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LAVORO
Disoccupazione al 4,3% minimo storico per la Toscana

da l'Unità 30/12/06

Il settore terziario e i servizi a fare da traino e quello manifatturiero che, nonostante timidi segnali di ripresa, continua ad evidenziare segnali di difficoltà. C’è questo alla base dello studio sul mercato del lavoro toscano elaborato sui dati Istat relativi al terzo trimestre 2006. 

Uno studio che evidenzia, soprattutto, il minimo storico del tasso di disoccupazione della nostra regione attestatosi al 4,3%. Nei mesi di luglio, agosto e settembre gli occupati sono cresciuti, in Toscana, dell’1.8% (in termini assoluti, 27.000 lavoratori in più) rispetto allo stesso trimestre dello scorso anno (nel centro Nord la crescita è stata del 2,1%). Grazie a questa crescita il tasso di occupazione è salito al 64,6%, oltre un punto al di sopra del valore di un anno fa (63,6%). Accanto a questi dati positivi, il terzo trimestre ha anche evidenziato qualche segno di rallentamento rispetto ai tre mesi precedenti anche se, secondo gli analisti, la flessione nel dato sull’occupazione (-1,8) è dovuta in gran parte a fattori stagionali e a un calo del lavoro autonomo. 

Ciò che, invece, continua in maniera costante nel corso del 2006, è la diminuzione delle persone in cerca di occupazione (68mila rispetto alle 73mila di un anno fa e alle 74mila del secondo trimestre) e il tasso di disoccupazione, passato come detto dal 4,5 del secondo trimestre al 4,3 attuale (il tasso italiano è risultato del 6,1, quello del centro Nord del 4,1%). «Si conferma l’andamento positivo dell’occupazione in Toscana - commenta l’assessore all'istruzione, formazione e lavoro Gianfranco Simoncini - anche se restano le difficoltà nel settore manufatturiero che riconfermano l’esigenza di un un intervento forte per il riposizionamento del sistema delle imprese». m.sca.

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LA TOSCANA CHE CAMBIA
La ricerca presentata al convegno organizzato dalla Regione su "Gli stati generali delle pari opportunità"
Per le donne più studio e meno lavoro
Si laureano più degli uomini, ma solo il 54% trova occupazione

Le trentenni restano di più in casa, aumenta la presenza in politica
ILARIA CIUTI su la Repubblica 29/11/06

INUTILE illudersi. Le donne anche in Toscana trovano lavoro meno degli uomini e per un periodo della vita assai più breve. Per non parlare dei posti di comando, dove sono ancora un quarto. Eppure nell´altra metà del cielo le cose si muovono molto più rapidamente che nell´universo maschile. Gli uomini si sono seduti, le donne sono più dinamiche e, almeno quanto a cultura, hanno rovesciato la situazione. Studiano e studiano di più. Perfino, anzi in particolare nelle aree più disagiate e meno vicine alle università dove vedono nel titolo di studio un mezzo di emancipazione. Come spiega la ricerca «Il gender gap e i traguardi raggiunti», lo svantaggio di genere e i cambiamenti degli ultimi anni in Toscana, curata dalla ricercatrice Irpet, Alessandra Pescarolo e presentato ieri al convegno organizzato dalla Regione, gli «Stati generali delle pari opportunità».

Tra il 1995 e il 2005 i laureati scendono dal 13,1 all´11% del totale dei maschi. Le laureate salgono dall´11,6 al 14,6%. Primo sorpasso. E´ vero che resta il gap delle facoltà scientifiche, ancora più frequentate dai ragazzi che dalle ragazze tradizionalmente affezionate agli studi umanistici e a lavori meno totalizzanti. Testimonianza clamorosa, il digital divide che separa le donne e gli uomini nell´uso di internet a tutto vantaggio dei secondi. Tuttavia cresce tra le studentesse toscane l´interesse verso il mondo del professioni, prova ne sono le iscrizioni alle discipline giuridiche, politico-sociali o economiche. Dopodichè le donne vanno meno al cinema, anche perché nei centri più piccoli escono ancora poco la sera, e sono disaffezionate ai giornali dove si parla di una politica da cui sono spesso assenti e che dunque non le seduce. Ma vanno più a teatro e leggono più libri.

Anche sul lavoro le cose cambiano. L´occupazione femminile cresce tra il 1993 e il 2005 dal 42% al 54%. E´ un risultato, nonostante gli uomini occupati siano il 76,4%, il traguardo stabilito per le donne nel 2010 dal Patto di Lisbona sia del 60% e la media europea del 56%. Aumenta soprattutto (dal 38 al 59%) la capacità delle donne di restare sul lavoro tra i 45 e i 55 anni, dovuta spesso al maggior grado di istruzione. Purtroppo va peggio per i due estremi, giovanissime e più anziane, tanto che tra i 55 e i 59 anni le occupate scendono dal 59% al 41%. La cosa strana è che la caduta non corrisponde all´arrivo dei figli, ma restano o tornano a casa le donne senza figli o che li hanno già cresciuti, segno, ipotizza la ricerca, che comunque persiste un sistema di razionamento del lavoro a favore del capofamiglia.

Le donne che lavorano chiedono più servizi per l´infanzia e in soli tre anni, dal 2000 al 2003, la possibilità di accogliere i bambini nei nidi sale dall´11,3 al 14,9%, rendendo la Toscana seconda solo all´Emilia Romagna. Si tratta di figli fatti dopo i 34 anni (se nel 1993 il 12,4% delle trentenni restava dai genitori, nel 2003 è il 24,8). A quel punto le donne si scontrano con la difficoltà di conciliare lavoro e maternità e scelgono di sacrificare il tempo per la casa, non quello per i figli. Quanto alla politica, sarebbe troppo parlare di un´isola felice, forse si può dire che la Toscana è meno infelice. Cresce il numero delle consigliere (20,7%). Aumentano le donne sindaco, da 14 a 44 in venti anni (dal 3,8 al 15,3%) e, anche se la maggioranza è ancora a capo di comuni sotto i 5.000 abitanti, passano da 5 a 10 le prime cittadine di comuni con più di 10.000 cittadini. Se poi si va oltre i 30.000, ne troviamo solo due, a Empoli e Campi. Più numerose di tutte le assessore (22,8%), quelle che per vincere non occorre spuntarla nell´ancora ostico per le donne meccanismo elettorale, ma essere scelte dai sindaci in base a competenze politiche e tecniche.

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TRIMESTRE APRILE-GIUGNO

Istat: occupazione in crescita

Ma il sindacato è cauto: «Le aziende continuano a chiudere»

— FIRENZE — su la Nazione 1/11/06

SEGNALI ANCORA DEBOLI, timidissimi. Eppure qualcosa si muove ad annunciare un lento ma percettibile segnale di ripresa economica. Lo dimostrerebbe l’ultima rilevazione Istat sulle forze lavoro, secondo la quale anche in Toscana nel secondo trimestre 2006 l’offerta lavoro sarebbe crescita di oltre un punto percentuale rispetto allo stesso periodo del 2005. Come prevedibile il contributo maggiore all’aumento dell’occupazione arriva dagli stranieri e dai lavoratori over 50. Ma ciò non toglie che l’incremento di posti di lavoro sia comunque un segno di un motore che riprende a girare.

Secondo i dati Istat a fine giugno 2006 le forze lavoro toscane erano pari a un milione e 644mila unità, gli occupati arrivavano a un milione e 570mila, mentre le persone in cerca di occupazione risultavano 74mila. Proprio quest’ultimo dato risulta in diminuzione rispetto al secondo trimestre 2005, quando i disoccupati a caccia di un lavoro erano 90mila.

Complessivamente la Toscana si attesta su un tasso di occupazione pari al 65,7% e a un livello di disoccupazione del 4,5%, anch’esso in diminuzione — secondo i dati Istat— rispetto allo stesso periodo del 2005, quando era al 5,6%.
Al lieve incremento occupazionale farebbe riscontro anche un aumento della produzione industriale. In Toscana, specialmente il settore manufatturiero registra nella prima parte del 2006 una crescita del 3% rispetto ai primi sei mesi dell’anno passato, attestandosi su un dato assai migliore della media nazionale che si ferma al 2%.
E sempre sull’onda di un timido ottimismo, migliorano le aspettative degli imprenditori per il terzo trimestre 2006, rispetto a quanto prevedevano per l’anno lasciato alle spalle. Aspettative migliori che riguardano la produzione, l’occupazione e la domanda, sia interna che estera.

Chi invece continua ad essere estremamente cauto è il sindacato, che non si fa impressionare da numeri apparentemente buoni. «Siamo di fronte a numeri che purtroppo non vogliono dire niente — afferma Luciano Silvestri, segretario regionale della Cgil — . La realtà è quella di uno stillicidio continuo di aziende che chiudono e di lavoratori che vengono mandati a casa. A fine settembre erano 21.000 gli addetti in mobilità, licenziati in Toscana, in crescita di 4.000 unità rispetto al mese di maggio. 21.000 donne e uomini che l’Istat continuerà a conteggiare fra gli occupati fino al termine del periodo di mobilità. Diminuisce il numero chi cerca lavoro, ma non vedo in giro molti visi sorridenti per averlo trovato. L’aumento, anche da noi, del lavoro nero ed irregolare fa piuttosto pensare che sempre più si è costretti ad accettarlo pur che sia. Noi stimiamo in 160.000 i lavoratori al nero o irregolari nella nostra regione».
Ecco allora la sfida da rilanciare secondo la Cgil: «E’ necessario sostenere quel poco di crescita che si intravede — continua Silvestri — con interventi mirati, non a pioggia, su ricerca, innovazione, infrastrutture, garantendo sicurezza, trasparenza e legalità».

