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Ivan Della Mea canta per i lavoratori della Richard Ginori in sciopero - 22 Giugno -

"L'arte deve disturbare..." gli artisti di Sesto Fiorentino per i lavoratori della Richard Ginori -14/6/06 -

www.laginorisiamonoi.net

LE FOTO DEL SIT IN DEL 5 MAGGIO 2006

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Ispezione ministeriale alla Ginori

Il ministro Damiano vuol verificare la regolarità nell’applicazione della cassa integrazione

da l'Unità 11/8/06

Domenica 16 giugno, prima di intervenire a un dibattito presso la Festa de l’Unità di Firenze, il ministro del lavoro Cesare Damiano aveva incontrato una rappresentanza dei lavoratori della Richard Ginori. Dopo due giorni l’intesa ponte sulla cassa integrazione sarebbe stata raggiunta, ma intanto Damiano delineò in maniera netta e precisa la linea del governo sulla vicenda della storica fabbrica di Sesto. «Come Governo monitoreremo e seguiremo da vicino questa vertenza perché questa è una vertenza nazionale: ai lavoratori ho ribadito che una delle nostre priorità è la valorizzazione e salvaguardia del made in Italy». Una promessa che il ministro dimostra di rispettare in pieno all’indomani della denuncia, da parte dei rappresentanti dei lavoratori, del ricorso da parte dell’azienda a lavoratori di una cooperativa esterna per sbrigare gli ultimi lavori di magazzino durante il mese d’agosto.

«Prendendo atto delle dichiarazioni fatte al quotidiano L’Unità da rappresentanti della Rsu della Richard Ginori - spiega il ministro del Lavoro - voglio ribadire che l’utilizzo della cassa integrazione deve avvenire nel puntuale rispetto delle norme ed in conformità alle intese stipulate tra l’azienda e le organizzazioni sindacali». I sindacati di categoria, invece, avevano denunciato come il ricorso a lavoratori esterni anziché a quelli attualmente in cassa trasformasse di fatto la cassa integrazione in un mero strumento di risparmio economico. «Conseguentemente - indica Damiano - disporrò i necessari accertamenti ispettivi per verificare la conformità della situazione in atto nella Richard Ginori alle disposizioni in materia di Cassa integrazione ed alle intese con le organizzazioni sindacali».

La situazione, ad ogni modo, resta tesa. E la tregua rappresentata dalle ferie estive pare destinata a rompersi fin dalla fine di agosto quando i lavoratori della Ginori faranno il loro ritorno all’interno dell’azienda.
Francesco Sangermano

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«La Ginori si affida a operai esterni»

Denuncia del sindacato: «Ad agosto utilizzati in magazzino lavoratori di una cooperativa anziché richiamare i 109 in cassa integrazione». A fine mese nuovi scioperi e forse una denuncia all’Inps

LA REPLICA dell’azienda: «Colpa degli scioperi e dei bassi rendimenti volontari dei lavoratori». Intanto la Regione anticipa la cassa integrazione per gli operai di Longinotti e Gruppo Lorenzi

di Francesco Sangermano/ Firenze sull'Unità 10/8/06

Da una parte ci sono i dipendenti in ferie. Dall’altra 109 lavoratori ormai da diverse settimane in cassa integrazione per la crisi aziendale. Nel mezzo c’è un’azienda, la Richard Ginori di Sesto Fiorentino, che nonostante il mese di agosto si trova a far fronte a una mole di ordini tale da necessitare più personale di quello in organico. La soluzione per sopperire all’eccesso di lavoro? «Ricorrere ad alcuni lavoratori di una cooperativa esterna anziché ai propri dipendenti messi in cassa integrazione» è l’accusa delle Rsu dell’azienda ai dirigenti della stessa. «La cassa integrazione non può essere utilizzata al di fuori di quanto prevede la legge - sostiene Luca Paoli, segretario generale della Filcem-Cgil di Firenze - Se un’azienda ha commesse di lavoro non può mandare a casa i suoi dipendenti e sostituirli con altri a minor costo. Talvolta si ha la sensazione che l’intento sia indebolire l’azienda, magari per dimostrare una crisi strutturale inesistente».

Non solo. Le Rsu sottolineano un aspetto che alla luce di quanto sta accadendo diventa ancora più eloquente. «Durante la lunga trattativa tra i sindacati e la proprietà della Ginori - spiegano - era stato richiesto di ritardare la cassa integrazione proprio nel magazzino spedizioni, dove in questi giorni sono impiegati i lavoratori della cooperativa, visto che tutti gli anni veniva richiesto un prolungamento dell’attività per completare le spedizioni». 

In serata, poi, ecco arrivare la replica dell’azienda per bocca del suo amministratore delegato Domenico Dal Bò: «L’inefficenza causata dagli scioperi e dai bassi rendimenti volontari degli operai - spiega - ha ritardato le spedizioni nel mese di luglio e ha costretto la Richard Ginori a ricorrere ai lavoratori della cooperativa». Una spiegazione che non soddisfa i rappresentanti sindacali che così minacciano, al rientro dalle ferie, di denunciare l’accaduto all’Inps anche se «ogni singolo lavoratore può denunciare che un altra persona abbia lavorato in un’azienda al suo posto mentre si trovava a casa in cassa integrazione». Ad ogni modo è molto probabile che dal 28, giorno di rientro dalle vacanze estive, possa ripartire una nuova ondata di scioperi. «Avevamo chiesto che per un mese fosse sospesa la cassa integrazione - conclude Paoli - ma l’azienda ha risposto che non era possibile, ha chiesto ad alcuni lavoratori di ritardare le ferie e, visto il loro rifiuto, ha pensato bene di rivolgersi a lavoratori esterni creando così l’ennesima frizione coi propri lavoratori e i sindacati. Quello che è inconcepibile è che un ammortizzatore sociale come la cassa integrazione finisca per essere usato soltanto come voce di bilancio per risparmiare sui costi».

Sempre in tema di cassa integrazione, invece, buone notizie (almeno dal punto di vista economico) arrivano per i lavoratori della Longinotti e del Gruppo Lorenzi. La Regione Toscana, infatti, in considerazione della pesante situazione di crisi del manifatturiero in atto, ha previsto nel proprio bilancio uno stanziamento specifico per consentire la possibilità di anticipare i soldi della cassa ai lavoratori di aziende sottoposte a procedure concorsuali, in attesa dell’intervento dell’Inps la cui attivazione dei pagamenti richiede alcuni mesi. Per questo motivo, la Regione ha costituito un fondo regionale di solidarietà per i lavoratori in cassa integrazione per un importo di 200.000 euro, destinato a coprire le spese di interessi bancari e a garantire le anticipazioni bancarie.

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I sindacati: "Grave abuso". L´azienda: "Sopperiamo ai bassi rendimenti delle maestranze"
Ginori recluta operai a tempo
Intanto 109 dipendenti sono in cassa integrazione

A settembre la rsu minaccia di denunciare la situazione all´Inps
MAURIZIO BOLOGNI su la Repubblica 10/8/06

I dipendenti a spasso, in cassa integrazione, perché non c´è lavoro secondo quanto sostiene la proprietà. E gli operai di una cooperativa reclutati per svolgere le mansioni che fino ad un anno fa gravavano sul personale dell´azienda: spedire porcellane in tutto il mondo per far fronte agli ordini prima di ferragosto. E´ quanto starebbe accadendo alla Richard Ginori di Sesto secondo la denuncia dei sindacati: una provocazione, l´ennesimo episodio di una guerriglia senza tregua, violazione delle regole che spinge la rsu a minacciare di denunciare la situazione all´Inps con rischio di revoca della cassa integrazione.

L´amministratore delegato di Richard Ginori, Domenico Dal Bò, replica però duramente: «Stiamo solo smaltendo la coda di ordini di luglio provocata dagli scioperi proseguiti anche dopo l´accordo sulla cigo e dai bassissimi rendimenti volontari delle maestranze».

Anche le rsu non usano mezzi termini e definiscono «scorretto» il comportamento della storica azienda di porcellana sestese. «Durante le ferie e quindi con i dipendenti fuori dello stabilimento - sostiene il sindacato - l´azienda è ricorsa a lavoratori di una cooperativa per sopperire all´eccesso di lavoro e incrementare il fatturato durante la prima settimana di chiusura. Peccato - ironizza il sindacato - che Richard Ginori stia tenendo in cassa integrazione ordinaria 109 addetti da circa un mese. La motivazione per richiedere all´Inps il denaro pubblico dell´ammortizzatore sociale? Mancanza di lavoro!». Dal Bo´ rintuzza: «Nessun eccesso di lavoro né incremento di fatturato ma solo inefficienza aziendale provocata dai lavoratori».

«Siamo indignati e preoccupati - incalza Luca Paoli, segretario generale della Filcem Cgil di Firenze - La cassa integrazione dovrebbe essere uno strumento per sostenere le aziende che sono in difficoltà e senza dubbio Ginori lo è, ma la cigo non può essere utilizzata al di fuori di quanto prevede la legge: se un´azienda ha commesse di lavoro non può mandare a casa i suoi dipendenti e sostituirli con altri a minor costo». I sindacati ricordano che durante la lunga trattativa tra i sindacati e Ginori sulla cassa integrazione era stato richiesto di ritardare l´apertura dell´ammortizzatore sociale proprio nel magazzino spedizioni, dove in questi giorni - sostiene il sindacato - sono impiegati i lavoratori della cooperativa: e questo perché tutti gli anni, in maniera strutturale, veniva richiesto un prolungamento dell´attività per consentire il completamento delle spedizioni. «Ma l´azienda - sostiene il sindacato - ha preferito, pur di mettere a casa due delegati sindacali e lavoratori a lei sgraditi, aprire fin da luglio la cassa integrazione anche in questo settore». 

Dal Bò replica anche a questa accusa: «Prima che i lavoratori andassero in ferie è stato chiesto loro se vi erano volontari disposti a recarsi al lavoro presso il magazzino spedizioni nella settimana dal 7 all´11 agosto per terminare le spedizioni - sostiene l´ad - ma nonostante alcuni lavoratori si fossero resi disponibili, le rappresentanze sindacali non hanno permesso che questo accadesse».

Le rsu minacciano comunque di denunciare l´accaduto all´Inps al rientro dalle ferie, ritenendo che questa cassa integrazione «è mirata a sostenere e mantenere a galla, nel mare di debiti dove rischia di affogare, il proprietario di Richard Ginori, Carlo Rinaldini, e di permettergli di continuare nei suoi giochini finanziari, che consentirebbero di salvare lui ma non la Richard Ginori e soprattutto i suoi lavoratori».

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L’ACCUSAI sindacati vanno all’attacco

La Ginori è in crisi «Ma ora ricorre al lavoro esterno»

da la Nazione 10/8/06

«E’ diffuso nelle grandi e medie aziende il ricorso ai lavoratori delle cooperative, ma non lo si può fare utilizzando i soldi pubblici. Ogni lavoratore con la sua busta paga contribuisce alla causa della Richard Ginori e davanti ad un simile spreco di denaro non possiamo tacere».

Luca Paoli, segretario generale della Filcem-Cgil di Firenze, non usa mezzi termini per criticare l’operato dell’azienda di Sesto che con i dipendenti in ferie da venerdì 4 agosto e altri 109 in cassa integrazione per la crisi aziendale è ricorsa ad alcuni lavoratori di una cooperativa per sopperire all’eccesso di lavoro. Una situazione un po’ paradossale sulla quale i sindacati e le Rsu non faranno sconti.

