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OCCUPAZIONE Da novembre si cambia

Al Nuovo Pignone passa l’accordo Il sabato si lavora

da la Nazione 28/10/06

I lavoratori del Nuovo Pignone di Firenze (Gruppo General Electric) hanno approvato con il 63,8% di consensi un accordo che introduce il sabato lavorativo, con 7 ore pagate per 8, senza aumento dell'orario settimanale di lavoro e con compensazioni salariali.

L'intesa tra azienda e i sindacati Fim, Fiom, Uilm, si legge in una nota, entra in vigore dal primo novembre e introduce 15 sabati lavorativi «regolari» all'anno, a scorrimento e con riposo compensativo, per 331 lavoratori, cui si aggiungono altri 3 sabati «a straordinario».

La nuova turnazione vale anche per 100 addetti (su 250) dello stabilimento di Massa e per 50 (su 180) di quello di Bari, mentre per l'unità di Talamona la trattativa è ancora in corso. Per il Nuovo Pignone il maggiore utilizzo degli impianti comporterà 22 milioni di euro di investimenti nel biennio 2006-2007, con nuove assunzioni.

L’accordo sancisce l’attuazione dell’orario a scorrimento a cui è legato tutta una serie di benefici. L’accordo prevede l’introduzione di un sistema turnistico a scorrimento dal lunedì al sabato con giorno non lavorativo infrasettimanale variabile, in aggiunta al riposo domenicale. Fermo restando l’orario lavorativo di 40 ore settimanali, l’orario di lavoro giornaliero sarà articolato su tre turni di 8 ore a rotazione, che interesserà 130 dipendenti. Al fine di riconoscere un congruo compenso per le prestazioni svolte a scorrimento nella giornata di sabato, sarà riconosciuta loro una forma premiante mensile che, accanto all’indennità notturna, porterà all’incremento in busta paga di 220 euro. Nell’ambito del nuovo assetto di orario sarà incrementato l’organico con l’assunzione di 31 operai entro il 2006, 5 entro il 2007 e altre 5 entro il 2008. L’azienda ha confermato la volontà di portare a termine un piano di investimenti per un ammontare complessivo di 21 milioni di euro nell’anno in corso, suddivisi in 12,8 milioni nell’area produttiva e 8,6 nell’area di ricerca e sviluppo. Il risultato viene considerato positivo dai sindacati unitari. La positività sta proprio nel fatto che l’accordo si basa su tre punti cardine: un recupero salariale decisamente interessante, un’occupazione in crescita e, soprattutto stabile visto che verranno assunti con contratti a tempo indeterminato, nonchè investimenti di non poco conto.

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Flessibilità, L’intesa prevede un piano di investimenti per 22 milioni e 110 addetti in più

Nuovo Pignone, sabato al lavoro
Raggiunto un accordo per 18 turni straordinari all’anno

STOP A DELOCALIZZAZIONI Secondo i sindacati il maggior utilizzo degli impianti consentirà di invertire la tendenza sulle esternalizzazioni

Sara Monaci sul Sole 24Ore 27/10/06

FIRENZE

Ci sono voluti sei mesi di trattative e non poche difficoltà. Ma alla fine la soluzione per introdurre il sabato lavorativo al Nuovo Pignone di Firenze è stata trovata, con un accordo (in vigore dal 1° novembre, votato dal 63,8% dei lavoratori) che sostanzialmente è riuscito a mettere insieme dirigenti e sindacati, azienda e operai. Tanto che per Alessio Gramolati, segretario generale della Cgil di Firenze, l’intesa firmata dai rappresentanti dei lavoratori e dai vertici della società del gruppo Generai Electric (3,8 miliardi di ricavi nel 2005,4,2 di portafoglio ordini e poco meno di 4mila addetti in italia) «rappresenta il migliore risultato per il sistema, in grado di salvaguardare la libertà dei dipendenti, l’esigenza di sviluppo dell’azienda e la crescita occupazionale».

Nella storia del Nuovo Pignone il turno di sabato era considerato un impegno straordinario, e quindi pagato come tale. Addesso sono stati introdotti 15 sabati lavorativi ”regolari’ all’anno, senza nessun aumento di ore e di stipendio, per 331 lavoratori (sui circa 3mila occupati nello stabilimento fiorentino), a cui si possono aggiungere altri sabati volontari pagati invece come straordinario. Dei 15 turni obbligatori, 3 devono essere scelti dall’operaio e almeno 3 devono essere i lunedì di riposo (altrimenti il recupero viene fatto un altro giorno della settimana). Il sabato lavorativo durerà sette ore, ma sarà pagato per Otto.

