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Università: presidio contro il lavoro precario - 15 Dicembre 2006

Le Foto del presidio dei lavoratori dell'Agenzia Regionale di Sanità - 5 Aprile 2006
 

LA PROTESTA NESSUN TAGLIO AL PERSONALE
Sit-in dei precari all’università Le caute aperture del rettore

da la Nazione 16/12/06

SI SONO SPINTI sotto le finestre della sala della riunione del Cda i precari dell’Ateneo, che ieri hanno dato vita ad un sit-in davanti al Rettorato. Fischi e slogan («Se il bilancio è messo male, meno consulenze e più personale») hanno accompagnato la manifestazione, con un epilogo dopo il Cda - l’ultimo prima della riunione sul bilancio di previsione 2007 - l’incontro con una delegazione di precari. «Un incontro positivo a metà», riferisce Moreno Verdi, segretario Flc-Cgil dell’Ateneo. 

«Questo perché – prosegue Verdi, - il Rettore ci ha assicurato che il Cda s’impegnerà a non ridurre di un euro la spesa per il personale, a patto però che la Finanziaria non costringa l’Università ad operare diversamente». Da parte sua, Marinelli ha ricordato che «nel corso di quest’anno l’Ateneo ha assunto a tempo indeterminato circa 120 lavoratori, selezionandoli dalle graduatorie di concorsi per vari profili». 

Sono oltre 500, fa sapere Verdi, i precari dell’Università di Firenze nel settore tecnico-amministrativo. Mentre a 7-800, sempre secondo il sindacato, ammonterebbero i ‘precari intellettuali’, tra professori a contratto, assegnisti di ricerca e contratti di insegnamento gratuito. A questi, conclude Verdi «vanno aggiunti 250 lavoratori in appalto».

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Firenze, il popolo dei precari presidia davanti al rettorato

Ricercatori, docenti a contratto, tecnici dell’amministrazione, delle biblioteche e delle segreterie sono scesi in piazza San Marco per chiedere garanzie sul proprio lavoro mentre sfuma la possibilità del rinnovo contrattuale

da InToscana.it

“Cosa ne sarà di noi?” Il popolo dei precari dell’ Ateneo fiorentino chiede risposte e lo fa con un presidio di massa davanti al Rettorato di Piazza di San Marco.

Erano in molti stamani a protestare contro le condizioni precarie in cui sono costretti a lavorare.

Erano ricercatori, docenti a contratto, personale dell’amministrazione dell’ateneo.

Erano uniti dalla rabbia, dalla paura di perdere il proprio posto di lavoro. Erano lì, oggi 15 dicembre, non a caso, ma in concomitanza con la riunione del Consiglio di amministrazione dell’Università di Firenze e chiedevano una risposta chiara su cosa ne sarà del loro posto di lavoro.

“In fase di contrattazione– spiega Moreno Verdi, segretario d’ateneo della Flc (Federazione dei Lavoratori della Conoscenza) e Cgil – non abbiamo avuto risposte sul futuro dei circa 600 precari che lavorano nei reparti tecnici amministrativi, numero a cui va aggiunto tutto il precariato intellettuale (ricercatori, docenti, assegnisti, professori a contratto). Il personale – prosegue Verdi – già è messo a rischio dalle norme di una finanziaria che taglia fondi e non dà grosse certezze rispetto alla stabilizzazione del precariato, ma a Firenze rischiamo ancora di più per la situazione pessima in cui versa il bilancio dell’ateneo, condizione che fa presumere che si possano fare scelte sbagliate senza il confronto con le parti sociali”.

E poi ci sono i ricercatori, precari da sempre, con un contratto che si rinnova di sei mesi in sei mesi, da ormai tre anni. “Siamo un pilastro per l’attività didattica – afferma Riccardo, ricercatore a tempo determinato presso il dipartimento di Scienze della terra – ma non abbiamo certezze sul nostro futuro professionale”. Lavorano, ma con hanno il respiro spezzato dalla precarietà.

E poi ci sono i tecnici che operano nell’amministrazione, nelle segreterie, nelle biblioteche, ma non ci sono i soldi per assumere, ed allora si passa da un contratto a tempo determinato ad un co-co-co, fino al recente co-co-pro. “Ci hanno detto che a febbraio ci manderanno a casa – afferma Antonio, dell’ufficio amministrativo – dopo sei anni di lavoro questo è il trattamento che ci meritiamo?”.

Cosa ne sarà di noi? chiedono. E cosa dell’università?

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Università: a rischio anche i contratti dei precari
Nel solo ateneo fiorentino sono più di 3mila. Con la Finanziaria, tra tagli e blocco delle assunzioni, 40 potrebbero andare a casa

di Valeria Giglioli sull'Unità 1/12/06

SONO TANTI, tantissimi: lavoratori con una bomba ad orologeria in tasca, per dirla come Ascanio Celestini, che ticchetta sempre più minacciosamente man mano che si avvicina la scadenza del contratto. A Firenze, spiegano dalla Flc-Cgil, nell’università (che conta circa 4mila lavoratori di ruolo) ci sono 3156 posizioni contrattuali precarie: 1800 sono riferibili a personale docente, il resto, poco meno di 1400 persone, sono tecnici amministrativi. Un numero che può variare tra i 40 e i 60 (secondo le previsioni della Flc) rischia di andare definitivamente a casa in seguito alle disposizioni della Finanziaria. 

I precari dell’ateneo fiorentino si sono riuniti ieri in assemblea: sul tavolo ci sono proprio gli effetti della manovra, che per loro rischia di trasformarsi in un paradosso. Nella Finanziaria infatti c’è una norma che prevede che chi ha almeno 3 anni di servizio con un contratto a tempo determinato può essere d’ufficio assunto a tempo indeterminato.

«Non fosse che - spiega Moreno Verdi della Flc-Cgil - nel 2007 ci sarà blocco delle assunzioni e nel 2008 ci si limiterà alla copertura del turn-over». Contemporaneamente la manovra prevede tagli alla spesa per la stipula dei contratti a tempo determinato, che viene ridotta al 40% di quella del 2003: «Una misura che dovrebbe scoraggiare il ricorso a queste forme di contratto - prosegue Verdi - ma che si traduce nel mettere a rischio il lavoro per un numero di persone tra le 40 e le 60, anche se è solo una previsione approssimativa». Sullo sfondo una giungla: tra assegnisti, professori a contratto e co.co.co («per molte collaborazioni la retribuzione varia da 0 euro in su, a seconda della disponibilità dell’ateneo» spiega Verde) nell’ateneo di Firenze sono 12 le tipologie di contratto attive. «Si dividono - continua il segretario Flc - tra quelle coperte con i fondi dell’amministrazione centrale (e sono monitorabili) e chi invece dipende dai dipartimenti, con contratti pagati con vari finanziamenti, compresi i fondi di ricerca». 

C’è chi lavora così da dieci anni ma «la media è di 5». A loro si aggiungono circa 250 lavoratori in appalto: «Riscuotono le ore lavorate e stop» continua Verdi. Il sindacato e i lavoratori chiedono che nell’ateneo i contratti a tempo determinato vengano ricondotti a regole unitarie. Ma le preoccupazioni riguardano anche lo sbilancio: «Il rettore - ha detto Verdi - ha dichiarato che ammonta a 45 milioni. L’ateneo deve fare i conti con i tagli e con risorse che non ha. Ma è indipensabile che sia più trasparente su numeri e retribuzioni dei precari». Nel frattempo «abbiamo chiesto all’ateneo di impegnarsi per garantire sul piano delle risorse e delle norme l’attivazione dei contratti entro il 31 dicembre, per evitare di perdere il lavoro di persone indispensabili». Intanto il sindacato e i lavoratori hanno chiesto ai dirigenti di inviare agli organi collegiale di ateneo una nota in cui evidenziano la necessità di mantenere in servizio i lavoratori a rischio. E in occasione della prossima seduta del cda, il 15 dicembre, in piazza San Marco ci sarà un presidio.

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Riunione dei precari dell´università fiorentina
"A rischio 30-60 contratti"

da La Repubblica 1/12/06

Temono nuovi tagli ai posti di lavoro, i precari dell´università fiorentina, soprattutto del personale non docente, ieri riuniti in assemblea ieri in via San Gallo. «Secondo calcoli approssimativi, rischiamo di perdere tra i 30 e i 60 contratti a termine di collaborazione fra segreterie e biblioteche - spiega Moreno Verdi dello Snur-Cgil - e questo, non perché quei precari diventano lavoratori a tempo indeterminato, ma perché in Finanziaria c´è stato un taglio del 20 per cento sui contratti a termine. Questo non potrà che peggiorare la qualità dei servizi erogati anche perché già la Moratti aveva tagliato sul 40 per cento dei contratti rispetto al 2003».

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LAVORO, CONSIGLIO REGIONALE: "SUPERARE IL PRECARIATO IN TOSCANA" SECONDO I DATI FORNITI DAI SINDACALISTI, CI SONO CIRCA 400 LAVORATORI CON CONTRATTI ATIPICI O COMUNQUE NON A TEMPO INDETERMINATO 

La Giunta regionale della Toscana dovrà impegnarsi a superare i rapporti di lavoro precari in essere all'interno dell'amministrazione regionale trasformandoli in contratti di assunzione a tempo indeterminato. Questo anche in modo del tutto indipendente dal provvedimento, che la Regione dovrà comunque sostenere, che la Commissione lavoro della Camera dei Deputati intende far inserire nella Legge Finanziaria per dare soluzione al precariato nella Pubblica amministrazione. E' quanto prevede il testo della mozione approvata all'unanimità dalla Commissione speciale Lavoro del Consiglio regionale e che sarà portata al voto dell'aula.
La commissione presieduta da Eduardo Bruno, infatti, ha dedicato gran parte della seduta di questa mattina ad affrontare le questioni del lavoro precario. A questo proposito ha ascoltato i sindacati territoriali ed il coordinamento delle Rsu della Regione Toscana. Secondo i dati forniti dai sindacalisti, in Regione ci sono circa 400 lavoratori con contratti atipici o comunque non a tempo indeterminato.

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LAVORO:
TOSCANA,PDCI,BILANCIO DESTINI RISORSE PRECARI REGIONE GRUPPO PONE CLAUSOLA O NON VOTERA' DOCUMENTO 

30/10/2006 - 17.39.23

Il bilancio 2007 deve contenere risorse precise per stabilizzare i precari della Regione Toscana, oppure non lo voteremo". Lo annunciano, in una nota, il capogruppo Pdci in Consiglio regionale Luciano Ghelli e Edoardo Bruno, presidente della commissione speciale Lavoro. Ghelli e Bruno annunciano inoltre che il Pdci Toscana "aderisce alla manifestazione nazionale del 4 novembre, contro il precariato. In tutti questi anni - concludono - il gruppo ha fatto della lotta per la sicurezza sul lavoro e contro la precarietà una priorità assoluta nella sua attività di governo in Regione Toscana". (ANSA).

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Comunicato stampa  Funzione Pubblica CGIL e NIdiL CGIL

       I parasubordinati attivi in Italia sono ormai più di 1.500.000 a rischio di precarietà e spesso di sfruttamento: non più una modalità d'ingresso nel mondo del lavoro ma una condizione permanente, per molti obbligata.

          Nel lavoro pubblico lavorano 350.000 precari che a vario titolo contribuiscono a far funzionare il sistema di Welfare nazionale e locale, molti servizi del quale chiuderebbero senza il loro apporto. Vivono una condizione lavorativa svantaggiata, nella quale a parità di impegno hanno meno salario, meno diritti e un futuro previdenziale del tutto incerto. 

    CGIL FP e CGIL NIdiL di Firenze organizzano per LUNEDÌ 30 OTTOBRE alle ore 17:00 presso il Salone Di Vittorio della Camera del Lavoro Metropolitana di Firenze in Borgo dei Greci, 3 una iniziativa che si inserisce nella battaglia della CGIL Funzione Pubblica e CGIL NIDIL per le necessarie modifiche e correzioni della Finanziaria sul tema del precariato, che ad oggi non dà risposte sufficienti.

