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Ivan Della Mea canta per i lavoratori della Richard Ginori in sciopero - 22 Giugno

"L'arte deve disturbare..." gli artisti di Sesto Fiorentino per i lavoratori della Richard Ginori -14/6/06 -

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LE FOTO DEL SIT IN DEL 5 MAGGIO 2006

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Richard-Ginori, stretta finale «O la trattativa o si chiude»

L’amministratore delegato Dal Bò avverte: «Indispensabile fermare le perdite
altrimenti dobbiamo pensare alla dismissione e alla vendita del marchio»

L’AMMINISTRATORE delegato chiede di far ripartire la trattativa per fermare le perdite: in caso contrario per la Richard Ginori potrebbe arrivare la dismissione

di Valeria Giglioli/ Firenze sull'Unità 7/7/06

Domenico Dal Bò batte un colpo. Mentre il fronte Richard Ginori rimane incandescente, l’amministratore delegato esce allo scoperto e lancia in campo una palla che ha il sapore di un ultimatum, incontrando la stampa nella sede fiorentina di Assindustria. «Deve ripartire una trattativa seria e produttiva - ha detto Dal Bò - perché se non fermiamo l’emorragia delle perdite dovremo pensare ad una dismissione dell’azienda di Sesto Fiorentino, alla vendita del marchio e al trasferimento dell’attività».

Sullo sfondo numeri pesanti: negli ultimi 3 anni Ginori ha accumulato perdite per 40 milioni di euro. A cui si aggiunge un debito non quantificato. Dal Bò si fa forza del nuovo assetto di governance della società e sottolinea l’avvio della ricapitalizzazione.

Poi però chiama in causa la controparte sindacale, esprimendo «profonda amarezza per non aver trovato fino ad oggi un interlocutore intenzionato a dialogare costruttivamente sul rilancio e sullo sviluppo dell’azienda: ho presentato il piano industriale scritto, ma non ho mai ricevuto un pezzo di carta che dicesse cosa andava e cosa no». Aggiunge che «con la conflittualità non si risolvono i problemi e non si riesce a gestire l’azienda: tra scioperi a scacchiera e sabotaggio del prodotto perdiamo clienti. Siamo pronti a discutere per mantenere la Richard Ginori sul territorio. Faremo il possibile, ma - ribadisce l’ad - se si continua con il percorso imboccato dalle maestranze, bisognerà pensare a dismettere l’azienda». 

Non sono toni conciliatori, quelli dell’ad di Richard Ginori, né le notizie che porta sono di quelle da festeggiare: «I 109 esuberi sono strutturali» dice. E spiega che la cassa integrazione sarà ‘per crisi’: «L’azienda farà investimenti nell’arco di tre anni, non abbiamo le caratteristiche per la cassa integrazione per ristrutturazione». Anche se, sforzandosi di leggere tra le righe di un paio di risposte indefinite, sembra di capire che con l’eventuale avvio di una trattativa il numero degli esuberi potrebbe essere ritoccato. A questo punto l’ad apre il capitolo del piano industriale e quantifica gli investimenti, compresa la costruzione del nuovo stabilimento. 

«Ripartire con le trattative o ce ne andiamo»
L’ad di Richard Ginori Dal Bò ai sindacati: «Pronti a discutere per mantenere l’azienda sul territorio»

SUL PIATTO mette un impegno per 43,6 milioni di euro. Suddivisi in 20,7 milioni per capannoni e piazzali, 15,2 per impianti e macchine, 5,2 per la logistica e 2,5 per uffici, mensa e servizi. Ma la cifra non comprende il costo del terreno e delle opere di urbanizzazione, necessari alla costruzione della nuova fabbrica, per la quale in ogni caso non è ancora stata stabilita una dislocazione. E se Dal Bò si dichiara pronto, una volta definita la trattativa sindacale, «a sedersi al tavolo con il sindaco di Sesto Fiorentino per avviare subito le procedure per la scelta del terreno, la sua acquisizione e la presentazione del progetto architettonico» il pensiero corre subito all’investimento immobiliare che Ginori vorrebbe realizzare in parallelo alla costruzione del nuovo stabilimento. 

Le risposte dell’ad non sono troppo definite. La ricetta sarebbe quella di chiudere con gli scioperi per frenare le perdite, «perché se l’azienda non è in perdita si trovano gli investitori». Spunta anche un accenno alla possibilità di vendere il Museo della Ginori. Per quel che riguarda il piano finanziario Dal Bò dice che c’è, niente di più è dato sapere, anche se poco prima pareva di averlo sentito affermare che «c’è ancora da farlo». E spiega che «la volontà di confronto» della proprietà è attestato dall’aver accettato «già dal mese di aprile l’invito delle istituzioni a non accelerare provvedimenti dovuti come logica conseguenza dell’andamento economico dell’azienda». Insomma «non aver spedito le lettere sulla cassa integrazione è un segno di responsabilità dell’azienda, ma non può durare in eterno».

Al fianco dell’ad Ginori, nell’incontro con la stampa, c’erano il presidente e il direttore di Assindustria Firenze. «Noi, i sindacati e gli enti locali - dice Sergio Ceccuzzi - dobbiamo fare il possibile per sventare l’ipotesi di un trasferimento dell’azienda. È necessario fare sistema per favorire insieme il rilancio della Richard Ginori, anche la nascita di un vero e proprio polo della ceramica, intorno a quella che è una realtà di eccellenza del nostro territorio». Per Ceccuzzi quella sulla Ginori è «una sfida: a noi sembra che l’azienda abbia voltato pagina. Andiamo a vedere». Ma poco dopo si scalda per la domanda di un giornalista: «In questo paese la colpa è sempre del bieco imprenditore che fallisce. Certe cose fanno parte del sistema, le aziende non possono stare vive per fare beneficenza. Altrimenti si può decidere di tornare alla preistoria».

Sul fronte dei lavoratori le dichiarazioni di Dal Bò non sono state accolte con calore. Oggi è previsto un incontro in Provincia, che potrebbe essere decisivo: «Siamo sempre stati disponibili a fare una trattativa - dicono le Rsu della Ginori - aspettiamo l’incontro e che l’azienda venga con la volontà di fare una proposta seria, che però non può riguardare solo gli esuberi».

Durissima la reazione di Luca Paoli, della Filcem Cgil: «Le parole di Dal Bò mi sembrano una sciocchezza che maschera una decisione disonesta». Sono due le possibilità, secondo il sindacalista: «O fin dall’inizio Dal Bò aveva questo obiettivo e cerca un pretesto per chiudere, e alla fine quella è la ‘specialità della casa’. Oppure cerca di nascondere i suoi limiti e allora è doveroso ricordare che la dirigenza non è stata capace». Paoli non si ferma qui: «Per quel che riguarda gli investimenti, quelli annunciati stamani riguardano esclusivamente lo stabilimento, come spiega il piano industriale. In realtà nell’attività non viene investito un solo centesimo. Nel corso di un tavolo ufficiale ad Assindustria ci è stato detto che gli investimenti non ci sono». E chiude spiegando che «mi sembra che ormai si utilizzino mezzucci. Spero che non prevalga la logica del ‘fate come dico io oppure si chiude’ perché non gioverebbe al clima già surriscaldato della fabbrica».

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Il presidente di Assindustria, Ceccuzzi, si appella ai sindacati perché riaprano la trattativa. "E´ l´unica alternativa"
"Smettete di scioperare o chiudo"
Ultimatum del manager della Ginori ai lavoratori
ILARIA CIUTI su la Repubblica 7/7/06

OGGI si gioca il destino della Ginori. Ultimo round possibile per una trattativa in cui l´azienda chiede 109 tagli su 350 lavoratori e di cui l´amministratore delegato Domenico Dal Bo´ dice: «O si conclude o chiuderemo l´azienda». In ballo, la discussione su esuberi, piano industriale, nuovo stabilimento. Finora azienda, rsu e sindacati non si sono mai trovati d´accordo. Ma «abbiamo rimandato da aprile a oggi le decisioni, ora non possiamo attendere un solo minuto di più - è l´ultimatum di Dal Bo´ - Abbiamo perso 40 milioni di euro in tre anni, se le maestranze continuano a scioperare, picchettare i cancelli, sabotare i prodotti continueremo a perdere e non troveremo mai nessun socio disposto a investire. Noi vogliamo restare a Sesto e rilanciare l´azienda. Ma se non si può ce ne andremo».

L´amministratore delegato Dal Bò, dalla sede di Assindustria, non prevede altre possibilità: "I 109 esuberi sono strutturali"
Ginori, l´ultimatum dell´azienda
"Interrompete gli scioperi altrimenti chiudiamo la fabbrica"

I sindacati non sono convinti del piano industriale per il rilancio. "E non è vero che non abbiamo fatto controproposte"

ilaria ciuti

LA Ginori minaccia di andarsene. E pare fuori d´Europa. La situazione è grave. Tanto che Assindustria cittadina ha convocato ieri una conferenza stampa. Il presidente Ceccuzzi e il direttore Bonelli sono più possibilisti dell´amministratore e lasciano capire che, purchè si tratti, anche il numero dei 109 può essere discusso, nonostante Dal Bo´ dichiari: «Gli esuberi sono strutturali e indiscutibili». Ma avvertono: «O si realizza il piano industriale della Ginori e si rende possibile non solo il rilancio dell´azienda ma anche la nascita di un polo della ceramica a Sesto, oppure l´azienda chiuderà». Ceccuzzi ricorda, riferendosi all´entrata di Rocco Bormioli nel gruppo Pagnossin proprietario della Ginori, che «a Sesto c´è una nuova governance e che è cambiata era». Chiama a condividere l´impegno le istituzioni locali: «La sfida è difficile ma non c´è alternativa». Bonelli taglia corto: «O si realizza un nuovo modello di stabilimento più produttivo e automatizzato, come chiede la globalizzazione, o i licenziamenti saranno non 109 ma 350».

Dal Bo´ tiene il piano industriale saldamente in mano e protesta: «E´ stato studiato da me e da fior di professionisti, l´ho presentato pagina per pagina ai sindacati, non ho mai ricevuto una controproposta scritta. Non abbiamo trovato interlocutori all´altezza. Dicono di no e basta. Il piano chiede 7 milioni di pezzi, se ne stano facendo 3 milioni e mezzo, non possiamo sprecare energia in forni che stanno comunque accesi e consumano anche quando sono vuoti. Si può benissimo fare la ceramica artistica da una parte, e dall´altra tazzine da caffè a machina per i bar». Il piano prevede anche 43 milioni di investimenti. Ma come attuarli se già ci sono circa 50 milioni di debiti e la ricapitalizzazione è di 32 milioni, ragionano maestranze e rsu? «Le banche e gli investitori si trovano, ma solo se torniamo a fare risultati economici. Ecco perché gli scioperi devono smettere subito», rilancia la palla Dal Bo´. Ancora, il nuovo stabilimento. Il piano non parla di investimenti per acquistare il terreno e pagare gli oneri di urbanizzazione. «Aspettiamo di sederci a un tavolo con il sindaco di Sesto per parlare della questione», dice Dal Bo´, forse pensando a sconti sul terreno e alla possibilità di non pagare gli oneri in cambio del mantenimento dell´attività a Sesto e magari anche la disponibilità del Museo di Doccia che, ricorda, è costato all´azienda ben 20 milioni.