La nuova turnazione è stata estesa anche a 100 addetti (su 250) dello stabilimento di Massa e a 50 (su 180) di quello di Bari, ognuno con la sua tipologia di accordo, mentre le parti sociali del distaccamento di Talamona (120 dipendenti circa) sono in fase di trattativa. «Abbiamo chiesto uno sforzo ai nostri lavoratori- dichiara Elena Bonanni, direttore del personale di produzione del Nuovo Pignone - e abbiamo apprezzato il loro senso di responsabilità, nella consapevolezza che il nuovo orario porterà a un miglioramento per tutti».

Sintomatico che a usare le stesse parole siano anche i sindacati. Per Claudio Giardi, delle Rsu di Fiom Cgil che ha sottoscritto l’accordo, a prevalere è stato "il sen so di responsabilità». Insomma, un caso da manuale in cui le due parti sociali hanno deciso di guardare con la stessa prospettiva: per il Nuovo Pignone il maggiore utilizzo dei macchinari porterà subito a 19 milioni di investimenti il primo anno e ad altri3 il secondo, con 110 nuove assunzioni.

Tra l’altro, l’accordo più sofferto della storia dello stabilimento fiorentino è riuscito a frenare una tendenza in atto da qualche anno, da quando cioè General Electric ha deciso di esternalizzare e delocalizzare parte della produzione, mentre adesso, grazie anche all’intesa raggiunta sui sabati lavorativi, «assisteremo a un’inversione di tendenza», come afferma Marcello Corti, segretario della Cgil-Fiom di Firenze. Che aggiunge: «L’azienda sta rispondendo alla crescente esigenza di qualità riportando dentro quello che era uscito, assumendo operai e non solo ingegneri. Arrivare a quest’accordo - conclude - era anche una nostra esigenza, proprio nell’ottica di salvaguardare l’occupazione».

www.gepower.com/nuovopignone

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Pignone, accordo per lavorare il sabato

Sì dal 63,8% degli operai. Nell’intesa previste anche 110 assunzioni e 3 milioni di investimenti nel 2007

di Francesco Sangermano / Firenze sull'Unità 26/10/06

LA TRATTATIVA andava avanti più o meno da sei mesi. Complicata, aspra, dura. Poi, al termine della scorsa settimana, la sospirata firma in calce a un’ipotesi d’accordo da sottoporre quindi ai soli lavoratori interessati. Trecento operai circa che costituiscono la manodopera diretta coinvolta in prima persona dalle novità in esso contenute. Lunedì e martedì è toccato a loro dare o meno l’assenso a quei fogli che, di fatto, costituiscono una svolta all’interno del Nuovo Pignone, la più grande azienda metalmeccanica di Firenze. E così è stato: col 63,8% dei votanti che si è pronunciato a favore l’accordo è stato ratificato e dall’inizio di novembre, per la prima volta nella storia della fabbrica, gli operai lavoreranno anche al sabato.

«In realtà - spiega Claudio Giardi, delegato Cgil della Rsu aziendale - interpretando unilateralmente il contratto nazionale di lavoro che glielo permetteva l’azienda aveva già imposto i sabati lavorativi a luglio ma d’ora in poi la situazione sarà regolarizzata sia in termini di quantità di sabati lavorati sia di retribuzione economica. E questo permetterà di far fronte ai carichi di lavoro in costante aumento con l’azienda che prevede un aumento della produzione del 25% annuo». 

Il dettaglio dell’accordo è presto detto: la base saranno 12 sabati lavorati a scorrimento (vale a dire che gli orari saranno ridotti negli altri giorni in maniera tale che il monte ore lavorato in settimana sia pari a 39, una in meno delle 40 consuete perché il turno del sabato prevederà 7 ore lavorate e 8 pagate), cui si sommeranno 3 ulteriori sabati a scorrimento che ogni lavoratore deciderà dove collocare nell’arco dell’anno e 3 sabati di straordinario da decidere sulla volontarietà del singolo.

«Un bel risultato - commenta Giardi - se si pensa che l’azienda era partita dalla richiesta di tre turni a scorrimento e un totale d 42 sabati contro i 15 più 3 che abbiamo ratificato alla fine». Quanto alla parte economica, i primi 12 sabati saranno corrisposti con 40 euro per il turno della mattina e altrettanti per quelli del pomeriggio, per gli ulteriori 3 sono previsti 45 euro al mattino e 55 al pomeriggio e su quelli straordinari è previsto un premio complessivo da 135 euro nel caso vengano fatti tutti e tre. Oltre a questi, per i sabati lavorati da luglio alla fine di ottobre, saranno pagati 45 euro in caso di turni mattutini e 55 per quelli pomeridiani.

