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Il Programma dei lavori 1

Il Programma dei lavori 2
 

CONGRESSO CGIL
La riconferma di Silvestri nel segno dell’unitarietà

da l'Unità 4/2/06

Con l’elezione del direttivo regionale, avvenuta a scrutinio segreto, e dei delegati al congresso nazionale in programma a Rimini i primi quattro giorni di marzo, si sono chiusi iri pomeriggio i lavori dell’8° congresso regionale della Cgil Toscana. Il direttivo (113 membri di cui il 42,5% donne) è stato eletto con 329 voti validi (86.81%) ed ha confermato Luciano Silvestri segretario generale della Cgil Toscana con oltre l’89% dei voti.

È stato, questo, l’ultimo atto della tre giorni viareggina, preceduto nel primo pomeriggio dall’approvazione (avvenuta all’unanimità e con un solo delegato astenuto) del documento conclusivo a ribadire le linee guida del più grande sindacato toscano e nazionale. Linee sulle quali il congresso ha anche auspicato che le elezioni di primavera servano a sconfiggere la cultura della destra e siano utili a recuperare e consolidare un quadro normativo di diritti civili e di cittadinanza. «L’approvazione unanime del documento - commenta Silvestri - è il segno di un congresso fortemente unitario. Di questo sono soddisfatto perché significa condivisione del merito delle questioni poste. Ora ci rimetteremo al lavoro per rendere operativo più in fretta possibile quanto definito a livello teorico». f.san.

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CGIL REGIONALE TOSCANA

  

RIPROGETTARE IL PAESE

LAVORI SAPERI DIRITTI LIBERTA’

8° CONGRESSO CGIL TOSCANA

1 – 2 – 3 FEBBRAIO 2006 VIAREGGIO PRINCIPE DI PIEMONTE

SILVESTRI RIELETTO ALLA SEGRETERIA GENERALE DELLA CGIL TOSCANA

LA PARTE POLITICA DEL CONGRESSO ERA TERMINATA A FINE MATTINATA CON L’INTERVENTO DELLA SEGRETARIA NAZIONALE NICOLETTA ROCCHI IERI UN CONGRESSO PARTICOLARMENTE EMOZIONATO

AVEVA CONSEGNATO LA TESSERA A “NONNA BETTA” LA SIGNORA CAPONNETTO PRESENTE IN SALA IL DIRETTIVO HA RIELETTO

ALLA SEGRETERIA GENERALE LUCIANO SILVESTRI

Firenze 03.02.2005.- Con l’elezione del Direttivo Regionale (voto a scrutinio segreto) e dei delegati al congresso nazionale, in programma a Rimini i primi quattro giorni di marzo, si sono chiusi i lavori dell’8° congresso regionale della Cgil Toscana. Il direttivo è stato eletto con  329 voti validi pari all’86.81%.

La parte politica del congresso, aperto dalla relazione del segretario generale uscente Luciano Silvestri, era terminata a fine mattinata, dopo 41 interventi di altrettanti delegati e le conclusioni di Nicoletta Rocchi segretaria nazionale della confederazione. Hanno portato il loro contributo  il sindaco di Viareggio Marco Marcucci, il presidente della regione Claudio Martini, i segretari generali di Cisl e Uil Toscana rispettivamente Maurizio Petruccioli e Vito Marchiani e il vicepresidente dell’Associazione Stampa Toscana Luca Frati.

Il pomeriggio della seconda giornata si era caratterizzata per una tavola rotonda  su “L’impegno del mondo del lavoro per la legalità”  presenti Pier Luigi Vigna, già procuratore generale antimafia, Ettore Squillaci, sostituto procuratore, Salvatore Talleri,  presidente della Fondazione Antonino Caponnetto, Mariella Zoppi, assessore regionale, e dei segretari regionali della Cgil della Lombardia e della Sicilia rispettivamente Susanna Camuso e Italo Tripi. Prima della tavola rotonda profonda commozione ha suscitato fra i delegati il ricordo di Antonino Caponnetto. Presente in sala nonna Betta, la signora Caponnetto, che ha ricevuto la tessera dello Spi Cgil. Era stato il segretario generale Epifani a consegnarla, a suo tempo, a “nonno Nino” nel corso di una iniziativa pubblica a Firenze.

Il direttivo,  composto da 113 membri (42.5% donne) convocato immediatamente dopo la sua elezione ha rieletto con una larghissima maggioranza (89.48%) Luciano  Silvestri segretario generale della Cgil Toscana. nb

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CGIL REGIONALE TOSCANA

 

RIPROGETTARE IL PAESE

LAVORI SAPERI DIRITTI LIBERTA’

8° CONGRESSO CGIL TOSCANA

1 – 2 – 3 FEBBRAIO 2006 VIAREGGIO PRINCIPE DI PIEMONTE

UNANIMITA’ NELLA CGIL TOSCANA

IL DOCUMENTO CONCLUSISI APPROVATO CON UN SOLO ASTENUTO

 IN CORSO LE VOTAZIONI A SCRUTINIO SEGRETO PER ELEGGERE IL DIRETTIVO REGIONALE CHE SARA’ IMMEDIATAMENTE

 CONVOCATO PER L’ELEZIONE DEL SEGRETARIO GENERALE

SCONTATA LA RIELEZIONE DI LUCIANO SILVESTRI

Firenze 03.02.2005.- Il documento conclusivo dell’8° congresso della Cgil Toscana approvato all’unimità (un solo astenuto) ribadisce tutte le opzioni del più grande sindacato toscano e nazionale: difesa intransigente dei diritti, difesa della 194 e pieno sostegno alla istituzione dei Pacs, forte impegno nella battaglia referendaria per abolire la riforma costituzionale imposta dalla maggioranza, per la pace contro tutte le guerre, per la centralità del mondo del lavoro contro la precarietà che ingenera insicurezza, per un Europa sociale non solo economica, contro il lavoro nero e minorile, per uno sviluppo di qualità ambientalmente sostenibile. 

Il congresso auspica che le elezioni di primavera servano a sconfiggere la cultura della destra e siano utili a recuperare e consolidare un quadro normativo di diritti civili e di cittadinanza. Il congresso chiede la cancellazione della legge 30, delle riforme Moratti della scuola e università e della legge Bossi- Fini.  Per rafforzare il valore del lavoro e sostanziare la democrazia sindacale si conferma l’esigenza di una legge sulla rappresentanza,  da proporre in accordo con Cisl e Uil,  che riconosca alle lavoratrici e ai lavoratori il diritto di esprimersi con parere vincolante sulle piattaforme e sugli accordi contrattuali. 

La Cgil Toscana ribadisce la sua contrarietà ai Centri di Permanenza Temporanea ed esprime la propria soddisfazione per il fatto che in toscana non sono stati fatti. Grande preoccupazione ed attenzione il congresso ha dedicato all’impoverimento, in questi ultimi anni, di lavoratori e pensionati,  a causa di una redistribuzione del reddito che ha premiato i più ricchi. Modificare questa situazione sarà un processo che richiederà una svolta generale di politica economica e sociale: Non dovrà esserci una politica dei due tempi. 

