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Ginori: i sindacati vogliono sapere cosa avverrà del loro stabilimento
 

L’AZIENDA Domani sciopero dei dipendenti con sit-in di protesta davanti ai cancelli

Giorni decisivi per il destino della Ginori 
La Cgil: «Ormai siamo nelle mani delle banche»

da la Nazione 4/5/06

Si annuncia come decisivo il mese di maggio appena iniziato per il futuro e per i destini della Richard Ginori di Sesto. Dopo i fuochi d’artificio degli ultimi giorni, nelle ultime ore sono infatti emersi maggiori dettagli circa l’offerta di acquisto del pacchetto di maggioranza da un lato e l’aumento di capitale richiesto da Pagnossin dall’altro.
Intanto l’offerta presentata da Starfin di acquisire la maggioranza delle azioni per un esborso di 29 milioni, è valida fino al 22 maggio, dopo di ché, se non sarà accolta, decadrà. Dall’altro canto entro il 31 maggio scadranno anche i termini per l’aumento di capitale messo in cantiere da Pagnossin per far fronte alle proprie difficoltà.

«Da parte nostra non possiamo certo esprimerci o prendere posizione — dichiara Luca Paoli della Cgil — ma a questo punto il futuro di Ginori è nelle mani delle banche, specie di quelle che vantano crediti verso Pagnossin e Ginori stessa. Ad oggi la scalata da parte di Starfin o ha il sostegno delle banche, oppure è destinata a fallire». L’offerta per acquisire oltre il 50% delle azioni non può infatti non tener conto del parere, finora contrario, di chi detiene il pacchetto di maggioranza di quelle azioni, e cioè Rinaldini. «Bisognerà vedere adesso — prosegue Paoli — se le banche continueranno a sostenere Rinaldini o cesseranno di dargli fiducia, interrompendo le linee di credito e chiedendogli di rientrare della forte situazione debitoria». 

Ad oggi solo una opzione di questo tipo aprirebbe la strada all’offerta di Starfin e la renderebbe concretamente attuabile. Intanto sindacati e lavoratori portano avanti la loro battaglia in difesa dei posti di lavoro. Per domani è in programma uno sciopero con un sit in davanti ai cancelli. «Una cosa è certa — conclude Paoli —: se qualcuno pensava, attraverso i 109 esuberi proposti, di dare una risposta spiccia ai problemi finanziari di Ginori e Pagnossin, ha sbagliato di grosso».
Franco Calamassi

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I lavoratori della storica ditta respingono gli esuberi: sciopero e sit-in. I dipendenti dell´altra lavoravano in appalto a Firenze Nord
Ginori e Giano, 120 posti sempre più a rischio
NOSTRO SERVIZIO sulla Repubblica 3/5/06

No a 109 licenziamenti, quasi un terzo della mano d´opera attuale, proposti dalla storica azienda di porcellane Richard Ginori. Lo hanno detto i 370 lavoratori riuniti ieri in assemblea dichiarando uno sciopero di otto ore immediato e poi fermate articolate e manifestazioni pubbliche fino all´11 maggio. «Niente tagli ai posti di lavoro - protestano - Oltretutto il piano industriale non presenta ipotesi di rilancio del marchio». Per venerdì è già previsto, oltre allo sciopero, anche un sit-in davanti ai cancelli. 

Comunque Rsu e sindacati incontreranno l´azienda il 18 maggio. Per ora sembrano perplessi di fronte all´offerta della finanziaria Starfin di acquistare la quota di controllo della Ginori posseduta dal gruppo Pagnossin di Carlo Rinaldini. «Sappiamo che Rinaldini ha detto no - spiega Luca Paoli della Cgil - Ma, se ci dovesse essere una nuova proprietà, sappia che non saranno possibili speculazioni immobiliari».

Non è quello della Ginori il solo problema del lavoro fiorentino.E´ stato amaro il primo maggio degli 11 lavoratrici e lavoratori della ditta Giano che lavora in appalto per Autostrade a Firenze Nord, messi proprio alla mezzanotte di quel giorno in aspettativa non retribuita a zero ore per il passaggio dell´appalto ad altra azienda, la Job Service. «La decisione - spiega la Cisl - è oltretutto venuta dopo la proposta dell´azienda ai lavoratori di accettare peggiori condizioni di lavoro o addirittura di camuffare il loro stato di dipendenti sotto la formula di associazione in partecipazione». I lavoratori hanno risposto picche e così´ sono rimasti senza stipendio. I sindacalisti Cisl chiamano in causa Autostrade: «E´ la committente dell´appalto ma si è rifiutata di garantire il mantenimento dei posti di lavoro». (i.c.)

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GINORI Ieri mattina assemblea nei locali mensa

Subito sciopero e sit-in 
E’ la risposta dei lavoratori all’annuncio dei 109 esuberi

di Franco Calamassi su la Nazione 3/5/06

Porte chiuse ad una trattativa, linea dura su tutti i fronti: e per far capire che si fa sul serio anche sciopero immediato. Come nelle previsioni, la richiesta di 109 esuberi avanzata dall'azienda, ha trovato una dura opposizione da parte dei lavoratori della Richard Ginori di Sesto. L'assemblea dei lavoratori svoltasi ieri mattina dei locali mensa dello stabilimento di viale Giulio Cesare ha scelto all'unanimità la linea più intransigente, approvando un nutrito pacchetto di iniziative di lotta, con scioperi articolati, manifestazioni pubbliche, sit in, che sono in programma fino all'11 maggio. Per venerdì prossimo oltre allo sciopero è stato organizzato anche un sit-in davanti ai cancelli dello stabilimento. È comunque intenzione dei sindacati e della Rsu andare al tavolo della trattativa convocato per il prossimo 18 maggio.

Resta invece per ora sospeso ogni giudizio dei sindacati sull'offerta lanciata nei giorni scorsi dalla Starfin, società formata da imprenditori finanziari italiani, già azionista della Richard Ginori, che ha offerto 29 milioni di euro per la quota di controllo di Richard Ginori, in mano a Carlo Rinaldini, che sulle prime, non fosse altro per tattica, ha detto di non essere interessato. Ma fra i lavoratori non si nasconde la speranza che Rinaldini passi la mano. "È la nostra unica possibilità di salvezza - dicono in molti - Ormai è chiaro che qui Rinaldini vuole soltanto fare i soldi costruendo case e della porcellana della Ginori non gli importa nulla".

"Rispetto all'attuale qualsiasi altra situazione è preferibile - chiosa Luca Paoli della Cgil - ma ad una condizione, che chi si presenta alla porta arrivi con una filosofia industriale, e non puramente finanziaria o immobiliare".
Intanto per il Primo di Maggio i lavoratori della Ginori hanno raccolto la solidarietà di centinaia di estese e non solo. C'erano infatti, secondo le stime forse un po' ottimiste dell'amministrazione comunale, 1200 persone al corteo e alla manifestazione per le strade del centro a fianco dei lavoratori della Ginori.

Alla manifestazione hanno partecipato il Sindaco di Sesto Fiorentino, Gianni Gianassi, e i sindaci di Calenzano, Campi Bisenzio e Signa."Dopo le notizie di questi ultimi giorni - ha dichiarato Gianassi - tutte le istituzioni sestesi e della Piana Fiorentina esprimono solidarietà ai lavorati e alle lavoratrici della Ginori. Siamo schierati al loro fianco e non rinunceremo a perdere un pezzo della nostra storia e della nostra economia".

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Comunicato stampa

Dopo l’annuncio di 109 esuberi ripartono gli scioperi alla Richard Ginori

Venerdì 5 maggio dalle ore 8 sit in di protesta di fronte allo stabilimento.

L’assemblea dei lavoratori che si è svolta stamani mattina , valutando in modo estremamente negativo la notizia dei 109 esuberi che se attuati metterebbero in ginocchio non solo i lavoratori interessati, ma l’intera produzione dell’ azienda, hanno dato mandato alla RSU e alle oo.ss di continuare e intensificare i momenti di lotta per far recedere la direzione aziendale da tali propositi.

Pertanto Venerdì 5 maggio con inizio alle ore 8 i lavoratori sciopereranno ed effettueranno un sit in di protesta all’ingresso dello stabilimento.

RSU RICHARD GINORI

FILCEM CGIL , FEMCA CISL, UILCEM UIL

Inviato a cura dell’Ufficio Comunicazione Centro Servizi Borgo dei Greci David Buttitta

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Gramolati: la crisi della Ginori parte da lontano

L’azienda presenta il piano industriale e annuncia 109 esuberi. Scioperi in vista, si deciderà martedì

di Osvaldo Sabato/ Firenze

CI SARANNO loro alla testa del corteo del Primo Maggio a Sesto Fiorentino. Loro, che non sono per niente rassegnati, ma gonfi di rabbia. Fuori dai cancelli della Richard Ginori le facce non sono per niente rilassate, i capannelli degli operai commentano le notizie apparse sui giornali, in attesa di conoscere nei dettagli il piano industriale, anticipato venerdì dall’Ad Domenico Dal Bò ai sindacati e alla Rsu, che prevede 109 esuberi su 307 dipendenti. Martedì, ci sarà un’assemblea di fabbrica. 

E sarà questa l’occasione del sindacato per tastare il polso ai dipendenti, che sempre con maggiore frequenza iniziano a parlare di sciopero. Anche se al momento non tutto è perduto. La partita è appena iniziata e quella che si sta giocando è la fase preliminari dell'ennesima sfida, che si preannuncia molto difficile per tutto il sindacato. Certo nel freddo linguaggio manageriale, il termine esubero sottintende il licenziamento, ma per ora è solo una minaccia contenuta nel piano industriale.

Come dire, che il sindacato e la Rsu della Ginori non si danno sconfitti, credono che ci sia ancora uno spazio per poter trattare. «Anche noi siamo interessati ad un’azienda che funzioni» commenta da parte sua, il segretario della Camera del lavoro metropolitana Alessio Gramolati, che non manca però di sottolineare «una contraddizione» sui metodi di rilancio della Ginori «e la dichiarazione di una quantità di esuberi così forte». La trattativa prima di tutto dovrà sgomberare il campo da qualsiasi dubbio sulla voglia effettiva della proprietà di far ripartire la fabbrica di Sesto Fiorentino. 

È quanto chiede anche la Provincia. «Non è stato certo presentato un piano industriale che ci fa capire dove e perché ci sono gli esuberi annunciati o se l'azienda intenda riposizionarsi nella sua fetta di mercato e come intenda gestire il processo di innovazione» ha spiegato ieri il vicepresidente e assessore al lavoro, Andrea Barducci. In questa crisi la Provincia fa fronte comune con il sindacato e il sindaco Gianni Gianassi. L’obiettivo è il mantenimento della produzione a Sesto e la garanzia che si continui a produrre quella manifattura di pregio, che ha reso famosa la Ginori nel mondo. Come in un terremoto, la scossa della Ginori va ad incidere su un quadro industriale sempre più in crisi, con le imprese dell’area fiorentina che mandano i loro dipendenti a casa. È un film già visto alla Zanussi e alla Matec, quanto sta accadendo alla Richard Ginori non è altro che il risultato di una politica industriale lenta a mettersi a pari passo con la competitività globale.

