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altri articoli 2015

"Il datore di lavoro non può controllare a tappeto email e web del lavoratore"

Il Garante della Privacy: questo comportamento è in contrasto con il codice della privacy

da la Repubblica.it 15 Settembre 2016

ROMA  - Il datore di lavoro non può controllare in maniera indiscriminata la posta elettronica e la navigazione web dei suoi lavoratori. Perché questo è in contrasto con il Codice della privacy e con lo stesso Statuto dei lavoratori. La decisione è stata adottata dal Garante, che ha vietato a un'università il monitoraggio massivo delle attività in Internet dei propri dipendenti. Il caso era nato proprio dalla denuncia del personale tecnico-amministrativo e docente, che lamentava la violazione della propria privacy e il controllo a distanza posto in essere dall'ateneo. Durante l'istruttoria, l'amministrazione ha respinto le accuse, sostenendo che l'attività di monitoraggio delle comunicazioni elettroniche era attivata saltuariamente, e solo in caso di rilevamento di software maligno e di violazioni del diritto d'autore o di indagini della magistratura. L'Università aveva inoltre aggiunto che non venivano trattati dati personali dei dipendenti che si connettevano alla rete.

L'istruttoria del Garante ha invece evidenziato che "i dati raccolti erano chiaramente riconducibili ai singoli utenti, anche grazie al tracciamento puntuale degli indirizzi Ip (indirizzo Internet) e dei Mac Address (identificativo hardware) dei pc assegnati ai dipendenti". L'infrastruttura adottata dall'ateneo, diversamente da quanto affermato, "consentiva poi la verifica costante e indiscriminata degli accessi degli utenti alla rete e all'email, utilizzando sistemi e software che non possono essere considerati, in base alla normativa, 'strumenti utilizzati dal lavoratore per rendere la prestazione lavorativa"'. Tali software, infatti, non erano necessari per lo svolgimento della predetta attività ed operavano, peraltro, in background, con modalità non percepibili dall'utente. E' stato così violato lo Statuto dei lavoratori - anche nella nuova versione modificata dal cosiddetto Jobs Act - che in caso di controllo a distanza prevede l'adozione di specifiche garanzie per il lavoratore".

Nel provvedimento il Garante ha rimarcato che "l'Università avrebbe dovuto privilegiare misure graduali che rendessero assolutamente residuali i controlli più invasivi, legittimati solo in caso di individuazione di specifiche anomalie, come la rilevata presenza di virus. In ogni caso, si sarebbero dovute prima adottare misure meno limitative per i diritti dei lavoratori". L'Autorità ha infine riscontrato che l'Università "non aveva fornito agli utilizzatori della rete un'idonea informativa privacy, tale non potendosi ritenere la mera comunicazione al personale del Regolamento relativo al corretto utilizzo degli strumenti elettronici, violando così il principio di liceità alla base del trattamento dei dati personali".  L'Autorità ha quindi dichiarato illecito il trattamento dei dati personali così raccolti e ne ha vietato l'ulteriore uso, imponendo comunque la loro conservazione per consentirne l'eventuale acquisizione da parte della magistratura.

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730,
redditi e incognite
Spese mediche, si teme il caos
Per la prima volta inserite nel precompilato. I Caaf temono errori a valanga

