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Da “IL FIRENZE” venerdì 20 Ottobre 2006

In piazza, contro il nuovo schiavismo

di Alessio Gramolati

Il sindacato torna in piazza: domani CGIL, CISL e UIL hanno promosso a Foggia una manifestazione nazionale su immigrazione e legalità, per la lotta e l’impegno contro il nuovo schiavismo. C’è una situazione drammatica che vive l’immigrazione clandestina e irregolare gestita da caporali, in mano a organizzazioni mafiose e che ha portato addirittura alla scomparsa di lavoratori immigrati dei quali nessuno sa più nulla.

In questi giorni la piazza è invocata e usata contro i tentativi del Governo di far quadrare i bilanci pubblici senza rinunciare allo sviluppo e all’equità: si vogliono continuare a difendere i corporativismi, le rendite e i privilegi. Non vediamo altrettanto interesse per migliaia di lavoratori stranieri sfruttati, mal pagati, costretti a vivere in baracche senza luce e acqua, minacciati e ricattati da caporali e imprenditori senza scrupoli. Una vera schiavitù, che molti pensano relegata al passato o a paesi lontani da noi. 

Il lavoro è emancipazione, sviluppo, dignità, opportunità, non solo per il singolo, ma per la società nel suo complesso. Non a caso la nostra Costituzione pone il lavoro alla base dei diritti fondamentali. Nella vicenda del foggiano, emblematica ma non unica, il lavoro è semplicemente ridotto a interesse economico e allo sfruttamento di migliaia di persone disperate; lavoratori che servono ad alimentare un circuito di economia illegale e dannosa per l’intero sistema, che vengono lasciati vivere e morire in condizioni barbare in un paese civile e moderno.

Il sindacato da anni è impegnato a contrastare, non solo nel Mezzogiorno, fenomeni di illegalità, di lavoro nero, di sfruttamento dei lavoratori stranieri e non. Ma quello che si è svelato in Puglia testimonia tuttavia una difficoltà, una debolezza. Non bastiamo da soli. Dobbiamo suscitare attorno a questo tema una coscienza più forte a partire dalla società civile, dalle istituzioni, dalla Magistratura, da chi ha la responsabilità di intervenire.

La manifestazione di Foggia chiede questo, serve a questo. Altri gli obiettivi e gli scopi delle manifestazioni di alcuni aderenti ad ordini professionali che sono scesi in campo contro le liberalizzazioni annunciate dal Governo.

Scendono in piazza due visioni contrapposte del Paese e della modernità. Una che vuole scommettere sulle opportunità e sulla qualità e respinge le forme di degenerazione che i fatti del foggiano hanno evidenziato. L’altra che si preoccupa di preservare vantaggi e privilegi già ieri anacronistici e oggi insopportabili per un paese moderno che vuole competere nell’economia globale. La scelta è quale di queste due direzioni deve prendere il Paese per il proprio futuro.

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Legge finanziaria: un buon inizio con qualche punto da correggere

di Alessio Gramolati

Segretario generale CdLM Firenze

La manovra finanziaria da qualche giorno è in Parlamento. Non è una manovra semplice e quello parlamentare sarà un lavoro complesso.

La Finanziaria nasce infatti sotto il segno di due gravi debolezze prodotte da atti e fatti che non dipendono dall’attuale maggioranza.

Da una parte i conti dello Stato ereditati dal precedente Governo:

- 17 trimestri di mancata crescita del PIL, la mancata copertura degli interventi pubblici per gli anni a venire, segnatamente 2008/2009.

- Un debito pubblico cresciuto.

Sono questi gli effetti della cosiddetta “finanza creativa” e soprattutto di una politica che togliendo a molti per dare a pochi ha inibito la ripresa della domanda interna, generando una vasta e diffusa situazione d’insicurezza e di declino dell’economia.

La seconda debolezza è invece determinata da una legge elettorale che ha amplificato il carattere proporzionale del quadro politico alimentando la rissosità interna alle coalizioni. Anche quella di Governo.

Nonostante questo, la Finanziaria prova a correggere alcune delle storture e degli errori del passato.

In primo luogo attraverso l’intervento sul fisco e sulla lotta all’evasione fiscale e al lavoro nero.

Certo, nella costruzione di un Fisco più giusto, in Parlamento si dovranno correggere alcune incongruenze che si sono venute a creare per alcune fasce di reddito e nell’incrocio fra detrazioni e deduzioni sui carichi familiari.

Sono correzioni utili e possibili che servono a rendere limpido un impianto di redistribuzione a favore dei redditi medio-bassi e a sostegno delle famiglie; così come lo sono tutti quei miglioramenti che possono favorire uno sviluppo di qualità a partire dai temi dell’Università e della Ricerca, perché proprio lo sviluppo è l’altra gamba sui cui deve poggiare la manovra.