Per i lavoratori, invece, ogni giorno sembra essere più amaro. Le stesse Rsu della fabbrica sestese avevano chiesto la sospensione (anche per una settimana) della cassa integrazione e il reintegro dei lavoratori per far fronte alle spedizioni. Poi i lavoratori sarebbero rientrati in cassa integrazione: è un meccanismo collaudato che evita anche uno spreco di denaro pubblico. L’azienda invece ha detto no preferendo gli addetti di una cooperativa. «La cassa integrazione non può essere utilizzata al di fuori di quanto prevede la legge — prosegue Paoli — se un’azienda ha commesse di lavoro non può mandare a casa i suoi dipendenti e sostituirli con altri a minor costo. Troppo facile. Talvolta si ha la sensazione che l’intento sia indebolire l’azienda, magari per dimostrare una crisi strutturale inesistente. La Richard Ginori ha un modo di agire che ci lascia alquanto perplessi. Stiamo lavorando da mesi per ricreare un clima positivo nei rapporti fra azienda, lavoratori e sindacati ed ecco l’ultima trovata. Il lavoro alla Ginori c’è, non ci sono dubbi, quindi l’azienda dovrebbe impegnarsi per arrivare ad un dialogo».
Le Rsu di viale Giulio Cesare sottolineano che «durante la lunga trattativa tra i sindacati e Ginori, era stato richiesto di ritardare la cassa integrazione proprio nel magazzino spedizioni, dove in questi giorni sono impiegati i lavoratori della cooperativa, visto che tutti gli anni veniva richiesto un prolungamento dell’attività per completare le spedizioni».

I rappresentanti sindacali minacciano di denunciare l’accaduto all’Inps al rientro dalle ferie e aggiungono che «una nuova ondata di scioperi con queste premesse è la previsione più probabile». I dipendenti della Ginori, lo ricordiamo, sono andati in ferie quando erano ancora in sciopero (dal 25 luglio scorso) dopo la rottura della tregua sindacale seguita all’accordo del 17 luglio, sul criterio utilizzato dalla proprietà e giudicato «discriminatorio» per la scelta delle persone da mandare in cassa integrazione. Il ricorso al personale delle cooperative o al dare in appalto alle coop interi settori di produzione, è un meccanismo consolidato da tempo nelle industrie e destinato, forse, a svilupparsi. L’appalto alla cooperativa elimina la burocrazia del contratto al lavoro dipendente e i costi di gestione sono inferiori. Per esempio, all’interno della Gkn Driveline di Campi Bisenzio che lo scorso anno superò il problema (non senza difficoltà) degli esuberi, operava già in alcuni comparti una cooperativa esterna. Settembre si preannuncia già critico per la storia fabbrica di ceramiche.
M. Serena Quercioli

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Richard Ginori, tregua finita da oggi nuovi scioperi

di Valeria Giglioli sull'Unità 26/7/06

Prima l’accordo che aveva scongiurato i licenziamenti per sei mesi e aveva fatto tirare un sospiro di sollievo a tutta la città. Poi la doccia fredda, con il mancato perfezionamento dell’intesa con Bormioli. Alla Richard Ginori la tregua è finita. Ieri mattina in fabbrica si è tenuta un’assemblea nel corso della quale i lavoratori hanno deciso di riprendere gli scioperi, a partire da domani fino al 5 agosto. A far precipitare la situazione è stato «l’atteggiamento della direzione aziendale - scrivono le Rsu dello storico stabilimento di Sesto Fiorentino - nella gestione della cassa integrazione ordinaria». I lavoratori contestano le modalità con cui la dirigenza ha scelto le persone destinate alla cassa integrazione e il mancato confronto con i sindacati sui trasferimenti da una mansione ad un’altra in seguito alle rotazioni. Ma temono anche che il procedimento possa sfociare nell’esternalizzazione di alcune lavorazioni.

NUOVI SCIOPERI ALLA GINORI
«Scelte discriminatorie sulla cassa integrazione»

Il sindacato: «Gli scioperi sono la conseguenza della intransigenza della proprietà Necessari chiarimenti sulla situazione finanziaria»

Il buongiorno, dunque, dopo la pausa seguita all’accordo, per i lavoratori è stato pessimo. È proprio la RSU a mettere nero su bianco le motivazioni della ripresa degli scioperi: «Denunciamo i criteri punitivi e discriminatori che hanno determinato le liste della cassa integrazione». Per le rappresentanze sindacali, nel ‘mirino’ della proprietà ci sarebbero i lavoratori delle categorie protette o con problemi di salute. E «l’azienda che ha spostato i lavoratori da un reparto all’altro senza accettare il minimo confronto preventivo». Ma la RSU mette il dito anche in un’altra piaga: «Appare concreta la possibilità di utilizzare la cassa integrazione per una ristrutturazione ‘silenziosa’ di Ginori, tale da consentire di ridimensionare o addirittura cancellare importanti settori della produzione». Il timore è che il lavoro che faceva capo alle persone in cassa integrazione possa essere dirottato ad altre aziende «dai costi e dalla qualità più bassi». Una serie di posizioni, insomma, che per la RSU mettono a rischio il confronto di settembre su piano industriale e nuovo stabilimento, perché «conferma la volontà di rottura dell’attuale gruppo dirigente».

Dure le parole del segretario Filcem Cgil, Luca Paoli: «La scelta dei lavoratori è conseguenza dell’intransigenza della proprietà su qualsiasi ipotesi di rilancio che escluda licenziamenti. E dell’uso della cassa integrazione per colpire i lavoratori più deboli». Una linea che secondo Paoli fa nascere il sospetto che «non solo si voglia ridimensionare la Ginori, ma forse cancellarla: se non è così la dirigenza lo dimostri con un atteggiamento costruttivo». Per il segretario Filcem rimane poi da chiarire la situazione finanziaria della società: «Ancora non si sa se Bormioli entrerà né quanto investirà. Dal Bò dice che è tutto regolare, ma intanto le banche hanno sequestrato le azioni e l’azienda è senza cda». Valeria Giglioli

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Dopo dieci giorni di tregua ieri l´assemblea dei lavoratori ha deciso per la linea dura
Ginori, la pace è già finita si ricomincia a scioperare

ILARIA CIUTI su la Repubblica 26/7/06

LA pace è già finita, si ricomincia a scioperare. La tregua alla Richard Ginori di Sesto è durata solo dieci giorni, l´assemblea dei lavoratori di ieri ha deciso: da oggi ricominciano le fermate quotidiane articolate che erano andate avanti da marzo fino all´accordo dello scorso 17 luglio e di fronte a cui l´amministratore delegato della storica azienda di porcellane, Domenico Dal Bò, aveva dato un ultimatum: «O smettono le proteste, o chiudiamo l´azienda». 

Dopo l´ultimatum, azienda e sindacati erano riusciti ad arrivare al faticoso accordo che sventava la cassa integrazione straordinaria, ovvero l´anticamera del licenziamento, per 109 persone e la trasformava in una meno minacciosa cassa integrazione ordinaria per 186 dipendenti, in modo da garantire la rotazione. Ma sulla decisione di chi coinvolgere in questa cassa si è consumata la nuova rottura.

Le rsu denunciano che le liste di cassa sono state fatte «con criteri punitivi e discriminatori verso le categorie protette, le persone che avevano avuto problemi medici spesso legati proprio al lavoro, le donne in maternità, i delegati sindacali» e, come spiega Luca Paoli della Filcem-Cgil, «i dipendenti particolarmente bravi dei reparti modellazione, prodotti per alberghi, serigrafia». Da quest´ultimo particolare il sospetto delle rsu e di Paoli che «la cassa integrazione sia solo la prova per spostare intere produzioni all´estero, in paesi a basso costo del lavoro e a nessuna garanzia ambientale e sindacale».

A questo punto la situazione dell´azienda torna in alto mare e gravi sono le ipoteche sui due tavoli previsti per settembre, uno sul piano industriale e l´altro sul nuovo stabilimento. Spaventa anche la situazione finanziaria. Dopo che le banche, cui la Ginori deve 23 milioni entro settembre, hanno mostrato di non fidarsi sequestrando 17 milioni di euro di azioni della Retma, la finanziaria che controlla il gruppo Pagnossin, proprietario della Ginori e guidato da Carlo Rinaldini. Sull´azienda gravano anche 30 milioni di ricapitalizzazione da fare, 12 e mezzo dei quali dovrebbero arrivare da Rocco Bormioli che si è accordato per entrare al 50% ma per ora non ha tirato fuori una lira nè nominato i suoi due uomini nel consiglio di amministrazione mentre la Consob non ha dato via libera all´accordo. Bormioli potrebbe essere costretto a questo punto a lanciare l´opa ma sembra improbabile che voglia comprare azioni che valgono ora 35 centesimi al prezzo di 1,34 come ha pagato quelle acquistate da Rinaldini.

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SESTO Bormioli e Rinaldini devono dirimere l’intrigo finanziario delle varie società. L’accordo previsto in settimana

Ginori e le scatole cinesi

di Franco Calamassi su la Nazione 23/7/06

Bormioli e Rinaldini e i loro consulenti stanno lavorando ad un nuovo accordo fra di loro per il controllo e il salvataggio di Richard Ginori dopo che la Banca Antonveneta ha ottenuto il sequestro conservativo di 17 milioni di azioni della Retma che controlla la Pagnossin, che a sua volta controlla la Ginori, e soprattutto dopo che dalla Consob non è arrivato il via libera all’accordo siglato a maggio. Secondo fonti finanziarie un'intesa sarebbe possibile e prevista già per la settimana prossima: serve definire una nuova struttura economico-finanziaria per il salvataggio di Ginori.

Poichè Ginori è quotata in Borsa, la questione centrale adesso è se Bormioli, che è diventato azionista di riferimento insieme a Rinaldini debba o meno lanciare un’Offerta Pubblica di Acquisto, offrendo a tutti coloro che possiedono azioni Ginori un prezzo simile a quello di fatto pagato a Rinaldini. In questo caso per Rocco Bormioli la conquista di Ginori, di cui dai primi di luglio è presidente, diventerebbe assai più onerosa. L’intesa iniziale prevedeva la costituzione di una nuova società paritetica, a cui Rinaldini doveva apportare il pacchetto azionario di controllo, pari al 50,01% del capitale sociale di Pagnossin, mentre Bormioli avrebbe versato 12,5 milioni di euro.

Secondo fonti finanziarie la Consob, l’autorità di controllo della Borsa, avrebbe fatto capire informalmente che l'operazione poteva arrecare un pregiudizio al mercato. Poco ‘apprezzato’ dalla Consob anche il fatto che della nuova società Rinaldini e Bormioli abbiano il controllo alla pari, avendo ciascuno il 50% delle quote. La volontà dei soci Rinaldini e Bormioli di andare comunque avanti secondo i programmi è stata confermata anche dall’attribuzione delle nuove deleghe e responsabilità operative da parte dell’ultimo consiglio di amministrazione. Al presidente Bormioli sono stati affidati tutti i poteri di ordinaria amministrazione e al- l’amministratore delegato Domenico Dal Bò, la direzione e gestione della società. A Carlo Rinaldini sono stati affidati i poteri di coordinamento, mentre a sua figlia, Mariacarlotta Rinaldini è stato affidato il settore commerciale. Intanto i sindacati fanno sapere di aver chiesto un incontro urgente a Domenico Dal Bò per avere spiegazioni alla luce del sequestro delle azioni Retma da parte della Banca Antoneveta e delle possibilità dell’attuale assetto societario di mantenere gli impegni assunti sono pochi giorni fa.

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Doccia fredda sulla Ginori: accordo a rischio

Rinaldini e Bormioli non perfezionano l’intesa sul risanamento finanziario dell’azienda sestese
Assindustria preoccupata. I sindacati: «Il problema sono i debiti con le banche, non i lavoratori»

MARTEDÌ era stata ritirata la cassa integrazione straordinaria per 109 dipendenti, ma ora tutto potrebbe essere rimesso di nuovo in discussione

di Francesco Sangermano/ Firenze sull'Unità 22/7/06

La doccia fredda arriva quando tutto sembrava ormai incanalato nella giusta direzione. La trattativa fiume, l’accordo, il rischio dei 109 licenziamenti apparentemente scongiurato. Ma il destino dei lavoratori della Richard Ginori, evidentemente, è quello di dover continuare a vivere un’estate di passione. La ristrutturazione del gruppo Pagnossin da parte della Vetrofin di Carlo Bormioli, infatti, non è stata perfezionata «per il mancato avveramento delle condizioni sospensive e lo scadere dei termini originariamente previsti». 

