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Altri articoli 2006 sulla sicurezza
 

Morti bianche, basta rassegnazione e fatalismo

di Alessio Gramolati Segretario Generale Camera del Lavoro Metropolitana di Firenze

sull'Unità 20/12/06

Ieri la notizia dell'ennesima vittima di un incidente sul lavoro: un giovane cavatore di 33 anni.
In Toscana dall'inizio dell'anno le vittime sono state 74. Insieme e in contrapposizione a questo fatto tremendo sempre ieri si è firmato a Firenze un protocollo che ha l'obiettivo di migliorare la sicurezza nella miriade di piccoli cantieri della città, incrementando l'efficacia degli interventi di prevenzione e di controllo. Un accordo sottoscritto da Comune, sindacati confederali, associazioni datoriali insieme all'INAIL nazionale.
La sperimentazione che deriverà da questa intesa durerà tre anni e si propone concretamente di ridurre gli infortuni di almeno il 30%.

E' un fatto importante, così come lo è l'accordo regionale per un nuovo progetto di formazione sulla sicurezza. Nonostante ciò non possiamo nasconderci il fatto che questi interventi rincorrono una realtà che resta ancora drammatica. Fino a quando ci troveremo a rincorrere, fino a che non sarà domata questa emergenza, non potremo dirci soddisfatti.

Dobbiamo fare e pretendere che si faccia, dobbiamo abbandonare ogni rassegnazione ed ogni atteggiamento fatalista, ribadendo con chiarezza che ogni incidente è evitabile. Questo si può fare con una Politica. Serve una nuova cornice legislativa in linea con il decreto Bersani-Visco; servono più controlli, sanzioni più severe, anche nuove politiche contrattuali.
Serve cambiare la logica e le norme del massimo ribasso. Infatti, quella competizione, fatta prevalentemente sui costi e che presiede alle gare d'appalto anche nei settori pubblici, finisce per essere pagata da una drastica riduzione delle condizioni di sicurezza di che lavora.

Non solo, questo tremendo carico di incidenti, questa interminabile catena di lutti e tragedie ha un costo umano e sociale che torna interamente a carico della collettività, con oneri complessivi di gran lunga maggiori rispetto ai risparmi.
Occorre invertire il paradigma per cui la sicurezza è vissuta come un costo e non come un condizione competitiva favorevole anche all'impresa.

Questo paradigma è il prodotto di quello che negli ultimi anni è stato un pervicace, quanto miope attacco al valore del lavoro, che è arrivato ad esporre la salute e la stessa vita dei lavoratori a rischi insopportabili.
E' un processo che ha riguardato tutto il mondo del lavoro e si è aggravato con la parcellizzazione del ciclo produttivo nel sistema degli appalti e subappalti e con la crescita del lavoro precario.

Sempre più frequentemente sono infatti le persone che operano in tali circostanze ad essere fra le vittime di questa situazione.
E' un cambiamento che ha riguardato anche la Toscana e in essa Firenze. Quel cambiamento va messo in relazione con il fatto che abbiamo di fronte un processo di infrastrutturazione imponente che sommerà interventi nazionali a interventi locali. Un processo utile e necessario a migliorare il sistema paese e la qualità della vita delle persone.

Con le pubbliche amministrazioni e grazie al ruolo della Prefettura abbiamo fatto nei mesi scorsi accordi per avere una contrattazione "d'anticipo" all'apertura dei cantieri, che affronti i temi della formazione, della sicurezza, dell'accoglienza, dei carichi di lavoro. A questi si è aggiunta l'intesa di ieri sui piccoli cantieri. Sono risultati importanti che vanno estesi oltre che alla committenza pubblica, anche a quella privata. 

In questa si registrano ancora timidezze e resistenze francamente incomprensibili che auspichiamo vengano ripensate e rimosse. L'intesa sui piccoli cantieri è un primo segnale. Adesso ne serve uno preciso anche da parte dei grandi committenti privati del territorio. Una chiusura su questo non aiuterebbe né la nostra economia, né la modernizzazione della nostra regione. Per tutto questo la legge regionale non è un fatto marginale, può fornire una cornice e strumenti che favoriscano la costruzione di una efficace politica per la sicurezza, la legalità, la qualità del lavoro, ed una corretta concorrenza. Se non vogliamo continuare a rincorrere i lutti, anche per la legge è tempo di fare.

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Sicurezza, un'opportunità per le imprese

da Il Firenze 18/12/06

Alessio Gramolati * Segretario della Cgil fiorentina

Alcuni giorni fa, sulle pagine de "Il Firenze", Piero Benassai ha ben spiegato come sugli appalti si debbano cambiare la logica e le norme del "massimo ribasso". Infatti, quella competizione, fatta prevalentemente sui costi e che presiede alle gare d’appalto anche nei settori pubblici, finisce per essere pagata anche da una riduzione delle condizioni di sicurezza di chi lavora. Benassai ha ragione. Non solo: aggiungo che questo tremendo carico di incidenti ha un costo umano e sociale che torna interamente a carico della collettività, con oneri complessivi di gran lunga maggiori rispetto ai risparmi. Per questo abbiamo il dovere d'intervenire; affermando con chiarezza, che ogni incidente è evitabile e abbandonando ogni fatalismo Per far questo serve un nuovo sistema legislativo, in linea con quanto introdotto dal Decreto Bersani-Visco; servono più controlli, sanzioni più severe, anche nuove politiche contrattuali. 

Occorre invertire il paradigma per cui la sicurezza è vissuta come un costo e non come un'opportunità anche per l’impresa. Questo paradigma è il prodotto di quello che negli ultimi anni è stato un pervicace quanto miope attacco al valore del lavoro, che è arrivato ad esporre la salute e la stessa vita dei lavoratori a rischi insopportabili. È un processo che si è aggravato con la parcellizzazione del ciclo produttivo nel sistema degli appalti e subappalti e con la crescita del lavoro precario. Sempre più frequentemente sono infatti le persone che operano in queste circostanze a essere fra le vittime di questa situazione. È un processo che ha riguardato anche il nostro territorio. Abbiamo di fronte un processo di infrastrutturazione imponente che sommerà interventi nazionali a interventi locali. Abbiamo fatto accordi con le pubbliche amministrazioni per una contrattazione "d’anticipo" all’apertura dei cantieri sui temi della formazione, della sicurezza, dell’accoglienza, dei carichi di lavoro. Ieri con il Comune di Firenze e con l’Inail nazionale e le parti sociali è stato avviato un importante progetto per i piccoli cantieri che ha lo scopo di ridurre i rischi e migliorare l’efficacia degli interventi e dei controlli per la sicurezza in questo settore. 

Questa contrattazione va estesa anche alla committenza privata, nella quale si registrano ancora timidezze francamente incomprensibili. Siamo convinti che questi comportamenti non aiutano né la nostra economia, né la modernizzazione dei territori. Anche per questo la legge regionale può aiutare tutti coloro che credono nel valore del lavoro, della sicurezza, della legalità e le imprese che credono in una concorrenza fondata sulla qualità.

