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Altri articoli 2005

Le immagini nella pagina sono della Conferenza Stampa del 4 Maggio 2006
 

METROPOLI CHIANTI, 13 OTTOBRE 2006

CARAPELLI: Indetto lo stato di agitazione

SAMBUCA (TAVARNELLE) - I sindacati (Flai Cgil, Fai Cisl, Rsu) hanno indetto lo stato di gitazione per l’azienda olearia Carapelli: la tensione e la pressione di cui avevamo parlato nelòle scorse settimane su Metropoli sfocia in una presa di posizione formale e concreta. «La nuova proprietà spagnola Sos Cuètara - dicono i sindacati - che ha acquistato l’azienda all’inizio dell’anno e il nuovo management della Minerva Oil (altra controllata della Sos Cuètara) che dirige la Carapelli non sono per niente "nuovi" per quanto riguarda relazioni sindacali, operosità manageriale e volontà di sviluppo. Pesano sul futuro di questo impianto numerose incognite che l’azienda, almeno fino ad oggi, non è stata disposta a chiarire fino in fondo. Ed intanto il numero degli operai in produzione è diminuito a causa degli allontanamenti degli interinali ed alle mancate sostituzione di personale dimissionario. In assenza di chiare prospettive per gli operai rimane la realtà dei fatti: aumento dei carichi di lavoro». «Vogliamo - concludono - che attraverso relazioni sindacali rinnovate e approfondite si fissino le basi di un clima migliore in azienda, sia nella parte produttiva sia nella parte amministrativa. Per questo abbiamo chiesto un incontro urgente alla direzione aziendale: abbiamo avviato un periodo di agitazione sindacale in azienda. Le nostre iniziative non si faranno aspettare se non avremo risposte convincenti».

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LAVORO: TOSCANA, PRC, MAGGIORE CHIAREZZA SU FUTURO CARAPELLI PRESENTATA MOZIONE PER MANTENIMENTO SITO PRODUTTIVO IN REGIONE 

Maggiore chiarezza sul futuro della Carapelli e un impegno a favorire il mantenimento del sito produttivo in Toscana. Lo chiede, in una nota, il capogruppo Prc in Consiglio regionale Monica Sgherri, insieme al consigliere Carlo Bartoloni che hanno presentato una mozione sul futuro dell' azienda olearia toscana. "All' indomani dell' acquisto di Carapelli - spiegano gli esponenti prc - da parte della multinazionale spagnola Sos Cuetara e la prossima fusione con una sua controllata, si è creata una situazione di totale mutismo da parte dei nuovi proprietari in merito al futuro dei siti produttivi toscani e in particolare Tavarnelle. Questa situazione crea ulteriore apprensione in lavoratori negli ultimi anni già ridotti di numero e con condizioni di lavoro in sensibile peggioramento". Nella mozione Sgherri e Bartoloni chiedono che la Regione "si impegni per favorire il mantenimento dei siti produttivi, per ripristinare le normali relazioni sindacali cos' che venga chiarificato il futuro dell'azienda, attraverso la predisposizione di un chiaro piano industriale". (ANSA).

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CGIL – CAMERA DEL LAVORO METROPOLITANA DI FIRENZE

UFFICIO COMUNICAZIONE

CENTRO SERVIZI BORGO DEI GRECI

 

Comunicato stampa

In Carapelli la pressione cresce e la tensione pure.

Indetto lo stato di agitazione

La nuova proprietà spagnola Sos Cuètara che ha acquistato l’azienda all’inizio dell’anno e il nuovo management della Minerva Oil ( altra controllata della Sos Cuètara) che dirige la Carapelli non sono per niente "nuovi" per quanto riguarda relazioni sindacali, operosità manageriale e volontà di sviluppo.

Pesano sul futuro di questo impianto numerose incognite che l’azienda, almeno fino ad oggi, non è stata disposta a chiarire fino in fondo. Ed intanto il numero degli operai in produzione è diminuito a causa degli allontanamenti degli interinali ed alle mancate sostituzione di personale dimissionario. In assenza di chiare prospettive per gli operai rimane la realtà dei fatti: aumento dei carichi di lavoro.

Come più volte abbiamo detto, manca un piano chiaro che faccia capire a tutti, enti locali compresi, quale sarà il futuro della Carapelli Firenze S.p.A., ed in particolare del sito di Tavarnelle, una volta effettuata la fusione societaria con Minerva Oli prevista per l’inizio del prossimo anno.

La solidità economica e finanziaria sul piano internazionale del gruppo Sos Cuètara, la sua crescita dimensionale, non ci bastano come risposta alle nostre ripetute domande di garanzie per la conservazione del ruolo di primaria importanza che la Carapelli ha mantenuto negli anni.

Vogliamo che attraverso relazioni sindacali rinnovate e approfondite si fissino le basi di un clima migliore in azienda, sia nella parte produttiva sia nella parte amministrativa. Per questo abbiamo chiesto un incontro urgente alla direzione aziendale per mettere luce sui punti ancora oscuri della vicenda.

Abbiamo avviato un periodo di agitazione sindacale in azienda. Le nostre iniziative non si faranno aspettare se non avremo risposte convincenti dall’azienda.

FLAI CGIL - FAI CISL - RSU CARAPELLI FIRENZE

Tavarnelle Val di Pesa, 11/10/2006

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METROPOLI CHIANTI 6 OTTOBRE

«Stiamo lavorando "al buio"»

Carapelli: altro incontro con Minerva Oli senza le novità attese. La Rsu è preoccupata

MATTEO PUCCI

SAMBUCA (TAVARNELLE) - L’incontro di giovedì 28 settembre fra rappresentanti sindacali e lavoratori della Rsu (Rappresentanza Sindacale Unitaria) di Carapelli da un lato, dirigenti della Minerva Oli (la società che ha acquisito Carapelli per conto della spagnola Sos Cuetara) dall’altro, non ha dato gli esiti sperati. Anzi, tutt’altro.

Se da un lato la Flai Cgil, il comparto del sindacato che segue l’agricoltura, lo giudica «interlocutorio», fra i lavoratori continua a salire il malessere scaturito da una mancanza di punti fermi nel loro futuro.

