cgil Firenze stampa la pagina

torna a coordinamento donne

 

LA LEGGE CONTRO LE DIMISSIONI IN BIANCO

Entra in vigore il 23 novembre una legge contro la pratica delle cosiddette “dimissioni in bianco”. Ne abbiamo parlato il 15 novembre scorso in un incontro dal titolo “Dimissioni volontarie: una legge a tutela delle lavoratrici e dei lavoratori” tenutosi nei locali della Camera del Lavoro di Firenze, a cui hanno partecipato la parlamentare e prima firmataria della legge On. Marisa Nicchi, la Sottosegretaria al Lavoro e Previdenza Sociale Rosa Rinaldi e il Segretario Generale CGIL Firenze Mauro Fuso.

La legge n° 188 in materia di dimissioni volontarie dei lavoratori subordinati, collaboratori e associati in partecipazione, ha lo scopo di rendere certo l’elemento essenziale della volontarietà del lavoratore nell’atto di cessazione del rapporto di lavoro per dimissioni. Infatti potranno essere presentate le proprie dimissioni soltanto su apposita modulistica rilasciata da enti autorizzati (Direzioni Provinciali del Lavoro, uffici Comunali, Centri per l’Impiego) ma reperibile anche tramite internet con modalità da definire nel decreto ministeriale di attuazione. I moduli saranno numerati, datati, e avranno validità di quindici giorni.

Questo per evitare il ricatto cui si trovavano di fronte molti lavoratori al momento dell’assunzione, quando, ovviamente parti più deboli della trattativa, dovevano firmare le proprie dimissioni non datate su richiesta del datore di lavoro che “si tutelava” così da malattie, maternità, richiesta di esercizio di legittimi diritti.

Dal dibattito, ricco di interventi, è emersa forte la richiesta di pubblicizzare in modo esteso e capillare la legge e il motivo per cui è nata, in quanto la prassi di chiedere le dimissioni in bianco è molto diffusa ma se ne parla poco perché poche sono le vertenze,  e spesso manca proprio la consapevolezza dell’esistenza dei più elementari diritti.

È stata espressa soddisfazione per un provvedimento legislativo che, in modo semplice e concreto, vuole scalfire una prassi vessatoria e discriminatoria e che sarà strumento di lavoro importantissimo per l’azione sindacale.

Donne, lavoratori migranti, giovani sono le prime vittime del fenomeno che, è stato ricordato, è grave perché pone il lavoratore in uno stato di ricatto permanente. In particolare le donne sono sottoposte a questa richiesta solo perché donne e cioè potenziali madri. In un paese in cui ancora sono insufficienti le misure a favore della conciliazione fra vita privata e vita lavorativa, si dimostra così una profonda arretratezza culturale e  una distanza abissale fra la pratica di alcune aziende e l’idea del valore sociale della maternità e del lavoro di cura in genere. Fintanto che la maternità sarà vissuta solo come un rischio per l’impresa, non potremo far altro che ricorrere a strumenti normativi di prevenzione come questo e rimarrà purtroppo ancora lontana l’idea di un mercato del lavoro dove al centro ci sia la persona.

 

Il Coordinamento Donne

inizio pagina