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Ivan Della Mea canta per i lavoratori della Richard Ginori in sciopero - 22 Giugno -

"L'arte deve disturbare..." gli artisti di Sesto Fiorentino per i lavoratori della Richard Ginori -14/6/06 -

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«Ginori cambia rotta Sviluppo e non tagli puntando sul lusso»

La strategia del neo amministratore delegato

 di PINO MIGLINO su la Nazione 14/10/06

— SESTO FIORENTINO —
CAMBIA GUIDA la Richard Ginori, la storica manifattura di porcellane da anni afflitta da una crisi, la cui ultima cura prescritta era davvero da cavallo: 109 licenziamenti e 60 cassa integrazioni su 348 persone in organico. Cambia guida con il nuovo amministratore delegato Graziano Ciarlini che prende il posto di Domenico Dal Bò. E cambia direzione: non più tagli ma sviluppo, con produzioni di lusso che possono contare su un nome blasonato. Lo ha deciso il consiglio di amministrazione di ieri. Come spiega appunto Ciarlini, 47 anni, di Parma, laurea in economia e commercio che viene dalla Cerve, azienda di Parma di prodotti casalinghi.

Che cosa vuol dire un nuovo amministratore delegato alla Ginori?
«Sono espressione della nuova società (Bormioli al 51% e Rinaldini al 49, ndr) e del progetto di rilancio del marchio Ginori, attraverso la valorizzazione degli importantissimi asset interni, in questi anni penalizzati».
Un cambio di rotta.
«Certo, vogliamo inserirci nella moda del ritorno dei marchi storici, come Mini, Lavazza, Seleco, Brion Vega...».
Un recupero della parte artigianale sulla parte industriale...
«Della parte artistica e storica. Non una operazione nostalgia ma una riproposizione appetibile per il consumatore. E questo credo che sia la vera difficoltà: un prodotto antico e nobile ma per i tempi moderni».
Quindi la ristrutturazione, i tagli all’occupazione vanno rivisti?
«Noi tendiamo allo sviluppo dell’azienda e non ai tagli dei costi come finora si è fatto non vedendo prospettive di crescita. Le professionalità per le produzioni artistiche vanno quindi salvaguardate».
Insomma meno tagli?
«Puntiamo a questo. Se tagli ci saranno andranno rimodulati in funzione dello sviluppo attraverso un confronto con le parti sociali, sindacati ed enti locali, che porti a un patto con l’azienda, che si impegnerà alla massima occupazione possibile in cambio della elasticità nella gestione del personale che attualmente è esuberante».
Si costruirà il nuovo stabilimento?
«Sì, entro il 2010 e resterà a Sesto. Il che ci consentirà anche la valorizzazione dell’asset immobiliare. E cioè di vendere l’area attuale che è ormai nella città. Una convenienza anche per Sesto, per la comunità».
La Ginori ha un debito importante.
«Nell’immediato cercheremo di pacificare le banche, di ottenere dilazioni delle scadenze. In seguito ci sarà un aumento di capitale».
Altro punto debole è la commercializzazione.
«Direi la logistica e le difficoltà nella programmazione della produzione: ritardi nelle consegne ma anche sfasature, errori nelle consegne stesse. Se si vende un servito di caffè, non si possono mandare prima le tazzine e poi i piattini...».

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Ciarlini nuovo ad della Ginori
I sindacati: «Adesso trattiamo»

da l'Unità 13/10/06

La speranza è che l’avvicendamento possa aprire qualche spiraglio in una trattativa che, finora, è apparsa umn muro contro muuro insolubile. Graziano Ciarlini è da ieri il nuovo amministratore delegato di Richard Ginori 1735, la storica manifattura di porcellane di Sesto Fiorentino. Ciarlini succede a Domenico Dal Bò, l’uomo con cui si sono consumati, nei mesi scorsi, i contrasti più duri con sindacati e lavoratori. Una decisione «presa all’unanimità dal cda della società» che, riunitosi l’altro ieri, ha anche deliberato di delegare al presidente Rocco Bormioli tutti i poteri di ordinaria amministrazione e a Walter Mauri quelli del marketing strategico. Non solo. Il cda di Richrad Ginori tornerà infatti a riunirsi nuovamente domani, a Parma, «per esaminare e approvare il piano di rilancio del marchio e dell’attività commerciale dell’azienda», che prevede, tra l’altro, anche un aumento di capitale per riequilibrare una posizione finanziaria che allo stato attuale registra un passivo di circa 30 milioni.

«Speriamo che Ciarlini sia disponibile alla trattativa e apra un tavolo di confronto coi sindacati» è il commento di Luca Paoli, segretario provinciale della Filcem Cgil di Firenze. Il giudizio dell’avvicendamento, almeno per adesso, «è positivo» ma, precisa Paoli, «intendiamo verificare se da parte della proprietà c’è disponibilità a concordare un piano industriale coi rappresentanti sindacali, a ritirare i 109 licenziamenti e a recuperare i 60 lavoratori in cassa integrazione» senza dimenticare che «è ancora da capire se finanziariamente Bormioli è o meno il nuovo proprietario dell’azienda».

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Ciarlini subentra a dal Bò
Nuovo ad alla Ginori è il sesto

da la Repubblica 13/10/06

NUOVO amministratore delegato alla Richard Ginori. E´ il sesto in due anni. Graziano Ciarlini prende il posto di Domenico dal Bò in seguito alla decisione presa dal consiglio di amministrazione mercoledì. Il consiglio si riunirà ancora oggi per esaminare e approvare il piano di rilancio del marchio. Piano su cui Dal Bò si era duramente e ininterrottamente scontrato con i sindacati e i lavoratori che dicono di sperare adesso in una svolta. «Siamo pronti a trattare - dice Luca Paoli, Filcem Cgil - Purchè l´azienda ritiri la minaccia di 109 licenziamenti e sia disponibile a concordare con noi e le istituzioni un piano industriale non unilaterale». Ciarlini è considerato uomo di Roco Bormioli che è entrato recentemente nell´azienda finora di proprietà di Carlo Rinaldini e da due anni in forte crisi. A Bormioli il cda ha dato tutti i poteri di ordinaria amministrazione e a Walter Mauri quelli del marketing strategico.

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GINORI Il sindacato denuncia situazioni al limite dell’inverosimile: «Siamo al collasso»

Gli operai bloccano la spedizione di una partita di prodotti scadenti

di Franco Calamassi su la Nazione 12/10/06

"Si sta andando a passi veloci verso la più completa paralisi produttiva": è senza precedenti, e senza mezzi termini, la denuncia appello lanciata dai sindacati della Richard Ginori sul destino della storica manifattura di porcellane sestese, e l'ultimo atto della forte contrapposizione con l'amministratore delegato della società. A due anni all'apertura di una durissima vertenza che mette in gioco il futuro stesso e la sopravvivenza dell'azienda, i sindacati adesso fanno sapere di essere vicini ad un punto di non ritorno: "La Richard Ginori rischia concretamente di andare verso un blocco produttivo e verso l'impossibilità a garantire produzione e consegne — dichiara Giovanni Nencini della Rsu di Ginori — La colpa di tutto questo sta nella scellerata politica aziendale, volta a spingere al massimo la produzione industriale del 'bianco' e a sacrificare tutte le lavorazioni manuali che stanno a valle, con l'evidente intento di massificare e industrializzare la produzione di Ginori. Ma il risultato di questa politica aziendale è che il magazzino è pieno di prodotto non finito, e che in altri reparti, dove si è più pesantemente applicata la cassaintegrazione, non ci sono persone in grado di lavorare il bianco, proseguire le lavorazioni più manuali e garantire le consegne. Siamo vicini ad una situazione di collasso".

Proprio l'eccesso quantità di prodotto stoccato nei magazzini fu all'origine della crisi finanziaria, più di due anni fa, della società guidata da Rinaldini.
"Ad aggravare la situazione — prosegue Nencini — c'è anche il pervicace rifiuto di richiamare dalla cassaintegrazione persone che in questo momento servirebbero in fabbrica. Siamo pieni di prodotto semilavorato che non può essere finito. Forse si vuole dimostrare che l'azienda non è in grado di produrre, ma noi a questa logica non ci stiamo".
Secondo i sindacati insomma la filiera produttiva, nelle mani dell'amministratore delegato Domenico Dal Bò, è andata in tilt, e la fabbrica è completamente in ginocchio.

"O ci sono evidenti limiti tecnici nella gestione manageriale di questa azienda - rincara la dose Luca Paoli della Cgil - oppure siamo di fronte alla volontà precisa e allo scientifico tentativo di impoverire l'azienda, di dimostrare che non funziona, aggravando la situazione negativa. Faremo di tutto per difendere l'azienda e il suo patrimonio anche di conoscenze e di sapere". Nencini della Rsu racconta anche un episodio emblematico accaduto qualche giorno fa: "Siamo dovuti intervenire come sindacato con i capireparto invitandoli a non spedire una partita di prodotti già pronti per la consegna ma che a nostro giudizio non rispecchiava assolutamente gli standard qualitativi di un'azienda come Ginori".

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GINORI Imbarazzanti vuoti all’assemblea societaria: rappresentati solo la Retma e la Cgil. E ora l’attenzione di sposta ad Amsterdam

Presenti solo due azionisti

di Franco Calamassi su la Nazione 4/10/06

Erano in due, ieri mattina alle 11, all'assemblea degli azionisti della Richard Ginori che si è svolta nei prestigiosi e un po' austeri saloni del Museo delle Porcellane di viale Pratese a Sesto. E anche questo è forse un segno del livello di problematicità finanziaria nel quale l'azienda si dibatte da molti mesi. C'erano il rappresentante di Retma, la finanziaria di Carlo Rinaldini, la 'cassaforte' dentro la quale sta il 51% delle azioni di Ginori, e un sindacalista della Cgil, Carlo Mencobello, in forza delle 100 azioni (circa 50 euro in tutto) acquistate qualche mese dal sindacato per poter essere presente negli appuntamenti societari dell'azienda. 

Assenti tutti i pezzi grossi, da Rinaldini a Bormioli, ma anche alla Starfin, socio di minoranza per il momento fuori dai giochi, l'assemblea si è limitata, con i voti dell'azionista di maggioranza, ad alcune nomine nel consiglio di amministrazione della società. Una situazione che ha provocato qualche delusione in chi si attendeva dall'assemblea degli azionisti qualche chiarimento sugli assetti azionari di Richard Ginori In attesa di questo appuntamento qualche giorno i sindacati avevano scelto di rinviare lo scontro sul piano industriale, sperando di trovarsi a che fare, nel giro di qualche giorno, con nuovi interlocutori giudicati più affidabili degli attuali. Ma la situazione di incertezza è destinata a durare ancora, almeno fino a quando non si concretizzerà l'accordo stretto fra Rinaldini e Rocco Bormioli che dovrebbe portare quest'ultimo a diventare proprietario della maggioranza delle azioni della società sestese di porcellane.