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LAVORO FIRMANO COMUNE, INDUSTRIALI E SINDACATI

Stop agli incidenti nei cantieri Intesa contro le ‘morti bianche’

da la Nazione 19/12/06

ABBATTERE, nei prossimi 18 mesi, del 30% gli infortuni nei piccoli e medi cantieri edili della nostra città. È l’ambizioso obiettivo che si prefigge il protocollo d’intesa firmato ieri mattina in Palazzo Vecchio tra il Comune di Firenze, l’Inail regionale, l’Associazione Industriali di Firenze, Confartigianato, Cna, Cgil, Cisl e Uil. Il progetto, sperimentale e della durata di tre anni, conta sull’adesione volontaria da parte delle imprese edili che, una volta accettato il protocollo, potranno beneficiare di sconti sui costi delle polizze assicurative. In pratica, verrà individuato un sistema di «auto-dichiarazione» per le imprese edili che operano in città, attraverso il quale le ditte che aderiscono all’iniziativa attestano, sulla base di parametri tecnico-gestionali e organizzativi condivisi, il proprio «indice di sicurezza» nell’affrontare un certo tipo di intervento.

SULLA BASE di queste informazioni verrà così messa a punto una banca dati che da un lato consentirà di individuare le imprese «a più alta concentrazione di rischio» e dall’altro farà sì che «i committenti dei lavori abbiano a disposizione un albo virtuale delle migliori imprese, in città, in materia di sicurezza», come ha detto l’assessore comunale Riccardo Nencini. Sulla base di questa banca dati, poi, partiranno interventi di verifica, di prevenzione, di supporto e di incentivazione economica per quelle imprese che, in linea col protocollo, intendano intraprendere iniziative volte al miglioramento della sicurezza sul lavoro. «Il 2006, sotto il punto di vista degli infortuni sul lavoro, non è stato l’anno che ci aspettavamo. Per questo, è necessario alzare la guardia puntando sulla formazione e offrendo benefici alle aziende più virtuose», ha proseguito Nencini. C’è poi il problema della carenza d’informazione. «Basti pensare – ha chiosato l’assessore, - che la maggioranza delle persone che decidono di ristrutturare la propria casa non sa di essere responsabile di quel micro-cantiere». «Tra i circa 70 patti territoriali stipulati in materia di sicurezza nei cantieri, questo è quello che vede la partecipazione di più realtà. È per questo che ci aspettiamo molto da quest’iniziativa», è intervenuto il direttore nazionale Inail Maurizio Castro. Elettra Gullè

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«Subito una legge contro le morti bianche»
Dopo l’incidente mortale alla Lucchini di Piombino dove ha perso la vita un operaio di 42 anni il presidente della Regione Martini annuncia: «La nuova normativa sarà pronta entro l’anno»

IN TOSCANA, nel 2006, ci sono state 72 morti bianche. Eduardo Bruno, presidente della Commissione speciale lavoro del Consiglio regionale: «Piombino è un’emergenza nazionale»

di Francesco Sangermano sull'Unità 5/12/06

Nella lista nera di questo tragico 2006, Luca Rossi occupa il numero 72. Tanti, finora, ne sono morti quest’anno in Toscana mentre si trovavano sul luogo di lavoro. Rossi aveva 42 anni e la Lucchini di Piombino era il luogo dove ultimamente passava le sue giornate per portare a casa lo stipendio. Lavorava anche la domenica, Luca. Come l’altro ieri. Quando un muletto che trasportava un rotolo di vergelle (che forse hanno ostruito la visuale all’operaio che lo guidava) lo ha investito ed ucciso.

«Non siamo solo indignati, siamo arrabbiati, questa strage va fermata» è stato l’ennesimo grido di dolore lanciato da Daniela Cappelli, segretaria della Cgil Toscana con delega alla sicurezza, e Mauro Faticanti, segretario generale della Fiom Cgil Toscana. «Vorremmo che da questa regione e da tutto il paese - ha aggiunto Daniela Cappelli - si levasse un solo possente urlo: Basta! Subito dopo però vorremmo che tutti facessero quanto in loro potere per fermare questa assurda e inaccettabile sequenza di morti. Non è stato fatto in passato e non lo si sta facendo nemmeno ora.

La sicurezza deve diventare la priorità delle priorità». Parole dure che il presidente della Regione, Claudio Martini, ha recepito prendendo formalmente un impegno preciso. «Entro la fine dell’anno - ha detto ieri - la giunta terminerà il lavoro di stesura della proposta di legge sulla sicurezza sui luoghi di lavoro anche se la normazione regionale deve necessariamente collegarsi a un quadro nazionale di riferimento». 

Il tema più spinoso rimane quello di appalti e subappalti che portano a un estremo sfarinamento del tessuto produttivo. «Non credo - ha chiarito Martini - che sia costituzionalmente possibile eliminare i subappalti ma il ministro Damiano ha già annunciato una proposta di legge in materia». Come, sul tema, una proposta di legge regionale è già depositata in commissione affari istituzionali da parte dei comunisti italiani e, ha concluso Martini «credo che da quella la proposta della giunta potrà raccogliere indicazioni e suggerimenti».

MORTI SUL LAVORO
«Piombino è una emergenza nazionale»

Ieri mattina a Piombino, per rendere omaggio alla salma dell’operaio, si è recato anche il presidente della commissione speciale lavoro del Consiglio regionale Eduardo Bruno (Comunisti italiani) che a sua volta ha ripetuto come «le istituzioni devono impegnarsi per fermare questa strage degli innocenti». Bruno, si spiega in una nota, ha portato il cordoglio e la solidarietà di tutta la commissione alla famiglia e ai colleghi dell’operaio che ieri hanno scioperato in segno di protesta. La situazione nell’area di Piombino, infatti, è particolarmente drammatica: secondo una recente ricerca Irpet, i casi di inabilità temporanea per incidenti sul lavoro sono superiori del 20% rispetto alla media del resto della regione, quelli di inabilità permanente superiori del 10% e i casi di morte superiori addirittura del 50%. 

«Piombino è un’emergenza nazionale - ha concluso Bruno - I controlli scarseggiano perché il personale è poco a causa del blocco del turn-over, i finanziamenti sono insufficienti e il profilo professionale del personale preposto al controllo a volte lascia a desiderare». Bruno si è quindi impegnato, come commissione, a valutare gli strumenti locali e le modalità per incentivare interventi nazionali, dopo l’appello a questo proposito fatto recentemente anche dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Un appello cui aveva in precedenza fatto riferimento anche il segretario toscano della Fiom Faticanti. «Napolitano ha invitato tutti a non perdere mai la capacità di indignarsi - ha detto - Vorrei tranquillizzarlo; non abbiamo perso quella capacità, ogni vita persa segna indelebilmente la nostra coscienza di uomini e di sindacalisti e non fiacca la nostra capacità di reagire. Ma la battaglia per la sicurezza deve essere di tutti. Tutti devono indignarsi, tutti devono farsene carico per la parte che compete loro».