Occorre dare una credibile risposta ai processi di stabilizzazione del lavoro nella Pubblica Amministrazione e rafforzare le politiche inclusive rispetto ai diritti sociali da cui oggi questi lavoratori sono esclusi. 

        Presenteremo le nostre proposte in materia di lavoro precario in vista del dibattito parlamentare sulla Legge  Finanziaria e ne discuteremo con i parlamentari Marisa Nicchi  (Ulivo), Michele Ventura   (Ulivo), Mario Ricci  (PRC-SE) e Severino Galante   (PdCI) alla presenza di Alessio Gramolati   Segretario Generale Camera del Lavoro di Firenze, Carlo Podda   segretario generale Funzione Pubblica CGIL e Marisa Di Serio   Segretaria NIdiL CGIL Nazionale. 

Firenze, 25.10.06

Antonio Lazzaro                                                                                        Enrico Hablik
Segr. Gen. FP Firenze                                                                               Segr. Gen. NIdiL Firenze

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Precarietà, discussione aperta

dal Manifesto 19 Ottobre 2006

Lonzi - Lacoppola lavoroedintorni@libero.it

La nostra domanda: se i temi che hanno animato i forum fanno lentamente breccia, perchè sul lavoro il movimento non è riuscito ad avanzare proposte altrettanto innovative e ascoltate da istituzioni e forze politiche e sociali?

Risponde Andrea Montagni (segreteria Cgil Firenze): «Non sono d'accordo. La lotta alla precarietà è al centro dell'iniziativa sindacale. Sul lavoro nero Siamo impegnati in in una forte azione, ci sarà la manifestazione unitaria del 21 a Foggia e il governo sta preparando il decreto, anche su nostra rivendicazione, per il permesso di soggiorno agli immigrati che denuncino i loro sfruttatori. Sul precariato, i sindacati del pubblico impiego, scuola, ricerca e università sono all'opera: il 23 ci sarà lilla grande assemblea della Fp-Cgil e a novembre sciopereranno scuola e ricerca. Nidil, la sigla Cgil dei precari e degli atipici, sta diventando una realtà che agisce, lotta e contratta. E non siamo i soli. Anche altre sigle si stanno muovendo. Il 4 novembre alla manifestazione nazionale ci sarà, visibile, tanta Cgil. Il tema della precarietà è nella agenda del paese. Le rivendicazioni sono semplici: stabilizzazione, passaggio a tempo indeterminato, prevalenza del lavoro dipendente, uguali diritti e retribuzioni per tutte le forme di lavoro subordinato. Ovviamente, come sindacato, lavoriamo a fare accordi, ma.sarà decisiva sarà la modifica del quadro legislativo. Su questo c'è ritardo. Sono le forze politiche in ritardo - quelle buone, perchè quelle «cattive» sono molto attive. Sono attive dal 1996, ben prima della 30, quando con il pacchetto Treu ratificarono ed estesero il processo di precarizzazione dei rapporti di lavoro».

Risponde Maurizio De Santis (segretario provinciale Prc Firenze): «La precarietà è un elemento strutturale, direi il tratto fondante della globalizzazione neoliberista. La nuova organizzazione che il capitale si è dato è riuscita a spezzare i legami di solidarietà tra i lavoratori e a disarticolare quei nessi di comunità che, al di là della forma Stato, sono sempre esistiti nella società. Il tempo di lavoro invade e divora sempre più il tempo della vita. Chiunque oggi si ponga il problema del superamento del neoliberismo non può eludere il problema della precarietà visto e compreso nella sua interezza. Si pone con forza il tema della ricomposizione generale del precariato. Il movimento non è riuscito ad esercitare una effettiva egemonia perchè, credo, non è stato capace di sviluppare una visione del fenomeno che tentasse di comprenderne le ragioni profonde. SI è ceduto sul piano dell'analisi alla stessa frammentarietà che è la causa della precarietà, non cogliendo l'urgenza di indicarla come una causa strutturale e fondante della nostra condizione. Questo ha impedito al movimento di dispiegare la sua intrinseca forza che risiede, a mio avviso, nel mettere in secondo piano le differenze fra i soggetti che lo compongono, per creare in modo unitario quelle condizioni di conflitto sociale che sono l'unica via attraverso la quale condizionare le istituzioni. La manifestazione del 4 novembre segnala un passo in avanti, tentando di proporre una lettura complessiva del fenomeno della precarietà».

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Il tramonto del lavoro “usa e getta”

di Chiara Torsoli Nidil CGIL Firenze

da La Lente

Durante gli anni novanta e nel decennio in corso le spinte, provenienti soprattutto dal mondo imprenditoriale, verso un abbattimento delle rigidità del mercato del lavoro, hanno trovato anche in Italia una puntuale risposta legislativa e contrattuale su gran parte degli aspetti considerati ostruitivi della competitività delle imprese e della crescita occupazionale. Le imprese oggi sono libere di assumere chi vogliono senza alcun vincolo legato allo stato di bisogno del disoccupato; possono ricorrere con maggiore facilità ai contratti a termine e a tempo parziale, nonché usufruire di nuove forme di impiego flessibile. Sul piano delle relazioni industriali la politica dei redditi produce da un decennio a questa parte un forte contenimento dei salari reali.

Nell’ultimo decennio, che subisce gli effetti della globalizzazione ingovernata e del turbo-capitalismo prende sempre più piede il concetto che l’unico elemento che possa aiutare la competitività delle nostre aziende sia deregolamentare il mercato del lavoro, abbattendone i costi, riducendone i diritti.

Le riforme dal 2000 ad oggi, quindi, cambiano radicalmente il mercato del lavoro, ma non contemplando alcuna forma di incentivo alla ricerca, alla formazione e all’innovazione, storici cardini di sviluppo industriale di un paese inserito in un mercato ormai globale.

Ci si attesta sempre più verso un modello cinese, con manodopera a basso costo, poco qualificata e prodotti a bassa specializzazione e qualità invece di guardare quei modelli produttivi di paesi a noi vicini che coniugano un’alta specializzazione con la flessibilità non del lavoro, ma dei processi produttivi.
Vanno in questa direzione le finanziarie di questi ultimi 5 anni e la riforma Maroni del mercato del lavoro del 2003.

A tre anni dall’entrata in vigore della Legge 30 la situazione industriale ed economica del paese non è cambiata e anche gli industriali, Confindustria in testa, ora si sono resi conto che le facilitazioni dell'usa e getta nel mercato del lavoro, servono a ben poco. La possibilità per il tessuto produttivo di costruire una prospettiva salda, capace di tenere, non può fondarsi su una manodopera sfiduciata, umiliata, sottoposta a continui giri di valzer, da un posto di lavoro all'altro.

Una crescita solida ha bisogno di lavoratori magari fidelizzati, ha bisogno, soprattutto, di operai, tecnici, collaboratori, con cervelli pensanti, forniti di una formazione professionale continua, permanente.
Negli ultimi 4 anni l’Italia è passata dal ventesimo al quarantesimo posto in materia di competitività.

A fronte di tutto ciò l’unico vero patrimonio derivato dalle riforme recenti sono 4 milioni di lavoratrici e lavoratori senza diritti, cittadini di serie B che si vedono negati i normali diritti costituzionali, incomprensibilmente esclusi da un sistema di welfare nazionale e locale.

Sono il popolo dei co.co.co., dei contratti a progetto, delle Partite Iva delle collaborazioni occasionali, il popolo dei lavoratori invisibili, il popolo nel cui vocabolario la parola flessibilità è stata sostituita dalla parola precarietà a vita; il popolo a cui sono negati anche i diritti sindacali.

Vivere con un contratto di collaborazione significa avere uno stipendio medio di 700 euro lordi, non avere il diritto alla malattia, alla maternità, alla ferie retribuite, ad accendere un mutuo per la casa, alle tutele sul licenziamento ingiustificato, alla liquidazione, e soprattutto ad una pensione dignitosa. Un collaboratore di 24 anni che lavori per 40 anni con un contratto di collaborazione andrà in pensione secondo un’elaborazione del Center for Research on Pensions and Walfare Policies (CeRP) con 4500 euro annui di pensione, pari a 375 euro mensili. Se si pensa che la pensione sociale attuale è di 381 euro, verrebbe quasi da dire che conviene più starsene a casa che andare a lavorare. Secondo una ricerca Ires Cgil il 70 % di questi collaboratori, tra l’altro svolge lavori con modalità subordinate, con vincoli d’orario, senza nessuna libertà organizzativa.

E nessuno controlla! Lo stato italiano, oltre ad essere socialmente assente, ha anche completamente rinunciato, in questi anni, alle funzioni di verifica delle corrette applicazioni contrattuali: i contini tagli delle finanziarie alla Pubblica Amministrazione hanno colpito in maniera forte anche gli Ispettorati del lavoro che non hanno i soldi.

In questo contesto i sindacati, soprattutto la Cgil che si è trovata da sola, almeno all’inizio, sulla battaglia contro la precarietà si sono attrezzati per creare un protagonismo ed una rappresentanza diretta dei lavoratori atipici garantendo loro piena cittadinanza nel sindacato e mettendo le basi per creare una forte azione d’emancipazione. Nasce nel 2001 Nidil Cgil nel cui acronimo Nuove Identità di Lavoro sta tutto l’obiettivo di Nidil: dare identità, rendere visibile il mondo dei lavoratori atipici.

All’interno delle dinamiche della Cgil, Nidil è una categoria atipica: lavora in stretta collaborazione con tutte le altre categorie dei lavoratori stabili con l’obiettivo di riportare ad unità il mondo del lavoro, di creare meccanismi di solidarietà tra lavoratori stabili e discontinui, di opporsi al tentativo di frammentazione dei lavoratori tipico di una legge, la legge 30, che ha istituito 45 forme di contratto in Italia.

Il lavoro e l’impegno profuso con passione in questi anni hanno infatti contribuito a far crescere la nostra organizzazione attraverso un percorso di maturazione e di emancipazione dei lavoratori precari.

In pochi anni Nidil Cgil è infatti diventata un punto di riferimento insostituibile per le lavoratrici e i lavoratori atipici in Italia. Fino ad oggi sono stati sottoscritti ben 230 accordi collettivi che hanno esteso diritti e tutele a oltre 120 mila collaboratori e stabilizzato 20.138 lavoratori precari, mentre sono 502 mila i lavoratori in somministrazione tutelati dalla contrattazione collettiva che li riguarda.
Oltre al lavoro di tutela quotidiana, Nidil, con la campagna nontiscordardimè, si è rivolta al governo avanzando delle richieste sul lavoro atipico:

CANCELLARE LA LEGGE 30
Va superata radicalmente la Legge 30 e invertita la filosofia su cui si fonda. Il lavoro non è una merce. Per evitare abusi devono essere definiti criteri che distinguano il lavoro dipendente da quello parasubordinato. La nuova legge dovrà anche rimandare, ai contratti nazionali di lavoro, la possibilità di definire regole, limiti e tempi di utilizzo dei contratti non standard. La contrattazione collettiva è garanzia di solidarietà e impedisce la concorrenza sleale tra le aziende che scaricano costi e rischi d’impresa sui lavoratori.

COMPENSI EQUI
Il 91% dei lavoratori parasubordinati ha un unico committente e non lo ha cambiato negli ultimi 3 anni, lavora presso l’azienda e ha un orario di lavoro definito. Il lavoro atipico non deve costare meno di quello dipendente. Gli attuali compensi dei precari, determinati unilateralmente dai datori di lavoro, mortificano professionalmente ed economicamente milioni di lavoratori e ne pregiudicano anche il futuro previdenziale.

PIENO DIRITTO A MATERNITÀ E A MALATTIA
Tutte le collaboratrici in maternità devono aver diritto all’astensione obbligatoria dal lavoro e a quella anticipata in caso di gravidanza a rischio. Devono percepire almeno l’80% dell’ultima retribuzione, e non perdere il compenso in caso di gravidanza a rischio. Inoltre, ammalarsi senza perdere il reddito è un diritto di tutti. I parasubordinati devono avere l’indennità di malattia, oggi prevista solo in caso di ricovero ospedaliero.