Equità fiscale, pratiche contributive, controllo dei prezzi, disponibilità a bassi costi e qualità dei beni sociali a partire dalla casa e da tutti i settori del welfare, politiche contrattuali e scelte in favore di giovani, degli anziani e delle donne è quanto si chiede. In una toscana che invecchia si rinnova con decisione la richiesta di un fondo regionale per la non autosufficienza da armonizzare con l’eventuale fondo nazionale. Sull’analisi economica della Toscana il documento conclusivo ha ribadito punto su punto la relazione del segretario Silvestri. 

L’economia toscana stagna e addirittura recede in particolare in settori tradizionalmente trainanti, le istituzioni mostrano  ritardi nel cogliere le dimensioni della crisi, le imprese continuano a manifestare scarsa propensione agli investimenti, soprattutto sui prodotti, si è venuto a determinare un quadro di grande precarizzazione e degenerazione del mercato del lavoro. La Cgil propone un a strategia di uscita dalla crisi e dalla bassa crescita da costruire attraverso un confronto serrato tra imprese, parti sociali, istituzioni, università e cenrti di ricerca. 

Si propongono azioni ed incentivi selettivi che, in relazione al nostro modello produttivo, devono tendere non solo alla concentrazione e all’aumento della dimensione di impresa, ma anche alla crescita del sistema nel suo complesso, favorendo l’intreccio dei rapporto societari, con conseguente riorganizzazione del lavoro e allungamento delle filiere, azioni ed incentivi selettivi rivolti allo sviluppo delle tecnologie, alla innovazione di prodotto, fino alle forme di nuova commercializzazione e di penetrazione dei mercati, azioni ed incentivi selettivi per la ricerca, il trasferimento tecnologico e la formazione, il tutto nell’ambito di un generale potenziamento delle infrastrutture e di una vera e propria riprogettazione del sistema dei servizi. Il documento conclusivo torna a chiedere al legislatore regionale una legge sugli appalti, una sui servizi ed nuova legge sui distretti.   nb

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Martini alla Cgil: «La crisi non si risolve solo da qui»

«In questi anni è mancata l’interlocuzione col Governo»: il presidente della Regione rilancia il dialogo col sindacato

di Francesco Sangermano inviato a Viareggio (LU) sull'Unita 3/2/06


INNOVARE LA TRADIZIONE Diritto di replica e par condicio almeno qui funzionano. E così il giorno dopo le critiche mosse alla Regione dal segretario toscano Luciano Silvestri, sul palco del congresso regionale della Cgil sale il governatore Claudio Martini.
Che risponde punto su punto («e a chi mi chiede se sono arrabbiato dico che il dibattito dialettico è il sale della discussione politica» esordisce) ai vari aspetti tirati in ballo da Silvestri. 

Partendo da una considerazione a suo avviso basilare.
«Il Granducato di Toscana non esiste più. Non possiamo avere l'illusione di affrontare certi temi con le sole armi regionali. Nell'economia globale di oggi non possiamo sperare di trovare una soluzione tutta nostra, che prescinda dal resto del Paese». Come non è giusto, secondo Martini, limitarsi ad osservare il mercato e provare a ripartire soltanto da quei settori che sembrano funzionare. Muove dall'ultima analisi dell'Irpet e dal problema del mix produttivo. Tradotto: in Toscana si producono singole cose che funzionano ma il sistema, nel suo insieme, perde competitività. «Questo è il cuore della questione e dobbiamo chiederci come uscirne. Sento dire di spostare le produzioni sulle nuove realtà tecnologiche. Ma non è facile snaturare la storia di un territorio, pensare che Prato rinunci al tessile o Arezzo all'oro per fare microchip. Credo piuttosto che vadano coniugate innovazione e creatività con la nostra tradizione manifatturiera in modo che si producano altre cose rimanendo però dentro la loro storia. E' urgente anticipare, interpretare come sarà il mercato tra dieci anni per capire cosa iniziare a fare e cosa abbandonare». Se così sarà, Martini è convinto che potranno essere superati anche i gap infrastrutturali denunciati da Silvestri. 

«Ci sono settori che non conoscono crisi e proprio Viareggio ci offre un esempio coi suoi cantieri navali. Eppure le carenze infrastrutturali esistono anche qua». Ma nonostante questo il presidente toscano non si nasconde. Ed ammette che, sui punti sollecitati dalla Cgil, occorre dare risposte in tempi brevi. «Sul tema delle infrastrutture la priorità è il potenziamento delle ferrovie. Ma - tiene ancora a precisare Martini - non sono cose che si fanno a livello regionale e finora è stato impossibile trovare un interlocutore a livello nazionale». «Totalmente condivisa» è invece la prospettiva di aziende a carattere regionale ed è «in questo senso che andrà la nuova legge su cui la giunta sta già lavorando». Così come tra i lavori del governo regionale è prevista anche la discussione della legge sugli appalti. «Lo riconosco, su questo abbiamo perso tempo - conclude - Raccolgo l'invito a non tardare ancora e assicuro che sarà fra i primi impegni che prenderemo nell'ambito della discussione sul Piano regionale dello sviluppo». 

Silvestri e i 450 delegati ascoltano, applaudono al termine dell'intervento, ma si riservano il giudizio. «Molto formale e poco nel merito delle cose» è la critica maggiore che serpeggia tra le poltrone della platea. «Senza dubbio le parole di Martini sono un riconoscimento alla bontà del nostro lavoro - commenta invece Silvestri - Il Patto per lo sviluppo è la dimostrazione che la collaborazione tra sindacato e Regione c'è ed è forte. Ma diventa inutile se non lo mettiamo in moto e lo facciamo partire».

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02/02/2006 - 19:11

TOSCANA: ECONOMIA, MARTINI INTERVIENE AL CONGRESSO CGIL DI VIAREGGIO

(AGE) VIAREGGIO - "Per riprogettare il futuro occorre ripensare innanzitutto il settore della produzione manifatturiera". 

Il presidente della Regione Toscana, Claudio Martini, è intervenuto questa mattina al congresso regionale della Cgil, al Principe di Piemonte di Viareggio, riecheggiando esplicitamente lo slogan del congresso. "Il problema che io vedo - ha detto Martini - sta nella riprogettazione dei prodotti da offrire sul mercato, anticipando i tempi, sforzandoci di capire cosa sarà richiesto tra dieci anni e cosa saremo costretti ad abbandonare. Un problema non solo toscano, ma nazionale ed europeo, ed è per questo che non dobbiamo illuderci. Il Granducato di Toscana è finito. Siamo in una società globale dove non possiamo sperare di trovare una soluzione tutta nostra, che prescinda dal resto del Paese". 