«E’ stato un incontro interlocutorio - sono le parole di Damiano Marrano, rappresentante provinciale della Flai - di positivo ci hanno detto che si continua a lavorare sugli indici storici dell’azienda in merito a produzione, produttività e redditività».

«Il problema maggiore - prosegue - sarà di capire quali saranno gli intrecci fra Voghera e Tavarnelle, quando avverrà l’annunciata fusione fra Minerva Oli (con sede appunto a Voghera, n.d.r.) e Carapelli: loro vogliono fare un’unica azienda italiana: bisogno vedere come si arriverà a questo. Il Piano Industriale? A loro dire lo stanno costruendo. Il nostro obiettivo? Seguire passo passo la questione, confrontandoci fra di noi e coi lavoratori».

Lavoratori che giudicano l’incontro con Minerva Oli in modo meno "diplomatico" del sindacato: «Siamo rimasti alla situazione che ci portò agli scioperi di aprile - dicono dalla Rsu di Carapelli - non è stato fatto nessun passo. Qui stanno andando via delle persone con contratti a tempo determinato e non vengono rimpiazzate, la preoccupazione fra i lavoratori sta salendo».

«Sono state fatte quattro riunioni - proseguono - e tutte hanno dato esiti uguali: non si capisce quale debba essere il futuro dell’azienda da un punto di vista produttivo. Gennaio sarà il mese della fusione con Minerva Oli, lì siamo sicuri che arriveranno delle novità. Ma probabilmente non saranno positive».

«In azienda - concludono - è cambiato anche il modo di lavorare, l’impostazione: farlo nell’ottica di un Piano Industriale preciso e secondo linee chiare sarebbe stato un conto, così "al buio" crea solo preoccupazione».

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METROPOLI CHIANTI, 29 SETTEMBRE 2006

Carapelli: è arrivata l’ora della verità?

Incontro sindacati-azienda: si vuole chiarezza

sul futuro. Intanto, sono partiti altri tre dirigenti

MATTEO PUCCI

SAMBUCA (TAVARNELLE) - Un incontro fra azienda, lavoratori e sindacati, che nelle migliori ipotesi chiarirà una volta per tutte le intenzioni di Minerva Oli in merito alla gestione di Carapelli. Nelle peggiori, sarà servito solo a confermare una volta di più la reticenza dell’acquirente spagnola della storica azienda sambuchina nel fornire piani di sviluppo e prospettive future.

I rappresentanti di Minerva Oli sono arrivati a Tavarnelle ieri (giovedì 28 settembre), quando Metropoli era già in stampa, per incontrare un gruppo di persone ansiose di capire e di sapere.

Durante l’estate infatti, si è assistito ad un ulteriore stillicidio dei quadri dirigenziali: dopo i quattro dirigenti allontanati dalla nuova proprietà al momento del suo insediamento, altri tre se ne sono andati spontaneamente (l’ultimo il 2 ottobre scorso).

Dei nove in organico al momento dell’arrivo di Minerva Oli ("braccio italiano" della spagnola Sos Cuetara dei fratelli Salazar, multinazionale dell’olio d’oliva che ha rilevato Carapelli fra la fine del 2005 e l’inizio del 2006) ne sono rimasti alla fine solo due.

Una circostanza che non fa stare per niente tranquilli i lavoratori, che vedono in questa "fuga" nubi nere sul futuro dell’azienda. Ovvero, se i dirigenti, coloro più "vicini" ai poteri decisionali, lasciano la barca, allora vuol dire che questa barca ha qualche "falla".

E, stando a "rumori" provenienti dallo stabilimento di via Benvenuto Cellini, delle "falle" ci sarebbero davvero: pare infatti che in questi mesi Carapelli abbia perso diverse quote di mercato ed alcuni rapporti di fornitura a marchio terzi.

Pare anche che si stia diminuendo il numero di persone sulle linee di imbottigliamento, non badando molto né alla qualità del servizio fornito al cliente, né alla modalità di lavoro dei dipendenti.

Alla vigilia dell’incontro l’attesa e la preoccupazione si potevano ben capire dalle parole di Damiano Marrano, responsabile provinciale Flai-Cgil: «La situazione di Carapelli? La vorremmo tanto sapere anche noi, la chiederemo nell’incontro che avremmo con la proprietà. Il sindacato è stato molto conciliante con le loro esigenze, prima delle ferie abbiamo fatto anche l’accordo per un periodo di fermo produttivo».

«Adesso però - aveva concluso Marrano - vogliamo capire il piano industriale, vogliamo qualcosa di almeno accettabile sul piano sindacale. A noi interessa il futuro di questa azienda».

I risultati di quest’incontro saranno quindi fondamentali per capire i prossimi mesi di Carapelli: o uno slancio verso un futuro chiaro per tutti, oppure un periodo di dura lotta sindacale.

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METROPOLI CHIANTI

VENERDI' 9 GIUGNO 2006

 

MATTEO PUCCI

«Sì, volevo la Carapelli»

Parla Angelo Colussi, presidente di uno dei gruppi leader nell’agro-industria

«Se sarei stato pronto a rilevare Carapelli? Certo, e l’avevo detto con molta chiarezza a quelli del Montepaschi. Del resto, mica sono venuto a Siena solo per Sapori, che pure è un bel marchio, e tanto meno per sponsorizzare la squadra di basket. La mia strategia è quella di mettere insieme brand e attività nel campo dei prodotti alimentari del made in Italy. In questa ottica, Carapelli poteva essere una buona opportunità di crescita. Ma, lo dico da imprenditore italiano, era l’occasione per contribuire alla costruzione di un polo nazionale sempre più importante, evitando che un altro pezzo della nostra tradizione migliore finisse in mani straniere».