Le cause? «Sono contingenti e strutturali» spiega Gramolati. In sintesi: il nostro apparato industriale sconterebbe la sua debolezza sul mercato per la sua incapacità di riposizionamento sul mercato. L’analisi di Gramolati è dura e chiama direttamente in causa il management dell’industria fiorentina. «L’essere capace di attrezzare e risistemare il sistema sarà sempre più pressante nel futuro - dice il segretario della Cgil - perché i cicli di vita dei prodotti e delle tecnologie sono diventati più brevi». Quindi la vera sfida sarà tutta concentrata nel rinnovamento «sapendo di andare incontro ad un rischio diverso, rispetto a quello del passato» conclude Gramolati. Più rischio d’impresa e meno sicurezza sulla rendita, è il motto della Cgil, ed è anche il segno dominante del Patto per il lavoro fra sindacati e industriali siglato a Firenze «bisogna cambiare attitudine» insiste Gramolati. Eccola, la scommessa da vincere.

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La doccia fredda nel momento in cui l,´azienda ha presentato il piano industriale a sindacati e rsu
La Ginori annuncia 109 esuberi
Il sindacato teme che sia l´anticipo della chiusura

da La Repubblica 29/4/06

Doccia fredda alla Richard Ginori di Sesto. Ci sono 109 lavoratori "in esubero" sui 370 che stanno in fabbrica che dal 1735 rappresenta un marchio di qualità nella produzione della porcellana. La brutta notizia è arrivata ieri al momento della presentazione da parte dell´azienda del piano industriale atteso da mesi e sempre rimandato. Più di cento pagine di analisi e in fondo la notizia: 109 far fuori. Senza ingiustizie, imparzialmente scelti tra gli operai, della fabbricazione e della decorazione, e gli impiegati di tutte le aree: commerciale, tecnica, amministrativa.

LA VERTENZA
Ieri l´azienda ha presentato il piano industriale ai sindacati e alle rsu annunciando gli esuberi
Doccia gelata alla Richard Ginori "Troppi dipendenti, via in 109"

ILARIA CIUTI

SONO troppi: 109 di troppo sui complessivi 370 lavoratori della Richard Ginori di Sesto, marchio glorioso della porcellana di qualità fin dal lontanissimo 1735. La doccia fredda, anzi gelata, è arrivata ieri al momento della presentazione da parte dell´azienda del piano industriale atteso da mesi e sempre rimandato. Più di cento pagine di analisi e in fondo la notizia: 109 far fuori. Senza ingiustizie, imparzialmente scelti tra gli operai, della fabbricazione e della decorazione, e gli impiegati di tutte le aree: commerciale, tecnica, amministrativa. Centonove lavoratori che, nello stretto giro delle poche ore in cui è durato l´incontro presso Confindustria fiorentina tra azienda, rsu e sindacati, hanno improvvisamente cambiato nome: da operai e impiegati a esuberi. Che è il freddo termine tecnico per dire persone da licenziare. Se la trattativa tra azienda e sindacati che riprenderà il 18 maggio non modificherà le cose, sarebbe questo l´esito di una crisi iniziata nel maggio 2004 con sei mesi di cassa integrazione e da allora andata avanti a tappe alterne, con una quantità di diversi piani industriali mai discussi perché all´ultimo è sempre saltato l´amministratore delegato di turno.

L´ultimo di questi amministratori, Domenico Dal Bò, in carica da febbraio dichiara di non volere fare commenti, poi spiega: «Quando la produttività di un´azienda non viene saturata qualsiasi progetto industriale riduce gli addetti i quali vanno conteggiati in base ai volumi di produzione». Il ragionamento non convince i sindacati. «Irricevibile - dice a caldo Luca Paoli della Filcea-Cgil - Il piano industriale parla del 20% di improduttività delle macchine e del 23% dei servizi. Ma alla nostra domanda sul perché, ciò è stato detto che l´analisi va ancora fatta. Ma intanto i tagliano i posti di lavoro». Sarà l´assemblea di fabbrica di martedì 2 magio a decidere le proteste. «Siamo pronti a discutere e collaborare per trovare soluzioni ma non a partire dagli esuberi - spiega Paoli - Perché in una manifattura come questa tagliare drasticamente i posti di lavoro e disperdere le professionalità vuol dire solo anticipare la chiusura». Da parte sua il sindaco di Sesto, il diessino Gianni Gianassi, dichiara: «Non sono stato informato, non ho avuto la possibilità di leggere il piano industriale. Sono pronto a farlo per capire le ragioni dell´azienda e di una così imponente cura dimagrante che è un colpo molto grave per la comunità sestese. Siamo pronti a discutere, come vedo lo sono anche i sindacati che incontrerò martedì. Sono a disposizione, se mi si chiederà un tavolo istituzionale. Ma se l´azienda, che ha generato questa crisi, si dimostrerà rigida sapremo da che parte stare».

Le nere previsioni scaturiscono, secondo i sindacati, anche da un altro punto del piano industriale che riguarda il nuovo stabilimento da costruire dopo che il proprietario della Ginori, Carlo Rinaldini, patron del gruppo Pagnossin di Treviso, ha venduto l´attuale area alla società immobiliare Ginori Real Estate, al 50% sua e al 50% della società Trigono, un pool di imprenditori immobiliari locali, tra cui anche Riccardo Fusi. Con la pesante clausola che prevede entro il 2010 il trasferimento in altro stabilimento, pena il pagamento di 120 mila euro al mese. Bene, il piano industriale si impegna a fare un nuovo stabilimento da 90 mila metri quadri e per 43 milioni di euro, ma non dà date e luogo. «Anzi, ci dicono che i soldi per ora non ci sono e che per il terreno si attendono agevolazioni», protestano i sindacati che temono una speculazione edilizia senza futuro per la Ginori. Spiega Dal Bo´ «Noi siamo intenzionati a fare uno stabilimento moderno con tute le tecnologie che permettano innovazione e ricerca. Ma prima dobbiamo trattare tutta la partita con le amministrazioni locali». Nel frattempo, sempre ieri, la Starfin, una società di imprenditori finanziari italiani già azionista della Ginori, offre 29 milioni di euro per la quota di controllo adesso posseduta dal gruppo Pagnossin, pari al 58%, dopodichè lancerebbe un´opa totalitaria. Ma Pagnossin si dichiara «indisponibile».

E´ l´ultimo grande terremoto, questo della Ginori, nell´industria fiorentina e della Toscana. Dopo le crisi Zanussi e della Matec su cui, dopo la chiusura e i due mesi di lotta degli operai, è ancora aperto il tavolo di gestione dell´accordo che è riuscito a trasformare: un tavolo impegnativo e che per ora non ha ancor risolto la questione fondamentale della reindustrializzazione dell´area. A Livorno sta per chiudere la Delphi, la multinazionale che produce componenti per la Fiat su cui si è tenuto ieri un ulteriore incontro al ministero del lavoro, che l´assessore regionale Simoncini definisce «positivo», sui problemi di ricollocazione dei lavoratori e la riutilizzazione del sito per nuovi insediamenti industriali. Mentre nelle piccole aziende le crisi continuano a alternarsi. A Scandicci, due sono le aziende che hanno appena aperto procedure di mobilità, che è l´anticamera del licenziamento. Per 9 lavoratori su 56 la Banci che produce lampadari di qualità artigianale artistica per un mercato medio alto che lamenta in crisi. Per 16 su 53 la Del Conte spa, piccola ma nota nel mondo per le sue preziose cornici d´argento che sembra voglia andare a produrre fuori d´Italia per ridurre i costi del lavoro. Tra le aziende tessili chi aveva investito aggancia la ripresa dei consumi a livello internazionale, per esempio le aziende del lusso come Gucci, ma le piccole continuano a chiudere in tante.

Nel corso dell´incontro, ieri, tra gli amministratori del settore artigiano delle Camere di commercio, Unioncamere Toscana ha comunicato i dati sul primo trimestre 2006 che vedono in Toscana un´ulteriore diminuzione di imprese artigiane dell´1,4% (meno 1.691 aziende). Secondo il presidente di Unioncamenre, Pierfrancesco Pacini, «l´ampliamento degli scambi su scala globale ha prodotto una crescente attenzione da parte dei consumatori al valore simbolico e di emozione dei prodotti. Diventano così decisivi qualità, design e affidabilità. E´ da qui che le aziende artigiane devono ripartire per essere competitive sul mercato internazionale». D´altra parte, secondo il segretario della Camera del lavoro metropolitana, Alessio Gramolati, l´economia toscana è ancora in «pieno processo di selezione e riorganizzazione». Un processo che via via rischia di fare vittime. «Se nel lungo periodo la sfida è quella di un grande progetto di innovazione e qualificazione - dice Gramolati - nell´immediato dobbiamo governare il periodo di transizione a cominciare dalla prevenzione. Dobbiamo monitorare costantemente la situazione e intervenire prima che i nodi vengano al pettine solo a crisi aperta. Dobbiamo preparare gli strumenti per affrontare l´emergenza e soprattutto per impedire, attraverso la riabilitazione, che si disperdano un sapere, una professionalità preziosi».

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GINORI / 1Proposta choccante dell’azienda che vorrebbe ridurre di 109 unità gli attuali 370 lavoratori. Addirittura 49 gli esuberi nel reparto-cuore della decorazione

Uno su tre perderà il lavoro

 di Franco Calamassi su la Nazione 29/4/06

La scure di Dal Bò cala sulla Richard Ginori e lascia il segno. Nella mattinata di ieri il managment della storica manifattura di porcellana di Sesto Fiorentino ha illustrato i contenuti del nuovo piano industriale, snocciolando numeri e cifre. È calato il gelo quando l'amministratore delegato, il veneto Dal Bò, ha affermato che in Ginori ci sono 109 esuberi. 109 posti di lavoro da tagliare. 109 persone di troppo che sono destinare a perdere il posto di lavoro. Come, proseguendo in una certa indeterminatezza che ha caratterizzato la gestione degli ultimi mesi, non lo ha spiegato. Paradossalmente l'azienda non ha detto infatti se intende passare ai licenziamenti o chiedere la cassintegrazione a zero ore. Ma le sensazioni sono tutto fuorché positive.

