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INPS
Crescono a Firenze le pensioni di anzianità

da l'Unità 28/7/06

Una crescita inaspettata delle pensioni di anzianità e una domanda di ammortizzatori sociali ancora molto alta. Sono i due principali elementi che emergono dal rapporto “Inps a Firenze” relativo al primo semestre del 2006. «In provincia di Firenze - ha spiegato il presidente dell’Inps fiorentina Giovanni Occhipinti - si è registrato un aumento delle richieste pari al 50,4% contro il +34,6% della Toscana e il +24,1 del dato nazionale». A poco o niente, insomma, è servito il cosidetto “bonus” varato dal governo Berlusconi. Tutte da approfondire le cause della ripresa massiccia dei pensionamenti «anche se - ha concluso Occhipinti - il perdurare della crisi economica fa sì che l’uscita dal lavoro sia spesso incentivata o forzosa come si legge anche dall’aumento della domanda di ammortizzatori sociali». Infine, l’attività di vigilanza che ha fatto si che delle 1.330 aziende visitare siano state trovate irregolarità nel 72,7% di queste, nonché siano state trovate 114 aziende sconosciute all’Inps e 455 lavoratori in nero.

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Anzianità, nel primo semestre l´Inps ha registrato in città un +50,4%, mentre in Toscana siamo a +34,6%
Scatta la corsa alla pensione
A Firenze l´aumento delle domande è il doppio della media nazionale

Fallito il bonus per chi resta al lavoro voluto dal centrodestra quando era al governo
MAURIZIO BOLOGNI su la Repubblica 28/7/06

E´ corsa alle pensioni di anzianità. A Firenze più che nel resto della Toscana (anche se la regione scavalca nettamente la media nazionale). Nei primi sei mesi di quest´anno, in confronto allo stesso periodo dell´anno prima, il numero delle domande per ottenere la pensione di anzianità è cresciuto nell´area fiorentina del 50,4% e in Toscana del 34,6%, contro un media di aumento del 24,1% sull´intero territorio nazionale. Il dato, impressionante e «inaspettato» come dice l´Inps, segna il fallimento del "bonus" introdotto dal governo di centrodestra (è la possibilità di rimanere al lavoro e intascare un aumento pari alla contribuzione previdenziale rinunciando all´accredito dei contributi). «Il bonus ha inciso pochissimo nel limitare l´esodo - ammette il presidente dell´Inps fiorentina Giovanni Occhipinti, che ha presentato il Rapporto "Inps a Firenze, 1° semestre 2006" - L´incentivo economico è stato scelto da un numero di lavoratori molto al di sotto delle previsioni, inferiore anche alla percentuale di lavoratori che, statisticamente, rimangono abitualmente al lavoro dopo aver raggiunto il diritto alla pensione». Preoccupante l´analisi delle cause di questa massiccia ripresa dei pensionamenti di anzianità, che peraltro l´Inps si ripromette di approfondire meglio. «Da un lato - osserva però Occhipinti - il perdurare della crisi economica fa sì che l´uscita dal lavoro sia spesso incentivata o forzosa. Ma bisogna anche ricordare che il dibattito su possibili interventi correttivi del sistema pensionistico ha sempre provocato reazioni di uscita dal lavoro».

Dopo la grande diminuzione di domande che si era avuta nel 2005, il rovesciamento di tendenza si è avuto già a dicembre 2005: quasi il doppio (+93,6%) le domande di pensionamento rispetto al dicembre dell´anno precedente. L´aumento riguarda in particolare i lavoratori dipendenti, ma tocca anche le altre categorie di lavoratori. Se nel primo semestre 2005 i dipendenti che avevano chiesto la pensione di anzianità nell´area fiorentina erano stati 830, nello stesso periodo del 2006 sono stati 1.590. Per quanto riguarda gli artigiani si è passati da 616 a 751 domande, per i commercianti da 433 a 484. E l´Inps appare allarmata anche da un altro dato. «Il perdurare della crisi - dice Occhipinti - si legge anche nell´aumento della domanda di ammortizzatori sociali». L´attività di vigilanza, mirata verso aziende "sospette" in base ai dati incrociati con altri enti, ha infine permesso all´Inps di accertare irregolarità nel 72,7% delle 1.330 aziende visitate nei primi sei mesi dell´anno. Ben 114 imprese erano del tutto sconosciute all´Inps, così come 455 lavoratori in nero.

