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Matec: ritorno al lavoro

«pro tempore» per 120 Operai, sindacalisti e politici a cena per «festeggiare» la fine della vertenza

da l'Unità 22/3/06

UNA FESTA dal retrogusto amaro, tanta gioia ostentata per dimenticare che in realtà, per molti è una serata d’addio. Difficile descrivere diversamente la cena di lunedì sera alla casa del popolo di San Bartolo a Cintoia, quando oltre cento lavoratori Matec, i loro sindacalisti e i rappresentanti delle istituzioni che più si sono prodigate in difesa della fabbrica di scandiccese si sono riuniti per festeggiare la conclusione della vertenza e il ritorno ”pro tempore” al lavoro di 120 operai, avvenuto ieri. 

Tra i 120 c’è Francesco, che però quando ripensa a quello che è successo ha ancora il dente avvelenato: «Anch’io domani tornerò in fabbrica - racconta - ma solo a tempo determinato. Certo, per qualche mese avrò le spalle coperte, ma l’ansia rimane». Anche chi, come Marco, rientra nei 39 che in Matec dovrebbero rimanere, non si sente tranquillo. «Io - spiega - non sento di avere un posto sicuro. Tempo indeterminato sì, ma nel senso che non si sa quando cacceranno anche noi. Chi lo sa, magari è meglio se continuo a cercare lavoro». «Chissà - si chiede Gianni, un’altro operaio della Matec - come sarà la fabbrica quando rimarremo in poche decine. Credo che non potrò scordare mai quando dentro c’era tutta la frenesia di 260 persone. Penso che, a vederla così vuota, mi sentirò molto triste». 

Nella grande sala adibita alla cena si respirava un’aria strana: gli operai facevano chiasso come succede a ogni cena aziendale, ma era evidente che lunedì qualcosa c’era. L’accordo che ha concluso una vicenda così drammatica meritava un momento di convivio che raccogliesse tutti quelli che hanno palpitato durante i 59 giorni di vertenza. Purtroppo però era difficile dimenticare che, nonostante l’impegno di tutti, a Scandicci rimarranno solo 39 operai a tempo indeterminato, mentre fino al 22 dicembre i cancelli della fabbrica erano attraversati ogni mattina da ben 260 dipendenti. Sullo spirito della cena torna Giampiero, un operaio che in Matec ci ha passato una vita. «Per me è una cena fra ex colleghi, ma questa volta è difficile. È dura non pensare alle serate passate mangiando insieme prima della vertenza, quando nessuno credeva fosse l’ultima volta».

Ma, nonostante la nostalgia che aleggiava, durante la serata ci sono stati momenti di entusiasmo. Durante le proiezioni di “Lavorare stanca”, un documentario sulla vertenza girato da Leonardo Sacchetti, Federico Bondi e Lapo Ristori, e una serie di fotografie che hanno ripercorso la vicenda della fabbrica scandiccese gli operai, come in ad una cena di ex alunni, accoglievano con grida divertite le fotografie e le registrazioni delle interviste fatte ai loro colleghi.

Insieme ai lavoratori e ai sindacalisti c’era una nutrita schiera di rappresentanti politici. I parlamentari diessini Ventura e Bellini, l’assessore regionale Simoncini, il sindaco di Calenzano Carovani, il vice sindaco di Scandicci Baglioni, il vice presidente della provincia Barducci e il sindaco di Firenze Domenici. Tutti si sono trovati d’accordo nel sottolineare l’importanza della lotta fatta per Matec, a cominciare dal primo cittadino di Palazzo Vecchio, che ha sottolineato: «Nonostante sia difficile ritenere quella di stasera una vera e propria festa, il messaggio è stato lanciato. Se ci si mobilita tutti insieme le cose funzionano». De Santis, della segreteria fiorentina della Fiom-Cgil, ricorda altri vertenze ancora aperte. «Parlo a nome di tutti i sindacati e di tutte le Rsu - spiega - quando dico che noi siamo stati un esempio. Ora il mio pensiero va a Calp, una vertenza dove l’arroganza dei padroni e il loro rifiuto verso ogni forma di dialogo ricorda da vicino quello che è successo qui a Scandicci». Alessio Schiesari

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QUI MATEC

Manifestazioni e brividi Poi l’accordo

da la Nazione 25/2/06

Quello per la vertenza Matec è stato un accordo onorevole per azienda e sindacato. Doveva essere una chiusura senza se e senza ma, invece si è trasformata in un pesantissimo ridimensionamento. Comunque un presidio Matec, di 39 dipendenti che si occuperanno di assistenza e ricambi resterà sul territorio, resterà a Scandicci.

L’azienda, spenderà complessivamente oltre 2 milioni di euro, tra contributi e incentivi per i lavoratori. Proprio sull’incentivazione all’esodo e sul fondo di reimpiego, la battaglia in sede di trattativa è stata più aspra. Alla fine è stato firmato l’accordo che prevede tre opzioni a seconda dell’età per entrambe le scelte. Sugli incentivi all’esodo le cifre fissate dall’accordo partono da 10mila euro (per gli over 50), per arrivare a 5000 euro (operai fino a 40 anni). Chi ha tra 30 e 40 anni percepirà invece 7000mila euro. Sul fronte del fondo di reimpiego invece per gli over 50 avranno ugualmente 10mila euro, 6000 per chi è tra 40 e 50 anni, 3000 euro per chi ha fino a 40 anni. Oltre al presidio, in sede di trattativa è stato raggiunta un’ulteriore intesa per cui 80 tute blu rimarranno al lavoro fino a giugno per terminare un ordine di 350 macchine, mentre 10 in questi tre mesi, dovranno ultimare la messa in funzione di un nuovo prototipo. Grazie al contributo del ministero del Welfare inoltre, sarà assicurata la cassa integrazione per due anni ai dipendenti che nel frattempo non trovassero lavoro e, infine, saranno cercate nuove opportunità, con il sostegno dell’Associazione industriali di Firenze, per una parte dei 242 operai, anche attraverso corsi di formazione che la Regione Toscana si è impegnata a sostenere. 

Dopo l’assemblea dei lavoratori, che ha visto l’approvazione dell’accordo con referendum tra le tute blu, è già cominciata l’attuazione dell’intesa. Una commissione che comprende tutte le parti in causa, sta vigilando e vigilerà fino al 2008 che quanto stabilito tra azienda e sindacati sia effettivamente messo in atto. Dopo la morte di una delle aziende storiche dell’area fiorentina, è partita la seconda operazione: quella per portare nel sito produttivo di via delle Nazioni Unite un nuovo investitore. Una nuova impresa, magari meccanica, che garantisca il reimpiego di qualche lavoratore ex Matec, e che tenga altro il coefficiente ‘economia’ nel sistema città di Scandicci. Le istituzioni sono al lavoro per cercare di riaccendere le luci quanto prima nell’insediamento produttivo chiuso dopo la lunga e difficile vertenza.
Fabrizio Morviducci

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Risultati del Referendum sull'accordo Matec

aventi diritto 234
presenti 212
votanti 176
SI 170 (97,1%)
NO 5
BIANCHE 1


MATEC Ieri il voto sull’accordo presentato dai sindacati. Oggi il risultato del referendum: esito scontato

I lavoratori hanno deciso

 di Fabrizio Morviducci su la Nazione 21/2/06

Le votazioni dei lavoratori sono andate avanti fino alla tarda serata di ieri. E stamani, dopo lo scrutinio, si saprà se i lavoratori avranno approvato o no lo schema di accordo presentatogli dai sindacati. E’ l'ultimo atto formale prima dell'avvio della chiusura della Matec, o meglio del pesantissimo ridimensionamento che vedrà restare al lavoro una quarantina di operai per l'assistenza e i ricambi. Una linea di produzione resterà in piedi, con ottanta lavoratori, ma solo fino a giugno, per smaltire un ordine da 350 macchinari. Altri dieci invece, sempre per tre mesi resteranno al lavoro al fine di completare lo sviluppo di un prototipo. Poi nella fabbrica di Scandicci si fermeranno per sempre le attività. 

«Dopo l'approvazione dell'accordo - ha detto Fabio Franchi della Fim Cisl - comincerà la messa in atto dell'intesa stessa. Per avere l'esatto quadro della situazione però dovremo attendere che siano passati i 24 mesi previsti, solo allora potremo capire se il frutto della mediazione con l'azienda avrà soddisfatto tutti gli operai». E le richieste degli operai, nel corso dell'assemblea di ieri, erano orientate principalmente sul sistema degli incentivi, sulle dinamiche di attuazione dell'accordo, piuttosto che sulle perplessità. 

Probabilmente c'è la consapevolezza che questa è la migliore intesa possibile, stante la situazione, la controparte e stante lo sforzo di tutti i soggetti in causa. Non ultime le istituzioni, che ora saranno chiamate a un supplemento di impegno: trovare un nuovo imprenditore che voglia investire a Scandicci con produzioni che permettano anche, se possibile, di dare un nuovo lavoro anche agli ex dipendenti Matec. Ma si è cercato di dare tutela anche agli over 50, a chi difficilmente potrà trovare una nuova collocazione. 

Nelle pieghe dell'intesa che anche un sistema di incentivi all'esodo che prevede un bonus di 10mila euro. Uguale somma tocca agli over 50, come fondo di reimpiego, qualora non fossero ricollocati nei 24 mesi. Dopo il via libera delle tute blu all'accordo, sarà importante vigilare sull'attuazione. Per questo sarà istituita una commissione con l'incarico di fare bilanci periodici sui passaggi fondamentali dell'intesa. Oggi si attende un sì o un no dal referendum operaio. Pare abbastanza scontata l'approvazione da parte di chi ha voglia di chiudere un capitolo doloroso e non privo di rammarico come quello della chiusura di Matec.

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Matec, l’ultima parola ai lavoratori

Ieri assemblea e referendum sull’accordo, stamani i risultati. Soddisfatti il sindaco Gheri e il presidente Martini

di Alessio Schiesari / Firenze sull'Unità 21/2/06


SI SONO RITROVATI alla Casa del popolo di Casellina. La delegazione sindacale da una parte, i lavoratori della Matec dall’altra. Quella di ieri a prima vista sembrava un’assemblea come le tante altre svoltesi in questi due mesi. Invece, con ogni probabilità, per molti dei presenti è stata l’ultima da dipendenti dell’azienda scandiccese. 

I lavoratori infatti sono stati chiamati a votare l’intesa siglata lo scorso venerdì a Roma e, nonostante la consultazione termini soltanto stamattina alle 9.30, l’esito appare scontato. Troppa l’apprensione con cui è stata seguita la trattativa da parte degli operai per pensare che siano loro a far saltare in aria l’accordo. 