L'incontro fra azienda e sindacati si è svolto nella mattinata di ieri nella sede dell'Associazione Industriali di Firenze, e dopo una breve pausa per il pranzo, si è protratto fino al pomeriggio. All'incontro di ieri si è arrivati dopo una lunga serie di schermaglie e di rinvii. E si è combattuto anche sugli aspetti procedurali, poiché sulle prime l'azienda non intendeva consegnare il piano industriale ai sindacati, che si sono rifiutati di andare avanti nella trattativa nel caso non avessero potuto disporre del documento scritto per studiarlo a fondo. E che non si tratti di una pura e semplice questione formale, ma di sostanza, perché c'è da capire come vengono fuori i 109 esuberi, lo spiegano i sindacalisti presenti all'incontro. 

"L'azienda ha fatto un puro calcolo matematico - dichiara Alessandro Bianchi della Cisl - applicando una serie di parametri di produttività alle potenzialità produttive dello stabilimento di viale Giulio Cesare, facendo un conto dei pezzi che conta di produrre e vendere nell'anno, delle ore macchina e delle ore uomo, e alla fine di questi conteggi viene fuori un numero: 109, gli esuberi appunto". "Si tratta di una logica matematica e industriale che contestiamo e che riteniamo non si possa applicare ad una manifattura, dove invece il fattore umano è fondamentale - incalza Luca Paoli della Cgil - Dal Bò ci ha presentato un teorema, che rende tutto il piano industriale poco credibile. Da un lato la proprietà sostiene di voler rilanciare l'azienda, puntano sulla qualità, il colaggio artistico, la decorazione, e poi sostiene di voler tagliare 49 posti proprio nel reparto decorazione. Le decorazioni Ginori non si fanno certo con le macchine, e la contraddizione è fin troppo evidente".
A Sesto in queste ore tutti si chiedono cosa accadrà adesso. Alla Ginori lavorano 370 persone e l'azienda è molto più che un pezzo importante del tessuto produttivo locale: con quasi 300 anni di vita è stata, ed è tuttora, anche se meno di prima, il simbolo della storia industriale di un paese intero, non una fabbrica qualsiasi, ma la fabbrica, come la chiamano ancora i vecchi sestesi. "In gioco c'è il futuro di questa azienda - chiosa Paoli della Cgil - Dai lavoratori ci aspettiamo iniziative per far comprendere alla proprietà che quella che intendono percorrere è una strada senza sbocco".

GINORI / 2La cronologia

Due anni di tira e molla

Ai 109 esuberi annunciati ieri dalla Ginori si è arrivati dopo due anni di crescenti difficoltà per l'azienda sestese di porcellane, con continui cambiamenti di manager alla guida della società, e un crollo sostanzioso di vendite e fatturato. Un percorso innescato, tre anni fa, dalla richiesta della società di revisione, di mettere ordine nei bilanci e ottimizzare la gestione delle scorte di magazzino. Nello scorso autunno i sindacati erano convinti di aver intrapreso la strada giusta per il rilancio, fino all'improvviso, ennesimo ribaltamento al vertice, con l'arrivo dell'attuale amministratore delegato. Domenico Dal Bò, fidato braccio destro del patron di Pagnossin, Carlo Rinaldini, si è presentato a febbraio chiedendo la cassintegrazione per 56 operai, ma non avendo accompagnato la richiesta da un adeguato piano di rilancio, fu costretto, anche sulla spinta delle istituzioni locali, a far un passo indietro e riavviare una trattativa. Nel giro di due mesi gli esuberi sono passati dai 56 di febbraio ai 109 di adesso.

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SESTO FIORENTINO

Cda «separato» alla Ginori per il piano industriale

sull'Unità 27/4/06


Opposizione a un piano industriale che preveda per la Richard Ginori di Sesto Fiorentino un cospicuo numero di licenziamenti. Lo confermano, in un documento, le Rsu dell’azienda nel giorno in cui si è riunito il Cda per approvare il piano industriale. Il documento delle Rsu doveva essere consegnato ai membri del Cda prima dell’inizio della riunione ma, «a causa di un difetto di comunicazione alcuni consiglieri delegati si sono presentati a Milano e altri a Sesto Fiorentino». Il Cda, secondo quanto confermato dal direttore dello stabilimento Alessandro Mugnaioni si è svolto a Milano, ma non è chiaro se sia stato o meno approvato il Piano industriale contenente i licenziamenti.

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GINORI C’è attesa e tensione per il prolungarsi della vicenda

La verità sul piano industriale a fine della prossima settimana

da la Nazione 23/4/06

Di rinvio in rinvio, e dopo una serie di schermaglie tattiche, è stato fissato per la fine della prossima settimana l'atteso incontro fra Ginori e sindacati per la presentazione e illustrazione del nuovo piano industriale dell'azienda, al quale si affidano da un lato le speranze di rilancio della storica manifattura ma nel quale si teme pure che sia contenuta la richiesta di pesanti sacrifici per i lavoratori.

E proprio fra i lavoratori cresce in queste ore il senso di indeterminazione nel quale vive l'azienda."Speriamo che la prossima sia la volta buona - dichiara Luca Paoli della Cgil - e che finalmente ci venga sottoposto il piano industriale tanto atteso, che costituisce la base di partenza sulla quale impostare ogni ragionamento per il futuro di questa azienda. Certo le premesse non sono positive e pesa la richiesta da parte dell'azienda, seppur presentata due mesi fa e poi ritirata, di mettere oltre 50 operai in cassa integrazione. A noi preme soprattutto che venga impostato un percorso per rilanciare e dare valore a questa storica azienda della Piana". Franco Calamassi

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Richard Ginori, rinviato al 28 aprile l’incontro tra azienda e sindacati

da l'Unità 20/4/06

RICHARD GINORI, slittato per la seconda volta e rinviato al 28 aprile l’incontro tra sindacati e l’azienda produttrice di porcellane di Sesto Fiorentino convocato ieri per fare chiarezza sul futuro dell’azienda. Il nodo da sciogliere sono gli esuberi, il sindacato si è sempre dichiarato contrario a qualsiasi prospettiva di licenziamento e attende di valutare le proposte di rilancio della manifattura. Ma per saperne di più sarà necessario aspettare, visto che anche ieri pomeriggio per la seconda volta i vertici aziendali hanno fatto sapere che non sarebbero stati presenti all’incontro. Come già avevano fatto il giorno precedente rinviando il faccia a faccia ancora di qualche giorno. 

«Ci è stato detto che l’azienda ha altri impegni - dice Luca Paoli della Filcem Cgil - a questo punto non ci rimane che aspettare». In ballo c’è molto. C’è il futuro di 370 lavoratori e delle loro famiglie, da mesi ormai costretti a inseguire una ridda di voci che annunciano licenziamenti e una diversa politica della produzione che scivolerebbe da una di alta gamma a una più commerciale. A scapito della qualità e del prestigio del marchio Ginori, creato dal marchese Ginori nel 1735 e riconosciuto in tutto il mondo come garanzia di qualità. Ma sono voci appunto, come quelle che ipotizzano annunci di decine di licenziamenti, oltre 50 si dice. Ma non finisce qui. I sindacati esprimono preoccupazione anche per molte realtà dell’indotto collegate all’azienda che si troverebbero di fronte a prospettive tutt’altro che rassicuranti. Anche per questo a Sesto si continua a scioperare. E a tenere assemblee in ogni reparto. Almeno fino al 28 aprile. s.ren.

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LA VERTENZASaltato il confronto di ieri fra azienda e sindacati nella sede di Assindustria. Le parti dovrebbero rivedersi entro le prossime 48 ore

Ginori, rinviato l’incontro clou

da la Nazione 19/4/06

È saltato all’ultim’ora l’incontro fra Richard Ginori e sindacati, convocato per ieri pomeriggio per illustrare il nuovo piano industriale e con ogni probabilità annunciare la presenza di esuberi nella storica manifattura di porcellane di Sesto Fiorentino.
Poche ore prima della sua convocazione, la riunione che avrebbe dovuto mettere di fronte azienda e sindacati è stata annullata. Fra i lavoratori si è diffuso un crescente senso di incertezza e frustrazione, perché l’incontro arrivava dopo già alcune settimane di ritardo rispetto agli impegni presi. Nella mattinata di ieri i rappresentanti sindacali hanno appreso che l’azienda non sarebbe stata presente all’incontro programmato da tempo e che avrebbe dovuto svolgersi nella sede dell’Associazione Industriali di Firenze.

Dopo una breve consultazione hanno deciso di declinare l’invito e rinviare l’incontro. «Non avrebbe avuto senso andare ad un incontro senza la presenza dell’azienda», hanno spiegato ad una voce Cgil, Cisl e Uil. L’incontro dovrebbe avvenire nelle prossime 48 ore, ma ancora nel tardo pomeriggio di ieri la disponibilità dei sindacati a un nuovo vertice già oggi oppure domani non aveva trovato conferme.

La sensazione è che per Richard Ginori, azienda quotata in Borsa con un fatturato intorno ai 35 milioni di euro all’anno e una produzione di porcellane di qualità note in tutto il mondo, si stia arrivando alla stretta finale. A Sesto Fiorentino, dove la Ginori dà lavoro a 370 persone, si rincorrono le voci sul contenuto del piano industriale messo a punto dall’azienda. Le anticipazioni, le fughe di notizie, le indiscrezioni si rincorrono senza controllo. E per il momento senza conferme ufficiali. Tutti sono pronti a scommettere che la proprietà stia per calare la scure, annunciando la presenza di alcune decine di esuberi, diretta conseguenza della volontà di ridurre i contenuti di manualità della produzione e accrescere quelli industriali. Secondo alcuni, gli esuberi che l’azienda starebbe per annunciare potrebbero essere un numero superiore alle 50 persone che solo un mese fa Ginori aveva annunciato di voler mettere in cassa integrazione, prima di soprassedere sulla decisione, a seguito della sigla di un’intesa istituzionale al tavolo del sindaco di Sesto, Gianassi.

«Non conosciamo ancora il piano e non è utile inseguire le voci — dice Luca Paoli della Filcam Cgil — Aspettiamo. Abbiamo aspettato per mesi e possiamo aspettare ancora qualche giorno. Anche perché finora i lavoratori sono tutti al lavoro. Spetta all’azienda dirci cosa intende fare e uscire allo scoperto. Da parte nostra c’è la più ampia disponibilità a ragionare del futuro di questo importante tassello del tessuto produttivo fiorentino».