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IL CASO
Applicate per la prima volta nel centro di Firenze le misure del decreto Bersani
Lavoro al nero, bloccati due cantieri

su la Repubblica 4/10/06

Sono stati bloccati i primi due cantieri. E una ventina di imprenditori, non solo costruttori ma anche commercianti e pubblici esercenti, stanno per essere raggiunti da super multe tra i 13.000 e i 15.000 euro. Sono tutti «colpevoli» di aver dato lavoro al nero. E vengono «colpiti» dalla direzione provinciale del lavoro di Firenze, per la prima volta in base all´articolo 36 bis della legge Bersani in vigore dal 12 agosto, che ha introdotto «misure urgenti per il contrasto del lavoro nero» inasprendo pesantemente le sanzioni contro chi occupa persone in modo abusivo. «Il danno economico per gli imprenditori, che non sono in regola e vengono sanzionati, è tale da scoraggiare l´illegalità» ha chiosato l´illustrazione dei primi provvedimenti Agata Mutolo, direttore dell´ufficio provinciale del lavoro.

I sigilli della sospensione del cantiere sono stati imposti a due ristrutturazioni nel centro di Firenze dopo gli accertamenti svolti dal nucleo dei carabinieri in forza alla direzione del lavoro. E´ un provvedimento ammesso quando risulti che il 20% del personale impiegato nel cantiere non è iscritto nei libri o nelle scritture obbligatorie. Nelle piccole ristrutturazioni, che impegnano meno di cinque operai, basta che uno soltanto non sia in regola per far scattare la sospensione dei lavori. Il provvedimento viene tolto quando l´impresa dimostra di essersi messa in regola. Altra punizione in corso di erogazione ad una ventina di imprenditori è la sanzione tra i 1.500 e 12.000 euro per ogni lavoratore impiegato al nero, più 150 euro per ciascuna giornata di lavoro effettivamente svolta.
La direzione provinciale del lavoro fiorentina ha anche rivelato che nei primi cinque mesi del 2006 sono state compiute 589 ispezioni su luoghi di lavoro con 320 provvedimenti ispettivi. In 85 casi è stato accertata e notificata una violazione e le somme ingiunte sono state di quasi 871mila euro. (ma.bo.)

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Lavoro, cala la disoccupazione toscana

Il dato scende al 4,5% trainato dal settore terziario, dai servizi ma anche dal grande ricorso al lavoro atipico 

sull'Unità 23/9/06

IL DATO numerico scende. La disoccupazione in Toscana si attesta nel secondo trimestre dell’anno al 4,5% ma nelle pieghe della cifra non si annidano solo belle notizie. Perché se da un lato è vero che l’occupazione fa registrare una decisa crescita trainata soprattutto dal settore terziario, dai servizi e da una nuova espansione del lavoro autonomo, è anche vero che dall’altro il risultato giova del sempre maggiore ricorso a forme di contratto atipico specie riguardante lavoratori stranieri.

Ciò premesso, ad ogni modo, la Regione (che ha rielaborato i dati forniti dall’Istat) giudica la dinamica «decisamente positiva» dal momento che «consolida quanto già delineatosi nel trimestre precedente sul fronte dell’occupazione» aggiungendo anche «una sensibile riduzione delle persone in cerca di lavoro». In particolare nei mesi di aprile, maggio e giugno gli occupati sono cresciuti, in Toscana, del 4,2% (in termini assoluti, 64.000 lavoratori in più) rispetto allo stesso trimestre dello scorso anno (nel centro Nord è stata del 2,5%). Rispetto al trimestre precedente, la crescita è stata del 2,3% (+35.000 occupati). Grazie a questa crescita il tasso di occupazione è salito al 65,7%, due punti al di sopra del valore di un anno fa (63,6%) e ben oltre il dato del primo trimestre 2006 (64,5). Una «positiva inversione di tendenza» si registra sul fronte della disoccupazione, che torna a scendere, sia rispetto ad un anno fa, sia rispetto al trimestre precedente, attestandosi sul 4,5% (il tasso italiano, pure in calo, è risultato del 6,5, quello del centro Nord del 4,2%). In relazione ai singoli settori emergono le altre ombre del rapporto: a fronte di un terziario in notevole espansione, infatti, l’occupazione nel settore industriale è invece ancora in calo e se la crescita dei servizi, rispetto allo stesso periodo del 2005, è del 3,5%, nell’industria si registra, rispetto all’anno precedente, un -7,6% pari a 37.000 occupati in meno. «Decisamente migliore» la situazione del lavoro autonomo, in ripresa sullo stesso periodo dell'anno scorso (+3,5%) e sul trimestre precedente (+1,3%). 

Il lavoro dipendente cresce invece del 4,5% rispetto al 2005 e del 2,8% rispetto al trimestre precedente. «Questi dati sono positivi - commenta l’assessore regionale al lavoro Gianfranco Simoncini - soprattutto perchè alla crescita del numero degli occupati, che non è mai venuta a meno nemmeno nei periodi più bui per la nostra economia, si affianca anche il netto ridimensionamento della disoccupazione, che sfiora uno dei minimi storici posizionando la Toscana su valori decisamente migliori di quelli nazionali e anche di quelli del resto del Centro Nord. È un segnale incoraggiante ma che non deve farci dimenticare le difficoltà, che ancora stentano ad essere superate, nel settore manifatturiero». L’assessore spera che un ulteriore passo avanti possa ora arrivare «col varo del Piano di indirizzo per istruzione, formazione e lavoro che prevede risorse per 1 miliardo e 119 milioni da destinare alla lotta al lavoro precario, alla formazione e all’apprendimento per cittadini di ogni età». f.san.

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Lavoro: dalla Regione fondi di garanzia per precari e cassintegrati
Nel piano integrato 2006-2010 più di un miliardo di investimenti per asili nido, istruzione, formazione. Simoncini: «Novità importanti»

di Valeria Giglioli/ Firenze sull'Unità 11/7/06

CAPITALE UMANO Una scommessa sui toscani, puntando sulle loro competenze e sulle loro capacità, per centrare l’obiettivo indicato dal Consiglio europeo di Lisbona, e dar vita ad una ‘Regione della conoscenza’. Che vinca le nuove sfide dello sviluppo e dell’innovazione. È il Piano di Indirizzo generale integrato, deliberato dalla giunta regionale per coordinare le politiche della Regione in materia di educazione, istruzione, formazione e lavoro da qui al 2010. 5 anni che in questo settore vedranno investimenti per un miliardo e 119 milioni di euro, all’insegna della lotta alla precarietà, delle pari opportunità e della qualificazione della formazione. Il Piano è frutto del confronto con parti sociali, enti locali e università e, spiega l’assessore Gianfranco Simoncini «ha individuato le sue priorità e adeguato gli strumenti alla domanda sociale. Le novità sono significative».

Le novità più consistenti arrivano dal fronte del lavoro, con l’istituzione di una serie di fondi speciali. 200mila euro sono destinati a garantire continuità retributiva ai lavoratori in cassa integrazione, tagliando i tempi della retribuzione erogata dall’Inps e coprendo il pagamento degli interessi agli istituti bancari che anticiperanno il contante. 400mila euro sono destinati al reinserimento delle donne tra i 35 e i 45 anni: alle imprese che assumeranno a tempo indeterminato lavoratrici in questa fascia d’età andrà un contributo annuo di 2500 euro. Stessa quota per le aziende che assumeranno lavoratori in mobilità, con un fondo di 450mila euro. Altro mezzo milione per gli incentivi alle imprese che sceglieranno di ‘stabilizzare’ gli assunti a tempo determinato, a cui si aggiunge il fondo per favorire l’accesso al credito ai lavoratori atipici. E del pacchetto lavoro fa parte la revisione della legge per l’imprenditoria giovanile, che passa a finanziamenti a fondo rotativo, da concedersi su interventi concertati e legati a settori innovativi.

Fronte scuola, si parte dalla materna: la Regione punta a salire ad una copertura del 33% dei servizi per la prima infanzia. Priorità, la diffusione dei servizi e la sperimentazione di forme di rapporto con il privato sociale. Nel quinquennio, per gli asili nido sono previsti circa 54 milioni di euro, mentre ai buoni servizio per la materna sono destinati poco meno di 15 milioni. Salendo in età, gli obiettivi diventano il sostegno alla didattica e la lotta alla dispersione, a partire dalla generalizzazione degli istituti comprensivi. Cui si aggiungerà un impegno sul fronte della copertura (nel 2006 si arriverà al 100%) delle borse di studio per le prime due classi delle superiori, con un investimento complessivo di più di 65 milioni. All’edilizia scolastica è riservato un fondo di 2 milioni, rinnovati ogni anno. Per quel che riguarda università e ricerca, la Regione focalizza sul diritto allo studio, con un impegno di 288 milioni e investimenti per 36. L’obiettivo è allargare la rete dei servizi e accrescere i contributi affitto. Incentivi per incoraggiare la mobilità di studenti e lavoratori e una proposta di legge per il sostegno alla ricerca e per i rapporti fra regione, enti locali e università, che dovrà definire una nuova governance. La formazione professionale cambierà volto, adeguandosi alle necessità del mondo produttivo. Prevista una forte riduzione delle agenzie formative e la semplificazione delle procedure del settore.

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Banche, le donne si fermano allo sportello

Solo due presenze ‘rosa’ nei cda dei 3 principali gruppi toscani. Coccheri (Mps): «Fondamentale l’atteggiamento della politica»

di Valeria Giglioli/ Firenze sull'Unità 29/6/06

IL DESERTO. Ovvero due donne in tutto, nei cda dei tre principali gruppi bancari toscani. Eppure le donne sono brave, si laureano prima e vincono i concorsi: ma non riescono a sfondare quello che con un’efficace metafora è stato battezzato il «tetto di cristallo».