Assindustria ammette che le perdite sono dovute anche «a errori di management». E dovremmo pagare tutto noi? hanno sempre chiesto gli operai che da tempo lamentano «una pessima gestione, quattro amministratori delegati cambiati in un solo anno, l´area dell´attuale stabilimento venduta a metà prezzo pur di pagare i debiti». Ma è il rischio industriale, bellezza. Così almeno pensa Ceccuzzi che ripete: «Non guardiamo alle colpe, pensiamo che non ci sono alternative». Tranne che l´impegno di Assindustria a limitare l´impatto sociale e dunque a cercare di ricollocare gli eventuali licenziati.

Una bella responsabilità per i sindacati. «Siamo disposti a trattare - dice Luca Paoli della Filcem-Cgil - Ma alle solite condizioni: difesa dell´occupazione, piano industriale concordato, concretezza sul nuovo stabilimento. Abbiamo presentato 40 controproposte per il piano industriale, ma Dal Bo´ non vuole modificarne un solo paragrafo. Secondo noi, se il piano è quello, la chiusura è solo rimandata. Quanto alle tazzine per i bar, la Ginori le ha sempre fatte in Cina e in Bangladesh». Paoli non risparmia Assindustria: «Ora devono mostrare come vogliono rispettare il patto per lo sviluppo. Il modello Zanussi o Matec, dove si chiama accordo una chiusura, non ci va bene». D´accordo rsu e sindacati di categoria. Più prudenti le tre confederazioni che pare fossero propense a non rompere già all´ultima trattativa fallita.

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LA VERTENZA Per la prima volta interviene in prima persona il presidente di «Assindustria», Sergio Ceccuzzi

Gli «Industriali» per la Ginori

da la Nazione 7/7/06

L’Associazione Industriali di Firenze scende in campo per tentare di salvare la Richard Ginori. Per la prima volta da quando si è aperta la vertenza della manifattura sestese di porcellane il presidente di Assindustria Firenze Sergio Ceccuzzi (nella foto piccola) si espone in prima persona per tentare di rionnodare il filo una trattativa di fatto mai avviata e trovare una via d’uscita ad una situazione finita in una situazione di pericoloso stallo, con l’azienda che continua a perdere e i lavoratori che proseguono gli scioperi articolati e mettono in crisi consegne e fatturazioni. 

Secondo Ceccuzzi e Dal Bò le opzioni che Ginori ha di fronte sono il fallimento, la dismissione dell’attività, il trasferimento all’estero per assicurare la prosecuzione delle consegne. "Ci troviamo di fronte ad una sfida - ha detto Ceccuzzi - riuscire a costruire tutti assieme un futuro per Ginori, per farla diventare un vero e proprio polo della ceramica, capace di aggregare risorse e lavoro, che accanto all’eccellenza di Ginori punti ad una forte industrializzazione". Ceccuzzi e l’Amministratore Delegato di Ginori Dal Bò hanno illustrato il piano industriale che prevede di fare nei prossimi tre anni il nuovi stabilimento investendo un totale di 43,6 milioni di euro per capannoni e piazzali (20,7 milioni di euro), impianti e macchine (15,2 milioni di euro), logistica (5,2 milioni di euro), uffici e servizi (2,5 milioni). Dal conto mancano tuttavia le risorse per acquistare i terreni e pagare gli oneri di urbanizzazione. Al piano industriale Dal Bò ha anche ammesso che per il momento non corrisponde un piano finanziario:"i soldi li reperiremo sul mercato non appena l’azienda avrà cessato di produrre perdite". 

Intanto nei primi sei mesi di quest’anno Ginori ha generato un buco da oltre 3 milioni di euro e negli ultimi tre anni le perdite sono ammontate a 40 milioni di euro. Dal Bò e Ceccuzzi dichiarano di essere pronti "definita la trattativa industriale per l’indispensabile recupero di produttività, a sedersi ad un tavolo con il sindaco di Sesto per avviare subito le procedure per la scelta del terreno, la sua acquisizione, la presentazione del progetto". Sullo sfondo resta sempre la questione dei 109 "esuberi strutturali" come li ha definiti Dal Bò. L’azienda sembra intenzionata a darsi qualche altro giorno ancora prima di inviare le lettere di cassintegrazione. "Abbiamo fatto questa scelta per senso di responsabilità - ha detto Dal Bò - e continuano a ricercare un interlocutore serio con il quale discutere del futuro di Ginori". Sempre, beninteso, con 109 lavoratori in meno. Franco Calamassi

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Ginori: ancora tre giorni di scioperi, ma adesso gli operai ci credono davvero
Nell’assemblea di ieri mattina i lavoratori hanno deciso di continuare con gli scioperi a scacchiera. Venerdì in Provincia il prossimo incontro con l’azienda
di Alessio Schiesari/ Firenze sull'Unità 5/7/06

LA LOTTA E LA SPERANZA Gli operai della Ginori non mollano, e hanno deciso di continuare la loro mobilitazione fino a venerdì, quando sindacati e proprietà si incontreranno nuovamente. È questa la notizia uscita dall’assemblea di ieri mattina tra lavoratori e sindacati. 

Un incontro in cui si respirava un aria diversa: l’agognata riapertura della trattativa, giunta a sorpresa lunedì sera, ha infatti dato nuova linfa alle speranze e alla lotta degli operai del ceramificio sestese. 

Di qui all’incontro di venerdì gli operai hanno deciso di scioperare 2 ore e mezza al giorno, ma si tratterà di scioperi a scacchiera. Ciò significa che terranno le braccia incrociate prima gli uomini e poi le donne, in turni di mezz’ora ciascuno. In questo modo la produzione verrà bloccata per cinque ore al giorno, ma gli effetti sul salario degli operai sarà dimezzato. Ieri è stato anche il giorno in cui si è fatto il punto sulle concrete possibilità di trovare uno sbocco positivo alla vertenza. Sembra che i sindacati siano disposti ad accettare la cassa integrazione straordinaria per gli operai, a patto però che la Cigs sia finalizzata al reintegro in azienda e non al licenziamento. 

Un’altro dei punti nodali intorno a cui si articolerà la discussione di venerdì è la questione del nuovo stabilimento. L’attuale fabbrica della Ginori è stata venduta ad un’impresa edile, e il contratto tra i quest’azienda e Rinaldini prevede che, entro il 2010, l’immobile di Sesto venga lasciato vuoto. È quindi necessario trovare al più presto un nuovo sito produttivo. Su questo punto i sindacati non sembrano intenzionati a mediare troppo: chiedono delle garanzie precise su quale sarà il prossimo stabilimento che ospiterà lo storico ceramificio. 

Sulla riapertura della trattativa in Ginori è intervenuto l’ieri l’assessore regionale allo sviluppo economico Angelo Brenna. «Ora che le parti si sono sedute ad un tavolo - ha detto Brenna - confidiamo che si possa avviare un confronto di merito a partire da una continuità produttiva e da garanzie occupazionali. La Regione non farà mancare il suo sostegno e una forte determinazione».

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Richard Ginori, è l’ora delle trattative

Gianni Gianassi Sindaco di Sesto Fiorentino

lettera aperta sull'Unità 5/7/06

Egregio dott. Bormioli, dal 30 giugno lei è presidente di una delle più antiche manifatture d'Italia. Capacità industriale, maestria dei lavoratori, un grande prodotto hanno a lungo caratterizzato la storia di Ginori. Oggi però Ginori è in crisi per responsabilità della vecchia proprietà che ha distrutto un patrimonio straordinario, caricando l'azienda di debiti, rendendola debole su un mercato già provato, facendo cassa con la vendita dei terreni. Questa proprietà non ha mai indicato strategie né un nuovo assetto industriale, non ha chiarito l'ipotesi di un nuovo stabilimento, anzi ha sottoscritto accordi senza cercare nessun raccordo con il Comune, con arroganza e scarso senso delle istituzioni. I lavoratori sono stati usati come pretesto della crisi finanziaria, senza che sia stato chiesto loro di contribuire ad un futuro forse difficile ma con obiettivi condivisi.

Il suo arrivo rappresenterà una novità se, oltre ai capitali, porterà idee nuove per riposizionare Ginori sul mercato facendo i conti con l'efficienza dello stabilimento e con la giusta esasperazione dei dipendenti. Dopo tante delusioni tocca a lei convincere di essere affidabile per una trattativa senza pregiudiziali e di credere nell'azienda per produrre porcellana di qualità a Sesto. Dovrà spiegare come vorrà concentrare e potenziare la capacità produttiva dello stabilimento per aumentare il fatturato e ridurre i costi, individuando qui, e non solo nella cassa integrazione, un provvedimento strutturale. Dovrà costruire un percorso trasparente sull'ipotesi di costruzione di un nuovo stabilimento.

È lei l'uomo nuovo che ha fama di imprenditore vero. Tocca a lei convincere OO. SS., Rsu, istituzioni e l'intera comunità che è arrivato il momento di lavorare per lo sviluppo. Ginori ha bisogno e si merita questo. Tocca a lei dire se sarà possibile da subito discutere le condizioni per far ripartire la produzione ed aumentarla, per disegnare strategie di ripresa e per non "marchiare" 109 persone come candidati al licenziamento. Le chiedo di fare un passo in avanti. Creda in quest'azienda e nei suoi dipendenti. Rompa una tradizione di relazioni arroganti e pregiudiziali. Sono certo che troverà disponibilità da parte dei sindacati, dei lavoratori e delle istituzioni locali. Dia un segnale di discontinuità. Diversamente, sarà difficile per noi tutti credere che si possa aprire una pagina nuova e diversa per il futuro di Ginori a Sesto Fiorentino.

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Uno spiraglio alla Richard Ginori
Riaperta la trattativa sui licenziamenti 

da l'Unità 4/7/06

Un sospiro lungo una settimana. È infatti una settimana il tempo che dovranno attendere gli operai della Ginori per conoscere il loro futuro. L’azienda ha deciso di sospendere fino a venerdì la messa in cassa integrazione di 109 operai decisa la settimana scorsa. È questa la notizia a sorpresa uscita dall’incontro tra azienda e sindacati svoltosi ieri sera in Provincia. 

Il meeting, in cui l’amministratore delegato della Richard Ginori Dal Bò avrebbe dovuto comunicare ai sindacati i nomi degli operai da mandare in cassa integrazione, era stato inizialmente programmato per le 11 del mattino. L’azienda però aveva chiesto alle parti sociali di rimandarlo di qualche ora. Da questa mossa i più attenti avevano già capito che Dal Bò e Rinaldini, il patron del ceramificio sestese, stavano preparando un coup de theatre. E così è stato. Alle 18, quando sindacati e proprietà si sono incontrati, Dal Bò ha deciso di prendere altro tempo. I rappresentanti dei lavoratori a questa ipotesi non avevano mai smesso di credere. Per questo avevano già deciso di fare un’ultima disperata offerta alla proprietà. Non si sa quanto la mossa dei sindacati abbia inciso sulla scelta dei Rinaldini, ciò che è certo è che gli operai del ceramificio possono tornare a coltivare un po' di speranza. 