Martini ha raccolto nel suo intervento, davanti alla platea dei 450 delegati della Cgil, i temi sui quali il segretario regionale del sindacato, Luciano Silvestri, aveva 'spronato' la Regione ad intervenire con maggiore efficacia, soffermandosi in particolare sulle questioni del deficit infrastrutturale. "E' certo - ha detto - che innovazione e dinamismo produttivo devono poter contare su un adeguato sistema di infrastrutture. Sappiamo che nonostante le opere avviate, rimangono forti criticità. In questi anni abbiamo pagato anche il prezzo di un governo che non ha sostenuto lo sforzo di crescita della Toscana, cercando anzi continui motivi di scontro: penso alla questione dei porti e al corridoio tirrenico. Voglio però indicare una priorità quando parliamo di infrastrutture: le ferrovie, che hanno assoluto bisogno di interventi di potenziamento”. “Ma anche questo - ha ribadito il presidente - è un obiettivo che non si può perseguire solo a livello regionale a fronte del totale disimpegno da parte dell'esecutivo nazionale". Tornando sulla necessità di ripensare la produzione manifatturiera regionale, il presidente si è soffermato sulla tutela delle caratteristiche peculiari dei singoli territori. "Non mi convince - ha spiegato - chi propone di lasciare le nostre produzioni storiche per buttarsi indistinatamente sull'hi-tech. Credo che dovremmo fondere la nostra tradizione manifatturiera con le esigenze del presente e del futuro, innovarla restando fedeli alla nostra storia. I settori che sanno correre incontro ai tempi riescono a fronteggiare la crisi e anzi a crescere, e Viareggio ci offre un esempio con i suoi cantieri navali. La crisi infrastrutturale esiste anche qua, ma dove ci sono le idee anche i problemi legati alle infrastrutture possono essere affrontati con maggiore efficacia". Per quanto riguarda i servizi, invece, Martini ha sottolineato che la prospettiva di aziende a carattere regionale è totalmente condivisa dalla Regione e che "andrà in questo senso la nuova legge, sulla quale la Giunta sta già lavorando". E tra i lavori del governo regionale è prevista anche la legge sugli appalti, che "sarà uno dei punti da inserire nella discussione sul Programma regionale di sviluppo". "Non sono certo arrabbiato per le critiche della Cgil - ha concluso il presidente - al contrario. Il dibattito dialettico è il sale della discussione politica ed è utile più che mai oggi, quando ognuno di noi deve dare il meglio di sé". (AGE) COM - GIF

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Aziende in crisi: l’agonia del «modello toscano»

Dal n. 5 del 5 febbraio 2006 di Toscana Oggi

di Ennio Cicali

Non si ferma la crisi dell’economia toscana: oltre cinque milioni di ore di cassa integrazione da gennaio a ottobre 2005, secondo dati dell’Inps. Al 31 dicembre erano 17 mila 131 i lavoratori interessati (operai ed impiegati) a seguito di situazioni di crisi: 6.953 di questi in cassa integrazione ordinaria. 4.441 in cassa integrazione straordinaria e 6.097 in mobilità, in pratica licenziati. Numeri pesanti che documentano l’agonia di grosse fette dei settori manifatturieri della regione. Sono i dati drammatici dell’industria cui vanno aggiunti quelli non meno pesanti dell’ artigianato, oltre 7.000 posti di lavoro persi, e quelli dell’agricoltura che di posti ne ha persi circa 6.000.

È questa la radiografia impietosa del «modello toscano» e delle tante imprese che si trovano a fare i conti con una situazione di crisi economica che non è congiunturale. come molti speravano o credevano, ma strutturale. Da Firenze ad Arezzo, da Siena a Massa Carrara, e così per tutte le province toscane, sono molte le realtà costrette a districarsi tra i conti che non tornano e un futuro sempre più incerto. Qualcuna ha già chiuso, altre provano ancora a salvarsi facendo ricorso agli ammortizzatori sociali, la cassa integrazione ordinaria o straordinaria, la mobilità che per molti lavoratori apre la strada alla disoccupazione. Varie le motivazioni della crisi, molte sono riconducibili alle difficoltà di mercato, altre imprese riorganizzano, qualcuna delocalizza, altre ancora sono fallite.

La crisi toscana, analizzata su dati reali, non freddi numeri statistici, complessivamente e provincia per provincia, è stata presentata da Luciano Silvestri, segretario generale della Cgil Toscana. Tabelle fitte di dati e nomi, aziende note o meno conosciute, qualcuna con centinaia di dipendenti, altre con una decina di occupati o poco più. Molte le categorie interessate. chimici, edili, tessili, elettrici, agroindustria, metalmeccanici. Dietro i dati, è questo il particolare più drammatico, ci sono donne e uomini, che vedono un futuro di lavoro sempre più incerto.

«Dati attesi, ma non per questo meno drammatici – osserva Luciano Silvestri –. Sono il frutto di una produzione industriale che cala da ben 17 trimestri e di una Toscana ferma ormai da quattro anni». Il quadro, provincia per provincia, è quanto mai eloquente. A partire da Firenze con 248 aziende in difficoltà, molte del settore moda. A Prato resta pesante la situazione dell’intero comparto tessile, con migliaia di posti a rischio. Non accenna a risolversi a Pisa la crisi del comparto calzaturiero. Non è migliore la situazione a Massa Carrara e a Lucca dove la crisi del calzaturiero ha fatto sentire il suo peso A Pistoia sono 28 le aziende in crisi, 40 a Siena, 6 a Livorno e 5 a Grosseto.

Preoccupano anche i dati del lavoro nero. Negli ultimi cinque anni l’lnps ha ispezionato 28 mila 500 ditte, riscontrando irregolarità nel 75% di esse, 36.669 lavoratori non risultavano registrati e 2.390 aziende erano del tutto sconosciute. Secondo Silvestri 160 mila lavoratori sarebbero impiegati a nero, una situazione intollerabile che causa un’evasione previdenziale div 800 mila euro. Come uscire dalla crisi? Si può ripartire, secondo la Cgil Toscana, ma la politica e i governi regionale e locali non devono perdere più tempo: lo sviluppo ha bisogno di infrastrutture e servizi, sullo stato delle quali la critica è forte. Tra poco con l’alta velocità, occorrerà meno tempo per andare da Firenze a Bologna che a Prato. È necessario quindi garantire spostamenti rapidi a uomini e merci.

«Occorre avere servizi efficienti – osserva Silvestri – penso a tutto quello che si muove in Italia intorno alla gestione di acqua, gas e rifiuti. Fioccano le aggregazioni e le fusioni, in questi giorni è nato il quarto gruppo italiano nella gestione dell’acqua con la fusione delle aziende di Torino e Genova, in Emilia opera una multiutility da 11 mila addetti e in Toscana i sindaci litigano per la gestione dei rifiuti. I comuni e il governo regionale non perdano altro tempo perché questo modello è destinato a morire, facendo pagare prezzi ulteriori a imprese e cittadini. Alle precondizioni deve fa seguito la condizione principale. Le imprese toscane tornino a investire in innovazione di prodotto e di processo. Gli imprenditori toscani non ci provano, chiudono».


