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Due anni di cassa integrazione, possibili forme di reindustrializzazione
Matec, primo risultato nessun licenziamento

ILARIA CIUTI su la Repubblica 4/2/06

ADESSO comincia la vera fatica, il caso Matec è riaperto. Il ministero del lavoro alla fine ha concesso due anni di cassa integrazione, invece di uno, ai 280 dipendenti messi su strada dalla definitiva chiusura dell´azienda di proprietà dei bresciani Lonati. Due anni al posto di 12 mesi dovrebbero dare, almeno in teoria, il tempo di sistemare tutti senza licenziamenti: tra un presidio Matec che i Lonati hanno lasciato intendere di poter mantenere a Firenze, l´insediamento nello stabilimento che era dell´azienda di macchine per calzetteria di altre realtà industriali, i prepensionamenti, i volontari allontanati tramite incentivi, e la formazione e la riqualificazione di chi resta con i contributi della Regione. 

Un ventaglio di possibilità, ancora da verificare nella trattativa che si aprirà tra sindacati e proprietà prima e in presenza del ministero poi, ma che pur tuttavia c´è e che si è delineato da giovedì scorso nell´incontro tra sindacati, Lonati, istituzioni locali e ministero.

Ora si inizia a trattare. Ma un primo risultato intanto lo si è raggiunto dopo l´orizzonte di chiusura totale a qualsiasi speranza che si era aperto il 22 dicembre scorso quando i Lonati hanno chiuso la Matec tramite la serrata e dichiarato di non voler concedere altro che un anno di cassa integrazione per cessazione di attività. Il che significava: alla fine del percorso c´è il licenziamento. Invece i lavoratori ce l´hanno fatta. Con un presidio dell´azienda chiusa, durato ininterrottamente dal 22 dicembre, un Natale e un capodanno al freddo sotto il tendone davanti ai cancelli, con la determinazione a non rassegnarsi, hanno catalizzato intorno a loro «una solidarietà come non si era mai vista», dice il segretario metropolitano della Cgil Gramolati. Da parte delle amministrazioni locali, le associazioni, i singoli, tutti.

Fino a far riaprire il caso. E arrivare a «un buon punto per ripartire perchè consente ipotesi per la reindustrializzazione e la riqualificazione dei lavoratori», come commenta il vicepresidente della Provincia di Firenze, Andrea Barducci. «Due anni di cassa integrazione - ha spiegato ieri in consiglio provinciale - consentono di poter prendere in considerazione ipotesi realistiche di reindustrializzazione dell´area e di dare la possibilità all´azienda di mantenere un presidio sul territorio». Ora resta da trattare con i Lonati perché il presidio che dovrebbe almeno perpetuare il nome della Matec nell´erogazione di assistenza e servizi ai clienti non sia solo simbolico, c´è da verificare che lo stabilimento resti a disposizione di altri insediamenti industriali, da trovare le imprese che vogliano andarci (Assindustria si è dichiarata disponibile a collaborare), da definire le modalità per chi dalla cassa integrazione uscirà andandosene definitivamente e chi invece verrà riciclato per un nuovo lavoro. Martedì, il primo nuovo incontro tra sindacati e Lonati.

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Sì del ministero alla cassa integrazione per due anni

da l'Unità 3/2/06

Si può fare Il via libera è arrivato ieri mattina dal ministero del lavoro: i circa 280 addetti della Matec potranno entrare in cassa integrazione straordinaria per due anni. È questo il risultato della riunione cui hanno preso parte l'assessore regionale Gianfranco Simoncini, il rappresentate del ministero delle attività produttive oltre ai rappresentanti della Matec accompagnati dalla Confindustria. 

«È stato un incontro molto utile e positivo per la soluzione della vertenza - ha commentato l'assessore al termine della riunione - le rassicurazioni che abbiamo ottenuto sulla possibilità di utilizzare la cassa integrazione straordinaria per due anni pongono le basi per avviare, ora, la fase più stringente del confronto fra sindacati e azienda in modo da garantire una soluzione della vicenda». Una soluzione, ha ricordato Simoncini, che appare legata al mantenimento di un presidio produttivo nell'area di Scandicci da parte della Matec , dall'insediamento di nuove attività e dalla garanzia occupazionale per i lavoratori. L'assessore ha ribadito a questo proposito che nella riunione di mercoledì pomeriggio, a fronte di una disponibilità del ministero delle attività produttive a incentivare nuovi investimenti produttivi nell'area, la Regione si è impegnata a garantire le risorse necessarie per la formazione dei lavoratori che dovranno essere ricollocati. «L'auspicio è che nelle prossime ore possano riprendere gli incontri tra sindacati ed impresa per arrivare nei tempi più brevi possibili ad un nuovo incontro al ministero che possa rappresentare la conclusione della vicenda». «Su questo terreno ci misureremo a partire dal prossimo incontro» spiega Cesare De Sanctis della Fiom Cgil.

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MATEC L’assessore regionale ha ottenuto una linea più morbida dal Welfare. Bartolozzi ringrazia la Sestini

Anche Simoncini alla trattativa

da la Nazione 3/2/06

Il ministero del Welfare sblocca il 'raddoppio' della cassa integrazione straordinaria, la trattativa su Matec può proseguire.
All'incontro ha preso parte anche l'assessore regionale Gianfranco Simoncini, insieme al  rappresentate del ministero delle attività produttive, di Matec e Confindustria. «E' stato un'incontro molto utile e positivo per la soluzione della vertenza - ha detto Simoncini - le rassicurazioni che abbiamo ottenuto sulla possibilità di utilizzare la Cassa integrazione straordinaria per due anni  pongono le basi per avviare, ora, la fase più stringente del confronto fra sindacati e azienda in modo da garantire una soluzione della vicenda».La Regione si è anche impegnata a garantire le risorse necessarie per la formazione dei lavoratori che dovranno essere ricollocati. Ora si attende la nuova convocazione a Roma per l'incontro durante il quale dovrebbe essere chiuso l'accordo.

L'invito del ministero delle attività produttive dovrebbe essere per la prossima settimana. I sindacati auspicano il prima possibile. Sempre a livello regionale, si registra la soddisfazione del consigliere forzista Paolo Bartolozzi, che ha ringraziato il sottosegretario Grazia Sestini per l'impegno nella vicenda, ma soprattutto per aver rispettato alla lettera gli impegni presi nell'incontro coi lavoratori del dicembre scorso.

Ma non manca neanche qualche polemica politica. A portarla avanti è l'Udeur di Scandicci, che aveva avanzato la proposta di devolvere il ricavato dalle primarie al fondo di solidarietà per i lavoratori. «Ad oggi non si è ricevuta nessuna risposta - si legge in una nota - evidentemente la proposta non è qualitativamente rilevante o apprezzabile. Si è venuti a conoscenza che a raccogliere le somme è stato il Partito dei Ds e che la ripartizione sarebbe già avvenuta.

Il partito Popolari Udeur, avendo come è noto, impegnato risorse umane per la riuscita organizzativa del voto e la conseguente partecipazione, chiede di conoscere la somma complessiva raccolta e la suddivisione per singoli partiti e di conseguenza quella relativa ai Popolari Udeur, che ancora si deve ricevere. L'impegno a questo punto non può che essere consequenziale alla proposta formulata e che per noi è qualificante: devolvere la cifra ai lavoratori e la Rsu della Matec, raddoppiandola con una raccolta fra gli iscritti al Partito». morv

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Per la Matec ancora un rinvio
La parola è al ministero del Lavoro


La soluzione sembrava a portata di mano ma la trattativa si è chiusa con un nuovo stallo

sull'Unità 2/2/06


UN’ATTESA infinita. Le ore dentro le stanze del ministero a sommarsi ai giorni e ai mesi già trascorsi in lotta. Quello di ieri doveva essere il gran giorno. Quello, in cui finalmente, si sarebbe potuto siglare l’accordo sulla vertenza della Matec di Scandicci.

Invece si è trasformato nell'ennesima lunga tornata di trattative, di piccoli grandi contrasti che le parti, a tarda sera, non erano ancora riuscite a sciogliere. Sindacati e azienda si sono lasciati dopo le 21 senza aver chiuso: ora la parola passa al ministero del Lavoro che nella giornata di oggi dovrebbe compiere alcune verifiche sulla fattibilità della cassa integrazione.

L'incontro tra organizzazioni sindacali, rappresentanti della proprietà dell'azienda e del ministero delle attività produttive era fissato per ieri pomeriggio alle 15.30. Le parti si erano lasciate lo scorso lunedì, giorno del primo incontro al ministero, con una sorta di «promessa d'accordo» dopo che la proprietà aveva acconsentito di riaprire la trattativa interrottasi bruscamente prima di Natale con la serrata proclamata dalla famiglia Lonati.

Sul piatto c'erano l'estensione della cassa integrazione straordinaria da uno a due anni e il mantenimento del sito produttivo di Scandicci quanto meno per il ramo «assistenza e ricambi». Due richieste che la proprietà aveva fatto capire di poter accettare e che avrebbero potuto costituire una buona base per giungere ad un accordo. Ieri, invece, la trattativa sindacale non è nemmeno iniziata.

I rappresentanti di Fiom-Cgil e Fim-Cisl arrivati da Firenze hanno aspettato invano di poter entrare nel merito della questione. Invano. Tutto si è infatti arenato su un «contrasto tecnico» tra la famiglia Lonati e il ministero relativo alla cassa integrazione. In spiccioli: il governo non è in grado allo stato attuale di garantire la copertura economica che la proprietà aziendale vorrebbe. Un nodo cruciale su cui la trattativa si è pesantemente arenata.

E così sembra ancora destinata a proseguire l'attesa dei 280 lavoratori della Matec, collocati in cassa integrazione straordinaria a zero ore dal primo di gennaio. Dal 23 dicembre stanno portando avanti un presidio permanente fuori dai cancelli dell'azienda di Scandicci in segno di protesta contro la serrata decisa unilateralmente dalla famiglia Lonati. In oltre un mese di lotta (sui cancelli hanno trascorso anche Natale e Capodanno) sono state centinaia le attestazioni di solidarietà ricevute dai lavoratori sia da parte dei rappresenti delle istituzioni sia da semplici cittadini. L'esser riusciti a riaprire la trattativa in sede ministeriale sembrava essere la chiave per risolvere finalmente la questione. Così come sembrava che quella di ieri potesse essere la giornata decisiva, la fine di un'attesa infinita che invece sembra proprio destinata a proseguire ancora.
f.san.

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Incontro a Roma per decidere il futuro della Matec

da l'Unità 31/1/06

Sarà un’altra giornata particolare per i lavoratori della Matec. Domani alle 15.30 si svolgerà un nuovo incontro a Roma tra Governo, sindacati, istituzioni locali e rappresentanti della famiglia Lonati per trovare un’intesa sul destino dei lavoratori dell’azienda di Scandicci da mesi in lotta per il posto di lavoro. 

I sindacati chiedono che la cassa integrazione parta il 10 febbraio. Dopo i picchetti di fine anno è il momento di fatti concreti. Ma cosa chiederanno i sindacati alla proprietà? Cesare De Sanctis della Fiom Cgil spiega: «Vogliamo una risposta alla nostra proposta di mantenere alcuni lavoratori e i macchinari più produttivi per salvaguardare l’occupazione dello stabilimento. Inoltre, chiederemo di estendere la cassa integrazione dagli attuali 12 a 24 mesi». 