«Quello che più ci preoccupa non sono gli esuberi in quanto tali — dichiara Massimo Guerranti della Cisl — quanto il fatto che l’eccedenza di manodopera non sia inserita in un quadro di credibile rilancio dell’azienda, fatto di investimenti e programmi seri. Ci preoccupa anche l’attenzione che la proprietà mostra relativamente agli aspetti immobiliari della vicenda e in quale modo guarda all’ipotizzato trasferimento della manifattura in un nuovo stabilimento. Respingiamo con forza l’idea che gli esuberi siano visti e proposti come pura e semplice azione per il contenimento dei costi, ritenuti troppo alti rispetto alle vendite». Franco Calamassi

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LA CRISI Nel pomeriggio appuntamento con i sindacati

Ginori, giorno-verità

Oggi confronto decisivo nella sede di Assindustria L’azienda dovrebbe presentare il piano di rilancio

 di Sandra Nistri su la Nazione 18/4/06

Il futuro, almeno quello più a breve termine, della Richard Ginori si potrebbe decidere proprio oggi. Questo pomeriggio è infatti fissato l’appuntamento, nella sede dell’Associazione industriali di Firenze, fra la proprietà dell’azienda sestese e i sindacati, che dovrebbe fornire molte risposte soprattutto sul dolente capitolo dei possibili esuberi.
«Nell’incontro — spiega infatti Mauro Fuso, coordinatore responsabile della sede della Camera del lavoro di Sesto — la proprietà dovrebbe finalmente presentare il piano industriale e illustrare i progetti di rilancio della storica manifattura. Dopo la ridda di voci che si sono succedute anche negli ultimi giorni, in questa occasione si dovrebbe finalmente chiarire il capitolo degli esuberi che la proprietà potrebbe prospettare. Come forza sindacale siamo sicuramente contrari a qualsiasi ipotesi di espulsione dal lavoro dei dipendenti dell’azienda e continueremo a batterci per scongiurare le peggiori eventualità, ma certo sarà importante valutare il piano industriale che sarà presentato. Senza programmazione, infatti, non esiste rilancio e sicuramente il rilancio della Ginori non potrà avvenire senza i lavoratori».

Per il momento non c’è niente di sicuro, ma il nuovo piano industriale (che arriverebbe a cinque mesi dall’azzeramento del precedente presentato dell’ormai ex amministratore delegato Giuseppe Biesuz), potrebbe dare un deciso, ma non apprezzato, cambio di rotta alla produzione Ginori, con lo spostamento dalla produzione di alta gamma (prodotti di pregio ma venduti nei negozi a prezzi piuttosto alti) a una di più largo consumo, magari più ‘commercializzabile’, ma che certo dovrebbe fare i conti con una concorrenza spietata. In questo caso il prezzo evidente da pagare sarebbe il temuto snaturamento del marchio Ginori, ricchezza invece su cui, secondo i sindacati, occorrerebbe puntare per riportare la manifattura fondata nel 1735 dal marchese Ginori agli antichi fasti.

Intanto, i 370 dipendenti dell’azienda, che da mesi vivono sotto la spada di Damocle dei licenziamenti, al ritorno nello stabilimento di viale Giulio Cesare dopo le festività pasquali proseguiranno negli scioperi articolati con assemblee in ogni reparto con l’obiettivo, tra l’altro, di verificare lo stato di ciascun settore produttivo.

«La situazione della Ginori — continua Fuso — in questo momento è sicuramente la più preoccupante della Piana e della cintura fiorentina dopo la chiusura dei casi della Matec e della Zanussi a Scandicci. Il problema è che la crisi della Ginori non si limita solo all’azienda, ma trascina con sé molte realtà dell’indotto e, anche per il futuro, apre prospettive piuttosto fosche per il settore della ceramica in generale».
Non è un caso, infatti, che proprio nei giorni scorsi gli insegnanti e il personale dell’Istituto statale d’arte per la ceramica di Sesto (uno dei pochi in Italia, se non l’unico, con questo tipo di specializzazione) abbiano lanciato un grido di allarme sulle sorti della Ginori: il decadere della storica manifattura infatti chiude inevitabilmente un possibile sbocco professionale per le decine e decine di studenti altamente specializzati che ogni anno la scuola ‘licenzia’.

GRAMOLATI (CGIL)
«Le elezioni non hanno cancellato i problemi»

da la Nazione 18/4/06

C’è una cosa sulla quale Alessio Gramolati, segretario provinciale della Cgil, non ha dubbi. «La chiusura del ciclo elettorale non cancella di per se stessa i problemi. La nostra economia ha davanti la grande sfida di ricollocarsi in un quadro generale segnato da una competizione molto aspra. Non possiamo, né dobbiamo mollare impegno e attenzione su questo fronte».

E il cahier de doleance post e pre voto, in effetti, non segna molte differenze. «I nostri problemi — spiega Gramolati — sono sempre gli stessi: quegli aspetti che una volta erano i nostri punti di forza si sono ora trasformati in fattori negativi. Mi riferisco in primis alla forte dipendenza sul piano energetico e delle materie prime, ma anche alla forte esposizione sul piano delle esportazioni sul mercato del dollaro. 

Il secondo aspetto è quello di avere un tessuto di piccole e piccolissime aziende che, prima, aveva il pregio di essere molto flessibile e oggi ha il difetto di essere più volatile e vulnerabile perché deve misurarsi con competitori esteri che fanno della loro massa critica un punto di forza. Terzo problema: imprese familiari sottocapitalizzate perché la regola era: ‘imprese povere’, famiglie ricche. Questo ora non è più possibile, dobbiamo saper dare gambe ed energia alla capacità di reazione e combattere, invece, la forte propensione all’abbandono».

Una analisi che i sindacati, ma anche le parti sociali e lo stesso mondo imprenditoriale, condividono ormai da anni, ma finora non ci sono stati segnali di cambiamento? «Vero — ammette Gramolati — ma in questi anni abbiamo lavorato molto, non possiamo più permetterci che i giovani paghino tutto questo sul piano della precarietà. Ecco perché abbiamo firmato un accordo con Confindustria e il patto per lo sviluppo. Dobbiamo tirare le somme e governare la transizione».

Le cose che il sindacato unitario considera più urgenti sono tre: accesso facilitato alle politiche del credito, così come ai rapporti con Università e mondo della ricerca. Come? «Attraverso la Fondazione per l’innovazione e il trasferimento — si accalora Gramolati —, abbiamo bisogno di missioni strategiche certe e non di politiche di investimenti a pioggia che in questo momento non possono bastare a tamponare l’emergenza».

Due esempi per tutti: il Nuovo Pignone e Gucci. «Il primo ha conquistato un ruolo leader nel mondo nel settore dell’energia, Gucci ha scommesso sul prodotto distintivo della qualità delle materie prime e della lavorazione e ha concentrato su Firenze la sua struttura di progettazione e design facendo dell’immagine di Firenze il suo marchio. L’indotto, cioè il ‘saper fare’ del territorio, ha saputo rispondere e i risultati ci sono. La strategia vincente quindi deve essere quella del ‘fare sistema’, non solo a livello di produzione, ma anche di innovazione e tutela delle imprese».
Pa. Fi.

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SINDACATI ‘Fondazione per l’innovazione e il trasferimento’

Ecco l’agenda delle emergenze «Nessuno dimentichi la Matec»

da la Nazione 18/4/06

Agenda fitta di impegni nei prossimi quindici giorni per il sindacato unitario Cgil, Cisl e Uil. Oggi l’incontro con la Ginori di Sesto. «Potremo finalmente leggere nero su bianco — spiega il segretario provinciale della Cgil, Alessio Gramolati — se esistono i margini per la discussione del piano industriale. Lo consideriamo quindi un passaggio molto importante anche perché fra addetti all’interno dell’azienda e chi invece lavora nelle imprese dell’indotto ci sono in gioco oltre 700 posti di lavoro. Nessuno poi ha dimenticato la durissima e dolorosa vertenza Matec di Scandicci. Ai primi di maggio ci sarà la prima verifica dell’accordo di reindustrializzazione dell’area con l’associazione degli Industriali.

«Entro il mese di maggio poi — prosegue Gramolati — vogliamo chiudere la stagione di confronto che da tempo abbiamo avviato sia con l’Associazione industriali che con l’Università per dare tempi di realizzazione certi alla creazione della ‘Fondazione per l’innovazione e il trasferimento’. Non possiamo più permetterci di rimandare i tempi per l’istituzione di uno strumento che consideriamo fondamentale nella trasformazione della piccola e media impresa del territorio provinciale». Ultimo tema — ma solo in ordine di enunciazione — precisa il segretario provinciale della Cgil: quello della legalità e della sicurezza. «A Firenze e in Toscana ancora si muore di lavoro. E questo non è davvero più sopportabile».

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GINORI Continua l’azione forte dei sindacati

«Ma su di noi è calato il silenzio dei politici e degli enti locali»

di Franco Calamassi su la Nazione 6/4/06

Assemblee separate in tutti i reparti e le sezioni, per valutare le singole necessità produttive di ogni reparto, e prepararsi così a ribattere colpo su colpo al temuto ormai prossimo annuncio della proprietà sulla presenza di esuberi e di un numero troppo alto di lavoratori. Questa la contromossa che i sindacati stanno preparando e questa la decisone emersa al termine dell’ultima assembla generale dei lavoratori della Richard Ginori di Sesto Fiorentino svoltasi ieri mattina nei locali della mensa, in concomitanza con uno sciopero generale.

«Teniamo che l’azienda voglia dar corso alle peggiori prospettive – spiega Nello Ciccarelli della Rsu – e quindi, siccome siamo convinti che invece vi siano difficoltà in molti reparti, intendiamo attrezzarci per fare una valutazione dettagliata dei carichi di lavoro e delle necessità lavorative settore per settore». Insomma, mentre non si fermano gli scioperi articolati, in atto ormai da oltre un mese, il clima all’interno della storica manifattura di porcellane sestese è sempre più pesante.Anche perché c’è un certo senso di isolamento. Dopo la mobilitazione di qualche settimana fa, su Ginori è calato di nuovo il silenzio. 

«Dopo che l’azienda ha parlato, anche se in sedi improprie, di esuberi ci saremmo aspettati di sentire la voce delle istituzioni, specie provinciali e regionali, e invece niente», prosegue Ciccarelli.«C’è preoccupazione per il fatto che continuano a non esserci novità e l’azienda prosegue nella consegna del silenzio – spiega Luca Paoli della Cgil – Noi stiamo ancora aspettando il piano industriale ma abbiamo la sensazione che non succeda nulla fino alla prossima settimana, dopo le elezioni politiche. Gli impegni che l’azienda si era assunta anche a livello istituzionale sono stati disattesi, e il tempo è ormai scaduto. Da parte nostra siamo pronti a riprendere la trattativa ma finora non ci sono stati segnali». 

