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In Toscana la ripresa c’è, ma sta già rallentando

Per l’Irpet nel 2006 il pil è cresciuto più di quanto previsto (più 1,7%) ed è aumentata l’occupazione grazie alle esportazioni (più 5%)
Sale l’incidenza del terziario, bene la meccanica, stabile la moda. Nei prossimi 2 anni prevista una frenata. Quanto pesa la Finanziaria

UNA REGIONE non così «aperta» all’esterno e così ricca di distretti come si crede

di Vladimiro Frulletti sull'Unità 20/12/06

Per anni l’Irpet, l’istituto della Regione che ha il compito di studiare gli scenari economici della Toscana, concludeva le sue analisi, di solito non entusiaste sull’anno in via di chiusura, con previsioni più o meno ottimistiche sul futuro. Quest’anno no. La fotografia del 2006 ha tinte rosa, la ripresa c’è stata: Pil a più 1,7% (rispetto alla previsione dell’1,3%), più export, quasi 11mila nuovi posti di lavoro (gran parte nel terziario e flessibili) e saldi positivi per industria , trasporti e commercio. La moda, grande malata, che non cala quasi più e la pelletteria (grazie alle grandi marche) che sale. Invece le prospettive sul futuro prossimo (2007 e 2008) sono assai meno incoraggianti. Un pil in discesa (tra l’1,2 e l’1,4%) come le esportazioni e una modesta crescita della domanda di lavoro (dalle 6 alle 8mila unità).

Scaramanzia? No. Semmai la consapevolezza che la Toscana è arrivata a un punto di svolta. Che cioè ci sono da tenere in considerazione più che gli elementi congiunturali (il fluttuare del dollaro o la Finanziaria che fara scendere il pil toscano dello 0,2% come calcola il direttore dell’Irpet Alessandro Petretto) quelli (come si diceva una volta) di struttura. È così Stefano Casini Benvenuti, dirigente Irpet, nella sua relazione di fronte a una platea di imprenditori e amministratori (il presidente Claudio Martini è sostituito dall’assessore alle attività produttive Ambrogio Brenna) sottolinea come la Toscana più delle altre regioni del centro-nord (dall’Emilia alla Lombardia) sia caratterizzata dal terziario (produce oltre il 70% del pil) che però è di tipo «non particolarmente evoluto» (alberghi, ristoranti, notai, agenzie immobiliari) e spesso caratterizzato da scarsa o totale assenza di apertura sia verso l’esterno (export) sia verso la concorrenza. Ed è in questi mercati locali protetti (immobiliare e attività professionali) che poi si è investito di più.

«È non è un caso - fa notare Brenna - che sono quei settori dove abbiamo deciso di aumentare l’Irap». Il che però alla fine fa della Toscana una regione che nella realtà è meno “aperta” e meno “distrettuale” di quanto lo sia la sua rappresentazione. Meno aperta perché meno industrializzata di altre realtà come dimostra il peso del terziario. Quanto ai distretti ce ne sono di più altrove (es Veneto, ma anche Lombardia e Emilia-Romagna) e quelli toscani sono concentrati lungo la valle dell’Arno e del Bisenzio. Mentre sulla costa si paga ancora la fuga negli anni ‘90 delle imprese pubbliche (ma c’è la ripresa del turismo e della nautica) e la Toscana meridionale è essenzialmente agricola. Così se si alza lo sguardo fino alla Toscana nel 2020 l’Irpet vede una regione con bassa crescita di benessere.

Irpet: la ripresa toscana rallenterà nel 2007 e 2008

Se si vuole invertire questa tendenza occorrono investimenti pubblici che si concentrino maggiormente sugli elementi strutturali, anche a costo di qualche sacrificio nel breve periodo (con conseguente abbassamento del benessere per i prossimi due e tre anni, prevede l’Irpet). E così torna l’antico dilemma «meglio l’uovo oggi o la gallina domani» che Benvenuti regala agli ascoltatori. Brenna pur non rispondendo direttamente al quesito, sottolinea però come la Regione nel suo Prs la scelta della «discontinuità» l’ha fatta, come nel caso del progettato distretto integrato regionale. E lo vuol fare anche sulla «liberalizzazione» dei servizi (sia quelli pubblici che quelli privati) che sul turismo dove il problema non è il numero di visitatori, ma il giorni di permanenza (ancora pochi) in Toscana. Il presidente degli industriali toscani, Sergio Ceccuzzi, parla della necessità di «irrobustire la crescita». Ceccuzzi fa riferimento sia alle infrastrutture sia a interventi sul sistema regionale della promozione, quello fieristico e congressuale, quello aeroportuale. «I temi sono condivisi- spiega-, ma manca la condivisione del senso dell’urgenza». Più pessimista Fabio Banti, presidente di Confartigianato, per cui anche la «ripresina» è inesistente.Vladimiro Frulletti

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Rapporto finale dell´Irpet sull´economia nel 2006: la regione risale grazie alla situazione internazionale e all´euro stabile
La ripresa? Piccola, piccola
Tirano la metalmeccanica e il terziario, ma è poco competitivo

"Si privilegiano i settori che assicurano una rendita certa"
ILARIA CIUTI su la Repubblica 20/12/06

«UNA ripresina piccola piccola», così titola l´Irpet, e non a caso, il suo rapporto finale sull´economia toscana nel 2006. La ripresa c´è stata, nessuno lo nega, la Toscana ha ricominciato per la prima volta a crescere dopo cinque anni bui iniziati nel 2001. Nel 2007-2008 la crescita proseguirà ma in forma più attenuata. Per di più, annuncia l´ex direttore Alessandro Petretto, condizionata da un taglio del pil dello 0,2% provocato dagli effetti della Finanziaria.

«Che fatica crescere», è il commento. Oltretutto la ripresa toscana è derivata soprattutto da meriti altrui: una situazione internazionale ottima con il commercio mondiale in forte espansione e l´euro stabile. Nonostante alcuni settori abbiano mostrato una loro incoraggiante vitalità, in particolare la meccanica. Non ci sono stati scatti, insomma, e non ci saranno se qualcosa non cambia all´interno, tanto più che Usa e Germania andranno meno bene. A ancorare la Toscana, secondo il ricercatore Irpet Stefano Casini, è soprattutto la sua posizione di regione più terziarizzata tra quelle del centro nord. Un terziario molto diverso da quello delle nazioni più sviluppate dove è sinonimo di alti redditi e di economia in crescita.

Qui impera un terziario tradizionale e poco proiettato sui mercati internazionali, dunque non competitivo: commercio, alberghi, pubblici esercizi, trasporti, attività professionali. Scarsi i servizi alle imprese, ancora troppo poca l´informatica. «Si privilegiano i settori protetti che assicurano una rendita sicura. Si evita di mirare a più alti guadagni ma anche di rischiare. Oltretutto servizi eccessivi e inefficienti provocano un rialzo del costi dei prodotti esportati e dunque un danno alla nostra principale fonte di guadagno che è l´export. «A lungo un sistema così non regge», avverte Casini. Un ulteriore rialzo dei prezzi deriva dal continuo ricorso a commercialisti, notai, avvocati derivato dall´eccessiva burocrazia. Quanto alla minaccia della Finanziaria, Petretto spiega che risolvere il problema del debito pubblico alla lunga porterà giovamenti a tutti, ma nell´immediato saranno solo effetti negativi. Minori comunque di quelli nazionali dove il pil calerà dello 0,3. E ciò perché in Toscana gli investimenti statali previsti sono alti, perché il cuneo fiscale che farà abbassare prezzi favorisce le esportazioni e perché le piccole aziende non subiranno contraccolpi dal versamento del tfr.

Ma torniamo alle notizie positive. «Se c´è stata una ripresa, vuol dire che c´è pure qualcosa di vivo», commentano Casini e Petretto. In Toscana è derivata in particolare dalla ripresa delle vendite all´estero (più 9,6% al terzo trimestre 2006) e della spesa degli stranierei (più 3%). I settori in espansione sono tutti nella metalmeccanica mentre la moda tiene appena, anzi cade un po´ (meno 0,4%) con l´unica eccezione felice della pelletteria (più 16%). Le famiglie toscane stanno spendendo più che nel resto d´Italia, lo stesso fanno i turisti. Non cresce invece il settore pubblico per il freno messo alla spesa pubblica. Aumenta la domanda di lavoro da parte delle imprese, ma solo nei servizi (più 10.000 unità). Nell´industria, in concomitanza con l´aumento di produttività, l´occupazione continua a calare di 3.500 posti. La previsione è di un aumento a fine anno del pil dell´1,7%. Nei prossimi due anni tutto andrà nello stesa direzione, solo con una crescita minore. Per il pil dell´1,2% nel 2007 e dell´ 1,4% nel 2008. dell´1,4. Una mano a migliorare la daranno «le politiche integrate e tanta concertazione», secondo l´assessore regionale all´economia Brenna che annuncia risorse aggiuntive (Stato e Regione) per il piano regionale di sviluppo di oltre 280 milioni in 4 anni.

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In Camera di commercio faccia a faccia tra categorie, sindacati e enti locali
"Contro i corporativismi che bloccano serve una programmazione negoziale"

MARZIO FATUCCHI su la Repubblica 14/12/06

Un faccia a faccia tra categorie economiche, sindacati e enti locali per affrontare le sfide, ma anche i problemi e le criticità della «città che cambia». La Camera di commercio ha chiamato ieri ad un incontro le realtà coinvolte nei processi di trasformazione urbana, per fare il punto sui «lavori in corso», ma soprattutto sul "da fare" in futuro. E arriva una proposta: creare un istituto di "programmazione negoziale", da contrapporre ai piccoli e grandi corporativismi che, secondo il presidente della Camera di commercio Luca Mantelassi, puntano ed hanno interessa a bloccare il processo di innovazione in corso. «Una cabina di regia dove confluiscano amministrazioni comunali, camera di commercio e associazioni di categoria sui grandi temi della trasformazione metropolitana» spiega Mantellassi.

Una necessità che arriva anche dalle resistenze, dalle proteste e dai tentativi di fermare i progetti già avviati. «Stiamo assistendo a un neocorporativismo atomizzato che rischia di mandare in frantumi il nostro territorio. Bisogna attuare in ogni campo la capacità di discutere, riflettere, ma anche di decidere una volta per tutte. Non si può guardare sempre indietro, ridiscutere sempre quello che è stato deciso» dice Mantellassi. Dubbi e perplessità espresse anche dagli altri interlocutori, tra cui il sindaco di Firenze, Leonardo Domenici, il presidente di Confindustria, Sergio Ceccuzzi, il segretario della Camera di commercio Alessio Gramolati, Fabio Picchi della Confesercenti, oltre a Confcommercio, Cna, Confartigianato e Legacoop che, per bocca di Stefano Bassi, ha ricordato che nonostante le «proteste di una minoranza», quando si è trattato di pronunciarsi su uno dei progetti di riqulificazione della città, l´area ex Longinotti, «la maggioranza si è attivata».

Ora però, ha ricordato Domenici, «c´è una divaricazione che si allarga tra società, politica ed istituzioni. E´ legittimo che si abbiano opinioni difformi sul progetto di trasformazione della città, ma l´elemento di fondo è che c´è un´idea precisa della riorganizzazione del territorio, delle funzioni, della realtà urbana, del sistema amministrativo: non si può azzerare tutto per ricominciare da capo. E il dibattito pubblico non può evidenziare problemi secondari o marginali: l´intera città ha la responsabilità di partecipare ad un livello qualitativamente alto del confronto».

«Se si sceglie di governare questi processi di innovazione, vanno affrontati nella loro totalità - ha incalzato Gramolati - pensiamo alla Tav. Migliaia di operai, tecnici arriveranno in città: dove dormiranno, mangeranno, vivranno? Non si può pensare solo ai cantieri, non si possono rinviare i problemi, vanno affrontati adesso». Un atteggiamento necessario perché «non c´è cosa peggiore che creare sfiducia nell´autorità pubblica, crea cultura del sospetto». Un approccio a cui la «progettazione negoziale» può dare una risposta, ma che non basta: «Diamo vita all´Area vasta. Il progetto di aggregazione funzionale dei comuni dell´area metropolitana è già, a nostro parere, un passo importante in questa direzione» ha detto Luciano Zambelli della Cna. Un obiettivo anche questo in itinere: «La conferenza dei sindaci verso la città metropolitana si riunirà per la prima volta tra pochi giorni» dice il sindaco di Scandicci Simone Gheri.