Ma i colpi di scena non sono finiti e il destino della Richard Ginori potrebbe incrociarsi con quanto decideranno nelle prossime ore i giudizi del tribunale di Amsterdam a cui si sono rivolti i rappresentanti della potente banca olandese Abn Ambro. La controllante Pagnossin - a margine dell'approvazione dei dati della semestrale (molto negativi anche per 'colpa' di Ginori e degli scioperi nella fabbrica sestese) ha fatto sapere che il giudizio sul ricorso è atteso per la giornata di domani. La banca olandese ha chiesto il sequestro del pacchetto di azioni possedute da Rinaldini a garanzia di un debito scaduto e ancora aperto con Ginori. Il credito era stato concesso a Ginori dalla Banca Antonveneta, ma da quando gli olandesi della Abn Ambro hanno acquistato la Banca Antonveneta i rapporti con Ginori sono diventati via via più tesi, con i nuovi proprietari non più intenzionati a dare ulteriore tempo a Ginori per saldare il finanziamento, fino alla clamorosa richiesta di sequestro delle azioni.
Se i giudici olandesi dovessero dar corso alla richiesta di Abn Ambro, per Ginori si aprirebbe uno scenario davvero inatteso e spiazzante per tutti quanti gli attori che finora hanno occupato la scena e che dovrebbero fare i conti con un nuovo interlocutore, i cui interessi (c'è a scommetterci) saranno esclusivamente finanziari, volti a cedere le azioni al migliore offerente. E in tal caso potrebbe anche tornare d'attualità l'offerta dell'attuale socio di minoranza, la Starfin di Villa, che nelle settimane passate era sembrata essere riuscita a mettere insieme la cordata di investitori con le maggiori disponibilità finanziarie da mettere sul tavolo.

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GINORI Ora si attenderà l’assemblea degli azionisti

Sindacati-azienda: l’incontro dagli Industriali va in ‘bianco’

di Franco Calamassi su la Nazione 28/9/06

Decidere di non decidere per evitare di arrivare ad una rottura si è risolto con un nulla di fatto l'incontro di ieri pomeriggio per la Richard Ginori nella sede dell'Associazione Industriali fra l'azienda e i sindacati.
Questi ultimi hanno deciso di non scendere nel merito della trattativa per evitare di arrivare ad una rottura certa.

"Abbiamo valutato che non ci fossero proprio le condizioni per riprendere il confronto - spiega Alessandro Bianchi della Cisl - perché da parte dell'azienda manca qualcosa di certo, di chiaro, di definitivo, specie negli assetti azionari.
Abbiamo di fronte in questa fase un interlocutore che non può darci se non delle risposte parziali e allora abbiamo convenuto di attendere una prossima convocazione da parte dell'Associazione Industriali dopo il 3 ottobre, data fissata per l'assemblea dei soci della Ginori".
I sindacati contano sul fatto che nell'assemblea dei primi di ottobre (inizialmente prevista per giugno poi rinviata) Rinaldini e Bormioli abbiano fatto chiarezza su chi comanda in Ginori, chi possiede la maggioranza delle azioni, chi in sostanza decide la politica industriale.

Finora infatti, nonostante gli annunci, l'azienda è rimasta in uno stato di limbo.
Intanto ieri sono state inviate le lettere ai lavoratori interessati al terzo turno di cassa integrazione.
Fra i 20 lavoratori a casa da lunedì ce ne sono anche 25 che hanno già "osservato i primi due turni di riposo: è una rotazione beffa - commenta Bianchi - che va contro a quanto pattuito e che manda un nuovo segnale negativo".

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LA VERTENZA
Sempre più aspra la polemica tra le rsu e l´ad
"Prodotti massificati per il vertice Ginori"

"Si scordano che la manifattura ha tradizioni artistiche"

da la Repubblica 26/9/06

SEMPRE più tesi i rapporti alla Ginori. Le rsu protestano per la dimostrazione fatta ieri dall´amministratore delegato Dal Bo´ e dai tecnici dell´azienda tedesca Lippert sui modi per produrre porcellane «in modo industrializzato e massificato», come spiegano i delegati. «Dal Bo´ - polemizzano - dice che quello è l´unico modo di salvare la Ginori ma si scorda che l´antica manifattura ha una tradizione artistica completamente diversa da aziende che si occupano solo di fornitura alberghiere». Secondo le rsu l´attuale dirigenza vorrebbe trasformare la storica manifattura in una fabbrica di prodotti «massificati e di scarso valore». Le rsu restano convinte che solo la qualità potrebbe rilanciare la Ginori e sostengono anche che per trasformarla in fabbrica automatizzata ci vorrebbero 16 milioni: «Difficili da trovare nello stato di indebitamento in cui è l´azienda». L´altra polemica riguarda la cassa integrazione. «Era stata concordata a rotazione - è la protesta - Invece adesso l´azienda ci ha presentato il piano per il terzo mese di cassa e 22 dei cassintegrati sono sempre gli stessi, per di più categorie protette, sindacalisti e lavoratori sgraditi all´azienda. (i.c.)

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GINORI L’azienda annuncia la fine della cassa integrazione a rotazione per 120 dipendenti entro metà novembre

Presto tutti al lavoro

di Franco Calamassi su la Nazione 21/9/06

I 120 lavoratori della Richard Ginori che a turno sono stati e sono in cassintegrazione fino alla prima settimana di novembre rientreranno tutti quanti in fabbrica al termine del periodo di cassintegrazione. La ripresa della normale attività produttiva entro metà novembre è stata comunicata ieri dall'azienda di Sesto Fiorentino nel corso dell'incontro fra azienda e sindacati svoltosi in associazione industriale e arrivato al termine di una due giorni di fuoco, con pesantissime accuse incrociate fra i rappresentanti dei lavoratori e l'amministratore delegato Domenico Dal Bò.

Richard Ginori si trova da mesi in una difficile situazione produttiva e finanziaria e da luglio 58 lavoratori a rotazione sono in cassintegrazione. "Il clima resta difficile e molto teso, ma diciamo che abbiamo ripreso a parlare" ha commentato a caldo appena terminato l'incontro Alessandro Bianchi della Cisl. Il rientro di tutti i lavoratori in cassintegrazione non era scontato e a più riprese i sindacati avevano paventato il rischio di licenziamenti. La sensazione è che a favore della ripresa del dialogo abbia fatto sentire il suo peso l'Associazione Industriali, preoccupata per l'inasprirsi e l'inacidirsi di una vertenza a livelli non consueti per il territorio fiorentino. "Il dialogo è ripreso sulla base della riaffermazione di due concetti - spiega Bianchi della Cisl - la volontà dell'azienda di restare a Sesto e la ripresa della normale attività produttiva al termine della cassintegrazione". Una condizione questa che probabilmente darà il via libera all'approvazione della 'cassa' da parte dell'Inps, anche dopo la richiesta di verifiche da parte del sindacato.

Le parti hanno fissato nuovi appuntamenti e in particolare si sono date appuntamento per lunedì prossimo quando alla riunione prenderanno parte anche le istituzioni locali, alle quale la Richard Ginori intende presentare una 'demo' multimediale: un filmato nel quale illustrerà i metodi di lavoro dei principali concorrenti europei e mondiali, e un profilo di quello che la proprietà intende far diventare il nuovo stabilimento di Sesto Fiorentino, da realizzarsi entro il 2010.

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SESTO FIORENTINO

La Rsu della Richard Ginori: «Fabbrica paralizzata da 3 giorni»

da l'Unità 19/9/06

L’attacco è della Rsu aziendale: «L’amministratore delegato di Richard Ginori Dal Bò è il medico o la malattia?». La replica dello stesso Dal Bò: «La preoccupazione dell’azienda è che il caos produttivo a causa di circa 29.000 ore di scioperi selvaggi a scacchiera e a singhiozzo possa dare il colpo di grazia alla Richard Ginori». La dura vertenza tra sindacati e proprietà ha vissuto ieri un duro faccia a faccia a distanza. «Per il terzo giorno consecutivo - attaccano i sindacati - la fabbricazione è paralizzata. Mancano le materie prime e gli impianti del settore bianco sono fermi, i lavoratori addetti alle presse spostati in altri reparti (situazione che Dal Bò attribuisce a un errore nelle consegne da parte di un fornitore, Ndr). La sensazione di sbando è sempre più forte anche perché gli impianti fermi sono proprio quelli in cui Dal Bò aveva predisposto i doppi turni e dove i capireparto pressavano i lavoratori perché aumentassero l’efficienza». Secondo la Rsu «la strategia dell’ad tesa a produrre una grande quantità di prodotto industrializzato, tralasciando la produzione manifatturiera e artistica, sta fallendo per l’assoluta mancanza di lungimiranza e conoscenza dell’azienda e per gli insormontabili problemi finanziari che stanno paralizzando la Richard Ginori».

Ginori, l’ad Dal Bò replica: «Il caos creato dagli scioperi»

Secca è poi arrivata la risposta di Dal Bò. «L’azienda ha investito più di 20 milioni di euro - dice - ma durante la vertenza i sindacati di categoria e le Rsu hanno avuto una condotta che ha prodotto il caos. Se in ogni vertenza sindacale si tenesse questo’atteggiamento la dispersione del patrimonio industriale in Italia sarebbe totale». E se la produzione «è purtroppo ai minimi», per Dal Bò la causa «è la perdurante e manifesta volontà sindacale di impedire il normale svolgimento dell’attività produttiva con l’azienda che registra da tempo un livello pessimo di efficienza produttiva che fa lievitare i costi e le impedisce di essere competitiva sul mercato». E all’accusa di costringere i lavoratori a continui spostamenti, l’azienda risponde che «sta facendo ogni possibile tentativo per far girare gli impianti salvaguardando la produzione con l’obiettivo di mantenere inalterato il proprio patrimonio industriale». L’ultimo riferimento è invece alla nuova impostazione elaborata per il reparto “fabbricazione”. «Non può essere oggetto di commenti da parte delle Rsu - tuona Dal Bò - perché non ho ancora potuto spiegare il progetto. Ma nessuno vuol tralasciare la parte manifatturiera e artistica a favore di grandi quantità di prodotto industrializzato». f.san.

