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PERMESSI SOGGIORNO, DA LUNEDI' PROSSIMO 11 DICEMBRE PRATICHE IN INCA CGIL 

A partire da lunedì 11 dicembre le pratiche relative alle domande di rinnovo e rilascio dei permessi e carte di soggiorno si potranno effettuare direttamente presso il patronato Inca Cgil. In tutte le sedi Cgil gli uffici Inca sono a disposizione per informazioni, la raccolta della documentazione necessaria e fissare l'appuntamento per l'espletamento della pratica tramite la procedura telematica. 

Per presentare la domanda occorrono i seguenti documenti (già fotocopiati in doppia copia): permesso di soggiorno in scadenza; tesserino codice fiscale; passaporto; busta paga o copia bollettini versamento Inps per colf; contratto di lavoro se a tempo determinato; ultimo modello cud e/o unico o 730; contratto di soggiorno con copia ricevuta raccomandata da chiedere al datore di lavoro; iscrizione al centro per l'impiego se disoccupato. Solo per la carta di soggiorno servono invece: indirizzi di soggiorno degli ultimi 6 anni (meglio se con certificati storici di residenza); certificato del casellario giudiziario; certificato procedimenti penali in corso e certificato di idoneità alloggiativa.

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Ma vanno riconsegnati solo in dodici, di questi solo quattro hanno lo sportello dedicato. Gli elenchi
Permessi e carte di soggiorno da lunedì i kit negli uffici postali

La pre-compilazione si può fare presso alcuni patronati, ma il software è arrivato ora
L´assessore: "Il programma non è compatibile con quelli dell´anagrafe"
MARZIO FATUCCHI su La Repubblica 8/12/06

E´ una rivoluzione complicata, quella che parte lunedì per i permessi e le carte di soggiorno. Dall´11 di dicembre si potranno consegnare alle poste i documenti per chiedere il rinnovo della autorizzazioni per i cittadini extracomunitari, e svolgere la precompilazione presso alcuni patronati. Ma c´è il rischio che questa novità crei molti problemi: da una parte, tutti gli uffici postali possono consegnare il kit per il rinnovo, ma solo 12 possono riceverlo e solo 4 hanno uno sportello dedicato. Dall´altro, il software per la precompilazione è appena arrivato ai patronati, e c´è chi teme che all´inizio ci siano degli intoppi. Non solo: «Il programma che è stato fornito da Ancitel per elaborare i dati non è compatibile con quelle dell´anagrafe, e questo ci obbliga a rinviare la sperimentazione che doveva coinvolgere anche gli sportelli comunali» dice l´assessore fiorentino all´integrazione Lucia De Siervo. Come se non bastasse, dal punto di vista pratico i documenti, dopo l´approvazione da parte del ministero, devono tornare alla questura di Firenze. Che da questa novità delle Poste e dei patronati doveva ricevere solo alleggerimento delle code e semplificazione delle procedure. Procedure che rimangono interamente in capo alla questura per permessi umanitari, asilo politico, affari, minore età ed altri casi minori.

«Attenzione. Si è diffusa la falsa notizia che questa è una sanatoria: non lo è» ricorda la presidente del consiglio degli stranieri, Divina Calapad. Come funziona il nuovo sistema? Chi deve rinnovare il permesso, dopo aver preso il kit da compilare in distribuzione gratuita presso tutti gli uffici postali e compilata la domanda, porta tutto all´ufficio postale abilitato. Oltre al modulo, occorre una documento valido, la copia del permesso di soggiorno o carta di soggiorno valida, per i casi richiesti una marca da bollo di 14,62 euro e la ricevuta di pagamento del bollettino di 27,50 euro per il rilascio del permesso di soggiorno elettronico (il bollettino è già disponibile negli uffici postali). Si devono presentare solo buste ancora aperte, il costo dell´invio è di 30 euro. La ricevuta dell´assicurata è la prova, da portare sempre dietro, della richiesta di rinnovo, i cui codici sono password per vedere a che punto è la pratica su www.portaleimmigrazione.it. Se c´è l´ok del ministero, una raccomandata arriverà con un appuntamento in questura per il rilascio delle impronte digitali, poi ne arriverà un´altra per la consegna del permesso. La precompilazione dei documenti si può fare anche presso alcuni patronati, che si occupano anche dell´invio della domanda in forma telematica al centro di raccolta nazionale: ma occorre comunque andare alla posta per inviare la domanda cartacea.

A Firenze sono 12 gli uffici postali abilitati all´invio: quattro di questi (Pellicceria, Cavour, Gemignani e Mezzetta) hanno uno sportello dedicato, agli altri 8 (Senese, Tozzetti Targioni, Torcicoda, Reginaldo Giuliani, Chiantigiana, piazza Muratori, piazza Conti e lungarno Ferrucci) ci si rivolge ad uno sportello qualsiasi. Il Comune fornirà, anche ai patronati, informazioni tramite il call center 055055. «Ma la necessità di informare però non può essere lasciata solo al Comune – dice De Siervo - serve uno sforzo collettivo, dalle comunità di cittadini stranieri fino alle associazioni di volontariato».

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Diecimila immigrati nel limbo decreto flussi al rallentatore

da la Repubblica 26/11/06

Dopo mesi sono solo 261 i visti consolari di ingresso rilasciati a chi a marzo ha chiesto di lavorare a Firenze
Migliaia di domande per un permesso di soggiorno in un labirinto burocratico
All´esame in questura ci sono ancora 3.367 casi, altri 1.579 alla direzione del lavoro

Sono «clandestini per decreto», lavoratori ombra, relegati oltre i margini della legalità dalla burocrazia, costretti a vivere con la paura di finire in una retata e di essere espulsi dall´Italia. Eppure hanno i titoli per rimanere in Italia, hanno un´occupazione, e il loro quotidiano impegno di badanti e domestici garantisce assistenza ad anziani non autosufficienti e a famiglie con bambini piccoli. Ma il timbro del permesso di soggiorno, per loro, ancora non arriva. E´ uno scandalo italiano. E anche fiorentino. Sono passati mesi, la primavera, l´estate e ora quasi tutto l´autunno, ma dei 9.206 lavoratori stranieri che al 14 marzo scorso facevano domanda di regolarizzazione nella provincia di Firenze in base al decreto flussi 2006 - a luglio erano già saliti a 9.815 - soltanto una insignificante minoranza ha incassato pieno diritto di residenza in Italia: alla prefettura risulta che ad oggi siano solo 261 i visti all´ingresso in Italia rilasciati dalle autorità consolari italiane nei paesi di riferimento di questi cittadini, e non ci sono dati certi su quanti di questi visti si siano tradotti in un´effettiva e finalmente legale sistemazione a Firenze e provincia. Colpa di una procedura che è un labirinto, di rigidità interpretative, a volte di qualche errore nella compilazione dei kit.

Come è noto dietro al decreto flussi 2006, così come per quelli precedenti, si nasconde una grande ipocrisia: in teoria il decreto era rivolto a consentire l´ingresso in Italia di forza lavoro attualmente all´estero, nella realtà è stato utilizzato dai datori di lavoro per ottenere la regolarizzazione di chi è già occupato clandestinamente in Italia. A luglio erano dunque 9.057 le domande per la regolarizzazione di lavoratori domestici e subordinati in provincia di Firenze (il numero sale a 9.815 con i lavoratori autonomi). La prossima settimana un decreto governativo, che ha superato il vaglio della corte dei conti, eleverà la quota degli ingressi in Italia per il 2006 a 520.000 persone (inizialmente erano 170.000, 2.605 per la provincia di Firenze) e quindi permetterà la regolarizzazione di tutti i quasi 10.000 cittadini stranieri per i quali è stata fatta domanda in provincia di Firenze, sempre che loro e i datori di lavoro abbiano tutti i requisiti in regola. Resta però grande incertezza sui tempi, da parte degli uffici competenti, di disbrigo delle pratiche. Risulta che 2.430 dossier, quindi uno ogni quattro, debbano ancora iniziare il loro lungo e tortuoso percorso, in quanto si sarebbero incagliati in partenza davanti al lettore ottico che dovrebbe decifrare i codici. «Sono dossier in cui mancano documenti, quasi sempre la copia del passaporto del lavoratore - spiegano dallo sportello unico della prefettura - cerchiamo di contattare duecento persone al giorno, possibilmente per telefono e altrimenti per posta, entro la fine dell´anno tutte queste pratiche dovranno essere sbloccate». Ma le tappe della via crucis nella burocrazia sono molte altre.