Edizione del 01/02/2006

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Economia

L'assessore Fragai commenta la relazione che ha inaugurato il congresso

'Servizi pubblici, richieste Cgil in linea con i nostri orientamenti'

'La proprietà dell'acqua dovrà essere pubblica come la maggior parte del capitale di gestione'

da Prima Pagina

Sui servizi pubblici locali le richieste della Cgil sono in linea con gli orientamenti della giunta regionale. Lo evidenzia l'assessore regionale alle riforme istituzionali  Agostino Fragai commentando la relazione introduttiva del segretario Luciano Silvestri con cui si è aperto a Viareggio il congresso regionale del sindacato: 'I punti di fondo della nuova legge sui servizi pubblici, che approveremo entro l'estate, contengono già le richieste di fondo avanzate dalla Cgil. Finalità della normativa è quella di favorire l’aggregazione delle imprese per renderle capaci di sostenere la competizione internazionale, e allo stesso tempo di facilitare economie di scala per mantenere tariffe appropriate”. “Condivido anche - continua Fragai -  la sottolineatura speciale, tra tutti i servizi, per l’acqua, bene essenziale.  A nostro avviso la proprietà e il controllo delle reti idriche deve restare in mano pubblica, e così anche la maggior parte del capitale di gestione. In definitiva, la legge, in coerenza con quanto avvenuto sin qui, dovrà semplicemente permettere al modello toscano di rafforzarsi e svilupparsi”.

L’assessore ha poi evidenziato un altro aspetto di sintonia tra i contenuti della relazione di Silvestri e le politiche regionali riguardo alla necessità  di alimentare l’aggregazione tra territori nell’ambito delle tre aree vaste della regione. “Apprezzo il giudizio che la Cgil dà dell’impegno della Regione per far sì che le istituzioni dei territori facciano sempre più sistema. Ci sono temi importanti per lo sviluppo che possono trovare una soluzione solo se si alza lo sguardo su aree territoriali di notevoli dimensioni. Penso per esempio al tema dello smaltimento dei rifiuti, che non può vincolarsi a un ambito territoriale distretto, o ancora penso anche alla relazione tra la ricerca scientifica delle università e le opportunità per tradurla operativamente: aumentando la scala territoriale aumentano anche le opportunità. Occorre quindi alimentare la capacità di aggregazione facendo sempre più 'sistema’: questo l’obiettivo”.  Massimo Orlandi 1/2/06

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CONGRESSO CGIL
«Fare presto e bene per scongiurare la crisi»

di Francesco Sangermano inviato a Viareggio Unità 2/2/06


La crisi economica pesa come un macigno sull’ottavo congresso regionale della Cgil, apertosi ieri a Viareggio. Èper questo che il segretario Luciano Silvestri chiede soprattutto concretezza, proposte mirate da realizzare in fretta «perché a far promesse e non mantenerle ci pensa già qualcun altro». «Per tre anni, da soli, abbiamo detto che il nostro apparato produttivo era di fronte a una crisi strutturale e che dovevamo attrezzare per tempo una reazione adeguata - dice Silvestri -. Ci hanno chiamato catastrofisti. Autorevoli economisti, l'Irpet in testa, obiettavano che la crisi era lunga ma congiunturale».

Il j’accuse della Cgil: «Sottovalutata la crisi»

Dal palco del congresso di Viareggio il segretario regionale Silvestri avverte: «Bisogna fare in fretta»

di Francesco Sangermano inviato a Viareggio

CONCRETEZZA Proposte precise, mirate. Passi concreti da realizzare in fretta «perché a far promesse e non mantenerle ci pensa già qualcun altro». Luciano Silvestri, segretario della Cgil Toscana, non esita a chiamare in causa direttamente la Regione aprendo i lavori dell'ottavo congresso regionale. Tre giorni per «riprogettare il Paese», recita lo slogan coniato per l'appuntamento. E per farlo, è il concetto che Silvestri espone ai 450 delegati, si deve partire da qui.

La base di tutto è una crisi economica pesante, la necessità di assumersi le proprie responsabilità in un momento di grave difficoltà del Paese che non risparmia la Toscana. «Per tre anni, da soli, abbiamo detto che il nostro apparato produttivo era di fronte a una crisi strutturale e che dovevamo attrezzare per tempo una reazione adeguata. Ci hanno chiamato catastrofisti. Autorevoli economisti, l'Irpet in testa, obiettavano che la crisi era lunga ma congiunturale». È l'istituto di programmazione economica regionale su cui piove il j'accuse più pesante. «A fine 2004 diceva che l'economia toscana era in una fase interlocutoria ma che si avviava verso una nuova fase espansiva. Poi, nel rapporto di dicembre, ha scoperto che la Toscana ha marciato per tre anni a crescita zero e che siamo di fronte a un vero e proprio declino». Silvestri lo spiega coi numeri «che la Cgil ha raccolto in proprio con nomi e cognomi delle aziende e dei lavoratori coinvolti». In 8 mesi (da marzo a dicembre 2005) le imprese interessate da processi di crisi sono aumentate del 119%, quelle che hanno cessato l'attività più che quadruplicate e i lavoratori a rischio passati da 8.198 a 17.131 (+109%). È lo specchio della paura degli imprenditori toscani che «chiudono piuttosto che provare a competere sulla qualità e la via alta dello sviluppo». Chiama in causa anche le coop («una ricchezza straodinaria che possiamo mettere in gioco in Toscana») e invita il presidente regionale di Legacoop Doddoli ad aprire una riflessione comune per stabilizzare i posti di lavoro e contrastare il sommerso («almeno 160mila lavoratori in Toscana, la metà dei quali con meno di 30 anni»).

«Anche questi sono gli effetti della crisi - dice Silvestri - e più in generale del fallimento prodotto dal governo Berlusconi. Per uscirne c'è solo una via possibile: chi lo ha subìto dia vita a una gestione nuova. Il sindacato, certo, ma anche quelle imprese che hanno resistito alla logica della via bassa dello sviluppo e quella parte della politica che governa autonomie territoriali e che si candida a governare in maniera diversa il Paese». È qui che si esplicano le richieste alla Regione. Infrastrutture e sistema dei servizi sono le «precondizioni». Gli obiettivi «da realizzare rapidamente» sono due: «In primo luogo la legge regionale sui servizi lasciata cadere a fine legislatura - attacca deciso Silvestri - Il modello toscano va riorganizzato con processi di aggregazione come con Toscana Gas. Ma allo stesso tempo non si possono unificare ambiti con peculiarità diverse. Gas e rifiuti sono un conto. L'acqua un altro. Questa deve avere una proprietà esclusivamente pubblica e una gestione che, anche in casi di aggregazione, non può essere a maggioranza privata». Poi c'è la legge regionale sugli appalti. «Sono dieci anni che la aspettiamo. Con Cisl e Uil abbiamo partecipato a uno sciopero generale cui ha aderito tutta la società toscana. Adesso ci si dica se si è d'accordo. Se è così, per favore, si proceda».

In attesa dell'intervento, previsto per stamani, di Claudio Martini, l'intervento di Silvestri incassa il plauso del sindaco di Pisa e presidente dell'Anci Toscana, Paolo Fontanelli, e una prima replica del vicepresidente della Regione Federico Gelli. «La prossima settimana si riunirà un tavolo tecnico per la legge sugli appalti - dice -cui seguirà un incontro coi sindacati. Quanto alla legge sui servizi, essendo consapevoli della sua importanza e delicatezza, non vogliamo correre il rischio che finisca nel tritacarne della campagna elettorale».  

