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"L'arte deve disturbare..." gli artisti di Sesto Fiorentino per i lavoratori della Richard Ginori -14/6/06

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LE FOTO DEL SIT IN DEL 5 MAGGIO 2006

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CGIL - CAMERA DEL LAVORO METROPOLITANA DI FIRENZE

UFFICIO COMUNICAZIONE CENTRO SERVIZI BORGO DEI GRECI

Comunicato stampa e invito alla stampa

RICHARD GINORI:

Ivan della Mea canterà per i lavoratori in sciopero giovedì 22 giugno

La R.S.U. della Richard Ginori di Sesto Fiorentino informa che giovedì 22 giugno alle ore 10.00, Ivan Della Mea, che ha già partecipato insieme ad altri artisti allo spettacolo organizzato dal Teatro della Limonaia di Sesto in favore ed a sostegno dei lavoratori della manifattura, canterà di fronte ai cancelli della Richard Ginori durante lo sciopero organizzato a sostegno della vertenza e contro LA CASSA INTEGRAZIONE STRAORDINARIA PER 109 lavoratori annunciata dall’azienda.

Sesto Fiorentino, 20 giugno 2003 R.S.U. Richard Ginori 1735

Inviato a cura dell’Ufficio Comunicazione Centro Servizi Borgo dei Greci David Buttitta

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GINORI Un caso analogo: alla Fiat fu negata

Cassa integrazione, la richiesta finisce ora in Parlamento

da la Nazione 20/6/06

Prosegue il braccio di ferro alla Richard Ginori, che contrappone con modalità sempre più aspre lavoratori e sindacati da una parte e proprietà dall’altra. Sempre più elevata anche la posta in gioco, perché la situazione finanziaria di Ginori è a rischio se non troverà sbocchi a breve.
I lavoratori si stanno organizzando per affrontare una battaglia che hanno capito potrà essere anche più lunga e costosa del previsto.

Nell’assemblea di ieri mattina hanno deciso di varare una “cassa di resistenza”. Si tratta di una sorta di fondo di solidarietà nel quale convogliare contributi e risorse — da raccogliere anche attraverso magliette e gadget — e da utilizzare per sostenere i costi delle battaglie dei lavoratori Ginori, che già stanno pagando a caro prezzo, in termini di riduzioni dei salari, il proseguire senza sosta degli scioperi articolati.

Ma nelle scorse ore si è mossa anche la politica. C’è da registrare in particolare una interrogazione parlamentare presentata dal deputato diessino Bellini e rivolta al Ministro del Lavoro Damiano. Bellini pone l’accento su una questione alquanto delicata, e cioè chiede di sapere se sia legittimo o meno applicare la cassintegrazione per crisi a 109 lavoratori a zero ore per 12 mesi, così come chiede la proprietà, in un’azienda come Ginori che chiede di fare gli straordinari. «C’è un precedente importante — spiega Luca Paoli della Cgil — ed è quello della Fiat a cui la cassa integrazione non fu approvata così come proposta. E noi crediamo che, trattandosi di risorse pubbliche, concedere questi benefici ad una proprietà come quella di Ginori in questa fase e con queste motivazioni sia semplicemente non consentito dalla legge». F.C.

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Richard Ginori, la vertenza entra nelle istituzioni
Ieri il presidente del Consiglio regionale Nencini ha visitato la fabbrica
A Roma il senatore Bellini ha chiesto l’intervento del governo

di Tommaso Galgani / Firenze sull'Unità 16/6/06

A QUESTO PUNTO la questione s’allarga. Per esorcizzare il pessimismo della ragione, si punta sul gramsciano ottimismo della volontà: «Serve una cornice istituzionale dentro cui svolgere il rapporto tra amministrazioni locali, nuova proprietà e sindacato»: di questo è persuaso Riccardo Nencini, presidente del Consiglio regionale, che ha così sintetizzato l’incontro di ieri mattina con la dirigenza della Richard Ginori, l’ad Carlo Dal Bò e rappresentanti fiorentini dell’Unione Industriali. 

La riunione, definita da Nencini (invitato dall’Rsu) «probabilmente utile», si è svolta nella sede della storica manifattura di Sesto Fiorentino, tra le vampe dell’aspra vertenza sindacale in atto (già avviata la procedura di cassa integrazione per 109 dei 360 dipendenti). L’incontro ha seguito la visita alla manifattura e al museo di Doccia, con gli artigiani a fungere da ciceroni, da parte dello stesso Nencini, rimasto impressionato da «la qualità e la specificità della manifattura Ginori». 

Quanto ai contenuti del faccia a faccia con l’azienda sulla crisi, la percezione è che si aspetti da essa una prospettiva di rilancio, conditio sine qua non per stemperare lo scontro coi dipendenti, timorosi che la cassa integrazione sia l’anticamera del licenziamento. Si guarda con timida speranza al 29 giugno («ma prima va certificato il bilancio, cosa per niente scontata», denuncia Luca Paoli della Filcem Cgil), data in cui dovrebbe ufficializzarsi l’insediamento della nuova proprietà, presupposto alla cornice istituzionale di concertazione evocata da Nencini. Sì perché la Ginori non va delocalizzata, ma valorizzata dove è. In questo senso, l’eco del problema è arrivato anche a Roma. Come già annunciato da l’Unità, il senatore Ds Giovanni Bellini ha presentato un’interrogazione a Cesare Damiano, ministro del Lavoro e Previdenza Sociale, per chiedergli di interessarsi istituzionalmente alla questione della Richard Ginori, difendendo gli attuali livelli occupazionali e le punte d’eccellenza del sito produttivo di Sesto. Martedì conclave dell’Rsu coi comuni di Sesto e Firenze.

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Poi riammesso ma è andato a picco. Per la terza volta consecutiva il bilancio non è stato certificato. I sindacati: "Dissesto "
Ginori, il titolo bloccato in borsa
NOSTRO SERVIZIO su la Repubblica 16/6/06

LA società di revisione non certifica il bilancio 2005 del gruppo Pagnossin, proprietario della Richard Ginori dove sono a rischio 109 posti di lavoro. Siccome questo avviene per il terzo anno, si annunciano possibili terremoti in Borsa dove il titolo è stato prima sospeso e ieri, quando è stato riammesso, ha subito un brusco scivolone. Non è escluso il rischio dell´esclusione dalla Borsa di Piazza Affari. «Segno - commenta Luca Paoli della Filcem-Cgil - che le difficoltà della Ginori sono solo finanziarie». Nel frattempo, mentre l´offerta di Bormioli di entrare al 50% non è ancora perfezionata, torna a farsi avanti la finanziaria Starfine che già aveva chiesto invano di acquistare l´azienda.

Sempre ieri il presidente del consiglio regionale, Riccardo Nencini, ha incontrato alla Ginori l´amministratore delegato Dal Bo´ ricordandogli che «la vicenda può essere risolta solo in un quadro istituzionale».
Anche i sindacati si appellano alle istituzioni. E chiamano in causa Assindustria.
«La vicenda Ginori sarà per gli industriali la cartina di tornasole - spiega Paoli - per vedere se il famoso patto per lo sviluppo che hanno firmato resta per loro solo una buona intenzione o diventa un fatto concreto. Nelle vicende Zanussi e Matec gli industriali non lo hanno messo in pratica. Alla Ginori per ora sostengono il piano industriale dell´azienda che non assicura nessun rilancio».

Perché, continua il segretario della Cgil di Sesto, Mauro Fuso, «è un piano che punta su una produttività industriale da catena di montaggio piuttosto che da manifattura in cui il lavoro manuale e vivo fa la differenza. In quest´ottica ci sono 109 lavoratori di troppo. E´ l´ottica giusta? Ne dubito. Ma se si dimostrasse il contrario, come gestire la crisi? Nel patto abbiamo posto le basi perché comunque si garantiscano reddito e occupazione». (i.c.)

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GINORI 1Ieri la visita di una delegazione guidata dal presidente Nencini. Poi a sorpresa l’incontro con i dirigenti

«La Regione non si tira indietro»

di Sandra Nistri su la Nazione 16/6/06

“Per cercare di risolvere la crisi della Ginori occorre pensare a una cornice istituzionale dentro la quale svolgere il rapporto tra istituzioni locali, nuova proprietà con gli assetti che si stabiliranno nel prossimo consiglio di amministrazione e sindacati”. Al termine della visita, ieri mattina, della delegazione dell’Ufficio di presidenza della Regione Toscana allo stabilimento della Ginori in viale Giulio Cesare il presidente del consiglio regionale Riccardo Nencini si è espresso così, prefigurando anche un impegno concreto, a breve termine, della Regione nella trattativa sul futuro della manifattura, con 109 provvedimenti di cassa integrazione straordinaria che dovrebbero scattare a partire dal prossimo 3 luglio. Puntualissimo Nencini si è presentato, ieri mattina alle 9, ai cancelli della Ginori dove ha trovato ad attenderlo i rappresentanti dei sindacati, Luca Paoli e Massimo Guerranti fra gli altri per Cgil e Cisl, e la Rsu aziendale al completo. Con il presidente del consiglio regionale hanno effettuato la visita di ieri anche i consiglieri Gianluca Parrini e Luca Ciabatti. Prima tappa sono stati i vari reparti dello stabilimento con la scoperta di materiali preziosissimi come i calchi e stampi del 1700 e poi la delegazione si è spostata al Museo di Doccia dove particolarmente apprezzati sono stati i pezzi firmati da Gio Ponti.

Quando il “tour” sembrava già ultimato la dirigenza Ginori, compreso l’amministratore delegato Domenico Dal Bò, che aveva autorizzato l’ingresso in azienda della delegazione ha richiesto un incontro a Nencini e agli altri componenti della delegazione: il “faccia a faccia”, cui era presente attraverso propri rappresentanti, anche l’Unione industriali di Firenze, si è protratto per oltre un’ora. “Si è trattato di un incontro utile, molto utile- ha commentato Nencini all’uscita- abbiamo ribadito che c’è una competenza del governo regionale, con l’assessore Brenna che da tempo si sta muovendo, ma anche che solo in un quadro istituzionale si può, pur nella complessità della vicenda, dare garanzie a chi lavora nell’azienda ma anche a chi pensa di voler investire per una nuova manifattura”. Per Luca Ciabatti, che ha sposato le tesi già espresse dai sindacati, “lo scontro fra lavoratori e proprietà è destinato a radicalizzarsi, a proposito dei 109 annunciati provvedimenti di cassa integrazione che rischiano di diventare licenziamenti, se la proprietà non indicherà con chiarezza una prospettiva di rilancio dell’azienda”.