Dalla prefettura i dossier passano alla questura, che deve verificare l´immacolata posizione giudiziaria degli aspiranti al permesso di soggiorno: mercoledì risultavano 3.367 i casi all´esame degli uffici della polizia. Altri 1.579 erano passati dalla questura alla direzione provinciale del lavoro, setaccio importante e - a quanto pare - severo, che deve verificare la capacità reddituale minima del datore di lavoro e l´adeguatezza dello stipendio promesso. Quest´ultimo, per quanto riguarda il lavoro domestico, non dovrebbe essere inferiore all´importo minimo dell´assegno sociale (381,72 euro mensili), mentre il datore di lavoro dovrebbe avere capacità reddituale di almeno il doppio del costo del lavoratore, capacità che si calcola in 15.658,12 euro annui considerando anche l´incidenza di contributi e tfr. Qualcuno lamenta però che alcune pratiche sono state bocciate perché come elementi di riferimento sono stati presi il minimo sindacale mensile del lavoro domestico (434,265) e una conseguente più alta capacità reddituale minima del datore di lavoro, fissata in 17.125,492 euro. «Un aspirante datore di lavoro è stato costretto a farsi accompagnare in ambulanza alla direzione provinciale del lavoro per dimostrare il proprio stato di non autosufficienza, è uno zelo eccessivo, una rigidità non richiesta» lamenta un´associazione.

Ecco, così, che annaspando verso la meta finale i numeri si assottigliano nelle ultime tappe della via crucis: mercoledì risultavano 707 le pratiche tornate dalla direzione del lavoro allo sportello unico della prefettura, pronte per il rilascio del nulla osta, in attesa però dell´attribuzione del codice fiscale e di un ulteriore accertamento della rete mondiale visti del ministero dell´estero. Sessanta i datori convocati allo sportello unico per la consegna del nulla osta, che poi va inviato alle autorità consolari italiane dei Paesi di provenienza degli stranieri (825 sarebbero stati inviati), che poi rilasciano il visto d´ingresso al lavoratore. E i beneficiari del visto per ora sono solo 261, esausti alla meta, sfiniti da una trafila tutta italiana.

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ORDINE DEL GIORNO SULL'IMMIGRAZIONE

COMITATO DIRETTIVO FLC-CGIL TOSCANA

Il Direttivo regionale della Federazione dei Lavoratori della Conoscenza - CGIL, riunitosi a Firenze in data 9.11.2006, prende atto - che i flussi migratori hanno un trend di crescita dovuto alle ineguaglianze create dalla globalizzazione neoliberista da parte dei paesi industrializzati;

- che la crescita dell'Italia non passa soltanto attraverso lo sviluppo industriale ed economico ma soprattutto attraverso una vera crescita sociale e culturale;

- che i migranti costituiscono una risorsa culturale e lavorativa, nonchè un'opportunità sociale di grande importanza per il nostro paese.

Attualmente è al vaglio in Parlamento una proposta di testo unico sull'immigrazione, la bozza Amato, che pur contenendo alcuni aspetti positivi mantiene un indirizzo di fondo orientato alla riproposizione dell¹impianto della legge Turco-Napolitano, con una modifica ancora troppo parziale della legge Bossi-Fini: la condizione giuridica del migrante resterebbe così ancorata ad un diritto speciale che rappresenta il principale ostacolo alla ricerca di un percorso di convivenza e alla faticosa costruzione di una società pluralista.

Esiste la necessità di istituire un meccanismo ordinario di passaggio dalla condizione di irregolare a quella di regolare, ovvero, secondo la formula accolta dal programma dell¹Unione, un ³meccanismo di regolarizzazione permanente ad personam per lo straniero in possesso di determinati requisiti.

Infatti la gamma delle risposte alle possibili situazioni di irregolarità dovrebbe essere calibrata sulla base del diverso grado di inserimento dello straniero nella realtà socio-economica e, soprattutto, riservando la misura dell'espulsione ai casi di reale ed accertata gravità, in ogni caso incentivando forme volontarie di rientro, così come si sta sperimentando in alcuni paesi europei.

Il Direttivo regionale della FLC-CGIL, quindi, dà mandato alle segreterie di categoria e confederali, a livello regionale e nazionale, di farsi promotori presso il governo nazionale e fra le forze parlamentari dell'esigenza di abrogare subito la Legge Bossi-Fini, legge fallimentare e razzista, basata perversamente sulla mercificazione dell'essere umano che può ottenere il permesso di soggiorno solo se legato ad un contratto di lavoro e non al progetto di vita del migrante, impegnandosi come sindacato nello stesso tempo alla realizzazione di modifiche di alcuni aspetti della bozza Amato per la promulgazione di una nuova legge più avanzata in materia di diritti dei migranti che preveda, fra le altre cose:

- l¹immediata chiusura dei Centri di Permanenza temporanea;

- il trasferimento delle competenze in materia dalle questure ai comuni e agli enti locali, come nel resto dell'Europa;

- la regolarizzazione di tutti i migranti esclusi dalle quote restrittive dell'ultimo governo delle destre, misura che porterebbe all'eliminazione di circa il 5% del lavoro nero nel paese secondo i calcoli della CGIL;

- un nuovo percorso di regolarizzazione e una maggiore tutela per i migranti in materia di sicurezza sul lavoro.

approvato all'unanimità

Firenze, 9.11.06

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Nove ore di coda per il permesso
MARIA CRISTINA CARRATU´ su la Repubblica 28/6/06

ARTURO, rumeno di 25 anni, badante di un anziano, è in fila sotto il loggiato della Questura in via San Gallo dalle 8 di mattina. «Solo così» sostiene «sei sicuro di entrare…». Quando l´agente lo chiama a ritirare il permesso di soggiorno, alle 17, Arturo ha passato qua sotto nove ore, perdendo un giorno di lavoro e bivaccando insieme a tanti altri come lui, albanesi, sudamericani, cinesi, uomini, donne, bambini, sedendosi ogni tanto per terra fra cartacce, bottiglie vuote, melma di polvere e orina, che sempre accompagnano le ondate dei poveri del mondo.

Ogni giorno, da anni, decine e decine di persone continuano a dover fare code spaventose per mettersi in regola. I residenti protestano, ma se molti, scrivendo ai giornali, denunciano «l´inaccettabile degrado» del bivacco preoccupati per l´estetica del quartiere, molti altri sono preoccupati per i loro badanti, colf, baby sitter, autisti, operai, indispensabili a tutti ma i cui diritti, evidentemente, sono considerati meno importanti dei nostri.

«Vengo da Roma, è così dappertutto» dice sconsolata una donna peruviana, ma questa idea che ci si possa sentire meno colpevoli di fronte al problema, se nessuno è riuscito a risolverlo, ormai si denuncia da solo. Era il maggio del 2004 quando il questore Vincenzo Indolfi garantiva che «il nostro lavoro sta cambiando per quanto riguarda gli immigrati». E´ vero, ammetteva, «molti sono costretti ad una attesa non degna di Firenze». 

Ma tranquilli: entro giugno 2005 l´ufficio immigrati sarà trasferito nella caserma Fadini, fra via Faenza e viale Strozzi, dotata di grande sala d´attesa, calda d´inverno e fresca d´estate. Responsabile dei lavori, il provveditorato regionale per le opere pubbliche, che dipende dal ministero delle infrastrutture, investimento 3 milioni di euro, più 4 per gli interventi successivi. Oggi, due anni dopo, la caserma Fadini non è ancora pronta, mentre gli immigrati bivaccano ancora in via San Gallo - o in via Zara, a seconda delle pratiche e dei paesi di provenienza. E ieri, a Repubblica che tentava di sapere qualcosa sui tempi di consegna della caserma, e soprattutto su come si pensa, anche in presenza di una sala d´aspetto, di ridurre, almeno, il tempo di attesa, la risposta del questore è stata questa: «Senta signora, lei scriva così: la Questura di Firenze sta facendo il possibile». Il possibile cosa, questore? Indolfi ha risposto che queste non sono cose che riguardino un giornale. L´unica cosa che chiarisce riguarda la ressa di ieri: «Le elezioni ci hanno costretto a chiudere gli uffici lunedì, ieri si sono presentate 836 persone, 400 in più del solito...».

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L´ANNUNCIO
Salvadori: "Entro giugno pronta la proposta di legge quadro"
"Diritto di voto agli immigrati già dalle prossime regionali"

MARIA CRISTINA CARRATU´ su la Repubblica 3/5/06

Sono già il 5,4% della popolazione della Toscana (4,1% il dato nazionale), sono aumentati del 114.5% fra il ´91 e il 2001 e la previsione è che in breve tempo raddoppino. Ma ben lungi dal considerarli un problema, la Regione Toscana intende guardare agli immigrati come a una inestimabile risorsa, sociale (contro l´invecchiamento della popolazione), economica (per la dipendenza di intere aree produttive dalla manodopera straniera), nonché culturale, rispetto a cui mettere a punto adeguati strumenti di «inclusione». Da qui l´annuncio, fatto ieri dall´assessore all´immigrazione Gianni Salvadori: entro giugno, attraverso un «percorso partecipato» aperto a tutti i cittadini e alle istituzioni, ma soprattutto agli stranieri, alle loro associazioni e alle loro comunità, la giunta regionale si impegna a elaborare e approvare la prima proposta di legge quadro sull´immigrazione. 