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Errori di aziende e consulenti, ancora da pagare oltre mille lavoratori
Cassa integrazione, ferme le pratiche

dal Tirreno 7/3/06

 EMPOLI. I soldi ci sono, ma per errori di procedura e per richieste compilate in modo errato, ancora non sono arrivati ai lavoratori. Nel corso del “Tavolo per la moda”, che si è riunito ieri a Firenze, è emerso che su 227 domande di Cassa integrazione straordinaria inviate alla direzione provinciale del lavoro solo 100 sono arrivate all’Inps di Empoli (che deve pagare i lavoratori ndr) e di queste la metà sono ancora mancanti della richiesta finale dell’azienda che autorizza l’istituto previdenziale al pagamento.  In sostanza, anche se i soldi sono a disposizione, fanno parte dei nove milioni di euro stanziati l’anno scorso per la moda empolese, un migliaio di lavoratori devono ancora avere le spettanze della Cassa integrazione straordinaria. 

Le pratiche sono ferme da qualche parte, probabilmente nei cassetti delle aziende, oppure sono state compilate dai consulenti in modo errato. «Siamo preoccupati - dice Daniele Cateni della Filtea Cgil - perché molte aziende non hanno capito che le pratiche, perché siano concluse, devono arrivare all’Inps. Questo prevede l’accordo. Ma, di fatto, una buona parte sono ancora ferme. Si rischia di vanificare un accordo fondamentale per l’area che, a conti fatti, ci ha permesso di salvare almeno tre posti di lavoro su quattro».  

Anche le domande di Cassa integrazione del 2006 sono ferme. Su cinquanta presentate, quasi tutte da aziende artigiane, neppure una è giunta all’Inps.  Dei nove milioni destinati all’Empolese ne sono stati spesi, per il momento, circa due. I due destinati ai lavoratori in mobilità. Solo una piccola parte, invece, è andata in Cassa integrazione. Del resto la mobilità dura 12 mesi e costa all’Inps 1417 euro al mese per ogni lavoratore. La cassa integrazione, invece, dura in media due mesi, quindi il costo è di un sesto. (gf)

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IL CASO
Un migliaio di dipendenti senza lavoro non hanno ancora riscosso l’assegno di disoccupazione

La ‘cassa’ resta vuota

da la Nazione 6/3/07

 Non riscuotono l’assegno di disoccupazione da mesi e mesi. Difficile fare numeri precisi ma secondo il sindacato ci sono circa trecento pratiche di cassa integrazione speciale nel settore del tessile e abbigliamento in attesa di essere definite per far partire i pagamenti. Trecento pratiche, a una media di tre lavoratori ciascuna, significano un migliaio di operai che sono rimasti a casa senza lavoro e che non hanno ancora riscosso il sussidio dall’Inps. Anche per affrontare questa emergenza oggi si tiene un vertice alla direzione provinciale del lavoro, presenti parti sociali, istituzioni, Inps, associazioni artigiane.

«Purtroppo la situazione è questa — osserva Daniele Cateni, segretario dei tessili Cgil del circondario — ci sono lavoratori che aspettano da mesi l’assegno... A noi, ogni giorno, arrivano telefonate di rabbia».

Sempre secondo il sindacato, solo una piccola parte delle pratiche per la Cigs (cassa integrazione straordinaria) sono state liquidate dall’Inps. Resta da capire come mai le altre sono ferme. «Forse problemi burocratici — aggiunge Cateni — Forse una parte delle pratiche è ferma alla direzione provinciale del lavoro, oppure all’Inps... Forse in certi casi le aziende non hanno spedito il verbale di cassa integrazione siglato con il sindacato... Fatto sta che la situazione resta pesante, com’è facile capire pensando a lavoratori che sono a casa senza stipendio e senza alcun sussidio».

Il vertice di stamani è stato deciso anche per decidere se e come ripartire i soldi rimasti dei 9,5 milioni di euro che erano stati stanziati per Cigs e mobilità con l’accordo del giugno 2005. per la cassa integrazione erano stati messi a disposizione 7,5 milioni di euro, per la mobilità due. Questi ultimi sono stati esauriti proprio nei giorni scorsi, come conferma Cateni. Resta ora da capire quanti soldi siano stati spesi per la Cigs (due, tre milioni di euro?) ed eventualmente stornare quindi i restanti, almeno in parte, sulla mobilità.

Il vertice di oggi dovrebbe quindi servire a fare un po’ di chiarezza e sbloccare le centinaia di pratiche «bloccate», per dare un po’ di respiro ai lavoratori. S.V.

