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LAVORO DI NOTTE
La Provincia affronta il caso Eli Lilly

da La Nazione 15/12/06

ADESIONE massiccia al primo sciopero che è stato proclamato da parecchi anni a questa parte alla Eli Lilly Italia di Quinto Basso a Sesto Fiorentino. Secondo fonti sindacali ha aderito allo sciopero, peraltro di una sola ora, il 33% dei lavoratori interessati al cambio di orario. L'azienda prevede di sfruttare i nuovi impianti realizzati ad hoc per la produzione di insulina al massimo, ovvero sei giorni alla settimana e 24 ore al giorno, con l'introduzione quindi di un turno notturno. 

"La massiccia adesione allo sciopero - dicono Guerranti della Femca Cisl e Fratini della Filcem Cgil in una nota congiunta - speriamo che serva a riaprire il tavolo di trattativa". L’argomenrto è stato affrontato anche in Consiglio provinciale con una domanda d’attualità dei consiglieri di Rifondazione Comunista. 

“Quella dell’Eli Lilly è una situazione abbastanza particolare, perché dentro Eli Lilly solo il 5% dei lavoratori è sindacalizzato. L’azienda – ha precisato l’assessore al lavoro Stefania Saccardi auspicando un miglioramento delle relazioni sindacato-azienda – ha preteso di sottoscrivere un accordo con i sindacati per introdurre il turno notturno senza però aver mai fatto con il sindacato alcun tipo di accordo sull’orario di lavoro”.

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LA TRATTATIVA
Eli Lilly, salta il tavolo per il lavoro notturno Stato di agitazione, un’ora di sciopero il 7
Previsto anche il blocco degli straordinari Duri i sindacati

da la Nazione 1/12/06

SALTA il tavolo della trattativa per il lavoro notturno alla Eli Lilly Italia di Quinto Basso e i sindacati proclamano lo stato di agitazione allo stabilimento di Quinto Basso a Sesto Fiorentino dove lavorano circa 500 persone, con il blocco degli straordinari e la proclamazione di un’ora di sciopero, in programma per il prossimo 7 dicembre. Si tratta del primo sciopero proclamato alla Lilly da moltissimo tempo. 

Durissima la nota della Filcem Cgil e della Femca Cisl, che accusano l’azienda di utilizzare il sindacato in maniera strumentale: «Cgil, Cisl e rsu non hanno firmato l’accordo con Lilly sull’orario di lavoro – scrivono Fratini della Filcem e Guerranti della Femca - perché Eli Lilly usa il sindacato solo quando le fa comodo. Stavolta pretende la firma del sindacato per avere il via libera all’introduzione strutturale e consensuale del terzo turno, quello notturno, dopo che per anni si è rifiutata di contrattare con i rappresentanti dei lavoratori l’orario di lavoro». 

Secondo i sindacati l’accordo non è saltato solo per una mancata convergenza economica, ma perché è logico tendere ad una “situazione di omogeneità con tutti gli altri accordi firmati in altre aziende per l’introduzione del lavoro notturno”. Insomma è l’eterno conflitto su come accrescere la produttività dell’azienda e lo sfruttamento degli impianti ma senza che questo vada a danno della qualità del lavoro e di chi lo esegue. Eli Lilly sta completando un investimento da 250 milioni di euro per produrre a Sesto insulina per tutta Europa, e intende gestire nella maniera più produttiva possibile i nuovi impianti, facendoli produrre per sei giorni alla settimana, 24 ore su 24.

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Eli Lilly: niente accordo al vertice

da la Nazione 19/11/06

È FINITO MALE, con un mancato accordo, l'atteso vertice fra azienda e sindacati sull'accordo integrativo per stabilire il futuro del trattamento dei lavoratori della Eli Lilly Italia di Sesto. Almeno 150 euro mensili dividono le richieste dei lavoratori da una parte e le disponibilità dell'azienda dall'altro. Sul tavolo l'intenzione dell'azienda di estendere a tutti i reparti produttivi i turni notturni, che finora erano molto limitati. 