INCLUSIONE NEL WELFARE NAZIONALE
I lavoratori precari devono aver diritto: al sostegno al reddito nei periodi di disoccupazione e nel passaggio da un lavoro all’altro; alla contribuzione figurativa per i periodi di non lavoro; al reale ricongiungimento di tutti i contributi previdenziali versati superando È un diritto anche l’accesso al credito: i parasubordinati devono poter ottenere un mutuo per la casa e per acquistare strumenti di lavoro. È possibile creare un fondo nazionale di garanzia utilizzando, ad esempio, una quota dell’aliquota contributiva Inps e prevedendo la partecipazione delle Fondazioni bancarie.

INCLUSIONE NEL WELFARE LOCALE
I lavoratori parasubordinati sono gli unici esclusi dalle politiche attive del lavoro di regioni e province. Proprio a loro, invece, è necessario garantire l’accesso alla formazione professionale pubblica e destinare specifiche misure di orientamento I lavoratori precari, anche attraverso leggi Regionali, devono poter accedere a crediti agevolati e contributi destinati allo sviluppo della propria attività.
Nell’accesso ai servizi pubblici normati da graduatoria (asili nido, mense, trasporti, edilizia pubblica, assegni-casa, ecc.) i collaboratori, considerati lavoratori autonomi, subiscono forti penalizzazioni. Il lavoro parasubordinato deve essere equiparato a quello dipendente, come del resto già succede per il fisco. Senza questa misura, i processi di esclusione sociale si accentuano. Il welfare locale non può rinunciare a salvaguardare la coesione sociale che, oggi, rischia di venire meno.

Rispetto all’attuale disegno di Legge per la Finanziaria 2007 Nidil e la Cgil hanno avanzato precise richieste al Governo per cominciare ad affrontare i problemi della parasubordinazione; richieste mirate per un verso ad innalzare il costo complessivo della parasubordinazione che dovrà tendere a superare il costo del lavoro dipendente, al fine di scoraggiare l’uso improprio della stessa; nel contempo tese a migliorare le condizioni di lavoro economiche, previdenziali e assistenziali dei lavoratori.

Innanzitutto è stato richiesto che l’innalzamento indispensabile dell’aliquota contributiva (previsto in + 5%) non deve determinare la riduzione del compenso dei lavoratori. Occorre stabilire criteri precisi per definire i compensi dei collaboratori, senza i quali il solo aumento dell’aliquota non serve né a rendere meno conveniente l’utilizzo delle collaborazioni per le imprese, né a garantire un futuro pensionistico dignitoso ai lavoratori.

Da nostre proiezioni infatti risulta che con gli attuali livelli di reddito, prevedendo un aumento dell’aliquota fino al 25%, con 65 anni di età e 25 anni di contributi un collaboratore riceverà una pensione ben al di sotto dell’assegno sociale, ossia, pari a 320,96€ (423€ con l’aliquota al 33%).
Inoltre se oggi gli atipici guadagnano 7.035 euro all’anno in meno rispetto ai dipendenti, fra 10 anni le stime parlano di una differenza di 10.810 euro a discapito dei collaboratori.
Per questo chiediamo una norma che definisca i compensi dei lavoratori parasubordinati in modo che non siano inferiori a quelli previsti nei Ccnl per i lavoratori dipendenti con riferimento ad analoghe professionalità.

In seconda istanza, l’annunciato aumento contributivo anche per i titolari di partita Iva dovrà necessariamente intervenire riequilibrando quanto pagato dal lavoratore e quanto dal datore di lavoro. Quindi, anche per questi lavoratori i costi contributivi devono essere ripartiti attribuendo 1/3 al lavoratore e i 2/3 al committente, come avviene per gli altri parasubordinati. Sarebbe iniquo se questi lavoratori, pur se iscritti alla stessa cassa previdenziale dei parasubordinati, dovessero continuare pagare per intero l’aliquota contributiva.
Per di più occorre specificare che l’assenza di costi previdenziali a carico dei committenti è di fatto un incentivo all’utilizzo improprio di lavoratori con partita Iva individuale.

La terza richiesta è che l’aumento contributivo previsto dalla Finanziaria 2007 dovrà, necessariamente, essere accompagnato sia da un adeguato aumento delle prestazioni sociali a favore dei collaboratori, sia dal riconoscimento di tutele come: l’indennità di disoccupazione a requisiti ridotti anche per i collaboratori, l’indennità di malattia a decorso domiciliare per malattie particolarmente gravi e di lunga durata, la tutela della maternità a rischio. Bisogna poi eliminare gli attuali minimali di accesso all’indennità maternità che, poiché troppo restrittivi, penalizzano molte donne. Oggi, infatti, il fondo Inps parasubordinati eroga l’indennità di maternità a un numero davvero esiguo di collaboratrici.

Infine, NIdiL e la Cgil hanno chiesto al Governo di sbloccare l’accesso alla formazione per i parasubordinati, rendendo esigibili e strutturali le attuali risorse accantonate nel Fondo Inps.

La condizione attuale può essere descritta dalla frase che un lavoratore migrante del Togo mi ha detto l’altro giorno dopo che gli avevo spiegato cosa fosse il contratto a progetto che aveva formato la settimana prima: “In Togo abbiamo certo problemi di povertà e disoccupazione, ma un contratto del genere non esiste nemmeno lì!

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I 1500 «fantasmi» dei call center toscani

Tanti sono, secondo le stime del sindacato, i lavoratori a progetto o «a cottimo» equiparabili a dipendenti subordinati. A settembre un monitoraggio per chiederne la regolarizzazione

Nel mirino anche le gare al massimo ribasso promosse dalle amministrazioni pubbliche

SECONDO LA CGIL i casi potrebbero essere anche molti di più. «Il sistema deve essere riformato: non possono esistere bilanci in cui i costi per il personale sono così bassi»

di Francesco Sangermano/ Firenze sull'Inità 26/8/06

Numeri precisi è impossibile farne. Quello dei call center in Toscana è un universo fatto di frammenti, di minuscole realtà. Per questo ancora più difficile da valutare nella sua vastità. Ci sono quelli delle grandi aziende di telecomunicazione dove i rapporti di lavoro sono già regolarizzati per la gran parte da regolari contratti. Eppoi ci sono quelli delle piccole o piccolissime aziende, che lavorano su commissione e fanno lavorare a progetto chi cerca di arrotondare o semplicemente il modo per avere un (simil) stipendio. 

«La stima che possiamo fare - spiega Paolo Aglietti, segretario regionale dello Slc-Cgil della Toscana - ci dice che almeno 1500 addetti sarebbero a tutti gli effetti da considerarsi lavoratori di tipo subordinato e invece sono assunti in parte a progetto e in parte semplicemente pagati a cottimo ma senza alcun vincolo contrattuale. Ma la nostra, sono certo, è soltanto una stima per difetto». Il buco nero è stato ignorato per anni e con l’applicazione selvaggia della legge 30 la voragine si è ampliata sempre più. Ma con le parole pronunciate recentemente dal ministro del Lavoro Cesare Damiano lo scenario di riferimento sembra finalmente destinato a cambiare. «L’attuale governo ha compiuto un deciso passo avanti - spiega ancora Aglietti - ma è chiaro che ci sarà da affrontare un doppio problema: da un lato ci sono infatti aziende che hanno costruito i loro bilanci su una spesa per il personale eccessivamente bassa perché considera poco o niente i contributi. Dall’altro, poi, ci sono le amministrazioni locali, che costituiscono una parte consistente della fetta di questo mercato, che procedono costantemente con gare a ribasso tali per cui le aziende di call center non hanno grandi margini. In questo senso è tutto il sistema che deve essere rimesso in discussione perché alla fine gli unici sulla graticola sono proprio i lavoratori».

Il sindacato ha così deciso di procedere, al rientro dalle vacanze, in una doppia direzione. «Abbiamo intenzione di fare una campagna a tappeto - conclude Aglietti - per verificare se le stime che facciamo siano più o meno veritiere e per iniziare una grande campagna di regolarizzazione seguendo le direttive che saranno emanate dal governo». 

«Contemporaneamente - aggiunge Franca Cecchini della segreteria regionale della Cgil - vogliamo prendere i dati dell’Inps relativi ai cocopro e valutare le singole situazioni. Se dovessero infatti emergere contratti a progetto che si rinnovano di 6 mesi in 6 mesi pur con committenti diversi è chiaro che saremmo di fronte a un esempio di lavoro stabilizzabile ai sensi del contratto nazionale di natura subordinata».

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Il sindacato ha deciso di impegnarsi in una campagna da metà settembre, dopo aver accertato quante sono le aziende nella regione
Anche in Toscana il caso call center
La Cgil:"I telefonisti sono circa 6.000, solo il 30% ha il posto fisso"

"Contrari a trattare in modo diverso outbound e inbound"
ILARIA CIUTI su la Repubblica 26/8/06

Ora che il coperchio sul pentolone dei call center è stato alzato, ora che gli ispettori dell´Inps hanno ingiunto alla ditta romana Atesia di assumere più di 3000 dipendenti ingiustamente classificati come collaboratori e che la circolare del ministro del lavoro Damiano punta alla stabilizzazione almeno dei cosiddetti telefonisti inbound (quelli che rispondono alle chiamate, al contrario degli outbound che chiamano loro per indagini o pubblicità), la Cgil toscana ha deciso di aprire un caso call center complessivo. «Verso metà settembre», annunzia il coordinatore regionale e segretario provinciale del sindacato comunicazione della Camera del lavoro, Paolo Aglietti. Giusto il tempo, spiega, per permettere alla direzione regionale del lavoro di contattare le aziende sulla base della circolare ministeriale.

Per prima cosa, aggiunge Franca Cecchini della segreteria regionale Cgil, il sindacato vuole capire, sulla base dei dati Inps, i contorni ancora troppo incerti del fenomeno regionale. Per quanto per ora se ne sa, Cecchini stima che in Toscana i telefonisti siano circa 6.000, «ma è una cifra prudente e calcolata per difetto». Di questi, spiega Aglietti, solo un 30% può contare sul posto fisso, la maggior parte dipendenti di Telecom e Vodafone. Circa 1.200 persone nei call center di Telecom tra viale Guidoni, Arezzo e altre città toscane, oltre ai circa 400 del centro ex Tim di Calenzano dove, sottolinea il responsabile del Nidil-Cgil fiorentino, Enrico Hablick, si fa un grande uso di lavoro interinale, «legalmente legale inattaccabile dopo la legge Biagi, ma dal punto di vista sindacale scorrettamente usato in modo continuativo e non come risposta temporanea ai picchi di lavoro». I centri Vodafone, circa 700 persone, sono invece a Pisa.

I call center delle due aziende telefoniche sono i più grandi. Ma ce ne sono altri ragguardevoli. Tra gli altri, Aglietti cita Answer, «dove il sindacato ha dovuto ritirare gli accordi perché non venivano mai rispettati», e Mercuriotech a Pistoia, Telegate (gruppo Seat) a Livorno esplosa in un solo anno fino a 400 dipendenti, tutti collaboratori tranne una sessantina ma con un accordo sindacale che prevede prossime verifiche, Verticaltech nell´Empolese che fa il servizio per Publiacqua. A Firenze c´è lo 055 055 per il Comune, oltre a centri di medie dimensioni che fanno servizi sia per il pubblico che per il privato. Aglietti spiega che anche dove il posto è fisso sono più spine che rose. «I guadagni restano bassi perché le esigenze di totale flessibilità fanno scegliere alle aziende contratti part-time e turni così flessibili da impedire una vita normale - dice il sindacalista - In più, modi e tempi del lavoro e delle telefonate rigidissimi e controllo totale anche a rendono schiavi dell´azienda».