Se sul fronte politico si è almeno aperto un dibattito sulla questione della rappresentanza femminile e le quote rosa continuano a far discutere, c’è un altro volto del potere che alle donne rimane da sempre precluso.

È proprio nel mondo delle banche che il rosa impallidisce, fin quasi a scomparire: «Nel 2001, a livello nazionale, su 5241 dirigenti del settore - spiega Laila Bartolini, segretaria generale Fisac-Cgil di Firenze - solo 197 erano donne. E la Toscana non è un’eccezione». Il problema è quello della collocazione: «Le donne sono circa il 50% dei dipendenti del circuito bancario - spiega Bartolini - perché dove si assume per concorso vincono ed entrano. Ma rimangono confinate nei settori esecutivi: per capirci, tra sportelli e rapporti col pubblico». E lì non ‘crescono’: «In questi settori, meno prestigiosi, è prevista anche meno formazione, con corsi più brevi e di minore importanza. Fino a poco tempo fa le donne facevano carriera soprattutto per automatismo, con gli ‘scatti’. Oggi si fermano poco più su, sempre a metà della scala gerarchica: al massimo diventano capoufficio o vicecapoufficio. A livello dirigenziale la situazione è sfumatissima. E dei cda neanche a parlarne. Eppure tante questioni, dalla maternità, alla mobilità, fino alla scolarizzazione sono state superate». E allora? «È un problema culturale, che si trasforma in segregazione oggettiva: le nomine vengono decise dai dirigenti, maschi e mediamente su con gli anni. E gli uomini vogliono lavorare con gli uomini. Anche perché è diffusa la percezione che ogni carica assegnata ad una donna è sottratta ad un uomo».

Insomma, per le donne i posti chiave del settore bancario, quelli dove si decide il movimento dei capitali per concretizzare le idee che muovono l’economia della regione, rimangono off-limits. A Lucca, nel cda della neonata Cassa di Risparmio di Lucca Pisa Livorno (che con la fusione tra le 3 casse del Tirreno è diventata il terzo polo bancario in Toscana) c’è una sola donna. Circondata da una pattuglia di maschi che nella banca hanno da sempre (l’annunciata discontinuità rispetto alla stagione in cui dominava Fiorani, nelle nomine non sembra essersi realizzata) ricoperto ruoli di rilievo. Nel capoluogo toscano la situazione non migliora: nel cda della Banca CRFirenze di ‘quote rosa’ non c’è traccia, come nella dirigenza degli altri istituti del gruppo.

A Siena (dove il sindaco Cenni ha nominato 4 donne nella sua nuova giunta) la Banca Monte dei Paschi, rilevante a livello nazionale, ha di recente mandato un segnale diverso: in aprile, a 500 anni dalla fondazione dell’istituto, le porte del cda si sono schiuse per Lucia Coccheri, 56 anni, presidente dell’Ato 8 e di Sienambiente. «A Siena - dice Coccheri - c’è una volontà sentita e diffusa nella classe dirigente, che punta a valorizzare le donne. Tanto che la mia nomina non ha poi sorpreso». A livello nazionale invece ha destato scalpore, tanto che la neoconsigliera è stata assediata dai principali quotidiani italiani: «Le donne non sono ancora percepite come adeguate per rappresentare certi interessi» continua Coccheri. Che rilancia: «Per riuscire ad emergere le donne devono investire nella capacità di costruire tante relazioni ‘vere’ tra loro e di promuovere un fitto scambio di esperienze. Ma per mettere a frutto le competenze femminili non si può prescindere dall’atteggiamento della politica, da cui si parte per intervenire sulla società». 

E sulla necessità di «azioni positive» concorda Bartolini: «Servono norme antidiscriminazione che consentano alle donne di crescere, pressioni per infrangere la resistenza maschile a farle partecipare».

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IL CASO
Una donna su 5 abbandona il lavoro dopo la maternità

da l'Unità 27/6/06

Una donna su cinque abbandona il lavoro dopo la maternità. Lo dicono i numeri, che emergono chiaramente dalla ricerca Progetto Viola, promossa dalla commissione per le Pari Opportunità della Provincia di Firenze. Che registra un 19,2% di donne che dopo aver avuto un bambino scelgono di abbandonare la loro occupazione e rimanere a casa per accudire il figlio e la famiglia: è un dato, questo, che conferma la tendenza nazionale, di poco superiore al 20% secondo fonti Istat.

Nella fascia di età fra i 30 e i 45 anni, oltre l’80% delle intervistate dichiara di avere un’occupazione. Sul fronte delle non occupate la percentuale più alta è invece rappresentata dalle casalinghe, che sono ben il 12%. A seguire vengono le donne in cerca di un nuovo o di un primo impiego, che rappresentanto il 4,6%. La ricerca è stata presentata oggi da Francesca Ricci di Eurema e dalla presidente della commissione Pari Opportunità della Provincia, Loretta Lazzeri ed evidenzia un altro dato interessante: sono le lavoratrici diplomate o laureate, maggiormente integrate nel mondo professionale, quelle che preferiscano ricorrere agli asili nido, una volta terminato il periodo di congedo per maternità. Al contrario sono quelle con un’istruzione medio-bassa che scelgono di più di abbandonare il posto di lavoro per far fronte alle mutate esigenze della famiglia.

Fra le aziende prese a campione dalla ricerca del Progetto Viola (tutte con un alto tasso di femminilizzazione) quasi il 70% ritiene molto importante la disponibilità di orario delle proprie dipendenti. Tuttavia solo il 14,4% delle imprese conosce la legge 53/2000, che mira a favorire la conciliazione fra famiglia e lavoro.

PROGETTO VIOLA
RICERCA - AZIONE SULLA CONCILIAZIONE DEI TEMPI DI VITA E DI LAVORO

INCONTRO DI PRESENTAZIONE E DISCUSSIONE DEI RISULTATI

26 GIUGNO 2006 ore 9,15 - SALA EST OVEST DELLA PROVINCIA, VIA GINORI, 12 - FIRENZE

Ne discutono: Associazione Industriali, CNA, Confartigianato, Comitato per la Promozione dell'Imprenditoria Femminile, Confcooperative, Lega Coop, Confesercenti, Confcommerio, Associazione Provinciale Professioniste negli Ordini e nei Collegi, CGIL, CISL e UIL.

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IL LAVORO
In aumento l´occupazione femminile

LAURA MONTANARI su la Repubblica 20/5/06

Crescono le donne nel mondo del lavoro in Toscana, l´occupazione femminile nel 2005 aumenta del 2,5 per cento rispetto all´anno prima. Significa 15mila posti in più nelle aziende e nel terziario (meno invece nell´industria), numeri che portano l´asticella del tasso di occupazione fra le donne a quota 54,1 per cento contro le medie nazionali del 45,3. Ma c´è una fascia di età che resta debole, è quella fra i 35 e i 45 anni, cioè il segmento che in genere corrisponde con l´impegno per la cura dei figli piccoli. Lì il divario con l´occupazione maschile (73,5 per cento) si fa più acuto. «E´ proprio per cercare di colmare questo divario e sostenere l´occupazione femminile in questa fascia di età - spiega l´assessore all´istruzione Gianfranco Simoncini - che abbiamo riservato nel bilancio 2006 un fondo di 400 mila euro per incentivare le aziende ad assumere donne fra i 35 e i 45 anni con contratti part time». La giunta varerà lunedì il provvedimento dando il via libera al fondo.

Un altro dato che emerge nell´analisi dei dati Istat del 2005 è che un alto numero di donne sono impiegate con contratti flessibili, il 13,8 per cento delle lavoratrici dipendenti (pari a 495mila contro le 138mila che svolgono il lavoro autonomo) risulta occupata a tempo determinato, mentre il 26,8 per cento sono quelle che hanno accesso al part time. «Non c´è dubbio - ha detto ancora Simoncini - che quando si parla di lavoro flessibile e precario, la questione femminile sia al primo posto». A guidare la crescita dell´occupazione rosa è il terziario dove l´occupazione è salita del 4,6 per cento mentre nell´industria si è registrata una flessione del 5,5 per cento. Sul fronte della disoccupazione invece le donne restano al 7,3 per cento, gli stessi valori dell´anno prima.

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Lavoro, la mappa nera della Toscana
Sono quasi 500 le aziende in difficoltà sparse sul territorio e 17mila i lavoratori interessati
Oggi sciopero alla Carapelli, il 13 maggio fermi i dipendenti dell’aeroporto di Firenze

L’ELENCO aggiornato periodicamente dalla Cgil si è aggravato negli ultimi giorni coi casi della Richard Ginori (109 esuberi e iniziative di protesta senza sosta fino all’11 maggio) e della base di Camp Darby dove sono stati annunciati 87 licenziamenti fra i civili italiani

di Francesco Sangermano e Alessio Schiesari sull'Unità 4/5/06

Vecchie crisi che si sommano a nuove vertenze, piccole e medie imprese insieme a grandi aziende e fabbriche storiche. I numeri della crisi toscana fanno paura e dicono che sono quasi 500 le realtà interessate (secondo i dati raccolti periodicamente dalla Cgil) con oltre 17 mila lavoratori coinvolti. Un quadro a tinte fosche in cui emergono nuove difficoltà per l’artigianato (il primo trimestre dell’anno ha fatto registrare un calo di quasi 600 imprese nella sola provincia di Firenze) ma anche per settori finora mai colpiti dalle difficoltà (30 mobilità alla Pam, azienda che opera nella grande distribuzione commerciale). E, in una simile realtà, ecco che i prossimi giorni saranno costellati da diversi scioperi in diverse realtà della regione: oltre alla Ginori (iniziative di protesta continue fino all’11 maggio) oggi si fermeranno per un’ora i lavoratori della Carapelli mentre il 13 maggio sarà la volta dei dipendenti dell’aeroporto di Firenze.