Ma l’accordo s’allarga ulteriormente. C’è un discorso avviato che riguarderà possibili agevolazioni per i lavoratori pendolari che devono raggiungere lo stabilimento da fuori Firenze e, a consuntivo, ci saranno complessivamente 110 assunzioni di manodopera diretta (operai, Ndr) di cui 56 sono già state fatte, 20 hanno riguardato contratti a tempo determinato che saranno convertiti a tempo indeterminato e altre 35 cui si procederà nel prossimo futuro. Poi ci sono gli investimenti: 22 milioni di euro in totale tra 2006 e 2007 divisi in 19 per l’anno in corso, di cui gran parte già effettuati, e 3 per il prossimo. 

«È stata una trattativa molto complicata - conclude Giardi - e lo dimostra anche il referendum a cui ha votato il 90% dei lavoratori interessati. Ecco, diciamo che il risultato denota anche la sofferenza con cui i lavoratori del Pignone hanno accettato un nuovo cambiamento di vita. Ma questo fa loro onore e posso dire di essere orgoglioso di rappresentarli perché, una volta di più, hanno dimostrato una maturità incredibile, di essere molto legati all’azienda e di comprendere le difficoltà che si incontrano in queste situazioni».

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L´accordo raggiunto con General Electric entrerà in vigore dal primo novembre, l´azienda assicura il 25% di crescita nel 2006 e 2007
La prima volta del Pignone
Il 64% degli operai favorevole a lavorare per 18 sabati all´anno

Basta con la delocalizzazione verranno assunti 110 nuovi operai
Nell´area officina verranno fatti investimenti per 22 milioni
ILARIA CIUTI su La Repubblica 26/10/06

GLI operai del Pignone lavoreranno per la prima volta nella storia dell´azienda il sabato, non come straordinario, cosa che già accadeva, ma per 18 sabati l´anno regolarmente. Il che fa la differenza non solo in termini economici ma di tempo scelto o costretto. L´azienda, da parte sua, assicura sviluppo e assunzioni. 

L´accordo, che riguarda l´officina e non i settori impiegatizi e che va in vigore dal primo novembre, è stato votato dal 63,8% dei 331 operai sui circa tremila dipendenti dello stabilimento di Rifredi che è alla testa della divisione Oil&Gas della multinazionale Usa General Electric, guidata dall´ad del Pignone Claudi Santiago. Dei 18 sabati, 15 saranno a regolare scorrimento, di cui tre però scelti dal lavoratore, e altri tre verranno lavorati come straordinario volontario. Complice il boom di tutto ciò che ha vedere con petrolio e energia, l´azienda mette sul piatto dello sviluppo della sola officina una crescita del 25% sull´anno precedente nel 2006 e altrettanto nel 2007, investimenti per 19 milioni il primo anno e per 3 il secondo solo nell´area dell´officina, dove alla fine dell´anno saranno 110 i complessivi nuovi assunti.

La multinazionale americana che aveva negli anni scorsi cercato di esternalizzare e delocalizzare buon parte della produzione, adesso dà un segnale di inversione di tendenza: investe in macchine per produrre, assume operai e non più solo ingegneri e riporta dentro ciò che avevano mandato fuori convinta così di rispondere alla domanda sempre più esigente di qualità. Tutte queste diverse esigenze hanno portato all´accordo più sofferto nella storia del Pignone. Venti incontri al tavolo per affrontare uno dei nodi emergenti degli ultimi tempi e che implica da una parte la risposta alla discussione in atto sul recupero di competitività, l´aggancio della ripresa, l´utilizzo degli impianti e dall´altra un cambio innegabile di vita. 

Lavorare il sabato non è un tabù astratto, ma ha a che vedere, ricorda il segretario della Cgil cittadina, Alessio Gramolati, «con la scelta dei propri tempi, con le relazioni familiari e amicali, con il respiro dei fine settimana». Un difficile matrimonio, tanto più in un´azienda che va a gonfie vele e non c´è da fare sacrifici pur di salvare il salvabile.

