cgil Firenze stampa la pagina
 

Home Page



Altri articoli 2006 (7)

Altri articoli 2006 (6)

Altri articoli 2006 (5)

Ivan Della Mea canta per i lavoratori della Richard Ginori in sciopero - 22 Giugno - 

Altri articoli 2006 (4)

Altri articoli 2006 (3)

Altri articoli 2006 (2)

Altri articoli 2006 (1)
 

LA CRISI MA I SINDACATI ANNUNCIANO LA LORO PRESENZA

Ginori: vertice a Verona per sfuggire alla contestazione

SI TERRÀ A VERONA, con una scelta perlomeno insolita, la prossima assemblea degli azionisti della Richard Ginori fissata per il 15 gennaio in prima convocazione e che probabilmente si svolgerà il giorno successivo, il 16 gennaio.

da La Nazione 29/12/06

QUESTO quanto si apprende dalle fonti ufficiali della società, che all'ordine del giorno hanno anche messo un punto nel quale intendono dare mandato al consiglio di amministrazione che verrà eletto di "organizzare nel minor tempo possibile un aumento di capitale fino a 20 milioni di euro".

La scelta della sede di Verona certo è insolita. "Forse è un modo per stare lontano da Sesto, da cui probabilmente ci si aspettano contestazioni" commentano i sindacati. In effetti al termine dell'assemblea degli azionisti del maggio scorso l'allora amministratore delegato Dal Bò fu oggetto di fischi e contestazioni e all'uscita dalle sale del Museo di Doccia fu bloccato all'interno della sua auto per qualche minuto dai lavoratori in corteo. "Noi ci saremo anche a Verona - annuncia Luca Paoli della Cgil, che ha già partecipato all'assemblea del maggio scorso in virtù del fatto di aver acquistato un pacchetto minimo di azioni che dà diritto a votare in assemblea - Prendere posto e parola nell'assemblea degli azionisti ci ha consentito di relazionarsi con un mondo, quello della finanza, a noi prima estraneo, ma si è trattato di un'esperienza utile e positiva. Per questo non mancheremo alla prossima assemblea".

INTANTO sul fronte finanziario per il momento non ci sono novità, attese proprio dall'assemblea di metà gennaio, che dovrebbe segnare un punto di svolta rispetto all'ipotesi di ingresso nel capitale sociale dei due nuovi soci individuati da Rinaldini, Ronny Monelli e Luca Sarreri. Fino al 2 gennaio poi la fabbrica di viale Giulio Cesare resterà chiusa e i lavoratori in ferie.

inizio pagina


Niente di fatto al ministero «Rivediamoci a gennaio»

SORPRESA
All’incontro era presente Domenico Dal Bò Delusione dei sindacati

da la Nazione 20/12/06

ACCORDO-PONTE per la Richard Ginori al termine del vertice di ieri a Roma al ministero dell’Industria. Azienda e sindacati hanno siglato un verbale, sottoscritto dal Governo, per rinviare ogni questione alla fine di gennaio, con la presentazione di un nuovo, l’ennesimo, piano industriale. Ma non sono sotto il segno dell’ottimismo le prime reazioni a caldo di istituzioni locali e sindacati. Le parti si sono lasciate dopo aver sottoscritto un documento controfirmato da rappresentanti del ministero dell’Industria con il quale si impegnano a un nuovo incontro entro il primo mese dell’anno.

LA DATA non è casuale perché entro il 15 gennaio dovranno essersi concretizzati gli accordi per portare alla guida di Ginori Ronny Bonelli e Francesco Sarreri, il primo con il 50% del capitale il secondo con il 25%. Per i sindacati ieri erano presenti le associazioni di categoria fiorentine e le strutture di categoria nazionali, oltre alla Camera del Lavoro e alla Cisl di Sesto. Per le istituzioni c’era il sindaco Gianni Gianassi e per la Richard Ginori era presente Sarreri, uno dei nuovi futuri proprietari, due rappresentanti del nuovo socio-forte Ronny Monelli, e soprattutto Domenico Dal Bò, nelle vesti di Ad di Pagnossin, ex amministratore delegato di Ginori e rappresentante di quello che è tutt’ora l’attuale patron della manifattura, Carlo Rinaldini. Era assente il ministro dell’Industria Bersani, rappresentato dall’onorevole Borghini, dirigente del ministero.

LA PRESENZA di Dal Bò non è stata salutata positivamente dai rappresentanti sindacali, che con lui hanno condotto una dura battaglia durata mesi per respingere al mittente il piano industriale che intendeva portare a una industrializzazione spinta di Ginori e del suo prodotto. Venerdì prossimo i lavoratori della Richard Ginori torneranno a scioperare per svolgere l’assemblea ed essere informati nel dettaglio dei contenuti dell’accordo siglato ieri al ministero dell’Industria.

LA SENSAZIONE che non si sia ad una svolta è palpabile. Commenta Luca Paoli della Cgil: «Ci è stata proposta la solita minestra. Addirittura ci è stato detto che torna di attualità quel piano industriale messo a punto da Dal Bò mesi fa e che era stato bocciato, oltre che dai sindacati, anche da Rocco Bormioli. Inoltre sembra tramontata l’ipotesi di costruzione di un nuovo stabilimento, perché pare ormai accertato che non ci sono i soldi per sostenere un investimento molto oneroso. Insomma le prospettive sono sempre meno chiare e sempre più incerte».

inizio pagina


Bruno (Pdci): «Preoccupazione per la Ginori»

da la Nazione 19/12/06

LA REGIONE TOSCANA si muove e fa sentire tutto il suo peso istituzionale a fianco dei lavoratori della Richard Ginori impegnati nella dura vertenza a difesa della storica manifattura. Ieri mattina, poche ore prima dell’incontro al Ministero dell’industria con il Ministro Bersani in programma per oggi il presidente della Commissione Lavoro della Regione Toscana Edoardo Bruno si è recato nello stabilimento di Viale Giulio Cesare per incontrare lavoratori e sindacati. «Il futuro di questa azienda è oggi ancora più incerto — ha dichiarato Bruno — dopo che si sono dimesse le figure chiave dell’azienda. La grave crisi che investe Ginori non trova motivo nella caduta del mercato ma in una crisi di natura finanziaria. L’assenza di direzione fa ulteriormente crescere la preoccupazione per questa manifattura emblema del saper fare toscano nel mondo».

inizio pagina


LA CRISI Richard Ginori
Crescono i debiti con lo Stato

da la Nazione 17/12/06

CONTINUA A SALIRE l'esposizione finanziaria della Richard Ginori verso lo Stato. L'ultima comunicazione della società alla Consob fa sapere infatti che alla fine di ottobre i debiti della manifattura verso lo Stato ammontavano a 12,3 milioni di euro, in crescita rispetto ai 11,7 di solo un mese prima. Il debito di Ginori verso le casse pubbliche, sempre stando alle informazioni societarie, è composto da debiti tributari per euro 9,5 milioni, da debiti previdenziali per euro 1,8 (di cui scaduti euro 1,1), e da altri debiti per euro 960 mila. Per quanto riguarda i soli debiti tributari risulta un saldo scaduto e non pagato per circa 7,9 milioni di euro.

INSOMMA una situazione pesante che va ad aggiungersi a quella debitoria nei confrnti di debitori e delle banche e che arriva a poche ore dall'incontro convocato al Ministero dell'Industria dal Ministro Bersani che riunirà attorno ad un unico tavolo istituzioni locali, sindacati e azionisti. Insieme a Rinaldini, patron di Ginori e Pagnossin, saranno presenti anche i due nuovi soci che dovrebbero garantire il rilancio dell'azienda, Ronny Bonelli di Porcellane Bianche e Luca Francesco Serreri di Immobili Commerciali.

inizio pagina


Ginori, lo spettro della speculazione

I sindacati: «Rinaldini sta facendo di tutto per chiudere lo stabilimento e costruire sull’area dove sorge». Ma il Comune di Sesto vara un regolamento urbanistico in modo da impedirglielo

DOPO LE DIMISSIONI del presidente e dell’amministratore delegato girano voci di una nuova intesa con un imprenditore aretino e il titolare di un’azienda immobiliare

da l'Unità 16/12/06

La preoccupazione è sempre maggiore. E gli indizi, purtroppo, si sommano uno dopo l’altro a rappresentare un quadro che appare fin troppo chiaro. La sintesi estrema è presto fatta: dietro alla perdurante crisi della Richard Ginori ci sarebbe un progetto di speculazione edilizia sulle aree dello stabilimento di Sesto Fiorentino. A sostenerlo, con sempre più insistenza, sono in una nota congiunta i rappresentanti delle Rsu aziendali, di Filcem-Cgil, Femca-Cisl e Uilcem-Uil, in seguito alle dimissioni rassegnate nei giorni scorsi dal presidente dell’azienda, Rocco Bormioli, e dall’amministratore delegato Graziano Ciarlini a causa del mancato verificarsi delle condizioni dell’accordo, siglato a settembre, tra la Vetrofin Srl, che fa capo a Bormioli, e la Iprei, guidata da Carlo Rinaldini.

«La sensazione - è scritto nella nota - è che l’attuale proprietario della Richard Ginori, Carlo Rinaldini, continui a prendere tempo per condurre l’azienda a un’inevitabile quanto volontaria chiusura. Il passo successivo sarebbe quello di mettere tutti di fronte al fatto compiuto e rendere così più facile il progetto a cui la proprietà mira da sempre: la speculazione edilizia sulle aree dello stabilimento». Un progetto che, d’altro canto, il Comune intende stoppare con ogni mezzo. «Martedì - spiega il sindaco di Sesto, Gianni Gianassi - il consiglio comunale ha approvato in via definitiva il regolamento urbanistico. Non è previsto un metro quadro né per l’area produttiva di Ginori né sulle altre aree di proprietà della stessa e dei suoi toscanissimi soci. Da parte nostra, sia chiaro, non c’è e non ci sarà nessuna disponibilità a discutere di sviluppi futuri in assenza di impegni certi e condivisi».