Toscana: 496 crisi restano aperte
Dalla Ginori alla Calp, dalla Delphi alla Mitsuba ecco le aziende «monitorate» dalla Cgil
di Francesco Sangermano

IL “FILE” con la lista si aggiorna di continuo. Praticamente ogni giorno. Numeri che crescono, altri che vengono cancellati così come l’azienda che li ha generati.Le ultime aggiunte, in ordine di tempo, sono state la Richard Ginori coi suoi 109 esuberi (ieri è arrivata la solidarietà ai lavoratori dal presidente del consiglio regionale della Toscana, Riccardo Nencini, secondo cui si rischia «la chiusura di una delle quattro aziende europee di maggior prestigio nelle porcellane di alta qualità»), e la base americana di Camp Darby coi 97 licenziamenti annunciati tra i civili italiani. Poi ci sono la Delphi di Livorno (tutti i 400 dipendenti in cassa integrazione straordinaria), la Calp di Colle Val d’Elsa dove era stata prospettata la mobilità (poi ritirata) per 220 su 650 e dove comunque la situazione è in bilico. la Matec dove alla fine dello scorso anno erano 270 e dopo due mesi di trattative si è arrivati a un accordo che prevede comunque la riduzione d’organico a 39 unità. È una cartina impietosa quella che il mondo del lavoro toscano offre in questo inizio di 2006. Nessuna provincia ne è esente e, in pratica, anche nessun settore. Ci sono quelli più colpiti come la metalmeccanica (con le tante piccole e medie imprese che costituiscono l’indotto delle realtà più grandi) o il tessile (si stima che nella sola Prato ci siano oltre 1500 posti a rischio, situazione aggravatasi non poco negli utlimi anni per la presenza sempre più numerosa della comunità cinese) o ancora la chimica (anche se qui gli ultimi dati mostrano qualche segnale di ripresa).

Il “file” di cui sopra è quello che la Cgil Toscana illustra periodicamente e, a oggi, contiene il nome di quasi 500 realtà (486 per la precisione) che vivono situazioni di difficoltà se non proprio di crisi. Scorrerlo significa incappare in nomi noti dell’industria e del manifatturiero toscano (come, appunto, la Calp o la Ginori, la Matec o la Eaton di Massa Carrara, l’Europa Metalli di Barga e Campo Tizzoro o la Unoaerre di Arezzo) ma anche in un oceano di piccole e medie imprese, realtà che contano qualche decina di lavoratori o anche meno associate alle ferali parole “fallimento”, “cessazione” o, ancor peggio, “mercato”. Quello che c’era e che non c’è più, quello che detta le regole e determina la vita e soprattutto la morte dell’impresa incurante della sua storia e del suo passato. Lì, nel mezzo, ci rimangono qualcosa come oltre 17 mila lavoratori che vedono in bilico la loro prospettiva lavorativa (e quindi di reddito) di cui oltre 6 mila già messi in mobilità e quindi, di fatto, licenziati.

Non solo. Il prossimo futuro, infatti, para davanti agli occhi anche un altro spettro non di poco conto. L’esemplificazione maggiore arriva dala Pam, catena di supermercati sparsi su tutto il territorio regionale. Ebbene, anche lì 30 lavoratori sono stati da poco raggiunti dall’avvio delle procedure di messa in mobilità. Si potrà pensare che, almeno dal punto di vista numerico, il fenomeno è marginale. Ma è paradossalmente assai significativo dal momento che va ad attaccare un settore (quello della grande distribuzione commerciale) che finora era parso come l’unico in grado di superare senza grossi ostacoli le insidie del mercato.

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CENTRI PER L’IMPIEGO
Barducci : «17.000 nuovi iscritti Vuol dire che lavoriamo bene» 

da l'Unità 30/4/06

Dopo il caso del cittadino fiorentino (lo avevamo chiamato Fabio) che si era visto chiudere la porta in faccia in uno dei centri per l'impiego gestiti dalla provincia, il vice presidente della giunta provinciale Andrea Barducci è voluto tornare sull' argomento soprattutto per «sgombrare definitivamente il campo da ogni possibile equivoco e dimostrare quella che è la quotidiana attività dei centri».

Così nella sale di Palazzo Riccardi, il vice-presidente, dopo aver ammesso che negli ultimi mesi problemi legati all'assegnazione dei nuovi appalti avevano rallentato l'operato di alcuni uffici, (cosa che aveva confermato anche sulle pagine del nostro giornale), con l'aiuto della direttrice dei centri Sandra Breschi, ha illustrato i dati relativi all'andamento del mercato del lavoro per quanto riguarda il 2005. Si può così venire a conoscenza del fatto che nell’ultimo anno le persone che hanno avuto rapporti di lavoro (i cosiddetti avviati), sono state 74000 rispetto alle 56000 del 2004, mentre le assunzioni registrate, che possono essere anche più di una per persona, ( si parla in questo caso di avviamenti) 101000, contro le 90000 del 2004. 

«Questi dati,- ha sottolineato Barducci,- sono particolarmente rappresentativi perchè ci mostrano quello che è l’effettivo andamento del mercato fiorentino e toscano durante gli ultimi anni». C’è poi un dato sul quale il vice presidente provinciale si sofferma con particolare attenzione, vale a dire quello relativo al numero di cittadini che nell’ultimo anno si sono rivolti ai centri per l’impiego per la prima volta cioè 17000, segno evidente, secondo Barducci, di come la gente creda nel nostro operato.

E la vicenda del signor Fabio?
Forse come ha sostenuto Barducci si è trattato di un caso isolato? Se così è stato speriamo dunque che la prossima volta Fabio, non trovi più di fronte a se delle porte chiuse.

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Sono 38mila gli iscritti ai Centri dell´impiego

da lA Repubblica 30/4/06

Sono 38mila gli iscritti ai Centri dell´impiego della Provincia di Firenze. Nel corso del 2005, negli 11 uffici messi in piedi da Palazzo Medici Riccardi, sono transitati 74mila persone che sono state avviate verso un posto di lavoro. Ma rimangono ancora molte criticità: solo il 26 per cento delle assunzioni poi avvenute sono a tempo indeterminato, solo il 20 per cento è a tempo pieno. Sono i dati resi noti dall´assessore al lavoro della Provincia, Andrea Barducci, che così risponde anche alle polemiche per l´erogazione dei servizi dei Centri dell´impiego, che hanno subito, a causa di problemi burocratici e di finanziamento, un stop da metà marzo. Riprenderanno ora a maggio, ha assicurato Barducci. (m.f.)

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Centri impiego, stop di un mese

da la Repubblica 27/4/06

Da metà marzo ad oggi, i servizi di assistenza dei centri per l´impiego gestiti dalla Provincia hanno subito uno stop. Motivo: l´interruzione dell´appalto con l´agenzia formativa della Cgil che cura l´assistenza specializzata negli 11 centri in tutto il territorio provinciale. «Non c´è stata nessuna chiusura dei centri, solo un rinvio di alcuni colloqui» spiegano dalla Provincia l´assessore Andrea Barducci. Lungaggini burocratiche per l´erogazione dei fondi europei, sostiene la Provincia, sarebbero alla base del «buco» nel servizio. «Rimane il fatto che questo servizio è in gran parte, per la parte operativa, affidato ad un appalto esterno» fanno notare dalla Cgil. «Le varie Finanziarie ci hanno impedito di assumere: come tutti gli enti locali abbiamo usato formule e contratti diversi» ribattono

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CAMPI BISENZIO Un convegno, gli artisti di strada, i gruppi musicali, sensibilizzeranno per due giorni i cittadini

«Più impegno contro il lavoro minorile»

di Maria Serena Quercioli su la Nazione 27/4/06

Le scuole e il consiglio comunale di Campi Bisenzio dicono no al lavoro minorile. Undici anni fa veniva ucciso Iqbal Masih, 12 anni, divenuto il simbolo della lotta contro lo sfruttamento del lavoro minorile e poco dopo Campi intitolò al bambino pakistano il parco di via Veneto.

Secondo il rapporto Ires-Cgil nel 2005 sono stati 1760 nella provincia di Firenze i bambini impegnati in un lavoro e Campi è una delle città dell’hinterland dove elevata è la presenza di studenti extra-comunitari. Sabato 29 e domenica 30 aprile il Comune, insieme ad altri soggetti, ha deciso di ricordare Iqbal con il festival “Arte in strada”. Sabato alle 10 all’auditorium Rodari si terrà il convegno “Per un futuro di dignità alle bambine e ai bambini del mondo” con il sindaco Fiorella Alunni, Alessio Gramolati (Cgil Firenze); Andrea Agresti (testimonial progetto Coop “Un cuore si scioglie”). Nel pomeriggio al parco, dalle 15,30 raduno degli artisti di strada. Il festival proseguirà domenica 30 dalle 15,30 mentre alle 18 nel piazzale della Coop serata con musicisti peruviani e merenda. Il 30 marzo il consiglio comunale ha approvato all’unanimità il documento “per un futuro di dignità delle bambine e dei bambini del mondo” che mira a promuovere verso le scuole del territorio una campagna di sensibilizzazione sullo sfruttamento del lavoro minorile. 

Nell’anno scolastico 2005-2006 i bambini extra-comunitari (cinesi, albanesi, indiani, nigeriani, marocchini...) risultano il 16,62% del totale dei piccoli che frequentano. In percentuale alle elementari sono il 15%, alle medie ben il 24% e al liceo il 5%. Ai nidi sono il 6% delle preiscrizioni. La media dell’abbandono scolastico è di circa 10 bambini all’anno. I cinesi sono la maggioranza degli studenti stranieri ma le famiglie non mostrano molto interesse per il loro rendimento né per la partecipazione ai consigli di classe.
Nonostante la mattina frequentino la scuola diversi bambini e ragazzi cinesi continuano ad essere impegnati nel lavoro in fabbrica.