Sullo sfondo l'avvio della nuova produzione di insulina, con l'obiettivo che dallo stabilimento di Sesto in costruzione per un investimento da 250 milioni di euro, venga esportata in tutta Europa e nell'area del Mediterraneo. Ma ad una condizione: che lo stabilimento sia competitivo. E per esserlo, sostiene l'azienda, i costi di gestione, anche rispetto ad altri stabilimenti europei del gruppo, dovranno essere più bassi. "Il fatto è - spiega Massimo Guerranti della Cisl - che in passato Eli Lilly riconosceva salari molto più elevati della media, in un contesto nel quale non assegnava alcun ruolo al sindacato, secondo un'impostazione strettamente americana. E’positivo che sia stato avviato un dialogo con la controparte sindacale". Acque ancora agitate alla Ginori: “La presa di posizione della Cisl per chiedere una ripresa del confronto allontana la possibilità che della vicenda possa occuparsene il ministro dell'Industria Bersani”: a sostenerlo è Luca Paoli, segretario della Filcem Cgil.

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CGIL - CAMERA DEL LAVORO METROPOLITANA DI FIRENZE

UFFICIO COMUNICAZIONE CENTRO SERVIZI BORGO DEI GRECI

Comunicato stampa

Accordo separato alla Lilly, la FILCEM attacca: troppa compiacenza nel dare soldi pubblici a chi non rispetta le regole

Ancora una volta Eli Lilly al centro d’una polemica sindacale e, secondo la FILCEM CGIL di Firenze, ancora una volta la multinazionale americana avrebbe beneficiato ingiustamente di un trattamento di favore.

Stavolta oggetto del contendere sono i soldi pubblici per la formazione, che arriveranno allo stabilimento di Sesto Fiorentino grazie all’accordo "separato" di CISL e UGL.

"Che un’azienda cerchi risorse per la formazione è senza dubbio positivo," dichiarano Luca Paoli e Luca Fratini della FILCEM, "però sarebbe stato corretto pretendere da Lilly impegni concreti anche su altre questioni, aperte da mesi. Invece sembra che Lilly sia una mosca bianca nel panorama delle imprese fiorentine: mentre imprenditori e manager accettano di confrontarsi con sindacati e RSU per applicare contratti e leggi, Lilly gode di una zona franca, che le consente ogni volta di aggirare i suoi doveri sociali. In questo modo si determina una condizione di squilibrio nell’ambito delle relazioni industriali, che comporta, per esempio, una disparità di costi aziendali tra le altre imprese e Lilly, a favore di chi da anni persegue un’inaccettabile concezione anti sindacale. Stiamo parlando di un’azienda," continuano Paoli e Fratini, "che, nonostante l’invito del sindaco di Sesto Fiorentino, da mesi rifiuta di presentare il piano industriale che avrebbe dovuto sgombrare le preoccupazioni sul futuro dei lavoratori occupati a Sesto."

Viceversa, a giudizio della FILCEM fiorentina, si è scelto di dare "al buio" i soldi della formazione senza assicurarsi che la multinazionale americana accettasse di confrontarsi anche su altri temi sindacali, come la gestione degli orari di lavoro, che, insieme al premio di partecipazione e alle prospettive dell’attività farmaceutica a Sesto, costituiscono elemento di contrasto con i sindacati.

"Ancora una volta," affermano Paoli e Fratini, "Lilly usa il sindacato quando le fa comodo. O almeno una parte del sindacato."

Su quest’ultimo aspetto la FILCEM è molto polemica.

"Dalla UGL non c’era da aspettarsi altro che quanto ha fatto," sostengono Paoli e Fratini. "Stupisce al contrario la firma della CISL. Vorremmo ricordare che la FILCEM fiorentina aveva costruito i termini dell’accordo sulla formazione sia impegnandosi, come sempre, al tavolo di trattativa, sia con i lavoratori, che avevano chiesto precise garanzie. Successivamente si era determinata una frattura tra i delegati della RSU della FEMCA CISL e la stessa CISL, proprio per la mancanza di garanzie da parte di Lilly nella gestione successiva dell’accordo. La FILCEM," ribadiscono Paoli e Fratini, "per rispetto dell’unità sindacale e del principio di democrazia sindacale, ha allora scelto di non firmare, con un duplice intento: restare fedele al mandato dei lavoratori ed evitare di mettere in difficoltà la FEMCA CISL. Risultato? La CISL ha firmato contro i suoi delegati nella RSU e contro il mandato dei lavoratori di Lilly. Alla faccia della tanto sbandierata unità sindacale, dell’autonomia dalle aziende e, soprattutto, della democrazia sindacale."

Ora la parola passerà ai lavoratori, che nei prossimi giorni si riuniranno in assemblea. E non sono da escludersi clamorose prese di posizione da parte della RSU.