Rifondazione Comunista, col capogruppo in consiglio regionale Monica Sgherri, ha intanto preannunciato un’interrogazione urgente in cui sarà denunciata «non una tragica fatalità ma la condizione generale in cui si opera nelle fabbriche toscane».
Francesco Sangermano

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LE MORTI BIANCHE
Martini dopo l´incidente mortale alla Lucchini
"Legge sulla sicurezza pronta entro l´anno"

Lo sciopero dei colleghi di Rossi schiacciato da un carrello trasportatore nell´acciaieria
SIMONA POLI su la Repubblica 5/12/06

Come ogni volta. Un operaio muore sul posto di lavoro, i sindacati parlano di strage senza fine e la Regione ricorda di avere una proposta di legge sulla sicurezza da discutere, approvare e possibilmente far applicare nei cantieri e nelle fabbriche. «Entro la fine dell´anno la giunta terminerà il lavoro di stesura», ripeteva ieri il presidente della Toscana Claudio Martini, addolorato per l´ultimo incidente che domenica scorsa alla Lucchini di Piombino ha ucciso un uomo di 42 anni, Luca Rossi, investito da un pesante carrello trasportatore. «Bisogna agire sui tre diversi livelli», dice Martini, «prevenzione, formazione e aspetto normativo. Il ministro Damiano ci ha annunciato una proposta di legge del governo sul tema degli appalti e dei subappalti e anche noi stiamo lavorando a una legge. Ma è difficile intervenire su un sistema produttivo che si va progressivamente sfarinando fino a diventare quasi impalpabile». 

Sui controlli Martini sostiene di aver migliorato la situazione: «Quando sono diventato assessore alla sanità nel ‘95 c´era molta meno vigilanza e gli enti non collaboravano tra loro». In Toscana - fanno sapere gli uffici della Regione - gli incidenti sono diminuiti dal 2004 al 2005, passando dai 75.362 infortuni denunciati a 73.168. Ieri il presidente della commissione speciale lavoro del consiglio regionale Eduardo Bruno, dei Comunisti italiani, è andato a rendere omaggio alla salma di Luca Rossi e ha incontrato i suoi colleghi che scioperavano in segno di protesta. Anche Verdi e Rifondazione hanno inviato messaggi di solidarietà e di impegno sul tema della sicurezza. Secondo una recente ricerca dell´Irpet a Piombino i casi di inabilità temporanea per incidenti sul lavoro sono superiori del 20 per cento rispetto alla media toscana, quelli d´inabilità permanente superiori del 10 e i casi di morte addirittura del 50.

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LE OPINIONI
Valutazioni diverse da parte di Cgil e Assindustria con un unico punto in comune
"La cultura della sicurezza è un valore e non un costo"

Secondo Alessio Gramolati "ognuno di questi episodi è evitabile"
ILARIA CIUTI su la Repubblica 28/11/06

Giù dalle impalcature, stritolati nelle presse, bruciati. L´assurda e vergognosa guerra del lavoro non risparmia la Toscana. Lo denunciano i sindacati. Lo rivelano morti e infortuni «assolutamente evitabili e mai fatali», come si ribella il segretario della Cgil metropolitana, Alessio Gramolati. Solo «se ci fosse una cultura della sicurezza che la considerasse un valore e non un costo», aggiunge la responsabile per la sicurezza della Cgil, Paola Galgani. 

Convinto anche il vice direttore di Confindustria cittadina, Lorenzo Cellini. Meno, dell´assoluta evitabilità. «Da 12 anni - dichiara - Da quando c´è la 626, la legge sulla sicurezza, Assindustria, di concerto con i sindacati, ha fatto quello che c´era da fare. Teniamo corsi di formazione per chi si occupa di sicurezza tra i datori di lavoro e tra i sindacalisti (gli rls, i responsabili sul lavoro per la sicurezza), stimoliamo le aziende. Qualche maglia può sfuggire, ma esiste l´imprevedibilità».

Eppure sul lavoro si muore. Che fare per ribellarsi alla strage? Aumentare i controlli o la formazione? La prevenzione o la repressione? «Tutto insieme - risponde Gramolati - Dobbiamo smettere di considerare l´emergenza. Ci vuole una politica complessiva». Perché non si muore per una svista, ma perché «anche da noi si è affrontata la competizione a livello basso, tagliando i costi - dice Gramolati - Economia debole, lavoro senza qualità, perdita del valore del lavoro e dunque anche meno risorse per la sicurezza hanno lasciato una scia di morti insopportabile». Che si è accanita, specificano il segretario e Galgani, soprattutto sui deboli: i precari, i dipendenti di ditte in subappalto di subappalti di altri subappalti, gli immigrati: l´11%, questi ultimi, dalla forza lavoro toscana, il 30% nei cantieri fiorentini, tanti nelle fonderie metallurgiche e nei campi, tutti lavori rifiutati dai giovani indigeni.

Galgani elenca le cause degli infortuni. Primo, la mancanza di informazione e formazione. «La 626 - dice - obbliga le aziende a formare non solo le rsl ma tutti i propri dipendenti. Lo fanno in poche». Eppure, spiega Cellini, che pure non concorda con quel "poche", «la formazione costa molto meno di un lavoratore infortunato». Poi la precarietà: «Lavori che cambiano in continuazione - spiega Galgani - poco tempo per conoscere i rischi, nessuna formazione, ricattabilità». Nega Cellini: «La flessibilità, anche attraverso la legge Biagi, ha tutte le garanzie per la sicurezza». Mentre Gramolati spiega che i due periodi nella vita lavorativa più a rischio sono alla fine «perché ci si sente troppo esperti» e all´inizio «quando non si conosce il mestiere».

In pericolo, racconta ancora Galgani, anche i lavoratori delle ditte esterne cui le imprese sempre più ricorrono, chiamati a mettere le mani in situazioni che non conoscono. «Le lavorazioni più importanti vanno riportate all´interno e si deve fare formazione anche per esterni», protesta. E passa all´ultimo, più drammatico, anello della catena: gli immigrati in crescita a Firenze. «La Bossi Fini li rende totalmente ricattabili pur di non perdere il loro lavoro precario o sospinti al nero».

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Contro gli incidenti ognuno per sé
Asl e direzione del lavoro hanno fatto insieme appena 42 controlli

I due organismi separati hanno fatto 7mila ispezioni nelle aziende
Se l´impresa sana la mancanza se la cava con una sanzione da 500 euro
MAURIZIO BOLOGNI su la Repubblica 28/11/06

La macchina gira al massimo della potenza. Che però è scarsa: pochi uomini, molto lavoro. Se dai controlli passa la prevenzione degli infortuni, la conclusione è amara: modesto il numero dei sopralluoghi in rapporto al numero delle aziende, insufficiente coordinamento tra forze, sanzioni inadeguate. E´ quanto si ricava dal viaggio nel complesso apparato che vigila sul lavoro in provincia di Firenze e in Toscana, dove la verifica del rispetto della normativa anti infortuni è svolta dalla Regione tramite le Asl. Ma un ruolo importante resta alle direzioni provinciali del lavoro, che verifica i rapporti contrattuali di lavoro. E´ rimasto in buona parte sulla carta il progetto di coordinare il lavoro di questi soggetti. Quest´anno gli accertamenti congiunti svolti a Firenze da Asl e direzione provinciale del lavoro sono 42. E considerando che il campione è selezionato «a vista», ovvero individuato non in base a denunce, il dato è allarmante: 37 le prescrizioni a sanare irregolarità rivolte agli imprenditori, alcuni dei quali sono stati raggiunti da più di un ammonimento.