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Centri per l’impiego? Niente lavoro

Caos nelle strutture gestite dalla Provincia di Firenze: anche gli impiegati hanno contratti a termine che non sono stati ancora rinnovati. Saltano gli appuntamenti con chi è alla ricerca di occupazione

LA VICENDA di un disoccupato fiorentino porta alla ribalta l’odissea di chi si rivolge ai centri per l’impiego della Provincia di Firenze. Manca il personale e non è stato ancora bandito l’appalto. Quanto tempo ci vorrà per far funzionare gli sportelli a pieno regime?


di Osvaldo Sabato e Tommaso Ceccherini sull'Unità 26/4/06

Tutto nasce dalla denuncia di un ex artigiano fiorentino costretto a chiudere la propria bottega e a rimettersi in gioco « non è facile a cinquanta anni». Decide così di rivolgersi ai centri per l’impiego della Provincia di Firenze, ma dopo aver ricevuto un appuntamento per la fine di febbraio, arriva la doccia fredda «mi dispiace ma non possiamo aiutarla perché sono finite le ore». Cioè mancano le persone.
Il bando che deve assegnare il personale addetto agli sportelli dei cosiddetti servizi specialistici non è ancora stato fatto . 

La provincia ogni anno assegna questi servizi a società private causando una parziale paralisi del centro. La conferma di questi problemi arriva anche dalla direttrice dei centri, Sandra Breschi,che però pare sicura che «la ripresa di tutti i servizi avverrà tra poco tempo».
A Fabio (il nome è di fantasia) e a quanti come lui si trovano in questa situazione non resta che aspettare.


«C’è lavoro?» I centri per l’impiego non rispondono
Un disoccupato fiorentino si rivolge agli uffici provinciali: «Mi hanno detto che devo attendere perché manca il personale»

di Osvaldo Sabato / Firenze

MENTRE racconta la sua storia si commuove, stenta persino a credere anche lui di ritrovarsi in una dimensione senza senso, nella terra di mezzo «non è facile, c’è anche una difficoltà psicologica» spiega Fabio (nome di fantasia). Perdere il lavoro è sempre un dramma, cambia anche il colore delle giornate. Ma lo è ancora di più per chi ha ormai più di cinquant’anni, ed è troppo giovane per andare in pensione, e troppo vecchio per ricominciare daccapo. «Ti senti una rivoluzione dentro» dice Fabio, silenziosa e dirompente. Da sempre artigiano, vive in un quartiere fiorentino dove ha sempre fatto l’argentiere. Una vita onesta fino a quando gli ordinativi non iniziano a calare fino a fermarsi del tutto e la tremenda decisione, che ti cambia la vita: chiudo bottega e mi rimetterò in gioco. La voglia è tanta, le difficoltà anche «trascorro le mie ore andando in giro a cercare un lavoro, un pochino ce l’ho, ma mi basta appena per campare. Non mi vergogno a dirlo, ma purtroppo è così» dice. Quante porte continua a bussare, Fabio, si aprono, una pacca sulla spalla e poi via di nuovo in giro «non ci avevo mai pensato, ma poi è venuto tutto insieme. Uno magari pensa: sì c’è la crisi, però non pensavo che toccasse a me, io ho fatto sempre l’argentiere fin da quando avevo quindici anni, poi...». E in questi casi uno si aggrappa a tutto: dai passaparola fino agli uffici pubblici. E qui gli ostacoli sono come le montagne russe, un sali e scendi continuo. Fabio, come tante altre persone, si è rivolto anche ai centri per l’impiego della Provincia di Firenze (sono gli ex uffici di collocamento). C

hi cerca lavoro può trovare risposte ai propri bisogni di informazione, orientamento e sostegno alla scelta di un proprio percorso formativo e lavorativo, oltre alla possibilità ai autocandidarsi alle offerte di lavoro in preselezione, è scritto nel sito della Provincia. «Sono andato diverse volte - ricorda Fabio - a gennaio ho fatto un colloquio e poi mi hanno dato un appuntamento a fine febbraio, solo che qualche giorno prima mi telefonarono per dirmi che erano finite le ore». Ma come sono finite le ore, cosa significa e cosa importa a chi è nella morsa della sua disperazione? «Mi hanno spiegato che ancora non hanno fatto il bando di concorso per assumere le persone che lavorano al centro per l’impiego» commenta. La burocrazia ha i suoi tempi, ma nel frattempo gli uffici della Provincia lavorano a regime ridotto, non sarebbe un problema se proponessero vacanze premio, il guaio è che a questi sportelli si rivolge chi non ha da campare. E Fabio, aspetta. Come lui quanti saranno? 

Una mano un suo amico gliela data, ma poi ha chiuso anche lui, bene o male, è arrivato alla pensione ed ha detto, ora basta. «Onestamente io ho anche dei problemi di salute perché con gli anni per la saldatura e gli antiossidanti mi sono venuti dei noduli alla gola» racconta Fabio. In questi mesi si è aggrappato al suo banchino, giù in cantina «però vivo male e non ce la faccio». Ma non si arrende «ora torno al centro per l’impiego e sento un po’ cosa mi dicono. Poi sto spargendo la voce, se qualcuno mi vuole far lavorare...»  

I servizi sono affidati ai privati

La Provincia di Firenze però deve bandire ancora l’appalto

di Tommaso Ceccherini / Firenze


QUANTO EMERSO dalla testimonianza del signor Fabio (vedi a fianco) apre degli interessanti scenari riguardanti la conduzione dei servizi relativi ai centri per l’impiego della provincia di Firenze. A quanto pare infatti la carenza di personale, causa della parziale paralisi dei servizi specialisti del centro, sarebbe dovuta ai metodi di assunzione. Attualmente soltanto una parte dei dipendenti risulta far parte del personale interno assunto per mezzo di un concorso pubblico tenutosi 3 anni fa e che prevedeva 28 assunzioni a tempo indeterminato, anche se in realtà, a causa del blocco della finanziaria, potè garantire tale tipo di contratto solo ad una parte di questi. 

Per quanto riguarda invece i cosiddetti servizi specialistici la provincia ha deciso di affidarli alla gestione dei privati, che assumono personale attraverso dei contratti annuali. Ecco dunque il motivo per cui dagli inizi di marzo, data di fine dell’ultimo appalto, tutti quegli sportelli riguardanti i servizi immigrati, donne, quelli di orientamento e quelli relativi ai tirocini sono paralizzati. I cittadini dunque che da marzo ad oggi si sono rivolti a questi sportelli si sono sentiti rispondere un «mi dispiace ma al momento non posso aiutarla...». È quanto è successo a chi in questo periodo è rimasto senza lavoro e sperava di trovare una risposta. 

Che la situazione non sia proprio delle migliori lo ammette anche la direttrice dei centri, Sandra Breschi. Intervistata dall’Unità sulla questione, conferma che da un po’ di tempo esistono dei problemi riguardanti i servizi specialistici, ma che tra pochi giorni sarà assegnato un nuovo appalto che consentirà la ripresa di tutti i servizi a tempo pieno, sottolineando anche il grande passo in avanti fatto rispetto ai vecchi uffici di collocamento, precisa anche che il servizio svolto dagli uffici non può assolutamente garantire un posto di lavoro, non essendo questo il suo ruolo e non avendone la possibilità, mentre molte volte vengono create delle aspettative eccessive nei cittadini, causa a suo parere dei malumori. Tutto chiaro, ma quanto tempo ci vorrà ancora per rivedere gli uffici lavorare a pieno ritmo?

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In Toscana si studia bene ma a lavorare si va altrove

Lo dicono all’Eurispes gli universitari che frequentano gli atenei della nostra regione. Più prospettive all’estero o nelle regioni del Nord dell’Italia

di Valeria Giglioli/ Firenze sull'Unità 21/4/06


TOSCANA, terra delle meraviglie. Ma per lavorare meglio andare altrove. Lo dicono gli studenti che seguono i corsi delle università toscane, da Firenze a Pisa e Siena, fino al polo universitario di Prato. I risultati della ricerca di Eurispes Toscana La Toscana prossima futura saranno presentati oggi alle 15 nell’auditorium del Consiglio Regionale, insieme a quelli di un’indagine sull’imprenditoria pratese, nel corso di un convegno che inaugura l’attività regionale dell’istituto di studi nato nel 1982. Alla guida della Eurispes toscana c’è Stefania Ippoliti, già presidente di Confesercenti.

Il quadro dipinto dai 300 universitari tra i 21 e i 24 anni (toscani, italiani provenienti da altre regioni e stranieri) non è consolante. Per il 48,6% di loro all’estero ci sarebbero più opportunità di lavoro all’altezza degli studi compiuti. Il 32,3% è convinto che le regioni del Nord dell’Italia siano la soluzione migliore. Solo il 9,3% considera la Toscana in grado di fornire occasioni lavorative adeguate. E se il 70,3% degli studenti toscani pensa di rimanere a vivere nella regione, per la maggior parte di questa fetta (56,1%) le motivazioni sono di carattere affettivo e relazionale, mentre le ragioni di lavoro si attestano al 30,2%. Anche perché solo l’11,5% di loro considera la Toscana il luogo in cui potrebbero realizzarsi le migliori opportunità di occupazione. Percentuale che scende al 10,8% per gli studenti stranieri e addirittura al 5,6% per gli italiani di altre regioni. I giovani appaiono determinati a perseguire le aspirazioni professionali: l’81,4% è disposto a rinunciare alle sicurezze del lavoro dipendente pur di svolgere una professione che lo realizzi come individuo.