Ma la gioia vera, quella, è un’altra cosa. Tra i lavoratori regnava piuttosto una aria da dopo tempesta, calma ma uggiosa. Fra i più giovani nessuno si è stracciato le vesti dalla gioia. «Tutta questa faccenda è stata un dramma totale per noi. Certamente l’accordo non può essere accolto come un trionfo. Quello che resta è che il nostro posto di lavoro se ne è andato- spiega un impiegato 33enne - Se mi richiamassero ad entrare fra i 39 del presidio fisso credo ci andrei, anche se l’idea di lavorare ancora per certa gente di sicuro non mi fa impazzire. Ci sono tante cose che mi mancheranno dell’azienda, ma più di tutto, a essere sincero, rimpiango la busta paga. Essere disoccupato, con mutuo e famiglia a carico, non è bello». 

«Io - aggiunge Daniele, dieci anni in catena di montaggio - le idee chiare sul mio futuro non le ho. Ho 30 anni e per dieci ha fatto quel lavoro, ma nell’accordo i giovani non sono molto tutelati. Che vuoi che ti dica? Il massimo sarebbe rientrare nei 39 del presidio fisso. Altrimenti speriamo mi sistemino almeno fino a giugno. Poi si sa, dovrò diventare un precario». La parola «precario» la scandisce bene, pronunciandola lentamente, poi sorride amaro e si dirige verso l’assemblea. 

Non tutti però la pensano così. In genere l’insoddisfazione è inversamente proporzionale all’età. Chi, come Roberto, nelle officine di Scandicci ci ha passato trent’anni ed è ora vicino alla pensione, ha salutato l’intesa come una liberazione. «Nessuno di noi rimarrà a casa, e questa è una grande notizia. Credo proprio che con l’accordo che abbiamo strappato, per il quale abbiamo lottato così tanto, tutti verranno ricollocati. Poi personalmente avrò gli ammortizzatori sociali fino alla pensione. Certo, si sta male a lasciare gli amici di una vita e pensare che per qualche anno dovrò tirare la cinghia. Se sarò alla frutta magari chiederò di andare a Brescia a lavorare per un periodo, anche se quest’idea, per uno che come me ha 51 anni e una famiglia, fa paura. Ma anche questo fa parte della vita, no?» spiega. 

È soddisfatto anche Fabrizio, che in Matec faceva il tornitore: «A me mancano solo quattro anni alla pensione e visto il tipo di lavoro che faccio, ho già ricevuto altre offerte. Comunque capisco che, per chi è stato in catena tanti anni, la situazione sia diversa. Però dobbiamo ricordarci che ai sindacati non si poteva chiedere nulla di più. Da questo punto di vista siamo stati privilegiati noi della Matec, li abbiamo sempre avuti vicino». 

«Il fatto di avere trovato un accordo è importante. Io a un certo punto ho avuto paura che non arrivasse - incalza Gian Piero, lavoratore in catena - Certo, dopo tanti anni, un pezzo di cuore lo lasciò là, negli stabilimenti di Scandicci. Ma adesso sono vicino alla pensione e, dopo 37 anni di lavoro, credo proprio di essermela meritata». 

Una spaccatura tra giovani e anziani è stata recepita anche da Marcello Corti, il sindacalista Fiom indicato da molti come il protagonista dell’accordo con i Lonati. «Capisco l’insoddisfazione di chi dovrà ributtarsi in un mercato del lavoro come questo. Ma sappiamo tutti che i soldi a disposizione non erano molti e, dovendo fare una scelta, li abbiamo destinati a chi di possibilità di ricollocarsi ne ha meno, cioè i lavoratori con più di 50 anni». 

L’assemblea comunque si è svolta in un clima favorevole, in molti hanno ringraziato i sindacalisti e, a indirizzo dei rappresentanti dei lavoratori, è partito anche qualche applauso. Anche le istituzioni hanno salutato con positivamente l’accordo. «È un risultato concreto che premia l’impegno dei lavoratori - commenta il presidente della Regione Claudio Martini, che poi promette - Adesso ci impegneremo per trovare nuove presenze industriali interessate a insediarsi nell’area Matec». Anche Gheri, sindaco di Scandicci si dice «pienamente soddisfatto per l’accordo raggiunto».  

IL PRESIDIO
Cinquantasei giorni di lotta e le offese della destra

Come una casa. Per cinquantasei, interminabili giorni. Quasi due mesi dentro una roulotte e due tende, fuori dai cancelli, diventati giorno dopo giorno il simbolo della lotta. Per tutti coloro che lì hanno portato la loro solidarietà o un saluto o un panettone o una pacca sulla spalla, quello era semplicemente “il presidio”. In realtà quella roulotte e quelle due tende prestate dall’Humanitas sono state qualcosa di più. Non certo un “presepe laico” come lo appella ora il centrodestra cercando di avocare a sé tutti i meriti dell’accordo e dimenticando certe affermazioni di suoi esponenti più che rappresentativi («una fabbrica vecchia, inefficiente, inutilmente politicizzata e destinata alla chiusura», Alessandro Antichi, portavoce del centrodestra in consiglio regionale, 31 dicembre 2005). Piuttosto l’emblema di chi, con forza e con rabbia, ha trascorso lì i suoi giorni, pioggia o gelo chissenefrega. 

La roulotte per ripararsi dal termometro scivolato spesso sotto zero. Un tendone a far da magazzino per il cibo donato dai cittadini. L’altro per allestire la cucina da campo, collocare la stufa del Comune di Lastra a Signa, apparecchiare il tavolo dove brindare a Natale e festeggiare il Capodanno. Tania, Stefano, Cesare, Alberto, Fabrizio, Fabio. Spontaneamente o organizzati in turni lì davanti c’è sempre stato qualcuno. Giampiero si faceva sessanta chilometri ogni mattina per esser sul picchetto. «Ho fatto quelli del ‘68 - rivendica con orgoglio - e credo sia stato importante esserci soprattutto quando lo scoraggiamento prendeva il sopravvento e la trattativa sembrava non andare avanti». Eppure hanno resistito. Anche di fronte agli strappi, alle rotture, ai ricatti, ai giorni che passavano senza buone notizie all’orizzonte. Hanno resistito e domani, magari, ci sarà anche un po’ di malinconia nel cominciare a smontare le tende e a svuotare la roulotte. Adesso li aspetta la crudele “conta” di chi all’azienda servirà ancora un po’ e di chi invece «no, grazie, resti pure in cassa a zero ore». Lunedì si riapriranno i cancelli, la casa degli ultimi due mesi non ci sarà più. Un manipolo di “prescelti” farà ritorno in quella fabbrica lottata, voluta, in parte riconquistata. Anche se niente, fra quelle linee, sarà più come prima. Francesco Sangermano

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Matec, la lotta per il lavoro paga

Nella notte la firma dell’atteso accordo tra l’azienda dei Lonati e il sindacato, domani
assemblea e referendum tra i lavoratori che tornano in fabbrica dopo 60 giorni di presidio

QUASI DUE MESI di attesa e speranza davanti ai cancelli di una fabbrica chiusa. Per i 242 lavoratori della Matec di Scandicci ieri è iniziata una nuova stagione dopo la notizia della firma dell’accordo a Roma tra l’azienda e il sindacato.

di Marco Bucciantini sull'Unità 19/2/06

Sarà sottoposto al giudizio dei lavoratori della Matec, in un’assemblea già convocata per domani, l’accordo raggiunto nella tarda serata di ieri al ministero del Lavoro tra i sindacati e il Gruppo Lonati di Brescia. I cancelli della fabbrica meccanotessile vennero chiusi il 22 dicembre scorso e la proprietà aveva confermato la chiusura definitiva dal 1° gennaio 2006 con la messa in mobilità di circa 270 dipendenti. L’accordo raggiunto ieri risponde alle principali richieste avanzate durante la difficile trattativa: nei 28 mila metri quadri dello stabilimento fiorentino resterà un presidio Matec, senza limiti di tempo, che si occuperà di assistenza ai clienti e ricambistica e nel quale lavoreranno una quarantina di persone. Sarà assicurata la Cassa integrazione per 2 anni ai dipendenti che, nel frattempo non trovassero lavoro e, infine, saranno cercate nuove opportunità, con il sostegno dell’Associazione industriali di Firenze, chiamata adesso a fare la propria parte.

Accordo al ministero in piena notte: domani sarà sottoposto al voto dell’assemblea dei lavoratori
Matec, i Lonati piegati dalla lotta

LA LOTTA Si firma di notte, che è già sabato, dopo 15 ore di trattative, rilanci, bluff, stesure. La lotta per il lavoro paga, questo resta di una vicenda infinita, di 56 giorni di presidio dei lavoratori davanti ai cancelli di una fabbrica, la Matec, la loro fabbrica, che era chiusa e adesso riaprirà.

«La lotta per il lavoro paga se si è tutti uniti», questo dicono sindacalisti, istituzioni, industriali, politici: il territorio, insomma, concetto riempito di significato da una trattativa infinita che troverà il passaggio finale nel giudizio dei lavoratori dell’azienda meccanotessile di Scandicci, in un’assemblea già convocata per domani. 

I cancelli vennero chiusi il 22 dicembre scorso e la proprietà aveva confermato la fine della storia Matec dal primo gennaio 2006 con la messa in mobilità di circa 270 dipendenti. L’accordo raggiunto risponde alle principali richieste avanzate durante la trattativa che, solo giovedì pomeriggio, sembrava definitivamente saltata. «Nei 28 mila metri quadri dello stabilimento fiorentino resterà un presidio della Matec, senza limiti di tempo, che si occuperà di assistenza ai clienti e ricambistica e nel quale lavoreranno 39 operai». Fino a giugno in fabbrica saranno presenti altre 90 persone, per un piano di assorbimento della produzione che verrà così calibrato, resterà un presidio professionale in grado di assorbire la manodopera qualificata e garantire pregio al proseguo delle attività di fabbrica.

Salvato il principio fondamentale del presidio industriale sul suolo scandiccese, l’accordo fissa i criteri di questa reindustrializzazione. I Lonati, proprietari della Matec, potranno in futuro vendere l’azienda solo a soggetti che possano garantire prospettive solide, assumendo - anzitutto - i lavoratori al momento in fabbrica. Questo per scongiurare gli appetiti ovvi di imprenditori magari “leggeri”, allettati dai benefici di legge che l’accordo propone (manodopera meno costosa, perché riassunta dalla Cig, corsi di formazione per riqualificare i dipendenti già assicurati e a carico della Regione, sgravi fiscali governativi per chi investe nelle aree cosiddette e connotate a declino industriale...). 

Si è poi “lavorato” sui 200 dipendenti che resteranno fuori dalla fabbrica a partire dal prossimo anno, soprattutto per garantire i più deboli, quelli che non riusciranno a ricollocarsi in fretta. Si è cercato di dare valore al secondo anno di Cassa integrazione: «Lì si misurerà il sistema industriale fiorentino, la capacità di Assindustria di fare la propria parte, di assorbire questa manodopera», fa Marcello Corti, segretario Fiom di Firenze. Nodo spinoso risolto a favore dei sindacati era il passaggio ulteriore: garantire qualcosa a chi sarà ancora senza lavoro allo scadere dei due anni di Cassa. È stato “strappato” l’impegno al Gruppo Lonati di disporre un fondo di garanzia per chi - nel 2008 - sarà disoccupato.

