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Musei senza custodi, rischio chiusura

Dal primo gennaio le principali strutture statali di Firenze potrebbero aprire solo mezza giornata perché gli assistenti tecnici museali avranno un nuovo orario dimezzato rispetto a quello attuale

LA REGOLARIZZAZIONE dei precari avviene in base all’ultimo contratto nazionale. Ma a Firenze era stato firmato un accordo locale che ne aveva aumentato la presenza (e gli stipendi)

di Francesco Sangermano/ Firenze sull'Unità 30/12/2006

Il museo degli Uffizi o la Galleria dell’Accademia di Firenze aperti soltanto mezza giornata nella settimana tra Capodanno e la Befana? Possibile. Anzi, addirittura probabile. A denunciare quella che definiscono una «situazione incredibile» sono gli assistenti tecnici museali che, ormai a pochissime ore dall’inizio del nuovo anno, si trovano a fare i conti con un nuovo contratto di lavoro che li porterà ad avere un orario di lavoro decisamente ridotto rispetto a quanto accadeva sinora.

Le tappe della vicenda sono presto ricostruibili facendo girare indietro la lancetta degli anni al 1999 e 2000. «In quegli anni - spiega uno dei circa 100 assistenti tecnici museali che operano a Firenze - furono varate le prime assunzioni attraverso concorso pubblico della durata di un anno che prevedevano il nostro utilizzo per il 30% dell’orario, vale a dire 2 giorni a settimana. Di rinnovo in rinnovo siamo giunti fino a oggi dato che da quel momento in poi le aperture dei musei fiorentini sono sempre più state subordinate all’impiego dei precari. Nel 2003 si è così avuta l’estensione del contratto a livello nazionale dal 30 al 50% dell’orario il che ha significato per noi lavorare 3 giorni a settimana». 

L’ultimo capitolo, invece, è datato 2004. «Grazie a una contrattazione avvenuta soltanto a livello locale - spiega ancora - abbiamo avuto un’ulteriore estensione a 4 giorni o addirittura a tempo pieno visto che quelli nella nostra situazione sono la maggioranza degli addetti e la soprintendenza fiorentina ne aveva necessità per poter aprire le sale». La sorpresa è arrivata invece, a loro insaputa, immediatamente prima di Natale. Secondo la nuova Finanziaria, infatti, è prevista l’assunzione dei precari preceduta dal passaggio dei pagamenti al ministero del Tesoro. E qui sta l’inghippo. «Perché il ministero - spiegano gli assistenti - paga solo il contratto nazionale, che risulta fermo al 50%, e non considera l’estensione locale. Significa che torneremo tutti a lavorare soltanto per tre giorni con una diminuzione degli stipendi che, a seconda dei casi, andrà da 200 a 650 euro al mese e il rischio di non poter tenere aperte le principali strutture della città per l’intera giornata o nelle domeniche. A meno che non si decida di spostare del personale dalle strutture più piccole chiudendole a loro volta come già successo per Palazzo Davanzati».

Un problema di fronte al quale la Soprintendenza cerca adesso di raggiungere una soluzione condivisa ad ampio raggio. «Poter garantire l’orario esteso, e quindi il conseguente stipendio, agli assistenti museali fiorentini è interesse anche della sovrintendenza del Polo museale fiorentino e da tempo stiamo lavorando con il ministero dei Beni culturali e con i sindacati per trovare una soluzione condivisa» dice la sovrintendente Cristina Acidini. «Il Polo - spiega - dispone di un proprio fondo che vorrebbe impiegare, nelle forme contrattuali previste dalla legge, per poter garantire orari e stipendi uguali a quelli vigenti. Il provvedimento sarebbe comunque temporaneo, sapendo che la situazione degli assistenti, oggi precaria, è in via di definitiva stabilizzazione». Ad aggravare ulteriormente la situazione c’è anche il fatto che il nuovo orario entrerebbe in vigore proprio in giornate di maggior afflusso alle strutture come quelle di inizio anno. «I giorni festivi - conclude Acidini - non aiutano certamente ma credo che già dopo l’Epifania sarà possibile incontrare tutti i soggetti interessati».

