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Gli articoli del 2005

Gli articoli del 2004

CALENZANO I lavoratori della Manetti&Roberts rifiutano il programma del sindacato

Chimica, il no al contratto

da la Nazione 26/5/06 di Fabio Russo

I lavoratori della ‘Manetti&Roberts’ dicono no al nuovo contratto nazionale di lavoro collettivo. Una bocciatura secca, quasi clamorosa, quella che ha ricevuto, nell'assemblea dei lavoratori della storica azienda calenzanese produttrice di prodotti per l'igiene personale, l'accordo nazionale dei sindacati per regolare i rapporti di lavoro della chimica. 

La proposta è stata respinta all’unanimità e la Rsu ha presentato un ordine del giorno di forte critica nei confronti delle strutture nazionali di categoria, che non soddisferebbero «le aspettative e il mandato espresso dai lavoratori». Tre i temi più spinosi che hanno incontrato le resistenza della Rsu: le deroghe, ossia la possibilità che a livello aziendale si possano cambiare in peggio parti dello stesso contratto nazionale; le procedure di raffreddamento dello sciopero, che la Rsu ritiene un diritto costituzionale che «non può prevedere alcun tipo di mediazione»; e lo scambio tra formazione e riduzione dell'orario di lavoro.

«Non è ammissibile — affermano i delegati dello stabilimento di via Barberinese — che la formazione debba essere pagata, seppure parzialmente, anche dal lavoratore, rinunciando a dodici ore del suo tempo libero».

Ma l'aspetto che suscita maggior contrarietà è la firma del contratto senza dare ai lavoratori la possibilità di votare. «Riteniamo di avere il diritto, in piena democrazia, di esprimere il nostro giudizio attraverso un voto certificato e che dia l'ultima parola a chi il contratto lo subisce, cioè i lavoratori, senza che ci cada dall'alto per il volere di pochi».

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CGIL - CAMERA DEL LAVORO METROPOLITANA DI FIRENZE

UFFICIO COMUNICAZIONE CENTRO SERVIZI BORGO DEI GRECI

 

COMUNICATO STAMPA

Manetti & Roberts: bocciato il nuovo contratto nazionale

Secca bocciatura del nuovo Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro della chimica nelle assemblee di Manetti & Roberts.

I lavoratori, infatti, hanno respinto all’unanimità quanto presentato loro dal sindacato.

In particolare la RSU ha presentato un ordine del giorno di forte critica nei confronti delle strutture nazionali di categoria.

"La firma del nuovo Contratto di Lavoro per i lavoratori chimici," si legge nell’ordine del giorno, "non soddisfa assolutamente le aspettative e il mandato espresso dai lavoratori."

I giudizi più severi riguardano le deroghe, ossia la possibilità che a livello aziendale si possano cambiare in peggio parti dello stesso Contratto Nazionale, sulle procedure di raffreddamento dello sciopero (che invece la RSU ritiene un diritto costituzionale che "non può né deve prevedere alcun tipo di mediazione") e sullo scambio tra formazione e riduzione dell’orario di lavoro.

"Non è ammissibile," affermano i delegati dello stabilimento di via Barberinese, "che la formazione debba essere pagata, seppure parzialmente, anche dal lavoratore, rinunciando a dodici ore del suo tempo libero".

Ma l’aspetto che suscita maggior contrarietà è la firma del Contratto senza dare ai lavoratori la possibilità di votare.

"Riteniamo di avere il diritto, in piena democrazia, di esprimere il nostro giudizio attraverso un voto certificato e che dia l’ultima parola a chi il contratto lo subisce, cioè i lavoratori, senza che ci cada dall’alto per il volere di pochi."

Questa della democrazia sindacale è senza dubbio il tema più spinoso di tutta la vicenda, confermata da reazioni analoghe in altre aziende della provincia fiorentina.

