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CGIL MEDICI, NO AUMENTO PAZIENTI PER MEDICI DI FAMIGLIA

''Abbiamo inviato oggi a tutti gli assessori regionali alla Sanità e, per conoscenza, al ministro della Salute Livia Turco, una lettera con la quale chiediamo che negli accordi regionali il rapporto ottimale dei medici di famiglia non venga innalzato, come da autorevole parere dell'Antitrust pubblicato il 17 luglio 2006''. 

A dirlo sono il segretario nazionale Fp Cgil Medici Massimo Cozza, e il coordinatore nazionale Fp Cgil Medici di Medicina generale Nicola Preiti: ''L'innalzamento del numero ottimale riduce ingiustificatamente i medici di famiglia, lasciando fuori dalla porta i giovani medici; aumenta il numero di assistiti per medico; limita la scelta dei cittadini e peggiora la qualita' del servizio sanitario pubblico''. 

Cozza e Preiti definiscono ''ottima'' ed ''essenziale per una nuova medicina del territorio la scelta della Casa della Salute da parte del ministro Turco. La Casa della Salute non può prescindere, tuttavia, da una piena accessibilità dei cittadini, che è invece vanificata da una ulteriore riduzione a livello regionale dei medici di famiglia''. 24/07/2006  16.52

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CGIL REGIONALE TOSCANA

FUNZIONE PUBBLICA CGIL REGIONALE

 MEDICI DI FAMIGLIA

Continua il confronto scontro

fra regione e cgil

 CHIESTI INCONTRI ALL’ASSESSORE ROSSI E ALLE

ORGANIZZAZIONI SINDACALI E ALLE ASSOCIAZIONI

DEI MEDICI  FIRMATARIE DELL’ACCORDO

Firenze 21.07.2006.- Il confronto scontro fra la Cgil e la regione sui medici di famiglia sembra destinato a continuare.Con una lettera partita oggi  e firmata da Alessandro Burgassi segretario generale della Funzione Pubblica è stato chiesto  un incontro all’assessore regionale Enrico Rossi per la riapertura  del tavolo di confronto. Una lettera  è stata inviata anche  alle organizzazioni sindacali e alle associazioni dei medici firmatarie dell’accordo  per andare  ad una valutazione sul deliberato dell’ Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato  che era stata chiamata a decidere

sull’aumento del rapporto ottimale da 1 medico ogni mille abitanti ad 1 medico ogni 1200 e sulla non copertura dei posti vacanti nel caso della presenza di un medico con meno di 300 assistiti e due medici con meno di 1500. Il garante, com’è noto, ha invitato la regione a tornare sui suoi passi in quanto, quanto deciso,  oltre ad incidere significativamente sull’accesso alla professione del medico di base limita la scelta del medico da parte dei cittadini, determina una restrizione nell’accesso alla professione oltre ad una ingiustificata riduzione dei medici di famiglia e costringe i cittadini a rivolgersi ai medici con un numero elevato di assistiti. Esattamente queste sono le motivazioni che portarono la FP Cgil Toscana a non firmare quell’accordo. “Abbiamo letto stamattina che l’assessore Rossi non terrà in alcun conto del parere del garante” siamo dispiaciuti e continueremo ad insistere per il contrario, dichiara Luciano Silvestri segretario generale della CGIL Toscana”.  “ Ci saremmo aspettati”, continua  Silvestri, “maggiore prudenza e senso di responsabilità, anche perché la sua autoreferenzialità non porterà più opportunità di lavoro per i giovani medici, ne maggiore qualificazione per chi già lavora e maggiore scelta per le famiglie toscane”. “La nostra”,  conclude,  “non è una posizione di principio, ma si pone a tutela del modello sanitario toscano che abbiamo con convinzione contribuito a costruire”.

“Una posizione”, gli fa eco il segretario generale della Funzione Pubblica Cgil, “quella espressa dall’assessore in netto e totale contrasto con le politiche assunte dal governo in queste ultime settimane. Se da una parte, continua,  con il decreto Bersani si inaugura una giusta lotta contro le corporazioni e il potere di certe professioni introducendo elementi  di maggiore liberalizzazione, dall’altro con l’accordo regionale sui medici di famiglia si blocca il turn over e si riduce il numero dei medici al quale si può rivolgere il cittadino il tutto a favore di chi è dentro il sistema”.  “Resta una favola poi” conclude,  che un medico con 1500 assistiti, con la possibilità in alcuni casi di arrivare a 1800, assicura  un’assistenza qualitativamente migliore di chi ne ha solo 1000.” nb

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LA POLEMICA SULLA SANITÀ
L´assessore regionale alla sanità: non diminuiranno nè l´occupazione né la qualità delle cure
Rossi respinge il no dell´Antitrust
"Ogni medico potrà avere fino a 1.200 assistiti"

Celesti, Forza Italia, contesta la Regione: pensano solo al lato economico
MICHELE BOCCI su la Repubblica 21/7/06

La segnalazione dell´Antitrust non cambierà la politica regionale riguardo l´accesso nel sistema dei medici di famiglia. Il parere dell´Autorità garante per la concorrenza, non vincolante ma comunque molto autorevole, non produrrà un cambiamento della normativa regionale. «Non torneremo indietro», dice l´assessore alla salute Enrico Rossi. L´Autorità aveva censurato, tra l´altro, la decisione di portare il numero di assistiti per ogni medico da 1.000 a 1.200. «Noi siamo convinti dell´intervento, preso nei limiti che erano consentiti dall´accordo nazionale - dice Rossi - e troveremo il modo di chiarire il nostro intento con l´Autorità della concorrenza. Il nostro provvedimento non comporta limitazioni nell´accesso ai servizi o alla libertà di scelta da parte del cittadino, e meno che meno è ispirato a un inopportuno senso del risparmio o a una politica di tagli dei servizi che assolutamente non ci appartiene. Al contrario rappresenta una scelta di qualità e di impegno. Non penso che in sanità possa valere in assoluto il principio della concorrenza, la sanità non si acquista come un prodotto di consumo, e il medico è una figura decisiva perché il sistema garantisca qualità e tutela dei diritti di tutti».