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Silvestri: «Insieme per vincere le sfide»

«Indispensabile recuperare rapidamente forza ed efficienza sui fattori di sviluppo» 

«Sinergie e crescita dimensionale». Luciano Silvestri, segretario generale della Cgil Toscana, non ha dubbi: è questa la ricetta per agganciare la ripresa e scongiurare quel declino che la regione sembra aver imboccato negli ultimi anni.

dal Sole 24Ore 21/11/06

1 Vedo una toscana ancora in bilico. Il declino c’è ed è molto forte, dura da quasi cinque anni e ha, in alcuni settori portanti, caratteristiche strutturali. Il rilancio è possibile a patto che gli attori istituzionali ed economici siano da subito operativi. Le parole chiave della sfida che ci attende sono sinergie e crescita dimensionale.

2 Tutt’altro. Le scelte fatte tengono insieme equità, risanamento, sviluppo. Rappresentano quindi una grande opportunità di crescita. Piano regionale di sviluppo e fondi comunitari sono punti di riferimento da cogliere con il massimo dell’impegno.

3 La manovra regionale sull’Irap rispetta un irrinunciabile criterio di equità secondo il quale tutti i soggetti sono chiamati a dare il proprio contributo al risanamento, ma non solo, è anche una manovra intelligente. Lo è perché tiene fuori il settore manifatturiero e ogni altro settore esposto alla concorrenza e perché è accompagnata da una manovra più generale di tassazione selettiva. Per alcuni settori si prevedono persino riduzioni di aliquote.

4 La Toscana deve rapidamente recuperare forze ed efficienza sui fattori dello sviluppo senza i quali è complicato progettare il futuro. Servizi, infrastrutture, una pubblica amministrazione snella ed efficiente rappresentano in­sieme a una visione integrata e distrettuale della Toscana produttiva il valore aggiunto sul quale puntare per un rinnovato sviluppo. In questa ottica il fattore tempo è importantissimo.

5 La precarietà, frutto di scelte sbagliate, se non rimossa, nuoce alla crescita competitiva del sistema. E per questo che chiediamo al Governo e al parlamento di riscrivere la legislazione sul lavoro, la legge 30, e sinceramente non capiamo la levata di scudi delle imprese per il solo fatto che il ministro Damiano ha annunciato per gennaio l’apertura di un tavolo con le parti sociali per cercare un accordo che rimetta il contratto a tempo indeterminato al centro dei rapporti di lavoro.

6 L’accordo raggiunto fra Cgil, Cisl, Uil, Confindustria e Governo rappresenta una svolta che il paese aspettava da dieci anni. Finalmente partirà la previdenza integrativa che garantirà un futuro pensionistico anche ai giovani. Con lo strumento dei fondi pensione potrà avviarsi un processo di modernizzazione finanziaria utile soprattutto alle imprese. L’Italia sarà finalmente alla pari con gli altri paesi europei. Le resistenze che negli anni si sono manifestate in una parte consistente del mondo imprenditoriale erano del tutto anacronistiche e hanno finito con il ritardare un processo assolutamente necessario.

SEI DOMANDE PER IL FUTURO

1 Tra declino in atto e rilancio possibile, verso quale direzione sta andando La Toscana?

2 A vostro giudizio, la manovra del governo regionale rischia di frenare i segnali della ripresa economica che si sono manifestati nel corso del 2006?

3 Cosa pensate dell’aumento dell'Irap deciso da una Regione, seppure limitato a settori ritenuti meno esposti alla globalizzazione e con alti livelli di redditività?

4 Quali ritenete che debbano essere i fattori chiave detta competitività del territorio su cui occorre puntare nei prossimi anni?

5 Legge Biagi e flessibilità del mercato del lavoro: come giudicate il dibattito politico su uno dei nodi decisivi per lo sviluppo del Paese?

6 La Finanziaria è stata molto discussa soprattutto sulla questione del Tfr: cosa ne pensate e quale impatto potrà avere la manovra nazionale sommata a quella regionale?

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Industriali e sindacati un nuovo patto per lo sviluppo economico

da la Nazione 16/11/06

FIRENZE — Un gruppo di lavoro per prevenire situazioni di criticità e monitorare il sistema produttivo locale. È questo il risultato dell’accordo tra Assindustria e parti sociali firmato ieri nel corso del workshop intitolato «Le relazioni sindacali, alla prova della cultura d’impresa, per lo sviluppo», che ha inaugurato la settimana della cultura organizzata dall’associazione degli industriali.

«L’intesa di oggi – spiega Sergio Ceccuzzi, presidente di Assindustria Firenze e di Confindustria Toscana – istituisce una sorta di osservatorio che auspichiamo possa preventivamente individuare nel sistema economico locale i bisogni delle imprese che crescono e di quelle che sono in difficoltà. Così da evitare le dispersioni di energie e focalizzare meglio gli obiettivi, attraverso un fattivo raccordo con le istituzioni». E l’accordo, come si legge nel testo sottoscritto dal presidente degli industriali e da Alessio Gramolati, Adriano Fratini e Vito Marchiani, rispettivamente segretari provinciali di Cgil, Cisl e Uil, istituisce di fatto un gruppo di sei rappresentanti, tre scelti dai sindacati e tre da Assindustria, che assumeranno, a rotazione e per un anno, le cariche di presidente e vicepresidente. 

Le parti si incontreranno almeno una volta ogni due mesi. Il tutto, seguendo le linee tracciate dal patto di sviluppo firmato nel 2004 e cavalcando l’onda degli ultimi due trimestri, che sembrano aver segnato per l’economica locale una leggera ripresa. Pur con le inevitabili differenze, industriali e sindacati intendono così lavorare fianco a fianco per individuare punti di forza e debolezza del sistema economico territoriale e in particolare quello industriale e manifatturiero, che, come ha sottolineato Alessio Gramolati, segretario della Camera del lavoro metropolitana di Firenze, «ha un peso sulla formazione del Pil metropolitano pari al doppio di quello che hanno i servizi».

 

LINEE GUIDA PER ACCORDO BUONE PRATICHE DI GESTIONE - SVILUPPO ­CRISI - RIORGANIZZAZIONE - RISTRUTTURAZIONE AZIENDA

A conferma ed attuazione dei presupposti ed obiettivi che sono alla base dell'accordo per il Patto per lo Sviluppo dobbiamo, partendo dall'attuale situazione economico-produttiva, individuare strumenti ed intraprendere iniziative che possano rilanciare lo sviluppo.

In un contesto economico produttivo sempre più variabile e variegato per i pesanti condizionamenti della globalizzazione diventa necessario agire per tempo sia rispetto a possibili evoluzioni economiche negative sia per poter cogliere le opportunità: che vengono dall'apertura di nuovi mercati, dall'affermarsi di nuovi prodotti e di nuovi e più qualificati modelli tecnologici e/o organizzativi.

La qualificazione del sistema negoziale, in un ambito territoriale di buone relazioni sindacali a strumentazione legislativa e contrattuale definita, è contemporaneamente l'obiettivo e il contenuto del presente Accordo di Buone Pratiche.

Nella logica di favorire azioni ed interventi in via preventiva viene ritenuto di fondamentale importanza svolgere un'azione concertata con le Istituzioni, che si muova organicamente tanto sul piano della prevenzione delle crisi quanto sul piano della gestione e del recupero delle potenzialità industriali e professionali sul territorio.

In questo contesto la qualificazione del sistema negoziate ha l'obbiettivo di valorizzare il territorio, sostenendo le imprese che hanno un valore strategico, salvaguardando, nel contempo, il patrimonio. delle conoscenze professionali rappresentato dai. lavoratori e il potenziamento/intensificazione dello sviluppo tecnologico. In questo ambito le parti ritengono utile affinare un'azione di carattere concertativo che coinvolga, tanto sul piano strategico quanto nella gestione di peculiari e singoli casi, le Istituzioni alle quali proporre, fermo restando le specifiche autonomie, politiche volte a favorire la realizzazione di investimenti e/o processi formativi in sintonia con i programmi di sviluppo, occupazionali e aziendali. 

La condivisione di Buone Pratiche rappresenta un segnale di forte novità e può portare alla definizione e proposizione di un modello che, ferme restando le autonomie. e prerogative delle rappresentanze dì categoria e delle singole aziende, deve favorire. nella gestione delle criticità l'utilizzo di tutti gli strumenti "congiunturali e reversibili" di sostegno al reddito quali CIGO, CIGS, contratti di solidarietà, di mirate politiche formative ecc., per la difesa e la valorizzazione del patrimonio professionale e produttivo evitandone la dispersione. 

In un contesto economico produttivo, come quello attuale in cui si stanno delineando tre tipologie aziendali: azienda leader (motore di sviluppo), azienda che riorganizza mantenendo la presenza in loco e azienda che riduce o cessa l'attività, si conviene sull'opportunità di costituire un "Gruppo di Lavoro" per potere analizzare, conoscere le tendenze economiche territoriali e generali e monitorare il sistema locale manifatturiero.

Il "Gruppo di Lavoro", per prima cosa, dovrà individuare i punti di forza e di debolezza, le ragioni di difficoltà (interne, esterne, prodotto, processo, mercato. ecc.) con particolare riferimento al sistema locale della filiera produttiva; studiare, in modo dinamico, l'evoluzione delle tre tipologie aziendali; offrire alle imprese locali opportunità di miglioramento qualitativo per una maggiore capacità di penetrazione nel mercato interno ed internazionale in un contesto di globalizzazione del sistema produttivo; individuare i fabbisogni formativi e costruire progetti formativi ad hoc, monitorandoli nel loro percorso, anche con riferimento ai fondi interprofessionali, favorendo, nel contempo l'attività e la realizzazione di iniziative territoriali eventualmente proposte dalle categorie, quali ad es.l'Osservatorio per il settore della Moda.
Il "Gruppo di lavoro", costituito dalle parti sociali potrà avvalersi ed aprirsi al contributo di altri soggetti quali Istituzioni, banche, università, centri studio, centri ricerca, ecc. che potranno essere di volta in volta individuati dalle parti funzionalmente alle criticità e necessità rilevate.

Il "Gruppo di Lavoro", oltre a far fronte ed interessarsi alle eventuali situazioni di criticità che possono determinarsi, si dovrà essenzialmente porre quale soggetto propositivo ed attivo nei confronti delle Istituzioni per rispondere positivamente alle esigenze del sistema produttivo in materia di Ricerca, Innovazione, Marketing e Formazione sostenendo,in particolare, le imprese che nel territorio sono motore di sviluppo.

Per l'espletamento dell' attività. al fine di garantire la massima efficienza ed operatività del Gruppo di lavoro, viene stabilito che:

1) il "Gruppo di Lavoro" sarà composto pariteticamente fra l'Associazione degli Industriali e le Organizzazioni Sindacali da sei rappresentanti; ciascuna delle parti ne nominerà tre.

2) i! "Gruppo di Lavoro" nominerà un Presidente ed un Vice Presidente a rotazione fra i suoi componenti che saranno espressione, alternativamente, della parte datoriale e di quella sindacale.
Il Presidente e il Vice Presidente rimarranno in carica per dodici mesi.

3) il "Gruppo di Lavoro"si riunirà, ordinariamente, almeno una volta à bimestre e/o comunque a richiesta di una delle due parti.

4) la sede e la .segreteria del "Gruppo di Lavoro" e stabilita presso l'Associazione degli Industriali;

5) il "Gruppo di Lavoro" si insedierà entro il 3l dicembre 2006.

6) il "Groppo di Lavoro" elaborerà apposito Regolamento per definire le proprie procedure e modalità operative.