Ad annunciarlo sono stati in due differenti comunicati la società e la controllata Richard Ginori che, dal canto suo, ha precisato che per tale ragione due consiglieri, Luca Ponti e Marco Ziliotti, nominati dall’assemblea di fine giugno che ha eletto Bormioli alla presidenza, non hanno accettato la nomina nel consiglio che si è riunito l’altro ieri. Nonostante questo, però, Vetrofin e la Iprei di Carlo Rinaldini, azionista di maggioranza di Pagnossin e Richard Ginori, confermano la volontà di realizzare la ristrutturazione e stanno negoziando il contenuto del definitivo accordo. Non solo. Richard Ginori spiega che il consiglio di amministrazione, convocato per il 30 agosto, sta valutando l’opportunità di sottoporre all’assemblea del 3-6 ottobre, una proposta di aumento di capitale. E sebbene sia confermata la volontà della Richard Ginori di mantenere la localizzazione nel territorio del comune di Sesto Fiorentino, «per salvaguardare l’occupazione locale compatibilmente col piano strategico e sul presupposto che le autorità amministrative locali faranno la loro parte per consentire il raggiungimento di questo risultato», la preoccupazione delle varie parti in causa è molto alta. 

«Siamo preoccupati come credo lo siano i sindacati - dice il presidente di Assindustria Firenze, Sergio Ceccuzzi - possiamo solo aspettare e vedere». Assindustria si era spesa per arrivare, martedì scorso, ad un preaccordo tra l’azienda e i sindacati ed impedire la cassa integrazione straordinaria per 109 lavoratori. «Ora dobbiamo aspettare perché il risanamento industriale che doveva essere contemplato nell’accordo - conclude Ceccuzzi - ha come precondizione il risanamento finanziario. Senza questo...». La frase non finisce, ma lascia capire bene quali atroci scenari potrebbero profilarsi in quel caso. «Quanto sta accadendo conferma purtroppo i sospetti che avevamo e dimostra che i problemi veri dell’azienda non sono i lavoratori ma i debiti con le banche» è invece l’analisi di Luca Paoli, segretario fiorentino della Filcem-Cgil. «In qualche modo - prosegue - questo getta una nuova luce su tutta la situazione, compreso l’accordo raggiunto 3 giorni fa». Tutto, insomma, potrebbe essere rimesso in discussione e, per questo, i sindacati hanno chiesto un incontro con l’amministratore delegato della Richard Ginori Domenico Dal Bò. «Vogliamo chiarimenti sulla situazione - spiega Paoli - e vogliamo sapere con quali soldi si può sostenere il rilancio dell’azienda e il piano industriale. O arriva una soluzione in tempi rapidi - conclude - oppure c’è il rischio che debbano essere portati i libri contabili in tribunale».

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Ceccuzzi: «Sono preoccupato». I sindacati: «L´avevamo detto, il problema sono i debiti»
Sequestro di azioni e altri guai a rischio l´accordo sulla Ginori

NOSTRO SERVIZIO su la Repubblica 22/7/06

Un sequestro di azioni e altri guai minacciano l´accordo per salvare lo stabilimento di Sesto di Richard Ginori, il cui titolo ieri è stato nuovamente sospeso dalle contrattazioni in Borsa. Le ultime notizie mettono in allarme Assindustria e sindacato. Da un lato Vetrofin e la Iprei di Carlo Rinaldini, azionista di maggioranza di Pagnossin e Richard Ginori, ricordano che la loro volontà di realizzare la ristrutturazione rimane subordinata all´autorizzazione da parte della Consob. Dall´altro lato Pagnossin, che sta cercando di ristrutturare il proprio debito bancario, comunica che Antonveneta, banca agente del pool di banche di un finanziamento scaduto il 22 febbraio con debito residuo in linea capitale di 23 milioni, ha eseguito presso la controllata olandese Retma, la holding che possiede il controllo di Richard Ginori, un sequestro conservativo di 17 milioni di azioni. Richard Ginori spiega che il consiglio di amministrazione del 30 agosto valuterà l´opportunità di sottoporre all´assemblea del 3-6 ottobre una proposta di aumento di capitale e una fusione per incorporazione delle controllate Imgit 87 srl e Cop 84 srl in Richard Ginori. Confermata, infine, la volontà di mantenere la localizzazione nel territorio del comune di Sesto Fiorentino, ma «in un contesto di compatibilità con il piano strategico e sul presupposto - si legge nella nota - che le autorità amministrative locali faranno la loro parte per consentire il raggiungimento di questo risultato».

«Siamo preoccupati» dice Sergio Ceccuzzi, presidente di Assindustria Firenze, che si era spesa per arrivare al preaccordo di martedì scorso tra l´azienda e i sindacati per impedire la cassa integrazione straordinaria di 109 lavoratori. «Ora possiamo solo aspettare perché l´accordo stipulato ha come precondizione il risanamento finanziario». In allarme anche i sindacati che hanno chiesto un incontro urgente all´ad della Richard Ginori Domenico Dal Bò. 

«Quanto sta accadendo - commenta Luca Paoli, segretario fiorentino della Filcem-Cgil - conferma purtroppo i sospetti che avevamo e dimostra che i problemi veri dell´azienda non sono i lavoratori ma i debiti con le banche. In qualche modo questo getta una nuova luce su tutta la situazione, compreso l´accordo raggiunto 3 giorni fa. Vogliamo sapere con quali soldi si può sostenere il rilancio dell´azienda e il piano industriale. O arriva una soluzione in tempi rapidi oppure c´è il rischio che debbano essere portati i libri contabili in tribunale».

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SESTO L’accordo con Bormioli non è stato completato. Sequestrate le azioni del gruppo Retma che la controlla

Ginori, nell’inferno finanziario

 di Franco Calamassi su la Nazione 22/6/06

Non finiscono mai i guai per la Ginori, che rischia di restare travolta dalle difficoltà finanziarie della società che la controlla, la Pagnossin di Treviso, a sua volta controllata da Carlo Rinaldini attraverso una società olandese, la Retma. La Banca Antonveneta (da alcuni mesi controllata dall’olandese Abn Ambro), per garantire un credito di 23 milioni di euro verso Pagnossin , ha ottenuto il sequestro conservativo di 17 milioni di azioni di Retma Holding, gettando Richard Ginori e Pagnossin in una situazione di estrema difficoltà. 

Le agenzie economiche e finanziarie parlano apertamente di rischio di un crack finanziario. Le azioni sono state sospese alla Borsa di Milano. Per il momento nessuna azione del genere è stata intrapresa dai creditori di Ginori, Unicredit in prima fila, che attende di riscuotere un debito da diversi mesi.La discesa in campo del re del vetro, Rocco Bormioli, annunciata solo tre settimane fa sembra per il momento non aver prodotto quella inversione di tendenza attesa. Anzi, nelle stesse ore in cui veniva confermata la notizia del sequestro delle azioni di Rinaldini, due note distinte di Bormioli e Rinaldini informavano che l’ingresso di Rocco Bormioli nel capitale Pagnossin e quindi indirettamente in Ginori, di cui è diventato Presidente, “non e' stata perfezionata per il mancato avveramento delle condizioni sospensive e lo scadere dei termini originariamente previsti”.

Contestualmente per questa ragione si sono dimessi dal consiglio di amministrazione di Ginori anche due consiglieri eletti solo tre settimane prima. Si tratta di Luca Ponti e Marco Ziliotti, nominati dall'assemblea di fine giugno che ha eletto Bormioli alla presidenza. Rinaldini e Bormioli hanno tuttavia confermato che i programmi andranno avanti e che procederanno alla ristrutturazione industriale e finanziaria, e anche che stanno negoziando il contenuto definitivo dell’accordo. In particolare Bormioli vuole esser certo, con l’autorizzazione attesa dalla Consab, di non dover lanciare un’Opa (offerta pubblica di acquisto) che sarebbe per lui molto, forse troppo, onerosa.

Per mettere ordine nella situazione Richard Ginori ha convocato un nuovo consiglio di amministrazione per il 30 agosto, e sta valutando l'opportunità di sottoporre all'assemblea ai primi di ottobre una proposta di aumento di capitale, forse di almeno una decina di milioni. Ma per risolvere i problemi finanziari potrebbe essere decisiva la decisione di Rinaldini di mettere sul piatto i valori immobiliari delle proprietà a Treviso, dove ha ottenuto il via libera per una valorizzazione immobiliare di parte dei terreni dove sorgevano gli impianti produttivi di Pagnossin. E’ in sostanza allo studio una fusione per incorporazione in Richard Ginori delle società Imgit 87 srl e Cop 84 srl , prive di debiti e veicolo dell'operazione di valorizzazione e cessione del complesso immobiliare di Quinto di Treviso.Gli ultimi drammatici sviluppi finanziari che sono rimbalzati da Milano hanno scosso hanno il mondo economico e sindacale fiorentino.

Il presidente dell’Associazione Industriali di Firenze, Sergio Ceccuzzi, ha commentato: ''Siamo preoccupati. Possiamo solo aspettare e vedere. Il risanamento industriale su cui abbiamo trovato un accordo solo pochi giorni fa ha come precondizione il risanamento finanziario”. Duro il commento dei sindacati, che in qualche modo sono quelli che hanno mostrato minor sorpresa per quanto sta avvenendo: “'Quanto sta accadendo conferma purtroppo i sospetti che avevamo e dimostra che i problemi veri dell'azienda non sono i lavoratori ma i debiti con le banche'. Cosi' Luca Paoli, segretario della Filcem-Cgil. ''Vogliamo chiarimenti sulla situazione - spiega Paoli - e vogliamo sapere con quali soldi si puo' sostenere il rilancio dell'azienda e il piano industriale. O arriva una soluzione in tempi rapidi o adesso è più concreto il rischio che debbano essere portati i libri contabili in tribunale''.

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RICHARD GINORI (FI): FILCEM, PROBLEMA SONO I DEBITI

''Quanto sta accadendo conferma purtroppo i sospetti che avevamo e dimostra che i problemi veri dell'azienda non sono i lavoratori ma i debiti con le banche. In qualche modo questo getta una nuova luce su tutta la situazione, compreso l'accordo raggiunto tre giorni fa''. A dirlo è il segretario della Filcem-Cgil di Firenze Luca Paoli, commentando le ultime notizie sulla Richard Ginori di Sesto Fiorentino. I sindacati e l'azienda avevano siglato martedì scorso un preaccordo per evitare la cassa integrazione per 109 lavoratori della storica manifattura. Adesso tutto potrebbe essere rimesso in discussione e, per questo, i sindacati hanno chiesto un incontro con l'amministratore delegato della Richard Ginori Domenico Dal Bò: ''Vogliamo chiarimenti sulla situazione e vogliamo sapere con quali soldi si può sostenere il rilancio dell'azienda e il piano industriale. O arriva una soluzione in tempi rapidi oppure c'è il rischio che debbano essere portati i libri contabili in tribunale''.

21/07/2006  14.26

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21 Luglio 2006 11:16 FIRENZE (ANSA)

RICHARD GINORI: INDUSTRIALI FIRENZE, POSSIAMO SOLO ASPETTARE

PRESIDENTE CECCUZZI, RISANAMENTO FINANZIARIO PRECODIZIONE

(ANSA) - FIRENZE, 21 LUG - "Siamo preoccupati come credo lo siano i sindacati: possiamo solo aspettare e vedere". Questo il primo commento del presidente di Assindustria Firenze Sergio Ceccuzzi dopo le ultime notizie sulla Richard Ginori di Carlo Rinaldini e il mancato perfezionamento degli accordi tra Pagnossin e la Vetrofin di Carlo Bormioli che, all'ultima assemblea, della storica azienda era stato nominato presidente. Assindustria si era spesa per arrivare ad un accordo tra l'azienda e i sindacati ed impedire la cassa integrazione straordinaria per 109 lavoratori. L'accordo, o meglio un preaccordo per impedire la messa in mobilità dei dipendenti, è stato siglato martedì scorso, dopo oltre 15 ore di trattativa. "Ora dobbiamo aspettare perché il risanamento industriale che doveva essere contemplato nell'accordo - ha concluso Ceccuzzi, ricordando che a settembre è previsto un nuovo incontro tra sindacati e azienda - ha come precondizione il risanamento finanziario. Senza questo ....". (ANSA).