E´ stata la Cgil medici a fare ricorso all´Antitrust. Il sindacato, minoritario nel settore dei medici di famiglia, non aveva firmato l´accordo per dare il via alle modifiche come invece ha fatto la Fimmg, l´organizzazione più rappresentativa. «La politica della Cgil è assai curiosa - dice Mauro Ucci della Fimmg regionale - In Toscana hanno fatto il ricorso al garante della concorrenza, e pure al Tar, dove ci siamo opposti, in Veneto ha firmato un accordo identico a quello che abbiamo definito qui da noi. Inoltre vorrei sapere cos´ha da dire l´Antitrust sulle altre regioni che adottano un sistema di accesso alla convenzione identico al nostro. Ad esempio in Lombardia hanno una legge identica a quella censurata». Secondo Ucci aumentare il numero di pazienti per dottore non riduce l´occupazione e soprattutto la qualità dell´assistenza. «Chi ha più assistiti è avvantaggiato rispetto ai colleghi con meno pazienti. E le differenze si accentuano se coloro che lavorano meno aumentano». Sulla stessa linea Rossi: «Abbiamo ritenuto che un medico debba avere un certo numero di pazienti per fare riferimento a una casistica sufficiente, assicurare così risposte professionalmente e qualitativamente adeguate e a ciascun paziente tutta la dedizione dovuta. Sotto questo profilo non è assolutamente automatico che un numero superiore di medici riesca a garantire più qualità e più libertà di scelta. Quanto ai costi restano esattamente gli stessi».

La vede in maniera molto diversa, e dà una lettura politica alla vicenda, la vicepresidente della commissione sanità Anna Maria Celesti, di Forza Italia. «Il parere del garante della concorrenza è la conferma che il sistema sanitario toscano tende a privare il cittadino del suo diritto alla tutela della salute ed è, inoltre, l´ennesima autorevole bocciatura di un modello che ha lo sguardo rivolto soltanto alla razionalizzazione economica. Queste motivazioni devono indurre la Regione e l´assessore Rossi a ripensare il sistema socio-sanitario valorizzando la centralità della persona e di conseguenza curando e privilegiando il rapporto medico-paziente che con l´ultimo accordo era stato banalizzato a discapito del raggiungimento di un fantomatico equilibrio di bilancio».

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Funzione Pubblica Cgil Medici Toscana

COMUNICATO STAMPA

 

Antitrust, il numero dei medici di famiglia non deve essere ridotto

L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato chiede alla Regione Toscana di correggere  le norme dell’accordo regionale che hanno innalzato il rapporto ottimale dei medici di famiglia  e che limitano la pubblicazione delle zone carenti. Certo non è un intervento coercitivo (e non potrebbe esserlo) ma è politicamente ineludibile.

Il  parere dell’Antitrust, pubblicato nel Bollettino del 17 luglio, è inequivoco.

L’incremento del numero ottimale incide negativamente e significativamente sull’accesso alla attività di medico di famiglia, quindi colpisce e nega i diritti dei medici. Riduce ingiustificatamente i medici di famiglia e di conseguenza limita la scelta del medico da parte dei cittadini, e li costringe a rivolgersi a  medici con un numero elevato di assistiti. Riduce la concorrenza  e quindi peggiora la qualità del servizio sanitario pubblico, cioè lede gli interessi dei cittadini.

La qualità, sostiene l’Autorità, può essere garantita solo da una concorrenza effettiva e potenziale, data dalla disponibilità di un numero di medici di famiglia, in condizioni di acquisire assistiti,  più ampio possibile.

Le  motivazioni addotte dalla regione Toscana sono state giudicate inidonee a giustificare la restrizione: non si migliora l’efficienza organizzativa e non si contiene la spesa. E se si vuole davvero un medico di famiglia a tempo pieno bisogna agire senza incidere sull’accesso alla professione. Aggiungiamo noi: si può abbassare il massimale.

Come si vede ha fatto bene la FP CGIL Medici a non firmare quell’accordo e a richiedere l’intervento dell’Antitrust. Ci auguriamo che almeno adesso la Regione Toscana  voglia chiudere questa pagina politica riconvocando immediatamente il tavolo per correggere queste disposizioni evidentemente errate e fuori tempo.

Firenze, 19/07/2006

Segnalazione/Parere

ACCORDO DELLA REGIONE TOSCANA RELATIVO AI MEDICI DI MEDICINA GENERALE, APPROVATO CON DELIBERAZIONE DELLA GIUNTA REGIONALE N. 1015


DATI GENERALI

rif

AS347

decisione

28/06/2006

invio

05/07/2006


PUBBLICAZIONE  

bollettino n.

26/2006

SEGNALAZIONE/PARERE  

mercato

(85) SANITA' E ALTRI SERVIZI SOCIALI
(N) SANITÀ ED ALTRI SERVIZI SOCIALI

destinatari

Presidente Regione Toscana


Segnalazione/Parere

Nell'esercizio del potere di segnalazione di cui all'articolo 21 della legge 10 ottobre 1990, n. 287, l'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato intende formulare alcune osservazioni in merito alle modalità di accesso alla professione di medico di medicina generale convenzionato con il sistema sanitario nazionale nella regione Toscana, disciplinate nella delibera della Giunta Regionale del 17 ottobre 2005, n. 1015 (pubblicata sul Bollettino Ufficiale della Regione Toscana n. 45/ 2005), di recepimento del pre-accordo collettivo regionale sulla medicina generale, emanato in attuazione dell'Accordo collettivo nazionale del 23 marzo 2005 di cui all'atto di intesa della Conferenza Stato-Regioni.

Come noto, l'Accordo regionale suindicato prevede che, negli ambiti territoriali con più di 40.000 abitanti, il rapporto ottimale medico di base/cittadino è di 1 medico per 1.200 abitanti, invece che 1 medico per 1.000 cittadini come indicato dalla previgente normativa (articolo 33, seconda parte).
L'Accordo regionale, inoltre, prevede che, negli ambiti territoriali con meno di 40.000 abitanti, qualora vi sia un medico con meno di 300 pazienti e almeno altri due medici con meno di 1.500 pazienti (in grado di acquisire nuovi pazienti fino al numero massimo di 1.500 cittadini), non viene bandita la procedura per colmare un'eventuale zona carente (articolo 33, prima parte).

Con riferimento alla prima previsione, l'Autorità sottolinea che l'incremento del rapporto ottimale medico di base/cittadini incide significativamente sulle possibilità di accesso alla libera professione di medico di base, in quanto determina la riduzione del numero di medici di base attivi in un dato ambito territoriale e limita, quindi, la scelta del medico di base da parte dei cittadini.