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CRISI GINORI Lettera di accuse dell’amministratore delegato Dal Bò: «Abbiamo subito 29mila ore di scioperi selvaggi»

«Tutta colpa dei sindacati»

da la Nazione 19/9/06

E’ un Dal Bò in piena quello che ha sentito la necessità di scrivere il primo comunicato stampa in qualità di amministratore delegato di Richard Ginori e di inviarlo ai giornali. Se l’azienda va male, anzi malissimo, la colpa è di sindacati e lavoratori, è in sintesi il pensiero dell’amministratore delegato della storica manifattura di porcellane di Sesto, da due anni alle prese con una crisi prima latente poi esplosa in tutta la sua gravità. Il capo dell’azienda non punta certo sulla diplomazia: «Richard Ginori - scrive - uno dei simboli dell’Italia produttiva nel mondo, è oggi nel caos produttivo a causa di circa 29.000 ore di scioperi selvaggi a scacchiera e a singhiozzo. La nostra preoccupazione è che questo tipo di conflittualità possa dare il colpo di grazia alla Ginori. Durante la vertenza i sindacati di categoria e le R.S.U. hanno avuto una condotta che, manipolando la realtà dei fatti alle maestranze, ha prodotto il caos».

La conseguenza? «La produzione è purtroppo ai minimi, a causa della perdurante e manifesta volontà dei sindacati di impedire il normale svolgimento dell’attività produttiva. Da tempo abbiamo un livello pessimo di efficienza produttiva, che fa lievitare i costi, impedendoci di essere competitivi sul mercato». Ma non basta. «A questo atteggiamento - prosegue l’Ad - provocatoriamente punitivo nei confronti dell’Azienda, aggiungiamo il forte assenteismo mai raggiunto nella storia della stessa azienda e ben superiore anche alle statistiche nazionali». Dal Bò assicura di stare lavorando per «riportare in equilibrio la situazione produttivo-economica, rilanciare l’attività, ridare fiducia al mercato e infine investire nel nuovo stabilimento che si vuole costruire a Sesto Fiorentino». In chiusura attacca infine la Cgil per aver acquistato alcune azioni e partecipato all’assemblea dei soci dello scorso giugno.

A stretto giro si incarica di rispondere a Dal Bò proprio la Cgil, che alla Richard Ginori esprime 7 dei 9 rappresentanti sindacali di base: «L’Amministratore di Ginori - dichiara Luca Paoli della Filcam Cgil - dice cose che semplicemente non sono vere. Da mesi non ci sono scioperi in Ginori. Abbiamo assunto una atteggiamento di grande senso di responsabilità: dal 5 dicembre in Ginori non c’è stato un solo minuto di sciopero. E queste non sono opinioni su cui discutere, sono semplicemente i fatti. Se non riesce a portare a casa i risultati che si attendeva, non dia la colpa ai sindacati. Siamo in presenza della testimonianza di una persona in grandissima difficoltà. Stiamo inoltre valutando di dare mandato ai nostri legali per il passaggio in cui ipotizza strane connivenze della nostra organizzazione sindacale con finanziarie e altri imprenditori: la storia della Cgil non è in bocca al primo che passa». Franco Calamassi

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RSU RICHARD GINORI 1735

COMUNICATO STAMPA

Richard Ginori: la produzione ancora bloccata, aumentano le preoccupazioni dei lavoratori

Sesto Fiorentino, 18 settembre 2006 - Per il terzo giorno consecutivo la fabbricazione è paralizzata. Mancano le materie prime e gli impianti del settore bianco sono fermi, i lavoratori addetti alle presse, le macchine che producono il bianco, spostati in altri reparti. La sensazione di sbando è sempre più forte.

La situazione, se non fosse tragica, sta assumendo toni grotteschi; gli impianti fermi sono proprio quelli in cui l’A. D. Domenico Dal Bò aveva predisposto i doppi turni e dove i caporeparto pressavano maggiormente i lavoratori affinché aumentassero la loro efficienza.

Venerdì, per dimostrare agli agenti in visita allo stabilimento che tutto funzionava per il meglio, le presse erano state fatte partire solo per pochi minuti, con le poche scorte messe da parte per l'occasione, giusto il tempo della visita, poi, di nuovo tutto fermo.

La strategia messa a punto dal l'Amministratore Delegato, tesa a produrre una grande quantità di prodotto industrializzato, tralasciando così la produzione manifatturiera e artistica, sta miseramente fallendo a causa dei problemi organizzativi e logistici creati dall’assoluta mancanza di lungimiranza e conoscenza dell'azienda e dagli insormontabili problemi finanziari che di fatto stanno paralizzando la Richard Ginori.

La domanda nasce spontanea; ma Dal Bò, che si è sempre dichiarato il medico chiamato d'urgenza al capezzale della Ginori per tentare di salvarla, è il medico o la malattia?

R.S.U. Richard Ginori

Inviato a cura dell’Ufficio Comunicazione Centro Servizi Borgo dei Greci David Buttitta

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GINORI Reazioni forti alla lettera aperta a Napolitano sul degrado dell’ambiente di lavoro dello storico marchio

«L’intera città è ferita»

di Sandra Nistri su la Nazione 17/9/06

“La Ginori sta morendo”. E’ uno scenario drammatico, con tanto di impiegati costretti a portarsi da casa la cancelleria e operai impegnati a frugare nella spazzatura alla ricerca di ferro per le manutenzioni, quello che le Rsu Ginori hanno descritto in una lettera aperta inviata alle massime istituzioni, locali e nazionali, presidente della Repubblica in testa. E ancora: «Non ci sono più i soldi per comprare le materie prime o i dispositivi di sicurezza», «L’azienda ha debiti con tutti, dall’Inps ai fornitori». «Regna l’avidità e l’egoismo. Vogliono dimostrare che questo stabilimento è cotto e creare i presupposti per la tanto agognata speculazione edilizia». Parole pesanti e affilate che non potevano non suscitare reazioni. Per la gente è l’intera città che viene ferita: «La sofferenza dei lavoratori della Ginori è di tutti i sestesi». Reazioni pesanti anche fra i politici.

‘‘E’ una lettera bellissima, vera, che si sente sgorgare dal cuore- commenta infatti il presidente del consiglio regionale Riccardo Nencini. Non è un appello, anche se sentito, che arriva da un insieme di sigle sindacali ma dagli stessi lavoratori, da chi ama profondamente questa azienda che è anche simbolo prestigioso dell’Italia nel mondo.
Come Regione ci siamo già mossi e io stesso, alcuni mesi fa, sono venuto in visita alla Ginori ma ora lo scenario appare ancora più difficile rispetto a luglio: martedì parlerò con l’assessore regionale alle attività produttive Brenna e ci attiveremo con un impegno ancora più grande viste le mutate condizioni”. E’ un appello all’incontro tra le parti invece quello che fa il vicepresidente della Provincia Andrea Barducci: “ Non posso chiaramente essere a conoscenza di quanto accade ogni giorno all’interno della Ginori e perciò prendo atto di quanto scritto dai lavoratori- sottolinea. Credo che ora più che mai sia importante aprire una trattativa e prendere atto del fatto che lo scenario in cui ci si muove per la Ginori non è più quello di qualche anno fa: occorre però uno sforzo da parte di tutti, della proprietà ma anche dei sindacati”. “Una uscita così forte in piena trattativa sul piano industriale e a fronte delle notizie che giungono a riguardo degli assetti societari interpreta ancora una volta la preoccupazione che tutta la comunità ha riguardo al destino produttivo della Ginori- spiega invece il sindaco sestese Gianni Gianassi. A questo punto è necessaria la chiarezza totale da parte del nuovo socio di maggioranza tale da far prefigurare un percorso di rilancio e sviluppo. Continuo a credere che per il bene dei lavoratori sia necessario discutere a tutto campo di come ‘oggettivamente’ rilanciare la fabbrica e discutere con gli interlocutori che ci sono, se ci sono. Da parte nostra non dobbiamo che ribadire le decisioni già prese a riguardo delle presunte speculazioni immobiliari che con gli strumenti urbanistici vigenti sono semplicemente impossibili. Bene rivolgersi a Napolitano ma la partita si svolgerà sul terreno di casa cioè a Sesto Fiorentino”. Non rappresenta invece le istituzioni ma a Sesto è “una istituzione” don Silvano Nistri, parroco della Pieve di San Martino: “La Ginori è nel Dna dei sestesi, non è una fabbrica ma ‘la fabbrica’- dice. Non voglio assolutamente pensare all’ipotesi della sua scomparsa anche se quanto scrivono i lavoratori è davvero molto serio. Sarebbe una perdita irreparabile.

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Secondo i dipendenti si punta a costruire case al posto dello stabilimento
Gli operai a Napolitano "Ginori, rischio speculazione"
Lettera al capo dello Stato

ILARIA CIUTI su la Repubblica 16/9/06

LA Ginori è in pericolo, rischia di naufragare in nome della speculazione edilizia, avvertono gli operai, rivolgendosi alle massime cariche dello Stato. L´allarme per la sorte della storica manifattura di porcellane di Sesto sale a tal punto da indurre le rsu a chiamare in causa il presidente Napolitano, il presidente della Camera Bertinotti, il ministro alle attività produttive Damiano, oltre ai presidenti della Toscana, Martini, del consiglio regionale, Nencini, della Provincia Renzi, gli assessori all´economia di Regione e Provincia e il sindaco di Sesto Gianassi. Il destino della Ginori, spiegano, non è problema locale: la manifattura è stata fin dal lontano 1735 una gloria del saper fare italiano e del panorama industriale della nazione. Ora tutto questo patrimonio, scrivono le rsu, «è nel caos» e il sospetto è che il proprietario Carlo Rinaldini e l´amministratore Domenico Dal Bo´, autore dell´ultimo piano industriale, non vogliano tanto «dimostrare che la manifattura, costi quel che costi, può comunque andare avanti con meno personale», ma che puntino dritto a «quella speculazione edilizia di cui si parla da tempo». Ovvero chiudere, vendere il marchio e, al posto dello stabilimento, costruire case.

A Napolitano, Bertinotti e Damiano, le rsu descrivono una situazione allo sbando. Il piano industriale, raccontano, ha chiesto la cassa integrazione, per operai obbligati a restare a casa mentre nei reparti manca chi faccia fronte alle necessità della produzione. «Ormai - scrivono - basta un operaio malato a fermare un reparto, tale è la scarsità di manodopera». E tanto è peggio, continuano i delegati sindacali, perché gli operai allontanati sono proprio quelli delle produzioni artistiche dove maggiore è la professionalità. Con il risultato che «si spremono i lavoratori presenti e li si costringono a continui spostamenti per tamponare le falle sobbarcandoli di compiti mai svolti e per i quali non hanno ricevuto nessuna formazione». Il risultato dipinto è disastroso: magazzini intasati da prodotti non finiti, consegne ferme, clienti insoddisfatti. E il nuovo socio Rocco Bormioli cosa fa ? chiedono le rsu. «Sta a guardare o è d´accordo con il progetto di smantellamento della manifattura edilizia?». In attesa di risposte, le rsu avvertono: «La Ginori sta morendo. Si sta piano piano estingendo a causa di una malattia che si chiama avidità e mancanza di rispetto per una storia che dura da trecento anni, di una civiltà e di un territorio. Se questo veramente avvenisse le responsabilità sarebbero di molti».