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Pagnossin: queste le ultime novità 12:37:12 - 21/07/2006

Pagnossin Spa e Iprei Spa hanno comunicano congiuntamente quanto segue:
1. gli accordi prima d’ora intercorsi tra Vetrofin Srl ed Iprei Spa, così come pattuiti e strutturati, non si sono potuti perfezionare a causa del mancato avveramento delle condizioni sospensive e dello scadere dei termini originariamente previsti; Vetrofin ed Iprei stanno negoziando il contenuto del definitivo accordo ed hanno confermato la loro volontà di realizzare l’operazione per la ristrutturazione del gruppo Pagnossin; ciò è testimoniato anche dal fatto che il dott. Rocco Bormioli, nelle more del definitivo accordo, ha accettato di assumere la presidenza di Richard-Ginori 1735 Spa;
2. l’accordo resta sempre condizionato all’ottenimento dell’autorizzazione, da parte di Consob, all’esecuzione dell’operazione in esenzione da obblighi di Opa, nonché all’ottenimento della garanzia per il collocamento della parte di aumento di capitale destinata al mercato;
3. Pagnossin sta operando per ottenere la ristrutturazione del debito bancario;
4. all’avverarsi di quanto sopra esposto si realizzeranno anche i presupposti affinché la società di revisione possa rilasciare la certificazione dei bilanci 2005.
All’avverarsi di quanto sopra sarà effettuata l’operazione di aumento di capitale di Pagnossin Spa, finalizzata alla raccolta di nuova liquidità (mezzi propri) per euro 30 milioni. Pagnossin ha reso inoltre noto che Banca Antonveneta Spa, in qualità di banca agente del pool di banche di cui al contratto di finanziamento del 22 febbraio 2002 scaduto il 22 febbraio 2006 con debito residuo in linea capitale di euro 23 milioni, “ha comunicato di aver eseguito presso la controllata olandese Retma Holding BV sequestro conservativo su 17 milioni di azioni che Pagnossin Spa possiede in Retma Holding BV; il provvedimento sarà notificato a Pagnossin nei termini di legge”.
“Il suddetto provvedimento – in ordine al quale Pagnossin si riserva ogni valutazione - non dovrebbe costituire causa ostativa alla operazioni di ristrutturazione in atto”, conclude la nota di Pagnossin, il cui titolo oggi resta immobile a 0,693 euro per azione (invariato) con scambi ridotti al lumicino, inferiori agli 8 mila titoli. (l.s.)

Richard Ginori in calo dopo slittamento accordo Bormioli-Pagnossin 12:25:57 - 21/07/2006

In una nota diffusa ieri in tarda sera, Richard-Ginori, oggi in calo del 3,78% a 0,356 euro per azione a Piazza Affari, informa che nel corso della riunione il dott. Rocco Bormioli ha precisato “che gli accordi prima d’ora intercorsi tra Vetrofin srl ed Iprei Spa, così come pattuiti e strutturati, riguardanti la ricapitalizzazione e la ristrutturazione della capogruppo Pagnossin Spa non si sono potuti perfezionare a causa del mancato avveramento delle condizioni sospensive”. In ragione del mancato avveramento di dette condizioni l’avv. Luca Ponti e il dott. Marco Ziliotti hanno ritenuto di non accettare le cariche. Vetrofin srl ed Iprei Spa stanno negoziando – con l’obiettivo di essere perfezionato in questi giorni - il contenuto del definitivo (nuovo) accordo ed hanno confermato, si legge nella nota, la loro volontà di realizzare l’operazione per la ristrutturazione del gruppo Pagnossin; “ciò è testimoniato anche dal fatto che il dott. Rocco Bormioli, quale ulteriore dimostrazione della sua fiducia che l’accordo possa concludersi positivamente, ha accettato di assumere la presidenza di Richard-Ginori 1735 Spa”.
L’accordo dovrà essere rispettoso delle indicazioni e delle prescrizioni che dovessero esser impartite da Consob e resta sempre condizionato all’ottenimento dell’autorizzazione, da parte di Consob, all’esecuzione dell’operazione in esenzione da obblighi di Opa, nonché all’ottenimento della garanzia per il collocamento della parte di aumento di capitale destinata al mercato.
La capogruppo e Richard-Ginori 1735 Spa stanno operando per il raggiungimento dell’accordo di ristrutturazione del debito bancario, “prodromico all’ottenimento della certificazione dei bilanci 2005 e dell’aumento di capitale della capogruppo”.
La mancata accettazione delle cariche da parte dell’Avv. Ponti e del dott. Ziliotti non determina alcuna influenza nè limitazione sulla pienezza delle facoltà e dei poteri dell’attuale Cda, precisa la nota; la nomina dei due consiglieri non accettanti la carica è di competenza dell’assemblea e pertanto il Cda ha deciso di convocare l’assemblea per il giorni 3 / 6 ottobre 2006, alle ore 11,00 per deliberare sulla nomina di 2 amministratori onde integrare a 7 il numero dei componenti del Cda, così come stabilito dall’assemblea del 30 giugno us. (l.s.)

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Pagnossin, le banche all’attacco

da Milano su il Giornale 21/7/06

Il gruppo di banche creditrici di Pagnossin, di cui è capofila Antonveneta, avrebbe ottenuto - secondo quanto risulta all'agenzia Radiocor - il sequestro conservativo di titoli Retma, la holding olandese tramite cui Pagnossin controlla Richard Ginori. Il credito complessivo ammonta a circa 23 milioni di euro. Alla Retma holding bv (controllata al 100% da Pagnossin) fa capo il 57,9% della Richard Ginori. Non risultano invece iniziative da parte del pool di banche creditrici della stessa Ginori, che è guidato da Unicredit.

Ambienti vicini alla società veneta minimizzano precisando che si tratta di un semplice «atto formale», e che le azioni già da tempo erano state messe a disposizione degli istituti a titolo di garanzia.

Nella riunione di ieri il consiglio della Ginori - secondo quanto riferiscono fonti finanziarie - ha deciso di convocare per il 3 ottobre un'assemblea degli azionisti per la nomina di due amministratori al posto di Luca Ponti e Marco Ziliotti che sono stati nominati all'assemblea del 30 giugno, ma non hanno accettato l'incarico. L'obiettivo è quello di arrivare entro il 3 ottobre a una soluzione per il complesso percorso di ristrutturazione del gruppo, che ha visto recentemente la discesa di campo di Rocco Bormioli, nominato presidente della Ginori dall'assemblea di fine giugno.

In attesa di una nota delle società, i titoli Pagnossin e Ginori sono stati sospesi alla seduta di ieri di Piazza Affari.

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RICHARD GINORI
Quindici ore di trattativa, poi l´accordo. Riguarda 109 lavoratori con rotazione
Cassa integrazione fino al 20 ottobre

da la Repubblica 19/7/06

Da settembre due tavoli per discutere anche del nuovo stabilimento
L´azienda dovrà costruire prima gli impianti e solo dopo abitazioni nell´area

QUINDICI ore di aspra trattativa tra azienda e sindacati. Poi l´accordo alla mezzanotte di lunedì scorso. Alla Richard Ginori è stata concordata la casa integrazione ordinaria fino al 20 ottobre, invece della straordinaria (che prelude al licenziamento), per i 109 dipendenti dichiarati dal piano industriale in esubero. Anzi, per permettere la rotazione i lavoratori coinvolti saranno 186. E questo è stato uno dei punti spinosi della trattativa; decisi a volere la rotazione i sindacati per evitare che la cassa somigliasse al licenziamento, meno convinta l´azienda. Alla fine si verificherà la rotazione di mese in mese. E´ stato anche firmato un protocollo in cui si fissano per settembre due tavoli. Uno, sindacale, per discutere di piano industriale e uno istituzionale dove si parlerà del nuovo stabilimento che l´azienda deve costruire a Sesto e il punto più combattuto è stato l´inserimento della cosiddetta clausola di salvaguardia, come spiega Luca Paoli della Filcem Cgil. «La clausola assicura prima la costruzione dello stabilimento e poi le concessioni per costruire abitazioni nell´area attuale», spiega Paoli.

Ieri i lavoratori hanno tutti approvato l´accordo meno due. «E´ una piccola tregua - avverte Paoli - Si è trattato di un accordo sofferto, spesso la trattativa è stata sul punto di rompersi, le posizioni rimangono distanti, ma ora l´azienda non ha più alibi». Un accordo che non ha accettato la tregua sindacale fino al 20 ottobre chiesta dall´azienda e che non conclude ma apre la possibilità di una trattativa. 

«Ha vinto l´idea del confronto sul piano industriale e il nuovo stabilimento senza lo spettro della cassa integrazione straordinaria - conclude il segretario della Cgil di Sesto, Mauro Fuso - Adesso si tratterà sullo stabilimento e la salvaguardia dell´occupazione». (i.c.)

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RICHARD - GINORI L’intesa raggiunta dopo 15 ore ininterrotte di trattativa. Riguarda 180 dipendenti

Firmato l’accordo ponte

 di Franco Calamassi su la Nazione 19/7/06

Più che un accordo è una tregua. Più che una pace, è una tregua armata. Ci sono volute 15 ore ininterrotte di trattativa fra azienda e sindacati per arrivare a firmare un accordo per la Richard Ginori di Sesto Fiorentino. 15 ore durante le quali l’intesa è parsa in più occasioni vicina a saltare. Poi, intorno alle 23.30 di lunedì scorso, la sigla dell’intesa. Che prevede 13 settimane di cassintegrazione, con sospensione per il periodo di ferie, fino al 20 di ottobre, e rotazione fra i lavoratori. Ad essere interessati dal provvedimento saranno in 180, ma a tutti viene assicurato il rientro in fabbrica al termine del periodo di cassintegrazione. L’azienda si è comunque riservata la possibilità di richiedere altre 13 settimane di cassintegrazione.Si mette così per il momento fine ad una vertenza lunga ed estenuante durata diversi mesi e che ha visto momenti di tensione molto alta, oltre che la mobilitazione di un’intera città ed istituzioni locali.
C’è comunque la consapevolezza che si tratta di un’intesa fragile, che potrebbe rompersi entro poco tempo, prima della sua scadenza naturale.

L’azienda aveva chiesto ai rappresentanti dei lavoratori di rinunciare agli scioperi e alle agitazioni durante questo periodo, ma i sindacati non hanno voluto firmare cambiali in bianco e su questo punto la tensione è stata molto alta.
«Non dobbiamo dare la sensazione di essere ad un punto d’arrivo - dichiara Luca Paoli della Cgil – credo che nei prossimi mesi ci troveremo di fronte ad un percorso piuttosto accidentato e che rischia di riservare ancora molte sorprese».
Oltre all’accordo sulla cassintegrazione, azienda e sindacati hanno firmato anche un protocollo d’intenti, per avviare, a partire da settembre, due tavoli di confronto. Il primo sul piano industriale (su cui restano profonde divergenze), e il secondo per il nuovo stabilimento. In questo secondo caso i sindacati hanno ottenuto che si tratti di un tavolo istituzionale, a cui partecipino anche gli enti locali coinvolti.

Significative le note al verbale che i sindacati hanno chiesto di aggiungere e su cui non è stato raggiunto un accordo. Si tratta della richiesta di coinvolgere anche Ginori Real Estate, la società immobiliare proprietaria dei terreni di viale Giulio Cesare, nella trattativa per il nuovo stabilimento, e soprattutto della necessità di inserire una clausola di salvaguardia: «chiediamo che prima che vengano approvate le concessioni per costruire là dove adesso c’è la fabbrica sia aperto e funzionante il nuovo stabilimento», conclude Luca Paoli. Il timore diffuso fra lavoratori e sindacati è che l’azienda possa “incassare” il via libera ad edificare, senza garanzie per il mantenimento dell’attività produttiva. L'accordo sulla cassa integrazione è stato comunque approvato, a maggioranza dall'assemblea dei lavoratori convocata per ieri mattina.

