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Premio giornalistico Gabriele Capelli 2006

“Lavoro nero: a Firenze la tratta degli immigrati”, conferito ad ALESSIO GAGGIOLI, autore dell’articolo pubblicato il 27/5/05 su  “Il Giornale della Toscana”.
Le motivazioni
L'articolo premiato

Accordo di rinnovo del contratto collettivo provinciale di lavoro 20 maggio 2004 per i dipendenti delle imprese edili ed affini da valere per la provincia di Firenze

Altri articoli sul settore dell'edilizia del 2006
 

LAVORO FIRMANO COMUNE, INDUSTRIALI E SINDACATI

Stop agli incidenti nei cantieri Intesa contro le ‘morti bianche’

da la Nazione 19/12/06

ABBATTERE, nei prossimi 18 mesi, del 30% gli infortuni nei piccoli e medi cantieri edili della nostra città. È l’ambizioso obiettivo che si prefigge il protocollo d’intesa firmato ieri mattina in Palazzo Vecchio tra il Comune di Firenze, l’Inail regionale, l’Associazione Industriali di Firenze, Confartigianato, Cna, Cgil, Cisl e Uil. Il progetto, sperimentale e della durata di tre anni, conta sull’adesione volontaria da parte delle imprese edili che, una volta accettato il protocollo, potranno beneficiare di sconti sui costi delle polizze assicurative. In pratica, verrà individuato un sistema di «auto-dichiarazione» per le imprese edili che operano in città, attraverso il quale le ditte che aderiscono all’iniziativa attestano, sulla base di parametri tecnico-gestionali e organizzativi condivisi, il proprio «indice di sicurezza» nell’affrontare un certo tipo di intervento.

SULLA BASE di queste informazioni verrà così messa a punto una banca dati che da un lato consentirà di individuare le imprese «a più alta concentrazione di rischio» e dall’altro farà sì che «i committenti dei lavori abbiano a disposizione un albo virtuale delle migliori imprese, in città, in materia di sicurezza», come ha detto l’assessore comunale Riccardo Nencini. Sulla base di questa banca dati, poi, partiranno interventi di verifica, di prevenzione, di supporto e di incentivazione economica per quelle imprese che, in linea col protocollo, intendano intraprendere iniziative volte al miglioramento della sicurezza sul lavoro. «Il 2006, sotto il punto di vista degli infortuni sul lavoro, non è stato l’anno che ci aspettavamo. Per questo, è necessario alzare la guardia puntando sulla formazione e offrendo benefici alle aziende più virtuose», ha proseguito Nencini. C’è poi il problema della carenza d’informazione. «Basti pensare – ha chiosato l’assessore, - che la maggioranza delle persone che decidono di ristrutturare la propria casa non sa di essere responsabile di quel micro-cantiere». «Tra i circa 70 patti territoriali stipulati in materia di sicurezza nei cantieri, questo è quello che vede la partecipazione di più realtà. È per questo che ci aspettiamo molto da quest’iniziativa», è intervenuto il direttore nazionale Inail Maurizio Castro. Elettra Gullè

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I RISCHI DEL LAVORO
Premio alle scuole che hanno partecipato ad un concorso su questo tema. In Toscana diminuiti gli incidenti ai danni dei giovani
Banca dati per la sicurezza nei cantieri
Ma la legge regionale sugli appalti giungerà con un anno di ritardo

Un progetto pilota che coinvolge Comuni, Inail, sindacati e associazioni dei datori di lavoro
ILARIA CIUTI su la Repubblica 22/11/06

FILMATI e foto di ragazzi sul «lavoro che uccide». E´ il concorso voluto in 19 scuole da Regione e Usl di Livorno sotto la supervisione di Oliviero Toscani. Un titolo esplosivo che ci siamo abituati a considerare plausibile anche in una Toscana civile e dove ci si consola al pensiero che gli incidenti sono scesi tra il 2004 e il 2005: ma da 75.362 a 73.168. E si sussulta all´informazione immediatamente seguente: che diminuiscono ma sono peggiori e i morti sono passati da 42 nei primi nei mesi dell´anno scorso a 47 nello stesso periodo di questo. Come hanno appena spiegato Inail e Irpet. Alla fine il premio del concorso è stato consegnato ieri dal ministro del lavoro Damiano e dal presidente della Toscana Martini ai ragazzi dell´istituto professionale Enriquez di Castelfiorentino. 