L'Autorità ritiene che tale limitazione, alla luce degli elementi forniti dalla Regione Toscana e dalla Struttura Interregionale Sanitari Convenzionati (di seguito SISAC), non risulti indispensabile alla realizzazione della paventata finalità di creare la figura di medico di base a tempo pieno, essendo tale finalità raggiungibile attraverso previsioni che non incidono sull'accesso alla professione.
Al riguardo l'Autorità sottolinea, peraltro, che l'esistenza di una concorrenza effettiva e potenziale tra medici di base nel medesimo ambito distrettuale, perseguibile soprattutto mediante un numero più ampio possibile di medici di base disponibili ad acquisire assistiti, costituisce il più importante incentivo per la fornitura di una maggiore qualità del servizio pubblico sanitario.
Con riferimento alla seconda disposizione, concernente la sospensione dei bandi per le zone carenti negli ambiti territoriali con meno di 40.000 abitanti in presenza di un medico con meno di 300 pazienti e almeno altri due medici in grado di acquisire nuovi pazienti fino al numero massimo di 1.500 cittadini, l'Autorità - in linea con la segnalazione AS315 "Modalità di Accesso alla professione di medico di medicina generale convenzionato con il Sistema Sanitario Nazionale nella Regione Calabria" del 19 ottobre 2005 - ritiene che anche tale previsione comporti effetti restrittivi nell'accesso alla libera professione di medico di base in Toscana. Infatti, tale previsione, oltre a ledere gli interessi degli utenti del servizio sanitario pubblico, è in grado di ridurre ingiustificatamente il numero di medici di base convenzionati in un determinato ambito territoriale, costringendo i cittadini a rivolgersi a medici con un numero elevato di assistiti in luogo di medici con un numero minore di assistiti.
Anche con riguardo a tale previsione l'Autorità sottolinea che, sulla base degli elementi forniti da SISAC e dalla Regione Toscana, non emergono motivazioni idonee a giustificare tale restrizione, quali obiettivi di efficienza organizzativa ovvero di contenimento della spesa pubblica.

Sulla base delle suesposte considerazioni, l'Autorità, pertanto, auspica, considerate le esigenze generali, una modifica di entrambe le disposizioni esaminate, nell'ottica di consentire il più ampio accesso possibile alla libera professione di medico di medicina generale in Toscana e di garantire agli utenti del servizio sanitario nazionale un numero più ampio possibile di medici di base disponibili ad acquisire assistiti.

IL PRESIDENTE
Antonio Catricalà

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COMUNICATO DELLA FP CGIL TOSCANA

 

NO ALLA PRE INTESA TAGLIA MEDICI FIRMATA TRA ASSESSORE ALLA SANITA’ REGIONE TOSCANA E SINDACATO FIMMG

 

20 per cento dei  medici di famiglia in meno, meno scelte per gli utenti

questo, al di là dei discorsi, è il risultato pratico della pre-intesa o meglio del Patto sottoscritto giovedì 29 settembre tra Assessore alla Sanità della Regione Toscana e FIMMG

Pre-intesa che pur contenendo affermazioni importanti quali governore, non affronta, rinviando ad altra data, l’integrazione tra assistenza primaria, continuità assistenziale ed emergenza territoriale.

pUna Patto che era nell’aria ancor prima dell’inizio formale del confronto;

pUn Patto che determina una automatica riduzione dei medici, riducendo se non annullando il ruolo delle Commissioni Aziendali;

pUn patto nel quale solidarietà, diritti, uguaglianza, elementi fondanti della cultura progressista e di un sindacato Confederale, sono totalmente assenti.

Un Patto, quello relativo al rapporto ottimale medici residenti, che come F.P. CGIL abbiamo contrastato, cercando di dare voce ai dimenticati a chi da quel tavolo di trattativa era escluso e cioè a tutti quei medici che da anni, attraverso sostituzioni, guardie mediche, corsi di formazione di medicina generale cercano di acquisire punteggi per entrare nel sistema.

Con la sottoscrizione di questo Patto la Regione, con il sostegno di un autorevole esponente dell’Ordine dei Medici, che in teoria dovrebbe rappresentare tutti e non essere di parte – vedi dichiarazioni rilasciate alla stampa – ha deciso:

n     Di accordarsi con i poteri forti con chi è già dentro il sistema a discapito dei più deboli, contro chi da anni è in attesa di entrare;

n     Di accordarsi con quei medici che dimenticandosi di essere entrati con le precedenti regole, hanno chiesto  e ottenuto – per interesse di bottega, garanzia di allargamento del numero di assistiti, riduzione di ogni possibile concorrenza professionale – di cambiarle, al fine di bloccare non solo ogni nuovo ingresso ma perfino il tour-over, incrementando così il precariato.

nDi ridurre la possibilità di scelta del medico da parte degli utenti.

Il tutto in cambio di qualche promessa e impegni generici, che al di là di quanto riportato nel testo rischiano di rimanere delle belle affermazioni di principio.

Un Patto quello consumato giovedì 29 settembre, che aveva un unico scopo, forzare la situazione, cercando a tutti i costi la rottura con la CGIL e devo dire ci sono riusciti. Una rottura che insegna.

Un Patto che avviene in una fase nella quale, con l’attivazione  - speriamo presto - dell’Unità di Cure Primarie, sarà richiesto ai medici di famiglia un maggiore impegno.

Come è possibile che a fronte di una prospettiva di maggiore attività si chieda e si accetti di ridurre il numero dei medici?

Cosa c’è sotto, sarà mica che alla fine i medici dimenticati, quelli esclusi dalla FIMMG per puro interesse corporativo e dalla Regione Toscana, si ritroveranno a svolgere la funzione, che potevano svolgere da titolari, in qualità di sostituti con un rapporto di lavoro precario, o peggio quale sostegno ai medici che in virtù del Patto, e non per meriti particolari,  hanno incrementato gli assistiti.  

Per questi motivi la FP CGIL Toscana ribadisce il giudizio negativo:  

nNo alla logica che il più forte ha sempre ragione;

nNo allo politica della sotto occupazione e precariato;

nNo alla logica egoistica presente nell’intesa.

E riconferma le proposte presentate nel corso della trattativa:

nSi ad una qualificazione del sistema e delle prestazioni;

nSI ad una risposta di maggiore occupazione;

nSI ad una maggiore possibilità di scelta da parte degli utenti.

