarsi serenamente - continua -. Mi auguro per il futuro che vi sia l’attenzione e la solidarietà da parte del teatro, ma una minore sovraesposizione della faccenda, che non giova a nessuno».

Le prossime tappe che attendono Giorgio Van Straten sono innanzitutto la riunione con il comitato dei tre (Russo, Bertini e Strozzi Guicciardini) affiancatogli dallo stesso Cda di lunedì, e poi l’incontro con i sindacati. «Per quest’ultimo prevedo dei tempi ravvicinati, perché è giusto confrontarsi il prima possibile ora che ci sono gli elementi - conclude il soprintendente -. Entro la fine del mese credo che potremo trovarci di fronte ad un tavolo». v.gr.

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I SINDACATI La Rsu del Comunale vuol confrontarsi sul futuro

Presidio durante la riunione «Basta con la politica dei tagli»

da la Nazione 8/2/05

«Tagliateste, no grazie». Caratteri cubitali su una testa tagliata e mostrata come monito ai consiglieri di amministrazione del teatro Comunale che uno dopo l’altro ieri mattina hanno raggiunto la sede di via Solferino per una delle riunioni più importanti del loro mandato: il voto sul bilancio preventivo 2005 (quello che consente l’erogazione dei fondi da parte del Fondo unico per lo spettacolo) e la decisione sulle linee guida del piano di risanamento di un deficit che potrebbe superare, alla fine, i nove milioni di euro. I lavoratori della Rsu del Teatro Comunale hanno organizzato un presidio che è di fatto andato avanti per tutte e quattro le ore di riunione del cda. 

«Non ci interessa l' azzeramento del cda — ha spiegato Silvano Grisolfi della Cgil — quel che ci preme è che si avvii seriamente un confronto e che si ponga fine a questa politica di tagli continui senza una prospettiva seria di riorganizzazione e rilancio economico e artistico del teatro. Certamente, non possiamo non notare che questo cda è nato male, con una maggioranza sbilanciata verso il centrodestra anche a causa del fatto che la Regione Toscana ha indicato, incomprensibilmente, oltre l' assessore Mariella Zoppi, un rappresentante espresso dal centrodestra».

Posizioni radicali quelle del sindacato che non accetta «di accollarsi la responsabilità dell’attuale situazione. La crisi — si legge in una nota diffusa durante il cda — nasce non solo dal buco di bilancio sul quale ha inciso la considerevole riduzione dei finanziamenti statali, ma anche dalle lacerazioni interne al consiglio stesso che è nato viziato da un compromesso politico per mettere insieme consiglieri di nomina governativa con altri nominati dagli enti locali». Di qui la richiesta al sindaco: «Domenici faccia in modo che il consiglio esprima una posizione unitaria rifiutando giochi di potere e compromessi e non si presti a inciuci e compromessi che danneggerebbero il nostro futuro, ma abbia il coraggio di dimissionare l’intero consiglio».

Il cda non si è concluso con le sperate dimissioni al contrario, nel documento di intenti approvato ha sottolineato proprio la necessità di aprire al più presto un tavolo di confronto con le organizzazioni sindacali sul piano di riorganizzazione del teatro che sarà elaborato dal sovrintendente con l’aiuto di almeno tre dei consiglieri di amministrazione. Lo scontro, insomma, si annuncia duro. E i sindacati temono la mannaia di tagli indiscriminati che, in nome della salvezza di cassa, potrebbero penalizzare fortemente l’alta professionalità raggiunta dai lavoratori del Comunale.Pa.Fi.