Di certo nello stabilimento di viale Giulio Cesare c’è apprensione e attesa, ed è opinione diffusa che l’azienda prepari un ‘uovo di Pasqua’ con una sorpresa amara. «Certo noi siamo contrari alla logica degli esuberi – prosegue Paoli - ma per assurdo non in via di principio, bensì ragionando sul fatto che la Ginori è una manifattura che basa sull’elevata capacità delle proprie maestranze la capacità di stare sul mercato. Quindi la manodopera va ulteriormente qualificata e non depotenziata attraverso la strada dell’industrializzazione spinta che l’amministratore Dal Bò sembra voler percorrere».

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GINORI La Cgil con i lavoratori identificati dai carabinieri per il blocco dei cancelli

‘Hanno esercitato il diritto di sciopero’ 
Industriali: ‘Pronti a parlare con i sindacati’

da la Nazione 30/3/06

"Lavoratori e sindacalisti della Ginori che sono stati identificati dai carabinieri saranno tutelati e assisti in tutto e per tutto. Resta da vedere quali iniziative vorrà prendere l'autorità giudiziaria, ma da parte nostra crediamo che le persone identificate stessero esercitando il loro diritto costituzionale allo sciopero". A prendere posizione in difesa dei lavoratori della Ginori che martedì mattina sono stati protagonisti del diverbio con l'amministratore delegato, che all'ingresso dei cancelli, non riuscendo a superare il picchetto, ha chiamato i carabinieri, è la Cgil fiorentina, per bocca del segretario della Filcea, Luca Paoli. E mentre da ieri i lavoratori della Ginori hanno preso a scioperare in base al mese di nascita, sulla vicenda prende posizione anche l'Associazione Industriali di Firenze, con una nota ufficiale dai toni e contenuti distensivi: "l'attuale fase delle relazioni industriali all'interno della Ginori è molto delicata. Nessuno ritiene di aver sottoscritto intese di a-conflittualità; ma la conflittualità, se ritenuta opportuna da parte di qualcuno, deve rimanere negli ambiti della legalità e della continuità d'impresa.
Assindustria Firenze, di intesa con la società e nel rispetto degli impegni assunti, è pronta ad incontrare le organizzazioni sindacali per adempiere all'informativa già prevista dall'accordo con gli Enti Locali del 2 marzo scorso". Franco Calamassi

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A Sesto lo sciopero continua e la situazione si fa sempre più incandescente
Ginori, presidio ai cancelli l´ad chiama i carabinieri
"Dov´è finita la cultura del confronto?"

La replica di Dal Bo´ "Bloccavano i cancelli, picchettavano le entrate e per legge questo non si può fare"
Il sindaco Gianassi: "La situazione è delicata e non suggerisce a nessuno provocazioni di alcun tipo"

ILARIA CIUTI su la Repubblica 29/3/06

Se la situazione alla Richard Ginori di Sesto era già tesa, ora rischia davvero di esplodere. E´ di ieri l´arrivo in fabbrica dei carabinieri durante uno degli ennesimi scioperi dei lavoratori, questa volta con presidio dei cancelli, e l´identificazione dei rappresentanti sindacali aziendali da parte delle forze dell´ordine chiamate dall´amministratore delegato Domenico Dal Bo´. Le rsu, che già tempo fa avevano accusato Dal Bo´ di «atteggiamenti intimidatori» nei confronti di chi sciopera, adesso ne denunziano «i modi arroganti e provocatori». E sostengono che l´amministratore delegato venuto dal nord est (la Ginori è di proprietà del gruppo Pagnossin di Treviso) nulla ha a che fare «con la cultura del confronto, propria di questo territorio». Dal Bo´ ribatte: «Ho solo chiamato le forze dell´ordine che fanno rispettare le leggi e le istituzioni. E io credo per prima cosa nelle leggi e nelle istituzioni. E ciò è legittimo oppure no? I lavoratori picchettavano le entrate, bloccavano le merci e avevano addirittura chiuso i cancelli. Questo per legge non si può fare».

Al di là dalle diverse opinioni, interviene il sindaco di Sesto, Gianni Gianassi: «La situazione difficile e delicata della Ginori non suggerisce a nessuno provocazioni di alcun tipo. Quello che i lavoratori hanno subito in questi ultimi due anni giustifica pienamente la loro mobilitazione. Alla proprietà non posso che chiedere nervi saldi». Da due anni la Ginori passa di crisi in crisi, fino all´arrivo, lo scorso febbraio, di Dal Bo´ e le sue prime proposte contenute in una bozza di piano industriale che ha fatto scattare la protesta dei circa 370 lavoratori. «Il piano parlava di cassa integrazione prima e addirittura di esuberi dopo - protestano le rsu - Di una Ginori da trasformare, da azienda di pregio e altissima qualità, in fabbrica da modello cinese che punta sulla quantità e che dovrebbe produrre il doppio dei pezzi di adesso». La cassa integrazione è stata sospesa ma alle rsu non basta: «Il pericolo resta - spiegano - Noi vogliamo un vero piano industriale che dica come rilanciare l´azienda: non certo con l´abbassamento della qualità a favore della quantità. Altrimenti ci sembra davvero che la proprietà pensi più a una speculazione edilizia che allo sviluppo della Ginori».

Uno braccio di ferro che ha portato come conseguenza settimane di scioperi articolati. Ieri si scioperava la prima ora di ogni turno con presidi ai cancelli dalle 8 alle 9. «Ma quando è arrivato Dal Bo´ in auto e ha chiesto al portiere di aprire i cancelli - raccontano le rsu - noi abbiamo detto di aprire. Anzi, lo sciopero stava finendo i lavoratori iniziavano il rientro e l´amministratore aveva la strada sgombra. Invece, nonostante il cancello aperto, non si è mosso e ha chiamato i carabinieri». Dal Bo´ dà una versione diversa e giunge a conclusioni assai dure: «Quando sono arrivato si sono schierati tutti davanti al cancello, altro che aprire. In ogni caso, il blocco delle merci è vietato. Qui la situazione sta degenerando, quando si fanno cortei con la bara, come è successo alla Ginori, sono segnali pericolosissimi. Alla fine ne trarremo le conseguenze».

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GINORI Durante il consueto picchettaggio fra le 8 e le 9 di mattina

Gli operai bloccano l’auto dell’amministratore delegato E lui chiama i carabinieri

di Franco Calamassi su la Nazione 29/3/06

Sale la tensione alla Richard Ginori di Sesto Fiorentino e il clima si fa rovente. Ieri mattina allo stabilimento di viale Giulio Cesare sono arrivati i carabinieri che hanno chiesto i documenti e identificato un gruppo di lavoratori che stava scioperando e facendo un picchetto sulla strada. A chiamare i militari è stato l'amministratore delegato Domenico Dal Bò, dopo che la sua auto era stata fermata ai cancelli d'ingresso della fabbrica, impedendo alla vettura di entrare. Dal Bò, infastidito visibilmente, ha chiamato i carabinieri. Arrivati sul posto poco dopo, quando però lo sciopero era ormai terminato, i carabinieri hanno prima parlato con l'azienda e poi chiesto della Rsu, e chiesto i documenti e identificato sei persone. 

L'episodio dimostra il livello di drammaticità raggiunto da una vertenza aziendale che da quando si è insediato il nuovo amministratore delegato ha registrato un crescendo di episodi di intolleranza e incomunicabilità fra le parti. Restano adesso tutti da decifrare gli sviluppi della vicenda, e c'è da capire se gli operai e i sindacalisti che sono stati identificati verranno denunciati o comunque saranno fatti oggetto di un'iniziativa giudiziaria. 

Tutto è cominciato intorno alle 8.50. Un gruppo di lavoratori stava svolgendo l'ormai consueto sciopero alla prima ora, dalle 8 alle 9, con picchetto esterno all'azienda. "Pochi minuti prima delle 9 - racconta uno dei presenti - è arrivata la macchina con a bordo l'amministratore delegato e ne è scaturita subito una discussione". I lavoratori hanno di fatto fisicamente impedito l'accesso alla macchina di Dal Bò, il quale ha scelto la strada meno diplomatica: si è rivolto ai carabinieri, chiedendogli di intervenire immediatamente sul posto, dove, a suo giudizio, si stava commettendo un reato nei suoi confronti, impedendogli di entrare in fabbrica. "Se Dal Bò fosse arrivato solo pochi muniti più tardi, oppure fosse sceso di macchina e avesse proseguito a piedi, sarebbe tranquillamente entrato in azienda - dicono i lavoratori - Abbiamo la sensazione che cerchi ogni occasione per gettare benzina sul fuoco e innalzare i toni dello scontro". 

"Siamo di fronte ad un'azienda che non solo non presenta il piano industriale come si era impegnata a fare anche con i propri azionisti - dichiara Luca Paoli della Cgil - ma al contrario fa di tutto per accentuare il clima di tensione, con un atteggiamento davvero poco responsabile". La partita si gioca su più tavoli, non ultimo quello della politica. Non a caso ieri mattina i sindacati di categoria sono stati convocati in associazione industriali a Firenze.
Per bocca di Assindustria Ginori ha ammesso di non poter rispettare gli impegni e di rinviare tutto a dopo il 9 di aprile.

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RICHARD GINORI
La denuncia della Rsu: «Clima di intimidazione»

da l'Unità 22/3/06

La denuncia arriva direttamente attraverso un comunicato della Rsu della Richard Ginori. Il dito è puntato dritto contro l’amministratore delegato Domenico Dal Bò.

«Denunciamo il comportamento intimidatorio e provocatorio - si legge - di chi invia il proprio autista in giro per i reparti a controllare, o lo fa in prima persona, i lavoratori e le lavoratrici che si apprestano a scioperare e sostituisce gli addetti agli impianti in sciopero. Si ricorda all’ingegner Dal Bò - prosegue la nota - che lo sciopero è un diritto sancito dalla Costituzione e che ogni altro atteggiamento di questo tipo sarà individuato come comportamento antisindacale».

I lavoratori, ancora in attesa della presentazione del piano industriale, sostengono che «così diventa complicato affrontare qualsiasi tipo di trattativa e di discussione» chiudendo poi con una frecciata all’ad. «Come ha dichiarato Della Valle di certi imprenditori - dicono - anche noi crediamo che qualcuno andrebbe affidato alle cure della famiglia».

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LA PROTESTA
I lavoratori contestano l´amministratore delegato e il piano industriale
"Usa l´autista per controllarci" Ginori, continua lo sciopero

da la Repubblica 22/3/06

«COME ha dichiarato Della Valle crediamo anche noi che certi imprenditori andrebbero affidati alle cure della famiglia», le rsu della Ginori dichiarano in un comunicato stampa di ieri che quanto detto dal patron della Tod´s a proposito del presidente del consiglio a Vicenza potrebbe andare bene anche per il nuovo amministratore delegato della loro azienda, Domenico Dal Bo´.