La qualità della vita nelle 4 città universitarie è stata valutata con un punteggio da 1 a 10: gli studenti hanno giudicato criticamente l’aspetto dell’efficienza della mobilità privata. Firenze, Pisa, Prato e Siena non hanno raggiunto la sufficienza, con un picco negativo per il capoluogo, con 3,5. Poco meglio per il trasporto pubblico: Firenze si ferma a 4,6, solo Prato e Siena arrivano appena al 6. Le città superano invece la sufficienza per la varietà dell’offerta culturale, la socialità e la qualità dell’ambiente (Siena incassa un 8). Sul fronte dell’immagine, la Toscana conferma l’apprezzamento per il paesaggio, il fermento culturale e le ricchezze artistiche. Il 46% la considera “luogo in cui si sviluppa l’innovazione” e solo il 36,1% la pensa “come luogo di produzione industriale”. Tanto che tra gli aspetti ‘che mancano’ alla Toscana il 15% segnala la capacità di innovazione e investimento in ricerca, il 14,2% le infrastrutture e i collegamenti e il 13,3% un mercato del lavoro efficiente.

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Soldi per le aziende che assumono donne o cassintegrati

Siglata intesa tra Regione, sindacati e associazioni di categoria
L’assessore Simoncini: «È un sostegno per le fasce più deboli»


di Francesco Sangermano/ Firenze sull'Unità 14/4/06

PRIMA DI TUTTO le donne. Ma anche i lavoratori iscritti alle liste di mobilità e quelli in cassa integrazione. Con un unico obiettivo: consentire loro di avere (o riavere) un lavoro a tempo indeterminato che li tolga così dal volgo dell’occupazione precaria. È per questo motivo (e per questi destinatari) che la Regione Toscana ha istituito tre fondi, dal valore complessivo di un milione e 50 mila euro, da utilizzare come incentivi all’aziende in modo da creare e sostenere l’occupazione.

Le iniziative, che partiranno entro un mese in via sperimentale, sono state decise con un protocollo firmato dall’assessore regionale al lavoro Gianfranco Simoncini e dai rappresentanti di Confindustria, Cna, Confartigianato, Lega Cooperative, Confcooperative, Coldiretti, Cia, Confesercenti, Confcommercio, Confturismo, Cgil, Cisl e Uil. Il dettaglio degli interventi è piuttosto articolato. 

Il primo fondo prevede azioni per favorire l’incremento dell’occupazione femminile nella fascia di età fra i 35 e i 45 anni. Ogni azienda che assumerà un soggetto appartenente a questa categoria con un contratto a tempo indeterminato part time riceverà 2500 euro (lo stanziamento di bilancio totale per il 2006 è di 400 mila euro). Il secondo fondo, di 450 mila euro, vuole invece favorire l’assunzione a tempo indeterminato dei lavoratori iscritti alle liste di mobilità. Infine si prevedono interventi per sostenere il reddito dei lavoratori in cassa integrazione straordinaria di imprese che non sono in grado di anticipare direttamente l’assegno, o perché in procedure concorsuali o perché in gravi condizioni finanziarie. Le risorse stanziate sono 200 mila euro, con cui la Regione si accollerà l’onere per gli interessi sull’anticipazione da parte di istituti bancari.

«Con questi interventi - spiega Simoncini - si è deciso di intervenire direttamente a sostegno delle fasce più deboli del mercato del lavoro dando così un contributo a far ripartire una prospettiva di sviluppo». La crisi dell’apparato produttivo del settore manifatturiero che ha colpito in questi ultimi anni la Toscana, con inevitabili ripercussioni sul mercato del lavoro, è stata la leva che ha messo in moto l’intervento regionale. Troppa cassa integrazione, troppe mobilità, troppe chiusure. «Far crescere ancora il lavoro delle donne, rimettere al centro della nostra strategia il manifatturiero, e tutelare i settori più deboli al riparo dalla precarietà difendendo salari e qualità del lavoro - conclude Simoncini - sono le mosse giuste per creare le condizioni per una ripresa duratura dell'economia e la salvaguardia dei livelli di benessere e coesione sociale».

«Questo protocollo - commenta il segretario generale della Cisl toscana Maurizio Petriccioli - si inserisce nella giusta politica della concertazione e il suo principale merito è quello di individuare poche ma determinanti azioni, con i relativi finanziamenti, che rispondono ai bisogni strutturali del mercato del lavoro».

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la Regione
Un milione per aiutare l´occupazione
Sostegno alle donne che tornano al lavoro

da la Repubblica 14/4/06

CONTRO il precariato, per l´occupazione femminile e il sostegno ai lavoratori delle aziende in crisi. La Regione stanzia un milione e cinquanta mila euro per questi obiettivi e firma, per mano dell´assessore all´istruzione, formazione e lavoro, Gianfranco Simoncini, un protocollo di accordo con tutte le parti sociali, dai sindacati (Cgil, Cisl e Uil) a Cna, Confartigianato, Lega Cooperative, Confcooperative, Coldiretti, Cia, Confesercenti, Confcommercio, Confturismo. Prima di tutto le donne, quelle tra i 35 e i 45 anni che più difficoltà trovano a trovare lavoro o, meglio, a ritrovarlo dopo avere accudito ai figli, nonostante in Toscana l´occupazione femminile sia più alta della media italiana, al 54,3% contro il 46% circa. Per sostenerle nel trovare un´occupazione, il bilancio regionale stanzia 400 mila euro nel 2006 a favore delle aziende che sperimentino assunzioni part time ma con contratti a tempo indeterminato.

Quanto alla lotta contro la precarietà, la seconda iniziativa del protocollo punta a favorire una nuova assunzione con il posto fisso e non precario per i lavoratori iscritti alle liste di mobilità, ovvero quei lavoratori che sono stati definitivamente allontanati da aziende chiuse o ristrutturate. Anche in questo caso verranno sperimentate forme di incentivazione e di facilitazioni alle imprese, per un totale di 450 mila euro. Gli ultimi 200 mila euro sono destinati a coprire gli ammortizzatori sociali in attesa che ci pensi il governo, ovvero a sostenere il reddito dei lavoratori messi in cassa integrazione straordinaria da imprese che non sono in grado di anticipare direttamente l´assegno perché in gravi condizioni finanziarie o in procedure concorsuali. «In sintonia con il patto per l´occupazione e lo sviluppo - spiega Simoncini - abbiamo deciso di intervenire a sostegno delle fasce più deboli del mercato del lavoro». (i.c.)

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REGIONE

Incentivi a chi assume a tempo indeterminato

di Sandro Bennucci su la Nazione 14/4/06

FIRENZE — E’ solo un segnale. Così viene interpretato negli ambienti economici e produttivi toscani il protoccolo firmato ieri mattina dalla Regione con le parti sociali per dare incentivi alle aziende che fanno assunzioni a tempo indeterminato. Un segnale, perché sul tavolo della sala Caminetto della presidenza della giunta, a Palazzo Bastogi, dove l’assessore al lavoro Gianfranco Simoncini ha steso il protocollo, ci sono appena un milione e 50 mila euro per tutto il 2006. Due miliardi di vecchie lire. Spicciolini, per imprenditori che investono decine o addirittura centinaia di milioni di euro per lanciare una linea o un prodotto. Tuttavia, la Regione ha invitato Confindustria, Cna, Confartigianato, Lega Coop, Confcooperative, Coldiretti, Cia, Confesercenti, Confcommercio, Confturismo e anche Cgil, Cisl e Uil ad apprezzare il gesto, a considerarlo un anticipo sul piano regionale di sviluppo.

Sottovoce, dal punto di vista imprenditoriale non sui nascondono le perplessità. Pochi soldi di fronte alla richiesta di annullare la flessibilità. Tema scottante. Destinato ad animare il dibattito nel nascente governo di centrosinistra, sostenuto sia dai sindacati che da Confindustria.

In ogni caso, la Toscana dà tre tipi d’incentivi.
Primo: 400mila euro, per tutto il 2006, destinati a favorire l’incremento del lavoro femminile nella fascia d’età fra 35 e 45 anni. Le risorse incentiveranno i contratti part time a tempo indeterminato.
Secondo: 450mila euro per favorire l’assunzione a tempo indeterminato di lavoratori iscritti alle liste di mobilità.
Terzo: 200mila euro per sostenere il reddito dei lavoratori in cassa integrazione straordinaria di imprese non in grado di anticipare l’assegno. La Regione si accollerà gli interessi sull’anticipazione da parte delle banche.

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LAVORO
Tiene l’occupazione aumentano gli atipici

da l'unità 23/3/06 

L’OCCUPAZIONE, più o meno, tiene ancora. Ma dietro al semplice numero (disoccupazione al 5.3% contro il 5.2% del 2004) si nasconde come ormai da diverso tempo il progressivo aumento dei rapporti di lavoro atipici. Pur fornendo solo il dato relativo al lavoro a termine dipendente per l’area del centro Italia, l’elaborazione dei dati Istat riporta un totale di questo tipo di contratti pari al 12,3% del totale, rispetto all’11,5% di un anno fa. Quanto al dato più generale, la tenuta dell’occupazione (il livello degli occupati è passato dal 63.2 al 63.7%) è accompagnata dalla costante crisi degli addetti nel settore manifatturiero. Dati che, secondo l’assessore regionale all'istruzione, formazione e lavoro Gianfranco Simoncini, non si possono leggere senza tener conto «della progressiva iscrizione all’anagrafe degli stranieri regolarizzat». A livello di settore, invece, buona performance dell’occupazione nei servizi (+2,7%) ma un calo nell’industria (-0,6%) più marcato nell'ultimo trimestre del 2005 con 5 mila occupati in meno rispetto allo stesso trimestre del 2004.