Se si guarda l´attività svolta separatamente dai due soggetti, i numeri si impennano, ma non abbastanza da coprire una percentuale importante delle imprese. Nel 2005 la Asl fiorentina ha compiuto 5.928 sopralluoghi in azienda e preso 1.072 provvedimenti, mentre la direzione provinciale del lavoro viaggia al ritmo di un migliaio di visite ispettive l´anno, che aumenteranno con il raddoppio degli ispettori (altri 15 da gennaio). Bisogna però ricordare che al secondo trimestre di quest´anno le imprese fiorentine risultavano essere 108.539, di cui 15.725 nell´edilizia, mentre in Toscana sono 414.963 (62.820 nell´edilizia).

«Le sanzioni sono tali da non incoraggiare l´adozione preventiva delle misure di sicurezza» dice un navigato operatore del settore. In caso di accertamento di violazione, la Asl prescrive infatti di sanare l´inadempimento e rubrica il fatto come reato. Ma nel momento in cui la mancanza viene sanata, il reato decade se l´imprenditore chiede il pagamento di una sanzione pecuniaria ridotta. In media sono 500 euro, una bazzecola, soprattutto per aziende impegnate in business milionari. I dati confermano: molte imprese vengono colte in fallo e molte sono leste a mettersi in regola (in provincia di Firenze si adegua alle prescrizioni il 95%, percentuale in linea col dato regionale). Qualche novità l´ha portata il recente decreto Bersani sui cantieri edili, che ha inasprito le sanzioni, imposto il tesserino personale, la comunicazione preventiva dell´assunzione e previsto la sospensione del cantiere dove il 20% della forza lavoro risulti irregolare. Da agosto la direzione provinciale del lavoro fiorentina ha chiuso 4 cantieri, erogato 7 maxi sanzioni (tra i 1.500 e 12.000 euro per ciascun lavoratore al nero), controllato 57 cantieri e 118 lavoratori: poco meno della metà, 47, erano irregolari, di cui 14 completamente al nero (9 erano cittadini extracomunitari, 3 senza permesso di soggiorno).

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Il presidente Martini
"I giovani sono i primi interlocutori"

La giunta deve approvare la nuova legge sugli appalti

da la Repubblica 28/11/06

«Non ci stancheremo di considerare e definire come intollerabile il contributo di vite umane che ogni giorno il lavoro, "questo" lavoro pretende». Si indigna il presidente toscano Claudio Martini di fronte al ripetersi di gravi incidenti, spesso mortali, che nei cantieri e nelle fabbriche uccidono lavoratori mal tutelati nelle condizioni di sicurezza e precari, spesso stranieri, arruolati "in nero" da piccole ditte che eseguono opere in regime di subappalto. Ma la Toscana concretamente cosa fa per evitare o almeno limitare questa strage quotidiana? 

Le cifre fornite da Martini riguardano gli investimenti del triennio 2005-2007 sulla sicurezza, 12 milioni in totale, oltre a 4 milioni e mezzo di euro destinati alle imprese per la "formazione continua in tema di prevenzione". Basta? Evidentemente no. In risposta a chi chiedeva maggiore attenzione sul fenomeno delle morti sul lavoro l´assessore alla Salute Enrico Rossi ha portato al 5 per cento la quota di risorse dedicate alla prevenzione nel Piano sanitario regionale. Martini è convinto che la leva su cui si deve agire è l´educazione alla sicurezza, da iniziare a scuola: «Sempre nuovi rischi si aggiungono alle vecchie storture, alle vecchie carenze. La crescita del decentramento, la frammentazione del tessuto produttivo, il ricorso al lavoro flessibile e precario sono fatti che abbiamo sotto gli occhi anche in Toscana. L´unico modo di uscire davvero da questa emergenza è quello sì di vigilare e punire ma anche quello di far crescere una vera cultura della sicurezza. E´ per questo che i nostri primi interlocutori sono i giovani». 

E i controlli? Nel 2005 il personale in servizio nei dipartimenti di prevenzione delle Asl ammontava a 697 persone (nel 2004 erano 691). «Con questo numero di operatori - spiegano in Regione - è stato possibile effettuare 30.675 sopralluoghi che hanno portato a 3983 verbali di prescrizione, 7712 provvedimenti emessi, 95 verbali di sequestro». Peccato che da un anno e mezzo sia sepolta in qualche stanza di via Cavour la famosa "legge sugli appalti" che dovrebbe dettare regole precise e potenziare le sanzioni. «Siamo in dirittura d´arrivo», assicurano in Regione. «Il gruppo tecnico insediato nel maggio 2006, sotto la responsabilità di Federico Gelli, ha scritto un testo che ha ottenuto il via libera della commissione Affari istituzionali del consiglio. Ora è tornato in giunta per la stesura definitiva». Sarà la volta buona? (s.p.)

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Morti bianche, giovani e immigrati i più a rischio
Ogni 4 giorni, domeniche comprese, muore un lavoratore. L’ultima vittima è un operaio edile polacco

di Vladimiro Frulletti / Firenze sull'Unità 18/11/06

IL NUMERO 73 non è un numero. Si chiamava Piotr Gasior, era arrivato dalla Polonia qualche anno fa. Viveva a Monticiano in provincia di Siena. Si era sposato. «Era perfettamente integrato con la nostra piccola comunità» ricorda il sindaco Mauro Cresti.
Ma la scorsa settimana mentre lavorava in un cantiere edile una carrucola dall’alto lo ha colpito alla testa. È morto l’altra sera all’ospedale senese Le Scotte. 

È il settantatreesimo morto toscano sul lavoro dall’inizio dell’anno. Il che significa che in Toscana, ogni 4 giorni o poco più, c’è una persona che va a lavorare e non torna a casa. Nel 2005 erano stati in tutto 71. Ancora moltissimi, ma in netto calo rispetto agli anni precedenti quando gli incidenti mortali furono 89 nel 2004, 100 nel 2003, 90 nel 2002 e ben 114 nel 2001. 

E in questi anni sono calati anche gli infortuni passati dagli oltre 79mila del 2001 ai 73.168 del 2005. Numeri forniti ieri dall’Irpet durante un convegno sulla sicurezza svoltosi a Piombino alla presenza del sindaco Gianni Anselmi e dell'assessore regionale alla sanità Enrico Rossi. Ora però nel 2006 i numeri sono tornati a salire. 