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Nei musei fiorentini mancano 200 custodi

La denuncia di Cgil e Uil: «A Firenze il boom di visitatori di Ferragosto ha reso la situazione insostenibile. Presenze aumentate fino al 90% ma il numero dei sorveglianti non cresce. A questo punto non devono meravigliare i furti»

SINDACATO preoccupato anche per l’inadeguatezza dei sistemi di sicurezza. Oberosler della Cgil: «Vogliamo conoscere i risultati dell’indagine della Soprintendenza»

di Sonia Renzini sull'Unità 23/8/06

Sos personale al Polo museale fiorentino. Secondo il sindacato mancano almeno 200 custodi per un buon funzionamento delle pinacoteche. Il problema è denunciato da anni dai rappresentanti sindacali di categoria, ma è tornato alla ribalta con il boom di visitatori a cavallo di Ferragosto nei musei fiorentini. Con 7.500 persone agli Uffizi e 9mila all’Accademia si è verificata rispettivamente una crescita del 50% e del 90% di presenze rispetto al solito. Senza contare il successo ottenuto dalle due esposizioni cittadine alla Galleria dell’Accademia e agli Uffizi che hanno registrato un afflusso di gente superiore alla norma. «Non si può pensare di assistere a un incremento di visitatori così alto e rimanere con lo stesso numero di addetti al personale», dice Giulietta Oberosler della Funzione pubblica della Cgil di Firenze. A surriscaldare il clima sono stati i recenti furti al museo del Bargello e di San Marco. «Si possono aprire i musei anche con poco personale - dice il coordinatore toscano della Uil Beni culturali Enzo Feliciani - ma poi se ci sono furti o danneggiamenti non bisogna meravigliarci». Attesa per i risultati dell’indagine della Soprintendenza sulla sicurezza dei musei.

Musei fiorentini al tracollo: mancano i custodi

L’allarme del sindacato: «Crescono i visitatori, ma il numero dei sorveglianti è sempre ridotto all’osso»

di Sonia Renzini/ Firenze

SOS PERSONALE al Polo museale fiorentino. Mancano almeno 200 custodi per un buon funzionamento delle pinacoteche. La denuncia arriva dal sindacato. In realtà il problema si pone ormai da anni, ma il boom di visitatori a cavallo di Ferragosto nei musei fiorentini lo riporta prepotentemente alla ribalta. Con 7.500 persone agli Uffizi e 9mila all’Accademia si è verificata rispettivamente una crescita del 50% e del 90% di presenze rispetto al solito. Senza contare il successo ottenuto dalle due esposizioni cittadine - Lorenzo Monaco alla Galleria dell’Accademia e La mente di Leonardo agli Uffizi - che hanno registrato un afflusso di gente superiore alla norma.
«Non si può pensare di assistere a un incremento di visitatori così alto e rimanere con lo stesso numero di addetti al personale - dice Giulietta Oberosler della Funzione pubblica della Cgil di Firenze - la situazione è ormai insostenibile, mancano almeno 200 persone».

Non solo. A preoccupare il sindacato è anche l’inadeguatezza dei sistemi di vigilanza che scaricano la responsabilità sulla tutela dei capolavori tutta sulle spalle del personale ormai ridotto all’osso e costretto a fronteggiare situazioni che rischiano di sfuggire di mano. Come è successo per il furto di monete antiche al Bargello o quello di un frammento di iscrizione di marmo del ‘400 a San Marco. «Si possono aprire i musei anche con poco personale - dice il coordinatore toscano della Uil Beni culturali Enzo Feliciani - ma poi se ci sono furti o danneggiamenti non bisogna meravigliarci. La presenza dei custodi è insostituibile, il caso del Bargello è lampante: affidare 4 o 5 sale interamente alla sorveglianza di una sola persona non è possibile». E infatti il furto è avvenuto in pieno giorno, i ladri sono stati visti da due turisti americani e ripresi dalle telecamere, ma inutilmente.

Per la Cgil occorre investire sui sistemi di allarme, in modo da mettere al sicuro le opere d’arte e non responsabilizzare oltre misura il personale dei musei. «Alla Galleria moderna se un visitatore si avvicina più di tanto a un quadro scatta l’allarme - continua Oberosler - un meccanismo che può rivelarsi un buono strumento di supporto per il sorvegliante. È necessario fornire anche gli altri musei di questi mezzi, invece in molti casi si continua a disporre un solo custode per due sale, magari piene di visitatori che spesso sono a dir poco indisciplinati». Proprio per risolvere il problema sicurezza la Soprintendenza dopo il furto a San Marco ha avviato una verifica sui sistemi di sicurezza dei vari musei. «Aspettiamo ancora di vedere i risultati dell’indagine sulla sicurezza della Soprintendenza - incalza Oberosler - ma in ogni caso se ne esce in un solo modo: reintegrando il personale che è andato in pensione, magari anche ricorrendo alla mobilità da enti in esubero». 