«Si ridimensiona un’azienda, non si può fare caroselli di gioia, ma qualcosa si porta a casa», dice Fabrizio Giovannini, 49 anni, operaio al montaggio delle macchine per le calze da uomo, settore del “doppio cilindro”, uno che dei 56 giorni di presidio se n’è fatti «almeno 40». A luglio la proprietà disse: «Chiuderemo la fabbrica, subito, non serve, non ci conviene». I Lonati hanno perso: «Quante briscolate, quante chiacchiere su tutto - ricorda Giovannini - e quanto ci ha scaldato il calore della gente comune, che passava dai cancelli per salutare, per farci sentire importanti». E che bello quando la lotta per il lavoro paga.

Il retroscena: le telefonate del sottosegretario che voleva l’accordo

Sul cellulare di Gianfranco Simoncini, nel venerdì bollente al ministero del Lavoro, ogni tre ore arrivava una chiamata dal solito numero. Era il sottosegretario al Welfare, Grazia Sestini, aretina, toscana, che s’informava: come va? Forza, bisogna fare l’accordo. Chiaro che non c’era bisogno di questo per convincere e invogliare istituzioni e sindacati toscani, da quasi un anno impegnati in questa che era la madre di tutte le vertenze (come salvare il presidio industriale a Scandicci). Ma, se da parte dei ministri - dal titolare del dicastero del Lavoro Maroni, fino a Scajola e Marzano, i due titolari negli ultimi anni del ministero alle Attività produttive - si è registrata una preoccupante latitanza, Maria Grazia Sestini si è invece sempre interessata alla vicende, per comprendendo il valore di un risultato positivo della vicenda Matec: «Sono molto soddisfatta per l’accordo - ha detto Sestini - senza trionfalismi, perchè comunque rimane un’azienda in crisi e posti di lavoro a rischio, e questo non dobbiamo mai dimenticarcelo, ma con la consapevolezza di aver portato a compimento l'impegno assunto incontrando i lavoratori ai primi di gennaio. L'obiettivo - ha precisato - è stato raggiunto grazie allo spirito di collaborazione che ha contraddistinto l'impegno delle Istituzioni, delle associazioni di categoria, dei rappresentanti dei lavoratori al di là di ogni divisione ideologica».

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LA VERTENZA DIFFICILE
Secondo i sindacalisti della Fiom la famiglia Lonati fino all´ultimo ha cercato di non accettare la condizione
Accordo Matec, l´azienda non chiude
A Scandicci resterà il reparto assistenza con 39 dipendenti

L´intesa prevede due anni di cassa integrazione, sostegno per la formazione degli operai, scivoli
Domani alla Casa del popolo di Casellina i lavoratori dovranno votare il loro gradimento
MARZIO FATUCCHI su la Repubblica 19/2/06

Dopo uno scontro durissimo, arriva a soluzione la vicenda della Matec. Nella notte di venerdì scorso, azienda e sindacati hanno firmato un accordo presso il ministero del lavoro sul futuro dei 240 dipendenti dell´azienda di Scandicci. Due anni di cassa integrazione, mobilità e sostegno per la formazione dei dipendenti che vanno verso altre aziende, scivoli ed incentivi per il prepensionamento. Ma, soprattutto, la famiglia Lonati ha accettato di mantenere nel vecchio sito l´assistenza per le macchine per calzetteria, con 39 dipendenti.

«Non era scontato, la famiglia Lonati ha cercato fino all´ultimo di non accettare questa condizione» spiega Cesare De Santis della Fiom Cgil. «L´accordo è soprattutto il risultato della lotta dei lavoratori» dice Marcello Corti, anche lui della Fiom. Una vittoria, quella del mantenimento di una parte dell´attività a Scandicci, fino a qualche settimana fa considerata impossibile, nel momento più duro dello scontro iniziato ad ottobre e arrivato al culmine il 22 dicembre, con la «serrata» decisa dall´azienda. Cancelli chiusi per i lavoratori, che da allora, ininterrottamente, hanno presidiato l´ingresso della fabbrica, ricevendo la solidarietà dei partiti, delle istituzioni e di tanti cittadini. 

La trattativa che ha portato all´accordo ha visto muoversi tutto il territorio ma anche il governo: alla firma c´erano i rappresentanti del sottosegretario al welfare, Grazia Sestini. «L´obiettivo è stato raggiunto grazie allo spirito di collaborazione che ha contraddistinto l´impegno delle istituzioni, delle associazioni di categoria, dei rappresentanti dei lavoratori al di là di ogni divisione ideologica e con il grande senso di responsabilità dell´azienda» dice la parlamentare di Forza Italia. I più soddisfatti sono il sindaco di Scandicci, Simone Gheri, e l´assessore regionale Gianfranco Simoncini, che con quello fiorentino Riccardo Nencini hanno partecipato alla trattativa di venerdì scorso.

Trentanove dipendenti rimarranno in forza alla Matec. Grazie a incentivi e scivoli altri 35/40 potrebbero andare in pensione. Dei 150 rimanenti, 80-90 rimarranno in Matec fino a giugno, per il completamento delle ultime commesse. Per tutti, c´è comunque la cassa integrazione per due anni. Ed in questo periodo, oltre a trovare lavoro in altre aziende grazie ai corsi di formazione finanziati dalla Regione, un comitato paritetico azienda-sindacati-istituzioni si occuperà dell´ingresso di eventuali nuovi imprenditori. «Gli industriali disponibili si facciano avanti» invita il segretario della Camera del lavoro, Alessio Gramolati.

I lavoratori, intanto, dovranno votare per accettare o meno l´accordo domani, alla Casa del popolo di Casellina. «Dopo 60 giorni, questo è forse l´accordo migliore che si poteva avere - dicono i sindacalisti - anche se la bontà di questo accordo si vedrà alla fine, tra due anni». Anche per questo motivo, Corti ricorda che è stato previsto un Fondo di solidarietà a sostegno di lavoratori che, alla fine dei due anni, non avessero ancora trovato una soluzione.

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MATEC Ecco l’accordo firmato a Roma. Il marchio resta. L’azienda spenderà oltre due milioni di euro

Uno su sette si salva

di Fabrizio Morviducci su la Nazione 19/2/06

Dopo l'intesa tra le parti, l'accordo sulla vertenza Matec attende il via libera dall'assemblea dei lavoratori. Lunedì alle 15, alla casa del popolo di Casellina, gli operai dell'azienda meccanotessile valuteranno tutte le implicazioni di un'operazione che all'azienda costerà complessivamente oltre 2milioni e 100.000 euro, un milione e duecentomila dei quali saranno destinati all'incentivazione dei lavoratori. Nelle pieghe dell'accordo, anche la permanenza (non a tempo) di un presidio Matec, che si occuperà di assistenza ai clienti e ricambi, che darà lavoro a una quarantina di persone. Sarà assicurata la cassa integrazione per due anni ai dipendenti che nel frattempo non trovassero lavoro e, infine, saranno cercate nuove opportunità, con il sostegno dell'Associazione industriali di Firenze, per una parte dei 242 operai, anche attraverso corsi di formazione che la Regione Toscana si è impegnata a sostenere.

Alla fine, considerando anche i lavoratori che andranno in pensione, l'impegno alla ricollocazione dovrebbe toccare circa 120 tute blu. Inoltre la linea donna dovrebbe restare attiva, fino alla fine dell'anno, mentre la chiusura della sperimentazione di un prototipo impiegherà altri lavoratori per un paio di mesi. «L'obiettivo - ha detto Fabio Franchi della Fim Cisl - era cercare di mantenere posti di lavoro, e non smantellare un sito a vocazione industriale abbandonandolo a se stesso. C'era la volontà di continuare ad avere lì un insediamento produttivo, spostare l'attenzione sull'opportunità di avere offerte e proposte di lavoro più che incentivazione economica. Secondo noi questa intesa risponde alle attese dei lavoratori. A pi riprese ci era stato sottolineato che, più dei soldi era importante la sicurezza di un posto di lavoro.

Ora occorre puntare sulla gestione dell'accordo stesso, con la commissione che dovrà valutare come andrà lo sforzo congiunto di istituzioni azienda sindacato per la ricollocazione dei lavoratori». «Quando si chiude un'azienda - ha detto il responsabile delle relazioni industriali del gruppo Lonati, Gian Battista Garza - non c'è nulla da festeggiare, è sempre un giorno triste. Siamo soddisfatti di un accordo che non si poteva fare due mesi fa. Anche il sindacato ha trovato la determinazione giusta per fare una trattativa dura ma stringente.

Importante è stato il contributo delle istituzioni, resta il rammarico di un po' di insulti gratuiti ricevuti ma anche questo fa parte del rischio del mestiere. Ora bisogna lavorare tutti per dare un nuovo lavoro a duecento dipendenti». Lunedì l'assemblea dei lavoratori, dove è attesa l'approvazione dell'accordo con referendum tra le tute blu.
Poi caleranno le luci e comincerà il lavoro delle parti per dare attuazione ai contenuti dell'intesa.
Resta rammarico per la fine di un'azienda storica per l'area fiorentina, dopo una vertenza durata cinque mesi e quasi sessanta giorni di presidio degli operai davanti ai cancelli.

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LA LUNGA VERTENZA Drammatica trattativa conclusa felicemente nella notte con una intesa che soddisfa pienamente le parti

Svolta Matec, firmato l’accordo

Incentivi ai lavoratori in attesa di una nuova collocazione e a quanti invece sono già pensionabili

di Fabrizio Morviducci su la Nazione 18/2/06

L’accordo c’è. È ufficiale. La firma è stata apposta ieri sera verso le ventidue e trenta, dopo una serrata giornata di confronto tra sindacati, istituzioni e proprietà della Matec. Un confronto dove, stavolta, ha prevalso il buon senso. Limate le differenze economiche, anzi con qualche investimento in più, il costo complessivo dell’operazione supera i due milioni e centomila euro. Soldi che finiranno negli incentivi per gli operai in attesa di una nuova collocazione, ma anche per tutti coloro che si stanno avvicinando alla pensione, oppure hanno un’età che non permette di trovare un nuovo impiego così facilmente. Intorno alle 20 le parti si sono raccolte in riunione ristretta, per limare tutte le imprecisioni, anche normative, relative all’intesa. Premiato l’ottimismo dei sindacati, che avevano cercato per tutta la giornata di mediare, strappando qualche concessione in più all’azienda. Torna in auge anche la permanenza del presidio sul territorio per ricambi e manutenzione, che l’azienda avrebbe acconsentito a mantenere a Scandicci. Insieme all’intesa, la concessione del ministero del Welfare che ha raddoppiato a due anni la cassa integrazione straordinaria per i lavoratori. All’incontro di Roma, erano presenti anche le istituzioni, dal sindaco Gheri ai rappresentanti della Provincia. E lunedì alle 15 ci sarà l’assemblea dei lavoratori, che certamente ratificherà ufficialmente l’accordo. La vertenza della Matec è cominciata nell’ottobre dello scorso anno, quando l’azienda ha annunciato la chiusura della fabbrica e la conseguente messa in mobilità dei 260 lavoratori. Una mobilità che, nel tempo è stata trasformata in cassa integrazione straordinaria.