Le rappresentanze sindacali di base hanno comunque deciso, sulla scorta della linea del massimo coinvolgimento nella vertenza della società civile di dare ampio risalto all'accordo. Il testo dello stesso è stato infatti messo a disposizione su internet di tutti quanti vogliano leggerlo. Chi è interessato può andare sul sito www.laginorisiamonoi.net lo stesso dove nelle scorse settimane oltre 2500 persone hanno sottoscritto l'appello per salvare la storica manifattura di porcellane sestese.

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SESTO FIORENTINO«A rischio l’intesa sulla cassaintegrazione»

Ginori, un altro giorno di trattative
Accordo sul nuovo stabilimento

da la Nazione 18/7/06

Seduta fiume per tutta la giornata di ieri sul futuro della Richard Ginori e dei suoi lavoratori, non senza qualche colpo di scena. Dopo il ritiro da parte dell’azienda della richiesta di cassintegrazione per crisi e la disponibilità ad aprire una procedura di cassintegrazione ordinaria (che dunque non faccia riferimenti ad esuberi strutturali), l’intesa sembrava raggiunta, invece ieri tutto è tornato in discussione. In ballo soprattutto il destino dei 180 lavoratori che dovranno star fuori dall’azienda per 13 settimane di cassintegrazione.

L’incontro si è svolto nella sede della Direzione provinciale del Lavoro ed è andato avanti per tutta la giornata, pur con alcune interruzioni, alla ricerca di un punto di equilibrio per ricercare un accordo possibile. Si è trattato dalla mattina alle 9 per tutto il giorno, senza però trovare fino alla tarda serata di ieri, una via d’uscita.

«Ci siamo trovati di fronte al tentativo dell'azienda di far rientrare dalla finestra gli esuberi che la scorsa settimana aveva accettato di stralciare» hanno detto sindacati ed Rsu. In pratica si è discusso sulla possibilità di attuare una rotazione nella cassintegrazione, per una durata di 13 settimane e che riguarderà 180 lavoratori. Se il periodo di permanenza fuori dalla fabbrica fosse molto lungo, per i sindacati significherebbe porre le premesse per allontanare comunque i lavoratori. Sulla possibilità di trovare un accordo ha pesato anche l’intesa firmata due anni fa proprio su un periodo di cassintegrazione.
Un accordo sostanziale è stato invece trovato sul nuovo stabilimento, anche se limitato alla reciproca disponibilità a firmare un documento che riporti due soli indicazioni: il luogo dove costruire la nuova fabbrica (la zona di Sesto) e il tempo entro il quale farlo (il 2010).

Posizioni invece ancora molto divaricate per quanto riguarda il piano industriale, con l’amministratore delegato Dal Bò intenzionato in ogni modo a recuperare produttività e ad elevare la quantità di pezzi prodotti.
F. C.

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SESTO Il ministro del lavoro Damiano conferma l’impegno del Governo a sindaco e lavoratori

«Ginori, noi ci saremo»

di Sandra Nistri su la Nazione 17/7/06

«Non ci sono alibi per non uscire da questa crisi. In un territorio come questo esistono tutte le condizioni favorevoli per poter risolvere in maniera positiva la vertenza Ginori». Ha parlato in maniera convinta il ministro del lavoro e della previdenza onorevole Cesare Damiano, ieri pomeriggio nella Sala Biondi del Comune di Sesto, con i sindacati ed i rappresentanti dei lavoratori della storica manifattura sestese.

«La Ginori può contare su un marchio prestigioso, conosciuto a livello mondiale, che andrebbe valorizzato attraverso una attenta azione di marketing e di estensione della rete commerciale, su professionalità altissime e su un territorio amico — ha spiegato — . Penso al ruolo di istituzioni come Regione, Provincia e Comune di Sesto che hanno fatto quadrato su questa vicenda. Per questo ci sono tutti i presupposti per imprenditori che vogliano puntare al rilancio di questa realtà e non ad aspetti speculativi». Qualche segnale di speranza, in effetti, negli ultimi giorni c’è stato con il ritiro della cassa integrazione straordinaria e l’apertura di quella ordinaria anche se sono tanti ancora gli interrogativi che restano senza risposta sul futuro della Ginori a Sesto.

«Domani (oggi ndr.) — ha aggiunto il ministro Damiano — inizierà la trattativa in Provincia tra proprietà e sindacati che non potrà prescindere da alcuni punti fondamentali: la presentazione di un piano industriale serio, il mantenimento dei livelli occupazionali e garanzie sul futuro, ad esempio, per quanto riguarda l’ipotesi del nuovo stabilimento. Come Governo monitoreremo e seguiremo da vicino questa vertenza che è una vertenza nazionale: ai lavoratori ho ribadito che una delle nostre priorità è la valorizzazione e salvaguardia del made in Italy».

A questo proposito, i dipendenti della Ginori hanno domandato al ministro assicurazioni: «Abbiamo chiesto — ha detto infatti Giovanni Nencini della Rsu aziendale — che ci sia un impegno del Governo per tutelare la qualità, in particolare attraverso una legge per la tracciabilità dei prodotti e per istituire un marchio Doc per la porcellana che già esiste per la ceramica».

Il padrone di casa, il sindaco sestese Gianni Gianassi, ha invece annunciato che spera di poter incontrare in tempi brevi il nuovo presidente della Ginori Bormioli: «Per il momento — ha sottolineato — non c’è giunta alcuna richiesta, proposta o indicazione dall’azienda sulla possibile sede del nuovo stabilimento, vincolata comunque dalle destinazioni previste dal piano strutturale del Comune. Ribadiamo che anche ogni intervento nell’area Ginori è vincolato al mantenimento del polo produttivo a Sesto: quando avremo il disco verde da azienda e sindacati saremo a disposizione per metterci a un tavolo a discutere su proposte che ci saranno avanzate».

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Accordo Ginori «Ora il nuovo stabilimento»

da la Nazione 15/7/06

 I lavoratori della Richard Ginori hanno tirato un sospiro di sollievo. Ieri mattina si è riunita l’assemblea dei lavoratori per ascoltare dai sindacalisti i contenuti dell’accordo raggiunto giovedì sera alle 20 con l’azienda e che prevede il ritiro della cassintegrazione per crisi.
«Si tratta di un primo punto a nostro favore, ma ancora la strada è lunga», ha commentato un lavoratore. E un altro gli fa eco: «Abbiamo vinto una battaglia, ma la guerra è ancora lunga».

Clima comunque più sereno, anche se sempre ieri mattina l’azienda ha aperto le procedure per la cassintegrazione, stavolta ordinaria, per 180 lavoratori.
«La differenza da prima è che non si parla più di esuberi. Con la cassa integrazione per crisi alla fine ci sarebbero stati licenziamenti. Con la cassaintegrazione ordinaria al termine del periodo fuori dalla fabbrica, i lavoratori rientreranno a lavoro» spiega Nencini della Rsu.
«Se abbiamo ottenuto questo primo importante risultato, sgombrando il campo dal rischio di licenziamenti - prosegue Nencini - lo dobbiamo in primo luogo ai lavoratori, che sono stati per 3 mesi sui cancelli, scioperando senza sosta, e facendo anche grandi sacrifici economici.

Probabilmente tutti avevano capito che non c’era altra strada per salvare la Ginori. Un pò del merito va anche all’unità e alla compattezza sindacale, oltre che al sostegno di tante persone e delle istituzioni». Lunedì prossimo nuovo incontro tecnico alla direzione provinciale del lavoro fra azienda e sindacati, per esaminare gli aspetti tecnici della nuova richiesta di cassintegrazione, che sarà per 180 lavoratori, per 13 settimane, con ogni probabilità a rotazione. Ma adesso il clima dei rapporti industriali è cambiato e i sindacati guardano avanti: «Puntiamo a definire con l’azienda - proseguono i rappresentanti sindacali - un’intesa per le altre due questioni: piano industriale e nuovo stabilimento». Per costruire il nuovo stabilimento l’azienda si è detta pronta a mettere sul tavolo 43 milioni di euro di investimenti. «Intendiamo capire dove e come sarà costruito e soprattutto inserire una clausola di salvaguardia, spiegando che non si dia il via agli interventi sull’area di viale Pratese dell’attuale stabilimento, prima che non sia avviata la produzione nel nuovo stabilimento - dichiarano i sindacati - Chiediamo che il protocollo da firmare con l’azienda abbia un sigillo istituzionale, da parte del comune di Sesto Fiorentino in primo luogo, in modo che offra per le più ampie garanzie".
F.C.

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Richard-Ginori, nessun licenziamento

Anche il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, in visita a Firenze, ha parlato della vertenza della fabbrica di Sesto Fiorentino ed ha chiesto «uno sforzo di sistema»

Lunedì nuovo incontro per riprendere la trattativa e delineare il piano di rilancio aziendale

 LA TENACIA dei lavoratori ha vinto. La svolta ieri sera alla fine di un incontro in Provincia fra l’azienda e i sindacati. Per i prossimi sei mesi niente cassa integrazione straordinaria

di Francesco Sangermano / Firenze sull'Unità 14/7/06

La buona notizia arriva quando il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, se n’è già andato da un po’. Dopo tre ore e mezzo di trattativa sindacati e azienda escono dalla Provincia con la firma in calce a un accordo che scongiura, per i prossimi sei mesi, il rischio di licenziamenti alla Richard Ginori di Sesto Fiorentino. 

Tradotto significa che il procedimento di cassa integrazione straordinaria (che avrebbe dovuto entrare in vigore lunedì e riguardare 109 dipendenti) viene ritirato e i lavoratori restano al loro posto. Dopo mesi di muro contro muro, di scioperi pressoché quotidiani, di scontro aperto fra le parti ecco arrivare la firma, il primo passo per pensare al rilancio della storica azienda di Sesto Fiorentino senza tagli selvaggi al personale. 

«Questa è senza dubbio una buona notizia» esordisce Luca Paoli, segretario fiorentino della Filcea-Cgil. Che poi spiega. «Adesso dovremo proseguire la trattativa, fin dal prossimo incontro previsto per lunedì, cercando di mettere in piedi un piano di rilancio industriale serio e concreto. La cosa importante è che questo avverrà sapendo che per sei mesi non ci saranno né esuberi né licenziamenti». Alla fine, insomma, azienda e associazione industriali hanno accettato di portare avanti il confronto sull’impostazione che fin dal primo momento il sindacato aveva dato alla vertenza. «Certo - prosegue Paoli - il piano di rilancio aziendale dovrà prevedere un contenimento dei costi ma l’importante è che non presupponga alcun licenziamento. Siamo soddisfatti, la lotta portata avanti in questi mesi è stata molto dura ma evidentemente ha prodotto buoni risultati». Adesso si tratta di lavorare, fino a lunedì, per gettare le basi su cui portare avanti la trattativa che delineerà il percorso per i prossimi sei mesi. Il ricorso ad ammortizzatori sociali di altro tipo non è totalmente escluso ma, rispetto alla situazione che si prospettava fino a qualche giorno fa, il quadro sembra aver assunto tinte decisamente meno fosche.

«Mi farò interprete del problema della Ginori»

Il capo dello Stato Giorgio Napolitano a Firenze si imbatte anche nella crisi della storica fabbrica di Sesto
di Osvaldo Sabato / Firenze

UN GRANELLO piccolo, piccolo, nel mare di sabbia della politica internazionale e nazionale. Eppure, fra una domanda sulla crisi mediorientale e le scintille nella maggioranza di governo sul finanziamento della missione in Afghanistan, il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, è stato anche sollecitato sulla vertenza in atto alla Richard Ginori di Sesto Fiorentino. In mattinata durante i saluti ufficiali in prefettura il presidente del Consiglio regionale della Toscana, Riccardo Nencini, aveva donato proprio a Napolitano un piatto decorato a mano della Richard Ginori, un gesto semplice, ma incisivo: «Guardando questo dono che mi è stato fatto mi ricorderò bene della Richard Ginori...» ha poi affermato infatti nel pomeriggio il Capo dello Stato nel briefing finale con i giornalisti a Palazzo Medici Riccardi.