Intanto si moltiplicano le voci secondo cui Rinaldini avrebbe definito una nuova intesa con l’imprenditore aretino Ronny Monelli, che possiede un’azienda di porcellana, e col titolare di un’impresa immobiliare, Luca Fabrizio Sarreri. «Il primo risultato di questa operazione - tagliano corto i sindacati - sarebbe quello di un nuovo amministratore delegato per lo stabilimento di Sesto Fiorentino, vale a dire il settimo in meno di due anni». Una situazione paradossale della quale sarà informato martedì (attraverso un incontro in programma a Roma) anche il ministro delle attività produttive Pierluigi Bersani. «La nostra intenzione - spiegano - è chiedere l’impegno del ministero perchè si arrivi finalmente a capire con chiarezza il futuro della Richard Ginori per approdare a una soluzione positiva».

In realtà, quello di martedì, doveva essere l’incontro per discutere con Bormioli e forzare quella che avrebbe dovuto essere la nuova proprietà a redigere un piano industriale. «Evidentemente lo scenario è cambiato - dice laconico Luca Paoli, segretario fiorentino della Filcem-Cgil - per cui ci incontreremo con questi presunti nuovi acquirenti che sono stati convocati dal ministero. Dal canto nostro andiamo a vedere ben sapendo, però, che si tratta di un’occasione importante perché chiunque dica qualcosa in quella sede dovrà poi renderne conto anche al ministero». L’ultimo pensiero è destinato a Carlo Rinaldini, attuale proprietario della Ginori. «Il dato di fatto è che lui vuole i soldi ma non vuole vendere. Così facendo sta affossando la fabbrica e finché ci sarà lui sarà davvero difficile ipotizzare un qualsiasi tipo di rilancio».

inizio pagina


I sindacati scrivono al ministro Bersani

da la Nazione 16/12/06

SI TERRÀ probabilmente già la prossima settimana, forse martedì, il vertice per la Ginori al ministero dell’Industria richiesto dall’appello lanciato dai sindacati a poche ore dall’annuncio di un prossimo passaggio di proprietà della manifattura sestese di porcellane a seguito dell’intesa raggiunta fra Carlo Rinaldini, attuale proprietario, Ronny Bonelli di Porcellane Bianche e Viceversa, e l’immobiliarista Luca Fabrizio Serreri.

La reazione dei sindacati alle ultima novità è stata molto dura: «Il primo risultato di questa operazione sarà quello di avere un nuovo amministratore delegato a Sesto Fiorentino. Si tratta del settimo in meno di due anni, un vero record», si legge in una nota congiunta di Cgil, Cisl e Uil.

La preoccupazione dei sindacati per i destini della Richard Ginori deriva anche da un’indagine eseguita su quelli che si apprestano a diventare i nuovi soci forti all’interno della compagine azionaria. «Ci siamo rivolti dirattamente al ministro Bersani — spiega Luca Paoli della Cgil — perché crediamo che in questa vicenda anche il governo debba assumersi le sue responsabilità». Intanto la produzione continua a mostrare segni di debolezza e gli ultimi dati diffusi dall’azienda dicono di un passivo di 5,3 milioni di euro accumulato nei primi nove mesi di questo anno.

inizio pagina


COMUNICATO STAMPA

Il dramma di Richard Ginori e dei suoi lavoratori sembra non avere fine.

Sfumato 1'accordo tra l'attuale proprietario Carlo Rinaldini e il re del vetro Rocco Bormioli ecco presentarsi sulla scena un nuovo cavaliere bianco.Anzi ...due.

Da quanto si apprende dalle agenzie di stampa, nessuno si preoccupa di informare R.S.U. e OO.SSE, Carlo Rinaldini mentre ancora stava trattando con Bormioli,ha definito una nuova intesa con tale Ronny Monelli e tale Luca Fabrizio Sarreri. Il primo risultato di questa operazione sarà quello di un nuovo Amministratore Delegato a Sesto Fiorentino. Il settimo in meno di due anni. Un record!!

Ma chi sono questi due nuovi personaggi? Di loro, nonostante ricerche accurate, non si sa molto.

Cominciamo dal primo: Ronny Monelli. Di lui si sa solo che è proprietario dell’azienda di Arezzo Porcellana Bianca e della ditta Viceversa.Tutte e due queste aziende versano in pessime condizioni con bilanci in passivo. Il secondo, Luca Fabrizio Sarreri, oltre che essere rampollo di una nobile famiglia genovese, è titolare di una importante impresa immobiliare milanese. Qui i conti vanno un po’ meglio: i bilanci sono in attivo di ben 900 euro!! (Fonte Internet).

Infine Carlo Rinaldini.Il suo curriculum è impressionante: in poco meno di 10 anni ha distrutto un intero gruppo industriale. Ha chiuso aziende e licenziato centinaia di lavoratori. Ed ha accumulato un debito di circa 50 mil. Di Euro.Ma in questa vicenda ci sono anche altri attori. Le banche che hanno permesso e continuano a sostenere Carlo Rinaldini nelle sue pratiche di finanza molto creativa.

E che dire della Consob che fino a pochi giorni fa si era tappata il naso, gli occhi, e la bocca, anche di fronte all’evidenza di una situazione tutt’altro che chiara, a partire dai bilanci non certificati.

Di fronte a questo scenario la preoccupazione che denunciamo da tempo sta prendendo forma. E’ evidente che non c’è alcun interesse per l’attività produttiva. Basta vedere in quale situazione versa lo stabilimento. La gravissima situazione finanziaria rende ormai difficile la normale operatività della manifattura. Ogni giorno che passa aggrava questa situazione.

La sensazione è che Carlo Rinaldini continui a prendere tempo per condurre Richard Ginori ad una inevitabile quanto volontaria chiusura. Il passo successivo sarebbe quello di mettere tutti di fronte al fatto compiuto e rendere così più facile ed accelerare il progetto a cui si mira da sempre: l’unica ancora di salvezza che permetterebbe a Rinaldini di salvarsi, la speculazione edilizia sulle aree dello stabilimento.

Il prossimo martedì le R.S.U. e le OO.SS. si recheranno a Roma per un’incontro con il Ministro delle Attività Produttive Bersani. Queste saranno le cose che gli verranno comunicate, con la richiesta forte, che attraverso l’interessamento e l’impegno del ministero si arrivi finalmente a capire con chiarezza il futuro della Richard Ginori e approdare ad una soluzione positiva.

Una cosa è certa, i lavoratori e le lavoratrici di Sesto Fiorentino hanno sostenuto sacrifici enormi pari a 29.000 ore di sciopero per salvare il loro posto di lavoro e il patrimonio di tutta una comunità, e sono pronti a farne altrettante per salvaguardare il loro futuro e il marchio di una delle aziende più antiche e prestigiose d’Europa.

R.S.U. Richard Ginori 1735

Filcem CGIL Femca CISL Uilcem UIL

Sesto Fiorentino, 15 dicembre 2006

inizio pagina


Ginori, gli operai chiedono un incontro con Bersani

da l'Unità 15/12/06

Il ministro dello sviluppo economico Pierluigi Bersani oggi sarà a Firenze per partecipare ad un convegno. E gli operai della Richard Ginori hanno pensato di chiedere un incontro con il ministro dopo che il presidente, Rocco Bormioli, e l'amministratore delegato, Graziano Ciarlini, hanno rassegnato due giorni fa le proprie dimissioni. 

Secondo Luca Paoli, segretario della Filcem-Cgil di Firenze, alla luce di quanto è accaduto «la situazione è sconfortante e temo che ci sia il rischio concreto di una fine dell'azienda, se non accade presto qualcosa di positivo. Al ministro chiederemo che tenga conto del fatto che la Richard Ginori rappresenta un pezzo importante del made in Italy». 

Intanto, dopo il sindaco di Sesto Gianni Gianassi, anche l’assessore provinciale al lavoro, Stefania Saccardi, rispondendo ad un’interrogazione di Rifondazione Comunista, ha duramente criticato il management della storica fabbrica sestese. In questa vicenda l'imprenditoria «non ha dato prova nè di efficienza, nè di serietà nè di capacità imprenditoriale» ha tuonato l’assessore. Nella questione della Richard Ginori, che non è irrilevante» l'imprenditoria «non ha dato prova nè di efficienza, nè di serietà nè di capacità imprenditoriale». Lo ha detto l'assessore provinciale al lavoro Stefania Saccardi rispondendo a un'interrogazione di Rifondazione.

inizio pagina


SESTO FIORENTINO SE NE VA BORMIOLI , NUOVI SOCI DI RINALDINI SARANNO BONELLI E SERRERI

Richard Ginori: ricambia la proprietà

da La Nazione 15/12/06

Ha cambiato nuovamente padrone la Richard Ginori di Sesto Fiorentino. Nelle scorse ore l'azionista di maggioranza, Carlo Rinaldini, ha siglato un'intesa con Ronny Bonelli e Luca Fabrizio Serreri. Ronny Bonelli, legato alla famiglia Mondadori, è proprietario dei marchi Porcellana Bianca e Viceversa, e sarà il nuovo uomo forte dentro Ginori. Luca Fabrizio Sarreri, è invece un immobiliarista, titolare di oltre 200 fra negozi del lusso in città italiane ed europee e di centri commerciali. Secondo gli accordi, versando 20 milioni di euro, viene creata una nuova società, denominata De Luxe 23, controllata al 50% dalla Basic Essence di Ronny Monelli, al 44% dalla Iprei di Carlo Rinaldini e per il 6% dalla Immobili Commerciali di Luca Fabrizio Serreri. La nuova società controllerà Pagnossin, e quindi solo indirettamente Richard Ginori, ma si fa il nome di Bonelli come nuovo presidente in pectore della storica manifattura di porcellane dopo le dimissioni di Rocco Bormioli e dell’ad Ciarlini. Il nuovo Consiglio d’amministrazione e il nuovo vertice verrà deciso dall’assemblea degli azionisti il 15 gennaio insieme all’aumento di capitale fino a 20 milioni.

