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CGIL TOSCANA  

BLITZ POLIZIA

DOPO ABORTO TERAPEUTICO

“UN FATTO CRUDO E CRUDELE COME LA VIOLENZA SA ESSERE”

DICHIARAZIONE STAMPA DI ANNA MARIA ROMANO RESPONSABILE COORDINAMENTO DONNE DELLA CGIL TOSCANA

Firenze 13.02.2008.  Sul drammatico fatto avvenuto nel reparto Ostetricia del Nuovo Policlinico di Napoli, Anna Maria Romano, responsabile del Coordinamento Donne della Cgil Toscana ha rilasciato la seguente dichiarazione stampa:

“Una donna abortisce, nei termini della legge 194, un feto malformato nato morto e dopo venti minuti arrivano gli agenti in corsia: pazienti e personale interrogati, sequestrata la cartella clinica su autorizzazione del Pubblico Ministero.

La donna, al risveglio dall’anestesia, trova accanto a se la polizia che inizia l’interrogatorio per un presunto reato di “feticidio” segnalato da una denuncia anonima.

Questo è il fatto, crudo e crudele come solo la violenza sa essere.

Ed è talmente grave ed assurdo che si commenta e condanna da se. E tanto per essere chiare, la nostra condanna, come donne della CGIL Toscana, è piena e assoluta!
Il corpo di una donna, ancora una volta, subisce un abuso che non può essere sottinteso!
Osceno, perché privo di qualsiasi umana considerazione per il dolore e la disperazione di una donna che decide di affrontare un evento tanto drammatico.

Ed è questo quello che più ci preme:  esprimere tutta la nostra solidarietà di donne per la sofferenza di un’altra donna. Noi siamo con lei e vorremmo cambiare gli eventi, vorremmo che potesse sentire il calore della nostra mano nello strazio di quel risveglio, che meritava silenzio, comprensione e sollecitudine. E non di essere usata!” nb

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Aborto: Cgil, campagna antiabortista è diventata violenza sulle donne

piena solidarietà a paziente di Napoli, istituzioni chiedano scusa

Roma, 13 febbraio – La Segreteria nazionale della CGIL sostiene che la campagna antiabortista in atto è diventata ben presto, ma non poteva essere altrimenti, violenza sulle donne. Violenza contro la donna nella sua persona e nella sua dignità. Inoltre, le modalità con cui si sono svolti i drammatici fatti ledono i principi del funzionamento democratico del nostro paese (la denuncia anonima che determina l’intervento di un magistrato che non effettua verifiche, l’irruzione in un ospedale, l’intimidazione di altre pazienti, la privacy).

E’ questo il senso di quanto è successo a Napoli. Il blitz della polizia ordinato da un Magistrato nel reparto maternità è, infatti, di una gravità inaudita.

Non solo si è superato ogni limite di rispetto nei confronti di una donna già provata da un’esperienza drammatica quale è un’interruzione di gravidanza dettata da ragioni terapeutiche, ma rappresenta uno dei frutti avvelenati di una campagna condotta con furore ideologico e fanatismo contro una legge dello Stato che, in realtà, nel corso di questi anni ha ridotto drasticamente il ricorso all’interruzione di gravidanza ed ha posto fine alla piaga dell’aborto clandestino.

E’ un fatto, questo, che dovrebbe suggerire l’immediata cessazione di ogni polemica strumentale e fuorviante che colpisce in primo luogo le donne e la loro libera autodeterminazione.

La CGIL esprime la propria solidarietà alla paziente di Napoli e invita le istituzioni a porgerle le dovute scuse.

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Un invito a riflettere insieme da parte del Coordinamento Donne CdLM…..

Negli ultimi anni più volte le donne hanno dovuto riprendere la parola in difesa della Legge 194 che nel 1978, con un’approvazione referendaria del 70% degli italiani, ha introdotto nel nostro paese la possibilità di abortire legalmente e ha previsto per prima una serie di servizi pubblici essenziali di informazione e sostegno alla sessualità e alla maternità consapevole.

Gli attacchi a questa legge, non solo da parte delle gerarchie ecclesiastiche (da sempre ostili alla libera scelta delle donne di diventare madri e da sempre contrarie alla dissociazione fra sessualità e procreazione permessa dalla contraccezione) ma anche da ambienti politici non solo di destra e da vari intellettuali, si sono fatti sempre più frequenti e più aggressivi negli ultimi anni; emblematici i tentativi falliti di alcune amministrazioni regionali, che hanno ad esempio cercato in Veneto di permettere la presenza delle associazioni di volontariato (in genere antiabortiste) nelle strutture sanitarie e perfino nelle sale di aspetto degli ospedali, e in Lombardia di rendere obbligatoria la sepoltura dei feti così aggiudicandosi il potere di decidere loro (!!!) dove e quando comincia la vita indipendente di un essere umano.