Una speranza che però, giurano i sindacati, non farà abbassare la guardia ai lavoratori. Già domani mattina infatti sono in programma due ore di sciopero. Due ore in cui gli operai si metteranno faccia a faccia con i sindacalisti per programmare gli scioperi di qui a venerdì. Un appuntamento importante in cui i lavoratori saranno chiamati a un altro sforzo, che si andrà ad aggiungere alle 130 ore di sciopero già fatte dall’inizio della vertenza. Ma, per non lasciar morire la Ginori, gli operai di Sesto sanno che non possono smettere di lottare. Alessio Schiesari

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Tutto rinviato a venerdì. La firma del mancato accordo avrebbe fatto chiudere la fabbrica
Ginori, la cassa integrazione non parte

da la Repubblica 4/7/06

Richard Ginori, l´azienda prende tempo. L´incontro di ieri presso la Provincia di Firenze, ultima data prima del via libera per 109 lettere di cassa integrazione, si è invece concluso con un nuovo rinvio. Sono stati i rappresentanti dell´azienda a chiedere di non firmare subito il verbale di mancato accordo. Una richiesta che i sindacati hanno accolto. Il risultato è che le lettere per il momento rimangono nel cassetto, e fino a venerdì la situazione rimane bloccata. Tutto questo mentre il nuovo azionista, la Rocco Bormioli, insiste a parlare di un piano salvifico dell´azienda. Ma anche nell´incontro di ieri, sono state chieste garanzie dai sindacati. 

L´azienda ha chiesto una pausa, fino a venerdì. «Noi ci siamo presentati facendo proposte, come risposta a chi ci accusava di non voler fare l´accordo» racconta Luca Paoli della Filcem Cgil. Una accusa rivolta proprio alla Filcem: «C´è stata una risposta compatta da parte di tutto il sindacato, che ha chiesto garanzie e dato indicazioni per interventi sulla qualità del prodotto, sulla formazione del personale, sulle politiche commerciali» ribadisce Paoli. 

Al centro del confronto, l´aspetto più importante della vita futura della Richard Ginori a Sesto Fiorentino: il nuovo stabilimento. «L´azienda parla di un investimento da 60, 70 milioni di euro, con la costruzione di due scuole professionali. Ci diano garanzie» dice Paoli.

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GINORI / 1 Ieri dovevano partire le 109 lettere di «pre-licenziamento», poi a sera il rinvio a sorpresa

‘Casse’ congelate fino al 7

 di Franco Calamassi su la Nazione 4/7/06

Si è trattato fino all’ultimo minuto utile, su più tavoli, a livelli incrociati, sull’asse Firenze-Milano-Roma, e alla fine l’azienda ha deciso di sospendere ogni decisione fino a venerdì, optando per una “pausa di riflessione” e scegliendo di non inviare per adesso le 109 lettere di cassintegrazione ad altrettanti lavoratori. È l’ennesimo colpo di scena quello che si è consumato nella giornata di ieri fino all’epilogo serale nella vicenda Richard Ginori. La notizia è stata comunicata nella tarda serata di ieri nella sede della Provincia dall’azienda ai sindacati e alle Rsu, convocate in un primo tempo per la mattina. Erano presenti l’Associazione Industriali di Firenze e la dottoressa Toscano dell’Ufficio Provinciale del Lavoro, oltre all’amministratore delegato di Ginori, Domenico Dal Bò.

La notizia è certamente di quelle da annoverare fra le positive, e segnala la necessità per l’azienda di percorrere ulteriori strade per tentare di arrivare ad un accordo. Decisivo nella giornata di ieri è stato l’intervento delle istituzioni, Comune di Sesto e Regione Toscana in prima fila, che hanno attivato anche parlamentari e membri del governo. Sul piatto è stata messa la disponibilità ad attivare canali e risorse pubbliche per formazione e riqualificazione. Quella di ieri era la data annunciata più di un mese fa dall’azienda per inviare le lettere di cassintegrazione. Ancora venerdì scorso, a margine dell’assemblea dei soci, l’amministratore Dal Bò annunciava che avrebbe proseguito dritto per la sua strada con o senza l’accordo con i sindacati. L’incontro fra azienda e sindacati era fissata per la mattinata di ieri, poi un giro di telefonate alle organizzazioni sindacali e il rinvio al tardo pomeriggio. In mattinata e anche nel pomeriggio febbrili trattative per tentare di arrivare ad una soluzione condivisa. Poi l’annuncio della sospensione e la decisione di prendersi qualche ulteriore ora per trattare.

Difficile comunque per sindacati e lavoratori interpretare e decifrare la decisione dell’azienda, che comunque è il segno di una volontà, magari fortemente ‘ispirata’ dalle istituzioni, di espletare un ultimo tentativo.L’incontro di ieri pomeriggio è stata breve ma non privo di attriti.«Noi abbiamo subito accettato la proposta dell’azienda di una pausa di riflessione – racconta Luca Paoli della Cgil – perché crediamo che comunque possa servire per trovare una via d’uscita da una situazione che finora all’azienda non ha portato i risultati sperati. Ci sono stati alcuni passaggi un po’ tesi quando Dal Bò ha accusato un’organizzazione sindacale e la Rsu di non voler giungere ad un accordo, ma la Cgil esprime semplicemente la volontà dei lavoratori emersa più volte in assemblea. Comunque se l’azienda puntava a dividere il sindacato, è uscita sconfitta perché anche ieri il fronte di rappresentanza dei lavoratori è stato quanto mai univoco e compatto».

Anche per stamani mattina intanto nella storica manifattura di porcellane di viale Giulio Cesare è in programma un’assemblea e proseguono gli scioperi. «Gli scioperi proseguiranno – annuncia Paoli – finché non ci saranno garanzie per i lavoratori».

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Richard-Ginori raffica di scioperi contro l’azienda

Per lunedì è attesa la lista con i nomi dei 109 cassintegrati della storica manifattura di Sesto

di Alessio Schiesari / Firenze sull'Unità 1 Luglio 2006

RAFFICA DI SCIOPERI Gli operai della Ginori hanno deciso di vender cara la pelle, e sono pronti a dare battaglia alla proprietà sul licenziamento dei 109 operai deciso giovedì dopo la rottura del tavolo di concertazione con le parti sociali. 

Ieri le quattro ore di sciopero, su esplicita richiesta dei lavoratori, sono diventate otto e questa mattina i turnisti terranno le braccia incrociate per altre quattro ore. Lunedì poi ci saranno altre due ore e mezza di agitazione, che precederanno l’incontro in programma alle 11, in cui l’azienda discuterà con le parti sociali la lista dei 109 cassintegrati, e non è da escludere che al termine del meeting i lavoratori non decidano di allungare lo sciopero. 

Gli operai di Sesto sembrano davvero decisi a non arrendersi, e i bene informati affermano che sono pronti a una lotta durissima. Ieri la loro frustrazione si è scaricata - ed è l’ennesima volta - su Domenico Dal Bò, l’amministratore delegato della Ginori. I lavoratori ieri mattina hanno aspettato Dal Bò mentre stava uscendo dal Consiglio d’amministrazione aziendale e lo hanno accolto con cori e grida.

L’amministratore delegato, uomo di fiducia del proprietario Carlo Rinaldini, aveva appena preso parte alla riunione del consiglio d’amministrazione da cui è uscito il nome del nuovo presidente della Ginori: Rocco Bormioli. Bormioli è l’uomo che insieme a Rinaldini sta dando vita all’aumento di capitale del Gruppo Pagnossin, la società proprietaria di Ginori. Questa manovra porterà nelle casse del Gruppo Pagnossin 30 mln di euro, ma nemmeno una lira sembra verrà spesa per salvare i lavoratori di Sesto. L’aumento di capitale doveva essere ufficializzato ieri, ma la Consob ancora non ha dato il via libera all’operazione. In mattinata l’ex presidente di Ginori Turchetti seminava ottimismo sulla riuscita dell’operazione assicurando che «non ci saranno problemi sul nullaosta». Ma il tono di Turchetti è cambiato al termine della mattinata, quando a causa dell’uscita dal Cda di quattro consiglieri si è visto privare del ruolo di presidente della Ginori da parte di Bormioli. 

Dopo il Cda Turchetti ha detto di essere stato silurato perché si rifiutava di «considerare i dipendenti dei numeri». Ma le esternazioni di Turchetti hanno provocato la reazione stizzita di Luca Paoli, il sindacalista della Filcem Cgil che ha seguito la vertenza Ginori. «Quando si allontanano - ha detto Paoli riferendosi a Turchetti - diventano tutti dei cuor di leone. In realtà l’ex presidente ha sempre avvallato tutti i licenziamenti voluti da Dal Bò». 

Intorno alla vertenza Ginori si sta mobilitando anche il mondo della politica. Ieri il senatore del Pdci Pagliarini ha scritto una lettera al Ministro del welfare Damiano in cui chiede, per conto dei sindacati della Ginori, che gli ammortizzatori sociali da concedere all’azienda sestese non siano finalizzati alla chiusura del sito produttivo, ma a un suo rilancio. 

Una forte condanna all’operato dell’amministratore delegato Dal Bò e ai vertici di Ginori è arrivato da un pulpito inaspettato, il presidente degli industriali toscani Sergio Ceccuzzi. «Assindustria si è spesa molto - ha affermato Ceccuzzi - per convincere l’azienda a fare alcuni passi indietro, ma si è trovata davanti un muro di gomma». Il presidente degli industriali, commentando le voci di una probabile delocalizzazione della produzione Ginori, ha anche espresso la sua preoccupazione per un futuro dell’azienda lontano dalla regione, futuro che purtroppo con questa proprietà è quasi una certezza. Il richiamo dell’Asia, e dei suoi operai sottopagati, sembra troppo forte perché Rinaldini fermi il suo progetto di smantellamento la Ginori di fronte alle ragioni, storiche ed economiche, dei toscani.  

Dal marchese che amava l’arte a Rinaldini, passando per Sindona
al.sch.

È una storia che affonda le sue radici nel passato più profondo quella della Ginori, addirittura nel Granducato di Toscana. Era il 1735 quando il marchese Carlo Andrea Ginori, un nobile dal rinomato gusto per l’arte e dalla mentalità spiccatamente imprenditoriale, decise di aprire nella sua tenuta di famiglia a Doccia la “fabbrica dell’oro bianco”, come veniva chiamata allora la porcellana. 

Centocinquant’anni dopo , nel 1889, i dipendenti divennero 1200, quattro volte tanti quelli impiegati di oggi. Ma il periodo di maggior splendore la Ginori, che dal 1896 era diventata Richard Ginori in seguito alla fusione con l’azienda del ceramista milanese Augusto Richard, lo vive sotto la direzione artistica dell’architetto Gio Ponti, tra il 1923 e il 1930. In questi anni la Ginori abbandona il classico stile baroccheggiante per abbracciare i dettami dell’Art Deco. 

Dal 1958 la Ginori lascia lo stabilimento di Doccia per trasferirsi a Sesto Fiorentino. Negli ultimi anni hanno collaborato con Ginori alcuni dei più grandi designer e stilisti mondiali, tra cui spiccano le firme di Giugiaro e Missoni. Negli anni 70 e 80 il ceramificio passa sotto il controllo di alcuni spregiudicati finanzieri, tra i quali si ritrovano nomi noti come quelli di Michele Sindona e, poi, di Salvatore Ligresti. Ed è proprio da Ligresti che Carlo Rinaldini rileva la Ginori nel 1997.

Se le ultime gestioni hanno pesato fortemente sui bilanci e i livelli occupazionali dell’azienda di Sesto, certamente non hanno inciso allo stesso modo sul pregio e la considerazione di cui le sue ceramiche godono a livello internazionale. Basti ricordare che il servizio di piatti e tazzine usato dai presidenti della repubblica nelle cene ufficiali porta il glorioso stemma dell’azienda sestese.  