L'accordo fra Rinaldini e i due nuovi soci - condizionato comunque all'esenzione di obbligo di Opa da parte della Consob - arriva infatti dopo che il 30 novembre scorso era stato lasciato cadere nel nulla quello siglato la scorsa estate con l'imprenditore del vetro Rocco Bormioli, la cui esperienza in Ginori è finita prima di cominciare. Nei mesi in cui ha potuto osservare la situazione dall'interno, Bormioli avrebbe trovato una situazione più grave di quella inizialmente presentata e avrebbe tentato di rimettere in discussione gli accordi iniziali, contando sul fatto che Rinaldini si sarebbe trovato alle strette, ma senza riuscirci.

Il timore ora a Sesto Fiorentino è che tutta la nuova manovra si risolva in una vicenda finanziaria, e che venga ancora ritardato il rilancio industriale della fabbrica. I sindacati hanno chiesto un incontro urgente col ministro dello Sviluppo economico Bersani, avvertendo che è a rischio un pezzo importante del Made in Italy.

L’assessore provinciale al Lavoro, Stefania Saccardi, ha detto che in questa situazione «non sa con chi parlare» e che l’imprenditoria nel caso della Ginori «non ha dato prova nè di efficienza nè di serietà».
Richard Ginori è insomma è all’ennesimo capitolo di una crisi profonda che va avanti da almeno due anni: nei primi nove mesi del 2006 una perdita operativa di 5,3 milioni di euro.

inizio pagina


Ginori alla Porcellana Bianca Lo scetticismo è generale

da la Nazione 15/12/06

LA DELUSIONE per la marcia indietro dell'imprenditore del vetro Rocco Bormioli è troppo forte a Sesto perché qualcuno si avventuri oggi nel dare giudizi sul nuovo accordo fra Carlo Rinaldini, Ronny Bonelli e Francesco Saverio Sarreri, che porterà il secondo a diventare il nuovo presidente di Ginori, nello schema di un accordo da 26 milioni di euro da versare entro febbraio per entrare in possesso del 50% della Pagnossin, società controllante di Ginori. Anche perché, al di là degli aspetti finanziari un po' complessi, una cosa l'hanno capita tutti, anche i non addetti ai lavori: pure il nuovo accordo, come quello con Bormioli poi saltato, prevede una serie di clausole sospensive che potrebbero anche non concretizzarsi, come ad esempio l'esenzione dall'obbligo di un'Opa da parte delle autorità di Borsa. 

Ecco allora che il perdurante stato d'animo di ansia e incertezza che si vive a Sesto per la Ginori, autentico pezzo di storia sestese, viene ben rappresentato dalla parole del capogruppo di Forza Italia a Sesto Andrea Giacetti: "Le valutazioni si faranno quando le bocce saranno ferme. Ora bisognerà intanto vedere se quanto prevede l'accordo si verificherà oppure no. Siamo stati scottati da quanto accaduto con Bormioli, e finché non ci sarà nero su bianco, e non saranno stati versati i soldi promessi per ricapitalizzare la società, restiamo moderatamente dubbiosi".''Nella questione della Richard Ginori, che non e' irrilevante'' l'imprenditoria ''non ha dato prova ne' di efficienza, ne' di serieta' ne' di capacita' imprenditoriale''.

LO HA DETTO l'assessore provinciale al lavoro Stefania Saccardi rispondendo a un'interrogazione. ''Esprimo preoccupazione per la situazione della Richard Ginori dopo che e' saltata l'operazione Bormioli - ha spiegato Stefania Saccardi - e non sappiamo nemmeno che cosa succederà, adesso, sotto il profilo del rapporto tra l'azienda e le banche. ''Le ultime vicende lasciano abbastanza sconcertati rispetto a quello che e' il mondo dell'imprenditoria, almeno in questa vicenda - ha concluso l'assessore -. Mi pare difficile prendere qualsiasi iniziativa anche perche' in questa situazione la Provincia non sa con chi parlare''. Una storia travagliata iniziata dal marchese Ginori nel 1735, proseguita con la fusione con l’azienda milanese di Augusto Richard, il matrimonio con gli articoli sanitari della Pozzi, il veloce passaggio nelle mani di Ligresti, l’arrivo di Pagnossin e Rinaldini, la fantasmagorica presenza di Rocco Bormioli e il nuovo accordo con il proprietario, Ronny Bonelli, di Porcellane Bianche.

"Speriamo che quello di Rinaldini non sia l'ennesimo tentativo di rimandare il problema - chiosa Luca Paoli della Cgil - Non ci fa dormire sogni tranquilli la presenza di un immobiliarista, che sembrerebbe confermare le intenzioni ad una speculazione immobiliare. Inoltre finora i due nuovi soci sono entrati in Pagnossin, e non si capisce ancora se entreranno anche in Ginori o è in corso un tentativo di scorporare le due attività. In ogni caso attendiamo rassicurazioni sul rilancio industriale della società, sul nuovo stabilimento e su tutta una serie di impegni per i quali il tempo è vicino a scadere".

inizio pagina


Richard Ginori, altro giro di corsa

di Gianni Gianassi Sindaco di Sesto Fiorentino

da l'Unità 14/12/06

Oramai la situazione che affligge Ginori ha superato ogni limite di decenza. Siamo in attesa del sesto amministratore delegato in due anni e del sesto piano industriale che dovrebbe rilanciare la produzione ed il marchio. Sarà quello buono? Varrà la pena di studiare insieme soluzioni per salvare, storia, prodotto e lavoro secondo le ipotesi che vi saranno contenute? Fino ad oggi il lavoro svolto da tutti noi si è rivelato inutile. Alla disponibilità è stata opposta l'arroganza, all'impegno trasparente il lavoro sottobanco. Un proprietà sorda allo sviluppo, disattenta alle relazioni istituzionali, insofferente alla regole del confronto tra le parti, ha vanificato gli sforzi cercando solamente un privatissimo tornaconto. 

Ma lo stupore si allarga anche al mondo dell'impresa italiana, anzi al suo gotha. La perla finale è la richiesta danni ai sindacati per le azioni di protesta messe in atto in questi anni contro la proprietà. Un fatto che ricorda più le relazioni tra le parti vigenti nella Cina Popolare. Per la proprietà dunque la Cina non è solo un modello economico ma anche un modello sociale al quale guardare con invidia. 

Dunque: nuovo ipotetico socio, o coppia di soci; nuovo amministratore delegato; nuovo piano industriale. Insomma altro giro altra corsa! Intanto la produzione cala, i debiti crescono, la struttura produttiva della manifattura deperisce. Il marketing di famiglia ha fallito. Ancora una volta, l'industria italiana non coglie le potenzialità del made in italy ed il valore aggiunto di maestranze altamente professionali, con il difetto di essere fortemente sindacalizzate. Ancora una volta si ricorre a provocazioni padronali degne di altre epoche o di zone del paese dove non esistono, a differenza della Toscana, relazioni sindacali forti e leali ed anche condivisioni sulle direzioni dello sviluppo locale. Ancora una volta si punta sulla rendita immobiliare e non sulla capacità produttiva. Ancora una volta si punta su di un capitalismo finanziario anziché manifatturiero.

Martedì il Consiglio Comunale di Sesto Fiorentino ha approvato in via definitiva il Regolamento Urbanistico. Non è previsto un metro quadro né per l'area produttiva di Ginori, né sulle altre aree di proprietà della stessa e dei suoi toscanissimi soci. Da parte nostra sia chiaro che non c'è e non ci sarà nessuna disponibilità a discutere di sviluppi futuri in assenza di impegni certi e condivisi.

inizio pagina


Il presidente Bormioli se n´è andato perché nessuno gli dava garanzie per coprire il disavanzo, i fornitori non fanno più credito
Le Rsu di Ginori: "Rischiamo il fallimento"
ILARIA CIUTI su la Repubblica 14/12/06

La storica manifattura di ceramiche di Sesto è nel caos. La Richard Ginori non ha più né presidente né amministratore delegato. Il primo, Rocco Bormioli, si è ritirato dalla scena, insieme all´ad Ciarlini a lui legato, dopo due consecutivi accordi che lo davano ormai dentro il gruppo Pagnossin di Carlo Rinaldini che controlla la Ginori. Ma nessuna delle quattro condizioni poste da Bormioli per stringere l´accordo si è realizzata, è la spiegazione: la società di revisione non ha dato l´ok al bilancio; le banche creditrici (Pagnossin ha un buco di 50 milioni) non si sono accordate; la Consob non si è dichiarata pronta a sollevare il gruppo dall´obbligo dell´Opa; le banche non si sono impegnate a contribuire alla ricapitalizzazione di 30 milioni della manifattura, di cui 12 e mezzo sarebbero venuti da Bormioli.

Nel frattempo l´azienda è allo stremo. Mancano i soldi anche per le materie prime e i fornitori non fanno più credito. Si rischia, temono le rsu, il fallimento. Ma la Pagnossin fa sapere di avere già avviato nuove trattative con il patron della Porcellana Bianca e di Viceversa, Ronny Bonelli che darebbe 26 milioni insieme all´immobiliarista Fabrizio Sarreri, operazione di cui a Firenze non si sa niente ma che si segue con apprensione. Sia perché sembra difficile che qualcuno si voglia accollare, insieme al glorioso marchio Ginori, anche i 50 milioni di debito di Pagnossin. E perché la presenza di un immobiliarista rafforza il sospetto, forte tra i lavoratori, che Rinaldini punti esclusivamente a una speculazione immobiliare sull´area dello stabilimento.

inizio pagina


APPELLO DEI SINDACATI
Ginori, «futuro incerto» Due ore di sciopero

da La Nazione 13/12/06

DUE ORE di sciopero ieri alla Richard Ginori contro l'incertezza che ancora avvolge destini e assetti societari della storica manifattura, ma soprattutto per protestare contro l'attribuzione di responsabilità a sindacato e lavoratori per il cattivo stato delle cose da parte dell'azionista di maggioranza.