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In quattro anni 8mila disoccupati in più

Lo rivelano i dati Inps: tra il 2002 e il 2005 le richieste di sussidio in Toscana cresciute dell’11,4%
Silvestri (Cgil): «È il risultato della precarizzazione del lavoro». E la mobilità coinvolge 7.714 addetti

NEGLI ULTIMI dodici mesi sono state aperte oltre 2mila procedure di licenziamento. Il segretario toscano della Cgil attacca: «La crisi si sta spostando verso le medie aziende. Dobbiamo salvare la qualità delle imprese e non desertificare il nostro territorio»

di Francesco Sangermano sull'Unità 26/2/06

I dati dell’Inps aggiornati al 31 dicembre del 2005 non lasciano spazio a dubbi: le richieste di mobilità da parte dell’aziende cresciute di oltre 2mila unità negli ultimi 12 mesi e di oltre il 51% dal 2002. E ancora: le richieste di disoccupazione passate da quasi 70 mila quattro anni or sono a oltre 77.500 alla fine degli scorsi dodici mesi. La crisi, insomma, si allarga e gli indicatori (al di là delle frasi fatte del governo nazionale) non la nascondono. Ecco allora arrivare la dura reazione da parte del segretario regionale della Cgil Luciano Silvestri. «Lo diciamo da anni che i dati ottimisti sull’occupazione e i tanti posti di lavoro in più sono in realtà drogati. Questa ne è la prova». Allarga poi il concetto alle numerose crisi che stanno interessando la Toscana. «Non si può pensare di affrontarle costruendo porticcioli turistici - dice - serve salvaguardare la qualità delle nostre imprese e scongiurare il rischio di una desertificazione del territorio».

  «Ecco il risultato di chi ha precarizzato il mondo del lavoro»

Silvestri (Cgil) attacca: «L’asse delle crisi si sposta e non si risolve realizzando porticcioli turistici...»

di Francesco Sangermano/ Firenze


IL FOGLIO BIANCO su cui ha elencato una sotto l’altra «le principali situazioni di crisi della Toscana» s’aggiorna d’improvviso con un post-it: 220 esuberi alla Calp di Colle. Luciano Silvestri, segretario regionale della Cgil, scuote il capo. La crisi si allarga, i posti di lavoro a rischio aumentano, i dati relativi al 2005 su mobilità e richieste di disoccupazione in Toscana mostrano un aumento inquietante.
Segretario, dopo l’accordo alla Matec sono subito esplose altre vertenze. Come se ne esce?
«Noi siamo per un’opzione molto chiara: difendere con tutte le energie a disposizione i presìdi industriali e produttivi che abbiamo. Chi pensa che il futuro si possa costruire con qualche colata di cemento per realizzare porticcioli turistici si sbaglia di grosso. Mi auguro che il piano regionale dello sviluppo scelga la nostra strada. Ma c’è un altro dato molto preoccupante».
Quale?
«L’asse della crisi si sta spostando verso le medie imprese. Matec, Ginori, Magnitex, Delphi, Calp, Micronix, Mabro sono tutte aziende che contano qualche centinaio di dipendenti. Sono il tessuto vitale dell’economia toscana e non possiamo rischiare di desertificare il territorio regionale. Sul deserto non si ricostruisce niente. Piuttosto serve investire e scommettere sulla qualità. Pensare di far concorrenza alla Cina è un’illusione ma non dobbiamo dimenticare che quei mercati si rivolgono a noi per prodotti d’eccellenza che loro non hanno».
Eppure l’ultima congiuntura evidenzia un trimestre in positivo dopo oltre 4 anni...
«È come gioire di fronte a un ciuffo d’erba senza ricordarsi che c’è un’intera foresta che sta seccando. Ecco perché agli industriali dico che, per alimentare quella foresta, serve piantare nuovi alberi ma anche curare bene quelli che sono ancora sani. Pensare che quel leggero dato positivo significhi aver messo la crisi alle spalle vuol dire dimenticarsi che non si inverte certo la tendenza di un 2005 che si è chiuso con la produzione in calo dell’1,6% e che negativo era anche il consuntivo dei tre anni precedenti».
Come legge i dati sulla mobilità e sulle richieste di disoccupazione in Toscana che tra il 2002 e il 2005 risultano in deciso aumento?
«Sono numeri che confermano quello che noi andiamo dicendo da tempo: i dati positivi sull’occupazione sono “drogati”. Le richieste di disoccupazione sono emblematiche: per avere il sussidio serve aver lavorato almeno tre mesi. Significa che sono sempre di più gli assunti in modo atipico o precario per pochi mesi e che poi restano a piedi. Senza contare l’aumento del ricorso alla cassa integrazione straordinaria o la crescita esponenziale della mobilità. Ma che ne facciamo di queste persone? La formazione va bene ma il loro ricollocamento non può essere soltanto un problema del sindacato».
Tra quaranta giorni si vota...
«Abbiamo alle spalle cinque anni di fallimento politico ed economico. Se ne Esce solo in una maniera: facendo sistema tra le forze sane rappresentate dai lavoratori, dai sindacati e da quella parte di imprese e di istituzioni che vogliono candidarsi a governare in modo diverso questo paese».
 