GINORI 2 L’intervento chiesto dalla Rsu per evitarne la dispersione
Anche la Soprintendenza in fabbrica ma per inventariare i calchi del ’700

La Soprintendenza alle Belle Arti di Firenze ha fatto “visita”, nei giorni scorsi, alla Ginori. Su richiesta delle Rsu aziendali infatti alcuni operatori della Soprintendenza hanno inventariato il vero e proprio patrimonio (fra l’altro una collezione di forme e modelli settecenteschi) presente nello stabilimento di viale Giulio Cesare. “La nostra preoccupazione- spiega Giovanni Nencini della Rsu- era che una ricchezza del genere potesse essere dispersa o potesse finire in alte sedi, magari allo stabilimento di Treviso della Pagnossin. Ora, dopo l’intervento della Soprintendenza, questo materiale non potrà essere facilmente allontanato da qui”.

GINORI 3 Il sindacato
«In salvo i 109 o è scontro totale»

Se non ci saranno “spiragli” positivi si andrà a uno scontro totale fra sindacato e proprietà della Ginori. A confermare la linea della “lotta dura”, già annunciata nei giorni scorsi dopo l’assemblea generale dei lavoratori, ieri mattina è stato Luca Paoli segretario generale della Filcem Cgil Firenze: “Il prossimo 3 luglio dovrebbero scattare i provvedimenti di cassa integrazione- ha spiegato- e prima, il 29 giugno, è fissata la riunione del consiglio di amministrazione della Ginori con l’ingresso del nuovo socio Bormioli che dovrebbe garantire 15 milioni di euro: peccato che di questi soldi neanche un centesimo ricadrà sulla Ginori visto che serviranno tutti per pagare gli ingenti debiti accumulati da Rinaldini e dalla proprietà. I punti sui quali vogliamo discutere sono gli stessi: un piano industriale concordato, la salvaguardia dei livelli occupazionali e la certezza della costruzione del nuovo stabilimento. Se non ci sarà questa linea andremo allo scontro frontale con l’azienda”.

GINORI 4 Il marketing inesistente
Un marchio mai sfruttato In Olanda fanno così...

Il marchio Ginori rappresenta di per sé un patrimonio che purtroppo è sconosciuto ai più. A differenza di quanto accade in altre realtà italiane ed europee del settore, i possibili turisti-acquirenti, non sono mai potuti entrare nel circuito museo-show room, magari vedendo anche dal vivo i pittori Ginori (oggi, purtroppo, solo 5) all’opera. In Olanda, tanto per fare un esempio, a Delft, i turisti acquirenti, vengono invitati da appositi spazi pubblicitari a vedere il museo gratuitamente eppoi, nell’uscire, a fermarsi nel grande spazio commerciale. Nella stessa città decine di negozi vendono i vari pezzi di porcellana prodotti, mettendo in moto, così, un meccanismo psicologico di acquisto indotto. Da noi, invece, chi si ricorda che la porcellana Ginori è la prima griffe fiorentina mai prodotta? Nessuno. E quanti sono i negozi specializzati in prodotti Ginori che vendono e al tempo stesso fanno pubblicità al marchio?

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ISTITUZIONI

15/06/2006

Ginori, Nencini: “La questione diventa istituzionale”
Delegazione dell’Ufficio di presidenza all’azienda di Sesto Fiorentino, dove è stata invitata dalle Rsu. Lungo colloquio con l’amministratore Domenico Dal Bo’

“E’ stato un incontro probabilmente utile, dal quale è emerso che serve una cornice istituzionale in Toscana dentro la quale svolgere il rapporto tra Istituzioni locali, nuova proprietà e sindacato”. Riccardo Nencini, presidente del Consiglio regionale, ha così sintetizzato l’esito del colloquio che questa mattina ha avuto con la dirigenza della Richard Ginori (compreso l’amministratore delegato Domenico Dal Bo’), presente anche l’Unione Industriali di Firenze. L’incontro si è svolto nella sede della storica manifattura di Sesto, dove è in atto una dura vertenza sindacale e dove è già stata avviata la procedura per la cassa integrazione per 109 dei 360 dipendenti. Aspetto che è stato tra gli argomenti trattati durante il colloquio durante il quale, ha detto Nencini, “abbiamo ribadito che c’è una competenza del governo regionale, con l’assessore Brenna che si sta interessando della vicenda, ma anche che solo in un quadro istituzionale si può, tenendo conto degli aspetti che rendono complessa la vicenda, dare garanzie a chi lavora nell’azienda e anche a chi pensa di voler investire per una nuova manifattura Richard Ginori”. 

Con Nencini, nella delegazione dell’Ufficio di presidenza del Consiglio, anche il segretario consigliere Gianluca Parrini e il segretario questore Luca Ciabatti, che prima di incontrare i vertici aziendali hanno visitato la manifattura e il museo delle porcellane della Doccia. L’iniziativa – è la prima volta che i vertici dell’Istitituzione regionale entrano nella fabbrica – è nata dall’invito delle Rsu dell’azienda, invito al quale Nencini ha risposto e sul quale si è innestato il colloquio con la direzione aziendale. Sul tavolo la lunga crisi della storica manifattura di Sesto Fiorentino, che attende per il 29 giugno l’ufficializzazione dell’insediamento della nuova proprietà, data alla quale Nencini ha legato l’attivazione della “cornice istituzionale toscana”.

Una cornice ritenuta essenziale anche da Luca Ciabatti: “Mantenere la Ginori in Toscana è un fatto importante: sino ad oggi non era stato detto così esplicitamente”, ha dichiarato al termine del faccia a faccia con l’azienda, richiamando anche “la preoccupazione diffusa” sull’effettiva decisione da parte della proprietà di mantenere la produzione sul territorio. Secondo Ciabatti, la stessa spinosa vicenda dei 109 esuberi indicati dall’azienda (ciò per cui si teme che la cassa integrazione sia in effetti il passo verso un licenziamento del personale) è destinata ad avere, sul piano sindacale, “un andamento più liscio, se solo l’azienda indica con chiarezza una prospettiva di rilancio; altrimenti, lo scontro si radicalizzerà”. 

L’incontro con la direzione è stato preceduto dalla visita alla manifattura e al Museo di Doccia, spiegata dagli artigiani che lavorano nello stabilimento di Sesto. “Una vista indispensabile – l’ha definita Nencini – perché senza questa non si capisce la qualità e le specificità della manifattura Ginori”. Manifattura famosa in tutto il mondo, che nello stabilimento di via Giulio Cesare conserva calchi e stampi che dal 1700 attraversano le più significative stagioni artistiche e di design, messe a punto con tecniche invariate ed esclusivamente a mano. Inclusi i pezzi unici firmati da Gio Ponti, in mostra nei locali del Museo. (Cam)

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Ginori, 2200 firme per la salvezza
Oggi visita di Nencini

Il presidente del Consiglio regionale è stato primo firmatario dell’appello lanciato il 15 maggio
di Francesco Sangermano sull'Unità 15/6/06

SENZA FINE La lista è un susseguirsi di nomi, di uomini e donne, di esponenti istituzionali e semplici cittadini. Duemiladuecento in fila fanno una certa impressione. E il numero continua a crescere di giorno in giorno.
La mobilitazione per la Richard Ginori di Sesto Fiorentino non conosce sosta. E quell’appello promosso per primo dal presidente del consiglio regionale Riccardo Nencini è oggi il segno più tangibile di quanto forte sia l’attaccamento non solo dei lavoratori ma di tanta gente comune per la storica fabbrica di Sesto. 

E proprio Nencini, stamani alle 9, sarà in visita alla fabbrica dopo aver risposto positivamente all’invito dei lavoratori della Ginori. Insieme ai consiglieri Gianluca Parrini e Luca Ciabatti il presidente incontrerà la Rsu ed i sindacati. Un incontro che servirà anche per acquisire informazioni proprio circa l’appello lanciato da Nencini in favore dei lavoratori della Ginori e a salvaguardia dello stabilimento di Sesto Fiorentino lo scorso maggio.

Dopo l’incontro con i lavoratori, la delegazione dell’Ufficio di presidenza del Consiglio visiterà lo stabilimento e il Museo delle porcellane di Doccia. Da tempo l’assemblea regionale registra con preoccupazione l’evolversi delle vicende nella storica azienda di porcellane. Le prime mozioni risalgono al 2003 e al 2004, quando l’aula votò parole di preoccupazione avanzate sia dalle file di Toscana Democratica che della Cdl, vincolando la Giunta regionale ad un tavolo di concertazione con Enti locali e organizzazioni sindacali. I più recenti passaggi istituzionali hanno invece seguito la procedura dapprima per mettere in cassa integrazione ordinaria 50 dei 370 occupati della manifattura sestese (procedura poi ritirata il 3 marzo 2006), quindi la notizia dei 109 esuberi e infine la spedizione della lettera che annuncia per questi ultimi l’avvio dal 3 luglio di un anno di cassa integrazione straordinaria.

«Ci tengo a sottolineare - ha dichiarato Nencini - che la chiusura dei cancelli di una delle quattro aziende europee di maggior prestigio nelle porcellane di alta qualità sarebbe una grave mancanza per la Toscana. La nostra Regione perderebbe un pezzo di storia della manifattura italiana, un patrimonio non solo economico ma anche artistico e culturale legato al territorio».
Il 15 maggio scorso, come detto, Nencini ha promosso un appello a difesa della storica azienda sestese che in questo mese è stato sottoscritto da oltre 2mila persone. Tra i primi firmatari della petizione, giova ricordarlo, compaiono Franca Falletti, direttrice del Museo dell’Accademia; Antonio Paolucci, Franco Cardini e politici di tutti gli schieramenti tra cui Luciano Ghelli, Stefano Boco, Francesco Bosi, Riccardo Migliori, Ermete Realacci, Mario Ricci, Lanfranco Turci, Michele Ventura e Denis Verdini.

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GINORI Dal palcoscenico al corteo
Teatro e musica: anche l’arte è scesa in campo

da la Nazione 15/6/06

di Sandra Nistri
La Ginori anche “in scena” per cercare di salvare la storica fabbrica sestese. Artisti, attori affermati, giovani della scuola di teatro della Limonaia, Anna Meacci, Monica Bauco, Ivan Della Mea presidente dell’Istituto Ernesto De Martino si sono esibiti ieri pomeriggio sul palco del Teatro della Limonaia per appoggiare i lavoratori della storica manifattura impegnati nella difesa del posto di lavoro di fronte a ben 109 provvedimenti di cassa integrazione annunciati.