DURA LA NOTA delle Rsu che spiegano di essere "sconcertati di fronte a dichiarazioni che evidenziano l'assoluta mancanza di rispetto per le più elementari regole democratiche come quella del diritto allo sciopero, proclamato nel nostro caso per difendere il posto di lavoro messo a rischio da un imprenditore che ha portato al fallimento nel giro di pochi anni un intero gruppo industriale e sta distruggendo il patrimonio che non è suo ma di tutta una comunità e nell'interesse dell'intero Paese". Secondo i sindacalisti al centro dell'interesse dell'azionista di maggioranza di Ginori anche l'ipotizzato trasformazione immobiliare dell'area. "Nell'evidenza del completo disinteresse per l'attività di Richard Ginori che l'azionista di maggioranza sta dimostrando" i sindacati lanciano un forte "appello a tutte le istituzioni ed in particolare al Ministro delle Attività Produttive per salvare lavoratori di Sesto e la manifattura". Franco Calamassi

inizio pagina


Bormioli e Ciarlini si sono dimessi con «decorrenza immediata»
Ginori, lasciano presidente e ad
da La Repubblica 13/12/06

Il presidente di Richard Ginori 1735, Rocco Bormioli, e l´amministratore delegato, Graziano Ciarlini, hanno rassegnato ieri le proprie dimissioni lasciando, con decorrenza immediata, anche la carica di consiglieri.

Un comunicato precisa che la decisione è stata presa «a seguito del non verificarsi delle condizioni sospensive dell´accordo del 4 settembre 2006 tra la Vetrofin Srl e la Iprei Spa, in scadenza il 30 novembre». Iprei, guidata da Carlo Rinaldini, e Vetrofin, che fa capo a Bormioli, hanno sottoscritto a settembre un accordo «vincolante finalizzato alla realizzazione di un piano di ristrutturazione e rilancio del gruppo Pagnossin-Richard Ginori 1735».

inizio pagina


RICHARD GINORI
La proprietà al sindacato: paghi i danni degli scioperi

da l'Unità 13 Dicembre

Si dichiarano «allibiti» i rappresentanti delle Rsu dello stabilimento Richard Ginori di Sesto Fiorentino. A suscitare la reazione delle rappresentanze sindacali «le dichiarazioni rilasciate alla stampa - scrivono - dal proprietario della Richard Ginori Carlo Rinaldini che dichiara l’intenzione di rivolgersi alla procura per denunciare i presunti danni causati dagli scioperi durante la vertenza della passata estate». 

E la reazione è durissima. Le organizzazioni sindacali contestano alla proprietà il «completo disinteresse per l’attività di Richard Ginori che Carlo Rinaldini sta dimostrando» e lanciano «un appello forte a tutte le istituzioni ed in particolare al Ministro delle Attività Produttive per salvare i lavoratori di Sesto e la manifattura dalle mani di un ‘imprenditore’ ormai diventato lo zimbello del mondo della finanza e che in questa azienda non ha mai dato ma sempre preso».

«Si rimane sconcertati - prosegue la nota delle Rsu - di fronte a dichiarazioni che evidenziano l’assoluta mancanza di rispetto per le più elementari regole democratiche come quella del diritto allo sciopero, proclamato nel nostro caso per difendere il posto di lavoro messo a rischio da un imprenditore che ha portato al fallimento nel giro di pochi anni un intero gruppo industriale e sta distruggendo il patrimonio che non è suo ma di tutta una comunità e nell’interesse dell’intero paese». Per le Rsu «da anni è evidente che l’unico interesse di questo imprenditore da barzelletta è quello di attivare una speculazione edilizia sulle aree Richard Ginori per poter cosi far fronte al mare di debiti che la sua incompetenza ha generato».

inizio pagina


CGIL - CAMERA DEL LAVORO METROPOLITANA DI FIRENZE

UFFICIO COMUNICAZIONE CENTRO SERVIZI BORGO DEI GRECI

Comunicato stampa

Le R.S.U. dello stabilimento di Sesto Fiorentino si dichiarano allibiti di fronte alle dichiarazioni rilasciate alla stampa dal proprietario della Richard Ginori Carlo Rinaldini che dichiara l’intenzione di rivolgersi alla procura per denunciare i presunti danni causati dagli scioperi durante la vertenza della passata estate.

Si rimane sconcertati di fronte a dichiarazioni che evidenziano l’assoluta mancanza di rispetto per le più elementari regole democratiche come quella del diritto allo sciopero, proclamato nel nostro caso per difendere il posto di lavoro messo a rischio da un imprenditore che ha portato al fallimento nel giro di pochi anni un intero gruppo industriale e sta distruggendo il patrimonio che non è suo ma di tutta una comunità e nell’interesse dell’intero paese.

Da anni e' ormai evidente che 1'unico interesse di questo imprenditore da barzelletta è quello di attivare una speculazione edilizia sulle aree Richard Ginori per poter cosi far fronte al mare di debiti che la sua incompetenza ha generato.

Per questo motivo, e nell'evidenza del completo disinteresse per l’attività di Richard Ginori che Carlo Rinaldini stà dimostrando, le R.S.U. dello stabilimento di Sesto Fiorentino lanciano un appello forte a tutte le istituzioni ed in particolare al Ministro delle Attività Produttive per salvare i lavoratori di Sesto e la manifattura dalle mani di un "imprenditore" ormai diventato lo zimbello del mondo della finanza e che in questa azienda non ha mai dato ma sempre preso.

Sesto Fiorentino, 12 dicembre 2006

R.S.U Richard Ginori 1735

inizio pagina


RICHARD GINORI I SINDACATI SUI TITOLI SOSPESI IN BORSA

‘Siamo costretti a stare alla finestra’

da La Nazione 9/12/06

CRESCE la preoccupazione fra lavoratori e sindacati per la Richard Ginori dopo la decisione della Consob di sospendere a tempo indeterminato le azioni della manifattura sestese di porcellane (e anche quella della controllante Pagnossin) in attesa di chiarimenti e a tutela dei piccoli azionisti dopo che per alcuni giorni i titoli erano stati sospesi all’inizio di ogni seduta. Entro la fine di novembre Rinaldini e Bormioli avevano assicurato che avrebbero concretizzato gli accordi che avrebbero portato l’ex imprenditore del vetro ad acquisire il controllo di Ginori, evitando l’obbligo di lanciare un’onerosa Opa su tutto il capitale. “E’ una situazione paradossale e molto preoccupante – spiega Luca Paoli della Cgil – Da parte nostra non possiamo che stare alla finestra in attesa che arrivino chiarimenti ma certo non dormiamo sonni tranquilli”. “Lo avevamo detto fin dal ritiro della cassintegrazione di metà novembre – aggiunge Alessandro Bianchi della Cisl - che i nodi erano ancora tutti da sciogliere e ora vediamo con ansia il protrarsi di questa situazione di limbo”.

inizio pagina


Richard Ginori: Bormioli non versa 12,5 milioni, permane l’incertezza

da la Nazione 1/12/06

NIENTE DI FATTO per la Richard Ginori. I giochi sono ancora tutti da fare. L’azienda di porcellane di Sesto Fiorentino resta in una sorta di limbo e Bormioli e Rinaldini non hanno ancora perfezionato l’accoro stipulato alcuni mesi fa e che doveva essere concretizzato entro la giornata di ieri, con il versamento di 12,5 milioni di euro da parte di Bormioli in una nuova società, con la quale avrebbe acquisito il controllo di Ginori.

Ieri mattina, poco dopo l’apertura delle contrattazioni, le autorità di Borsa a Milano hanno deciso di sospendere le contrattazioni sia sui titoli della Ginori che della controllante Pagnossin, diramando un comunicato ufficiale nel quale spiegavano di essere in attesa di una nota ufficiale da parte delle società.

Negli ultimi due giorni sono infatti passati di mano grandi quantità di azioni di Ginori, e anche di Pagnossin (che hanno fatto registrare anche progressivi nelle valutazioni a due cifre) e non è chiaro se vi sia alle spalle una manovra speculativa oppure un rastrellamento da parte di qualche finanziere che intenda scalare la società.
I GIOCHI insomma attorno alla storica manifattura di porcellane sono ancora tutti da fare. Fino alla tarda serata di ieri Ginori e Pagnossin non avevano reso nota alla comunità finanziaria alcuna posizione ufficiale circa le intese fra Bormioli e Rinaldini e chiarimenti sono attesi per la giornata di oggi.

Preoccupazione viene intanto espressa da parte del mondo sindacale per l’attuale situazione di stallo: “Siamo preoccupati perché il protrarsi di questa situazione di incertezza riguardo gli assetti azionari — dichiara Alessandro Bianchi della Cisl — perché rischiano di far perdere tempo prezioso al necessario rilancio industriale dell’azienda”.

inizio pagina


LAVORO SITUAZIONE FINANZIARIA

Migliorano i conti alla Richard Ginori Meno bene le vendite

da la Nazione 30/11/06

MIGLIORA la situazione finanziaria della Richard Ginori. Nei primi nove mesi dell'anno l'indebitamento complessivo del gruppo si è fermato a 15,3 milioni di euro, in frenata, di 2,2 milioni di euro, rispetto allo scorso dicembre. Le cose vanno meno bene per quanto attiene le vendite delle porcellane Ginori: il fatturato nei primi tre trimestri è sceso dell'11% rispetto allo stesso periodo di un anno fa, passando da 27,1 milioni di euro a 24 milioni, con un peggioramento anche di altri indicatori economico-finanziari. 