Parole "e musica" di Angelo Colussi, titolare del gruppo alimentare che controlla marchi del calibro di Sapori, Liebig, Misura, Agnesi, Riso Flora, Festaiola. E che, stando a queste dichiarazioni rilasciate a Cesare Peruzzi e pubblicate in un’intervista uscita su "Il Sole 24 Ore - centronord" mercoledì 31 maggio, voleva aggiungere a questa "collana" anche la Carapelli. Che, detto per inciso, si trova in una zona industriale già nota al gruppo Colussi, visto che in via Benvenuto Cellini opera la FoodCo, azienda facente parte di questo colosso dell’agro industria da 1.400 dipendenti.

Giudicando il passaggio di Carapelli dalla proprietà di alcuni fondi di investimento italiani (fra cui Msp Venture) al gruppo spagnolo Sos Cuétara (per oltre 127 milioni di euro), Colussi nell’intervista al "Sole" ci va giù abbastanza duro. «Mi è sembrato uno sbaglio e, personalmente, mi sono sentito messo da parte. Che cosa non ha funzionato? Non sono in grado di dirlo. Ho provato ad inserirmi nella trattativa, ma evidentemente i fondi di investimento hanno ritenuto più conveniente vendere agli spagnoli. Posso affermare, però, che è stato un impoverimento del Paese».

Parole pesanti, espresse da uno dei principali imprenditori italiani nel settore dell’agro-industria in merito ad una vicenda che, fin dalla sua genesi, aveva creato preoccupazioni fra istituzione e sindacati, che avevano "salutato" l’arrivo della nuova proprietà spagnola manifestando dispiacere sul fatto che non si fosse riuscito a trovare una soluzione italiana.

Contattato da Metropoli, Colussi conferma di essere dell’avviso che la vendita di Carapelli ad un compratore spagnolo abbia rappresentato un impoverimento per un settore, quello agroalimentare «che - sottolinea lo stesso Colussi - insieme al turismo rappresenta il terreno di competizione per eccellenza per quanto riguarda le aziende italiane. Il problema è di fare una politica legata all’agroindustria, trovando dei meccanismi che favoriscano le aggregazioni».

In questo senso l’imprenditore traccia la linea di sviluppo nell’intervista al "Sole" «L’unica strada è quella di favorire le aggregazioni, in modo da far crescere le aziende sotto il profilo dimensionale: così facendo potrebbero nascere poli industriali e commerciali più forti e competitivi, dunque meno esposti alla concorrenza. In altre parole, serve una massa critica più importante per resistere agli attacchi stranieri».

«L’olio - dice ancora Colussi a Metropoli - è un settore sinergico rispetto al nostro businnes. Certo, anche gli spagnoli erano molto interessati, come non penso che fossimo l’unico gruppo italiano interessato a Carapelli». Si parla, ma le cifre in questi casi sono da prendere davvero con le pinze, di un’offerta da parte di Sos Cuétara superiore di almeno 10 milioni di euro rispetto a quella del gruppo italiano. Una differenza che non sarà certo passata "inosservata" di fronte ad una proprietà, quella precedente, composta da fondi di investimento.

«Come andrà a finire la Carapelli? Non sa a me dirlo», dice Colussi rispondendo a un interrogativo che si fa, giorno dopo giorno sempre più pressante. «Se l’obiettivo è potenziare le vendite all’estero - conclude - tutto ciò che viene prodotto per l’estero può andare all’estero». E lasciare a Sambuca le briciole.

LE ISTITUZIONI

Il sindaco Fusi: «Siamo rimasti fuori dalla partita»

TAVARNELLE - «Lo sapevamo che c’erano varie offerte, anche italiane. E’ che, molto probabilmente, la Sos Cuétara ha messo sul piatto un po’ di milioni di euro in più».

E’ questo il primo commento del sindaco di Tavarnelle Stefano Fusi a fronte dell’intervista rilasciata da Angelo Colussi sulle colonne de "Il Sole 24 ore - centronord". Su un tema, quello della perdità "d’italianità" da parte della Carapelli, sul quale Fusi si è dimostrato sensibile fin da subito. «Le istituzioni - prosegue Fusi - sono rimaste fuori dalla questione, non si è potuto giocare nessuna partita durante le trattative».

«Certo però - ammette Fusi - che finché non si vede come evolve la situazione non possiamo dire granché. Anzi, possiamo solo commentare con favore le dichiarazioni uscite in queste settimane, come quelle sulle prospettive di raddoppiare il fatturato o l’ingresso in Borsa». Sos Cuétara infatti, nei giorni scorsi ha previsto la quotazione delle filiali italiane Carapelli e Minerva Oli nell’ultima parte del 2007. Lo ha annunciato il presidente di Sos, Jesus Salazar: «L’integrazione giuridica delle due compagnie avverrà entro sei o sette mesi e la quotazione in Borsa è prevista per l’ultima parte del 2007». Inoltre, il presidente di Sos ha detto che il modello pensato per la quotazione a Piazza Affari è quello dell’Ops, che permetterà di aumentare il capitale e fare spazio all’ingresso di soci italiani.

«Questo è quanto possiamo vedere - conclude Fusi - E’ certo che poi li metteremo alla prova sulle tematiche che ci stanno a cuore: mantenimento sul territorio, capacità produttiva, tutela del marchio. A breve cercheremo di impostare un incontro a livello provinciale fra istituzioni e sindacati, mentre riguardo l’azienda rimaniamo in attesa che ci porti un piano strategico nel quale si dica come vogliono raggiungere gli obiettivi che hanno annunciato». Matteo Pucci

IL SINDACATO

Marrano (Cgil: «Non si può parlare con il senno di poi»

Una serie di incontri fra sindacati e associazione degli industriali per mettere in fila le problematiche riguardanti la situazione della Carapelli, sia in merito all’attualità (che è quella di un mercato dell’olio non eccessivamente "spumeggiante"), sia riguardo al futuro, alla ripresa della produzione, alla tutela occupazionale.

Sono questi i temi in testa a Damiano Marrano, segretario generale della Flai Cgil di Firenze. Che, interpellato in merito alle dichiarazioni di Angelo Colussi, parla senza esitazioni di un «senno di poi» che è il segnale del «problema vero, ovvero la mancanza di attenzione da parte dell’imprenditoria italiana sulle aggregazioni di filiera e sul made in Italy. Siamo alle intenzioni (in questo caso "postume", n.d.r.), mancano le azioni».