Anna Baldi Responsabile FP CGIL Medici Toscana

Alessandro Burgassi Segretario generale  FP CGIL Toscana

Firenze, 6 ottobre 2005

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Medici di famiglia contratto firmato ma senza la Cgil

da la Repubblica 30/9/05

La prima parte del contratto integrativo dei medici di famiglia toscani è stata firmata. Senza la Cgil. Solo la Regione e la Fimmg, il sindacato più rappresentativo della categoria, si sono accordati. Il testo prevede una mediazione rispetto alla proposta iniziale, quella di aumentare il numero di abitanti per medico da 1.000 a 1.300.

L´ipotesi, concessa dal contratto nazionale, non andava bene soltanto alla Cgil. Per questo ieri la Regione ha proposto di andare incontro alle posizioni del sindacato, proponendo una mediazione: nei Comuni con meno di 40.000 abitanti resterà valida la regola di un dottore di famiglia ogni mille residenti, che fa scattare un nuovo medico quando il collega con meno pazienti ne ha più di 300. In quelli con più di 40.000 residenti il rapporto sarà di uno a 1.300. Scatterà il nuovo dottore quando il collega con meno assistiti ne supererà 600. 

Questa proposta non è andata bene alla Cgil, che quindi non ha firmato la prima parte dell´integrativo. Nelle prossime settimane Fimmg e Regione discuteranno di altri aspetti dell´accordo. Tra questi anche le unità di cure primarie, gruppi di medici che lavorano nello stesso ambulatorio assicurando assistenza continua per tutto il giorno agli assistiti di ciascuno di loro. In futuro anche la guardia medica entrerà in queste strutture, garantendo la presenza notturna negli ambulatori.
(mi.bo.)

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Lo scontro è sul numero medio di assistiti. Innalzarlo rende tutto più efficiente o riduce l´occupazione?
Lite sul contratto dei medici
La Cgil si oppone all´accordo tra Regione e Fimmg

braccio di ferro Duello inaspettato La Cgil rappresenta 15 dottori su oltre 3.300
l´incontro Domani nuovo tentativo di chiudere I pro e i contro delle due soluzioni
MICHELE BOCCI su la Repubblica 28/9/05

Un braccio di ferro inaspettato, che in un paio di giorni potrebbe concludersi ma comunque non ha precedenti nel settore della medicina generale. La Regione non riesce a chiudere il contratto integrativo dei medici di famiglia perché la Cgil si è messa di traverso. Con una quindicina di medici rappresentati su oltre 3.300, il sindacato è stato in grado di bloccare l´aumento del rapporto tra medici e pazienti da uno ogni 1.000 residenti ad uno ogni 1.300. 

I rappresentanti dell´altro sindacato, la Fimmg, che da anni detiene il monopolio delle iscrizione dei professionisti del settore, non credono alle loro orecchie. Non gli era mai capitato di dover trattare con un altro soggetto sindacale, erano abituati a porsi come interlocutore unico delle istituzioni, a strappare tutto il possibile. Adesso tocca sedersi ad un tavolo e mediare. Sono passati giorni di incontri senza successo, con la Regione che si trova in accordo con la Fimmg ma non può chiudere senza accontentare anche la Cgil, interlocutore fondamentale in tanti altri settori. 

Lunedì niente di fatto, ieri, poi, anche i Ds hanno provato a dare una mano a sbloccare. Il consigliere regionale Filippo Fossati ha detto: «I medici di medicina generale sono il fulcro centrale del sistema sanitario, chiediamo che si trovi al più presto l´accordo per siglare il contratto integrativo».

Il prossimo incontro è previsto per domani. Alla Fimmg si dicono convinti che l´accordo verrà fatto. Dalla Cgil sono assai più pessimisti. Le posizioni restano molto distanti. La Cgil non vuole aumentare il numero medio di pazienti per dottore, eventualità concessa dall´ultimo contratto nazionale, per non ridurre l´occupazione. «Ci sono 1.800 medici in graduatoria che aspettano di essere convenzionati - spiega Anna Baldi - Se la riforma passa molti di loro, anche il 50% resteranno fuori. Più dottori assicurano ai cittadini più scelta ed una assistenza migliore». E i temi della reperibilità dei dottori e delle visite a domicilio? «Per ora stiamo facendo un preaccordo sui punti cardine». 

Dalla Fimmg, ma anche dalla Regione l´aumento dei pazienti medi è visto in modo opposto. «Se rallentiamo l´ingresso di nuovi medici, quelli che sono già nel sistema si occuperanno di più malati - dicono Mauro Ucci e Vincenzo Boscherini - Questo porterà ad una assistenza migliore, con più clientela si fa maggiore esperienza. Se il 20% dei colleghi hanno il massimo di pazienti, 1.500, ce ne sono tanti altri, circa il 40% che assistono solo 700 persone. Sotto questo limite è impossibile vivere di questo lavoro e così i dottori sono costretti a fare anche guardie mediche, ambulatori privati eccetera». 

L´assessore alla salute Enrico Rossi spiega di preferire medici di famiglia che fanno solo quel tipo di lavoro: «Gli ambulatori sono aperti più a lungo se il numero di pazienti è maggiore. I dottori con tanti assistiti possono essere coinvolti maggiormente nei nostri progetti sanitari sul territorio. La scelta di aumentare il numero medio di pazienti è destinata a migliorare l´assistenza. Tra l´altro per noi la riduzione dei medici non porta ad un risparmio, perché paghiamo una cifra per ogni assistito». 

La fine del braccio di ferro potrebbe non essere lontana, anche se la Cgil mira a rimandarla dopo il 30 settembre, quando è previsto l´ingresso in convenzione di 70 medici che andranno a lavorare in "zone carenti". Il numero dimezzerebbe se l´accordo fosse firmato alle condizioni di Fimmg e Regione. Per convincere la Cgil si proporrà di arrivare al rapporto di un medico ogni 1.300 abitanti molto gradualmente. Poi si potrebbe prevedere di verificare caso per caso se il nuovo medico di famiglia è destinato a lavorare in una zona dove ci sono già colleghi sottoccupati, oppure dove il mercato è più saturo. Chissà se basterà.