Pur con qualche accenno di ripresa, la situazione resta comunque pesante per la manifattura di Doccia, che negli ultimi tre anni ha lasciato sul terreno una fetta consistente del suo fatturato. Nella nota per gli analisti finanziari l'azienda spiega che "i risultati negativi sono stati determinati anche dalle difficili relazioni industriali intrattenute fino al mese di luglio scorso, e che si sono concretizzate in circa 29.000 ore di scioperi". Il nuovo amministratore delegato Graziano Ciarlini sembra intenzionato ad aprire una stagione di relazioni sindacali più distese.

Tre giorni fa ha accolto la proposta dei sindacati di ritirare la cassaintegrazione, e poi ha spiegato come "il recupero di quote di vendita e di fatturato costituisce il problema principale che oggi Ginori e i suoi manager devono affrontare". Se Ginori continuerà a perdere terreno sul mercato nazionale e all'estero, allora difficilmente potrà mantenere l'occupazione ai livelli attuali, con circa 350 addetti presenti nello stabilimento di viale Giulio Cesare. "Ma se riusciremo a recuperare quote di fatturato - ha spiegato l'Ad Ciarlini - allora è possibile pensare di attestarsi sui livelli attuali di occupazione, magari ricorrendo al blocco del turn over".

inizio pagina


Natale più sereno alla Ginori
Non ci sarà cassa integrazione

L’azienda ritira la richiesta che riguardava settanta dipendenti

da la Nazione 28/11/06 di FRANCO CALAMASSI


NON CI SARÀ, almeno per il momento, un nuovo periodo di cassaintegrazione per i lavoratori della Richard Ginori di Sesto.
Il Natale è quindi 'salvo' e tutti i lavoratori lo passeranno essendo regolarmente al lavoro in fabbrica.
L'azienda ha infatti deciso di ritirare la richiesta di cassainetgrazione avanzata nei giorni scorsi, che prevedeva l'astensione dal lavoro per 70 dipendenti per 13 settimane, fino a marzo.
Questo lo sbocco dell'incontro svoltosi ieri pomeriggio fra i vertici della manifattura di porcellane di Sesto e i sindacati di categoria nella sede dell'Associazione Industriali di Firenze.

NON È LA PRIMA volta che Ginori manifesta un improvviso cambio di rotta anche nella gestione delle relazioni industriali. Ma stavolta i sindacati non nascondono la soddisfazione per l'importante risultato portato a casa. "Siamo riusciti ad evitare nuove tensioni prima delle feste - ha dichiarato Luca Paoli della Filcem Cgil - L'azienda ha convenuto con noi che era difficile proporre un nuovo periodo di sacrifici ai lavoratori in assenza di un quadro finanziario e societario più chiaro, di un'avvenuta ricapitalizzazione e di un nuovo piano industriale".
I vertici di Ginori hanno acconsentito a ritirare la cassaintegrazione e a convocare un nuovo incontro non appena la situazione sarà più chiara per tutti.
Oggi si riunirà il consiglio di amministrazione di Ginori per la presentazione delle linee guida del nuovo, atteso, piano industriale, che dovrebbe far chiarezza su quale potrà essere lo sbocco alla lunga crisi della Ginori e far uscire l'azienda al limbo finanziario nel quale si trova, con gli accordi per il passaggio della maggioranza delle azioni da Rinaldini a Bormioli che dovrebbero concretizzarsi entro la fine del mese di novembre.

«SIAMO SODDISFATTI - commenta Alessandro Bianchi della Cisl - anche perché la cassaintegrazione adesso non avrebbe risolto nulla, sarebbe servita a poco anche all'azienda e avrebbe rialimentato nuove tensioni. Siamo però sempre molto preoccupati per il futuro di Ginori, perché non è stato risolto alcuno dei problemi che affliggono l'azienda».
Il ritrovato clima di fiducia con i sindacati è anche un successo personale del nuovo Ad Ciarlini, che si è trovato a gestire una difficile eredità di relazioni sindacali molto deteriorate e ha dato prova di maggiore duttilità rispetto al proprio predecessore.

inizio pagina


CRISI
Cassa alla Ginori, operai infuriati

Bruno (Pdci): «Solidarietà ai 70 lavoratori sospesi»

di SANDRA NISTRI su La Nazione 25/11/06


L’ENNESIMA TEGOLA per i dipendenti della Richard Ginori. Dal prossimo 4 dicembre scatteranno infatti 70 provvedimenti di cassa integrazione per tredici settimane. La comunicazione ufficiale è arrivata in azienda due giorni fa ma solo lunedì prossimo, dopo l’incontro fissato alle 15 nella sede dell’Associazione industriali di Firenze cui prenderanno parte la proprietà ed i sindacati, si saprà quali reparti saranno interessati dal provvedimento. I lavoratori intanto sono già scesi in sciopero per protestare contro il provvedimento ma le modalità delle forme di lotta da attuare saranno definite con precisione solo dopo l’incontro di lunedì: al momento la sensazione è che il tanto atteso arrivo di Bormioli al vertice Ginori non sia stato risolutivo.
«Per ora Bormioli non ha tirato fuori un soldo — sottolinea infatti Luca Paoli della Filcem Cgil di Firenze — e le promesse fatte non si sono affatto concretizzate. Il problema è che fra i due vasi di ferro dell’azienda che annuncia rilanci, ricapitalizzazioni, ipotesi di sviluppo e delle banche c’è, purtroppo, il vaso di coccio costituito dai lavoratori e dal loro posto di lavoro».

NEI GIORNI scorsi intanto il Cda dell’azienda aveva, paradossalmente, comunicato di non avere ancora concluso l’esame dei dati relativi al terzo trimestre 2006 perché l’attività del management si era «focalizzata sulla definizione del piano che prevede importanti azioni ed iniziative strategiche per il rilancio del marchio Richard Ginori e dell’attività dell’azienda».

Sugli ultimi preoccupanti sviluppi della vicenda Ginori intanto ieri è intervenuto anche il presidente della commissione speciale lavoro Eduardo Bruno (Pdci): «Esprimo la mia grande solidarietà — ha detto — ai 70 lavoratori della Richard Ginori messi in cassa integrazione dall’azienda che si aggiungono ai 109 che vivono la stessa situazione di insicurezza da diversi mesi a causa di una crisi aziendale non risolta e che ora si sta acutizzando pericolosamente. Alla base delle decisioni aziendali fra l’altro non c’è una crisi di commesse ma una crisi finanziaria della società». Bruno annuncia che presto sarà a Sesto per incontrare gli amministratori locali e i lavoratori Ginori.

inizio pagina


TRATTATIVA

Richard Ginori: i sindacati si dividono

da La Nazione 11/11/06

Serve l’unità del fronte sindacale per vincere la dura battaglia in corso per salvare la Richard Ginori. Questo il senso della dura presa di posizione di Cgil e Uil dopo l'iniziativa della Femca Cisl che ha scritto, da sola, ad azienda e istituzioni locali, per richiedere la ripresa del confronto interrotto a luglio sui destini della storica manifattura sestese di porcellane. Filcem e Uilcem esprimono «grande stupore per questa estemporanea azione ‘in solitario’ della Cisl, e, al tempo stesso, preoccupazione per i riflessi negativi che può avere su tutta l’azione sindacale, perché così facendo si indebolisce l'efficacia delle iniziative già unitariamente decise».

Secondo Cgil e Uil «le finalità dell'iniziativa unilaterale della Cisl appaiono francamente così incomprensibili, salvo l'aspetto propagandistico, da suscitare disorientamento tra i lavoratori, specialmente perché assunta dopo tutti quanti avevamo convenuto sull’opportunità di richiedere l'intervento del Ministro Bersani per favorire finalmente la ripresa di corrette e proficue relazioni industriali». Franco Calamassi

inizio pagina


Comunicato Stampa

Dichiarazione di Roberto Aiazzi e Luca Paoli, rispettivamente segretari generali di UILCEM UIL e FILCEM CGIL di Firenze, in merito alla lettera di FEMCA CISL a Richard Ginori

 

Sull’iniziativa della FEMCA/CISL, che ha richiesto alla controparte e alle Istituzioni un incontro per Richard Ginori, la FILCEM/CGIL e la UILCEM/UIL di Firenze esprimono grande stupore per questa estemporanea azione “in solitario” e, al tempo stesso, preoccupazione per i riflessi negativi che può riverberare sul Sindacato tutto, impegnato, ormai da troppo tempo, con la RSU aziendale in una difficile vertenza volta a tutelare i lavoratori e a rilanciare la storica Manifattura di Sesto Fiorentino.

Tale preoccupazione, trova purtroppo un prima conferma nella stampa quotidiana laddove si legge (vedi “La Nazione” del 9.11.2006) che l’iniziativa della CISL “rompe il fronte Sindacale”, indebolendo così l’efficacia delle iniziative già unitariamente decise.

Le finalità dell’iniziativa unilaterale della FEMCA CISL appaiono francamente così incomprensibili, salvo l’aspetto propagandistico, da suscitare disorientamento tra i lavoratori, specialmente perché è stata assunta dopo che la FEMCA ha congiuntamente convenuto con FILCEM e UILCEM sulla utilità e sull’opportunità di richiedere unitariamente, allo stato, l’intervento del Ministro Bersani  con l’intento di favorire finalmente la ripresa di corrette e proficue relazioni industriali, indispensabili per ricercare sbocchi positivi alla  attuale situazione di stallo che determina il progressivo aggravamento della crisi di Richard Ginori.

La FILCEM e la UILCEM ritengono comunque necessario, nell’interesse dei lavoratori, che l’iniziativa FEMCA possa essere rapidamente archiviata, per riprendere con determinazione il cammino unitariamente già delineato.