La Cgil ad esempio ha calcolato che a settembre ci siano stati ben 61mila denunce di infortunio contro le 60mila nello stesso periodo dell’anno scorso. «Nel 2005 avevamo fatto un passo in avanti - spiega Guido Olmastroni coordinatore del dipartimento sicurezza della Cgil - adesso invece la tendenza al calo si sta invertendo. Forse perché è aumentata, almeno in certi settori la produzione, ma forse anche perché è stata abbassata la guardia. L’anno scorso tutti, sindacati, partiti, asl, abbiamo posto un altissima attenzione agli incidenti». Attenzione che quest’anno non pare esserci stata. 

La Cgil ad esempio attende che parta finalmente l’osservatorio regionale sugli infortuni. «Era uno dei punti del Patto per lo sviluppo - aggiunge Olmastroni - e doveva servire a incrociare i dati sugli incidenti di Inail, Inps, Asl e pronto soccorsi. Perché al di là delle cifre ufficiali, specie negli incidenti di più lieve entità, molti infortuni vengono mascherati o nascosti del tutto». Eppure anche fermandosi solo alle cifre e alle analisi ufficiali dell’Irpet (che in particolare ha svolto sondaggi a Prato, Piombino e Massa Carrara) emerge che se da una parte è cresciuta fra i lavoratori la consapevolezza su norme e strumenti per la sicurezza, dall’altra tuttavia emergono come categorie a rischio i giovani e gli immigrati (come Piotr, giovane e straniero). Che sono poi i più precari e i più ricattabili. L’Irpet ad esempio calcola che ogni mille lavoratori toscani se ne infortunino 45 (media tra l’altro più alta che nel resto d’Italia), ma fra i lavoratori immigrati (in Toscana sono 130mila) la media è 60. «Questi lavoratori - scrivono i ricercatori Irpet - operano spesso in condizioni di lavoro particolarmente rischiose dal punto di vista della salute e sicurezza, occupando le mansioni professionali più pericolose, caratterizzate da orari e turni particolarmente sfavorevoli», Chissà perché.

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SOCIETA’ DELLA SALUTE

Luoghi di lavoro più sicuri Accordo con i sindacati

da la Nazione 5/10/06

Luoghi di lavoro più sicuri e prevenzione degli incidenti. E’ l’obiettivo di un accordo di programma che è stato siglato, ieri mattina, nella sede della Società della Salute in via Gramsci a Sesto fra le organizzazioni sindacali Cgil, Cisl eUil della Provincia, Dipartimento della prevenzione della Asl 10 e Sds Nord Ovest. A firmare materialmente il protocollo il presidente della Sds Nord Ovest Simone Naldoni e, per i sindacati, Daniele Stolzi (Cgil), Claudio Lisa (Cisl), e Rodolfo Zanieri (Uil). L’accordo si pone come traguardi la messa in sicurezza delle scuole, maggiore informazione in materia di tutela della salute anche per i dirigenti scolastici, piani mirati di sorveglianza sanitaria per i cantieri della tranvia Firenze Scandicci.

I sindacati e la Società della Salute Nord Ovest si sono poi impegnati ad effettuare congiuntamente alcune verifiche annuali mentre è stato rinnovato l’impegno del controllo dei cantieri edili da parte delle unità funzionali della prevenzione e sicurezza sui luoghi di lavoro.
Nel comparto dei trasporti e della movimentazione delle merci invece sarà sperimentata una metodologia di intervento verso le aziende a maggior rischio infortunistico.

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COMUNICATO STAMPA

Sul grave incidente sul lavoro avvenuto alla Cecchi srl

La CGIL di Firenze e la FIOM di Firenze esprimono sdegno e sconcerto per l’ennesimo incidente sul lavoro che stavolta è avvenuto ieri presso Cecchi srl di Firenze, azienda metalmeccanica con 30 dipendenti.

Nell’incidente è rimasto coinvolto gravemente un lavoratore di 40 anni, che stava svolgendo un’operazione di trasferimento di un macchinario pesante di circa 20 quintali. Durante la manovra la macchina è scivolata dal carrello travolgendo il lavoratore che attualmente è ricoverato in prognosi riservata presso il CTO di Firenze con una forte lesione cranica e fratture costali multiple.

Questo incidente si somma purtroppo ad una lista che si allunga sempre di più, mettendo in evidenza quanto la sicurezza sui luoghi di lavoro non sia una condizione data.

La CGIL di Firenze e la FIOM di Firenze sono vicine al lavoratore, ai suoi familiari, agli amici e ai compagni di lavoro e si augurano che il lavoratore si ristabilisca al più presto.

La CGIL e la FIOM sono consapevoli che l’informazione e la formazione, assieme all’azione preventiva sulla sicurezza, restano tra i cardini dell’azione sindacale e rinnovano il loro impegno. Sono altrettanto coscienti che quello che viene fatto in questo senso costituisce condizione necessaria ma non sufficiente. La tutela dei lavoratori richiede in primo luogo una più diffusa consapevolezza nelle e delle aziende dei fattori di rischio e delle misure che vanno intraprese per la prevenzione.

 

Segreteria della Camera del Lavoro di Firenze (Andrea Montagni)

Segreteria della FIOM CGIL fiorentina (Daniele Calosi)

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L’INDAGINE IRPET
Sicurezza sul lavoro: più infortuni per i giovani e gli immigrati

da l'Unità 29/9/06

Giovani e stranieri. Sono loro l’ “anello debole” della sicurezza sul lavoro. Pur avendo lavorato un minor numero di anni (e di conseguenza avendo avuto una minore possibilità di incorrere in incidenti) i giovani subiscono infatti infortuni con una frequenza maggiore rispetto ai lavoratori più anziani: il 23% , contro il 21% degli adulti. A rivelarlo è un’indagine svolta dall’Irpet, che sarà presentata oggi nel corso di un convegno intitolato «salute e sicurezza sul lavoro in Toscana: il caso di Prato». Il distretto industriale pratese, la grande industria siderurgica a Piombino e le cave di marmo a Massa Carrara: sono queste le realtà produttive prese in esame dalll’indagine, nel corso della quale sono stati intervistati 200 testimoni qualificati, tra lavoratori e loro rappresentanti. Se il dato sugli incidenti sul lavoro in Toscana non è nel complesso negativo e fa segnare una diminuzione degli episodi negli ultimi cinque anni (da 79. 574 nel 2001 si è passati a 73.168 nel 2005) occorre non abbassare la guardia rispetto al fenomeno, soprattutto se si considera la continua tragedia delle morti sul lavoro che fanno registrare numeri ancora inaccettabili: una ogni sei giorni.

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La strage del lavoro: in Toscana un morto ogni sei giorni

Due tragedie solo nell’ultima settimana. Ma l’attività della commissione speciale lavoro in Regione è ferma da mesi e al numero verde per le denunce risponde una segreteria telefonica. Il 2 ottobre programmata a Firenze un’iniziativa di Cgil, Cisl e Uil sulla sicurezza

NEL 2006 si sono avute 42 morti bianche. La Cgil: «Servono risposte concrete»

di Francesco Sangermano sull'Unità 8 settembre 2006

La tragica conta si è aggiornata a quota 42. Dall’inizio dell’anno sono trascorse 36 settimane, 250 giorni contando quello di ieri. La drammatica media è presto fatta: in Toscana ogni 6 giorni una persona muore sul proprio luogo di lavoro. Ma nonostante questo preoccupa (e non poco) l’immobilismo in materia che da qualche tempo a questa parte sembra aver coinvolto il mondo politico regionale. Da quando infatti si è dimesso l’assessore regionale Marco Montemagni e al suo posto è stato nominato Giuseppe Bertolucci, la commissione speciale lavoro (di cui Bertolucci era presidente) ha interrotto i suoi lavori e non ha ancora eletto il nuovo presidente. 