Insieme a loro, numerosi studenti si sono avvicinati a una realtà spesso ignorata e forse incredibile: che il lavoro ammazza peggio delle bombe, stritola tra le presse, butta giù dalle impalcature, sorprende ragazzi dell´età degli studenti e genera numeri da terrore, come settemila morti e 5 milioni di incidenti dal 2001 a oggi in Italia.
Conoscere aiuta la prevenzione, secondo Martini: «Bisogna cominciare prestissimo con la formazione vera, solo così potremo, con il tempo, sconfiggere la piaga degli infortuni e dei morti sul lavoro». Con il tempo, speriamo. Damiano annuncia che entro la fine dell´anno presenterà una legge delega per il riordino del testo unico sulla sicurezza del lavoro. La Regione dovrebbe portare in giunta a dicembre la nuova legge sugli appalti. «Arriva con un anno di ritardo - dice il segretario Cgil regionale Luciano Silvestri - Era stata chiesta dal consiglio regionale per il dicembre scorso».

«Anche in Toscana si è abbassata la tensione in nome di un maggiore risparmio, è diminuita la tensione nata in seguito alla 626, la legge sulla sicurezza, e quest´ultima è diventata più che una doverosa cultura un vincolo vissuto male», spiega Paola Galgani, responsabile per la sicurezza della Camera del lavoro di Firenze. E´ giovane e ancora non sa capacitarsi di come «le persone non abbiano diritto a tornare la sera a casa dal lavoro nelle stesse condizioni in cui ne sono uscite». Eppure non hanno diritto. O perlomeno non lo hanno quei 44 lavoratori su mille che in Toscana subiscono incidenti e che diventano 60 se si tratta di immigrati. «Lavoratori - dice il segretario della Cgil cittadina, Alessio Gramolati - che la combinazione di lavoro flessibile e dunque di contratti a termine e della Bossi Fini rendono automaticamente clandestini e più ricattabili». L´altra fascia debole riguarda i giovani, il 40% delle vittime.

Anche a Firenze. Nonostante il Comune, le associazioni dei datori di lavoro e i sindacati abbiano firmato l´anno scorso, tra i primi in Italia, un protocollo sugli appalti pubblici per limitare irregolarità, lavoro nero e attentati alla sicurezza con regole di trasparenza che fissano assunzioni, formazione, ospitalità dei lavoratori (per impedire il caporalato che si basa ormai sull´elargizione di affitti e pasti) e quant´altro sia necessario in un cantiere prima e non dopo l´apertura di quest´ultimo. Un protocollo che rafforza il controllo del committente, che quasi tutti i Comuni della Provincia stanno anch´essi applicando ma che lascia ancora scoperti i piccoli e piccolissimi cantieri. Tanto è vero che proprio in questi giorni gli stessi protagonisti del protocollo, più l´Inail, stanno mettendo mano a un progetto pilota in Italia di banca dati informatica che permetta di sapere anche dove si ristruttura un tetto.

«Le difficoltà derivano in questo momento anche dalla quantità di cantieri aperti in città». spiega Flavia Villani, trentenne segretaria per conto della Cgil degli edili, una delle categorie più a rischio. Villani è, insieme a Galgani, un´altra giovane donna protagonista della vita sindacale cittadina. Il problema, spiega, «è che nei grandi cantieri lavorano sempre una quantità di piccole ditte in subappalto dove scarsa è la qualità del lavoro e della sicurezza e che sono difficilmente controllabili». Molto non è cambiato negli anni, secondo Villani: «Non cessano né caporalato né lavoro nero - dice - Quest´ultimo anche perché la Bossi Fini mette gli immigrati nella totale impossibilità di emergere. E tuttavia devono pur lavorare per vivere». Come non cessa il lavoro «grigio», quando, continua Villani, «il lavoratore viene assunto part time ma lavora a orario pieno senza che si sappia quando c´è e quando non c´è».