Su queste richieste la famiglia Lonati ha preso tempo. Intanto, ieri a Firenze c’è stata una nuova manifestazione a sostegno della Matec. I consiglieri comunali dell'Unione hanno donato ai lavoratori 2500 euro. La somma è il frutto di un gettone di presenza (90 euro) percepito da ogni consigliere comunale. Il bonifico è stato consegnato ai sindacati dai capigruppo dell’Unione di Palazzo Vecchio. Sulla vicenda Matec è intervenuto ieri in consiglio comunale l’assessore alle politiche del lavoro Riccardo Nencini: «I lavoratori della Matec ci hanno insegnato che quando c’è qualità e professionalità nessuna partita è persa». E ha aggiunto: «Gli enti locali si impegneranno a trovare nuovi soggetti imprenditoriali per la riconversione dell’azienda». Non resta che attendere mercoledì per sapere se queste parole di speranza avranno fatto breccia tra i fratelli Lonati. Federico Nocentini

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MATEC Numeri e situazione restano pesanti

Sindacati e azienda: a Roma scoppia il primo disgelo L’importante ora è parlarsi

di Fabrizio Morviducci su la Nazione 24/1/06

Due anni di cassa integrazione straordinaria, e impegno per la reindustrializzazione del sito Matec. La riunione fiume tra sindacati, istituzioni e proprietà si è conclusa intorno alle 20 di ieri sera con un'ipotesi concreta di trattativa. Una conclusione tutto sommato positiva, con un verbale di riunione sottoscritto dalle parti, che porterà a una serie di incontri per siglare l'intesa. 

Ma vediamo, in concreto i punti salienti del verbale: «Il ministero delle Attività produttive e le istituzioni locali sono impegnati a favorire l'insediamento di nuove imprese nel sito, coinvolte anche a seguito dell'attività di scouting realizzata dall'Associazione Industriale di Firenze. A tal fine il ministero resta impegnato a sostenere il programma rendendo disponibili i relativi strumenti agevolativi.

Il ministero del Lavoro procederà a realizzare le verifiche per la concessione di una Cassa integrazione straordinaria per cessazione di attività della durata di 24 mesi, al fine di consentire di coniugare i tempi di sostegno al reddito dei lavoratori coinvolti con il loro reinserimento nelle nuove imprese». Ma c'è di più: i sindacati hanno chiesto all'azienda di mantenere una presenza produttiva Matec nel sito industriale di via delle Nazioni Unite. 

L'azienda si è impegnata a valutare la possibilità di mantenere un presidio operativo nell'area, per l'assistenza ai clienti e per il servizio ricambi. Il prossimo incontro si terrà l'1 febbraio alle 10 sempre al ministero. Ieri erano resdenti l'onorevole Borgini, coordinatore della direzione generale sviluppo produttivo e competitività, l'assessore regionale Simoncini, il vicepresidente della Provincia, Andrea Barducci, il sindaco di Scandicci, Simone Gheri e l'assessore fiorentino, Nencini. I rappresentanti dell'azienda erano il direttore delle relazioni industriali del gruppo Lonati, Gianbattista Garza e il direttore di Matec, Brucalassi, accompagnati da una rappresentanza di Assindustria Firenze. Per i sindacati, rappresentanze nazionali di Fim e Fiom, oltre ai delegati provinciali e le Rsu. «A oggi - ha detto Fabio Franchi della Fim Cisl provinciale - l'esito dell'incontro va verso le aspettative dei lavoratori, ossia creare i presupposti per un accordo che risolva la lunga vertenza della Matec. Vedremo se, attraverso gli appuntamenti calendarizzati le premesse del verbale di riunione sottoscritto potranno diventare un'intesa con tutti i crismi.

«Riapprodati finalmente alla responsabilità sociale - ha detto il sindaco Gheri - venivamo da una serrata, e si è riaperta una trattativa. Nel processo di riconversione, il dato importante è che comunque potrebbe restare un presidio di Matec sul nostro territorio.
E' un nuovo punto di partenza, vediamo come si concretizzerà nei prossimi incontri».

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Riparte il negoziato sulla Matec

da la Repubblica 24/1/06

RIAVVIATO a Roma il negoziato sulla Matec. Si sono incontrati ieri presso il ministero alle attività produttive le istituzioni locali (Regione, Provincia, Comuni di Scandicci e Firenze), i sindacati nazionali, locali e le rsu e i proprietari Lonati. Il discorso si è concentrato sulla necessità di avviare nuove attività industriali negli spazi dove la Matec ha appena chiuso in modo che la cassa integrazione dei 280 dipendenti non finisca in altrettanti licenziamenti. Il prossimo appuntamento, il 1° febbraio.

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SCANDICCI Il futuro di 280 operai in gioco

Matec, giorno verità Tutti al ministero

da la Nazione 23/1/06 di Fabrizio Morviducci

Matec, oggi l'incontro verità. Nel primo pomeriggio, istituzioni, sindacati e proprietà si troveranno davanti al tavolo del ministero delle Attività produttive per cercare di dare soluzione alla vertenza difficile. Il primo incontro sarà tra istituzioni e funzionari ministeriali. L'obiettivo è avere un quadro della situazione, in attesa del match vero e proprio, quello che si terrà poco più tardi allo stesso tavolo, tra sindacati e proprietà. Un tavolo dove necessariamente dovrà essere trovato un accordo, per chiudere la vertenza e garantire un futuro, si spera decoroso ai 280 operai dell'azienda meccanotessile di via delle Nazioni Unite. 

Si ricomincia dall'ultimo incontro, quello dove si è interrotta la trattativa. Si ricomincia con una serie di 'messaggi ai naviganti' inviati dall'azienda ai sindacati: non si cambia la causale della cassa integrazione straordinaria, che resta 'per cessazione dell'attività', siamo disponibili a trattare sugli ammortizzatori sociali ma anche a esaminare proposte sulla futura destinazione del sito industriale, e ipotesi industriali che abbiano un effetto positivo sul reimpiego. Dopo l'uscita dell'ad della Matec, Tiberio Lonati, e del direttore delle relazioni industriali, Gianbattista Garza, i sindacati non hanno risposto. Probabilmente hanno raccolto i segnali inviati, e cercheranno di farne tesoro durante la discussione. Intanto due giorni fa, uno dei lavoratori della Matec, era presente all'uscita del ristorante Sabatini di Firenze, per incontrare il premier Berlusconi e rappresentare le difficoltà dei lavoratori. Un incontro che non è avvenuto per l'imponente servizio d'ordine. E' avvenuto invece il 'faccia a faccia' con il consigliere regionale forzista Antichi. Un incontro garbato, ma denso di significato, dopo le dure parole pronunciate giorni addietro dal consigliere regionale. «Noi l'aspettiamo ancora davanti ai cancelli» ha detto l'operaio della Matec, salutando Antichi. «Verrò quando ci sarà qualcosa di nuovo da dire», è stata la risposta dell'esponente azzurro. Ma da oggi il tempo delle schermaglie è finito. Da oggi si fa sul serio. Probabilmente non sarà il giorno buono per l'accordo, ma non è escluso che l'intesa possa essere trovata nei prossimi giorni.

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La vertenza Matec finisce sul tavolo del ministro Maroni

Documento unitario dei consigli regionali di Toscana e Lombardia che chiedono di avere un incontro urgente con la famiglia Lonati

di Francesco Sangermano/ Firenze sull'Unità 21/1/06


LUNEDì si incontreranno presso il ministero delle attività produttive. Intanto, però, il caso Matec finisce anche sul tavolo del ministro del Welfare Roberto Maroni cui hanno deciso di rivolgersi insieme i Consigli regionali della Lombardia e della Toscana.
È questo l’esito dell’incontro che si è tenuto ieri a Milano tra le due assemblee proprio per discutere della vertenza dell’azienda di Scandicci facente capo al gruppo bresciano Lonati. 

I presidenti dei due Consigli regionali, i componenti degli uffici di presidenza e una delegazione di consiglieri hanno deciso di firmare un documento comune per chiedere un incontro con gli assessori all’Industria delle due Regioni, alle associazioni degli industriali di Brescia e Firenze e soprattutto alla proprietà dello stabilimento Matec. «Ci sono state troppe assenze - ha sottolineato il presidente del Consiglio regionale toscano Riccardo Nencini - anche a tavoli importanti convocati dalle istituzioni». Resta, adesso, il fondamentale appuntamento di lunedì. «Il nostro primo obiettivo - ha spiegato Luciano Ghelli, capogruppo del Pdci - è trasformare la cassa integrazione per cessata attività in cassa per rinnovamento. Così ci sarà un anno per cercare una soluzione». 

Una soluzione che permetta di mantenere un’attività produttiva nei circa 28 mila metri quadrati dello stabilimento. «Quello - ha precisato Nencini - non può diventare un centro residenziale o commerciale come è stato paventato». Per questo «le istituzioni sono disposte a una grande apertura - ha aggiunto Paolo Cocchi, capogruppo dei Ds - ipotizzano soluzioni anche con partecipate pubbliche ma Lonati deve in qualche modo intervenire». In Lombardia il gruppo Lonati (che possiede diverse aziende che producono macchinari per maglieria e calzetteria) ha la sua sede principale. «La crisi toscana - ha spiegato il presidente del Consiglio lombardo Attilio Fontana - può avere ripercussioni anche in Lombardia. Dell’incontro sarà interessato il governo di Roma e ne comunicherò l’esito direttamente al ministro Maroni in maniera formale e personale».   

L’importanza della Matec

Lapo Pistelli parlamentare europeo

Un amico mi ha chiesto cosa c'è di speciale nella crisi della Matec di Scandicci, il luogo in cui abito e dove sono stato eletto due volte, come si spiega la mobilitazione continua degli operai e il flusso di visite istituzionali e politiche quando tutto il Paese è investito dalla crisi dell'industria manifatturiera.

Il caso Matec rappresenta bene una condizione del nostro sistema che dovrebbe preoccupare fortemente la comunità fiorentina e i rappresentanti del mondo produttivo.

La Matec è un'azienda italiana (non c'entrano le multinazionali), di media dimensione (259 operai in una Toscana di micro-imprese), posseduta dai fratelli Lonati di Brescia, una famiglia italiana (come vuole la miglior tradizione del nostro capitalismo), attiva nel campo delle macchine da calzetteria (la meccanica regge anche in tempi di globalizzazione e per la calzetteria da donna regge pure il mercato del prodotto finito).

