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LE FOTO DEL SIT IN DEL 5 MAGGIO 2006

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articoli 2005

Ginori: i sindacati vogliono sapere cosa avverrà del loro stabilimento
 

Rinaldini porta la sua azienda come quota per l’ingresso in una nuova società

Due padroni per la Ginori

Il 50% della storica manifattura è ora proprietà della Vetrofin di Bormioli

da la Nazione 31/5/06

SESTO FIORENTINO — La Bormioli, società leader nella produzione di vetro, lancia una ciambella di salvataggio a Rinaldini, attuale proprietario di Richard Ginori, ed entra con 15 milioni di euro nel capitale della storica manifattura sestese di porcellane. Bormioli e Rinaldini controlleranno Ginori pariteticamente, attraverso la costituzione di una nuova società nella quale saranno al 50%. L’accordo fra Rinaldini e Bormioli è stato siglato ieri a Venezia, al termine di convulse trattative.
Per oggi era fissata infatti la scadenza della ricapitalizzazione di Pagnossin, società che controlla Ginori. Entro oggi Rinaldini doveva trovare chi sottoscrivesse l'aumento di capitale di 30 milioni di euro.

E Carlo Rinaldini, patron di Ginori e vecchio leone della finanza, all'ultimo tuffo ha calato l'asso e sembra in extremis essere riuscito a restare comunque dentro Ginori. Per il momento esce invece sconfitta l'offerta di Starfin, azionista di minoranza di Ginori, che aveva offerto 29 milioni per la maggioranza delle azioni, scommettendo sull'incapacità di Rinaldini di trovare i soldi per andare avanti.

Nel dettaglio l'accordo finanziario è piuttosto complesso. A sottoscriverlo sono state la società Iprei spa di Carlo Rinaldini, azionista di controllo di Pagnossin spa, e la società Vetrofin srl di Rocco Bormioli. Le due società hanno firmato una lettera d'intenti, ancora non vincolante. C’è un accordo per quello che i due definiscono «un piano di ristrutturazione e rilancio del Gruppo Pagnossin - Richard Ginori 1735, proporzionato ai fabbisogni finanziari ed allo sviluppo industriale ed immobiliare». Per far questo i due nuovi soci costituiranno una nuova società, che sarà controllata alla pari: a ciascuno dei due andrà la metà esatta delle azioni. Rinaldini, che è molto indebitato, apporterà nella nuova società non soldi ma azioni, ossia il pacchetto azionario di controllo di Pagnossin pari al 50,01% del capitale sociale, mentre Bormioli verserà denaro fresco inizialmente per 12,5 milioni di euro, con possibilità di salire fino a 15.

Rinaldini ha insomma voluto scegliersi il nuovo socio e restare della partita: il controllo di Pagnossin vale in sostanza 15 milioni di euro, mentre pochi giorni fa Rinaldini aveva rifiutato l'offerta di Starfin su Ginori di 29 milioni di euro che però prevedeva la sua uscita di scena. La nuova società di Rinaldini e Bormioli adesso sottoscriverà la quota di propria competenza (pari a 15 milioni) dell'aumento di capitale sociale di Pagnossin, mentre gli altri 15 milioni Rinaldini e Bormioli contano di raccoglierli sul mercato finanziario. I.pr.ei e Vetrofin designeranno gli amministratori ed i sindaci delle società del gruppo in misura paritetica. Franco CalamassiSE

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GINORI «Siamo increduli» dicono in una nota le Rsu

Dopo la Cassa integrazione l’azienda chiede i doppi turni

«La richiesta è anti sindacale perchè attenua la lotta dei lavoratori»

da la Nazione 31/5/06

Una sorpresa dietro l'altra nella vertenza Ginori. Nelle scorse ore l'azienda a chiesto alle rappresentanze sindacali la possibilità di effettuare doppi turni di lavoro sull'impianto di viale Giulio Cesare, per aumentarne la produttività. A renderlo noto sono le stesse Rsu, non senza qualche stupore. «Nel momento in cui l'azienda dichiara la volontà di aprire una procedura di cassa integrazione che coinvolge gran parte dello stabilimento, la stessa chiede un incremento della produttività, attraverso doppi turni agli impianti di fabbricazione», scrivono Cgil, Cisl e Uil in una nota. «La richiesta oltre che essere in contrasto con l'annuncio della cassa integrazione straordinaria, si prefigura come un comportamento antisindacale, nel momento in cui si tenta di recuperare le ore di sciopero, magari per fare magazzino in vista della Cig, e attenuare così l'efficacia della lotta dei lavoratori della Richard Ginori» dichiarano le Rsu della storica manifattura di porcellana di Sesto in lotta ormai da mesi per la difesa del posto di lavoro e dell'esistenza stessa della fabbrica.

Secondo le Rsu Ginori, con questi presupposti, «non vediamo come l'azienda possa richiedere al Ministero del lavoro un intervento di ammortizzatore sociale e come pensi poi, con una riduzione di personale, di gestire una situazione in cui ci sono ordini consistenti da evadere e centinaia di migliaia di pezzi da produrre. È del tutto evidente ormai come la cassa integrazione sia funzionale solo a dinamiche finanziarie e sicuramente non ad un rilancio della manifattura». Secondo le organizzazioni sindacali il rilancio della manifattura di porcellane sarà possibile ottenerlo sono attraverso cospicui investimenti in alcuni particolari settori produttivi e con «l'avvio di un processo di formazione che garantisca la continuità delle professionalità presenti in azienda». Ma al di là delle scelte strategiche delle azienda, l'ultimo atto, la richiesta di fare doppi turni, crea una nuova profonda frattura fra le rappresentanze sindacali e i nuovi manager di Ginori. Secondo le Rsu infatti «L'atteggiamento ed il modo di procedere dell'amministratore delegato Domenico Dal Bò rende sempre più complicato, da parte delle organizzazioni sindacali, la possibilità di stringere accordi che, nell'intenzione dell'azienda e senza impegni credibili e concreti in termini di investimenti, rilancio, e prospettive, rischiano semplicemente di scaricare tutte le difficoltà sulla pelle dei lavoratori».
F.C.

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Metropoli La Piana, venerdì 26 maggio 2006

Ginori, salta il cambio di proprietà

Lo ha annunciato il consiglio di amministrazione: respinta l’offerta di Starfin

FRANCESCA GAMBACCIANI

Anche se può sembrare impossibile, continua a peggiorare la situazione della Richard Ginori.

Martedì mattina il consiglio d’amministrazione del gruppo Pagnossin (a cui appartiene la Ginori) ha emanato un comunicato, con il quale ha dichiarato di aver respinto l’offerta di acquisto avanzato da Starfin, offerta che scadeva a mezzanotte di lunedì.

I lavoratori, che vedevano in un cambio di proprietà una possibile soluzione ai problemi dell’azienda, hanno subito risposto con uno sciopero di un’ora con tanto di presidio davanti alla portineria della fabbrica.

Adesso, proseguendo gli scioperi "a scacchiera" (organizzati per turni) per paralizzare il più possibile la produzione, i dipendenti attendono il 31 maggio, data in cui scadrà il termine delle concessioni di credito delle banche verso Pagnossin.

Per allora il gruppo dovrà aver ricapitalizzato per un importo di circa 30 milioni di euro.

Da questa settimana intanto sarà esecutiva la cassa integrazione straordinaria per 109 dipendenti, annunciata giovedì scorso nell’incontro tra i dirigenti aziendali e i rappresentanti sindacali.

A tutt’oggi (quando stiamo scrivendo è martedì) non è ancora ben chiaro se si tratti di cassa integrazione straordinaria per ristrutturazione o per crisi, due procedimenti molto diversi che portano ad esiti altrettanto differenti, sia per i lavoratori che per l’azienda.

Nel primo caso vi sarebbe una scadenza prestabilita per la cassa integrazione, con rientro a lavoro di pressoché tutti gli operai, mentre nel secondo caso non sono previsti rientri per i 109 dipendenti, che si troverebbero di fatto alle porte del licenziamento, ed è proprio questa seconda opzione che temono i sindacati.

«Con questi presupposti - affermano alla RSU - sarà ben difficile che si arrivi ad un accordo».

Oltre agli scioperi, la lotta dei dipendenti della Richard Ginori viene portata avanti anche in altri modi.

Da lunedì è stato attivato il sito internet www.laginorisiamonoi.net, con lo scopo di informare e sensibilizzare l’opinione pubblica sul difficile momento che stanno attraversando la storica azienda di Sesto e i suoi lavoratori.

Sul sito si trovano una rassegna stampa e una raccolta dei comunicati della RSU degli ultimi mesi, il calendario delle iniziative a sostegno della vertenza e una galleria fotografica, ma "la parte del leone", con un ampio spazio sulla prima schermata, è senz’altro quella dell’appello lanciato in difesa della Richard Ginori dalla Presidenza del Consiglio Regionale della Toscana, in collaborazione con RSU e Organizzazioni sindacali.

Tra i primi sottoscrittori dell’appello ( l’elenco dei firmatari è disponibile sul sito), importanti personalità dell’arte e della cultura (le direttrici del Museo del Bargello e del Museo dell’Accademia, lo storico Franco Cardini tanto per citarne solo alcuni) e molti personaggi politici come Giordano, deputato e nuovo segretario di Rifondazione Comunista, Cuprili, vicepresidente del Senato, e poi svariati deputati, senatori e consiglieri regionali esponenti di quasi tutti i partiti (da Rifondazione ad An, dai Ds all’Udc, dalla Margherita ai Verdi, da Forza Italia ai Comunisti Italiani fino alla Rosa nel Pugno) .

Si sta via via allungando anche l’elenco dei firmatari non celebri: chiunque lo desideri infatti può sottoscrivere l’appello in difesa della Richard Ginori cliccando sull’apposita finestra nella prima pagina del sito.