 

Firenze. 15 Novembre 2006

ASSOCIAZIONE INDUSTRIALI DI FIRENZE

CGIL

CISL

UIL

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Silvestri (Cgil) sprona Regione e imprese:

«I soldi ci sono, ora realizziamo i progetti»

«Ci sono infrastrutture ferme da anni ma nel 2006 16 milioni di fondi europei resteranno inutilizzati»

di Francesco Sangermano/ Firenze sull'Unità 7/11/06

IL TEMPO delle parole è finito. Serve agire. Serve concretezza. Luciano Silvestri, segretario toscano della Cgil, non usa mezzi termini per invitare la Regione e le imprese a rimettere in moto il motore dello sviluppo traducendo nei fatti tante idee che da troppo tempo restano soltanto tali. «La Toscana deve svegliarsi» ha tuonato Silvestri illustrando le proposte del sindacato per affrontare i nodi dello sviluppo regionale. Perché se per il segretario la base di partenza è buona («con l’accordo sulla manovra di bilancio 2007 abbiamo superato un momento difficile» dice) adesso c’è bisogno «di diventare velocemente operativi se non vogliamo che gli accordi stretti rimangano solo dei libri dei sogni». 

Un concetto che affonda le sue radici su una considerazione di fondo. «I soldi disponibili con la nuova programmazione dei fondi comunitari non sono pochi - ha sottolineato Silvestri - Dal 2007 al 2013 la Regione Toscana potrà infatti contare sulla possibile attivazione di 2682 milioni di euro che potranno essere un volano importante per alcune infrastrutture. L’imperativo per noi è quello che le istituzioni e le imprese facciano squadra in modo tale da poterli spenderli tutti». Ecco allora che Silvestri ha richiamato da un lato gli enti locali che «devono fare squadra e avviare sinergie» e dall’altro le imprese che «fino ad oggi non hanno avuto un atteggiamento virtuoso». A tal riguardo il segretario toscano della Cgil ha ricordato che «a dicembre 2006 scadono i vecchi fondi comunitari e la Toscana rischia di perdere 16 milioni di euro perchè mancano i progetti delle imprese per l’innovazione».
Silvestri ha quindi elencato quelli che («al di là delle Grandi Opere sulle quali concordiamo le priorità elencate dalla Toscana al governo» ha precisato) potrebbero essere i progetti cui dare concretezza. 

«Il collegamento tra la superstrada e il porto di Piombino costerebbe 36 milioni di euro - ha esordito - quello ferroviario tra il porto di Livorno e l’interporto 7 milioni e il potenziamento sempre della linea ferroviaria tra Pistoia e Lucca 40. Sono esempi che, a fronte delle disponibilità economiche attivabili presso l’Unione Europea, fanno capire cosa si potrebbe fare fin da subito». Il nodo sta proprio nella velocizzazione delle decisioni. A maggior ragione se si pensa che, spesso, la politica rimette in discussione scelte già fatte. «Penso al gassificatore al largo di Pisa e Livorno o a decisioni che ancora non sappiamo a che punto siano come il termovalorizzatore a Case Passerini. Per quest’ultimo non si può attendere il 2012 dato che già dall’anno prossimo l’inceneritore attualmente in funzione esaurirà la sua capacità di assorbimento».

Allargando il discorso, infine, Silvestri ha espresso forte preoccupazione per la qualità del lavoro nella regione. «Dati Inail - ha spiegato - ci dicono che solo nel primo semestre 2006 gli incidenti sul lavoro sono aumentati rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso col numero di quelli mortali passato da 42 a 47 (dato salito poi ulteriormente negli ultimi mesi, Ndr)».

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POLITICA & ECONOMIA
Il segretario regionale della Cgil chiede misure rapide e concrete: "Ci sono migliaia di milioni comunitari utilizzabili"
"Ripresa, è ora di passare ai fatti"
Silvestri indica a Martini quattro cose da realizzare: i soldi ci sono

ILARIA CIUTI su la Repubblica 7/11/06

BASTA fermarsi alle parole, anche se belle. Lo sviluppo della Toscana è a rischio, bisogna provvedere in modo concreto e subito. Ci sono interventi che potrebbero essere fatti immediatamente. E´ passato il momento difficile, ragiona il segretario della Cgil, Luciano Silvestri che lancia la sfida. Si è superato lo scontro Regione-sindacati sulla manovra di bilancio. Ne siamo usciti, ragiona il segretario, con un accordo. Il presidente Martini ha anche concluso bene il match: «Sono d´accordo con lui quando ha detto che ora bisogna rilanciare lo sviluppo e diventare operativi da subito», dichiara Silvestri. Che però aggiunge: «Ma adesso muoviamoci». Ci sono cose importanti cui mettere mano: «Bastano 36 milioni di euro per completare il collegamento del porto di Piombino alla superstrada - elenca - Solo sette per allacciare il porto di Livorno con l´interporto di Guasticce, 40 milioni per potenziare e rendere più veloce la linea ferroviaria Pistoia-Lucca, 110 per raddoppiare quella Pistoia-Montecatini. E´ vero che qui le responsabilità sono delle Ferrovie ma si potrebbe, pur di raggiungere lo scopo, pensare anche a dei cofinanziamenti».

Si deve e si può secondo il sindacalista. Non mancherebbero, aggiunge, neanche le risorse. «La Regione - dice - ha a disposizione 2.682 milioni di euro di fondi comunitari da attivare tra il 2007 e il 2013 per cofinanziare i progetti che venissero fatti. Vanno spesi tutti e subito». I ritardi sarebbero esiziali per un territorio dove la ripresa «è lieve e se non la si aggancia scappa». L´immobilismo porterebbe, secondo Silvestri, a una perdita di qualità, di coesione sociale, di lavoro «buono». Parlano le cifre: 47 morti sul lavoro nei primi sei mesi del 2006 contro i 42 dello stesso periodo del 2005, 36.921 incidenti invece di 36.884, «un aumento in controtendenza con i dati nazionali». Mentre anche il lavoro nero è cresciuto fino a 160 mila lavoratori.

Ce n´è per tutti. Per le istituzioni. «Comuni, Province, Regione devono tornare a fare squadra - dice Silvestri - In questo modo potremo risolvere nodi strutturali importanti». Per il sistema delle imprese: «Così non va, finora hanno fatto troppo poco. Rischiamo di perdere 16 milioni di altri fondi comunitari spendibili entro il 2006 perché non hanno presentato i progetti di innovazione che erano necessari», accusa il segretario che non tralascia neanche le infinite alchimie della politica. «Basta - dice - con le discussioni sulle decisioni già prese e concordate. Per esempio il gassificatore offshore, per esempio il termovalorizzatore. 

La discarica di Case Passerini ha un anno di vita, per fare l´impianto ci vogliono almeno quattro anni e non si parte mai». Sui servizi pubblici Silvestri insiste: «Un passo in avanti lo abbiamo fatto con Toscana Energia ma vorremmo più velocità e concretezza - spiega- Noi siamo disposti a fare la nostra parte ma solo di fronte a un piano industriale convincente». A mettere fretta basti, secondo il segretario Cgil, un esempio per tutti: «Presto il metanodotto algerino approderà a Piombino, ma a commercializzare il metano sarà l´impresa emiliana Era, in condizioni di garantire una massa di utenza che le nostre piccole imprese non si sognano nemmeno».

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«I fondi europei restano nel cassetto»

La Cgil: Toscana ferma, le imprese non usano gli aiuti all’innovazione

— FIRENZE —su la Nazione 7/11/06

«LE IMPRESE non hanno investito abbastanza in innovazione, e lo dimostrano i 16 milioni di euro di finanziamenti europei che a fine 2006 rischiano di restare inutilizzati». Luciano Silvestri, segretario generale della Cgil Toscana, ieri, in un incontro con la stampa, ha sottolineato che per affrontare i nodi dello sviluppo regionale occorre lavorare sulle sinergie tra enti locali e sulle imprese, ‘ree’ di aver dato in questi ultimi anni un contributo innovativo ben al di sotto delle aspettative. «Le imprese dimostrano di non avere idee, perché non presentano progetti», fanno sapere dal sindacato. «Le informazioni circolano, i bandi sono lì da una vita, ma i soldi restano inutilizzati». E alle critiche mosse dalla Cgil, i rappresentanti degli imprenditori rispondono con una certa cautela. «Dovremmo studiare a fondo il problema, distinguere tra le diverse linee e i diversi settori, se industriale, artigianale o commerciale — spiegano da Assindustria Toscana — ma ci mancano i dati, e quindi non sappiamo quale sia la reale causa dell’inutilizzo dei fondi comunitari per l’innovazione».

CERTO è che la maggior parte delle imprese toscane, e in questo si trovano tutti d’accordo, sono piccole o medio-piccole, il che significa che è difficile che dispongano di così tante risorse umane ed economiche da dedicare al monitoraggio dei bandi e al reperimento delle informazioni relative ai fondi comunitari.

PER LA CGIL, in ogni caso, è giunto il momento di passare alla fase operativa. E il segretario generale della Cgil Toscana non risparmia un richiamo alla Regione, pur esprimendo una «valutazione molto positiva» sull’accordo di pochi giorni fa relativo alla manovra di bilancio preventivo per il 2007, che garantisce tre punti cardine, ovvero «equità», «risanamento» e «sviluppo». «La Toscana è troppo ferma, anche se i soldi non mancano — sottolinea Silvestri — e lo dimostrano i quasi 3 miliardi di euro di fondi europei stanziati per la regione per il periodo 2007-2013. Sono cifre che permettono sicuramente la realizzazione di opere che riteniamo fondamentali, come il collegamento tra la superstrada e il porto di Piombino, che costa 36 milioni di euro, o il potenziamento da 40 milioni di euro della tratta Pistoia-Lucca, o ancora il collegamento ferroviario tra interporto e porto di Livorno, realizzabile con soli 7 milioni di euro». «E poi — aggiunge Silvestri — occorre velocizzare le decisioni, la politica non può mettere sempre in discussione scelte già fatte, come ad esempio l’impianto di rigassificazione offshore o come Case Passerini».

E TUTTO QUESTO senza mai dimenticare il tema del lavoro. «La questione del degrado sul fronte del lavoro — conclude il segretario della Cgil Toscana — resta urgente, visti anche gli ultimi dati che indicano una crescita degli infortuni sul lavoro (36mila nel primo semestre 2006) e dei lavoratori a nero, che, secondo i dati Inps, sono 160mila in tutta la Toscana».
Monica Pieraccini

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CGIL REGIONALE TOSCANA

 

A PROPOSITO DEI FATTORI DELLO SVILUPPO

 LA TOSCANA NECESSITA

  DI UN’OVERDOSE DI CONCRETEZZA

DALLE PAROLE AI FATTI  LE PROPOSTE DELLA CGIL PER PORTARE A SOLUZIONE ALCUNI NODI  STRUTTURALI DELLA NOSTRA REGIONE  IMPENSABILE, INFATTI, DOVER   ATTENDERE IL 2012 PER VEDERE L’IMPIANTO DI CASE PASSERINI IN FUNZIONE, LUSTRI PER VEDERE COLLEGATI I PORTI AGLI INTERPORTI E DECENNI 

PER IL RADDOPPIO DELLA PISTOIA - LUCCA

Non mancano le idee, abbondano i progetti, ci si confronta sulle prime, sui secondi si litiga pure. Sono buoni gli accordi che  raggiungono i diversi livelli istituzionali fra di loro  e   con le parti sociali, non sempre però tutto questo si tramuta in fatti concreti, in opere finite e funzionanti. La  carenza di risorse  non spiega tutto e poi  la ripartizione 2007 - 2012 dei nuovi fondi strutturali ci assegna risorse importanti, non inferiori alle precedenti. Dalle parole ai fatti, stop allo sport di ridiscutere oggi quello che si è deciso solo ieri, la Toscana necessità di una overdose di concretezza perché è impensabile dovere attendere il 2012 per vedere l’impianto di Case Passerini in funzione, lustri per vedere collegati gli interporti ai porti e decenni per il raddoppio della Pistoia – Lucca.La Cgil Toscana, nel merito, presenterà  alcune sue idee e proposte nel corso di un

INCONTRO STAMPA

LUNEDI’ 6 NOVEMBRE 2006 ORE 12.00

C/O CGIL TOSCANA (Saletta 1° piano) VIA PIER CAPPONI, 7 – FIRENZE –

 

Del  suo segretario generale Luciano Silvestri 

Firenze 03.11.2006.-

                                                                                               L’UFFICIO STAMPA

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In ripresa agroalimentare ed edilizia

dal Tirreno 9/10/06

EMPOLI. Moda, vetro e ceramica sono ancora in crisi. In ripresa metalmeccanica, edilizia, conciario e agroalimentare. È l’analisi di Stefano Scibetta, responsabile provinciale del dipartimento dell’artigianato e della minore impresa, che traccia un bilancio della situazione economica del Circondario. «Il pessimismo dei primi sei mesi dell’anno - spiega Scibetta - si è attenuato e finalmente si può parlare di ripresa economica». «Nel settore metalmeccanico - prosegue Scibetta - ci sono nuove dinamicità: la crisi sembra essere ormai passata, ma purtroppo non c’è concretizzazione in nuove occupazioni. Ancora troppo pochi i posti di lavoro». «In espansione - prosegue Scibetta - anche il settore edile e l’industria del legno e delle cornici: dati significativi, dal momento che la produzione di legno era fino a pochi mesi fa uno dei settori che più ci preoccupavano. Nel settore conciario ed agroalimentare non ci sono stati incrementi, ma neppure situazioni di difficoltà». 