I Lonati hanno acquisito marchi e impianti dalle dismissioni delle partecipazioni statali, sono divenuti monopolisti in Italia e tra i più importanti produttori mondiali, hanno incontrato a Scandicci una manodopera qualificata che ha scommesso con entusiasmo sul rilancio dell'azienda e un'amministrazione che ha facilitato le operazioni urbanistiche necessarie a raggiungere l'obiettivo. Una bella storia italiana, con un seguito non altrettanto bello. L'azienda passa dal padre ai tre figli che non nutrono il medesimo entusiasmo, il mercato rallenta, la Cina è il nuovo orizzonte della delocalizzazione produttiva, le speculazioni finanziarie in compagnia di Gnutti e dei nuovi raider bresciani permettono di guadagnare con una sola operazione sei volte il profitto lordo di un anno di sana e tradizionale attività industriale. La Matec allora non serve più. Dalla ruggine dell'industria all'aria condizionata dei salotti finanziari. Ecco perché la politica sembra così arrabbiata davanti a tanta ingorda miopia. Non ci sono modi per costringere un imprenditore a continuare. La politica può aiutare chi scommetta ancora su questo mestiere, deve incoraggiare l’imprenditoria locale che si avvale di capacità operaie da non sprecare e deve impedire le speculazioni di questi parenti bresciani dei furbetti del quartierino. Ma il nostro tessuto imprenditoriale si interroghi su un dato di fondo. È vero che i margini di guadagno nell'industria sono sempre più ridotti, che la Cina permette grandi avventure, che la finanza ben informata apre a forti guadagni. Ma il giorno in cui, per effetto di questa catena, fosse ridotta all'osso la base di italiani lavoratori/consumatori/pagatori certi di imposte e il sistema si fermasse, non apriamo per carità il piagnisteo sul rilancio dei consumi, sui vincoli dell'Europa, sulla distrazione della politica.

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Matec, oggi incontro tra i Consigli regionali

da l'Unità 20/1/06

La vertenza Matec approda anche nella sede del consiglio regionale della Lombardia. Una delegazione del consiglio regionale toscano, guidata dal presidente Riccardo Nencini, sarà infatti oggi a Milano per incontrare i vertici dell’assemblea lombarda. per concordare iniziative comuni in difesa dei circa 280 dipendenti dell’azienda che rischiano il posto di lavoro. «Cercheremo - informa una nota del consiglio regionale della Toscana - il massimo coinvolgimento delle istituzioni lombarde, anche per fare pressione sulla proprietà dell’azienda, Lonati, che ha sede a Brescia». L’incontro, concordato dai presidenti delle due assemblee, Riccardo Nencini e Attilio Fontana, era previsto da un ordine del giorno approvato dal consiglio toscano nella seduta straordinaria dedicata all'emergenza occupazione, che si è svolta la settimana scorsa.

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MATEC Negata per due volte ai lavoratori la sala mensa. Domani la visita di Lapo Pistelli

«L’assemblea? La fate per strada»

da la Nazione 20/1/06

Ancora un no. L'azienda nega per la seconda volta agli operai l'uso della mensa per l'assemblea sindacale, che avrebbe dovuto tenersi oggi.
Con il presidio davanti ai cancelli, e l'incontro di Roma alle porte, ogni particolare diventa insignificante. A questo punto operai e sindacati puntano al bersaglio grosso: andare al Ministero e strappare un'intesa che chiuda la partita. Lunedì si comincia alle 2 del pomeriggio, con un incontro tra i funzionari ministeriali e le istituzioni. A seguire, la riunione plenaria con tutti i soggetti al tavolo: istituzioni, azienda, sindacati. Aspettando l'incontro romano, proseguono anche le visite istituzionali al presidio dei lavoratori.

Domani sarà la volta di Lapo Pistelli, parlamentare europeo della Margherita, che arriverà verso mezzogiorno davanti ai cancelli della Matec. Pistelli, che abita a Scandicci, è stato eletto per due volte alla Camera dei Deputati in questo collegio, che nel 2004 ha lasciato perché eletto al Parlamento europeo. «Ho già espresso più volte il mio sostegno ai lavoratori della Matec - afferma Pistelli - e voglio in questa occasione incontrarli per rinnovare la mia vicinanza in questa grave crisi e allo stesso tempo per tentare di rilanciare un'iniziativa politica che guardi avanti, coinvolgendo i vari livelli istituzionali e il tessuto imprenditoriale nel creare futuro per il nostro territorio con concretezza e senso di responsabilità». Lunedì probabilmente non sarà trovata un'intesa. L'obiettivo è riaprire una porta, chiusa in maniera unilaterale dall'azienda e trovare il dialogo in vista di un accordo onorevole per i 280 lavoratori e per le loro famiglie. Fabrizio Morviducci

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MATEC
Fissato per lunedì l’incontro al ministero

da l'Unità 19/1/06

Alla fine, dopo tante pressioni, la convocazione è arrivata. E così istituzioni e sindacati si recheranno lunedì presso il ministero delle attività produttive a Roma per discutere della vertenza Matec, l’azienda di Scandicci che vede i 280 operai in cassa integrazione straordinaria dal primo gennaio per cessazione d’attività. Al tavolo, oltre ai rappresentanti del ministero, saranno così presenti la Regione, la Provincia di Firenze, i Comuni di Firenze e di Scandicci, i rappresentanti del gruppo Lonati, i sindacati di categoria (Fiom Cgil e Fim Cisl) e la Rsu dell’azienda.

La convocazione, dopo i contatti informali intercorsi fra Regione e ministero nei giorni scorsi, è arrivata nel pomeriggio di martedì a poche ore di distanza dal telegramma con il quale l’assessore all’istruzione, formazione e lavoro Gianfranco Simoncini sollecitava il ministro Luigi Scajola a fissare con urgenza una data. «Credo che il tavolo nazionale - ha detto Simonicini - rappresenti uno strumento fondamentale per riaprire un confronto con l’azienda ed evitare l’inasprirsi della situazione, già molto tesa. Auspico quindi che già l’incontro di lunedì possa costituire una svolta nei rapporti fra le parti e avviare una proficua discussione per dare alla vicenda una soluzione che non penalizzi i lavoratori e il territorio».
Soddisfatta la reazione anche da parte dei sindacati che da tempo avevano sollecitato una simile iniziativa. «Speriamo sia giunto il momento di aprire un tavolo per i lavoratori della Matec - dice Fabio Franchi della segreteria fiorentina della Fim-Cisl - Ci sono lavoratori interessati ad avere una chance anche per l’uscita e una loro ricollocazione. L’importante, in questa fase, è riavvicinare le parti dopo il mancato accordo e vedere come procedere per arrivare insieme a una soluzione». Un primo passaggio positivo, insomma, in attesa di vedere come e se la trattativa potrà riaprirsi. «Noi andremo a Roma armati di buona volontà - gli fa eco Cesare De Sanctis della segreteria fiorentina della Fiom-Cgil - e cercheremo di avere con questa proprietà un’interlocuzione costruttiva. Se però i presupposti continueranno a essere quelli di cessare l’attività per noi non è semplice. Ci auguriamo quindi che in questi 30 giorni di presidio la proprietà abbia preso in considerazione soluzioni alternative. La nostra non è mai stata una posizione né radicale né di principio e vorremo che la famiglia Lonati facesse lo stesso e non scaricasse le responsabilità su altri soggetti».

Il presidio davanti ai cancelli, intanto, va avanti e proprio ieri è stato aperto il conto corrente di solidarietà a favore dei lavoratori. C’è però preoccupazione per una venticinquina di lavoratori (soprattutto dei settori assistenza ricambi e clienti) che sono stati richiamati a Brescia («a dimostrazione che le professionalità di questa fabbrica sono indispensabili» attaccano i sindacati) ma che al momeno stanno in gran parte mantenendo la linea dura nei confronti della proprietà. «Questo ci dà forza - concludono i sindacati - ma conferma una volta di più come sia necessario e urgente riparlare di questa azienda». f.san.

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FIRENZE
Simoncini sollecita Scajola: «Riaprire la vertenza Matec»

da l'Unità 18/1/06

L’assessore regionale al lavoro Gianfranco Simoncini ha inviato un telegramma per sollecitare il ministro delle attività produttive Claudio Scajola a convocare con urgenza azienda e sindacati, riaprendo così il confronto presso il ministero, sulla vicenda della Matec di Scandicci. Il telegramma è partito, spiega una nota della Regione Toscana, «dopo vari contatti intercorsi fra gli uffici regionali e quelli del ministero, contatti che però non hanno ancora portato, da parte del ministero, a fissare una data per la convocazione».
L’appuntamento, fa notare l’assessore, è particolarmente urgente perché alla riapertura di un tavolo nazionale è affidata l’unica possibilità di avviare nuovamente un confronto, dopo la brusca rottura attuata unilateralmente dall’azienda con la chiusura a sorpresa dello stabilimento.

«Il mancato accordo fra azienda e sindacati sulla Cassa integrazione straordinaria - scrive Simoncini al ministro - costituisce un ulteriore momento di grave tensione, acuita dal rischio del mancato pagamento degli stipendi di gennaio». È anche in vista di questa scadenza, conclude il telegramma, che «si rinnova la richiesta di un'urgente convocazione delle parti, con l'auspicio che possa determinarsi già fin dalle prossime ore».

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Vannino Chiti alla Matec
Il coordinatore Ds: «Intervenga il governo»

sull'Unità 17/1/06


INTERVENGA IL GOVERNO «Mi impegnerò affinché il Ministero intervenga quanto prima su questa vicenda, in modo da trovare una soluzione positiva per i lavoratori». Lo ha detto il coordinatore nazionale dei Ds Vannino Chiti ai lavoratori della Matec ieri pomeriggio davanti allo stabilimento di Scandicci dove va avanti ininterrottamente il presidio dei dipendenti. Un’altra dimostrazione di solidarietà da parte dei rappresentanti delle istituzioni che dal 22 dicembre, quando il gruppo Lonati ha chiuso i cancelli dello stabilimento di Scandicci, sempre più numerosi si sono recati ai cancelli dell’azienda.

Intanto, diventa sempre più teso il clima tra i lavoratori. L’azienda ha convocato 25 lavoratori, chiedendo ad alcuni di trasferirsi nell’azienda di Brescia e agli altri di continuare a lavorare in trasferta in giro per il mondo. Sono i cosiddetti trasferisti che si occupano della manutenzione e della riparazione delle macchine.

A parte un paio di casi, finora tutti hanno rifiutato le proposte del gruppo Lonati, ma la preoccupazione sale. «Il morale è sempre più basso - ammette Cesare Cesare De Sanctis di Fiom Cgil - i lavoratori si trovano a fare i conti con la fine del mese, la mancanza di soldi e di prospettive per il futuro. La protesta per ora tiene, i lavoratori sono uniti, ma le difficoltà ci sono e non si possono ignorare».

Anche per questo la Regione si sta attivando per creare un fondo in grado di anticipare l’eventuale cassa di integrazione straordinaria e uno per incentivare chi assume lavoratori licenziati. s.ren.