IL PROFILO
Carlo Rinaldini, l’imprenditore che non era abituato a Volare
di Alessio Schiesari

CARLO RINALDINI è nato 64 anni fa nel mantovano. A capo delle due finanziarie Irpei e Prosimet, ha rilevato la Richard Ginori nel 1997 da Salvatore Ligresti. E proprio il costruttore siciliano sembra sia stato tra i principali sponsor dell’ultima avventura imprenditoriale di Rinaldini, il commissariamento speciale della compagnia aerea lombarda Volare nell’autunno del 2004. Un commissariamento terminato con le dimissioni di Rinaldini pochi giorni fa. 

Ma per convincere Rinaldini a lasciare il posto sembra si sia dovuto muovere il ministro Bersani in persona, che auspicava la sostituzione di Rinaldini perchè convinto che, per risanare la compagnia aerea sull’orlo del fallimento, fosse necessaria una figura neutrale. E l’imprenditore mantovano certamente poco risponde a questa qualità: fonti sindacali affermano infatti che Rinaldini abbia conseguito il commissariamento grazie ai suoi buoni uffici, oltre che con Ligresti, con la Lega Nord lombarda. 

I due anni in Volare di Rinaldini non ha lasciato un buon ricordo nel cuore dei sindacati, che non gli hanno mai perdonato di non aver accettato il prestito ponte di 25 mln di euro offerto dallo stato per salvare la compagnia, perché convinto che la strada per salvare Volare fosse l’acquisto della compagnia di Varese da parte di Alitalia. Un acquisto che non si è mai realizzato, perché Consiglio di stato e Tar hanno annullato la gara d’appalto voluta da Rinaldini. Ma i sindacati riferiscono che la pervicacia con cui l’imprenditore mantovano ha sostenuto la soluzione Alitalia celasse un interesse. Dicono infatti che, se l’acquisto di Volare fosse andato in porto, Rinaldini sarebbe stato nominato amministratore delegato della compagnia aerea di Varese, nel frattempo blindata dall’acquisizione di Alitalia. Cioè che è sicuro è che nei due anni di commissariamento Rinaldini i problemi di Volare non sono stati risolti. L’imprenditore mantovano lascia l’azienda varesotta con 200 mln di euro di debiti. Insomma, un vero flop, nonostante il ricco fondo per la Cassa integrazione generosamente elargito dall’ex ministro del Welfare Roberto Maroni, guarda caso varesotto pure lui. Ma la cosa che ha fatto arrabbiare maggiormente i sindacati riguarda i noleggi degli aerei sotto la gestione Rinaldini. In questo periodo infatti Volare noleggiava da compagnie ungheresi e greche gli aerei per i propri voli, con contratti in cui le aziende straniere fornivano anche piloti e personale di volo. Insomma, si dava lavoro a greci e ungheresi, con centinaia di lavoratori italiani pronti a svolgere la stessa mansione cassintegrazione. Ma in questi casi, si sa, la filosofia è sempre la stessa: tanto, paga Pantalone.

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Allarme del presidente degli industriali Ceccuzzi mentre continua la protesta
"Ginori a rischio partenza"

da la Repubblica 1/7/06

«Il grande rischio è che si scelga una strada diversa da Firenze e a quel punto perderemmo un´area produttiva importante per il territorio». La grande paura per i dipendenti della Richard Ginori, 109 dei quali da lunedì saranno in cassa integrazione, si materializza nelle parole del presidente degli industriali toscani Sergio Ceccuzzi, intervenuto ieri mattina sulla questione dell´azienda di Sesto, ai margini di un convegno. 

Una strada diversa da Firenze, dice Ceccuzzi: «Assindustria si è spesa molto con le autorità per convincere l´azienda a fare alcuni passi indietro e tornare al tavolo di discussione, ma si è ritrovata un muro davanti e questo ci preoccupa e amareggia». Ceccuzzi ha parlato proprio mentre in mattinata si stava svolgendo l´assemblea dei soci Richard Ginori che ha nominato Rocco Bormioli nuovo presidente e confermato il piano industriale dell´azienda e i 109 esuberi previsti. Bormioli sostituisce Filippo Montesi Righetti, decaduto ieri mattina dopo che quattro consiglieri su sette hanno presentato le proprie dimissioni («Non ritengo legittimo questo modo di far decadere il consiglio» ha polemizzato Montesi). 

Fuori dall´assemblea, i lavoratori in sciopero hanno duramente contestato i rappresentanti del gruppo Rinaldini (che controllano l´azienda tramite la Pagnossin), e per un quarto d´ora alcuni hanno bloccato l´auto sulla quale è salito l´amministratore delegato della società Domenico Dal Bò: urla, cori, tra cui lo slogan «La Ginori siamo noi la Ginori siamo noi». A Dal Bò, chiuso nell´auto con l´autista, è stata mostrata una piccola bambina figlia di una dipendente. Un lavoratore si è abbassato i pantaloni mostrando l´inguine. Sulla vertenza è tornato ieri anche il presidente della commissione Lavoro della Camera, Gianni Pagliarini, che ha scritto una lettera-informativa al ministro del Lavoro Cesare Damiano: «Il piano industriale della Ginori deve prevedere investimenti nella formazione, ma soprattutto la salvaguardia degli attuali livelli occupazionali, unica garanzia per una prospettiva di mantenimento e rilancio dell´azienda».

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ASSEMBLEA DEGLI AZIONISTI Varato il piano di salvataggio. L’appoggio del gruppo bancario amico della Credem

Ora comanda il re del vetro

  di Franco Calamassi su la Nazione 1/7/06

Da ieri la Richard Ginori ha un nuovo padrone, e si chiama Rocco Bormioli. Al termine di una mattinata campale per la storica manifattura, con l'attesa assemblea degli azionisti nella sala riunioni del Museo di Doccia ad approvare i nuovi assetti societari e all'esterno i lavoratori a scioperare e protestare per i 109 licenziamenti, Bormioli è stato nominato presidente di Richard Ginori. Una doppia partita, del cuore e della finanza: fuori i lavoratori, a ripetere lo slogan "la Ginori siamo noi", dentro i soci della società a cercare un equilibrio finanziario difficile. La cosa che forse sintetizza meglio quello che è accaduto è toccato dirla a Filippo Montesi Righetti, presidente 'dimissionato' di Ginori: "Chi comanda oggi in Ginori? Nelle aziende direi che comanda chi ci mette i soldi, e qui a metterci i quattrini è stato Bormioli. Non a caso è lui il nuovo presidente. La mia sostituzione? La logica conseguenza di divergenze prolungate con il socio di riferimento e con l'Ad, anche se tengo a dire che negli ultimi due anni la situazione debitoria di Ginori è passata da 54 a 16 milioni di euro". Di Dal Bò Righetti ha detto di "non condividere la strategia industriale e il fatto di considerare i dipendenti solo dei numeri". 

L'assemblea dei soci si è aperta con le dimissioni, contestate, di 4 dei 7 consiglieri, che hanno fatto decadere il vecchio consiglio, e reso necessario eleggerne uno nuovo. A quel punto l'accordo fra Rinaldini e Bormioli annunciato un mese fa si è tradotto in scelte formali. Si è infatti passati alla elezione del nel nuovo consiglio, nel quale sono entrati tre consiglieri ciascuno per Rinaldini e Bormioli, e un consigliere, Gabriele Cenni, per il socio di minoranza Starfin. Rinaldini torna a sedere in prima persona nel consiglio di amministrazione Ginori dopo alcuni anni, e insieme a lui solo persone molto fidate: la figlia, Maria Carlotta, e l'ad Dal Bò, entrambi confermati. Del gruppo Bormioli, oltre allo stesso Rocco Bormioli, sono entrati nel consiglio Luca Ponti e Marco Ziliotti. In primo piano all'assemblea dei soci la difficile situazione finanziaria di Ginori. Ginori deve ancora mettere a punto l'accordo con il gruppo di banche, capitanate da Unicredit, con le quali è scaduto da diversi mesi il rimborso di un prestito da 5,6 milioni di euro. Occhi puntati sull'aumento di capitale da 30 milioni di euro per Pagnossin - che i sindacati accusano di aver drenato risorse a Ginori - a cui parteciperà per 15 milioni Profind, la nuova società costituita da Bormioli e Rinaldini, e che per la parte restante sarà reperito sul mercato. Il presidente della controllante Pagnossin, Manfredo Turchetti ha detto di avere in tasca "l' accordo con Abax Bank del gruppo Credem, per costituire il consorzio di garanzia per i 15 milioni di euro della restante quota dell'aumento di capitale".

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Cassintegrazione alla Richard Ginori
È saltato il tavolo di trattative messo in piedi da Regione ed enti locali con la proprietà
Per 109 lavoratori si apre il percorso che porta ai licenziamenti. Oggi sciopero di 4 ore
LA NOTIZIA che tutti temevano è arrivata: lunedì per 109 operai del ceramificio ci sarà la Cig, il preludio alla disoccupazione. Ma i lavoratori non si arrendono e già oggi fanno 4 ore di sciopero

di Alessio Schiesari sull'Unità 30/6/06

QUESTA VOLTA sembra davvero finita. E, tra tutti gli epiloghi che si potevano immaginare, non ce n’era uno peggiore. I padroni di Treviso hanno deciso: 109 operai della Ginori il prossimo lunedì verranno messi in cassa integrazione e, fra un anno, licenziati. Il tavolo di trattative che la Regione, la Provincia di Firenze e il Comune di Sesto erano riusciti ad aprire con Rinaldini, il proprietario del Gruppo Pagnossin, è saltato. È stato questo il risultato dell’incontro svolto ieri in Assindustria tra i sindacati e il rappresentante dell’azienda, l’amministratore delegato Domenico Dal Bò. Un summit durato appena quattro ore, troppe poche per sperare di risolvere una vicenda che va avanti ormai da quasi quattro mesi in cui i dipendenti della Ginori le hanno provate tutte: dai volantinaggi allo stadio a una serie di scioperi serrati che ha raggiunto le 120 ore. Purtroppo però non è bastato.
L’infelice esito dell’incontro si colora di tinte addirittura beffarde se si pensa che domani il Gruppo Pagnossin, proprietario di Ginori, ha in programma una ricapitalizzazione di 30 miliardi di vecchie lire.

Rottura alla Richard Ginori: licenziamenti già da lunedì di Alessio Schiesari
Quanto è bastato per salvare dal licenziamento cento operai delle fabbriche trevigiane, ma evidentemente non abbastanza da dissuadere i vertici dell’azienda ad infliggere questo duro colpo a un pezzo di storia dell’industria toscana. A chi gli chiede che cosa ne pensi della ricapitalizzazione, Luca Paoli, il sindacalista della Filcem Cgil che ha seguito la vertenza Ginori, risponde laconico: «Peccato che per Sesto non abbiano trovato una lira».

Secondo il sindacalista l’azienda nell’incontro si sarebbe limitata a proporre un rinvio della messa in Cassa integrazione, e in cambio avrebbe chiesto ai rappresentanti dei lavoratori di accettare i licenziamenti e di non partecipare alla discussione del nuovo piano industriale del ceramificio sestese. «Ci hanno chiesto di firmare una cambiale in bianco senza alcuna garanzia per i lavoratori», si legge in una nota delle Rsu Ginori, che definisce l’incontro di ieri «una trappola scientificamente preparata con lo scopo di arrivare all’ultimo giorno di trattativa e porre il sindacato di fronte a una sorta di prendere o lasciare».