«Diversa - spiega Scibetta - la situazione dei settori abbigliamento, vetro e ceramica. Non è facile ancora capire se ci sono stati dei miglioramenti: la situazione non è allarmante, ma in alcuni casi si ricorre ai cosiddetti ammortizzatori sociali, cioè alla cassa integrazione». Ben tre delle quattro grandi aziende tessili empolesi hanno fatto ricorso alla cassa integrazione. I dipendenti della Modyva sono in cassa integrazione ordinaria, l’Allegri e la Gallotti hanno chiesto invece la cassa integrazione straordinaria per il riordinamento dell’azienda. È la dimostrazione della crisi che il settore tessile sta attraversando? 

«La situazione - spiega Daniele Cateni, referente tessile della Cgil - dimostra sicuramente una carenza del lavoro, ma la situazione non è allarmante. La cassa integrazione è piuttosto una strategia aziendale». «Le aziende tessili che hanno chiesto la cassa integrazione - conclude Cateni - sono meno rispetto allo scorso anno, ma non dimentichiamo che anche il numero delle aziende tessili empolesi è diminuito: alcune piccole aziende hanno infatti dovuto chiudere». Inoltre se da una parte si può parlare di ripresa economica positiva per molti settori del Circondario, dall’altra non si può ancora parlare di posti di lavoro in aumento: ancora lontano sembra essere l’incremento occupazionale. «Purtroppo - spiega Scibetta - l’occupazione stabile è stata sostituita con un tipo di occupazione occasionale. Basta considerare che la maggior parte dei contratti di lavoro stipulati anche per mezzo del Centro per l’impiego sono contratti a tempo determinato». Elisa Bigazzi

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IL MANIFATTURIERO IN TOSCANA

La Cgil sui distretti industriali «C’è la ripresa, il piano va rivisto»

da la Nazione 22/9/06

«OCCORRE rimodulare gli interventi previsti nel piano regionale di sviluppo, per consolidare le realtà manifatturiere che nel primo semestre del 2006 hanno dato segni di ripresa». Queste le parole del segretario generale Cgil Toscana, Luciano Silvestri, che ha presieduto ieri a Firenze il convegno “Un futuro per i distretti industriali e i sistemi locali manifatturieri della Toscana”, e che sottolinea come il piano sia stato pensato in una fase in cui la ripresa non si era ancora manifestata.

I 12 distretti toscani raggruppano 53mila aziende e 280mila lavoratori, il 56% degli occupati del manifatturiero della regione.
«Nella maggior parte di queste realtà – ha sottolineato Silvestri – i dati positivi, che presentano alti e bassi a seconda dei comparti, arrivano dopo un periodo buio di 60 mesi. In Toscana permangono poi segnali preoccupanti, come l’aumento dei lavoratori in mobilità, passati dai 17725 della fine del 2005 ai 21078 di luglio 2006». Nel prossimo futuro, per la Cgil, avremo una ripresa selettiva, a vantaggio dei settori competitivi sui mercati esteri. Per consolidarla le tre parole chiave sarebbero ricerca, innovazione e integrazione. Il sindacato condivide l’obiettivo del piano di sviluppo di creare un “distretto integrato regionale” e chiede che l’integrazione sia rivolta su due fronti: da una parte occorre far dialogare con le imprese i 240 centri di ricerca toscani; in secondo luogo bisognerà favorire in modo più incisivo le sinergie tra le aziende.
Emanuele Berretti, responsabile gruppo distretti Cgil Toscana, cita come esempio il piano regionale della moda: caso in cui le imprese hanno utilizzato i fondi per le ristrutturazioni finanziarie, ma quasi per niente quelli dedicati a integrazione, ricerca e innovazione. Nicola Di Renzone

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Giù fatturato e occupati, la crisi investe gli artigiani

Dati negativi nei primi 6 mesi del 2006. Incassi calati di quasi 4 punti. Persi 1700 posti di lavoro. Male oltre alla moda anche edilizia e servizi

da l'Unità 26/7/06

«Il calabrone vola nonostante che gli scienziati dicono che non può volare perché ha il corpo troppo grande e le ali troppo piccole. Ma lui continua a volare perché non lo sa». La metafora è dell’assessore regionale alle attività produttive Ambrogio Brenna. Il calabrone sarebbe l’artigianato toscano che nonostante la pioggia di meno illustrata ieri da Unioncamere e Irpet (gli scienziati) continua a volare. La quota del volo in verità è però sempre più bassa. Ma oramai è dal 2001 che nessuno in Toscana spicca più un bel salto. Tanto che le uniche note positive che gli esperti traggono da questo rapporto dell’Osservatorio regionale sull’Artigianato è che è vero «che si perde, ma si perde un po’ meno che nel passato». Cna e Confartigianato parlano di «frenata della crisi». Giudizi che se si trattasse di una squadra di calcio saprebbero molto di consolazioni da tifosi. Di cui non si accontenta il segretario della Uil Vito Marchianni che, a nome anche di Cgil e Cisl, dice chiaramente che «Non c’è nessuna inversione di tendenza. È 5 anni che siamo in caduta». Anche perché tutti questi segni meno tradotti significano soldi e posti di lavoro. In 6 mesi, ad esempio, si calcola che se ne siano volatilizzati ben 1700. E se in passato (oramai anche questo lontano) i posti fissi erano compensati da quelli “atipici”, adesso non c’è neppure il ricambio promesso dalla “flessibilità”. Numeri preoccupanti perché poi vanno aggiunti, fanno notare i sindacati, agli altri 8mila addetti persi nel bienno 2004-2005.

Del resto gli unici settori a crescere in fatturato sono la cantieristica (1,2%) e la concia (4%). A perdere terreno è invece il comparto edile (-4,9%), i servizi (-3,5%), il manifatturiero (-2,4%), la metalmeccanica (0,2%) e il sistema moda in generale (-5,4%). Un calo che interessa tutte le province toscane. Peggio di tutte stanno Prato (-6,5%), Massa-Carrara (-5,6%), Arezzo (-4,8%) e Livorno (-4,5%), ma vanno indietro anche Grosseto (-3,9%), Lucca (-3,8%) e Siena (-2,2%)e sono negativi, seppur in misura inferiore, anche i numeri di Firenze (-1,8%), Pistoia (-1,0%) e Pisa (-0,7%).

Comunque le aziende che vanno meglio sono quelle più grandi. Un’indicazione per chi deve fare scelte di governo a incentivare se non le fusione almeno i consorzi fra imprese. Brenna la fa sua. «La Toscana è grande quanto un quartiere di Shanghai eppure contiamo ben 240 centri di ricerca e 53 centri per il trasferimento tecnologico». E nessuno è sicuro che sia un vantaggio.

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IL PATTO PER LO SVILUPPO
Assindustria e sindacati, accordo sulla formazione

da la Repubblica 20/7/06

ASSINDUSTRIA, Cgil, Cisl e Uil fanno un altro passo avanti sulla via degli accordi in sintonia con il patto per lo sviluppo. Filippo Salvi per Assindustria, Andrea Montagni per la Cgil, Adriano Fratini della Cisl e Vito Marchiani della Uil hanno firmato un accordo su orientamento e formazione professionale. Uno strumento che Montagni considera «molto importante per garantire sviluppo, buona occupazione e crescita delle imprese, oltre a combattere la precarizzazione. Tutti obiettivi, questi, di cui si parla nel documento». 

Alla base dell´accordo, la convinzione che la formazione rappresenti una delle più importanti leve per una efficace politica di sviluppo, dei diritti di cittadinanza e di coesione sociale, per la competitività delle imprese, la crescita della professionalità dei lavoratori e l´internazionalizzazione del sistema territoriale. Industriali e sindacati puntano alla collaborazione con le istituzioni e chiedono alla Provincia un osservatorio per monitorare i fabbisogni di formazione e di professionalità. (i.c.)

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FORMAZIONE LAVORO

Personale più preparato C’è un primo accordo fra industriali e sindacati

da la Nazione 20/7/06

Assindustria Firenze e i sindacati Cgil, Cisl e Uil hanno raggiunto un accordo in materia di formazione e orientamento e adesso attendono una risposta concreta dalla Provincia, alla quale è già stato chiesto un incontro. Obiettivo è la costituzione di un osservatorio permanente che realizzi indagini periodiche sui fabbisogni formativi delle aziende e che individui le carenze in materia di formazione e di orientamento al lavoro, per poi attivare politiche ad hoc in grado di rilanciare la competitività delle imprese e accrescere la professionalità dei lavoratori. A Firenze, ad esempio è stato detto, sono richiesti addetti alla organizzazione delle vendite, alla logistica e al marketing ed esperti di normative in materia di qualità, ambiente e sicurezza. Non solo, ma carenze formative si riscontrano poi in ambito linguistico e informatico.

Per questo, come hanno spiegato Filippo Salvi, vicepresidente di Assindustria, e i rappresentanti sindacali Andrea Montagni (Cgil), Adriano Fratini (Cisl) e Vito Marchiani (Uil) «intendiamo impegnarci affinché l’amministrazione provinciale ponga la formazione al centro della sua politica». «In particolare – ha aggiunto Salvi – è importante arricchire l’attività di orientamento, per renderla sempre più funzionale al mercato del lavoro, e sostenere nella formazione e nell’inserimento lavorativo le categorie svantaggiate, come donne, disabili ed extracomunitari». Mo. Pi.

IL TESTO DELL'ACCORDO

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In Toscana 18mila lavoratori rischiano il posto

Denuncia della Cgil: tra mobilità e cassa integrazione aumenta la crisi occupazionale della nostra regione dove in un anno e mezzo sono scomparse quasi 100 aziende. Silvestri: «Si rischia una crisi sociale senza precedenti»

IL MINISTRO Damiano: «Rivedrò il codice sugli appalti per garantire più sicurezza»

da l'Unità 18/7/06 - Firenze

Più passa il tempo, più la fotografia si aggrava. L'escalation sta nei numeri: 4mila all'inizio del 2005, 17mila alla fine dello scorso anno, 18mila dopo i primi sei mesi del 2006. I soggetti cui si riferiscono le cifre sono i lavoratori che in Toscana vedono il loro posto di lavoro a rischio a causa della crisi del mercato o di processi di ristrutturazione (se non proprio di chiusura) aziendale. Di questi 5.540 sono inseriti in cassa integrazione stroardinaria, 7.496 in quella ordinaria e 5.095 sono interessati da processi di mobilità.

A fare il punto sulla situazione occupazionale nella nostra regione è stato ieri mattina il segretario regionale della Cgil Luciano Silvestri, che ha approfittato dell’occasione per ribadire la necessità di intervenire il più velocemente possibile per far fronte alla situazione. «Nel 2005 la nostra regione ha visto chiudere 78 imprese ed altre 28 hanno cessato l’attività in questa prima metà dell’anno» tuona SIlvestri. Che avverte: «Oltre ai 18mila lavoratori attualmente a rischio ce ne sono altri 3mila che hanno esaurito gli ammortizzatori sociali che li avevano coinvolti e non sappiamo se loro si siano ricollocati o se siano rimasti senza lavoro. La stessa cosa, nel giro di massimo due anni, toccherà anche agli altri 18 mila. Se nel frattempo non si troverà una soluzione il rischio è quello di una vera e propria crisi sociale». 