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MATEC Nostra intervista esclusiva all’amministratore delegato
Lonati: «Qualcuno ha confuso i tempi lunghi della politica con quelli dell’economia»

di Fabrizio Morviducci su la Nazione 15/1/06

 «Disponibilità a esaminare proposte sulla futura destinazione del sito industriale, e ipotesi industriali che abbiano un effetto positivo sul reimpiego». E' questa l'apertura dell'Ad di Matec, Tiberio Lonati, per un tavolo della trattativa con i sindacati, che porti a conclusione la difficile vertenza sull'azienda meccanotessile. Fermo restando il fatto che lo stabilimento di Scandicci dovrà chiudere. «La chiusura è irrevocabile — ha detto Lonati — non è un fulmine a ciel sereno perché l'abbiamo comunicata a Rsu, sindacati e comune a luglio, ben cinque mesi prima».
E lo 'schiaffo' alle istituzioni sull'apertura della cassa integrazione?
«Le istituzioni erano perfettamente informate, è tutto scritto nel verbale d'incontro sottoscritto anche da loro al ministero. Può darsi che qualcuno abbia confuso i tempi della politica con quelli dell'economia, ma allora non vanno scaricate su altri responsabilità proprie».
E adesso sono in molti a ipotizzare che il vostro obiettivo sia un'altra speculazione immobiliare sull'area Matec.
«Nelle istituzioni — ha detto ancora Tiberio Lonati — abbiamo spesso trovato gente preparata, seria e concreta, ma non abbiamo mai ricevuto sconti. Per la vicenda Solis a Impruneta siamo in attesa da 10 anni. Per costruire uno stabilimento di 10mila mq, su area industriale propria, abbiamo sottoscritto una convenzione con il comune di Scandicci, che vincola una parte di capannone».
Si è detto che il vostro rapporto con la comunità fiorentina è chiuso e che imprenditori come voi non dovrebbero entrare in Toscana.
«Se si volevano scoraggiare gli imprenditori a fare investimenti in Toscana, non si poteva fare di meglio».
Com'è che voi volete sempre scegliere la controparte per la trattativa?
«Abbiamo sempre detto che non avremmo accettato di riconoscere un tavolo negoziale che comprendesse tutti gli stabilimenti. I problemi Matec li tratteremo e li risolveremo, come sempre fatto con le rappresentanze fiorentine di Matec». Insomma, si ritorna sempre all'etica d'impresa.
«Credo sia più etico avere il coraggio di fermarsi in tempo, però onorando fino all'ultimo euro gli impegni verso tutti piuttosto che continuare a perdere, dilapidare risorse e alla fine scaricare tutto sulla collettività, sui dipendenti e sui fornitori».

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MATEC

A Brescia: accanto ai lavoratori richiamati che trattavano

da la Nazione 15/1/06

Il clima formale di tutti gli uffici: cristallo, acciaio e un colore che richiama quello del marchio. In Santoni, azienda del gruppo Lonati che produce macchine per maglieria, è il verde a farla da padrone. Ma il rigore lavorativo viene spezzato dalla ricercatezza dei particolari, dal tavolo del settecento finemente intarsiato della sala riunioni, dai tanti pezzi pregiati d'antiquariato cinese disseminati tra i corridoi.
E i modelli d'auto d'epoca, omaggio a Brescia città della Mille miglia, sistemati a riempire le pareti di una stanza fino al soffitto. E' qui che i lavoratori richiamati al lavoro, alcuni di loro, sono stati ricevuti due giorni fa a Brescia: nella stanza delle macchinine d'epoca. Al cronista è toccata invece quella col tavolo intarsiato.
Fuori c'erano ancora tracce di neve. E nelle stanze del capoluogo lombardo, si sentiva parlare fiorentino. L'azienda ha richiamato una decina di operai dalla cassa integrazione. Si tratta di tecnici specializzati per quanto riguarda assistenza e ricambi. Per loro, indispensabili a garantire all'azienda il rispetto degli obblighi che derivano dal contratto di acquisto delle macchine, si è riaperto improvvisamente uno spiraglio, e da domani dovranno essere al lavoro.
Due giorni fa sono stati chiamati a Brescia, nella sala delle macchinine, per ricevere istruzioni dalla dirigenza e forse anche per parlare di futuro. Nelle stesse ore i loro colleghi si stavano scaldando le mani al fuoco acceso nel bidone di ferro, davanti alla tenda del presidio. I sindacati non conoscono tutti i chiamati, stanno cercando di non far lavorare quelli di cui sono a conoscenza, hanno mobilitato anche un pool di avvocati. E' la partita nella partita.
morv

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MATEC Intervista esclusiva al direttore Gian Battista Garza. «Sono pronto a incontrare il sindacato anche domani ma...»

Il modello Pietra? «Oneroso ma fattibile»

da la Nazione 15/1/05

A Brescia la «Pietra» è stata negli anni il simbolo della battaglia sindacale. La «Pietra» è, anzi era, una fabbrica che produce tubi di metallo, con 60 anni di storia e 132 operai. La fabbrica è stata messa in liquidazione nella scorsa estate. Dopo l'annuncio del licenziamento immediato, si era scatenata la protesta dei lavoratori con 100 giorni continuativi di presidio. Due giorni fa l'accordo: dodici mesi di cassa integrazione straordinaria per cessata attività con verifica al ministero per eventuale proroga di un anno, anticipo delle spettanze cigs per i primi 4 mesi; mobilità su base volontaria, possibilità per l'azienda a fine dei 12 mesi di cassa di chiedere la mobilità per i lavoratori che non ne hanno usufruito prima; incentivo di 4mila euro lordi, corrisposto ai dipendenti in cassa e a quelli in mobilità. A completare il quadro l'impegno delle istituzioni per riqualificare e ricollocare (con verifica) i lavoratori rimasti senza occupazione al termine del percorso fissato con l'accordo.
Ma è possibile ottenere un qualcosa di analogo anche sul versante Matec? La risposta è arrivata dal direttore per le relazioni industriali della Lonati, Gian Battista Garza: «L'accordo 'Pietra' è molto oneroso, ma può essere assunto come punto di riferimento in una eventuale discussione».
Le lettere di richiamo al lavoro per alcuni operai non possono sembrare un nuovo affronto al sindacato?
«Gli operai sono stati richiamati perché il contratto d'acquisto delle macchine genera obblighi dell'azienda nei confronti dei clienti. Obblighi che derivano dal codice civile e che devono essere rispettati. Con Matec inagibile per il presidio, abbiamo problemi organizzativi, per le richieste che arrivano dalla clientela, dobbiamo assolvere gli obblighi che ne derivano».
Ma sareste disponibili a incontrare nuovamente il sindacato.
«Anche domani se l'obiettivo è chiudere la vertenza. Ma non con la richiesta di cambiare la causale della cassa integrazione. Un'intesa frutto di un percorso equilibrato, che garantisca la cessazione dell'attività di Matec e ai dipendenti gli ammortizzatori sociali possibili, oltre a strumenti per la ricollocazione». Trattativa possibile dunque, ma in termini diversi da quelli che fino a oggi sono stati gli auspici del sindacato. Dopo i «messaggi ai naviganti», vedremo quando sarà il tempo dell'incontro.

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MATEC

Incontro tra consiglieri toscani e lombardi

da l'Unità 14/1/06

I vertici del Consiglio regionale della Toscana e del Consiglio regionale della Lombardia si incontreranno venerdì 20, a Milano, per discutere dell’emergenza Matec e concordare iniziative comuni. L’obiettivo comune sarà quello di salvaguardare i 280 posti di lavoro dell’azienda di Scandicci dopo che la proprietà, il gruppo Lonati di Brescia, ha fatto scattare dal primo gennaio la cassa integrazione per cessazione di attività. La vicenda arriva così all’attenzione dei massimi livelli delle due istituzioni, dopo essere stata al centro, martedì scorso, di una seduta straordinaria dell’assemblea toscana sull'emergenza occupazione. Proprio a conclusione della seduta era stata approvata una mozione che dava mandato al presidente del Consiglio regionale, Riccardo Nencini, di «concordare un incontro urgente col presidente del consiglio regionale della Lombardia» relativo alla Matec. All’incontro parteciperanno i capigruppo, gli uffici di presidenza e i presidenti delle commissioni Attività produttive.

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L’amministratore delegato al nostro giornale: «Sui lavoratori tratto ancora. E salverò il marchio»

Matec, Lonati non molla e chiude

«Persi 20 milioni in 5 anni, non ci sono le condizioni per proseguire»

da la Nazione 14/1/06 di Fabrizio Morviducci

BRESCIA — «Occorre un bagno di realismo. Se l’obiettivo dei sindacati è mettersi a un tavolo e chiedere di cambiare la causale della cassa integrazione non si discute neanche». E’ l’amministratore delegato di Matec, Tiberio Lonati, a rompere un silenzio di mesi, e a raccontare al nostro giornale la sua verità sulla difficilissima vertenza che riguarda la chiusura dell’azienda meccanotessile di Scandicci e il conseguente licenziamento di 280 lavoratori.
C’è una strada per arrivare all'accordo?
«Una ripresa del dialogo può far nascere le condizioni per una intesa equilibrata, che dia a noi certezza sulla cessazione dell’attività, e ai lavoratori gli ammortizzatori sociali possibili, insieme a strumenti per il loro ricollocamento. A oggi nessuno ha chiesto di acquistare Matec, noi siamo disponibili a esaminare proposte sulla futura destinazione dell’area. Il cambio di destinazione della cassa integrazione, auspicato dai sindacati, presuppone però un piano di investimenti. E noi non intendiamo farlo, perché vorrebbe dire gettare altri soldi dalla finestra».
Certo non è che le relazioni sindacali siano proprio il vostro forte...
«Trovo strano che dopo 13 anni di buone relazioni siamo diventati all'improvviso 'cinici e rozzi' come ci hanno definito. Buone relazioni non significa dover sempre condividere le posizioni».
Matec era davvero una fabbrica da chiudere?
«Il nostro impegno è durato 13 anni, abbiamo investito più di 100 miliardi di vecchie lire e una parte della nostra vita. Negli ultimi 5 anni però, abbiamo perso ben 20 milioni di euro. Il fatturato 2005 è stato di 24 milioni, con una perdita di almeno 5 milioni di euro. Il meccanotessile è in grave crisi. Ed è con questa situazione che dovevamo fare i conti».
Che ne sarà di questo marchio storico dell’impresa fiorentina?
«Chiudere è stata una scelta sofferta. Lo dovevamo fare perché non possiamo mantenere sovrapposizioni produttive tra gli stabilimenti. Ma non trasferiremo a Brescia intere linee di produzione Matec, che di fatto chiude. Nonostante ciò il marchio verrà mantenuto in vita».
Gli operai presidiano i cancelli, le istituzioni tuonano. dov'è la responsabilità d'impresa?
«Abbiamo pagato gli stipendi con la fabbrica presidiata, non abbiamo ancora denunciato gli autori dei blocchi. Non intendiamo disimpegnarci sulla ricollocazione dei dipendenti, che in ogni caso per 4 anni avranno almeno cassa integrazione e mobilità, e queste cose ai tempi di La Pira, invocati a più riprese, non c'erano. Le istituzioni erano informate dei nostri intenti: è tutto scritto nel verbale d'incontro firmato al Ministero».
Vi si accusa pensare più all’alta finanza (come l'Opa su Antonveneta) e poco all'impresa.
«Abbiamo fatto operazioni di finanza con risorse nostre e i guadagni, quando ci sono stati, sono stati messi al servizio delle nostre aziende. Ma le soddisfazioni migliori restano gli utili d'impresa. Per questo lavoriamo 11 ore al giorno, e negli ultimi anni abbiamo portato a termine 15 acquisizioni industriali».