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Comunale, scongiurato il commissariamento

Le gravi perdite in bilancio della Fondazione del Maggio saranno ripianate con la vendita della ex Longinotti

da l'Unità 8/2/05

FIRENZE È durato quattro ore il consiglio di amministrazione del Maggio accolto dalla protesta dei sindacati che avevano organizzato un presidio con cartelli e una maschera di testa tagliata con la scritta «Tagliateste, no grazie». Quattro ore in cui il Cda ha approvato il bilancio preventivo 2005 (4 voti a favore sebbene due con riserva e tre astenuti), dato il via libera alla vendita dell’ex Longinotti e espresso unanime consenso su un documento programmatico successivo alla presentazione delle linee guida del nuovo piano industriale da parte della società Kpmg. «Non ci saranno tagli al personale ma solo una variabilizzazione dei costi» assicurano dalla società suddetta ma la preoccupazione dei sindacati resta considerato anche che, è la loro denuncia, «il deficit totale sfiora i 30 milioni di euro perché il pregresso non è ancora stato sanato». Per il momento, insomma, il rischio di un commissariamento o delle dimissioni del soprintendente Giorgio Van Straten pare scongiurato anche se gli stessi membri del Cda hanno già indicato la nuova data del 30 aprile entro cui sarà necessaria una nuova verifica della situazione.

Comunale, il deficit sfiora i 30 milioni

La denuncia dei sindacati: «I 14 milioni del pregresso non sono stati ancora sanati»

Francesco Sangermano

Crisi, dimissioni e commissariamento sembrano scongiurati. Almeno per il momento. Ma, di certo, le acque in cui naviga il teatro del Maggio Musicale Fiorentino non sono ancora tranquille. Anzi. La sensazione è che il Consiglio d’amministrazione di ieri sia servito soltanto a cercare di stabilizzare la barca rimandando la situazione di qualche mese.

Bilancio Quattro ore di seduta (dalle 10 alle 14), poi il Cda presieduto dal sindaco Leonardo Domenici ha approvato il bilancio di previsione 2005 dando via libera alla vendita dell’area ex Longinotti per ripianare in parte il deficit di bilancio che ammonterebbe, in via previsionale e precauzionale, a circa 8 milioni di euro per il solo anno in corso. Un passo in avanti, questo, visto anche lo scenario a tinte decisamente cupe in cui s’è celebrato l’incontro di ieri. Nonostante il ministro dei Beni culturali Giuliano Urbani si sia dichiarato contrario al commissariamento, infatti, c’era il rischio che il bilancio non fosse approvato a maggioranza, provocando così la messa in discussione del ruolo del sovrintendente Giorgio Van Straten e dell’intero cda. Alla fine, invece, il bilancio è stato approvato con quattro voti a favore (il sindaco Domenici, il rappresentante del Comune Pasquale Russo e i due rappresentanti della Regione Mariella Zoppi, assessore alla cultura, e Girolamo Strozzi Guicciardini seppur quest’ultimo sia in quota al centrodestra) e tre astenuti (il rappresentante dei privati Luca Pontello, e i due membri di nomina governativa in quota al centrodestra Stefano Bertini e Fabio Uccelli). Il voto favorevole di Russo e Strozzi, però, è «subordinato alla verifica entro il 30 aprile di un significativo e consistente assestamento del deficit».

Documento Unanime parre favorevole è invece stato espresso dai membri del Cda sul documento d’indirizzo che traccia i prossimi passi del teatro. In particolare, viste le linee generali del piano di riorganizzazione del teatro, «valuta positivamente l’istituzione del tavolo nazionale presso il Ministero dei beni culturali per affrontare la crisi delle fondazioni lirico-sinfoniche» e dà mandato al sovrintendente di sviluppare quattro punti: completare l’elaborazione del piano di riorganizzazione assieme a tre consiglieri da nominare, convocare su questa base il Cda e le organizzazioni sindacali, presentare entro marzo tutte le ipotesi di alienazione dell’ex Longinotti, seguire costantemente da vicino il tavolo nazionale. «È un buon risultato - ha detto al termine dell’incontro il sindaco Domenici che ha svolto il delicato compito di mediatore tra le parti - che ci permette di lavorare nell’interesse di un’istituzione di altissimo prestigio internazionale, tanto importante per la città di Firenze e per la cultura italiana». Nel pomeriggio, poi, il consiglio comunale ha votato a favore dell’ordine del giorno presentato da Dario Nardella (Ds) che invita a promuovere una mobilitazione nazionale sui problemi del teatro.