Ma durante l’iter parlamentare c’è un altro punto da correggere:  è quello relativo agli Enti locali.

Non vi è dubbio che questo è un punto critico che merita un supplemento d’istruttoria e di adeguate modifiche.

Infatti, anche se non tutti gli Enti locali hanno gli stessi problemi nel rapporto con la Finanziaria, (per Province e Regioni la situazione appare più governabile) la situazione dei Comuni si presenta davvero difficile; con il rischio che queste difficoltà si riverberino sui cittadini.

Serve allora una scelta di correzione che da una parte consenta agli Enti locali di poter programmare i propri investimenti e dall’altra riduca i tagli per i Comuni.

Il Sindacato sostiene queste possibilità, naturalmente se si realizzano nel segno redistributivo della manovra e se non inficiano il lavoro di riorganizzazione e di qualificazione dei servizi pubblici sui quali siamo da anni impegnati.

Programmazione degli investimenti e riduzione dei tagli, infatti, non solo possono evitare il rischio che i risultati ottenuti dai cittadini a livello nazionale siano vanificati a livello locale - costringendo i Sindaci a scegliere tra nuove imposte come l’addizionale IRPEF e/o i tagli ai servizi - ma soprattutto possono consentire alle Amministrazioni locali di affrontare finalmente partite sociali importanti come il TPL e insieme, ancor più emblematicamente, la stabilizzazione del lavoro precario, massicciamente presente anche nelle pubbliche Amministrazioni. Tema sul quale, più in generale, resta grande la nostra richiesta di un’inversione di tendenza rispetto al passato.

Perché il Paese che vogliamo per il domani o si fonda sul buon lavoro, sulla buona occupazione, su un solido sviluppo di qualità o sarà un Paese capace unicamente di redistribuire insicurezza, alimentando solo egoismi.

Per questo la Finanziaria può rappresentare un buon inizio se indica il senso dell’apertura di un  vero processo riformatore.

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INDUSTRIA Gramolati (Cgil) non è pessimista

«Ripresa possibile» Ma le nostre aziende ora rischiano di più

da la Nazione 26/8/06

Un mese fa il sistema produttivo locale è andato in vacanza lasciandosi alle spalle uno scenario da brivido. Oltre 18mila i lavoratori a rischio nella nostra regione, migliaia nella provincia di Firenze. In crisi le principali industrie locali: dalla Longinotti alla Matec, dalla Pirelli alla Ginori. Oggi, disfatte le valigie e alla vigilia della ripresa delle attività produttive, la situazione non è molto diversa.

Guai grossi sta affrontando la Ote, del gruppo Finmeccanica, che ha investito e scommesso su un contratto per la fornitura di un sistema di radiocomunicazione cifrata, denominato Tetra, destinato alle forze dell’ordine di Piemonte e Campania.
La firma del contratto — prevista inizialmente per luglio — è slittata, sembra per la mancanza di alcune autorizzazioni da parte della Unione europea. Una firma indispensabile al fine di evitare crisi aziendale e cassa integrazione per oltre 300, o forse 400, dipendenti Ote. Per saperne di più, occorrerà attendere la riapertura dell’azienda, fissata il 4 settembre. 

Acque agitate anche al Nuovo Pignone, azienda in crescita, che in tempi recenti ha investito e assunto nuovo personale, ma che nei prossimi giorni dovrà affrontare con i sindacati la questione del ‘sabato lavorativo’, non gradito ai dipendenti.
Il 5 settembre potrebbe invece essere una data determinante per il caso Pirelli. A seguito della decisione dell’azienda di trasferire in Romania 45 macchinari, l’assessore regionale Gianfranco Simoncini ha infatti convocato una riunione operativa con i sindacati e i rappresentanti del Comune di Figline e della Provincia di Firenze, per discutere e valutare le possibili strategie di azione in grado di salvaguardare il posto di lavoro dei 520 dipendenti dello stabilimento di Figline Valdarno.

Nonostante l’aria di crisi, Alessio Gramolati , segretario provinciale Cgil, non se la sente di essere pessimista: «Il prossimo autunno c’è da lavorare, e tanto, ma gli spazi per una ripresa ci sono. Lo dimostrano le aziende che in passato hanno fatto investimenti coraggiosi e innovativi in mercati favorevoli, che hanno accettato la sfida della qualità, e che ora finalmente incassano, come le imprese del settore energetico».