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CGIL - CAMERA DEL LAVORO METROPOLITANA DI FIRENZE

UFFICIO COMUNICAZIONE CENTRO SERVIZI BORGO DEI GRECI

 

Comunicato stampa

La lotta per salvare la Richard Ginori ora è anche in internet, basta aprire il sito WWW.laginorisiamonoi.net

Smentita la cassa integrazione per 109 operai

Firenze, giovedì 25 maggio 2006. Ai lavoratori della Richard Ginori non manca di certo la fantasia, nella dura battaglia per salvare lo stabilimento di Sesto Fiorentino e il loro posto di lavoro , non lasciano niente di intentato.

Da qualche giorno hanno prodotto un sito internet dove tutti possono seguire e partecipare alla loro lotta , si può firmare un appello e diffonderlo a tutti coloro che hanno a cuore le sorti dello storico stabilimento di ceramica artistica di Sesto Fiorentino.

Il sito internet ci pare una novità nel panorama degli strumenti di lotta dei lavoratori, è stato creato da loro e il solo fatto di esistere smentisce chi pensa che gli operai siano desueti, vecchi, non qualificati , ma noi che conosciamo le maestranze della Richard Ginori non ci stupiamo affatto, conosciamo la "cultura" di quella azienda e dei suoi lavoratori.

Quelle donne e quegli uomini di oggi, le generazioni che hanno lavorato in quella fabbrica possono affermare senza possibilità di essere smentiti :La Ginori siamo noi.

E’ il loro slogan, ma è una verità.

Cosa sarebbe Firenze senza il cupolone? Pisa senza la torre pendente? Per Sesto e il suo popolo la Ginori rappresenta ancora di più di un monumento, per Sesto rappresenta non solo il passato e un simbolo, ma anche il futuro.

A proposito poi di verità circolano insistentemente voci che 109 lavoratori della Richard Ginori siano in cassa integrazione, semplicemente, non è vero. (IDB)

Inviato a cura dell’Ufficio Comunicazione Centro Servizi Borgo dei Greci David Buttitta

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Rinaldini proprietario del gruppo Pagnossin ha rifiutato 22 milioni
Ginori, no all´offerta di Starfin

da la Repubblica 24/5/06

La Ginori in crisi non si vende. Carlo Rinaldini, proprietario del gruppo Pagnossin cui appartiene l´azienda di ceramiche di Sesto, ha rifiutato l´offerta di Starfin, la finanziaria che offriva 22 milioni di euro. I lavoratori, cui è stata annunciata per questa settimana l´avvio della procedura per mandare 109 di loro in cassa integrazione, si sono riuniti ieri in assemblea e hanno giudicato che il rifiuto renda ancora più difficile la trattativa. Il gruppo Pagnossin non esclude una vendita. Nel documento di approvazione del bilancio si spiega che per la Ginori è necessaria una ricapitalizzazione da 30 milioni che sarà decisa entro giugno dai soci. Solo se ci sarà un no, l´azienda verrà venduta. (i.c.)

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RICHARD GINORI Scaduti ieri i termini di validità dell’offerta alla Borsa Italiana

Consultazioni senza effetti

da la Nazione 24/5/06

È trascorsa tutta in attesa di notizie sul fronte finanziario la giornata di ieri per i lavoratori della Richard Ginori. Alle 24 di ieri scadevano infatti i termini di validità dell’offerta presentata alla Borsa Italiana da Starfin, attuale società di minoranza dell’azionariato Ginori che aveva messo sul piatto 29 milioni di euro per acquistare la maggioranza delle azioni. Sindacati, lavoratori e istituzioni facevano conto in un passaggio di proprietà dell’azienda per favorire un reale rilancio della manifattura. Ma dalle indiscrezioni filtrate ieri pare che Rinaldini e Pagnossin abbiano lasciato cadere l’offerta senza accettarla. Le frenetiche consultazioni, e le pressioni dell’ultima ora per tentare di convincere l’attuale proprietà a cedere il passo, sembra non abbiano prodotto effetti. Escluso per il momento un rilancio o una proroga dell’offerta.

La giornata si era aperta con l’incontro fra sindacati di categoria e rappresentanze di base della Richard Ginori con il sindaco di Sesto Fiorentino Gianni Gianassi che aveva rinnovato l’attenzione e la solidarietà dell’amministrazione comunale e di tutta la città alla vertenza della manifattura simbolo di Sesto. «Siamo grati a tutta la cittadinanza – ha commentato ieri Luca Paoli della Cgil- dell’affetto e della partecipazione dimostrati nei confronti della Ginori e dei suoi lavoratori. Con ogni probabilità in questa settimana l’azienda aprirà le procedure per la cassintegrazione, e avremo una ventina di giorni per gestire questa fase della trattativa». Franco Calamassi

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GINORI Scaduti i termini dell’offerta Starfin, ci si prepara alla cassa integrazione

Una giornata di attesa

da la Nazione 23/5/06

È trascorsa tutta in attesa di notizie sul fronte finanziario la giornata di ieri per i lavoratori della Richard Ginori.

Alle 24 di ieri scadevano infatti i termini di validità dell’offerta presentata alla Borsa Italiana da Starfin, attuale società di minoranza dell’azionariato Ginori che aveva messo sul piatto 29 milioni di euro per acquistare la maggioranza delle azioni.

Sindacati, lavoratori e istituzioni facevano conto in un passaggio di proprietà dell’azienda per favorire un reale rilancio della manifattura.
Ma dalle indiscrezioni filtrate ieri pare che Rinaldini e Pagnossin abbiano lasciato cadere l’offerta senza accettarla.

Le frenetiche consultazioni, e le pressioni dell’ultima ora per tentare di convincere l’attuale proprietà a cedere il passo, sembra non abbiano prodotto effetti.
Escluso per il momento un rilancio o una proroga dell’offerta.
La giornata si era aperta con l’incontro fra sindacati di categoria e rappresentanze di base della Richard Ginori con il sindaco di Sesto Fiorentino Gianni Gianassi che aveva rinnovato l’attenzione e la solidarietà dell’amministrazione comunale e di tutta la città alla vertenza della manifattura simbolo di Sesto.

«Siamo grati a tutta la cittadinanza — ha commentato ieri Luca Paoli della Cgil — dell’affetto e della partecipazione dimostrati nei confronti della Ginori e dei suoi lavoratori. Con ogni probabilità in questa settimana l’azienda aprirà le procedure per la cassintegrazione, e avremo una ventina di giorni per gestire questa fase della trattativa».
Franco Calamassi

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22 maggio 2006

 

Oggetto: crisi Richard Ginori

 

 

Prosegue la lotta delle lavoratrici e dei lavoratori di Richard Ginori per impedire i licenziamenti e, soprattutto, la cancellazione della storica manifattura.

Nei giorni scorsi la Regione Toscana ha raccolto le firme di tutti i parlamentari toscani e di personalità della cultura a sostegno della vertenza.

Quello è stato l’inizio.

Ora è necessario che alle firme, per quanto autorevoli, se ne aggiungano altre. Molte altre.

A tale proposito chiediamo alla Camera del Lavoro di coinvolgere le categorie e il maggior numero possibile di compagne e compagni, adoperandosi affinché, a partire dai direttivi e dalle RSU, la nostra gente si colleghi e faccia collegare amici e conoscenti al sito

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per sostenere, firmandolo, l’appello della Regione.

Grazie anticipatamente e fraterni saluti.

 

 Luca Paoli

(Segretario generale FILCEM CGIL Firenze)

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COMUNICATO STAMPA

La R.S.U. della Richard Ginori di Sesto Fiorentino comunica che da oggi lunedì 22 maggio è disponibile on line il sito www.laginorisiamonoi.net

Questa iniziativa nasce dall'esigenza di diffondere il più possibile e portare a conoscenza di tutti il difficile momento che stanno attraversando la storica azienda di Sesto ed i suoi lavoratori e, nel raccontare ed informare circa la vertenza in corso, sensibilizzare l'opinione pubblica sui gravi rischi che corre la manifattura.

Sul sito sarà possibile sottoscrivere l'appello che la Presidenza del Consiglio Regionale della Toscana, in collaborazione con R.S.U. e Organizzazioni Sindacali, ha lanciato in difesa della Richard Ginori. Saranno inoltre a disposizione i comunicati stampa della R.S.U., il calendario delle iniziative a sostegno della vertenza, una galleria fotografica e una completa rassegna stampa.

Sesto Fiorentino, 22.05.06 R.S.U. Richard Ginori 1735

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Per lo stabilimento di Sesto la vertenza volge al peggio. I sindacati: "Non sappiamo se per i lavoratori è previsto un rientro"
Ginori, cassa integrazione per 109
L´azienda annuncia: esecutiva dalla prossima settimana

da La Repubblica 20/5/06

Ginori, scatta la cassa integrazione. Dalla prossima settimana sarà esecutiva per 109 dipendenti. Preoccupati i sindacati: «Non sappiamo se si tratta di una cassa integrazione per ristrutturazione, e dunque con una data di inizio e una di rientro in fabbrica, o se, come temiamo, una cassa per crisi, alla fine della quale i lavoratori si troverebbero fuori dalla manifattura».

Allarme per i sindacati dell´azienda di Sesto: "Non sappiamo nemmeno se è previsto un rientro dei lavoratori"
Ginori, scatta la cassa integrazione
Dalla prossima settimana sarà esecutiva per 109 dipendenti

I vertici vorrebbero costruire le case prima del nuovo stabilimento
ILARIA CIUTI

Detto e fatto. Dopo aver presentato giorni fa alle rsu aziendali e ai sindacati un piano industriale in cui erano previsti tagli per 109 posti di lavoro, la dirigenza aziendale della Richard Ginori ha di nuovo incontrato giovedì scorso i rappresentanti sindacali per discutere del piano appena illustrato. E ha annunciato di non aver messo tempo in mezzo. Né ulteriori riflessioni, né trattative. Dalla prossima settimana la Ginori intende mettere i 109 lavoratori considerati di troppo immediatamente in cassa integrazione straordinaria. «Non sappiamo neppure - protesta Luca Paoli della Cgil - se si tratta di una cassa integrazione per ristrutturazione, e dunque con una data di inizio e una di rientro in fabbrica, o se, come temiamo visto che nessuno ha parlato di scadenze e rientri, una cassa per crisi, alla fine della quale i lavoratori si troverebbero fuori dalla manifattura».