I dati Inps
Mobilità: in un anno oltre 2mila casi in più e richieste di disoccupazione alle stelle

A guardarli riportati su un grafico certi dati fanno impressione. La curva sale, in maniera pressoché continua, poi s’impenna.
L’ “annus horribilis” del lavoro è il 2005, quello appena trascorso, che agli archivi è andato con numeri impietosi. Lo dice il consuntivo Inps aggiornato al 31 dicembre scorso: le richieste di mobilità sul solo territorio toscano sono state pari a 7.714. Nel 2004 erano 5.662, oltre 2mila in meno che, percentualmente tradotto, significa un aumento in 12 mesi del 36,2%. Di più: nel 2003 erano 5.544 e 5106 nel 2002. Significa che in quattro anni l’aumento delle richieste di mobilità da parte delle aziende (che tradotto significa licenziamento) è stato pari al 51,08%. Ancor più d’effetto, se possibile, sono i dati relativi alle richieste di disoccupazioni avanzate in Toscana negli ultimi quattro anni. Anche qui la progressione è notevole: dalle 69.589 richieste del 2002 si è passati alle 77.537 del 2005 con un aumento pari all’11,4%. Un dato, tra l’altro, che non tiene conto del settore agricolo dove si presume che la situazione sia comunque molto delicata. A livello provinciale la realtà con più richieste è ovviamente Firenze (13.390 nel 2005) seguita però a sorpresa da Lucca (8.891), Pisa (8.667) e Siena (7.788). Firenze e Lucca (insieme a Massa) sono anche le uniche province con un costante aumento di richieste in questi quattro anni mentre un trend opposto sembra interessare la provincia di Prato dove il numero di richieste sta progressivamente diminuendo dal 2003. f.san.

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Comitato Direttivo della CdLM Firenze del 23/02/2006

Odg n. 2, presentato da Alessio Ammannati

A fronte della mancata emanazione, da parte del Governo, del Decreto Ministeriale attuativo di quanto previsto dall’art. 13 comma 17 Legge 80/2005 - riferita all’erogazione dell’indennità di disoccupazione ordinaria nei casi di lavoratori dipendenti sospesi temporaneamente dalle attività lavorative - e rilevato che i suddetti lavoratori rischiano pertanto di non vedere erogata da parte dell’INPS detta indennità, il Comitato Direttivo della CdLM di Firenze esprime disappunto per l’invio della comunicazione da parte dell’INPS ai lavoratori, con cui sono stati informati circa la temporanea archiviazione delle loro domande a causa della mancata erogazione del Decreto attuativo, che in realtà si configura sostanzialmente come un atto di respinta delle suddette domande.

Pertanto, il CD sollecita le categorie interessate ad invitare i lavoratori a promuovere ricorsi attraverso l’INCA e a presentarsi con la lettera dell’ente bilaterale per avere un’ulteriore integrazione

Il CD della CdLM di Firenze denuncia la grave inadempienza da parte del Governo ed esprime la concreta solidarietà ai lavoratori in questione, che risultano essere più di 1.000 nella provincia di Firenze, e si impegna ad una forte iniziativa sindacale nei confronti delle Istituzioni e degli Enti preposti, per una rapida soluzione del problema.

Il CD segnala, inoltre, come sia necessario ed urgente approntare delle positive clausole di salvaguardia del reddito per questi lavoratori, come già operato nella contrattazione per la chiusura temporanea dell’Aeroporto di Firenze, riferita ai dipendenti di tale azienda e di un’altra interna allo scalo.

Sarà quindi impegno delle strutture della CdLM di Firenze e delle categorie far conoscere, circolare ed estendere le ragioni di queste clausole, nonché affermare la compiuta e conseguente tutela dei lavoratori

Firenze, 23 febbraio 2006

Approvato all’unanimità


La crisi economica. Anche 400 addetti di Peretola sono nella stessa situazione: per ora provvede Adf
Artigiani, 2.500 senza sussidio
L´Inps non può pagarli perché manca il decreto attuativo
ILARIA CIUTI su la Repubblica 21 Febbraio 2006

DUEMILA lavoratori in Toscana non sono disoccupati ma sono senza salario. Tutti a tasche vuote, dopo essere stati mandati per un certo periodo a casa dalle loro aziende artigiane in difficoltà. E ciò nonostante abbiano chiesto all´Inps il sussidio di disoccupazione che per i lavoratori dell´artigianato e dei servizi supplisce la cassa integrazione, concessa solo all´industria. Ai duemila si sono aggiunti anche i circa 400, tra dipendenti diretti e dell´indotto, che lavorano all´aeroporto di Peretola, chiuso per rifacimento della pista, e che appartengono alla categoria servizi. Passi per i 220 diretti cui lo stipendio viene comunque pagato da Adf, la società dello scalo. Ma quelli dell´indotto, sono senza un soldo. Dal 17 marzo 2005 l´Inps non paga, bloccata dal governo che non ha fatto seguire il decreto attuativo alla legge che cambia le regole del sussidio.