Una situazione per certi versi imbarazzante, se rapportata alla continua escalation di morti bianche, che è stata denunciata in maniera bipartisan dalla consigliera di Forza Italia Rossella Angiolini (vicepresidente della Commissione) e confermata da Roberta Fantozzi (Prc), segretaria della Commissione stessa. «C’è bisogno di un’accelerazione immediata dei lavori della Commissione per arrivare il prima possibile alla stesura di una proposta di legge in materia» sostiene la Angiolini annunciando anche che la ripresa dei lavori della Commissione (con l’elezione del nuovo presidente) dovrebbe avvenire entro il 20 settembre. Anche perché, in questo improvviso e imprevisto stop dell’attività, è rimasto in mezzo al guado anche il progetto del numero verde per la prevenzione e la sicurezza nei luoghi di lavoro. Chiamando l’800.634701, infatti, risponde una segreteria telefonica a cui è possibile lasciare una segnalazione ma, per ammissione della stessa segreteria della Commissione, il progetto doveva essere completato e potenziato proprio in questa legislatura salvo poi bloccarsi di fronte alle dimissioni di Bertolucci e alla sua nomina come assessore.

Un quadro di fronte al quale il sindacato ha deciso nuovamente di provare a forzare la mano. «Considerando la tragica sequenza di infortuni mortali e di quelli gravi e invalidanti nella nostra regione e pur rilevando che una parte delle richieste contenute nella nostra piattaforma alla base dello sciopero generale di giugno 2005 sono oggetto di un lavoro avviato - dice Daniela Cappelli della segreteria toscana della Cgil - la parte più consistente e determinante rimane ancora irrisolta. Dobbiamo ancora una volta denunciare che il sistema delle imprese continua a non assumere come prioritaria la questione della salute e sicurezza, né a considerarla strategica per lo sviluppo dell’impresa e per la qualificazione del lavoro. Se non dovesse arrivare in fretta a compimento la legge sugli appalti, permanere la già difficile situazione degli organici dei servizi ispettivi, ancora non sottoscritto l’accordo con gli enti locali e il totale silenzio delle associazioni d’impresa ci vedremo costretti a promuovere nuove iniziative di lotta a sostegno delle nostre richieste». Per il momento l’appuntamento è fissato per il 2 ottobre a Firenze con Cgil, Cisl e Uil che hanno programmato una grande iniziativa regionale incentrata proprio sul tema della sicurezza sul lavoro. Un appuntamento che vedrà la partecipazione, tra gli altri, anche del segretario nazionale della Cisl Raffaele Bonanni.

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Morti sul lavoro è ora di agire

Severino Saccardi Consigliere regionale della Toscana e Direttore di "Testimonianze"

È inquietante leggere i giornali in questo agosto 2006. Non solo per le drammatiche vicende internazionali, ma anche per quel che succede in casa nostra. Torbidi fatti di cronaca. Tendenziale incrinatura delle esperienze di convivenza fra culture diverse. E incidenti - incidenti spesso mortali - sul lavoro. Anche qui, in Toscana.

È morto anche Claudio, il secondo giovane lavoratore ustionato in una carrozzeria di Rufina. Mario, il suo compagno di lavoro, se ne era già andato qualche giorno fa. L'infortunio che è costato loro la vita segue altri decessi ( a Prato, a Pistoia, a Lido di Camaiore) per cause di lavoro che si sono verificati nella nostra regione. Non certo più consolante - anzi - è il quadro nazionale.

È giusto quel che è stato rilevato, in modo singolarmente convergente, dal presidente della Camera e dalla Santa Sede. Ai drammi del lavoro non è dato abbastanza rilievo dall'informazione (quasi si trattasse di un tema "minore"); ad essi non è prestata adeguata attenzione nel dibattito politico.

C'è di che riflettere. Eppure,il problema della sicurezza incrocia ed interseca le problematiche interculturali e quelle dei diritti dei migranti (che in percentuale elevata sono tra le vittime), la "condizione giovanile" (come nel dramma di Rufina), il tema della nuova "questione sociale" ( la particolare connotazione di chi è disponibile a svolgere determinate mansioni).

In Toscana, a livello delle istituzioni, della normativa e degli interventi di prevenzione viene fatto molto.
Ma la frammentazione del lavoro, il carattere microscopico e frastagliato delle imprese, la pratica del subappalto, l'inadeguata diffusione di una cultura della sicurezza rendono anche nella nostra realtà incerta e precaria la condizione di chi lavora.
Forze politiche ed istituzioni sono chiamate a riflettere sui mutamenti intervenuti nel "pianeta lavoro" nel tempo del "post-fordismo"e a (ri)mettere a punto prevenzione e forme di controllo. Riformare la politica e ridarle senso si combina anche con una nuova centralità di temi come questi. Non c'è dubbio:a partire da angolature diverse, Bertinotti e il Vaticano hanno formulato un richiamo, etico e civile, cui prestare attento ascolto.

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CGIL - CAMERA DEL LAVORO METROPOLITANA DI FIRENZE

UFFICIO COMUNICAZIONE CENTRO SERVIZI BORGO DEI GRECI

Firenze, 24 agosto 2006

Comunicato stampa

Ancora due giovani vite sono state spezzate nel corso della loro attività lavorativa.

Ancora una volta le loro famiglie, le comunità locali e la nostra Provincia piangono morti sul lavoro per causa violenta. Ancora una volta dobbiamo interrogarci se potevano essere evitate e se sono state messe in atto tutte le azioni affinché fossero evitate. Non smetteremo mai di dire che l’informazione e la formazione sui rischi che il lavoro svolto implica devono essere la base, il punto di partenza della formazione dei lavoratori e delle lavoratrici, perché essi abbiano coscienza di tutti i possibili rischi. Riteniamo che mai abbastanza siano le iniziative messe o da mettere in atto a tutela della sicurezza di chi lavora e ribadiamo l’impegno della nostra Organizzazione e di quanti vi operano per far si che questa piaga venga debellata, anche attraverso una azione diffusa e puntuale di informazione e di tutela dei lavoratori e delle lavoratrici.

Esprimiamo profondo cordoglio alle famiglie dei due giovani, unendoci alle comunità locali ed a quanti lo hanno testimoniato nel doloroso epilogo di questa tragica vicenda.