L’accordo è arrivato a due mesi dall’apertura del presidio degli operai davanti ai cancelli dell’azienda. Una presenza partita il 22 dicembre scorso dopo la serrata decisa dalla proprietà. Si chiude un ciclo, con la morte di una delle aziende storiche dell’area fiorentina. Non sono mancati i colpi di scena. Ieri era il giorno della verità, del «fuori o dentro». Con altre vertenze di grande entità (vedi la chiusura della Delphi di Livorno), si imponeva trovare un accordo, garantire gli incentivi e un percorso di ricollocazione a chi, dopo anni di lavoro, è rimasto senza certezze per sé e per la propria famiglia.
Il marchio Matec non morirà, sarà mantenuto in vita dal gruppo Lonati, che magari un domani potrebbe tornare a produrlo a Brescia. Ma per Firenze, Matec sarà sempre l’esempio di civiltà ed educazione dei lavoratori, e la solidarietà spontanea di chi si è fermato al presidio, con un dolce, una bottiglia, per testimoniare che la coscienza civile non è ancora morta.

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Matec, la trattativa è infinita ma l’accordo è vicino

Al ministero si attende la conferma dopo 12 ore di «tavolo»: il presidio industriale rimarrebbe con 39 operai, e fino a giugno sarebbero 150

Marco Bucciantini / Roma sull'Unità 18/2/06


NOTTETEMPO Sono sempre tutti lì quando questo quotidiano deve chiudere le pagine per andare in stampa. Dopo dodici ore al tavolo più delicato e decisivo, quello del ministero del Lavoro i delegati sindacali, le istituzioni e le Rsu della Matec e - dall’altra parte - Gian Battista Garza per la proprietà con gli avvocati e i rappresentanti di Confindustria, molte cose sembrano marciare nel verso giusto, «ma io non apro bocca, non mi sbilancio, sono stanco e scaramantico», fa Marcello Corti, leader della Fiom fiorentina, «il diesel della trattativa», lo definisce Alessio Gramolati, segretario della Camera del Lavoro di Firenze. Il motore che non si è mai stancato di sperare e di discutere. Presenti anche i delegati nazionali, e Fabio Franchi della Fim Cisl Firenze, e gli assessori al lavoro del comune di Firenze e della Regione (Riccardo Nencini e Gianfranco Simoncini). Con loro il sindaco di Scandicci Simone Gheri.

Alle 21 e 30 si attendeva la stesura di un testo che - stando agli accordi raggiunti in trattativa - riceveva quasi tutte le proposte sindacali. Versione che s’intruppava anche in una disputa ministeriale, fra il dicastero del Lavoro e quello delle Attività produttive, tanto per aggiungere adrenalina a questa storia.

«Calma, calma», predicavano ancora i sindacalisti, che sanno bene come le aziende in questi testi azzardino sempre qualcosa. Ma il clima era di fiducia: il presidio Matec rimarrebbe con 39 lavoratori (due in più rispetto a quanto finora assicurato) che sarebbero circa 150 per ancora quattro mesi, per poi armonizzare entro il 2007 il calo di produzione e operai. Più un presidio professionale fino a dicembre, importante per ridare prospettive industriale al sito. Per gli altri lavoratori - adesso sono 270 - la Cassa integrazione sarebbe rimpolpata da incentivi e il 20% di loro entrerebbe in un piano di ricollocazione immediato (con corsi di formazione garantiti dalla Regione Toscana), con maggiori tutele anche per chi resterebbe senza lavoro al termine dei 24 mesi di Cassa integrazione.

Una vicenda infinita ma che sembra poter scongiurare il finale voluto dai fratelli Lonati, proprietari della fabbrica scandiccese, industriali a tutto tondo fino agli anni novanta, poi attratti dalla finanza e dal mercato immobiliare. Loro volevano liquidare la Matec con qualche mese di cassa integrazione e tutti a casa, sorvolando le lotte sindacali, i presidi degli operai (da 56 giorni davanti ai cancelli della loro fabbrica), il fronte compatto delle istituzioni. Un modello conflittuale che si è sciolto, piano piano, davanti al fronte compatto toscano, che dall’inizio ha puntato a coniugare gli strumenti sociali - ammortizzatori, ricollocazione - con il mantenimento di una prospettiva industriale.

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LAVORO

Matec, oggi a Roma l’incontro decisivo

di Alessio Schiesari sull'Unità 17/2/06

Per i lavoratori della Matec, qualche speranza ancora c’è: la trattativa con la proprietà, anche se zoppicante, rimane in piedi. E le possibilità di accordo tra le parti permangono. Intanto però cresce tra i lavoratori l’esasperazione e il nervosismo, sia per l’atteggiamento dei Lonati che per l’esasperante protrarsi dei negoziati. In un’assemblea dei lavoratori si sono anche messi a fuoco i nodi della trattativa su cui la distanza con la proprietà risulta maggiore: la richiesta di lasciare a Scandicci almeno una parte della produzione, di un’aggiunta alla cassa integrazione, la creazione di un fondo per chi dovesse rimanere disoccupato Assemblea dei lavoratori
Matec. 

A Roma vertice con il ministro Maroni

L’interminabile trattativa oggi ritorna sul tavolo del ministero del welfare. L’accordo è a portata di mano o slitterà ancora?

di Alessio Schiesari/ Firenze


TRATTATIVA ancora in piedi, un po’ zoppicante, ma ancora in piedi. In questa battuta si può riassumere la situazione dell’estenuante vertenza Matec. Nonostante i Lonati abbiano abbandonato il tavolo del negoziato durante una pausa, portandosi via il foglio in cui erano stati stesi i punti d’intesa raggiunti durante il lunghissimo negoziato, le possibilità di accordo tra le parti ci sono. L’assemblea sindacale svoltasi ieri a Scandicci si è tenuta in un clima diverso rispetto a quella di dieci giorni fa: le notizie di rottura definitiva che circolavano sui giornali hanno infiammato gli animi dei lavoratori, che guardavano all’evolversi della trattativa con apprensione. «La nostra pazienza ha un limite, questa gente non sa neanche cosa sia la serietà. Non sono due mesi, ma dieci anni che ne combinano di tutti i colori» commenta un operaio, «Io finchè non vedo l’accordo firmato non credo a nulla, cosa posso aspettarmi dai Lonati?» commenta un altro.

C’è chi, di fronte al taccuino degli appunti, scappa impaurito credendo che a fare le interviste sia un inviato dei Lonati, e chi, come mi viene raccontato da un lavoratore, è finito all’ospedale con un esaurimento nervoso. Insomma, la tensione è palpabile.

Quando, con un’ora di ritardo, l'assemblea inizia, nella stanza della casa del popolo adibita all’incontro cala il silenzio. Marcello Corti, sindacalista Fiom, parte dalla notizia migliore: «Le trattative sono ancora aperte, non badate a chi dice il contrario». E a dire il contrario ci aveva pensato mercoledì sera un comunicato inviato da Gian Battista Garza, responsabile del personale e incaricato della trattativa per il gruppo Lonati. «Crediamo che questo tavolo sindacale abbia ormai esaurito il suo ruolo... Le risorse destinate a Matec verranno destinate ad altre situazioni di crisi... Hanno prevalso le forze ostili all’accordo» si legge nella nota diramata da Brescia. Ma era solo un’altra delle tante bufale messe in scena dalla dirigenza bresciana in questi due mesi.

L’assemblea prosegue sottolineando quali sono i punti su cui l’intesa è ancora lontana. Anzitutto, cosa lasciare a Scandicci. Se appare oramai certo che verranno mantenuti nel fiorentino assistenza e ricambistica, insieme a 37 posti di lavoro, la richiesta dei sindacati, per ora non accolta dai Lonati, riguarda la possibilità di mantenere la costruzione di almeno un modello di macchina in Toscana. Inoltre, dal momento che la produzione dovrà ripartire per evadere delle commesse in giacenza, i rappresentanti dei lavoratori vorrebbero che qualche decina di persone continuasse a lavorare fino alla fine dell’anno. Anche su questo punto da Brescia è arrivato un «Niet», dopo giugno tutti a spasso. 

Il secondo nodo riguarda la necessità che i Lonati aggiungano qualcosa alla cassa integrazione. Il fatto che 700 euro di ammortizzatore sociale non siano sufficienti a far campare nessuna famiglia appare chiaro a tutti, escluso ovviamente a chi i soldi in più li dovrebbe mettere, cioè i Lonati. Infine l’ostacolo forse più grosso: la creazione di un fondo per quei lavoratori che, alla fine dei 24 mesi di cassa integrazione, non avranno ricevuto nessuna offerta di lavoro. Insomma, benchè la trattiva sia progredita molto dalla settimana scorsa, e gli spiragli di una chiusura positiva siano cresciuti, di lavoro da fare di qui al 25 febbraio, termine ultimo per l’accordo, ce n’è ancora molta. Il primo obiettivo dei sindacati ricollocare, prima del termine degli ammortizzatori sociali, quanti più operai possibile. Il ministero ha posto come condizione per la concessione dei 24 mesi di cassa la ricollocazione di almeno 50 operai, oltre ai 37 che continueranno a lavorare in assistenza Matec, entro la fine dell’anno. E proprio a Roma per parlare con il Ministro del welfare Maroni andranno domani sia la dirigenza bresciana che i sindacalisti. Quest’incontro sarà l’occasione per riaprire un tavolo di discussione, sperando che, almeno questa volta, non basti una pausa caffè per farlo saltare.

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MATEC - MANCATO ACCORDO
Oggi l’incontro finale al ministero di Maroni

A Roma il ripescaggio

 di Fabrizio Morviducci su la Nazione 17/2706

Dovranno chiudere l'accordo di venerdì 17. E visto il prologo non sarà facile. Stamani istituzioni e sindacati incontrano nuovamente la delegazione aziendale di Matec. Un incontro, quello davanti al ministero del Welfare che è davvero l'ultimo treno per un'intesa a tutela delle 260 famiglie. I lavoratori sono in attesa di una schiarita ormai da mesi, ma durante ogni appuntamento, la trattativa ha sempre portato ad alterni colpi di coda. Ieri l'assemblea dei lavoratori ha analizzato nel dettaglio la piattaforma di accordo, sviscerando tutte le differenze tra la proposta dell'azienda e le controrichieste del sindacato.