Dal congresso
«Solidarietà all’Unità»
La platea applaude

Luciano Silvestri si sofferma anche sugli attacchi di Berlusconi all’Unità e la platea risponde con un applauso convinto. Ecco le parole del segretario toscano della Cgil: «Nel mirino di Berlusconi e della sua maggioranza fin da subito è finita anche la libertà e il pluralismo dell'informazione (...). E non sono mancati gli attacchi sistematici ai singoli giornalisti e alle singole testate. Ne sa qualcosa l'Unità accusata di essere complice degli assassini ordinati da Stalin e contro la quale a Firenze il premier ha invocato l'intervento dell'avvocatura dello Stato. Al giornale e ai suoi redattori centrali e locali credo debba andare la solidarietà di questo congresso. Non siete soli, la maggioranza degli italiani è con voi per non parlare della stragrande maggioranza dei toscani. Grazie per il lavoro che avete fatto e che state facendo. I giornalisti italiani sono impegnati in queste settimane e mesi in una durissima battaglia per il rinnovo del loro contratto nazionale. Il sostegno della Cgil alle loro iniziative di lotta sta a dimostrare che il maggior sindacato italiano ha ben chiaro un fatto: l'informazione non è una merce qualsiasi, la via bassa al prodotto informativo altro non è che il tradimento di un diritto costituzionalmente garantito: quello ad una informazione libera e plurale».

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L´INTERVISTA
Silvestri, segretario uscente della Cgil al congresso a Viareggio: "Le imprese devono investire"
"Senza infrastrutture e servizi niente sviluppo per la Toscana"

"Porto di Livorno Siena-Grosseto e Tirrenica: apriamo una vertenza col governo"
ILARIA CIUTI sulla Repubblica 2/2/06

OTTAVO congresso, da ieri a Viareggio, della Cgil toscana. In sala 450 delegati per 505.000 iscritti che hanno ascoltato la relazione del segretario uscente, Luciano Silvestri. C´era anche il sindaco di Pisa e presidente Anci regionale, Paolo Fontanelli: «Relazione stimolante. Sono d´accordo anche sulla necessità di un´aggregazione dei servizi pubblici locali. Che lo dica il sindacato è un´importante novità su cui lavorare. E´ però anche necessario affrontare con più coraggio la questione del sistema fiscale e del suo rapporto con il territorio».

Silvestri, il vostro congresso parla di «riprogettare il paese», ma della Toscana che ne facciamo?
«Partiamo dal fallimento prodotto nel paese dalle politiche economiche di questo governo da cui ormai la Toscana non si sottrae. Bastino due cifre: l´Irpet calcola tre anni consecutivi a crescita zero e solo negli ultimi 10 mesi hanno chiuso 93 aziende» .
Avete una ricetta per la riprogettazione?
«Per prima cosa, dovremo impegnarci tutti insieme: lavoratori, imprese che non hanno accettato l´idea della via bassa allo sviluppo, autonomie locali, forze politiche che si candidano a governare diversamente. La Toscana può essere un esempio trainante perché qui partiamo da un´esperienza già in corso: dal patto regionale per lo sviluppo da cui poi sono derivati i vari patti territoriali».
Veniamo al sodo: stabilito con chi si fa, cosa si fa?
«Prima di tutto serve creare quelle che io chiamo pre-condizioni».
Che sono?
«Infrastrutture e servizi»
Per esempio, quali infrastrutture?
« Faccio un esempio: tra poco andrà a compimento l´Alta velocità. Se troverà in Toscana un deserto e non avremo un sistema infrastrutturale in grado di agganciarsi ad essa, se Bologna diventerà più vicina di Prato rischieremo di peggiorare, anziché migliorare, spostando il baricentro altrove e non riuscendo a collegare tra loro i punti di eccellenza che pure abbiamo. Se molte delle nostre carenze dipendono, come dipendono, dal governo, allora apriamo una vertenza nei suoi confronti: per esempio sul porto di Livorno, la Tirrenica, la Siena-Grosseto».
Mentre quando parla di servizi a cosa si riferisce?
«Al nanismo dei servizi pubblici che è pari al nanismo delle aziende. Ci sono troppe piccole aziende pubbliche in Toscana e troppo spreco di denaro conseguente. La pubblica amministrazione deve favorire l´aggregazione e io spero che Toscana Energia diventi un esempio da seguire».
E dopo le pre-condizioni?
«Ci sono le condizioni per lo sviluppo. Riguardano le imprese che non sono certo frenate dal costo del lavoro ma dalla bassa produttività: perché non si è investito, non si è innovato nel campo dei prodotti e non si è conquistato valore aggiunto».
Cosa fare dunque a livello di imprese?
«Comincerò dai distretti. C´è bisogno di una nuova legge regionale che li trasformi in filiere: non più concentrati su un unico prodotto ma su una filiera che vada dall´inizio alla fine di un percorso. A Prato ci si sta già ingegnando per fare dal tessuto all´abito confezionato. Dopo la filiera, vanno favorite le aggregazioni. Questo per quanto riguarda le piccole e medie imprese».
E le grandi aziende?
«Ne abbiamo poche ma sono importanti per il riflesso che hanno sul territorio e l´economia in generale. Devono sì sviluppare la propria vocazione ma anche occuparsi di ciò che hanno intorno. Le acciaierie di Piombino non possono tralasciare la ricostruzione dell´ambiente inquinato e rovinato. La Piaggio di Pontedera deve farsi carico anche dell´indotto che da lei è nato. Infine la questione del lavoro nero. Sono 160 mila i lavoratori in nero della Toscana: è un´ingiustizia sociale e un danno economico che porta 800 mila euro di evasione previdenziale».

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CGIL TOSCANA

Da oggi a venerdì in congresso a Viareggio

da l'Unità 1/2/06

Un toscano su sei (e un lavoratore attivo su quattro) ha la tessera della Cgil. Sono questi i numeri con cui la più grande confederazione della Toscana darà vita a partire da oggi (e fino a venerdì) all’ottavo congresso regionale presso il Principe di Piemonte di Viareggio. «Riprogettare il Paese» è il titolo (certo non a caso) del congresso cui prenderanno parte 450 delegati in rappresentanza di 505.310 iscritti tra attivi e pensionati. «Si è arrivati a questo appuntamento - spiega una nota della Cgil - dopo 5.818 assemblee di base, di unità produttiva o territoriale, cui hanno preso parte 148.520 iscritti, il 29.39% del totale, il 7.09% in più che all’ultimo congresso tenutosi nel 2001. Dopo 15 anni si va al confronto non su documenti contrapposti, ma su un unico documento a tesi che ha ottenuto l’approvazione del 99.46% dei voti espressi». «Epifani - prosegue la nota - ha ottenuto percentuali molto alte anche dove aveva presentato tesi diverse da Rinaldini della Fiom e Patta di Area Programmatica Lavoro Società. In particolare sulla Tesi 8a (contrattazione) Rinaldini in Toscana ha preso il 4.94% e sulla 9b (democrazia sindacale) il 5.80%, sulla tesi 9a (democrazia sindacale) Patta ha ottenuto il 17.21%».