Duplice, per Silvestri, la strada da seguire. «Innanzi tutto dobbiamo fare in fretta - spiega - ma soprattutto la parola d’ordine dev’essere riprogettare. Riprogettare il sistema produttivo investendo in ricerca e rinnovo della produzione, i fattori di sviluppo facendo sistema, il lavoro combattendo il lavoro nero, il lavoro grigio e le troppe forme di precarietà che spesso e volentieri si traducono in insicurezza per i lavoratori».

E proprio sul tema della sicurezza si è soffermato anche il ministro del lavoro, Cesare Damiano, intervenuto domenica sera a un dibattito presso la Festa regionale dell’Unità di Firenze. «Il mio primo passo sarà modificare il codice degli appalti per rivedere la procedura di gara al massimo ribasso e stabilire come limite il minimo contrattuale» ha detto proprio in relazione al problema degli infortuni sul lavoro. Il ministro ha insistito quindi sulla concertazione con le parti sociali, che «non è detto porti all’accordo - dice - ma che comunque deve essere il primo passo per ogni decisione». f.san.

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L´allarme
Silvestri,Cgil: il declino industriale continua
Crescono chiusure e operai in cassa integrazione
ILARIA CIUTI su la Repubblica 18/7/06

DUE foto sovrapposte che allarmano il segretario toscano della Cgil Luciano Silvestri. Se a fine dicembre 2005 i lavoratori coinvolti in processi di crisi erano nella regione circa 17 mila, nel giugno 2006 salgono a oltre 18 mila: 5.440 in cassa integrazione straordinaria, 5.095 in mobilità, 7.496 in cassa integrazione ordinaria. Se allora le aziende che avevano chiuso erano 78, oggi se ne sono aggiunte altre 28. «Nonostante da più parti si parli di un inizio di ripresa, le aziende chiudono, licenziano e il declino industriale va avanti», avverte Silvestri, preoccupato anche perché tutte questi lavoratori stanno esclusivamente vivendo, senza passare da un lavoro a un altro, di ammortizzatori sociali che durano al massimo due anni. E dopo? «Se non interveniamo in fretta, e entro due anni non si vedono almeno i segnali di un inizio di cambiamento, rischiamo una tensione sociale molto forte e addirittura la sconfitta», avverte Silvestri.

Intervenire per Silvestri vuol dire «riprogettare». Tutto: «Dalle imprese al sistema toscano, al lavoro». Troppo piccole le imprese, troppo vecchi i prodotti. «Ci vogliono ricerca, innovazione di prodotto, sinergie, accorpamenti», spiega Silvestri. Senza risparmiare i fattori dello sviluppo in Toscana: «troppo deboli, piccoli, inefficaci». Dalle infrastrutture, ai servizi, alla pubblica amministrazione. «Buona la scelta del piano regionale di sviluppo di un sistema toscano integrato - dice il segretario - Ma dobbiamo vedere in questi due anni almeno l´inizio della sua realizzazione. E non servizi spezzettati e dunque costosissimi: dai rifiuti all´acqua. Né una vicenda come quella dell´aeroporto di Peretola che dimostra come nel concreto le cose vadano in senso inverso». Va riprogettato anche il lavoro, «all´insegna della sicurezza, della lotta al precariato e contro il lavoro nero». La Cgil chiede alla Regione di affrettare la legge sugli appalti.

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Industria: crisi infinita 18mila lavoratori a rischio Dall’usuraio chi non ce la fa

da la Nazione 18/7/06 —FIRENZE —

È ALLARME ROSSO per l’industria in Toscana. Secondo i dati del segretario regionale della Cgil, Luciano Silvestri, sarebbero infatti oltre 18mila i lavoratori vittime della crisi: 5.440 in cassa integrazione straordinaria, 7.496 in cassa integrazione ordinaria e 5.095 in mobilità. «Nel 2005 sono state 75 le aziende toscane che hanno chiuso – ha detto Silvestri – e in questi primi mesi del 2006 altre 28 hanno cessato le attività. Quel che è più grave è che già oltre 3mila lavoratori hanno esaurito gli ammortizzatori sociali, e più passa il tempo e più saranno coloro che non avranno il sostegno al reddito. Se si continua così, senza prendere urgenti provvedimenti, entro un paio di anni rischiamo un’esplosione della tensione sociale. Se infatti qualche tempo fa i lavoratori non riuscivano ad arrivare alla fine del mese – ha aggiunto Silvestri – oggi si sta insinuando perfino il fenomeno dell’usura».

PREOCCUPANTE la situazione soprattutto a Prato, con oltre 1.500 lavoratori in cassa integrazione straordinaria e il tessile che sta in pratica scomparendo. Ma anche nella provincia di Firenze le piccole e medie imprese che boccheggiano sono centinaia, e ad esse si affiancano le industrie di più grandi dimensioni, come la Ginori con gli oltre cento licenziamenti per ora rientrati, o come la Matec, con i suoi 290 lavoratori in mobilità, o la Elettrolux, per un totale di oltre 4.500 lavoratori a rischio. La crisi coinvolge inoltre in misura consistente Arezzo, con 1790 lavoratori coinvolti e Siena, con 854 in cassa integrazione ordinaria e 140 in straordinaria.

CONGIUNTURA ancora sfavorevole, delocalizzazione, imprese sottodimensionate continuano a essere i motivi principali di questa congiuntura nera che nel settore industriale non solo non si esaurisce, ma sembra peggiorare. «Per uscirne – è la ricetta di Silvestri – occorre riprogettare, e in fretta. Entro due anni. Se l’economia toscana non fa sistema, se continua a spostare il baricentro altrove, come accade per l’Alta velocità, che in 35 minuti ci porterà a Bologna, se mancano servizi, infrastrutture, se continua questa situazione di illegalità diffusa nel lavoro, se non si punta sulla sicurezza, se non si esce dalla precarietà, che uccide il futuro delle persone e del Paese, allora la Toscana non riuscirà a recuperare la propria competitività. Il Piano regionale di sviluppo – ha concluso Silvestri – contiene due intuizioni sulle quali continueremo a puntare, e cioè rendere integrato il sistema toscano e lavorare sui fattori di sviluppo». Monica Pieraccini

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CGIL REGIONALE TOSCANA

ECONOMIA

CONTINUA IL DECLINO

DELL’INDUSTRIA TOSCANA

MOBILITA’ ALLE STELLE  MENTRE SI CONTINUA A CHIUDERE

LA SITUAZIONE DEL MERCATO DEL LAVORO AL 30 GIUGNO 2006

SILVESTRI INCONTRA LA  STAMPA LUNEDI’ 17 LUGLIO ORE 12.30

Ci sarà pure la ripresa, ma l’industria toscana continua a declinare con i licenziamenti (mobilità) che si impennano e con le chiusure industriali che continuano.

La situazione reale (non a campione) delle cessazioni, della cassa integrazione ordinaria e straordinaria e dei licenziamenti, azienda per azienda nelle 10 province della nostra regione, al 30 giugno del 2006 saranno oggetto di un

 

INCONTRO STAMPA

LUNEDI’ 17 LUGLIO 2006 ORE 12.30

C/O CGIL TOSCANA (Saletta 1° Piano)

VIA PIER CAPPONI, 7 – FIRENZE –

 

 del segretario generale Luciano Silvestri. 

Firenze 14.07.2006.-

 

                                                                                             L’UFFICIO STAMPA

                                                                                               (Nazzareno Bisogni)

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Il direttore dell´Irpet aveva detto che la crisi non è solo colpa della politica
Industriali e sindacati tutti attaccano Petretto

La giunta di Assindustria: "Siamo stati criticati sulla base di indagini sommarie"
ILARIA CIUTI su la Repubblica 17/6/06

NON ce n´è uno che non si ribelli alla pietra scagliata dal direttore dell´Irpet Alessandro Petretto che aveva detto: smettete di incolpare la politica economica della crisi economica, guardate alle vostre responsabilità, gli industriali toscani che investono troppo poco in innovazione, l´università scollegata dal mondo del lavori, i lavoratori che, tra l´altro, non capiscono che in questo momento il taglio del cuneo fiscale deve andare a vantaggio delle imprese che innovano. Industriali, sindacalisti, artigiani, nessuno ci sta.

«E´ nostro profondo rammarico - reagisce la giunta di Assindustria - che si attacchino gli imprenditori avvalendosi di indagini sommarie per acquisire qualche benevolenza». La giunta si è riunita ieri, sotto la guida del presidente Ceccuzzi, anche per discutere del piano regionale di sviluppo regionale di cui ha apprezzato la «la discontinuità con il passato» e «la centralità degli investimenti in infrastrutture», non senza però esprimere «preoccupazione sul reperimento delle risorse» e rimpiangere la mancata «rivisitazione della spesa storica» e una «semplificazione amministrativa».

Quanto a se stessi, alla troppa propensione a chiedere al governo regionale piuttosto che investire in proprio, gli industriali hanno un´impennata di orgoglio: «Mai chiesti - dice la giunta - aiuti particolari. Vorremmo solo svilupparci in un contesto competitivo in cui il nostro ruolo e i nostri problemi, compreso lo sforzo di investire, vengano tenuti nella giusta considerazione». Con la precisazione che investimenti non sono solo quelli produttivi ma anche quelli immateriali che nessuno riconosce.

Né è piaciuta a Luciano Silvestri, segretario toscano del Cgil, la proposta di Petretto sul cuneo fiscale. «In Italia - protesta - negli ultimi cinque anni c´è stata una pesante redistribuzione di reddito a favore di imprese e rendite, a scapito dei lavoratori». Silvestri ricorda come un lavoratore tedesco, «in un paese dove l´industria produce e esporta più che da noi», guadagni il 30% in più del collega italiano. Parla, anche, di consumi che «non riprenderanno se non si sostengono salari e pensioni». E avverte che «sarebbe socialmente insopportabile una nuova politica dei due tempi che veda i lavoratori pagare i costi della ripresa». Infine il presidente della Cna fiorentina, Luigi Nenci, contrappone i suoi dati a quelli Irpet. «I nostri artigiani hanno investito - rivendica - Gli empolesi l´8,45% del loro fatturato, nel Mugello oltre il 10%, nella Piana l´11,36%, solo per fare alcuni esempi». Non in ricerca perché si tratta di piccole azienda. «Da sole non ce la fanno - conclude - Ma accettiamo la sfida del piano regionale di sviluppo in questo senso».

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CGIL REGIONALE TOSCANA

 UNA PROPOSTA 

ECONOMICAMENTE ERRATA

SOCIALMENTE INGIUSTA

LUCIANO SILVESTRI RISPONDE AL DIRETTORE DELL’IRPET ALESSANDRO PETRETTO SECONDO CUI I LAVORATORI DOVREBBERO RINUNCIARE ALLA LORO PARTE DI RIDUZIONE DEL CUNEO FISCALE 

Firenze 16.06.2006.- Le idee sulla riduzione del  cuneo fiscale, sulla  sua  distribuzione fra imprese e lavoratori al momento non sono molto chiare. Un ministro della repubblica, ad esempio, ha avanzato la proposta del fift fift, un altro di due terzi alle imprese ed un terzo ai lavoratori, ma nessuno fino ad oggi aveva proposto di darlo tutto alle imprese. La lacuna è stata colmata grazie ad una intervista rilasciata dal direttore dell’IRPET Alessandro Petretto alla cronoca locale di un quotidiano nazionale. Di più,  se si legge attentamente, il dott. Petretto rimprovera ai sindacati di non lasciare tutto ai datori di lavoro, non capiscono dice, che si  vuole far ripartire lo sviluppo occorre fare così.

L’affermazione non è piaciuta in casa Cgil e il segretario generale della CGIL ha rilasciato la seguente dichiarazione stampa:

“Ciò che sostiene Petretto è privo di  fondamento e in aperta contraddizione con quanto fino ad ora è accaduto nel nostro paese.

Nel corso di questi ultimi lunghi cinque anni c’è stata una pesante di redistribuzione del reddito a favore delle imprese e delle rendite,  a scapito dei redditi da lavoro che hanno pagato duramente. 