«Andiamo a Roma - ha detto Fabio Franchi della Fim Cisl - con la volontà di riaprire il dialogo e, se possibile, arrivare a un'intesa che sblocchi anche la disponibilità ministeriale per il raddoppio della cassa integrazione». Ad auspicare il raggiungimento di un accordo, anche il sindaco Gheri, che domani sarà all'incontro, insieme alla delegazione delle istituzioni, che dovranno giocare anche una partita nella partita: la reindustrializzazione del sito di via delle Nazioni Unite. Un pressing su due fronti dunque, anche se il principale resta sempre quello sul futuro degli operai. 

L'obiettivo è cercare di limare le differenze economiche, ma soprattutto appianare quella conflittualità tra le parti che ha determinato l'ultimo stop alla trattativa. Ma dall'assemblea dei lavoratori, accanto all'appello alle istituzioni, è arrivato anche l'annuncio di nuove iniziative di lotta: «I lavoratori di Matec - si legge in una nota - danno mandato alla delegazione trattante a fare il possibile insieme al Governo e le Istituzioni per migliorare i punti di criticità che ancora permangono nella trattativa stessa così da poter arrivare ad una conclusione positiva di questa difficile vertenza. 

Se ciò non dovesse avvenire i lavoratori chiedono alle loro Rappresentanze di non escludere l'utilizzo di ulteriori iniziative generali di lotta che vedano coinvolta oltre ai lavoratori della Matec l'intera categoria». Una risposta alle parole di fuoco dell'azienda che, all'indomani della rottura del tavolo aveva criticato pesantemente l'atteggiamento dei sindacati: «Abbiamo negoziato in un clima pesante e confuso - la risposta al vetriolo del responsabile delle relazioni industriali del gruppo Lonati, Gian Battista Garza - che ci obbligherà a riconsiderare anche la nostra posizione sul presidio operativo. In una vertenza rivelatasi forse troppo difficile e complicata, crediamo che questo tavolo sindacale abbia oramai esaurito il suo ruolo. Non fare l'accordo è una sconfitta per tutti. Vorrà dire che le risorse predisposte per Matec, andranno ad altre situazioni di crisi. Dispiace per tutti coloro che, in buona fede, hanno lavorato per una intesa ragionevole, ma hanno prevalso le forze ostili all'accordo». La discussione ricomincia da questo pesante faccia a faccia. Toccherà ai funzionari del ministero entrare nel merito, e alle istituzioni, cercare di 'ricomporre' una frattura che potrebbe diventare insanabile.

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COMUNICATO SINDACALE

Documento approvato dall’assemblea dei lavoratori della Matec

I lavoratori della MATEC SpA riuniti oggi in assemblea preso atto della difficile fase della trattativa, danno mandato alla delegazione trattante, che domani incontrerà l’Azienda al Ministero del Welfare, a fare il possibile insieme al Governo e le Istituzioni competenti per migliorare i punti di criticità che ancora permangono nella trattativa stessa così da poter arrivare ad una conclusione positiva di questa difficile vertenza.

Se ciò non dovesse avvenire i lavoratori chiedono alle loro Rappresentanze di non escludere l’utilizzo di ulteriori iniziative generali di lotta che vedano coinvolta oltre ai lavoratori della Matec l’intera categoria.

 

RSU Matec

Fim-Cisl Fiom-Cgil

Scandicci giovedì 16 febbraio 2006

Inviato a cura dell’Ufficio Comunicazione Centro Servizi Borgo dei Greci David Buttitta

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Matec, Lonati fa saltare la trattativa

Dopo due giorni di discussione l’azienda ha abbandonato il tavolo di confronto
Per domani è previsto l’incontro al ministero del welfare sulla cassintegrazione

48 ORE di promettente discussione, poi i sindacati chiedono una pausa, vogliono informare i lavoratori, ma i Lonati colgono l’occasione al balzo e se ne vanno via abbandonando il tavolo Matec, la fuga della proprietà


di Marco Bucciantini / Firenze sull'Unità 16/2/06

Hanno dormito poco, la bocca impastata, la parlantina rallentata, la testa pesante. I sindacalisti che stanno trattando con i Lonati il futuro dei 270 lavoratori della Matec, dopo 48 ore di discussione, in fondo all’ultima riunione fiume cominciata a San Valentino alle 10 del mattino e andata avanti fino a ieri mattina alle sette, chiedono un intervallo per valutare lo stato dei fatti e sottoporlo alle Rsu della fabbrica meccanotessile. Informano gli operai, un’ora di colloquio e confronto, tornano alla sede di Assindustria, il luogo dove si tratta col padrone, e scoprono che Gian Battista Garza, direttore del personale del gruppo Lonati ha tolto le tende e se n’è tornato a Brescia. «È inspiegabile», dice Marcello Corti, leader della Fiom fiorentina: 48 ore di trattativa serrata e proficua vanificati dall’improvvisa fuga della controparte. Nonostante questo l’intenzione dei sindacati - come si capisce da un comunicato congiunto Fiom e Fim Cisl - è di tenere bassa la polemica, valorizzando i passi avanti. Ma da Matec Spa, a firma Garza (già riferimento bresciano di Forza Italia) arrivano invece parole durissime.

Abbandonato il tavolo di trattativa
Dopo due estenuanti e promettenti giorni di trattativa la delegazione aziendale se ne va

UNA PRESA IN GIRO I due giorni di trattativa avevano avvicinato le parti su alcuni punti fondamentali, dall’integrazione della cassa integrazione a carico dell’azienda - che, va ricordato, è davvero misera, sui 700 euro, e qui «Lonati potrebbe fare di più, ma qualcosa mette sul piatto» - fino all’attività industriale da conservare, aprendo a nuovi soggetti imprenditoriali, con corsi di formazione per adattare il personale già garantiti dalla Regione Toscana. Per ammortizzare questo passaggio, i sindacati insistono nel chiedere uno “smaltimento” di produzione che occupi tutti il 2006, mentre Lonati blocca il periodo fino a giugno. Insomma, differenze appianabili. 

«Più complicato accordarsi sul meccanismo che tuteli realmente i lavoratori che dopo i due anni di cassa integrazione non siano riassorbiti nelle nuove attività industriali o in altre aziende. Chiediamo a Lonati di impegnarsi - con un fondo, garantendo una ricollocazione - ma la proprietà respinge impegni che trova troppo vincolanti», fa sapere Corti. Su questo controverso punto, giunti a questo scoglio i sindacati hanno chiesto una pausa. Per discutere con gli operai, per riposare un po’ e tornare al tavolo e proporre e verificare posizioni più costruttive. Ma il tavolo non c’era più.

Tania Lari, ufficio ricambi, cigiellina, 45 anni, dal 1984 nel meccanotessile, da otto anni in Matec dove è oggi nella Rsu ammette «di credere ancora molto nell’accordo: Loro fanno così, forse è una strategia ma con molta amarezza ho visto troppi atteggiamenti da ultimatum. Finora hanno accettato quello che avevano già deciso di accettare, credo che concessioni siano state fatte poche e sui punti più spinosi si sono chiusi: così è e così rimane, in sostanza».

«La vertenza - sottolineano i sindacati nel suddetto comunicato - è in una fase molto delicata, anche rispetto ai tempi per l’inoltro della procedura di cassa integrazione straordinaria». Evaporata la possibilità di presentarsi al ministero del lavoro con una accordo, adesso si andrà comunque a Roma, domani, per un nuovo tentativo di uscire fuori da una situazione che mette in gioco la vita e la dignità di quasi trecento famiglie. In vista dell’incontro a ministero le Rsu della Matec «chiedono ai ministri competenti e alle istituzioni locali di attivarsi per una ripresa della trattativa», ma tutto è maledettamente ostacolato dal comunicato aziendale, che usa termini di guerra: «Abbiamo negoziato in un clima pesante e confuso che ci obbligherà a riconsiderare anche la nostra posizione sul presidio operativo. Vorrà dire che le risorse predisposte per Matec andranno ad altre situazioni di crisi...hanno prevalso le forze ostili all’accordo». Toni minacciosi, e anche un po’ fasulli quando si paventa di dirottare soldi altrove. E i milioni di euro (diverse centinaia) rastrellati con le plusvalenze nella vendita di Bnl, signor Lonati, dove li destiniamo? Marco Bucciantini

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Dopo 48 ore ininterrotte di lavoro la dirigenza aziendale sbatte la porta
Matec, rotta la trattativa
ILARIA CIUTI su la Repubblica 16/2/06

DOPO 48 ore di trattativa non stop, senza mai dormire, appena la delegazione sindacale chiede una sospensione, la dirigenza aziendale del gruppo Lonati, proprietario della Matec, si alza e lascia definitivamente il tavolo presso l´Associazione industriali, senza fornire spiegazioni alcune. E´ successo ieri mattina alle 11, come denuncia, esterrefatta, la Fiom-Cgil fiorentina che ricorda anche come la vertenza Matec sia «in una fase molto delicata». Dalla sua soluzione dipende la concessione di due anni di cassa integrazione per i dipendenti (a questo punto 240) dell´azienda che è stata chiusa, promessi dal ministero del lavoro. Adesso la Fiom si appella al ministero, dove sindacati e azienda sono convocati domani.

Intransigente anche la dirigenza Magnetek, l´azienda di elettronica di Terranova Bracciolini di proprietà di una multinazionale Usa che vuole licenziare 75 dipendenti e dice no alla cassa integrazione al posto della mobilità. Un no ripetuto che ha causato, ieri e oggi, due ore di sciopero con presidio dei cancelli e il proposito di inasprire al protesta da parte dei lavoratori. Spiragli di cassa integrazione al posto dei licenziamenti immediati, invece alla Delphi di Livorno (componentistica per auto di proprietà, anch´essa di una multinazionale Usa, 400 dipendenti tra diretti e indotto) che chiude. Domani la risposta definitiva.

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IL CASO L’ultima chance venerdì al ministero del Welfare

Matec, l’accordo è saltato «Non ci sono le condizioni»

Niente accordo per il salvataggio della Matec. Due giorni di trattative-fiume non sono serviti a garantire un futuro ai dipendenti della fabbrica di Scandicci in lotta da mesi. La proprietà ha dichiarato di non voler mantenere in zona alcuna attività. Scambio di accuse con i sindacati. Oggi, in un clima molto teso, assemblea dei lavoratori

di Fabrizio Morviducci su la Nazione 16/2/06

Matec, la situazione si complica. Due giorni di trattativa no-stop, non hanno portato all'atteso accordo sindacale, e ora l'ultima spiaggia è domani (venerdì 17) davanti al ministero del welfare. Oggi l'assemblea dei lavoratori. Un'assemblea che non avrà un'ipotesi di accordo da approvare, ma solo la reciproca constatazione delle parti che non si va avanti. E questo fatto, è forse l'unico punto di contatto tra azienda e sindacati. Su tutto la constatazione che, in mancanza di un'intesa, potrebbe saltare anche la disponibilità del ministero a concedere i due anni di cassa integrazione straordinaria. Incentivi che potrebbero finire agli operai della Delphi di Livorno, che dopo la chiusura della fabbrica e l'occupazione dello stabilimento, cercano come acqua nel deserto una rapida conclusione della vertenza. Una battaglia, quella tra sindacati e proprietà, che trova anche toni duri. «Dopo oltre 48 ore di trattativa non-stop ad una richiesta di sospensione - si legge in una nota di Fim e Fiom - l'Associazione degli Industriali di Firenze ci ha comunicato che la delegazione aziendale aveva deciso di abbandonare il tavolo. 