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«Il 95% dei restauratori rischia di uscire dal mercato del lavoro»

La denuncia dei sindacati: «Un decreto legge del precedente governo riconosce professionalità e qualifica solo a una lobby»

di Francesco Sangermano/ Firenze sull'Unità 17/11/06

L’EREDITÀ lasciata dal governo Berlusconi si palesa anche a qualche mese di distanza. In questo specifico caso era rimasta sotto traccia, finora, nel silenzio dell’opinione pubblica impegnata dapprima con le elezioni quindi coi primi nodi del nuovo esecutivo.
Eppure il decreto legge approvato al termine della scorsa legislatura in materia di beni culturali nega a circa 30mila lavoratrici e lavoratori del restauro (di cui 3mila soltanto a Firenze e 5mila considerando l’intera Toscana) il giusto riconoscimento della professionalità acquisita e un dignitoso inserimento lavorativo.

«Il decreto legge - spiega Massimo Bollini, funzionario della Fillea-Cgil di Firenze con delega al restauro - è stato emanato a marzo e pubblicato nella Gazzetta ufficiale ad aprile al fine di regolamentare il riconoscimento dei restauratori e dei collaboratori. Ma le norme transitorie in esso contenuto escludono di fatto, al 95% dei restauratori italiani, la possibilità di essere riconosciuti ufficialmente. Secondo quanto previsto dal decreto, infatti, entro 15 giorni dalla sua pubblicazione i restauratori avrebbero dovuto presentare una documentazione che attestasse la loro attività di anni. Quello che non era chiaro, però, era a chi e come questi documenti andassero recapitati». Ciò che ne è conseguito è che praticamente nessuno ha potuto espletare quanto richiesto. «Col rischio - ha tenuto a precisare Bollini - che la quasi totalità dei restauratori possa uscire al mercato del lavoro perché improvvisamente dequalificati».

Ma nelle pieghe del decreto si annidano altre notevoli amenità. La prima riguarda la formazione scolastica. «A ora soltanto la ristrettissima lobby che esce o è uscita da tre scuole si vede riconosciuta la qualifica: si tratta dell’Opificio delle Pietre Dure di Firenze, dell’Istituto centrale di restauro di Roma e, in via sperimentale, dalla Veneria Reale di Torino. Il guaio è che nessuno, fino ad ora, poteva sapere che sarebbero stati fatti distinguo tra scuola e scuola e corsi di fatto analoghi non trovano invece lo stesso riconoscimento. O, ancora meglio, si richiede un corso di 3 anni presso l’Accademia delle Belle Arti senza che in Italia un corso di tale durata sia previsto». Poi c’è la questione dell’esperienza pregressa. «In questo settore - ha tenuto a puntualizzare Bollini - sono molto diffuse forme di precariato che impediscono di poter certificare il lavoro svolto che è, invece, condizione necessaria per accedere all’esame. Senza dimenticare che, di questa categoria, fanno parte molti studenti stranieri che non sanno ora come regolamentarsi e, soprattutto, tante donne. E dal momento che tra i requisiti per accedere all’esame c’è anche quello di dimostrare un lavoro continuativo per otto anni nel settore, basta una maternità per impedire che questo possa avvenire».

In tutto questo, vista l’assenza di risposte da parte del Ministero dei Beni e Attività Culturali, i sindacati di categoria (Fillea Cgil, Felca Cisl, Feneal Uil) hanno indetto unitariamente una manifestazione di protesta che si terrà domani a Roma davanti alla sede del Ministero. «Il nostro territorio - ha concluso Bollini - è da sempre centro nazionale di eccellenza nel settore. Ma se non si riuscirà a far qualcosa contro la pesantissima eredità che ci è stata lasciata dal precedente governo rischiamo di perdere competenze e professionalità importanti e insostituibili».

L’intervista
«Ho sistemato la Cupola del Brunelleschi ma per loro non sono una restauratrice»
f.san.

