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L’ANNIVERSARIO Il settimanale della Cgil fu fondato nel 1955, all’indomani della sconfitta della Fiom alle elezioni per le Commissioni interne alla Fiat

«Rassegna sindacale», mezzo secolo a raccontare il lavoro

di Bruno Ugolini sull'Unità 6/12/06

Guglielmo Epifani: una storia che è lo specchio del sindacato e del Paese

Dai fatti d’Ungheria allo scontro sulla scala mobile: una navigazione che non è mai stata tranquilla

Nasce dopo la sconfitta della Fiom nelle elezioni per le Commissioni Interne alla Fiat, nel 1955. Stiamo parlando del settimanale della Cgil, “Rassegna sindacale”. All’epoca, Giuseppe Di Vittorio e gli altri dirigenti non avevano tentato di lavarsi l’anima dando la colpa al padrone cattivo. Avevano deciso una nuova politica, quella del “ritorno in fabbrica” e avevano dato vita a nuovi strumenti di battaglia e di conoscenza: le caratteristiche di “Rassegna”. 

Sono trascorsi 50 anni e ieri la Cgil ha voluto rievocare questa storia che è lo specchio, come ha rammentato Guglielmo Epifani, del sindacato e del Paese. Per l’occasione è stato presentato un libro “La Cgil e il suo giornale”, scritto da Roberto Giovannini, un giornalista che ha compiuto i primi passi della propria carriera proprio nella redazione di “Rassegna”. 

E’ un testo che narra con grande schiettezza, facendo parlare i testimoni ancora viventi, le vicissitudini di un’impresa editoriale non facile, come lo sono tutte le esperienze portate avanti in questo campo da grandi organizzazioni di massa. Un’esperienza da tredici anni approdata, anche per un primo impulso di Bruno Trentin, ad una gestione cooperativa. Con un miracolo di cui redattori e direttore (Enrico Galantini) sono fieri: l’autogestione ha avuto successo. L’esperienza cinquantennale è stata poi rievocata da Aris Accornero, per dieci anni accanto ad Agostino Novella, nonché inventore di una fortunata serie di “Quaderni di Rassegna”. Aris era stato preceduto da Tonino Tatò (poi passato al settore stampa del Partito comunista, a fianco di Enrico Berlinguer). Era stato lui il primo direttore dell’allora quindicinale nel fatidico 1955.

C’era però in quegli anni anche un altro giornale targato Cgil. Era “Il lavoro” nato come quotidiano nel 1945, poi ripreso con cadenza settimanale nel 1948. Un foglio dalle caratteristiche “popolari”, capace di unire l’utile al dilettevole sotto la direzione di Gianni Toti. Raggiunge così le 120mila copie ed ha collaboratori illustri come Paolo Spriano, Lietta Tornabuoni, nonché il leggendario fotogiornalista Ando Gilardi. Con qualche uscita che fa scandalo, come quando mette in copertina una signora vagamente discinta. Chi scrive ha avuto l’occasione, un paio d’anni or sono, d’incontrare Gianni Toti, uomo estroverso, già cronista all’Unità, poeta, oggi definito “videoartista” (elettronica applicata all’arte), dalle idee politiche molto estreme. La sua avventura in Cgil era finita nel 1958 mentre il giornale ormai ridimensionato chiudeva nel 1962 e lasciava il posto alla sola “Rassegna sindacale”.

Sono reminiscenze che affiorano in questa celebrazione, nelle parole di Paolo Serventi Longhi (segretario del sindacato giornalisti), di Giuseppe Casadio (responsabile del comitato per il centenario della Cgil), di Tarcisio Tarquini (presidente della Edit Coop, ovverosia la proprietà autogestita). E’ l’occasione anche per presentare una novità. Tutte le annate di “Rassegna sindacale” saranno visibili on line. Cinquant’anni a portata di mouse. Ha descritto il prezioso archivio (una vera, preziosa miniera) Renato D’Agostini che ha mostrato alcune pagine del passato. Con qualche piccola, grande chicca. Come quel numero della rivista sindacale che commemorava la scomparsa di Giuseppe Di Vittorio con articoli di Nenni e Lombardi. Non c’è uno scritto di Palmiro Togliatti, il segretario del Pci, ed è un’assenza che fa pensare. Anche in riferimento al noto scontro con il capo della Cgil sulla repressione in Ungheria.

Quei cinquant’anni di storia scritta da un giornale atipico, possono del resto segnalare altre vicende inconsuete. Come quelle reperibili nelle pagine del 1984 quando, per commentare l’accordo sul taglio della scala mobile firmato con il governo Craxi e non firmato dalla maggioranza della Cgil, furono chiamati due dirigenti con opposte idee: un comunista contrario e un socialista favorevole. Insomma non è mai stata una “navigazione” tranquilla.

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