di Giovanna Mezzana sul Tirreno 14 Marzo 2016

È tempo di 730: dal 15 aprile sarà disponibile online il 730 precompilato, cioè la dichiarazione dei redditi - per lavoratori dipendenti e pensionati - con i dati già predisposti dall’Agenzia delle Entrate. Centri di assistenza fiscale (Caf), patronati e professionisti si sono già fatti le ossa lo scorso anno, ma ora c’è una novità, anzi, un’incognita: le spese mediche. Nel 2015 non erano state inserite - il precompilato era agli esordi - quest’anno invece è previsto che lo siano: danno diritto a una detrazione del 19% sulle somme pagate, come altre spese abbassano le imposte che il contribuente deve sborsare, ed è giusto non dimenticarsele. Gli esperti mettono in guardia: proprio al capitolo delle spese mediche il 730 già predisposto potrebbe contenere errori. E poi quest’anno c’è anche il rebus dei costi per chi vuole evitare il fai-da-te: potrebbero essere ritoccati al rialzo i servizi di assistenza resi al contribuente dai Caf per effetto di un taglio previsto nella Legge di Stabilità di 100 milioni di euro (fonte Caaf Cgil Toscana) alle risorse trasferite.Via il 15 aprile. Tra quattro settimane il precompilato sarà scaricabile dal sito dell’Agenzia delle Entrate. Tramite un pin i lavoratori dipendenti e i pensionati potranno accedere, controllare, accettare oppure modificare i dati e quindi inviare il 730 senza costi né intermediari. Anche quest’anno il contribuente non ha l’obbligo di scaricare il modello predisposto: può dare mandato a un Caf o a un professionista di fare tutta la procedura al suo posto; ed è la strada consigliata, a meno che non si abbia dimestichezza con le procedure online e non si mastichi la lingua del fisco.

L’INCOGNITA. La vera novità del precompilato 2016 è l’inserimento delle spese mediche: visite, acquisto di farmaci, analisi diagnostiche; appena nata, la prassi è stata subito messa a dura prova; le spese mediche sono un indicatore significativo della salute delle persone e a gennaio il Garante della privacy ha ricordato che tali dati «sono particolarmente delicati e non tutti, inclusi i familiari a carico, gradiscono che vengano inseriti anche solo parzialmente nella dichiarazione dei redditi». Da qui è stata prevista la possibilità da parte del contribuente di chiedere la cancellazione di una o più tipologie di spesa dal Sistema Tessera Sanitaria, canale di trasmissione dei dati. Sono tenuti alla comunicazione i medici, le farmacie, le strutture sanitarie… La questione della privacy che si è innestata tra capo e collo, l’esenzione dall’obbligo di trasmettere i dati per alcune categorie di medici - come gli psicologici - e l’onere per altri (ma senza sanzioni per gli inadempienti) mettono un’ipoteca sull’efficienza del sistema. E anche per gli addetti ai lavori rimane l’incognita di quanti e quali dati il contribuente troverà nel 730 online. 

COSA CI SARA’. «La sensazione è che troveremo assai poco - valuta Saverio Corsetti del Caaf Cgil Toscana, filiale di Carrara -. Probabilmente gli unici soggetti in grado di inviare i dati sono state le farmacie, sempre che abbia funzionato il Sistema Tessera Sanitaria. Noi crediamo e speriamo, piuttosto, che quest’anno siano più affinati i dati delle certificazioni uniche rilasciate dai sostituti d’imposta; e quelli relativi ai mutui, per esempio; gli intermediari lo scorso anno hanno buttato dentro di tutto, persino assicurazioni scadute e mai rinnovate». 

STARE IN GUARDIA. L’arcano verrà svelato solo dopo il 15 aprile. Intanto il consiglio è: «Fotocopiare e custodire tutte le ricevute e gli scontrini - sottolinea Corsetti - perché i dati delle spese mediche potrebbero essere: o errati, o insufficienti o non esserci affatto. Il 730 precompilato deve essere un aiuto, una base di riferimento, non si deve prendere per buono e acriticamente. Bisogna sempre verificare la correttezza dei dati; e se non si è in grado di farlo, è bene affidarsi a qualcuno». 

PRENOTAZIONI E COSTI. I Caf e i patronati sono già pronti. È già possibile prenotare un appuntamento ai Caf di Cgil e Cisl Toscana, che cominceranno a ricevere i contribuenti tra fine marzo e aprile. Con qualche “ritocco” sui costi. 

Tra le novità la detrazione per chi ha figli piccoli a scuola
Le 10 cose da sapere

Basta qualche accortezza per arrivare pronti all'appuntamento con il 730. Se intendi rivolgerti a un professionista, a un Caf o a un patronato è buona regola presentarsi con la documentazione in ordine. Se vuoi "scaricare" spese sostenute nel 2015, devi allegare scontrini, fatture, bollettini postali, ricevute bancarie, contratti: tutto ciò che attesta che ti sei fatto carico di quell'esborso. È bene dunque sapere quali tipologie di spesa possono essere recuperate: rispetto allo scorso anno c'è qualche novità. 