Dopo lo spettacolo teatrale di circa un’ora gli spettatori e le istituzioni, con alla testa il sindaco Gianni Gianassi, si sono mossi in corteo preceduti dalla Banda comunale Arci di Sesto e hanno raggiunto Piazza Vittorio Veneto con alcune “fermate” nelle quali si è esibito il coro “Sesto In Canto” della Scuola di musica di Sesto. Dopo quella degli artisti oggi i lavoratori Ginori riceveranno un altro importante attestato di solidarietà: alle 9 infatti il presidente del consiglio regionale Riccardo Nencini sarà nella sede dell’azienda in viale Giulio Cesare alla guida di una delegazione istituzionale, di cui fanno parte i consiglieri regionali Gianluca Parrini e Luca Ciabatti, che si incontrerà con le Rsu aziendali ed i sindacati.

Il confronto servirà anche per avere informazioni sull’appello “Salviamo la Ginori” lanciato dallo stesso presidente del consiglio regionale a metà maggio sottoscritto fin da subito da una vasta rappresentanza del mondo politico, culturale, artistico e che due giorni fa, aveva riscosso circa 2200 adesioni. Dopo l’incontro con i lavoratori la delegazione dell’ufficio di presidenza del consiglio regionale visiterà anche lo stabilimento e il museo delle porcellane di Doccia. 

Intanto, in attesa dell’importante visita, i lavoratori della Ginori rispondono anche con un deciso comunicato alle parole del segretario generale della Cisl Firenze Adriano Fratini che, proprio sulle nostre pagine, aveva polemicamente rilevato che l’obiettivo prioritario per la salvezza della fabbrica, viste le azioni portate avanti da Rsu e sindacati, sembrava più il cambio della proprietà che la salvaguardia delle attività produttive: “L’obiettivo delle lavoratrici e dei lavoratori della Richard Ginori che fino ad oggi è stato perseguito con gli scioperi e le lotte- si legge nella nota della Rsu Ginori- non è sicuramente, anche se da tanti ritenuto auspicabile, quello del cambiamento della proprietà.

Tutti sono coscienti che questo non rientra nelle loro possibilità. Il vero e unico obiettivo è la salvaguardia di tutti i posti di lavoro e la continuità, intesa come manifattura, dello stabilimento di Sesto Fiorentino, unico requisito questo che possa garantire un futuro alla Richard Ginori”.

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CGIL - CAMERA DEL LAVORO METROPOLITANA DI FIRENZE

UFFICIO COMUNICAZIONE CENTRO SERVIZI BORGO DEI GRECI

 

Comunicato stampa e invito alla stampa

 

 

Continua l’attenzione della Regione Toscana

per la vicenda della Richard Ginori:

Domani il presidente Nencini incontrerà la RSU e visiterà lo stabilimento

 

Il presidente e la RSU incontreranno la stampa alle ore 10,30

Domani, giovedì 15 giugno 2006, alle ore 9.00 Riccardo Nencini , Presidente del Consiglio Regionale della Toscana, incontrerà le Rsu e le OOSS della Richard Ginori, per essere informato circa l'appello da lui lanciato in favore dei lavoratori della Ginori e a salvaguardia dello stabilimento di Sesto Fiorentino.

Dopo l'incontro il presidente Riccardo Nencini visiterà lo stabilimento e il Museo delle Porcellane di Doccia.

RSU Richard Ginori

Inviato a cura dell’Ufficio Comunicazione Centro Servizi Borgo dei Greci David Buttitta

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Teatro: Sesto Fiorentino per la Richard Ginori

Gli artisti di Sesto Fiorentino per i lavoratori della manifattura Richard Ginori: mercoledì 14 giugno al Teatro della Limonaia di Firenze

Gli artisti di Sesto Fiorentino per i lavoratori della manifattura Richard Ginori

"L'arte deve disturbare..." Georges Braque


L'arte deve disturbare diceva Braque, e il fatto è stato provato innumerevoli volte nel corso della storia. L'arte, a modo suo, ha fatto la storia. Viene sempre per "rompere" una situazione. Nasce dal profondo bisogno dell'essere umano di esprimersi contro o in favore di un'idea, di una causa.
Viene filtrata attraverso il colore, il suono, il marmo per trasformarsi e rinascere poi come idea, sensazione, ideale, protesta. Si manifesta contro la barbarie, per alloggiare le virtù e gli ideali ma anche per disturbare la calma, spesso apparente, che caratterizza le nostre società.
Ma oggi a Sesto Fiorentino la calma non c'è.
La manifattura Richard Ginori, che è nata nel lontano 1735 e che ha contribuito alla crescita culturale, e non solo, di questa città, è in crisi. La sua stessa esistenza viene messa in discussione. Gli artisti e gli operai che ci lavorano sono in crisi. Le loro famiglie sono in crisi e così tutto viene messo in discussione: storia e attualità.
E noi artisti che operiamo in questa piccola - grande città non possiamo stare con gli occhi bendati - non l'abbiamo mai fatto nel passato e non lo faremo adesso.
Abbiamo sentito il bisogno di unirci insieme, ognuno con la propria arte, per offrire un piccolo contributo (e una presa di coscienza) a tutti quelli che sono tragicamente implicati in questa situazione. Sperando in un futuro migliore.


Dimitri Milopulos
Direttore artistico del Teatro della Limonaia

La forza di una comunità è data dalla sua capacità di stare vicino, partecipando ed esprimendo un sentire comune, a chi è in difficoltà e a chi si batte per difendere diritti e futuro. Sono dunque orgoglioso di questa mobilitazione degli "artisti" a difesa di un passato grande, ma anche di una prospettiva che credo ancora possibile per la manifattura Ginori e per le lavoratrici ed i lavoratori dell'azienda. Ginori sta dentro Sesto Fiorentino come un corpo proprio che la città sente intensamente. La sola idea di privarsene non è sopportabile per la nostra città; perciò è necessario e giusto far tutti la nostra parte per difendere ciò che Ginori rappresenta e per costruire ciò che essa potrà diventare.

ore 17.30 al Teatro della Limonaia
intervengono: Compagnia Tri-boo, Company Blu Danza, Ivan della Mea - Istituto Ernesto de Martino,
Laboratorio Nove, Monica Bauco, Teatro della Limonaia

presentano Anna Meacci e Dimitri Milopulos

ore 19.00 corteo con partenza dal Teatro della Limonaia per piazza del Comune accompagnato dalla Banda Musicale Arci di Sesto Fiorentino e con interventi del Coro "Sesto in Canto" della Scuola di Musica di Sesto Fiorentino


Mercoledì 14 giugno 2006 dalle ore 17.30 alle 20.00

Teatro della Limonaia
Via Gramsci 426
Sesto Fiorentino (Firenze)
Tel e fax 055.440852
dal lunedì al venerdì dalle ore 10.00 alle 18.30
www.teatrodellalimonaia.it
info@teatrodellalimonaia.it

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Finanzaonline
14/06/2006 16:08:25

Richard Ginori, Kpmg non da' giudizio su bilancio 2005 a causa di incertezze
Redazione Finanzaonline
13/06/2006 10:40:40
Alcune incertezze non hanno convinto i revisori dei conti di Kpmg, che hanno così deciso di non esprimere un giudizio sul bilancio di esercizio di Richard Ginori 1735 al 31 dicembre 2005.
Tra le incertezze, quelle connesse alla "formalizzazione degli accordi e alla conclusione delle trattative con gli istituti di credito per il rimborso del finanziamento" e quelle connesse agli "effetti del mancato rispetto dei parametri di garanzia previsti dal contratto di finanziamento, tenuto conto delle possibili implicazioni sul rischio di richiesta di rimborso ancitipato del finanziamento in pool e del grado di liquidabilità degli attivi patrimoniali disponibili".

Richard Ginori, Kmpg non esprime giudizio su bilancio 2005
martedì, 13 giugno 2006 11.02

MILANO, 13 giugno (Reuters) - La società di revisione Kmpg non esprime un giudizio sul bilancio 2005 del gruppo Richard Ginori 1735 <RG.MI>, in quanto ritiene che sussista "una situazione di assenza di ragionevoli e verificabili presupposti di continuità aziendale".

Lo riferisce un comunicato Richard Ginori, il cui cda dice di non condividere la posizione di Kmpg.

In particolare, nel comunicato si ricorda che "l'andamento delle vendite e delle iniziative commerciali in atto, sia in Italia che all'estero, fa ritenere che gli obiettivi di budget delle vendite 2006 saranno raggiunti", così come gli obiettivi e i positivi risultati, economici e finanziari, previsti dal piano.

Inoltre, la nota, nel ricordare comunque l'intesa con l'imprenditore Rocco Bormioli per la ristrutturazione di Pagnossin <PAG.MI>, ritiene che la società sarebbe in grado anche autonomamente di assicurare la normale continuità aziendale.

Richard Ginori 1735 e Pagnossin sono entrambe controllate da Carlo Rinaldini.

A fine maggio la I.pr.ei di Rinaldini e la Vetrofin di Bormioli hanno sottoscritto una lettera di intenti per la definizione di un accordo finalizzato alla realizzazione di un piano di ristrutturazione e rilancio del gruppo Pagnossin-Richard Ginori 1735.

L'operazione prevede la creazione di una newco controllata pariteticamente e una ricapitalizzazione, compatibile con l'attuale proposta di aumento di capitale di 30 milioni di Pagnossin.

 

RICHARD GINORI. KPMG NON CERTIFICA BILANCIO

Brutte notizie per la società controllata da Pagnossin. I revisori di Kpmg non si sono detti in grado di certificare il bilancio al 31 dicembre 2005. Secondo la società di revisione sussisterebbe una situazione di assenza di ragionevoli e verificabili presupposti di continuità aziendale. "A causa degli effetti connessi a tale incertezza", dovuta in particolare alla conclusione delle trattative con le banche creditrici, per il mancato rispetto dei parametri di garanzia previsti dal contratto di finanziamento, nonche' per "l'indisponibilita' dell'aggiornamento del piano previsionale economico, patrimoniale e finanziario", i revisori non sono in grado di esprimere un giudizio sui bilanci. Kpmg non ritiene, quindi, che il nuovo piano finanziario di Richard Ginori abbia contribuito al risanamento della società. Di avviso contrario si dichiara l'azienda affermando che "i provvedimenti di gestione adottati ed adottandi restituiscono, sin dal 2006, e ancor più restituiranno all'azienda il giusto grado di efficienza generale e di equilibrio economico, patrimoniale e finanziario, senza considerare le grandi potenzialità di sviluppo ulteriore che sono insite nel marchio Richard-Ginori".
(G.M.)