"L’esito negativo delle assemblee in Manetti," dichiara Luca Paoli, segretario generale della Filcem Cgil fiorentina, "deve farci riflettere al di là di qualunque siano le opinioni espresse: il sindacato rappresenta comunque i lavoratori e quando i lavoratori sono scontenti del sindacato occorre intervenire rapidamente per recuperare il loro consenso. Altrimenti, fuori della rappresentanza dei lavoratori, il sindacato non ha ragione di esistere." (IDB)

Inviato a cura dell’Ufficio Comunicazione Centro Servizi Borgo dei Greci David Buttitta

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CALENZANO I lavoratori andranno via entro il 2006 su base volontaria

Manetti & Roberts: l’accordo approvato dall’assemblea In 17 lasceranno l’azienda

di Fabio Russo sulla Nazione 31/1/06

Alla fine si è scelto il male minore per chiudere la questione della mobilità alla Manetti & Roberts: lasceranno l'azienda 17 operai, che si uniranno ai 15 che hanno già trovato un'altra sistamazione al 31 dicembre. In tutto 32 operai, così come l'azienda aveva voluto con l'apertura della procedura nell'ottobre scorso.

Ieri è stato il giorno dell'approvazione (a larghissima maggioranza), da parte dell'assemblea dei lavoratori, dell'accordo trovato tra azienda e sindacati negli incontri della settimana scorsa. Incontri che dovevano essere soltanto una formalità e che invece si sono dimostrati molto più complicati.

Trovatesi d'accordo sull'individuazione degli esuberi su 17 persone volonatrie ed in età pensionabili, azienda e sindacati si sono invece contrapposte su un aspetto apparentemente di poco conto: la richiesta, da parte deii rappresentati dei lavoratori di verificare, reparto per reparto, gli organici dopo la mobilità; nel caso in cui alcuni reparti fossero risultati scarseggianti dal punto di vista del personale, i sindacati chiedevano all'azienda di provvedere con l'assunzione di nuovo personale con contratti a termine. Su questa questione, però, la direzione aziendale si è mostrata irremovibile e si è rischiata più volte la rottura del tavolo di trattativa.

A questo punto, i sindacati hanno deciso di scegliere il male minore, accettando il rifiuto dell'azienda a verificare il personale di ogni reparto. In caso contrario, infatti, se non fosse stato firmato alcun accordo, l'azienda avrebbe potuto mettere in mobilità qualunque lavoratore volesse (e non solo quelli in età pensionabile, come stabilito dall'accordo), con conseguenze traumatiche per tutto il personale.
«Non siamo soddisfatti dell'accordo raggiunto -fanno sapere dalla Rsu- In questo modo, lo stabilimento Manetti di Calenzano si riduce sempre di più: è singolare che un'azienda che ogni anno aumenta il proprio fatturato riduca gradualmente il proprio organico».

Preoccupato per il futuro è anche Massimo Guerranti, della Cisl: «Al contrario delle normali procedure di mobilità, qui a star meglio è chi esce dall'azienda e non chi ci rimane a lavorare -sottolinea- La Manetti & Roberts è un'azienda ben salda in Italia e Francia, ma, vista la concorrenza con aziende come Johnson&Johnson e Garnier, che operano su più mercati, la scelta di ridurre il personale non è certo delle migliori». Entro il 31 dicembre 2006 lasceranno quindi la Manetti & Roberts altre 17 persone. Ma l'impressione è che non saranno le ultime.

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CALENZANO Intesa sull’organizzazione del lavoro

Manetti: arriva l’accordo Subito il sì dell’ assemblea Ora si tratta sulla mobilità

Il sindacato: «Abbiamo evitato lo spezzatino» Solo il 5% dei lavoratori contrari al patto raggiunto

da la Nazione 24/1/06 di Fabio Russo

Si va sempre più verso una risoluzione positiva della vertenza degli operai della Manetti&Roberts sulla nuova organizzazione del lavoro in fabbrica e sulla sorte dei 33 lavoratori messi in mobilità dallo scorso novembre. Ieri si compiuto il primo, importantissimo, passo in direzione di una soluzione definitiva. In mattinata è stato infatti ratificato a larghissima maggioranza (circa il 95% dei lavoratori si è dichiarato favorevole) l'accordo firmato nei giorni precedenti tra azienda e sindacati e sul quale era stato tenuto il più stretto riserbo. 