Anche l’emanazione della Legge 40 nel 2004 sulla fecondazione assistita, oggi finalmente messa in discussione nelle sue linee guida da alcune importanti sentenze, ha dato un preoccupante segnale in questo senso contribuendo al diffondersi di una cultura che va contro il diritto all’autodeterminazione delle donne e che palesemente pratica violenza sul corpo delle donne con l’obbligo di impiantare non più di tre embrioni senza diagnosi pre impianto (diagnosi che serve non a scegliere il colore degli occhi ma ad evitare gravi malattie genetiche!). Come può non essere violenta una legge che rimanda ipocritamente ad un’eventuale successiva scelta di abortire da parte della madre nel caso che il feto impiantato risulti poi affetto da malattia?

Non ci stancheremo di ripetere quanto la legge 194 sia stata importante per diminuire drasticamente il ricorso agli aborti clandestini, non smetteremo di ricordare che il tasso di abortività è al 9,4% nel nostro paese (fra i più bassi di Europa), che grazie alla battaglia anche culturale sulla 194 si è finalmente parlato di contraccezione e di sessualità finalmente paritaria, e che il numero degli aborti è stato abbattuto dal 1982 del 45%.

Continueremo a chiedere la piena attuazione della 194 ad esempio nei consultori che in alcune parti d’Italia non esistono e dove i non obiettori hanno spesso carichi di lavoro insostenibili considerato anche il fenomeno della migrazione da regione a regione. Continueremo a chiedere servizi per l’infanzia, perché chi difende la vita non può dimenticare che orari, città, organizzazione del lavoro sono un ostacolo alla genitorialità. I dati ci dicono inoltre che oggi in Italia le donne straniere ricorrono all’aborto 3 volte più delle italiane e che dunque si ricorre all’interruzione volontaria della gravidanza dove c’è disagio economico, precarietà lavorativa, disoccupazione, arretratezza culturale ed è quello il fronte su cui bisogna agire per indurre alla libera scelta di diventare madri. Non è tramite la colpevolizzazione delle donne e della loro scelta di non essere madri.

Ma queste nostre oggettive e razionali dissertazioni non saranno forse sufficienti a spezzare il fronte fondamentalista che si sta creando grazie alle più svariate alleanze (fra teocon e atei devoti) e che in realtà non ha a cuore, come sostiene, la difesa della vita ma il controllo di un modello di società e di famiglia che “rischia” di saltare davanti al nuovo, al diverso, a tutto ciò che è altro.

Le donne e il loro diritto alla maternità (anzi alla genitorialità) consapevole tornano a rappresentare un pericolo perché sfuggono a schemi prevedibili e magari già previsti e impacchettati dagli uomini. La famiglia tradizionale, luogo che si vuole chiuso alla società e addirittura impenetrabile (basti pensare alle violenze perpetrate contro le donne proprio dentro le mura domestiche) “rischia” di essere soppiantata da famiglie aperte, allargate dove non si può esercitare controllo.  

Contro l’imposizione di qualsiasi modello culturale, sociale, familiare che non ci appartiene, insieme agli uomini liberi che ci accompagneranno, è nostro dovere morale continuare a lottare, riprendendo innanzitutto la parola nelle piazze, nei luoghi di lavoro e ovunque sia possibile pacificamente ma caparbiamente far sentire la voce di quella parte della società che si sente serenamente libera di vivere secondo le proprie convinzioni e che dunque mai le imporrebbe agli altri poiché non teme il diverso.

Contro la moratoria sull’aborto lanciata pochi giorni fa e in procinto di essere portata in tutto il mondo dalla Chiesa cattolica in un vero e proprio tour internazionale, contro l’idea che la sofferta e difficilissima scelta di abortire da parte di una donna possa essere paragonata alla pena capitale e all’omicidio, contro il tentativo di far tornare le donne ad essere schiave del proprio corpo anche in paesi dove i diritti umani non sono affatto tutelati e le donne sono già figlie di un dio minore, contro ogni violenza anche di tipo verbale, il Coordinamento Donne della Camera del Lavoro Metropolitana di Firenze esprime con forza  indignazione, ribellione e la ferma intenzione di non rimanere in silenzio e invita tutti a una riflessione su questi temi che non sono estranei alla nostra quotidianità, che non riguardano sempre e soltanto gli altri, che non sono marginali ma che al contrario parlano profondamente di noi!

La manifestazione unitaria indetta da CGIL CISL UIL che si terrà a Roma il prossimo 8 marzo ci darà una prima grande opportunità per far sentire la nostra voce, ancora viva, ancora forte, ancora appassionata!                                                                                                           

Firenze, 25 gennaio ’08

“C’è una strana malafede nel conciliare il disprezzo per le donne con il rispetto di cui si circondano le madri. E’ un paradosso criminale negare alla donna ogni attività pubblica, precluderle la carriera maschile, proclamare la sua incapacità in tutti i campi, e affidarle l’impresa più delicata e più grave: la formazione di un essere umano”

Simone de Beauvoir da “Il secondo sesso”

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