Elisabetta ha 47 anni. Ha deciso di trasferirsi da Milano, sua città natale, a Firenze quando era poco più che adolescente per coronare il suo sogno professionale. Si è iscritta all’Uia (Università internazionale dell’arte) e ormai da 17 anni le sue mani contribuiscono a ridare lustro a capolavori dell’arte di fama mondiale.
«Ho restaurato la Cupola del Brunelleschi - dice orgogliosa - opere del Vasari, la chiesa di Santa Maria Novella. Eppure...»
Eppure?
«Eppure per lo Stato Italiano, oggi, io non sono una restauratrice. Un paradosso».
Come è possibile?
«La scuola che ho frequentato aveva gli stessi insegnanti dell’Opificio delle Pietre Dure ma non è riconosciuta dal decreto legge emanato dallo scorso governo. E quindi dovrei dimostrare che per 8 anni ho lavorato continuativamente con responsabilità diretta nei lavori eseguiti. Ma questo è impossibile».
Perché?
«Perché la responsabilità dei lavori che ho eseguito era della ditta per cui lavoro, non mia personale. Al massimo potrebbero redigere un curriculum in cui indicare tutti i lavori che ho svolto ma questo non sarebbe suficiente a riconoscermi la qualifica di restauratrice. Eppure il mio nome ce l’ha la soprintendenza, sa quali lavori ho fatto, come li ho fatti e che ero adeguata al ruolo».
Qual è stata la sua qualifica finora?
«Operaio specializzato. Niente di più».

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Restauratori in subbuglio: «Non c’è riconoscimento professionale»

da la Nazione 17/11/06

NON BASTAVANO i contratti precari a mettere in difficoltà la maggior parte dei lavoratori che si occupano del restauro dei beni culturali. A peggiorare la situazione ci s’è messo il decreto 156/2006 che, approvato lo scorso 27 aprile, di fatto nega al 95% degli addetti del settore il riconoscimento della professionalità acquisita, oltre a un dignitoso inserimento lavorativo. «Nato per regolamentare tutti i lavoratori che operano nel restauro, il decreto ha solo portato confusione - spiega Massimo Bollini di Fillea-Cgil -. Nelle norme transitorie non è infatti specificato a chi, quando e dove i lavoratori devono consegnare i propri titoli professionali. Una presa in giro, finora nessuno abbia potuto depositare le proprie qualifiche». 

Secondo Bollini, «a causa di questo decreto rischia di essere messo fuori dal mercato del lavoro il 95% delle persone specializzate». A Firenze sono oltre 3mila, in Italia sono oltre 30mila. «E’ come se sulla nostra città si stesse per abbattere un’altra alluvione» accusa Bollini, facendo presente che «attualmente, vengono abilitate al titolo di restauratore solo le persone che escono dall’Opificio delle Pietre Dure, dall’Istituto centrale per il restauro e, in via sperimentale, dalla Veneria Reale di Torino. Non più di 30 persone all’anno. E’ chiaro – conclude Bollini - che c’è una lobby di potere che mira a dividere tra pochi gli appalti dei beni culturali». Per chiedere la modifica, domani i lavoratori manifesteranno a Roma. Elettra Gullè

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LAVORATORI RESTAURO, 18/11 MOBILITAZIONE A ROMA

Si terrà sabato 18 novembre a Roma, in Via del Collegio Romano, sede del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, la mobilitazione unitaria nazionale dei lavoratori del restauro. L’obiettivo principale dell’iniziativa, indetta dai sindacati delle costruzioni Feneal Uil, Filca Cisl e Fillea Cgil, è quello di parlare del problema del settore, sostenendo le richieste del sindacato di apertura di due tavoli interministeriali sulle regole fra MiBAC e Lavori Pubblici e tra MiBAC e Ministero del Lavoro, ricollocando al centro dell’iniziativa i problemi che riguardano il mondo del lavoro del restauro e dell’archeologia. I sindacati delle costruzioni da anni stanno denunciando la situazione insostenibile che quotidianamente vivono i lavoratori del restauro e dell’archeologia nei cantieri: elusione dell’applicazione dei CCNL, Contratti collettivi nazionali di lavoro, o sottoinquadramento; utilizzo di contratti a progetto e di P. IVA (più del 52% dei lavoratori del settore), che nascondono, sotto forma autonoma, rapporti di lavoro subordinato con conseguente mancanza di ammortizzatori sociali; mancato riconoscimento professionale; precarietà, sfruttamento, forte ricattabilità ed elevati rischi per la salute degli operatori. Il mancato riconoscimento delle professionalità impegnate nel settore ha portato fino ad oggi alla diffusione di un lavoro dequalificato e quasi sempre precario e mal pagato. 