L'intesa prevede il recupero di una parte delle decisioni che erano state decise unilateralmente dall'azienda in questo ultimo anno e mezzo da parte dell'azienda e la possibilità di un corso di formazione per gli addetti di linea (gli operai generici). Dopo tre anni di discussioni, un anno e mezzo di scioperi e undici mesi di blocco degli straordinari si chiude così la questione dell'organizzazione del lavoro, quella che i lavoratori consideravano la conditio sine qua non per andare a discutere le modalità di attuazione della mobilità. Immaginabile, dunque, la soddisfazione di tutta la Rsu, ben sintetizzata dalle parole di Renzo Torrini: «Abbiamo trovato un accordo che soddisfa entrambe le parti — spiega Torrini —. Questa è la risposta a tutti quanti non riuscivano a capire come mai da oltre un anno e mezzo portavamo avanti la lotta. E' inoltre un grandissimo successo per i lavoratori, il primo esempio a Firenze di contrattazione d'anticipo rispetto ai problemi: con la lotta abbiamo evitato la volontà di fare uno spezzatino della Manetti».

Adesso rimane aperta la questione della mobilità. Ma a questo punto, come detto, il più è fatto. Azienda e rappresentati dei lavoratori si troveranno di fronte, giovedì, al tavolo organizzato dalla Provincia. In quella sede, però, trovare un accordo dovrebbe risultare una formalità, considerato che l'ostacolo più grande era rappresentato dall'accordarsi sulla questione dell'organizzazione del lavoro. Così, come vi abbiamo già anticipato, l'azienda dovrebbe accettare la proposta dei lavoratori di scalare dal computo dei 33 lavoratori in esubero i circa 15 operai che, con la fine dello scorso anno, hanno già lasciato l'azienda per andare in pensione o perchè hanno trovato una nuova occupazione. In questo modo, gli esuberi si ridurrebbero a una ventina, per lo più persone in età pensionabile. A questo punto, anche se rimarrà l'amaro in bocca per vedere ridotto l'organico, i lavoratori potranno finalmente festeggiare.

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CALENZANO Ne ha parlato Barducci rispondendo a un’interrogazione in Provincia

Crisi Manetti & Roberts: sindacati e azienda giovedì allo stesso tavolo

Si spera in un nuovo clima che possa portare a recuperare i 33 lavoratori messi in mobilità

da la Nazione 22/1/06 di Fabio Russo

Dopo l'arrivo, avvenuto in settimana, di un nuovo direttore generale della sede di Milano e di un nuovo direttore dello stabilimento di Calenzano, alla Manetti&Roberts sembra che si respiri un'aria diversa. Mai come stavolta, infatti, si sembra essere vicini ad una conclusione positiva della vertenza sulla mobilità e sulla nuova organizzazione del lavoro all'interno dell'azienda. A dare credito a questa tesi è anche il vicepresidente della Provincia ed assessore al lavoro, Andrea Barducci, che ha risposto ad una domanda d'attualità di Rifondazione Comunista sul problema dei lavoratori della storica azienda fiorentina produttrice di prodotti per l'igiene personale. «Ci siamo già occupati dei 33 lavoratori della Manetti & Roberts e della forte criticità e tensione sul versante delle relazioni industriali e sindacali -ha detto Barducci- Ora i vertici dell'azienda sono stati cambiati e questo fa pensare ad un ipotetico cambio di indirizzo da parte dell'azienda. E' previsto un primo incontro tra la Rsu e il nuovo vertice aziendale il 26 di questo mese.

Siamo, quindi, in una fase interlocutoria. Subito dopo l'incontro del 26 gennaio prenderemo contatto con le organizzazioni sindacali e successivamente con la nuova direzione aziendale per conoscerci e poter testare insieme il futuro di questa importante azienda per il tessuto industriale dell'area metropolitana fiorentina». In realtà, un primo confronto tra i lavoratori e i nuovi vertici aziendali si terrà molto prima, già nei prossimi giorni. Considerato, infatti, che il termine ultimo per decidere la sorte dei 33 lavoratori in mobilità scade il 27 gennaio, il 26 gennaio sarebbe già troppo tardi. La sensazione è che se azienda e sindacati riuscranno a trovare un accordo sulla nuova organizzazione del lavoro, la questione della mobilità verrà risolta di conseguenza. L'azienda sembra infatti propensa a scalare dal computo dei 33 lavoratori in esubero i circa 15 operai che, con la fine dello scorso anno, hanno già lasciato l'azienda per andare in pensione o perchè hanno trovato una nuova occupazione. In questo modo, gli esuberi si ridurrebbero a una ventina, per lo più persone in età pensionabile. Nonostante questo, resta pessimista sulla questione Manetti il consigliere di Rc, Andrea Calò.