La cui bozza (che contiene però soltanto, dice l´assessore, «le idee su cui dovrà avvenire il confronto») si intitola: «Norme per l´accoglienza, l´integrazione e la tutela dei cittadini non comunitari». Sottolineando «il dato della cittadinanza a partire dall´idea del primato della persona in quanto tale, e dei suoi inviolabili diritti, sociali e civili, di integrazione sociale, culturale, lavorativa». 

Una filosofia su cui si articoleranno molte novità concrete: a cominciare dal diritto di voto già alle prossime elezioni regionali, indicato nello Statuto, ma di cui questa legge imposterà le coordinate normative. Quindi, «sostegni reali alla conquista delle informazioni indispensabili ad una cittadinanza effettiva e attiva», per esempio sulle funzioni di istituzioni e enti pubblici, sui contenuti di Costituzione e leggi; e all´apprendimento della lingua, «fondamentale argine alla marginalità». I nuovi arrivati, però, dovranno anche essere aiutati a mantenere il legame con la propria cultura di partenza, innanzitutto religiosa (e sono infatti previsti a questo scopo incontri con le varie comunità). 

Sostegni andranno, con la nuova legge, anche all´accesso alla scuola (e al contrasto degli abbandoni), alla sanità, e naturalmente alla casa: «Assurdo» dice Salvadori «non poter fare a meno degli immigrati per le imprese, e poi non aiutarli a stabilizzarsi là dove lavorano, con politiche di affitti concordati ed equi». E quanto al lavoro, la Toscana (dove, a fronte di una quota assegnata di 11.250 persone, sono state presentate dagli immigrati 35.292 domande) si impegna, dice Salvadori, «a promuovere una radicale revisione della politica dei flussi».

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Al via la nuova legge sull’immigrazione
L’assessore regionale Salvadori: «Prevederà il diritto di voto». In Toscana vivono oltre 223mila cittadini stranieri

da l'unità 3/5/06

L’OBIETTIVO è vedere i cittadini stranieri residenti in Toscana partecipare all’elezione del prossimo presidente della Regione. Il tempo c’è (le regionali si svolgeranno nel 2010) e a quanto pare anche la volontà non manca. Almeno a sentire l’assessore regionale al sociale Gianni Salvadori che ieri ha presentato la “road map” per arrivare a giugno alla nuova legge sull’immigrazione. Già perché oltre che nei contenuti la normativa regionale punta a essere innovativa anche nel metodo di stesura. Al momento c’è una bozza che verrà esaminata (e eventualmente “emendata”) attraverso una serie di incontri che l’assessore farà sia con le comunità di stranieri che con le istituzioni locali. Ma per chi vuole esprimere un proprio parere l’assessorato alle politiche sociali ha messo la bozza della legge in internet (www.immigrazioneintoscana.it) e aperto un fax (05543843124) e un indirizzo di posta elettronica (toscanasociale@regione.toscana.it). Attualmente (dati Caritas) gli stranieri regolari residenti in Toscana sono 223mila, cioè il 6% dell’intera popolazione. Un numero destinato a crescere (come dicono le previsioni demografiche dell’Irpet) e destinato, sperano in Regione, a un continuo processo di integrazione e interazione con i cittadini italiani. È quella che il presidente della regione martini chiamava «cittadinanza di residenza» e che secondo Salvadori va tradotto con il riconoscimento non solo dei diritti politici, ma anche di quelli sociali come casa, sanità, lavoro e istruzione. «Tenendo presente che il riconoscimento di questi diritti di cittadinanza- aggiunge Salvadori - deve accompagnarsi anche al rispetto delle loro diverse culture e religioni». v.fru.

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IL CASO
Gli immigrati pagheranno 70 euro a pratica, molto più di quanto costa ora
"Alle Poste i permessi di soggiorno" e l´Anci chiede di bloccare il decreto

"Le buone pratiche messe in piedi da Comuni e Province devono proseguire"
NOSTRO SERVIZIO su la Repubblica 22/4/06

Le Poste scavalcheranno Comuni, Prefetture e Questure nella gestione della pratiche per il rilascio dei permessi di soggiorno agli immigrati. I quali, per giunta, pagheranno salato il servizio: più di 70 euro a fronte dei pochi spiccioli sborsati attualmente. E´ la Consulta per l´immigrazione dell´Anci Toscana a lanciare l´allarme su questo «processo di privatizzazione che il Governo uscente intende effettuare tramite le Poste (e non come suo supporto)». Per i primi giorni del prossimo mese di maggio - avverte la Consulta per l´immigrazione dell´Associazione dei comuni toscani - è infatti atteso il decreto del governo destinato a stravolgere il funzionamento di un settore delicato. E tutto questo per dare attuazione all´accordo siglato tra il Governo di centrodestra e le Poste su questa materia.

D´ora in poi dovranno rivolgersi alle Poste sia gli immigrati già presenti in Italia che vogliono rinnovare il permesso di soggiorno, sia quei lavoratori che saranno ammessi ad entrare in Italia in base all´esito delle domande presentate dopo l´uscita nelle settimane scorse del decreto sui flussi (domande presentate anch´esse alle Poste). Finora, in presenza dei requisiti, a ricevere le domande di rilascio dei permessi di soggiorno erano gli sportelli unici delle Prefetture e dei Comuni. «All´interno di questi uffici - protestano dall´Anci - si erano create quelle strutture, competenze e sensibilità umane che guidavano l´immigrato alla compilazione dei documenti. Adesso i Comuni diverrebbero dei supporti alle Poste, titolari esclusive dell´operazione, e si ridurrebbero ad un´attività di front-office. Per giunta i Comuni dovrebbero fare gli esattori per conto altrui, incassando da ciascun immigrato gli oltre 70 euro destinati alle Poste».

Secondo le novità preparate dal Governo, sarebbe insomma l´azienda privata Poste a tirare le fila del procedimento, a ricevere i nulla osta delle questure, la documentazione relativa alla disponibilità di un alloggio da parte dell´immigrato e di tutti gli altri requisiti, per staccare alla fine il fatidico «passi». Per l´Anci la nuova procedura è inammissibile. «Siamo convinti che le buone pratiche messe in piedi da Comuni e Province debbano proseguire» sostiene l´Anci, che chiede la sospensione del decreto anche alla luce del fatto che «il programma dello schieramento che ha vinto le elezioni e che darà luogo al prossimo governo ripropone il trasferimento delle competenze in materia agli enti locali». L´Anci Toscana minaccia barricate: un documento da approvare a livello nazionale, incontri con le prefetture e un´iniziativa pubblica ai primi di maggio con i parlamentari del centrosinistra. (ma. bo.)

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Un nuovo sportello in città per aiutare gli immigrati

dal Tirreno 20/4/06

EMPOLI. Sono sempre di più i migranti che arrivano nel circondario e che hanno a che fare con permessi e carte di soggiorno, che devono imparare a parlare in una lingua che non è la loro, che devono cercare lavoro in un territorio che non conoscono. Per facilitare queste pratiche burocratiche di tutti i giorni nasce il servizio “informazione e consulenza” riservato ai migranti. Il nuovo servizio nasce di concerto tra diversi enti e istituzioni: la Camera del lavoro, i centri per l’impiego del Circondario, l’Agenzia per lo sviluppo, l’Asl, la cooperativa Co&so e l’Accordo di programma per i migranti. In concreto, il progetto “informazione e consulenza” porterà all’apertura di un nuovo sportello, che andrà a rafforzare gli uffici vertenze delle sedi Cgil. «Quello che vogliamo - spiega Danilo Rocca, uno dei referenti del progetto - è che il migrante trovi, se non la soluzione effettiva al suo problema, almeno una strada chiara verso la risoluzione».  