GLI ARTIGIANI
Coinvolti dipendenti di Peretola
L´Inps non paga il sussidio di disoccupazione

Una brutta situazione, dicono all´Inps dove spiegano cifre e ragioni del mancato pagamento. Già di per sé la situazione dell´artigianato è peggiore di quella dell´industria: la cassa integrazione dà l´80% dello stipendio, il sussidio di disoccupazione concedeva il 40%. Poi, nel marzo scorso, il decreto governativo sulla competitività, proprio per venire incontro alle difficoltà del periodo di crisi, decise di far salire il sussidio al 50% del totale la retribuzione, purchè si osservassero alcune condizioni, tra cui quella che il periodo di assenza forzata dal lavoro non superasse i 65 giorni in un anno. Il decreto di trasformò poi in legge 80, con la clausola di farla diventare attuabile solo in seguito a un decreto che fissasse regole e settori più a rischio. Ma il decreto non si è mai visto. Così la vecchia norma è decaduta e quella nuova non è mai entrata in funzione. 

L´Inps ha bloccato le domande, i lavoratori sono al verde. La Provincia, dopo un´interrogazione dei consiglieri Ds e Margherita, Paolo Malcuori e Paolo Londi, ha deciso proprio ieri di chiedere al ministero del welfare di approvare subito il decreto o di chiedere all´Inps di pagare comunque.

Il numero di quanti hanno fatto la domanda per il sussidio, più della metà del totale tra l´empolese e Pontedera (moda, cuoio, calzature, aziende artigiane dell´indotto Piaggio in crisi), dà oltretutto l´idea delle difficoltà in cui si trova il sistema economico toscano. Perché i duemila, più i lavoratori dell´aeroporto per i quali Adf recupererà l´anticipo versato solo se arriverà il decreto, non sono i soli che in questo ultimo anno hanno avuto bisogno di integrare gli stipendi bloccati dalla temporanea chiusura delle imprese. A loro vanno aggiunti quanti vanno e vengono da casa per crisi aziendali ma, che pur essendo artigiani, hanno la cassa integrazione come i lavoratori dell´industria in ragione dei provvedimenti speciali presi per alcuni distretti a rischio, dal tessile al cuoio. 

La somma indica un periodo di grandi difficoltà che però l´economista Renato Brunetta, intervenuto ieri al convegno sulle piccole e medie imprese organizzato dal Consorzio Origini, dati Istat alla mano, dichiara finito. «Vediamo al luce alla fine del tunnel», ha detto prospettando un 2006 «ampiamente positivo sia sulla produzione industriale, sia sulla crescita del reddito». Dai cinque anni di crisi, secondo Brunetta, esce fuori un´Italia molto cambiata: «Hanno vinto le imprese che hanno saputo internazionalizzarsi, fare investimenti, cambiare mercati e qualificare la loro produzione. Abbiamo adesso un´Italia più competitiva, quindi non facciamo più catastrofismo di maniera, guardiamo con maggiore fiducia al futuro e che ciascuno faccia la propria parte: i governi, da quello europeo a quello nazionale e quelli locali con infrastrutture, precondizioni, lotta alla contraffazione, e le imprese con investimenti, investimenti, investimenti».

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SINDACATO L’incertezza induce a lasciare la fabbrica o l’ufficio

Il fascino della pensione «In aumento le richieste»

di Bruno Berti su la Nazione 19/2/06

«Quello a cui abbiamo assistito nel dicembre 2005 nelle fabbriche e negli uffici è un fuggi fuggi dal lavoro». Rolando Mannucci, dirigente del sindacato pensionati della Cgil, parla dei dati forniti dall’Inps sull’incremento di richieste di pensione nella nostra zona. «E’ una realtà ben presente, e le ragioni, anche se l’istituto previdenziale sostiene che siano da studiare, sono spiegabilissime».