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Occupazione in lieve aumento ma solo per gli atipici e nei servizi

da La Repubblica 23/3/06

Occupazione in lieve aumento (+1,5% rispetto al 2004), livello di disoccupazione sostanzialmente invariato (5,3% contro 5,2%), con dati percentuali superiori rispetto alla media nazionale. E´ il quadro, complessivamente non negativo, che emerge dalle prime elaborazioni, da parte della Regione, delle rilevazioni Istat delle forze di lavoro nel 2005. Tuttavia ci sono alcuni fattori che condizionano il mercato toscano. In primo luogo il risultato degli occupati risente, come su scala nazionale, della regolarizzazione degli stranieri. In secondo luogo i dati forniscono una visione d´insieme, ma non permettono di individuare le differenze settoriali: se infatti da un lato, l´incremento nel settore dei servizi è stato notevole (+2,7%), dall´altro si registra un calo nell´industria manifatturiera (-0,6%), particolarmente marcato nell´ultimo trimestre 2005. Inoltre va tenuto presente che l´incremento occupazionale è stato influenzato dall´aumento dei lavoratori «atipici», con contratti cioè a termine.

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CIRCONDARIO Le scadenze

Novità per disoccupati e per chi ha finito gli studi
Ecco le borse lavoro

da La Nazione 12/3/06

 Nuove prospettive in vista per i disoccupati. Grazie a risorse messe a disposizione dal fondo Sociale Europeo, il Circondario assegnerà delle ‘borse lavoro’ per tirocini in azienda. Chi è in cerca di prima occupazione o comunque senza lavoro potrà effettuarre un’esperienza lavorativa ricevendo un finanziamento di 300 euro al mese. Il bando è rivolto a tutti senza limiti di età, con l’obblico scolastico assolto e la residenza nel Circondario come unici vincoli. Anche gli stranieri, residenti però in uno degli 11 comuni dell’area, potranno accedere al bando. 

L’esperienza dello stage potrà avere una durata compresa tra i 2 e i 6 mesi, con un impegno di minimo 25 ore alla settimana. Le aziende, non enti pubblici, possono essere le più varie. L’obiettivo dello stage, oltre che per un inserimento futuro, è da considerarsi anche come un modo per imparare un mestiere o per conoscere da vicino il mondo del lavoro per chi ha appena terminato gli studi. Sono stati stanziati in tutto 130.000 euro, una cifra che riuscirà probabilmente a finanziare 80 tirocini e che potrà essere aumentata.

Le domande dovranno essere presentate agli sportelli del centro dell’impiego, nelle sedi di Empoli, Fucecchio e Castelfiorentino nei periodi 1-31 marzo, 1-31 maggio, 1-30 settembre e 1-31 dicembre, che però potrebbero ridursi se i soldi finissero prima. Entro un mese dalla scadenza saranno rese pubbliche le graduatorie, che seguiranno criteri di priorità come l’anzianità di iscrizione alle liste di collocamento. Daniele Dei

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Lavoro, più che la scuola serve fortuna
MASSIMO MORISI

da la Repubblica 12/2/06

Talento, impegno, gusto del rischio e del risultato, la fatica e la costanza come valori: non bastano. Se vogliamo il successo o, con più semplicità, desideriamo soltanto cavarcela, ci serve la fortuna. Non occorre scomodare i classici della cultura greca e romana. Bastano a rammentarcelo film leggeri e profondi come l´ultimo «Match-point» di Woody Allen. O racconti deliziosi come «Il mio nome è Nedo Ludi»di Pippo Russo (Baldini Castoldi Dalai editore, 2006) una splendida metafora calcistica della crisi italiana ove la buona sociologia sa farsi anche romanzo. Ma ce lo ricordano in modo più freddo e pedissequo le molte ricerche sociali sul mercato del lavoro o sul dinamismo delle imprese che scoviamo nei cassetti di molte pubbliche amministrazioni. 

Ebbene, sapete qual è il sistema dominante con cui un giovane o un quasi giovane può trovare lavoro in un´impresa italiana? Il passaparola: i suggerimenti delle persone di cui si fida un imprenditore o un dirigente o un qualunque addetto al reclutamento. Lo dicono, ad esempio, gli imprenditori dell´area metropolitana fiorentina (indagine Provincia di Firenze - dicembre 2005): quasi il 45% di chi fa impresa si fida delle voci e delle informazioni che sa raccogliere in prima persona. Solo il 13% prende sul serio i curricula ricevuti. Alle agenzie del lavoro interinale non va più dell´8% dell´attenzione delle imprese e meno del 7% degli imprenditori si avvale delle banche dati provinciali dei centri per l´impiego. Tutte le altre modalità di reclutamento (segnalazioni di enti di formazione, pubblicazioni di annunci, agenzie di collocamento, banche dati via internet) si collocano al di sotto di tale soglia. Dati non nuovi. Che anzi confermano valutazioni consolidate presso coloro che un lavoro lo cercano o lo vogliano cambiare. I quali si affidano in primo luogo alle conoscenze personali e in una misura tra il 78 e l´80% dei casi, mentre agli annunci a mezzo stampa o ad internet si fa ricorso in seconda battuta e con frequenza rilevante ma molto inferiore (61 e 52%).

Questo vuol dire una cosa molto semplice: che solo i più «sfortunati» utilizzano i canali istituzionali di reclutamento. Qualcuno obietterà che siamo nel regno dell´ovvio e delle ricerche inutili: poiché il mondo ha sempre funzionato così, specie da noi, che ci sentiamo più sicuri nella società dell´amicizia che in quella della responsabilità. Ma è un´ovvietà banale quanto lo è, per l´appunto, la fortuna. Che è ingrediente ove si mescolano l´occasionale e l´imponderabile ma anche la probabilità che, a certe condizioni e a determinate iniziative, possono - non conseguire - ma almeno accompagnarsi circostanze, situazioni od opportunità «fortunate».

LAVORO, PIÙ CHE LA SCUOLA SERVE FORTUNA

E una buona rete di conoscenze e connessioni è il motore della fortuna. E´ il suo principale presupposto quando un ragazzo o una ragazza tentano di costruirsi un futuro e di consolidarlo.
E se la famiglia non ha un sistema di relazioni sufficienti, allora bisogna costruirselo pezzo per pezzo, inseguendo ogni occasione che possa servire allo scopo.
Altrimenti, il percorso si fa duro e i binari della marginalità, dei redditi precari e modesti, e del disagio psicologico si aprono ad ogni angolo di strada.

Qualcuno dirà: non è vero, basta essere bravi e seri, diplomarsi o laurearsi con buoni voti, non stancarsi di studiare e migliorarsi e prima o poi l´occasione arriva. Chi ce l´ha fatta o ce la sta facendo sa che non basta: quel «pizzico» di fortuna, cioè poter partire da un minimo di buone relazioni sociali fa, soprattutto all´inizio, una sostanziale differenza. Specie nei settori economici meno innovativi e meno competitivi.

Il fatto è che questa differenza oggi si va accentuando. Non la scuola secondaria e tanto meno l´università (specie nelle sue componenti meno esposte al confronto internazionale) la stanno mitigando.
Chi non ha frequentato uno dei rari licei di eccellenza passerà per un qualche generico corso di laurea uscendone con le stesse carenze culturali e formative con cui vi sarà entrato. E a quel punto, proprio come prima della scolarizzazione di massa, le buone relazioni, cioè la fortuna, saranno decisive. Siamo sempre a Don Milani, dunque?
No, è un mondo lontano. Ma si stanno riproponendo, in forme nuove, antiche fratture sociali.

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Piano straordinario per l’occupazione

L’assessore Simoncini: «Incentivi alle imprese che assumono licenziati e donne». Aiuti per la ricerca

di Paolo Cantini / Firenze sull'Unità 11/1/06


EMERGENZA I dati non dicono tutto, anche perché spesso non coincidono, ma la crisi occupazionale che sta investendo la Toscana è più profonda di quello che emerge, anche con clamore, attraverso casi emblematici come la Matec di Scandicci. La fabbrica di macchine tessili chiusa dai quei “furbetti del quartierino” dei fratelli Lonati. Tanto profonda da spingere la Regione a varare un piano straordinario per limitare le ricadute sociali delle crisi aziendali. Misure che ieri l’assessore regionale al lavoro, Gianfranco Simoncini ha presentato al consiglio regionale.

Un consiglio convocato in via straordinaria (le ferie natalizie dell’assise regionale in un primo momento si sarebbero dovute concludere il 17 gennaio) proprio per rispondere alle richieste di intervento dei lavoratori che vedono a rischio il proprio futuro.
Sulla Matec tutti i gruppi consiliari hanno dato la solidarietà ai lavoratori, detto che la trattativa va riaperta e che ci vuole un impegno in questo senso anche da parte del governo nazionale. Il documento che diceva queste cose è stato approvato all’unanimità. Gli operai licenziati a Natale ci sperano.

Anche perché oramai l’occupazione in Toscana sta cambiando corpo e faccia: avanza nel terziario, cala nel manifatturiero. Con la prima ovvia conseguenza che il lavoro a termine (flessibile come lo chiamano gli estimatori, precario come lo definiscono gli interessati) è in ascesa. Il problema quindi è decidere cosa fare domani e dopodomani. Lonati (e quelli come lui) pensano che ci siano pezzi produttivi (come il meccanotessile) in debito d’ossigeno e quindi da abbandonare. Non è questa la strada che intende imboccare la Regione. Il presidente Claudio Martini lo dice esplicitamente quando conclude con il suo intervento il dibattito in consiglio. «È vero, - dice Martini - ci sono settori che certamente non vivono momenti felici, parte del tessile e dell’orafo ad esempio, però non si possono abbandonare. La questione è magari come rilanciarli, come ridare dinamismo ai settori tradizionali che in Toscana sono presenti da sempre».