Brutta aria sulla storica azienda di Sesto. L´incontro di giovedì ha portato, insieme all´annunzio di casa integrazione, anche una serie di altre notizie allarmanti. La più clamorosa delle quali è la proposta ai lavoratori di schierarsi al fianco dell´azienda in un´imprevista richiesta al Comune di rovesciare i patti. Se finora l´accordo era che entro il 2010 la Ginori avrebbe dovuto costruire il nuovo stabilimento per poter abbandonare l´attuale e costruire, nell´area ancora libera intorno a quest´ultimo, le abitazioni che aveva chiesto di poter fare, adesso si tratterebbe di rovesciare il percorso: prima si fanno le case per poter finanziare lo stabilimento. «Proposta evidentemente inaccettabile per il sindacato e le rsu - continua Paoli - E tale da aprire la strada alla speculazione edilizia e alla definitiva chiusura della Ginori. E´ facile immaginare che il gruppo Pagnossin (il gruppo di Carlo Rinaldini che è proprietario della Ginori, ndr.) farebe le case e scorderebbe lo stabilimento».

Lievitano tra i lavoratori i sospetti che l´attuale proprietà della manifattura di porcellane non abbia in mano tanto un piano di sviluppo quanto uno di liquidazione che «potrebbe portare in breve tempo alla chiusura di un marchio prezioso che ha tutte le potenzialità per essere rilanciato», come spiegano le rsu cui l´azienda, sempre durante la discussione sul piano industriale, ha spiegato di avere debiti con le banche per 20 milioni di euro, altro che spendere per costruire il nuovo stabilimento. «Meglio secondo loro contenere i costi diminuendo il personale e finanziare lo stabilimento con l´edilizia privata che l´amministrazione di Sesto ha sempre dichiarato di non volere autorizzare prime di aver visto le mura e i tetti del nuovo edificio in cui l´azienda possa trasferirsi», commentano le rsu.

Il sindaco diessino Gianni Gianassi si schiera a difesa dei posti di lavoro. «Di fronte alle notizie che indirettamente ho avuto sull´avvio delle procedere per la cassa integrazione straordinaria per dipendenti della Ginori non posso che confermare la mia solidarietà ai lavoratori, constatando, una volta di più, che tale decisione è arrivata senza che la proprietà dell´azienda fornisse alcuna ipotesi di rilancio industriale». Lunedì Gianassi incontrerà le rsu e le organizzazioni sindacali per fare insieme il punto della situazione. Nel frattempo ieri i lavoratori della Ginori hanno scioperato e si sono riuniti in assemblea dove hanno deciso, in segno di protesta contro la cassa integrazione, di continuare con le fermate a scacchiera sul lavoro in modo da fermare la produzione.

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CRISI ALLA RICHARD GINORI

Ieri assemblee e scioperi. Oggi i lavoratori vanno dal sindaco di Sesto

da l'Unità 20/5/06

Tensione ancora alta in Richard Ginori. Nell’assemblea cui hanno partecipato ieri mattina lavoratori e sindacalisti sono state decise due ore di sciopero, che si sono andate a sommare all’ora già programmata. Altre tre ore a braccia incrociate quindi, che si vanno a sommare alle 90 degli ultimi due mesi.

Ma le lotte dei lavoratori non sembrano sufficienti a colmare la distanza che separa le richieste delle parti sociali dai piani della società. I nodi intorno a cui si continua a discutere sono tre: Modalità di cassa integrazione, piano di investimenti e la costruzione di un nuovo stabilimento. Per quanto riguarda la Cigs i lavoratori si dicono pronti ad accettarla solo se finalizzata ad un reintegro in azienda. Il secondo punto riguarda gli investimenti, «senza nuovo denaro - dicono i sindacati - saremo destinati a chiudere». 

Infine c’è il tema del nuovo stabilimento: i Pagnossin vorrebbero costruire prima un complesso residenziale e solo successivamente la nuova fabbrica, ma i sindacati si oppongono. «Troppe volte - commenta Luca Paoli di Filcea Cgil - i lavoratori in situazioni come questa si sono ritrovati con niente in mano. Gli imprenditori realizzano super profitti con la speculazione edilizia e poi non costruiscono nessuna fabbrica».

Intanto per lunedì è previsto uno sciopero articolato che bloccherà la produzione. Sempre nella stessa mattinata i rappresentanti delle parti sociali saranno ricevuti in Comune a Sesto Fiorentino dal sindaco Gianassi.al.sch.

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RICHARD GINORI Ieri mattina, dopo l’annuncio in assemblea della cassa integrazione, la rabbia scoppia improvvisa

Sciopero a sorpresa

da la Nazione 20/5/06

La rabbia è scoppiata improvvisa e incontenibile ieri mattina da parte dei lavoratori della Richard Ginori di Sesto poco dopo l'annuncio in assemblea, convocata per le 8,30 che l'azienda aveva chiesto di gestire attraverso la cassintegrazione i 109 esuberi già annunciati nel nuovo piano industriale.

L'assemblea è stata quasi subito interrotta, è stato proclamato all'unanimità uno sciopero immediato, e i lavoratori sono scesi in strada, a manifestare davanti ai cancelli della fabbrica, per rendere esplicito il loro disagio e la loro rabbia per una vertenza che va avanti con un tira e molla inconcludente da mesi. «Siamo stufi dell'atteggiamento di questa proprietà — hanno urlato ieri i lavoratori della Ginori — che tutti quanti giudicano poco incline al rilancio dell'azienda. Una proprietà impegnata piuttosto con manovre finanziarie a far quadrare i conti in rosso di Pagnossin, la capogruppo».

Per tutta la mattinata i lavoratori hanno manifestato davanti ai cancelli di viale Giulio Cesare impedendo l'ingresso e l'uscita delle merci e dei carichi ei fornitori. Già nelle prossime ore riprenderà l'attività dei sindacati per tentare di rendere ancora più forte e solidale il clima di sostegno che a Sesto e non solo circonda la vertenza Ginori. In apertura di una settimana forse decisiva per il futuro di Ginori, con la scadenza, il giorno 22, dei termini dell'offerta di Starfin per rilevare la maggioranza delle azioni quotate in Borsa, lunedì mattina le rappresentanze sindacali si vedranno con il sindaco Gianni Gianassi, che si è già molto esposto sulla vicenda. E che ieri ha fatto sapere nuovamente che «di fronte alle notizie uscite sui giornali sull'avvio delle procedere per la cassa integrazione straordinaria per dipendenti della Ginori, non posso che confermare la mia solidarietà ai lavoratori dello stabilimento di viale Giulio Cesare, constatando - una volta di più - che la decisione della proprietà è arrivata senza che l'azienda fornisse alcuna ipotesi di rilancio industriale né di nuovi assetti societari». F.C.

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Incertezza sulla durata del provvedimento per i 109 esuberi. Oggi l’assemblea e sciopero

Ginori, arriva la «cassa»

Scade a giorni l’offerta della finanziaria Starfin per la storica azienda

da la Nazione 19/5/06

SESTO FIORENTINO — La Richard Ginori intende ricorrere alla cassintegrazione speciale per gestire i 109 esuberi annunciati tre settimane fa. Questa la decisione dell’azienda, comunicata nella tarda mattinata di ieri ai sindacati, nelprimo incontro avuto con le parti sociali, dopo il piano industriale ‘lacrime e sangue’ presentato dall’amministratore Dal Bò qualche giorno fa. «Proseguendo nell’incredibile prassi di fornire notizie delicate e sensibili come quelle che riguardano i posti di lavoro e la vita delle persone col contagocce e con poca chiarezza – commentano i sindacati — ancora una volta l’azienda non ha fatto sapere se la cassintegrazione sarà a zero ore, a rotazione, o per la durata di un anno, come peraltro molti temono». «Apriremo la procedura nei prossimi giorni, forse già nella prossima settimana», hanno spiegato i manager di Ginori ai sindacati.

Stamani i lavoratori della storica manifattura di porcellane di Sesto Fiorentino sono convocati in assemblea e attueranno intanto uno sciopero di un’ora.
Dopo due anni di tribolazione, la vertenza Ginori sembra ancora ai blocchi di partenza, con un’azienda che pare non avere le idee troppo chiare, sofferente per i debiti propri e per la situazione finanziaria della capogruppo, la veneta Pagnossin.

Dopo aver cambiato quattro amministratori nel giro di poco più di un anno, e aver presentato un piano industriale, nel novembre scorso, che sembrava preludere ad un vero rilancio, l’azienda ha nuovamente scompigliato le carte, cambiando gli uomini al vertice, e azzerando il piano industriale, impostandone uno nuovo basato sull’idea di raddoppiare la produzione attuale di Ginori, portandola da 3,5 milioni di pezzi all’anno a 7 milioni di pezzi, ma contemporaneamente facendo scendere il numero di lavoratori da 370 a 250. In tutto questo clima di incertezza si inserisce anche l’idea di trasferire la fabbrica, senza però indicare alcuna area specifica. «Questo tira e molla va avanti da troppo tempo e l’azienda è ormai sull’orlo del collasso» proseguono i sindacati. In questo contesto si contano le ore per arrivare alla scadenza, fissata per il 22 maggio, della validità dell’offerta depositata dalla finanziaria Starfin alla Consob per acquisire, con 29 milioni di euro, la maggioranza delle azioni della Richard Ginori. L’attuale proprietario, Carlo Rinaldini, scommette di trovare i soldi per ridare fiato ai conti Ginori e sembra intenzionato a respingere al mittente l’offerta, avendo trovato un alleato in una importante banca tedesca, mentre il pool di banche italiane che l’ha sostenuto finora sembra intenzionato a tirarsi indietro.F.C.