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VIVA PREOCCUPAZIONE PER LA RICHARD GINORI
Ribadita la richiesta di un Consiglio provinciale straordinario congiunto con quello di Sesto Fiorentino

La situazione che stanno vivendo i lavoratori della Richard Ginori di Sesto Fiorentino ancora al centro dei lavori del Consiglio provinciale. “Esprimiamo preoccupazione per le modalità con cui sta avvenendo la discussione e il confronto con la proprietà. A fronte di un’esperienza negativa che si andava consumando da parte della proprietà storica, l’avvento di un nuovo partner, la Bormioli, induceva qualche speranza. Purtroppo, i segnali sono tutti negativi - ha ribadito il vice Presidente della Giunta andrea Barducci rispondendo ad una domanda d'attualità del gruppo di Rifondazione Comunista - sia sul versante della diminuzione del numero dei dipendenti dell’azienda, sia per un ricorso ad una cassa integrazione speciale come preludio di licenziamenti. Persiste la non volontà di riorganizzazione e ristrutturazione e una volontà a non misurarsi fino in fondo intorno a un piano industriale che, invece, è il punto di partenza per corrette relazioni industriali e per apprezzare la possibilità di un rilancio dell’azienda e della attività produttiva. La Provincia ha rivolto un segnale forte alla proprietà, alla rappresentanza di impresa affinché si riconsiderino alcune posizioni e si riparta da un confronto sul piano industriale senza pregiudiziali, ritirando l’ipotesi di diminuzione e licenziamento”. Per Calò: “E’ necessaria una presa di posizione forte delle assemblee elettive che rafforzi sia le posizioni della Giunta sia la posizione dell’assemblea elettiva di Sesto ed ecco perché c’è una richiesta ufficiale di un Consiglio provinciale straordinario, congiunto con il Consiglio comunale di Sesto Fiorentino per dare sostegno ad una vicenda abbastanza drammatica. Si annuncia che sono 109 i lavoratori da mandare a casa e mentre si faceva questo annuncio il datore di lavoro chiedeva di fare i doppi turni: è praticamente incomprensibile la linea all’interno della azienda. Mancano un piano industriale, un piano produttivo, un rilancio commerciale e, soprattutto, una posizione che tenda a salvaguardare questa azienda storica”.

13/06/2006 14:45
Provincia di Firenze

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Ginori, i lavoratori votano la linea dura

Nell’assemblea di ieri mattina ribadita la contrarietà a un accordo sul piano industriale che prevede 109 esuberi

da l'Unità 13/6/06

Nessun accordo sulla cassa integrazione, avanti con la lotta e gli scioperi. I lavoratori della Richard Ginori lo hanno votato quasi all’unanimità nell’assemblea di ieri in cui Rsu e organizzazioni sindacali hanno relazionato sull’esito dell’incontro che si era tenuto venerdì e in cui la proprietà aveva ribadito la volontà di portare avanti il piano industriale contenente 109 esuberi.

«La quasi totalità dell’assemblea - spiega Luca Paoli della Filcem-Cgil - ha ribadito con forza di rifiutare un’intesa che presupponga lo smantellamento della Richard Ginori perché alla fine i 109 esuberi sarebbero la prima mossa in questo senso». L’incontro di venerdì, oltretutto, ha ulteriormente deteriorato i rapporti tra sindacati e rappresentati dell’azienda. 

«L’amministratore delegato Dal Bò - spiega ancora Paoli - ha detto dato la colpa di tutto alla Cgil dicendo che ora vorrà sapere chi sta al tavolo della trattativa. Alla luce di questo la Filcem prenderà una posizione molto ferma perché non vogliamo assolutamente sederci a un tavolo, istituzionale o sindacale che sia, con una persona che usa queste scorrettezze dopo non aver aperto bocca venerdì in sede di trattativa. Questo è un gioco al massacro che i lavoratori non meritano». 

Ecco allora che da subito, finita l’assemblea, è ricominciata la mobilitazione. Saputo che ieri mattina era arrivato a Sesto anche Rocco Bormioli, proprietario dell’omonima azienda da qualche giorno partner di Ginori, i lavoratori hanno promosso subito due ore di sciopero spontaneo. 

Domani sera, invece, è prevista a sostegno della vertenza una rappresentazione teatrale che si terrà al teatro della Limonaia di Firenze mentre dopodomani il presidente del consiglio regionale, Riccardo Nencini, visiterà lo stabilimento assieme a tutti i capigruppo in consiglio. Francesco Sangermano

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CGIL - CAMERA DEL LAVORO METROPOLITANA DI FIRENZE

UFFICIO COMUNICAZIONE CENTRO SERVIZI BORGO DEI GRECI

 

Comunicato stampa

Assemblea dei lavoratori dopo l’incontro di venerdì: i lavoratori compatti per difendere la Richard Ginori e i loro posti di lavoro

Oggi, dopo l’incontro svoltosi venerdì 9 giugno in Associazione Industriali con l’A. D. Domenico Dal Bò e il diretore di stabilimento ing. A. Mugnaioni, si è tenuta in Richard Ginori l’assemblea generale in cui l’R.S.U. e le OO.SS. hanno informato i lavoratori circa l’esito della discussione con l’azienda.

Le R.S.U. e le OO.SS. hanno ribadito, così come dichiarato in Associazione Industriali, di essere pronti a sostenere la trattativa nell’ambito del mandato ricevuto dai lavoratori nelle precedenti assemblee, sintetizzato in tre punti:

· Un piano industriale concordato.

· La salvaguardia dei livelli occupazionali.

· La certezza della costruzione di un nuovo stabilimento.

Precisando così, che l’incontro di venerdì si è interrotto per volontà dell’azienda che ha dichiarato il piano industriale immodificabile e che i 109 lavoratori che saranno posti in CIGS non rientreranno comunque in stabilimento alla fine della Cassa Integrazione.

Alla luce di quanto sopra i lavoratori hanno deciso, dopo un approfondito dibattito di votare e di rinnovare il mandato alle OO.SS. e alle R.S.U, rifiutando qualsiasi ambito di confronto che presupponga la mancata salvaguardia dei posti di lavoro.

Dall’assemblea è emerso inoltre l’opposizione a qualsiasi disegno speculativo, e la volontà inoltre di difendere sia la Richard Ginori di Sesto Fiorentino, sia i 362 posti di lavoro impegnando ogni risorsa possibile al raggiungimento di questo obbiettivo.

Sesto Fiorentino, 12 giugno 2006 R.S.U. Richard Ginori 1735

 

Inviato a cura dell’Ufficio Comunicazione Centro Servizi Borgo dei Greci David Buttitta

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La vertenza Ginori in Parlamento

Il senatore diessino Giovanni Bellini ha annunciato che presenterà un’interrogazione sul futuro dell’azienda di Sesto. Domani assemblea dei lavoratori, previsti nuovi scioperi

VENERDÌ la trattativa tra sindacati e azienda era saltata praticamente ancor prima di iniziare. Il nodo irrisolto sono i 109 esuberi: da un lato si vuole toglierli dal piano industriale, dall’altro si dà per scontato il licenziamento dopo un anno di cassa integrazione straordinaria 

di Francesco Sangermano sull'Unità 11/6/06

Nulla di fatto. L’incontro di venerdì in Associazione industriali a Firenze, tra azienda, Rsu e rappresentanze sindacali ha una volta di più acuito il muro contro muro tra le parti sul piano industriale e, in particolare, sui 109 esuberi in esso contenuti. I tre punti ritenuti fondamentali dai sindacati (piano industriale concordato, salvaguardia dei livelli occupazionali, certezza della costruzione di un nuovo stabilimento a Sesto Fiorentino) non sono stati recepiti dalla proprietà e così la tratttaiva si è arenata di fatto ancor prima di partire. Ecco allora che da domani, con l’assemblea dei lavoratori, si prevedono nuove iniziative di sciopero e di lotta a sostegno di una vertenza che sta per travalicare i semplici confini locali. Secondo quanto annunciato dal senatore diessino Giovanni Bellini, infatti, nei prossimi giorni sarà presentata un’interrogazione parlamentare proprio sulla situazione della storica fabbrica sestese.

La vertenza Ginori finisce in Parlamento
Il senatore Bellini (Ds) ha annunciato che presenterà un’interrogazione in merito al piano industriale di risanamento che prevede 109 esuberi
di Francesco Sangermano/ Firenze

MOBILITAZIONE Domani in Consiglio provinciale, dopodomani perfino in Parlamento. Perché l’obiettivo deve e vuole essere quello di spostare l’attenzione sulla vertenza relativa alla Richard Ginori di Sesto Fiorentino dalla dimensione locale a quella nazionale. La situazione all’interno della storica azienda di porcellana pregiata è in fase di stallo. Forse anche qualcosa di più. L’incontro tra le parti previsto per giovedì, di fatto, non è neppure cominciato. Perché se i sindacati da una parte chiedono all’azienda di togliere dal piano industriale i 109 esuberi, dall’altra la proprietà risponde che non solo questo non sarà fatto ma anche che al termine dell’anno di cassa integrazione straordinaria (che partirà a zero ore dal 3 luglio) i suddetti 109 non saranno reintegrati ma direttamente licenziati. Presupposti, questi, che porteranno domani i lavoratori (che si riuniranno al mattino in assemblea per conoscere dai sindacati l’esito dell’incontro) a confermare, se non addirittura ad intensificare, le iniziative di protesta e di lotta. 

Ma non solo. Lo stato di apprensione sulla sorte della Richard Ginori ha infatti portato i consiglieri provinciali di Rifondazione Comunista a presentare una domanda d’attualità nel consiglio provinciale previsto per domani. «Serve una risposta - dicono - di fronte all’annuncio della messa in cassa integrazione di 109 lavoratori, mentre la dirigenza aziendale chiede di effettuare doppi turni di lavoro, tutto ciò in assenza di una chiara strategia industriale da parte della proprietà».