Il Decreto Legislativo 156/2006, approvato il 27 aprile scorso, nega a decine di migliaia di lavoratori il riconoscimento della professionalità acquisita attraverso percorsi formativi e lavorativi e il dignitoso inserimento nel sistema lavorativo. I sindacati delle costruzioni chiedono su questo tema di rivedere, attraverso un costante confronto con il Ministero, i requisiti di accesso, senza voler snaturare una professione, ma consentendo a quanti in questi anni hanno operato nel settore di dimostrare le proprie competenze. Le richieste dei lavoratori del restauro e dell’archeologia sono semplici ma imprescindibili da un impegno del Governo e delle istituzioni. “E’ urgente in primo luogo – sostengono Fillea Cgil, Filca Cisl e Feneal Uil – elaborare un quadro normativo che descriva in maniera esaustiva i profili professionali e le competenze, definendo regole certe e trasparenti per la qualificazione delle imprese, per la piena tutela del patrimonio artistico italiano. Le Pubbliche Amministrazioni devono assumersi la responsabilità di verificare, controllare e riconoscere, come elementi indispensabili per l’affidamento dei lavori sui Beni Culturali, l’applicazione dell’adeguato contratto di riferimento, l’utilizzo delle giuste professionalità ed il superamento della corsa al minor costo possibile a scapito della qualità dei lavori e dei lavoratori”. “E’ necessaria – concludono i sindacati - una maggiore attenzione agli aspetti della sicurezza e della formazione attraverso percorsi di studio integrabili tra loro e con l’esperienza lavorativa svolta, chiarendo ciò che è lavoro subordinato e lavoro autonomo”. Tra le richieste delle organizzazioni sindacali e dei lavoratori c’è l’elaborazione di regole che stabiliscano i ruoli, gli ambiti d’intervento ed il corretto rapporto tra enti locali, Università ed imprese e, infine, la necessità di una programmazione di interventi per il rilancio dei Beni Culturali come patrimonio unico, superando la logica dello sviluppo del settore, visto solo come crescita del turismo.

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CGIL - CAMERA DEL LAVORO METROPOLITANA DI FIRENZE

UFFICIO COMUNICAZIONE CENTRO SERVIZI BORGO DEI GRECI

CONFERENZA STAMPA

Il mondo del restauro in subbuglio

Verso la Manifestazione delle lavoratrici e dei lavoratori del comparto restauro dei beni culturali.

Il DL 156/2006 in materia di beni culturali nega a decine di migliaia di lavoratrici e di lavoratori del restauro il giusto riconoscimento della professionalità acquisita e un dignitoso inserimento lavorativo.

Vista l’assenza di risposte da parte del Ministero dei Beni e Attività Culturali sulla piattaforma unitaria sindacale che rivendica il riconoscimento professionale per i lavoratori, lo sviluppo del settore e, nell’immediato, la possibilità di accedere all’esame di idoneità abilitante al titolo di restauratore Fillea Cgil, Felca Cisl, Feneal Uil hanno indetto una manifestazione di protesta per il giorno 18 Novembre 2006

Per spiegare nei dettagli l’intera vertenza e le ricadute che stanno già subendo migliaia di lavoratori che, fra l’altro, non possono accedere all’esame di idoneità di restauratore

E’ convocata la conferenza stampa per il giorno

Giovedì 16 novembre , alle ore 11,30 ,

presso la Camera del Lavoro di Firenze, in Borgo dei Greci 3

Nella conferenza stampa verranno illustrate anche le gravi ricadute che si stanno evidenziando per i lavoratori del restauro nel nostro territorio, da sempre centro nazionale di eccellenza nel settore .

I moltissimi lavoratori dipendenti (e non) del restauro per scelte sbagliate e in controtendenza alla valorizzazione delle alte professionalità e del patrimonio artistico e culturale del nostro paese rischiano il posto, mentre l’intero paese rischia di perdere competenze e professionalità importanti.