Debiti Il quadro che è emerso relativamente alla situazione economico-finanziaria del teatro del Maggio Musicale Fiorentino è però più preoccupante di quanto finora non fosse emerso. La situazione debitoria complessiva, tra pregressa e attuale, sfiorerebbe infatti i 30 milioni di euro. «Tanto per cominciare - spiegano i sindacati che hanno manifestato ieri mattina davanti all’ingresso del teatro contro i tagli alla cultura - ci sono 14 milioni di euro di deficit pregresso e consolidato rsalenti per la maggior parte alla gestione dei vecchi soprintendenti Errani e Merlini. Poi ci sono 5,5 milioni che dovranno essere ufficializzati nel bilancio consuntivo 2004 da approvare entro il 30 aprile e gli 8 che sono stati messi a preventivo per il 2005 ma che costituiscono comunque una cifra prudenziale probabilmente più alta». Già qui il totale farebbe 27,5 milioni, ma non basta. «Ci sono poi circa 1,6 milioni di euro che riguarderebbero il rinnovo del secondo biennio contrattuale dei 600 dipendenti assunto a vario titolo nel teatro. Una cifra che, però, al momento non è stata inserita tra le spese previste nel bilancio previsionale». In questo senso i sindacati si aspettavano qualcosa di più dall’incontro di ieri. «Invece il documento finale non dice niente di preciso e ci lascia piuttosto preoccupati» sentenziano. La paura resta: «Il costo per il personale è di 26 milioni di euro sui 40 che costituiscono il totale delle entrate del teatro. Purtroppo viene facile pensare quale possa essere l’operazione più immediata per tagliare i costi e provare a risanare».

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Domani i dipendenti del Teatro fiorentino manifesteranno sotto la sede di via Solferino in concomitanza con la riunione del Consiglio di amministrazione

Crisi della Fondazione del Maggio, sit-in dei lavoratori

da l'Unità 6/2/05

FIRENZE Sit-in dei lavoratori del Teatro del Maggio Musicale Fiorentino domani mattina durante lo svolgimento del consiglio di amministrazione. La Rsu dei lavoratori del Maggio esprime infatti «profonda preoccupazione per la condizione deficitaria della Fondazione, per la situazione venutasi a creare nel consiglio di amministrazione, lacerato da lotte intestine, per le voci ricorrenti di un piano aziendale caratterizzato da tagli alla produzione e al personale». I lavoratori invitano «tutti i componenti del Cda a partecipare all'assemblea generale che sarà convocata la prossima settimana per fornire spiegazioni sullo stato di crisi e le proposte per superarlo».

Maggio Musicale: sit in dei lavoratori
A due giorni dal Cda che deciderà le sorti del soprintendente, cresce la preoccupazione tra i sindacati

Valentina Grazzini

FIRENZE Il conto alla rovescia per il Cda di lunedì entra nella fase più calda. Tra due giorni, in buona sostanza, sapremo se Giorgio Van Straten manterrà la sua poltrona di soprintendente della Fondazione del Maggio Musicale Fiorentino o se, vedendosi bocciato il bilancio e l’attesissimo piano strategico (se lo presenterà), quest’ultimo sarà costretto a dimettersi come tutto il Cda. E mentre la questione assume sempre più sapore politico (con tre consiglieri di centrodestra, tre di centrosinistra e Luca Pontello a fare l’ago della bilancia, insignito di una notorietà mai vista prima d’ora), i lavoratori dell’ente lirico non possono stare a guardare. 