Auspicando che episodi analoghi non abbiano a ripetersi da parte di nessuna organizzazione sindacale.

Firenze, 10 novembre 2006

 

GINORI «Vogliamo chiarezza»

La Cisl va all’attacco e scrive a enti e azienda per chiedere un incontro

di Franco Calamassi su la Nazione 9/11/06

La Cisl prende l'iniziativa, rompe il fronte sindacale e scrive a Comune di Sesto, Provincia di Firenze e Regione Toscana, oltre che naturalmente all'azienda e all'Associazione Industriali per chiedere di fare tutti quanto uno sforzo per riaprire il confronto sulla Richard Ginori di Sesto.

Una crisi, quella della Ginori, sulla quale è calato da qualche settimana il silenzio dopo mesi e mesi di relazioni sindacali arroventate.

"Viste le ultime notizie apparse sulla stampa, vogliamo ricordare a tutte le parti interessate e per primo alla dirigenza aziendale gli impegni che le parti si erano prese con l'accordo del luglio scorso sottoscritto presso la Provincia di Firenze - scrive la Cisl nella missiva - Siamo molto preoccupati per come procedono gli eventi.

Riteniamo urgente riprendere il confronto sui temi previsti dall'accordo ed attivare i tavoli Istituzionali previsti nello stesso e non limitarsi solo a realizzare l'accordo nell'applicazione della cassintegrazione".

La Cisl fa propria poi tutta la delusione legata al recente cambio di amministratore delegato, da cui era attesa "una ripresa del confronto più fluida e concreta".

Guardando al futuro la Cisl invita tutte le parti in causa "a riprendere rapidamente il tavolo di trattativa, restando in attesa di una pronta convocazione".

inizio pagina


Ginori in stallo Preoccupazione dei sindacati

da la Nazione 7/11/06

Ginori ancora senza pace. I sindacati sono preoccupati per il protrarsi di una situazione di indetermintezza e chiedono alle istituzioni di farsi portavoci del clima di forte incertezza che si respira all’interno della storica manifattura di porcellane di Sesto. 

«In assenza di relazioni con l’azienda, è legittimo pensare alla richiesta al mondo delle istituzioni - dichiara Luca Paoli della Cgil - per capire se ritengono che vada tutto bene così come sta andando». Per i sindacati in realtà non va affatto bene: «Siamo in una situazione di stallo - spiega Paoli - l’azienda deve presentare il nuovo piano industriale e da parte nostra non ne sappiamo nulla, neppure se una anticipazione è stata illustrata alla Consob. Poi c’è l’altro aspetto della scadenza del 30 novembre fissata per la ricapitalizzazione, ma anche in questo caso le scelte importanti sono prese lontano da Sesto». 

Per i sindacati la preoccupazione è che la vicenda finanziaria possa prendere il sopravvento su quella industriale e manifatturiera: «La nostra sensazione - prosegue la Cgil - è che più passa il tempo più si rischia di mettere a rischio la sopravvivenza della Ginori». Dopo l'incontro con il nuovo amministratore delegato, prima convocato e poi saltato due settimane fa, ancora non ci sono segnali di ripresa dei rapporti fra azienda e sindacati, che assicurano: «Se il nuovo amministratore riterrà opportuno confrontarsi, noi siamo più che disponibili».

inizio pagina


LA CRISI Consob «boccia» il bilancio

Richard Ginori Dipendenti in ansia per lo stop in Borsa

da la Nazione 1/11/06

di Franco Calamassi

C’è ansia e preoccupazione fra i lavoratori della Richard Ginori il giorno dopo la sospensione da parte della Consob dei titoli della storica manifattura sestese di porcellane dalle contrattazioni alla Borsa di Milano a seguito della mancata certificazione del bilancio semestrale da parte della società di revisione. “E’ solo l’ultimo segnale di una preoccupante deriva” dichiara un operaio all’uscita dalla fabbrica. “Orami non sappiamo francamente più che cosa sperare” gli fa eco un collega. “Per quanto ci riguarda non c’è niente di nuovo sotto il sole – commenta il segretario della Filcem Cgil Luca Paoli – Noi eravamo ben coscienti che gli annunci roboanti fatti nelle scorse settimane sull'arrivo di cavalieri bianchi non avrebbero cambiato la situazione, che resta molto grave, e che soprattutto non avrebbero incantato le banche né tantomeno le società di revisione, che non ha certificato il bilancio della semestrale. Se Ginori non trova un capitano rischia di andare alla deriva”. 

La tensione in fabbrica resta molto alta e permane lo stato di agitazione, anche se per il momento non sono annunciati nuovi scioperi: “Più che lo sciopero per lo sciopero in questo momento serve senso di responsabilità, perché scioperare contro i fantasmi non serve” fanno sapere i sindacati che in questi giorni continuano a mantenere una porta aperta al dialogo con l’azienda, anche se da quasi dieci giorni attendono una nuova convocazione per il primo incontro con il nuovo amministratore dopo che è saltato quello inizialmente fissato per l’inizio della settimana scorsa. “Certo con il comportamento attuato dall’azienda anche nel frangente della sospensione da parte della Consob dei titoli in Borsa si rischia di compromettere quel poco di buono che nelle ultime settimane è stato fatto - dichiara Massimo Guerranti della Cisl - Il rischio di un nuovo drastico calo della fiducia è concreto: le persone in fabbrica hanno un sacco di dubbi e perplessità ”.

Ieri intanto i lavoratori della Ginori hanno ricevuto la solidarietà concreta di altri lavoratori, quelli del Comune di Sesto, che hanno raccolto 1470 euro da devolvere alla cassa di resistenza Ginori. “Da due anni stiamo organizzando iniziative insieme per sensibilizzare sulla crisi che sta attraversando quella che è la fabbrica di Sesto per eccellenza- ha spiegato Lorenza Tosi della Rsu del Comune - ora ci è sembrato giusto dare un appoggio anche economico. Con la busta di agosto i lavoratori del Comune hanno ricevuto infatti un modulo che autorizzava ad operare una trattenuta sul mese di ottobre e l’adesione è stata massiccia. Solo fra i giovani con contratti a tempo determinato la somma raccolta è stata di 355 euro”. I lavoratori Ginori hanno ringraziato per il graditissimo regalo.“Questa cifra così come i soldi che tanti, anche privati cittadini, stanno versando- ha spiegato infatti Giovanni Nencini rappresentante Rsu Ginori- saranno utilizzati per iniziative ma anche come fondo di solidarietà se si dovesse verificare una nuova cassa integrazione per i lavoratori”.

inizio pagina


Richard Ginori nuovo padrone e futuro a rischio

I revisori di Kpmg mettono in dubbio «la continuità aziendale». Posti a rischio

Non certificata la relazione semestrale I sindacati: non è cambiato nulla, neanche con i nuovi azionisti

di Francesco Sangermano/ Firenze sull'Unità 31/10/06

POCHE RIGHE bastano per suonare come una sentenza. «La società di revisione Kpmg non è in grado di esprimere un giudizio sulla semestrale di Richard Ginori». Motivo: «l’assenza di ragionevoli e verificabili presupposti di continuità aziendale».
Nonostante l’ingresso di Rocco Bormioli (eletto presidente dall’assemblea dei soci lo scorso 30 giugno), insomma, il futuro della storica azienda di porcellane di Sesto Fiorentino appare ancora decisamente a rischio. 

Da febbraio i 340 lavoratori dello stabilimento sono impegnati in una vertenza durissima, culminata finora con 29 mila ore complessive di sciopero e un accordo (siglato a luglio) per tre mesi di cassa integrazione ordinaria terminati proprio ieri. E a niente, almeno per ora, sembra valso l’accordo siglato tra Bormioli e Carlo Rinaldini, attualmente socio di maggioranza di Richard Ginori, per la creazione di una Newco paritetica destinata a subentrare all’attuale proprietà.

Sulla vicenda sono infatti intervenuti ieri i revisori di Kpmg, che non hanno certificato la relazione semestrale, ponendo obiezioni sul valore degli impianti di Trequanda del gruppo Pagnossin e sull’esistenza di presupposti per la stessa continuità aziendale. Secondo il gruppo di Sesto Fiorentino, però, il valore del ramo dello stabilimento di Trequanda, conferito lo scorso 18 settembre alla controllata Vaserie Trevigiane, risulta recuperabile, a differenza di quanto indicato da Kpmg. Quanto invece all’assenza di «ragionevoli e verificabili presupposti di continuità aziendale» indicata dai revisori, il gruppo toscano ha rinviato la questione alla definizione del piano di salvataggio (annunciato da tempo ma ancora non presentato) frutto dell’accordo tra Bormioli e Rinaldini. 

Il consiglio di amministrazione - si legge nella nota diffusa da Sesto Fiorentino - «ha già intrapreso «iniziative volte alla ricapitalizzazione della controllante Pagnossin (30 milioni di euro entro la fine di novembre, Ndr)», i cui effetti, secondo il consiglio stesso, «si rifletteranno positivamente anche sulla Richard Ginori 1735». Iniziative che, una volta perfezionate, consentiranno a Richard Ginori di «ripristinare rapporti normalizzati con il sistema bancario». Inoltre il consiglio, guidato dal presidente Rocco Bormioli e dall’amministratore delegato Graziano Ciarlini, ha esaminato lo scorso 13 ottobre il «piano aggiornato di ristrutturazione» del gruppo, che è ora «in corso di finitura e forma parte integrante del piano di ristrutturazione complessivo». Tale piano prevede, tra le altre cose, «adeguati aumenti di capitale di Pagnossin e di Richard Ginori, che consentiranno di provvedere ai fabbisogni per il riequilibrio della posizione finanziaria» diminuita, allo scorso 30 giugno, da 17,5 a 16,24 milioni di euro. A bloccare la definizione del piano, però sarebbe il mancato assenso delle banche creditrici, guidate da Antonveneta. Ieri, intanto, i titoli di Richard Ginori e di Pagnossin sono rimasti sospesi dalle contrattazioni di Borsa per l’intera giornata anche se, dopo il parere favorevole espresso dalla Consob, già oggi dovrebbero tornare al centro degli scambi

A fronte di questa situazione, intanto, cresce la rabbia dei sindacati che ormai da 8 mesi seguono la vertenza dello stabilimento fiorentino. «Da tempo abbiamo denunciato questa situazione - spiega Luca Paoli, segretario fiorentino della Filcem-Cgil - ma ancora non è stato fatto niente. Questa è un’azienda che, grazie ai lavoratori, ha mantenuto intatto il suo valore. Ma le decisioni della proprietà rischiano di minare seriamente il futuro di questa storica realtà manifatturiera». 