Ma, come detto, la vicenda relativa alla Ginori finirà all’inizio della prossima settimana sui banchi del Parlamento. A portare le istanze dei lavoratori sestesi fino a Roma sarà il senatore diessino Giovanni Bellini che proprio in questi giorni sta preparando un’interrogazione in merito alla questione. Bellini, che già in passato ha mostratoforte attenzione sulle crisi dell’area fiorentina (come Electrolux e Matec) solleciterà il governo a prendere in esame la questione ricercando una soluzione che possa garantire la salvaguardia degli attuali livelli occupazionali.

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TEATRO DELLA LIMONAIA

Lo spettacolo per la Ginori comincerà sul palcoscenico ma terminerà per le strade

da la Nazione 11/6/06

Anche il teatro della Limonaia si mobilita a favore della Richard Ginori e dei suoi lavoratori in lotta per la difesa dei posti di lavoro e del futuro stesso dell’azienda. Dopo aver sottoscritto l’appello lanciato dal presidente del Consiglio Regionale Nencini, adesso il Teatro della Limonaia ha deciso di dedicare alla lotta dei lavoratori Ginori uno spettacolo ah hoc, che si svolgerà in un contesto molto particolare, in parte all’interno del teatro e in parte per le vie di Sesto. Lo spettacolo è in programma per mercoledì prossimo, 14 giugno, dalle ore 17.30 alle 20, e si intitola “Gli artisti di Sesto Fiorentino per i lavoratori della manifattura Richard Ginori”.

Lo spettacolo, che ha ottenuto il patrocinio del Comune di Sesto Fiorentino, raccoglie una serie di artisti e associazioni locali, tutti uniti dal desiderio di fare qualcosa per difendere quella che a Sesto, la Ginori, è considerata molto più che una fabbrica ma come un pezzo dell’identità stessa della città. Fra i contributi previsti quelli di Anna Meacci, della banda musicale dell’Arci, della Compagnia Tri-boo, della Company Blu, del Coro Sesto in Canto della Scuola di Musica di Sesto, di Ivan della Mea, dell’Istituto Ernesto De Martino, del Laboratorio Nove, di Monica Bauco.

E fra le adesioni e i supporti ricevuti a decine in questi giorni dai lavoratori della Ginori c’è anche quello, significativo, fatto pervenire dal sindacato Cgil della Polizia di Sesto, che esprime solidarietà e appoggio ai lavoratori della manifattura di porcellane.

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MANIFATTURA A RISCHIO
Aperta la procedura di cassa integrazione straordinaria per crisi per un anno, a zero ore e senza rotazione
Ginori, la trattativa salta subito
Linea dura dell´azienda, i sindacati lasciano il tavolo dopo un´ora

Ribadito: tra dodici mesi 109 operai verranno licenziati
ILARIA CIUTI su la Repubblica 10/6/06

PRIMA riunione, ieri tra azienda e sindacati, di apertura della trattativa sui 109 lavoratori per i quali la Richard Ginori ha aperto la procedura di cassa integrazione straordinaria per crisi: per un anno dal 3 di luglio, a zero ore, senza rotazione. Aperta e chiusa. La trattativa si è immediatamente bloccata. 

«Non c´erano le condizioni», spiegano i sindacalisti, perchè i dirigenti Ginori hanno comunicato subito che gli esuberi sono strutturali e che il piano industriale può essere al massimo spiegato meglio ma non modificato. «Ci hanno detto che esistono due sole verità - protesta Luca Paoli della Filcem- Cgil - Una, che dal 3 di luglio i 109 andranno in cassa, qualunque sia lo stato della trattativa e anche senza nessun accordo sindacale. Due, che il loro numero corrisponde ai posti di troppo dichiarati dal piano industriale e che quindi quei lavoratori non rientreranno mai più in fabbrica e ala fine dei 12 mesi verranno licenziati». Proprio come gli operai e le rsu della storica azienda di ceramiche di Sesto temevano. «E´ evidente che, come il piano industriale dell´amministratore delegato Domenico Dal Bo´ lasciava presumere - continua Paoli - in questo caso la cassa integrazione è solo una forma di licenziamento differito».

La norma concede 25 giorni dopo l´apertura di procedimento di casa integrazione per trovare un accordo tra azienda e sindacati. Ma la trattativa non sembra cominciata bene. «La colpa non è nostra ma della Cgil che non vuole trattare», replica l´amministratore delegato Dal Bo´ pur rifiutandosi di entrare nel merito sulla disponibilità o meno dell´azienda a ritirare la cassa integrazione per crisi e dunque senza ritorno o a discutere il piano industriale. «Prima dobbiamo capire chi sta o non sta al tavolo», dice Dal Bo´. Mentre i tre sindacati si dichiarano tutti e tre concordi sulla sostanza, ma meno ugualmente convinti a proposito dei metodi. «Secondo noi non si può riaprire il confronto senza rispettare almeno tre condizioni - spiega Paoli - Che il piano industriale non venga imposto ma concordato; la salvaguardia dell´occupazione e dunque il ritiro della cassa integrazione per crisi che implica un non ritorno indietro e la certezza che il nuovo stabilimento promesso venga davvero realizzato entro il 2010». 

Convinte invece a usare in ogni caso i 25 giorni in cui c´è possibilità di trattativa, Cisl e Uil. «Questo piano industriale non porta a niente, è basato solo sulla riduzione dei costi in un´azienda che invece, al contrario di altre in crisi, ha tutte le possibilità di essere rilanciata - dichiara Massimo Guerranti della Femca-Cisl - Ma temiamo che se non si tenta fino all´ultimo una via alternativa i cassintegrati possano restare anche senza i diritti minimi loro garantiti».

A questo punto l´ultima parola non l´avranno né Cgil, né Cisl e né Uil. Ma i lavoratori della Ginori che decideranno lunedì in assemblea che mandato dare ai loro rappresentanti. Certamente la situazione a Sesto diventa sempre più difficile. Se il 3 luglio non si sarà raggiunto nessun accordo ma l´azienda andrà avanti lo stesso con la cassa integrazione- licenziamento, lo scontro sarà cruento, si prevede. 

Nel frattempo la città tutta si mobilità intorno ala sua antica e gloriosa manifatura. Gli artisti di Sesto si spenderanno per sostenere i lavoratori il 14 giugno al teatro della Limonaia. La sera, poi, dal teatro partirà con un corteo verso la piazza del Comune. «Abbiamo sentito il bisogno di unirci - dice Dimitri Milopulos, direttore della Limonaia - Ognuno con la propria arte, per offrire un contributo e sperare in un futuro migliore». Il sindaco Gianassi aggiunge: «La forza di una comunità è data dalla sua capacità di stare vicino a chi è in difficoltà e si batte per difendere diritti e futuro. Sono orgoglioso di questa mobilitazione degli artisti a difesa di un passato grande, ma anche di una prospettiva che credo ancora possibile per la manifattura Ginori e per le lavoratrici ed i lavoratori dell´azienda».

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METROPOLI LA PIANA

VENERDI' 9 GIUGNO 2006

Ginori, arriva la cassa integrazione

Sconcerto e delusione: prima la speranza "Bormioli" , poi la cattiva notizia

FRANCESCA GAMBACCIANI

"Cambiare tutto per non cambiare niente". La celebre frase del romanzo "Il Gattopardo" calza perfettamente alla situazione della Richard Ginori: una settimana fa la notizia dell’ingresso del nuovo socio Bormioli aveva alimentato speranze sul futuro dell’azienda, i cui problemi finanziari parevano giunti al termine, e i giornali titolavano "La Ginori è salva". Ma il grosso cambiamento nella proprietà non ha portato alcuna modifica nel piano industriale, e lunedì è infine arrivata la temuta notifica dell’apertura della procedura di cassa integrazione. Questa, dal 3 luglio, dovrebbe interessare 109 lavoratori, a zero ore e per dodici mesi rinnovabile, e senza possibilità di rotazione. Condizioni che, secondo l’opinione di alcuni, non lasciano intravedere alcun reintegro, ma pone la cassa integrazione come mera anticamera del licenziamento. «Nel piano industriale si parla di esuberi strutturali- spiegano alla Rsu-e il timore è che ciò si traduca nella scomparsa di intere sezioni dell’azienda». La lettera che ha annunciato l’avvio della procedura ha chiarito che la richiesta dell’azienda riguarda un procedimento di cassa integrazione straordinaria per crisi, non per ristrutturazione. «Una richiesta che riteniamo ingiustificata e illegittima» sostengono i rappresentanti sindacali «la realtà dell’azienda è molto diversa, è la realtà di una azienda cui certo il lavoro non manca. La scorsa settimana la direzione aveva richiesto un incremento di produttività, con doppi turni agli impianti di fabbricazione, dimostrando tutta la sua incoerenza. Siamo molto perplessi che l’Inps possa concedere la cassa integrazione con queste modalità». L’impressione dei lavoratori è che questa cassa integrazione non serva a tutelare alcun posto di lavoro, ma solo a salvare la proprietà e Pagnossin grazie ai soldi delle casse dello Stato. In diversi vedono una conferma a questa loro impressione nel fatto che proprio in questi giorni l’azienda Pagnossin sta reintegrando 50 dipendenti dopo la fine della cassa integrazione; uno "scambio" che fa pensare ad alcuni che si usino i lavoratori come garanzia di liquidità.

Da lunedì pomeriggio stanno proseguendo gli scioperi e la mobilitazione dei dipendenti Ginori; le organizzazioni sindacali dovrebbero avere nei prossimi giorni un incontro con l’Associazione Industriali ma, ci tengono a precisare dalla Rsu, ciò non significa che ci saranno accordi.

«La direzione dell’azienda si è riconfermata come poco credibile» affermano i rappresentanti sindacali. «Sarà molto difficile che si giunga ad un accordo: sarebbe necessario che il piano industriale venisse modificato, presentando un piano di investimenti e rilanci».

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GINORI 109 in cassa integrazione

Scioperi e presìdi L’azienda domani incontra i sindacati

di Franco Calamassi sulla Nazione 8/6/06

L'azienda ha rotto gli indugi e fissato per domani alle 9 l'atteso incontro con i sindacati per discutere della richiesta di cassa integrazione a zero ore per un anno per 109 dei 370 lavoratori. Si apre così un nuovo, forse decisivo capitolo della lunga e delicata vertenza della Richard Ginori di Sesto Fiorentino.
Domani si capirà probabilmente se, al di là delle schermaglie e della pretattica, esiste o meno uno spazio di manovra per il confronto oppure le posizioni continueranno a fronteggiarsi muro contro muro. Come è accaduto per tutta la giornata di ieri, con toni sempre molto aspri. I lavoratori della manifattura di porcellane di Sesto hanno fatto scioperi articolati, per brevi periodi, a scacchiera su vari reparti, con l'obiettivo di danneggiare quanto più possibile con il minimo sforzo l'andamento produttivo dell'azienda.