All’incontro in prefettura con il presidente della Repubblica c’erano anche il presidente della Giunta regionale Toscana, Claudio Martini; il sindaco di Firenze, Leonardo Domenici, e il presidente della Provincia, Matteo Renzi. Mai forse c’era stato questo concentrato di interesse delle massime cariche dello Stato ad una vertenza sindacale in corso: lunedì era toccato al presidente della Camera, Fausto Bertinotti, affrontare la vicenda dopo aver visto la Rsu della fabbrica a Palazzo Vecchio «le loro sono richiesta sacrosante» aveva poi commentato.

Ora è addirittura il presidente della Repubblica a dire la sua su questo caso che appare sempre di difficile soluzione con il rischio di 109 licenziamenti. Fin dai primi giorni del suo mandato presidenziale Napolitano aveva immediatamente mostrato il suo interesse per i problemi legati alla sicurezza nel mondo del lavoro, una sensibilità che arriva da lontano e che si porta dietro anche ora da Capo dello Stato. Un punto di forza in più per i lavoratori, che sanno di poter contare su Napolitano. Una crisi quella della Ginori, che parte da lontano, ed è sintomatica di un generale momento di difficoltà che richiederebbe più coraggio dagli stessi industriali e non la solita soluzione choc dei licenziamenti sulla pelle dei lavoratori.

Certo anche il sistema paese dovrà cercare di dare una risposta. Ma cosa si può fare per aiutare questa azienda storica? «Ritengo che certamente non ci possa essere un atteggiamento di indifferenza verso concrete situazioni di crisi» più o meno significative, sottolinea Napolitano «noi in qualche caso abbiamo avuto delle prove straordinarie di superamento di queste crisi», il riferimento è alla Fiata e alla Parmalat. Giganti dell’industria con delle ferite enormi che hanno riempito pagine e pagine dei maggiori giornali nazionali e internazionali. Macigni, appunto, di fronte al piccolo granello di sabbia che può essere la crisi della Ginori «ci deve essere uno sforzo combinato di sistema: gli istituti di credito dove possono, autorità locali e governo nazionale» insiste Napolitano.

Proprio il governo viene chiamato in causa dal presidente della Repubblica «questa situazione della Richard Ginori, vanto del nostro paese, sia stata prospettata, o stia per essere prospettata anche al governo» dice Napolitano, che assicura «anche io me ne farò interprete». E il piatto decorato della Ginori donato ieri da Nencini a Napolitano servirà sicuramente a non far passare nel dimenticatoio questa vertenza, nonostante la buona notizia di ieri sera: bloccati i licenziamenti e per sei mesi non ci sarà la cassa integrazione. La tenacia dei lavoratori ha vinto. Per il momento.

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Il presidente
Napolitano "Mi ricorderò bene della Ginori"
MARZIO FATUCCHI su la Repubblica 14/7/06

«Mi ricorderò bene della Ginori». Si conclude con una speranza e l´impegno diretto a farsi interprete presso il governo dei problemi della Richard Ginori la visita del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano a Firenze. Il capo dello Stato, arrivato in treno da Roma (con una sobrietà che ha stupito molti passeggeri alla stazione di Santa Maria Novella) per incontrare il presidente della Repubblica austriaca Heinz Fischer, ha parlato dell´Unione europea e di come «possa fare di più» nella crisi tra Libano e Israle, di come la maggioranza in Italia debba essere compatta nel voto sul rifinanziamento della missione militare in Afghanistan, altrimenti si «potrebbero aprire problemi politici abbastanza delicati». Ma poi, complice il vaso prodotto dell´azienda di Sesto Fiorentino donato a Napolitano dal presidente del consiglio regionale Riccardo Nencini (che gli ha fatto visita assieme al sindaco Leonardo Domenici e al presidente della Provincia Matteo Renzi), Napolitano ha toccato anche il tema della Richard Ginori. «Non si può certamente essere indifferenti a concrete situazioni di crisi. Di crisi ce ne sono state di significative e notorie. In alcuni casi abbiamo avuto, non arrivo a dire miracoli, ma prove straordinarie per superarle in tutte le dimensioni. Penso alla crisi della Fiat, ne si può sottovalutare il grandissimo sforzo per salvare la Parmalat. Ci sono anche grandi istituti di credito - ha sottolineato il capo dello Stato - che mettono in luce il loro contributo alla soluzione di crisi aziendali meno notorie». Per la Ginori, c´è bisogno di uno sforzo coordinato «di sistema» tra istituti di credito, autonomie locali e governo: «Ritengo che situazioni come quella della Richard Ginori, che è un vanto per il Paese - ha concluso Napolitano - debba essere prospettata anche al governo: io mi farò interprete».

LA GINORI
Un passo in avanti apre lo spiraglio sui licenziamenti. Lunedì si continua
Firmato il ritiro degli esuberi

ILARIA CIUTI su la Repubblica 14/7/06

PRIMO passo in avanti alla Ginori ieri, la giornata chiave in cui le uniche possibilità erano aprire una trattativa con l´azienda o firmare un mancato accordo e dare il via a un processo che l´amministratore delegato Dal Bo´ aveva dipinto come tale da portare all´inevitabile chiusura dell´azienda di Sesto (dove finora erano stati minacciati 109 licenziamenti). La trattativa si è aperta sulla base della firma da parte dell´azienda del ritiro della cassa integrazione straordinaria di un anno per crisi per 119 operai, una lunga perifrasi che in realtà significava che questi non sarebbero mai più rientrati in fabbrica. Ora l´ipotesi che sostituisce la cassa per crisi è una normale cassa integrazione ordinaria (che si usa nei momenti difficili ma che non prevede il definitivo allontanamento) e non più per dieci ma per sei mesi. Dal Bo´ avrebbe voluto ieri concordare anche questa. Ma i sindacati hanno chiesto il tempo di avvertire prima i lavoratori in assemblea e ottenere il loro assenso. 

Lunedì ci si rivedrà, sempre in Assindustria, e sul piatto sarà non solo la cassa ordinaria ma anche un protocollo che i sindacati chiedono e in cui l´azienda si impegni a discutere, durante questi sei mesi, di piano industriale e di garanzie per la costruzione del nuovo stabilimento anche con le istituzioni locali. Tra le quali, il sindaco di Sesto Gianassi ha chiesto e ottenuto che il ministro del lavoro Cesare Damiano incontri domenica alle 17.30 in Comune, a Sesto, le rsu della Ginori.

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VERTENZASalvi, per il momento, gli oltre 100 posti di lavoro

Richard Ginori, accordo fatto 
Ritiro della cassa integrazione

da la Nazione 14/7/06

Ritiro della cassintegrazione straordinaria per 109 lavoratori: accordo in extremis per la Richard Ginori di Sesto Fiorentino. L’intesa è stata raggiunta nella tarda serata di ieri. Poco prima delle 20, nella sede dell’associazione Industriali, azienda e sindacati hanno firmato il documento che sgombra, per il momento, il campo dalla questione della riduzione di un terzo della forza lavoro. Per la Ginori a siglare l’accordo era presente l’amministratore delegato, Domenico Dal Bò. inizialmente sembrava possibile accordo più ampio, legato ad una previsione ridotta di cassintegrazione ordinaria, ma poi ha prevalso la linea dei piccoli passi, oltre che la difficoltà a trovare un’intesa su questioni rilevanti, come il piano industriale e il nuovo stabilimento, su cui sono rimaste le divergenze. Tuttavia, fin da lunedì, azienda e sindacati torneranno a sedersi a un tavolo per una trattativa ad oltranza.

«Si tratta di un primo passo, ma importante – ha commentato Massimo Guerranti della Cisl –. Adesso abbiamo tempo e serenità per discutere del futuro dell’azienda». Per stamani è convocata in fabbrica l’ennesima assemblea dei lavoratori, indetta dai sindacati per illustrare i contenuti dell’accordo. Ieri mattina, incontrando i giornalisti a margine della sua visita fiorentina, anche il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, aveva auspicato una soluzione positiva della crisi, proponendo di farsi interprete presso il governo.
F. C.

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SESTO FIORENTINO
Domani incontro decisivo tra azienda e sindacati

Uno spiraglio per la Ginori Stop alle agitazioni dei lavoratori

su la Nazione 12/7/06

I lavoratori della Richard Ginori lanciano segnali di distensione. Dopo mesi di agitazione e di acuirsi della tensione fuori e dentro la fabbrica, l’ultima assemblea dei lavoratori, svoltasi nello stabilimento di viale Giulio Cesare. ha deciso di sospendere le agitazioni più dannose per il funzionamento dell’azienda e le interruzioni articolate dal lavoro che tanto hanno messo in difficoltà produzione e consegne.
Si tratta di un segnale distensivo importante in vista dell’atteso incontro di domani fra azienda e sindacati, un vertice dal quale è attesa una risposta alla proposta di un percorso di uscita dalla crisi diverso dal licenziamento di 109 lavoratori.

I segnali distensivi di questi ultimi giorni, arrivati da entrambe le parti proprio allo scadere del tempo utile per la trattativa, sono frutto anche della pressione esercitata dagli organi istituzionali intervenuti nella vicenda, e che in un primo momento si sono attivati per sollecitare l’azienda a non inviare le lettere di cassintegrazione il 3 luglio, come inizialmente annunciato e anche più volte confermato.

Il clima arroventato in azienda era peraltro uno degli elementi di maggiore insofferenza espresso dal managment di Ginori, che in più occasioni ha accusato sindacati ed Rsu di fare veri e propri sabotaggi.
In preparazione all’incontro di domani si lavora informalmente all’ipotesi di un periodo più breve di cassintegrazione, per alcuni mesi, che diano il tempo alle parti, e agli enti locali coinvolti, di approfondire nei dettagli e di rendere concretamente valutabile la disponibilità e l’annunciata intenzione dell’azienda di costruire un nuovo stabilimento, nella Piana, investendo 43 milioni di euro. “A fronte di una concreta prospettiva di questo tipo – hanno dichiarato i sindacati – e in presenza di precise garanzie siamo disponibili a riprendere il filo di una trattativa ad ampio raggio”. Intanto l’azienda ha confermato che Bormioli ha accettato la carica di presidente, smentendo alcune indiscrezioni circolate nelle scorse ore negli ambienti finanziari che dava per vacillante l’accordo fra Rinaldini e lo stesso Bormioli di soli pochi giorni prima. F.C.

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Ginori, Bertinotti accanto ai lavoratori

Il presidente della Camera incontra a Palazzo Vecchio i sindacati e la Rsu dell’azienda di Sesto
Lapidario il suo giudizio sulla vertenza contro i 109 licenziamenti: «Sacrosante le loro richieste»

IL SINDACO di Firenze Domenici coordinerà «la pressione delle istituzioni sull’azienda». Mentre da ieri Rocco Bormioli è il nuovo presidente del Cda della Richard Ginori

di Osvaldo Sabato / Firenze sull'Unità 11/7/06

Centoventi ore di sciopero per salvare il posto di lavoro. Una vertenza difficile con una controparte aziendale, che non ha nessuna intenzione di esaminare le proposte dei sindacati impegnati a salvare il futuro della fabbrica. Succede alla Richard Ginori di Sesto Fiorentino. Una fabbrica, che storicamente non ha mai voluto piegare la testa di fronte ai soprusi «e non lo farà neanche questa volta» commenta Luca Paoli della Filcem-Cgil. Così una delegazione della Ginori ieri ha incontrato il presidente della Camera Fausto Bertinotti proprio per raccontare il dramma di chi ha famiglia e rischia di restare per strada. Chissà quante volte avrà sentito racconti di questo tipo nella sua lunga militanza di sindacalista anche ora nella veste di presidente della Camera, Bertinotti, mantiene la stessa delicatezza e attenzione. Non ha paura Bertinotti nel dire chiaramente che «la piattaforma delle organizzazioni sindacali è molto forte, fondata su un disegno di politica industriale oltre che su una sacrosanta richiesta di garanzie sociali».