I lavori si apriranno alle 9.30 col saluto del sindaco di Viareggio Marco Marcucci, la relazione del segretario generale della Cgil Luciano Silvestri e gli interventi dei suoi colleghi di Cisl e Uil, Maurizio Petriccioli e Vito Marchiani. Domani toccherà invece al presidente della Regione Claudio Martini e, nel pomeriggio, tavola rotonda su «L’impegno del mondo del lavoro e la legalità».

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CGIL REGIONALE TOSCANA

RIPROGETTARE IL PAESE

LAVORI SAPERI DIRITTI LIBERTA’

8° CONGRESSO CGIL TOSCANA

1 – 2 – 3 FEBBRAIO 2006 VIAREGGIO PRINCIPE DI PIEMONTE

LA CGIL TOSCANA A CONGRESSO

450 DELEGATI IN RAPPRESENTANZA DI 505.000 ISCRITTI

PER ELEGGERE GLI ORGANISMI DIRIGENTI DELLA CONFEDERAZIONE E PER DISCUTERE DEI PROBLEMI DELLA TOSCANA 

Firenze 31.01.2006.-  450 delegati in rappresentanza di 505.310 iscritti, in attività e pensionati, si ritroveranno domattina al Centro Congressi Principe di Piemonte a Viareggio per l’8° Congresso Regionale della confederazione più grande della Toscana, un toscano su sei ha la tessera della Cgil e un lavoratore attivo su quattro. Si è arrivati a questo appuntamento dopo 5.818 assemblee di base, di unità produttiva o territoriale. Vi hanno preso parte 148.520 iscritti, il 29.39% del totale, il 7.09% in più che all’ultimo congresso che si è tenuto nel 2001.

L’8° si caratterizza per una grossa novità: dopo quindici anni si va al confronto non su documenti contrapposti, ma su un unico documento a tesi che ha ottenuto l’approvazione del 99.46% dei voti espressi. Epifani ha ottenuto percentuali molto alte anche dove aveva presentato tesi diverse da Rinaldini (FIOM) e Patta (Area Programmatica Lavoro Società). Sulla Tesi 8a (contrattazione) Rinaldini in toscana ha preso il 4.94% e sulla 9b (democrazia sindacale) il 5.80%, sulla tesi 9a (democrazia sindacale) Patta ha ottenuto il 17.21%.

I lavori del congresso si apriranno domattina alle 9.30 con l’accredito  dei delegati e degli invitati, il resto della mattinata sarà riempito dal saluto del sindaco di Viareggio ed ex presidente della Giunta Regionale  Marco Marcucci, dalla relazione del segretario generale della Cgil Luciano Silvestri e dagli interventi dei suoi colleghi di Cisl e Uil, Maurizio Petriccioli e Vito Marchiani. La seconda giornata sarà caratterizzata dall’intervento, la mattina, del presidente della Toscana Claudio Martini e nel pomeriggio da una tavola rotonda su “L’impegno del mondo del lavoro e la legalità”. nb

Per ogni esigenza contattare Nazzareno Bisogni 

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Economia, la Cgil lancia l’allarme

da l'Unità 31/1/06

CRISI Aziende che chiudono,lavoratori a nero, morti sul lavoro, presenza di infiltrazioni mafiose nelle imprese. I dati sulla situazione produttiva toscana forniti dalla Cgil sono da bollettino di guerra. È il 2005 l’anno nero dell’economia toscana. Con oltre 5 milioni di ore di cassa integrazione secondo i dati dell’Inps da gennaio a ottobre. Sono 6.953 i lavoratori in cassa integrazione ordinaria, 4441 quelli in cassa straordinaria , 6097 in mobilità. Lo scorso marzo erano 4mila i lavoratori interessati dalla crisi, a fine anno sono diventati 17mila, con 6mila licenziamenti e 96 aziende che hanno cessato l’attività. Sono andati perduti anche 6mila posti di lavoro nell’agricoltura, mentre nel settore dell’artigianato è stata registrata solo nei primi sei mesi del 2005 la perdita di 7.500 posti di lavoro a tempo indeterminato, di cui sono stati recuperati 2.500 tra contratti a tempo determinato e cocopro. Allarmante anche la situazione sul lavoro nero. Secondo i dati Inps relativi agli ultimi 5 anni su 28.500 aziende visitate il 75% ha presentato irregolarità, 36.669 lavoratori non sono risultati registrati e 2.390 aziende erano totalmente sconosciute all’Inps.

Economia toscana: lavoro nero e licenziamenti

L’allarme della Cgil: «6mila licenziamenti, 86 le aziende che hanno chiuso, 2.390 le imprese sconosciute all’Inps»

di Sonia Renzini/ Firenze

AZIENDE IN CRISI Aziende che chiudono,lavoratori a nero, morti sul lavoro, presenza di infiltrazioni mafiose nelle imprese. I dati sulla situazione produttiva toscana forniti dalla Cgil toscana sono cifre da bollettino di guerra. Dall’industria all’artigianato la fotografia dei lavoratori è a dir poco inquietante. È il 2005 l’anno nero dell’economia toscana. Con oltre 5 milioni di ore di cassa integrazione secondo i dati dell’Inps da gennaio a ottobre. E con 6.953 lavoratori in cassa integrazione ordinaria, 4441 in cassa straordinaria e 6097 in mobilità.

«La crisi non è più congiunturale, ma strutturale - dice il segretario generale della Cgil Toscana Luciano Silvestri - siamo molto preoccupati perché ci troviamo di fronte ad aziende che chiudono invece di riorganizzarsi». I riferimenti sono fin troppo evidenti. Dalla Matec di Scandicci alla Kartos di Pistoia l’elenco è lunghissimo. A marzo erano 4mila i lavoratori interessati dalla crisi, a fine anno sono diventati 17mila, con 6mila licenziamenti e 96 aziende che hanno cessato l’attività. Sono andati perduti anche 6mila posti di lavoro nell’agricoltura, mentre nel settore dell’artigianato è stata registrata solo nei primi sei mesi del 2005 la perdita di 7.500 posti di lavoro a tempo indeterminato, di cui sono stati recuperati 2.500 tra contratti a tempo determinato e cocopro. Allarmante anche la situazione sul lavoro nero.

Secondo i dati Inps relativi agli ultimi 5 anni su 28.500 aziende visitate il 75% ha presentato irregolarità, 36.669 lavoratori non sono risultati registrati e 2.390 aziende erano totalmente sconosciute all’Inps. «Le cifre dicono che 160mila lavoratori sono impiegati a nero - continua Silvestri - si tratta di una situazione intollerabile che oltretutto causa un’evasione previdenziale di 800mila euro». Due le condizioni essenziali secondo la Cgil per un rilancio economico: il potenziamento delle infrastrutture e la sinergia dei servizi. Ma anche una mentalità imprenditoriale che non pensi solo ad attivare procedure di mobilità al primo segnale di crisi. Tanto più che sembra essere diventata una prassi per molte imprese il passaggio dalla cassa integrazione ordinaria al licenziamento dei dipendenti.