"In ogni caso," concludono Paoli e Fratini, "per quanto le sarà possibile la FILCEM fiorentina vigilerà sul corretto utilizzo in Lilly dei fondi pubblici per la formazione. Speriamo anche altri facciamo altrettanto, a cominciare da chi, forse, si è fidato troppo di una multinazionale americana."

p. la FILCEM CGIL

Luca Paoli e Luca Fratini

 

Sesto Fiorentino, 25 settembre 2006

 

Inviato a cura dell’Ufficio Comunicazione Centro Servizi Borgo dei Greci David Buttitta

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AZIENDE Interessa 400 lavoratori

Accordo alla Eli Lilly sull’aggiornamento Ma la Cgil non firma

di Franco Calamassi su la Nazione 24/9/06

Importante accordo sulla formazione siglato fra azienda e sindacati alla Eli Lilly Italia di Sesto Fiorentino. L'importante stabilimento farmaceutico di Quinto Basso è in questi mesi e fino all'anno prossimo alle prese con una fase di completa trasformazione che al termine di un investimento da 250 milioni lo vedrà attrezzato per la produzione di insulina per tutto il mercato europeo.
Con l'accordo siglato venerdì scorso i lavoratori potranno usufruire di corso di formazione e aggiornamento soprattutto sulle nuove tematiche relative alle nuove linee di produzione che entreranno in funzione di qui a breve, ma anche su temi di natura sindacale (il sindacato non è mai stato tradizionalmente molto presente in Lilly) e sulla conoscenza di lingue straniere, specialmente l'inglese. Circa 400 le persone interessate.
Insomma un accordo a 360 gradi, che viene salutato molto positivamente dalla Cisl, anche se l'accordo segna anche una importante rottura nel fronte sindacale: è stato infatti sottoscritto dalla Cisl e dall'Ugl ma non dalla Cgil, sulla base del parere negativo della Rsu. "La firma di questo accordo sulla formazione alla Lilly - spiega Massimo Guerranti della Cisl - rappresenta un segnale rilevante anche per altre aziende della zona.
È la prima volta che un accordo del genere viene firmato alla Lilly e viene inviato un messaggio importante alla casa madre, visto che grazie a questa intesa per la prima volta Lilly potrà beneficiare di notevoli risorse nel campo della formazione. Dispiace tuttavia non aver saputo cogliere questa opportunità con un fronte sindacale unito".

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ELI LILLYUna nota aziendale

Chiudono tre stabilimenti Si salva quello di Quinto

da la Nazione 30/6/06

La Eli Lilly chiude tre stabilimenti in Europa ma salva lo stabilimento italiano di Sesto Fiorentino.
Una buona notizia per l'economia locale, che sempre di più fa i conti con le logiche della globalizazione e delle grandi logiche finanziarie, negli stessi giorni in cui si fa trepidante l'attesa per il futuro della Ginori.

A darne comunicazione è la stessa Eli Lilly Italia, che intende rassicurare lavoratori e istituzioni a seguito del comunicato internazionale diffuso da Eli Lilly in Inghilterra, Germania e Belgio."La revisione strategica per la razionalizzazione dei siti di produzione e di ricerca prevede anche la possibile chiusura di due siti di ricerca e sviluppo (uno in Germania ed uno in Belgio) e la chiusura di un sito produttivo in Inghilterra - spiega Eli Lilly Italia in una nota - Tale proposta, alla quale si è giunti solo dopo aver vagliato a livello strategico ogni alternativa possibile, sarà condivisa con le rappresentanze dei lavoratori dei tre siti interessati. Nonostante il buon andamento dell'azienda, l'andamento del mercato mondiale farmaceutico e la composizione del nostro portafoglio prodotti presente e futuro - incentrato su farmaci biotech e iniettabili - impongono la scelta di focalizzarsi in particolar modo su prodotti iniettabili rispetto alle formulazioni orali.
Tale decisione non riguarda quindi il sito di produzione italiano in fase di realizzazione a Sesto Fiorentino, destinato alla produzione di insulina iniettabile per l'Italia e altri Paesi europei ed extra-europei".

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NOTA DELLA SOCIETÀ
Eli Lilly rassicura sullo stabilimento

da la Repubblica 29/6/06

Dopo il periodo di crisi economica attraversato dalla Eli Lilly, azienda farmaceutica multinazionale, che aveva messo in dubbio l´ampliamento dello stabilimento toscano di Sesto fiorentino, dall´azienda arrivano segnali rassicuranti. Tramite una nota infatti la Eli Lilly ha fatto sapere che la ristrutturazione dello stabilimento andrà avanti «considerata l´importanza della sua produzione, concentrata sull´insulina iniettabile destinata all´Italia, ma anche ad altri paesi europei ed extra - europei». Nonostante le difficoltà economiche, che hanno portato alla decisione di chiudere due siti di produzione e ricerca in Germania e in Belgio, lo stabilimento toscano non sembra a rischio. «L´andamento del mercato mondiale farmaceutico - spiega la Lilly - e la nostra produzione impongono la scelta di focalizzarsi in modo particolare su prodotti iniettabili rispetto alle formulazioni orali». E´ tra questi che rientra l´insulina che verrà dallo stabilimento alle porte di Firenze.