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Ginori: per ripianare il bilancio c’è solo il taglio del personale
La proprietà ammette: non ci sono soldi per il nuovo stabilimento
Serve una ricapitalizzazione da 30 milioni. Oggi assemblea coi lavoratori

di Francesco Sangermano/ Firenze sull'Unità 19/5/06

L’UNICA CERTEZZA è che stamani sciopereranno di nuovo. Un’ora, dalle 8.30 alle 9.30. Poi sindacati e lavoratori si riuniranno in assemblea all’interno dello stabilimento. Il futuro della Richard Ginori di Sesto Fiorentino, invece, è un enorme punto interrogativo.Perché l’incontro di ieri tra i rappresentanti dell’azienda capeggiati dall’amministratore delegato Domenico Dal Bò e le organizzazioni sindacali di fatto non ha portato alcuno sviluppo positivo della vertenza. 

«Dobbiamo informare i lavoratori in assemblea - si limita a dire Luca Paoli - parlare con loro e decidere insieme come comportarci. Aspettiamo anche alcune conferme da parte dell’azienda ma di certo non ci sono sviluppi positivi».
Su cosa le parti si siano dette nel corso dell’assemblea trapela per ora soltanto qualche indiscrezione. Che conferma, però, tutti gli elementi di negatività già espressi dal sindacato dopo la presentazione del piano industriale. «Il dato vero che emerge - spiega Massimo Guerranti della Femca Cisl - è che l’azienda pensa di far fronte ai problemi finanziari soltanto attraverso la riduzione di personale. Ma è chiaro a tutti che questo non può bastare per ripianare i 30 milioni di debito che ha Rinaldini».

La situazione, dal punto di vista dei conti, è davvero difficile. Da quanto emerge da chi vive la realtà della storica fabbrica di porcellana, infatti, allo stato attuale mancano perfino i fondi per procedere alla manutenzione ordinaria. Non solo. Nell’incontro di ieri, infatti, sarebbe emersa in tutta la sua drammaticità l’ammissione da parte della proprietà di non avere a disposizione le risorse per procedere alla realizzazione del nuovo stabilimento programmato nel piano industriale. Ed è altresì impensabile che i soldi risparmiati con gli esuberi di personale possano sbloccare qualcosa in tal senso. Senza contare ciò che i sindacati ripetono ormai da settimane: «Se si procedesse a oltre 100 licenziamenti l’azienda sarebbe presto destinata a chiudere». Stando alle ultime indiscrezioni, però, l’azienda non sarebbe interessata, nell’immediato, a procedere alla mobilità quanto piuttosto alla cassa integrazione straordinaria.

C’è però un altro punto su cui i sindacati vogliono fare chiarezza: ci sono compratori seri interessati alla Ginori? L’unica offerta sul tavolo, al momento, è quella di Starfin pari a 29 milioni di euro (il debito di Rinaldini è di 30) ma per il momento la proprietà non la ritiene sufficiente. Il nodo sta quindi nel capire come potrebbe evolvere, entro la fine del mese, questa questione. Un dilemma non da poco perché i sindacati, per assurdo, potrebbero trovarsi a trattare oggi con un soggetto che già domani potrebbe non esserci più. Nella speranza che un eventuale nuovo socio (il cui primo compito dovrebbe essere quello di procedere a una ricapitalizzazione da 30 milioni di euro) decida di rilanciare seriamente una fabbrica non certo decotta e che rappresenta un pezzo di storia della manifattura italiana.

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Ginori, il giorno della verità
Oggi nuovo incontro tra sindacati e proprietà
da l'Unità 18/5/06

LA MOBILITAZIONE va ormai avanti da diverse settimane. Ma quella di oggi, per i lavoratori della Richard Ginori di Sesto Fiorentino. sarà la giornata in cui davvero potrebbero capire qualcosa di più sul futuro loro e dell’intera azienda. A seguito della presentazione del piano industriale (contenente la volontà di procedere a 109 esuberi) le parti si erano infatti aggiornate a un nuovo incontro. Quello, appunto, previsto per questa mattina. 

«Noi andiamo all’incontro con una serie di proposte per correggere il piano industriale - spiega Luca Paoli, segretario fiorentino della Filcem-Cgil - Abbiamo costruito una quarantina di riflessioni, considerazioni e proposte per ribattere e integrare le varie questioni del piano. La cosa che più ci proeccupa è che in 120 pagine non c’è una riga sui possibili investimenti futuri o su azioni da intraprendere sul piano commerciale che, alla fine dei conti, è il vero presupposto per il rilancio».

Su tutto pesa poi l’incertezza relativa alla possibile vendita da parte di Rinaldini. «È complicato trattare con qualcuno che oggi c’è e domani chissà» chiosa Paoli. Che prevede un futuro molto delicato. «Noi continueremo a muoverci per la nostra strada - spiega - ma se domani (oggi, Ndr) non avremo risposte adeguate il passaggio sindacale rischia di morire prima di nascere. Dubito che ci verrà dato mandato a trattare senza un piano di rilancio serio. Di certo non siamo disposti a fare sacrifici per Rinaldini».

Ieri, intanto, anche i consiglieri regionali del Pdci Luciano Ghelli e Eduardo Bruno hanno aderito all’appello lanciato nei giorni scorsi per salvare la Richard Ginori, promosso dal presidente del Consiglio regionale Riccardo Nencini. f.san.

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IL CASO La decisione nelle prossime ore

Richard Ginori Si fanno avanti anche i tedeschi

 di Franco Calamassi sulla Nazione 17/5/06

A pochi giorni dalla scadenza dell'offerta consegnata alla Consob da parte di Starfin, si fa tutta in salita la strada per acquistare la maggioranza delle azioni e il controllo della Richard Ginori.
Nella battaglia tutta finanziaria e senza esclusione di colpi in corso per il controllo della storica manifattura di Doccia, titolare di un marchio prestigioso e famoso in tutto il mondo, Carlo Rinaldini, attuale proprietario, sembra aver segnato un punto a suo favore.

L’intervento straniero
Gli ambienti finanziari scommettono infatti sull'intervento e la discesa in campo di una importante banca tedesca a fianco dell'attuale proprietà di Ginori e di Pagnossin. Per far fronte alle impellenti necessità finanziarie Pagnossin, proprietaria di Ginori, ha in corso una richiesta di liquidità sul mercato. L'importante istituto finanziario si sarebbe reso disponibile a dare fiducia all'attuale managment e ai suoi programmi.
Questo da un lato darebbe fiato alla gestione finanziaria di Ginori, e dall'altro metterebbe fuori gioco l'offerta di Starfin di rilevare la maggiorana delle azioni Ginori con un esborso iniziale di 29 milioni di euro e una successiva opa totalitaria.
Le prossime ore saranno decisive, perché l'offerta della finanziaria Starfin scade il prossimo 22 maggio. La notizia certamente non fa piacere a sindacati, lavoratori ed istituzioni locali, che guardano di buon occhio alla possibilità di un ricambio al vertice.

Un parere pessimista
Intanto a prendere posizione è il consigliere di An Domenico Leggiero: «Se le voci che vogliono una banca tedesca scendere in campo in soccorso di Rinaldini fossero vere, questo non farebbe che prolungare l'agonia della Ginori, perché adesso più che mai è importante smascherare il gioco di chi intende fare soldi solo attraverso una valorizzazione immobiliare dei terreni di viale Pratese, senza curarsi del rilancio produttivo dell'attività».

Città più coraggiosa
A istituzioni e sindacati, e anche ad alcune forze di opposizione a Sesto, chiediamo più coraggio per difendere questa importante risorsa economica del territorio».

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Politici e uomini di cultura insieme per la Ginori

Francesco Sangermano sull'Unità 16/5/06

Non una semplice fabbrica. Non una semplice vertenza sindacale. La Richard Ginori è e deve essere qualcosa di più. «Una manifattura artistica, un pezzo di storia toscana e italiana. Perché è così, e solo così, che la storica fabbrica di Sesto Fiorentino potrà essere salvata dal decadimento e rilanciata».

È questo il cuore dell’appello lanciato da politici e uomini di cultura toscani in un momento particolarmente difficile per l’azienda di porcellana dove sono stati previsti 109 esuberi su 370 dipendenti totali. L’appello, nato da un’idea del presidente del consiglio regionale Riccardo Nencini insieme ai sindacati e alla Rsu, è stato presentato ieri mattina e conta già su alcune firme molto prestigiose. Nell’elenco dei primi firmatari compaiono infatti quelle dello storico Franco Cardini, della direttrice del museo dell’Accademia Franca Falletti, della direttrice del museo del Bargello Beatrice Strozzi, del sovrintendente del polo museale fiorentino Antonio Paolucci e degli scultori Igor Mitoraj e Giuliano Vangi. Tra i politici si sono invece fatti avanti anche Franco Giordano (Prc), Stefano Boco (Verdi), Riccardo Migliori (An), Ermete Realacci (Margherita) e Denis Verdini (Forza Italia) ma nei prossimi .

«La Richard Ginori - ha affermato Nencini - è da più di tre secoli ambasciatrice della Toscana nel mondo e non è un caso se i suoi pezzi sono esposti nei più importanti musei. Per questo è importante che in suo favore si mobilitino non solo i sindacati ma anche il mondo della cultura e della politica, in maniera completamente trasversale». Concetti rafforzati da Beatrice Strozzi che ha sottolineato come l’azienda di Sesto sia «una istituzione culturale straordinaria prima ancora che una semplice fabbrica» mentre Franca Falletti ha aggiunto che «non possiamo permetterci di perderla e con questo appello dobbiamo aiutarla a riacquistare il suo ruolo».