Permangono ad oggi differenze non marginali ai fini delle garanzie occupazionali e gestionali di alcune parti dell'eventuale accordo. Dopo questo episodio incomprensibile chiediamo ai Ministeri competenti e alle Istituzioni locali, in attesa dell'incontro di venerdi al Ministero del Wellfare, di attivarsi per una ripresa della trattativa che porti alla soluzione della vertenza». Anche l'azienda non va per il sottile: «Dopo aver accettato il 90% delle richieste - dice il responsabile delle relazioni industriali del gruppo Lonati, Gian Battista garza - presentateci unitariamente dalla delegazione sindacale in trattativa "ristretta", ci è stato detto che non vi erano le condizioni per chiudere l'intesa. Abbiamo negoziato in un clima pesante e confuso che ci obbligherà a riconsiderare anche la nostra posizione sul presidio operativo. In una vertenza rivelatasi forse troppo difficile e complicata, crediamo che questo tavolo sindacale abbia esaurito il suo ruolo. Non fare l'accordo è una sconfitta per tutti. Vorrà dire che le risorse predisposte per Matec, andranno ad altre situazioni di crisi».

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COMUNICATO STAMPA

Un atteggiamento incomprensibile

Dopo oltre 48 ore di trattativa non-stop ad una richiesta di sospensione di qualche ora avanzata dalla delegazione sindacale, l’Associazione degli Industriali di Firenze ci ha comunicato che la delegazione aziendale aveva deciso di abbandonare il tavolo.

La vertenza è in una fase molto delicata, anche rispetto ai tempi a disposizione per l’inoltro della procedura di CIGS.

Permangono ad oggi differenze non marginali ai fini delle garanzie occupazionali e gestionali di alcune parti dell’eventuale accordo.

Dopo questo episodio incomprensibile chiediamo ai Ministeri competenti e alle Istituzioni locali, in attesa dell’incontro di venerdi 17 febbraio p.v. presso il Ministero del Wellfare, di attivarsi per una ripresa della trattativa che porti alla soluzione della vertenza Matec.

RSU Matec

Fiom CGIL Firenze

Fim CISL Firenze

Scandicci, 15/02/2006 17.13.51

Inviato a cura dell’Ufficio Comunicazione Centro Servizi Borgo dei Greci David Buttitta

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MATEC
Lombardia e Toscana premono sui Lonati

da l'Unità 15/2/06

Mentre l’accordo tra le parti ancora non arriva, i consigli regionali di Toscana e Lombardia hanno preso carta e penna per dire la loro sulla vicenda Matec. Il documento inviato sotto forma di lettera a Lonati e sindacati si apre sottolineando la preoccupazione con la quale entrambe le istituzioni regionali stanno seguendo una vicenda che sembra destinata a non trovare fine. Nella lettera spicca l’invito rivolto ai Lonati, e non ai sindacati, per una partecipazione attiva e concreta, che consenta di raggiungere una conclusione positiva nel negoziato attualmente in corso. Come dire: se si vuole che la vicenda vada a buon fine è ora che anche la proprietà si decida a trattare in modo serio. 

Un’altro passaggio emblematico recita testualmente: «I Consigli Regionali ... invitano le parti a cercare tutte le soluzioni che tutelino le persone coinvolte e garantiscano la piena e qualificata reindustrializzazione dell’area, a partire dalla salvaguardia del patrimonio professionale esistente». E sono proprio l’ottenimento di garanzie rispetto a chi si occuperà di reindustrializzare l’area ex-Matec e la salvaguardia di un minimo di patrimonio professionale, attraverso il mantenimento di qualche attività a Scandicci, due delle richieste sindacali lasciate ancora insoddisfatte dalla proprietà bresciana. 

Insomma, seppur tra le righe, due regioni di colore politico opposto hanno preso posizione nello stesso senso, richiamando i Lonati ad un impegno maggiore. Intanto da Roma arriva una pessima notizia, la data entro cui presentare la domanda per i due anni di cassa integrazione è stata anticipata al 17 di questo mese. Oltre, se non si troverà un accordo, il governo non garantirà più di 12 mesi. Alessio Schiesari

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MATEC Trattativa a oltranza. I sindacati chiedono a Lonati un impegno (fra incentivi e interventi) di 2 milioni

Divisi da 800mila euro

 di Fabrizio Morviducci su la Nazione 15/2/06

Ci sono ottocentomila euro di differenza. Due milioni per i sindacati, deve essere il costo complessivo della operazione Matec a carico dell’azienda. Azienda che invece vorrebbe chiudere la partita a 1 milione e duecentomila. Trattativa col fiato sospeso, quella per la vertenza dell’azienda meccanotessile. Una trattativa che è arrivata al secondo giorno no- stop, con sedute ‘ristrette’ che durano fino a notte inoltrata. Intorno alle 21 di ieri, la situazione era in stallo, anche se la volontà comune era quella di limare le ‘differenze’ fino a stringere un’intesa e trovarsi concordi per l’appuntamento di venerdì (tra due giorni) al ministero del welfare per gli incentivi che riguardano il raddoppio della cassa integrazione straordinaria. L’ultimo treno, prima che le risorse vengano utilizzate diversamente, e sempre in Toscana, dove un’altra azienda, la Delphi di Livorno, ha messo a rischio 400 posti di lavoro. Da Livorno arrivano voci di un incontro rapido, proprio per capitalizzare al massimo la concessione di incentivi. 

Anche Matec non può tardare a questo appuntamento, perche’ il rischio è aver buttato 50 giorni di trattativa, e di mettere in difficoltà i 260 lavoratori che da gennaio sono senza un impiego. Una boccata d’ossigeno l’anticipo di 800 euro per il primo mese di cassa integrazione. Un anticipo ottenuto attraverso la mediazione della Regione che però non risolve i problemi per il futuro. Eppure restano ancora differenze difficili da appianare. Perche’ i sindacati continuano a chiedere una permanenza non ‘a termine’ del presidio Matec per assistenza e ricambi, mentre l’ azienda continua a ribadirne la durata di 24 mesi. E da due giorni si discute, in maniera serrata per arrivare a un’intesa. 

Un accordo per garantire almeno la dignita’ dei lavoratori, prima che entrino in campo le istituzioni per giocare la seconda partita, quella ugualmente delicata della reindustrializzazione del sito. Toccherà al sindaco Gheri, e alla Provincia, incontrare di nuovo l’azienda per valutare quali siano le volontà di cedere l’area, per favorire l’ingresso di nuovi imprenditori che puntino anche a ricollocare qualcuno dei lavoratori mandati a casa. Intanto gli incontri proseguono, se un’intesa non è stata raggiunta nella notte, si proseguirà ad oltranza anche questa mattina. Ore decisive, anche se persistono differenze, la sensazione è che presto si dovrebbe chiudere.

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MATEC
Aspettando l’accordo anticipo di Cigs per i lavoratori

da l'Unità 14/2/06

La fumata, ancora una volta, è stata nera. La trattativa fiume relativa alla vertenza della Matec di Scandicci che è andata avanti per tutta la giornata di ieri ha portato soltanto a un nuovo rinvio ad oggi. «Ci sono degli spazi entro cui muoversi per definire esattamente tutto l’impianto dell’accordo - spiega Cesare De Sanctis della Fiom-Cgil - ma serve avere maggiori certezze circa la permanenza del sito industriale e la gestione delle eccedenze».

Una buona notizia per i lavoratori è però arrivata dalla Regione, grazie alla quale potranno riscuotere la prima mensilità della cassa integrazione straordinaria ricevendo un assegno pari a 800 euro. A rendere possibile questa “anticipazione” nell’erogazione della Cassa senza dover attendere, in caso di mancato accordo, il perfezionamento della procedura presso il ministero del lavoro e la successiva erogazione da parte dell’Inps, è uno speciale fondo costituito presso un istituto di credito per iniziativa della Regione, con la collaborazione di FidiToscana. L’accordo renderà così subito operativo il fondo. La Regione, per parte sua, coprirà con proprie risorse tutte le spese bancarie relative all’operazione, l'intero ammontare degli interessi e presterà le necessarie garanzie. Da parte dell’assessore al lavoro Gianfranco Simoncini è stata espressa viva sodddisfazione per l’operazione, che consente di venire incontro ai problemi economici più pressanti della famiglie degli oltre 200 lavoratori dell’azienda. f.san.

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MATEC I dipendenti riceveranno un assegno di 800 euro come anticipo della cassa integrazione

Pagherà la Regione

 di Sandro Bennucci su la Nazione 14/2/06

Riceveranno un assegno di 800 euro, i duecento dipendenti della Matec di Scandicci. Un acconto. O meglio: la prima mensilità del trattamento di cassa integrazione straordinaria, sulla quale non è stato ancora raggiunto un accordo.
E’ stata la Regione, in collaborazione con la finanziaria regionale, la Fidi, a rendere possibile l’anticipazione della cassa integrazione senza dover aspettare il perfezionamento della procedura presso il ministero del lavoro e la successiva erogazione da parte dell’Inps.

E’ un piccolo segnale, un passo avanti nel tentativo di riportare un minimo di certezza nelle famiglie dei lavoratori che hanno perso il posto per la chiusura dell’azienda da parte della proprietà, Lonati. E’ chiaro che ci vorrà ben altro perché i dipendenti e chi vive con loro possano riacquistare quella serenità che avevano prima di essere travolti da una vicenda inimmaginabile.
Intanto vediamo com’è stato possibile il pagamento di questo primo assegno.Regione e Fidi Toscana hanno costituito un fondo speciale presso una banca. Fondo operativo subito, grazie a un’intesa firmata ieri da Gianfranco Simoncini, assessore a istruzione, formazione e lavoro, dalle organizzazione sindacali confederali e dalle rappresentanze sindacali unitarie dell’azienda.
La Regione si è impegnata a coprire con risorse proprie tutte le spese bancarie relative all’operazione, l’intero ammontare degli interessi e darà le necessarie garanzie perché tutto possa procedere nei modi previsti. Concretamente: si tratta di adempimenti che garantiscono gli assegni destinati ai dipendenti della Matec.