«Le imprese non devono pensare che la competitività in Europa dipenda dall’abbattimento del costo del lavoro e dei diritti - incalza Silvestri - e a questo proposito dobbiamo dire che non c’è stata nessuna svolta da parte di Confindustria che approva la Finanziaria anche se non prevede nessun investimento sulla ricerca e sull’innovazione». Nemmeno su quei settori che ancora riescono a trainare i consumi come la telefonia mobile e l’alta tecnologia.

«Di fronte a una diminuzione progressiva dei consumi gli unici articoli che trainano riguardano prodotti ad alta tecnologia - precisa Silvestri -. Ebbene, nessuna azienda che produce questi beni è presente in Toscana».

Investimento è la parola d’ordine per porre fine a una situazione occupazionale catastrofica, ma la Cgil punta il dito anche sulle regole e in particolare sull’importanza di una legge regionale sugli appalti attesa da 10 anni. Perché è inutile girarci intorno, il problema esiste e le infiltrazioni mafiose rilevate negli appalti dei rifiuti a Massa Carrara non lasciano spazio a dubbi.

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I numeri al centro del congresso regionale della Cgil da domani a Viareggio
A rischio il lavoro di 17mila toscani

da la Repubblica 31/1/06

SONO 17.131 i lavoratori toscani in crisi a fine 2005: tra cassa integrazione ordinaria e straordinaria, mobilità, licenziamenti. E per il 2006 le prospettive non migliorano, secondo la Cgil regionale che terrà il suo ottavo congresso da domani al 3 febbraio al Principe di Piemonte di Viareggio. La situazione, analizzata su dati Inps, è secondo la Cgil non poco preoccupante: 6.593 lavoratori dell´industria in cassa integrazione ordinaria, 4.441 in cassa integrazione straordinaria, 6.097 in mobilità. Più 7.000 posti di lavoro persi nel 2005 nell´artigianato. Sempre secondo i dati Inps, il 75% per cento delle aziende presenta fenomeni di irregolarità e si stimano 160 mila lavoratori in nero su un milione e mezzo di dipendenti regolari. «Le aziende - denuncia il segretario uscente Luciano Silvestri - non propongono una sfida nuova, chiudono e fanno altro». E´ dunque necessario invertire rotta, su questo si misurerà il congresso.

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CGIL REGIONALE TOSCANA

 

  RIPROGETTARE IL PAESE

8° CONGRESSO CGIL TOSCANA

1 – 2 – 3 FEBBRAIO 2006 VIAREGGIO PRINCIPE DI PIEMONTE

 LE CONDIZIONI PER RIPARTIRE

OLTRE CINQUE MILIONI DI ORE DI CASSA INTEGRAZIONE DA GENNAIO AD OTTOBRE 2005 17.131 GLI ADDETTI INTERESSATI A PROCESSI DI CRISI FRA CASSA INTEGRAZIONE ORDINARIA (6.593) CASSA INTEGRAZIONE STRAORDINARIA (4.441)  MOBILITA’ (6.097) I DATI REALI DELLA CRISI TOSCANA  ILLUSTRATI STAMATTINA DAL SEGRETARIO GENERALE LUCIANO SILVESTRI NEL CORSO DI UNA CONFERENZA STAMPA

 

Firenze 30.01.2006.- Da gennaio ad ottobre sono state oltre cinquemilioni le ore di cassa integrazione, ordinaria e straordinaria, fra operai ed impegnati che si sono registrate nell’industria Toscana. Al 31 dicembre 2005 erano 17.131 gli addetti interessati a situazioni di crisi, di questi più di 6.000 erano e sono in mobilità, sono stati cioè licenziati. I dati della crisi industriale della toscana saranno al centro della Congresso della cgil Toscana in programma dal 1° al 3 febbraio al Centro Congressi Principe di Piemonte di Viareggio e sono stati presentati stamattina dal segretario generale della Luciano Silvestri nel corso di una conferenza stampa “Dati attesi, ma non per questo meno drammatici, ha detto Luciano Silvestri. Sono il frutto di una produzione industriale che cala da ben 17 trimestri e di una Toscana ferma da ormai quattro anni. Sono anche il frutto, ha aggiunto, dell’assenza assoluta di politica industriale da parte del governo e della sua maggioranza ed anche di una imprenditoria regionale che ha perso il gusto della sfida,  non investe e non innova, lasciandosi tentare dalla finanza e dalla rendita. Ripartire si può, ha detto ancora, ma a condizione che ci si doti di infrastrutture e  servizi efficienti. La politica e i governi regionale e locali non devono più perdere tempo. Occorre creare alcune precondizioni, senza le quali è difficile anche solo pensare di ripartire. Per prima cosa occorre  una dotazione infrastrutturale efficiente, cosa che la Toscana non ha.

Occorre garantire spostamenti rapidi e a costi contenuti a uomini e merci. Occorre, è questa la seconda precondizione, avere servizi efficienti. Penso a tutto quello si muove in Italia intorno alla gestione di acqua, gas e rifiuti. Fioccano le aggregazioni e le fusioni, in questi giorni è nato il 4° gruppo italiano nella gestione dell’acqua con la fusione delle aziende di Torino e Genova, in Emilia opera  una multiutility da 11.000 addetti e in Toscana i sindaci litigano per la gestione dei rifiuti. I comuni e il governo regionale non perdano altro tempo perché questo modello è destinato a morire  facendo pagare prezzi ulteriori a imprese e cittadini. Alle precondizioni deve far seguito  la condizione principale.Le imprese toscane tornino ad investire in innovazione di prodotto e di processo. Gli imprenditori toscani non ci provano, chiudono. Negano a se stessi, al sindacato e all’intera società toscana la sfida  per una  competizione sulla qualità, sulla via alta dello sviluppo, anche loro  conquistati  (finora almeno) dalla politica berlusconiana  e della vecchia confindustria che si illudeva di vincere la battaglia dei mercati globalizzati attraverso la riduzione dei costi e l’abbattimento dei diritti. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: il mondo vola, l’Europa cresce, l’Italia sta ferma, la Toscana va un pò peggio dell’Italia anche perché da noi la propensione ad investire è stata sempre più bassa della media e la rendita è storicamente di casa”. nb

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CGIL REGIONALE TOSCANA

RIPROGETTARE IL PAESE

8° CONGRESSO CGIL TOSCANA

1 – 2 – 3 FEBBRAIO 2006 VIAREGGIO PRINCIPE DI PIEMONTE

  2005 ANNUS HORRIBILIS DELL’INDUSTRIA TOSCANA

OLTRE CINQUE MILIONI DI ORE DI CASSA INTEGRAZIONE

DA GENNAIO AD OTTOBRE 2005 17.131 GLI ADDETTI INTERESSATI

( OPERAI ED IMPIEGATI) FRA CASSA INTEGRAZIONE ORDINARIA (6.593)