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RSU RICHARD GINORI 1735

 

COMUNICATO STAMPA

 

LETTERA APERTA ALLE ISTITUZIONI

Richard Ginori, simbolo dell'Italia produttiva nel mondo, è nel caos.

La nostra preoccupazione e il rischio concreto di disperdere un patrimonio industriale ci impone di rivolgerci alle massime istituzioni dello Stato e alle istituzioni locali, che tanta attenzione e sensibilità hanno mostrato da marzo scorso, per evidenziare la condizione precaria di una storica azienda alla luce di una vertenza ancora aperta da sei mesi e, soprattutto, sia dopo un mese e mezzo di cassa. integrazione, sia per le scelte operate dall'Amministratore Delegato Domenico Dal BÒ.

La cassa integrazione decisa dall'azienda sta dando il colpo di grazia a una struttura già minata da anni di abbandono e scelte consapevolmente e colpevolmente sbagliate.

Il disordine organizzativo è ai massimi livelli: in molti settori dello stabilimento manca il personale per sopperire a una produzione minimamente sufficiente e, nonostante le continue richieste della R.S.U, ci si ostina a non voler richiamare i lavoratori dalla cassa integrazione per andare avanti con insormontabili difficoltà.

Il risultato è quello di spremere il personale rimasto al lavoro, costringendolo a continui spostamenti nel tentativo dì tamponare le falle produttive che via via si creano e sobbarcare il singolo lavoratore di mansioni mai svolte, senza minimamente pensare ad una adeguata formazione, creando così i presupposti per una progressiva perdita di qualità del prodotto.

Il personale è così ridotto che basta un'assenza per malattia per determinare la fermata di un impianto o mettere in difficoltà un intero settore.

Le scelte produttive dell' A.D., per niente contrastate da un gruppo dirigente allineato, che nel momento decisivo non si è mostrato all'altezza della situazione, preoccupato solo di difendere posizioni di privilegio, stanno provocando scientificamente soluzioni irreparabili. Nel tentativo di dimostrare che Richard Ginori ha un futuro soltanto puntando sulla parte industriale e producendo a bassi costi, tralasciando così i settori artistici e manufatturieri, è stato deciso di forzare al massimo sugli impianti, inserendo addirittura in alcuni settori i doppi turni. Il risultato è stato quello di intasare i magazzini di prodotto semilavorato, gettare nel caos l'aspetto logistico, rallentare il flusso del prodotto e generare l'impossibilità di spedire in maniera rapida e tempestiva, scontentando il cliente costretto ad aspettare per lungo tempo l'espletamento dell'ordine.

A tutto questo si aggiunge la crisi economica e finanziaria che investe Richard Ginori.

Mentre stiamo scrivendo, gli impianti si stanno fermando a causa della mancanza di materie prime.

Ormai non ci sono più i soldi per niente: mancano i pezzi di ricambio per gli impianti, non vengono più comprate le protezioni e i dispositivi di sicurezza per i lavoratori. Non potendo sostenerne i costi, vengono trascurati interventi atti a salvaguardare la salute delle maestranze.

I debiti non si contano più e sono con tutti: con l'INPS, con l'erario, senza parlare dei fornitori. I lavoratori sono costretti a portarsi le penne da casa e i manutentori devono letteralmente frugare nella spazzatura per reperire un pezzo di tondino di ferro e poter così riparare un impianto.

In questa situazione la gente se ne va. Nell'ultimo periodo si sono verificate più di venti dimissioni. I lavoratori, esasperati dalla mancanza di prospettiva, preferiscono licenziarsi e cercare lavoro altrove. Viene cosi a mancare personale con anni di esperienza e alta professionalità, difficilmente sostituibile. Ma forse è proprio questo che vogliono.

Si, perché qual è la strategia di questa proprietà, qual è il progetto di Carlo Rinaldini e di Dal BÒ? Provare, costi quel che costi, che è possibile produrre con molti meno lavoratori? Oppure, al contrario, dimostrare che questo stabilimento è ormai "cotto", esaurito, quindi smantellarlo, vendere il marchio, magari ai cinesi, e gettare i presupposti per la succulenta e tanto agognata speculazione edilizia?

E quello che diventerà il nuovo azionista di maggioranza (se mai lo diventerà), cosa vuole da Richard Ginori? Quali sono i suoi progetti? Il dubbio, legittimo, è che l'ingresso di Rocco Bormioli sia funzionale a quelle strategie.

Il dramma è che in mezzo a tutto questo ci sono i lavoratori e le loro famiglie. E la realtà è che Richard Ginori sta morendo. Si sta piano piano spengendo a causa di una malattia odiosa e implacabile e che ha tanti nomi: avidità, egoismo, mancanza di scrupoli e di rispetto. Si, anche di rispetto. Di rispetto per una storia che dura da trecento anni, rispetto di una civiltà, rispetto di un territorio.

Questo è l'ennesimo grido di allarme che i lavoratori lanciano, che non deve e non può cadere nel vuoto, pena lo spezzarsi di quella lunga e meravigliosa storia.

Se questo avvenisse, le responsabilità sarebbero di molti.

14 settembre 2006

R.S.U. Richard Ginori 1735

La lettera è stata inviata a: Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, Presidente della Camera Fausto Bertinotti, Ministro delle attività produttive Pierluigi Bersani,, Ministro del Lavoro e delle Poliche Sociali Cesare Damiano, Presidente Regione Toscana Claudio Martini, Presidente del Consiglio Regionale Toscano Riccardo Nencini, Presidente della Provincia di Firenze Matteo Renzi, Vicepresidente della Provincia di Firenze Andrea Barducci, Assessore Attività Produttive Regione Toscana Ambrogio Brenna, Sindaco di Sesto Fiorentino Gianni Gianassi.

Inviato a cura dell’Ufficio Comunicazione Centro Servizi Borgo dei Greci David Buttitta

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Il Cda: ‘Ginori affossata da 25mila ore di scioperi’ 
I sindacati: ‘Bormioli venga al tavolo della trattativa’

da la Nazione 15/9/06

I sindacati si appellano a Provincia e Regione e chiedono di convocare quanto prima il tavolo istituzionale che era la "seconda gamba" dell'accordo per il salvataggio della Ginori siglato in extremis a luglio e che ha aperto le porte alla cassintegrazione a rotazione per 120 lavoratori. Ieri i sindacati di categoria hanno scritto a Comune di Sesto, Regione e Provincia per chiedere di convocare le parti in causa per parlare del futuro della Ginori, così come stabilito a luglio. In particolare all'ordine del giorno c'è la questione del nuovo stabilimento. I sindacati temono infatti che tutti i buoni propositi esposti dall'azienda non siano altro che uno specchietto per le allodole. "Ecco perchè facciamo soprattutto un appello al signor Bormioli (diventato l’azionista di maggioranza)- dichiara Massimo Guerranti della Cisl - affinché ci sia pure lui presente, in prima persona, a questo tavolo dove si decide il futuro di Ginori. Siamo convinti che la sua presenza sarebbe una buona iniezione di fiducia, soprattutto verso i lavoratori, che da tempo sono convinti di avere a che fare con un'azienda che giudicano poco affidabile. Per questo invitiamo ufficialmente Bormioli ad essere presente".

Che ci sia bisogno di migliorare i rapporti fra azienda e lavoratori lo dimostra anche il comunicato del cda di Richard Ginori che addossa agli scioperi dei mesi scorsi il cattivo andamento commerciale dell’azienda. Il Cda ha infatti approvato la relazione del primo semestre 2006 con un fatturato in calo a 17,9 mln, contro i 18,9 mln dello stesso periodo 2005, e un risultato economico che chiude in rosso a 3 mln di euro. ''La diminuzione del fatturato e la contrazione dei margini al 30 giugno 2006 - si spiega in una nota - sono da imputare in larga misura alla capogruppo i cui ricavi di vendita sono diminuiti di 2,9 mln di euro, ed il margine operativo netto si e' contratto di 2,2 mln''. Il risultato operativo negativo, spiega ancora la stessa nota, ''e' stato determinato dalle agitazioni sindacali messe in atto dalle maestranze. Tali agitazioni - si fa notare nel documento - si sono concretizzate in 25.000 ore di sciopero''.

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Ginori, niente cassa integrazione

da la Nazione 14/9/06

— SESTO FIORENTINO —
La Commissione provinciale sulla Cassa integrazione dell’Inps ha rinviato a data da destinarsi qualsiasi decisione sulla domanda di utilizzo di Cig ordinaria presentata da Richard Ginori. Questo nonostante le forti pressioni dell’Associazioni industriali di Firenze che insistevano per una rapida accettazione. «Organizzazioni sindacali e Rsu - si legge nel comunicato - avevano da tempo denunciato il fatto che Richard Ginori tentasse di ottenere l’accettazione della domanda prima di effettuare la reale ripresa produttiva».

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GINORI Rapporti difficili

Altolà dell’azienda ai permessi sindacali ‘Esaurito il monte ore’

da la Nazione 13/9/06

Stop ai permessi sindacali da qui alla fine dell'anno alla Richard Ginori. L'azienda ha ufficialmente comunicato ai sindacati che si è esaurito il numero di ore per legge riservate ai rappresentanti di base per svolgere attività sindacali all'interno della fabbrica. I delegati sindacali della Rsu non potranno quindi più assentarsi dal lavoro per fare attività sindacale. Se vorranno potranno farla al di fuori dell'orario di lavoro, utilizzando il loro tempo libero.

La decisione dell'azienda, piuttosto insolita, ha colto di sorpresa i sindacati, anche se si inquadra in un clima di relazioni industriali molto difficile, che si trascina da mesi in un confronto senza esclusioni di colpi, e nel quale ognuno utilizza tutti i mezzi per mettere in difficoltà la controparte. Basti ricordare il blocco del magazzino, gli scioperi articolati su base nominale e zodiacale per la parte sindacale e il ricorso ad una cooperativa esterna per spedire la merce durante le ferie da parte della proprietà. I delegati sindacali alla Ginori sono nove: sette sono della Filcem Cgil, e uno ciascuno della Femca Cisl e della Uilcem.

"Ora non sarà più possibile fare riunioni o assistere i lavoratori nel caso ne abbiano bisogno - spiega Luca Paoli della Filma Cgil - il provvedimento dell'azienda da un punto di vista formale è inappuntabile. Le ore di permesso sindacale come è ovvio sono state consumate nel lungo impegno che è stato richiesto in questi mesi difficili per Ginori. Da parte nostra non credo che ci opporremo, perché crediamo che le regole vadano rispettate da parte di tutti e quindi anche da parte nostra. Certo questo ragionare dell'azienda in termini per dir così ragionieristici rischia di accrescere le difficoltà e non aiuta al ricomporsi di una trattativa sempre più in salita e dalle prospettive incerte".