Ecco dunque muoversi la Cgil, che in qualità di Rsu del Maggio indice per lunedì mattina, giusto in concomitanza con il fatidico consiglio d’amministrazione, un sit in davanti all’ingresso artisti del teatro, in via Solferino, a partire dalle 10: «Da parte nostra c’è una forte preoccupazione - afferma in rappresentanza della Cgil Antonio Carrara -. Sia riguardo alle sorti del teatro, sia all’attuale Cda, che temiamo agisca in preda ad altre motivazioni, politiche e personali, piuttosto che per il bene dell’ente». Di che preoccuparsi, non c’è che dire, i lavoratori ne hanno. Di fronte ad un deficit annunciato di circa 16 miliardi di vecchie lire e un piano industriale sul cui contenuto trapelano solo indiscrezioni, fare due più due e temere un taglio all’organico viene spontaneo. «Abbiamo passato settimane a vedere in teatro i funzionari della ditta olandese incaricata di verificare la fattibilità del piano - continua Carrara -: vestiti di nero, a coppia, parevano usciti da un film e non lasciavano presagire niente di buono, per noi erano tagliatori di teste». Così le voci hanno cominciato a rincorrersi nei corridoi di corso Italia: quando si parla di 120 tagli, quando di una sessantina, quando di sistemare gli impiegati in altri enti, magari Regione o Comune. Insomma, un’odissea di cui non si conoscono bene neanche i versi.

«Vogliamo il bene della Fondazione, ma occorre chiarezza - le parole sono di Luciano Di Labio della Fials -. Se Van Straten non dovesse restare, verrebbe meno una volta ancora la continuità di lavoro». Fials che, da parte sua, propone al Cda di adoperarsi affinché «le somme stanziate quale contributo per l’auditorium vengano stornate per coprire il bilancio preventivo».
Decisa preoccupazione anche tra le fila della Cisl, che apostrofa Van Straten di «poco tempismo: se avesse presentato il piano subito, mettendo di fronte il Cda ad un aut aut, avrebbe forse ottenuto qualcosa - commenta Carlo Bianco -. Ora la spaccatura interna c’è, e c’è poco da essere ottimisti. Si parla anche di far rientrare nel bilancio una metà delle liquidazioni dei lavoratori, il Tfr insomma, e questo vuol dire che stanno proprio raschiando il fondo del barile».

Anche per Claudio Fantoni, della Uil, il maggior problema è la strumentalizzazione politica: «Siamo perplessi perché il Teatro Comunale rischia di diventare terreno di battaglia politica. Per questo, se lunedì il Cda si chiuderà con atti di irresponsabilità, li denunceremo con forza. D’altra parte anche l’ultimo preventivo di bilancio, quello presentato a gennaio, era chiaro: non possono ora fare le verginelle gridando allo scandalo. Se verrà approvato, si aprirà la partita col soprintendente: ma quella ce la giochiamo, ci confronteremo sui dati com’è giusto».

Da parte di tutti, in ogni caso, emerge solidarietà e fiducia nei confronti di Van Straten: e la vicinanza dei “suoi” lavoratori, chissà, potrebbe portargli fortuna in questo lunedì da leoni che lo attende.

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Alle 10 si riunisce il Cda: all´ordine del giorno la questione del bilancio preventivo gravato da un deficit di otto milioni
Comunale, domani la giornata più importante
PIETRO JOZZELLI su La Repubblica 6/2/05

DOMANI alle ore 10 si riunisce il consiglio d´amministrazione della Fondazione del Maggio. E´ una riunione importante, decisiva. La questione all´ordine del giorno è il bilancio preventivo, gravato da un deficit di circa otto milioni; il sovrintendente Van Straten presenterà il suo piano di rientro; tre dei sette consiglieri (il sindaco Domenici, l´assessore regionale Zoppi, l´avvocato Russo) sostengono il piano; due sono molto critici (Bertini e Uccelli, nominati in quota centrodestra); altri due sono incerti (Guicciardini Strozzi, centrodestra, Pontello, rappresentante dei privati). Se il cda non vota a maggioranza in favore del piano, sfiducia di fatto il sovrintendente, che uscirà dalla riunione dimissionario. Che cosa succederà dopo, se così andranno le cose, è nelle mani di Giove.