Dove poi la situazione precipita, secondo la Cgil, è nei piccoli e piccolissimi call center: «Hanno dai 5 ai 30 dipendenti, tutti subordinati ma assunti come collaboratori - dice Hablick - che vengono licenziati a piacere o in ogni caso alla fine delle campagne per cui i centri sono nati e che non hanno mai neanche la sicurezza di retribuzioni spesso accordate solo se riesci a raggiungere un certo numero di telefonate». Così la Cgil si prepara a intervenire. Con due convinzioni già chiare. Una riguarda anche le amministrazioni e i servizi pubblici che, dice Aglietti «affidandosi alle gare al massimo ribasso creano un cane che si morde al coda: le aziende hanno alla fine margini troppo ridotti e sono i lavoratori a farne le spese». L´altra, la circolare ministeriale: «La Cgil toscana - dichiara Cecchini - è contraria al diverso trattamento tra inbound e outbound perché si tratta degli stessi lavoratori usati per mansioni diverse».

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LA NOVITÀ
Precari di Palazzo Vecchio niente blocco delle assunzioni

Il decreto Bersani lo imponeva ai Comuni che avevano sfondato il tetto di spesa

da la Repubblica 8/8/06

Non ci sarà il paventato blocco delle assunzioni e del rinnovo dei contratti ai lavoratori precari a Palazzo Vecchio. Il pericolo nasceva dal decreto Bersani che imponeva lo stop ai Comuni che avevano sfondato il tetto di spesa sul personale. Esattamente quanto è successo a Firenze, dove il tetto è stato sfondato di tre milioni e 600mila euro a causa del rinnovo del contratto nazionale, dell´integrativo e per un problema contabile relativo alla spesa per precari e contratti atipici, inseriti nelle spese per il personale solo dal 2005. Nel decreto Bersani invece, fa sapere l´assessore alle politiche del lavoro Riccardo Nencini, è stato inserito un emendamento salva-Comuni: «E´ stato detratto, dalla spesa del personale su cui calcolare il superamento del tetto di spesa, il valore dei contratti a termine e precari attivati nel corso del 2005, e che durano fino al 2006» spiega l´assessore. Una cifra di circa 3 milioni di euro che consente così di non sforare più il tetto di spesa sul personale. «Abbiamo evitato lo sfondamento» dice Nencini. Il problema però, sollevato dal consigliere di Forza Italia Gabriele Toccafondi, potrebbe riproporsi il prossimo anno. «E´ vero: ancora, non sappiamo cosa succederà nel 2007» ammette Nencini.(m.f.)

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Anche in Toscana avanza la precarietà
Sono quasi 300mila le persone che hanno contratti atipici
Simoncini: «Eccessivo l’utilizzo di lavoro poco qualificato»

di Vladimiro Frulletti / Firenze sull'Unità 29/7/06

UN ESERCITO DI PRECARI Interinali, co.co.co; co.pro.co; part-time; a tempo determinato e a partita Iva. L’esercito dei precari (che dagli ottimisti è chiamato flessibili) è in continua crescita. Anche in Toscana. L’Ires ne stima quasi 300mila. Precisamente 289mila (ma i dati sono di fine del 2004 quando cioè la legge 30 non aveva ancora completamente dispiegato tutti i suoi effetti) che sul totale di 1milione e 488mila occupati fa il 19,5%. In pratica ogni 10 lavoratori due sono flessibili. Di questi 169mila sono gli atipici in senso stretto, mentre 119mila quelli che hanno un part-time.

Guarda caso in stragrande maggioranza (80%) si tratta di donne, che grazie alla tradizione italiana hanno di solito sempre il doppio lavoro: prima quello fuori casa, poi quello (figli o anziani) in casa. E sono numeri in aumento. Il part-time dal ‘95 al 2003 è cresciuto del 4,4% all’anno. Ancora più marcata l’ascesa dei contratti di formazione lavoro o apprendistato che ogni anno (fino al 2003) sono crescite del 7,6% . Ci sono poi gli interinali (lavoratori in affitto) che sono oltre 6mila (in Toscana ci sono 115 agenzie che vendono lavoro) e i co.co.co che sfiorano (sono stime Ires) i 63mila, gran parte, quasi 21mila, concentrati a Firenze. 

Lavoratori spesso di serie B come denuncia l’assessore regionale al lavoro Gianfranco Simoncini. «Oltre ai rischi legati alla precarietà e alla mancanza di certezze per il futuro, - dice Simoncini - fra gli effetti negativi di un eccessivo ricorso al lavoro atipico c’è anche, dal punto di vista dell’impresa, la tendenza a incrementare posti di lavoro poco qualificati e ad investire poco sulle risorse umane. Tutto questo, ovviamente, frena l’innovazione, snodo indispensabile per il sistema produttivo toscano». Anche per questo la Regione dal 2007 farà partire un fondo di garanzia per l’accesso al credito degli atipici. Mentre ha già stanziato oltre 1 milione di euro per incentivare l’assunzione di cassintegrati, donne fra i 35-45 anni e lavoratori in mobilità.

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Agenzia per la salute aumentano le tutele per gli «atipici»
Un accordo con i sindacati riconosce ferie, malattia e maternità per 35 lavoratori
di Martino Scacciati/ Firenze sull'Unità 4/7/06

MENO PRECARIETA’ Diritto alla maternità e all’allattamento. Ferie. Riconoscimento della malattia. Trasparenza e imparzialità nelle assunzioni. Garanzia di poter esercitare i propri diritti sindacali. Se nell’impietoso mondo del precariato, questi, non rimangono spessissimo che desideri, per i co.co.co dell’Agenzia Regionale di Sanità, diventeranno presto realtà. Grazie ad un accordo stipulato tra l’Ars stessa e i sindacati, ai lavoratori precari dell’Agenzia verranno infatti d’ora in poi riconosciute tutta una serie di garanzie «stabilizzanti».

L’Agenzia Regionale di Sanità è un ente tecnico che supporta l’attività della Regione Toscana in materia sanitaria. Fornisce informazioni sullo stato di salute dei cittadini e sulla qualità dei servizi. Le sue funzioni operative e gestionali sono affidate a personale stabile. Quelle più propriamente di ricerca, invece, sono svolte in maggioranza da lavoratori atipici. Gli assunti con un contratto di collaborazione sono infatti 35. Tutte queste persone, fin ad ora, erano state esposte alle dure leggi contrattuali del precariato. Leggi per cui una maternità o una malattia potevano mettere seriamente a rischio il posto di lavoro.

Con l’accordo raggiunto dall’Agenzia e dalla controparte sindacale, almeno per quei 35 ricercatori, il futuro sarà diverso. Perché?
Contrariamente a quanto succede di solito, il collaboratore dell’Ars potrà innanzitutto avere diritto ad un periodo di riposo pagato. Nel caso poi in cui si infortuni, si ammali o, se donna, debba partorire (all’interno di questa fattispecie è prevista un’ulteriore tutela per i parti a rischio) il rapporto è sospeso ma non estinto. Il co.co.co dovrà cioé rinunciare al proprio stipendio ma non perderà il posto di lavoro. Il tempo di assenza forzata verrà semplicemente recuperato in seguito. E altrettanto potrà dirsi dell’eventualità in cui il ricercatore diventi padre, adotti un bambino, sia impedito da gravi motivi personali o familiari. L’accordo infine permette ai (generalmente debolissimi) lavoratori atipici dell’Ars la possibilità di avere una propria rappresentanza sindacale.

Per Mario Romer, commissario dell’Ars (l’Agenzia è stata commissariata durante il suo riordino normativo) « l’ intesa è un importante passo in un percorso di riduzione del precariato». Chiara Torsoli della Nidil Cgil condivide e aggiunge: «Ci auguriamo che questo accordo rappresenti un importante esempio sia a livello regionale che nazionale, in quanto vi vengono affermati diritti spesso misconosciuti come quello relativo ai congedi per l'adozione o all'assenza dal lavoro in caso di gravidanza a rischio».

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Intesa tra Regione ed enti locali per ridurre il lavoro atipico

v.gig sull'Unità 28/6/06

Contro la precarizzazione l’impegno comune di Regione ed enti locali. Che ieri mattina, a Firenze, hanno firmato un protocollo con cui si impegnano a ridurre il ricorso a forme di lavoro atipico. I numeri sono chiari: nel 2005 nella sola Regione, su 2840 assunti, c’erano 99 co.co.co e 322 lavoratori a tempo determinato. Una situazione determinata anche dai tagli che le ultime finanziarie del governo Berlusconi hanno imposto a comuni, province e amministrazioni regionali. 

Il protocollo, sottoscritto da Regione e Anci, Urpt e Uncem, sarà discusso con le organizzazioni sindacali: «Ma la trasformazione in contratti a tempo indeterminato non potrà essere immediata - ha spiegato il vicepresidente Gelli - i vincoli che le ultime finanziarie ci hanno imposto non ci consentono di muoverci come vorremmo». Alla Regione infatti ad oggi non è possibile assumere più del 25% del numero dei dipendenti che vanno in pensione. 

Ma il protocollo contiene anche principi di azione immediati: «Le tutele degli atipici - continua Gelli - devono avvicinarsi il più possibile a quelle dei dipendenti ed essere le stesse su tutto il territorio». È anche prevista l’istituzione di una ‘borsa telematica del lavoro atipico’: una banca dati on line con tutti gli incarichi e le collaborazioni coordinate che gli enti si impegnano ad alimentare e che potranno consultare per trovare le professionalità necessarie. Sul piatto anche la formazione, insieme al telelavoro, che consentirà ai lavoratori di impegnarsi in attività per enti diversi tra loro. Paolo Fontanelli, presidente Anci Toscana, ha sottolineato l’importanza «di un accordo innovativo per governare il fenomeno e non disperdere professionalità». Soddisfazione anche da Alessandro Lo Presti coordinatore per la materia dell’Unione regionale dell province toscane.

Testo integrale : Posizione comune e programma di lavoro tra la Giunta Regionale e le associazioni rappresentative degli Enti Locali in materia di personale e di rapporti di lavoro atipici

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GLI ATIPICI
Salvati 280 contratti a rischio ma costeranno 3 milioni in più

da la Repubblica 20/6/06

Saranno confermati i 280 contratti atipici che erano in forse a Palazzo Vecchio a causa dei tagli imposti dalla Finanziaria. «Ci proponiamo di confermare in corso di questo bilancio tutti questi rapporti di lavoro» ha spiegato ieri l´assessore Riccardo Nencini nel Salone de´ Dugento, mentre nel pubblico erano presenti alcune decine di precari dell´amministrazione. Unica eccezione, quella legata ai contratti precari previsti per le sostituzioni (maternità, malattia etc). 

Una scelta non indolore, per il Comune: «Supereremo di 3 milioni e 600mila euro il tetto di spesa per il personale previsto dalla Finanziaria, che imponeva per il 2006 di spendere una cifra pari a quella del 2004 meno l´un per cento, includendo però nella cifra anche consulenze e collaborazioni» dice Nencini, che ha ricordato anche che per affrontare il problema nel 2007 «dovremo esplorare nuove forme organizzative a totale carattere pubblico». 

Cioè, un utilizzo di tutte le aziende partecipate come bacino per i precari, ma anche un lavoro comune con gli altri enti locali. Tra gli altri interventi, le regole partorite dall´Anci sul precariato (dove si da priorità ai contratti a termine rispetto a collaborazioni e interinale) e la banca dati dei curricula dei precari, utilizzabile da tutte le amministrazioni per eventuali concorsi.(m.f.)