Il testo dell’appello cone le modalità di adesione, gli aggiornamenti sulla vertenza sindacale in corso e gli altri modi per dare il proprrio sostegno ai lavoratori saranno visibili on line dalla prossima settimana sul sito www.laginorisiamonoi.net. Giovedì, invece, i sindacati hanno ricordato che avrà luogo un nuovo incontro con l’azienda per discutere il piano industriale.
«Senza un vero piano di rilancio e senza investimenti nuovi che non si autofinanzino con la riduzione del personale - hanno commentato Alessandro Bianchi della Femca-Cisl e Luca Paoli della Filcem-Cgil - non ci sono concrete prospettive sul futuro dell’azienda. Se si pensa solo alla possibile redditività di uan speculazione finanziaria sull’immobile la Ginori è destinata a morire in breve tempo».

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ECONOMIA

15/05/2006

Politica e arte mobilitate per la Richard Ginori
Presentata in Consiglio regionale la petizione a sostegno dei lavoratori dell’azienda di Sesto Fiorentino. Nencini: “La Richard Ginori non è solo un patrimonio toscano, appartiene alla cultura artistica di tutto il mondo”

da Il Parlamento della Toscana

La mobilitazione dei lavoratori della Richard Ginori, contro i 109 esuberi previsti dal piano industriale aziendale, è approdata in Consiglio regionale. Il presidente Riccardo Nencini si è infatti oggi reso promotore di un appello a difesa della storica azienda di Sesto Fiorentino, che ha subito trovato numerosi consensi all’interno del mondo della politica, dell’arte, dell’industria, dell’economia e dei sindacati. “Siamo di fronte a un’azienda che da quasi tre secoli è ambasciatrice della Toscana nel mondo – ha dichiarato Nencini – e che per questo non può essere considerata solo un patrimonio della nostra regione, ma come appartenente alla cultura artistica dell’intera umanità. Per questo le iniziative per salvaguardare la tradizione aziendale e i lavoratori devono necessariamente iniziare a uscire fuori dai nostri confini”. La Richard Ginori è infatti una delle più antiche industrie italiane che ha saputo nel corso dei secoli coniugare la produttività all’alta qualità dei manufatti, che, conosciuti in tutto il mondo, sono oggi presenti in tutte le maggiori collezioni di porcellane. “Il patrimonio storico artistico della Richard Ginori, che è tuttora proprietà dell’azienda, è incalcolabile e inalienabile - ha ricordato la Direttrice del Museo del Bargello Beatrice P. Strozzi – ma non per questo si può ridurre l’azienda a museo, separandola dalla linfa vitale della produttività”. 

Molti anche i rappresentanti sindacali intervenuti in conferenza che hanno sottolineato all’unanimità l’ottima salute di cui gode l’azienda e la sua enorme capacità produttiva. “Non possiamo permettere che la Richard Ginori rimanga una vertenza sindacale o sia ridotta a una questione di esuberi perché scomparirebbe nel giro di tre-quattro anni – ha sottolineato il segretario della Filcem Cgil Firenze Luca Paoli. E’, per questo, nostro dovere far arrivare la vicenda all’attenzione del Parlamento e delle massime cariche dello Stato”. Tra gli altri interventi quelli di Franca Falletti, direttrice del Museo dell’Accademia; Alessandro Bianchi Cisl Firenze; Augusto Maionchi segretario provinciale Uil Firenze; Giovanni Nencini Rsu Cgil. Tra i firmatari anche il soprintendente del Polo Museale Antonio Paolucci, lo storico Franco Cardini e una rappresentanza politica di livello nazionale trasversale ai partiti: oltre a Riccardo Nencini e Luciano Ghelli, capogruppo PdCI in Consiglio regionale, anche il senatore dei Verdi Stefano Boco, il deputato UDC Francesco Bosi, il deputato di AN Riccardo Migliori, il deputato della Margherita Ermete Realacci, il deputato di Rifondazione Comunista Mario Ricci, il deputato della Rosa nel Pugno Lanfranco Turci, il deputato DS Michele Ventura e il deputato di Forza Italia Denis Verdini. Da lunedì prossimo sarà possibile consultare e scaricare la petizione dal sito internet www.laginorisiamonoi.net (fm)

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RICHARD GINORI In consiglio regionale

Mobilitazione di politici e artisti «Bisogna salvarla»

da la Nazione 16/5/06 di Sandra Nistri

“La Ginori non è un patrimonio solo di Sesto o della Toscana ma, nei suoi quasi tre secoli di vita, è stata un’ottima ambasciatrice dell’Italia nel mondo, perciò in questo momento difficile occorre tutti stare vicini a questa azienda”. Sta in queste parole, pronunciate ieri mattina dal presidente del consiglio regionale Riccardo Nencini, il senso dell’appello che personalità dell’arte, della cultura, della scienza ed esponenti di partiti politici di opposti schieramenti hanno lanciato per scongiurare il ridimensionamento, o peggio la chiusura, della storica manifattura. 

Fra i primi firmatari lo storico Franco Cardini, l’artista Sandro Chia, le direttrici del Museo dell’Accademia e del Museo del Bargello Franca Falletti e Beatrice Strozzi, la stilista Regina Schrecker solo per citarne pochi. Il fronte politico è assolutamente “bipartisan”: con Nencini si schierano infatti, tra i molti altri, il senatore verde Stefano Boco, il deputato Udc Francesco Bosi, i deputati An e Forza Italia Riccardo Migliori e Denis Verdini, gli onorevoli Ermete Realacci (Margherita) e Michele Ventura (Ds). In arrivo anche l’adesione del nuovo segretario di Rifondazione Franco Giordano. Personalità dell’arte e della politica unite per scongiurare - si legge nell’appello- “la chiusura di questa azienda che significherebbe privare Firenze, la Toscana, l’Italia di un pezzo importante della loro storia, espropriare tutti noi di una parte della nostra identità. La scomparsa di questo storico stabilimento o il vederlo ridotto ad un’ entità commerciale, in cui lavorazioni ad alto contenuto professionale ed artistico rimarrebbero solo come testimonianza delle produzioni che furono, magari ad uso e consumo dei turisti, significherebbe impoverire il nostro territorio, di una esperienza unica e irripetibile”. 

Alla presentazione del documento in Palazzo Panciatichi sono intervenuti anche i sindacati e le Rsu Ginori: “L’appello- ha detto fra l’altro Giovanni Nencini delle Rsu- sarà in rete a partire dalla prossima settimana sul sito www.laginorisiamonoi.net e sarà possibile dare sostegno ai lavoratori Ginori e conoscere le iniziative per cercare di salvare l’azienda”. “La Ginori- ha concluso Luca Paoli Filcea Cgil- non può rimanere solo una vertenza, altrimenti rischia di scomparire nell’arco di tre, quattro anni”. La preoccupazione- espressa da Alessandro Bianchi Femca Cisl- è invece “che purtroppo la proprietà punti all’operazione immobiliare legata allo stabilimento e che ci sia dunque poco interesse al rilancio della produzione della manifattura”.

 

RICHARD GINORI E’ il primo dopo la presentazione del piano
Giovedì l’incontro tra aziende e sindacati

È fissato per giovedì prossimo il primo incontro fra azienda e sindacati per discutere nel merito della vertenza della Richard Ginori 1735 di Sesto Fiorentino. L’incontro è il primo dopo la presentazione del piano industriale da parte della proprietà della manifattura, e l’annuncio della presenza di 109 esuberi. Nei giorni scorsi il clima attorno alla vertenza si è molto surriscaldato, con i sindacati che hanno tentato di portare all’attenzione generale il destino di una manifattura a cui la proprietà sembra guardare oggi solo in funzione delle opportunità di valorizzazione immobiliare dei terreni sui quali è insediata.
«Abbiamo comunque deciso di non eludere il confronto e di essere presenti e attivi ai tavoli della trattativa» fanno sapere i sindacati di categoria, che hanno avuto un paio di settimane per studiare nei dettagli il piano industriale messo a punto dall’amministratore Dal Bò. Nodo centrale, oltre agli esuberi, è la strategia per il rilancio dell’azienda: «A nostro parere la strada dell’industrializzazione forzata della Ginori, con l’idea di produrre il doppio di pezzi con la metà di personale, è completamente assurda – sostengono i sindacati – ed altro non è che l’anticamera al definitivo affossamento dell’azienda».
Franco Calamassi

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IL CASO
Appello dei sindacati e dei lavoratori
Assemblea in piazza "Salvare la Ginori"

ILARIA CIUTI su la Repubblica 13/5/06

«SALVIAMO tutti insieme la Ginori», è l´appello lanciato giovedì sera durante un´affollata assemblea sotto le stelle, in piazza Ginori a Sesto, dai sindacati e dai lavoratori della Richard Ginori, la storica azienda dove sono stati dichiarati dalla proprietà a rischio 109 posti di lavoro e dove i dipendenti temono che questo non sia altro che un inizio. Coniugano i licenziamenti annunciati con le incertezze sul nuovo stabilimento da costruire e si preoccupano che il primo dimagrimento altro non sia che l´imbocco di una strada che potrebbe portare alla chiusura della produzione. 

All´assemblea, cui partecipavano anche il pievano e il sindaco Gianassi di Sesto, i lavoratori hanno raccontato le loro vicende e hanno chiesto ai cittadini di stare loro accanto. «Salvare la Ginori deve diventare una sfida di tutta la città e non solo una vertenza sindacale. Anzi deve diventare una sfida italiana», hanno detto.