La materia pensionistica è delicata per definizione, e non si può giocare con le possibilità di vita dignitosa delle persone, specialmente nel momento in cui l’età media fa registrare aumenti spettacolari che non fanno altro che acuire la sensibilità delle persone per il proprio futuro una volta lasciato il lavoro. «E allora la riforma pensionistica approvata dal governo, che a noi non piace, sembra fatta apposta per creare insicurezza, anche per il rinvio al 2008 degli effetti delle nuove norme. Fa paura in particolare la fine della possibilità di lasciare l’impiego con 57 anni di età e 35 di contributi e la gente si adegua. Quindi proprio il rinvio concede, a chi ne ha l’opportunità, di poter usare la valvola di sfogo destinata a scomparire. L’ipotesi di dover lavorare fino a 65 anni (o comunque fino al raggiungimento dei 40 anni di contributi) non è considerata molto attraente dai lavoratori. E poi il ricorso alla pensione integrativa non è certo chiaro in tutte le sue implicazioni, con la conseguenza dell’incertezza sulla liquidazione, quel po’ di soldi su cui chi lavora fa conto per avere un gruzzoletto da riscuotere al momento di andare in pensione».

Mannucci sottolinea anche che, a fronte di questa realtà, è venuto meno il fascino del bonus pensionistico, il provvedimento che permetteva di rimanere al lavoro anche se si aveva diritto a lasciare il posto, ottenendo però una busta paga più pesante. Sembra comunque, dai dati in possesso del sindacato, che questa sirena non abbia incantato moltissime persone. «Sull’altro fronte, quello di chi in pensione c’è andato, dobbiamo ricordare anche gli operai delle vetrerie esposti all’amianto che hanno lasciato la fabbrica in seguito alla causa vinta con l’Inps nella quale i magistrati hanno riconosciuto il diritto sancito dalla legge in termini di ‘sconto’ sui contributi pensionistici necessari per andare a riposo».

E infatti, se il 2005 ha visto un leggero calo di iscritti allo Spi-Cgil a Empoli, l’inzio del 2006 ha completamente ribaltato questa tendenza. Una cosa tutt’altro che facile, visto che la categoria, per la sua stessa composizione, è sottoposta a un certo livello di ricambio degli iscritti, e non perché la gente abbandoni il sindacato: più semplicemente la vita è allungata ma non è certo infinita, e il peso delle malattie si fa sentire. Il pianeta pensionati nell’Empolese Valdelsa è una realtà composta da circa 45.000 persone, quasi un terzo della popolazione dell’area (considerando anche i pensionati baby di un tempo, ovviamente, e i lavoratori autonomi a riposo). «Di questi 13.000 li troviamo in città. Dei 45.000 citati, oltre 20.000 sono i pensionati iscritti alla Cgil».

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Empoli. A rischio i soldi della disoccupazione per 400 persone: manca il decreto d’attuazione
Troppi evadono i contributi
L’allarme dell’Inps: una ditta ogni dieci non li versa

dal Tirreno 10/2/06

EMPOLI. Dai dati Inps del 2005 un grido d’allarme. La crisi c’è, lo dicono i numeri. La disoccupazione cresce; l’indennità è a rischio perché manca il decreto del ministero per assegnare i soldi e 400 dipendenti sono in attesa; seicento le domande che non sono state accolte per mancanza dei requisiti (cioè aver lavorato almeno 52 settimane negli ultimi due anni). E ancora: una ditta ogni dieci non paga i contributi previdenziali. Né la quota spettante all’impresa, né quella che invece dovrebbe essere a carico dei lavoratori, appropriandosene indebitamente.

Indennità a rischio, manca il decreto
Disoccupazione, da otto mesi 400 dipendenti aspettano i soldi
Dall’attività dell’Inps un grido d’allarme Quasi 600 domande non accolte perché non hanno i requisiti
EMILIO CHIORAZZO

 EMPOLI. La crisi c’è. Forte, reale. Non è la solita stima economica a dirlo, ma i numeri assoluti dell’ultimo anno di attività dell’Inps, l’istituto di previdenza sociale: nel 2005 sono diminuite le erogazioni di pensioni; c’è un’impennata nelle domande; aumenta la disoccupazione e la mobilità, ma soprattutto succede che buona parte di chi presenta domanda di disoccupazione s’accorge di non avere i requisiti (cioè aver lavorato almeno per 52 settimane negli ultimi due anni) per poterla ottenere. E, ancora: molte aziende sono in difficoltà al punto di non pagare i contributi. È il quadro che emerge dal rapporto che raccoglie l’attività della Direzione provinciale di Firenze. È stato presentato ieri dal presidente del Comitato provinciale Inps Giovanni Occhipinti. Con lui c’erano il direttore dell’agenzia Inps di Empoli Roberto Zini, la dottoressa Longi, vicedirettore dell’Inps Firenze e Massimo Guarducci, funzionario responsabile della segreteria del Comitato provinciale, nonché curatore del rapporto.