Nella mattinata è stato anche organizzato un presidio davanti ai cancelli su viale Giulio Cesare, bloccando la strada e creando non poche difficoltà alla circolazione. La presenza discreta della forse dell'ordine ha sorvegliato che tutto filasse liscio. Nel pomeriggio poi gli scioperi hanno interessato il magazzino, che ha subito un blocco alle spedizioni con l'impossibilità elle merci e dei prodotti finiti di uscire dallo stabilimento per essere regolarmente consegnati ai clienti.

L'azienda ha lasciato trapelare una certa insofferenza per i metodi ella lotta sindacale e si è mossa a vari livelli nelle ultime ore per cercare di ammorbidire la linea dura dei sindacati e dei lavoratori ma finora senza ottenere risultati.

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Richard Ginori scioperi quotidiani per tutto giugno

Non si ferma la mobilitazione dei lavoratori dopo l’annuncio di cassa integrazione per 109

di Francesco Sangermano sull'Unità 7/6/06

IN LOTTA Hanno continuato a presidiare il cancello d’ingresso per l’intera giornata. Uno sciopero articolato, coi vari settori a darsi il cambio ogni due ore.

Il giorno dopo l’arrivo di 109 lettere di cassa integrazione straordinaria, la rabbia dei lavoratori della Richard Ginori è sempre più grande. Loro non ci stanno e hanno l’intenzione di gridarlo, ogni giorno, a una proprietà che finora si è dimostrata invece sorda di fronte a ogni loro istanza. «Andremo avanti almeno per tutto giugno» gridano dalla Rsu. E non è certo difficile da credere. Lunedì pomeriggio, giorno dell’annuncio della procedura di cassa, l’amministratore delegato Domenico Dal Bò arrivò a bordo della sua Mercedes ma non fu fatto entrare nello stabilimento. Ieri, invece, Dal Bò non si è presentato in azienda.

«Noi continueremo a fare scioperi - spiega Luca Paoli, segretario provinciale della Filcem-Cgil - ed abbiamo già registrato un aumento di richieste di partecipazione a partire dalla festa regionale del lavoro organizzata dai Ds il 13 a Scandicci». Un appuntamento cui seguirà (la sera successiva al teatro della Limonaia dalle ore 18) una rappresentazione teatrale messa in scena da alcuni artisti sestesi proprio sulla crisi della storica fabbrica di porcellana.

«A questo punto - prosegue Paolo - aspettiamo la data che ci sarà comunicata dall’azienda per dare inizio alla trattativa. Certo è che ci andremo con poca speranza perché siamo davanti a un muro contro muro molto difficile da superare». Con lo scontro di lunedì fuori dai cancelli e la mediazione da parte delle forze dell’ordine i rapporti si sono, se possibile, ulteriormente deteriorati. «Dal Bò continua a dire che è necessario lavorare in quell’azienda e che se non si lavora c’è perfino il rischio che non vengano pagati gli stipendi. Ma questa è una incongruenza fra ciò che dice e ciò che fa perché i lavoratori sarebbero più che disposti a lavorare. Solo che è piuttosto complicato farlo sapendo che a breve si va in cassa integrazione. Ma probabilmente lo spirito degli imprenditori di Varese e del nord è quello di voler lavorare gratis e mettersi in tasca un sacco di soldi». 

L’ultima considerazione è una punzecchiata decisamente polemica nei confronti della linea che l’azienda sta tenendo in senso più generale. «La richiesta di riduzione d’organico arriva da un’azienda che su sprechi e abbattimento di costi dovrebbe interrogare se stessa e non certo i lavoratori» dice. Per poi spiegare il concetto: «Mi chiedo se siano o meno legittimi certi compensi per i consiglieri d’amministrazione o se era il caso di cambiare e pagare quattro amministratori delegati come se questo fosse normale. Il tutto mentre dall’altra parte si procede invece a far perdere un terzo dei posti di lavoro a persone che certo non guadagnano 120 mila euro come qualcun altro...».

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GINORI / 1Rabbia e sconforto dopo l’annuncio delle 109 cassaintegrazioni

Scioperi e lacrime

 di Franco Calamassi su la Nazione 7/6/06

Dopo la rabbia, esplosa spontanea subito dopo l'annuncio della cassintegrazione per 109 ei 370 lavoratori, ieri alla Richard Ginori è stato il tempo della riflessione, anche se pur sempre "armata". I lavoratori hanno infatti ripreso a sciopero su base articolata, con turni di mezz'ora, segmentati reparto per reparto, con l'obiettivo di penalizzare quanto più possibile la produzione e il normale svolgimento delle attività produttive dello stabilimento di viale Giulio Cesare.
Orami la battaglia si gioca senza esclusione di colpi, muro contro muro. I sindacati che forse fino a qualche mese avevamo mostrato un atteggiamento collaborativo con l'azienda nella prospettiva di un rilancio della manifattura, hanno scelto adesso la linea dura. "Non ci sono spazi per fare un accordo sulla cassintegrazione", ripetono ad una voce Cgil, Cisl e Uil.
"I lavoratori vorrebbero spingere ancora di più sull'acceleratore e chiedono di intensificare la lotta - dichiara Nencini della Rsu - Le persone che lavorano in Ginori sentono che il passaggio è delicato e si rendono conto che questo mese, fino al 3 luglio sarà decisivo non solo per la cassintegrazione ma per il futuro stesso della fabbrica. Ma c'è grande compattezza e forte motivazione".

Sesto teme di fare la fine del vaso di coccio in mezzo a quelli di metallo, perché gli attuali proprietari vantano legami territoriali molto più forti e saldi con altre realtà italiane, in Veneto. Infatti, mentre lo stabilimento di viale Giulio Cesare è in crisi, Pagnossin ha annunciato che riprende l'attività industriale a Treviso, interrotta alcuni mesi fa. "Non vorremmo che il lavoro che si perde a Sesto, venisse fatto a Treviso - spiega Luca Paoli della Cgil - anche perché i comunicati di Pagnossin spiegano che la produzione riparte per attività di nicchia, come sono pur sempre quelle di Ginori, che Pagnossin non ha mai svolto. Guarda caso a Treviso l'azienda ha ottenuto dal Comune di costruire un centro commerciale nei terreni attigui alla fabbrica, e la ripresa della produzione rientra in questa ottica".

Alla Ginori serve insomma una mobilitazione che riesca a superare i confini locali, per sbarcare su quelli nazionali. Un obiettivo a cui lavorano le forze politiche locali. La solidarietà ai lavoratori Ginori in lotta arriva anche dai Ds di Sesto, attraverso il segretario Damiano Sforzi: "Avevamo sperato che l'intervento di Bormioli portasse delle novità positive e invece sembra che le cose vadano avanti anche peggio di prima - dichiara Sforzi - ci sembra di aver capito che la cassintegrazione con è funzionale al rilancio dell'azienda e in questo caso noi esprimiamo una forte e netta contrarietà: denari pubblici non possono essere utilizzati per sistemare i conti di finanzieri privati Per quanto nelle nostre possibilità cercheremo di fare ancora di più della vertenza Ginori una questione regionale e nazionale, lavorando in primo luogo con i nostri parlamentari". Intanto per i prossimi giorni, forse già per la fine di questa settimana, è atteso il primo incontro fra azienda e sindacati per avviare il confronto sulla cassintegrazione: i sindacati hanno dato la loro disponibilità ma l'azienda in questa fase sembra non avere fretta.

GINORI / 2 Nel mirino tutti i vertici aziendali
«Tagli? Comincino dai loro stipendi»

Soldi, tanti soldi da risparmiare. E allora i sindacati fanno anche due conti in tasca ai loro dirigenti, Non è giusto, dicono, che chi ha portato l’azienda in rosso poi non paghi nulla, mentre i lavoratori che hanno continuato a dare il meglio della loro professionalità ci rimettano stipendio e posto di lavoro. "Si pone così una questione di equità - dichiarano le Rsu di Ginori - Il presidente del consiglio di amministrazione di Ginori, nonostante la crisi a cui ha portato Ginori, sono riservati 120.000 all'anno: visto lo stato di crisi perché non risparmia 100.000 euro dai suoi compensi?".

GINORI / 3 Reazioni
Piange anche la Borsa

La Borsa non sorride al titolo Richard Ginori. Ieri le azioni della manifattura sestese a Piazza Affari hanno chiuso in forte calo, a 44 centesimi di euro, in ribasso di quasi il 3% (2,90) rispetto al prezzo di apertura, fissato a 46 centesimi di euro. Le vendite si sono concentrate nella seconda metà della giornata.Il titolo Ginori si mantiene ancora lontano dai massimi di 53 centesimi di inizio anno, ma comunque in netta ripresa rispetto al minimo dell'anno, toccato solo pochi giorni fa, a 38 centesimi, prima dell'annuncio dell'ingresso di Bormioli nel capitale sociale.

GINORI / 4Risparmi
300mila euro al mese in meno

Richard Ginori conta di ridurre le spese di gestione di 300.000 euro al mese attraverso il ricorso alla cassintegrazione per 109 addetti. Il dato viene fornito dai sindacati, secondo i quali "con 109 persone in meno l'azienda non sarà in grado di portare avanti la produzione". E a supporto di questa affermazione portano quanto accaduto due anni fa, quando, dopo l'annuncio di una cassintegrazione per 6 mesi per 50 lavoratori, dopo solo tre mesi tutti quanti furono richiamati al lavoro, proprio per le difficoltà di gestione incontrate in un'azienda dove la manualità del lavoro è ancora centrale.