 CASSA INTEGRAZIONE STRAORDINARIA (4.441)  MOBILITA’ (6.097) I DATI REALI DELLA CRISI TOSCANA SARANNO ILLUSTRATI NEL CORSO DI UNA CONFERENZA STAMPA LUNEDI’ 23 GENNAIO 2006 ORE 12.30 VIA PIER CAPPONI, 7 DURANTE LA QUALE SARA’ PRESENTATO ANCHE L’8° CONGRESSO REGIONALE  IN PROGRAMMA

I PRIMI TRE GIORNI DI FEBBRAIO A VIAREGGIO – PRINCIPE DI PIEMONTE –

Oltre cinquemilioni di ore di cassa integrazione da gennaio ad ottobre 2005 secondo i dati dell’INPS. Al 31 dicembre erano 17.131 gli addetti interessati (operai ed impiegati) a situazioni di crisi: 6953 di questi in cassa integrazione ordinaria, 4.441 in cassa integrazione straordinaria e 6.097 in mobilità,  licenziati cioè. Sono i dati drammatici dell’industria cui vanno aggiunti quelli non meno pesanti dell’artigianato, oltre 7.000 posti di lavoro persi, e quelli dell’agricoltura che  di posti ne ha persi  circa 6.000.

La crisi toscana, analizzata su dati reali, non congiunturali, complessivamente e provincia per provincia sarà al centro di una

CONFERENZA STAMPA

LUNEDI’ 30 GENNAIO 2006 ORE 12.30

C/O CGIL REGIONALE (Saletta 1° Piano)

VIA PIER CAPPONI, 7 FIRENZE

 

Nell’occasione sarà anche presentato l’8° Congresso della Cgil Toscana in programma a Viareggio nei primi tre giorni di Febbraio.

Grazie per il tempo e lo spazio che vorrete e potrete dedicare a questo nostro appuntamento.

Firenze 27 gennaio 2006.-

 

                                                                                                                L’UFFICIO STAMPA

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«Infrastrutture e servizi: la crisi si affronta da qui»

Silvestri, segretario toscano Cgil: «Il baricentro economico si sta spostando fuori dalla Toscana»

di Francesco Sangermano/ Firenze sull'Unità 26/1/06

DA QUALCHE SETTIMANA sono i congressi a scandire le sue giornate. Quelli delle categorie, dai pensionati ai metalmeccanici, e quelli delle Camere del Lavoro, da Firenze a Siena. Mercoledì, invece, si riunirà a Viareggio la Cgil regionale e per il segretario toscano, Luciano Silvestri, quello sarà il momento di tirare le fila dell’attività svolta sul territorio in questo periodo di grandi tensioni sociali.
Segretario, anche il congresso regionale sarà incentrato su questa volontà di unità sindacale?

«Abbiamo scelto fin dall’inizio di mettere in campo un congresso su un documento unico. I congressi che si stanno svolgendo a livello di categorie o camere del lavoro stanno andando molto bene. La scelta ha riscosso la stragrande maggioranza dei consensi, ha interpretato il bisogno di unità e ci dà grande forza. Il rapporto fra Cgil, Cisl e Uil, soprattutto in Toscana, è molto forte e non si è rotto nemmeno nei momenti più difficili. È unitariamente che abbiamo firmato il patto per lo sviluppo e la buona occupazione. Di fronte alla grave crisi che stiamo vivendo questo patrimonio unitario diventa ancora più importante. Senza dimenticare che nelle prime settimane del 2006 sono accaduti due fatti di grande importanza».
Quali?
«Prima di tutto la straordinaria manifestazione organizzata dalle donne a difesa della 194, poi il contratto dei metalmeccanici. Due eventi emblematici di come la destra abbia provato in questi anni ad attaccare i diritti di cittadinanza e del lavoro e di come tante persone, con la Cgil in testa, si siano ribellate a questi attacchi alla libertà e alla democrazia. La vicenda delle tute blu, in particolare, ha riportato all’attenzione del Paese lotte importanti volte a risolvere i problemi reali di un pezzo importante del mondo del lavoro».
Si è detto spesso che la Toscana vive una crisi perfino peggiore del resto d’Italia...

«La crisi è molto dura e per questo abbiamo avanzato richieste esplicite definendo il patto con la Regione. In questo senso trovo di grande coerenza la scelta di recepire i tagli imposti dalla Finanziaria senza però licenziare nessuno. Mi auguro che questo serva d’esempio al sistema delle autonomie locali, del pubblico impiego e soprattutto al sistema delle imprese. Se vogliamo uscire da questa situazione di crisi strutturale devono smettere di pensare che tutti i problemi derivano dal costo del lavoro. Èragionando così che siamo arrivati al disastro che abbiamo davanti».
Come si risolleva il nostro apparato produttivo?

«Innovando e investendo. Su questo terreno le imprese possono dimostrare la loro responsabilità sociale. Invece qui si chiude e non si propongono nuove sfide. Tanti Lonati di turno che imbarbariscono le situazioni industriali. Ma non si può guardare al futuro con le serrate. Poi, naturalmente, i governi territoriali devono ricreare condizioni e precondizioni per lo sviluppo».
Vale a dire?

«Partiamo dalle seconde: il sistema infrastrutturale è assolutamente insufficiente e col governo nazionale dobbiamo dare un’ulteriore spinta a una vertenza toscana che punti a un processo di ammodernamento. Fra poco partiranno i lavori dell’Alta velocità a Firenze ma, se Bologna sarà più vicina di Prato, il rischio è che attraversi un deserto e che il baricentro degli interessi economici si sposti fuori dalla regione. Non meno importante è riorganizzare la gestione regionale dei servizi. Come si fa a pensare di costruire un termovalorizzatore da 230 milioni di euro quando la più grande azienda toscana di smaltimento ne fattura 73? Non possiamo essere ancora a litigare tra Comuni per chi smaltisce o chi gestisce. Lo sforzo fatto per l’azienda unica del gas è apprezzabile ma è un processo che bisogna accelerare. Ogni singola inefficienza ricade sulle tasche dei cittadini sotto forma di tariffe che spesso e volentieri variano in maniera incredibile da una parte all’altra».
E alle imprese cosa chiedete?

«Bisognerebbe che abbandonassero la logica dei distretti e sposare quella di filiera per fare massa critica e valore aggiunto. Prato si sta incamminando su questa strada ragionando su un percorso che va dal tessuto all’abito finito. Così facendo quello che viene prodotto ha un valore aggiunto cinquanta volte maggiore. Poi ci sono le grandi aziende come la Piaggio o le acciaierie di Piombino: non possono pensare soltanto di continuare a sfruttare le prerogative del territorio senza però dare in cambio un sostegno e una tutela ai lavoratori del luogo».
In tutto questo resta la piaga del lavoro nero...

«Dai dati Inps emerge che in Toscana ce ne sono 160 mila. È un problema di civiltà che va risolto, tutto il contrario dell'impresa di qualità di cui abbiamo bisogno. Non è una risorsa come dice Berlusconi ma un peso economico perché tanti lavoratori a nero vogliono dire 800 milioni di euro solo di evasione previdenziale. Ma è una situazione che si può superare solo se si rimette al centro il valore sociale del lavoro».

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