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Consiglio regionale
Assemblea unita sulla Matec

da Toscana Oggi 11/1/06
Emergenza occupazionale a livello di allarme rosso. Il consiglio regionale ha tenuto una seduta straordinaria su questa situazione davvero preoccupante martedì scorso. Gianfranco Simoncini, assessore regionale al lavoro, ha introdotto i lavori indicando le situazioni di maggiore crisi aziendale che la Regione sta seguendo, dove si registrano «atteggiamenti ben diversi».

Dalla «disponibilità al confronto» nella vicenda della Mabro di Grosseto, della Electrolux di Scandicci, di Europa Metalli, fino all’atteso incontro, per i prossimi giorni, tra le istituzioni toscane e la direzione della Piaggio, nella vertenza sulla crisi dell’indotto nell’area pontederese. «Al contrario – ha affermato Simoncini –, la vicenda della Matec ha visto presentarsi atteggiamenti di chiusura che non ricordavamo nelle relazioni sindacali in Toscana da lunghissimo tempo».

A conclusione del dibattito in Aula consiliare sono stati approvati tre ordini del giorno, di cui uno all’unanimità, mentre un quarto presentato dal centrodestra è stato respinto. Ad essere approvato all’unanimità è stato l’ordine del giorno facente riferimento alla drammatica situazione della Matec, firmato da tutti i gruppi consiliari, col quale, oltre ad esprimere «piena solidarietà ai lavoratori coinvolti e l’impegno a seguire gli sviluppi della vicenda», si chiede al Governo nazionale e alla Giunta regionale di «attivare ogni strumento utile a sostenere ogni possibile risoluzione positiva».

A maggioranza, invece, sono stati approvati altri due ordini del giorno presentati entrambi dai gruppi del centrosinistra e da Rifondazione comunista. Con uno di essi, riguardante in modo specifico il caso Matec, si dà mandato al presidente del Consiglio toscano di «concordare un incontro urgente col presidente del Consiglio regionale della Lombardia per un confronto sulle iniziative da intraprendere a sostegno della soluzione della vicenda Matec» e si ribadisce «la piena solidarietà ai lavoratori e il proprio impegno a seguirne la vertenza fino all’individuazione di una soluzione positiva». L’altro ordine del giorno approvato a maggioranza, invece, è collegato all’intervento di Simoncini e ribadisce la «propria solidarietà e il proprio sostegno ai lavoratori e alle lavoratrici colpiti dalla crisi in atto e l’impegno a sostenere le mobilitazioni sindacali e ad essere parte attiva nella costruzione delle vertenze produttive ed occupazionali del futuro produttivo dei territori». Su questo punto il consigliere Paolo Marcheschi di Forza Italia ha preso la parola per spiegare che, pur condivisibile sotto alcuni punti di vista, questo ordine del giorno «non è votabile perché non indica risoluzioni efficaci della forte crisi in atto». Respinto, infine, è stato l’ordine del giorno presentato dai gruppi del centrodestra con cui, oltre ad esprimere «solidarietà ai lavoratori e alle famiglie coinvolte nelle crisi occupazionali», avrebbe impegnato la Giunta regionale a «dare attuazione a quella profonda svolta nelle politiche economiche della Regione che è emersa come non più rinviabile all’esito del recente dibattito consiliare sui temi della crisi economica e il cui persistente ritardo contribuisce a rendere più precarie e incerte le prospettive occupazionali in Toscana». S.P.

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MATEC 1Ieri la visita della vice di Maroni al ministero del Lavoro

La Sestini: «Siamo pronti a darvi una mano se la proprietà ci sta»

da la Nazione 10/1/06

di Fabrizio Morviducci

«Mantenere a Scandicci almeno una parte della produzione di Matec». E' uno dei punti salienti dell'incontro con il sottosegretario, Gazia Sestini. I sindacati parlano di «cauto ottimismo», dopo il confronto di ieri pomeriggio. «Un confronto che riteniamo positivo - ha detto Fabio Franchi della FIm Cisl - il sottosegretario è molto preparata sulla vertenza, e ha ribadito l'importanza di un confronto con la proprietà.

Come sindacato abbiamo nuovamente affermato che è necessario cambiare la causale della cassa integrazione. 'Cessazione dell'attività' deve essere sostituito con 'riconversione industriale'». Insomma, riaprire la trattativa non solo per discutere degli ammortizzatori sociali, ma anche per dare un senso al futuro dei lavoratori a tutela del patrimonio, soprattutto umano, dell'azienda. «Grazia Sestini - ha aggiunto Fabio Franchi - ha ipotizzato anche un intervento del ministero del Welfare con un piano di ammortamento per quanto riguarda i lavoratori vicini alla pensione, ma solo a fronte del mantenimento di una parte dell'attività produttiva di Matec sul territorio fiorentino».

I consiglieri regionali di Forza Italia, hanno preparato anche un documento da inviare al ministro delle Attività produttive, Claudio Scajola, per sollecitare l'incontro con la proprietà, tanto atteso da sindacati e lavoratori per ripartire con la nuova trattativa. E' una vertenza senza colore politico, quella per la Matec, dove tutte le forze dell'arco costituzionale si sono impegnate e si stanno impegnando per cercare di dare un futuro ai 280 lavoratori che, ormai da venti giorni presidiano lo stabilimento. Ma ieri è stata la volta anche del faccia a faccia tra sindacati e Alessandro Antichi, per le dichiarazioni dei giorni scorsi. I sindacati hanno fatto le loro rimostranze per le parole del consigliere forzista, Antichi per contro, avrebbe ribadito la sua disponibilità ad andare il presidio nei prossimi giorni, sicuramente dopo il consiglio regionale straordinario, che si terrà questo pomeriggio. L'incontro sembra portare nuova linfa all'impegno dei sindacati nella delicata vertenza sulla Matec. Si attende a questo punto il pronunciamento del ministro Scajola, magari una convocazione per i dirigenti del gruppo Lonati e per i sindacati, in modo da ricominciare la trattativa dall'inizio.

MATEC 2Gli appuntamenti

Tutte le tute blu riunite qui stamani Poi c’è la Regione

Mentre la politica 'tratta', non si ferma l'iniziativa sindacale.
Stamani, in occasione dello sciopero dei metalmeccanici per il rinnovo sul contratto di lavoro, le tute blu di Scandicci si concentreranno davanti alla Matec per due ore di astensione dal lavoro, che rappresentano anche un momento per esprimere solidarietà ai lavoratori della fabbrica meccanotessile che rischiano il posto di lavoro. Alle 15 poi, la seduta del consiglio regionale straordinario sul lavoro, dove la Matec sarà al centro dell'attenzione, ma dove si parlerà anche di tutte le gravi vertenze che hanno toccato l'area fiorentina e la regione. Intanto continua anche la solidarietà delle amministrazioni locali. Dopo la visita dei giorni scorsi da parte del sindaco, Fiorella Alunni, il consiglio comunale di Campi, attraverso la conferenza dei capigruppo, ha approvato una mozione di solidarietà ai lavoratori della Matec. La mozione, che ricalca quasi interamente, quella approvata dal consiglio comunale di Firenze, nel luglio del 2005, impegna la giunta «ad attivarsi con tutti gli enti locali interessati per individuare le possibili soluzioni per la riapertura delle trattative con la famiglia Lonati; e l'Amministrazione Comunale ad investire il governo nazionale affinché siano trovate soluzioni per la salvaguardia dei posti di lavori e la ripresa della produzione».
morv

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SCANDICCI Diciottesimo giorno di protesta Matec: cominciano oggi gli incontri della verità
 I sindacati dalla Sestini

di Fabrizio Morviducci su la Nazione 9/1/06

Matec, comincia il ciclo di incontri verità. Oggi alle 4 del pomeriggio i sindacati incontreranno il sottosegretario al Welfare Grazia Sestini. L'incontro, organizzato in Regione dal gruppo consiliare di Forza Italia, sarà il primo della nuova tornata di appuntamenti con l'obiettivo di riportare al tavolo della trattativa la proprietà, dopo la decisione unilaterale di chiudere la fabbrica meccanotessile. Dopo il sottosegretario al welfare, è atteso l'incontro con il ministro alle Attività produttive Scajola, che dovrebbe essere risolutivo per la riapertura del confronto.

Intanto il presidio dei lavoratori va avanti. Stamani i capogruppo dell'Unione facenti capo al consiglio comunale fiorentino, arriveranno in visita ai lavoratori. Ds, Margherita, Comunisti Italiani, Rifondazione, Verdi, Sdi e ‘Un’altracittà/Unaltromondo’ incontreranno gli operai al presidio organizzato dalla rappresentanza sindacale unitaria e dai sindacati territoriali. Sarà l'occasione per rinnovare solidarietà ai lavoratori, per un aggiornamento sulla vertenza in atto e per l'eventuale definizione di ulteriori iniziative politiche.

Il consiglio comunale fiorentino aveva già approvato una mozione a sostegno delle tute blu della Matec, dove si esprimeva la solidarietà dell'assemblea, ma si impegnava anche la Giunta «ad attivarsi con Comune di Scandicci e Provincia di Firenze per individuare le possibili soluzioni per un rilancio dell'azienda a partire dal sostegno alla piattaforma rivendicativa dei sindacati: individuando eventualmente misure e sostegni idonei». L'ultima richiesta della mozione, era nei confronti dei parlamentari locali, affinché investissero il governo nazionale per un nuovo impulso verso il rilancio dell'azienda e una sua eventuale riconversione e la salvaguardia dei posti di lavoro sul territorio.

Oggi sarà il diciottesimo giorno di presidio. I lavoratori non intendono abbandonare le tende, proprio per non far venire meno quella visibilità che sta aprendo una breccia nell'opinione pubblica e, si spera, anche nella proprietà. Dal primo gennaio la fabbrica è praticamente chiusa, e gli operai sono in cassa integrazione straordinaria. Ma le istituzioni, e i sindacati stanno battendo tutte le strade possibili per riprendere un dialogo che consenta ai 280 lavoratori di trovare nuove strade e nuova collocazione. Per questo il presidio resterà aperto, almeno fino a quando non sarà persa anche l'ultima speranza, o fino a quando non arriverà una nuova strada per chiudere una vertenza estenuante.

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«Matec, la vertenza chiave del 2006»

Parla Gramolati (Cgil): «È una vicenda politica e simbolica. Che ci parla della capacità dei lavoratori di trovare solidarietà e dei segni di involuzione d’un certo tipo di industriali»

LA CRISI Il segretario della Camera del Lavoro fiorentina non ha dubbi: la crisi è ormai visibile a tutti e la vicenda Matec ne è a suo modo l’emblema. Ma ci sono gli spazi per una ripresa: appello a industriali e politica. «Il 2005 ha portato via le illusioni berlusconiane»


di Silvia Gigli/ Firenze sull'Unità 8/1/06

Dedicato a chi è convinto che la storia non sia un eterno ritorno. Nel giorno di San Martino del 1953 Giorgio La Pira scrisse una lettera al commendator Marinotti, responsabile in quegli anni delle sorti della fabbrica fiorentina: «La chiusura della Pignone prima di essere una "operazione" economica è un atto cui si legano gravi ripercussioni e responsabilità politiche: è un vero "colpo" assestato alla attuale struttura politica della comunità italiana. Perché è un atto che dimostra coi fatti l'intima debolezza di un sistema politico ed economico nel quale la sorte "degli umili" diventa ogni giorno più carente e indifesa!". Impossibile non correre con la mente all'episodio recente che vede coinvolti i lavoratori della Matec di Scandicci e i proprietari della fabbrica, i fratelli Lonati. E il sindaco santo insisteva: «Le domando: crede Lei che sia lecito ad un privato di assestare ad una società e ad uno Stato un colpo politico distruttivo come quello assestato dalla Snia chiudendo la Pignone?»