Nonostante la situazione ora si faccia molto difficile i lavoratori hanno deciso di non mollare, e già oggi daranno vita uno sciopero di quattro ore. «È bene che l’azienda sappia - spiega Paoli - che la nostra lotta non sarà limitata agli scioperi, i lavoratori sono arrabbiatissimi e i padroni in fabrica se ne accorgeranno». Di certo se n’è già accorto Domenico Dal Bò, che ieri pomeriggio quando intorno alle cinque e mezza è rientrato in azienda è stato accolto da un mare di fischi e cori.
Un paio d’ore prima della rottura delle trattative Palazzo Vecchio aveva annunciato che domenica sera alle 9:00 in piazza Ghiberti si terrà una serata di sensibilizzazione sulla vertenza del ceramificio sestese, un’iniziative che alla luce della rottura del tavolo tra azienda e sindacati assumi un valore ancora più forte. È stato anche creato un fondo di sostegno per i lavoratori, chiamato “Cassa di resistenza Laginoriasiamonoi”. Chi volesse dare il suo contributo lo potrà fare tramite bonifico bancario sul conto corrente 73198459 intestato a Mancini Camilla, Cin J, Abi, 07601, Cab 02800.

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LA CRISI
Richard Ginori il dialogo finisce prima di cominciare

da la Repubblica 30/6/06

Richard Ginori, non c´è spazio per la trattativa. Il tentativo di riaprire il dialogo con i proprietari da parte delle Rsu, ottenuto con difficoltà dai sindacalisti perché gli operai ritenevano non ci fosse dall´altra parte nessuna intenzione di trattare, si è risolto con l´ennesimo muro contro muro. E oggi partiranno le 109 lettere di cassa integrazione per gli operai, fuori dalla fabbrica da lunedì.

Un nuovo piano industriale, perché quello vecchio non prevedeva il rilancio dell´azienda; certezze sul nuovo stabilimento; garanzie sui livelli occupazionali e che la cassa integrazione fosse per ristrutturazione, non per crisi. "Queste le condizioni poste dagli operai per la trattativa. Ma subito, fanno sapere le Rsu, è stato chiaro che nessuno di questi punti era tra quelli su cui i proprietari avevano intenzione di discutere ieri pomeriggio, nell´incontro tenutosi presso l´Assindustria di via Valfonda grazie alle pressione degli enti locali. 

L´amministratore della Richard Ginori, controllata dal gruppo Pagnossin di Carlo Rinaldini, Domenico Dal Bò si dice «amareggiato e deluso» perché «all´azienda non è stato neppure consentito di entrare nel merito della trattativa». «L´azienda non ha accettato nessuna proposta dei sindacati - ribatte Luca Paoli della Filcem Cgil - nessuna possibilità di discutere il piano industriale, né di rinviare la cassa integrazione». 

I timori degli operai era che la riapertura della trattativa, senza entrare nel merito delle questioni, potesse essere usata dall´azienda per buttare fumo negli occhi alle banche e ai gruppi finanziari creditori. Ieri Dal Bò è stato fischiato, al suo rientro in fabbrica. Via libera quindi alle lettere di cassa integrazione, ma anche, promettono sindacati e Rsu, a nuove azioni di lotta ancora più dure. Oggi invece si terrà l´assemblea dei soci dove interverranno anche rappresentanti della Filcem Cgil, che per parlare hanno rastrellato un piccolo pacchetto azionario. Per sensibilizzare su quanto sta succedendo alla storica azienda di Sesto Fiorentino, i lavoratori, le Rsu ed il Quartiere 1 di Firenze hanno organizzato una serata per raccogliere fondi per la Cassa di resistenza degli operai, domenica sera alle ore 21 in piazza Ghiberti a Firenze. (m.f.)

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sesto fiorentino
Richard Ginori scattano 109 casse integrazioni

su la Nazione 30/6/06

L'ultimo tentativo di istituzioni e Assindustria Firenze non ha sbloccato la trattativa tra la Richard Ginori e i sindacati. Dal prossimo 3 luglio, quindi, l’azienda controllata dal Gruppo Pagnossin di Carlo Rinaldini farà partire il nuovo piano che prevede, tra l’altro, 109 casse integrazioni per i lavoratori dello stabilimento di Sesto Fiorentino dove stamani è prevista l’assemblea degli azionisti.

CONFINDUSTRIA
Nuovo flop con i sindacati

da la Nazione 30/6/06

È intanto fallito il tentativo in extremis sollecitato con forza dalle istituzioni di riannodare il filo della trattativa. La riunione che ieri pomeriggio ha visto incontrarsi nuovamente, al tavolo dell’associazione industriali sindacati e rappresentanti dei lavoratori è naufragato di fronte all’impossibilità delle parti di trovare un punto di equilibrio fra le rispettive posizioni. L’azienda ha proposto la sospensione della cassintegrazione, ma a fronte dell’accettazione di condizioni che i sindacati hanno ritenuto di non poter accettare. Fra queste il fatto di non discutere il piano industriale, di non mettere all’ordine del giorno la questione del nuovo stabilimento, e di accettare comunque che la cassintegrazione fosse per stato di crisi. E oggi è di nuovo sciopero per tutta la mattina.

FIRENZE NUOVA PRESIDENZA E PIANO DI RILANCI
Salvagente per Richard Ginori Bormioli entra con Rinaldini

di FRANCO CALAMASSI  su la Nazione 30/6/06

«DA DOMANI CAMBIA tutto. Il vecchio consiglio di amministrazione decade e viene nominato un nuovo consiglio, nel quale entreranno rappresentanti di Rocco Bormioli e verrà ufficializzata la nomina dello stesso Bormioli a presidente di Richard Ginori. Stiamo lavorando in queste ore per puntare al rilancio di Richard Ginori». A parlare così, a poche ore dall’attesa assemblea dei soci in programma per stamani nella sede del Museo di Doccia in via Pratese a Sesto, è Carlo Rinaldini, patron di Ginori e attuale proprietario della storica manifattura di porcellane, dal suo quartier generale di Milano.

IL VECCHIO LEONE torna insomma a ruggire, per riaffermare con forza il suo ruolo in Richard Ginori, la volontà di non abbandonare l’azienda, e in qualche modo anche il suo attaccamento a Ginori. Mentre la questione della cassintegrazione per 109 lavoratori resta sullo sfondo, l’accordo con Bormioli non si ferma e va avanti: «Abbiamo costituto la nuova società: si chiama Profind 2006, con presidente Rocco Bormioli e sede a Parma. Io sarò consigliere delegato e la proprietà sarà al 50% della Vetrofin di Bormioli e al 50% della mia Iprei. La Profind possiederà il 50,01 di Pagnossin, e sarà priva di debiti. Faremo un aumento di capitale fino a 30 milioni di euro, e a settembre un aumento di capitale anche per Ginori da 10 milioni di euro in modo da azzerare i debiti a monte e a valle. Faremo il nuovo stabilimento: sarà un impianto modello, sorgerà a Sesto e all’interno avrà le due scuole artistiche».
Rinaldini insomma non molla ma anzi rilancia: «La Richard Ginori – dichiara Rinaldini – è una manifattura ad elevata componente artistica ma con una dimensione industriale. Abbiamo avuto problemi su qualità e consegne. Ci sono responsabilità precise su cui qualcuno dovrebbe trarre qualche conclusione. Negli ultimi cinque mesi abbiamo avuto ben 21.000 ore di sciopero».

RINALDINI scommette sull’alleanza con Bormioli e ‘incorona’ il nuovo socio: «Rocco Bormioli è una persona perbene e molto preparata. Ha studiato a lungo il dossier e ha molte idee per rilanciare l’azienda. Avrà responsabilità operative. La Ginori è una manifattura di prestigio, al suo interno dovranno nascere una scuola di disegno e una di colaggio artistico per diventare un punto di riferimento nel segmento del lusso».

Salvagente per la Ginori Azzerati i debiti

Costituita una nuova società: la Profind (al 50%) con presidente sempre Bormioli e Rinaldini consigliere delegato. Previsto un aumento di capitale di 30 milioni di euro e di altri 10 milioni per la Ginori Un nuovo stabilimento collegato a 2 scuole artistiche

di Franco Calamassi su la Nazione 30/6/06

Si apre oggi un nuovo capitolo della storia di Richard Ginori. Comincia l’era di Rocco Bormioli , e ad incoronare il nuovo socio forte della storica manifattura è il vecchio patron di Ginori, quel Carlo Rinaldini  che con Bormioli ha stretto un’alleanza per gestire in forma paritetica la società. Rinaldini, vecchio leone della finanza, rivela a La Nazione strategie e retroscena nel giorno più importante per Richard Ginori.
Oggi è infatti in programma, nella sala riunioni del Museo delle Porcellane di Doccia, l’attesa assemblea dei soci che dovrà sancire l’alleanza fra Rinaldini e Bormioli.

«Il vecchio consiglio di amministrazione decade e viene nominato un nuovo consiglio, nel quale entreranno rappresentanti di Rocco Bormioli e verrà ufficializzata la nomina dello stesso Bormioli a presidente di Richard Ginori– rivela Rinaldini - Stiamo lavorando in queste ore per comporre i dissidi e puntare al rilancio di Richard Ginori».

Dopo mesi di silenzio, Carlo Rinaldini, patron di Ginori e attuale proprietario della storica manifattura di porcellane, dal suo quartier generale di Milano esce quindi allo scoperto con dichiarazioni che faranno discutere ma che senza dubbio tendono a riaffermare con forza il suo ruolo in Richard Ginori, la volontà di non abbandonare l’azienda, e in qualche modo anche il suo attaccamento a Ginori. Il tutto mentre mancano poco più di 48 ore all’annunciato invio di 109 lettere di cassintegrazione ad altrettanti lavoratori, che l’azienda intende mettere fuori della fabbrica per 12 mesi.

Rinaldini annuncia che l’accordo con Bormioli non si ferma e va avanti: «Abbiamo costituto la nuova società: si chiama Profind 2006, con presidente Rocco Bormioli e sede a Parma. Io sarò consigliere delegato e la proprietà sarà al 50% della Vetrofin di Bormioli e al 50% della mia Iprei. La Profind possiederà il 50,01 di Pagnossin, e sarà priva di debiti. Faremo un aumento di capitale fino a 30 milioni di euro, e a settembre un aumento di capitale anche per Ginori da 10 milioni di euro in modo da azzerare i debiti a monte e a valle. Faremo anche il nuovo stabilimento: sarà un impianto modello, sorgerà a Sesto e all’interno avrà le due scuole artistiche».

Rinaldini insomma non molla ma anzi rilancia: «La Richard Ginori – dichiara – è una manifattura, ad elevata componente artistica ma con una dimensione industriale. È un’azienda che va seguita, gestita.
Quando me ne occupavo direttamente, l’azienda produceva utili e andava bene. Poi una malattia mi ha tenuto lontano per qualche tempo e l’azienda è non è stata gestita come avrebbe dovuto. Abbiamo avuto problemi sulla qualità e anche sulle consegne. Negli ultimi mesi poi siamo stati oggetto di vari attacchi concentrici: da gennaio a metà maggio abbiamo avuto ben 21.000 ore di sciopero».