Il blocco delle assunzioni per 7 anni ha ridotto radicalmente il personale, tanto più se si tiene conto dell’apertura di numerose sale in molti musei, come è successo agli Uffizi, all’Accademia, al San Marco e a Palazzo Pitti, solo per fare qualche esempio. Adesso il personale del Polo museale si attesta sulle 500 persone, troppo poche secondo il sindacato di cui oltre 200 sono precari. «Ormai gli organici non esistono più - conclude Feliciani - l’anno scorso la Finanziaria li ha ridotti del 5%. Così non si può andare avanti, al ministro chiediamo almeno 200 dipendenti». Dello stesso avviso Oberosler che precisa: «Devono essere assunti a tempo indeterminato, niente precari. Vogliamo invece stabilizzare quelli che abbiamo».

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Al  Ministro per i Beni e le Attività culturali On. Francesco Rutelli

Ai Sottosegretari MiBAC
Andrea Marcucci
Danielle Gattegno Mazzonis

Elena Montecchi

Al Sindaco di Firenze Leonardo Domenici

Al Presidente della Provincia di Firenze Matteo Renzi

Al Presidente della Regione Toscana Claudio Martini

e p.c. Al Coordinatore Nazionale FP CGIL MiBAC Libero Rossi

Loro Sedi

OGGETTO: Stato di agitazione  del personale del Ministero Beni  e Attività Culturali degli Istituti di Firenze

La scrivente FP CGIL Firenze denuncia la drammatica situazione in cui versano gli Istituti fiorentini del Mi.B.A.C., siano essi Biblioteche, Musei, Archivi, Palazzi, Istituti o Soprintendenze.

Ormai non esistono più problemi contingenti da fronteggiare e possibilmente risolvere : esiste la “questione” della gestione dei Beni Culturali a Firenze, che per le loro peculiari caratteristiche e per la loro “densità” di presenza sul territorio fanno assumere alla situazione odierna i connotati di una vera e propria emergenza.

Infatti dalla cronica mancanza di risorse economiche - che consentivano appena di mantenere i servizi offerti all’utenza - si è passati nell’arco di pochissimo tempo a tagli consistentissimi ( l’ultimo , il 43% di un budget già decurtato l’anno nel 2005 del 40% ) che rendono risibile qualsiasi tentativo di continuare a sostenere invariata l’offerta al pubblico.

Se si esclude il Polo Museale Speciale Fiorentino che “gode” (se così si può dire) di autonomia , ma che certo non è privo di altri problemi, tutti gli altri Istituti fiorentini combattono contro tagli assurdi e iniqui che mettono a rischio persino il pagamento delle utenze, quali spese telefoniche, forniture elettriche, idriche, manutenzioni ordinarie e straordinarie, lavori di adeguamento ai sensi della 626/94 ; per non parlare poi di spese per il decoro minimale delle strutture ( le pulizie dei locali e dei serviziz igienici ) e per l’ammodernamento delle dotazioni tecnologiche . Ci sono Soprintendenze, come la S.P.S.A.E. (Patrimonio Storico Artistico ed Etnoantropologico) di Firenze , che non hanno ancora una sede definitiva e un organico almeno minimale rispetto alle funzioni e ai compiti che sono chiamate ad esercitare , continuando da oltre due anni a vivere in una situazione di  preoccupante incertezza.

Quando poi si parla delle risorse umane il discorso si fa ancora più grave : in tutti i settori la mancanza di personale si fa sentire in modo urgente . Da anni il turn – over” è bloccato : il personale che va in pensione non viene più reintegrato. Questa emergenza non risparmia nessun settore: mancano archeologi, architetti, archivisti, bibliotecari, restauratori, informatici, esperti di comunicazione, amministrativi. E l’enorme patrimonio di esperienza scientifica ed operativa – nostra ricchezza e motivo di vanto ed orgoglio quando a livello internazionale vengono richieste le collaborazioni del nostro personale – non può in alcun modo essere tramandato, perché non ci sono forze nuove a cui passare competenze e conoscenze . Si assiste così – senza strumenti per porvi rimedio - a questa inarrestabile “uscita” dal mondo del lavoro di grandissimi talenti (solo per citare alcuni esempi: i restauratori e gli specialisti  dell’Opificio delle Pietre Dure e del Centro di Restauro della Soprintendenza Archeologica per la Toscana) che lasciano il vuoto dietro di sé.  Caso emblematico e paradigmatico è anche quello della  Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze , che alla fine del 2007 rischia di vedere il proprio organico ridotto a 150 unità (dalle 400 degli anni  ‘90) .