Sono attività di primaria importanza, che per i migranti diventano anche vincolanti per essere in regola con le vigenti normative: cosa fare per richiedere il permesso di soggiorno, a chi fare domanda per avere accesso ai servizi pubblici (come acqua e gas), ma anche gli indirizzi delle istituzioni, degli edifici scolastici, delle pratiche legate ai contratti di lavoro, alle assunzioni o al licenziamento.  Lo sportello “informazione e consulenza” - che sta diffondendo in questi giorni i volantini che ne annunciano l’attivazione - sarà aperto nelle sedi della Cgil di Empoli, Castelfiorentino, Certaldo e Fucecchio in questi giorni e orari: a Empoli (via Roma, 0571 735911) il lunedì dalle 9.30 alle 12.30 e i il martedì 9.30-12.30 e 15-18; a Castello (Piazza delle Fiascaie, 0571 64053) lunedì 15-18 e mercoledì 15-18; Certaldo (via Cavallotti, 0571 668060) martedì 15-18 e giovedì 15-18; a Fucecchio (via Landini Marchiani, 0571 20187) lunedì 15-18 e giovedì 15-18. Agnese Fedeli

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Notte al gelo per gli immigrati fiorentini

In centinaia davanti agli uffici postali in attesa di ottenere i documenti per uscire dalla clandestinità

L’ODISSEA Anche 24 ore in coda all’aperto per la riconsegna dei kit. Nella notte la temperatura è scesa a tre gradi, ma nessuno ha pensato a loro.
Effetto Bossi-Fini: immigrati al freddo per il permesso



di Alessio Schiesari/ Firenze sull'Unità 15/3/06

Una notte in coda al freddo, a riscaldarsi con quel poco che si ha. Di fronte a Santa Maria Novella c’è addirittura chi, preso dalla disperazione, arriva ad accendere un fuoco. Questa la situazione che si è ripetuta nella notte tra lunedì e martedì davanti a moltissimi uffici postali fiorentini, dove decine di immigrati in coda hanno passato la notte al gelo per essere tra i primi a riconsegnare il cosiddetto kit, cioè la documentazione che permetterà ad alcuni di loro di ottenere un permesso di soggiorno. Il tutto in mezzo al disinteresse delle istituzioni. Quello scritto questa notte è l’ennesimo capitolo buio di una vicenda nella quale in molti hanno giocato con il desiderio di regolarizzazione dei clandestini. Prima il mercato nero dei kit e le consulenze pagate centinaia di euro per compilarli, poi il numero enorme di documenti consegnati rispetto alla scarsità di posti a disposizione e infine le lunghe code notturne di fronte agli uffici, senza che nessuno abbia pensato di portare ai malcapitati stranieri una coperta o del tè caldo.

Aperta la caccia agli 11mila posti di lavoro riservati agli extracomunitari in Toscana. Lunghe code in tutta la regione

di Alessio Schiesari 

«SONO QUI dalle tre di ieri pomeriggio, eravamo tantissimi qui questa notte - racconta Edoardo, un ragazzo brasiliano che cerca di regolarizzare il suo lavoro come cuoco -. Nessuno è venuto ad aiutarci, ma ci siamo arrangiati da soli. Abbiamo acceso un fuoco per scaldarci un po’». E in effetti, nella strada davanti all’ufficio postale vicino alla stazione di Santa Maria Novella, ieri mattina c’erano ancora le ceneri del falò che ha aiutato una sessantina di stranieri a sopportare la gelida notte all’aperto. «Comunque, prosegue Edoardo, a me è andata meglio che a mio fratello: lui il kit non era riuscito a prenderlo e ha dovuto comperarlo stamattina per duecento euro. Una settimana di paga solo per sperare di essere messi in regola, te ne rendi conto? Poi, se siamo fortunati, dovremo tornare in aereo in Brasile spendendo almeno mille euro, e poi ritornare qui ancora. È una vera odissea».

Tania, una bella ragazza ucraina, si ritiene fortunata: «Io e mia sorella ci siamo date il cambio questa notte, con turni di sei ore a testa. Fra un paio d’ore dovrebbe tornare lei, così finalmente potrò riposarmi un po’. Sono tre anni che sono in Italia a lavorare come domestica, vorrei finalmente avere i documenti a posto». 

«Io - racconta Giampaolo, che ha passato la notte davanti alle poste di piazza Salvemini - sono stato qui per non lasciare sola la mia ragazza marocchina. Ho passato la notte con una cinquantina di immigrati al freddo e, a dire la verità, mi sono vergognato dell’Italia. Come possiamo pretendere di essere considerati un paese civile quando lasciamo la gente a dormire per terra al gelo?». «La cosa vergognosa - lo incalza Veronica, una ragazza rumena - è che stiamo facendo questa coda interminabile e non sappiamo nemmeno se servirà. Infatti chi avrà la fortuna di rientrare nei flussi, poi dovrà tornare a casa e successivamente rientrare in Italia. Tutto questo casino a causa della burocrazia. E inoltre c’è il rischio di beccarsi un’interdizione alla dogana. Così magari capita di ottenere la regolarizzazione ma di non poter poi tornare in Italia».

Gli unici che hanno assicurato un po’ di conforto agli immigrati sono stati i lavoratori delle Poste di piazza della Repubblica e di Novoli. In questi uffici infatti, sono stati organizzati dei banchini in cui venivano registrati i nomi delle persone in coda e il loro ordine d’arrivo. Niente di ufficiale, solo un piccolo gesto di umanità verso le centinaia di persone che hanno dormito fuori, che almeno stamattina sono potuti tornare a casa per un paio d’ore a riposare.
Il diessino Vannino Chiti punta l’indice contro la Bossi-Fini, «È puro cinismo di fronte a questa situazione difendere quella legge» afferma il capolista dell’Ulivo alla Camera. Mercedes Frias del Prc, usa termini pesantissimi per commentare l’accaduto: «Le persone sono state trattate come bestie, costrette a dormire per strada. Come si può chiamare tutto questo se non crudeltà e umiliazione?». Purtroppo in nessun altro modo.
 

L’intervista
Per l’assessore fiorentino all’immigrazione De Siervo la situazione era sopportabile

al.sch. sull'Unità 15/3/06

Assessore De Siervo, un commento sulle code di questa notte..
«Speriamo sia l’ultima volta che si vede questa carica da ”Ok Corral”, ricordava il far west. Queste persone vogliono solo stare alle regole di questo paese».
Ma il Comune ha fatto qualcosa per aiutare gli immigrati a superare la notte?
«Abbiamo solo monitorato la situazione, per fortuna non c’erano grandi code. La più lunga era in piazza della Repubblica, ma c’erano i portici a riparare dal freddo».
Le persone rimaste fuori in realtà erano molte. Perché non è stato mandato nessuno a portare delle coperte o un tè caldo?
«I vigili hanno monitorato la situazione, se non hanno attivato la protezione civile questo è un’altro discorso.Non sono io a doverla attivare ma il tema è un’altro: non doveva esserci una situazione in cui la gente è stata costretta a stare in coda una notte».
Ma la norma si sapeva fosse quella, voi non potevate fare nulla?
«Ripeto: non ci sono stati problemi rilevanti, credo che la questione non abbia superato la soglia di attenzione. Nel monitoraggio si è ritenuto che la situazione fosse sopportabile».
Ma gli immigrati erano molto arrabbiati?
«Mi dispiace...»

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Si sono autorganizzati, le Poste gli hanno offerto cibo e bevande. Chiti: "La Bossi-Fini è disumana, noi l´abrogheremo"
File ordinate dopo il gelo della notte
Migliaia di extracomunitari presentano le richieste di permesso

da la Repubblica 15/3/06

Dopo una notte al gelo è arrivato il D-day per gli stranieri in coda davanti agli uffici postali per consegnare il kit per essere ammessi a lavorare in Italia. In Toscana la quota di immigrati autorizzata è di 11.250, i kit distribuiti sono stati 31mila. Nonostante la grande disparità tra posti disponibili e quelli ammessi, tutto si è svolto regolarmente: gli stranieri si sono autogestiti le code con elenchi preparati e controllati da loro stessi. Molte le attestazioni di solidarietà: c´è chi ha portato loro coperte e bevande calde durante la lunga notte dell´attesa. Alle 14,30 gli uffici postati hanno aperto gli sportelli ma la consegna si è svolta senza spintoni e regolarmente. Solo a Firenze e provincia sono state consegnate 10.130 domande.

IL D-DAY DEGLI IMMIGRATI
Con la lista autogestita in coda per poter lavorare
Gli stranieri e l´estenuante attesa davanti alle poste

Alle 14,30 si aprono gli sportelli: la fila ordinata di chi ha vegliato tutta la notte
In Toscana sono ammessi 11.250 permessi, i kit distribuiti sono stati 31mila
ILARIA CIUTI su la Repubblica 15/3/06

HANNO passato la notte al gelo di questo marzo ventoso e rigido. Davanti agli uffici postali dove ieri, dalle 14,30, gli immigrati potevano consegnare le domande per il permesso di soggiorno. Una notte insonne pur di conquistare i primi posti della fila, con il retro dei cassonetti come gabinetto e la consapevolezza di essere quasi due milioni di aspiranti in Italia per 170 mila posti ammessi dalle quote, e solo 11.250 che saranno accettati in Toscana contro 31 mila kit di regolarizzazione distribuiti. Badanti, collaboratori domestici, muratori, stagionali, divisi per gruppi a seconda del paese di provenienza. In fila per fare presto, perché i permessi saranno accordati in base all´ordine cronologico di presentazione delle domande che andranno tutte a Roma per essere smistate dal Csa (Centro servizi amministrativi) delle Poste e venire rispedite, via web service, provincia per provincia, dove i vari Sportelli per l´immigrazione accorderanno i permessi: per gli stagionali entro un mese circa, per gli altri non prima di giugno.