Domani la riunione del consiglio di amministrazione in cui
SARANNO ESAMINATI VENDITA DEI MAGAZZINI E PIANO AZIENDALE
Oppresso da 8 milioni di deficit il Comunale si gioca il futuro

Il sovrintendente Van Straten presenterà il suo progetto di rientro: in caso di mancata approvazione potrebbe dimettersi
Va comunque risolto il problema legato al calo dei finanziamenti e agli alti costi di gestione
Il parere del professor Corsi dà il via libera alla cessione dell´ex Longinotti

Commissariamento? Dimissioni in massa e nuovo cda? Venerdì sera, come «Repubblica» ha rivelato ieri, due fatti nuovi hanno aperto la strada ad un esito non catastrofico della riunione: il ministro Urbani è contrario ad ogni ipotesi di commissariamento, che innescherebbe reazioni a catena negli altri enti lirici tutti disastrati; il parere pro veritate del professor Corsi, dando via libera alla vendita dell´ex Longinotti, ha rafforzato uno dei puntelli su cui si fonda il piano di salvataggio. 

Se questo sarà sufficiente a garantire la fiducia a Van Straten, al momento resta incerto: molto dipenderà dalle linee del piano industriale che il sovrintendente annuncerà, se esse appariranno sufficientemente solide da garantire una strategia di contenimento dei costi di gestione. Per ora, c´è un fatto sicuro: l´ipotesi di ricorso a una misura di finanza straordinaria, l´alienazione dell´ex Longinotti, in modo da appianare il deficit con la plusvalenza della vendita, è una via concretamente perseguibile, che mette il bilancio al riparo da ogni ipotesi di bancarotta. Ma è chiaro che, superato in questo modo lo scoglio immediato del deficit, resta il problema di fondo: come finanziare il grande festival, il fiore all´occhiello di Firenze, davanti alla riduzione dei finanziamenti statali e agli alti costi di gestione, del personale e delle messe in scena. 

In discussione, come si vede, c´è la stessa possibilità di continuare a fare un festival di questa qualità, quale strategia debba avere per ampliare le sue dotazioni finanziarie: la storia del passato, una crisi di vertice ogni due o tre anni determinata dal deficit di bilancio, non è più decentemente ripetibile.

La vendita dell´ex Longinotti. E´ la questione che ha innescato negli ultimi mesi le fibrillazioni nel consiglio di amministrazione. Di che si tratta? Alcuni anni fa quest´area fu acquistata dall´Ente (adesso è una fondazione) per usare il capannone come magazzino: il Maggio, fino a quel momento, era costretto ad affittare stanzoni e magazzini in giro per la città (persino alle Cappelle del Commiato) per il rimessaggio delle scenografie. L´acquisto fu favorito dal Comune, che così dotò il Comunale di un cospicuo cespite patrimoniale.

L´area ex Longinotti era composta di due parti distinte anche se indivisibili: il capannone e le aree circostanti, edificabili. Il Comunale perfezionò l´acquisto con alcuni privati (Becagli, Nencini e Frati): il capannone al Teatro, le aree edificabili ai privati, il 75% del cespite al primo, il 25 agli altri. Quando si è cominciato a parlare di vendere l´area per incassare la plusvalenza, è sorto il problema: come ripartire la plusvalenza tra teatro e privati, 75 e 25 o 60 e 40? La tesi del sovrintendente è stata che il teatro doveva incassare la plusvalenza del capannone, i privati il resto. Van Straten ha ottenuto un parere in questo senso dell´Avvocatura dello Stato. Il parere pro veritate conferma la giustezza di questa impostazione. E allora? Allora occorre fare un passo indietro. 

Davanti all´ipotesi di vendita, la complessità finanziaria e il possibile rischio di ricorsi legali da parte dei privati, hanno spinto alcuni consiglieri, in particolare Bertini, a sollevare dubbi e perplessità. Dubbi e perplessità agitati soprattutto dopo che «Opera prima», la società creata ad hoc per la valorizzazione degli immobili del Comunale, di cui Bertini era presidente, è entrata in crisi per l´opposizione di sindaco e sovrintendente alle modalità con cui Bertini intendeva procedere. Negli ultimi sei mesi, la polemica di Bertini ha agitato il consiglio di amministrazione sollevando parecchi timori tra i consiglieri. Da qui è nata la richiesta del parere pro veritate: adesso che, dopo l´Avvocatura, anche il professor Corsi dà il via libera, l´opposizione all´operazione tende ad assumere il senso di un no pregiudiziale. In gioco non c´è solo il contrasto tra Bertini e Van Straten, ma il ricorso a uno strumento finanziario di cui il Maggio ha bisogno.