I DOTTORI
La Regione li coinvolge nella politica sanitaria grazie alla loro conoscenza del territorio: anziani, malattie e vaccini
Per ogni paziente ricevono 46 euro 3 euro in più a chi partecipa a progetti

NOSTRO SERVIZIO

I medici di medicina generale sono una pedina fondamentale dell´assistenza e non solo. Le loro prescrizioni di farmaci o esami fanno abbassare o impennare la spesa farmaceutica e quella per la diagnostica. Ma di loro c´è anche bisogno per tenere sotto controllo la salute dei cittadini e far funzionare gli ospedali: conoscono il numero degli anziani soli, delle persone affette da malattie croniche, possono arginare l´affollamento dei pronto soccorso, senza contare il ruolo che hanno nelle politiche di vaccinazione. In Regione riconoscono l´importanza di quegli interlocutori e in questi anni hanno cercato di inserirli sempre di più nelle politiche sanitarie. Proprio in questi giorni in cui non senza difficoltà si sta cercando di siglare il contratto integrativo regionale, si è deciso di dargli degli obiettivi di salute. Riceveranno il 50% dell´aumento previsto dall´accordo, in totale 6 euro a paziente che la Regione anticipa allo Stato, solo se parteciperanno a specifici progetti di assistenza. Ad esempio nelle prossime settimane potrebbe essere chiesto loro di realizzare speciali progetti sull´asma (o l´ipertensione, il diabete e altro). Realizzare l´elenco dei propri assistiti con questo problema, chiamarli per i controlli non quando capita ma secondo un calendario coerente con le linee guida regionali che indicano anche quali sono le terapie da seguire. Dovranno avere in pratica un ruolo più attivo nei confronti dei loro pazienti, per raggiungere una maggiore appropriatezza nell´assistenza. Altri obiettivi di salute saranno legati agli screening, alle vaccinazioni. La partecipazione a queste campagne servirà a valutate se concedere l´aumento dei tre euro a paziente.

I medici di famiglia guadagnano 46 euro a assistito. Nel contratto nazionale è previsto che gli studi restino aperti 5 giorni alla settimana, preferibilmente dal lunedì al venerdì, almeno due volte al pomeriggio e due al mattino. Chi ha fino a 500 assistiti dovrà essere in studio 5 ore alla settimana, 10 ore chi ne ha tra 500 e 1.000 e 15 chi ne ha sopra mille. Spinosa la questione delle visite domiciliari. Spesso i pazienti trovano difficoltà a fissare l´appuntamento a casa propria. L´accordo nazionale prevede che se la richiesta arriva tra le 8 e le 10 di mattina (orari in cui non tutti i dottori sono però rintracciabili) la visita deve essere fatta nell´arco della stessa giornata. Per prolungare questa disponibilità telefonica oltre agli orari di apertura dello studio, alcune Regioni hanno dato ai dottori un compenso di 8 euro a paziente. 

«A parte che molti di noi sono sempre rintracciabili - spiega Vittorio Boscherini della Fimmg - Questo tipo di disponibilità potrebbe essere inserita all´interno dei progetti di unità di cure primarie, con più medici associati in un solo studio, che partiranno nei prossimi mesi». Un punto su cui, ormai da alcuni anni, la Toscana ha modificato l´accordo nazionale è quello delle visite al sabato, che dovrebbero rispettare il principio di prenotazione entro le 10 di mattina. La nostra Regione ha autonomamente, come è concesso dalla legge, deciso di dedicare il sabato dei medici di famiglia alla formazione e di affidare la copertura di quelle due ore alla guardia medica. Per quanto riguarda la scelta del dottore, le aziende devono informare i cittadini sul curriculum del professionista, sull´orario degli studi, il numero di pazienti assistiti, sull´utilizzo di procedure informatiche, sulle caratteristiche dello studio.

Intanto il presidente di An Maurizio Bianconi e il consigliere regionale Achille Totaro hanno presentato un´interrogazione regionale su 9.000 rimborsi a medici di base della provincia di Massa Carrara che sarebbero stati dati per pazienti morti o trasferitisi anche vent´anni prima. «Dal 2000 l´azienda sanitaria non è stata in grado di aggiornare completamente le anagrafiche degli assistiti e da un esame casuale a campione di alcuni tabulati sui medici della Lunigiana emergono casi di decessi avvenuti addirittura nel 1980 e rilevati soltanto nel 2005». (mi.bo.)

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LA CGIL
Il sindacato deciso a impedire "un pericoloso precedente per tutto il Paese"
"No alla la riduzione dei medici di famiglia"

«La Cgil regionale è impegnata a non lasciar passare la riduzione dei medici di famiglia in Toscana. E mobiliterà anche la segreteria nazionale per evitare un pericoloso precedente per tutto il Paese». Lo hanno ribadito ieri il segretario regionale del sindacato Luciano Silvestri, il segretario generale della funzione pubblica Alessandro Burgassi e quello dei medici Anna Baldi, che hanno confermato come sia totale lo scontro con il progetto regionale, proposto dal sindacato Fimmg, di portare da 1 a 1000 a 1 a 1300 il rapporto medici-abitanti.

«E´ un progetto in contrasto con il piano sanitario regionale, che condividiamo e che prevede l´impegno dei medici di base alla sperimentazione delle unità di cura primaria alle quali sarà affidata l´assistenza 24 ore su 24 per decongestionare i pronto soccorso» ha ribadito il sindacato della Cgil. «Se si vuol migliorare il servizio si pensi piuttosto ad incentivare l´associazione tra medici e a dotarli di strumenti, invece di tagliarne il numero, un provvedimento che riduce la possibilità di scelta del cittadino e blocca l´accesso alla professione da parte di giovani e precari». (ma.bo.)

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Il sindacato attacca la Regione sull’aumento della quota di assistiti e propone elettrocardiogrammi e radiografie per far guadagnare di più i dottori
La Cgil: code più lunghe dai medici di famiglia

da la Nazione 10/9/05

FIRENZE — Radioecografie, ecografie ed elettrocardiogrammi dal ‘dottore’. La Cgil ribadisce il no all’ipotesi di accordo regionale sui medici di famiglia, che prevede di innalzare il rapporto medici/abitanti da uno ogni mille a uno ogni 1300. E lancia la campagna per qualificare e specializzare i medici generici. «Inaccettabile e sorprendente» l’ipotesi vagliata dalla Regione Toscana, sbotta il segretario generale regionale Luciano Silvestri, con la segretaria regionale con delega alla sanità Daniela Cappelli, il segretario generale regionale funzione pubblica Alessandro Burgassi e la segretaria regionale medici Anna Baldi. Secondo la Cgil, l’innalzamento del rapporto ottimale va in senso contrario agli obbiettivi di migliorare il servizio e qualificare i medici di famiglia, riduce la possibilità di scelta per i pazienti, riduce la possibilità di stabilizzazione per i medici precari (non giovani freschi di laurea ma professionisti spesso ultraquarantenni che si sobbarcano guardie mediche e sostituzioni anche da 15 anni), e annulla le opportunità di lavoro per i medici in formazione.