1 SPESE 2015 DETRAIBILI DALL'IRPEF Se inserite nella dichiarazione dei redditi alcune spese danno diritto a una riduzione delle imposte da pagare: in questo caso si parla di detrazioni; l'agevolazione varia a seconda del tipo di spesa: è del 19% ad esempio per le spese sanitarie (cioè ticket, farmaci, visite generiche, specialistiche e chirurgiche) purché superino complessivamente 129,11 euro (è la cosiddetta franchigia). Sono detraibili dall'Irpef: le spese mediche; per l'autosufficienza di chi ha un handicap; le quietanze di pagamento delle assicurazioni vita, infortuni, invalidità, non autosufficienza; servizi funebri; le somme pagate agli addetti all'assistenza personale di chi non è autonomo; lo sport dei figli tra cinque e 18 anni; i costi dell'intermediazione immobiliare per l'acquisto della prima casa; i canoni di locazione; l'asilo nido dei figli, le spese veterinarie del cane di famiglia. 

2 SPESE 2015 DEDUCIBILI DALL'IRPEF Altre spese consentono di ridurre il reddito complessivo su cui calcolare l'imposta dovuta: in questo caso si parla di deduzioni. Sono deducibili: l'assegno periodico all'ex coniuge; i contributi previdenziali obbligatori, volontari, per colf/badanti, contro gli infortuni domestici; spese mediche per chi vive con un handicap; versamenti per forme pensionistiche complementari o individuali. 

3 SE HO FIGLI CHE VANNO A SCUOLA (novità) Una delle novità di quest'anno riguarda le spese di istruzione: si possono detrarre anche quelle dei figli più piccoli. Si ha diritto a una detrazione del 19% sulle spese sostenute per la frequenza di scuole dell'infanzia (materne) e del primo ciclo di istruzione (elementari e medie) per un importo annuo non superiore a 400 euro per alunno. È confermata la detrazione al 19% sulle spese sostenute per l'istruzione secondaria di secondo grado (superiori) già prevista, ed entro il limite di 400 euro a studente. Bisogna presentare il bollettino o la ricevuta che attesta il versamento. 

4 SE HO PAGATO UN FUNERALE (novità) Un'altra novità riguarda le spese funebri: non è più richiesta la relazione di parentela con la persona morta per poter detrarre quanto speso per un funerale. Si ha una detrazione del 19% su un importo massimo di spesa di 1.550 euro a decesso; fino al 2015 (dichiarazione redditi 2014) si potevano mandare a rimborso solo le spese del funerale di familiari e parenti. Serve la fattura della ditta di onoranze funebri. 

5 SE HO COMPRATO O RISTRUTTURATO CASA Se per acquistare la prima casa ti sei avvalso di un'agenzia immobiliare, puoi detrarre il 19% su una spesa massima di 1.000 euro di "parcella" dell'agente; devi allegare la fattura dell'agenzia. Se hai contratto un mutuo, puoi detrarre il 19% sugli interessi passivi pagati fino a un massimo di 4.000 euro per l'acquisto. Devi avere: contratto di acquisto, contratto di mutuo, quietanza di pagamento degli interessi passivi, ed eventuale altra documentazione relativa agli "oneri accessori" (la fattura del notaio, per esempio). 

6 SE HO RISTRUTTURATO CASA È stata inoltre prorogata la detrazione del 50% per le spese di recupero edilizio e per l'acquisto di mobili e grandi elettrodomestici e la detrazione al 65% per le riqualificazioni energetiche (pannelli, impianti di climatizzazione…). 