L’assessore Simoncini ha manifestato viva soddisfazione per l’operazione, che consente di venire incontro ai problemi economici più pressanti delle famiglie dei lavoratori Matec. Si tratta di un segno concreto di solidarietà che caratterizza anche altre iniziative regionali. Fra queste Simoncini ha annunciato la previsione, nel bilancio regionale, di uno speciale fondo per l’anticipazione della cassa integrazione per il sostegno ai lavoratori di aziende in liquidazione o che si trovano in difficoltà per mancanza di disponibilità finanziaria.

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SCANDICCI Sindacati e proprietà stamani tornano a incontrarsi: i nodi cruciali

Matec, incontro-verità Oggi parte la trattativa

 di Fabrizio Morviducci su la Nazione 13/2/06

L’ultima spiaggia. Prima che sia troppo tardi. Oggi l’incontro verità sulla vertenza Matec. Sindacati e proprietà torneranno a incontrarsi dopo l'ultimo appuntamento chiuso con un nulla di fatto, perché c’erano ancora troppe differenze tra le parti. Quello di oggi dovrà essere necessariamente l’incontro delle decisioni, perché le ultime notizie che arrivano dal ministero del Welfare sembrano far propendere per una chiusura in tempi rapidi della vertenza. 

Dopo l'impegno del sottosegretario, Maria Grazia Sestini, a concedere ammortizzatori sociali per i lavoratori in cassa integrazione straordinaria, e la conseguente disponibilità a raddoppiare la cassa integrazione da un anno a due anni, occorre stingere perché la disponibilità dei finanziamenti potrebbe scemare.

Disponibilità che potrebbe essere minata anche da altre vertenze, anche di grande entità, in arrivo nei prossimi mesi. Occorre vedere se, in questo giorni di attesa, le posizioni di sindacato e azienda si saranno avvicinate: i lavoratori hanno valutato le ipotesi della dirigenza di Matec, «insufficiente per poter permettere una soluzione positiva».
Punti critici, la volontà aziendale di mantenere sì un presidio Matec per 30 dipendenti, ma solo per due anni, e il piano di gestione delle eccedenze per ottenere il secondo anno di cassa integrazione. Oltretutto secondo i sindacati mancano ancora garanzie «concrete e responsabili» sulla ricollocazione dei lavoratori. Ma anche per l’azienda le richieste sindacali sono sembrate inaccettabili, in particolare per richieste di clausole penali sulla gestione degli esuberi, e per l’introduzione di vincoli e penali in caso di cessione dell’area. Richieste giudicate «estranee al merito della vertenza in corso».

Le parti cominceranno a trattare dalle 9 di mattina. Con due possibilità: chiudere, oppure restare con una frattura insanabile che cadrà inevitabilmente sulle spalle degli operai della Matec, che dal 22 dicembre stanno presidiando i cancelli dell’azienda. Comunque finirà, non mancherà del rammarico per la scomparsa di una delle aziende storiche dell’industria fiorentina. Nata come azienda privata e successivamente passata al gruppo Eni, Matec è stata privatizzata nel 1993 con il passaggio al gruppo Lonati.

Dal 2000 partono le crisi, Matec da oltre 460 dipendenti passa gradualmente ai 259 dipendenti. Il 29 ottobre del 2005, in piena crisi del settore metalmeccanico a Scandicci, i dirigenti del gruppo Lonati, annunciano ufficialmente la chiusura della fabbrica.

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Rabbia Matec: «Non ci arrendiamo»

Una tesa assemblea dei lavoratori a Scandicci dopo l’ennesimo strappo conferma i picchetti
«I Lonati si comportano come speculatori, hanno spremuto la fabbrica ora vogliono chiudere»

ASSEMBLEA AFFOLLATA La speranza degli operai della Matec rischia di essere vanificata dalla decisione dei Lonati di chiudere l’azienda. Anche se i giochi sono ancora aperti «I Lonati vogliono solo chiudere la Matec»

di Alessio Schiesari sull'Unità 9/2/06

Accordo con la dirigenza lontano e prosecuzione dei picchetti davanti alla fabbrica. Queste le conclusioni dell’assemblea dei sindacati e dei lavoratori Matec. Nell’incontro di Martedì non c’è stata una rottura definitiva tra le parti ma ricucire lo strappo certamente non sarà semplice. I punti di attrito sono molti e l’atteggiamento mostrato sino a ora dalla dirigenza bresciana, nella migliore delle ipotesi irresponsabile, è spesso tracimato nel provocatorio. I lavoratori, dal canto loro, si dicono preoccupati per l’incertezza sull’esito delle trattative. L’apprensione è acuita dalla scelta, definita ricattatoria dai sindacati, compiuta dai Lonati: nessun anticipo sulla cassa integrazione agli operai, che si trovano così abbandonati a loro stessi, senza alcun reddito fisso nè certezza per il futuro. Con questi presupposti l’atmosfera, alla casa del popolo di Casellina dove si è svolta l’assemblea, con poteva che essere molto tesa. Mezz’ora prima dell’inizio della discussione il piazzale davanti al bar era affollato di operai che parlavano in modo concitato.

Amarezza e rabbia tra i lavoratori che non rinunciano ai picchetti: resta solo l’incontro di lunedì

SOLO Matec, Lonati e cassa integrazione. Alessio, in Matec da 10 anni, commenta scuro in volto: «Vi rendete conto di com’è stato il mio Natale? È stato come trovarmi senza la casa. Comunque loro hanno fatto chiudere l’azienda: alle fiere hanno portato i nostri listini con i prezzi gonfiati e quelli di Brescia invece scontati». «Era tutto chiaro dall’inizio, questi distruttori di aziende e posti di lavoro sono venuti qui per farci chiudere, sapevamo dall’inizio che lo avevano fatto già altre volte» incalza Paolo, 31 anni in Matec. Anche le dichiarazioni di Damiano, operaio nell’azienda di Scandicci da 16 anni, sono dello stesso tenore: «Brucalassi e Garza sono solo scagnozzi del Lonati, che più che un industriale è uno speculatore. Ha voluto farci chiudere per portare i marchi su a Brescia. E io intanto ho paura del futuro, di curriculum in giro ne ho mandati, ma finchè non hai la mobilità nemmeno ti considerano». 

Verso le 10, il gruppo di operai si è diretto compatto nella sala dove si è tenuta l’assemblea. La stanza era tanto gremita quanto silenziosa. Il murales raffigurante una spiaggia caraibica che faceva da sfondo al tavolo dei sindacati, contrastava con il grigio che dipingeva il cielo e i volti dei lavoratori. L’unico mormorio che si sentiva in sala era: «Se ‘sta trattativa salta che ci succede? E i bresciani ci perdono?». Rispondere a questi dubbi degli operai non è semplice. Gli scenari che si potrebbero aprire se entro il 25 febbraio, data ultima per chiedere la cassa integrazione, non si raggiunge un accordo, sono variegati. La rottura definitiva e da evitare per i lavoratori, che perderebbero ogni benefit aggiuntivo e dovrebbero aspettare maggio per la prima cassa integrazione. Ma una conclusione infelice della trattativa non conviene nemmeno ai Lonati. Infatti sarebbero costretti a pagare all’Inps nove mensilità per lavoratore al posto delle tre previste in caso di accordo. 

Considerando che questo sacrificio economico non si allontana molto dalla somma di tutte le richieste avanzate dalle Rsu, le prospettive di svolta sembrano ci siano. Comunque è sicuro che la via verso una conclusione positiva della trattativa sia impervia e complicata. Il primo problema riguarda la re-industrializzazione dell’area. I sindacati chiedono delle agevolazioni per gli industriali che nell’acquistare gli immobili ex Matec si impegneranno a ricollocare parte dei 270 lavoratori oggi a casa. «È necessario ci vengano offerte delle garanzie certe da parte dei Lonati.- afferma Marcello Corti, segretario Fiom, che prosegue -Devono essere prese tutte le misure necessarie a evitare che degli altri sciacalli giochino su questa situazione e prendano impegni che in realtà non sono intenzionati a portare avanti». 

Un’altro tema delicato, intorno al quale il dissenso appare al momento incolmabile, riguarda i siti Matec che potrebbero restare aperti a Scandicci. Il progetto dei Lonati è chiudere, sul medio periodo, ogni attività in Toscana. Ma la necessità di soddisfare le molte commesse ancora inevase al momento della serrata, hanno spinto la proprietà a proporre di mantenere a Scandicci ricambistica, assistenza e la produzione necessaria a soddisfare gli ordini ancora nel cassetto. I Lonati però, hanno posto come condizione la chiusura anche di questo impianto in ventiquattro mesi, posizione reputata inaccettabile dai sindacati.

A complicare ulteriormente la trattativa c'è la richiesta dei sindacati di ottenere garanzie per quei lavoratori che, allo scadere della cassa integrazione, non avranno ricevuto nessuna offerta di lavoro. «Dalla collettività riceveremo i sussidi e i corsi di riqualificazione. Anche la dirigenza Matec deve darci qualcosa. Non pretendiamo un risarcimento economico, ci accontenteremmo di una proposta di riassunzione per i lavoratori che, durante la cassa integrazione, non riceveranno offerte» ha precisato il segretario Fiom. I prossimi aggiornamenti sulla trattativa arriveranno dopo l’incontro tra le parti in programma lunedì 11. Nel frattempo i lavoratori Matec continueranno a picchettare aspettando che qualcuno, in Lombardia, si ricordi che le 270 famiglie fiorentine senza reddito sono sempre più arrabbiate. Alessio Schiesari

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MATEC L’azienda contesta le penali. Lunedì l’ora delle scelte. Domani si scioglie il rebus sullo stipendio

Verso l’ultima spiaggia

di Fabrizio Morviducci su la Nazione 9/2/06

Lunedì o si chiude o si rompe definitivamente. Potrebbe sembrare un'ovvietà, ma nella vertenza Matec, nella vertenza dei lunghi coltelli, ormai non possono più esserci posizioni intermedie. Domani è giorno di paga per i lavoratori, ma potrebbe anche non esserlo, dal momento che l'azienda avrebbe comunicato ai sindacati di non essere in grado di garantire stipendi e anticipo di cassa integrazione (una posizione ritenuta «ricattatoria» da lavoratori e Rsu). E il tempo acuisce le difficoltà di quanti sono da più di un mese fuori da quella tenda in via delle Nazioni Unite. Ma le posizioni restano ancora troppo distanti. Ieri, nel corso dell'assemblea, i lavoratori hanno ritenuto l'incontro tenutosi l'altro giorno nella sede di Assindustria «insufficiente per poter permettere una soluzione positiva». Punti della critica la volontà aziendale di mantenere sì un presidio Matec per 30 dipendenti, ma solo su 24 mesi, e il piano di gestione delle eccedenze per ottenere il secondo anno di cassa integrazione.