Un lungo braccio di ferro. L´azienda aveva inizialmente chiesto 40 sabati su tre turni (6-14; 14-22; 22-6 della domenica mattina) per far fronte al lavoro in continua crescita. Gli operai avevano risposto picche, no, neanche un sabato. C´è stato lo scontro, poi la faticosa trattativa. Gli americani avrebbero potuto prenderseli unilateralmente i sabati, gli sarebbe costato consensi, ma il contratto non glielo impediva. Hanno deciso di trattare. Lo stesso ha fatto il sindacato. «Il sabato lavorativo è una novità al Pignone, ma l´azienda prometteva sviluppo e assunzioni. E´ difficile dire di no al lavoro», spiega Rosario Tarallo, rsu Fim-Cisl. Alla fine «si è trovato una mediazione equilibrata», come dice il segretario Fiom-Cgil di Firenze, Marcello Corti: 18 sabati e non su tre turni (per salvare sabato notte e domenica mattina) ma su due accorciati con uscita alle 20. Con un premio di 40 euro la mattina e di 50 nel turno pomeridiano per 12 sabati, 45 e 55 nei successivi tre e 135 negli straordinari. In 36 settimane su 48 lavorative gli operai avranno due giorni di riposo accoppiati, o sabato e domenica o domenica e lunedì. Anche a loro toccherà il VI livello come agli impiegati e una commissione studierà i problemi dei tanti pendolari per decidere per eventuali sostegni in benzina a compenso della mancanza di mezzi pubblici il sabato.

Che sia stata un´impresa non facile lo dimostra il fatto che ancora 108 operai non sono d´accordo. «E non è difficile capirli - dice Gramolati - Resta il fatto che come in tutti i momenti importanti i lavoratori non si sono chiusi in una posizione corporativa e il risultato è un accordo che permette sviluppo e crescita dell´occupazione salvaguardando le condizioni di vita». Dall´interno, Claudio Giardi, rsu Fiom-Cgil, spiega che è nel dna del Pignone «far prevalere il senso di responsabilità sulle ragioni personali». D´altra parte, fa notare il segretario Cisl fiorentino, Adriano Fratini, quest´accordo «che pure chiede sacrifici a chi è già occupato in nome del lavoro futuro» avrà una ricaduta su tutto il territorio: «Sia in termini di sviluppo, perché il Pignone dà la certezza di almeno cinque anni di lavoro, ma anche di rafforzamento delle relazioni sindacali dentro Ge e in tutta l´area».

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Pignone, l´ombra delle Br nei bagni minacce di morte

Si sospetta più di tensioni interne dopo il no degli operai al sabato lavorativo
Condanna dalle rsu: "Un atto indegno e distante dalla nostra tradizione sindacale"
Scritte e stelle a cinque punte rinvenute sulle piastrelle della toilette e in uno spogliatoio
Si fa riferimento a dirigenti e consiglieri, ma i carabinieri dubitano della pista terroristica

ILARIA CIUTI su la Repubblica 15/7/06

laura montanari

Scritte rosse a pennarello, in parte sulle piastrelle dei bagni, in parte su un armadietto dello spogliatoio al Nuovo Pignone: minacce di morte a membri del consiglio di amministrazione e ad alcuni dirigenti della fabbrica fiorentina. La «firma» è una stella a cinque punte e la sigla Br, ma i carabinieri hanno forti dubbi che quel marchio sia riconducibile a una formazione eversiva di matrice brigatista. Al di là della «firma» però, quelle scritte vengono prese sul serio dagli investigatori per la violenza del loro contenuto e perché segnalano, secondo loro, un preoccupante clima di tensione all´interno dello stabilimento. Una scritta per esempio dice: «Le persone da eliminare sono...» e seguono i nomi di cinque dirigenti. Un´altra: «Schifoso bastardo, ti colpiremo» e segue il cognome della persona nel mirino. Una terza scritta inneggia alle Br: «Brigate rosse avanti». L´allarme è stato dato dagli addetti alle pulizie, le rsu hanno visto, hanno immediatamente avvertito la direzione e la segreteria Fiom provinciale la quale, come d´altra parte l´azienda, ha a sua volta chiamato la Digos e i carabinieri di zona. Ma quando questi ultimi sono intervenuti, alcune scritte erano già state ripulite dalle piastrelle dei bagni anche se i dirigenti dell´azienda hanno fatto in tempo a fotografarle e a consegnarle agli investigatori dell´Arma.

Le rsu condannano «nella maniera più assoluta» quanto accaduto. «Riteniamo - dichiarano - tutto questo indegno e distante dalla tradizione sindacale di tutti i lavoratori del Nuovo Pignone che, anche nei momenti di difficile confronto, si sono sempre contraddistinti nel rispetto delle controparti e della legalità». Gli investigatori, da parte loro, stanno soprattutto valutando quale possibile clima di tensione possa essere nato dentro la fabbrica dopo la nota vicenda del contenzioso sul sabato, giorno in cui l´azienda ha chiesto agli operai di lavorare tutti a scorrimento, anche di notte e fino all´alba della domenica: per obbligo e non più solo come straordinario. Sono passati tre mesi da questa richiesta, motivata dai dirigenti dalla quantità di ordini in crescita cui fare fronte, mesi in cui, ricordano gli investigatori, nello stabilimento di Massa si è raggiunto un accordo a Firenze ancora no. Anzi l´azienda ha trovato insufficiente l´unica controproposta avanzata dai lavoratori in cambio della caduta di un tabù che da sempre nelle fabbriche viene difeso a tutti i costi con la spiegazione che il sabato libero o meno cambia la qualità della vita e ancora di più se si tratta, come nel caso del Pignone, di giovani che vengono da fuori Firenze e che sarebbero tornati a casa la domenica a mattina avanzata. Si trattava dell´offerta di dieci sabati lavorativi obbligatori più altri su base volontaria.