7 SE VIVO IN CONDOMINIO (novità) Ci sono novità anche per chi vive in piccoli condomìni senza (obbligo di) amministratore e aveva o ha condiviso con i vicini di casa spese per la tenuta dell'edificio. Non c'è più il vincolo di costituire formalmente il condomìnio (perché compaia come soggetto intestatario delle fatture) per poter mandare a detrazione la propria quota di spettanza: è quanto ha chiarito l'Agenzia delle Entrate sconfessando quanto prescritto lo scorso anno. Ecco come comportarsi nel caso in cui i lavori siano stati eseguiti prima del 2015. Se lo scorso anno non avevi presentato dichiarazione dei redditi, la detrazione di cui avresti potuto godere per la prima rata è ormai persa, ma puoi detrarre da quest'anno. Se invece lo scorso anno avevi presentato la tua dichiarazione, puoi fare un Unico integrativo e recuperare il bonus dello scorso anno. 

8 SE HO UN CANE O UN GATTO Sono ancora detraibili le somme spese per curare le bestiole domestiche, che devono essere legalmente detenute: visite e cure veterinarie, vaccinazioni, farmaci; è dunque tramontata (almeno per quest'anno) l'ipotesi di eliminare questo beneficio. È prevista una detrazione del 19% fino a un esborso massimo di 387,37 euro; attenzione, se hai speso complessivamente tra visite e farmaci meno di 129,11 euro (la franchigia) non hai diritto alla detrazione ed è inutile allegare la documentazione: è la stessa regola che vale per le tue spese mediche e per quelle dei familiari a carico (coniuge, figli). Serve la fattura del veterinario e gli scontrini dell'acquisto dei farmaci. 

9 HAI DEI DUBBI? ECCO COME CHIARIRLI Cosa realmente copre il bonus mobili? Le sedute di ozonoterapia e mesoterapia possono considerarsi spese mediche (e quindi sono detraibili) oppure no? Per quanti anni posso dedurre gli interessi passivi di un mutuo contratto per l'acquisto di un appartamento da affittare? Se non sei certo delle agevolazioni previste per una spesa, puoi consultare la circolare n.3 del 2 marzo 2016 con cui l'Agenzia delle Entrate risponde ad alcuni quesiti posti dai Caf. Ad esempio, viene chiarito che la spesa per la sola sostituzione della vasca da bagno o del box doccia non è agevolabile. La circolare è scaricabile dal Web, basta digitare su un motore di ricerca " circolare n.3 del 2 marzo 2016 Agenzia delle Entrate ". 

10 IN CASO DI CONTROLLI Ci sono documenti che non occorre presentare al Caf o al professionista (ad esempio, la registrazione dell'amico a quattro zampa all'anagrafe canina che attesta che il cane è detenuto legalmente) ma che è bene custodire con cura in caso di controlli dell'Agenzia delle Entrate: soprattutto se si tratta di spese di una certa entità.

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Tasse, Bonus mobili e ristrutturazione

La nostra guida alle agevolazioni

di MONICA PIERACCINI su la Nazione 3 Marzo 2016

QUEST’ANNO i proprietari di case avranno il portafogli più pieno. Via la Tasi sulla prima casa, dimezzamento dell’Imu per chi dà immobili in comodato d’uso ai parenti di primo grado e conferma anche per il 2016 delle agevolazioni fiscali per chi ristruttura un’abitazione. Daniele Mercati, amministratore delegato del Caaf Cgil Toscana, ci aiuta a compilare un vademecum per i nostri lettori. Ecco le novità fiscali 2016 per la casa.

TASI. Non si paga più sulla prima casa, con l’unica eccezione delle abitazioni di lusso (categorie catastali A1, A8 e A9). L’abolizione riguarda sia proprietari che inquilini. Per gli immobili dati in affitto, il locatario paga la quota spettante in base alla delibera Tasi 2015 o, in sua assenza, il 90% del corrispettivo; l’inquilino non paga nulla. Esenzione Tasi anche alla casa assegnata al coniuge, ma solo previo provvedimento di separazione legale, annullamento, scioglimento o cessazione degli effetti civili del matrimonio. Infine, l’esenzione Tasi spetta anche sulle pertinenze. Le eventuali pertinenze escluse dal beneficio, pagano l’Imu con l’aliquota prevista in delibera comunale per la tipologia d’immobile. Imu. Nel 2016 sconto sulle abitazioni di lusso: l’aliquota massima è allo 0,4%, non più allo 0,6%, mentre resta la detrazione di 200 euro. Per gli immobili dati in comodato d’uso ai parenti di primo grado, cioè genitori o figli, dimezzamento della base imponibile Imu-Tasi, a condizione che il proprietario non possieda altri immobili ad uso residenziale in Italia. L’unica eccezione è il possesso dell’immobile di residenza (quindi la prima casa), oltre a quello dato in comodato al parente, purché le due abitazioni si trovino nello stesso Comune.