«Ci sono legittime aspirazioni dei medici di famiglia che contrastano con la disponibilità di risorse, sempre più scarse per il mancato trasferimento di fondi da parte del governo — sostiene Silvestri — ma che non possono trovare soluzione riducendo l’offerta di medici e assegnando ai restanti più pazienti. Già oggi gli ambulatori sono affollati, ulteriori incrementi andrebbero a scapito della qualità delle prestazioni».

La ricetta della Cgil, che rappresenta il 5% dei 3100 medici di famiglia toscani, passa dalla riqualificazione: «Occorre dare ai medici di famiglia la possibilità di dotarsi o utilizzare strumenti diagnostici di primo intervento, e in questo modo si potrebbe decongestionare i pronti soccorso e ridurre le liste di attesa. Si potrebbero conseguentemente liberare risorse da ridistribuire equamente».

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CGIL REGIONALE TOSCANA

MEDICI DI FAMIGLIA

 

PRONTI COME SEMPRE AL CONFRONTO MA  QUELLA BOZZA D’ACCORDO RESTA INACCETTABILE

“gli ambulatori sono generalmente affollati, ulteriori incrementi andrebbero necessariamente a scapito della qualità  della prestazione, e questo è inaccettabile”

Firenze 09.09.2005.-La Cgil  dopo avere nei giorni scorsi espresso forte preoccupazione  e contrarietà ad un ipotesi di accordo  regionale per la medicina generale (medici di famiglia), che prevede di innalzare il rapporto ottimale medici/abitanti da 1 a 1000 a 1 a 1300, stamattina è tornata in maniera organica sull’argomento nel corso di un incontro stampa cui hanno partecipato il segretario generale regionale Luciano Silvestri, la segretaria regionale con delega al settore Daniela Cappelli, il segretario generale regionale della Funzione Pubblica Alessandro Burgassi e la segretaria regionale Funzione Pubblica CGIL Medici Anna Baldi. L’incontro  è servito innanzitutto a confermare il punto di vista della CGIL: l’innalzamento del rapporto ottimale va in senso contrario all’obbiettivo di migliorare il servizio e di qualificare i medici di famiglia, riduce la possibilità di scelta per le famiglie toscane, riduce drasticamente la possibilità di stabilizzazione per i medici precari (non si tratta di ragazzini ma di professionisti che fanno guardie mediche  e sostituzioni  anche da più di dieci anni) ed annulla le opportunità di lavoro per i medici in formazione. “Ci sono legittime aspirazioni dei medici di famiglia che contrastano con la disponibilità di risorse sempre più scarse per il mancato trasferimento da parte del governo”, ha detto Luciano Silvestri, “ ma che non possono trovare soluzione riducendo l’offerta di medici ed assegnando ai restanti un maggior numero di pazienti”. “Già oggi”, ha continuato, “gli ambulatori sono generalmente affollati, ulteriori incrementi andrebbero necessariamente a scapito della qualità della prestazione, e questo è inaccettabile. E’ necessario qualificare la prestazione dei medici di famiglia, occorre dare loro la possibilità di dotarsi o di utilizzare presidi diagnostici di primo intervento, occorre formarli in tal senso, potremmo anche per questa via decongestionare i pronti soccorso e ridurre le liste di attesa.  Si potrebbero conseguentemente liberare risorse da ridistribuire equamente. Il servizio sanitario regionale  è per definizione  un sistema, i problemi di un pezzo importante del sistema, quali i medici di famiglia sono,  trovano soluzione solo se in ogni momento si tiene presente l’insieme”. “Su questa base”, ha concluso Silvestri, “la Cgil è pronta al confronto in difesa degli interessi dei propri iscritti - non così pochi se siamo fra i firmatari del contratto e dunque fra le organizzazioni maggiormente rappresentative - senza mai perdere di vista quelli dei cittadini e delle famiglie toscane”

Alessandro Burgassi ha affrontato il primo dei problemi quello dell’offerta dei medici. “In un comune di 5300 abitanti con più di 12 anni” (questa è la platea di riferimento nel calcolo del rapporto ottimale),  ha detto tra l’altro, “attualmente si può scegliere fra sei medici, domani con il rapporto ottimale modificato ne resteranno solo 4, non mi sembra poca cosa per quanto riguarda la possibilità di scelta di ognuno di noi. Anna Baldi ha ribadito “ che non si può negare alla parte meno garantita della categoria la possibilità di un futuro ed ha anche fatto rilevare la contraddizione fra un sistema che spende soldi pubblici per formare medici di medicina generale cui sarà negato per anni ogni qualsivoglia sbocco”. Daniela Cappelli dal canto suo ha “ detto che la preoccupazione della Cgil è forte anche perché questo toscano sarebbe il primo accordo in Italia che deroga alla convenzione nazionale che prevede un rapporto ottimale di 1 a 1000. “La convenzione nazionale prevede deroghe”, ha detto, “ma in questo caso l’eccezione diventerebbe una regola con l’aggravante che l’assessore toscano è il coordinatore nazionale, il capofila degli assessori alla sanità nella Conferenza Stato Regioni” nb

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CGIL REGIONALE TOSCANA

MEDICI DI FAMIGLIA

 

INNALZARE IL RAPPORTO OTTIMALE

NON MIGLIORA IL SERVIZIO

E NON QUALIFICA I MEDICI

LA PROPOSTA DELLA REGIONE E’ INACCETTABILE

GLI INTERVENTI DA FARE SECONDO LA CGIL

CONFERENZA STAMPA DOMANI 9 SETTEMBRE 2005 ORE 12.30

HOTEL METROPOLE VIA DEL CAVALLACCIO, 36 – FIRENZE

La cgil non fa allarme sociale e scomodare Solidarnosc ci sembra davvero bizzarro. Molto più semplicemente la Cgil è sempre più convinta che l’innalzamento del rapporto ottimale medici/ abitanti da 1000 a 1300 va in senso contrario all’obbiettivo di migliorare il servizio e di qualificare i medici. In sovrappiù un simile provvedimento riduce la possibilità di scelta per i cittadini, riduce drasticamente nel tempo la possibilità di stabilizzazione per i medici precari ed annulla le opportunità di lavoro per i medici in formazione.