Il piano aziendale. Il sovrintendente ha affidato alla società Kpmg l´elaborazione di una strategia di intervento per mettere sotto controllo i costi di gestione. Poco si sa delle linee del piano che saranno presentate domani. Si sa che si tratta di linee di indirizzo, non di misure specifiche già decise, che il criterio di queste linee non è del tipo «lacrime e sangue», che si punta a favorire una riduzione dei costi nel tempo agendo sul turn over e sulla razionalizzazione delle spese. Domani Van Straten dirà.

Nell´immediato, le Rsu del teatro sono in agitazione, la componente Cgil chiede equilibrio e sostenibilità, cioè niente tagli selvaggi. Resta il fatto che i dipendenti del Maggio sono quasi 500, qualcuno dice: troppi. E´ ovvio che solo una piena fiducia del cda permetterà a Van Straten di affrontare nei prossimi mesi i sindacati per discutere su quali misure procedere.

I finanziamenti. Lo Stato dà al Maggio 22 milioni l´anno, il Comune tre e mezzo. I privati altri tre mezzo. I proventi dai biglietti del 2004 non sono noti: aiutano, ma non permettono, come si è visto all´inizio, di pareggiare i conti. Nell´immediato futuro, i finanziamenti diminuiranno: il governo ha deciso di ridurre la dotazione del Fondo unico per lo spettacolo per cui al Maggio verrà un milione in meno all´anno. 

Che fare? Van Straten ha già eliminato un´opera dal programma del prossimo Festival. La questione pone due aspetti: come intervenire sul deficit attuale (ecco l´urgenza della vendita dell´ex Longinotti: operazione che ha già individuato un privato ma che è stata avviata anche attraverso un leese-back con il Monte dei Paschi, il cui preliminare è pronto); secondo, come impostare in termini virtuosi i bilanci del futuro: qui si innestano il piano aziendale e il ricorso ai privati.

Questa infatti è la questione: se il Maggio è davvero la cosa bella di Firenze, come pensano in tanti, peccato che proprio le grandi imprese non condividano fino in fondo l´idea al momento di contribuire: a parte le fondazioni bancarie, che insieme garantiscono due milioni al Maggio, i mecenati privati contribuiscono con cifre che vanno dai 250 ai 50mila euro, per un totale di circa un milione mezzo. Se non accade qualcosa di nuovo, una delle alternative possibili nel futuro è di non avere il Maggio o di avere un Maggio che, da secondo festival d´Europa, diventi uno dei tanti.

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I LAVORATORI Monta la rabbia per il timore di interventi sugli organici

Sindacati sul piede di guerra «Il Cda non può fare tagli»

da La Nazione 5/2/05

I più arrabbiati, ed è facile capire perché, sono i sindacati dei lavoratori del Teatro che rischiano di veder ‘tagliati’ gli organici dal nuovo piano di risanamento che potrebbe essere approvato dal prossimo cda.

Lunedì mattina, il comitato degli iscritti Cgil del teatro ha già organizzato un sit-in di protesta durante lo svolgimento del Cda in via Solferino. «I tagli e il piano aziendale — si legge in una nota — potrebbero essere decisi da un consiglio di amministrazione scosso da lotte intestine in nome di bandiere che poco hanno a che fare con gli interessi del teatro e che corrispondono a precisi indirizzi politici».