Adesso, in questo clima, arrivano le scritte, riflettono gli investigatori. Ma la cosa strana è che l´inquietante episodio arriva proprio adesso quando la tensione sembra sul punto di sciogliersi e la difficile trattativa, che si era immediatamente interrotta all´inizio prima ancora di cominciare veramente, sta per riprendere e martedì sarà riconvocato l´osservatorio, come si chiama il tavolo cui partecipano non solo l´azienda e i sindacati locali, ma anche quelli nazionali. D´altra parte anche le assemblee in cui le rsu hanno finora discusso con i lavoratori della questione sono state partecipate e tese, anche decise, ma chi vi ha partecipato dice di non avere mai visto niente che andasse oltre la normale tradizione delle vertenze sindacali, pur aspre.

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L´azienda aveva chiesto agli operai di lavorare il sabato
Pignone, prove di dialogo incontri tra direzione e rsu

da La Repubblica 17/5/06

PROVE di dialogo al Pignone dove recentemente si erano rotte in modo brusco le trattative tra azienda e sindacati. Anzi, per essere precisi, non erano neanche cominciate. La dirigenza aveva chiesto il sabato lavorativo e gli operai avevano subito risposto di no. Il primo no assoluto nella storia del Pignone: niente tre turni di lavoro al sabato fino alle sei di domenica mattina in cambio di un giorno di festa durante la settimana. 

Ora i lavoratori hanno deciso di esplorare se c´è una possibilità di incontro. Lunedì le rsu e i sindacati hanno visto l´azienda presso Assindustria. Da oggi cominciano gli incontri tra dirigenza e rsu. I delegati sindacali sono stati incaricati dagli operai di verificare fino in fondo se l´attuale organizzazione del lavoro funziona davvero come dovrebbe. Siccome l´azienda ha chiesto il sabato per far fronte a una produzione in continua crescita, gli operai del Pignone vogliono capire se gli attuali tre turni, notte compresa, e gli straordinari anche di sabato non bastino per far fronte alle nuove necessità. Si domandano se la situazione non potrebbe essere risolta organizzando meglio il lavoro. (i.c.)

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Dopo il rifiuto di trattare sulla proposta di lavorare il sabato gli operai non fanno straordinari
"Al Pignone si lavora l´azienda si è mossa male"

Il delegato rsu "In fabbrica non è mai mancata la capacità di confronto"
ILARIA CIUTI su la Repubblica 6/5/06

«SGOMBRIAMO il campo da un´idea falsa, che al Pignone si rifiuti il lavoro. Al Pignone gli operai il lavoro l´hanno sempre fatto, le macchine sono sempre uscite». E´ Claudio Ciardi che parla, operaio e delegato delle rsu che, dopo la rottura di mercoledì scorso sul sabato lavorativo tra azienda e sindacati, continuano a riunirsi per capire come sbloccare la situazione. «Perché l´altro mito da sfatare è che noi siamo gente che non tratta. Proprio al Pignone che è una fabbrica particolare, dove sulle capacità di confronto, oltre che su quelle professionali, dei lavoratori si è fondato il successo».

Questa volta i sindacati non hanno potuto aprire nessun tavolo perché i lavoratori avevano risposto picche: sul sabato obbligatorio in fabbrica, e non sotto forma di straordinario che già normalmente si fa, non c´è confronto.
Giovedì gli operai hanno scioperato un´ora e mezzo. Da ieri non fanno più straordinari e si attengono al cosiddetto mansionario. «Il che - spiegano - vuol dire che seguiamo alla lettera le regole. Ma siccome qui dentro c´è una grande disorganizzazione se non saremo più noi, con il nostro sapere, a fare quello che è necessario senza cercare il pelo nell´uovo, non funzionerà più niente». Lunedì le rsu si riuniscono di nuovo. In mezzo al fuoco incrociato. Da una parte l´azienda che promette sviluppo, investimenti, assunzioni, insomma oro che cola mentre le altre aziende chiudono o licenziano. Dall´altra gli operai. «Lo so bene io che sono entrato al Pignone nel ´76 - dice Ciardi - quando di lavorare il sabato o di notte non si parlava. Poi, cinque anni fa, abbiamo fatto un accordo sul turno di notte e su un monte ore di straordinari da utilizzare sabato e domenica».