GINORI / 5 Novità nella storia dell’antica manifattura di Doccia
Uno studioso ha ritrovato i segreti del laboratorio chimico del conte Carlo

Come venivano prodotte la porcellana e la maiolica nella manifattura di Doccia agli albori, nel 1700? Con quali impasti? Utilizzando quali prodotti? È a questo approfondimento, e ad un terreno di ricerca nel quale in passato nessuno aveva mai osato addentrarsi prima date le difficoltà oggettive di interpretazione dei documenti settecenteschi che riguardano le composizioni degli impasti, delle vernici e dei colori, che è dedicata la conferenza in programma per oggi al Museo delle Porcellane di via Pratese a Sesto. Dal titolo "Le terre, i massi, le vernici e i colori della Manifattura dal 1737 alla fine del XVIII secolo", la conferenza è organizzata dal Museo di Doccia in collaborazione con l'Associazione Amici di Doccia.
A curare la conferenza è Alessandro Biancalana, collezionista lucchese che da anni si dedica per passione allo studio della Manifattura di Doccia, e che ha tenuto mostre a Pisa nel 1998 e a Lucca nel 2000. Lo studioso, studiando i documenti dell'epoca, ha dovuto confrontarsi in particolare con il linguaggio usato nel 1700 per le ricette degli impasti, e che agli occhi moderni risulta misterioso e quasi impossibile da tradurre in termini di chimica moderna. L'appuntamento è per le ore 18.30. Nel corso della conferenza Biancalana esporrà in anteprima una sintesi dei risultati di queste ricerche che per la prima volta aprono le porte del laboratorio chimico di Carlo Ginori, vero arcanista della manifattura.

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Fra gli operai della storica fabbrica in un clima da roulette russa: "La nostra professionalità è inutilizzabile in altre aziende"
"La vita di tutti noi è a rischio"
Richard Ginori: cassintegrati in 109 ma non si sa a chi toccherà

Francesca dice: "La manifattura è un luogo speciale, il menefreghismo di chi vuole smantellarla è deprimente"
ILARIA CIUTI su la Repubblica 7/6/06

I giovani hanno più voglia di dire: io non ci credo. I meno giovani hanno l´angoscia dipinta sul volto. Insieme, ieri, a turni di mezz´ora per reparto, bloccano le merci agli ingressi della manifattura. «Finchè l´amministratore delegato Dal Bo´ non ne potrà più e se ne andrà», dicono. Chiarendo subito che alla Ginori di Sesto è un muro contro muro. «Se Rinaldini (il patron del gruppo Pagnossin che, da pochi giorni a metà con la Bormioli, è proprietario dell´azienda, ndr.) crede di pagare i debiti a nostre spese si sbaglia», dichiarano gli operai alludendo alla cassa integrazione che scatterà il 3 luglio per 109 dipendenti: a zero ore, per un anno, senza rotazione e per crisi, non per ristrutturazione. «Caratteristiche tali da sapere fin da ora che non ci sarà rientro e che in realtà si tratta dei 109 licenziamenti annunciati dal piano industriale di Dal Bo´ - spiega Giovanni Nencini - Il problema è solo la situazione finanziaria di Rinaldini perché il lavoro c´è, tanto che alle presse sono stati chiesti i doppi turni».

Anche lui sui cancelli, Lauro Faggi, moglie a carico e due figlie che studiano, lavora nel reparto modellazione. «Cercano di industrializzare sempre di più un marchio che invece è famoso per qualità e creatività - dice - E siccome il mio è un reparto creativo, è a rischio, come è a rischio la vita di tutti noi. Non si sa chi ci sarà nei 109. Nel reparto abbiamo maturato una grande professionalità che però è inutilizzabile in qualsiasi altra azienda del territorio. Chiunque venga licenziato dovrà arrangiarsi». Ecco, l´esperienza, la professionalità, un lavoro da operai che oscilla tra i 900 euro e i 1.200 euro, ma che comunque è creativo. «E´ questo il punto», dice Francesca Coppini, 31 anni, sposata da uno - «No, figli ancora no, non è il momento per metterli in cantiere» - un mutuo da pagare, la voglia si far capire che perdere il lavoro alla storica azienda di ceramiche non vuol dire solo lo spettro della disoccupazione ma anche il dolore di perdere «un lavoro che piace». Francesca ha studiato all´Istituto d´arte di Porta Romana: «Faccio il lavoro che volevo e che non farò altrove. La manifattura è un luogo speciale, il menefreghismo di chi pensa di smantellarla è deprimente. Noi cerchiamo di impegnarci ma ormai ci domandiamo: perché lo faccio?».

Accanto a Francesca, Paolo Pappalardo: «Sì, certo, ho paura - dice - Ho paura perché in tutte le aree degli stabilimenti Ginori e che hanno chiuso in Italia è stata fatta una speculazione edilizia, come credo vogliano fare qui». Hanno paura tutti, nessuno sa a chi toccherà. Anche Gabri Terrafino che ha due bambini piccoli: «Per le donne trovare un altro lavoro è ancora più difficile». Anche Daria Cammelli che è vedova e deve mantenere un ragazzo di 15 anni: «Di cassa integrazione ne abbiamo vista tanta, ma mai come questa, senza via d´uscita». 

E´ un dramma per Luca Arces, 37 anni, operaio del reparto fabbricazione che alla Ginori ha anche la moglie Valentina, 32 anni, in decorazione: «Potremmo venire licenziati tutti e due e già ora dobbiamo calcolare bene se spendere per il cinema o la pizza. E´ un pensiero che non ti abbandona mai, ti entra nella vita quotidiana, non puoi parlar d´altro a casa». Un´ansia distribuita tra tutti, che «se fosse un film si chiamerebbe suspence», come dice Adriano Bruscagli, 48 anni, moglie a carico e figlia quindicenne. «Si sta giocando sul futuro di 109 famiglie - continua - Nessuno è al riparo».

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Richard Ginori: 109 in cassa integrazione

La durata di 12 mesi è motivata dallo stato di crisi in cui versa l’azienda di Sesto F.
La delusione del sindacato: a pagarne le conseguenze sono solo e sempre i lavoratori

ALLA NOTIZIA i dipendenti hanno immediatamente interrotto il lavoro e ora insieme alla Rsu valutano tempi e modi delle agitazioni «in risposta all’atteggiamento cieco dell’azienda». In cantiere uno spettacolo del Teatro della Limoniaia di Sesto in solidarietà ai lavoratori

di Alessio Schiesari / Firenze sull'Unità 6/6/06

Le peggiori previsioni alla fine si sono concretizzate: Per 109 operai della Richard Ginori, la gloriosa azienda di ceramiche, l’incubo è diventato realtà. Dal 3 luglio si va in cassa integrazione per crisi aziendale, e tra dodici mesi, nonostante le rassicurazioni dell’azienda e dell’associazione industriali, per loro si prospetta il licenziamento. Ad avvallare il timore che questa Cig rappresenti l’anticamera della perdita del posto di lavoro c’è la decisione dell’azienda di non prevedere alcuna rotazione. Chi dal 3 luglio rimarrà a casa sarà quindi costretto a cercarsi un altro lavoro. 

Ma la rabbia degli operai della fabbrica sestese è cresciuta quando hanno appreso che mentre loro venivano messi in cassa integrazione, 50 lavoratori della Pagnossini di Treviso, l’azienda che condivide la proprietà con la Ginori, sono stati richiamati in fabbrica dopo mesi di Cig, e presto il reintegro in azienda arriverà anche per altri 50 operai veneti. Dopo questa coincidenza sono in molti a pensare che la strategia dell’azienda sia quella di portare subito interi settori della produzione Ginori a Treviso, e i sindacati temono che nel medio periodo l’intera produzione della gloriosa azienda sestese venga trasferita nel nord-est. 

«Se le cose stanno in questo modo - attacca Paoli, il sindacalista della Filcem Cgil che segue la Ginori - si configurerebbe un uso improprio della Cig, che viene finanziata con denaro pubblico non certo per favorire lo spostamento della produzione da uno stabilimento a un altro». Ieri mattina i lavoratori della Ginori hanno scioperato contro la decisione dell’azienda. La tensione era palpabile e quando l’amministratore delegato Dal Bò ha tentato di entrare nel suo ufficio, i lavoratori gli hanno impedito di mettere piede nello stabilimento dell’azienda. È così intervenuta la Polizia, che non è però riuscita a sedare gli animi e a fare entrare Dal Bò in ufficio. Domattina è in programma una riunione delle Rsu in cui si decideranno le iniziative di lotta per le prossime settimane. I sindacati sembrano intenzionati ad adottare la linea dura, e con ogni probabilità verrà scelta la via degli scioperi articolati per far crollare la produzione e per boicottare la partenza delle merci.

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LAVORO

Ginori, a rischio 109 lavoratori

 da la Nazione 6/6/06

L'azienda ufficializza la richiesta di cassa integrazione. Esplode la protesta nello stabilimento di porcellane a Sesto

Sesto Fiorentino (Firenze), 6 giugno 2006 - Il postino ha consegnato la raccomandata alle 12.30. La notizia era attesa. Anzi: più volte annunciata. Ma l’ufficialità, senza appello, ha suscitato altre proteste, indignazione, preoccupazione. La Richard Ginori di Sesto, due mesi dopo un improvvido annuncio, ha formalizzato l’intenzione di richiedere la cassintegrazione per 109 dei 370 lavoratori dello stabilimento di porcellane di viale Giulio Cesare.

Procedura aperta ieri, prevede una cassintegrazione a zero ore per 12 mesi, dal 3 luglio. Nella comunicazione l’azienda spiega che non intende ricorrere a una rotazione per motivo tecnico-organizativi, ma piuttosto a interessare interi reparti, chiudendo pezzi della manifattura.

"E’ l'inizio dello smantellamento dell’azienda" dice Luca Paoli della Cgil ieri di nuovo davanti ai cancelli con i lavoratori che, appresa la notizia, hanno scioperato effettuando un presidio nel quale, alle 15.30, si è imbattuto l’amministratore delegato Domenico Dal Bò: fino alle 17.30 non era riuscito a entrare nella manifattura.

I sindacati sono sulla linea dura: "In queste condizioni l’accordo con i sindacati per la cassintegrazione appare un' ipotesi molto remota - dichiara Paoli - anche perché per legge la cassintegrazione ha finalità diverse da quelle che vorrebbero Dal Bò e soci. La cassintegrazione serve per difendere i posti di lavoro, e non per alleggerire un po' una situazione finanziaria. Per questi motivi la richiesta fu bocciata qualche mese alla Fiat e noi crediamo che gli stessi presupposti esistano nel caso della Ginori, dove non esiste un piano di investimenti, di rilancio, uno studio sui prodotti, sul marketing: niente di niente"

La battaglia insomma si annuncia dura.
Il primo a portare solidarietà ai lavoratori è stato il sindaco di Sesto Gianni Gianassi: "Esprimo una grande preoccupazione - ha dichiarato - sul metodo come sul merito per l'avvio delle procedure di cassaintegrazione. Tale proposta di cassaintegrazione(a zero ore, non a rotazione e per 12 mesi per 109 operai della Richard Ginori) appare più come l'anticamera di licenziamenti che quella di una robusta e necessaria ristrutturazione. Purtroppo, da parte dell'azienda - ha proseguito il sindaco - manca sia la disponibilità a un confronto sul piano industriale, sia la possibilità di conoscere le intenzioni dell'ipotetico nuovo socio Bormioli. Sono vicino ai lavoratori e alle loro famiglie"
E pensare che nei giorni scorsi si era sperato in un epilogo diverso della vicenda.Soprattutto legato alla possibilità che l'azienda passasse di mano.