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Marinelli e Federici non convincono la Cgil sul precariato
Il rettore uscente punta al terzo mandato ma a sorpresa la Sinistra Universitaria decide di appoggiare lo sfidante
di Alessio Schiesari/ Firenze sull'Unità 20/6/06

GRANDE INCERTEZZA Stamattina alle 7,30 inizierà il secondo round della sfida tra Marinelli e Federici per conquistare lo scranno di rettore dell’ateneo di Firenze. Le urne chiuderanno questa sera alle 19,30 per riaprirsi nuovamente domani fino alle 15,30. La prima tornata di voto si era conclusa senza vincitori né vinti. Marinelli, grande favorito della vigilia, si è fermato a poche decine di voti dal raggiungimento del quorum e dalla conseguente riconferma. Federici invece, sebbene abbia raccolto 120 preferenze in meno del rettore uscente, si è detto molto soddisfatto di un risultato che pochi alla vigilia avrebbero pronosticato, e durante questi ultimi giorni di campagna elettorale si è mostrato particolarmente combattivo. Questa settimana i due candidati hanno continuato a tessere nuove alleanze, e proprio ieri Federici ha messo a segno un bel colpo: Sinistra universitaria, che alla prima tornata di voto aveva deciso di votare scheda bianca, ha annunciato che sosterrà il professore di ingegneria. Con questa mossa Federici raccoglierà una dozzina di voti, il 10% del distacco che una settimana fa lo aveva separato da Marinelli. Federici ha trovato quest’intesa promettendo tagli alle attività che la maestranza studentesca considera sprechi, marketing in primis, e il reinvestimento dei fondi risparmiati con questi tagli in attività studentesche e nelle biblioteche.

L’altro fronte su cui i due candidati si sono battagliati è quello dei sindacati. Conquistarsi le simpatie delle rappresentanze dei lavoratori, in particolar modo quelle della Cgil, sarà con ogni probabilità la chiave di volta per uscire vincitori da questo testa a testa. Federici si è visto con i sindacalisti della Camera generale del lavoro venerdì scorso, in un incontro terminato a notte fonda. Poche ore di sonno e i sindacalisti della Flc Cgil si sono seduti intorno al tavolo con Marinelli, in una riunione cui hanno partecipato anche la Uil e la Cisl, sindacato nel quale il rettore uscente sembra godere di forti simpatie. Ma gli incontri non sembrano aver prodotto risultati decisivi e Cgil mantiene una sostanziale equidistanza, condita da una buona dose di freddezza, rispetto a entrambe le candidature. 

«Nessuno dei due candidati ci ha dato grandi soddisfazioni ed entrambi si sono guardati dal prendere impegni concreti», è stato il laconico commento di John Gilbert al termine dei due incontri. Secondo il giudizio del sindacato entrambi i candidati non sono stati esaustivi sul tema del voto al personale tecnico-amministrativo, per il quale la Cgil chiede una riforma. Quanto all’altro nodo giudicato centrale dai sindacati, il precariato, Marinelli e Federici hanno preso un impegno simile: parificare i diritti dei contratti atipici con quelli dei contratti a tempo indeterminato, sulla stregua di quanto già fatto a Siena. Non un vero e proprio altolà al precariato quindi, ma l’impegno di rendere migliori le condizioni di lavoro anche per chi è assunto con contratti atipici. Cgil in una nota diramata ieri ha fatto un profilo delle due candidature: secondo il sindacato Federici ha il pregio di rappresentare l’opportunità di un cambio nelle politiche di ateneo mentre a Marinelli viene riconosciuto il merito di avere quasi ripianato l’enorme deficit che l'ateneo aveva quando Marinelli è diventato rettore. 

Difficile fare una previsione sull’esito di questa tornata elettorale: nessuno sembra in grado di prevedere se, sulla scia della buon risultato ottenuto sette giorni fa, Federici sarà in grado di erodere ulteriormente la base di consensi dell’attuale rettore. Solo le urne potranno dirci chi tra i due duellanti sarà costretto a tenere lo Champagne in frigo e chi, invece, potrà brindare alla vittoria.

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Iniziativa Cgil Toscana, Cgil e Flc contro la precarieta' e pro lavoro stabile

15/06/2006 - In Italia, Toscana compresa, nella scuola statale il precariato sembra dominare sempre piu' la scena.

da ToscanaTV

Su un totale di 54.000 lavoratori il 21% ha un contratto a tempo determinato, l'eta' media supera i 40-45 anni e oltre, c'e' un abisso tra lo stipendio di un insegnante di ruolo ordinario e il precario. Un senso generale di incertezza sul futuro, l'impossibilita' di programmare la vita per i continui spostamenti da un istituto ad un altro e la perdita di autostima crescono di giorno in giorno. Contro questa stato di precarieta' e a favore di un lavoro stabile Cgil Toscana, con Cgil nazionale e Flc hanno promosso un'inziativa presentata stamani a Firenze. Chiedono compensazione, una scuola pubblica piu' qualificata, il diritto alla malattia, alla maternita', ad un'adeguata retribuzione e alle ferie, chiedono un intervento legislativo affinche' i lavoratori vacanti siano trasformati in tempo determinato.Tra le battaglie prioritarie anche quella contro l'esternelizzazione, un fenomeno molto diffuso nella nostra regione che produrrebbe concorrenza tra poveri e un'organizzazione troppo rigida.

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Cgil Regionale Toscana

 

CONTRO LA PRECARIETA’

PER UN LAVORO STABILE E VERO

UN CONVEGNO STAMATTINA  A FIRENZE PER INZIATIVA

 DELLA CGIL TOSCANA,  DEI SINDACATI DI DATEGORIA

DELLA CONOSCENZA E DELLA FUNZIONE PUBBLICA 

 

Firenze 15.06.2006.- “E’ stato il 2005 l’anno del giro di boa, per la prima volta, infatti, nel nostro paese, le assunzioni precarie e a tempo determinato hanno superato quelle a tempo indeterminato e stabili.

Il quadro fosco del lavoro in Italia è delineato poi da 4 milioni di lavoratori al nero (+ 4% nell’ultimo anno), da due milioni di lavoratori parasubordinati cui vanno aggiunte almeno 500.000 partita IVA, da 2 milioni di disoccupati cui vanno aggiunte 500.000 persone inattive, cioè che hanno smesso o che non hanno mai incominciato a cercare lavoro stante le difficoltà nel trovarlo”: questi dati sono stati messi in fila stamattina da Fulvio Fammoni segretario nazionale della Cgil che ha chiuso i lavori del convegno “Contro la precarietà per un lavoro stabile e vero” organizzato a Firenze dalla CGIL, dalla FP Cgil e dalla FLC Cgil Regionali. Se l’Italia piange, la Toscana di certo non ride. La precarietà fra i lavoratori della conoscenza  nella nostra regione è stata descritta dal segretario regionale della FLC Cgil Alessandro Pazzaglia secondo il quale, “negli atenei della toscana ci sono circa 22.000 lavoratori di questi solo il 42% ha un contratta a tempo indeterminato il restante 58% si dividono in parti uguali fra precari con contratti di vario tipo, determinati,  co-co.co, co.co.pro e via dicendo e precari in formazione-lavoro, dottorandi con borsa studio e senza borsa, specializzandi di sanità con borsa e senza, borsisti post laurea”. Sempre secondo Pazzaglia “negli Enti di Ricerca della Toscana sono 1014 i precari su un totale di 2367. Nella scuola poi il precariato è storico,  il 21% dei circa 54.000 dipendenti non è a ruolo e lavora con contratti a tempo determinato, qualcuno da più di dieci anni e la loro età supera i 40 –45 anni”.

Anche nella pubblica amministrazione non si scherza in quanto a precarietà. “Sono tanti, troppi”, ha detto Alessandro Burgassi segretario della FP Cgil Toscana, “ gli enti e i comuni, di piccole, medie e grandi dimensioni, dove il ricorso al lavoro precario ha ormai superato il 30 – 35% del totale degli addetti”.  “Sono dati patologici, ha aggiunto,  da contrastare con efficacia”. “Molti enti, denuncia Burgassi ricorrono al lavoro precario o in alternativa alla esternalizzazione dei servizi, per motivazioni essenzialmente economiche, individuando solo e soltanto nel costo del lavoro (meno diritti e meno salario), e non in una maggiore efficienza dei servizi e lotta agli sprechi, la via più breve e più semplice per far quadrare i propri bilanci e in qualche caso per nascondere incapacità e incompetenza”.

Da tutti gli intervenuti è partito un invito pressante, al governo centrale e ai governi locali, a prendere provvedimenti adeguati e di farlo in fretta.

I lavori del convegno cui hanno partecipato circa 300 fra delegati, dirigenti sindacali e lavoratori precari, alcuni di loro hanno portato il loro contributo al dibattito, erano stati aperti dal segretario generale della Cgil Toscana Luciano Silvestri. Erano presenti e sono intervenuti Enrico Panini segretario nazionale FLC Cgil nazionale, Carlo Podda segretario generale FP Cgil nazionale.

Per la Regione Toscana è intervenuto il vicepresidente e assessore al personale Federico Gelli. nb

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Cgil Regionale Toscana

 

CONTRO LA PRECARIETA’

PER UN LAVORO STABILE E VERO

SE NE PARLA DOMANI A FIRENZE (AUDITORIUM IL DUOMO VIA DE’ CERRETANI, 8 - INIZIO ORE 09.30) PER INZIATIVA DELLA CGIL TOSCANA

E DEI SINDACATI DI DATEGORIA DELLA SCUOLA E DELLA FUNZIONE PUBBLICA PRESENTI TRA GLI ALTRI I  SEGRETARI GENERALI NAZIONALI ENRICO PANINI (SCUOLA) E CARLO PODDA (FUNZIONE PUBBLICA)E IL SEGRETARIO NAZIONALE CGIL FULVIO FAMMONI PREVISTO L’INTERVENTO DEL   VICEPRESIDENTE DELLA REGIONE FEDERICO GELLI

Firenze 14.06.2006.- Nell’ambito della campagna nazionale “il rosso contro il nero” e per iniziativa della Cgil regionale e dei sindacati di categoria della scuola e della funzione pubblica domani a Firenze, Audorium il duomo, Via de’ Cerretani, 8, inizio ore 09.30, si parlerà di precarietà e della necessità di stabilizzazione per un vero e proprio esercito di senza diritti.

 I lavori saranno aperti dal segretario generale della Cgil Toscana Luciano Silvestri, cui seguiranno le relazioni di Alessandro Burgassi segretario generale della FP Cgil Toscana e di Alessandro Pazzaglia segretario generale della FLC Cgil Toscana. Nel corso del dibatto interverranno Enrico Panini segretario nazionale FLC Cgil nazionale, Carlo Podda segretario generale FP Cgil nazionale, le conclusioni saranno di Fulvio Fammi segretario nazioanle CGIL.

Previsto  anche l’intervento del vicepresidente della Giunta regionale Dott Federico Gelli. nb

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I RICERCATORI CNR
Lettera di protesta dei precari al presidente dell´ente:
"Non siamo un´anomalia passeggera"
"Autori di pubblicazioni scientifiche ma niente continuità contrattuale"

"La maggioranza di queste persone sono prive anche delle tutele e dei diritti fondamentali"
LAURA MONTANARI sulla Repubblica 18/4/06

Chiedono di essere un po´ meno precari, di avere uno status giuridico unico che possa garantire loro i diritti minimi dei lavoratori dipendenti. Centodieci «invisibili» della ricerca del Cnr hanno scritto al presidente dell´ente e ai sindacati: «Nonostante il Cnr sia stato oggetto di drastici interventi di riorganizzazione, il problema del precariato non è stato affrontato ed è tuttora liquidato come un´anomalia passeggera e ridotta rispetto alle sue dimensioni reali». 

Una sfilza di contratti di collaborazione, d´opera, di assegni, dottorati, borse di studio etc... finiscono col segmentare la categoria dei giovani ricercatori pur avendo tutti come comune denominatore la precarietà. Ma il ruolo di queste persone non è secondario all´interno del Cnr: «La stragrande maggioranza delle pubblicazioni scientifiche include tra gli autori, personale precario, a riprova del ruolo che questi hanno nella produzione scientifica del Cnr - scrivono i firmatari della lettera - A nessuno di questi ricercatori è però garantita la continuità contrattuale e la maggioranza di queste persone sono prive delle tutele e dei diritti fondamentali riconosciuti ai dipendenti (malattia, maternità, assicurazione sul luogo di lavoro, servizi come la mensa etc)». Salari bassi, contratti saltuari e sempre a tempo determinato: è la gavetta di chi sceglie di fare ricerca. 