Le pensioni. Quelle liquidate nel 2005 sono inferiori all’anno precedente. Il dato dell’agenzia di Empoli: nel 2004 le pensioni liquidate erano 2424, al 31 dicembre scorso sono state 2182, vale a dire il sedici per cento in meno. Nel mese di dicembre 2005, invece, è stato registrato un picco impressionante, circa il 93% di presentazioni di domande di pensioni, moltissime di anzianità. Il motivo? «Forse perché ci si avvicina alla data del 2008 - spiega Giovanni Occhipinti - che prevede un cambio delle regole sulle pensioni. Occorreranno, dopo quella data, ben 40 anni di contributi».
 Le sensibili variazioni sulle pensioni sono state attribuite anche alla possibile incidenza del bonus (la possibilità di restare al lavoro anche dopo aver maturato la pensione, incassando i contributi previdenziali diretti all’Inps, ma congelando la maturazione della pensione). I dati, però dicono il contrario: poco più del 15% delle pensioni di anzianità presentate riguardano la richiesta di poter accedere al bonus. In numeri assoluti, per Empoli, nel 2005 si sono avute 59 richieste di bonus e 89 richieste di certificazioni. «Molte persone - spiega ancora il presidente del comitato provinciale Inps - avanzano la richiesta del bonus e poi cambiano idea».

 La disoccupazione. «C’è un aumento generalizzato - spiega ancora Giovanni Occhipinti - Ma ci sono anche due aspetti molto critici, che riguardano proprio l’area dell’Empolese-Valdelsa». Eccoli, i problemi. Per quanto riguarda l’indennità di disoccupazione, per le aziende artigiane del Circondario fino a 15 dipendenti, l’accesso, al momento, è ancora impraticabile. «Ci sono oltre quattrocento domande dall’Empolese-Valdelsa - spiega Occhipinti - di disoccupazione ordinaria presentati da lavoratori sospesi dall’attività dopo il 17 marzo 2005 che non è stato possibile mettere in pagamento, non essendo stato ancora emanato l’apposito decreto ministeriale con il quale devono essere definite le situazioni aziendali che hanno dato luogo alla sospensione, per le quali sia riconoscibile il diritto alla prestazione». Questo accade da otto mesi.
 L’altra preoccupazione, espressa dal presidente del comitato provinciale, riguarda i requisiti. «Sono numeri preoccupanti - spiega Occhipinti- Su 2226 domande, giunte agli sportelli dell’Inps al 31 dicembre scorso, quelle messe in pagamento sono poco meno di 1700. Più del 23 per cento, circa seicento domande, non possono essere pagate perché non ci sono requisiti: sono persone che, negli ultimi due anni, non hanno avuto la possibilità di lavorare, almeno come dipendenti, per 52 settimane».

Un dato allarmante.
 Come lo è, sempre per quanto riguarda il provvedimento di salvaguardia del settore moda, anche quello della divisione dei contributi. In tutto sono 9 milioni e 500mila euro: duemila per la mobilità; 7mila cinquecento per la cassa integrazioni. Sottolinea Roberto Zini, direttore della filiale Inps di Empoli: «I soldi stanziati per la mobilità sono già stati erogati tutti, non ce ne sono più a disposizione. Mentre per la cassa integrazione, la situazione è inversa. Ne sono stati utilizzati in minima parte. Forse è anche per l’iter richiesto, un po’ più elaborato. La domanda, da presentare all’ufficio del lavoro provinciale, dopo l’autorizzazione va riproposta, per l’erogazione, alla filiale Inps di Empoli. Ecco, su 75 autorizzazioni che ci sono state a livello provinciale, solo 27 aziende hanno fatto successivamente, la richiesta all’Inps. Le altre, forse non lo sanno».
 Ma c’è anche un ulteriore aspetto: forse i soldi stanziati dal ministero sono divisi in maniera non corretta.

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INPS Rapporto 2005: Occhipinti lancia l’allarme

Licenziati e senza soldi Mille chiedono aiuto

da la Nazione 10/2/06

 Sono a casa senza lavoro. E da mesi aspettano l’assegno dell’indennità di disoccupazione, che non arriva. Non è una bella situazione quella che si trovano a vivere 400 lavoratori dell’area Empolese-Valdelsa, licenziati per cessazione d’attività dell’azienda o riduzione di personale da imprese artigiane o comunque con meno di 15 addetti. Per loro, in virtù di un accordo territoriale tra le parti sociali poi ratificato dal governo con la legge 80 del 2005, era stato previsto un sostegno di disoccupazione. Ma ancora non hanno ricevuto un euro. E’ quanto emerso ieri nel corso della presentazione del rapporto dell’Inps sul 2005. «La disoccupazione e la mobilità sono in graduale aumento specialmente in agricoltura e in alcune zone specifiche del tessile e moda — spiega Giovanni Occhipinti, presidente del comitato provinciale Inps — Ci risulta poi che su circa 1600 domande in Toscana, di cui 600 delle quali nella provincia di Firenze, sono ben 400 le domande di disoccupazione ordinaria presentate da lavoratori della nostra area sospesi dall’attività a decorrere dal 17 marzo 2005. Domande che non è stato possibile mettere in pagamento non essendo stato ancora emanato l’apposito decreto ministeriale col quale devono essere definite le situazioni aziendali che hanno dato luogo alla sospensione, per le quali sia riconoscibile il diritto alla prestazione». 