Oltretutto secondo i sindacati mancano ancora garanzie «concrete e responsabili» sulla ricollocazione dei lavoratori. Ma anche per l'azienda le distanze sembrano incolmabili: «Spiace dover constatare - aveva detto il direttore delle relazioni industriali del gruppo Lonati, Gian Battista Garza - che il sindacato a oggi, non sia in grado di considerare praticabile lo schema d'accordo proposto emetta sul tavolo negoziale richieste non accettabili di clausole penali sulla gestione degli esuberi, fino a richiedere a carico di Matec l'introduzione di vincoli e penali in caso di cessione dell'area». Richieste giudicate «inaccettabili ed estranee al merito della vertenza in corso». Lunedì si comincia a trattare dalle 9 di mattina. Sarà l'incontro dell'ultima spiaggia: chiudere, oppure restare con una frattura insanabile che cadrà inevitabilmente sulle spalle degli operai della Matec. Quelle stesse persone che, al presidio, stanno dando esempio di civiltà, e intelligenza. Vedremo quale delle due anime del sindacato prevarrà al tavolo della trattativa: se quella 'moderata' che sta lavorando per trovare una soluzione onorevole, oppure quella 'barricadiera'.

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FIM CISL FIOM CGIL

Provincia di Firenze

RSU MATEC

COMUNICATO DELL’ASSEMBLEA DEI LAVORATORI MATEC

L’Assemblea dei lavoratori Matec riuniti il giorno 08-02-2006, giudica l’incontro avvenuto nella giornata del martedì 07-02-2006 presso l’Associazione Industriali di Firenze tra Azienda OOSS e RSU insufficiente per poter permettere una soluzione positiva e condivisa tra le parti.

In particolare, a differenza dei 24 mesi che l’Azienda propone, la RSU e OOSS, ritengono indispensabile il mantenimento di una realtà industriale Matc stabile nel tempo e supportata da un piano industriale credibile .

Per quanto riguarda il piano di gestione delle eccedenze che occorre per ottenere i secondi 12 mesi di C.I.G.S., ci sono ancora distanze considerevoli su cui lavorare.

Questo piano si basa su più punti tra cui il più importante è come si reindustrializza il sito Matec e come si procede alla ricollocazione dei lavoratori interessati..

Su questo l’Azienda ancora tende a non dare garanzie concrete e responsabili.

In previsione della ripresa del confronto di lunedì 13 Febbraio 2006, i lavoratori auspicano che l’Azienda riveda le proprie posizioni, tenendo conto del ruolo sociale dell’Impresa e considerando le gravi ripercussioni che ricadrebbero sui singoli lavoratori e sulla comunità intera.

I lavoratori respingono l’ulteriore forzatura dell’Azienda che ha comunicato di non essere in grado di garantire stipendi e anticipazione della C.I.G.S, rendendo così ricattatoria tale posizione rispetto alla trattativa di lunedì prossimo.

Pertanto l’Assemblea riconferma le iniziative di mobilitazione e partire dal presidio permanente.

 

RSU MATEC

Fim CISL -Fiom CGIL

Scandicci, 8 Febbraio 2006

Inviato a cura dell’Ufficio Comunicazione Centro Servizi Borgo dei Greci David Buttitta

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Matec, più licenziamenti per tutti

Il manager dei tagli viene da Forza Italia. Parte da Scandicci la detoscanizzazione di Berlusconi?

IL DIRETTORE del personale del Gruppo Lonati all’Unità: «I conti non tornano. Qui non c’è futuro». Il pugno duro di Garza cancella le speranze di una soluzione positiva della vertenza Matec, agli operai le briciole dei Lonati


di Francesco Sangermano e Osvaldo Sabato sull'Unità 8/2/06

In bilico. Otto ore di trattativa. Poi la decisione di aggiornarsi tra dieci giorni. Stesso luogo, l'Unione industriali, stessa ora, le 9.30 del mattino. Una decisione dettata dal buon senso, dalla lucida e ferrea volontà da parte dei sindacati di non arrivare a una rottura. Consci che ci sono tempi stretti ed inderogabili. E che questi dieci giorni devono (l'imperativo stavolta pare davvero d'obbligo) portare a gettare le basi per trovare l'accordo nella prossima occasione. Anche se a sentire il Direttore del personale del Gruppo Lonati, Garza,  i margini non sembrano tanti. «L'incontro di oggi (ieri, Ndr) è servito per iniziare ad entrare nel merito della trattativa - spiega Marcello Corti, segretario fiorentino della Fiom-Cgil - ma le distanze che ci separano dalla proprietà sono ancora molto grandi...». Gli industriali bresciani propongono dodici più dodici mesi di cassa integrazione, la mobilità fino a tre anni, la disponibilità sulle anticipazioni sulla cassa integrazione e il mantenimento di «un presidio operativo» di due anni con trenta dipendenti.

I sindacati sperano ancora in un accordo ma l’incontro di ieri in Assindustria non lascia ben sperare

SOLUZIONI senza una prospettiva, che non danno nessuna garanzia ai lavoratori dopo la cassa integrazione e alla chiusura definitiva della Matec. I passi avanti fatti la scorsa settimana in sede ministeriale sono stati così ancora una volta frustrati dalla glaciale durezza della famiglia Lonati. Il pugno di ferro dei bresciani è noto. Non hanno esitato a chiudere la fabbrica a due giorni di Natale e senza nessun avvertimento. 

Da allora gli operai le hanno tentate tutte pur di salvare il loro posto di lavoro: sono andati in tutti i palazzi delle istituzioni, dal prefetto, dal cardinale Antonelli. Ma il miracolo non si è visto. Anzi, per loro è sempre più inferno. «Per una volta abbiamo trovato l'attenzione e l'impegno non solo delle istituzioni locali ma anche del governo - attacca Corti - ma la proprietà si è dimostrata molto lontana da quelle che si considerano 'garanzie aziendali' necessarie per poter siglare un accordo». Esplica maggiormente il concetto entrando nel merito della trattativa. «La differenza più grande che resta da colmare - spiega - è relativa agli impegni di Matec sulla reindustrializzazione dell'area e alla gestione degli ammortizzatori sociali in modo che nessuno dei lavoratori corra il rischio di rimanere senza occupazione al termine dei due anni di cassa integrazione. Su questo terreno abbiamo provato a costruire una intelaiatura complessiva fatta di meccanismi e garanzie precise riguardanti i lavoratori e le loro future possibilità di occupazione. Elementi che noi chiediamo ma che l'azienda non sembra disposta a concedere».

Niente rottura, insomma, ma una nuova fase delicata che dovrà essere affrontata con molta attenzione. Ragion per cui questa mattina è prevista una nuova assemblea coi lavoratori presso la casa del popolo di Casellina, a Scandicci, in cui i sindacalisti faranno il punto della situazione. «Siamo all'inizio di una trattativa - conclude Corti - e stiamo misurando cosa mette sul tavolo Matec. Ad oggi è molto poco ma se ci siamo aggiornati al 13 è perché ognuno per la sua parte rifletta con calma sulle distanze dopo questo primo incontro».

Anche perché, come detto, si pone con urgenza un problema di tempi. Dopo la conferma da parte del ministero del lavoro della possibilità di utilizzare per due anni la cassa integrazione straordinaria, c'è la necessità di stringere i tempi per poterla effettivamente utilizzare dato che il fondo ministeriale non è molto capiente e c'è il rischio che la copertura, attualmente garantita, a breve non lo sia più. «Un ammortizzatore sociale di due anni è fondamentale - precisa Fabio Franchi, segretario fiorentino della Fim-Cisl - perché garantisce un tempo maggiore ad eventuali imprenditori che fossero interessati a subentrare ai Lonati. Adesso ci troviamo in una nuova fase di stallo ma abbiamo la volontà di procedere. La realtà è che siamo partiti da un punto e dobbiamo centrare quanto prima l'obiettivo finale. Potrà sembrare contraddittorio, ma onde evitare precipitazioni della trattativa è stato meglio prendersi una pausa di riflessione. Adesso dobbiamo preparare al meglio l'incontro del 13. Con la consapevolezza che quello potrebbe davvero essere l'appuntamento decisivo». Francesco Sangermano

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LA CRISI Dopo l’incontro nella sede fiorentina degli Industriali

Matec: trattativa ferma Lunedì nuovo faccia a faccia ma le distanze restano forti

 di Fabrizio Morviducci su la Nazione 8/2/06

Matec, è una trattativa a ostacoli. L'incontro di ieri, che si teneva nella sede fiorentina di Assindustria, si è chiuso con un mezzo nulla di fatto. La trattativa ricomincerà lunedì mattina, ma sembra esserci ancora grande distanza tra sindacati e azienda. Si parte dai 24 mesi di cassa integrazione straordinaria, più tre anni di mobilità, ma l'azienda ha proposto di anticipare 5 mesi dell'indennità di cassa integrazione, ipotizzando anche un sostegno al reddito dei dipendenti interessati dal provvedimento (in particolare dei dipendenti non pensionabili)e un sistema di incentivi differenziato a favore di coloro che ricercano un nuovo posto di lavoro. 

Altra 'concessione' della proprietà, l'impegno per la ricollocazione. E' «a termine» invece (24 mesi) l'ipotizzato mantenimento del presidio operativo Matec, che dovrebbe impegnare 30 dipendenti. La trattativa, secondo una nota dell'azienda, si è arenata per alcune posizioni sindacali. «Il sindacato - si legge - non è in grado di considerare praticabile lo schema d'accordo proposto e nel contempo mette sul tavolo richieste non accettabili di clausole penali sulla gestione degli esuberi, fino a richiedere a carico di Mate l'introduzione di vincoli e penali in caso di cessione dell'area. Richieste del tutto inaccettabili ed estranee al merito della vertenza in corso». Poi l'ultimatum: «Per Matec, fuori dallo schema proposto non esiste altra fattibile e realistica possibilità d'accordo». 

Intanto il 10 dovrebbe essere giorno di paga per i lavoratori. Un inasprimento ulteriore della vertenza potrebbe portare a una chiusura totale anche in questa direzione. «Un'intesa oggi - conclude il direttore delle relazioni industriali del gruppo Lonati, Gian Battista Garza - consentirebbe a 30 dipendenti di conservare il posto di lavoro, ad altri 40 di raggiungere la pensione e ad altri ancora di fruire degli incentivi o di una nuova occupazione.
Il tempo passa, il ministero del Welfare ci ha chiesto di fare presto per non perdere i due anni di cigs, eventualità che produrrebbe un danno davvero irreparabile ai lavoratori Matec». 

Vedremo se, nei giorni che mancano a lunedì, le parti troveranno la volontà e le motivazioni per entrare nel vivo della trattativa. Intanto i lavoratori al presidio cercano di capire quale sarà il loro futuro. Le tende resteranno alzate finché non sarà trovato un accordo. La vicenda ormai va avanti da mesi, il presidio invece è partito dal 22 dicembre scorso, giorno della serrata aziendale. Vedremo se l'ipotesi aziendale troverà consenso tra i sindacati. Dopo l'ok a Roma per la cassa integrazione straordinaria, sembrava spianata la strada per arrivare a una conclusione. Per il momento invece la strada resta in salita.

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