Così non è un caso che alla fine della sua relazione l’assessore Simoncini annunci che la Regione stanzierà (nel bilancio 2006) nuovi fondi per aiutare l’occupazione. Soldi che andranno a aggiungersi a quelli previsti dal fondo sociale europeo e a quelli che già c’erano l’anno scorso. Soldi che servono a rendere più appetibili nel mercato del lavoro proprio quelle figure che il mercato non apprezza o tenta di espellere: donne e lavoratori licenziati e in mobilità. Da qui gli incentivi a quelle imprese che assumeranno «a tempo indeterminato» lavoratori licenziati e un fondo (è ancora allo studio) per «anticipare la cassa integrazione nei casi in cui le aziende non siano in grado di farlo». A questo poi si aggiunge il sostegno all’occupazione femminile e nuovi aiuti a chi decide di investire in ricerca e innovazione.

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Centri per l’impiego: a Firenze sono passati di qui 2.000 posti

Si sono rivolte alle strutture 3.500 aziende per 6.500 posti, ma solo un terzo è stato assunto


di Federico Nocentini / Firenze sull'Unità 3/1/06


BILANCIO Nel 2005 su 6500 richieste di lavoratori fatte dalle aziende, circa 2000 sono stati coloro che hanno trovato un impiego, anche se a tempo determi-
nato. Rispetto all’età, sempre a Firenze, a rivolgersi ai Centri per l’impiego sono persone di 30-40 anni che hanno perso il posto e vogliono ricollocarsi nel mondo del lavoro. Mentre i giovani, sopratutto neodiplomati, chiedono per lo più periodi di stage nelle imprese. 

Questi alcuni dati sul 2005 forniti dal Centro per l’impiego di Firenze.
Le aziende (sono state circa 3500) cercano sopratutto pellettieri, falegmami, operai, meccanici, impiegati e personale per il commercio, la ristorazione e alberghi. A livello europeo l’obbiettivo da raggiungere con i centri per l’impiego è coprire il 15% della domanda e offerta di lavoro, spiega Sandra Breschi, dirigente delle politiche del lavoro della Provincia: «A noi si rivolgono sopratutto persone che non hanno conoscenze dirette per trovare il posto di lavoro». Altro dato: molti sono gli immigrati sopratutto dell’est europeo, cingalesi e magrebini che si rivolgono ai centri, in cerca di lavoro o semplicemente per avere un aiuto per compilare il curriculum vitae. Lavoro, insomma, è una parola che unisce persone diverse: operai, studenti e immigrati. Gli annunci di lavoro si trovano ovunque, solo in Internet scrivendo “offerte di lavoro” col motore di ricerca Google, on line, fornisce dieci siti che propongono circa 4 milioni di link per la voce offerte di lavoro. Per orientarsi nella provincia di Firenze sono nati nel 2000 i centri per l’impiego dalle ceneri degli uffici di collocamento.

Ma questi centri d’impiego aiutano davvero a trovare lavoro? In pratica questi organismi hanno lo scopo di far incontrare domanda e offerta in due modi: in chiaro il lavoratore che contatta direttamente l’azienda, oppure in preselezione - in questo caso è il centro che fa da filtro tra il datore di lavoro e il lavoratore. La selezione delle offerte avviene via Internet dal sito della Provincia di Firenze alla voce «prenet» dove l’impresa inserisce l’offerta e il lavoratore si prenota inserendo il nome utente e la password. In molti casi chi cerca lavoro inserisce la propria candidatura anche per più posti o offerte dal momento che l’obiettivo primario è comunque quello di trovare un’occupazione che possa garantire un salario con cui vivere. Non solo: il lavoratore può infatti consultare le varie offerte di lavoro anche recandosi direttamente presso i centri per l’impiego del comune di residenza. A Firenze i centri sono dislocati nei vari quartieri, mentre in Provincia esistono 6 sportelli che coprono i comuni della piana fiorentina Scandicci-Sesto-Campi e la zona del Valdarno della Valdisieve,del Mugello e del Chianti fiorentino. Per informazioni su sedi, offerte di lavoro e orari è possibile consultare il sito internet www.provincia.fi.it e cliccare sul logo dei centri per l’impiego.

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CGIL REGIONALE TOSCANA

 

 ISTAT: FORZE LAVORO III TRIMESTRE 2005

IL BICCHIERE E’ MEZZO VUOTO

Dichiarazione stampa di Luciano Nacinovich,

responsabile dipartimento attività produttive della

CGIL Toscana, sui dati ISTAT resi noti e commentati

dall’assessore regionale Gianfranco Simoncini

 

Firenze 02.01.2006.- “Siamo contenti, ma non brinderemo per l’aumento dell’occupazione e la diminuzione della disoccupazione avvenuta in Toscana nel 3° trimestre 2005 rispetto allo stesso periodo 2004 – il raffronto con il trimestre precedente è quanto meno azzardato- così come resi noti e commentati dall’assessore regionale Gianfranco Simoncini. La posizione della Cgil sulla qualità del lavoro di nuova creazione, precario e volatile, è nota,  ma indipendentemente da questo il quadro è tutt’altro che ‘sostanzialmente positivo’.  I 9.000 occupati in meno nell’industria, i 6.000 in meno nell’agricoltura ci descrivono una situazione pesantissima, non una zona d’ombra. Se poi all’analisi a campione dell’ISTAT dovessimo affiancare la fotografia reale dovremmo parlare di una produzione industriale che cala da 17 trimestri consecutivi, dei 16.000 addetti nell’industria interessati a fenomeni di cassa integrazione e mobilità e dei 6000 – 7000 posti di lavoro persi nell’artigianato.  Saremmo costretti a ricordare che ad ottobre 2005 erano arrivate all’INPS 1596 domande di Cassa Integrazione Straordinaria, 4276 di Cassa Integrazione Ordinaria e 34.883 richieste di Disoccupazione Ordinaria. Regge e compensa il terziario, andiamo ripetendo, ma per quanto ancora stante il livello di terziarizzazione raggiunto. In Toscana  l’industria contribuisce alla creazione della ricchezza regionale  per il 21,9% e il terziario per il 71,4%. In  Emilia Romagna e Lombardia  il terziario non supera o supera di poco il 60%.  Non potremo fare a meno dell’industria, non si vive di solo turismo, peraltro in crisi.  Il bicchiere da qualsiasi parte lo si guardi è mezzo vuoto, molto, forse quasi tutto,   resta  da fare per cercare di riempirlo. E a proposito di mercato del lavoro, da lì siamo partiti, potremmo da subito raccogliere e mettere in rete i dati dei nuovi centri per l’impiego,  sarebbe oltremodo utile averli in tempo reale”. nb

Lavoro

Positivi i dati Istat sul terzo trimestre 2005
Scende la disoccupazione: più lavoro, ma solo nei servizi
Cala l’occupazione industriale ma la Toscana torna ai livelli del centro nord
Simoncini: 'Nel bilancio un fondo ad hoc per fronteggiare le crisi aziendali'

Occupazione in sia pure leggera crescita e tasso di disoccupazione nuovamente in calo: questi i tratti salienti del terzo trimestre 2005 in Toscana. Un quadro evolutivo decisamente migliore delle attese quello che presentano i dati Istat elaborati dal servizio lavoro della Regione per i mesi di luglio, agosto e settembre 2005.  Il confronto è lusinghiero sia nel confronto con il trimestre precedente che con lo stesso periodo del 2004.

L'occupazione segna un + 1,3% rispetto allo stesso trimestre 2004 (20.000 occupati in più, in tutto 1.514.000 unità, tasso 63,8%) e un + 0,5% sul trimestre precedente. La dinamica occupazionale toscana, inoltre, è risultata più favorevole rispetto a quella italiana (tasso nazionale di occupazione: 57,4%) e a quella del Centro Nord  (cresciuta di un +0,9% rispetto all'anno prima, ma calata di un -0,3% rispetto al trimestre precedente).

Il tasso di disoccupazione scende al 4,6%, dal 5,5% del trimestre precedente, mantenendosi al di sotto anche rispetto al valore del 2004 (4,9) allineandosi con il tasso del centro nord (4,5%).

In un quadro sostanzialmente positivo, emerge una zona d’ombra: la forte flessione dell’occupazione industriale, calata dell’1,9% rispetto allo stesso periodo 2004 e di un – 4,5% rispetto al trimestre scorso. Questo calo è in parte compensato dalla crescita dei servizi, dove in pratica si concentra l’intero aumento di occupati

Un calo consistente si registra anche nel settore agricolo (-8,5% rispetto all’anno precedente), dove però pesano di più i fenomeni di stagionalità.

Ecco le variazioni assolute nel trimestre rispetto allo stesso periodo del 2004: agricoltura: 65.000 occupati rispetto ai precedenti 71.000; industria: 462.000 occupati rispetto ai 471.000 precedenti; servizi: 988.000 occupati rispetto ai 952.000 di un anno fa.

'Ancora una volta – commenta l’assessore all’istruzione formazione e lavoro Gianfranco Simoncini - il mercato del lavoro toscano conserva una solidità. Il calo dell’occupazione industriale, che era atteso, deve preoccupare. Ma è proprio su questo che stiamo concentrando gran parte dei nostri sforzi. Non possiamo inoltre dimenticare che questi dati ancora non ci consentono di avere un quadro certo dei lavori atipici, che sicuramente costituiscono una fetta crescente dell’occupazione anche nella nostra regione Per questo rafforzeremo il nostro impegno per la regolarizzazione, per la qualificazione del lavoro, per i diritti di tanti lavoratori precari e più in generale per allargare le opportunità occupazionali dei giovani. Accanto a questo abbiamo avviato una forte azione per incentivare la ricollocazione dei lavoratori espulsi dai processi produttivi: un fondo ad hoc è stato inserito nel bilancio 2006, insieme ad altri due che riguardano rispettivamente l’incentivazione del lavoro femminile e il sostegno dell’imprenditoria giovanile”.
  Barbara Cremoncini

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