L’allarme sul fronte lavoro è avvalorato da un altro dato. Su 2226 domande per ottenere l’indennità di disoccupazione presentate all’Agenzia Inps di Empoli al 31 dicembre 2005, soltanto 1697 sono state messe in pagamento. «Questo significa — aggiunge Occhipinti — che ci sono quasi 600 domande che non hanno avuto risposta. Perché? Perché per ottenere l’indennità bisogna infatti aver lavorato almeno 52 settimane come lavoratori dipendenti nei due anni precedenti la richiesta... E questi 600 addetti a quanto pare hanno lavorato a singhiozzo, magari in incarichi a progetto, in impieghi precati. E ora sono costretti a ’pagare’ due volte per questo loro stato di precarietà, visto che non possono avere neanche il sussidio di disoccupazione. Mi pare, questo, un ulteriore motivo di preoccupazione». Spesso, tra l’altro, sono proprio i lavoratori delle piccole imprese a soffrire di più. 

Emerge tra l’altro dal rapporto dell’Inps che c’è una vera e propria spaccatura tra le retribuzioni nelle aziende da 1 a 10 addetti e quelle più grandi, con centinaia di dipendenti. «Il divario è enorme — continua Occhipinti — e negli ultimi 10 anni si è allargato sempre di più, perché le retribuzioni nelle piccole aziende scendono mentre quelle nelle grandi salgono». Occhipinti torna comunque ai lavoratori in attesa dei sussidi di disoccupazione. «Diventa essenziale che venga emanato il decreto del governo — sottolinea il presidente del Comitato provinciale Inps — per non aggravare ulteriormente la condizione di questi lavoratori». Il rapporto è stato presentato, insieme a Occhipinti, dal direttore dell’Inps di Empoli Roberto Zini, con la vice direttrice della sede provinciale Fiorella Alongi, Massimo Guarducci e Stefano Manetti.
S. Vet.

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INPS A dicembre impennata di richieste per lasciare il posto di lavoro. «Il bonus non funziona»

Boom di domande di pensione

da la Nazione 10/2/06

Dal rapporto Inps relativo al 2005 emergono alcuni punti chiave. Tra questi il calo delle pensioni liquidate rispetto agli anni precedenti. A Empoli sono state 2182, contro le 2424 del 2004 e 2632 del 2003. Per tornare ai livelli del 2005 bisogna andare indietro fino al 2001, sottolinea Giovanni Occhipinti, presidente del comitato provinciale Inps.
Si tratta di un calo che riflette quello del dato nazionale, anche se nella provincia fiorentina il fenomeno è molto più accentuato.
Il calo del numero di pensioni liquidate è stato dovuto prima di tutto alla diminuzione delle pensioni di anzianità, che a Empoli sono scese a 609 l’anno scorso, contro 729 nel 2004 e 782 nel 2003. «Sono diminuite del 27,5%», aggiunge Occhipinti.
Perché questo calo di pensioni di anzianità? «Non è dovuto al bonus — dice chiaro e tondo Occhipinti — i numeri a nostra disposizione, almeno, non ci dicono questo».

Il «premio» previsto per chi rinuncia alla pensione per restare al lavoro non avrebbe quindi avuto effetti significativi nell’area dell’Empolese Valdelsa. «Molti tra coloro che avevano chiesto il bonus alla fine ci hanno poi rinunciato», osserva Occhipinti.
A dicembre poi è venuto a galla un altro fenomeno. C’è stata cioè una vera e propria impennata delle domande di pensione di anzianità, con decorrenza quindi da gennaio 2006 (una crescita boom, che nell’area provinciale è stata del 93% rispetto allo stesso periodo del 2004).

Il numero delle «domande di pensione di anzianità presentate a dicembre 2005 è stato quasi il doppio rispetto al mese di dicembre 2004».
Perché questa fuga dal lavoro? «Probabilmente — è la spiegazione data dai vertici dell’Inps empolese — molti intendono cautelarsi in vista del 2008 e degli effetti della riforma pensionistica. Preferiscono cioè qualcosa di sicuro subito, piuttosto che di incerto nel futuro».

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