Adesso lo accusano di spedire il suo autista nei reparti a controllare chi sciopera contro il piano industriale da lui presentato, di controllare egli stesso con fare intimidatorio e di sostituire gli scioperanti. In realtà i lavoratori della Ginori di Sesto sono entrati in conflitto con l´amministratore delegato da sempre, da quando agli inizi di febbraio ha assunto la carica. Da allora, gli operai si sono ininterrottamente ribellati alle decisioni di Dal Bo´, a cominciare dalla cassa integrazione che poi è stata ritirata.

Ma non è finita qui, adesso in ballo è il piano industriale che lavoratori e sindacati contestano. Prima tra tutte, la decisione lì dichiarata di voler passare al doppio dell´attuale produzione, da 3.500.000 pezzi a sei milioni optando, obiettano le rsu, più sulla quantità industriale che sulla proverbiale qualità delle famose porcellane. Preoccupati per quella che chiamano la «cinesizzazione» della storica azienda e il declino che pensano deriverebbe dall´applicazione del piano industriale, i lavoratori della Ginori stanno scioperando da tre settimane in modo articolato, ma tale da fermare la produzione. Mezz´ora ognuno a turno, in ordine alfabetico, a seconda del nome, per segni zodiacali, per giorno di nascita. Le rsu ricordano a Dal Bò che «lo sciopero è un diritto sancito dal Costituzione». (i.c.)

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GINORI Respinte le richieste di tregua
Per lo sciopero selvaggio si affidano all’astrologia
Incroceranno le braccia in base al segno zodiacale

da la Nazione 18/3/06

di Franco Calamassi

Niente sconti, nessun allentamento della tensione. Anzi se possibile un ulteriore rilancio. Nel segno dell'ironia, oltre che della dura volontà di non perdere un'azienda importante e storica come Ginori.

Dalla prossima settimana, a partire da lunedì, non solo infatti i lavoratori della storica manifattura sestese in agitazione ormai da tre settimane non cesseranno gli scioperi articolati così come aveva chiesto l'azienda nell'ultimo incontro con i sindacati, ma andranno avanti con una nuova modalità: non più per ordine alfabetico, come hanno fatto finora, ma per segno zodiacale, in modo da disorientare ancora di più la proprietà e mettere ancora di più in crisi la produzione e lo svolgersi ella normale attività lavorativa all'interno della fabbrica. 

Questa la decisione scaturita al termine dell'assemblea svoltasi ieri mattina nella fabbrica di viale Giulio Cesare.«Ormai non ci resta che scioperare, e sperare in qualche buona notizia che venga dall'esterno, spiega uno della rappresentanza sindacale - L'azienda aveva chiesto di rinunciare agli scioperi ma ai lavoratori in questa situazione è parsa una richiesta davvero assurda. Quindi andiamo avanti».

E avanti vanno anche le manovre di chi, a Sesto ma non solo, tenta di costruire le condizioni per un passaggio di mano del pacchetto di maggioranza ella Ginori. Ad uscire allo scoperto è ancora una volta il capogruppo di An Leggiero: «Qui l'importante è sottrarre il destino della Ginori da quello di Pagnossin. I proprietari di Pagnossin devono capire che non possono mantenere entrambi gli assets».

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GINORI L’interrogativo lo pone Luca Paoli della Cgil che pensa che siano stati utilizzati per tutto, meno che per rilanciare l’azienda o annullarne i debiti

«Che fine hanno fatto i 20 milioni di euro ricavati dai terreni?»

da la Nazione 17/3/06

Dove sono finiti e come sono stati utilizzati i soldi ottenuti da Rinaldini con la vendita dei terreni e degli immobili della fabbrica Richard Ginori? A chiederselo sono i sindacati, che hanno messo sotto la lente di osservazione i conti finanziari di Ginori.

Nel 2004 Ginori Real Estate, la società formata dallo stesso Rinaldini e da Trigono, ha comprato da Ginori il cinquanta per cento dell'area e i muri dello stabilimento. «Ebbene – dichiara adesso Luca Paoli della Cgil - dei 27 milioni di euro che a dicembre 2004 Ginori Real Estate doveva dare a Ginori, a febbraio di quest'anno ne sono stati pagati più di venti senza che un centesimo sia stato reinvestito nell'attività industriale di Sesto Fiorentino».

I denari sarebbero insomma serviti per riequlibrare la situazione finanziaria di Pagnossin e Rinaldini. «La nostra preoccupazione principale – prosegue la Cgil - è che la situazione finanziaria di Richard Ginori sia prossima al collasso per responsabilità che non sono imputabili alla manifattura di viale Giulio Cesare e che a rischio sia la stessa attività corrente. Tanto più che si accumulano i debiti verso i fornitori, saliti sopra gli otto milioni, dei quali, sebbene non ci siano ancora decreti ingiuntivi, ben quattro siano già scaduti. Accanto a questo vanno segnalati debiti per altri otto milioni in tasse e contributi previdenziali».

Per Paoli «la strada più convincente per salvare Ginori resta la vendita a un imprenditore o a un gruppo economico animato da sinceri propositi industriali, in grado di investire sulla manifattura, oltreché rassicurare banche e azionisti. Di sicuro i debitori non potranno dormire tranquilli finché permarrà questo stato d'incertezza e, soprattutto, di conflitto che paralizza l'attività e, quindi, la fatturazione».
Franco Calmassi

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Richard Ginori, fumata nera sul piano industriale

L’azienda deve presentarlo entro marzo ma (per ora) chiede solo ai lavoratori di smettere di scioperare

di Francesco Sangermano sull'Unità 16/3/06


ATTESA VANA Doveva essere l’incontro chiarificatore. Quello in cui (finalmente) spuntasse sul tavolo un piano industriale atteso da mesi. Doveva, ma non è stato così. Perché, in realtà, il faccia a faccia tra i delegati sindacali della Richard Ginori di Sesto Fiorentino e l’amministratore delegato dell’azienda Domenico Dal Bò è durato lo spazio di una manciata di minuti appena.

«L’azienda non ha presentato un bel niente - dice in un misto di rabbia e delusione Luca Paoli, segretario fiorentino della Filcem-Cgil - ma soltanto illustrato alcune linee che sta portando avanti su temi di ordinaria amministrazione. Ci hanno detto che hanno iniziato a studiare qualcosa relativamente al progetto dello stabilimento e che saremo di nuovo convocati quando sarà pronto il piano industriale». È però altro quello che ha mandato su tutte le furie i rappresentanti dei lavoratori. «L’amministratore delegato è arrivato a chiederci di moderare gli scioperi - prosegue Paoli - perché, ha detto, stanno incidendo sull’azienda aggiungendo poi che tutti stanno facendo degli sforzi e che quindi devono farli anche i lavoratori. Una richiesta assurda, quasi comica se non fosse drammatica. Come se fosse un divertimento, per noi, rinunciare a parte dello stipendio...».

Paoli amplia poi il concetto, tornando con la memoria al verbale sottoscritto in Comune un paio di settimane addietro e che impegnava formalmente l’azienda a presentare un piano industriale entro la fine del mese. «L’incontro di oggi (ieri, ndr) denota l’assoluta mancanza di rispetto dello spirito del verbale firmato - dice - Una mancanza di rispetto non solo nei nostri confronti ma anche verso quelli di Assindustria da una parte e delle istituzioni dall’altra». Restano, di fondo, idee profondamente divergenti su come affrontare il prossimo futuro anche se nell’incontro di ieri Dal Bò non è entrato minimamente nel merito della questione. «Noi abbiamo un’idea del piano industriale un po’ piu complessa di quella che ci è stata presentata a voce - dice ancora Paoli - E se questo è tutto quello che l’azienda è oggi in grado di produrre, a cominciare dal suo amministratore delegato, non c’è che da essere preoccupati».

Restano, insomma, un paio di settimane per vedere se l’azienda terrà fede o meno ai suoi impegni. «Per quel che ci riguarda ci siamo aggiornati su due punti - conclude Paoli - Da un lato aspetteremo che l’azienda ci convochi, dall’altro ci riuniremo venerdì (domani, ndr) in assemblea per discutere coi lavoratori le future iniziative da tenersi. Noi proporremo loro una linea di intervento e gliela faremo votare. Sappiamo che tre settimane di scioperi sono state un bel fardello da sostenere e quindi rispettiamo i lavoratori e i loro soldi ben sapendo di aver già chiesto un grande sacrificio».

Resta, in tutto questo, una situazione di oggettiva difficoltà per l’azienda soprattutto dal punto di vista economico. «Ci sono 16 milioni di debiti verso le banche, dei quali l’80% deve essere restituito entro un anno. Sarebbe interessante sapere quanti di quei sedici milioni sono attribuibili realmente a Ginori e, nello stesso tempo, quanti milioni Ginori ha dato alle società controllate, collegate e controllanti attraverso la vendita della sua porcellana» accusa Paoli. Il riferimento è a Pagnossin e al suo proprietario, Carlo Rinaldini, principale azionista di Richard Ginori. Ne è un esempio il credito che Ginori vanta nei confronti di Ginori Real Estate, società formata dallo stesso Rinaldini e da Trigono, che nel 2004 ha comprato il 50% dell’area e i muri dello stabilimento. Ebbene, dei 27 milioni di euro che a dicembre 2004 Ginori Real Estate doveva dare a Ginori, a febbraio ne erano stati pagati più di 20 senza che un centesimo sia stato reinvestito nell’attività di Sesto Fiorentino.

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COMUNICATO STAMPA

Il dramma finanziario di Richard Ginori

Da tre settimane i lavoratori di Richard Ginori sono in sciopero contro le strategie produttive proposte dal nuovo amministratore delegato Dal Bò, che presuppongono licenziamenti e, soprattutto, un avvenire cupo per la storica manifattura di Sesto Fiorentino.

La vicenda si presenta molto complessa ed esce dai canoni delle solite vertenze sindacali.

“I tanti scioperi prima ancora che l’azienda abbia preso decisioni irrevocabili,” spiega Luca Paoli, segretario della FILCEM di Firenze, “denotano una volontà da parte dei lavoratori che va al di là della salvaguardia dei posti di lavoro. Qui la posta in palio è la salvezza della Richard Ginori.”

Da tempo, secondo i sindacati, i problemi di una delle più importanti fabbriche di porcellana al mondo sono principalmente di natura finanziaria.

“Il vero dramma,” continua Paoli, “sono i sedici milioni di debiti verso le banche, dei quali l’ottanta per cento deve essere restituito entro un anno. Sarebbe interessante sapere quanti di quei sedici milioni sono attribuibili realmente a Ginori e,  nello stesso tempo, quanti milioni Ginori ha dato alle società controllate, collegate e controllanti attraverso la vendita della sua porcellana.”

Il riferimento è a Pagnossin e al suo proprietario, Carlo Rinaldini, principale azionista di Richard Ginori.