Il problema è che con i tagli ai finanziamenti e con l´ingrossarsi delle file dei precari, trovare una collocazione per queste persone nel mondo del lavoro sarà sempre più difficile: «Può accadere che un giovane laureato entri nel Cnr con una borsa di studio annuale, per poi continuare per un triennio con un dottorato, per poi essere impiegato con una assegno di ricerca di ricerca - durata variabile da un mese a quattro anni - per infine passare, ormai non più così giovane, a lavorare a partita Iva per un unico committente, il Cnr appunto. E tutto questo può accadere senza mai la fortuna di usufruire di un ambitissimo contratto a tempo determinato, l´unica figura precaria effettivamente ben regolamentata, alla quale è riconosciuta qualche tutela sindacale e una ufficiale rappresentanza sindacale».

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PROVINCIA E COMUNE DI FIRENZE
Lo Presti e Nencini: «Nuove tutele per i precari»

da l'Unità 15/4/06

Sos precari Si intensifica l’impegno delle amministrazioni locali fiorentine per cercare di dare forme di garanzia ai lavoratori precari delle pubbliche amministrazioni. Dopo il via libera dato dagli assessori al personale degli enti locali della Provincia di Firenze per istituire un tavolo tra tutte le amministrazioni pubbliche e le organizzazioni sindacali sul tema del lavoro precario, ieri mattina, su invito degli assessori al personale della Provincia e del Comune di Firenze Alessandro Lo Presti e Riccardo Nencini, ed alla presenza degli assessori Ugo Bercigli del Comune di Fiesole e Dante Marchionne del Comune di Campi Bisenzio, si è dato inizio al confronto su questa delicata questione.
Durante l’incontro è stato evidenziato come gli Enti locali e le organizzazioni sindacali del territorio fiorentino si siano fatti carico di affrontare il tema dell’ampliamento dei diritti e delle tutele nei confronti dei lavoratori precari attraverso la sottoscrizione di specifici accordi.

«L'Obiettivo del tavolo di confronto - hanno dichiarato gli assessori al personale della Provincia e del Comune di Firenze Alessandro Lo Presti e Riccardo Nencini - e ora quello di trovare una cornice coordinata e unitaria su tutto il nostro territorio, sempre nell'ottica di ampliare le garanzie e le tutele per questi lavoratori nonchè sviluppare nuove opportunità formative e professionali». «Nei mesi scorsi abbiamo severamente criticato le disposizioni della Finanziaria 2006 - hanno proseguito Lo Presti e Nencini - che hanno limitato l'autonomia degli enti locali e, di fatto, penalizzato l'economia dei nostri territori. Per questo motivo chiediamo al prossimo Governo guidato da Romano Prodi, di modificare le norme sul Patto di Stabilità Interno e, in particolare, di rivedere gli articoli sulla spesa del personale che hanno colpito proprio i lavoratori più deboli del mercato del lavoro, cioè quelli a tempo determinato e a collaborazione».

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Ars Toscana, la protesta dei precari

Valentina Buti sull'Unità 6/4/06

«Si sta, come d’autunno, sugli alberi, le foglie». Riportano i versi di una poesia di Ungaretti i manifesti dei precari dell’Agenzia Regionale di Sanità della Toscana, che ieri si sono riuniti con un presidio davanti alla sede della Regione a Firenze. 

«Il lavoro in Ars è doppiamente precario . spiega Chiara Torsoli di Nidil Cgil - su un totale di 65 lavoratori, attualmente sono 42 gli assunti con contratti di collaborazione a tempo determinato». In sostanza, per l’80% dei lavoratori dell’Agenzia il futuro è un’incognita. In particolare, il personale tecnico-scientifico è costituito interamente da personale con contratti temporanei, con l’eccezione di quelli che ricoprono incarichi dirigenziali. Solo le strutture amministrative dell’Ars sono composte da personale a tempo indeterminato. 

«Ci sono ricercatori co.co.co che lavorano all’Agenzia anche da più di 5 anni, inutile dire che a questi sono negati tutti quei “diritti di cittadinanza”, come la possibilità di assentarsi da lavoro in caso di maternità o di malattia, senza il rischio di perdere il posto». Ma il precariato, come afferma Torsoli, «non solo non tutela i lavoratori, di fatto non garantisce nemmeno la qualità e la continuità del servizio». 

Inoltre l’Agenzia, oltre ad essere stata danneggiata come tutti gli altri enti pubblici dai tagli della Finanziaria, aspetta l’esito di un percorso legislativo di revisione con una legge di regolamentazione che ne definisca le competenze, che va avanti da oltre un anno. 

«Abbiamo chiesto di essere ricevuti dall’assessore alla Sanità della Regione ma non ci ha mai risposto. Ci siamo rivolti allora alla Quarta Commissione ma anche da lì nessuna considerazione - dice Rosa Gini, una delle ricercatrici -. Dopo aver tentato tutte le vie formali di protesta siamo stati costretti a scendere in piazza». Con questa manifestazione, conclude Torsoli, «chiediamo che la normativa riprenda il suo iter legislativo e si faccia carico della definizione del ruolo e delle funzioni dell’Ars e l’apertura di un tavolo di concertazione». Ma anche la stipula di un accordo con l’amministrazione che garantisca diritti e tutele essenziali, in un’ottica di crescita, continuità e rafforzamento dell’ente. Tra i manifestanti, molti bambini. Tutti rivestiti di uno striscione che annuncia...«figli di precari».

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CGIL – CAMERA DEL LAVORO  METROPOLITANA DI FIRENZE

UFFICIO COMUNICAZIONE

CENTRO SERVIZI BORGO DEI GRECI

 

Sciopero , presidio e Conferenza stampa

Dei lavoratori di ARS

La doppia precarietà di ARS

Domani 5 aprile Presidio davanti alla Regione ,

Via Cavour 2 dalle ore 9,30 alle 12

Conferenza stampa ore 10,30

L'Agenzia Regionale di Sanità della Toscana (ARS) è un ente dipendente della Regione che fornisce  a Consiglio e Giunta Regionali informazioni e strumenti di supporto, promovendo il continuo miglioramento della salute e del Sistema Sanitario per i cittadini della Regione.

Il lavoro in ARS è DOPPIAMENTE precario perché su i  65 lavoratori dell’Ente 42 hanno contratti co.co.co. senza diritti e tutele e il il percorso normativo di riforma dell’Agenzia è in discussione da più di un anno.

Questa situazione crea una forte INSICUREZZA quindi, non solo sul futuro dei collaboratori dell’Agenzia, ma anche sui suoi dipendenti.

Nonostante le ripetute richieste di incontro alle parti politiche ad oggi non abbiamo avuto ancora nessuna risposta.

E’ per questo che domani dalle 9.30 alle 13.00 i   lavoratori di ARS , in sciopero, manifesteranno sotto la Regione , in via Cavour 2, perché la loro condizione non sia più invisibile a coloro che si devono assumere la responsabilità politica di questa situazione.

L’intera vicenda verrà illustrata alla stampa alle ore 10,30

Il lavoratori di Ars chiedono la Certezza sui tempi della legge e l’apertura del tavolo di concertazione con le OO.SS, l’Apertura di un percorso di stabilizzazione per questi lavoratori e l’Impegno perché anche ai collaboratori di ARS, come per esempio a quelli di ARPAT, siano riconosciuti diritti e tutele.

Nidil Cgil Firenze

FP Cgil Firenze

I lavoratori precari di Ars

Inviato a cura dell’Ufficio Comunicazione Centro Servizi Borgo dei Greci David Buttitta 

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Precari, Nencini scrive ai sindacati fiorentini

da l'Unità 22/3/06

L'apertura di un tavolo territoriale per garantire pari diritti normativi a tutti i lavoratori precari degli enti locali e la definizione di una banca territoriale dei curricula degli operatori che lavorano in modo discontinuo, cercando di studiare la possibilità di percorsi formativi post-lavoro con contributi FSE agli interessati. Dando anche un «valore», un credito a coloro che, partecipando a concorsi pubblici, abbiano già lavorato, seppure in modo discontinuo, negli enti locali. 

È questa la proposta formulata dall'assessore al personale del Comune di Firenze, Riccardo Nencini, relativamente alla situazione dei lavoratori precari. L'assessore Nencini ieri ha inviato una lettera alle organizzazioni sindacali proponendo anche, insieme alla Provincia di Firenze, la prosecuzione del confronto interno all'Ente ed invitando a sospendere le azioni di protesta verso gli organi istituzionali in attesa che si concluda la vertenza.

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IL LAVORO
Dalla vertenza precari al "vivaio d´impresa"
MARZIO FATUCCHI su la Repubblica 22/3/06

Dare un punteggio supplementare ai lavoratori precari nei concorsi degli enti pubblici dove hanno prestato servizio, istituire una banca dati con i curricula di tutti i precari che lavorano in Comuni della Provincia e nelle altre aziende ed istituzioni fiorentine, puntare ad una loro formazione continua con i fondi sociali europei. E´ questa la piattaforma che l´assessore alle politiche del lavoro di Firenze, Riccardo Nencini, propone a tutti i sindacati coinvolti sul tema del precariato: da quelli della funzione pubblica dei confederali a quelle che si occupano di queste nuove figure in Cgil, Cisl e Uil, fino alle Rdb ed al neonato coordinamento precari di Firenze. 

Nencini vuole costruire un tavolo territoriale per affrontare la «vertenza precari», i centinaia di cococo, lavoratori a progetto, tempo determinato o interinali che attraversano gli enti locali. Un mondo che, dopo i tetti di spesa imposti dalla Finanziaria ai Comuni, corre il rischio di vedersi non solo sfuggire una stabilizzazione del proprio impiego, ma il posto di lavoro in quanto tale. «Intanto, abbiamo promosso come coordinamento Anci la richiesta delle revisione delle procedure di limitazione della spesa» dice Nencini. Obiettivo, mantenere i vincoli di spesa ma sul tetto complessivo del bilancio comunale, facendo scegliere all´amministrazione i settori dei tagli. Un meccanismo che, sostengono a Palazzo Vecchio, consentirebbe di non dover tagliare i precari attualmente in forze nell´amministrazione. 

Ma Nencini propone anche di ridurre il lavoro precario «riducendo gli spazi di discrezionalità esterni al controllo delle relazione sindacali». Un confronto che però può funzionare se si sospendono «le azioni di protesta verso gli organi istituzionali del nostro Comune», per sottrarlo alla «volubilità delle politica», particolarmente pronta a suscitare clamori durante la campagna elettorale. 

Se per i precari si apre un tavolo, per i giovani imprenditori si apre un «vivaio», se le idee di nuove aziende vengono presentate da giovani, donne o stranieri. Il «vivaio d´impresa» è all´Incubatore tecnologico, e sarà presentato pubblicamente venerdì in via della Sala 141 a Brozzi. Nato da una collaborazione del Comune con la Camera di Commercio, la Provincia, la Regione e con l´apporto di Progetto Arcobaleno Onlus, Eurobic Toscana Sud, Euroteam Progetti, Cooperativa Le Reti di Kilim che forniranno assistenza, sostegno nello start up, consulenza e sostegno alla nascita delle aziende.