«Dopo si può sempre parlare - prosegue Marrano - ma i fatti dimostrano uno scarso dinamismo. Se si fossero manifestate realmente le intenzioni quando le situazioni erano fluide, il maggior azionista avrebbe di sicuro ascoltato con attenzione. Era da tanto tempo che la proprietà precedente diceva che voleva realizzare degli utili». Matteo Pucci

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L’annuncio della possibile quotazione dell’azienda di Tavarnelle non convince nessuno

Carapelli, la Borsa non piace

I sindacati: calo di produzione e perdita di pezzi di mercato

di Andrea Settefonti su la Nazione 27/5/06

TAVARNELLE VAL DI PESA (Firenze) — Timore ma anche rabbia. E' il clima che si respira all'interno di Carapelli da quando l'azienda olearia è stata acquisita dalla spagnola Sos Cuetara. Un clima che non è migliorato neppure dopo il recente annuncio dell'avvio delle operazioni per arrivare a quotare in Borsa Carapelli e Olio Sasso, l'altra controllata italiana attraverso Minerva Oli della multinazionale iberica. L'obiettivo dichiarato dal gruppo e dall'amministratore delegato Fabio Maccari è «contribuire alla creazione di un gruppo ancora più forte». 

Ma sono parole che non rassicurano i dipendenti alle prese con segnali negativi. Nelle scorse settimane si è arrivati a un'ora di sciopero per manifestare contro il rinnovo dei contratti interinali e l'allontanamento del gruppo di management, primo tra tutti il direttore generale Stefano Leonangeli, oggi alla Martini e Rossi. 

Adesso si sommano altri fattori di preoccupazione all'interno dell'azienda che conta 150 dipendenti. Primo tra tutti il calo della produzione di quasi il 30 per cento e la richiesta, come spiegano i sindacati, di una settimana di ferie anticipate per bloccare la produzione. «E' in corso – spiega Marco Mantelli segretario della Cgil del Chianti – una trattativa. Vediamo come va avanti. Di certo se questo è in generale un periodo di calma nelle vendite legato anche all'innalzamento dei prezzi dell'olio sugli scaffali, Carapelli segna la perdita di quote di mercato». 

Ma quello che preoccupa è soprattutto la mancanza di chiarezza, di definizione di strategia. Da tempo viene chiesta la presentazione del piano industriale ma questo non arriva. E, dicono i dipendenti, la parola sviluppo appare soltanto nei proclami ai giornali. «Finora – continua Mantelli – non siamo mai entrati nel vivo della trattativa. Quello che chiediamo è un piano industriale che parli di legami col territorio, di tenuta dell'occupazione e di qualità del prodotto». 

Commenti positivi arrivano solo da Andrea Bianchi, direttore generale della Banca del Chianti fiorentino. «Andare in Borsa – dice – è positivo per l'azienda che riesce così ad accedere a capitali di rischio a costo zero. Potranno fare investimenti senza ricorrere agli indebitamenti con le banche. L'unico rischio è che la società potrà essere scalabile». Scettico, invece, Stefano Fusi sindaco di Tavarnelle. «Al di là – sostiene – del fatto in sé positivo dell'ingresso in Borsa, mi chiedo quale prezzo dovrà pagare Carapelli per questo. Si parla di raddoppiare il fatturato, ma come si raggiunge questo obiettivo? Finora ci hanno parlato di ridondanza del personale, di costo del lavoro e di scenari preoccupanti. Ci siamo incontrati con l'assessore regionale Susanna Cenni e l'amministratore Fabio Maccari per parlare delle prospettive di sviluppo ma si attende ancora una risposta da Sos Cuetara». 

Nel 2005 Carapelli è stata leader nel mercato dell'extravergine con una quota del 14,1 % e ha chiuso con 253 milioni di euro di fatturato e 85milioni di litri di olio venduti.

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Metropoli Chianti, venerdì 26 maggio 2006

Carapelli: chiesto uno stop

La nuova proprietà vuol fermare la produzione per due settimane usando le ferie

MATTEO PUCCI

SAMBUCA (TAVARNELLE) - Carapelli, ancora nubi. E si addensano minacciose, dopo un recente e ultimo incontro fra la nuova proprietà (Sos Cuetara tramite Minerva Oli), i sindacati e l’Rsu dell’azienda olearia di Sambuca. Niente piano industriale, due settimane di fermo della produzione fra giugno e luglio, contratti interinali (circa 11-12) che non verranno rinnovati.

Sono queste le cattive notizie emerse dall’incontro, che ha alimentato una volta di più le preoccupazioni che stanno circolando da settimane, culminate con il licenziamento di quattro dirigenti, il mancato rinnovo del contratto di quattro interinali, assemblee e primi scioperi. A ciò si può aggiungere, senza collegarlo direttamente alla vicenda, l’addio dell’ex amministratore delegato Stefano Leonangeli, uno degli artefici degli exploit di Carapelli in Italia e nel mondo, partito da poco verso altri lidi (Martini & Rossi).

Nell’ultimo faccia a faccia, la proprietà avrebbe fatto presente ai sindacati la presenza di un calo di vendite e dei magazzini pieni. In conseguenza di ciò sarebbe partita la richiesta di due settimane di fermo della produzione (la prima settimana di giugno e un’altra a luglio) tramite l’utilizzo, da parte dei dipendenti, delle ferie.

Il quadro che sembra emergere dopo questo incontro è quello di una "Carapelli del futuro" con meno persone addette alla produzione (pare che degli 11-12 contratti interinali non ne verrà rinnovato alcuno), sia in questo momento di surplus di produzione che, un domani, quando si spera che il mercato riparta in maniera più decisa. Un lavoro "ai fianchi" di lavoratori e sindacati, che per adesso ha "mirato" al solo comparto della produzione, mentre inizia a circolare la notizia che a ottobre la nuova proprietà partirà con la presa in esame anche del settore impiegatizio.