Rinaldini scommette sull’alleanza con Bormioli e ‘incorona’ il nuovo socio : «Rocco Bormioli è una persona perbene e molto preparata. Ha studiato a lungo il dossier Ginori e ha molte idee per rilanciare l’azienda. Avrà responsabilità operative e di gestione. La Ginori è una manifattura di prestigio, al suo interno dovranno nascere una scuola di disegno e una di colaggio artistico, magari con il sostegno dell’Unione Europea, per diventare un punto di riferimento nel segmento del lusso».

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Richard-Ginori, ennesimo scandalo

L’azionista di maggioranza e l’amministratore delegato disertano l’assemblea a Sesto
Un altro schiaffo ad un’azienda gloriosa il cui marchio è conosciuto e amato nel mondo

STILLICIDIO L’assemblea tanto attesa di ieri mattina è andata deserta. I Pagnossin e l’amministratore delegato non si sono fatti vedere. I soci di minoranza: «Fatto gravissimo».

di Silvia Gigli / Sesto Fiorentino sull'Unità 29/6/06

Possibile che non si possa fare niente per la Richard-Ginori? Possibile che il socio di maggioranza (Pagnossin) possa permettersi di disertare l’attesa assemblea che avrebbe dovuto tenersi ieri mattina rimandando così ancora una volta le scelte sull’azienda ceramica di Sesto? Quello che accade alla Richard-Ginori è un vero stillicidio, un logorio quotidiano che vede da una parte un proprietario di fatto disinteressato alle sorti di uno dei gioielli della manifattura non solo italiana ma mondiale e oltre 300 lavoratori, la metà dei quali ha davanti lo spettro della cassa integrazione già dal 1° luglio. La nuova assemblea si terrà il 30 giugno. Andrà deserta anche quella? Un fatto è certo. Ieri al tavolo nella sede di Sesto c’erano solo i rappresentati dei lavoratori (che hanno comprato un pacchetto di azioni pur di poter dire la loro ai tavoli che contano) e i rappresentanti di minoranza della Starfin. Comunque vada, la sensazione è che le parti in gioco non abbiano la minima idea del valore straordinario di un’azienda come la Richard-Ginori, un gioiello che il mondo ci invidia. E questa cecità è il delitto più grande.

Richard-Ginori assemblea deserta

I soci di maggioranza non si fanno vedere

DELUSIONE È andata deserta l'assemblea dei soci della Richard Ginori, la storica azienda controllata con circa il 58% da Retma (Gruppo Pagnossin), la cui prima convocazione era fissata per ieri a Sesto. Hanno disertato l'azionista di maggioranza Carlo Rinaldini e l’amministratore delegato Domenico Dal Bò. L'assemblea (la seconda convocazione i sarà il 30 giugno) doveva autorizzare il Cda all'acquisto e alla vendita di azioni proprie in vista dell'accordo tra la Pagnossin e la Vetrofin di Rocco Bormioli per il rilancio del gruppo con la creazione di una NewCo che dovrebbe sottoscrivere un aumento di capitale di 32 milioni di euro. Aumento di capitale che, tra l'altro, è all'ordine del giorno dell'assemblea di Pagnossin prevista per oggi. Il gruppo che controlla la Richard Ginori ha presentato un piano industriale che prevede 109 casse integrazioni che scatteranno il 1° luglio. All’assemblea si sono presentati invece i rappresentanti della Filcem/Cgil che nei giorni scorsi avevano comprato un piccolo pacchetto di azioni per portare le ragioni dei lavoratori, e i rappresentanti della Starfin che controlla il 7% delle azioni. Proprio la Starfin alla fine di aprile aveva presentato un'offerta per rilevare il pacchetto di Retma, con la possibilità poi di lanciare un'opa totalitaria. Offerta respinta dal gruppo Pagnossin che poi ha sottoscritto l'accordo con Bormioli. Fonti finanziarie parlano ora di un esposto presentato alla Consob a seguito dell'accordo tra Rinaldini e Bormioli. La Starfin intanto definisce «grave e sconcertante il disinteresse dell'azionista di maggioranza che fa capo a Carlo Rinaldini verso l'azienda, i lavoratori, le rappresentanze sindacali e gli azionisti di minoranza». Un atteggiamento grave e irresponsabile nei confronti di un’azienda storica dal passato e dal presente glorioso, dei suoi lavoratori, e del nome della Richard Ginori nel mondo. si.gi.

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Situazione precaria e 109 posti di lavoro a rischio per la storica manifattura
Ginori, anche i piccoli azionisti contro il Gruppo Pagnossin

ILARIA CIUTI su la Repubblica 29/6/06

NON sono più solo gli operai a protestare contro il gruppo Pagnossin proprietario della Richard Ginori di Sesto, dove sono a rischio 109 posti di lavoro, e contro il titolare Carlo Rinaldini. Adesso anche gli azionisti minori fanno sentire la loro voce. «Il disinteresse dell´azionista di maggioranza che fa capo a Rinaldini verso l´azienda, i lavoratori, le rappresentanze sindacali e gli azionisti di minoranza è grave e sconcertante», si ribella la Starfin spa che possiede il 7% delle azioni e che si è recentemente vista rifiutare la sua offerta di rilevare al quota di maggioranza della Ginori. Oltretutto, spiega Starfin, la situazione alla Ginori è precaria, non c´è tempo da perdere. La polemica di Starfin arriva dopo che all´assemblea dei soci, convocata in prima istanza ieri e dove erano all´ordine del giorno l´entrata in società di Rocco Bormioli e la conseguente ricapitalizzazione dell´azienda con 32 milioni di euro, non si è presentato nessuno, né Rinaldini, né l´amministratore delegato Domenico Dal Bo, autore del piano industriale contestato dai lavoratori.

L´assemblea, cui invece si sono presentati i sindacalisti Filcem-Cgil che hanno comprato cento azioni che poi rivenderanno pur di avere il diritto di partecipare, è riconvocata per domani. Nel frattempo la protesta degli operai continua con scioperi ieri e presidi ai cancelli della Ginori sotto il sole e con l´angoscia di una cassa integrazione per 109 di loro che dovrebbe partire da lunedì e che, se chiesta per crisi come vuole l´azienda, significherebbe, sostengono i sindacati, il licenziamento certo alla fine della cassa. Lavoratori e sindacati chiedono invece una cassa per ristrutturazione. Unico spiraglio, dopo che lunedì Dal Bo´ aveva accennato davanti ai sindacati perfino alla possibilità di chiedere la cassa per chiusura dell´azienda, è quello che si è aperto ieri attraverso la mediazione del sindaco di Sesto Gianassi, l´assessore regionale Brenna e il vicepresidente della Provincia Barducci. I tre hanno parlato con la dirigenza aziendale e ottenuto la riapertura della trattativa con i sindacati fino a domani, l´ultimo giorno utile per l´invio delle lettere di cassa integrazione. L´accordo è che, se entro domani si intravedranno possibilità di continuare a discutere, le lettere verranno rinviate. Stamani i sindacati chiederanno in assemblea ai lavoratori il mandato a tornare in trattativa. Se sarà sì, il tavolo si aprirà alle 14 presso Assindustria e andrà avanti non stop.

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GINORI Guerra nell’alta finanza. L’assemblea dei soci salta: mancavano azionista di controllo e dirigenti

Per un pugno di... piatti

di Franco Calamassi su la Nazione 29/6/06

La resa dei conti per il controllo di Richard Ginori non c'è stata. Ma è solo rinviata. A domani. L'assembla generale dei soci, in programma in prima convocazione per ieri mattina nella sede del Museo di Doccia e che doveva approvare il bilancio 2005 e i nuovi assetto societari dopo l'ingresso nel capitale di Rocco Bormioli, è stata infatti dichiarata nulla per mancanza del numero necessario a rappresentare la maggioranza dei soci. E fatto insolito ad essere assente era proprio Carlo Rinaldini, azionista di maggioranza. La seconda convocazione dell'assemblea è prevista per domani mattina. All'assemblea non si sono presentati né il rappresentante dell'azionista di maggioranza che controlla Ginori tramite la società olandese Retma Holding Bv nè i consiglieri d' amministrazione ed i sindaci espressione dell' azionista di maggioranza. Presente invece il presidente Filippo Montesi Rigetti, che ha preso atto dell'assenza anche dell'amministratore delegato Domenico Dal Bò.

L'assemblea doveva autorizzare Ginori all'acquisto e alla vendita di azioni proprie in vista dell'accordo tra la controllante Pagnossin e la Vetrofin di Rocco Bormioli per il rilancio del gruppo attraverso la creazione di una nuova società detenuta alla pari da Rinaldini e Bormioli. Per l'assemblea si sono presentati invano anche i rappresentanti della Filcem Cgil che nei giorni scorsi avevano annunciato di aver comprato un piccolo pacchetto di azioni per poter prendere la parola in assemblea, per portarvi le ragioni dei lavoratori, a cui il piano industriale presentato da Dal Bò chiede 109 licenziamenti. Dopo che l'assemblea è andata deserta, dura e immediata la reazione di Starfin spa, socio di minoranza che aveva tentato di scalare Ginori. Starfin in una nota definisce "grave e sconcertante il disinteresse dell'azionista di maggioranza che fa capo a Carlo Rinaldini verso l'azienda, i lavoratori, le rappresentanze sindacali e gli azionisti di minoranza. Tanto più che la società versa in grave crisi industriale e che il bilancio 2005, oggetto di approvazione da parte dell' assemblea che si sarebbe dovuta svolgere ieri, non è stato certificato da Kpmg".

Attorno al controllo finanziario di Ginori si è dunque scatenata ormai una guerra senza quartiere, una battaglia che si combatte senza esclusione di colpi, dopo che le difficoltà finanziarie del suo azionista principale, Rinaldini, hanno reso l'azienda di fatto contendibile. Una battaglia che adesso è anche di natura legale dopo che un'azionista di minoranza ha presentato un esposto alla Consob in sostanza per sapere come mai Bormioli abbia pagato a Rinaldini le azioni un valore quasi doppio rispetto a quello di Borsa, e se questo non lo obblighi a presentare un'offerta pubblica di acquisto obbligatoria che lo costringerebbe ad un esborso assai maggiore dei 12,5 milioni di euro promessi finora a Rinaldini. Il socio di minoranza di Ginori, la Starfin spa, considera questo passaggio una vera e propria beffa, perché solo pochi giorni prima Rinaldini aveva rifiutato un'offerta della stessa Starfin da ben 29 milioni di euro per la cessione del pacchetto di maggioranza delle azioni. Secondo ambienti finanziari milanesi l'esame dell'esposto da parte della Consob dovrebbe essere imminente, e comunque avvenire entro la giornata di domani. Se infatti venissero riconosciute le ragioni di chi sostiene che l'accordo fra Rinaldini e Bormioli, così come è stato congeniato, non rispende ai criteri di trasparenza della Borsa, allora l'intera operazione potrebbe saltare e si aprirebbe lo spazio per ogni scenario e per nuovi colpi di scena.