Pochi secondi per giocarsi la vita. Eppure nessuno ha sgomitato. Tutti in fila ordinata con le facce stravolte dal sonno e dal dolore di restare in piedi. In alcuni casi gli immigrati si sono organizzati da soli, scrivendo su un foglio l´ordine di arrivo che tutti hanno rispettato. Ci sono stati anche i furbi. Un´immigrata racconta che alle poste del Campo di Marte, approfittando del fatto che ognuno poteva consegnare cinque domande, quattro datori di lavoro sono arrivati all´ultimo a comprarsi i primi posti. Dovevano essere loro, i datori, a presentare le domande, ma le hanno portate gli immigrati. Quando si aprono gli sportelli è un fremito, le speranze si condensano in un gesto, ma tutti restano incolonnati tra le transenne. Nessuno corre, con tranquilla dignità donne e uomini stanchi si avviano, le buste con la domanda in mano, insieme ai 5 euro e 70 per l´assicurata.

Il ritmo è di 10.000 domande al minuto, alle 15 sono 300 mila quelle già presentate in Italia. Alle 17,30 tutto si chiude e in provincia di Firenze le domande sono 10.130, quasi quanto l´intera quota toscana. E´ filato tutto liscio, in virtù dell´ordine che gli immigrati si sono dati e dell´efficienza delle Poste i cui impiegati hanno distribuito bevande calde, cibo e aiuto, come testimoniano Marco Carrai, consigliere comunale della Margherita, e Massimo Mattei, consigliere provinciale diesse, che ieri hanno visitato i 40 uffici abilitati a Firenze. In virtù di quanti, dalla Caritas, alla protezione civile, alle Misericordie, ma anche i cittadini, hanno portato viveri la notte. Ma nonostante «una legge disumana come la Bossi-Fini che noi abrogheremo», come dice Vannino Chiti, capolista per l´Ulivo in Toscana e il cui fallimento «è testimoniato dalle lunghe file», secondo l´assessore comunale Lucia De Siervo. Nonostante «un decreto flussi vergognoso», come dichiara Mercedes Frias candidata toscana di Rifondazione, che «fa solo crescere il lavoro nero», come aggiunge Anolf (Associazione nazionale oltre le frontiere) toscana.

LE TESTIMONIANZE
In attesa insieme a cinesi, filippini, coreani e brasiliani
"Ho sofferto questa notte al gelo ma per me avere mia figlia è tutto"

Maria, rumena: è lei che organizza tutti

Ieri mattina: siedono sfiniti per terra, nei corridoi delle Poste di via Pietrapiana. Circa 150 immigrati in cerca di regolarizzazione, arrivati dal giorno prima e dopo una notte sul marciapiede davanti, senza aver chiuso un occhio per il freddo, con gli occhi arrossati e le ossa rotte. Aspettano che alle 14,30 si aprano i sette sportelli a loro dedicati per consegnare le domande per il permesso di soggiorno. Dovrebbero consegnarle i datori di lavoro, ma la fatica la fanno gli immigrati. Dovrebbero essere domande per terzi, ancora al loro paese secondo la Bossi-Fini e in attesa del permesso per venire, e se li interroghi tutti dicono che «è per mio fratello» o «per la mia fidanzata». In realtà spesso la richiesta di regolarizzazione è per loro, ancora clandestini o perché non sono riusciti a entrare nelle quote o perché «il padrone ha fatto il furbo finchè non ha avuto bisogno di uno con regolare patente per guidare anche il camion», come dice un muratore rumeno. I cinesi con i cinesi, le due coreane che non parlano, il gruppo dei filippini, quello, folto, dei brasiliani, i peruviani, i nigeriani, l´egiziano, i marocchini che fanno amicizia con tutti, i moldavi, i russi, gli ucraini, i tanti rumeni, i tanti albanesi.

Alle 13,30 tutti si alzano e si mettono già in fila. In testa c´è Maria, rumena, 34 anni, che era ragioniera al suo paese, qui fa le pulizie, porta la domanda per sua sorella ancora a casa e ha organizzato tutti. «Io sono un´organizzatrice di temperamento - racconta con il sorriso sulla faccia aperta - Quando sono venuta qui ieri alle 14 e alle 15 c´era già la confusione, mi è venuto il nervoso. Ho preso un foglio e ho cominciato a scrivere i nomi in ordine di arrivo. La prima sono io, la seconda è Sara, una marocchina. Ogni tanto facciamo la chiama, chi non c´è è depennato». Ma all´apertura degli sportelli l´ordine sarà rispettato? «Ci mancherebbe - insorge Maria - Se la vedrebbero con noi». Alle 14,30 l´ordine è più che rispettato. Anche da Soraida che è il numero 25, è peruviana, ha 40 anni e una figlia di 21 che non vede da quattro anni, da quando fa la domestica a Firenze, e per la quale fa domanda di soggiorno: «Ho sofferto troppo per la lontananza. Ho sofferto troppo anche stanotte, al gelo, non è giusto, ma per me mia figlia è tutto».

Qualcuno dice che chi ha i primi posti si è fatto dare 30 euro per consegnare anche la busta di chi era rimasto indietro. Nessuno però protesta a voce alta, tutti continuano la loro fatica, hanno imparato la pazienza. I cinesi portano i bambini con le guance rubizze a vedere i parenti in coda, qualcuno si è scordato di chiudere la busta con il kit per la regolarizzazione e qualcun altro va a comprare la colla. Per terra, i resti di aranciate e biscotti. Una giovane albanese scuote la testa: «E´ la terza volta che faccio la domanda per mio fratello muratore, non ce la farò neanche questa volta». Chiuciuc viene dalla Moldavia: «Da noi ormai c´è l´anarchia. Quando c´era il socialismo avevamo tutti un lavoro». Gli impiegati delle Poste «sono bravi», come dice Maria. Hanno distribuito bevande e cibo. Aiutano a raggiungere gli sportelli. Un giovane albanese si agita perché vuole raggiungere, da fuori della fila, il cugino, ma viene riportato indietro. Poco dopo le 15 tutto è finito. (i.c.)

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IMMIGRATI
Oggi la riconsegna dei kit Prime code nella notte

di Alessio Schiesari / Firenze sull'Unità 14/3/06


DECINE di immigrati, incuranti del tempo rigido, in fila dalla sera prima per assicurarsi un buon posto. Non si tratta della classica scena che precede i più importanti concerti rock, ma quello che sta succedendo di fronte a molti uffici postali, anche in Toscana. Il “premio”, per chi si assicurerà un buon posto, è la possibilità di regolarizzare la propria posizione in Italia. Oggi pomeriggio alle 14:30 infatti, scatterà l’ora X per la consegna dei kit per immigrati, che permetterà in tutta Italia a 180mila extracomunitari di uscire dalla clandestinità. Solo nel fiorentino sono stati distribuiti non meno di 31mila kit, che sembrano però non essere stati sufficienti.

INFATTI anche in Toscana si è generato un fiorente mercato nero, in cui i kit, che avrebbero dovuto essere gratuiti, venivano rivenduti a cifre esorbitanti. Ma se il milione e 800 mila consegnati in tutta Italia non sembrano essere sufficienti, sicuramente lo saranno ancora meno le effettive regolarizzazioni che avranno luogo: appena 180mila.

Non sono mancate le critiche al Ministero degli Interni, accusato da più parti di speculare - a tutto vantaggio delle Poste - sul bisogno di regolarizzazione di quasi due milioni di stranieri. I pochi posti disponibili saranno assegnati tenendo conto dell’ora di consegna, per questo la prefettura ha annunciato che per domani si aspetta di dover far fronte vera e propria emergenza. Gia dal primo pomeriggio di ieri davanti ad alcuni uffici di Prato e Pisa si sono accampate decine di immigrati. A Firenze invece, le prime code si sono viste verso sera. Alle 20:45 erano già 73 gli stranieri in coda davanti all’ufficio di Piazza della Repubblica: tutti a tenere il posto per il proprio datore di lavoro, poichè saranno proprio i datori di lavoro a consegnare oggi la documentazione. 

Nella sola Firenze sono 108 gli uffici in cui sarà possibile consegnare le domande, per un totale di 321 sportelli, che saranno aperti fino a quando non saranno state consegnate tutte le domande. «Penso - spiega Alessandro Galassi di Poste Italiane - che molti sportelli dovranno rimanere aperti almeno fino alle dieci, ed è difficile per il momento sapere quali saranno gli uffici più presi d’assalto». Uno sforzo che però verrà ben ricompensato: infatti per consegnare un kit la spesa è di 5,70 euro, pari al costo di una raccomandata assicurata. E per un milione e 620mila persone, sarà una spesa inutile. a. sch.