«La crisi c’è, ma vedo spazi per superarla»
Parla Alessio Gramolati, segretario fiorentino della Cgil: «Grande attenzione ai servizi pubblici»

di Silvia Gigli/ Firenze

UN DEJA-VU La storia ci racconta che la Pignone non chiuse ed è quello che tutta la comunità fiorentina, toscana e nazionale, spera accada anche alla Matec. Un deja -vu che ha un sapore amaro ed inquietante. Ne è convinto il segretario della Camera del Lavoro di Firenze: "L'azione brutale della Matec, la serrata di Natale, ci riporta indietro di un secolo - dice Alessio Gramolati - Nemmeno dopo i 35 giorni la Fiat decise di alzare così tanto il livello dello scontro con il sindacato".
Gramolati, la serrata è un episodio sconvolgente, può diventare un precedente?
Il 2005 si è chiuso con un'azione brutale da parte di un'azienda segnata da una concezione unilaterale delle relazioni e da una cattiva propensione a fare buona industria. C'è qualcosa di grave che ci riporta indietro. Però, nonostante tutto questo, come non leggere una straordinaria novità in questo afflato di solidarietà che la città ha scoperto intorno a questa vertenza? Paradossalmente, se uno deve leggere questa vicenda sul piano della forza e della debolezza, la forza oggi io la leggo nella solidarietà, la debolezza nella serrata. Questa solidarietà è nata dal modo in cui i lavoratori hanno scelto di governare la vertenza, senza mai contrapporsi, cercando sempre alleanze. Il messaggio è quello di un soggetto forte delle proprie azioni perché sa che nella scelta di Matec non c'è una scelta industriale ma politica.
Lo scontro è tutto politico quindi?
Che sia una scelta politica è chiaro: questa azienda chiude a Scandicci ma tutto il suo sapere, le tecnologie, i prodotti, vengono trasferiti a Brescia perché in questi anni Matec è stata un bacino di idee e nuove tecnologie. Qui non siamo di fronte ad un'attività decotta che chiude.
È una vertenza simbolica...
I Lonati sono diventati l'emblema di un certo tipo di industriale… Vedo due fatti: c’è stato un passaggio generazionale dal padre al figlio cui si è aggiunta una crisi di mercato che ha visto questa azienda sola, senza alcuna politica industriale del governo. E insieme c'è quella mutazione genetica di cui parlammo un anno fa in un'intervista sull'Unità: una parte del nostro capitalismo che abbandona i rischi e la sfida dell'industria e del mercato per lasciarsi prendere dalle suggestioni della finanza e della rendita. Questi sono temi che chiamano in causa l'attualità e questioni come l'etica, il futuro del nostro Paese, la coesione e la prosperità sociale. Come non vedere che tutto questo ci riporta indietro di 50 anni? Il nuovo che ci viene proposto è un salto all'indietro senza speranza. Questo hanno capito i cittadini che solidarizzano con i lavoratori.
Chi deve intervenire adesso?
Chi ha maggiori responsabilità formali deve avere maggior ruolo. Il governo non può svolgere mere funzioni di notaio in una vicenda come questa e la questione non può essere affrontata in termini ordinari nemmeno da Confindustria. Io capisco il loro imbarazzo, ma episodi come questi segnano la qualità delle relazioni di un sistema. Il rigore che si chiede agli altri nel Patto per lo sviluppo vale per tutti, anche per gli industriali. So bene che la scelta di mettere a disposizione delle competenze per favorire la riconversione è una novità da non sottovalutare ma va accompagnata da gesti coerenti: bisogna che sia cambiata la ragione d'uso della cassa integrazione, da cassa per cessazione d'attività a cassa per riconversione del sito produttivo. Solo così potremo ricominciare a ragionare sul futuro della Matec.
Ci sono state crisi simili?
Sì, ma alla Gkn, alla Zanussi sono state affrontate in modo ben diverso. In questi mesi lo stesso Teatro Comunale ci dice di lavoratori disponibili ad affrontare la complessità dei problemi, a governarli, a cercare le risposte più idonee anche a costo di sacrifici.
Lo scenario economico disegnato dall'Irpet non è positivo…
L'analisi dell'Irpet finalmente ci dà conto della situazione che noi avevamo indicato da tempo ma che permette oggi a tutti di condividere un'analisi e quindi di impostare una terapia giusta. C'è una situazione pesantissima per il manifatturiero. Il male italiano ha contagiato anche la Toscana.
Era possibile arginarlo?
Non era possibile perché ad una crisi lasciata così assolutamente priva di governo era velleitario pensare che questo non avrebbe avuto conseguenze sulla nostra economia. E però io questa situazione non la vedo ancora completamente compromessa.
Perché?
Ci sono ancora spazi per un recupero di capacità. Bisogna partire da ciò che sappiamo fare, la riconversione si governa non s'improvvisa. Per esempio, il tessile era dato per spacciato. Ma accanto a realtà che stanno chiudendo ce ne sono altre che tornano a crescere come Gucci, Fila, Della Valle. Non sono i settori a dover cambiare ma i modelli di specializzazione per i quali servono investimenti. Devono essere più alti, ancorati al sapere, alla conoscenza, alla qualità dei prodotti e supportati da un sistema di servizi che non si arrocchi su rendite di posizione.
E anche i servizi sono strategici per dare una spinta al patto per lo sviluppo.
Ecco perché in casi come quelli di cui si parlava, non ho difficoltà a dire che serve più mercato. Diverso è il discorso per quei servizi pubblici che sono esposti ad un duplice attacco: da una parte una domanda in crescita da parte di famiglie, immigrati, scuola, da una parte risorse risicate (quello che sta accadendo per la sanità è emblematico). C'è un tentativo chiaro di portare al collasso il sistema dei servizi pubblici, di svalutarlo per venderlo meglio ai privati. Le amministrazioni non devono abdicare ma diventare apripista per la qualificazione dei servizi. È stato importante in questo senso il lavoro concertato sulla gestione dei rifiuti e il confronto che si è aperto tra Comuni e Ataf.
Rafforzare il pubblico, quindi?
I servizi pubblici sono strumenti a tutela dei cittadini, soprattutto di quelli pù deboli. Rendere più forte e competitivo il servizio pubblico può essere anche un vantaggio per il privato. La formula della cooperazione, per esempio, nell'ambito dei servizi pubblici può dare un contributo positivo.
L'Irpet ci dice anche che l'occupazione va meglio...
È un dato positivo, anche se in realtà determinato dalla regolarizzazione di molti lavoratori stranieri, ma non lo sopravvaluterei. Ci dice che il nostro patrimonio professionale ancora esiste ma c'è bisogno della politica perché non diventi un dato effimero.
Cosa c’è in fondo al 2006?
Sento che siamo alla fine di un ciclo. Un'illusione se l'è portata via l'anno vecchio: non c'è un dato di quelli snocciolati dal presidente del consiglio che corrisponda a verità o soltato alle previsioni del Dpef. C'è un paese più povero e insicuro e un paese così non ha prospettive. Adesso bisogna aprire una nuova fase e la Toscana deve essere pronta a concorrere al rinnovamento del Paese con un progetto alto. Io sono sicuro di chi perde, la politica di Berlusconi ha perso. Adesso bisogna dare sicurezza su chi vince.

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SOLIDARIETÀ AGLI OPERAI LICENZIATI

I sindaci di sei comuni fiorentini vanno alla Matec di Scandicci

sull'Unità 7/1/06


I sindaci di sei Comuni fiorentini, Tavarnelle Val di Pesa, Bagno a Ripoli, Impruneta, San Casciano Val di Pesa, Barberino Val d' Elsa e Greve in Chianti, ieri mattina sono andati a trovare i lavoratori della Matec di Scandicci (Firenze) che dal 22 dicembre stanno presidiando i cancelli dello stabilimento, per protestare contro la chiusura della fabbrica. «Quella in corso non è la battaglia dei lavoratori Matec o di Scandicci, ma di tutta l’area fiorentina - ha dichiarato il sindaco di Tavernelle, Stefano Fusi - è la battaglia di chi intende difendere i posti di lavoro, ma più in generale una presenza industriale nella zona».

Alla Matec arriva il carbone per Lonati
L’idea è venuta a sei sindaci della Provincia. Befane di solidarietà negli ospedali pediatrici, i giocatori viola al circo

di Francesco Sangermano/ Firenze

DOPO IL NATALE e l’ultimo dell’anno, hanno trascorso davanti ai cancelli anche l’Epifania. I lavoratori della Matec presidiano l’ingresso della fabbrica senza sosta ormai da sedici giorni ma la processione di solidarietà nei loro confronti non si è mai fermata.

A far visita alle decine di lavoratori che anche ieri hanno trsacorso a turno la loro giornata davanti allo stabilimento “blindato” sono stati sei sindaci dell’area fiorentina (Impruneta, Bagno a Ripoli, San Casciano, Tavarnelle Val di Pesa, Barberino Val d’Elsa e Greve in Chianti) che hanno portato agli operai in mobilità dal primo dell’anno la solidarietà delle rispettive amministrazioni comunali. «Quella in corso è una battaglia di tutta l’area fiorentina - ha dichiarato il sindaco di Tavernelle, Stefano Fusi - La prospettiva su cui occorre impegnarsi è quella del rinnovamento dell’azienda, per permettere il riassorbimento e il ricollocamento dei lavoratori». Ai lavoratori è stato donato del vino mentre proprio Fusi ha portato con sé anche un sacchetto di carbone vero: «Questo - ha detto agli operai - è il mio pensiero per Lonati». E così è spuntato un sorriso in questa Befana di freddo e di preoccupazione per quelle 280 famiglie che sperano di poter riaprire una trattativa bruscamente interrotta lo scorso 22 dicembre quando Lonati decise di dar vita alla serrata. 

«Aspettiamo notizie dal ministro, ma finora non abbiamo avuto segnali, speriamo in una convocazione» spiega Cesare De Sanctis della segreteria fiorentina della Fiom-Cgil. Nell’attesa, intanto, per lunedì pomeriggio è stato fissato un incontro in Regione tra sindacati, lavoratori e il sottosegretario al Welfare Grazia Sestini (Fi). Un incontro organizzato dal gruppo consiliare forzista come gesto “riparatore” dopo la tremenda gaffe di Antichi che aveva parlato della Matec come un’azienda vecchia, decotta e soltanto da chiudere. Nell’agenda della mobilitazione, poi, ci sono anche il consiglio regionale straordinario convocato per martedì e un’assemblea dei dipendenti in programma il 12 alla Casa del popolo di Scandicci.