A Firenze per partecipare ad un convegno sul ruolo delle assemblee elettive, il presidente della Camera ha visto anche i lavoratori che sono in lotta contro il piano industriale presentato dal Gruppo Bormioli-Rinaldini che prevede 109 casse integrazioni straordinarie. All'incontro hanno partecipato anche il sindaco di Firenze Leonardo Domenici, il presidente del consiglio regionale Riccardo Nencini, e alcuni consiglieri comunali del capoluogo e di Sesto Fiorentino. Proprio Domenici, secondo quanto ha riferito Luca Paoli, coordinerà la «pressione» delle istituzioni nei confronti dell'azienda. «Purtroppo la situazione è davvero drammatica - ha concluso il segretario della Filcem - e l'unico spiraglio può venire dalla decisone dell'azienda di partecipare all'incontro in programma giovedì per fare un passaggio costruttivo con noi». Se viceversa, ha spiegato Paoli, resterà l'aut aut (l'azienda ha minacciato la chiusura completa dello stabilimento di Sesto Fiorentino qualora il piano industriale non venga accettato), «credo sarà molto complicato anche perché i lavoratori della Richard Ginori hanno una lunghissima tradizione di non sottostare ai soprusi».

Bertinotti, faccia a faccia con i dipendenti della Ginori
Il presidente della Camera ai lavoratori: «Sacrosante le vostre richieste». Giovedì incontro sindacati-azienda
di Osvaldo Sabato / Firenze


DA EX SINDACALISTA non poteva restare indifferente di fronte alle preoccupazioni dei lavoratori della Richard Ginori di Sesto Fiorentino. E così è stato. Il racconto della vertenza fatto dai sindacalisti al presidente della Camera Fausto Bertinotti è stato lungo, intenso e sereno, nonostante il rischio concreto di licenziamento per 109 persone. Frutto della forza della ragione che dà la spinta a non mollare «perché sarebbe una giustizia enorme e noi non abbiamo voglia di chinare la testa» dice una signora arrivata a Palazzo Vecchio da Sesto Fiorentino, con la delegazione della sua fabbrica. La testa di Bertinotti che fa cenno di sì è una garanzia che apparentemente potrebbe sembrare vuota ma quando anche la terza carica dello Stato si schiera accanto ai lavoratori anche il management della Ginori dovrà tenerne conto «ci sono tutte le condizioni» per arrivare a riaprire una trattativa anche se afferma Bertinotti «adesso bisognerà che la politica, in tutte le sue manifestazioni, riesca a far valere una ragione». 

Ma quali sono gli strumenti che ha la politica per costringere la Richard Ginori a fare marcia indietro dal suo piano fatto di lacrime e sangue solo per i lavoratori? Sul piano legislativo pochi «ma l’attenzione dello Stato e del sindaco di Sesto possono incidere sensibilmente» spera il segretario provinciale della Filcem/Cgil, Luca Paoli. Paradossalmente chi può incidere di più è proprio il Comune di Sesto Fiorentino «il sindaco Gianassi ha ribadito più volte che non permetterà una speculazione sulla pelle dei lavoratori» aggiunge Paoli. Bisogna capire, appunto, quali sono le intenzioni degli imprenditori che ruotano attorno alla Ginori. E di ieri la notizia della nomina del nuovo presidente del Cda dello storico stabilimento di Sesto Fiorentino. Si tratta dell’emiliano Rocco Bormioli «sappiamo che è un nome importante dell’imprenditoria del vetro - commenta Paoli -. Ora si tratta di vedere se questa scelta presuppone il rilancio della porcellana alla Ginori». 

I sindacati però non perdono tempo e lanciano a Bormioli un messaggio molto chiaro «ci auguriamo che venga con lo spirito costruttivo, se viene con l’idea esclusiva di speculare sul piano finanziario e immobiliare troverà davanti una resistenza importante» dice Paoli, forte anche delle parole di Bertinotti «la piattaforma delle organizzazioni sindacali è molto forte, fondata su un disegno di politica industriale oltre che su una sacrosanta richiesta di garanzie sociali» ha infatti spiegato il presidente della Camera al termine del faccia a faccia con i sindacati e la Rsu. 

All'incontro hanno partecipato anche il sindaco di Firenze Leonardo Domenici, il presidente del consiglio regionale Riccardo Nencini, e alcuni consiglieri comunali del capoluogo e di Sesto Fiorentino. Proprio Domenici, coordinerà la «pressione» delle istituzioni nei confronti dell'azienda. «Purtroppo la situazione è davvero drammatica - ha concluso il segretario della Filcem - e l'unico spiraglio può venire dalla decisone dell'azienda di partecipare all'incontro in programma giovedì per fare un passaggio costruttivo con noi». Se viceversa, ha spiegato Paoli, resterà l'aut aut (l'azienda ha minacciato la chiusura completa dello stabilimento di Sesto Fiorentino qualora il piano industriale non venga accettato), «credo sarà molto complicato anche perché i lavoratoti della Richard Ginori hanno una lunghissima tradizione di non sottostare ai soprusi». 

Per sperare di sbloccare una trattativa che fin dall’inizio è apparsa complicata i lavoratori hanno già fatto 120 ore di sciopero e per un azienda che ha il fatturato scontato dalle banche per i deficit è stato un duro colpo «noi non ci vantiamo - conclude Paoli - ma siamo stati costretti per sperare in una trattativa che tenga conto anche dell’interesse dei lavoratori». E a quanto pare non hanno nessuna intenzione di fermarsi qui. È la forza di chi pensa di subire un ingiustizia.

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Il presidente della Camera a Firenze. "Hanno già scioperato 120 ore, più di quanto fu fatto per il contratto metalmeccanici"
Bertinotti difende gli operai Ginori
"Le istituzioni devono tutelare le fabbriche legate al territorio"

da la Repubblica 11/7/06

La lotta per il posto di lavoro degli operai della Richard Ginori di Sesto è il tema centrale del discorso del presidente della Camera Fausto Bertinotti, ieri in Palazzo Vecchio per partecipare ad un convegno sul ruolo delle assemblee elettive. «Ho incontrato i sindacati della fabbrica», racconta nel Salone de´ Dugento. «Quei lavoratori si trovano in una situazione drammatica che rischia di restare invisibile. Hanno già fatto 120 ore di sciopero, più di quelle necessarie per rinnovare un contratto nazionale. La vicenda Ginori rappresenta una nuova sfida per le istituzioni locali, che devono difendere il legame storico tra aziende e territorio. Al contrario di quanto accadeva in passato oggi il posto si può perdere anche per ragioni di strategia industriale, perché la fabbrica viene delocalizzata e questo problema non può essere caricato solo sulle spalle dei lavoratori».

LA DIFESA DEL POSTO DI LAVORO
Il presidente della Camera in Palazzo Vecchio mette al centro del suo discorso la lotta degli operai della manifattura
"Le istituzioni devono avere anima"
Ginori: Bertinotti sprona gli enti locali a trovare un "ruolo nuovo"

"Questa vicenda è una sfida per la politica perché non c´è un´azienda in crisi"
"Il problema della delocalizzazione non può cadere solo sulle spalle dei lavoratori"
SIMONA POLI

Gli operai prima di tutto. Presidente della Camera con un lungo passato di sindacalista e di leader della sinistra parlamentare, Fausto Bertinotti mette al centro del suo discorso in Palazzo Vecchio la lotta per la difesa del posto di lavoro dei dipendenti della Richard Ginori. Dovrebbe parlare del ruolo delle assemblee elettive, l´argomento a cui è dedicato il convegno a cui è stato invitato a partecipare. Invece Bertinotti parla di quello che le istituzioni dovrebbero e potrebbero fare per tutelare il legame storico tra aziende e territorio. «Ho incontrato i sindacati della Ginori», racconta nel Salone de´ Dugento. «Quei lavoratori si trovano in una situazione drammatica che rischia di restare invisibile. Hanno già fatto 120 ore di sciopero, sono tante tante, più di quelle richieste per chiudere il rinnovo di un complesso contratto nazionale come quello recente dei metalmeccanici. La vicenda Ginori rappresenta una nuova sfida per la politica, perché non si tratta di un´azienda in crisi. Al contrario di quanto accadeva in passato oggi il posto si può perdere anche per ragioni di strategia industriale, perché la fabbrica viene delocalizzata in una paese dove il costo del lavoro è più basso. Questo problema non può essere caricato solo sulle spalle dei lavoratori, le istituzioni locali devono trovare un ruolo nuovo in queste vertenze. In questo ci guida la Costituzione». 

Soddisfatto dell´impegno preso da Bertinotti il segretario provinciale Filcem Cgil (Federazione lavoratori italiani chimici elettrici e manifatturiera) Cgil Luca Paoli, che dice di contare sull´appoggio promesso dal sindaco Leonardo Domenici che si è impegnato «a coordinare le forme di "pressione" delle istituzioni nei confronti dell´azienda.

I consigli comunali, provinciali e regionali - ma anche lo stesso Parlamento - devono contare di più, secondo Bertinotti, incidere profondamente nelle vite delle persone. «Abbiamo visto come hanno reagito gli italiani alla vittoria della nazionale di calcio a Berlino», dice il presidente della Camera, «sappiamo che tipo di cuore e di emozioni sappiano esprimere. E non possiamo rischiare di avere istituzioni senz´anima, impigliate nelle ingegnerie ma lontane dalla gente.». Anche il metodo con cui è stato presentato il Dpef è criticabile: «Parlo della forma, non della sostanza. Ma se uno mi chiede se questo è un modello accettabile, io debbo rispondere brutalmente no. Vi sembra ragionevole che il Dpef, cioè il documento di indirizzo della politica economica del paese, esca da qualche nottata del Consiglio dei ministri? Dobbiamo coinvolgere i cittadini nella costruzione democratica e ricostruire una mappa dei problemi della società».

Il presidente del consiglio regionale Riccardo Nencini è d´accordo. «Un nuovo ruolo delle assemblee elettive difficilmente potrà nascere da una contrapposizione con sindaci, presidenti di Provincia e di giunte regionali», dice. «Oggi grazie agli statuti regionali ci sono nuove opportunità offerte a tutte le assemblee elettive, da quelle regionali a quelle comunali e provinciali. E´ stato possibile prevedere una forma di equilibrio a vantaggio dei parlamenti regionali rispetto ai presidenti di giunta, prevedendo nuove funzioni e compiti per le assemblee: partecipazione, trasparenza, qualità della legislazione, bilanci sociali, nuovi rapporti con il mondo dei consumatori». 

All´incontro è intervenuto anche Carlo Cinquini, coordinatore della Conferenza dei consigli comunali. Ma l´organizzazione e la scelta dei relatori non è piaciuta affatto al gruppo di Forza Italia in Palazzo Vecchio, che ha messo in scena una protesta che ha ottenuto una notevole visibilità. I consiglieri azzurri si sono imbavagliati e hanno abbandonato l´aula. «Fuori gli ex terroristi dalle assemblee elettive» era la scritta su uno dei cartelli esposti davanti a Bertinotti che entrava nella sala del consiglio. Ovviamente si riferiva a Sergio D´Elia, deputato della Rosa nel Pugno, segretario della Camera ed ex militante di Prima Linea. «Chiediamo a Bertinotti di intervenire su D´Elia per invitarlo a rassegnare le dimissioni», dice il senatore azzurro Paolo Amato. «Come cittadino mi vergogno di far parte di uno Stato che ha nominato ai vertici di una sua assemblea legislativa un ex terrorista». Oltre a questo però c´è dell´altro: «L´incontro di oggi organizzato dal presidente del consiglio comunale di Firenze Eros Cruccolini è una passerella di regime», dicono Gabriele Toccafondi e Massimo Pieri, «visto che non è stata data voce agli eletti e in particolare alle opposizioni che non hanno potuto parlare». E Amato rincara: «Da parte del presidente Bertinotti mi sarei aspettato più attenzione. Dovrebbe informarsi meglio sulle manifestazioni a cui decide di prendere parte come presidente della Camera».