FILLEA CGIL

Inviato da ufficio Comunicazione cgil centro servizi Firenze David Buttitta













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Operaio in coma, condizioni stabili

dal Tirreno 7/11/06

CERRETO GUIDI. Sono stazionarie le condizioni di Emilio Campatini, 41 anni, l’operaio che è stato schiacciato da una trave mentre lavorava nell’azienda Rdb di Stabbia che produce manufatti di cemento armato. L’operaio ha subito due interventi a Careggi ed è sempre in prognosi riservata.  Venerdì sera Campatini stava sollevando una trave di cemento armato con un macchinario quando, per la rottura di un perno, il pezzo si è sganciato e lo ha schiacciato.  Intanto ieri i lavoratori hanno fatto sciopero per tutta la giornata. Una delegazione è andata dalla famiglia per sostenerla in questo momento difficile.  

Stamani i lavoratori della Rdb e la Fillea Cgil avranno un incontro con l’amministratore delegato dell’azienda per discutere le condizioni della fabbrica e «per riaffermare il diritto alla salvaguardia della salute e della sicurezza come elemento di qualità del lavoro e come dovere dell’impresa». (l.a.)

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INCIDENTE SUL LAVORO A STABBIA

La cinghia cede e la trave lo colpisce. Operaio in coma

da l'Unità 5/11/06

Un altro incidente sul lavoro in Toscana. Venerdì pomeriggio, nello stabilimento di Stabbia dell’RDB un gancio ha ceduto e la trave che il carroponte stava spostando è scesa giù di schianto, colpendo di striscio Emilio Capantini, di 40 anni. Subito portato a Careggi, è ancora in coma dopo un difficile intervento. Un lavoro di routine, in un’azienda di quindici persone dove tutti sono abituati a svolgere più mansioni. Eppure, nonostante l’esperienza di Capantini, da diversi anni operaio dell’azienda, è accaduta la disgrazia.

Il delegato Cgil Roberto Bacci spiega: «È necessario un momento di riflessione, anche i vertici dell’azienda sono d’accordo. In questo momento non serve puntare il dito. Le indagini in corso stabiliranno se c’è stata qualche mancanza». C’è amarezza per una situazione lavorativa che in Toscana registra settimanamente ormai incidenti e morti bianche. «Bisogna far di più per la sicurezza sui luoghi di lavoro. Ma ora il nostro pensiero va ad Emilio. Lavorava da diversi anni in quest’azienda, in questo momento ci preme soltanto stargli vicino, e sperare che possa tornare con noi al più presto». a.d.l.

FILLEA CGIL FIRENZE

COMUNICATO STAMPA

Firenze 4 novembre 2006.- Ieri pomeriggio è accaduto un gravissimo infortunio nello stabilimento di Stabbia dell’RDB, gruppo nazionale che produce manufatti in cemento. Il lavoratore, Emilio Capantini, 40 anni, è stato investito da una trave ed è ricoverato in gravi condizioni. La Fillea di Firenze ribadisce l’importanza del tema della sicurezza e lunedì mattina effettuerà un’assemblea di tutti i lavoratori dello stabilimento per discutere le condizioni di igiene e sicurezza della fabbrica e per riaffermare il diritto alla salvaguardia della salute e sicurezza come elemento di qualità del lavoro e come dovere dell’impresa . In attesa che le autorità competenti accertino la dinamica e le cause dell’infortunio esprimiamo solidarietà alla famiglia e al lavoratore che in questi anni, da componente del comitato direttivo della Fillea CGIL di Firenze, ha profuso il suo impegno nel diffondere cultura dei diritti e della sicurezza e si è speso, insieme al sindacato, per il miglioramento delle condizioni del lavoro quotidiano nell’impresa. Auspichiamo che possa presto proseguire questo importante percorso insieme a noi.