LEASING FINANZIARIO. Nuova formula che si applica all’acquisto della prima casa. L’inquilino-futuro acquirente paga un affitto alla banca o all’intermediario finanziario, che di fatto acquista la casa e ne detiene il possesso per un periodo di tempo fissato nel contratto, al termine del quale vende all’inquilino, se ne fa richiesta. Se l’inquilino-acquirente recede prima della scadenza, l’immobile resta alla banca. Ci sono particolari sconti per le giovani coppie con meno di 35 anni e reddito fino a 55mila euro: detrazione del 19% sul prezzo di affitto fino a un tetto di 8mila euro l’anno, sul prezzo di acquisto fino a 20mila euro.

BONUS MOBILI. Le giovani coppie, con almeno uno dei partner sotto i 35 anni, che acquistano la prima casa hanno diritto ad un bonus mobili per gli arredi e gli elettrodomestici, che consiste in una detrazione del 50% fino a un tetto di spesa di 16mila euro. L’agevolazione è ripartita in dieci quote annuali di pari importo. Non c’è bisogno che la coppia sia sposata.

BONUS EDILIZIA. Prorogate al 31 dicembre 2016 le agevolazioni fiscali per chi ristruttura un’abitazione o effettua lavori di riqualificazione energetica. Nel primo caso, la detrazione resta al 50% fino a un tetto di spesa di 96mila euro, nel secondo caso al 65% con tetti che variano a seconda dei lavori effettuati. Si applica anche il bonus mobili al 50%, per un tetto di spesa di 10mila euro sull’acquisto di arredi ed elettrodomestici destinati all’immobile che viene ristrutturato.

Altri articoli 2015

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Campagna Red: obbligo di comunicazione all'Inps entro il 31 marzo

da Inca.it 23 Febbraio 2016

I pensionati della gestione privata residenti in Italia, che ricevono dall'Inps prestazioni collegate al reddito sono obbligati a rendere la dichiarazione reddituale all’Inps. Il termine ultimo stabilito dall’Istituto per la presentazione della dichiarazione reddituale dell’anno 2014 (Campagna RED ordinaria 2015) è il 31 marzo 2016.

Nella circolare n. 195 del 30 novembre 2015, l'Inps avverte che "in caso di mancata comunicazione nei tempi e nelle modalità stabilite dagli Enti stessi, si procede alla sospensione delle  prestazioni collegate al reddito nel corso dell'anno successivo a quello in cui la dichiarazione dei redditi avrebbe dovuto essere resa".

"Qualora - spiega l'Inps - entro 60 giorni dalla sospensione non sia pervenuta la suddetta comunicazione, si procede alla  revoca in via definitiva delle prestazioni collegate al reddito e al  recupero di tutte le  somme erogate a tale titolo nel corso dell'anno in cui la dichiarazione dei redditi avrebbe dovuto essere resa".

"Nel caso in cui la comunicazione dei redditi sia presentata entro il suddetto termine di 60 giorni, gli Enti procedono al ripristino della prestazione sospesa dal mese successivo alla comunicazione, previo accertamento del relativo diritto anche per l'anno in corso”.

Già dallo scorso anno, l’Istituto non è tenuto ad inviare il modello RED ai pensionati interessati alle verifiche. Pertanto, non saranno più inviate le comunicazioni cartacee ai cittadini per richiedere dichiarazioni reddituali, che resta comunque un obbligo.

Sono tenuti a comunicare la posizione reddituale i titolari di prestazioni collegate al reddito, quali sono, per esempio, le integrazioni al minimo, le pensioni e gli assegni sociali, assegni per il nucleo familiare, trattamenti di famiglia.