Richard Ginori a rischio di chiusura

La società di revisione Kpmg congela il suo giudizio sulla relazione semestrale del bilancio e avverte: senza investimenti il crollo è vicino. I sindacati: «Da mesi diciamo che il futuro della fabbrica è in pericolo»

DA IERI sono rientrati i lavoratori dopo 3 mesi di cassa integrazione: alcuni di loro si sono ritrovati «parcheggiati» e con mansioni meno qualificanti rispetto alle precedenti

di Francesco Sangermano / Firenze

«Questa notizia non ci dice niente di nuovo. Che il futuro dell’azienda sia a rischio lo diciamo da mesi. Speriamo soltanto che, ora che l’ha detto un organismo di revisione molto accreditato, questa situazione venga sul serio una volta per tutte». È laconico il commento del segretario fiorentino della Filcem-Cgil, Luca Paoli, alla notizia che la società di revisione Kpmg «non è in grado di esprimere un giudizio sulla semestrale di Richard Ginori» dal momento che ha rilevato «l’assenza di ragionevoli e verificabili presupposti di continuità aziendale». Una posizione che il cda di Richard Ginori dice di «non condividere», ma che i sindacati giudicano invece «logica conseguenza» di una situazione che, se possibile, peggiora giorno dopo giorno. «Oggi (ieri, Ndr) sono rientrati in azienda i lavoratori che erano in cassa integrazione - spiega Paoli - e quello che hanno trovato è che alcuni di loro eranto stati arbitrariamente spostati a svolgere mansioni dequalificate rispetto a quelle che avevano precedentemente. Un provvedimento che ha il chiaro intento di “parcheggiarli” in attesa di coinvolgerli a breve in un nuovo procedimento di cassa integrazione che pure non è stato ancora concordato. È un’interpretazione disinvolta della cassa non come ammortizzatore per ritrovare il lavoro ma come anticamera per perderlo».

Il problema, per i sindacati che da febbraio stanno portando avanti una durissima vertenza che ha già vissuto un totale di 29mila ore di sciopero, è essenzialmente di natura finanziaria. Dall’ingresso di Rocco Bormioli (presidente dallo scorso 30 giugno) «ancora non è stato tirato fuori un centesimo, il “buco” da 30 milioni di euro continua ad esserci e si fanno strani giochi di scatole cinesi sul versante finanziario più che avere la volontà di rilanciare l’azienda». In tutto questo, dalla nomina del nuovo amministratore delegato, le parti non si sono più incontrate «e non sappiamo cosa potrà accadere alla Ginori nelle prossime settimane». L’unica certezza è che il 30 novembre scadono i termini per la ricapitalizzazione. Un appuntamento imprescindibile perché quel futuro, oggi così nebuloso, possa per lo meno iniziare a schiarirsi.

inizio pagina


RICHARD GINORI: FILCEM, NUOVO AD NON HA CAMBIATO NULLA 

0/10/2006 - 15.04.46

La venuta del nuovo amministratore delegato, Graziano Ciarlini, non ha cambiato nulla sul piano finanziario e delle prospettive dell' azienda: crediamo sia giusta la posizione della società di revisione". Così Luca Paoli, segretario della Filcem Cgil di Firenze, alla notizia che la società di revisone Kpmg non è in grado di esprimere un giudizio sulla semestrale di Richard Ginori, la storica manifattura di porcellane di Sesto Fiorentino. Il sindacalista della Filcem ricorda che "permane lo stato di agitazione dei lavoratori della Richard Ginori, in attesa di capire quali saranno le prossime scelte dell' azienda".(ANSA).

RICHARD GINORI: KPMG NON CERTIFICA RELAZIONE SEMESTRALE AL 30/6  

30/10/2006 - 14.45.01

La società di revisione Kpmg non ha certificato la relazione semestrale al 30 giugno scorso della

Richard Ginori in quanto mancano ''ragionevoli e verificabili presupposti per garantire la continuità aziendale". Il cda di Richard Ginori invece ''non condivide'' la posizione della società di revisione e sottolinea che ''i provvedimenti di gestione adottati e adottandi unitamente alle imminenti operazioni societarie di carattere straordinario, fanno ritenere che saranno raggiunti gli obiettivi in termini di efficienza generale e di equilibrio economico, patrimoniale e finanziario che

consentiranno il pagamento dei debiti pregressi ed in scadenza e costituiranno il presupposto per l'eliminazione dell'incertezza sollevata dalla società di revisione sulla continuità aziendale".

inizio pagina


VERTENZA Salta l’incontro con la ditta

Ginori, gli operai tutti reintegrati
Dubbi dei sindacati

da la Nazione 24/10/06

È saltato il primo incontro fra il nuovo amministratore delegato della Richard Ginori di Sesto e i sindacati che era stato convocato per ieri mattina. A mettersi in contatto con le organizzazioni sindacali per annunciare la disdetta è stata l’Associazione industriali di Firenze, parlando di sopraggiunti impegni del nuovo amministratore delegato della ditta, Ciarlini. 

L’incontro che era stato organizzato per ieri era particolarmente importante intanto perché il primo del ‘nuovo corso’ dopo l’ingresso di Bormioli e poi perché c’era da valutare il futuro dei lavoratori in cassintegrazione. Il periodo di cassa integrazione avviato a luglio per 120 persone a rotazione scade questa settimana. 

L’azienda ha fatto sapere ai sindacati attraverso l’Associazione industriali di Firenze che da lunedì tutti i lavoratori rientreranno al lavoro in azienda. Si tratta di una buona notizia ma ora il timore delle stesse organizzazioni sindacali è che l’azienda con questa mossa intenda incassare il via libera dell’Inps (che ancora non c’è) al pagamento dei contributi della cassintegrazione e poi riprendere un nuovo periodo di cassintegrazione dopo una sospensione di un paio di settimane. 

«In questa situazione ci tocca fare gli avvocati del diavolo, ma purtroppo i segnali sono univoci — dichiara Luca Paoli della Cgil — Il fatto che l’incontro di ieri sia saltato all’ultimo momento ci induce a riflettere. Infatti, per interposta persona, ci è stato comunicato che a partire da lunedì tutti rientreranno a lavorare. Questo fa pensare che l’azienda voglia in qualche modo rassicurare l’Inps per ottenere i soldi della cassintegrazione e far pensare ad una ripresa produttiva stabile e magari fra 15 giorni avviare un nuovo periodo di cassintegrazione, fino a marzo del prossimo anno, e per un numero maggiore di persone. Speriamo sinceramente di sbagliarci». Nelle scorse settimane, in considerazione della situazione abbastanza incerta e turbolenta che da mesi agita la Richard Ginori l’Inps aveva deciso di rinviare l’approvazione della cassintegrazione, anche a seguito di un esposto per irregolarità presentato dai sindacati. «Dal cambio al vertice e dall’assunzione di responsabilità da parte dei nuovi soci — chiosa Paoli — ci aspettavamo un’inversione di tendenza rispetto alla gestione delle relazioni sindacali che ha contraddistinto gli ultimi mesi, ma ancora dobbiamo registrare fatti concreti».

inizio pagina


L´appello del sindaco ai rinnovati vertici perché la manifattura esca dalla crisi: "Tutti ai remi"
Sesto alla nuova Ginori "Ora un piano industriale"

ILARIA CIUTI su la Repubblica 17/10/06

«E ora tutti ai remi». E´ l´appello lanciato dal sindaco di Sesto, Gianni Gianassi, dopo il cambio ai vertici della Richard Ginori, la storica manifattura di porcellane di Sesto che sembrava ormai sull´orlo del tracollo. Adesso lo scenario cambia con l´entrata in società campo di Bormioli e con la nomina di un suo uomo, Graziano Ciarlini, come amministratore delegato al posto di Domenico Dal Bò, l´autore dell´ultimo piani industriale duramente contestato dai sindacati. «Finalmente - dice il sindaco - qualcuno nell´industria italiana si è accorto delle enormi potenzialità della Ginori». A questo punto il sindaco rinnova tutta la solidarietà ai lavoratori del manifattura, dichiara di confidare in una nuova fase e raccomanda a tutti di fare la propria parte. All´azienda perché rilanci davvero il marchio, a Confindustria perché stringa alle loro responsabilità i propri associati, ai sindacati perché continuino a reclamare chiarezza ma cerchino anche il risultato. Quanto al Comune di Sesto, Gianassi si impegna a non dare nessuna concessione all´utilizzo del vecchio stabilimento se non ne verrà costruito uno nuovo e se la manifattura non sarà rilanciata.