Il lavoro normale si svolge su tre turni: dalle 6 alle 14, dalle 14 alle 22 e dalle 22 alle 6. L´azienda chiede più turni di notte, non più ogni cinque settimane ma ogni tre. E il sabato, dalle 6 alle 6 della domenica, con riposo durante la settimana. «Che non è la stessa cosa - dice Ciardi - E´ vero che c´è già chi di sabato lavora, ma volontariamente e quando c´è bisogno, non obbligatoriamente e sempre. Vorrebbe dire cambiare la vita, sfalsare i tempi liberi con mogli, figli, amici. Alcuni uscirebbero alle sei della domenica mattina e stanno tutti lontano, spesso a più di un´ora di distanza». Eppure, secondo Ciardi, il no secco è dipeso soprattutto «dal modo in cui l´azienda si è mossa». Spiega: «Ci hanno detto: si fa così, il contratto nazionale ce lo permette, se concordiamo, meglio, altrimenti andiamo avanti. Così si è strozzati, non c´è spazio per trattare. Avrebbero dovuto dirci: abbiamo questi problemi, discutiamo insieme come risolverli».

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Stop agli straordinari: al Nuovo Pignone tornano gli scioperi
Niente trattativa tra Rsu e proprietà sulla richiesta di cambiamenti nella turnazione
di Francesco Sangermano sull'Unità 5/5/06

LA TRATTATIVA non è neppure iniziata. E così al Nuovo Pignone di Firenze si prospetta a breve il ritorno allo sciopero. Non un’astensione dal lavoro completa ma il blocco del lavoro straordinario da parte delle tute blu della più grande azienda metalmeccanica fiorentina. Il motivo scatenante della protesta è stato l’incontro tenutosi mercoledì presso l’Associazione degli Industriali di Firenze. Lì, fa sapere una nota dei vertici aziendali, «la direzione del Nuovo Pignone GE Oil & Gas ha incontrato i coordinatori nazionali di Fim, Fiom e Uilm e le Rsu degli stabilimenti di Firenze, Massa e Bari per presentare un piano di sviluppo industriale, dopo averlo esaminato a livello locale con i rispettivi esecutivi, riguardante il settore produttivo». Un piano articolato su tre punti giudicati dall’azienda «fondamentali e imprescindibili»: ivestimenti in macchinari, assunzione di personale operaio (a Firenze 57 unità sono già stata inserite e presto dovrebbero entrarne un’altra ventina) e organizzazione delle turnazioni su tre turni ove non presente e su 6 giorni nella settimana in applicazione del vigente contratto nazionale di lavoro metalmeccanico.

E proprio su quest’ultimo punto le organizzazioni sindacali toscane hanno tirato il freno. «La Rsu e il sindacato al Nuovo Pignone hanno una tradizione unitaria consolidata di contrattazione che insieme alle capacità professionali dei lavoratori sono tra i fattori di successo della società - spiega il segretario fiorentino della Fiom Marcello Corti che è anche tra i coordinatori nazionali di categoria per il Pignone - Se in questa occasione non si sono ancora create le condizioni per aprire un confronto anche l’azienda si deve interrogare sulle cause anziché ascrivere le responsabilità ad altri. Noi, come abbiamo sempre fatto, vogliamo la soluzione dei problemi».

Parole, quelle di Corti, che non negano i risultati positivi ottenuti dall’azienda in controtendenza con le difficoltà del mercato, ma che invocano la contrattazione (da sempre cavallo di battaglia all’interno del Pignone) come unico strumento per una ulteriore crescita. Ecco quindi l’indisponibilità della Rsu a portare avanti una trattativa sulla flessibilità a fronte di un’azienda che in questa fase, secondo la stessa Rsu, «non sta rapportandosi in maniera positiva». E così ieri si è tenuta un’assemblea all’interno della fabbrica in cui è stato spiegato ai lavoratori quasi sono le questioni in campo ed è stato deciso di procedere a uno sciopero dello straordinario in base al quale ognuno si atterrà strettamente alle proprie mansioni «nel tentativo di portare l’azienda a una discussione più reale sulle nostre esigenze».