Ne è un esempio il credito che Ginori vanta nei confronti di Ginori Real Estate, la società formata dallo stesso Rinaldini e da Trigono, che nel 2004 ha comprato il cinquanta per cento dell’area e i muri dello stabilimento. Ebbene, dei 27 milioni di euro che a dicembre 2004 Ginori Real Estate doveva dare a Ginori, a febbraio di quest’anno ne sono stati pagati più di venti senza che un centesimo sia stato reinvestito nell’attività di Sesto Fiorentino.

La preoccupazione principale è che la situazione finanziaria di Richard Ginori sia prossima al collasso per responsabilità che non sono imputabili alla manifattura di viale Giulio Cesare e che a rischio sia la stessa attività corrente. Tanto più che si accumulano i debiti verso i fornitori, saliti sopra gli otto milioni, dei quali, sebbene non ci siano ancora decreti ingiuntivi, ben quattro siano già scaduti. Accanto a questo vanno segnalati debiti per altri otto milioni in tasse e contributi previdenziali.

Di fatto per le banche Richard Ginori è considerata una società “a rientro”, ossia senza nessuna possibilità di ricevere ulteriori crediti.

Ma, per quanto difficile, ci sono ancora margini di recupero.

“Vi sono varie possibilità per recuperare una situazione finanziaria alquanto spinosa,” sostiene Paoli. “Innanzi tutto Ginori potrebbe adoperarsi per recuperare i suoi crediti, come quelli nei confronti delle Vaserie Trevigiane, da scontare sui debiti anziché dare alle banche parte del suo fatturato. Non si capisce la timidezza del Consiglio d’Amministrazione di Ginori a seguire questa strada, a meno che non ci siano conflitti d’interesse. Oppure, altra opportunità sarebbe quella di ricorrere a strumenti finanziari utili a determinare il rilancio dell’azienda, come un prestito obbligazionario convertibile. Anche se,” conclude Paoli, “la più convincente resta la vendita di Richard Ginori a un imprenditore o a un gruppo economico animato da sinceri propositi industriali, in grado di investire sulla manifattura, oltreché rassicurare banche e azionisti. Di sicuro i debitori non potranno dormire tranquilli finché permarrà questo stato d’incertezza e, soprattutto, di conflitto che paralizza l’attività e, quindi, la fatturazione.”

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RICHARD GINORI Sottoscritti con Comune e Provincia

Settimana decisiva per il futuro
L’azienda dice «sì» agli impegni

da la Nazione 14/3/06

Settimana probabilmente decisiva quella che si è aperta per il futuro della Richard Ginori. Dopo qualche giorno di vana attesa, finalmente l'azienda si è decisa a dar corso agli impegni sottoscritti con Comune e Provincia e ha ripreso il filo del dialogo con i lavoratori, convocando i sindacati per domani pomeriggio.
L'atteso incontro si terrà nella sede dell'associazione industriali di Firenze, e questa è già un'ulteriore garanzia per i sindacati, poiché è stata anche l'organizzazione di categoria delle imprese a spingere affinché Ginori ritirasse la richiesta di cassintegrazione in assenza di un piano industriale.

E ora c'è attesa per conoscere cosa dirà l'azienda, che negli ultimi mesi ha prima annunciato e posso messo in soffitta strategie per il rilancio della Richard Ginori. La linea che sembra prevalere nella attuale gestione dell'amministratore Dal Bò è quella di dare un forte impulso alla quantità della produzione. Domani dovrebbero essere svelati i primi dettagli e contenuti del nuovo piano industriale, e anche se l'azienda considera che nella storica manifattura sestese di porcellane, famose per la loro qualità e pregio in tutto il mondo, ci sono alcune decine di lavoratori di troppo.

Nei giorni scorsi la vicenda Ginori è stata discussa anche dagli organismi consiliari del Comune di Sesto Fiorentino, ma senza che per il momento siano emerse sostanziali novità. Intanto sarebbe d'attualità il dossier che su Ginori ha avuto incarico di redigere Mediobanca per conto della società, in cerca di un possibile compratore. Ma a frenare eventuali acquirenti ci sarebbero le richieste molto elevate e divergenze su come tenere in conto i debiti della società.
Franco Calamassi

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Ginori, la storia si ripete dopo 50 anni

Era il 1954, gli operai andarono a Milano in bicicletta per incontrare l’azienda e scongiurare i licenziamenti

di Franco Quercioli / Firenze sull'Unità 12/3/06


RIFREDI e Sesto Fiorentino erano una cosa sola. La Richard Ginori li univa e Firenze era già metropoli. A Sesto, su verso Colonnata, stava la Manifattura di Doccia, nata nel 1730, la patria della ceramica, giù nella piana in via Pratese, lo stabilimento più moderno. Il 15 febbraio del '54 tutti i lavoratori e le lavoratrici di Doccia ricevettero 937 lettere di licenziamento. Il padrone, il conte Visconti di Modrone, voleva chiudere la fabbrica.

Anche la zia Maria, la sorella del babbo, che stava a Querceto, ricevette la lettera proprio negli stessi giorni in cui lo zio Guido, il marito, fu licenziato dalla Del Vivo. In tante famiglie entrò la paura e la precarietà. Era difficile rimettere insieme il pranzo con la cena. Ma la solidarietà fu grande. I negozi di alimentari spesso aprirono il conto e aspettarono a riscuotere, i cittadini, le parrocchie, le cooperative, le case del popolo si dettero da fare.

Lo zio Guido e i suoi compagni riuscirono a rilevare l’azienda mettendosi in cooperativa, come avevano fatto alla Fonderia delle Cure, nella zona dove abitavo io. La zia fu riassunta alla fine della vertenza. Ma furono 6oo quelli che restarono a casa. La lotta era cominciata il 16 febbraio con l'occupazione della manifattura e finì il 4 di agosto.

La zia Maria a volte mi raccontava di quei giorni: dell’occupazione di Doccia, degli scioperi, delle marce e dei cortei, delle discriminazioni, di Giorgio Fissi, anche lui di Querceto, licenziato in tronco perché dirigeva il giornale di fabbrica “la Fornace”, un giornale troppo scomodo. Ma più che altro mi piaceva il racconto della spedizione che i 72 operai di Doccia fecero recandosi in bicicletta fino a Milano.

« Visto che il padrone non viene da noi, andremo noi da lui». E così partirono il 6 di aprile con sulla schiena la scritta “licenziato dalla Richard Ginori”, scortati da un comioncino, con il meccanico a bordo. Le tappe più importanti furono Modena e Reggio Emilia, accolti dai compagni della Cgil che li vollero ospiti a casa loro. A Reggio Emilia, per contentare tutti dovettero, prima di andare a letto, visitare le case di quelli rimasti senza ospite. A Milano ci arrivarono il 13 aprile, parlarono con un alto dirigente e ritornarono in treno. E poi il 7 di maggio la marcia delle donne. Da Sesto a Firenze, con i bambini per mano e una fascia bianca al braccio, passando per Castello e Rifredi e gli operai delle fabbriche e la gente che via via si univa al corteo fino a riempire piazza Indipendenza.

Nel '56 toccò allo stabilimento di Sesto: 250 licenziamenti. Questa volta la polizia impedì l’occupazione, li portò fuori uno alla volta. Anche qui, come sempre, furono in seguito assunti più di trecento lavoratori. Neppure uno dei licenziati. Preferirono gente delle campagne, che non sapeva il mestiere, agli operai professionali che avevano il solo difetto di essere attivisti sindacali e comunisti. Nel '57 chiusero gli stabilimenti di Doccia e Rifredi. In quattro anni furono licenziati 1100 lavoratori su 1700.
Doccia fu venduta alla Sade e diventò il confino degli operai della Galileo «agitatori, turbolenti e faziosi» come li definiva la Direzione.

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La Richard Ginori e gli “Umpa Lumpa”

Luca Paoli segretario Filcem-Cgil Firenze

Richard Ginori farà la stessa fine della fabbrica di Willy Wonka?
Nel romanzo per l’infanzia di Roald Dahl l’impresa di Wonka produce cioccolato di alta qualità, che miscela con altri ingredienti e idee geniali, innovando in continuazione il prodotto. Purtroppo la concorrenza gli copia le ricette segrete e Wonka chiude la sua fabbrica, licenziando tutti gli operai, per riaprirla completamente automatizzata e con pochissimi addetti, gli Umpa Lumpa, ometti scovati nella giungla, gran lavoratori e retribuiti con un chicco di cacao.

Le idee di Domenico Dal Bò, neo amministratore delegato di Richard Ginori, sono simili: raddoppiare la produzione a Sesto Fiorentino con l’automazione, puntando sui regali aziendali (i premi a punti dei supermercati, per intendersi), trasformare il reparto della decorazione in un atelier da mostrare con orgoglio a qualche ricco cliente in visita a Sesto, mettere in concorrenza il reparto della porcellana bianca con Cina e Romania, vendere il magazzino e ridurre il personale a pochi Umpa Lumpa.  

Senza una strategia di marketing orientata al cliente, senza una politica commerciale che rafforzi l’azienda sui mercati internazionali, senza puntare sulla qualità organizzativa e del prodotto, senza un’idea di innovazione delle forme, puntando magari, sull’esempio di Tom Ford per Gucci, su designer capaci di rinfrescare il marchio e aumentarne il valore. Così come chiedono da mesi sindacati e rsu.

Peccato che l’attuale conflitto sindacale sia solo la tappa intermedia di un progetto con ben altre ambizioni e che lo stesso Dal Bò, quarto amministratore delegato in un anno, sia un comprimario nelle mani del proprietario Carlo Rinaldini. Banche e case: questi sono gli scogli veri del Monopoli infernale in cui è incappata Ginori. Solo che a questo gioco non si sta fermi uno o due giri, ma si chiude. Rinaldini deve fronteggiare i debiti con le banche, capeggiate dall’Antoneveneta del “furbetto” Fiorani, per salvare se stesso è costretto da altri “furbetti” a salvare Pagnossin, azienda trevigiana di ceramica da tempo decotta, e quindi cerca di rinviare le rate da pagare promettendo in un prossimo futuro la costruzione di tanti bei appartamenti a Sesto. Nel frattempo deve buttare qualche esca in bocca ai pescecani: i lavoratori della Richard Ginori.

La vicenda sarà dunque lunga, drammatica e aspra, molto aspra perché i lavoratori della Ginori non intendono diventare né Umpa Lumpa, né esche per banchieri pescecani. Anzi, si sono messi in testa di partecipare al Monopoli infernale, puntando i loro pochi denari sulla casella degli scioperi e, soprattutto, della resistenza a qualsiasi ipotesi di smantellamento della Ginori. Fino a quando non arriverà qualcuno disposto a rilanciare la manifattura presentando un piano industriale degno di tale nome, che preveda investimenti, valorizzazione delle professionalità e un nuovo stabilimento a Sesto Fiorentino.