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COMUNICATO STAMPA

Firenze, 07 Gennaio 2006

MATEC, LUNEDÌ I CAPOGRUPPO DELL'UNIONE IN VISITA AL PRESIDIO DEI LAVORATORI

Lunedì prossimo i capigruppo DS, DL-Margherita, Comunisti Italiani, Rifondazione Comunista, Verdi, SDI e "Unaltracittà/Un'altromondo" incontreranno i lavoratori della MATEC di Scadicci al presidio organizzato dalla rappresentanza sindacale unitaria e dai sindacati territoriali.

Sarà l'occasione per rinnovare solidarietà ai lavoratori, per un aggiornamento sulla vertenza in atto e per l'eventuale definizione di ulteriori iniziative politiche rispetto a quanto già espresso con la mozione approvata dal consiglio comunale lo scorso 25 luglio 2005. (fn)

Questo il testo della mozione n. 521 approvata dal Consiglio Comunale nella seduta del 25 luglio 2005:

"Solidarietà ai lavoratori della Matec per una soluzione positiva della vertenza aziendale"

Premesso che la provincia di Firenze è interessata da un gravissimo processo di ridimensionamento e chiusura di siti produttivi di tale entità da rendere problematico il riassorbimento dei lavoratori interessati;

Premesso che dopo l'annuncio del licenziamento di circa 200 lavoratori dell'Elettrolux, la famiglia Lonati, proprietaria della Matec, ha annunciato la volontà di dismettere la produzione a partire dal 2006;

Preso atto che da lunedì 18 luglio è scattata la cassa integrazione per i 300 lavoratori dell'azienda Matec;

Ricordato altresì

- che a fine 2002- primi mesi 2003, dopo una lunga trattativa, Matec aveva già registrato un consistente riduzione dei lavoratori passando da 460 a 300 operai;

- che negli ultimi mesi con l'accordo dei sindacati erano state predisposte 13 settimane di cassa integrazione;

- che l'azienda dopo aver comunicato che la CIG scattava a partire dal 18 luglio annunciava comunque l'intenzione di dismettere la produzione a partire dal 2006 svelando così la mancata volontà di trovare soluzioni alternative.

Rilevato

- che a seguito di tale annuncio i lavoratori si sono immediatamente mobilitati uscendo dai cancelli e occupando la rotatoria che da accesso all'uscita dell'A1 Firenze Signa;

- che le OO.SS: hanno chiesto di aprire una trattativa che punti sulle produzioni di eccellenza di Matec e in questa ottica presenteranno una piattaforma rivendicativa nella quale sarà sviluppata anche l'ipotesi di una riconversione per l'azienda di Scandicci;

Sottolineato

che le organizzazioni sindacali hanno lanciato un appello affinché la politica intervenga a tutti i livelli con la proprietà perché ci troviamo di fronte all'ennesima perdita di un sito produttivo, leader storico del settore e alla perdita di 300 posti di lavoro:

che lunedì 18, luglio, primo giorno della cassa integrazione presso lo stabilimento Matec è stato convocato in seduta congiunta il Consiglio Comunale di Scandicci e il Consiglio Provinciale con la presenza anche di numerosi parlamentari toscani proprio per segnalare attenzione e solidarietà a quello che si preannuncia una lunga vertenza;

Ribadito il ruolo strategico del settore manifatturiero sul territorio toscano e la necessità di trovare nuove strade al fine di contrastare la chiusura e o la riduzione sistematica dei posti di lavoro contrastando fenomeni di spostamento delle risorse dalla rendita produttiva alla rendita finanziaria a partire dalla indisponibilità di negoziare i vincoli sulle destinazioni urbanistiche

Il CONSIGLIO COMUNALE

Esprime

la piena solidarietà ai lavoratori della Matec e il proprio impegno affinché il marchio rimanga nel territorio e venga scongiurata la chiusura dello stabilimento;

Impegna la Giunta

ad attivarsi con Comune di Scandicci e Provincia di Firenze per individuare le possibili soluzioni per un rilancio dell'azienda a partire dal sostegno alla piattaforma rivendicativa delle OO.SS: individuando eventualmente misure e sostegni idonei;

Impegna l'Amministrazione Comunale

attraverso l'intervento dei parlamentari locali ad investire il governo nazionale affinché siano trovate soluzioni per il rilancio dell'azienda e una sua eventuale riconversione e la salvaguardia dei posti di lavoro sul territorio.

 

Palazzo Vecchio, 25 luglio 2005

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Sei sindaci in visita ai lavoratori Matec

da l'Unità 6/1/06

I sindaci di sei Comuni dell’area fiorentina (Tavarnelle Val di Pesa, Bagno a Ripoli, Impruneta, San Casciano Val di Pesa, Barberino Val d’Elsa e Greve in Chianti) si recheranno stamattina in visita al presidio dei lavoratori della Matec, a Scandicci, per portare ai lavoratori la solidarietà di tutta l’area fiorentina. «Quella in corso non è la battaglia dei lavoratori Matec o di Scandicci ma di tutta l’area fiorentina – dice il sindaco di Tavarnelle Stefano Fusi – è la battaglia di chi intende difendere i posti di lavoro ma più in generale una presenza industriale nell’area fiorentina, senza la quale il nostro territorio andrebbe incontro al declino».

Ieri, intanto, sui cancelli si è recata una delegazione dei gruppi consiliari in Regione, in Comune e nella Provincia di Firenze di Rifondazione Comunista che ha ribadito la necesità di «un impegno concreto e non soltanto una solidarietà formale ai lavoratori della Matec».

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SCANDICCI
Matec, panettoni e spumante agli anziani di Montedomini

di Sonia Renzini sull'Unità 4/1/06


MATEC, panettoni e spumanti agli anziani di Montedomini ieri mattina dagli operai della Matec di Scandicci, rimasti senza lavoro dal 22 dicembre. «Vogliamo dividere quello che abbiamo con chi sta peggio di noi - dicono dal presidio dei lavoratori ai cancelli dell’azienda - per dimostrare che la solidarietà esiste ancora». Esiste anche per gli operai della Matec, ne hanno avuto la prova ieri pomeriggio quando hanno visto arrivare a Scandicci due operai della Kerself, un’azienda metalmeccanica di Correggio di Prato, in provincia di Reggio Emilia. Per consegnare 50 euro e esprimere la loro solidarietà.

Matec, solidarietà da Reggio Emilia
Due operai della Kerself ieri a Scandicci

UN GESTO che ha commosso molti quello di ieri. «Hanno dato i soldi alla Rsu per sostenere l’iniziativa di lotta - racconta Cesare De Sanctis della Cgil - e per farlo hanno fatto 600 chilometri, questo significa che la solidarietà esiste
ancora». Esiste anche da parte delle istituzioni.

In mattinata a recarsi dai lavoratori era stato il sindaco di Campi Bisenzio Fiorella Alunni per dichiarare la propria disponibilità a cercare le risorse necessarie per trovare una soluzione alla situazione di crisi. Un incontro fissato per per l’11 gennaio avrà lo scopo di approfondire l’argomento. Nel pomeriggio invece è stata la volta del sindaco di Signa Florestano Bitossi che si è impegnato a chiedere un sostegno a favore dei lavoratori della Matec nel consiglio comunale di lunedì. Esprimono solidarietà anche i consiglieri di Forza Italia Paolo Bartolozzi, Angelo Pollina e Paolo Marcheschi che annunciano la disponibilità a un incontro con i lavoratori d parte del sottosegretario al lavoro Grazia Sestini.

Perfino il consigliere regionale di Forza Italia Alessandro Antichi, che nei giorni scorsi aveva duramente attaccato la «fabbrica decotta e insalvabile», ha annunciato per lunedì prossimo la sua visita ai cancelli della Matec. «Noi siamo qui - dicono dal presidio - pronti a dargli tutte le spiegazioni che vuole, vedremo se vorrà sapere davvero come stanno le cose o verrà solo a fare la passerella». Ma ieri a prevalere era l’ottimismo. «Il gesto dei compagni di Reggio Emilia ci dà forza e speranza - dicevano - in questa lotta non siamo soli». Sonia Renzini

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MATEC 2 Interrogazione parlamentare di Giacomelli e Lusetti sull’improvvisa accelerazione della crisi

«Dietro la chiusura l’affare Fiorani-Bpi»

di Fabrizio Morviducci su la Nazione 3/1/06

Noblesse oblige. I lavoratori della Matec hanno deciso di rispondere con stile alle pepate affermazioni del consigliere regionale forzista Antichi che due giorni fa aveva pesantemente criticato la scelta del presidio, giudicandola strumentale. Lavoratori e sindacati hanno scritto una lettera aperta ad Antichi esprimendo rammarico per le parole forti del consigliere regionale: «La invitiamo ad avere maggiore rispetto delle lavoratrici e dei lavoratori, perché l'uso di frasi del tipo "non saranno alla fame" ci ha fortemente indignato ed offeso e denota una mancanza di sensibilità verso i problemi reali delle persone», ma anche per invitare l'esponente dell'opposizione a incontrare i lavoratori al presidio. Parole dure quelle di Antichi, che aveva detto: «I lavoratori, da domani saranno in cassa integrazione a zero ore. Non saranno alla fame, quindi, nonostante l'Italia sia notoriamente governata da dei crudeli liberisti e affaristi. Si tenterà forse di farne un blocco di lavoratori socialmente utili, magari a nero, eternamente assistiti, come accadde con gli operai dell'antico Fabbricone di Prato?» E ancora: «Viene esaltata, politicizzata e ovviamente strumentalizzata, la resistenza dei 300 operai alla chiusura di una fabbrica gloriosa ma, come si capisce da troppi indizi e segnali, destinata a una ingloriosa chiusura, perché vecchia, inefficiente, incapace di competere sui mercati internazionali».

«Questa non è un'azienda decotta - ha detto Fabio Franchi della Fim Cisl - Matec è presente ad alti livelli sui mercati internazionali con prodotti tecnologicamente avanzati e competitivi. Prova di ciò è la recente visita di tecnici bresciani del gruppo Lonati per copiare e trasferire a Brescia la nostra tecnologia. La politica non c'entra in questa vicenda, come testimoniato dagli attestati di solidarietà ricevuti anche da esponenti autorevoli dell'opposizione. Ogni aiuto per salvare i lavoratori della Matec, da qualsiasi direzione arrivi è ben accetto». E anche ieri oltre alla visita del sindaco di Lastra a Signa, Carlo Nannetti sono arrivati altri attestati di solidarietà per i lavoratori, uno per tutti dal responsabile provinciale di An, Nicola Nascosti: «Ci auguriamo che tutti i lavoratori possano trovare una nuova collocazione. Ben venga l'incontro col ministro Scajola. Viste le tante crisi aziendali che stanno attraversando il nostro territorio il centrosinistra potrebbe sollecitare ulteriormente gli industriali al rispetto del Patto di sviluppo che prevede, tra l'altro, di non delocalizzare le nostre imprese. Anche gli industriali dovrebbero dare un segnale per trovare una soluzione alla vertenza». 