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Il forum. Il sindacato si chiede come rappresentare le esigenze delle nuove generazioni
Giovani e atipici, ma chi tutela i loro diritti?
La precarietà e i bisogni individuali sono gli ostacoli maggiori: servono nuovi progetti

C’è un aspetto culturale che allontana i ragazzi dal sindacato: a scuola non si fa educazione civica, non si studia la storia delle lotte

dal Tirreno 9/2/06

 CIULLI. Sul tema giovani e mondo del lavoro, e giovani e sindacato da una recente indagine dell’Ires Cgil vengono fuori alcuni spunti di riflessione. Nell’Empolese Valdelsa si registrano dati sul lavoro atipico che assomigliano a quelli del resto d’Italia.
 E il dato diventa una tematica esistenziale: se il 70% dei giovani tra 17 e 32 anni che già lavorano immaginano il proprio futuro peggiore di quello dei propri genitori, significa che si sta verificando quella che alcuni studiosi definiscono «presentificazione del futuro».
 Succede cioè che la generazione che dovrebbe pensare al futuro, cercare stimoli per innovare, cambiare, migliorare è incapace di pensare al futuro. Non esiste più la possibilità di pensare al mondo del lavoro. L’80% dei lavoratori precari che hanno meno di 24 anni e guadagnano meno di 800 euro al mese.
 TORSOLI. L’aspetto paradossale del rapporto tra i giovani e il mondo del lavoro è che oggi i diplomati guadagnano più dei laureati. Di fronte a una situaziuone del genere forse ai giovani, concluso il percorso degli studi superiori, conviene subito cominciare a lavorare. È cambiato anche il modo di concepire il «lavoro giovanile»: secondo i dati dell’Inps il 64% dei lavoratori precari hanno più di 35 anni.
 SCIBETTA. C’è stata un’accelerazione del lavoro, nel senso che oggi il lavoro non è più considerata un’attività stabile, ma dinamica e flessibili. Secondo le condizioni attuali del mondo del lavoro, l’atipicità è proprio avere un lavoro stabile: oggi è tipico il lavoro precario. E anche in questa accezione: possiamo considerare statico un lavoro part-time a poche ore alla settimana? No, perché non riesce a dare una sicurezza anche economica. Il problema è che l’80% dei lavoratori ha un contratto precario e solo il 20% è a tempo indeterminato. Attualmente i contratti a tempo indeterminato sono riservati quasi esclusivamente a basse professionalità, lavori che sono riservati agli «ultimi», per esempio agli immigrati.
 OCCHIPINTI. Il sindacato deve cercare di equilibrare le fasi dello sviluppo e i rapporti di sviluppo. Non si tratta solo della riallocazione della ricchezza, ma di alcuni settori che non attraggono più e cominciano a cedere: la manifattura in primo luogo. Le grandi imprese sono quasi finite, la competizione non può esistere con una grande distribuzione, che sempre più è straniera. Uno dei problemi è anche la delocalizzazione dell’economia. Un altro problema è che il lavoratore atipico non si arrabbia. Così il sindacato ha difficoltà a svolgere le sue attività tipiche. Prima c’erano le grandi fabbriche e si potevano difendere diritti di tanti. Ora gli interessi collettivi hanno subito una individualizzazione.

 CIULLI. Esistono comunque categorie di lavoratori che detesterebbeo l’inserimento stabile in una realtà lavorativa, che godono della situazione di lavoro autonomo, penso ai professionisti di alto livello. Non si deve negare una autonomia lavorativa, qualora sia richiesta o necessaria per svolgere una professione. Il problema è che con la legge 30 di tre anni fa sono esplose le false collaborazioni (esempio lavapiatti che lavorano a progetto per testare l’efficacia dei detersivi). C’è da fare un lavoro per smascherare le false collaborazioni.
 Altro aspetto: non si deve scambiare il precario per un ragazzo giovane. Oggi i precari hanno età che superano i 30 anni. Ma supponiamo che siano solo i giovani. Che rapporto c’è tra giovani e sindacato? Secondo la ricerca Ires c’è una difficoltà oggettiva a rappresentare i lavoratori atipici. Perché il sindacato dovrebbe rappresentare categorie. E questo è difficile nel caso dei lavoratori atipici. Come si possono rappresentare gli atipici? I telelavoratori? I collaboratori a progetto? Il sindacato è visto positivamente solo quando realizza concretamente qualcosa. È cambiato l’approccio: il lavoratore ha interessi sempre diversi. E questo è conseguente a una individualizzazione della società.
 Le critiche al sindacato, da parte dei giovani è il basso numero di giovani nel sindacato e l’ingessamento burocratico. Forse non si capisce a cosa serve il sindacato.
 TORSOLI. Il problema di rappresentare i giovani nel sindacato è anche un fatto culturale: a scuola non si fa più educazione civica, storia sindacale, movimenti sindacali. Manca una cultura generale. Quel che è certo è che il sindacato è una grande macchina, molto organizzata ma anche difficile da muovere. Per rappresentare i giovani occorre uno sforzo di apertura.
 SCIBETTA. È difficile trovare una spiegazione possibile a un fenomeno come questo che in dieci anni ha cambiato lo scenario del mondo lavorativo. Come si devono considerare gli atipici: lavoratori flessibili o precari? Dobbiamo cambiare le regola del gioco e rivalutare le potenzialità del lavoro a tempo indeterminato. Prima la vita seguiva un certo ordine: il tempo della scuola, il tempo della formazione, il tempo del lavoro, il tempo della pensioene. Oggi c’è un’accelerazione.
 TORSOLI. E poi c’è anche una questione di linguaggio da rinnovare. In questo gli ultimi congressi sono indicativi: cerchiamo di sperimentare modi diversi di far comunicarte le basi del sindacato, e quindi i lavoratori, con i vertici.
 OCCHIPINTI. C’è una questione di quadri giovani nel sindacato, ma non vale l’equazione «i giovani per i giovani». Le sfide per il futuro sono il modello di lavoro contrattuale, la qualità del lavoro, la competitività. Anche rivedere la formazione universitaria: il laureato non è più uno che trova subito lavoro. Il 2006 che è l’anno del centenario della Cgil è un anno buono per ripensare la storia del sindacato. Fondamentale è il ruolo del territorio: rilocalizzazione delle attività, delle imprese, assistenza fiscale, assistenza vertenziale. I lavoratori non hanno più identità, sono lavoratori del non luogo.

 CIULLI. Che ci sia una difficoltà di linguaggio è certo. Difficoltà di linguaggio e di approccio a parlare con i giovani. Sono d’accordo sulla questione dei quadri giovani: no giovani per i giovani. Altro aspetto è la rappresentazione dei bisogni o degli interessi: rappresentare bisogni non è difficoltà. Il problema è la capacità di rappresentare le nuove categorie sociali. Più difficile è rappresentare bisogni come stabiilità, sicurezza, futuro, lavoro come gratificazione personale. Rappresentare bisogni non è facile. Il ripensamento vero è da fare sull’idea di classe e comunità. Riportare un movimento a unità culturale e politica.
 TORSOLI. Non sono d’accordo. Quello che ci chiedono è di monetizzare i diritti. Rappresentare bisogni in una realtà individualista non è facile e anzi è rischioso. Dobbiamo invece ricollocarci sugli interessi collettivi. Alcuni lavoratori atipici sono contenti della loro condizione, ma chiedono comunque diritti.
 SCIBETTA. In questa società tutta disordinata bisogna ripensare anche riforme del sindacato. Bisogna rafforzare l’attività confederale, per rispondere a esigenze nuove.
 OCCHIPINTI. Il territorio deve essere luogo di sperimentazione dove dare risposte da vicino e dove fare scelte politiche forti. Tutti i soggetti politici e amministrativi devono dare il loro contributo e essere integrati tra loro.
 Il sindacato deve rispondere ai bisogni e agli interessi, per garantire diritti. Le istituzioni devono promuovere iniziative. L’impresa ritrovare la voglia di riprodursi. Il sindacato deve rimanere fuori della politica, ma deve fare progetti.

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Per l’Inps, in un anno più di 1200 i contratti a tempo o a progetto
Solo un lavoratore su 5 ha il posto fisso

Francesca Padula sul Tirreno 27/1/06

EMPOLI. E’ sempre più alta l’incidenza dei lavoratori atipici sul numero totale degli occupati dell’Empolese Valdelsa. Nel 2004 - lo dicono i dati Inps - sono aumentate le iscrizioni al fondo di gestione separata: 7.989 contro 6.800 dell’anno precedente. Ma è bene precisare che non esiste l’obbligo di cancellazione per gli iscritti. L’esercito degli atipici ha reclutato quasi 1.200 unità (+17,5% rispetto al 2003), e - secondo le stime correnti - circa la metà sono in attività. Se prendiamo le stime del 2005 si hanno ulteriori conferme, non sorprese: gli atipici sono cresciuti del 12%. Questa la fotografia del fenomeno della parasubordinazione nel Circondario, dove si assiste anche al proliferare dei contratti di lavoro a tempo determinato.

I dati dei Centri per l’impiego di Empoli e Castelfiorentino sono allarmanti: nei primi dieci mesi del 2005, negli 11 Comuni solo un lavoratore su 5 è stato avviato con un contratto a tempo pieno e indeterminato. Ma c’è anche un aspetto curioso: sono in aumento tra gli uomini i contratti part time e a tempo determinato, prerogative femminili fino a qualche anno fa. I numeri parlano chiaro: la precarietà sta diventando un elemento strutturale del mercato del lavoro. E anche alla Cgil di Empoli confermano con preoccupazione questa tendenza. “Alle collaborazioni non si ricorre solo per prestazioni professionali limitate nel tempo o nelle fasi di innovazione dei processi organizzativi. Sono sempre di più una componente ordinaria nell’organizzazione del lavoro”, spiegano i rappresentanti sindacali.   

Chi sono gli atipici. Fanno parte della categoria i “vecchi” collaboratori coordinati e continuativi (i co.co.co), i “nuovi” lavoratori a progetto (i co.co.pro., introdotti dalla legge 30 del 2003), i collaboratori occasionali e autonomi con partita Iva. Ma anche coloro che ricevono offerte di lavoro a chiamata e i lavoratori in somministrazione (ex interinali). I lavoratori parasubordinati sono una popolazione variegata, composta in prevalenza da figure professionali medie e medio-alte. Molti sono laureati e hanno un titolo di specializzazione post-universitaria. Sembrerà strano, ma tra le collaborazioni rientrano anche le attività manuali ed operative. Il minimo comune denominatore? L’instabilità del rapporto di lavoro e un contratto di prestazione professionale diverso dai tipici contratti a tempo pieno e indeterminato.   

I settori di attività. In “pole position” - secondo le classifiche Inps - ci sono le attività varie, dove nel 2004 si sono registrati ben 3.539 contratti di collaborazione (+16% rispetto al 2003). Una crescita preoccupante secondo i rappresentanti sindacali perché “è proprio tra questa tipologia di collaboratori che, con ogni probabilità, si concentra il maggior numero di contratti di collaborazione che mascherano abusi, vale a dire veri e propri lavori subordinati”. In seconda posizione figurano gli amministratori di società, seguiti da docenti di formazione, consulenti aziendali e dottorandi di ricerca. Mentre un folto gruppo di collaboratori, circa 100, sono impiegati nelle piscine del Circondario. In questo caso i lavoratori godono delle garanzie dell’accordo quadro - il primo a livello nazionale che riconosce loro il diritto al congedo parentale e la prelazione per nuove collaborazioni - firmato all’inizio del 2005 tra Acquatempra e le organizzazioni sindacali. Un consistente numero di collaborazioni si registra anche nel settore della formazione professionale - progettisti, tutor, coordinatori - e nel commercio, dove sono diffusi gli “associati in partecipazione”.   

Le condizioni di lavoro. La maggioranza dei collaboratori sono molto interni ai processi produttivi delle imprese: lavorano nelle aziende, sono tenuti a rispettare l’orario e il committente richiede una presenza quotidiana sul luogo di lavoro. «Quando una persona deve rispettare queste condizioni - afferma Chiara Torsoli, responsabile Nidil/Cgil Empolese Valdelsa - è difficile continuare a parlare di attività autonoma. Se la ditta ha bisogno di una continuità di prestazione dovrebbe assumere anziché rinnovare il progetto».