Fillea CGIL Firenze

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E’ stato sottoposto a due interventi, la solidarietà del sindacato
In coma l’operaio schiacciato dalla trave

dal Tirreno 5/11/06

CERRETO GUIDI. Emilio Campatini, 41 anni, l’operaio che è stato schiacciato da una trave di cemento mentre lavorava, è sempre in gravi condizioni all’ospedale di Careggi. Al suo capezzale sono accorsi i familiari e tanti amici, anche della contrada di Santa Maria al Pozzolo dove è maestro di chiarina. Nella nottata di venerdì, poche ore dopo l’infortunio nell’azienda Rdb di Stabbia che produce manufatti in cemento, l’operaio ha subito un primo intervento. I medici gli hanno amputato una mano. Poi l’emorragia che aveva alla testa è stata aspirata. Dopo i due interventi, l’operaio è rimasto in coma e la sua prognosi rimane riservata. 

Venerdì sera Campatini stava sollevando con un macchinario una trave di cemento armato quando per la rottura di un perno il pezzo si è sganciato e lo ha schiacciato. Sull’infortunio interviene il sindacato. «La Fillea Cgil - spiega il responsabile Roberto Bacci - ribadisce l’importanza del tema della sicurezza e lunedì mattina (n.d.r. domani mattina) effettuerà un’assemblea di tutti i lavoratori dello stabilimento per discutere le condizioni di igiene e sicurezza della fabbrica e per riaffermare il diritto alla salvaguardia della salute e sicurezza come elemento di qualità del lavoro e come dovere dell’impresa». «In attesa che le autorità competenti accertino la dinamica e le cause dell’infortunio - spiega ancora Bacci - esprimiamo solidarietà alla famiglia e al lavoratore che in questi anni, da componente del comitato direttivo della Fillea Cgil di Firenze, ha profuso il suo impegno nel diffondere cultura dei diritti e della sicurezza e si è speso, insieme al sindacato, per il miglioramento delle condizioni del lavoro quotidiano nell’impresa. Auspichiamo che possa presto proseguire questo importante percorso insieme a noi». (s.b.)

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FIRENZE
Sei lavoratori denunciano l’imprenditore che li sfruttava

da l'Unità 4/11/06

Un nuovo episodio di sfruttamento della manodopera clandestina scoperto a Tavarnelle Val di Pesa, vicino a Firenze. Sono stati proprio gli sfruttati a denunciare il datore di lavoro. In 6 (tutti cittadini extracomunitari e tutti, tranne uno, sprovvisti di permesso di soggiorno) si sono presentati ai carabinieri, nonostante fossero a conoscenza delle conseguenze cui andavano incontro: anche grazie alle loro dichiarazioni, i militari hanno deferito all’autorità giudiziaria l’imprenditore edile M. S., 44enne di San Casciano Val di Pesa, incensurato, con l’accusa di aver assunto cittadini extracomunitari privi di permesso di soggiorno e di aver favorito la loro permanenza in Italia, avendogli affittato un immobile irregolare adibito ad abitazione.

I 6, di origine rumena e di età tra i 24 ed i 50 anni, si erano rivolti ai carabinieri per ottenere il pagamento del lavoro svolto in 4 mesi in un cantiere dell'imprenditore.

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La firma fra Consorzio Etruria, Asl, sindacati e Comune
Un protocollo per la sicurezza
Norme rigide e controlli per evitare infortuni sul lavoro


dal Tirreno 27/7/06

EMPOLI. «Il protocollo sulla sicurezza che abbiamo firmato per il cantiere dell’ospedale ha dato ottimi risultati. Siamo convinti che l’attenzione debba restare alta, per questo siamo qui a firmarne un altro, per questo cantiere. E un terzo lo firmeremo a settembre per lo svincolo di Santa Maria»: il sindaco Luciana Cappelli presenta così la firma, avvenuta ieri mattina, del protocollo di sicurezza per il cantiere dell’Ipercoop. Un protocollo al quale, oltre al Consorzio Etruria, che si impegna a farlo rispettare anche alle imprese subappaltatrici, e al Comune, aderiscono anche il dipartimento di prevenzione dell’Asl e i sindacati. «Un protocollo - dice Marco Fontanelli, direttore generale del Consorzio Etruria - che prevede norme severe».  