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GLI EXTRACOMUNITARI
In coda da ieri alle Poste per il permesso di soggiorno
La domanda di assunzione dovrà essere consegnata dalle 14.30
CLAUDIA RICONDA su la Repubblica 14/3/06

L´ultima notte, per Dorina e gli altri. L´ultima da clandestini. Passata al gelo, in coda davanti agli uffici postali, sbatacchiati dal vento e dalla speranza. I jeans su un pezzo di marciapiede, un´aiuola spartitraffico, uno sgabello. I più fortunati hanno raccattato una macchina, dentro anche in cinque, in sei, per riscaldarsi, «l´effetto stalla» come dice Glauco, uno dei pochi fiorentini in fila, la madre disabile a casa che spera nell´arrivo di una badante dalla Romania. Quattro strati di golf sotto i piumini. E nelle buste, la Busta: quella con la documentazione per il permesso di soggiorno. La domanda di assunzione di lavoratori extracomunitari che dovrà essere consegnata oggi dalle 14.30, quando si apriranno gli uffici postali abilitati (150 nella provincia di Firenze, l´orario di chiusura sono le 17.30, ma verranno accolte ad oltranza tutte le domande che saranno presentate anche oltre l´orario). 

Nella corsa degli stracci, dove conta l´ordine di presentazione della domanda, vince chi arriverà tra i primi, chi non si sarà scoraggiato ieri notte, chi avrà resistito. Ventotto ore di attesa al freddo, per quel permesso, per il sogno di quel permesso. Badanti, collaboratori domestici, muratori, lavoratori stagionali. In Toscana lo avranno in 11.500 (170 mila in tutta Italia, 2 milioni gli aspiranti), così ha stabilito il decreto flussi 2006: pochissimi, se si tiene conto che solo a Firenze sono stati 31 mila i kit di regolarizzazione distribuiti nei giorni scorsi. Una corsa disperata che si corre da fermi. Inchiodati da ieri mattina davanti alle poste, in piazza Libertà, in via Pellicceria, in via Magenta, in piazza Conti, con il mondo concentrato e diviso in pochi metri quadri, di qua i filippini, di là le moldave con i cappelli di lana in testa, di qua le bulgare sugli sgabelli, di là i cingalesi in piedi. 

In mano un foglio protocollo con tanti nomi segnati, davanti a ognuno il numero di arrivo, un elenco fai da te che si spera conti qualcosa quando finalmente si apriranno gli uffici. «Altrimenti chiamare polizia» dice una badante moldava, in attesa da ore. La prefettura è già allertata, polizia e carabinieri sono pronti a muoversi in caso di situazioni agitate, così come ieri notte erano pronti i volontari della protezione civile del Comune per portare bevande calde agli stranieri in coda. Donne, soprattutto donne, molte dell´Est. «Lavoriamo oneste, non vogliamo più vivere nella paura: metteteci in regola e fateci pagare le tasse come tutti» dice Dorina, badante rumena. A Prato, a far la fila per mettere in regola la tata etiope, anche lo scrittore Sandro Veronesi.

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LAVORO Oggi prende il via la caccia alla regolarizzazione: nel Circondario le domande sono dalle 3000 alle 5000

Immigrati, assalto alle poste

da la Nazione 14/3/06

 Sarà una vera e propria caccia alla «regolarizzazione» quella prevista per oggi agli sportelli delle Poste Italiane. Secondo le previsioni, in 42 dei 46 uffici dell’azienda nel Circondario, saranno dalle 3000 alle 5000 le domande che verranno presentate per la messa in regola di extracomunitari e per ottenere un permesso di lavoro nel nostro Paese. Moltissime, se si pensa che per tutta la Toscana saranno 11500 i posti disponibili e che ancora non sono state fissate le quote provinciali. Poste Italiane ha fatto sapere che, dopo il regolare servizio mattutino, nel pomeriggio potenzierà gli sportelli per la ricezione delle richieste che verranno girate direttamente al ministero dell’Interno. L’apertura per l’accettazione delle domande, prevista dalle 14.30 alle 17.30, andrà senza dubbio a oltranza, visto che il diktat ricevuto dalle Poste è quello di restare aperti fino a quando la coda non sarà stata smaltita. 

La fila per presentare le domande sarà unica, cosa che aumenterà ancor più le molte probabilità di vedere fuori dagli uffici delle file consistenti di persone in attesa di entrare. Gli addetti agli sportelli invieranno le richieste al ministero attraverso un sistema informatico che calcolerà al millesimo di secondo quando la domanda sarà stata presentata: per chi oggi dovrà portare i moduli sarà dunque una vera lotta contro il tempo, visto che più tardi si arriverà a colloquio con l’addetto delle Poste minori saranno le probabilità di poter usufruire del beneficio di legge. 

Poste Italiane ha già allertato la Prefettura che ha garantito dei passaggi dinamici di controllo da parte delle forze dell’ordine nonché il loro intervento nel caso si verificassero criticità. Intanto, sono molte le questioni spinose che si potranno verificare nella giornata di oggi. Visto che ogni datore di lavoro può depositare fino a 5 domande se il reddito lo consente, non è escluso che si possano verificare casi di veri e propri ‘mercanteggiamenti’ per presentare in tempo la domanda. Fenomeno di cui corre voce anche in altre province, come a Prato, dove circolano anche delle cifre: centinaia di euro per avere un «kit».

Teoricamente, le richieste presentate servirebbero a far entrare in Italia persone che sono all’estero e in cerca di lavoro; in pratica, però, secondo la Cgil, il 90% delle richiesta verranno presentate per regolarizzare extracomunitari che sarebbero già nel nostro paese e che continueranno probabilmente a essere clandestini se non riceveranno l’accettazione del modulo. «Abbiamo fatto servizio di consulenza per una compilazione attenta delle domande – spiega Danilo Rocca De La Cruz, responsabile servizi all’immigrazione della Cgil – e pensiamo che le persone si metteranno in fila molto presto. Già nel 2005 su 650 posti disponibili pervennero 17mila domande e per oggi il rischio è che potrebbero essere molti i non regolari a portare i moduli al posto del datore di lavoro, rischiando un controllo che porterebbe all’espulsione dal Paese».
Daniele Dei

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Limite all´assunzione di "cervelli" e manager stranieri: in Toscana solo 50
Permesso di soggiorno per 11.250 extracomunitari
Il 14 marzo la corsa agli uffici postali

MAURIZIO BOLOGNI sulla Repubblica 8/3/06

Sono 11.250 i cittadini extracomunitari che quest´anno potranno regolarizzare il soggiorno di lavoro in Toscana. Tra loro, divisi per quote, ci sono collaboratrici domestiche e badanti, muratori e operai, lavoratori autonomi e dipendenti, ammessi solo per il lavoro stagionale e persino 50 «cervelli» e manager: dirigenti, personale altamente qualificato. Lo stabilisce il decreto sui flussi, pubblicato ieri sulla Gazzetta Ufficiale, e una circolare del ministero del lavoro. Rispetto all´anno scorso, le quote appaiono più che raddoppiate.

 I 170.000 extracomunitari ammessi a lavorare in Italia per il 2006 (79.500 l´anno scorso) restano comunque gocce in un mare di aspettative numericamente superiori: quelle dei datori di lavoro che vogliono assumere e quelle dei lavoratori che già si trovano in Italia senza permesso di soggiorno e che aspirano a mettersi in regola.

Le prossima tappa della via crucis verso la regolarizzazione è fissata per il 14 marzo. Dalle 14.30 alle 17.30 gli uffici postali abilitati (l´elenco si trova all´interno di tutti gli uffici postali o sui siti Internet www.poste.it e www.welfare.gov.it.) ritireranno i kit debitamente compilati e corredati di documenti che i datori di lavoro hanno ritirato nei giorni passati. Si prevedono le consuete code, magari fin dal giorno prima, perché le richieste dei datori di lavoro saranno esaminate in base all´ordine di deposito. Ma non è ancora concluso lo stillicidio informativo sugli annuali flussi di immigrazione ammessi nel nostro Paese. Se ieri il governo ha comunicato le quote riservate ad ogni regione, non è ancora nota la ripartizione provincia per provincia. «La comunicheranno gli uffici provinciali del lavoro, ma solo nei prossimi giorni», facevano sapere ieri dalla prefettura di Firenze.

Si sa, intanto, che in Toscana saranno ammessi quest´anno 2.500 lavoratori stagionali (1.000 l´anno passato). Si conoscono poi le quote regionali, per lavoro subordinato non stagionale, riservate a cittadini extracomunitari di Stati che hanno stipulato accordi con l´Italia: in Toscana sono 300 albanesi, 200 tunisini, 300 marocchini, 450 egiziani, 100 nigeriani, 350 moldavi, 200 cingalesi, 150 bangalesi, 175 filippini, 65 pakistani, 30 ghanesi, in totale 2.320 contro i 1.210 dell´anno scorso. A tutti gli altri extracomunitari sono riservati in Toscana 6.130 permessi di soggiorno (2.600 l´anno passato) per lavoro subordinato non stagionale: 3.350 dovranno essere occupati in lavoro domestico o assistenza alla persona, 1.000 nel settore edile, 1.350 in altri settori produttivi, 200 sono riservati a chi vuole convertire il proprio soggiorno da motivi di studio a motivi di lavoro e 230 per chi desidera trasformare il tirocinio in lavoro. Nella nostra regione, inoltre, 250 cittadini extracomunitari potranno convertire il permesso di soggiorno per studio in permesso per lavoro autonomo. Infine c´è la quota riservata a manager e «cervelli»: in Toscana non sarà possibile assumerne più di 50.