Prima era sfumata l'offerta di un socio di minoranza, Starfin, che aveva ricevuto dal proprietario Rinaldini un secco no di fronte a 29 milioni di euro per la maggioranza delle azioni.
Poi, la scorsa settimana, il colpo di scena: l'entrata in gioco di Bormioli, che - per il momento solo in una lettera di intenti - promette di entrarenel capitale di Ginori versando 15 milioni di euro. E qualcuno dice che Bormioli verserà effettivamente il denaro, solo se Ginori riuscirà a far approvare la richiesta di cassintegrazione. Franco Calamassi

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E il manager chiama la polizia
LA CRISI
Parte la Cassa alla Ginori subito sciopero

da la Repubblica 6/6/06

La raccomandata che comunica al sindacato l´avvio della procedura per la Cassa integrazione straordinaria alla Richard Ginori è arrivata ieri mattina. Il provvedimento scatterà il 3 luglio. I sindacati hanno letto nella comunicazione segnali più preoccupanti, se possibile, di quelli già temuti. La cassa integrazione, a zero ore, senza rotazione e per dodici mesi, riguarda infatti 109 lavoratori, ovvero il numero equivalente agli esuberi annunciati nel piano industriale, ed è chiesta per crisi e non per ristrutturazione: particolari che fanno prevedere un provvedimento senza ritorno, anticamera del licenziamento alla scadenza dei dodici mesi. Ad indispettire il sindacato è inoltre il fatto che la proprietà ha chiesto i doppi turni per far fronte alle tante commesse di lavoro. Immediato lo sciopero spontaneo e il presidio degli ingressi all´azienda, nel quale è incappato, come già successo in passato, l´amministratore unico Domenico Dal Bò, che ha chiamato la polizia. Gli agenti hanno mediato e convinto il manager ad entrare in ufficio dopo la fine della manifestazione prevista per le 17. Oggi nuovo sciopero articolato e il varo di altre iniziative.
Il sindaco di Sesto, Gianni Gianassi, ha espresso «grande preoccupazione sia sul metodo che sul merito dell´avvio della procedura di cassa integrazione. Purtroppo, da parte dell´azienda manca ancora oggi sia la disponibilità ad un confronto sul piano industriale, sia la possibilità di conoscere le reali intenzioni dell´ipotetico nuovo socio Bormioli». 

Duro Marco Mencobello della Filcem: «La proprietà insiste nel voler agire in maniera unilaterale operando una riduzione dei costi solamente sul personale e quindi tagliando le gambe al futuro dell´azienda che pure avrebbe tutte le capacità e le caratteristiche per risollevarsi dall´attuale momento difficile. Basta che la proprietà creda nel futuro dell´azienda, cosa che non è con l´attuale proprietà».

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Ginori, la ristrutturazione non convince i sindacati

Lavoratori scettici (e ancora in sciopero) dopo l’intesa tra Rinaldini e Bormioli. «Nessun accordo se non si tolgono gli esuberi dal piano»

di Francesco Sangermano/ Firenze sull'Unità 1/6/06

IL PARTNER c’è, ma i lavoratori della Richard Ginori continuano quotidianamente a replicare i loro scioperi. Perché, dicono, «fin quando non sarà deciso di cambiare il piano industriale che prevede 109 esuberi, la situazione è e resterà preoccupante». La notizia è arrivata nella giornata di martedì: la I.pr.ei di Carlo Rinaldini, azionista di controllo di Pagnossin, e la Vetrofin di Rocco Bormioli hanno sottoscritto una lettera d’intenti, ancora non vincolante, per la definizione di un accordo finalizzato alla realizzazione di un piano di ristrutturazione e rilancio del gruppo Pagnossin-Richard Ginori 1735. 

Un’operazione che prevede la creazione di una nuova società (NewCo) controllata pariteticamente ed una ricapitalizzazione, compatibile con l’attuale proposta di aumento di capitale di 30 milioni di Pagnossin. I.pr.ei apporterà così il pacchetto azionario di controllo pari al 50,01% di Pagnossin mentre Vetrofin fornirà alla NewCo liquidità per almeno 12,5 milioni. NewCo sottoscriverà poi la quota di propria competenza (15 milioni) del deliberando aumento di capitale sociale di Pagnossin. Il collocamento della restante quota di aumento del capitale di Pagnossin destinata al mercato (15 milioni) sarà invece coordinata dall’istituto bancario Credem. L’accordo preliminare è arrivato alla scadenza del 31 maggio, termine fissato dalle banche creditrici (Antonveneta, Intesa, Unicredit e Capitalia) per procedere all’aumento di capitale pena la vendita del pacchetto di controllo di Richard Ginori a cura di crossborder e interbanca.

La notizia, però, non ha particolarmente entusiasmato i sindacati e i lavoratori che ormai da diverse settimane proseguono nella loro azione quotidiana di scioperi. «Innanzi tutto - sostiene Luca Paoli, segretario fiorentino della Filcem-Cgil - il gruppo Bormioli lavora in un altro settore rispetto a Richard Ginori e, soprattutto, ha proceduto a sua volta a delocalizzazioni in Romania e a licenziamenti. Ma il dato più preoccupante è che si è parlato genericamente di piano di ristrutturazione senza però dire una parola relativamente ai 109 esuberi annunciati». Un piano che i sindacati non condividono e non intendono condividere. «Se vogliono andare avanti su questa strada lo faranno ma senza accordo sindacale. Ma la nostra speranza è che Bormioli cambi la posizione che finora è stata tenuta. Anche perché si è presa tempo fino al 29 giugno per confermare l’operazione. E non credo proprio voglia farlo con un clima di tensione sindacale come quello che si respira adesso».

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Acquisterà il 50%
Con 15 milioni a Bormioli metà Ginori

Il sindaco chiede certezze sul rilancio

da la Repubblica 1/6/06

L´industria del vetro Bormioli entra in società con il gruppo Pagnossin di Carlo Rinaldini. Il 50% della Richard Ginori di Sesto sarà suo per 15 milioni di euro che insieme ad altrettanti di Pagnossin andranno a coprire la ricapitalizzazione dichiarata da Rinaldini indispensabile. Ce n´è abbastanza per sperare nel rilancio dell´azienda delle storichee ceramiche da anni in crisi e che ultimamente ha presentato un piano industriale che prevede proprio per questa settimana l´apertura della procedura di cassa integrazione straordinaria per 109 lavoratori? Il sindaco di Sesto Gianassi si dichiara confortato dalla notizia dell´entrata in scena di Bormioli ma chiede rassicurazioni sul piano industriale, sul rilancio e spera «che Bormioli segni una svolta e sia più rispettoso dei lavoratori e delle amministrazioni locali».

Da parte sua l´amministratore delegato della Ginori Dal Bo´ dice che l´arrivo di Bormioli è importante per il rilancio e la solidità dell´azienda ma che il piano industriale non cambia: «Annunceremo ai sindacati la cassa integrazione come già preventivato». E quanto allo stabilimento nuovo da costruire? «Anche lì non cambia niente - è la risposta - Noi abbiamo detto di volerlo fare ma che ci attendiamo di discuterne con l´amministrazione. Vedremo cosa vorrà fare».

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L’AZIENDA Dopo la sigla dell’intesa fra Rinaldini e Bormioli tutti si chiedono quale sarà il futuro della fabbrica di porcellane

Ginori, ‘the day after’

 di Franco Calamassi su la Nazione 1/6/06

Il giorno dopo la sigla dell'intesa fra Rinaldini e la Bormioli per il salvataggio della Richard Ginori, con la configurazione di un nuovo assetto di controllo della storica manifattura di porcellane, a Sesto tutti si interrogano sul futuro di Ginori, e su cosa possa significare l'ingresso del re del vetro come socio di Rinaldini.

A cominciare dal sindaco Gianni Gianassi, che commenta: «Le notizie che abbiamo sull'eventuale ingresso del gruppo Bormioli nella società Pagnossin e dunque nel capitale di Ginori — afferma il primo cittadino — se confermate, imprimono sicuramente alla situazione dell'azienda un’importante elemento di novità.

Un solido gruppo industriale parrebbe dunque interessato alla manifattura di Sesto Fiorentino. Tuttavia permangono — prosegue Gianassi — dubbi e perplessità sulla reale uscita di scena del dottor Rinaldini e sulle reali intenzioni del gruppo Bormioli riguardo al rilancio della produzione, all'acquisizione di nuovi mercati, e alla salvaguardia dell'occupazione dello stabilimento di viale Giulio Cesare. Se le notizie di queste ore porteranno in concreto un nuovo assetto societario e una nuova solidità finanziaria dell'azienda sarà certo un passo avanti per tutti, altrimenti il rischio di perdersi nei meandri della finanza sarà ancora presente».

Scetticismo e prudenza arrivano invece dagli ambienti sindacali.
Luca Paoli della Cgil afferma che: «Per adesso il piano industriale non è cambiato, resta la richiesta di 109 esuberi, peraltro in evidente contraddizione con la richiesta da parte dell’azienda di fare doppi turni, e dunque per noi ad oggi è molto complicato fare accordi su queste basi, sia con i vecchi proprietari che con quelli nuovi.
Se l'arrivo di Bormioli significherà la disponibilità del managment a confrontarsi sul piano industriale, allora il sindacato saprà fare la sua parte».

Decisamente più esplicito è invece il parere di Massimo Guerranti della Cisl: «Da quanto abbiamo capito noi i trenta milioni di euro della ricapitalizzazione, portati da Bormioli e dall'operazione sul mercato, entreranno in azienda e ne usciranno un minuto dopo, diretti verso le banche, che vantano ben ventinove milioni di euro di crediti.
Dunque saremo daccapo.
Bisognerà vedere se con Bormioli arriveranno altri soldi per rilanciare l'azienda oppure no. Noi non siamo né pessimisti né ottimisti.
Al momento l'ingresso di nuovi soci rappresenta un'ottima boccata d'ossigeno, ma la paura rimane e non vorremmo che il problema fosse solo rimandato di qualche mese».

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