«Al di là dell'incontro fissato -spiega Calò- io non credo che la mobilità per questi lavoratori possa avere una risoluzione positiva. La scelta autonoma della società di applicare in modo anomalo la legge Biagi, la deregolamentazione dei rapporti di lavoro, il cambiamento dei turni, l'introduzione di metodiche diverse, fa pensare che la vertenza è appesa ad un filo esile».

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CALENZANO Quello di sede è stato sostituito, quello generale si è dimesso

Terremoto ai vertici anche di Manetti & Roberts
Via entrambi i direttori

I sindacati sperano in un cambiamento di «clima» Entro il 27 c’è la decisione sul futuro di 33 lavoratori

da la nazione 17/1/06 di Fabio Russo

Dopo il caso della Ginori di Sesto Fiorentino, continuano i cambi ai vertici dirigenziali delle grandi aziende della Piana fiorentina. Un vero e proprio «terremoto» interno, infatti, si è verificato negli ultimi giorni anche alla Manetti&Roberts, dove, nel giro di un paio di giorni, tra dimissioni e «licenziamenti», se ne sono andate due delle figure più importanti a livello dirigenziale: il direttore generale e il direttore dello stabilimento di Calenzano. Ieri è stata la volta del direttore generale dell'azienda, il dott. Fraosin, che ha dato le proprie dimissioni. Pare che dietro il gesto di Fraosin ci sia il fatto che, negli ultimi mesi, l'azienda avesse deciso di ridurre notevolmente le sue mansioni e le sue aree di influenza.

Se questo cambiamento, notevole, ha interessato l'azienda a livello nazionale (Fraosin lavorava infatti nella sede di Milano), nei giorni precedenti c'era già stato un altro movimento interno riguardante lo stabilimento calenzanese: l'azienda aveva infatti deciso di sostituire il direttore dello stabilimento, Fabio Cavallini, con Maurizio Renolfi, proveniente da un'altra azienda del gruppo.

Una serie di decisioni, quelle arrivate in questi giorni, che sembrano voler annunciare un cambiamento di rotta, da parte della proprietà, nella gestione dell'azienda e che suonano come una sostanziale bocciatura per quello che è stato fatto da questi vertici aziendali nel corso degli ultimi due anni e mezzo (periodo per il quale sia Fraosin che Cavallini sono rimasti in carica).

E una serie di decisioni che non può non essere presa come una vittoria da parte dei sindacati, che da sempre, da quando, cioè, era iniziato il dibattito interno sulla nuova organizzazione del lavoro, avevano denunciato l'intransigenza nei rapporti sindacali attuata da Cavallini. «Le decisioni prese in questi giorni dalla proprietà dell'azienda - spiega Renzo Torrini, delegato Rsu - sono un segnale molto forte per le relazioni sindacali, perchè stanno a significare che chi pensava di poter decidere in maniera unilaterale ha fallito. Al tempo stesso, però, adesso dobbiamo tenere gli occhi aperti, perchè non sappiamo che direzione possa prendere la barca in cui tante famiglie trovano il sostentamento».

Infatti è ancora assolutamente aperta la questione riguardante la mobilità di 33 operai, che dovrà essere decisa entro il 27 gennaio. Una data vicinissima. In questo senso è già stato fissato un incontro con il nuovo direttore di stabilimento, che dirà con certezza se veramente le cose sono cambiate in meglio, se un nuovo dialogo è possibile. Se l’azienda ha la forza di rilanciarsi su un mercato fatto di concorrenti aggressivi, dove innovazione di prodotti o basso prezzo si contendono le fette più grosse. Sperando che non vada a finire come nel "Gattopardo", con il Principe di Salina che chiosa: «bisogna che tutto cambi perché tutto resti come prima».

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