E se il sindacato interno rulla i tamburi di guerra, non usa toni troppo diversi il segretario generale della Slc (Sindacato lavoratori comunicazioni) della Cgil, Paolo Aglietti. «La polemica sulla situazione economica finanziaria del Teatro e su ipotetici piani industriali sta determinando effetti nefasti sui lavoratori del Teatro: incertezza, preoccupazione, paura del futuro stanno diventando stati d’animo quotidiani danneggiando la serenità e l’equilibrio, fondamentali in un lavoro come quello artistico e determinano posizioni ed atteggiamenti comprensibili anche se non sempre condivisibili all’interno della Fondazione. Invochiamo attenzione, serietà, equilibrio e senso di responsabilità da parte di tutti gli attori, soprattutto da parte di chi tale responsabilità riveste. La situazione economica finanziaria del Teatro, ulteriormente aggravata dai nuovi tagli al Fondo Unico dello Spettacolo per il 2005, richiederebbe un coeso pronunciamento del Consiglio sulle iniziative da intraprendere ed un mandato chiaro al Sovrintendente per uscire da questo senso di scivolamento inesorabile verso l’abisso. E’ interesse primario dei lavoratori riportare la nave a galleggiare per salvaguardare il patrimonio di professionalità, la funzione sul territorio ed il dato occupazionale».

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Il Comunale rischia il commissariamento

Al «Maggio» il melodramma del deficit

di Paola Fichera su La Nazione 5/2/05

FIRENZE — Sul pentagramma della politica non ci sono accordi facili da scrivere per il destino della Fondazione del Maggio Musicale Fiorentino. Una delle prime fondazioni liriche italiane (soltanto dopo La Scala e Roma) che gestisce il teatro Comunale, rischia di affondare nei debiti e la considerazione che i bilanci in rosso affliggano anche tutte le altre fondazioni liriche italiane non basta a giustificare un deficit che, nonostante un’opera già tagliata dalla prossima programmazione (ironia della sorte «Il giro di vite» di Britten), rischia di sfiorare i nove milioni di euro.

Lunedì il consiglio di amministrazione guidato dal sovrintendente Giorgio Van Straten affronterà l’approvazione del bilancio e discuterà almeno le linee guida di un piano di risanamento: se sarà fumata nera, allora scatterà automaticamente il commissariamento da Roma. «Se accadesse — commenta il presidente della commissione cultura in Palazzo Vecchio, Dario Nardella — sarebbe devastante per il teatro e per la città».

Di qui l’invocazione al «senso di responsabilità» che all’unisono recitano tutte le parti in causa, dai sindacati dei lavoratori che temono consistenti tagli sugli organici (al Comunale lavorano poco meno di 500 persone e il costo del personale assorbe circa 26 milioni di euro sui 40 del bilancio complessivo), ai rappresentanti dei vari schieramenti politici interni al cda. In via Solferino lunedì mattina si riuniranno gli otto del Cda e l’equilibrio interno non è mai stato così traballante: il presidente e sindaco di Firenze, Leonardo Domenici, il vicepresidente Stefano Bertini, l’industriale Luca Pontello, l’avvocato Pasquale Russo, Girolamo Strozzi Guicciardini, il fisico pisano Fabio Uccelli, l’assessore regionale alla cultura Mariella Zoppi e il sovrintendente Giorgio Van Straten.

Tre con la maggioranza, altrettanti per l’opposizione e un industriale come ago della bilancia. Tutto aggravato dai non semplici rapporti interni ai membri nominati dal centrodestra due dei quali (Bertini e Uccelli) nominati da Roma e non da Firenze. Condizione che ha finora determinato quasi una paralisi nell’attività di gestione del Comunale con il sovrintendente che ha più volte sostenuto la necessità di vendere un’area immobiliare (la ex Longinotti, dove sono i magazzini del teatro, ora in comproprietà con un altra società) che potrebbe fornire un bel respirone di sollievo alle casse e il vicepresidente Bertini poco convinto invece dell’operazione.

L’ultimo cda a dicembre ha rinviato il bilancio e chiesto un parere pro-veritate sull’immobile oggetto della querelle. Tutto con il sottofondo (è il caso di dirlo) della musica lirica, delle professionalità dei quasi 500 dipendenti, del valore di una produzione culturale che ha sempre portato alto il nome di Firenze in tutto il mondo.

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