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Ginori: un azionista contesta il patto Rinaldini-Bormioli. E dopo la minaccia di chiudere lo stabilimento è stato sciopero
La Consob ora indaga

di Franco Calamassi su La Nazione 28/6/06

I lavoratori della Richard Ginori ribattono colpo su colpo e all'annuncio-minaccia dell'amministratore delegato Dal Bò, che aveva parlato di rischio chiusura se non si manda subito a casa un terzo della forza lavoro), hanno risposto ieri mattina con uno sciopero immediato , durato per tutta la mattinata e proseguito anche nel pomeriggio in forma invece articolata. La contrapposizione ormai è totale. Le possibilità di dialogo ridotte al lumicino, mentre la scadenza del 3 luglio di avvio della cassintegrazione si avvicina. È invece alle porte, con la prima convocazione per oggi e la seconda per dopodomani, l'assemblea dei soci di Richard Ginori, che si annuncia delicata e decisiva, non solo per valutare e definire nei dettagli l'ingresso di Bormioli nel capitale sociale, ma anche perché alcuni soci di minoranza intendono dare battaglia e la Cgil ha acquistato un pacchetto simbolico di azioni per avere la possibilità di prendere la parola nel corso dell'assemblea.

La situazione in azienda era e resta molto tesa. Le ultime uscite dell'amministratore delegato non hanno certo contributo a rasserenare un clima che si fa sempre più minaccioso per il futuro ella manifattura sestese vecchia di quasi 300 anni. "Una storia e un patrimonio, quella ella Richard Ginori - diceva ieri mattina una delle lavoratrici in sciopero - che non appartengono agli attuali proprietari ma che finanzieri senza scrupoli rischiano di distruggere e disperdere per sempre".

Ma per Rinaldini e soci il passaggio delle prossime ore è davvero stretto. Anche perché da Milano e dagli ambienti finanziari della Borsa rimbalza la notizie che un azionista di minoranza ha presentato alla Consob e alla Procura della Repubblica di Milano un esposto a seguito degli accordi siglati da Carlo Rinaldini e Rocco Bormioli per sostenere con l'ingresso di denaro fresco (12,5 milioni di euro per l'intanto) la gestione della società. Il ricorso presentato verte sul fatto che gli accordi potrebbero rivelarsi nulli a meno che non venga lanciata un'Opa (offerta pubblica di acquisto) su tutte le azioni di Pagnossin. A seguito degli accordi fra Rinaldini e Bormioli infatti il prezzo pagato da Bormioli per le azioni Pagnossin-Ginori è praticamente il doppio (1,24 euro) rispetto a quello di Borsa (0,69 euro ad azione). Una situazione attualmente al vaglio degli organismi di vigilanza della Borsa, e che va ad aggiungersi al fatto che per tre anni consecutivi Richard Ginori non ha visto i propri bilanci certificati da parte delle agenzie specializzate, con grave deficit di trasparenza per gli investitori.

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GINORI Domani in Provincia

Barducci ha invitato allo stesso tavolo azienda e sindacati

da la Nazione 25/6/06

Le istituzioni provano a riannodare il filo di una trattativa di fatto mai avviata, e così la Provincia di Firenze, per iniziativa dell'assessore alle attività produttive e vicepresidente, nonché ex sindaco di Sesto, Andrea Barducci, ha convocato le parti per lunedì pomeriggio a Firenze. All'incontro saranno presenti da una parte l'azienda e l'associazione industriali di Firenze, dall'altra rappresentanti ei lavoratori e sindacati di categoria. A cercare un punto d'incontro a posizioni finora fortemente divergenti ci proveranno sia la Provincia che la Regione Toscana, pure lei presente al tavolo.

Il tentativo è quello di scongiurare di arrivare al 3 di luglio, ormai prossimo, senza uno straccio di accordo sulla cassintegrazione, perché l'azienda ha dichiarato di voler comunque procedere anche in assenza di un'intesa con il sindacato. Il sindacato sta cercando di mettere l'azienda alle corde, e scommette il tutto per tutto. La proprietà di Richard Ginori ha fatto chiaramente intendere che la cassintegrazione a zero ore per 123 mesi per 09 lavoratori non si chiuderà con il rientro in fabbrica ma con altrettanti licenziamenti. F.C.

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Richard Ginori, la Cgil compra azioni

La Filcem-Cgil di Firenze ha deciso di acquistare un pacchetto di azioni per poter partecipare all’assemblea degli azionisti che si svolgerà mercoledì prossimo. I titoli poi saranno rivenduti

L’AZIENDA fiorentina è in crisi: il piano industriale prevede 109 esuberi. I lavoratori ieri hanno ricevuto la visita del Presidente della Commissione lavoro della Camera, Pagliarini 

di Paolo Cantini / Firenze sull'Unità 24/6/06

Nuova iniziativa sindacale per fronteggiare la delicata situazione della Richard Ginori. La Filcem Cgil ha infatti deciso di acquistare un pacchetto di azioni della Richard Ginori, con l'obiettivo di partecipare all'assemblea degli azionisti, che si svolgerà il 28 giugno prossimo. «Il nostro intento - dichiarano Luca Paoli e Marco Mencobello della Filcem fiorentina - è quello di ribadire in quella sede quanto sostenuto in questi mesi di lotta e cioè che il problema principale dell'azienda è finanziario, dovuto a una gestione scriteriata da parte di Carlo Rinaldini». Altro aspetto che si prefiggono i sindacati «azionisti» è di far risaltare il valore di Richard Ginori e, di conseguenza, il potenziale industriale.
«Sarà importante ribadire agli azionisti che, a fronte di un piano industriale diverso da quello presentato dall'amministratore delegato Dal Bò - dicono i sindacati - si potrebbe rilanciare Richard Ginori in tempi brevi, consentendo finalmente agli stessi azionisti di guadagnare qualcosa dopo anni di perdite».

Ginori, il sindacato compra un pacchetto di azioni dell’azienda
La Filcem-Cgil in questo modo potrà partecipare all’assemblea degli azionisti. Ieri a Sesto anche il parlamentare Pagliarini (Pdci)

Il sindacato si dice «consapevole della delicatezza dell’iniziativa».
Le azioni saranno rivendute dopo l’assemblea sociale

 
di Paolo Cantini / Firenze

CON QUESTA iniziativa il sindacato si propone di sensibilizzare anche il microcosmo finanziario che gravita attorno all'azienda e i cui interessi sono molto distanti da quelli dei lavoratori. «Ci rivolgiamo alle banche e ai piccoli azionisti nella speranza di far loro capire che, proseguendo sulla strada scelta da Rinaldini e Dal Bò, a rimetterci non saranno solo i lavoratori. Forse un'alleanza tra i loro e gli interessi dei dipendenti potrebbe liberare la manifattura di Sesto dalle pastoie di una proprietà e di una dirigenza che, almeno fino a oggi, ha pensato principalmente a salvare se stessa piuttosto che a recuperare valore all'impresa». 

Il sindacato è consapevole della delicatezza di questa iniziativa e di quanto sia importante distinguere il suo ruolo di rappresentante dei lavoratori da quello improprio di piccolo azionista di un'impresa privata. «È scontato - concludono Paoli e Mencobello - che un minuto dopo aver raggiunto i nostri obiettivi le azioni saranno vendute, indipendentemente dal loro valore di borsa. Anche perchè, altrimenti, ci sarebbe un palese conflitto d'interessi». «Segnalerò la situazione della Richard Ginori al ministero del lavoro e continueremo a monitorare la vicenda, valutando se avanzare un' interrogazione parlamentare in merito».

Lo ha detto il deputato Giovanni Pagliarini (Pdci), presidente della Commissione lavoro della Camera, incontrando oggi i lavoratori della Richard Ginori, storica azienda di porcellane a Sesto Fiorentino (Firenze), dove la proprietà ha presentato un piano industriale con 109 esuberi. Secondo Pagliarini «l' incontro ha permesso di prendere atto dei problemi dei lavoratori direttamente dalla loro voce. I problemi riguardano sia l' occupazione che il rischio di perdere una fabbrica fortemente radicata nel territorio e con una lunga tradizione di qualità». 

Quanto al futuro dell' azienda, Pagliarini ha sottolineato che «tutto dipenderà dal piano industriale e quale significato avranno le numerose casse integrazioni. Occorre capire se queste rappresentano il preludio alla fine dell' azienda o se invece si inseriscono in un contesto di riorganizzazione, nuova progettualità e investimenti per lo stabilimento quale noi auspichiamo». Dopo la visita ai lavoratori Pagliarini ha incontrato il sindaco di Sesto Fiorentino Gianni Gianassi. «È stato un incontro proficuo - ha detto Pagliarini - e concordo con l' esigenza dell' amministrazione di guardare da un lato alle esigenze dei lavoratori e dall' altro all' espansione del Comune nella risoluzione della vicenda».

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LA FABBRICA
La Filcem-Cgil ha acquistato un piccolo lotto di azioni per partecipare alla discussione sulla ricapitalizzazione
Anche il sindacato si presenterà all´assemblea azionisti Ginori

Al centro della riunione l´ingresso di Bormioli insieme a Pagnossin
NOSTRO SERVIZIO su la Repubblica 24/6/06

IL sindacato diventa azionista. La Filcem, il sindacato dei chimici della Cgil, ha deciso di comprare un pacchetto di azioni della Richard Ginori, la storica manifattura di porcellane di Sesto, dove non solo si rischiano 109 licenziamenti ma, secondo la Filcem, la stessa sopravvivenza dell´azienda. Una decisone sicuramente insolita per un sindacato ma presa, si spiega, per avere il diritto di sedersi all´assemblea degli azionisti che si terrà il 28 giugno. E così non restare fuori da una discussione economica in cui si parlerà di ricapitalizzazione e di entrata in società (al 50%) con il gruppo Pagnossin di Carlo Rinaldini, che è proprietario dell´azienda di Sesto, della Bormioli. 

«Il nostro intento - spiegano sia Luca Paoli che Marco Mencobello della Filcem fiorentina - è di andare a ribadire in quella sede quanto sostenuto in questi lunghi mesi di lotta dai lavoratori e cioè che il problema della Ginori è esclusivamente finanziario e dovuto a una gestione scriteriata da parte di Carlo Rinaldini».

Non solo i sindacalisti vogliono per la prima volta affrontare il ruolo di controllori della gestione aziendale, ma, forti del loro pacchetto azionario, pensano anche di stabilire contatti con le banche creditrici e i piccoli azionisti. «Ribadiremo - spiegano Paoli e Mencobello - che, con un piano industriale diverso da quello presentato dall´amministratore delegato Dal Bò, la Ginori potrebbe venire rilanciata e anche gli azionisti finalmente guadagnerebbero dopo anni di perdite». La speranza è di una possibile e inedita alleanza tra banche, piccoli azionisti e lavoratori per non venire travolti tutti insieme da una cattiva amministrazione, sostiene la Filcem. Finito il compito, le azioni verranno rivendute per non creare confusioni di ruoli: tra quello del sindacato che deve rappresentare i lavoratori e l´altro di azionista di un´azienda privata. «E´ scontato - concludono Paoli e Mencobello - che un minuto dopo aver raggiunto gli obiettivi venderemo le azioni, qualsiasi sia il loro valore in Borsa. Altrimenti ci sarebbe un conflitto di interessi».