«In quest´ultimo senso un primo passo è già stato fatto - spiega Luca Paoli della Cgil - con l´iniziativa della Regione che il presidente del consiglio regionale Nencini ci presenterà lunedì», Ovvero una raccolta di firme, una lista preannunciata come lunghissima, di parlamentari e di personalità della cultura, dell´economia, della politica, del sindacato e dell´industria in difesa dell´azienda di porcellane nota a livello nazionale e internazionale. L´appello, si spiega in Regione, è «per difendere il posto di lavoro dei dipendenti della Ginori, ma anche per far sopravvivere una delle più antiche industrie italiane, conosciuta in tutto il mondo per l´altissima qualità del prodotto e con capolavori di porcellana che arricchiscono collezioni famose».

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GINORI / Ieri sera assemblea in piazza per fare il punto sulla dura e dolorosa vertenza

Don Nistri: «Piange il cuore vedere com’è stata ridotta»

di Franco Calamassi su la Nazione 13/5/06

Sesto Fiorentino si è stretta giovedì sera accanto alla Ginori e ai suoi lavoratori. Lo ha fatto con la manifestazione pubblica in piazza Ginori organizzata dai sindacati e alla quale hanno preso parte alcune voci della società civile. Accanto al sindaco Gianassi, significativa la presenza sul palco del pievano di Sesto, don Silvano Nistri. Davanti a circa 500 persone hanno preso la parola, fra gli altri, Biagio Anselmi, insegnante all'istituto d'arte, e Sandra Buti, che si è occupata di fare un tuffo nella storia per spiegare cosa l'azienda rappresenti per Sesto. 

A rompere il ghiaccio è toccato a Luca Paoli della Cgil: "Il piano industriale che ci è stato presentato altro non è che uno specchietto per le allodole - ha sintetizzato il sindacalista - chiediamo ai cittadini di Sesto di stare vicini alla Ginori in questo momento difficile perché senza la Ginori saremmo tutti più poveri. Abbiamo fatto uscire la vertenza dai confini aziendali, adesso vogliamo far uscire la questione dai confini sestesi e far diventare quella per la Ginori una vertenza nazionale". 

Il momento più intenso è stato certamente quando ha preso la parola don Silvano Nistri, che pur con qualche cautela ha avuto parole molto nette: " Se le città hanno un'anima - ha detto - l'anima di Sesto si chiama Ginori, che è stata una 'scuola' di solidarietà, di passioni politiche, di impegno sociale, di cooperazione Per chi come me ha visto la Ginori di 50 anni fa, e ha conosciuto ad esempio il reparto pittoria che era il fiore all'occhiello dell'azienda, a vederlo oggi piange il cuore. Oggi comunque, anche se si ha la sensazione di essere su un piano inclinato e che il tramonto sia quasi fatale, siamo tutti impegnati nella difesa di questa azienda. Viene da chiedersi perché alcuni prodotti del made in Italy abbiano tanto successo nel mondo e per la porcellana Ginori questo non possa accadere: forse anche l'imprenditoria toscana, e tutti noi, abbiamo delle responsabilità al riguardo".

In chiusura della serata, ha preso la parola il sindaco di Sesto, Gianni Gianassi. Lo ha fatto per ricostruire le vicende degli ultimi mesi, ma soprattutto per ribadire che per l'attuale proprietà, che in questi ultimi anni "ha dimostrato davvero scarsa affidabilità e credibilità, anche solo per i continui cambiamenti al vertice e azzeramenti di programmi, non c'è nessuno spazio per una speculazione edilizia gratuita. Le porte sono chiuse e resteranno chiuse". Poi Gianassi ha anche aggiunto che al contrario, esiste una "disponibilità del Comune a stare vicino ad azienda e lavoratori nell'ambito di un piano di rilancio e sviluppo condiviso e concordato".

GINORI / Le reazioni
«Come cittadini siamo feriti e indignati»

Umori, sensazioni, attese, ansie, aspettative e speranze dei lavoratori della Ginori giovedì sera si sono mescolate con quelli dei sestesi. E se è vero, come è vero, quanto ha detto il sindaco, che per fortuna Ginori è oggi solo una delle fabbriche del territorio, tuttavia il legame con il territorio resta fortissimo. "Io sono entrata in Ginori solo pochi anni - dice una ragazza trentenne - e pensavo di poter stare tranquilla, invece sono anni che viviamo nella incertezza, perché mi dicono che i problemi dell'azienda vengono da lontano".

A Sesto tantissimi hanno amici o parenti che hanno lavorato o lavorano alla Ginori: "Per noi vecchi sestesi - dichiara una signora sulla sessantina - la Ginori è l'essenza stessa della nostra storia. Pensare che adesso sia ridotta così male ci ferisce e ci indigna profondamente". "Io sono venuto in pensione dopo tanti anni alla Ginori - dice un uomo di quasi settant'anni - e ho vissuto altri momenti difficili. La Ginori ha sempre avuto una storia difficile: io spero che riesca a superare anche questa fase di incertezza. Magari passando di proprietà".

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SESTO FIORENTINO
Ginori, lo sciopero ferma il cda
Stasera manifestazione in piazza

da l'Unità 11/5/06

Alla Richard Ginori di Sesto Fiorentino gli scioperi proseguono. E ieri, in contemporanea con la riunione del consiglio d’amministrazione, i lavoratori si sono fermati tutti insieme per mezz’ora (oltre agli scioperi articolati che vanno avanti dalla scorsa settimana) “costringendo” Domenico Dal Bò e gli altri membri del cda a sospendere momentaneamente la seduta. Il tutto in attesa del grande appuntamento previsto per stasera coi lavoratori della Ginori che hanno invitato la popolazione di Sesto a partecipare a un dibattito pubblico in cui saranno spiegati i motivi addotti dalla proprietà per giustificare i 109 esuberi previsti dal piano industriale. f.s.

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Comunicato stampa e invito alla stampa

Contro i 109 licenziamenti annunciati alla Richard Ginori: Continuano le agitazioni delle maestranze

Domani, giovedì 11 maggio, la popolazione è invitata a un pubblico dibattito in Piazza Ginori

Oggi, in concomitanza con la riunione in azienda del cda, proseguono le interruzioni del lavoro programmate dalle Rsu.

La dura e complicata fase della trattativa rende sempre più evidente la mancanza di una filosofia industriale da parte della proprietà attuale.

Nel piano industriale, tanto puntiglioso nel dichiarare le carenze organizzative ed enumerare gli esuberi, mancano completamente le prospettive e gli investimenti per la Ginori che Dal Bò dice di voler salvare.

Le lavoratrici e i lavoratori della Ginori consci, con le Rsu e le organizzazioni sindacali, di giocare una partita sempre più pesante, si rendono conto di aver bisogno per vincerla dell'appoggio, oltre dei vari livelli istituzionali, della società civile in tutte le sue migliori espressioni.

Le ooss ,la RSU le lavoratrici e i lavoratori della Richard Ginori Invitano perciò la popolazione di Sesto F.no e zone limitrofe, le associazioni culturali, religiose e di volontariato presenti nel territorio e la stampa al dibattito pubblico di domani sera 11/05/06 che si terrà alle 21 in piazza Ginori per spiegare il piano dell'azienda e le contromisure che intendono adottare per la salvezza del sito produttivo attuale.

Sesto F.no 10/05/06

RSU RICHARD GINORI

FILCEM CGIL , FEMCA CISL, UILCEM UIL

Inviato a cura dell’Ufficio Comunicazione Centro Servizi Borgo dei Greci David Buttitta

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GINORI-Un giallo il trasferimento ipotizzato

Nuovo stabilimento pioggia di euro Niente per il terreno

da la Nazione 7/5/06

di Franco Calamassi
43 milioni di euro per costruire il nuovo stabilimento, ma non una lira per l’acquisto del terreno e per il pagamento di concessioni e oneri di urbanizzazione: si tinge di giallo la vicenda del trasferimento della manifattura Ginori ipotizzato nel piano industriale presentato nei giorni scorsi dalla proprietà e di cui via via emergono nuovi dettagli. 

Mentre lavoratori e sindacati raccolgono le adesioni per la manifestazione in piazza Ginori in programma giovedì prossimo, anche attraverso il presidio e volantinaggio svoltasi oggi al mercato, sembra essere il tempo la variabile che alla fine giocherà un ruolo decisivo nella partita in atto in questi giorni per il futuro Ginori. Che ha un contratto con Ginori Real Estate per il pagamento di un affitto di 120.000 euro l’anno fino al luglio 2010. 

Ma i proprietari di Ginori hanno dato assicurazione ai soci della Ginori Real Estate che entro il luglio 2010 i terreni di viale Giulio Cesare dovranno liberarsi per avviare una nuova operazione immobiliare. «Una previsione – dichiara Luca Paoli della Cgil - che è stata ritenuta a tal punto realistica da inserire negli accordi la previsione che dall’agosto 2010 l’affitto passerà da 120.000 euro all’anno a 125.000 euro al mese, fino al 2013. I tempi sono molto stretti per il nuovo stabilimento. Ma quello che è più strano è che nel piano sta scritto che a Ginori serve un’area di 90.000 metri quadrati per un investimento di 43 milioni. Ma in questo conto non sono previsti nè l’acquisto del terreno nè gli oneri di urbanizzazione, che i rappresentanti dell’azienda ci hanno detto ufficialmente che se li aspettano a costo zero dal Comune e senza contributi da pagare. Una procedura insolita. Il nuovo stabilimento è tarato su 250 persone rispetto alle 370 di adesso». 

Una situazione che ha innescato la presa di posizione dell’amministrazione comunale: «Il Comune non è un’agenzia immobiliare – dichiara il sindaco Gianni Gianassi - attraverso il consiglio comunale facciamo la programmazione del territorio per gli anni a venire, organizzando le aree e gli spazi. Che Ginori ci chieda di mettere a disposizione un terreno non l’abbiamo mai saputa e vorrei relegarla sullo sfondo delle cose curiose di cui tutta questa vicenda è infarcita. Anche se, trattandosi del destino di centinaia di famiglia e del futuro di una manifattura prestigiosa, servirebbe un approccio più serio. Detto questo noi siamo disponibili ad affrontare un ragionamento per garantire un futuro serio a questa fabbrica».