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Bertinotti incontra gli operai della Ginori

da l'Unità 9/7/06

Avrà l’occasione di sentire direttamente con le sue orecchie il dramma di chi sta perdendo il posto di lavoro. E da ex sindacalista l’attuale presidente della Camera Fausto Bertinotti, non resterà insensibile. A sorpresa l’agenda delle visita fiorentina di Bertinotti si arricchisce con questo incontro con gli operai della Richard Ginori prima di prendere parte alla seduta straordinaria del consiglio comunale di Firenze. Domani il presidente Bertinotti, infatti, interverrà all'incontro "Il ruolo delle assemblee elettive" in programma nel Salone dei Duecento a partire dalle 11.30. All'iniziativa, organizzata dal sindaco Leonardo Domenici e dal presidente del consiglio comunale Eros Cruccolini, parteciperanno il presidente del consiglio regionale della toscana Riccardo Nencini, il coordinatore nazionale dei consigli comunali Carlo Cinquini. La seduta del consiglio comunale riprenderà alle 15 con gli argomenti all'ordine del giorno.

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L´azienda si è presa "una pausa di riflessione" fino al 13 luglio
Spiraglio alla Ginori sul futuro dei 109 operai
Trattativa per non escluderne il rientro

I sindacati disponibili a discutere se si tratterà di cassa integrazione ordinaria
Evitata la rottura completa dopo l´ultimatum sulla chiusura della fabbrica
ILARIA CIUTI su la Repubblica 8/7/06

SI apre uno spiraglio sulla vicenda della Ginori dove sono in ballo non solo 109 licenziamenti su 350 lavoratori ma anche la possibile chiusura della storica azienda di ceramiche di Sesto. Dopo la rottura di ogni trattativa tra sindacati e azienda, ieri l´incontro in cui quest´ultima ha deciso di prendersi una pausa di riflessione fino al 13 luglio. Per verificare se esiste una possibilità di dialogo. Lo snodo sarà la sorte dei 109 operai definiti dall´amministratore delegato Domenico Dal Bò «esuberi strutturali», il legnoso termine tecnico che copre la più brutale ma veritiera dicitura di «persone da licenziare», e per i quali l´azienda ha chiesto la cassa integrazione straordinaria per crisi: quella da cui non c´è rientro in fabbrica. Bene, ieri i sindacati si sono detti disponibili a ritentare una trattativa solo se la cassa integrazione verrà trasformata in ordinaria (quella che si usa per alleggerire le aziende nei periodi di difficoltà congiunturali dei mercati) per 26 settimane. E l´azienda ha risposto: ci penso.

La decisione è stata nel corso di un incontro carico dalla tensione derivatagli sia dall´essere il primo tentativo di riaprire un dialogo dopo l´ apparentemente irreparabile rottura settimana scorsa, che dall´ultimatum di Dal Bò il giorno prima: «O si apre una trattativa seria e si smette di scioperare e continuare a sommare perdite su perdite o chiudiamo l´azienda». Non è per la verità sembrato, sostengono i sindacati, che almeno a parole l´ad fosse poi così deciso a derogare di una virgola dalle sue precedenti affermazioni. Né i sindacati si sono presentati come disposti a venire meno, anche se di pochissimo, alle loro tre condizioni di sempre: salvare l´occupazione, avere garanzie sul nuovo stabilimento, concordare un piano industriale più credibile di quello presentato da Dal Bò e giudicato da loro inefficace a rilanciare l´azienda. Un incontro dunque difficile. Ma l´opera di mediazione di Assindustria cittadina, presso la cui sede ci si è riuniti, ha permesso almeno la stesura di un verbale finale concordato e la sosta per riflettere. Nonostante Dal Bò avesse detto che non c´era un solo minuto da perdere.

Il verbale non concede illusioni facili e dichiara subito che «le posizioni sono ancora distanti». Però spiega anche che, di fronte alle richieste sindacali, l´azienda ha detto che darà una risposta giovedì. I sindacati hanno chiesto di non licenziare, ma di usare gli ammortizzatori sociali disponibili. Tre, secondo loro. O la cassa integrazione straordinaria, come chiesto dall´azienda, ma per ristrutturazione (e dunque con ritorno in fabbrica), o la cassa ordinaria, oppure i contratti di solidarietà (si lavora meno ma si lavora tutti). «Assindustria ci chiede un accordo per gestire insieme all´azienda un periodo di difficoltà. Siamo disponibili a ridurre i costi a patto che non venga licenziato nessuno», dice Paoli. E, siccome Dal Bò ha già rifiutato la cassa per ristrutturazione, la cosa più probabile è che in questi giorni la Ginori verifichi se sarà possibile procedere con la cassa integrazione ordinaria. I sindacati chiedono anche assicurazioni sul nuovo stabilimento - dove, quando e come sarà fatto - tramite un protocollo da sottoscrivere con le istituzioni locali, in particolare con il sindaco di Sesto Gianassi e di ridiscutere il piano industriale.

«Non firmeremo nessun accordo anche se ci verrà concessa la cassa ordinaria, se prima non si sarà trovata soluzione anche per gli altri due punti», Paoli toglie l´illusione della via più facile: si conclude adesso sui 109, si firma l´accordo e poi si usano i sei mesi di cassa integrazione per mettere a posto le questioni dello stabilimento e del piano industriale. «Non vogliamo scherzi sullo stabilimento», dicono le rsu. Quanto al piano industriale, Paoli gli contesta di «volere rafforzare l´automazione e l´industrializzazione in una manifattura dove il salto di qualità si può fare solo trovando un equilibrio da quanto di qualità si produce a Sesto e quanto di quantità si compra fuori». Impossibile, ma anche inutile, secondo i sindacati, puntare sulla quantità a Sesto. «Le famose tazzine per i bar da produrre in quantitativi industriali la Ginori le sta facendo già da quattro anni in Bangladesh, dove un operaio guadagna 130 euro al mese e gli adolescenti si ammalano di silicosi nelle cittadelle dove limano la ceramica a mano - dice Paoli - Costerebbero in ogni caso assai di più se prodotte qui. Ma nel frattempo vogliamo ricordare che chi compra i prodotti fatti in Bangladesh alimenta un sistema iniquo di lavoro totalmente fuori dalle norme e dalla civiltà».

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Ginori, uno spiraglio che incoraggia

Nel confronto di ieri in Provincia i sindacati lanciano nuove proposte e la proprietà chiede tempo per valutarle
di Valeria Giglioli/ Firenze sull'Unità 8/7/06

ANCORA TEMPO. Ma il clima registra un cambiamento, seppur in modo impercettibile e con la tensione che rimane alta. Dopo l’ultimatum dell’ad Richard Ginori, Domenico Dal Bò, che giovedì aveva sostanzialmente chiesto la fine degli scioperi, pena la chiusura dello stabilimento di Sesto Fiorentino, il trasferimento dell’attività e la vendita del marchio, dall’incontro tra sindacati e proprietà tenutosi ieri in Provincia sembrava che ci fosse da aspettarsi un’altra burrasca.

E invece, anche se le posizioni rimangono distanti, potrebbe spuntare un barlume in fondo al tunnel della lotta per la salvezza della storica manifattura, che va avanti da mesi. Uno spiraglio che sarebbe veicolato dalla mediazione dell’Associazione industriali fiorentina. E che vede sul tavolo una nuova proposta elaborata dalle organizzazioni sindacali sugli ammortizzatori sociali e sullo stabilimento.
All’incontro di ieri hanno preso parte i rappresentati della proprietà (c’era lo stesso Dal Bò), le Rsu e i sindacati: all’ordine del giorno rimangono il nuovo stabilimento, l’esame della cassa integrazione e il piano industriale. Ma il tavolo di trattativa è stato aggiornato al 13 luglio. Perché, spiega il segretario della Filcem Cgil Firenze Luca Paoli «l’azienda ha chiesto una pausa di riflessione a fronte delle nostre proposte sul piano industriale e in particolare sulle garanzie per la realizzazione di un nuovo stabilimento e sulla gestione delle persone in cassa integrazione». La proprietà dunque prende tempo. Mentre Paoli dice che «solo i sindacati hanno fatto proposte concrete per risolvere i problemi della Richard Ginori». E definisce «molto rigida» la posizione espressa giovedì da Dal Bò, che aveva insistito sul tasto della cassa integrazione ‘per crisi’. «Non firmeremo nessun accordo che presupponga il licenziamento delle persone» ha ribattuto Paoli. Ieri mattina comunque non si è discusso di numeri e la trattativa parte dai 109 esuberi. Le lettere di cassa integrazione dovrebbero però rimanere nel cassetto almeno fino all’incontro di giovedì. E lunedì i lavoratori della Ginori si riuniranno in assemblea discutere eventuali sviluppi.

Caute le Rsu, che sottolineano di aver «fatto un passo avanti, lanciando proposte e dimostrandoci come sempre pronti a fare una trattativa seria». Ora si tratta di aspettare: «Speriamo che la pausa di riflessione richiesta dall’azienda produca risultati positivi». Che, spiegano, dovrebbero concretizzarsi nel «parlare di ammortizzatori sociali diversi dalla cassa integrazione straordinaria per crisi e affrontare seriamente la questione del nuovo stabilimento». Forti critiche alle dichiarazioni rilasciate giovedì dall’amministratore delegato Ginori arrivano dai gruppi consiliari di Rifondazione Comunista in Comune e Provincia di Firenze e in Regione: «È inaccettabile l’impostazione secondo la quale o si accettano i 109 esuberi o si chiude l’azienda - si legge in una nota - È un diktat che preclude una reale trattativa e che rafforza il sospetto che la proprietà stia procedendo per arrivare alla chiusura della fabbrica mandando a casa i dipendenti un po’ per volta».

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SPERANZA Ecco uno spiraglio dei sindacati

Richard Ginori Si riapre la trattativa

da la Nazione 11/7/06

 Si apre uno spiraglio, seppur minimo, nella tormentata vicenda della Richard Ginori. L’appuntamento di ieri mattina nella sede dell’ufficio provinciale del lavoro di Firenze, che doveva essere l’ultimo passaggio prima di inviare le lettere di cassintegrazione per 109 lavoratori, ha fatto registrare l’ennesimo colpo di scena. A trovarsi di fronte, ancora una volta, azienda e sindacati. I sindacati hanno avanzato una proposta per uscire dallo stallo e l’azienda, presente con l’amministratore delegato, il “duro” Domenico Dal Bò, assistito dall’associazione industriali di Firenze ai massimi livelli, dopo una pausa, ha deciso di prendere qualche giorno di tempo per valutare le proposte del sindacato. Quindi una notizia positiva, anche se molto parziale: per la prima volta da tempo l’azienda non ha chiuso la strada alla trattativa.

A sbloccare lo stallo è stata un’apertura del sindacato, che si è detto disponibile a ragionare su un’ampia gamma di ammortizzatori sociali, a condizione che l’azienda – che 24 ore fa aveva affermato di voler investire 43 milioni di euro per un nuovo stabilimento - passi dalle parole ai fatti, si sieda ad un tavolo e indichi dove, quando e come intende costruire questo stabilimento, che dovrà essere sempre a Sesto.

«Mi auguro che si tratti di un passaggio positivo per i lavoratori e per il futuro dell’azienda – ha commentato Massimo Guerranti della Cisl -. Alla luce delle novità nell’assetto azionario di Ginori, vogliamo anche chiarire che noi non tifiamo né per questa né per quella cordata di imprenditori. Se i soci hanno intenzione di rilanciare l’azienda, e ci dimostrano di avere la forza e le risorse necessarie per farlo, oltre a progetti e idee chiare, allora si può parlare di tutto quanto, e costruire una nuova pagina di sviluppo per Ginori».

«L’azienda si è presa del tempo per valutare le nostre proposte relative a garanzie sul nuovo stabilimento, disponibilità ad abbassare i costi senza ricorrere ai licenziamenti, e al piano industriale – ha dichiarato Luca Paoli della Cgil -. Anche se le posizioni restano distanti, specie sul piano industriale, si tratta di un primo passo in avanti. Mi sia consentita anche una battuta: industriali e proprietà dicono che sono alla ricerca nel sindacato di un interlocutore serio, che eviti il fallimento e la delocalizzazione di Ginori. Facciamo notare che agli ultimi due tavoli di trattativa solo il sindacato si è presentato con delle proposte concrete mentre l’azienda si è mantenuta sempre ferma sulle sue posizioni». F.C.

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