Attraverso l’abbassamento dei diritti e il processo di precarizzazione del lavoro si sono dati vantaggi alle imprese come in nessun altro paese d’Europa, ma non per questo, come peraltro sostiene Petretto, l’impresa è tornata ad  investire.

Il problema dell’impresa è il costo del lavoro per unità di prodotto  non il costo del lavoro, tanto è vero che un lavoratore tedesco ha in busta paga il 30% in più dello stipendio di un lavoratore italiano e l’industria tedesca esporta di più e produce di più della nostra. Tutti si rendono conto che il Paese ha bisogno anche di una ripresa dei consumi interni, senza la quale una parte importante del nostro apparato produttivo rischia di morire generando altri licenziamenti. Ma i  consumi non ripartiranno se non si torna a sostenere salari e pensioni, sarebbe poi socialmente insopportabile una nuova politica dei due tempi che veda lavoratori e pensionati da soli  pagare i costi del risanamento  in attesa della ripresa. Anche Petretto dovrà farsene una ragione. Per fortuna al tavolo di concertazione regionale, dove abbiamo discusso e concordato le linee del nuovo Piano di Sviluppo Regionale, abbiamo largamente condiviso il fatto che il futuro si costruisce sostenendo i fattori dello sviluppo, cioè i servizi le infrastrutture l’efficienza della Pubblica Amministrazione, piuttosto che i soggetti dello sviluppo. Dobbiamo fare della Toscana una terra in grado di offrire a chi ha voglia e intenzione di investire o consolidare la propria attività, le condizioni per poterlo fare. Neppure Montezemolo chiede che tutta la riduzione del cuneo fiscale vada alle imprese,  del resto sarebbe, io credo, una errata scelta economica e una ingiustizia sociale”. nb

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Affanno Toscana
Meno investimenti più disoccupati
Nel 2005 il Pil è calato dello 0,2% Vanno bene solo turismo e immobili

di Vladimiro Frulletti / Firenze sull'Unità 14/6/06

ORA TOCCA A LORO Che il 2005 è stato un anno orribile per l’economia toscana si sapeva, ma che anche il 2006 finirà con più ombre che luci non se lo aspettavano in molti. Invece ieri dall’Irpet (l’istituto regionale che ha il compito di “studiare” la Toscana) è arrivata la conferma. 2005 sotto zero (prodotto intorno lordo a meno 0,2%), 2006 (ma più probabilmente bisognerà aspettare ancora il 2007) con un timido più 1%. Troppo poco per chi spera che la Toscana stia davvero uscendo dalla stagnazione produttiva in cui si è tuffata nel nuovo secolo ( in 5 anni quelli segnati di rosso sono ben tre). «I segnali di crescita vera - ammette Alessandro Petretto, direttore dell’Irpet - non arriveranno prima del 2008»

I numeri sono davvero brutti. Le esportazione scendono di oltre due punti (mentre in Italia sono cresciute), si fanno meno investimenti (-1%) specie in settori chiave come macchine e trasporti. Cala la produzione, soprattutto nelle “voci classiche” della Toscana come tessile ( meno 5,2%), pelli ( meno 3,1%), lapideo (meno 3,2%). Ma. è la novità, anche il terziario (rappresenta quasi il 72% del Pil regionale), dopo anni di ascese verticali, si ferma. Scivoloni che colpiscono pure le imprese artigianali. E il principale effetti si vedono sull’occupazione. Crescono le ore di cassa integrazione (con un preoccupante più 15,8% di quella straordinaria) e crescono i disoccupati. Il tasso di disoccupazione è infatti passato dal 5,2% al 5,3%. La differenza è sì minima, ma dopo anni di calo è comunque un brutto segnale anche perché uno degli obiettivi strategici della Regione era quello di tenere il tasso dei senza lavoro costantemente sotto il 5%. A conti fatti quindi ci sono solo due realtà che nel 2005 hanno riso. Sono il turismo e gli immobili.

Il turismo (dati già ampiamente forniti durante la conferenza regionale della scorsa settimana) cresce del 6,4% (l’Italia è solo all’1,1% in più). Dato però da pesare bene visto che nel 2004 ci fu un vero e proprio crollo. Vanno bene poi anche le “costruzioni” (perché ben sostenute dagli investimenti pubblici: più 2,1%). Ma che il mattone sia oramai uno dei pochi investimenti a alto rendimento non è una novità. Ma semmai la conferma che anche in Toscana il peso della rendita aumenta. Altroché “bolla”, le attività immobiliari crescono dello 0,7%.

Insomma la crisi (al di là dei su e giù del rapporto dollaro-euro) è strutturale. E il presidente della Regione Claudio Martini ne è consapevole. Lunedì ha presentato un programma regionale di sviluppo che dal 2007 al 2010 dovrebbe investire sulla Toscana circa 15 miliardi di euro di soldi pubblici. Di fronte ai numeri Irpet ieri ha chiesto anche ai privati di fare la propria parte. «Adesso - spiega - tocca agli altri imprenditori, fondazioni, università, banche, fare la propria parte».

Nell’attesa gli industriali fiorentini giovedì 22 giugno hanno invitato il loro presidente Luca Cordero Montezemolo a discutere del futuro economico della Toscana. Si vedrà.

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Il settore dei servizi, trainante per l´economia toscana, nel 2005 ha messo a segno uno striminzito più 0,3%
Si è inceppato anche il terziario
Il rapporto Irpet prevede a fine 2006 una crescita del Pil dell´1%

Il Pil regionale È calato dello 0,2% mentre quello nazionale è rimasto invariato,l´export giù del 2,3% mentre in Italia è salito dello 0,4%
i posti di lavoro Il tasso di disoccupazione cresce dello 0,1%, nel complesso dell´industria sono spariti 8.900 posti di lavoro
ILARIA CIUTI su la Repubblica 14/6/06

NUMERI che fanno paura. Il pil toscano è caduto nel 2005 ancora dello 0,2% rispetto al 2004, e questo non solo dopo tre anni di costante perdita, come fa notare il direttore dell´Irpet Alessandro Petretto, ma anche mentre il pil italiano resta invariato. Calano le esportazioni (del 2,3% contro l´aumento dello 0,4% in Italia) e per di più in una regione a vocazione esportatrice. Va male non solo l´industria ma anche l´agricoltura. E, dato più impressionante, perfino il terziario, che finora ha avuto il compito di assorbire le crisi e che costituisce ben il 70% del pil regionale, resta fermo a una minuscola crescita dello 0,3%, con la sola eccezione di alberghi e pubblici esercizi. Vanno bene le costruzioni e cresce solo il turismo.

Nell´industria invece le uniche note positive vengono dalla meccanica, specie da alcuni settori (più 1,1% in quella strumentale e più 0,6% la produzione di mezzi di trasporto). Facendo sì che la Toscana, contrariamente alla percezione generale, diventi sempre più regione della meccanica piuttosto che delle moda tanto che la prima pesa del 2,8% in più della seconda sulla bilancia del manifatturiero regionale. Ma quello che è peggio è che il famoso tasso di disoccupazione sale anche se di pochissimo: dal 5,2% al 5,3%. Più impressionante il discorso, in termini di posti di lavoro persi: 8.900 nell´industria. E cresce soprattutto la cassa integrazione straordinaria, quella per crisi strutturale (più 15,8%).

Questo il preoccupante consuntivo 2005 di Irpet e Unioncamere. Non è la prima valanga di numeri e dati che raccontino come l´economia in Toscana vada male. Ma, se l´abitudine può portare all´assuefazione, questo definitivo quadro generale è un vero colpo allo stomaco. Che fa della Toscana un caso a sé, con problemi superiori alla media nazionale. Né c´è, a detta di Irpet e Unioncamere, molto da rallegrarsi per il futuro, nonostante i buoni risultati del primo trimestre 2006. Avverte Petretto: «Le crescite del pil che si intravedono nel 2006-07 sono ancora molto basse, attorno all´1%. E dopo il 2007 c´è il rischio che il quadro possa peggiorare». Pierfrancesco Pacini, presidente di Unioncamere, dichiara: «In Toscana va rilanciato un motore di sviluppo». Né è convinto il presidente Martini che però chiama in causa tutti i soggetti. «Noi - dice - con il piano regionale di sviluppo abbiamo investito tutte le risorse disponbibili. Adesso tocca agli altri, agli imprenditori, alle fondazioni, alle università, alle banche». E già il 22 giugno nell´abituale assemblea ordinaria di Assindustria fiorentina, cui interverrà anche Luca Cordero di Montezemolo, si vedrà cosa risponderanno gli industriali. Intanto il centro destra accusa il governo regionale. Sottolinea Alessandro Antichi, portavoce della Cdl in consiglio regionale: «Aveva ragione l´opposizione. La Toscana va peggio dell´Italia». Il presidente di Forza Italia in Regione, Maurizio Dinelli aggiunge: «In sei anni il governatore Martini ha compiuto il ‘miracolo´ di far regredire la produttività regionale a livelli da anni ‘90. E Maurizio Bianconi, capogruppo di An, ricorda: «Sono otto anni che ci sgoliamo ad avvertire questa sinistra che la politica dei distretti era fallimentare». Mentre il consigliere dell´Udc Giuseppe Del Carlo invita il centro sinistra a «superare le proprie contraddizioni».

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CONGIUNTURA
Dopo 4 anni e mezzo la Toscana riparte: nel primo trimestre produzione industriale a +2,3%

da l'Unità 9/6/06

PER LA PRIMA VOLTA, dopo quattro anni e mezzo, l’industria toscana mostra un deciso segnale di ripresa. Il primo trimestre dell’anno, infatti, ha visto la produzione industriale crescere del 2,3%, un aumento che (in questa misura) mancava addirittura dal primo trimestre del 2001. Il ritorno in positivo, in verità, c’era già stato alla fine dello scorso anno ma si era trattato di un rialzo pressoché simbolico (+0,2%). Stavolta, invece, l’impennata è stata decisa e il +2,3% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso suona finalmente come l’uscita dall’interminabile tunnel della crisi.

Il quadro che emerge dall’indagine congiunturale condotta insieme da Unioncamere Toscana e Confindustria Toscana è, nei fatti, praticamente in linea con l’andamento nazionale (+2,2%, Istat) e con le dinamiche degli indicatori anticipatori del ciclo, a cominciare dal clima di fiducia delle imprese rilevato dall’Isae. E se a trainare la ripresa sembrano essere fatturato (+2,8%) e ordini esteri (+2,4%) c’è un aspetto relativo a questi dati che va analizzato più approfonditamente: l’incremento si accompagna infatti ad indicazioni generalmente positive anche degli altri indicatori congiunturali, con l’unica (e non certo marginale) eccezione dell’occupazione (-0,3%). Sembra perciò che l’industria manifatturiera toscana possa archiviare il primo trimestre 2006 come il più dinamico degli ultimi anni anche se questo risultato si accompagna a molti processi di ridimensionamento aziendale con pesanti ripercussioni sui livelli del personale.

«Se da un lato si apprezza il deciso miglioramento registrato dalla produzione industriale, dall’altro non si può ignorare come il sistema manifatturiero toscano venga da un lungo periodo di difficoltà» commenta Pierfrancesco Pacini, presidente di Unioncamere Toscana. «La nostra lettura del ciclo manifatturiero - spiega - è, quindi, quella di una fase, per quanto ancora lenta e frammentata, di pragmatico ottimismo. Le camere di commercio e Unioncamere Toscana continuano a sostenere le imprese formulando strategie di medio periodo ed interventi concreti, in particolare nel campo dell’internazionalizzazione, al fine di agevolare la presenza diretta delle nostre imprese manifatturiere sui mercati finali esteri e di valorizzare le opportunità di business da realizzarsi con le imprese straniere». f.san.