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Richard Ginori, la crisi e la beffa
Mentre i lavoratori della fabbrica di Sesto Fiorentino manifestano contro i tagli annunciati dall’azienda il suo spaccio va a gonfie vele con turisti da tutto il mondo che accorrono ad acquistare i suoi manufatti

LE DUE FACCE della medaglia si specchiano sui due lati della strada: da un lato i lavoratori che manifestano davanti allo stabilimento principale contro i 109 esuberi prospettati dalla proprietà, dall’altro la “Botteguccia” che ogni giorno produce affari per migliaia di euro

di Francesco Sangermano/ Firenze sull'Unità 6 Maggio 2006

Luca, Massimo, Rolando, Laura, Silvia. Eppoi Marco, Andrea, Chiara, Camilla. Alle 9 del mattino si sono seduti davanti all’ingresso della loro fabbrica. Ed hanno mischiato i loro nomi a quelli di altre decine e centinaia di lavoratori (in rappresentanza anche delle vicine Manetti, Sanchemical e Menarini) decisi a lottare con fermezza e decisione contro i propositi della proprietà di licenziare 109 dipendenti della Richard Ginori. Dalla presentazione del piano industriale contenente quella messe di esuberi (quasi un terzo del totale del personale) è passata una settimana. Da lunedì all’interno della storica fabbrica di porcellane di Sesto Fiorentini vanno avanti gli scioperi articolati. Mezz’ora a scacchiera, oggi per settore, domani per turno, domani l’altro per ordine alfabetico. Il risultato è che la produzione si ferma, i prodotti non vengono realizzati, il fatturato dell’azienda frena nella speranza che tutto questo serva da leva in una trattativa che si annuncia dura e difficile.


Tutta Sesto si mobilita per la «sua» Ginori
Tanta solidarietà dai cittadini mentre i lavoratori sfilano in corteo contro la richiesta dei 109 esuberi

«L’AZIENDA sembra sorda - sentenzia Luca Paoli, segretario fiorentino della Filcem-Cgil. Il piano industriale che ha presentato è studiato per le banche, non per i lavoratori. Il guaio è che i 109 esuberi sono l’inizio di una riorganizzazione che dovrebbe poi portare nel 2010 a trasferirsi in un nuovo stabilimento, che ad oggi non ha neppure il progetto, con al massimo 250 addetti (attualmente sono 370, Ndr). La realtà è che se questo piano passa il futuro dell’intera azienda è fortemente a rischio perché in gioco ci sono molteplici interessi diversi da quelli industriali veri».

Preoccupazioni che l’intera cittadina di Sesto Fiorentino ha, in questo periodo di lotta, fatto proprie. A cominciare dal sindaco Gianni Gianassi che ieri mattina si è seduto coi lavoratori della Ginori fuori dallo stabilimento. «È un segnale simbolico e politico importante - spiega Paoli - che dimostra quanto forte sia anche la preoccupazione delle istituzioni nei confronti di quello che sta succedendo». Non solo. Ad essere vicini ai lavoratori della Ginori sono anche, se non soprattutto, i cittadini di Sesto. «Più o meno direttamente - spiega Silvia Taddei della Rsu - tutti gli abitanti hanno avuto a che fare con questa fabbrica. E ora vivono quello che succede a noi anche un po’ come problema loro». Si stenterebbe a crederci se certe testimonianze d’affetto non fossero riscontrabili dal vivo. Come ieri mattina, quando i lavoratori hanno chiuso il sit in ed improvvisato un corteo per le vie della città. Nelle strade intorno alla fabbrica il traffico si è paralizzato ma nonostante questo automobilisti e semplici cittadini hanno applaudito al passaggio dei lavoratori e li hanno incitati ad andare avanti nella protesta.

E proprio in questa ottica le maestranze e le organizzazioni sindacali ritengono di dover allargare ancor di più il coinvolgimento della cittadinanza di Sesto Fiorentino e dintorni compreso Firenze stessa. «La Richard Ginori è un patrimonio da mantenere e valorizzare - dicono i rappresentanti sindacali - e vogliamo che la cittadinanza sestese viva questa trattativa e venga messa a conoscenza del famigerato piano industriale che, oltre ai tagli sul personale, non dice nulla sul futuro della realtà produttiva». Ecco perché ieri è stato lanciato un invito alla popolazione e alle associazioni culturali, religiose e di volontariato presenti nel territorio a partecipare a un dibattito pubblico che si svolgerà giovedì alle 21 in Piazza Ginori «nel quale spiegheremo anche le nostre posizioni e intenzioni». Altri momenti di informazione avverranno facendo un volantinaggio con presidio oggi al mercato, mentre continueranno in fabbrica gli scioperi articolati per rivendicare rispetto e dignità delle lavoratrici e lavoratori. «In questo senso - spiega Paoli - è giusto sottolineare un aspetto maturato all’interno della fabbrica. Quando abbiamo illustrato alle maestranze il piano industriale abbiamo ricevuto la richiesta spontanea di intensificare addirittura la portata degli scioperi». 

E così nei prossimi giorni non è escluso che la protesta si articoli su astensioni dal lavoro di un’ora (anziché di 30 minuti) in modo da bloccare in maniera ancora più efficace la produzione dello stabilimento. Il tutto in attesa di giovedì 18 quando le parti torneranno a incontrarsi per cercare di portare avanti una trattativa. «La nostra intenzione - conclude Paoli - è quella di rovesciare il concetto e far capire alla proprietà che la via per uscire dalla crisi non è quella degli esuberi ma quella degli investimenti». Francesco Sangermano 

LA CURIOSITÀ
Quella Botteguccia dall’altra parte della strada che non conosce crisi e soddisfa la voglia di bello di cinesi e giapponesi

L’ingresso è nascosto nel retro dell’edificio. Ci si accede dalla stessa strada che immette allo stabilimento principale. L’uno a destra, l’altro a sinistra. Un cancello di ferro bianco, un piazzale sterrato, quindi la porta d’ingresso. Per tutti, quella, è semplicemente la Botteguccia. È lì che finiscono gli “scarti” della Richard Ginori. Piatti, tazze, porcellane lavorate a mano di ogni tipo che hanno l’unico difetto di non essere perfetti. Difetti spesso impercettibili, a volte perfino invisibili all’occhio ingenuo del compratore medio. Tanto quanto basta, però, per venire declassati a “seconda scelta” o proprio a scarti. La Botteguccia, alla faccia della crisi che induce la proprietà ad annunciare 109 esuberi nel piano industriale, ogni giorno si riempie di clienti. Giapponesi e cinesi, soprattutto, che certe meraviglie nelle loro fabbriche dove il lavoro costa niente possono solo sognarle. Ma anche italiani, gente del posto o gente che arriva da fuori Firenze se non fuori Toscana. Chi si sceglie un vassoio, chi le tazze da the o da caffè, chi un intero servito di piatti. «Le macchine, soprattutto degli stranieri, arrivano vuote e ripartono cariche di roba» racconta chi vive ogni giorno quella realtà. In un anno la Botteguccia fattura oltre un milione di euro e non passa giorno che non sia piena zeppa di gente. Ieri non ha fatto differenza. Finite le tre ore di protesta le porte si sono riaperte e la Botteguccia si è subito riempita. Ed ha ricominciato, immediatamente, a vendere le sue meraviglie di porcellana. f.san.

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Proteste contro i 109 licenziamenti annunciati
Ginori in sciopero sit in ai cancelli insieme al sindaco

da La Repubblica 6/5/06

HANNO scioperato dalle 8 alle 11, hanno fatto due sit in davanti ai cancelli, applaudito il sindaco di Sesto, Gianassi, che si è seduto con loro, accolto delegazioni dalle altre fabbriche - Menarini, Manetti, Sun Chemicals - fatto un corteo in città. I lavoratori della Richard Ginori, dove il piano industriale dell´azienda prevede 109 licenziamenti, non vogliono cedere. 

«La Ginori siamo noi. Non sono le speculazioni edilizie né i debiti finanziari del signor Rinaldini (il proprietario, ndr), né questo piano industriale o le false promesse di nuovo stabilimento», questo lo slogan degli operai. Con loro anche la neo onorevole diessina Marisa Nicchi: «Dobbiamo impegnarci tutti insieme, lavoratori, sindacati, rappresentanti della politica, per scongiurare tutti i licenziamenti nell´hinterland fiorentino». Giannassi dichiara: «Il sindaco di Sesto sa da che parte stare, per questo è qui con i lavoratori. Auspicando un confronto con l´azienda che parta dal mantenimento dell´occupazione e dello stabilimento».

Uno stabilimento che la Ginori, costretta a sgomberare entro il 2010, deve per forza costruire fare se vuole vivere ma che i lavoratori, citando il piano industriale, accusano l´azienda di voler fare «solo se l´amministrazione darà terreno, oneri e concessioni gratis». Ce n´è abbastanza, spiegano, da sospettare che i 109 messi fuori siano solo l´anticamera della «futura riduzione a piccolo ufficio commerciale con la produzione mandata fuori Italia». Da lunedì si continua a scioperare a scacchiera, fino all´assemblea pubblica di giovedì 11, in piazza Ginori alle 21, cui parteciperà anche il pievano di Sesto. Scioperi ieri anche alle sedi Getronics di Firenze, Pisa e Siena, in acordo con la mobilitazione nazionale che dice «no ai centinaia di licenziamenti minacciati e sì al rilancio dell´azienda».(i.c.)