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INDUSTRIA Ma Eli Lilly non intende fare ricorso alla cassa integrazione

«Da più farmaci a un solo prodotto» I timori dei sindacati aziendali

da la Nazione 28/3/06

 L’azienda è florida e ha già annunciato che nei prossimi tre anni, nonostante un radicale processo di trasformazione della produzione, non utilizzerà gli ammortizzatori sociali e soprattutto la cassa integrazione ma qualche patema rimane comunque nei lavoratori.

Ieri mattina la Rsu della Eli Lilly e dei sindacati hanno illustrato alcuni dei loro timori ai membri della quinta commissione consiliare presieduta da Mario Berti della Margherita riunita nel palazzo comunale: «Una preoccupazione — ha spiegato ad esempio Emanuele Tomberli della Rsu Cisl — è data dal fatto che da più farmaci commercializzati si passerà ad un solo prodotto, la penna di insulina. Non possiamo sapere che cosa accadrà fra tre anni quando il nuovo stabilimento sarà realizzato anche perché altre aziende farmaceutiche stanno già sperimentando nuove soluzioni come l’insulina da inalare». 

I rappresentanti dei lavoratori hanno poi lamentato una mancanza di relazioni sindacali con l’azienda che ha sempre sottoposto progetti e iniziative prima alle istituzioni e solo dopo ai sindacati: la riunione del 22 febbraio ad Assindustria pare avere aperto uno spiraglio per un migliore dialogo. 

Le Rsu Lilly hanno anche scritto al sindaco Gianassi per chiedere che una presentazione del piano industriale dell’azienda possa avvenire anche in consiglio comunale. «Mi sembra che la situazione della Lilly sia positiva — ha commentato Manola Aiazzi capogruppo Udc — l’incontro ci era stato richiesto ma mi pare che altre aziende, penso alla Ginori, vivano situazioni ben più drammatiche». Sandra Nistri

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SESTO FIORENTINO Filcem sta valutando se passare alle vie legali

«La Lilly fa ciò che vuole e nessuno si oppone» Duro attacco dei sindacati

da la Nazione 1/2/06

Filccem Cgil «sta verificando a mezzo dei suoi legali se quanto è accaduto può essere ricondotto alle norme di attività antisindacale». Bene l’investimento da 250 milioni di euro, male i rapporti sindacali; soddisfazione per la speranza che siano garantiti gli attuali livelli occupazionali, amarezza per la gestione della vicenda da parte di alcuni organismi del Comune. Questi in sintesi gli aspetti salienti di quello che sembra essere diventato un caso politico: la vicenda della «Eli Lilly Italia» e dei suoi progetti di sviluppo e crescita.

Come è nato il caso
A farlo scoppiare è stata la dura presa di posizione della Cgil contro la quinta commissione consiliare del Comune e del suo presidente, Mario Berti, «rei», a giudizio dei sindacati, di alcuni errori.
I sindacati si attendevano dal Comune un maggiore e concreto appoggio, anche in considerazione delle difficoltà che le rappresentanze sindacali hanno avuto, e hanno, nello stringere rapporti con la dirigenza della Lilly. Invece questo appoggio sarebbe venuto meno e da qui l’innesco di una polemica che sta diventando sempre più antipatica, se non addirittura spinosa. Ma che cosa sostiengono i delegati sindacali circa il rapporto con la multinazionale statunitense? Che poi, più che di rapporto, sembra di possa parlare di ’non-rapporto’.