                                                                                                La Segreteria CGIL Firenze

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RUFINA
È morto il secondo operaio ustionato

da l'Unità 24/8/06

Si aggrava ancora il tragico bilancio delle morti sul lavoro in Toscana. Non ce l’ha fatta Claudio Capodicasa, 20 anni, il secondo dei due operai che il 4 agosto scorso erano rimasti gravemente ustionati in una carrozzeria di Rufina, in provincia di Firenze, dopo essere stati investiti da una vampata di fuoco.
Il giovane è deceduto martedì nel centro grandi ustionati di Genova, dove era stato ricoverato dopo il terribile incidente, che gli aveva provocato ustioni di primo e secondo grado su gran parte del corpo.

Il nome di una nuova giovane vittima, poco più che ventenne, va dunque ad allungare la lista nera degli infortuni sul lavoro nella nostra regione.
Una morte tragica, che va ad aggiungersi a quella, avvenuta lunedì scorso, dell'altro giovane operaio rimasto coinvolto nell'incidente, Mario Mangione, di 19 anni, che dopo il tremendo impatto con le fiamme era stato ricoverato al centro grandi ustionati dell’ospedale civile di Padova.
Il terribile infortunio sul lavoro, che ha provocato la morte dei due ragazzi, era avvenuto intorno alle dieci di mattina del 4 agosto scorso, nella carrozzeria di Rufina dove i due lavoravano.

I due giovani operai erano stati avvolti dalle fiamme mentre, occupati nelle loro attività, erano intenti a ripulire il pavimento del reparto verniciatura della ditta. La dinamica dell’incidente non è stata ancora chiarita. anche se l’ipotesi che appare più plausibile, dopo i rilevamenti effettuati dai vigili del fuoco intervenuti sul posto e le prime ricostruzioni, è che a causare la vampata di fuoco che ha investito i due ragazzi possa essere stata l’ esplosione di una bombola.

Sul caso, il sostituto procuratore Orietta Canova ha aperto un fascicolo d'indagine.
Subito dopo l’incidente i due operai erano stati soccorsi da due ambulanze medicalizzate del 118, intervenute sul posto per prestare le prime cure. Le loro condizioni erano apparse subito drammatiche. I due giovani avevano infatti riportato ustioni di primo e secondo grado su gran parte della superficie corporea. Così, vista la gravità della situazione, Mario Mangione era stato immediatamente trasportato con un elicottero al centro grandi ustionati di Padova, mentre Claudio Capodicasa era stato ricoverato nel pomeriggio al centro grandi ustionati dell’ospedale di Genova. ma per i due giovani non c’è stato niente da fare. Prima lunedì la morte di Mario , poi, a poche ore di distanza, martedì, quella di Claudio, le ultime due vittime dell’ennesimo grave incidente sul lavoro avvenuto nella nostra regione.

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IL LAVORO KILLER
Ustionato muore il secondo apprendista
Le fiamme sprigionate nella carrozzeria
NOSTRO SERVIZIO su la Repubblica 24/8/06

Era stato un incidente terribile. Una fiammata rapidissima aveva avvolto due giovanissimi apprendisti, 20 e 19 anni, che stavano facendo le pulizie prima della chiusura per ferie in una carrozzeria della Rufina. L´allarme, gli elicotteri, il trasferimento nei centri grandi ustionati. Diciassette giorni dopo quel 4 agosto, martedì, è morto a Genova anche il secondo di quei due ragazzi, Claudio Capocasa, il più grande. Il giorno prima aveva smesso di lottare contro i danni del fuoco Mario Mangione, ricoverato a Padova.

Le morti dei due giovani sono le ultime di un´altra annata terribile a Firenze e in Toscana per gli incidenti sul lavoro. Sull´episodio della Rufina indagano i tecnici dell´azienda sanitaria fiorentina. L´incidente avvenne durante le pulizie a base di solventi nella stanza per la preparazione delle vernici. I vapori sprigionati dai prodotti chimici saturarono l´aria e una scintilla ha provocato, intorno alle 10 e mezzo della mattina del 4 una fiammata violentissima che ha avvolto i due giovani.

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INCIDENTE SUL LAVORO
È morto l’operaio ustionato alla Rufina

da l'Unità 22/8/06

Si allunga la tragica lista delle morti sul lavoro nella nostra regione. È deceduto ieri, nel Centro grandi ustionati dell'ospedale civile di Padova, dove era stato ricoverato, Mario Mangione, 19 anni, uno dei due operai che erano rimasti ustionati il 4 agosto scorso in una carrozzeria di Rufina, in provincia di Firenze.
Il grave incidente era avvenuto intorno alle dieci del mattino. Il giovane era stato avvolto dalle fiamme mentre era intento a ripulire il pavimento del reparto verniciatura dell'azienda dove stava lavorando. Insieme a lui era stato investito dalla vampata di fuoco anche il collega ventenne.
Subito dopo l’incidente i due ragazzi erano stati soccorsi da due ambulanze medicalizzate del 118 intervenute sul posto. I due operai avevano riportato ustioni di primo e secondo grado su gran parte della superficie corporea e Mario Mangione, vista la gravità della situazione, era stato immediatamente trasportato con un elicottero al Centro grandi ustionati di Padova. Fino a ieri, giorno in cui è avvenuto il decesso.
Mario é l’ultima vittima dell’ennesimo grave incidente sul lavoro avvenuto nella nostra regione. Sul caso il sostituto procuratore Orietta Canova ha aperto un fascicolo d'indagine, disponendo l'autopsia sul corpo del ragazzo.

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Rufina, morto uno degli operai ustionati

da la Repubblica 22/8/06

E´ morto nel centro grandi ustionati dell´ospedale civile di Padova, dove era stato ricoverato, Mario Mangione, 19 anni, uno dei due operai rimasti bruciati il 4 agosto scorso in una carrozzeria di Rufina. Avevano entrambi riportato ustioni di primo e secondo grado su gran parte del corpo. Il giovane era stato avvolto dalle fiamme - causate, secondo le prime ricostruzioni, dallo scoppio di una bombola - mentre era intento a ripulire il pavimento del reparto verniciatura dell´azienda dove stava lavorando. Sul caso il sostituto procuratore Orietta Canova ha aperto un fascicolo d´indagine, disponendo l´autopsia.

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INFORTUNIO SUL LAVORO
Due ragazzi gravemente ustionati in una carrozzeria alla Rufina

da l'Unità 5/8/06

Due ragazzi sono rimasti gravemente ustionati ieri mattina mentre stavano lavorando in una carrozzeria alla Rufina, in provincia di Firenze. L’ennesimo, grave incidente sul lavoro, che allunga la lista nera degli infortuni nella nostra regione, è avvenuto poco prima delle dieci del mattino, mentre i ragazzi erano occupati nelle loro attività: i due giovani, che hanno rispettivamente 19 e 20 anni, sono rimasti ustionati dopo essere stati investiti da una vampata di fuoco, sulle cui cause sono tuttora in corso accertamenti da parte dei vigili del fuoco che sono intervenuti sul luogo dell’incidente.
La dinamica dell’incidente non è dunque stata ancora chiarita, anche se l’ipotesi che appare più plausibile dopo i rilevamenti è quella dell’esplosione di una bombola.
Dopo l’incidente i giovani sono stati soccorsi da due ambulanze medicalizzate del 118 intervenute sul posto. Il ragazzo di 19 anni è stato immediatamente trasportato con un elicottero al Centro grandi ustionati di Padova, mentre il ventenne sarebbe stato trasportato nel pomeriggio presso il Centro grandi ustionati di Genova. Secondo quanto è stato spiegato, i due ragazzi feriti avrebbero riportato ustioni di primo e secondo grado su gran parte della superficie corporea.