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CGIL – CAMERA DEL LAVORO METROPOLITANA DI FIRENZE

UFFICIO COMUNICAZIONE

CENTRO SERVIZI BORGO DEI GRECI

COMUNICATO STAMPA

RICHARD GINORI:

Rilanciare da subito la formazione

per i lavoratori in Cassa integrazione

Richiesto alle Istituzioni

un tavolo di trattativa per il nuovo stabilimento di Sesto F.No

Ieri 7 settembre si è svolto, presso l'Associazione Industriali di Firenze, il primo incontro previsto, così come da accordo sottoscritto dalle parti in Provincia circa la Cassa Integrazione, sul piano industriale triennale della Richard Ginori 1735.

All'incontro l'azienda, rappresentata dall'A.D. Dal Bò, dal direttore di stabilimento ing. Mugnaioni e dal direttore del personale dott.ssa Albertoni, non ha assolutamente accennato all'argomento che era all'ordine del giorno, limitandosi, in tono provocatorio, ad accusare i lavoratori di scarsa efficienza e scarsa collaborazione fino ad addossare agli stessi la responsabilità delle dimissioni del Direttore Amministrativo che, a detta dell'A.D. Domenico Dal Bò, se ne sarebbe andato a causa degli scioperi e dei comportamenti messi in atto dai lavoratori contro la sua persona. Episodi successivamente smentiti dal diretto interessato.

Crediamo invece sia preoccupante il verificarsi, soprattutto nell'ultimo periodo, di un elevato numero di dimissioni, significative del clima di sfiducia e mancanza di prospettiva, che questa azienda trasmette ai lavoratori.

Per questo motivo le R.S.U. e le OO.SS. ritengono assolutamente necessario che l'azienda rispetti gli impegni presi in Provincia riguardo alla formazione, presentando il prima possibile un piano formativo che, a partire dai lavoratori posti in cassa integrazione, possa garantire continuità alle professionalità e di conseguenza essere utile ad un reale rilancio dello stabilimento di Sesto F.no.

Al termine del brevissimo incontro sono state fissate due nuove date per il 20 e 27 settembre per discutere il piano industriale.

I sindacati hanno infine annunciato l'invio di una richiesta a Regione, Provincia, e Comune di Sesto Fiorentino, per l'apertura del tavolo di trattativa previsto sull'edificazione del nuovo stabilimento.

R.S.U. Richard Ginori 1735

Inviato a cura dell’Ufficio Comunicazione Centro Servizi Borgo dei Greci David Buttitta

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Ginori, la Filcem scrive all’Inps: «Fate controlli sulla gestione della cassa»

sull'Unità 8 Settembre 2006

LA TENSIONE resta alta. Perché da un lato il primo confronto sul piano industriale alla ripresa delle trattative si è concluso con un nulla di fatto e ha rischiato da subito di provocare una rottura. Dall’altro perché il sindacato ha deciso di rivolgersi all’Inps in merito alla gestione della cassa integrazione ordinaria da parte dell’azienda. Due questioni distinte, certo, ma la sostanza è comune: alla Richard Ginori di Sesto Fiorentino le posizioni tra la proprietà e il sindacato restano diametralmente opposte.

«L’amministratore delegato Domenico Dal Bò, ha tenuto un atteggiamento provocatorio che sembrava teso a rompere la trattativa» spiega il segretario fiorentino della Filcem-Cgil, Luca Paoli. «In virtù dell’atteggiamento di chiusura di Dal Bò - aggiunge - che ha parlato di scarsa collaborazione e di sabotaggi da parte dei sindacati e che ha ribadito di voler andare avanti con il piano industriale, è stato ritenuto opportuno chiudere presto la riunione e fissare due nuovi incontri per il 20 e il 27 settembre». Annunciando una lettera dei sindacati a Regione, Provincia e Comune per aprire un tavolo sul nuovo stabilimento della Richard Ginori che dovrebbe essere costruito a Sesto Fiorentino, Paoli ribadisce che «noi questo piano industriale non lo sosterremo mai, perché è solo un tentativo di ridimensionare l’azienda».

Un’altra lettera, invece, è stata fatta partire dalla Filcem-Cgil e dalla Rsu destinata all’Inps per chiedere un controllo alla Richard Ginori, in particolare sulla gestione della Cassa integrazione. «Dopo la firma dell’accordo per la Cigo il 13 luglio scorso - spiega una nota - fu una brutta sorpresa vedere come la direzione aziendale avesse già un suo piano non condiviso con le organizzazioni sindacali, teso a stravolgere completamente l’organizzazione del lavoro interna allo stabilimento». f.san.

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IL CASO L’azienda accusata di aver continuato a utilizzare, con i dipendenti in cassa integrazione, personale esterno

Ginori denunciata all’Inps

di Franco Calamassi sulla Nazione 8/9/06

Gli ispettori dell'Inps alla Ginori. Lo chiedono i sindacati e torna ad infiammarsi la vertenza Ginori. I sindacati hanno infatti inviato una lettera esposto all'Inps per chiedere ufficialmente all'istituto della previdenza di effettuare un controllo alla Richard Ginori, denunciando la violazione delle norme sulla cassintegrazione. La lettera è stata inviata dalla Filcem Cgil e dalla Rsu della manifattura di porcellane di Sesto.

L'iniziativa rischia di creare un grosso danno alla proprietà, perché se gli ispettori dell'Inps dovessero ravvisare un comportamento dell'azienda non compatibile con la richiesta di cassintegrazione, potrebbero negarne i contributi, mettendo l'azienda nella posizione di dover sborsare di tasca propria i soldi per i lavoratori che ha tenuto e sta tendendo a casa a rotazione.

In un comunicato la Filcem Cgil ricorda come, fin da subito dopo la firma dell'accordo per la cassaintegrazione, il 13 luglio scorso, furono espresse preoccupazioni per la gestione attuata in azienda. "Fu davvero una brutta sorpresa vedere - spiega la Cgil - come la direzione aziendale avesse già un suo piano non condiviso con le organizzazioni sindacali, come era stato invece da queste richiesto con forza, teso a stravolgere completamente l'organizzazione del lavoro interna allo stabilimento". Secondo il sindacato l'azienda ha spostato "gruppi di lavoratori in reparti diversi, con postazioni lavorative del tutto scomparse, il tutto finalizzato a dimostrare come per un certo numero di persone (fra cui disabili e alcuni delegati sindacali) non fosse più possibile una collocazione in azienda".

Nell'esposto presentato all'Inps la Cgil ricorda anche che al rientro dalle ferie nel magazzino spedizioni era presente "personale esterno facente capo ad alcune cooperative di facchinaggio che, oltre alla movimentazione delle merci, sostituiva e integrava il personale Ginori in ferie o in cassaintegrazione".

Gli ispettori dell'Inps avranno anche modo di valutare una lettera a cura del direttore di stabilimento indirizzata all'amministratore delegato nella quale viene lodata "l'efficienza delle cooperative, tacciando di inefficienza il personale Ginori!".
Intanto ieri l'Associazione Industriali di Firenze ha convocato le parti per riprendere la trattativa, sia sulla gestione della cassintegrazione a rotazione, sia sulla formazione dei lavoratori da riconvertire, sia sul piano industriale.

L’incontro si è risolto molto rapidamente e con un nulla di fatto. Come spiega Luca Paoli della Cgil: “'L'amministratore delegato Domenico Dal Bo', ha tenuto un atteggiamento provocatorio, che sembrava teso a rompere la trattativa, parlando di scarsa collaborazione da parte dei sindacati. Dal Bò ha ribadito di voler andare avanti con il piano industriale, ed è stato ritenuto opportuno chiudere presto la riunione e fissare due nuovi incontri per il 20 e il 27 settembre''. Per la Cgil “questo piano industriale non è sostenibile perché è solo un tentativo di ridimensionare l'azienda. Paoli ha anche annunciato una lettera dei sindacati a Regione, Provincia e Comune per aprire un tavolo di confronto sul nuovo stabilimento della Richard Ginori che dovrebbe essere costruito a Sesto Fiorentino.

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CGIL – CAMERA DEL LAVORO METROPOLITANA DI FIRENZE

UFFICIO COMUNICAZIONE

CENTRO SERVIZI BORGO DEI GRECI

Agli organi d’informazione

COMUNICATO STAMPA

 

INVIATA UNA NOTA DELLA FILCEM DI FIRENZE ALL’INPS PROVINCIALE SULLA CASSA INTEGRAZIONE GINORI

 

Firenze, 7 settembre 2006 - La FILCEM/CGIL di Firenze esprime tutta la sua contrarietà e preoccupazione riguardo la gestione aziendale della CIGO in Richard Ginori.

La FILCEM di Firenze e la RSU aziendale ebbero la prima cattiva impressione il 13 luglio scorso quando, non appena firmato l’accordo generale, iniziò la gestione pratica della CIGO.

Fu una brutta sorpresa vedere come la direzione aziendale avesse già un suo piano non condiviso con le Organizzazioni Sindacali, come era stato invece da queste richiesto con forza, teso a stravolgere completamente l’organizzazione del lavoro interna allo stabilimento.

Gruppi di lavoratori spostati in reparti diversi, postazioni lavorative del tutto scomparse, il tutto finalizzato a dimostrare come per un certo numero di persone (disabili, particolari reparti, alcuni delegati e delegate) non fosse più possibile una collocazione in Ginori.

Altra brutta sorpresa al rientro dalle ferie è stata il rilevare in magazzino spedizioni la presenza di personale esterno facente capo a più cooperative di facchinaggio che, oltre alla movimentazione delle merci, sostituiva e/o integrava il personale Ginori in ferie o in CIGO.

Questo fatto viene "santificato" in una lettera a cura del Direttore di stabilimento Mugnaioni indirizzata all’Amministratore Delegato, che lo stesso legge alla RSU; lettera nella quale si loda l’efficienza delle cooperative e si taccia di inefficienza il personale Ginori!

Ad oggi la situazione è immutata nonostante le proteste della RSU, dei lavoratori e delle Organizzazioni Sindacali.

Per quanto sopra, come FILCEM di Firenze abbiamo creduto opportuno scrivere una nota all’INPS chiedendo un controllo sul rispetto delle normative di legge.

Relativamente al clima dei rapporti con l’azienda vedremo oggi pomeriggio, nel primo incontro riguardo la discussione del piano industriale, che noi non condividiamo, che piega prenderà la situazione.