Che la crisi della Ginori non ha niente a che vedere con difficoltà oggettive di mercato, le rsu lo hanno spiegato ieri anche al presidente della commissione lavoro alla Camera, Giovanni Pagliarini (Pdci) che uscendo dalla fabbrica dice: «Voglio inaugurare un nuovo metodo di lavoro: non attendere che vengano a raccontarci i problemi ma andare di persona a vedere». Così il parlamentare si è mosso da Roma e è venuto a Sesto. Ha parlato con le rsu e il sindaco di Sesto, Gianni Gianassi. «Condivido la battaglia dei lavoratori - dichiara - Non vuole solo difendere i posti di lavoro ma salvare sia un patrimonio professionale prezioso che la permanenza della manifattura su quel territorio. La Ginori è un gioiello andato in crisi non perché manchino le commesse, che anzi ci sono e numerose, ma perché è stata male amministrata».

La solidarietà di Pagliarini andrà oltre. «Parlerò con il ministro, continuerò a controllare», dice. Soprattutto, potrebbe influenzare la decisione del ministero a proposito di quali ammortizzatori sociali concedere all´azienda che ha chiesto la cassa integrazione per 109 lavoratori da luglio. «Se venisse concessa per crisi, come è stato chiesto, significherebbe l´anticamera della chiusura. Diverso, se sarà invece data per ristrutturazione in presenza di un piano industriale di rilancio». Soddisfatto, Pagliarini, anche del colloquio con il sindaco Gianassi, deciso a impedire una speculazione edilizia al posto di uno stabilimento che, dice il parlamentare, «è in centro e dunque in una zona di tale appetibilità da lasciare supporre che proprio quello sia il motivo del disinteresse della proprietà dalla produzione». (i.c.)

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SESTO FIORENTINO LO SCOPO E’ PARLARE ALL’ASSEMBLEA DEI SOCI

Ginori, i sindacati comprano le azioni dell’azienda

da la Nazione 24/6/06 — SESTO FIORENTINO —

LA VERTENZA Richard Ginori continua a partorire sorprese. Anche nel campo della difesa del posto di lavoro. Dopo aver "inventato" gli scioperi articolati per cognome prima e per segno zodiacale poi, il sindacato sceglie la strada della finanza. La Filcem Cgil ha annunciato ieri di voler acquistare un pacchetto di azioni della società, quotata in Borsa, per avere il diritto di intervenire all’assemblea annuale degli azionisti il 29 e 30 giugno. «Il nostro intento — spiegano i sindacalisti Luca Paoli e Marco Mencobello — è ribadire all’assemblea dei soci quanto abbiamo sostenuto in mesi di lotta: il problema principale dell’azienda è finanziario, dovuto a una gestione scriteriata da parte di Carlo Rinaldini». La vertenza Richard Ginori, prestigiosa e antica manifattura di porcellane, è comincia quasi due anni fa, ed è andata avanti fino a poche settimane fa, quando l’azienda ha annunciato di voler mettere in cassa integrazione a zero ore 109 dei 370 lavoratori, per un anno, come anticamera dei licenziamenti. Lavoratori e sindacati hanno scelto la strada della contrapposizione frontale, rifiutando di scendere sul terreno della trattativa. «Agli azionisti vogliamo ribadire — spiegano alla Cgil — che si potrebbe rilanciare Richard Ginori in tempi brevi, consentendo di guadagnare qualcosa dopo anni di perdite. F. C.

GINORI Nuova strategia: i lavoratori acquistano una fetta di capitale per partecipare all’assemblea degli azionisti

La lotta sindacale entra in Borsa

Il sindacato sceglie la strada della finanza e acquista un pacchetto di azioni della Richard. Ma lo fa non per speculare in borsa o perché creda che Ginori, così com'è, abbia un futuro. Piuttosto lo fa per poter partecipare e prendere la parola alla prossima assemblea degli azionisti, in programma per il 29 e 30 giugno.

Ad annunciare la nuova iniziativa sindacale per fronteggiare la delicata situazione in Richard Ginori è la Filcem Cgil: "Il nostro intento - dichiarano Luca Paoli e Marco Mencobello - è ribadire all'assemblea dei soci quanto abbiamo sostenuto in questi mesi di lotta e cioè che il problema principale dell'azienda è finanziario, dovuto a una gestione scriteriata da parte di Carlo Rinaldini". Alla lunga vertenza Ginori si aggiunge quindi un nuovo capitolo e la lotta sindacale assume nuove forme e si pone su nuovi orizzonti, che non escludono le forme di partecipazione più care all'impresa capitalistica. Anche perché obiettivo dichiarato dei sindacati è anche quello di andare all'assemblea dei soci a sottolineare il valore e il potenziale industriale inespresso di Richard Ginori: "Sarà importante ribadire agli azionisti - precisano ancora Paoli e Mencobello - che a fronte di un piano industriale diverso da quello presentato dall'amministratore delegato Dal Bò, si potrebbe rilanciare Richard Ginori in tempi brevi, consentendo finalmente agli stessi azionisti di guadagnare qualcosa dopo anni di perdite." Con questa iniziativa il sindacato si propone di anche di sensibilizzare il mondo finanziario. "Ci rivolgiamo alle banche e ai piccoli azionisti - scrive la Cgil - nella speranza di far loro capire che, proseguendo sulla strada scelta da Rinaldini e Dal Bò, a rimetterci non saranno solo i lavoratori. Forse un'alleanza tra i loro e gli interessi dei dipendenti potrebbe liberare la manifattura di Sesto dalle pastoie di una proprietà e di una dirigenza che, almeno fino a oggi, ha pensato principalmente a salvare se stessa piuttosto che a recuperare valore all'impresa".

Ieri mattina intanto allo stabilimento di Sesto si è recato in vista il presidente della Commissione Lavoro della Camera dei Deputati, Giovanni Pagliarini, dei Comunisti Italiani. Il deputato si è interessato alla vertenza Ginori e si è intrattenuto a lungo a parlare insieme ai lavoratori per capire quali siano le ragioni della crisi in atto e quali anche le iniziative che possono competere al mondo istituzionale. F.C.

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CGIL - CAMERA DEL LAVORO METROPOLITANA DI FIRENZE

UFFICIO COMUNICAZIONE CENTRO SERVIZI BORGO DEI GRECI

 

COMUNICATO STAMPA

Richard Ginori 1735: il sindacato compra le azioni

 

Nuova iniziativa sindacale per fronteggiare la delicata situazione in Richard Ginori.

La Filcem Cgil ha infatti deciso di acquistare un pacchetto di azioni della Richard Ginori con l’obiettivo di partecipare all’assemblea degli azionisti, che si svolgerà il 28 giugno prossimo.

"Il nostro intento," dichiarano Luca Paoli e Marco Mencobello della Filcem fiorentina, "è quello di ribadire in quella sede quanto sostenuto in questi mesi di lotta e cioè," continuano i sindacalisti, " che il problema principale dell’azienda è finanziario, dovuto a una gestione scriteriata da parte di Carlo Rinaldini."

Altro aspetto che si prefiggono i sindacati "azionisti" è di far risaltare il valore di Richard Ginori e, di conseguenza, il potenziale industriale.

"Sarà importante ribadire agli azionisti che," precisano ancora Paoli e Mencobello, "a fronte di un piano industriale diverso da quello presentato dall’amministratore delegato Dal Bò, si potrebbe rilanciare Richard Ginori in tempi brevi, consentendo finalmente agli stessi azionisti di guadagnare qualcosa dopo anni di perdite."

Con questa iniziativa il sindacato si propone di sensibilizzare anche il microcosmo finanziario che gravita attorno all’azienda e i cui interessi sono molto distanti da quelli dei lavoratori.

"Ci rivolgiamo alle banche e ai piccoli azionisti nella speranza di far loro capire che, proseguendo sulla strada scelta da Rinaldini e Dal Bò, a rimetterci non saranno solo i lavoratori. Forse un’alleanza tra i loro e gli interessi dei dipendenti potrebbe liberare la manifattura di Sesto dalle pastoie di una proprietà e di una dirigenza che, almeno fino a oggi, ha pensato principalmente a salvare se stessa piuttosto che a recuperare valore all’impresa."

Il sindacato è consapevole della delicatezza di questa iniziativa e di quanto sia importante distinguere il suo ruolo di rappresentante dei lavoratori da quello improprio di piccolo azionista di un’impresa privata.

"È scontato," concludono Paoli e Mencobello, "che un minuto dopo aver raggiunto i nostri obiettivi le azioni saranno vendute indipendentemente dal loro valore di borsa. Anche perché, altrimenti, ci sarebbe un palese conflitto d’interessi. Fermo restando l’aspetto fortemente innovativo di un sindacato che sceglie di misurarsi sugli ambiti preferiti dell’impresa, in una logica di partecipazione e, nello stesso tempo, di controllo della gestione aziendale."

Sesto Fiorentino, 23 giugno 2003 FILCEM CGIL FIRENZE

Inviato a cura dell’Ufficio Comunicazione Centro Servizi Borgo dei Greci David Buttitta

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Il presidente dell´Istituto De Martino insieme agli operai in lotta
La resistenza di Della Mea "Il mio canto per la Ginori"

ROBERTO INCERTI su la Repubblica 23/6/06

IL suo canto libero. A favore dei più deboli, degli operai, della povera gente che a Milano viveva nelle mitiche case di ringhiera. Sono oltre trent´anni che il cantautore Ivan Della Mea - direttore anche dell´Istituto di musica popolare De Martino a Sesto Fiorentino - è sulle barricate, con la voce, con la musica, soprattutto con la sua sensibilità si batte da sempre contro sfruttamento e disoccupazione, contro gli abusi del potere. E´ evidente che un personaggio di tale spessore e umanità non poteva rimanere insensibile alla difficile situazione che in questi giorni stanno vivendo i lavoratori della storica ditta di Sesto Fiorentino Richard Ginori. Il piano presentato dall´azienda prevede infatti 109 casse integrazioni. Ieri mattina, durante un´ora di sciopero, Ivan Della Mea si è esibito fuori dalla fabbrica davanti agli operai, suscitando consensi e commozione.

«Parole come ristrutturazione e cassa integrazione spesso nascondono trappole per i lavoratori, trappole che possono scaturire in licenziamenti. Io lo so per esperienza, in quanto a Milano, fra gli anni Ottanta e Novanta, ho fatto centinaia di dimostrazioni davanti alle fabbriche». 

Oltre ai suoi hit Ivan Della Mea ha presentato il brano La palla sta su, scritto appositamente per la Richard Ginori ed i cui versi dicono: «Se vedi una palla/che arrampica il cielo e leggi il suo nome/che è Richard Ginori ti vengono in mente/stoviglie di casa insieme a ricordi/di capolavori di ieri e di oggi/cultura di un fare e pensi a un tempo/che sa d´immortale: la palla è lassù/e lassù deve stare. La palla lassù/racconta colori le crete le argille/le terre gli smalti i forni i torni/i segni di artisti e di artigiani/di lavoratori d´ingegno e fatica/di esseri umani. La palla lassù/fa storia e destino: la palla fa Sesto/e fa Fiorentino. La palla lassù/terreno industriale d´incanto diventa/terreno per case e chi se ne frega/se il lavoratore dovrà trasferire/sua vita sue ore c´è già chi patisce/l´infame tormento che dietro la cassa/dell´integrazione ci sia il futuro/del licenziamento»…

Intanto stamani - dalle 10 - Giovanni Pagliarini, presidente della Commissione Lavoro della Camera e deputato dei Comunisti italiani sarà a Firenze per incontrare i lavoratori della Richard Ginori. L´incontro è stato organizzato dal gruppo consiliare regionale dei Comunisti italiani e dalla federazione fiorentina del PdCi.

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