Altra carenza che mette a rischio la fruizione di musei, archivi e biblioteche è quella del personale dell’area della vigilanza e accoglienza, ormai neanche lontanamente sufficiente per garantire l’apertura in sicurezza non solo degli ambienti storici, ma anche con riguardo al  personale interno ed esterno, e ai beni , esposti e non. E’ a rischio l’apertura prolungata di musei e biblioteche, è a rischio l’apertura nei mesi estivi, è a rischio l’apertura nei giorni festivi. 

La situazione relativa al personale di vigilanza dei musei è racchiusa in poche cifre : non sono stati ancora stabilizzati – solo su Firenze - oltre 350 contratti a tempo determinato (250 “Giubilari” e 106 Assistenti tecnici museali) , la cui presenza garantisce almeno di rasentare la soglia di emergenza ; a loro andrebbero affiancati , stando agli attuali organici , almeno 500 addetti . 

A fronte di questa situazione vediamo sul tappeto una sola iniziativa , messa in campo dal Polo Museale Fiorentino , che non può trovare il nostro assenso .

Con un’operazione qualificata come “allargamento” del contratto di appalto dei servizi aggiuntivi ( ampliamento stimabile ad oggi in oltre 400.000 euro ) il Polo Museale – vanificando qualsiasi richiesta di confronto che possa prendere in considerazione soluzioni alternative - intende inserire circa 60 unità di personale ultra-precarizzato ( contratto dei servizi , durata prevista tre mesi , alcune unità per la sola giornata di domenica ) nel servizio di vigilanza delle sale , con tutte le prevedibili problematiche legate ai livelli di responsabilità e alle modalità di gestione di addetti che rispondono a diversi datori di lavoro e a agiscono in base a diverse regolamentazioni contrattuali . 

Non è questa la strada da seguire per provare seriamente a risolvere i problemi, sia nel merito sia in primis nel metodo . E’ necessario non solo cambiare la tipologia dell’organizzazione del lavoro, ma avere segnali chiari ed inequivocabili rispetto alle politiche del personale che il Ministero e i poteri locali intendono mettere in campo, aprendo immediatamente un confronto con le tutte le parti coinvolte.

PERTANTO LA SCRIVENTE O.S. DICHIARA LO STATO DI AGITAZIONE DEL PERSONALE DEI BENI CULTURALI DI FIRENZE E CHIEDE ALL’ ON. RUTELLI L’APERTURA URGENTE DI UN TAVOLO NAZIONALE .

Fidando nella sensibilità di chi legge e restando fermamente convinti che solo uno spirito aperto al confronto e al dialogo possa fornire le soluzioni alle annose problematiche esposte , restiamo in attesa di una vostra risposta . 

Il Segretario Generale

FP CGIL FIRENZE  Antonio Lazzaro

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I MUSEI
Cgil, no a 20 assunzioni esterne "Prima regolarizzare i precari"

da La Repubblica 6/5/06

MOBILITAZIONE dei custodi dei musei statali fiorentini. L´accordo tra soprintendenza e sindacati per l´assunzione di una ventina di custodi esterni tramite la società Firenze-Musei, è tutto da verificare. La Cgil non ci sta e chiede al soprintendente Antonio Paolucci un tavolo di concertazione, per assicurare l´assunzione dei precari, fondi per gli straordinari e una banca-ore per il personale già in servizio. La Uil evidenzia le carenze di organico (mancano 460 custodi al Polo museale, 76 al Museo archeologico, 15 all´Opificio e 62 a Palazzo Pitti), e apre una vertenza nazionale sul tema. (m.a.)

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LA POLEMICA Non esistono accordi. La Uil annuncia iniziative di lotta

Musei, vigilanza all’Accademia «Paolucci non deleghi ai privati»

di Letizia Cini su la Nazione 5/5/06

Musei & privatizzazione: acque agitate in soprintendenza. La prima denuncia arriva dalla Uil Firenze: «La situazione relativa al personale dei musei fiorentini è ormai a un livello insopportabile — tuona il segretario Enzo Feliciani — . Gli spazi museali sono cresciuti, il numero dei visitatori anche, ma a tutto ciò non ha fatto seguito il ricambio di personale. I precari (250 giubilari e 106 assistenti tecnici museali) vanno stabilizzati e nonostante questi numeri permane una grave carenza di addetti alla vigilanza».

«Al Polo Museale Fiorentino i dati dimostrano come la situazione non sia più gestibile — riprende Feliciani — : nonostante i precari mancano 460 addetti alla vigilanza all’Archeologico, 76 all’Opificio, 15 ai Beni architettonici 62. Con il direttore regionale Paolucci non c’è al momento alcun accordo, né tantomeno vi potranno essere accordi che tentino di sminuire la funzione di vigilanza, che a nostro avviso non può che essere pubblica». Pertanto la Uil di Firenze, d’intesa con la Segreteria nazionale, chiede l’apertura di una vertenza nazionale «per la grave carenza di personale di vigilanza appena sarà insediato il nuovo ministro. 