«Sarà necessario chinarsi tutti sui remi della barca per superare una tempesta della cui fine non vediamo ancora segnali», dice il sindaco. Non basta il ricambio ai vertici per fare sparire le nuvole, secondo Gianassi. Tutti devono lavorare per salvare la Ginori. L´azienda: «Deve smettere con i giochi finanziari e presentarsi finalmente in prima persona ai tavoli della trattativa con un nuovo piano industriale che dia il messaggio di affidabilità mancato fino ad oggi. La proprietà immobiliare, ovvero la Ginori Real Estate proprietaria delle mura dello stabilimento, «che vede la presenza di importanti imprenditori toscani» e che finora ha sottoscritto importanti contratti «nell´indifferenza verso le norme urbanistiche sestesi». Confindustria locale: «Pretenda che i suoi associati agiscano con una trasparenza finora ignorata in modo da sviluppare le iniziative societarie che non frenino ma rilancino il marchio». I sindacati: «Trattino continuando a denunciare ambiguità e furbizie ma tenendo anche conto del migliore risultato ottenibile». Lui stesso: «Il Comune di Sesto è più che disponibile a discutere del nuovo stabilimento Ginori e dei destini dell´attuale proprietà, ma solo se ciò sarà indissolubilmente legato al rilancio della manifattura».

inizio pagina


RICHIARD GINORI Vogliono sapere più particolari sul futuro dei dipendenti e sugli investimenti promessi

I sindacati chiedono un incontro a Ciarlini

da la Nazione 17/10/06

Un incontro con il nuovo amministratore delegato per discutere del nuovo piano industriale. Una richiesta formale in questo senso è stata inviata dai rappresentanti sindacali della Richard Ginori di Sesto Fiorentino alla proprietà dell’azienda, anche a seguito dell’intervista dell’nuovo Ad al nostro giornale, a poche ore dalla sua nomina.
“Abbiamo chiesto di poterci incontrare quanto prima – fanno sapere i sindacati – perché crediamo che il tavolo fra azienda e sindacati sia il luogo giusto per un confronto sui temi dello sviluppo e rilancio industriale”.

Richard Ginori vive una prolungata situazione di incertezza, ed è al centro di una dura vertenza sindacale e di una complessa battaglia finanziaria. Il confronto fra azienda e sindacati si era interrotto circa tre settimane fa quando i rappresentanti dei lavoratori avevano preso atto che con il precedente amministratore, Dal Bò, non vi fossero le condizioni di proseguire il dialogo, perché non erano chiari gli assetti azionari di Richard Ginori. La nomina di Ciarlini, espressione di quello che si avvia a diventare il nuovo socio di maggioranza di Ginori, Rocco Bormioli, da questo punto di vista sembra fare chiarezza e dare maggiori garanzie. I sindacati si preparano al confronto con il quinto amministratore negli ultimi 24 mesi, e intanto chiedono garanzie sul fronte delle risorse finanziarie e degli investimenti: “Ci chiediamo dove saranno reperite tutte le risorse necessarie a dare sostanza agli impegni annunciati, come la costruzione del nuovo stabilimento, per il quale l’azienda dichiara di voler investire 40 milioni di euro”. Ma ci sono anche questioni di gestione dello stabilimento, come l’esternalizzazione del servizio di spedizioni o il potenziamento del settore commercial, su cui il confronto si annuncia tutto in salita. Franco Calamassi

inizio pagina


LAVORO: RICHARD GINORI; RSU, NO TAGLI PUNTANDO SUL LUSSO   

"Non tagli puntando sul lusso": Così, in una nota, la rsu della Richard Ginori si rivolge al nuovo amministratore delegato dell' azienda, Graziano Ciarlini. "Se si pensa di riproporre il vecchio piano industriale addolcendolo con la pillola di minori esuberi, non ci siamo", prosegue la nota della rsu, nella quale, inoltre, viene criticato il fatto che Ciarlini "come chi lo ha preceduto, ha sentito il bisogno di illustrare le principali linee del piano industriale prima ai giornali che ai diretti interessati: i lavoratori". Infine, i rappresentanti dei lavoratori chiedono di incontrare "al più presto" il nuovo amministratore delegato perché "illustri, nei dettagli, il cambio di rotta: sviluppo e non tagli puntando sul lusso, così come dichiarato alla stampa".(ANSA).

inizio pagina


«Ginori cambia rotta Sviluppo e non tagli puntando sul lusso»

La strategia del neo amministratore delegato

 di PINO MIGLINO su la Nazione 14/10/06

— SESTO FIORENTINO —
CAMBIA GUIDA la Richard Ginori, la storica manifattura di porcellane da anni afflitta da una crisi, la cui ultima cura prescritta era davvero da cavallo: 109 licenziamenti e 60 cassa integrazioni su 348 persone in organico. Cambia guida con il nuovo amministratore delegato Graziano Ciarlini che prende il posto di Domenico Dal Bò. E cambia direzione: non più tagli ma sviluppo, con produzioni di lusso che possono contare su un nome blasonato. Lo ha deciso il consiglio di amministrazione di ieri. Come spiega appunto Ciarlini, 47 anni, di Parma, laurea in economia e commercio che viene dalla Cerve, azienda di Parma di prodotti casalinghi.

Che cosa vuol dire un nuovo amministratore delegato alla Ginori?
«Sono espressione della nuova società (Bormioli al 51% e Rinaldini al 49, ndr) e del progetto di rilancio del marchio Ginori, attraverso la valorizzazione degli importantissimi asset interni, in questi anni penalizzati».
Un cambio di rotta.
«Certo, vogliamo inserirci nella moda del ritorno dei marchi storici, come Mini, Lavazza, Seleco, Brion Vega...».
Un recupero della parte artigianale sulla parte industriale...
«Della parte artistica e storica. Non una operazione nostalgia ma una riproposizione appetibile per il consumatore. E questo credo che sia la vera difficoltà: un prodotto antico e nobile ma per i tempi moderni».
Quindi la ristrutturazione, i tagli all’occupazione vanno rivisti?
«Noi tendiamo allo sviluppo dell’azienda e non ai tagli dei costi come finora si è fatto non vedendo prospettive di crescita. Le professionalità per le produzioni artistiche vanno quindi salvaguardate».
Insomma meno tagli?
«Puntiamo a questo. Se tagli ci saranno andranno rimodulati in funzione dello sviluppo attraverso un confronto con le parti sociali, sindacati ed enti locali, che porti a un patto con l’azienda, che si impegnerà alla massima occupazione possibile in cambio della elasticità nella gestione del personale che attualmente è esuberante».
Si costruirà il nuovo stabilimento?
«Sì, entro il 2010 e resterà a Sesto. Il che ci consentirà anche la valorizzazione dell’asset immobiliare. E cioè di vendere l’area attuale che è ormai nella città. Una convenienza anche per Sesto, per la comunità».
La Ginori ha un debito importante.
«Nell’immediato cercheremo di pacificare le banche, di ottenere dilazioni delle scadenze. In seguito ci sarà un aumento di capitale».
Altro punto debole è la commercializzazione.
«Direi la logistica e le difficoltà nella programmazione della produzione: ritardi nelle consegne ma anche sfasature, errori nelle consegne stesse. Se si vende un servito di caffè, non si possono mandare prima le tazzine e poi i piattini...».

inizio pagina


Ciarlini nuovo ad della Ginori
I sindacati: «Adesso trattiamo»

da l'Unità 13/10/06

La speranza è che l’avvicendamento possa aprire qualche spiraglio in una trattativa che, finora, è apparsa umn muro contro muuro insolubile. Graziano Ciarlini è da ieri il nuovo amministratore delegato di Richard Ginori 1735, la storica manifattura di porcellane di Sesto Fiorentino. Ciarlini succede a Domenico Dal Bò, l’uomo con cui si sono consumati, nei mesi scorsi, i contrasti più duri con sindacati e lavoratori. Una decisione «presa all’unanimità dal cda della società» che, riunitosi l’altro ieri, ha anche deliberato di delegare al presidente Rocco Bormioli tutti i poteri di ordinaria amministrazione e a Walter Mauri quelli del marketing strategico. Non solo. Il cda di Richrad Ginori tornerà infatti a riunirsi nuovamente domani, a Parma, «per esaminare e approvare il piano di rilancio del marchio e dell’attività commerciale dell’azienda», che prevede, tra l’altro, anche un aumento di capitale per riequilibrare una posizione finanziaria che allo stato attuale registra un passivo di circa 30 milioni.

«Speriamo che Ciarlini sia disponibile alla trattativa e apra un tavolo di confronto coi sindacati» è il commento di Luca Paoli, segretario provinciale della Filcem Cgil di Firenze. Il giudizio dell’avvicendamento, almeno per adesso, «è positivo» ma, precisa Paoli, «intendiamo verificare se da parte della proprietà c’è disponibilità a concordare un piano industriale coi rappresentanti sindacali, a ritirare i 109 licenziamenti e a recuperare i 60 lavoratori in cassa integrazione» senza dimenticare che «è ancora da capire se finanziariamente Bormioli è o meno il nuovo proprietario dell’azienda».

inizio pagina


Ciarlini subentra a dal Bò
Nuovo ad alla Ginori è il sesto

da la Repubblica 13/10/06

NUOVO amministratore delegato alla Richard Ginori. E´ il sesto in due anni. Graziano Ciarlini prende il posto di Domenico dal Bò in seguito alla decisione presa dal consiglio di amministrazione mercoledì. Il consiglio si riunirà ancora oggi per esaminare e approvare il piano di rilancio del marchio. Piano su cui Dal Bò si era duramente e ininterrottamente scontrato con i sindacati e i lavoratori che dicono di sperare adesso in una svolta. «Siamo pronti a trattare - dice Luca Paoli, Filcem Cgil - Purchè l´azienda ritiri la minaccia di 109 licenziamenti e sia disponibile a concordare con noi e le istituzioni un piano industriale non unilaterale». Ciarlini è considerato uomo di Roco Bormioli che è entrato recentemente nell´azienda finora di proprietà di Carlo Rinaldini e da due anni in forte crisi. A Bormioli il cda ha dato tutti i poteri di ordinaria amministrazione e a Walter Mauri quelli del marketing strategico.

inizio pagina