Dai sindacati viene sottolineata la "fatica" di un confronto duro e serrato, condotto al buio vista la mancanza di un piano industriale definito, sul quale battersi e a cui fare riferimento. Non si nascondono le difficoltà del momento per quanto riguarda il mercato dell’olio d’oliva, i magazzini pieni "li vedono" anche i sindacati. Che però chiedono alla proprietà un accordo con garanzie occupazionali precise, sulle quali costruire un percorso condiviso: mettere nero su bianco tutto, soprattutto l’impegno a tornare ai livelli occupazionali completi una volta che i magazzini si saranno svuotati.

Scioperi? Alcuni sindacalisti fanno notare che al momento, vista la richiesta di tener ferma la produzione, sarebbero quasi un "regalo" all’azienda. «Continua lo stato di agitazione - dicono - vogliamo però capire se la proprietà vorrà forzare sulle ferie. Se arriva un ordine di servizio in questo senso, che manda la gente a casa, saremo costretti ad agire».

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Carapelli punta al listino

da Il Giornale.it 24/5/06

Il gruppo Carapelli-Sasso (controllato dalla spagnola Grupo Sos) punta alla quotazione alla Borsa Italiana nel 2007. I proventi dell'operazione servirebbero a una campagna di nuove acquisizioni di aziende di prodotti alimentari mediterranei, per consentire un raddoppio del fatturato dagli attuali 490 milioni a oltre un miliardo. Con il fatturato attuale il Grupo Sos in Italia entrerebbe nella classifica delle dieci maggiori aziende alimentari le cui azioni sono quotate a Piazza Affari.

 

MILANO, 23 maggio (Reuters) - Il gruppo SOS, leader mondiale nella produzione di olio d'oliva, sta valutando la quotazione di Carapelli-Sasso alla borsa di Milano. Lo dice una nota del gruppo spagnolo. "L'eventuale quotazione in borsa di Carapelli-Sasso potrebbe contribuire alla creazione di un gruppo ancora più forte", si legge nella nota. L'AD Fabio Maccari ha precisato che "l'obiettivo è l'Ipo entro il prossimo triennio". La Carapelli-Sasso ha archiviato il 2005 con 490 milioni di fatturato e 14 milioni di Ebitda medio 2004/05. La società è nata dopo le recenti acquisizioni di SOS in Italia: nel marzo 2005 ha rilevato la Minerva Oli spa, cui appartiene lo storico marchio Sasso, e due mesi fa la Carapelli Firenze spa.

 

L'olio Carapelli verso la Borsa

Quotazione prevista nel 2007

da TG Com 23/5/06

Carapelli vuole portare l'olio a Piazza Affari. L'obiettivo è sbarcare sul listino milanese già nel 2007 e con i proventi della quotazione incrementare la campagna di acquisizioni di aziende e prodotti alimentari "mediterranei" in modo da portare il gruppo al raddoppio del fatturato: da 490 milioni a 1 miliardo di euro.

Secondo i piani del gigante spagnolo Sos, che ha acquisito negli ultimi anni i marchi Carapelli e Sasso e ha fuso le due società, l'ingresso in Borsa gli permetterà di scendere progressivamente sotto il 50% del capitale aprendo a investitori e società italiane ma rimanendo azionisti di riferimento e integrando sempre più le attività italiane nel gruppo.

"Il nostro è un progetto di lunghissimo termine - ha spiegato il presidente di Sos Jesus Salazar - e rimarremo azionisti di riferimento, ma vogliamo che la società sia italiana con vertici italiani e con la presenza di azionisti locali importanti nel capitale".

L'intenzione è così quella di replicare l'esperienza del gruppo Sos dove la famiglia Salazar possiede il 25%, accanto a quote minori di altre famiglie, casse di risparmio, investitori istituzionali.

I proventi della quotazione, ha spiegato Salazar, "non verranno messi nel nostro portafoglio", ma saranno destinati al processo di acquisizioni di prodotti e marchi tipici della dieta mediterranea (il gruppo Sos oltre ad avere il 15% del mercato mondiale dell'olio d'oliva è anche uno dei principali attori nel campo del riso).

Attualmente il gruppo ha un portafoglio marchi che comprende Carapelli, Sasso, Lupi, Minerva, Montolivo, Giglio Olio e Friggibene ed esporta il 50% del fatturato, specialmente negli Stati Uniti.
In Italia la quota di mercato è del 18,8% nell'extra vergine e del 27% in quello di oliva puro. Rilevante è la quota di olio italiano acquistato dal gruppo ogni anno che però compra anche il prodotto negli altri paesi del bacino del Mediterraneo per poi trasformarlo nel nostro paese e miscelarlo al prodotto nazionale in proporzioni variabili ogni annata. A guidare la Minerva Oli (la società che detiene i due marchi) nella carica di amministratore delegato sarà Fabio Maccari.

Gia' il fatturato attuale del gruppo comunque, sottolineano i vertici della società, permetterebbe di entrare nella classifica delle 10 maggiori aziende del settore alimentare quotate a Piazza Affari. Attualmente il gruppo Sos sta cosi' selezionando la banca d'affari italiana che la assista nel processo di quotazione e contattando i partner interessati per giungere alla quotazione nel 2007.

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TAVARNELLE VAL DI PESA: VERTENZA CARAPELLI

L’assessore Barducci ha risposto, in Consiglio provinciale, ad una domanda d’attualità del Prc

FIRENZE – Il vice Presidente della Provincia Andrea Barducci ha risposto, in Consiglio provinciale, ad una domanda d’attualità di Rifondazione Comunista sulla vertenza dei lavoratori della Carapelli di Tavarnelle Val di Pesa. “La settimana scorsa c’è stato un incontro in Regione tra la nuova proprietà e le istituzioni. La situazione appare ancora molto fluida – ha detto Barducci – nel senso che i proprietari si sono, finalmente, presentati al tavolo ma l’incontro è stato interlocutorio: è stata ribadita l’esigenza di presentare un piano industriale che sia in grado di garantire il futuro dell’azienda perché parliamo di un marchio conosciuto e diffuso sul nostro territorio e in tutta Italia.