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Irruzione in un capannone alle Piagge: da mesi al lavoro senza essere pagati
Nascosti dietro un muro camuffato c´erano nove lavoratori-schiavi
Arrestati dai vigili quattro sfruttatori cinesi

Sequestrati agli imprenditori anche molti abiti, borse e cinture con i marchi contraffatti
Durante il controllo gli immigrati clandestini erano stati portati al riparo di una parete mobile in legno
LAURA MONTANARI su la Repubblica 5/3/06

In nove, nascosti oltre una parete di legno, sorpresi a lavorare dietro a un muro camuffato. Senza timbri di ingresso sui passaporti, con viaggi avventurosi alle spalle, alle macchine cucitrici dal mattino alla sera. Da mesi erano chiusi in quei capannoni nella zona delle Piagge, a dormire sui soppalchi, con i materassi in terra, messi uno in fila all´altro. Alcuni lavoratori cinesi hanno raccontano di non avere nemmeno mai ricevuto uno stipendio, probabilmente perché la loro busta paga andava a «risarcire» chi li ha fatti entrare in Italia attraverso le rotte clandestine. 

Dei quattro imprenditori arrestati dai vigili urbani, per favoreggiamento della manodopera clandestina al fine di trarne profitto, tre sono i cinesi che hanno ieri patteggiato davanti al giudice: quattro mesi con la condizionale. Per il quarto (stessa nazionalità) non è stato invece convalidato l´arresto.

Il controllo della sezione anti-degrado dei vigili di Firenze era diretto a un immobile che si trova nella zona delle Piagge, in via Campania e che ospita sette ditte di pelletteria e una di confezioni. I vigili hanno sequestrato anche numerosi capi di marchi contraffatti (Fendi, Prada, Burberry London) di cui gli imprenditori cinesi non hanno saputo spiegare la provenienza. Sono abiti, borse, cinture.

Il capannone ha una sola porta di ingresso per tutte le ditte: al piano terra ci sono i reparti della produzione, sopra, un soppalco con i locali dormitorio e la cucina. I vigili, assieme agli addetti della Asl, sono entrati contemporaneamente in tutti i locali e si sono accorti che i letti erano ancora caldi e che qualcuno mancava all´appello. Non potevano essere scappati perché la porta di uscita è una soltanto, quindi i vigili hanno ispezionato tutto il capannone trovando in due ditte, una parete di legno con un mobile davanti, l´hanno fatto spostare e all´interno, dietro al muro, c´era un vano nel quale sono stati rintracciati i lavoratori cinesi. Tutti clandestini. La stanza segreta dove nascondere i lavoratori in nero, è ormai molto diffusa a Chinatown, soprattutto nell´area pratese. A volte questi nascondigli servono ai lavoratori anche come stanze di produzione, non soltanto come rifugio per quando scattano i controlli da parte delle forze dell´ordine.

Nell´area tra Firenze e Prato viene stimata una comunità cinese composta da circa 25mila presenze, di questi a Prato, secondo i dati forniti dal ministero, vivono 11.700 immigrati cinesi regolari (senza contare i numerosi minorenni), a Firenze 11.680 permessi di soggiorno. E´ una Chinatown fra le più grandi d´Europa. Controllarla nei traffici e negli affari è difficile e complesso. Soltanto pochi giorni fa la guardia di finanza seguendo un cittadino cinese sorpreso a Firenze con un migliaio di borse con i marchi contraffatti, è riuscita a risalire al capannone-magazzino da cui provenivano: a Prato sono riusciti così a sequestrare 13mila articoli falsi e a denunciare due imprenditori cinesi di Calenzano per ricettazione e commercio di prodotti con marchi contraffatti.

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Il ragazzo, figlio di genitori nigeriani, ha ottenuto la cittadinanza due anni fa
"Non mi serviva un foglio per sentirmi italiano"
Chuma: due culture e un solo Paese

Il segretario della Cgil Epifani ha rilanciato l´idea del passaporto per nascita
CLAUDIA RICONDA su la Repubblica 5/3/06

«Non avevo bisogno di un foglio per sentirmi italiano». Chuma è bello e spavaldo, ma soprattutto sa di esserlo. Per lui il discorso sulla cittadinanza comincerebbe e finirebbe lì, in quella frase. Diciannove anni gli sono sufficienti per sottrarsi al giochetto dell´insetto schiacciato tra due vetrini del microscopio: «Cos´avrei di tanto speciale? Vuoi anche tu farmi la domanda che mi fanno in tanti: ma te di dove sei esattamente? Prima rispondevo Sesto, sono di Sesto, ma i miei genitori sono nigeriani. Come se dovessi giustificarmi di qualcosa. Oggi non mi giustifico più, non rispondo più, attacco: non me la fate quella domanda, non ha senso farmela. Sono nato qua, studio qua, facoltà di scienze biologiche, faccio le stesse cose degli altri ragazzi della mia età, gioco a calcio nello Sporting Sesto juniores, parlo fiorentino come te, non c´è un noi e un voi, la nostra lingua e la vostra lingua, un mio modo diverso di vivere rispetto agli altri. Mi sono sempre sentito cittadino di questo paese».
Chuma lo è diventato ufficialmente due anni fa, quando era minorenne: i suoi genitori sono nigeriani, abitano a Firenze dal ´79, hanno tre figli nati qua, ma il più grande, Chukwuma Okoye, Chuma appunto, è diventato cittadino italiano solo nel 2004 quando il padre ha ottenuto lui stesso la cittadinanza. 

Un percorso lungo, l´ottenimento di quel foglio per gli immigrati, che ora la Cgil vorrebbe rendere più breve e più equo rilanciando l´idea del «passaporto per nascita»: il figlio di stranieri che nasce in Italia sia automaticamente riconosciuto italiano (cosa che avviene già in Germania e negli Stati Uniti, e che in un sondaggio di «Repubblica» ha raccolto il 78 per cento dei consensi fra gli italiani). Ci sono state diverse proposte di legge in proposito, ma sono rimaste a languire in Parlamento, mentre per i figli diciottenni degli immigrati l´odissea per ottenere la cittadinanza non si è addolcita ed è tuttora scandita dalla fatica, e anche dall´umiliazione, di mettere insieme la documentazione necessaria: una marea di certificati e di pezze d´appoggio che dimostrino una residenza in Italia «senza interruzioni» per diciotto anni.

Per Chuma è stato tutto tecnicamente più semplice, grazie alla cittadinanza ottenuta dal padre. Ma nonostante la sicurezza che dimostra oggi, non dimentica lo smarrimento di ieri, la complessità nascosta nel sentirsi parte di due paesi, e contemporaneamente estraneo a entrambi. «Guardarsi allo specchio e non ritrovare quel ragazzo nella carta di identità. Andare in Nigeria ed essere considerato un europeo, non uno di loro. Sentire di non essere più, o essere meno, parte della Nigeria, ma non esserlo pienamente dell´Italia. Ci ho messo un po´ a capire che avere dentro di sé due culture non vuol dire tradirne una, ma vivere entrambe come un arricchimento». Avere la cittadinanza italiana ha i suoi vantaggi: «Non devo più chiedere visti e permessi di soggiorno quando parto, e se alla dogana lasciano passare i miei amici e fermano me, almeno adesso ho il passaporto italiano da fargli sventolare con un certo gusto sotto gli occhi». Di vantaggi, Chuma, ne ha anche un altro: al gazebo di Forza Italia in piazza Dalmazia fermano tutti, tranne lui.