FILCEM/CGIL di Firenze

Inviato a cura dell’Ufficio Comunicazione Centro Servizi Borgo dei Greci, David Buttitta

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Accordo tra Iprei e Vetrofin
Rilancio per Pagnossin e Ginori

Cgil scontenta "Il vertice ha portato l´azienda sull´orlo del dissesto"

da la Repubblica 6/9/06

Iprei spa (guidata da Carlo Rinaldini) e Vetrofin srl (che fa capo a Rocco Bormioli) hanno sottoscritto un accordo «vincolante finalizzato alla realizzazione di un piano di ristrutturazione e rilancio del gruppo Pagnossin-Richard Ginori 1735». Lo ha reso noto un comunicato. Il nuovo accordo prevede che Pagnossin deliberi una ricapitalizzazione da 30 milioni.

L´aumento di capitale sarà riservato per 15.003.000 (50,01%) a Profind 2006 srl, società che Vetrofin capitalizzerà con il versamento di euro 12,5 milioni, mentre il restante fabbisogno finanziario (2,5 milioni di euro) sarà finanziato da una banca. La restante quota di aumento (49,99%) sarà destinata al mercato. Iprei e Vetrofin saranno legate da un patto parasociale fino al 30 aprile 2009. Vetrofin e Iprei «confermano la loro piena fiducia ed apprezzamento all´amministratore delegato Domenico Dal Bò». Infine, il nuovo accordo è sottoposto alle condizioni «che la società di revisione rilasci la certificazione dei bilanci civilistico e consolidato al 31 dicembre 2005 di Pagnossin spa» e che «le banche creditrici di Pagnossin approvino il piano di ristrutturazione del debito».

L´accordo non convince il sindacato. «Ci sono troppe variabili e troppi incastri» commenta Luca Paoli, segretario provinciale della Filcem-Cgil. «Nell´accordo si conferma la fiducia nell´attuale gruppo dirigente della Ginori, che ha portato l´azienda sull´orlo del dissesto». Paoli si dice «perplesso» anche «sulla ricapitalizzazione, che non è sufficiente per il rilancio della Ginori», e sul fatto che l´accordo «prevede il salvataggio di Pagnossin, che rischia di affossare il progetto di rilancio della Ginori».

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L’AZIENDA DI SESTO I sindacati: «Prima di tutto chiarezza»

Richard Ginori a Bormioli Ed è nuovo colpo di scena

da la Nazione 6/9/06

Nuovo colpo di scena alla Richard Ginori di Sesto, destinata a finire nelle mani dell'ex imprenditore del vetro Rocco Bormioli, attraverso un complesso accordo finanziario con Carlo Rinaldini, l'attuale patron della manifattura, e utilizzando lo strumento di un aumento di capitale di Pagnossin, la società che controlla la maggioranza delle azioni Ginori.
La storica manifattura di porcellane di Sesto, da due anni al centro di una difficile crisi di identità e di mercato è insomma a un passaggio probabilmente decisivo. A dare comunicazione dei nuovi assetti sono state ieri mattina, a conclusione di una trattativa protrattasi fino a tardi la sera prima, le due casseforti finanziarie di Bormioli e Rinaldini, con un comunicato congiunto.

L'accordo fra Bormioli e Rinaldini prevede che venga lanciato un aumento di capitale di 30 milioni di euro per Pagnossin e che alla fine dell'operazione Bormioli controlli, attraverso Vetrofin, il 51% di Profind, che a sua volta avrà il 50,01% delle azioni Pagnossin, che a sua volta possiede Ginori.

Una lunga catena di controllo finanziario che non convince del tutto i sindacati. «Da quanto abbiamo capito siamo ancora in una fase di profonda incertezza — dice Alessandro Bianchi della Cisl — anche perché l'accordo sottoscritto dai due finanziari è vincolato, per diventare operativo, al verificarsi di una serie di circostanze sulle quali non c'è ancora certezza: dal coinvolgimento delle banche al fatto che Consob non ritenga necessario varare un'Offerta pubblica di acquisto».
La paura dei sindacati è palpabile: «Temiamo — prosegue Bianchi — che si resti nel limbo fino a novembre, senza una situazione chiara e definita. L'azienda avrebbe invece bisogno di certezze e di chiarezza». Altro elemento di debolezza è una sorta di ripartizione delle competenze che Bormioli e Rinaldini sembrano essersi ritagliati, con Bormioli a occuparsi della gestione industriale dell'azienda e Rinaldini pronto a seguire il fronte della valorizzazione immobiliare dei terreni.
«Su certe questioni — è ancora il parere di Bianchi della Cisl — ci piacerebbe sapere con chi dovremo parlare. Per esempio, quando parleremo di nuovo stabilimento, dovremo riferirsi a Bormioli o a tutti e due? La nostra sensazione è che comunque anche in questo passaggio Rinaldini, nonostante la montagna di debiti, sia riuscito a restare a galla e a continuare a far parte della partita».

Preoccupazione anche per l'attuazione del Piano industriale.
Nell'accordo, un passaggio fa riferimento alla riconfermata fiducia accordata da Bormioli e Rinaldini all'amministratore delegato Domenico Dal Bò, quindi indirettamente al piano di rilancio da lui messo a punto e che chiede non pochi sacrifici ai lavoratori.

Attualmente sono in Ginori (35 milioni di euro di fatturato, un export in numerosi Paesi, in particolare in Giappone e 370 dipendenti) c'è la cassintegrazione a ruotare per 120 lavoratori. Luca Paoli della Filcam Cgil raffredda gli animi: «Ci sono ancora troppe variabili e troppi incastri per poter dire che c'è già un accordo — dice — Nell' accordo si conferma la fiducia nell'attuale gruppo dirigente della Ginori, che ha portato l'azienda sull'orlo del dissesto. Siamo anche molto perplessi e scettici sulla ricapitalizzazione, che non è sufficiente per il rilancio della Ginori e sul fatto che l'accordo 'prevede il salvataggio di Pagnossin, e rischia di affossare il progetto di rilancio della Ginori». Franco Calamassi

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RICHARD-GINORI
Primi segnali di distensione verso i sindacati

Corsi di formazione per una decina di cassintegrati e la disponibilità a rivedere la lista del secondo turno

di Franco Calamassi su la Nazione 3/9/06

La Richard Ginori si è impegnata a predisporre entro il mese di settembre un corso di formazione professionale per una decina dei lavoratori posti in cassintegrazione.

A renderlo noto sono le Rappresentanze sindacali della Ginori, a margine della trattativa in corso con l'azienda. Quello di avviare in tempi rapidi un corso di formazione per i lavoratori posti in cassintegrazione era una delle condizioni chiave per i sindacati e uno degli elementi di forza previsto dall'accordo siglato lo scorso luglio con le istituzioni.

Da lunedì prenderà il via il secondo turno di cassintegrazione a rotazione, che interesserà 60 lavoratori. In un primo momento l'azienda aveva inserito in questo gruppo 35 lavoratori che hanno già fatto il primo mese di 'cassa', sollevando le proteste dei sindacati.
Ora c'è stata la disponibilità a rivedere le liste di coloro che dovranno stare a casa da lunedì prossimo per un mese, ma soprattutto a discutere della formazione.

"L'azienda considera alcune mansioni 'esaurite' e noi non vogliamo che le persone che le esplicano diventino immediatamente degli esuberi. - chiosa Giovanni Nencini della Rsu - Nonostante le ultime aperture che giudichiamo importanti resta una grande e vigile attenzione sui comportanti dell'azienda e uno stato di agitazione con i lavoratori pronti a tornare ad incrociare le braccia se ve ne sarà la necessità". Intanto sempre per lunedì è in programma il consiglio di amministrazione di Ginori, rinviato nei giorni scorsi.

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LAVORO La decisione dei sindacati per protesta sulla gestione della cassa integrazione
Ginori, proclamato di nuovo lo stato di agitazione

da la Nazione 1/9/06

L’assemblea dei lavoratori della Richard Ginori ha proclamato ieri lo stato di agitazione per rispondere all’atteggiamento dell’azienda in materia di gestione della cassintegrazione a rotazione e di formazione.
La decisione è arrivata nonostante, per ammissione degli stessi sindacati, dall’azienda siano arrivate “alcune aperture” rispetto alla proposta iniziale e alla lista dei 56 lavoratori che dovranno entrare in cassaintegrazione a partire da lunedì per sostituire i 56 per i quali si concluderà il primo turno.
I sindacati mirano a spalmare la cassintegrazione sul maggior numero di lavoratori possibile, mentre accusano l’azienda di aver applicato criteri discriminatori basati sui criteri dell’efficienza produttiva.

«La trattativa è comunque ancora in corso – spiega Luca Paolo della Filcam Cgil – e speriamo che possa andare a buon fine. Trattiamo sui criteri della cassintegrazione ma anche sulla formazione, prevista dall’accordo firmato con le istituzioni».
«A questo riguardo - ha ancora spigato Luca Paolo - vogliamo sgombrare il campo dal dubbio che sul tema della formazione l’azienda prenda tempo. Per noi è un banco di prova decisivo per valutare le reali intenzioni della proprietà. Rimandare questo passaggio potrebbe voler significare porre le premesse di fatto per escludere alcuni lavoratori dal ciclo produttivi e considerarli fra pochi mesi degli esuberi. Noi vogliamo evitare che questo accada».

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RICHARD GINORI

Nuovo strappo sulla cassa integrazione

da l'Unità 31/8/06

La parola “esuberi” non la pronunciano mai. Ma, nei fatti, è come se fosse tornata prepotentemente d’attualità. La trattativa sulle modalità di gestione della cassa integrazione tra sindacati e vertici della Richard Ginori è nuovamente naufragata al primo incontro dopo il rientro dalle ferie. Nel giorno che doveva essere decisivo per dare il via libera alla ricapitalizzazione da 30 milioni di euro e che invece si è tradotto in un niente di fatto per il rinvio del Cda, si è consumata anche la rottura tra le parti. 

«L'azienda - spiega Luca Paoli, segretario della Filcem-Cgil - è rimasta ferma alla proposta che prevede la cassa integrazione per 60 dipendenti, per 28 dei quali a rotazione e per i restanti 32 ordinaria. Noi abbiamo chiesto che la rotazione fosse estesa a tutti e 60, provvedimento che l’azienda ritiene impossibile perchè considera quei 32 già in esubero». Esplica il concetto. «Secondo la concezione dell’azienda nei settori dove lavorano quei 32 non c’è più lavoro come nel caso dei decoratori a mano. Tradotto significa che li considerano in esubero. Un’interpretazione che va totalmente contro lo spirito dell’accordo che avevamo raggiunto».

Oggi si terrà l’assemblea dei lavoratori e il sindacato fa già sapere che proporrà ai lavoratori nuove forme di mobilitazione. «Anche perché - conclude Paoli - il rinvio del Cda conferma per lo meno le difficoltà finanziarie di questo gruppo dirigente. Credo sia stato l’ennesimo tentativo di prender tempo pur di non lasciare spazio all’offerta di Starfin per rilevare l’intero pacchetto azionario. Molto probabilmente in gioco ci sono altri interessi e la volontà di fondo è quella di salvaguardare la presenza di Rinaldini ed evitare quindi che Ginori si stacchi da Pagnossin». f.san.