Il piano industriale deve garantire il mantenimento dei livelli di qualità, ma anche il mantenimento del punto produttivo sul territorio con tutti i suoi dipendenti. Quindi una indisponibilità netta ad altre ipotesi come il trasferimento, la delocalizzazione o addirittura la contrazione o ristrutturazione del punto produttivo. Non ci sono, a nostro parere, e per le stesse organizzazioni sindacali, le condizioni che giustifichino un’operazione negativa di questa natura. Auspico, infine, che non ci sia bisogno né dell’unità di crisi né tanto meno dell’assessorato al lavoro ed alle attività produttive, perché vorrebbe dire che la vicenda segue un percorso assolutamente inaccettabile”.

Per Calò: “La crisi della Carapelli apre una crisi in una zona, il Chianti fiorentino, dove per ora la crisi strutturale pareva assente. Anche in questo caso, una struttura storica e un marchio, che occupa una quota consistente di lavoratori, circa 140, è a rischio e c’è forte preoccupazione sul futuro dell’azienda a soli tre mesi dall’ingresso nel capitale da parte di una società estera. Si parla di smantellamento o di delocalizzazione: tornano quindi brutti fantasmi all’orizzonte”.

Lunedì 15 Maggio 2006  10:43

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LAVORO & CRISI Ieri i dipendenti si sono fermati un’ora per turno: fa paura il passaggio di consegne alla nuova proprietà spagnola

Primo sciopero alla Carapelli

di Lisa Ciardi su la Nazione 5/5/06

Giorni di tensione nelle aziende di Firenze e dintorni. Dalla Carapelli alla Getronics, fino alla Richard Ginori.
Situazione critica alla Carapelli, dove ieri i lavoratori hanno incrociato le braccia.Un'ora di stop per turno, fino alle 6 di stamani. «E' la prima volta che alla Carapelli sciopera non per battaglie nazionali, ma contro l'azienda — ha detto Mario Grazzini della Rsu — segno evidente di un cambiamento in negativo». I problemi, secondo i lavoratori, sarebbero arrivati dopo il passaggio alla società spagnola SoS Cuetara, che avrebbe parlato di rilancio senza però mantenere le promesse.
«Subito il passaggio di consegne fra la vecchia e la nuova proprietà — hanno detto Fabio Giovannuzzi della Flai Cgil e Bruno Santamaria della Cisl — sono stati allontanati quattro dirigenti. Poi, è stata la volta di altrettanti lavoratori interinali, da tempo erano inseriti nella produzione. Praticamente un'intera linea di imbottigliamento è scomparsa. A fronte di questi episodi, l'azienda non dà risposte chiare. Il timore è quindi quello di essere davanti ai primi segnali di un ridimensionamento». 

Alla Carapelli lavorano attualmente 140 persone, fra operai e impiegati: 133 a tempo indeterminato, 7 a tempo determinato. Altre quaranta persone fanno poi parte delle cooperative esterne, che gestiscono il magazzino e altri servizi. «La Carapelli è un'azienda leader nel mercato dell'olio extravergine — concludono i sindacati — e benché il 2006 si prospetti un anno difficile per il settore, la qualità del marchio e il lavoro dei dipendenti devono essere difesi». Finito lo sciopero alla Carapelli, si prosegue oggi alla Ginori. Dalle 9,30 alle 11, i lavoratori della manifattura di porcellane di Sesto Fiorentino incroceranno le braccia contro i 109 esuberi annunciati dalla direzione. Lo sciopero, proclamato dalle Rsu Richard Ginori e da Filcem Cgil, Femca Cisl e Uilcem Uil, sarà affiancato da un sit-in e dall'annuncio di nuove iniziative di protesta. Sindacati e dipendenti aspettano di sapere quale assetto assumerà l'azienda, fra il tentativo di scalata della società Starfin e l'aumento di capitale richiesto dalla Pagnossin, attuale proprietaria.

Sempre oggi sarà giornata di agitazione anche alla Getronics, azienda specializzata in servizi e tecnologie per la comunicazione. I lavoratori protesteranno nelle sedi di tutta Italia, inclusa quella fiorentine. Uno sciopero di quattro ore, dalle 13,30 alle 17,30, proclamato dalle segreterie nazionali di Fim Cisl, Fiom Cgil e Uilm Uil, con la partecipazione degli stessi lavoratori esternalizzati. L'obiettivo è dire no ai licenziamenti e sollecitare un rilancio.

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La prima volta della Carapelli

da l'Unità 5/5/06

C’è sempre una prima volta. E’ quello che è successo ieri, quando i dipendenti dello stabilimento Carapelli di Sambuca hanno incrociato le braccia per un’ora durante i diversi turni, così come avevano annunciato i sindacati di categoria nei giorni precedenti. « Per adesso il nostro vuole essere solo un gesto dimostrativo - ha precisato Fabio Giovannuzzi, rappresentante della Flai Cgil - noi pretendiamo però delle risposte dai nuovi proprietari spagnoli , se queste non arriveranno la nostra protesta continuerà certamente e in maniera più decisa». Le richieste fatte dai lavoratori della Carapelli erano state riassunte in un documento presentato il 4 aprile nel corso di un incontro con i rappresentanti della Cuetara i quali si erano però rifiutati di sottoscrivere il verbale.
« E’ la prima volta, in 20 anni di lavoro presso l’azienda, - sottolineava Grazzini, membro dell’Rsu Carapelli,- che si viene a creare questa situazione di tensione, continueremo dunque nella nostra protesta, tutti uniti».