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VERTENZA I confini della trattativa si allargano

Ginori, sit-in e corteo Protesta oltre i cancelli

da La Nazione 6/5/06

Far uscire la vertenza dai confini aziendali e coinvolgere quanto più possibile tutto il territorio, e la città di Sesto in primo luogo, nella battaglia a difesa della Richard Ginori e dei 109 posti di lavoro minacciati dal piano industriale. È con questo spirito che ieri a Sesto si è svolta una intensa giornata di lotta, segnata la mattina a partire dalle 8 da un sit-in di protesta davanti ai cancelli della fabbrica e poi da un rumoroso corteo che si è snodato per le vie della città. Anche il sindaco di Sesto, Gianni Gianassi, ha partecipato al presidio di protesta davanti ai cancelli organizzato dai lavoratori, dalla Rsu e dai sindacati confederali. «Davanti alla mancanza di qualsiasi dibattito tra proprietà e lavoratori - ha dichiarato Gianassi - le istituzioni sestesi sanno da che parte stare. Per questo sono venuto ai cancelli della fabbrica, auspicando la ripresa di un confronto che parta dal mantenimento dello stabilimento nel nostro comune e del livello di occupazione».

«Dai lavoratori è arrivato un altro secco no a questo piano industriale che mira a smantellare la Ginori - ha commentato ieri mattina Luca Paoli della Cgil - Si tratta di un piano assolutamente incoerente con il rilancio dell’azienda, e conferma i veri interessi, che sono immobiliari e speculativi. Hanno cercato di dare un messaggio rassicurante alle banche, dicendo che si può produrre il doppio con un terzo di lavoratori in meno: 7 milioni di pezzi all’anno contro i 3 e mezzo attuali, con 109 persone di meno. Ma da questo punto di vista intendiamo rendere evidente che non daremo spazio a scorciatoie di questo tipo».

Nello sforzo di lavoratori e sindacati di allargare quanto più possibile il coinvolgimento della cittadinanza, e nella convinzione che la Richard Ginori rappresenti un grande valore storico, culturale ed industriale in Italia e nel mondo, per la prossima settimana, l’11 maggio, è in programma alle 21 un’assemblea pubblica in piazza Ginori. Altri momenti di informazione avverranno con un volantinaggio e un presidio di lavoratori domani al mercato di Sesto, mentre anche la prossima settimana continueranno gli scioperi.
Franco Calamassi

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Comunicato stampa

 

Contro i 109 licenziamenti annunciati :

un’altra giornata di mobilitazione alla Richard Ginori

Annunciato per giovedì 11 maggio un pubblico dibattito

Sesto F. venerdì 5 maggio 2006:

Ancora una giornata di lotta alla Richard Ginori, le maestranze, dopo un sit-in davanti all'ingresso della fabbrica a dimostrazione della ferma volontà di salvaguardare il futuro della storica azienda ed il posto di lavoro, sono uscite in corteo nelle vie adiacenti.

In questa trattativa dura e complicata da molteplici interessi diversi da quelli industriali veri, le maestranze e le organizzazioni sindacali ritengono di dover allargare quanto più possibile il coinvolgimento della cittadinanza di Sesto Fiorentino e dintorni compreso Firenze stessa.

Siamo convinti che la Richard Ginori rappresenti un grande valore storico, culturale ed industriale in l’Italia e nel mondo.

Fin'ora tale valore che è la capacità delle maestranze di saper coniugare buon gusto e operosità ha sempre risollevato le sorti della fabbrica.

Il nome Richard Ginori è sinonimo di produzioni di grande pregio.

I lavoratori intendono ribadirlo nei confronti dell'attuale proprietà ad oggi unicamente e grettamente interessata all'aspetto finanziario e speculativo.

Le oo.ss e la RSU , proprio perché la Richard Ginori è un patrimonio da mantenere e valorizzare, vogliono che la cittadinanza sestese viva questa trattativa e venga messa a conoscenza del famigerato piano industriale che, oltre ai tagli sul personale, non dice nulla sul futuro della realtà produttiva.

Pertanto invitano la popolazione e le associazioni culturali, religiose e di volontariato presenti nel territorio ad un dibattito pubblico che si svolgerà l'11/05/06 alle 21 in Piazza Ginori, nel quale spiegheremo anche le nostre posizioni e intenzioni.

Altri momenti di informazione avverranno facendo un volantinaggio e presidio sabato 6/5 al mercato, mentre continueranno in fabbrica gli scioperi articolati per rivendicare rispetto e dignità delle lavoratrici e lavoratori.

RSU RICHARD GINORI

FILCEM CGIL , FEMCA CISL, UILCEM UIL

 

Inviato a cura dell’Ufficio Comunicazione Centro Servizi Borgo dei Greci David Buttitta

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Richard Ginori, dieci giorni di scioperi
L’assemblea dei lavoratori ha deciso la linea dura dopo l’annuncio da parte dell’azienda di 109 esuberi. Venerdì sit in davanti ai cancelli, giovedì prossimo manifestazione cittadina

L’ASSEMBLEA dei lavoratori ha deciso di astenersi dal lavoro dalla giornata di ieri fino all’11 maggio in attesa del nuovo incontro con la proprietà fissato per il 18. I sindacati: «A rischio non sono solo i dipendenti ma il futuro di questo storico marchio»

di Francesco Sangermano sull'Unità 3/5/06

È un secco no quello dei lavoratori della Richard Ginori al piano presentato dalla proprietà, il Gruppo Pagnossin di Carlo Rinaldini, nel quale sono previsti 109 esuberi corrispondenti a circa un terzo dell’attuale forza lavoro. I sindacati hanno presentato ieri il piano all’assemblea dei lavoratori della storica azienda di porcellana e la prima risposta è stato uno sciopero immediato attuato ieri e che sarà seguito da iniziative di lotta, scioperi articolati e manifestazioni pubbliche ogni giorno fino all'11 maggio. Venerdì, in particolare, oltre allo sciopero è stato organizzato anche un sit-in davanti ai cancelli dello stabilimento anche se resta ferma l’intenzione dei sindacati e della Rsu di andare al tavolo della trattativa convocato per il prossimo 18 maggio. In serata i rappresentanti dei lavoratori si sono incontrati col sindaco di Sesto Gianni Gianassi per mettere a punto una grande manifestazione di piazza che si terrà giovedì 11 maggio.

Ginori in sciopero fino all’11 maggio
Decise le iniziative di protesta dopo l’annuncio di 109 esuberi
Venerdì sit in di 8 ore davanti ai cancelli della fabbrica di Sesto

di Francesco Sangermano/ Firenze

LOTTA DURA Il primo maggio, giorno di festa con poco da festeggiare, hanno aperto loro il corteo organizzato dai sindacati confederali toscani a Sesto Fiorentino. Loro, i lavoratori della Richard Ginori, cui venerdì la proprietà ha annunciato 109 esuberi.

Il nuovo piano industriale dello storico stabilimento fiorentino (facente capo al gruppo Pagnossin di Carlo Rinaldini) è stato illustrato ieri a tutti i lavoratori dalla Rsu e immediato è stato proclamato un pacchetto di iniziative di protesta iniziato già ieri con uno sciopero protrattosi per l’intera giornata. Il loro è un secco no al ridimensionamento di circa un terzo del personale che vorrebbe la proprietà. Allo sciopero di ieri seguiranno infatti iniziative di lotta, scioperi articolati e manifestazioni pubbliche fino all’11 maggio «perché - è stato spiegato nel corso dell’assemblea - se gli esuberi fossero attuati non metterebbero in ginocchio solo i lavoratori ma anche l’intera produzione aziendale». L’appuntamento “clou” è già stato fissato per venerdì. «Oltre allo sciopero - spiega Luca Paoli, segretario della Filcem Cgil di Firenze - è stato organizzato dalle 8 del mattino anche un sit-in davanti ai cancelli dello stabilimento». Nonostante la ferma contrarietà a quanto annunciato dall’azienda, Paoli spiega che «è comunque intenzione dei sindacati e della Rsu andare al tavolo della trattativa convocato per il prossimo 18 maggio».

Giudizio sospeso, invece, sull’offerta della Starfin, società formata da imprenditori finanziari italiani, già azionista della Richard Ginori, che venerdì scorso ha offerto 29 milioni di euro per la quota di controllo di Richard Ginori pari al 58%. «Sappiamo che Rinaldini ha detto no», spiega Paoli. «In ogni caso, se ci dovesse essere una nuova proprietà sappia che non saranno possibili speculazioni immobiliari come pensava di fare Rinaldini». L’offerta di Starfin (che in caso di acquisizione del controllo intende lanciare un’opa totalitaria) è stata fatta al prezzo di 0,5 euro per azione per un controvalore complessivo di 29 milioni di euro.

Ai lavoratori della Ginori, intanto, non mancano gli attestati di solidarietà. Dopo quelli, arrivati durante la Festa dei lavoratori dai segretari toscani dei sindacati confederali, ieri è toccato nuovamente (anche lui l’aveva fatto il primo maggio) al sindaco di Sesto Gianni Gianassi. «Gli abbiamo chiesto di partecipare alla manifestazione pubblica dell’11 maggio in piazza Ginori - spiega Paoli dopo aver incontrato il primo cittadino nel tardo pomeriggio - Sarà l’occasione per spiegare alla cittadinanza cosa succede e cosa succederà se dovesse realizzarsi il piano industriale. A rischio non ci sono solo i lavoratori ma una parte del patrimonio sociale e manifatturiero italiano».

Oltre al sindaco anche il gruppo consiliare regionale e la segreteria toscana di Rifondazione hanno dato il loro appoggio ai lavoratori. «L’annuncio di 109 licenziamenti è un fatto gravissimo che rende esplicita la volontà di disimpegno rispetto a qualsiasi ipotesi di rilancio della produzione». Secondo Rifondazione «sono evidenti le responsabilità della proprietà che con continui cambi dei gruppi dirigenti e altrettanto continui stravolgimenti delle varie ipotesi di piani industriali che si sono succedute negli anni, ha palesato la propria incapacità e il crescente interesse per ipotesi di speculazione immobiliare. Anche per questo è importante che tutti i livelli istituzionali facciano e continuino a fare la propria parte».

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