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GINORI 
Patron Rinaldini dice a La Nazione: «Nonostante le difficoltà, questa è una splendida azienda e poi dispone di aree di eccezionale valore»

«Chi vuole la Ginori lanci un’Opa»

di Franco Calamassi su la Nazione 31/8/06

Se c’è una cosa che non scarseggia in questo periodo alla Richard Ginori di Sesto sono i colpi di scena. Il Consiglio di Amministrazione convocato, a Parma, per prendere alcune importanti decisioni anche circa l’assetto finanziario della società, è saltato. È rinviato, “aggiornato” come spiegano gli addetti ai lavori, a lunedì prossimo, sempre a Parma. Chi si attendeva novità dal cda di ieri è rimasto deluso. Intanto in Borsa le azioni Ginori hanno registrato ieri mattina un’infiammata, con una crescita superiore al 5%, di poco inferiore all’interesse suscitato dalle azioni della capogruppo Pagnossin, che hanno avuto uno spunto positivo di oltre il 6%.

Significa che il mondo finanziario scommette su prossime novità per Ginori, al centro da alcune settimane di molti appetiti. Come conferma il patron di Ginori, titolare ancora della maggioranza dei titoli, Carlo Rinaldini: «C’è molto interesse su Ginori, anche perché da quanto mi anticipava l’amministratore delegato il secondo trimestre è andato abbastanza bene. Sono in arrivo chiarimenti a breve, ma per il momento non c’è ancora nulla di nuovo».

Circa la possibilità, ventilata da più parti, che Bormioli possa farsi promotore di un nuovo assetto al vertice, scalzando Rinaldini dalla responsabilità di azionista di maggioranza, Rinaldini getta acqua sul fuoco: «Al momento Ginori non può cambiare assetto finanziario, a meno di non lanciare un’Opa. La Ginori è di Pagnossin, e al controllo di Ginori si arriva solo attraverso un’offerta pubblica di acquisto. La cagnara che si è accesa attorno a Ginori dipende dal fatto che nonostante le difficoltà è una splendida azienda e poi dispone di aree di eccezionale valore».

Intanto sono sul piede di guerra lavoratori e sindacati. Oggetto del contendere la gestione della cassintegrazione. Dopo aver giudicato del tutto insoddisfacente la griglia di rotazione, solo parziale, proposta due giorni fa dall’azienda, ieri le rappresentanze sindacali sono tornate ad incontrarsi con la dottoressa Albertoni, responsabile del personale. Assente invece l’amministratore delegato Dal Bò. «Abbiamo presentato una nostra proposta di rotazione che coinvolge il maggior numero possibile di lavoratori – dichiarano i rappresentanti della Rsu di Ginori – e anche la richiesta di dar corso a quanto previsto dall’accordo sottoscritto in Provincia riguardo alla formazione dei lavoratori in cassintegrazione. Per l’azienda ci sono molte mansioni per le quali non c’è più lavoro, e senza un’attività di riconversione e formazione molti lavoratori sarebbero comunque destinati ad uscire dalla fabbrica». Una nuova prova di forza è alle porte. In attesa della risposta dell’amministratore Dal Bò alle proposte avanzate, per stamani è in programma un’assemblea dei lavoratori, con l’intenzione di dare una risposta immediata, ovvero probabilmente scioperi, nel caso l’azienda mantenga la sua idea di gestione della cassintegrazione.

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Tra Bormioli e Starfin partita a due per la Ginori

OGGI in programma il Cda che dovrebbe dare il via libera alla ricapitalizzazione

/ Firenze sull'Unità 30/8/06

«Da una parte c’è Bormioli, dall’altra Starfin. Da una parte c’è la volontà di salvare Rinaldini, dall’altra quella di investire per davvero sul rilancio della fabbrica». 

Luca Paoli, segretario fiorentino della Filcem, spiega così la situazione in cui si trova la Richard Ginori di Sesto Fiorentino alla vigilia del consiglio d’amministrazione in programma oggi e che avrà come ordine del giorno la ricapitalizzazione aziendale.

Due strade nettamente separate che lasciano presagire due diversi scenari. «L’offerta da 30 milioni è stata fatta da Bormioli 3 mesi fa ma non si è ancora concretizzata - spiega Paoli - Secondo quanto sappiamo il suo obiettivo sarebbe quello di acquisire il 51% di Ginori all’interno di un’operazione finanziaria e speculativa fatta però soltanto per salvare Pagnossin e Rinaldini». 

Di diverso spessore l’interesse mostrato da Starfin. «In teoria si parla in quel caso di 90 milioni di euro che sarebbero messi sul piatto solo e soltanto per la Ginori, nuovo stabilimento compreso. Ma a quello che ci risulta la proprietà non è intenzionata a prenderla in considerazione e non riusciamo a capirne il motivo considerando anche la grave esposizione debitoria che attualmente l’azienda ha con le banche».

Proprietà che, ieri, ha comunicato i nuovi criteri per la rotazione della cassa integrazione. «La prima cattiva notizia è che si è passati da 56 a 60 lavoratori interessati ma il criterio di rotazione varrà solo per 28 - spiega - Ma quel che è peggio è che, nell’analizzare le persone messe in cassa, si confermano criteri di discriminazione che riguardano donne appena rientrate da maternità, persone in malattia, delegati sindacali e in generale le categorie protette. Per questo motivo è già stata fissata un’assemblea per giovedì (domani, Ndr) che, con queste premesse, non potrà che portare a un nuovo stato di agitazione». f.san.

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Con settembre tornano alla ribalta i drammatici problemi legati al rischio occupazione
Richard Ginori, riparte la trattativa

da la Repubblica 30/8/06

Le aziende riaprono le porte e tornano sulla ribalta i problemi legati al rischio occupazione. Sono tre le fabbriche a cui i sindacati fiorentini guardano con preoccupazione. La prima è quella della Richard Ginori, dove è ripartita ieri la trattativa con i vertici aziendali. La storica ditta di porcellane di Sesto Fiorentino ha in corso una proposta di cassa integrazione per 60 dipendenti, a rotazione per 28 dipendenti e ordinaria per gli altri 32. Oggi è previsto un nuovo incontro. «Se l´azienda non cambierà atteggiamento, insieme ai rappresentanti di Fenca Cisl e Uilcem convocheremo l´assemblea dei lavoratori per decidere nuove agitazioni», dice Luca Paoli, segretario provinciale della Filcem Cgil. A metà settembre si dovrebbero definire con più chiarezza anche i destini dei lavoratori della Ote, per cui fu annunciata nello scorso aprile una procedura di cassa integrazione ordinaria di 13 settimane, complessivamente per 375 dipendenti. La terza situazione su cui potrebbe scattare un allarme è quella della Pirelli, per cui è previsto lo spostamento di una cinquantina di macchinari dalla sede di Figline in Romania. Per ora non ci sarebbero rischi per i posti di lavoro ma Cgil, Cisl e Uil chiederanno all´azienda chiarezza sul piano industriale.

All´attenzione dei sindacati anche le situazioni della Ote e dello stabilimento Pirelli a Figline. 
Oggi incontro a Sesto
Ginori, riparte la vertenza sui posti di lavoro

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Con la riapertura delle fabbriche tornano i drammatici problemi legati al rischio occupazione. Sono tre le situazioni che i sindacati fiorentini considerano con più attenzione. La prima è quella della Richard Ginori, dove è ripartita ieri la trattativa con i vertici aziendali. La storica ditta di porcellane di Sesto Fiorentino ha in corso una proposta di cassa integrazione per 60 dipendenti, a rotazione per 28 dipendenti e ordinaria per gli altri 32. Luca Paoli, segretario provinciale della Filcem Cgil, giudica «discriminatori i criteri con cui sono state compilate le liste dei lavoratori per la cassa integrazione» e considera le proposte dell´azienda «insostenibili sul piano del rispetto dell´accordo». 

Oggi è previsto un nuovo incontro. «Tenteremo di correggere questa impostazione», annunciava ieri Paoli, «ma se l´azienda non cambierà atteggiamento, giovedì prossimo, insieme ai rappresentanti di Fenca Cisl e Uilcem convocheremo l´assemblea dei lavoratori per decidere nuove agitazioni».

E intorno alla metà di settembre si dovrebbero definire con più chiarezza anche i destini dei lavoratori della Ote, per cui fu annunciata nello scorso aprile una procedura di cassa integrazione ordinaria di 13 settimane per 375 dipendenti a livello nazionale. Di questa particolare situazione il segretario della Camera del lavoro di Firenze Alessio Gramolati parlò col ministro Fabio Mussi alla festa dell´Unità la sera del 31 luglio, insieme alle rappresentanze sindacali che chiesero al governo di garantire i finanziamenti del Cipe per il rinnovo dei contratti di lavoro dell´azienda. 

La terza situazione su cui potrebbe scattare un allarme è quella della Pirelli, per cui è previsto lo spostamento di una cinquantina di macchinari dalla sede di Figline al nuovo stabilimento in Romania. Per ora non sembrano esserci riflessi diretti sui posti di lavoro ma Cgil, Cisl e Uil chiederanno a giorni un incontro con l´azienda per chiedere chiarimenti sul piano industriale e sul numero di macchine da trasferire o da dismettere perché considerate ormai improduttive.

All´inizio di agosto tre aziende toscane hanno fatto ricorso alla cassa integrazione straordinaria, la Panini di Livorno, la Lorenzi di Montemurlo e l´Isea di Casole d´Elsa in provincia di Siena. Tutte e tre hanno potuto ottenere con anticipo l´assegno mensile per i lavoratori grazie allo speciale fondo di 200 mila euro che la Regione ha istituito per il sostegno del reddito dei dipendenti delle fabbriche in corso di fallimento, in modo che vengano retribuiti regolarmente ogni mese. Per gli 87 lavoratori della Lorenzi, che produce scaldabagni, è stato firmata un´intesa per la cassa integrazione speciale tra Provincia di Prato, curatore fallimentare e sindacati. Nell´accordo l´impegno di salvaguardare i posti di lavoro e mantenere l´attività produttiva sul territorio provinciale, con l´eventuale procedura di cessione o di affitto dell´azienda. (s.p.)

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GINORI
Nuovo giro di casse integrazioni ma i criteri sono mortificanti. Proprietà: Bormioli punta al colpo grosso
‘Lavoratori discriminati’

da la Nazione 30/8/06

di Franco Calamassi
«La promessa rotazione nella cassintegrazione? Solo un palliativo. In realtà l’azienda applica criteri discriminatori per mettere fuori dalla fabbrica i lavoratori più deboli e meno produttivi». È naufragato nell’ennesimo muro contro muro il primo incontro fra azienda e sindacati svoltosi ieri alla Richard Ginori. Di fronte del rappresentanze sindacali e i vertici della manifattura, guidata dall’amministratore delegato Domenico Dal Bò e dalla direttrice del personale Albertoni. Lunedì prossimo dovranno rientrare al lavoro i primi 56 lavoratori a termine del primo mese di cassintegrazione, e al loro posto dovrebbero subentrare altri 56 lavoratori, in modo da rendere meno dolorosi i costi sociali della cassintegrazione. 