EMPOLI. Ecco tutte le tipologie di contratti atipici.
Quanti modi per dire... «Sono precario»
Ecco le tipologie di contratto per i rapporti di collaborazione

 Co.co.co: Il collaboratore agisce in assenza di rischio economico e senza mezzi organizzati d’impresa. Svolge la propria prestazione professionale in autonomia, ma è tenuto a coordinarsi con l’organizzazione del committente.
 Co.co.pro: Il contratto a progetto differisce dalla collaborazione coordinata e continuativa per la determinazione di un progetto di lavoro. Non prevede tempi minimi o massimi di durata della collaborazione e non è rinnovabile.
 Prestazioni d’opera (o consulenze professionali): Per consulenza professionale si intende la realizzazione di un’opera o un servizio senza vincolo di subordinazione. In genere il collaboratore ha una partita Iva.
 Collaborazione occasionale: Il collaboratore ha totale autonomia e la sua attività contribuisce al raggiungimento degli obiettivi momentanei del committente.
 Lavoratore a somministrazione: Il lavoratore ha un contratto con le agenzie di somministrazione e svolge la sua attività presso un’impresa per un tempo determinato.

 

Interinale. Nell’ultimo anno impieghi cresciuti del 6%
Garantiti a tempo
I diritti di chi si affida alle agenzie

EMPOLI. Scomparso il posto fisso la somministrazione del lavoro temporaneo è la forma di lavoro precario più stabile e garantita. «I lavoratori in somministrazione pur svolgendo una missione temporanea - spiega Maurizio Magi, responsabile a Empoli di Manpower, società di fornitura di lavoro temporaneo - si vedono riconosciuti gli stessi diritti salariali e di inquadramento dei dipendenti e, come loro, hanno diritto a permessi e ferie». Dal suo debutto con il pacchetto Treu nel 1997 ad oggi la somministrazione del lavoro a tempo determinato è in fase di espansione. E i dati provinciali di Manpower, relativi alle missioni attivate nel periodo gennaio-ottobre 2005, lo dimostrano: 2.183 missioni (+ 6% rispetto allo stesso periodo del 2004), di cui 1.683 (il 77%) attivate a single. Un’ulteriore conferma che l’incerta condizione lavorativa è una delle cause che portano i giovani a non farsi una famiglia. A non togliersi di dosso l’etichetta di “mammoni”. Intensa anche l’attività di Adecco, l’altra società di fornitura di lavoro temporaneo presente in città. «Ogni settimana circa 30 persone si rivolgono a noi per nuove iscrizioni o aggiornamenti dei curricula - dicono gli addetti - e la maggior parte sono operai e impiegati che avanzano richieste di lavoro nel settore privato». Tra i motivi che spingono a rivolgersi alle società di lavoro temporaneo c’è il grande aiuto che queste strutture offrono nella difficile ricerca del lavoro. «Un sostegno pratico ma anche morale» dice Franco, 56 anni di Empoli, che nel 2003, dopo una lunga esperienza in una conceria di Santa Croce, è stato messo in mobilità. «Nonostante l’età - racconta soddisfatto - sono riuscito a trovare un nuovo impiego senza incontrare grosse difficoltà. E questo grazie a Manpower che mi ha aiutato passo dopo passo». Quanti lavoratori in somministrazione vengono assunti a titolo definitivo? «E’ difficile che un lavoro a missione si trasformi in un lavoro a tempo indeterminato - dicono ad Adecco -. Solo 2-3 lavoratori ogni 30 ci riescono». E Filo, un cittadino senegalese residente a Empoli, è uno dei pochi fortunati. Dopo diverse missioni avute con Manpower, ha conquistato il posto fisso alla Irplast di Limite.

Quella paura del... domani

 EMPOLI. Delusione, insoddisfazione, ma anche un pizzico di speranza. Sono i sentimenti prevalenti nell’instabile universo dei lavoratori senza padrone. Che guadagnano, in media, molto meno di 1.000 euro lordi al mese e patiscono l’incertezza della continuità economica come il più grande dei problemi. Ma chi pensa che i collaboratori siano ragazzi tra i 25 e i 30 anni che muovono i primi passi nel mondo del lavoro si sbaglia. E di grosso. I dati Inps, infatti, sfatano un mito e dimostrano che oltre il 64% ha più di 35 anni. Le collaborazioni interessano soprattutto la generazione degli ultratrentacinquenni, una popolazione adulta che rischia di restare “imbrigliata” nella rete della precarietà in modo permanente. Ma non è sempre stato così. Perché l’età media ha registrato un incremento negli ultimi tre anni, dopo l’entrata in vigore della legge 30. “La riforma del mercato del lavoro, anziché diminuire, ha prodotto un aumento del ricorso a questa tipologia contrattuale”, dicono alla Camera del Lavoro empolese. E i diretti interessati cosa pensano della loro precarietà? Erica è una ragazza di 32 anni di Castelfiorentino, laureata in Scienze della formazione. «Passo di progetto in progetto - racconta sfiduciata - e all’orizzonte non vedo nessuna prospettiva per un lavoro stabile. Per quelle come me non esistono ferie, malattia, maternità, tredicesima e i versamenti contributivi sono minimi. Vorrei sposarmi ma senza uno stipendio sicuro e adeguato non è possibile. Per di più anche il mio ragazzo è un atipico». Sul tema della maternità interviene il sindacato.

«Lo scorso dicembre, in occasione del nostro congresso provinciale - dice Chiara Torsoli - abbiamo lanciato una campagna per il diritto alla maternità e alla paternità per i collaboratori. La nostra azione però si concentra anche su altri terreni: redditi bassi, esclusione dal diritto ad una pensione dignitosa, mancanza di tutela in caso di malattia e difficoltà nell’accesso al credito». Da applauso Marco, 29 anni di Empoli, diploma di maturità scientifica e una laurea in informatica che tarda ad arrivare. Grazie all’impegno su più fronti riesce a pagarsi gli studi universitari e il mutuo per l’acquisto della casa. Anche se talvolta è costretto a ricorrere all’aiuto dei genitori. Attualmente lavora per tre committenti: l’Agenzia per lo sviluppo dell’Empolese Valdelsa (collaboratore con partita Iva), una compagnia di informatica della città (co.co.pro.) e la piscina di Empoli (co.co.co.). «E’ dal 1995 che sono un precario - dice sorridendo -. A fronte del vantaggio della flessibilità di orario c’è lo svantaggio di non avere certezze. Spero prima o poi di trovare un lavoro sicuro».(f.p.)

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PALAZZO VECCHIO
Il consiglio comunale chiede alla giunta di cambiare organizzazione del lavoro
"Contratti più stabili per i precari e il loro numero va ridotto"

La Cdl via dall´aula perché non si parla delle case dei profughi giuliano-dalmati
MARZIO FATUCCHI su la Repubblica 24/1/06

Il lavoro precario sta diventando «strutturale» anche in amministrazioni comunali come Palazzo Vecchio, è il momento di «ricondurlo nei confini delle fisiologiche necessità organizzative di un ente di grandi dimensioni» e di abbandonare i contratti cococo (collaborazione continuativa) per quelli, sempre precari ma più stabili, a tempo determinato. Lo chiede il consiglio comunale, che ieri ha affrontato il tema dei precari proprio di fronte a loro: i cococo, gli interinali, quelli assunti a tempo determinato dal Comune e che, riuniti in coordinamento da pochi mesi, chiedono di superare questa situazione e, in qualche caso, che gli venga rifatto il contratto. 

A causa dei tagli della Finanziaria, che impone tetti anche sul taglio del personale e blocca parzialmente il turnover, alcuni dei circa 700 precari del Comune (così divisi: 317 non di ruolo, 67 interinali, 271 con contratti di collaborazione continuativa) non sono stati confermati.
«Al momento, quelli non riconfermati sono cinque lavoratori interinali, 11 non di ruolo, 18 non di ruolo non prorogabili. Alcuni di loro erano veramente legati a progetti specifici, altri legati a permessi di maternità» ha spiegato il vicesindaco Giuseppe Matulli, che è intervenuto al posto del collega con la delega al lavoro, Riccardo Nencini, impegnato a Roma nella trattativa per la Matec.

Il dibattito ha portato all´approvazione di una mozione di maggioranza, elaborata da Elisabetta Meucci (Ds), che, oltre a chiedere di ridurre ad una percentuale «fisiologica» la presenza del precariato in Comune, punta all´apertura di un tavolo con altre amministrazioni locali, per «ricercare soluzioni di ambito almeno provinciale», e ad estendere questi principi alle spa partecipate del Comune.

Il voto sul precariato è avvenuto senza la presenza dei consiglieri della Casa della libertà, usciti per protesta contro la decisione di non discutere in aula la vendita delle case costruite per i profughi giuliano-dalmati alle stesse famiglie dei profughi. Il caso è stato sollevato dalla consigliera Gaia Checcucci (An), che ha criticato la scelta della giunta di rinviare, per il momento, la vendita. «L´amministrazione, con altre amministrazioni, ha ritenuto che la possibilità di vendita di alloggi, che la legge preveda avvenga pagando 2mila euro per casa, si può configurare come un esproprio ai danni del patrimonio comunale, senza un equo indennizzo: abbiamo agito nell´ambito della nostra autonomia» ribatte l´assessore Paolo Coggiola.

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CONCORSI IN COMUNE Sette assunzioni

C’è l’assalto per informarsi Ma intanto 35 co.co.co. rischiano di perdere il posto
Interrogazione di Lorenzo Falchi dei Comunisti Italiani Preoccupazioni erano state espresse anche dai sindacati

da la Nazione 24/1/06 di Sandra Nistri

In questi giorni alcuni uffici del Comune di Sesto sono letteralmente “presi di assalto” per la richiesta di informazioni sui bandi di concorso da poco pubblicati per sette posti di lavoro all’interno della macchina amministrativa e anche la rete civica comunale, da poco con un nuovo look, ha registrato un boom di contatti per lo stesso motivo.

Segno che, in tempo di “vacche magre”, resiste ancora il miraggio o almeno il tentativo di approdo sicuro del posto fisso in un ente pubblico. Eppure i tagli imposti dalla Finanziaria sul capitolo assunzioni mettono in apprensione seriamente anche chi un piede lo già ha già messo, pur se da precario, nel Comune di Sesto: i giovani cioè assunti a tempo determinato con contratti di collaborazione coordinata e continuativa, ben 35, ma in servizio negli uffici comunali da anni cui è stato rinnovato solo di sei mesi, anziché di un anno, il contratto. Notizia, annunciata nel dicembre scorso, che aveva subito provocato una preocupata presa di posizione di Cgil e Nidil Cgil perché considerata “possibile preludio a un licenziamento”. La questione ora passerà al vaglio anche del consiglio comunale per una interrogazione, che sarà presentata proprio nella seduta di oggi pomeriggio, dal capogruppo dei Comunisti Italiani Lorenzo Falchi. “Mi è sembrato giusto sottoporre all’attenzione del consiglio comunale questo problema- spiega infatti il giovane consigliere- perché negli ultimi anni le amministrazioni pubbliche, compreso il Comune di Sesto, hanno fatto largo uso di contratti di collaborazione continuativa con persone confermate di anno in anno che sono diventate molto importanti nell’organizzazione di alcuni settori. 

Fra l’altro l’amministrazione sestese, nel 2003, ha stretto un accordo con i sindacati, uno dei primi in Italia, per il riconoscimento di una serie di diritti e tutele a questo tipo di collaboratori, ad esempio il diritto a ferie e possibilità di rimanere a casa per malattia, e quindi è molto importante che si prosegua in questa direzione”. Nella sua interrogazione, che prende le mosse proprio dagli scenari foschi per il futuro dei Co.co.co al Comune di Sesto prefigurati dai sindacati, Falchi chiede così all’assessore al personale Massimo Andorlini “come l’amministrazione intenda rispondere alle preoccupazioni espresse dalla Cgil di zona e dal Nidil Cgil” e “quale sia la risposta dell’amministrazione comunale alla richiesta di mantenere attivo il tavolo del confronto con le organizzazioni sindacali per trovare soluzioni finalizzate alla proroga e alla stabilizzazione nel tempo dei contratti precari”.

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