«Se la situazione non verrà gestita — l’annuncio — partiranno iniziative di lotta dalle prossime settimane».
Anche la Cgil funzione pubblica smentisce l’esistenza qualsiasi accordo sottoscritto dai sindacati per l’appalto del servizio di vigilanza della Galleria dell’Accademia. «Nell’incontro del 21 aprile il soprintendente Paolucci  ha interpretato a suo modo il sistema delle relazioni sindacali, comunicando graziosamente la sua intenzione di appaltare per il periodo maggio-ottobre 2006 una parte del servizio di vigilanza delle sale dell’Accademia alla società Firenze Musei, che già gestisce biglietteria e bookshop — denuncia la Cgil — . Tale sistema, sempre secondo il professore, verrà applicato in seguito ad Uffizi e Gallerie di Palazzo Pitti». Ma, secondo i sindacalisti, la proposta di Paolucci contiene ‘dubbi di legittimita’: «Non esiste in Italia un sistema misto».

«A Firenze ci sono già 200 precari a Firenze che attendono la definitiva stabilizzazione — interviene il Coordinatore Nazionale Ugl Beni Culturali, Renato Petra — . Ci risulta inoltre che proprio il soprintendente Paolucci abbia posto il diniego a richieste di trasferimento di addetti ai servizi di vigilanza di ruolo che da altri Istituti chiedevano di passare alla Galleria dell’Accademia. Non vorremmo che l’Amministrazione già stesse operando per fare largo a ‘comitive’ di pseudo-vigilanti privati».

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Agli Organi di Stampa

PAOLUCCI E FELICIANI: DOV’E’ L’ACCORDO?

 

Firenze, 4 maggio 2006

Abbiamo appreso dalla stampa locale dell’esistenza di un presunto accordo sottoscritto dalle Organizzazioni Sindacali, accordo che porterebbe ad appaltare il servizio di vigilanza della Galleria dell’Accademia  a personale esterno al Ministero dei Beni Culturali.

La Funzione Pubblica CGIL di Firenze smentisce l’esistenza di tale accordo e invita il Segretario UIL PA Enzo Feliciani a fare chiarezza rispetto alle gravissime dichiarazioni rilasciate, che coinvolgono tutte le OO.SS. in una operazione assolutamente non condivisa.

Nell’incontro del 21.04.06 il Soprintendente Antonio Paolucci ha interpretato a suo modo il sistema delle relazioni sindacali, comunicando “graziosamente” la sua intenzione di appaltare per il periodo maggio-ottobre 2006 una parte del servizio di vigilanza delle sale dell’Accademia alla società Firenze Musei, che già gestisce biglietteria e bookshop. Tale sistema, sempre secondo il Professore, verrà applicato in seguito ad Uffizi e Gallerie di Palazzo Pitti. Fine delle comunicazioni.

Non è stato, da allora ad oggi, mai presentato alle OO.SS. alcun protocollo di intesa, per lo meno non in sedi proprie, le uniche frequentate dalla Funzione Pubblica CGIL.

La Funzione Pubblica CGIL ha immediatamente dichiarato il 21.04.06 i propri dubbi rispetto alla legittimità di tale sistema misto, sia pur temporaneo, di gestione (di cui per altro non si ha notizia in Italia) ed ha chiesto l’apertura di un tavolo di trattativa apposito.

La Funzione Pubblica CGIL non è contraria a nuove assunzioni, ma non può accettare che attraverso “comunicazioni di servizio” il Professor Paolucci – e chi avalla questi suoi comportamenti antisindacali – incrementi di fatto il numero dei precari presenti nelle strutture museali fiorentine. Il Professore ha avuto almeno 5 anni per far valere il suo peso all’interno del Ministero e spendersi a favore della stabilizzazione di Giubilari e ATM. Ha avuto altrettanto tempo, se non di più, per riorganizzare in maniera più efficiente il servizio all’interno dei musei, in modo da garantire una fruizione non solo più ampia, ma soprattutto costante dei beni culturali della nostra città. I risultati sono sotto gli occhi di tutti: non esistono, quindi, le partite di scambio citate da Feliciani.

Esistono, invece, oltre 200 precari “storici” solo nel Polo Museale e questo escamotage gestionale non aiuta certo la loro vertenza, anzi apre scenari inquietanti.

Il Segretario Generale FP CGIL Firenze               per FP CGIL Funzioni Centrali

    Antonio Lazzaro                                                                   Giulietta Oberosler

 

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