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Sciopero alla Carapelli contro la proprietà spagnola 

da l'Unità 4/5/06

Lo spagnolo non convince. E sul futuro si addensano nubi che non promettono niente di buono. Ecco perché i dipendenti (139 oltre a 16 interinali) dello stabilimento Carapelli di Sambuca, nel comune di Tavarnelle Val di Pesa, sciopereranno oggi per un’ora di ogni turno. A deciderlo è stata ieri la Rsu dei lavoratori della storica azienda olearia insieme a Flai Cgil e Fai Cisl di Firenze. La protesta è motivata dalla «forte preoccupazione dei lavoratori sul futuro dell’azienda», dopo che ai sindacati è stato comunicato «la non conferma dei primi quattro lavoratori interinali».

a nuova proprietà spagnola Sos Cuetara «che ha acquistato l’azienda e il nuovo management della Carapelli - spiegano i sindacati - non sono nuovi quanto a relazioni sindacali, operosità manageriali e volontà di sviluppo. Dopo un primo incontro fra i rappresentanti dela Sos Cuetara e le organizzazioni sindacali e provinciali dove si delineavano scenari di forte rilancio dell’azienda, i buoni propositi sono stati puntualmente traditi dalla notizia della non conferma dei primi quattro lavoratori interinali che da tempo sono inseriti in modo costante nella produzione. Nel contempo vi sono già i primi segnali di un notevole calo di produzione allo stabilimento della Sambuca e crescono delusione e preoccupazione di lavoratrici e lavoratori sulle reali volontà del nuovo management». f.san.

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Quattro lavoratori interinali non riammessi, si teme il depotenziamento da parte dei nuovi proprietari spagnoli
Carapelli, un´ora di sciopero per ogni turno

da la Repubblica 4/5/06

Un´ora di sciopero per ogni turno di lavoro, oggi, allo stabilimento Carapelli di Sambuca nel comune di Tavarnelle Val di Pesa. Lo ha deciso la Rsu dei lavoratori  della storica azienda olearia insieme a Flai-Cgil e Fai-Cisl di Firenze. La protesta è motivata dalla «forte preoccupazione dei lavoratori sul futuro dell´azienda», dopo che ai sindacati è stata comunicata «la non conferma dei primi quattro lavoratori interinali».

E sempre oggi saranno annunciate nuove iniziative di lotta. I sindacati lamentano che la nuova proprietà spagnola Sos Cuetara, dopo un primo incontro con le organizzazioni sindacali nel quale si delineavano scenari di forte rilancio dell´azienda, ha invece dato notizia della non conferma dei primi quattro lavoratori interinali che da tempo sono inseriti in modo costante nella produzione. 

 «Nel contempo - affermano i sindacati - vi sono già i primi segnali di un notevole calo di produzione allo stabilimento della Sambuca e cresce fortissima la delusione e la preoccupazione delle lavoratrici e dei lavoratori sulle reali volontà del nuovo management». 

I lavoratori della Carapelli, conclude la nota, proclamando lo stato d´agitazione e lo sciopero, «vogliono dare un segnale forte per la difesa del posto di lavoro, delle produzioni dello stabilimento toscano e di un marchio storico nella produzione e distribuzione olearia nel nostro paese». I dipendenti dello stabilimento di Sambuca, sono 139, oltre a 16 lavoratori interinali. Un´altra ventina di persone sono addette al magazzino gestito da una cooperativa.

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L’AZIENDA 1 Oggi astensione dal lavoro per contestare il nuovo management iberico

Oleificio Carapelli, alta tensione contro gli spagnoli «I buoni propositi annunciati sono stati subito traditi»

da la Nazione 4/5/06

Sale la tensione fra i lavoratori della Carapelli. Rsu, Flai Cgil e Fai Cisl di Firenze hanno indetto per oggi uno sciopero articolato in segno di protesta contro la nuova gestione dell'azienda fiorentina.

Secondo i sindacati infatti, la proprietà spagnola che ha acquistato la Carapelli all'inizio del 2006 e il nuovo management non punterebbero affatto a un rilancio della produzione. «I metodi non sono per niente "nuovi" - spiegano i sindacati - sia per le relazioni sindacali, che per operosità manageriale e volontà di sviluppo.

In un primo incontro fra i rappresentanti della SoS Cuetara e le organizzazioni sindacali aziendali e provinciali si era parlato di un forte rilancio. Ma i buoni propositi sono stati subito traditi». A far svanire le speranze sarebbe stata, innanzitutto, la notizia della non conferma dei primi quattro lavoratori interinali, da tempo inseriti in modo costante nella produzione. Ma a non promettere bene, sempre secondo i sindacati, sarebbero anche i segnali di un notevole calo di produzione allo stabilimento Carapelli di Sambuca, a Tavarnelle. Insomma, il timore dei lavoratori è che chi ha acquistato il marchio possa non essere troppo interessato al suo rilancio. 

«Proclamando lo stato di agitazione e il primo sciopero - spiegano ancora le organizzazioni sindacali - vogliamo dare un segnale forte per la difesa del posto di lavoro, dell'attività dello stabilimento toscano e di un marchio storico nella produzione e distribuzione olearia nel nostro paese». 

Ma lo sciopero non sarà l'unica iniziativa di lavoratori e sindacati. Oggi stesso, nel corso di una conferenza stampa, la Rsu e le segreterie di Flai Cgil e Fai Cisl di Firenze faranno un primo punto sulla situazione e annunceranno una nuova serie di iniziative di protesta.Lisa Ciardi

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CGIL – CAMERA DEL LAVORO METROPOLITANA DI FIRENZE

UFFICIO COMUNICAZIONE

CENTRO SERVIZI BORGO DEI GRECI

 

Conferenza stampa

Alla Carapelli si sciopera: Forte preoccupazione dei lavoratori sul futuro dell’azienda

le motivazioni in conferenza stampa

La R.S.U. dei lavoratori della Carapelli insieme alla FLAI CGIL e alla FAI CISL di Firenze

 

hanno indetto per giovedì 4 maggio

uno sciopero articolato e una conferenza stampa

che si terrà alle ore 10,30 presso la Camera del Lavoro di Firenze , in Borgo dei Greci 3.

La nuova proprietà spagnola che ha acquistato l’azienda all’inizio dell’anno e il nuovo management della Carapelli non sono per niente "nuovi" per quanto riguarda relazioni sindacali, operosità manageriale e volontà di sviluppo.