Altre sono le cose da fare Le proposte della cgil  in un

INCONTRO STAMPA

DOMANI VENERDI’ 9 SETTEMBRE 2005 ORE 12.30

Firenze 08.09.2005.-

L’UFFICIO STAMPA

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Medici di base
Cgil e Regione allo scontro
L’assessore Rossi: «Non ci saranno tagli»
Il sindacato: «Diminuirà l’assistenza»

di Vladimiro Frulletti / Firenze sull'Unità 8/9/05


INCREDIBILE AUTOGOL così Sandro Burgassi, segretario regionale della Funzione pubblica della Cgil, definisce l’ipotesi di portare il rapporto medico/abitanti dagli attuali 1 a 1000 a 1 a 1300. Un autogol che la Regione si sta facendo nella porta dell’assistenza sanitaria di base. La richiesta di innalzare il rapporto e quindi di permettere a ogni medico di famiglia di avere più assistititi è stata avanzata dalla Fimmg (il sindacato a cui sono iscritti la maggioranza dei medici toscani) al tavolo regionale che sta elaborando la nuova convenzione per la medicina generale.

Per la Cgil si tratta di un grave errore perché ridurrà l’assistenza ai cittadini che avranno meno possibilità di scelta del proprio medico e bloccherà l’ingresso alla professione di nuovi medici aumentando invece a dismisura il lavoro di chi c’è già.

«Parlare di tagli e di risparmi sulla pelle dei cittadini - replica duro l’assessore regionale alla sanità Enrico Rossi - è fuori luogo». In Toscana, dove ogni assistito costa 80 euro alla sanità regionale, infatti ci sono 3100 medici di base. 800 hanno meno di 750 assistititi e di questi l’80% svolge anche altre attività, come guardia medica, medicina fiscale, medicina dei servizi.

«Quindi quei cittadini che hanno questi medici - fa notare Rossi - non è detto che li abbiano a disposizione per più tempo di quelli che invece hanno un maggior numero di assistiti». In più, ricorda Rossi, l’assistenza sanitaria di base si sta espandendo attraverso nuovi strumenti come le “unità di cura primarie”, cioè presidi dove medici di base e specialisti sono a disposizione delle famiglie in forma associata. Insomma in Regione rifiutano l’immagine di una sanità in cui si risparmia diminuendo le garanzie per i cittadini.

Favorevole all’aumento del rapporto medico/residenti è anche il presidente dell’ordine dei medici di Firenze Antonio Panti. A suo giudizio i livelli di assistenza non cambierebbero e i medici ne avrebbero un vantaggio anche scientifico. «Chi ha pochi pazienti - spiega Panti - rischia nella sua vita professionale di non incontrare” mai alcune malattie». Per Panti però il vero problema è che ci sono troppi medici: «in Toscana siamo 24mila. In Italia c’è un medico ogni 168 abitanti, in Europa uno ogni 400».

Insomma una professione un po’ troppo inflazionata. E il rischio per la Cgil è che, se ci sarà l’innalzamento del rapporto medico di base/abitanti, tanti camici bianchi rimarranno a spasso. «Perché in questa maniera - dice Burgassi - si blocca il turn-over e si chiude nei fatti l’accesso alla professione: ad esempio adesso in un paese di 5510 abitanti sopra i 12 ci sono 6 medici, domani ce ne sarebbero solo 4».

Una preoccupazione condivisa anche dai Comunisti italiani che tramite il capogruppo regionale Luciano Ghelli e il responsabile sanità Giovanni Barbagli chiedono a Rossi di sospendere ogni decisione. Resta da vedere cosa accadrà adesso.

La Cgil pare intenzionata a aprire una vertenza generale non lasciando la battaglia nelle sole mani dei suoi iscritti medici, ma sollecitando l’ intervento del sindacato nazionale della Funzione pubblica.

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L´assessore regionale alla sanità Enrico Rossi risponde alle critiche della Cgil e di Rifondazione sulla nuova convenzione
Meno medici di famiglia, ma più motivati
MAURIZIO BOLOGNI su la Repubblica 8/9/05

«Dei 3.100 medici di base che operano in Toscana, 800 sono al di sotto dei 750 pazienti, ovvero assistono la metà dei cittadini che gli sarebbe consentito. E di questi l´80 per cento svolge altre attività compatibili come guardia medica, medicina dei servizi, libera professione strutturata, medicina fiscale. Sono liberi professionisti, nessuno può impedirlo. Quello che invece può fare la Regione, per rendere un miglior servizio ai cittadini, è tentare di fidelizzare alla professione chi vuole fare seriamente il medico di famiglia, prevedendo per loro la possibilità di avere un numero alto di pazienti e quindi uno stipendio adeguato, da controbilanciare nel tempo con una dedizione a tempo pieno a questa attività». Così l´assessore alla sanità della Regione, Enrico Rossi, torna a difendere il progetto di diminuire il numero dei medici di base in Toscana portando il rapporto dottore-abitante da 1 a 1000 a 1 a 1300. Con una puntualizzazione: «Nulla è deciso, un tavolo tecnico sta lavorando a trovare la migliore soluzione per rendere un buon servizio ai cittadini e la decisione sarà presa alla fine. Ma una cosa va detta subito: la Regione, che assicura mediamente per ogni cittadino 80 euro l´anno per l´attività del medico di famiglia, non intende ridurre di un centesimo il suo impegno finanziario. Non si parli di tagli, dunque. Penso che poter contare su medici di base che dedicano tutto il loro tempo, la loro professionalità e disponibilità a questa attività, possa costituire un vantaggio per tutti noi. A questo puntiamo».

MENO MEDICI DI FAMIGLIA MA PIÙ MOTIVATI

Ieri la bozza di convenzione tra Regione e sindacato dei medici è stata criticata dal gruppo consiliare dei Comunisti italiani, per il quale il progetto «risponde a forme di tutela dei medici massimalisti» (quelli che hanno il "pieno" di assistiti) e blocca l´accesso alla professione dei neo laureati che frequentano il corso triennale di formazione. «Non sono disponibile a fare regali alla corporazione dei medici - replica seccamente Rossi - così come l´obiettivo dell´accordo in elaborazione non è trovare lavoro ai medici ma è quello di assicurare i più alti livelli di assistenza ai cittadini, tutelando sia la loro salute che le loro tasche. Non è però condivisibile l´equazione per cui ad un minor numero di assistiti per ciascun medico corrisponde una migliore servizio ai cittadini. L´esperienza dice il contrario. Nella pratica i "massimalisti", che hanno scelto di fare il medico di base come vocazione, sono più disponibili dei dottori che hanno meno assistiti».