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Le turbine vanno così bene che il management vuole estendere i tre turni quotidiani anche al sesto giorno
Pignone, al lavoro di sabato? No
Sindacati contro azienda che in cambio assumerebbe 57 operai

LE SFIDE DELL´ECONOMIA
I lavoratori riuniti in assemblea dalle rsu hanno deciso di non aprire neanche il confronto sulla proposta
Pignone, il sabato della discordia
L´azienda chiede agli operai di lavorare, i sindacati insorgono

La fabbrica va a gonfie vele, ogni anno cresce il numero di macchinari prodotti Previste assunzioni e investimenti
ILARIA CIUTI su la Repubblica 5/5/06

IL sabato divide il Pignone. Questa volta lo scontro tra azienda e operai non si apre per una delle solite crisi. Anzi, la miccia che dà fuoco alle polveri, sta nel fatto che il Pignone va a gonfie vele e che chiede agli operai, per sostenere la crescita, di lavorare anche il sabato, uno storico tabù contro cui questi ultimi insorgono. «Ho aperto l´incontro dicendo che quella era una giornata memorabile», dice Stefano Franchi, responsabile del personale dell´azienda a capo della divisione Oil&Gas di Ge, guidata da Claudi Santiago. Franchi si è incontrato mercoledì scorso, presso Confindustria fiorentina, con i rappresentanti sindacali di Fiom-Cgil, Fim-Cisl e Uilm-Uil, Marcello Corti, Renato Santini e Rodolfo Zanieri, e con le rsu degli stabilimenti di Firenze, Massa e Bari. La giornata non è finita bene. Memorabile, secondo l´azienda, perché invece di esuberi e chiusure venivano annunciati assunzioni e investimenti per far fronte a «un aumento esponenziale di produzione». Sempre memorabile, ma in senso negativo, per sindacati e rsu cui gli operai avevano detto: su questo argomento non si apre neanche il confronto. «La prima volta - annota Corti - che i lavoratori del Pignone rifiutano la discussione».

Le cifre parlano chiare: nel 2005 il Pignone ha prodotto 280 macchine tra turbine e compressori, a fine 2006 saranno 320 e di taglia più grande, nel 2007 diventeranno 400. «Stiamo investendo a Firenze 19 milioni di euro, 10 milioni a Massa e 700 mila euro a Bari - dice Franchi - A Firenze abbiamo già assunto 57 operai a tempo indeterminato e ne assumeremo, a termine, 30 a Massa e 12 a Bari». In cambio, il Pignone chiede lo «scorrimento dei turni» (adesso, tre per 5 giorni: uno di mattina, uno di giorno e uno di notte) in modo da fare lo stesso orario anche il sabato, fino alle sei della domenica mattina e concedere un altro qualsiasi giorno di riposo. «Ma l´azienda non si rende conto che lavorare il sabato significa un vero cambiamento di vita». E Santini: «E´ chiaro che non è facile dire di no in questo momento di fronte allo sviluppo, ma gli operai ci avevano dato questo mandato».

La direzione del Pignone dichiara «di avere preso atto con rammarico del rifiuto espresso dai sindacati a discutere. Auspicavamo un loro coinvolgimento in questa fase di vitale sviluppo dell´azienda destinata a diventare sempre più, in presenza delle necessarie condizioni, un punto di riferimento per il territorio e per il Paese». Siccome il contratto nazionale lo permette, il Pignone è dispiaciuto, ma andrà avanti ugualmente sui sei giorni lavorativi. Avverte Corti: «L´azienda rifletta e si domandi cosa è successo alle relazioni interne in questi ultimi anni se lavoratori, come quelli del Pignone, che storicamente non hanno mai rifiutato il confronto, anzi hanno fatto di questa disponibilità e della loro professionalità un´arma per il successo dell´azienda, adesso reagiscono così».


L´INTERVISTA
Gallino: una conquista fatta 50 anni fa
SIMONA POLI
«Il Pignone avrà valide ragioni per chiedere agli operai di lavorare il sabato ma questo è un passo indietro». Così la pensa Luciano Gallino, ordinario di Sociologia a Torino, che da anni si occupa delle trasformazioni del lavoro e dell´impatto delle nuove tecnologie sui rapporti sociali.