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I dati Confartigianato: "Nel giro di cento giorni i rialzi vanno dal +3,3% del piombo al +51,3% dello zinco"
Strangolate dal caro-metalli
Cinquemila imprese in ginocchio, i rincari costano 75 milioni

"Gli aumenti equivalgono ad un costo del lavoro maggiorato del 26%"
Quasi un terzo delle aziende toscane in difficoltà si trova in provincia di Firenze
MAURIZIO BOLOGNI su la Repubblica 4/5/06

Sono piccoli artigiani che battono il ferro, aziende che come materia prima impiegano metalli diversi, altre che lo producono. Mestieri di tradizione in Toscana. In totale, nella regione, 4.792 imprese, pari al 5,7% di quelle dislocate nel territorio nazionale. Quasi una su tre, per l´esattezza 1.444 (l´1,7% del totale nazionale), si trovavano in provincia di Firenze. Sono aziende con l´acqua alla gola. Su di loro, oltre all´aumento del costo dell´energia elettrica e del combustibile che colpisce molti altri settori, pesa l´impennata del costo della materia prima: il metallo, appunto. 

Secondo Confartigianato, che lancia l´allarme, l´aumento del prezzo dei metalli è «una minaccia ancora più grave» del caro-petrolio per queste imprese che operano nei settori della produzione di metalli e della fabbricazione di prodotti in metallo. E che per la Toscana sono una risorsa e un segno distintivo dell´artigianato tipico. «In soli 100 giorni, vale a dire dal 1° gennaio al 10 aprile 2006 - è l´allarme che lancia Confartigianato - i rialzi dei prezzi della materia prima vanno dal + 3,3% del piombo fino al + 51,3% dello zinco.

Si può calcolare che nei primi mesi dell´anno su queste piccole aziende toscane si è scaricato complessivamente un maggior costo di oltre 75 milioni di euro a causa del prezzo della materia prima. Questa cifra - secondo Confartigianato - si traduce in un maggior costo per ogni addetto di 3.740 euro l´anno e in un aggravio per ciascuna azienda di 15.800 euro. Sono cifre da capogiro. Batoste capaci di abbattere aziende solide. In pratica - calcola ancora l´associazione di categoria degli artigiani - i rincari delle materie prime equivalgono ad un aumento del costo del lavoro per le aziende del settore pari al 26,7% e in una perdita di competitività che Confartigianato ha stimato pari al 4,7%. Le più colpite sono le aziende di produzione del metallo, che in Toscana sono però meno di quelle di lavorazione. Per loro i costi aggiuntivi sono pari a 58.400 euro in più all´anno per ogni azienda, che si riflettono in un aumento del 63,9% del costo del lavoro e in una minore competitività del 7,5%.

Confartigianato ha stilato una classifica dei maggiori rincari delle materie prime registrati nel periodo 1 gennaio - 10 aprile 2006 sui mercati internazionali e sui mercati all´ingrosso nazionali: al primo posto c´è lo zinco (+51,3%), seguito da ottone (+42,9%), rame (+27,5%), stagno (+27,5%), nickel (24,2%), alluminio alloy (+19,1%), prodotti siderurgici-laminato mercantili (+9,8%), alluminio high grade (+9,8%), piombo (+3,3%). Nel rapporto della Confederazione si fa notare che la crescita dei prezzi delle materie prime comprime redditività e investimenti delle imprese poiché le dinamiche concorrenziali su questo mercato non permettono alle aziende di scaricare gli aumenti sui prezzi finali. L´aumento dei prezzi dei metalli, insomma, impedisce a queste aziende di investire ma mette a rischio anche i guadagni e quindi i posti di lavoro. Il rischio è adesso quello di una ripercussione inflattiva, soprattutto sui settori delle costruzioni e degli autoveicoli, che rischiano a loro volta la crisi per l´aumento del prodotto metallo finito.

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ARTIGIANATO
Le aziende fiorentine sono sempre di meno

da l'Unità 4/5/06

I numeri, ancora una volta, sono impietosi: 586 imprese in meno rispetto al quarto trimestre del 2005 e 348 in meno sul primo trimestre 2005.
È un quadro a tinte fosche quello dipinto dall’anagrafe delle imprese artigiane di Firenze e provincia e reso noto da Confartigianato Firenze. In stato d’allarme è soprattutto il comparto tessile-abbigliamento-pelletteria (-109 imprese sul 4o trimestre 2005) ma in perdita sono anche settori trainanti come legno (-4,40%), mobili (-3,95%), stampa (-3,02%), auto e moto officine (-2,34%), trasporti (-1,81%) e alimentare (-0,73%). Cede, inaspettatamente, anche l’edilizia con una diminuzione di 180 unità (-1,57%). «Unico segnale positivo la crescita del numero di società di capitale (+3,17%) a dimostrazione dell’impegno che gli artigiani spendono per rafforzare la struttura societaria delle loro aziende» dichiara Daniela Checchi, direttore di Confartigianato Imprese Firenze. «Diventa più che mai urgente un trattamento d'urto che restituisca vigore e fiducia alle piccole imprese - sottolinea Checchi - Un sistema combinato di politiche locali e nazionali in grado di sostenere lo sviluppo delle Pmi e liberarle dalla zavorra di quei costi (dagli energetici ai burocratici) che ne comprimono le capacità competitive

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La crisi senza fine dell’artigianato ingoia il lavoro

Il rapporto dell’osservatorio regionale indica che nel 2005 sono stati persi quasi 5mila posti a tempo indeterminato, rimpiazzati in parte solo da 1.200 assunzioni a tempo determinato. Crolla anche il fatturato (-4,4%), in controtendenza solo la cantieristica e la pelletteria

GLI OPERATORI ammettono di essere di fronte a una crisi strutturale che va avanti ormai da diversi anni e coinvolge soprattutto il settore della moda


di Francesco Sangermano sull'Unità 10/3/06

Non ci sono segni di ripresa nell'artigianato toscano nel corso del 2005 (-4,4% il fatturato). La recessione colpisce in maniera omogenea tutte le voci ed ogni settore, con punte elevatissime nei servizi (-5,0%), nell’edilizia (-3,4%) e nella moda che, però, rallenta la propria velocità di caduta (-7,2% contro il -11% del 2004). Lo conferma l’indagine congiunturale dell’Osservatorio regionale sull’artigianato relativa all’anno 2005. A livello di fatturato, i più penalizzati rimangono i comparti calzaturiero (-16,5%), tessile (-10,3%) e conciario (-10,4%) mentre gli unici settori ad andare in controtendenza sono la cantieristica (+6,3%) e la pelletteria. 

La provincia di Prato e l’area di Empoli restano quelle in maggiore difficoltà peggiorando rispetto al 2004 (fatturato -8,4% e -9,1%) ma i dati più allarmanti sono quelli che arrivano dall’occupazione: nel solo 2005, infatti, sono stati persi quasi 5mila posti a tempo indeterminato soltanto parzialmente compensati dalle 1200 assunzioni effettuate dal comparto ma solo a tempo determinato.

Artigianato: bruciati in un anno quasi 5mila posti di lavoro

L’osservatorio regionale evidenzia anche un brusco calo del fatturato. In positivo soltanto cantieristica e pelletteria

di Francesco Sangermano/ Firenze


IN UN ANNO sono stati bruciati 4.340 posti di lavoro a tempo indeterminato. Altri 562 se ne sono andati tra gli addetti indipendenti. Fanno 4.902 in totale e i 1.209 nuovi contratti a tempo determinato possono apparire solo come una parziale compensazione. La crisi strutturale al settore dell’artigianato passa anche (se non soprattutto) da questi numeri. «A maggior ragione se si pensa che in nessun settore come l’artigianato i rapporti di lavoro sono fidelizzati» sentenzia il segretario della Cgil Luciano Silvestri che l’allarme (forse troppo inascoltato) lo aveva già lanciato da tempo. Il consuntivo con cui l’anno 2005 va in archivio è, come ormai succede da qualche anno, all’insegna del rosso. Oltre all’occupazione, infatti, anche il fatturato segna una decisa flessione (-4.4%) così come la produzione industriale del manifatturiero (-1.5%). E così non resta che sperare che siano veritiere le previsioni per il primo semestre dell’anno in cui è atteso un aumento medio di fatturato dell’1,5% e del 18,2% degli investimenti.

Questo, almeno, è quanto emerge dal rapporto dell’osservatorio regionale sull’artigianato realizzato da Unioncamere Toscana in collaborazione con Irpet e illustrato a Firenze dal vicepresidente Luca Rinfreschi, insieme all’assessore alle attività produttive Ambrogio Brenna, a Marco Baldi di Cna Toscana e Luciano Silvestri, segretario regionale Cgil. L’analisi, condotta su un campione di 6100 aziende, ha evidenziato che nel 2005 soltanto la cantieristica (+6,3%) e la pelletteria (+1,2%) sono riusciti ad andare in controtendenza mentre segnali di forte crisi hanno investito la ceramica (-11,3%), il vetro (-8,1%), l’oreficeria (-7%) e soprattutto il sistema moda (-7,2%) con il tessile in calo del 10,3% e le calzature del 16,5%. Ad essere penalizzate sono soprattutto le microimprese, che complessivamente hanno perso il 7,2%, mentre le aziende con oltre 9 addetti hanno tenuto maggiormente (-2,4%).

«Siamo davanti a una crisi strutturale - ha commentato Rinfreschi - servono strategie di lungo periodo e sostegno ai distretti industriali di cui l’artigianato è la spina dorsale». A tal proposito Rinfreschi si è detto «favorevole alla costituzione di una commissione governativa sui distretti» purchè questa «non regolamenti troppo i distretti snaturandone l’origine di libera associazione d’impresa». Sulla crisi e sul bisogno di innovazione è poi intervenuto Brenna sottolineando come «occorre investire sulle materie prime di cui la Toscana è dotata, ovvero i saperi e le conoscenze. Chi ha investito maggiormente negli anni passati oggi è più strutturato contro la crisi». Brenna ha poi ricordato che «la Regione sta lavorando alla realizzazione del testo unico per l’artigianato» e che «sul fronte del credito artigiano sono disponibili 3,5 milioni di euro». Sul tema è intervenuto poi Baldi secondo cui «il quadro emerso è cupo, ma in un momento tanto delicato è necessario scegliere di investire». Baldi ha poi chiesto alla Regione di «destinare il 30% del fondo unico per le attività produttive al sostegno della subfornitura».

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Toscana come il resto d’Italia: continua la crisi

Da un’indagine di Unioncamere nel 2005 sono aumentate le cessazioni di attività mentre rallentano le nuove nascite. Il saldo però, rimane positivo

da l'Unità 7/3/06

IL PERIODO DIFFICILE che sta vivendo l’economia italiana non esita a farsi sentire anche in Toscana dove, nel 2005, è rallentata la crescita delle imprese e sono aumentate le cessazioni. È questa la sintesi dell'analisi compiuta da Movimprese di Unioncamere Toscana, riferita alla natalità e mortalità delle imprese registrate presso le Camere di Commercio. Nel 2005 il saldo imprenditoriale è risultato leggermente positivo (+1,0%) ma in rallentamento rispetto all’anno precedente. 

Il fenomeno della cessazione di impresa ha subito invece un'intensificazione di oltre sei punti percentuali. «L'anno appena trascorso - ha commentato il Presidente di Unioncamere Toscana, Piefrancesco Pacini - ha evidenziato il permanere di una fase economica ancora difficile, ma nonostante questo il tessuto imprenditoriale toscano ha continuato ad ampliarsi e ad orientarsi verso tipologie di imprese maggiormente strutturate». 

Il confronto con le altre regioni mette in luce come il periodo attraversato dall'imprenditoria toscana sia in linea con molte altre realtà territoriali, di poco inferiore al dato nazionale (+1,3%) ma superiore ad esempio rispetto a quello del Veneto e del Piemonte. Ancora una volta le province della fascia costiera sono risultate maggiormente dinamiche, con un tasso di crescita del +1,3%, mentre quelle dell'area interna si sono fermate al +0,7%. Elevate le crescite delle province di Pisa, Massa Carrara, Arezzo, Lucca e Pistoia. Più contenute quelle di Prato e, soprattutto, Firenze. 

Tra i settori in espansione quello edile, nel 2005, ha incrementato la propria consistenza del cinque per cento. In calo invece il comparto manifatturiero, con riduzioni consistenti nel tessile-maglieria oltre cinque punti percentuali e nel cuoio-calzature. Nella meccanica aumenta il numero delle imprese dei mezzi di trasporto (di oltre sei punti), seguite da elettronica e meccanica di precisione. Perdono invece imprese i settori orafo, legno e mobili, minerali non metalliferi, carta ed editoria. Continua infine il processo di riduzione delle imprese agricole.