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IL CASO
Due anni fa fu espulsa e non riesce a tornare
Sposata con un fiorentino ma non può venire qui

Il marito fa avanti e indietro con la Romania: "Chiediamo solo di essere una famiglia"

«Lei ha davanti a sé un uomo che non ne può più. Io amo mia moglie. Ho voluto costruire con lei una famiglia. Ma, nonostante che siamo sposati, non le consentono di venire in Italia. Ci hanno ridotti a essere una famiglia aereo-dipendente. E io sono disperato». Il dottor Filippo F., 47 anni, sta vivendo una situazione assurda. Ha il torto, per la legge italiana, di amare una giovane donna rumena, Vanda, 32 anni, che nel 2004, per ignoranza delle regole sul soggiorno in Italia, fu espulsa. La fermarono a Brescia con un gruppo di amici, non le tradussero neppure gli atti, la misero su un aereo e la rispedirono in Romania. Lei aveva già conosciuto Filippo ed era in stato interessante. A causa dello stress perse il bambino.
Da allora non hanno smesso di volersi bene. «E´ una donna affascinante - racconta Filippo - parla cinque lingue: oltre al rumeno, il russo, il turco, l´inglese e l´italiano. Anche mia madre le vuole bene. Il 2 dicembre scorso ci siamo sposati in Romania. Io speravo nel visto per ricongiungimento familiare. Il matrimonio è stato autenticato dai tribunali rumeni, poi consegnato all´ambasciata d´Italia che lo ha registrato. Dunque è valido in Italia. Ma, nonostante questo, il 15 febbraio è arrivata la doccia fredda, sotto forma di un atto di diniego: "Il visto d´ingresso non può essere concesso al cittadino straniero che risulti segnalato ai fini della non ammissione"».

Ora Filippo salta da un aereo all´altro. Il suo lavoro ne risente. E´ una vita impossibile. Per uscire dalla spirale ha incaricato gli avvocati Massimiliano Manzo e Cino Benelli di intraprendere tutte le azioni possibili, civili e penali, per far accogliere in Italia sua moglie. «A mio avviso - spiega l´avvocato Manzo - è un abuso vietare l´ingresso in Italia a una persona sposata con un cittadino italiano». «Sbaglio - conclude il dottor Filippo - o la Costituzione tutela la famiglia? E noi chiediamo solo di essere una famiglia».

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La fotografia fatta dall´Irpet su immigrazione e occupazione: nel 2023 un giovane su sei non sarà italiano
Lavoro, gli stranieri rischiano di più
Turni pesanti, poca sicurezza:"Non ci trattano da esseri umani"

ILARIA CIUTI su la Repubblica 1/3/06

SONO 223 mila gli immigrati in Toscana. Saranno 400 mila nel 2023: il 12% della popolazione, il 18 per cento dei giovani: in giovane su sei sarà immigrato. Oltretutto l´età di chi arriva è bassa mentre aumentano le donne in età feconda. Dunque forza lavoro e antidoto alla scarsità di nascite della regione, segnala l´Irpet che fornisce dati e proiezioni nella sua indagine sugli immigrati in Toscana, presentata dai ricercatori Francesca Giovani e Giovanni Maltinti. 

Gli immigrati crescono soprattutto nell´area centrale, più industrializzata, piuttosto che sulla costa. Nel 2023 a Firenze potrebbero passare, da oltre 28 mila a 73 mila e a Prato da circa 14 mila a 37 mila. Già adesso l´incidenza dei residenti stranieri sulla popolazione complessiva è maggiore in Toscana della media nazionale (5,4% contro il il 4,1%). Tra i paesi di provenienza svettano Cina e Albania, la Romania ha sorpassato il Maroco al terzo porto.

Purtroppo, rivela l´Irpet, la propensione dell´imprenditoria locale ad assumere immigrati (più di 52 mila nel 2004: il 30% delle assunzioni contro il 26% del nord est e il 27% del centro Italia. Più 20.000 collaboratori domestici) si sposa con l´abitudine ad assegnare ai lavoratori stranieri mansioni basse e turni massacranti. Non mancano casi di vero e proprio sfruttamento e, soprattutto, gli infortuni sul lavoro sono più frequenti che per gli altri lavoratori: 50 morti sul lavoro tra gli immigrati tra il 2000 e il 2004, 8 mila infortuni denunciati nel 2003 (più 56% rispetto al 2001, il 10% del totale contro il 6% sempre del 2001) e 11 morti bianche. E mentre la media degli infortuni diminuisce, per gli immigrati cresce fino a 60 lavoratori su mille contro 45 toscani. «L´occupazione - commenta l´assessore al lavoro regionale Gianfranco Simoncini - rimane l´elemento qualificante di ogni politica di integrazione. Ma purtroppo è ancora concentrata nei settori medio bassi e meno qualificati dove sono frequenti casi di infortunio».

L´Irpet ha intervistato 180 immigrati, oltre la metà con un titolo si studio superiore o la laurea, nei luoghi dove sono più concentrati: il distretto tessile di Prato, quello conciario di Santa Croce sull´Arno, quello orafo di Arezzo. E ha scoperto, è la denuncia, che agli immigrati sono affidate le mansioni più basse e gravose, che «i turni sono massacranti», le ore di lavoro superano le 40 settimanali senza straordinario, il lavoro notturno abbonda e gli immigrati non rifiutano niente perché devono mandare i soldi a casa, hanno paura di perdere il lavoro, all´inizio quando non hanno il permesso di soggiorno sono esposti a tutti i ricatti, non sono informati sulla sicurezza, non conoscono la lingua. «Ci sottopongono a turni di lavoro troppo pesanti e che cambiano in continuazione. Quanto c´è cambio turno tra la notte e la mattina si salta la notte di sonno», dicono. Oppure: «Qui non ci sono italiani, loro si informano e protestano, noi no». 

Dopodichè l´Irpet chiede migliori condizioni di lavoro, formazione, permessi di soggiorno. E l´assessore alle Riforme istituzionali in Regione Agostino Fragai punta sul voto: «Gli immigrati vivono, studiano, lavorano nel nostro paese, pagano le tasse e contribuiscono alla crescita dalla nostra economia. Li faremo votare entro il 2010».

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In Toscana in poche ore sono andati a ruba 83mila stampati per regolarizzare i dipendenti extra comunitari
Stranieri, kit al mercato nero
Sono stati segnalati casi di moduli, in realtà gratuiti, venduti a 500 euro

I datori di lavoro rimasti senza possono sperare nella ristampa che è in corso
NOSTRO SERVIZIO su la Repubblica 25/2/06

Sabato scorso, primo giorno di distribuzione, in due ore i kit per i flussi di immigrazione sono spariti dagli uffici postali toscani, «saccheggiati» dai datori di lavoro che vogliono assumere all´estero cittadini extracomunitari, ma soprattutto dai clandestini che sperano di rientrare nelle ristrette quote di chi otterrà il permesso di soggiorno. Tra i tanti che si sono presentati agli uffici postali anche qualche malfattore: si sono verificati tentativi di rivendere a 500 euro il kit ritirato gratuitamente il giorno prima. La segnalazione è arrivata da telefonate di cittadini alla prefettura di Siena, che ieri ha invitato a rivolgersi alla polizia chiunque abbia notizie di mercato nero e ha ribadito che i kit si ritirano gratuitamente agli uffici postali. Dove però, almeno a Siena, torneranno in settimana, come riferisce la prefettura. A Firenze la situazione è più articolata. Ci sono ancora in alcuni uffici, in altri no. «Li abbiamo finiti subito, sabato, non so se li riavremo» dicevano ieri pomeriggio dall´ufficio postale di via Senese. «Li abbiamo ancora» assicuravano alla stessa ora dalle poste di via Torcicoda. In Toscana erano stati spediti 83.000 kit (15.000 a Firenze) su 1.300.000 distribuiti in Italia in prima battuta. Da lunedì i 200.000 rimasti al ministero sono stati inviati qua e là, in tutta Italia, per cercare di tamponare le falle. E intanto è incominciata la ristampa.

Dal ministero dell´interno e dalle prefetture invitano alla calma, ad evitare le resse, ricordano che c´è tempo. Nei prossimi giorni dovrebbe uscire nella gazzetta ufficiale il decreto sui flussi che stabilirà le quote in ciascuna provincia italiana: ovvero quanti cittadini extracomunitari potranno entrare in Italia con un regolare contratto di lavoro in base alla nazionalità. Si prevede che complessivamente, in tutta Italia, saranno circa 170.000, meno di quanti sarebbero già clandestini nel paese e aspirano alla regolarizzazione. Il decreto fisserà anche il giorno di riconsegna dei moduli, di nuovo alle Poste, ma solo in alcuni sportelli di cui si trova l´elenco in tutti gli uffici postali. Sarà il vero giorno X: si attendono code dalla sera prima, perché vale ancora la regola che le prime domande depositate avranno la priorità nell´accoglimento. Ieri si è saputo che prima del decreto sugli extracomunitari ne uscirà uno sui flussi dei neocomunitari, cioè i cittadini di Repubblica Ceca, Estonia, Lettonia, Lituania, Polonia, Slovacchia, Slovenia e Ungheria. Ai loro aspiranti datori di lavoro saranno risparmiate le file: possono scaricare il modulo di domanda dai siti www.interno.it, www.welfare.gov.it e delle prefettura, e dovranno rispedirlo compilato per raccomandata alle prefetture. Intanto Palazzo Vecchio ha cominciato ieri la distribuzione di «Immigrazione – la normativa», un vademecum in sette lingue (russo, inglese, rumeno, arabo, cinese, somalo e albanese), utile ai cittadini che per vari motivi vivono in Italia. (ma.bo)

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