Dopo un primo incontro fra i rappresentanti della SoS Cuetara e le oo.ss. aziendali e provinciali dove si delineavano scenari di forte rilancio dell’azienda, i buoni propositi sono stati puntualmente traditi dalla notizia della non conferma dei primi 4 lavoratori interinali che da tempo sono inseriti in modo costante nella produzione.

Nel contempo vi sono già i primi segnali di un notevole calo di produzione allo stabilimento Carapelli alla Sambuca (Tavarnelle V.S.) e cresce fortissima la delusione e la preoccupazione delle lavoratrici e dei lavoratori sulle reali volontà del nuovo managemant .

I lavoratori e le loro organizzazioni sindacali, proclamando lo stato di agitazione e il primo sciopero, vogliono dare un segnale forte per la difesa del posto di lavoro, delle produzioni dello stabilimento toscano e di un marchio storico nella produzione e distribuzione olearia nel nostro paese.

Tutte queste motivazioni e i forti segnali che hanno creato queste giuste preoccupazioni fra i lavoratori verranno spiegate alla stampa dalla R.S.U. e dalle Segreterie FLAI CGIL e FAI CISL di Firenze nella conferenza stampa che si terrà giovedì 4 maggio, alle ore 10,30, presso la Camera del Lavoro di Firenze, Borgo dei Greci 3

Nel corso della conferenza stampa verranno annunciate le nuove iniziative di Lotta.

Inviato a cura dell’Ufficio Comunicazione Centro Servizi Borgo dei Greci David Buttitta

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Carapelli, dietro il silenzio niente

Sos Cuetara, da quattro mesi proprietaria del marchio fiorentino dell’olio, non ha presentato il piano industriale

di Marco Bucciantini / Firenze sull'Unità 15/4/06


DIETA Il loro obiettivo è scritto sotto lo stesso marchio “Sos Cuetara”: leader nella dieta mediterranea. A Sambuca (nel comune chiantigiano di Tavarnelle) non vorrebbero che questa dieta diventasse troppo spartana e severa. Qui i lavoratori dello stabilimento della Carapelli (160 persone, compreso gli addetti alla vendita e i contratti a termine) aspettano un segnale dal colosso alimentare spagnolo, i padroni del marchio dell’olio extravergine d’oliva più venduto d’Italia. Perché nella dieta l’olio extravergine ce lo mettono loro (e quelli della Sasso, il marchio ligure trasferito negli stabilimenti di Voghera, assai meno prestigioso e conosciuto specie all’estero). 

L’ambizioso polo alimentare ha rilevato (tramite la Minerva Oli) l’azienda fiorentina all’inizio dell’anno - 130 milioni di euro il costo - e l’ha affiancata all’altra ligure-lombarda, diventando così co-leader europeo del ramo, insieme alla Bertolli-Unilever. Va detto che la Carapelli era in mano ad un fondo d’investimento ad azionariato diffuso (con privati, manager, Monte dei Paschi...), formula che nel 2002 aveva salvato il marchio dalla crisi degli allora proprietari (Ferruzzi-Montedison) per rilanciarlo nel mondo dell’extravergine, il settore da sempre strategico nell’azienda della famiglia toscana, fondata da Costantino e Cesira Carapelli alla fine del 1800.

Quel che resta è molto, e di qualità. Ma è a rischio, come succede quando la testa è lontana: «Di sicuro c’è solo l’allontanamento di quattro dirigenti che avevano portato in alto l’azienda», fa sapere la Cgil. La paura maggiore è veder declassato lo stabilimento della Val di Pesa a puro e semplice capannone di immagazzinamento, in più ampie strategie, magari in una fusione con la Sasso: «La Carapelli non va “incastrata” nel gruppo: si deve continuare a valorizzare l’eccellenza», ricorda Damiano Marrano della Flai, il comprato lavoratori agricoli del sindacato. «Ad inizio gennaio vedemmo gli spagnoli, ascoltammo i loro buoni propositi sul grande polo della dieta mediterranea. Ma noi vogliamo sapere dove portano: più ricerca per nuovi prodotti? Benissimo. Fusioni e ridimensionamento del marchio e dello stabilimento? No, non possiamo permetterlo».

Per avere certezze si sono mosse le istituzioni: «Abbiamo scritto ai nuovi proprietari per chiedere loro un incontro. Le lettere (la prima il 3 gennaio, le altre a fine marzo, Ndr) erano firmata dalla Regione Toscana, dalla Provincia di Firenze e dal Comune di Tavarnelle. Non abbiamo ricevuto alcuna risposta. Ignorare in questo modo una richiesta da parte di tre importanti livelli istituzionali costituisce un cattivo inizio», spiega Stefano Fusi, sindaco di Tavarnelle. «Siamo abituati a confrontarci con le principali imprese del territorio, vorremmo farlo, con urgenza, anche con loro» insiste l’assessore all’agricoltura della Regione Susanna Cenni.

Carapelli Firenze coinvolge agricoltori di tutti i paesi del Mediterraneo, vende olio in 40 Stati, ha proprio nella Spagna il mercato più importante dopo quello italiano e ha fatturato 243 milioni di euro nel 2004 (ultimo dato disponibile). Di questo lascito occorre valutare cosa intende farne la direzione madrilena. Intanto ha snellito la dirigenza (per politiche trasversali con altri gruppi di Minerva Oli?).

I lavoratori si sono riuniti in assemblea ad inizio settimana: «C’erano tutti - ricorda Marrano - si è discusso, c’è allerta. Se la proprietà non fa sapere niente entro la fine del mese, ci faremo sentire noi». «Se dobbiamo valutare questo silenzio, siamo preoccupati», ammette il sindaco Fusi all’edizione del Chianti del settimanale “Metropoli”. «Nell’incontro con i manager italiani del gruppo - fa il sindacalista - abbiamo ottenuto la garanzia del confronto sindacale, non appena steso qualsiasi piano d’azione. Ma qui l’inerzia è dannosa: si trascurano contratti di milioni di euro con i fornitori, per nuovi acquisti, si è trascurato il rapporto con la grande distribuzione, i collaboratori non sono stati ancora convocati. L’immobilismo deve finire».

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