Professor Gallino, l´opposizione del sindacato del Pignone è comprensibile? Il sabato festivo è intoccabile?
«Il sabato festivo collegato alla domenica ha a che fare con la qualità della vita, cinquant´anni fa il sabato libero fu una vera conquista, la prima azienda ad introdurlo nel 1957 fu l´Olivetti a Pozzuoli. La novità fu accolta con una festa, si aveva la sensazione di vivere in un paese non solo libero e democratico ma che metteva tra le sue priorità anche la qualità della vita. Quando si torna indietro bisogna riconoscerlo e dirlo chiaramente, invece di gabellare una retromarcia per un progresso. Se questa richiesta del management del Pignone è motivata da giustificazioni finanziarie e tecnologiche e in più corredata dall´impegno di nuove assunzioni sarà difficile, credo, per i sindacati opporsi a un provvedimento che pare difendere il futuro dell´azienda. Non vorrei essere nei loro panni...».
Ma quante categorie di lavoratori godono del sabato libero?
«Più di quante si creda. A parte il settore dell´industria, ci sono molti dipendenti delle aziende pubbliche e private a godere di questa condizione. Ovviamente in alcune imprese le esigenze della competitività, della concorrenza cinese, delle commesse internazionali impongono di lavorare anche il sabato in certi periodi: una settimana si fanno 45 ore, quella dopo 35 ore. Ma qui si tratta di una cosa diversa, il Pignone propone una svolta definitiva».
Siamo nell´era della flessibilità, i contratti di lavoro non sono più blindati, i precari chiedono certezze. In un ospedale, nelle forze dell´ordine, nella aziende di pubblico servizio non ci si potrebbe opporre al sabato lavorativo.
«Ma non in fabbrica, dove non si è mai lavorato il sabato. E non solo in Italia dove gli operai guadagnano 1200-1500 euro al mese. Anche in Germania è la stessa cosa quasi ovunque. E là in un´industria automobilistica un lavoratore specializzato prende tranquillamente 2500 euro. Più difficile a fronte di uno stipendio modesto accettare un peggioramento della qualità della vita. Smettiamo almeno di presentarlo come un segno di modernità, come se questo fosse il futuro dell´industria».
E allora cosa dobbiamo aspettarci dal futuro: solo passi indietro?
«Il futuro non si prevede, si costruisce. Il sabato lavorativo rappresenta un arretramento, un´inversione rispetto al cammino della modernità. Più si pensa che i sindacati siano retrogradi ad occuparsi di simili questioni e peggio sarà per il futuro».
Cosa succede nel resto d´Europa?
«Per restare all´esempio di prima, in Germania i sindacati hanno fatto accordi su turni e delocalizzazioni ma con aziende che si impegnano a non licenziare nessuno fino al 2012. Penso che al Pignone i sindacalisti dovrebbero trattare al meglio delle condizioni che vengono offerte. Ma una difesa della qualità delle vita dovrebbero comunque tentarla. Questo non è il nuovo orgoglioso mondo moderno che avanza ma il vecchio mondo di ieri che torna».

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IL CASO
L´azienda fiorentina studia un nuovo compressore
Il futuro del Pignone è nel diesel pulito

Trasforma il gas in liquido appena esce da sottoterra "Pronta entro tre anni"
ILARIA CIUTI su la Repubblica 31/1/06

TUTTI vestiti in grigio, una quantità di uomini, donne non se ne vedono, parlano da ieri tutte le lingue nelle sale e nel giardino del Palacongressi. Tra modelli di turbine e sofisticati marchingegni di alta ingegneria. I signori in grigio sono i potenti e danarosi leader di società petrolifere, compagnie di gasdotti, raffinerie di petrolio e gas. Gli 800 clienti da 103 paesi del mondo del Nuovo Pignone, l´azienda fiorentina a capo della divisione Ge´s Oil&Gas (la divisione petrolio e gas di General Electric). Per due giorni, ieri e oggi, i dirigenti di Ge e del Pignone, in testa Claudi Santiago amministrare delegato del Pignone e presidente di Oil&Gas, spiegano a indiani, arabi, russi, cinesi, messicani, brasiliani, le ultime tecnologie e i successi del Pignone.

Tra tante novità anche i risultati della ricerca, ormai in stato avanzato, che a Rifredi si sta facendo per ottenere direttamente dal sottosuolo il diesel pulito. «Tutti sanno ormai come il diesel sia un carburante terribilmente inquinante - dice Santiago - In tre anni noi avremo i mezzi per procurarne di assolutamente pulito, con largo anticipo rispetto all´idrogeno per cui ci vorranno almeno dieci anni». Il diesel pulito potrebbe, secondo Santiago, rivoluzionare la politica dei trasporti. Lo si ottiene trasformando direttamente il gas appena esce da sottoterra in liquido, per questo si chiama Gtl: «gas to liquid». In piccole quantità lo si produce già, la svolta verrà dal compressore del Pignone capace di produrre l´ossigeno necessario a fare il Gtl in quantità industriali. Santiago dice che il team dei suoi 900 ingegneri su 3.500 addetti ce la farà e intanto enumera una serie di successi: 4 miliardi di dollari di ordini quest´anno, «il triplo di quelli del Pignone quando nel ´94 Ge lo comprò». E commesse i nuovi gasdotti, in Cina, nei Balcani, In India, dall´Africa all´Italia.

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