«Ma ci sono anche altri casi, in altri settori — prosegue Gramolati —. Penso alla Gkn (azienda di componentistica di Campi che produce semiassi e giunti per automobili, ndr), qualche tempo fa in crisi e che oggi ha recuperato. E penso a Della Valle, che aprirà un nuovo stabilimento alle Sieci (4.500 metri quadrati e 250 dipendenti, ndr) e alle aziende del tessile che sono riuscite a tenersi a galla. Certo, c’è stato e continuerà a esserci un forte processo di selezione, ma sta a noi, in accordo con industriali e istituzioni, far sì che ci siano sempre più imprese competitive e sempre meno aziende espulse dal mercato».
Monica Pieraccini

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SU INVITO USA
Lungo viaggio in America di Gramolati
Incontri con personalità impegnate soprattutto sui temi proposti dall´ospite
ILARIA CIUTI su la Repubblica 7/6/06 

«Sto capendo quanto non valgano gli stereotipi: da quello che dipinge l´America esclusivamente come il paese del liberismo all´altro che lo vuole il luogo dell´individualismo sfrenato», è l´impressione a caldo del segretario della Cgil fiorentina Alessio Gramolati in viaggio in questi giorni da Washington a New York, da Jackson nel Wyoming a Tucson in Arizona, a Boston. Su invito del programma del Dipartimento di Stato, International Visitor Leadership, che dal 1940 si propone di far conoscere a politici, opinion leaders, artisti stranieri la realtà americana, per facilitare scambi e conoscenze reciproche. Questa volta l´amico americano è un sindacalista, chiamato in Usa, su proposta del consolato di Firenze, a incontrarsi con una quarantina di personalità impegnate principalmente sui temi da lui proposti (l´organizzazione chiede agli ospiti cosa gli interessa): l´immigrazione e le politiche per l´integrazione e l´innovazione e il trasferimento tecnologico da università e centri di ricerca alle aziende.

L´INVITO
Il sindacalista negli Usa
Gramolati alla scoperta dell´America

nostro Servizio

GRAMOLATI è sbarcato a Washington il 20 di maggio. Ha già incontrato trenta dei quaranta sindacalisti, imprenditori, politici, economisti, docenti, esponenti del ministero del lavoro, del Dipartimento di Stato, di associazioni di volontariato o di camere di commercio locali con cui entrerà in contatto entro il 10 giugno, data di rientro. E´ andato a cena a casa di normali famiglie che hanno chiesto di incontrare il fiorentino e il suo interprete, Dan Clarck. Le sole condizioni del programma è che l´ospite non conosca gli Usa e che percorra il paese in lungo e in largo perché le differenze, si dice, sono tali che fermarsi in un posto solo non renderebbe l´idea. Per questo la comitiva cambia varie città e gli incontri sono tutti approfonditi, conditi di spiegazioni ma anche di discussioni. Per esempio con i sindacalisti dell´Afl-Cio, attualmente in difficoltà per via, spiega Gramolati, «della perdita di ben tre milioni di posti di lavoro nella manifattura dall´11 settembre e di un´organizzazione sindacale troppo legata alla tradizione di categoria piuttosto che a un modello generale per fare fronte alle novità della globalizzazione».

A New York il sindacalista, arrivato in Usa dopo la visita, anni fa di Cofferati e quella dell´ambasciatore Usa alla sede della Cgil di Epifani ma anche dopo un anno di contatti con la Cgil fiorentina del consolato americano, ha incontrato anche l´agenzia municipale che si è occupata del recupero di Harlem. «L´agenzia ha usato denaro dello Stato - spiega Gramolati - In Italia si pensa che in America tutto sia lasciato alla libertà di intraprendere. In realtà il ruolo del pubblico è importante. Per esempio esiste un´agenzia federale per il rapporto tra apparato economico e piccola e media impresa». Nel Wyoming ha scoperto che in un paese di 6.800 abitanti come Jackson ci sono 150 associazioni di volontariato. «Da sfatare anche il mito che in Usa l´individuo sia al centro di tutto dice - Esiste questa convinzione, ma c´è anche una grande attività di associazioni e di volontariato».

Ieri sera ai confini del Messico, e dunque al cuore del problema del momento quando sono in discussione due disegni di legge su 12 milioni di clandestini da integrare o espellere, Gramolati ha incontrato la leader messicana Kat Rodriguez. L´argomento vede l´opinione pubblica divisa tra il disegno di legge più avanzato passato al Senato e quello di segno opposto che ha vinto alla Camera: chi, come soprattutto gli industriali e le varie chiese, è per l´integrazione e chi invece teme di dare l´avvio in questo modo a un´altra ondata migratoria. Un fermento che, nota Gramolati «ha fatto uscire da un silenzio di decenni un movimento per i diritti civili che si è diffuso in tutto il paese». E che ieri sera, per bocca di Rodriguez ha bocciato ambedue i disegni di legge. Infine, da oggi a Boston e Harvard, sarà la volta dell´innovazione e del trasferimento tecnologico. (i.c.)

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