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Comitato Direttivo della CdLM Firenze del 23/02/2006

Odg n. 1, presentato da Mauro Fuso

La situazione economica nel territorio permane difficile. Ci sono realtà che hanno trovato uno sbocco positivo – come la vertenza ATAF che è si è chiusa con un accordo approvato dai lavoratori con l’86% dei consensi –  mentre altre, come la Richard Ginori, dispiegano proprio in queste ore tutta la loro criticità.

La vertenza delle lavoratrici e dei lavoratori della Matec si è chiusa con l’approvazione finale dell’accordo siglato a Roma in sede ministeriale. Su quest’ultima ci preme sottolineare come l’accordo rappresenti un positivo punto di equilibrio a fronte di un contesto di cessazione dell’attività e di una vertenza durata molti mesi, che nelle ultime settimane ha vissuto fasi estremamente concitate a partire dalla serrata decisa dalla proprietà.

E’ stata sconfitta l’arroganza padronale e la scelta unilaterale dell’impresa di dismettere l’attività senza alcuna responsabilità sociale verso i lavoratori e il territorio. Il sostegno di tanti cittadini e lavoratori ha fatto riscoprire qualcosa di molto importante che poteva apparire antico: la solidarietà che è stata il cemento e la molla per la tenuta e lo sviluppo dell’iniziativa sindacale.

Il Comitato Direttivo della CdLM intende ringraziare tutti coloro che si sono prodigati in questa difficile vertenza anche con il più semplice dei gesti. Naturalmente un riconoscimento va anche a tutte le Istituzioni che hanno accompagnato lo svolgimento della vertenza sindacale, convincendosi, anche attraverso momenti di articolata dialettica, delle ragioni dei lavoratori che non chiedevano solo buoni ammortizzatori sociali, ma qualcosa di più in termini di soluzioni industriali alternative.

L’accordo ripercorre il modello perseguito attraverso il Patto per lo Sviluppo: salvaguardare il patrimonio professionale e tecnologico dell’azienda, cioè i lavoratori e il loro reddito, la loro professionalità, il loro reimpiego, gli impianti produttivi, il futuro di una o più attività industriali.

Il Comitato Direttivo della CdLM rivendica questo modello come l’unico in grado di sostenere, nelle specifiche situazioni di dismissione produttiva, il nostro sistema manifatturiero, verso una nuova e più qualificata specializzazione produttiva. Se ne auspica pertanto l’applicabilità più estesa, proprio per affrontare con sistema le crisi che toccano il territorio anche in altri settori.

In queste ore i lavoratori e le lavoratrici della Richard Ginori stanno di nuovo vivendo difficoltà che negli ultimi mesi parevano in via di superamento. Le scelte aziendali, i cambi repentini degli amministratori delegati, le strategie industriali confuse o peggio ancora contrarie ad uno sviluppo di qualità legato al marchio, hanno fatto ripiombare i lavoratori della Ginori nell’incertezza.

Il Direttivo della CdLM sostiene le iniziative di lotta intraprese dalla RSU e dalle organizzazioni sindacali di categoria a sostegno della vertenza in atto, la quale ha come obiettivo il futuro produttivo e occupazionale di un’azienda importante e di un marchio storico per tutto il territorio fiorentino.

In questo senso il direttivo impegna la CdLM a monitorare costantemente, insieme alla Filcem, lo sviluppo della vertenza Richard Ginori, così come le vertenze aperte in tante piccole e medie aziende del settore tessile abbigliamento, sulla variante di Valico - per quanto riguarda i lavoratori dell’impresa edile Ferrari attualmente in CIGS -  e quella per il piano di risanamento  e sviluppo del Teatro Comunale, allo scopo di coordinare tutte le iniziative utili a traguardarne lo sbocco positivo.

Firenze, 23 febbraio 2006

Approvato all’unanimità

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Comune e industriali
Tre progetti insieme per battere la crisi

 di Andrea Settefonti su la Nazione 7/2/06

Imprenditori e Comune varano tre progetti per vincere la sfida dell’innovazione e cercare così una via per battere la crisi economica. L’accordo vede insieme Comune di Tavarnelle, Firenze Tecnologia e imprenditori dell’area industriale di Sambuca Val di Pesa, dove sono insediate oltre 200 aziende che danno lavoro a poco meno di 3mila persone. L’obiettivo è combattere e battere la concorrenza con innovazione e ricerca tecnologica.«Si parla molto di fare sistema e di innovazione per mantenere e accrescere la competitività delle piccole e medie imprese italiane.Abbiamo deciso di passare dagli slogan ai fatti attivando tre iniziative concrete», scrivono in un’apposita lettera firmata dal sindaco di Tavarnelle Stefano Fusi, da Giovanni Nebiolo, amministratore Delegato di Firenze Tecnologia e da Lamberto Baccioni, presidente del Comitato Promotore Sambuca 2010, e che è stata inviata a tutti gli imprenditori di Sambuca, per informarli delle opportunità in corso.Fra i progetti in questione, in primo piano c’è “Salico”(Sambuca Libera Conoscenza), finalizzato a costruire un patrimonio di competenze nelle area da mettere in rete fra le varie aziende, per a costruire una collaborazione reale tra le imprese, e a cui partecipano Cna, Api, Cisl, Cgil, Banca di Credito Cooperativo del Chianti Fiorentino. 

C’è poi il progetto «Promotori dell’Innovazione»: per facilitare l’accesso ai processi di innovazione personale specializzato contatterà ogni azienda di Sambuca per individuare le aree e i settori sui quali sviluppare potenzialità innovative. E c’è infine il progetto I.Ware Lab, che tenta di guidare un nucleo selezionato di imprese verso una gestione informatica avanzata. «Questi progetti – sostengono i tre firmatari della lettera – sono il frutto di quella strategia di concertazione fatta propria dagli enti locali per l’area industriale di Sambuca e che siamo certi continuerà a dare frutti, anche grazie alla collaborazione instaurata con Firenze Tecnologia».

I tre progetti, che vedono la partecipazione anche delle rappresentanze sindacali, potrebbero essere anche un primo passo verso quella costituzione di consorzi di imprese ritenuto l’elemento vincente per poter essere vincenti sui mercati, in particolare quelli stranieri. La realtà, come lo è la zona industriale della Sambuca, fatta di piccole e piccolissime imprese ha necessità di nuovi stimoli per reggere un mercato sempre più globale.

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Aziende e istituzioni unite per creare un centro di ricerca applicata
Economia, il rilancio è in... laboratorio

Il progetto dovrebbe nascere nei locali del vecchio ospedale Il costo è di 3,5 milioni chiesto un contributo alla Regione

dal Tirreno 1/2/06


EMPOLI. Il futuro dei nostri distretti industriali è nella tecnologia. La riconoscibilità dell’area, è affidata alla ricerca. Quella applicata, buona per essere utilizzata dalle grosse aziende ma anche dalle tantissime, piccole e medie che sono seminate nel Circondario dell’Empolese-Valdelsa. È questa la filosofia di due progetti, presentati alla Regione per ottenere un sostanzioso contributo finanziario. 

Il primo è quello legato alla domotica, cioè l’automazione applicata al vivere quotidiano, alla casa: la creazione di un centro, per la promozione e l’animazione del settore.  Coinvolge aziende che già lavorano in questo ambito, ancora di nicchia, ma con grandi capacità di sviluppo. Il laboratorio nascerà all’interno della scuola di ceramica di Montelupo Fiorentino: sarà una vetrina delle soluzioni più innovative e avanzate da applicare negli edifici pubblici, per ottenere ad esempio risparmio energetico; ma sarà anche un laboratorio capace di ricercare soluzioni da commercializzare. Il costo di questo progetto è di 550mila euro e il contributo richiesto alla regione Toscana è di 365mila euro.  Più ambizioso, l’altro progetto. Sia per i costi che, per i propositi e i partner scesi in campo. Accanto al Circondario dell’Empolese-Valdelsa, ci sono enti pubblici (Comune di Empoli, agenzia per lo sviluppo, Asl 11 e la scuola alberghiera dell’Enriquez); enti di ricerca (consorzio universitario nazionale per le scienze e le tecnologie dei materiali e il Cnr di Firenze), parti sociali (Industriali, Artigiani, Cgil, Cisl, Uil, Lega cooperative di Firenze e Confcooperative, la Cia di Certaldo, l’Unione provinciale agricoltura e la Coldiretti, la Confesercenti e la Confcommercio); una banca (la Cassa di risparmio di Firenze) e una lunga lista di imprese: Colorobbia, Bitossi, Consorzio Etruria, Inso, Acque Spa, Irplast, Lape, Sto Italia, Vetreria Lux, P&I, Apice, Cis intellingent System, allegri, Fc Cornici, Albor Cornici, Lpm, Nencini e Masini, Typenet comunicazioni, Panificio moderno, Salumificio Tre Torri e Sammontana.

L’innovazione. Il progetto, che è frutto di un’intesa tra tutti i soggetti, nasce sui binari di una maggiore attenzione per lo sviluppo di quest’area. Mette insieme i nuovi settori trainanti dell’economia territoriale con quelli più tradizionali che, invece, si trovano ad affrontare momenti di crisi. «Un legame tra il passato e il futuro di quest’area - spiega Laura Cantini, sindaco di Castelfiorentino e delegata per le materie economiche al Circondario - con l’intento di dare riconoscibilità alle produzioni locali. Questo anche per avere maggior ascolto da parte dei nostri interlocutori».  Le radici di questo progetto affondano nel fatto che i due distretti, quello Empolese e quello della Valdelsa, sono in piena trasformazione e stanno diventando polisettoriali.  

Il progetto. La cosa positiva, quasi nuova per l’area, è che intorno all’idea sono riuniti più soggetti, più imprese. E altre, rispetto al nucleo di partenza, potrebbero e dovrebbero aggiungersi in seguito. «Anche perché - sottolinea Massimo Francalaci, presidente dell’agenzia per lo sviluppo - stiamo parlando di ricerca applicata. Di una cosa non astratta, né irraggiungibile, per le tante piccole aziende che caratterizzano il nostro tessuto sociale».  All’interno dei locali del vecchio ospedale di via Paladini, nascerà questo laboratorio sperimentale di alta tecnologia che dovrà realizzare ricerca applicata, da portare a supporto della produzione locale. Vale a dire che in questo laboratorio si studierà l’applicazione che potranno avere, le materie, i nuovi ritrovati, studiati e affinati altrove, dentro le aziende del Circondario. Riguarderanno i nano-materiali, tipo il titanio biossido nanometrico che permette interessanti applicazioni in diversi settori, dall’agroalimentare all’edilizia sanitaria o alla depurazione delle acque. Alcuni nanomateriali verranno anche sperimentati per le applicazioni nelle terapie anticancro. Si farà ricerca sui nuovi vetri, quelli antibatterici, più resistenti, speciali (antiproiettile o antiUv); nuovi materiali ceramici da usare in campo medico (protesi ceramiche ad esempio); nuovi materiali plastici, per lo sviluppo di pellicole più biodegradabili o antischeggia e nuovi materiali anche per il settore agroalimentare come la realizzazione di materiali isolanti dai raggi Uv per la costruzione di serre. 

Gli obiettivi. Alla presentazione dei due progetti erano presenti oltre al sindaco Laura Cantini, il sindaco di Empoli - e presidente del Circondario - Luciana Cappelli, il presidente dell’Agenzia per lo sviluppo, Massimo Francalanci, i membri del Cda dell’Agenzia Roberto Comparini, Stefano Nuti, Giancarlo Faenzi, Pietro Ciampolini; Luigi Tafi della Cna, Brunella Manghi in rappresentanza dell’Assoindustria e Giovanni Occhipinti della Cgil. Questo, è stato detto dai vari protagonisti, è il modo per dare impulso nuovo alla riconoscibilità del territorio. Un modo per dare valore aggiunto alle produzioni del Circondario. I due progetti sono due tasselli importanti del mosaico che, nel suo complesso, deve ricreare lo sviluppo dentro l’area. E.Ch.

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