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Entrambi ventenni, sono gravi
Scoppio in officina ustionati due ragazzi

Stavano pulendo la carrozzeria Trasportati nei centri di Genova e Padova Rufina: i vapori chimici dei solventi saturano l' aria, poi una scintilla
MICHELE BOCCI su la Repubblica 5/8/06

Stavano pulendo la carrozzeria prima della chiusura per le ferie estive. Utilizzando dei solventi scrostavano lo sporco nella stanza per la preparazione delle vernici. I vapori sprigionati dai prodotti chimici hanno saturato l' aria e una scintilla (di cui adesso si cerca di ricostruire la causa) ha provocato, intorno alle 10 e mezzo di ieri, una fiammata. Rapidissima ma letale per i due apprendisti di 19 e 20 anni. Le loro condizioni sono gravi, si trovano uno nel centro grandi ustionati di Genova, l' altro in quello di Padova. La carrozzeria si trova in via Leonardo da Vinci alla Rufina ed ha una quindicina di dipendenti. I due giovani rimasti feriti vivono a Fiesole e a Pontassieve e sono impiegati come apprendisti da uno e due anni. I tecnici della sicurezza sul lavoro della Asl stanno lavorando con i carabinieri per ricostruire le cause dell' incidente. 

Intanto è stata sequestrata la stanza dove è avvenuta la fiammata, che ospita il tintometro, la macchina che serve a mescolare le vernici. Bisogna chiarire se l' impianto di areazione, che parte quando si accende la luce, funzionava bene. Forse, se è vero che i vapori dei solventi hanno saturato l' aria, aveva problemi anche se da un primo esame sembrerebbe efficiente. Poi c' è da capire cosa ha provocato la scintilla che ha fatto esplodere il fuoco. In un ambiente vicino c' è un saldatore. Potrebbe essere stata una scintilla, come anche una sigaretta accesa avventatamente. 

Dopo la fiammata sono subito partite le chiamate per il 118 che ha inviato due ambulanze con il medico a bordo. Dopo una prima stabilizzazione, i feriti sono stati inviati nei centri specializzati di Genova e Padova. Le loro condizioni sono molto serie, hanno ustioni di primo e secondo grado su buona parte del corpo. 

Si tratta dell' ennesimo incidente sul lavoro nella nostra Regione. Il 28 luglio scorso un operaio è morto a Pistoia. Antonio Laberta, 48 anni, è rimasto schiacciato sotto un muletto nel piazzale di una ditta di articoli sanitari in via Adua. L' 11 luglio Maurizio Piteo, un operaio di 37 anni, è stato ucciso da una pesante lastra d' acciaio che lo ha colpito alla testa mentre lavorava sotto un pilone del viadotto Rioverde dell' autostrada della Cisa, all' altezza di Pontremoli. L' 8 luglio Cosimo Paglia, un artigiano di 50 anni, è morto cadendo dal terrazzo di una abitazione del Lido di Camaiore che stava ristrutturando. Meno di una settimana prima a Prato un muratore di 40 anni, Carmine Ruotolo, è precipitato dall' impalcatura di un cantiere: è morto dopo quattro giorni di agonia.

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IL FATTO Summit all’Asl con sindacati, imprese e Comuni sulle attività di prevenzione

Piano contro gli infortuni «Non abbassare la guardia»

da la Nazione 20/7/06

In prognosi riservata l’elettricista caduto martedì Ieri ferita l’addetta di una tavola calda del centro

E’ ancora in prognosi riservata il giovane elettricista A.G. di appena 23 anni che martedì pomeriggio è caduto da tre metri di altezza mentre stava lavorando all’interno del cantiere del nuovo ospedale della Asl 11, in viale Boccaccio. Il giovane ieri è stato trasferito al Cto di Firenze.


Intanto ieri mattina è avvenuto un altro incidente sul lavoro, per fortuna più lieve: protagonista una donna di 41 anni di Montespertoli. La donna stava lavorando a una macchina impastatrice per la pizza in una tavola calda di via Giuseppe del Papa a Empoli quando le è rimasta incastrata una mano nel macchinario. Sul posto sono intervenuti i vigili del fuoco di Empoli e un’ambulanza della Misericordia che ha trasportato la ferita al pronto soccorso del «San Giuseppe». La 41enne ha riportato ferite a tre dita e ne avrà per una decina di giorni.

Il problema degli infortuni sul lavoro e più in generale della sicurezza laddove uno presta la sua opera è sempre al centro dell’attenzione delle forze sociali e politiche, oltre che dell’Asl. Nei giorni scorsi si è infatti svolto un incontro tra associazioni di categoria, sindacati, rappresentanti degli enti locali e dell’Azienda sanitaria per fare il punto sul Piano triennale per la sicurezza nei luoghi di lavoro. Un’attenzione particolare è stata dedicata ai settori più vulnerabili dal punto di vista infortunistico: edilizia, concerie, grandi opere pubbliche e lavoratori atipici, spesso quelli più a rischio. Seguendo le linee del Piano si sta lavorando anche a iniziative di sensibilizzazione nelle scuole. Una delle difficoltà a cui vanno incontro i servizi di prevenzione è quella legata alla scarsità di risorse, e allora ben venga il Piano che ha assegnato risorse aggiuntive con le quali sono state attivate sei borse di studio per giovani laureati che si occupano di progetti speciali, come il rischio chimico.

Le organizzazioni imprenditoriali hanno illustrato le loro iniziative, a partire dalla formazione dei lavoratori, mentre i sindacati hanno invitato a non abbassare la guardia su un tema importantissimo su cui sono in troppi a mettere in gioco la vita. I rappresentanti dei lavoratori hanno insistito per un approccio organico alla questione sicurezza, anche in considerazione di una situazione economico sociale inedita e difficile (permanenza del lavoro irregolare, contributo di lavoratori stranieri, tessuto produttivo delle mi­croimprese).

Per le amministrazioni comunali, Luciana Cappelli, presidente della Conferenza dei sindaci della Asl 11, ha sottolineato come una serie di politiche attive abbiano prodotto interventi di coordinamento che sono una novità importante derivata dal Protocollo. «Il giudizio su questi primi mesi – ha aggiunto il sindaco di Empoli – è positivo e deve spingere a continuare a fare e a fare bene». A fronte della tendenza alla riduzione del numero totale degli infortuni – che comunque colpiscono in modo differente lavoratori immigrati (più penalizzati) e locali – e all’impegno di adeguamento di diverse aziende, rimangono preoccupazioni per la permanenza di aree di lavoro irregolare e la debolezza del sistema di gestione della sicurezza, soprattutto di quelle aziende di più piccola dimensione.

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