Su quest'ultimo scenario - puntare sulla qualità manifatturiera di Ginori invece che sui muri di case che non ci sono - dovrebbero riflettere le banche, specie se hanno a cuore i debiti che intendono recuperare. Perché da queste parti di Willy Wonka del Nord e di favolette siamo stanchi.

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Il «servito umano» della Ginori in corteo per le strade di Roma

da l'Unità 11/3/06

Lì, in mezzo al corteo che ha sfilato per le strade e le piazze di Roma, loro erano impossibili da non vedere. Perché loro, i lavoratori della Richard Ginori, si sono travestiti da “servito umano” da 19 pezzi mentre tutt’intorno gli altri lavoratori della storica azienda di Sesto Fiorentino (arrivati nella Capitale con 5 pullman e con alcune auto private) indossavano magliette raffiguranti spie ed avvoltoi a volteggiare sopra una palla simboleggiante l’azienda e sventolavano 60 bandiere del sindacato. A completare il quadro l’ormai immancabile bara presente ad ogni corteo cui stavolta s’aggiungeva un prete che spargeva incenso al ritmo di slogan da stadio. 

«Siamo stati senza dubbio la presenza caratterizzante del corteo - spiega Luca Paolo, segretario fiorentino della Filcem-Cgil - ed abbiamo provato a portare la nostra istanza fin dentro Palazzo Chigi. L’unica ad essere ricevuta è stata però una delegazione nazionale cui il ministro Scajola, in perfetto stile berlusconiano, ha detto che la colpa della crisi è soltanto del precdente governo di centrosinistra».

Nel frattempo, però, la mobilitazione non si fermerà e la prossima settimana sono in programma altri scioperi per paralizzare l’attività dell’azienda almeno fino a mercoledì quando è in programma un nuovo incontro con la proprietà. f.san.

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GINORI Domani
I lavoratori sotto le finestre di Berlusconi

da La Nazione 9/3/06

La vertenza Richard Ginori finisce a Palazzo Chigi. O meglio, davanti a Palazzo Chigi, a Roma. Sono infatti oltre 130 i lavoratori della storica manifattura sestese in lotta per la difesa della sopravvivenza della fabbrica che domani saranno a Roma, davanti al palazzo del Governo, per manifestare durante lo sciopero nazionale della categoria dei chimici di cui anche i lavoratori Ginori fanno parte.

I sindacati provinciali di categoria hanno chiesto e ottenuto dai corrispettivi organismi sindacali nazionali che la vertenza Ginori acquisti una visibilità particolare in occasione dello sciopero, sia durante il corteo, sia davanti a Palazzo Chigi che nel corso della manifestazione conclusiva.

I lavoratori di Ginori andranno a Roma in pulman, per tentare di dare alla vertenza una valenza che vada al di là dei confini locali. «E anche perché – spiegano alcuni di loro – i proprietari della Ginori hanno dimostrato di godere di buone entrature politiche, e invece vogliamo far sapere anche al mondo della politica romana che la gestione degli ultimi anni ha portato la Richard Ginori sull’orlo dell’abisso».

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Sesto in piazza per difendere la sua fabbrica

Centinaia di cittadini hanno manifestato con i lavoratori della Richard Ginori per scongiurare
la chiusura di un’azienda che ha 271 anni. La rabbia dei sindacati e il silenzio degli industriali

IL CORTEO è partito dalla fabbrica con 400 persone ed è mano a mano cresciuto fino ad arrivare in centro. Il segretario della Cgil fiorentina Gramolati: «La Ginori ha tutte le potenzialità per essere riorganizzata senza toccare i livelli occupazionali» 

«Difendiamo 270 anni di storia industriale»

di Francesco Sangermano sull'Unità 8/3/06

Hanno sfilato dai cancelli della fabbrica fino al centro di Sesto Fiorentino. Quattrocento al momento della partenza, molti di più all’arrivo presso il cinema dove era in programma un convegno sul Made in Tuscany. Perché in quei metri di strada ai lavoratori della Richard Ginori si sono aggiunti molti lavoratori delle altre fabbriche della zona ma anche studenti e semplici cittadini che hanno voluto così testimoniare la loro solidarietà e la loro vicinanza ai 370 dipendenti della storica azienda di porcellana ma anche mandare un segnale chiaro alla proprietà: no alla chiusura di un pezzo di storia dell’intero territorio che da 271 anni associa al lusso e alla qualità il nome di Sesto Fiorentino in giro per il mondo. Sulla vicenda, per il momento, gli industriali tacciono così come l’amministratore delegato Domenico Dal Bò chiamato a presentare un piano industriale entro la fine del mese.


La rabbia dei lavoratori della Ginori sfila per le vie di Sesto
Solidarietà dei cittadini, silenzio imbarazzato degli industriali

di Francesco Sangermano/ Firenze


NON ERANO SOLI A sfilare con loro, dai cancelli della fabbrica fino al centro di Sesto Fiorentino, si sono uniti a centinaia anche gli studenti, i semplici cittadini e i lavoratori delle altre fabbriche chimiche della zona. Una solidarietà inattesa e insperata, ma con un unico grande obiettivo: salvaguardare il futuro della Richard Ginori. «Perché di questo si tratta - attacca Luca Paoli, segretario fiorentino della Filcem-Cgil - garantire o meno un futuro a un’azienda che è nata nel 1735 e che in oltre 270 anni di storia ha legato a doppio filo il suo nome a questo territorio ed è diventato un marchio unico al mondo nella produzione della porcellana». «È un pezzo di storia di questo paese, siamo con voi per difenderlo» gli fanno eco i molti cittadini che si accodano mentre il corteo sfila per le strade. 

Un prodotto d’eccellenza assoluta (basti pensare che un servito della Ginori è posseduto anche dal presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi) che da sempre ha puntato tutta sulla qualità e sull’unicità del prodotto. Linea, questa, sconfessata dalle recenti prese di posizione dell’amministratore delegato Domenico Dal Bò. «Questo piatto costa un euro e anche noi dobbiamo produrlo a questo prezzo» disse davanti ai lavoratori sbigottiti quando preannunciò anche la volontà di ricorrere alla cassa integrazione. Quantità, insomma, più che qualità. Col chiaro intento di provare a far concorrenza alla Cina sul piano del prezzo anziché proseguire sulla strada (indicata peraltro quasi all’unanimità dai vari soggetti istituzionali, economici e sindacali) dell’eccellenza.

«A differenza di altre vertenze - spiega ancora Paoli - noi stiamo manifestando e scioperando in anticipo. Non vogliamo rischiare di diventare notai, o peggio ancora becchini, della dismissione di un’azienda come la Ginori». È per questo che dopodomani ripartiranno alla volta di Roma dove è in programma lo sciopero nazionale di settore. Cinque pullman, oltre la metà dei lavoratori, con uno striscione che arriverà fino al portone di Palazzo Chigi. In tutto questo gli industriali fiorentini preferiscono per ora non parlare tradendo un certo imbarazzo di fronte a certe scelte e ammettendo solo «l’estrema delicatezza della vicenda». Lo stesso silenzio che, dopo le sparate dei giorni scorsi, caratterizza anche l’amministratore delegato dell’azienda, Domenico Dal Bò, chiamato a presentare il piano industriale entro la fine del mese.

«Si è giunti ad attaccare direttamente pezzi del core business del nostro apparato industriale - sentenzia il segretario fiorentino della Cgil, Alessio Gramolati - La Ginori ha tutte le possibilità per essere riorganizzata senza toccare i livelli occupazionali perché ha un marchio conosciuto nel mondo, la cultura dell’internazionalizzazione e un patrimonio professionale straordinario. Qui, come in altre vertenze, emerge come grande tema di fondo il lavoro del sindacato che cerca in proprio di avere le indicazioni di un piano industriale e non fa solo la difesa dell’esistente ma diventa promotore della domanda di riorganizzazione dell’impresa».

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Crisi della «Ginori» Operai in corteo per la difesa del posto

da La Nazione 8/3/06

Un corteo così, a Sesto Fiorentino, non lo si vedeva da anni. C’erano state manifestazioni in occasione degli ultimi conflitti internazionali, ma lavoratori in marcia per le strade, a difesa del loro posto di lavoro, con studenti, pensionati, altri operai e delegazioni di molte fabbriche della zona e anche cittadini comuni solidarizzanti, questo no, non capitava da tempo.
Colpa della crisi industriale durissima. Soprattutto ci voleva tutta la carica simbolica della Richard Ginori per portare oltre 250 persone ieri mattina in corteo per le strade della città e fino in centro. I lavoratori della storica manifattura sestese si sono mossi dallo stabilimento di viale Giulio Cesare intorno alle 9 e passando davanti al palazzo comunale sono arrivati al Cinema Grotta, dove era in corso un convegno promosso da Comune e Provincia sulla difesa e rilancio dell’attività manifatturiera in Toscana.

Inserendosi nel programma dei lavori del convegno, sul palco è salito un rappresentante sindacale della fabbrica, Giovanni Nencini, che ha parlato per pochi minuti facendo il punto della difficile vertenza.
«Ormai fra noi lavoratori la preoccupazione cresce di giorno in giorno — spiega Nello Ceccarelli, della Rsu della Ginori — e con la preoccupazione cresce anche la consapevolezza che questa battaglia non è per difendere qualche posto di lavoro, ma l’esistenza stessa e il futuro dell’azienda: di questa stiamo parlando. E per questo stiamo lottando».
«Il rilancio dell’economia dell’area fiorentina dovrà passare per il rilancio e il rinnovo soprattutto delle piccole e medie imprese del nostro territorio, soprattutto quelle impegnate nel settore manifatturiero — ha detto a termine del convegno il sindaco Gianassi — lavorando affinché tutti i soggetti interessati, dagli Enti Locali ai sindacati, dagli imprenditori all'università, facciano sistema».

Nel pomeriggio al convegno è arrivato anche il presidente della Regione Toscana Claudio Martini che ha avuto modo di approfondire i temi della vertenza Ginori che tiene 370 lavoratori col fiato sospeso.
«Siamo in una fase di trasformazione della nostra economia e non certo di ri-fondazione — ha detto Martini —. Con il Piano Regionale di Sviluppo punteremo su investimenti nei settori tradizionali con margini di innovazione».

Intanto lunedì c'è stato un importante consiglio d’amministrazione di Richard Ginori, ma finora da parte aziendale nulla è trapelato circa i contenuti del nuovo piano industriale. I sindacati attendono di essere convocati per aprire la trattativa. E hanno fretta perché al tavolo istituzionale con Comune e Provincia la proprietà ha promesso un percorso di concertazione e incontri entro il 21 di marzo. F.C.

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