Sindacati all’attacco
«Il sindacato non è in grado di confermare l’investimento né di analizzarne i contenuti — dichiarano Luca Paoli, segretario generale della Filcem e Luca Fratini, responsabile della farmaceutica per Filcem — in quanto Lilly ha sistematicamente rifiutato ogni tipo di relazione sindacale». E da questo momento parte l’affondo dei rappresentanti dei lavoratori che coinvolge l’amministrazione circa l’atteggiamento dell’azienda e della commissione consiliare presieduta da Berti: «È singolare che il piano di riconversione sia presentato alla Commissione in un incontro segreto e non in una riunione sindacale all’associazione industriali. Chi dirige la Quinta Commissione consiliare non dimentichi di rappresentare un organo istituzionale con un’antica tradizione democratica». Duro l’attacco alla gestione di tutta vicenda: «La commissione ha preferito dare spazio ai capricci di una multinazionale americana dando la sensazione che la Lilly a Sesto faccia il bello e il cattivo tempo, rinunciando a svolgere un prezioso ruolo di mediazione, invitando i sindacati all’incontro e lavorando per ricomporre la frattura fra le parti». La denuncia dei sindacati si chiude con un appello a sindaco e giunta affinché «intervengano per eliminare queste nostre brutte sensazioni».

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QUINTO BASSO Sarà cessata la produzione di cefalosporine per iniziare quella su scala mondiale di insuline. I dipendenti a un corso di formazione presso il Learning Center

Dopo due anni di suspense i lavori per il nuovo stabilimento della Eli Lilly sono partiti

di Franco Calamassi su la Nazione 29/1/06

La Eli Lilly Italia ha ricevuto il via libera dalla casa madre americana e ha finalmente dato concreto avvio all'investimento da 250 milioni di euro sullo stabilimento di Sesto Fiorentino.

La fabbrica di Quinto Basso cesserà di produrre cefalosporine, come ha fatto per anni, e sarà riconvertita alla produzione di insulina. Dopo molte attese e molti silenzi, e dopo un annuncio fatto con largo anticipo a Roma, ormai quasi due anni fa, alla presenza dell'allora ministro della salute Sirchia, la multinazionale americana del farmaco ha finalmente rotto gli indugi e aperto i cantieri per la realizzazione a Sesto di un moderno impianto per la produzione di insulina.

A dimostrazione che stavolta si fa sul serio, nei giorni scorsi l'azienda ha presentato il piano di riconversione anche alla quinta la commissione consiliare del Comune presieduta dal consigliere Mario Berti. Lilly è presente a Sesto fin al primo dopoguerra e negli anni ha sempre costituito un baluardo occupazionale e produttivo di primo piano per tutta l'area fiorentina. Nei mesi scorsi non erano mancate le polemiche con i sindacati per lo scarso livello di dialogo fra le parti, e anche qualche incomprensione con l'amministrazione comunale guidata dal sindaco Gianassi.

Laconico e senza fronzoli il commento che la società affida ad uno scorso comunicato stampa: "Abbiamo presentato alla commissione il piano di riconversione industriale dell'attuale stabilimento di Sesto Fiorentino. Lo stabilimento, che attualmente produce cefalosporine sarà, a fine lavori, dedicato alla produzione di insulina da DNA ricombinante. Abbiamo raccolto plausi e consenso". "Abbiamo espletato la gara per l'affidamento dei lavori e i cantieri sono già aperti.

I lavori sono avviati e proseguono secondo i tempi previsti" dichiara Gianna Saccomanni, responsabile per le pubbliche relazione di Eli Lilly Italia - Confermiamo che non vi saranno ripercussioni sui livelli occupazionali per tutta la durata dei lavori di riconversione industriale, e che un nutrito gruppo di dipendenti sta tuttora seguendo corsi di formazione finalizzati alla nuova attività produttiva presso il Learning Center di Firenze Nova".

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ELI LILLY Da 3 mesi i sindacati chiedono un incontro

L’investimento dimenticato

da la Nazione 18/1/06

"Attendiamo di essere convocati dall’azienda da circa 3 mesi per discutere del piano industriale e del contratto. Abbiamo saputo del passaggio nella Quinta Commissione del Comune dai giornali, e siamo molti interdetti". Sintetizza così, con poche parole, Luca Fratini della Cgil il disagio e la difficoltà a stabilire normali relazioni sindacali all'interno di quella che è ormai la principale azienda privata del territorio sestese, la Eli Lilly Italia, filiale italiana della multinazionale americana del farmaco. Alla Lilly la situazione vissuta dai lavoratori è paradossale, e per certi versi opposta a quella di Ginori. Qui infatti c'è la promessa di 250 milioni di investimenti, fatta ormai due anni fa, per riconvertire lo stabilimento di Quinto alla produzione di insulina."Le ultimi indiscrezioni parlavano di avvio dei lavori a gennaio - dichiara Fratini - ma poi nessuno ha nuovamente saputo più nulla. Speriamo che l’azienda, anche su pressione degli enti locali, attivi il normale percorso di consultazione e ci convochi presso l’associazione industriali”.

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