Dopo aver appreso della lettera aperta degli operai e dei sindacati, nella serata di ieri, Antichi ha 'corretto il tiro', scrivendo nuovamente ai lavoratori: «Se avete letto la mia dichiarazione di Capodanno sul caso Matec, avrete compreso che abbiamo attaccato l'ipocrisia e l'inefficienza del governatore Martini e di una serie di altri esponenti del Centrosinistra. I responsabili dell'asfissia economica della Toscana non sono credibili come alfieri della difesa dei posti di lavoro. Accettiamo volentieri di incontrarvi, al più presto e comunque prima del Consiglio regionale previsto per il 10 gennaio, per approfondire e capire cosa, secondo voi, secondo i dirigenti, secondo gli amministratori locali, può essere salvaguardato della vostra esperienza produttiva, tenendoci però ben lontani dallo stile di chi, sulla solidarietà parolaia e sulle promesse impossibili da mantenere, finisce per costruirsi una carriera politica». Sotto le tende del presidio operaio, sono in molti a voler raccontare mesi di incertezze, e di difficoltà anche per le proprie famiglie.

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RSU MATEC

FIM CISL FIOM CGIL

Vi inviamo il comunicato stampa predisposto dall’Ufficio Stampa del Comune di Firenze sull’iniziativa di solidarietà dei lavoratori della Matec, siete invitati a darne notizia e ad essere presenti

Comunicato stampa e invito alla stampa

Alla sala incontri in Via dei Malcontenti 6

LA SOLIDARIETÀ DEI LAVORATORI DELLA MATEC A MONTEDOMINI: DOMANI CONSEGNA DI PANETTONI E SPUMANTE AGLI ANZIANI

Condividere i doni ricevuti con gli anziani di Montedomini. L'iniziativa è dei lavoratori della Matec di Scandicci, che in questi duri giorni per il loro futuro hanno ricevuto tanto sostegno, hanno deciso di condividere buona parte dei doni ricevuti dai cittadini con gli ospiti di Montedomini. La consegna è in programma domani alle 11,45 nella sala incontri di Montedomini. Saranno presenti l'assessore alle politiche sociali Graziano Cioni, il segretario della Camera del Lavoro Alessio Gramolati, i rappresentanti sindacali della Matec, il presidente e il direttore di Montedomini Filippo Vannoni e Anna Laura Abbamondi.(fd)

 

Firenze, 2 gennaio 2006

Inviato a cura dell’Ufficio Comunicazione Centro Servizi Borgo dei Greci David Buttitta

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RSU MATEC

FIM CISL FIOM CGIL

Ai colleghi della stampa fiorentina ,

vi inoltriamo la lettera aperta dei lavoratori della Matec al Signor Antichi, dopo le sue dichiarazioni rilasciate alla stampa

Caro signor Antichi,

abbiamo letto con dispiacere e delusione le sue dichiarazioni in merito alla vicenda Matec.

Entrando subito nel dettaglio non capiamo come si possa dire che la Matec sia una ditta "vecchia, inefficiente, ed incapace di competere sui mercati internazionali…", considerando che la Matec è presente ad alti livelli sui mercati internazionali con prodotti tecnologicamente avanzati e competitivi.

Prova di ciò è la recente visita di tecnici bresciani del gruppo Lonati per copiare e trasferire a Brescia la nostra tecnologia.

Tra l’altro le sue affermazioni contraddicono gli atti ufficiali votati all’unanimità dai consiglieri Comunali di Scandicci e della Provincia di Firenze, che chiedevano alla Fam. Lonati di non chiudere Matec, inoltre il capogruppo di Forza Italia in un telegramma inviatoci si dichiara solidale e compartecipe alla nostra situazione e lui stesso confida in un intervento del ministro Scajola.

Tutto questo denota, forse, che le sue affermazioni sono dettate da una cattiva informazione sulla reale situazione, e questo dispiace soprattutto considerando che siamo di fronte ad un Consigliere regionale che esprime opinioni senza conoscere i fatti.

E’ proprio sicuro che siamo noi i veri "strumentalizzati" ?

Le sue affermazioni lasciano pensare decisamente il contrario.

Noi lavoratori siamo aperti ad accogliere ogni contributo che possa portare ad una soluzione positiva della vertenza, da qualsiasi parte esso venga.

Secondo noi è compito di un imprenditore serio investire per ristrutturare e riorganizzare un’azienda piuttosto che chiuderla. Ed è proprio questo che stiamo chiedendo, consapevoli delle difficoltà del mercato, ma consci che la nostra azienda non è in stato fallimentare, ma bensì ancora ricca di risorse umane e tecnologiche.

La invitiamo infine ad avere maggiore rispetto delle lavoratrici e dei lavoratori, perché l’uso di frasi del tipo "non saranno alla fame" ci ha fortemente indignato ed offeso e denota una mancanza di sensibilità verso i problemi reali delle persone.

Nel salutarla non le nascondiamo il nostro rammarico per aver appreso solo dalla stampa le sue opinioni in merito; avremmo preferito incontrarla per avere un confronto diretto, senz’altro più costruttivo.

A tal proposito la invitiamo al presidio dove potrà dialogare con tutti noi.

Cordiali saluti,

RSU MATEC

I LAVORATORI MATEC

Firenze, 2 gennaio 2006

Inviato a cura dell’Ufficio Comunicazione Centro Servizi Borgo dei Greci David Buttitta

lunedì 2 gennaio 2006

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SCANDICCI Il sindaco ha «festeggiato» il Capodanno con gli operai in lotta per il posto di lavoro

Anche mogli e bambini a presidiare la Matec 
E tanta gente si è fermata al ritorno dei veglioni

di Fabrizio Morviducci su la Nazione 2/1/06

Da ieri sono ufficialmente in cassa integrazione per cessazione attività. Ma i lavoratori della Matec tengono vivo il presidio. Nel tendone davanti ai cancelli della fabbrica, gli operai hanno organizzato il cenone, per brindare al nuovo anno. Una grigliata di quella alla buona, ma piena di calore umano. Un brindisi con qualche malinconia, ma anche con la speranza che l'impegno dei sindacati e delle istituzioni, riesca a dare qualche speranza per il futuro. Nel tendone c'erano una cinquantina di persone, operai con le proprie famiglie, ma non è mancata la solidarietà di centinaia di cittadini, che si sono arrivati al presidio. Intorno alle 21, è passato da via delle Nazioni Unite anche il sindaco Gheri; il primo cittadino ha avuto modo di fermarsi a parlare con gli operai, di ascoltare il loro punto di vista, ma anche di assaggiare le pietanze preparate dalle tute blu, grazie alla cucina da campo messa a disposizione dall'Humanitas . 

Nella mattinata invece erano andati nella tenda dei lavoratori, il vicepresidente della Provincia, Andrea Barducci, con il capogruppo dei Ds Riccardo Gori e il consigliere Renato Romei. Ieri è stata la volta dell'assessore regionale Toschi e del vescovo ausiliare di Firenze monsignor Claudio Maniago, che ha incontrato i lavoratori insieme ai sacerdoti del vicariato. Tutte le istituzioni hanno rinnovato la ferma condanna per i metodi della famiglia Lonati e per la decisione di abbandonare il territorio fiorentino. Ma la vera novità di questo presidio operaio, che andrà avanti a oltranza, è la partecipazione della gente. Già nella notte di capodanno, sono stati tantissimi i cittadini che, al ritorno dalle feste, hanno deciso di fermarsi a salutare gli operai della Matec che da nove giorni, era il 22 dicembre quando sono state interrotte le trattative e chiusi i cancelli dello stabilimento, hanno montato il presidio. 

Visite ininterrotte anche nella giornata di ieri; tutti con bottiglie e dolci per gli operai che stanno lottando per affermare i propri diritti. Il presidio è un manifesto. Il presidio ricorda a tutti gli automobilisti in transito dall'autostrada, e a tutti quelli che passano da via delle Nazioni Unite, il rischio che corrono i lavoratori. Nella tenda davanti al presidio è stato sistemato uno striscione: «Futuro da disoccupati, grazie fratelli Lonati!». Da oggi ricomincia la battaglia anche a livello sindacale. Si cerca di riportare la dirigenza del gruppo Lonati davanti a un tavolo per valutare anche ipotesi di riconversione industriale e dare un futuro ai lavoratori. Un capodanno con mogli e bambini, sotto un tendone davanti a una fabbrica presidiata dalle guardie giurate. Un capodanno di lotta, come negli anni '70, ma anche di speranza. La speranza che la famiglia Lonati possa tornare sui suoi passi e far sì che le tute blu possano pensare di avere ancora un futuro.

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LA POLEMICA
La dichiarazione nel contesto di un attacco al centrosinistra, a Martini e alla Rai regionale
Antichi (Forza Italia): la Matec fabbrica vecchia destinata a chiudere

Secondo l´esponente di destra è la riprova dell´impotenza della maggioranza
Autorità e semplici cittadini visitano il tendone degli operai da licenziare
MAURIZIO BOLOGNI su la Repubblica 2/1/06

Anche loro hanno stappato lo spumante a mezzanotte, nell´ora dell´ottimismo ad ogni costo, tra sorrisi amari, qualche lacrima trattenuta. La notte di San Silvestro fuori dai cancelli della Matec di Scandicci, sotto i due tendoni montati dai lavoratori a presidio della fabbrica chiusa con 280 lettere di licenziamento del Gruppo Lonati, è l´emblema di un anno che si apre sotto pessimi auspici per l´economia. Ma è anche l´emblema della solidarietà, per il «pellegrinaggio» ininterrotto che, nonostante la pioggia incessante, ha portato centinaia di persone in visita ai tendoni. Gente comune, che ha donato bottiglie, panettoni e dolci, tante autorità.

Una cinquantina di persone, operai con le proprie famiglie, hanno salutato il nuovo anno con il cenone organizzato sotto i tendoni. Dopo la mezzanotte, e fino alle 4, tantissimi fiorentini hanno deciso di fermarsi a salutare gli operai. E´ passato il sindaco di Scandicci Simone Gheri. Poi l´assessore regionale Massimo Toschi, il vicepresidente della Provincia Andrea Barducci e i parroci di Scandicci guidati dal vicario don Brunetto Fioravanti. I sacerdoti, che hanno annunciato di aver scritto ai Lonati, hanno consegnato ai lavoratori una lettera, che esprime preoccupazione e solidarietà, critica la proprietà per aver mostrato «nessuna disponibilità nelle trattative e sordità agli appelli delle istituzioni e del vescovo fino alla serrata dello stabilimento».

Fuori dal coro della solidarietà, il consigliere regionale di Forza Italia Alessandro Antichi attacca: «Il centrosinistra toscano celebra la propria impotenza nella fine d´anno davanti ai cancelli delle fabbriche toscane, vecchie, inefficienti, inutilmente politicizzate, destinate alla chiusura. La protezione civile e le autorità fanno a gara a portare solidarietà e la Rai Toscana, autentico media di regime, si collega ogni sera il presidio degli operai. Operai di cui Claudio Martini dovrebbe ricordarsi bene, perché in una fase precedente della sua carriera di dirigente a vita, iniziò proprio con loro a impratichirsi nel dare solidarietà a parole». Il segretario regionale Ds Marco Filippeschi bolla l´attacco di Antichi come «farneticante» e offensivo per i lavoratori: «Faremo un manifesto perché i cittadini sappiano e non dimentichino».

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