«Il Consorzio Etruria - spiega ancora Marco Fontanelli - si impegna a far rispettare i piani di sicurezza non solo ai propri dipendenti, ma anche a tutte le ditte appaltatrici. I contratti di appalto avranno una clausola di risoluzione del rapporto in caso di impiego di manodopera non in regola con gli obblighi contributivi e di non rispetto del piano di sicurezza e delle norme di igiene e sicurezza nei luoghi di lavoro. Inoltre tutti i lavoratori impegnati nel cantiere dovranno essere in possesso del certificato di idoneità alla mansione rilasciato dal medico e avranno visite mediche periodiche».  Per la gestione del protocollo è stato costituito un gruppo di coordinamento di cui fanno parte, oltre ai rappresentanti sindacali, anche quelli del Consorzio Etruria e del dipartimento di prevenzione dell’Asl 11.  

Un protocollo che, comunque, non sostituisce i controlli dell’Asl stessa.  «Siamo i primi ad essere favorevoli a protocolli di questo genere - afferma il dottor Mauro Valiani, del dipartimento di prevenzione dell’Asl - ma certo non abbasseremo il nostro livello di attenzione. Abbiamo tre persone che continueranno a fare controlli, in questo cantiere come in tutti gli altri della zona».  

Soddisfatti per la firma del protocollo anche i sindacati del settore (Fillea Cgil, Filca Cisl e Feneal Uil) che, pur anche loro impegnati sul fronte della sicurezza, sanno bene che i cantieri edili sono quelli più a rischio per gli infortuni. Il 2005, soprattutto, è stato un anno terribile anche in questa zona.  «Il 2005 - dice Paolo Moretti della Fillea Cgil, con lui c’era anche Giovanni Occhipinti - è stato un anno terribile per gli infortuni sul lavoro. Siamo convinti che questo protocollo, così come quello dell’ospedale, possa portare buoni risultati. Ci pare particolarmente rilevante l’aspetto relativo alla formazione che, sul cantiere, sarà continua». g.fior.

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FILLEA CGIL

Federazione Italiana Lavoratori Legno e Affini

COMUNICATO STAMPA

Flavia Villani, 27 anni, è la nuova Segretaria Generale

della FILLEA CGIL di Firenze

eletta dal Direttivo con voto unanime

Firenze 19 luglio 2006 - Flavia Villani (NELLA FOTO A SINISTRA) è la nuova Segretaria Generale della Fillea di Firenze, diventando una delle più giovani dirigenti, sicuramente la più giovane di una struttura impegnativa come lo è la Fillea della Camera del Lavoro Metropolitana fiorentina. L’ha eletta, all'unanimità, oggi mercoledì 19 luglio il Direttivo della Categoria in sostituzione di Manola Cavallini, chiamata a svolgere nuovi compiti nell’ambito della struttura nazionale della Fillea.

Flavia, 27 anni, muove i primi passi da sindacalista ricevendo dalla Cgil Regionale Toscana l’incarico di costruire l’ufficio politiche giovanile, investendo in questo lavoro l’esperienza svolta nel movimento studentesco durante gli anni della riforma Berlinguer. Approda in Fillea nel Marzo 2001 nel quadro del forte investimento che ha visto la Categoria impegnata nel processo di rinnovamento dei gruppi dirigenti, svolgendo una preziosa esperienza nei cantieri dell’Alta Velocità Bologna-Firenze non solo con i lavoratori del Consorzio Cavet ma anche seguendo le aziende in subappalto e in subaffidamento con l’ambizione di promuovere maggiori diritti nella filiera del subappalto.

La nuova Segretaria ha fatto parte del Progetto Under 30 della Fillea e del 1° Master di Formazione rivolto ai giovani dirigenti della Fillea.

Nel poco tempo libero, oltre al tentativo di non rinunciare agli studi universitari, ama la lettura, la musica di vario genere, ama il mare ma soprattutto i pesci e, per muoversi da un capo all’altro della Toscana, cavalca con invidiabile esperienza una moto più grande di lei.

I compagni per augurarle buon lavoro le hanno regalato, insieme a tanti fiori, anche una galleria ferroviaria.

A Flavia Villani, Manola Cavallini e a Paola Galgani, che lascia la categoria in seguito alla sua elezione nella segreteria della Camera del Lavoro fiorentina, sono andati gli auguri della Segreteria Nazionale Fillea, dell’apparato nazionale, e naturalmente di tutta la Camera del Lavoro Metropolitana di Firenze.

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