«In effetti nello schema di cassintegrazione presentatoci dall’azienda – spiega Giovanni Nencini della Rsu – si passa da 56 a 60 lavoratori, ma questo sarebbe anche il meno se non fosse che 32 lavoratori sono gli stessi che hanno fatto il primo turno di cassa. Fra di loro ci sono andicappati, persone con problemi fisici e difficoltà dipendenti comunque dal lavori». Duro il commento di Luca Paoli della Filcem Cgil: «I criteri con cui sono state compilate le liste dei lavoratori per la cassaintegrazione sono discriminatori», e se verranno mantenute così come così «potranno far saltare l’accordo».

Sindacati e azienda si incontreranno nuovamente stamani, i lavoratori promettono battaglia. Già domani potrebbe essere convocata una nuova assemblea per decidere le forme di lotta, e la più probabile è un nuovo ricorso agli scioperi. «A queste condizioni non ci stiamo – prosegue Nencini della Rsu – e siamo pronti a riprendere le forme di lotta più dure».
Intanto è sempre molto caldo il fronte finanziario di Richard Ginori.

Mentre da un lato l’azionista di minoranza di Ginori, Starfin, protagonista a maggio di un fallito assalto alla maggioranza di Ginori per cui aveva offerto 29 milioni, ha dichiarato di essere pronta a mettere sul piatto 90 milioni di euro per rilevare la manifattura di porcellana e costruire il nuovo stabilimento, si susseguono le indiscrezioni di ambienti finanziari su un possibile ‘smarcamento’ di Rocco Bormioli da Carlo Rinaldini. I due finanzieri avevano siglato a giugno un intesa per il salvataggio di Ginori scorso ma una serie di vicende –fra cui il sequestro delle azioni della cassaforte di Rinaldini da parte della banca Antonveneta dopo che è divenuta di proprietà del colosso olandese Anb Ambro – sembrano aver messo i bastoni fra le ruote al perfezionamento dell’accordo. Bormioli starebbe pensando rimettere in gioco gli equilibri con Rinaldini, ribaltando la situazione attuale e assumendosi la maggioranza assoluta delle azioni.

Ancora da decifrare il ruolo di Starfin, le cui avances verso Bormioli (insieme al pacchetto di milioni di euro messo a disposizione sa una serie di investitori) resterebbero per il momento congelate.

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Richard Ginori, ore decisive per decidere sulla ricapitalizzazione da 20 milioni

di Francesco Sangermano sull'Unità del 29/8/06

UNA GIORNATA col fiato sospeso. Nella speranza di conoscere, oggi, se il previsto piano di ricapitalizzazione da 30 milioni di euro (atteso da giugno e condizione imprescindibile per il rilancio dell’azienda) potrà concretizzarsi o meno. Il rientro in fabbrica per gli operai della Richard Ginori è stato all’insegna della più pura incertezza. Nessun dirigente presente in azienda e quindi impossibilità di conoscere cosa i vertici dell’azienda si siano detti nella riunione che, programmata proprio per ieri, aveva l’obiettivo di stilare le prossime mosse per il risanamento finanziario della fabbrica di Sesto Fiorentino.

Tutto congelato, insomma. Compresa l’agitazione sindacale già ipotizzata dopo che, lo scorso 9 agosto, l’azienda aveva fatto ricorso a lavoratori di una cooperativa esterna per sbrigare alcune pratiche di magazzino. Tutto, ieri, si è limitato a un volantino fatto girare dalle Rsu e nel quale, oltre al succitato episodio dei lavoratori esterni accompagnati nell’inscatolamento di prodotti anche da alcuni dirigenti dell’azienda, è stata lanciata anche un’altra denuncia. «Nei giorni di ferie - spiegano i rappresentanti dei lavoratori - sono scomparsi due computer dalle scrivanie di persone messe dall’azienda in cassa integrazione. Vogliamo sperare che si tratti solamente di un caso, altrimenti sarebbe una cosa di una gravità inaudita».

Intanto, però, restano sul tavolo problemi da risolvere con estrema fretta. «Entro il 4 settembre dovremo ridiscutere i metodi riguardanti la rotazione della cassa integrazione- spiega Luca Paoli, segretario fiorentino della Filcem-Cgil - ma vogliamo anche sapere cosa sia emerso dalla riunione di ieri perché senza ricapitalizzazione non è ipotizzabile pensare a un futuro per questa fabbrica».

E così tutto è stato aggiornato a stamani, quando i vertici aziendali dovranno render conto ai lavoratori di quanto deciso. Poi, domani, toccherà al Cda ratificare o meno le decisioni sul prossimo futuro della Richard Ginori..

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GINORI I sindacati, dopo la vertenza di inizio agosto, preferiscono rivolgersi agli avvocati. Che succede in settimana

Al lavoro, niente sciopero

di Franco Calamassi su la Nazione 29/8/06

Ha riaperto i battenti ieri mattina, al suono della tradizionale sirena, la Richard Ginori di Sesto Fiorentino. Ma dove dopo quasi un mese di ferie e di chiusura dello stabilimento, niente sembra cambiato. Né il clima di attesa misto a sfiducia dei lavoratori, né le tensioni, sempre alte all’interno dell’azienda, al centro da quasi due anni di una dura vertenza che fra giugno e luglio ha vissuto i suoi momenti più drammatici, con molti colpi di scena, fino all’accordo per una cassintegrazione per 109 operai.
Ieri mattina, senza perdere tempo, le rappresentanze sindacali hanno consegnato a tutti i lavoratori rientrati dalle ferie una nota nella quale spiegavano quanto successo nei giorni di agosto di chiusura della fabbrica.

Neppure durante il periodo di chiusura Ginori ha smesso di generare tensioni e di far parlare di sé. Il ricorso, da parte della proprietà, ad una azienda esterna per garantire alcune consegne prima delle ferie, a seguito del rifiuto dei sindacati a posticipare le ferie del reparto magazzino, ha innescato un’accesa polemica, nella quale non è mancato l’intervento anche del Ministro del lavoro, Damiano, che ha stigmatizzato il comportamento di un’azienda che ha appena chiesto di far ricorso alla cassintegrazione, e annunciato che avrebbe inviato a Sesto i propri ispettori per verificare un eventuale comportamento irrispettoso dei diritti dei lavoratori.

E quello legale sembra al momento proprio uno dei nuovi fronti caldi dell’’eterna’ vertenza Ginori. Le rappresentanze sindacali annunciano infatti la volontà di denunciare l’azienda all’Inps per applicazione non regolare dei criteri della cassintegrazione, proprio in relazione all’impiego di 10 lavoratori di un’azienda esterna durante il periodo delle ferie. «Al momento l’azienda sta anticipando il salario ai lavoratori in cassintegrazione – spiega Giovanni Nencini della Rsu – e la nostra iniziativa sarà volta ancora una volta a tutelare i diritti dei lavoratori. Se l’Inps riterrà valida la nostra denuncia, allora potrebbe anche decidere di non accordare la cassintegrazione, e l’azienda dovrebbe pagarla di tasca propria».

E a proposito di cassintegrazione, c’è attesa fra i lavoratori anche perché l’azienda deve informare i sindacati su come applicare la ‘cassa’ a rotazione. Il 4 settembre scade il primo periodo, nel quale sono rimasti a casa 56 operai, e si aspetta di sapere quali dovranno essere gli altri interessati dal provvedimento. «L’azienda – prosegue Nencini – ci ha assicurato che ci darà comunicazione entro questa settimana».

Ma c’è attesa anche perché l’assetto societario e finanziario di Ginori non è ancora chiaro e stabile, e in questo senso saranno importanti le decisioni che potranno essere prese nel consiglio di amministrazione in programma per domani, nel corso del quale dovrebbe essere perfezionato l’accordo con il nuovo socio di Rinaldini, l’ex re del vetro Rocco Bormioli.

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Ginori, ritorno in fabbrica con sciopero

Domani i lavoratori della storica fabbrica di Sesto rientrano al lavoro e preannunciano già nuove iniziative di protesta. Situazione tesa anche alla Longinotti e alla Pirelli

AUTUNNO CALDO Al rientro dalle ferie si ripropongono situazioni occupazionali molto delicate che, proprio nel caso della Richard Ginori, si sono addirittura incattivite nel mese di agosto

C’è una settimana di tempo per ridiscutere i criteri nella rotazione della cassa integrazione

di Francesco Sangermano/ Firenze sull'Unità 27/8/06

L’ultima frattura si è consumata il 9 agosto. «Al posto delle 109 persone messe in cassa integrazione, in azienda lavorano gli addetti di una cooperativa» tuonarono le Rsu della Richard Ginori di Sesto Fiorentino. Le ferie erano già iniziate, ma in un clima già esasperato da mesi di vertenza, la cosa non poteva passare inosservata. 

E così domani, al rientro in fabbrica, l’argomento sarà subito all’ordine del giorno di un’assemblea tra i lavoratori. «Tutti devono sapere esattamente cosa è successo dalla voce dei loro rappresentanti» spiega Luca Paoli, segretario fiorentino della Filcem. Che dipinge un quadro della situazione affatto tranquillo. «Purtroppo nel corso delle vacanze non è cambato niente - spiega - Anzi, adesso ci troviamo davanti a un’ulteriore complicazione dal momento che la prossima settimana sarà anche l’ultima per poter discutere della nuova rotazione della cassa integrazione visto che finora non è stato fatto». Allo stato attuale i lavoratori interessati sono circa una cinquantina ma le Rsu hanno denunciato come parte di questi siano stati inseriti dall’azienda in maniera discriminatoria. «L’azienda ha promesso che avremmo ridiscusso la rotazione - dice ancora Paoli - ma il tempo per farlo scade il 4 settembre». 

Ecco allora che la possibilità di nuovi scioperi è quanto mai concreta, forse proprio a partire da domani. «Questo dà la misura di quanto complicata sia la situazione - conclude Paoli - Nonostante negli ultimi mesi i lavoratori in lotta abbiano rinunciato a 3-400 euro della loro busta paga sono ancora disposti ad andare avanti». E se la Richard Ginori è la punta dell’iceberg, le realtà occupazionali a rischio sono molte altre in tutta la Toscana. Tra quelle più delicate, al ritorno dalle ferie, si preannunciano senza dubbio la situazione della Longinotti di Firenze (con la proprietà che ha portato i libri contabili in tribunale) e la Pirelli di Figline Valdarno.

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