A fronte delle critiche provenienti da sinistra, Rossi ottiene un´apertura di credito dal consigliere regionale di Forza Italia Anna Maria Celesti: «I medici di medicina generale devono svolgere con serenità e sicurezza il loro compito, e quindi devono essere messi in condizione di diventare veri punti di riferimento nel conoscere e affrontare i bisogni dei cittadini. Se la Regione lavora per questo il rapporto numerico avrà poco significato e Forza Italia sarà disponibile al confronto. Ma daremo battaglia se si punta solo a risparmiare». Rossi incassa e torna a bacchettare la Cgil, «rea» di aver messo in piazza un questione ancora oggetto di trattativa tecnica: «Forse qualcuno ha pensato di fare come Solidarnosc con Jaruzelski, quando chiese di rendere pubbliche le trattative tra il sindacato e il regime. Ma non siamo nella Polonia di 25 anni fa. E l´assessore non è Jaruzelski».
MAURIZIO BOLOGNI

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L’assessore alla sanità annuncia: nessun taglio degli organici né dei compensi e via al pronto soccorso bis
Medici di famiglia, si cambia

da la Nazione 8/9/05

Più di 800 medici hanno meno di 800 pazienti e quindi si dedicano ad altre attività sanitarie

di Sandro Bennucci

FIRENZE — «Alla Regione non è mai passata per la testa l’idea di tagliare il numero dei medici di famiglia, nè i loro compensi, nè di proporre accordi capaci di allungare le file negli ambulatori per le visite. Chi ha messo in giro questa notizia ha provocato inutilmente un allarme sociale. La verità è un’altra. E opposta. Vogliamo che i medici di famiglia lavorino a tempo pieno per i loro assistiti e non facciano altro: né libera professione, né guardie mediche, né si occupino di medicina fiscale. Abbiamo un piano per potenziare il servizio sanitario: la Toscana sarà la prima a istituire un pronto soccorso bis».
Generalmente pacato e diplomatico, aperto a scelte coraggiose come quando, da sindaco di Pontedera, fece il mitico accordo per la Piaggio con Giovannino Agnelli, questa volta Enrico Rossi, assessore regionale alla sanità, è un fiume in piena. Attacca la Cgil medici che aveva lanciato un allarme che suonava così: i dottori di famiglia saranno ridotti del 23% e ognuno di loro avrà 300 pazienti in più.

Assessore, se non taglia medici e compensi che cosa risparmia?
«Niente di niente. Spieghiamo di che cosa si parla: ogni medico di famiglia incassa 80 euro per assistito. Considerato che sono 3.200 per tre milioni di abitanti, la media sarebbe di 1.033 pazienti per dottore, mentre il tetto massimo è di 1.500. La realtà è diversa: più di 800 medici hanno meno di 800 assistiti e quindi si dedica ad altre attività e non può essere sempre reperibile. Invece noi vogliamo che i dottori siano disponibili per le famiglie a tempo pieno. Da qui l’ipotesi di aumentare il numero di assistiti: guadagnerebbero di più senza bisogno di dedicarsi ad altro».
La proposta è sostenuta dal Finmg, il sindacato dei medici di famiglia e la Cgil non accetta?
«Capisco che ci possano essere vedute diverse fra i sindacati, e che tutti vogliano difendere medici così vicini ai cittadini, i tagli accennati sono solo nella testa di chi li sostiene. Si dà un’immagine distorta. La Toscana, invece, sta mettendo più soldi proprio per l’assistenza di base».
Il pronto soccorso bis?
«Le chiameremo unità di cure primarie: sono presidi che nasceranno dove medici di famiglia e specialisti (almeno otto-dieci) decideranno di associarsi per mettere in piedi unità aperte 24 ore al giorno. Ci saranno medici in servizio sempre, pronti a curare e a prescrivere medicine e a richiedere analisi. Le unità diventeranno un cuscinetto fra il medico di famiglia e il pronto soccorso che non sarà più soffocato di richieste».
I medici che cosa pensano?
«Abbiamo ricevuto 28 proposte operative. Le stiamo valutando. In pratica sarebbero già coperti i capoluoghi e le città più grandi. Per Firenze c’è un’ipotesi faraonica che avrà bisogno di qualche aggiustamento. Restano scoperte le zone periferiche, le colline, la montagna: ma lì ogni medico di famiglia conserverà un numero minore di assistiti e avrà sempre incentivi per il lavoro più duro».
Siamo sicuri che fra le pieghe non ci siano tagli? Standard & Poor’s, la società di certificazione, sostiene che la spesa sanitaria vi sia sfuggita di mano...
«Non ci sono problemi. Tranquilli: non metteremo ticket. Il problema è che il medico di famiglia deve cambiare mentalità: non può essere più quello dell’Ottocento che andava a far le visite sul calesse e con la borsettina. La gente vuole un’assistenza maggiore, più rapida, più completa. A tempo pieno».

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Dichiarazione stampa di ANNA BALDI, SEGRETARIA REGIONALE FP  sul merito della TRATTATIVA IN REGIONE PER IL RINNOVO DELL’ACCORDO REGIONALE PER I MEDICI DI FAMIGLIA

Firenze 06.09.2005.- Da alcune settimane sono in corso le trattative per il rinnovo dell’accordo regionale per la medicina generale(medici di famiglia) e la discussione lascia aperti problemi per niente secondari. Nel merito  interviene oggi con una dichiarazione stampa Anna Baldi, segretaria regionale della Funzione Pubblica Cgil Medici, presente alla trattativa come firmataria del contratto.

“Non ci siamo. E’ infatti un grave errore volere modificare, come si ipotizza nella bozza regionale alla base della trattativa, il rapporto medici/abitanti dall’attuale 1 medico per 1000 abitanti residenti, fino a 1 medico ogni 1300 abitanti, così come aumentare la frazione di utenti che comporta la designazione di una zona carente di assistenza primaria, da 500 a 650 abitanti.

.Tutto questo contrasta profondamente con

La bozza d’accordo regionale tende, in sostanza,  a  modificare  profondamente l’assetto organizzativo del sistema sanitario riducendo la densità dei medici e obbligando a non immetterne altri nel sistema per anni. Tutto ciò non comporta alcun risparmio per il sistema sanitario. Si spostano soltanto risorse dalla parte precaria della categoria a quella relativamente più privilegiata e con la certezza, non di sola previsione si tratta,  di maggiori disservizi per l’utente. 

L’assistenza ai cittadini va garantita in modo adeguato: modificare il rapporto  medici/abitanti, alzando il rapporto ottimale oggi, non  va certo in questa  direzione”. nb 

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