La comunicazione dei dati reddituali attraverso il modello RED deve essere effettuata anche da coloro che sono esonerati dall’obbligo di presentazione della dichiarazione dei redditi al fisco, che possiedono redditi ulteriori a quelli da pensione.

Fra i redditi che, in base alle rilevanze, devono essere comunicati all’Istituto, in quanto non dichiarati nei modelli 730 o UNICO, vi sono: reddito di lavoro dipendente prestato all’estero. L’obbligo sussiste quando tale reddito in toto o in parte non deve essere indicato nella dichiarazione dei redditi (nei modelli 730 o UNICO). Oltre all’importo prodotto deve essere indicato anche il periodo di produzione del reddito; redditi da interessi bancari, postali, dei BOT, dei CCT e altri titoli di Stato; prestazioni assistenziali in denaro erogate dallo Stato o altri Enti Pubblici o Stati esteri (escluse le indennità di accompagnamento per invalidi civili di comunicazione per i sordomuti e quelle previste per i ciechi parziali ed altre prestazioni presenti nel Casellario); altri redditi non assoggettabili a IRPEF; redditi derivanti da quote di pensione trattenute dal datore di lavoro; arretrati di lavoro dipendente prestato in Italia e all’estero; arretrati di integrazione salariale; trattamenti di fine rapporto comunque denominati e relative anticipazioni.

Sono, inoltre, tenuti a dichiarare la propria situazione reddituale attraverso il modello RED anche coloro la cui situazione reddituale è mutata rispetto a quanto dichiarato all’Istituto l’anno precedente.

Per adempiere all'obbligo di presentazione del proprio Red ci si può rivolgere ai Caf territoriali della Cgil.

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La pensione di reversibilità: ecco come funziona

di RAFFAELE RICCIARDI su Repubblica.it 15 Febbraio 2016

MILANO - La pensione di reversibilità al centro della polemica politica è il trattamento riservato ai "superstiti" del pensionato deceduto. La sua revisione è contenuta nella delega sulle misure di contrasto alla povertà, che prevede anche il riordino delle prestazioni. In quel contesto, il governo la definisce una prestazione "assistenziale", cioè di natura previdenziale "ma comunque sottoposta alla prova dei mezzi". Si tratta cioè di modularla in base all'Isee, l'indicatore del reddito equivalente. La reversibilità conta attualmente 3.052.482 beneficiari, per una spesa totale di 24.152.946.974 euro.

A chi spetta.
La pensione ai superstiti spetta, come dettaglia l'Inps: Quando e quanto spetta.
La pensione ai superstiti viene pagata dal primo giorno del mese successivo a quello del decesso del lavoratore o del pensionato, indipendentemente da quando viene fatta domanda. L'ammontare si calcola sulla base dell'assegno dovuto al lavoratore scomparso, oppure della pensione che veniva pagata al pensionato deceduto, con una percentuale variabile:
Le riduzioni in presenza di altri redditi.
Dalla riforma sulla previdenza del '95, se il beneficiario possiede altri redditi l'assegno di reversibilità si riduce come indicato nella seguente tabella:

 

AMMONTARE DEI REDDITI PERCENTUALI DI RIDUZIONE
Reddito superiore a 3 volte la pensione minima (circa 1.500 euro al mese) 25% della pensione
Reddito superiore a 4 volte la pensione minima (circa 2.000 euro) 40% della pensione
Reddito superiore a 5 volte la pensione minima (circa 2.500 euro) 50% della pensione
 

Significa che la riduzione della pensione scatta già per un reddito lordo inferiore a 20mila euro (precisamente 19.574 euro nel 2016). Se si considera, poi, che la decurtazione si effettua su una somma già tagliata (la moglie di un pensionato defunto, come visto sopra, riceve il 60% dell'assegno del defunto), effettivamente si può arrivare facilmente a incassare il 45% della pensione originaria del defunto: meno della metà.

Quando si perde il diritto.
Il diritto alla pensione ai superstiti cessa nei seguenti casi:


Fasce di reperibilità per visite fiscali: esonero per chi è sottoposto a terapie salvavita

La Legge di stabilità stabilisce l’estensione dell'esonero dal rispetto delle fasce orarie di reperibilità ai lavoratori del settore privato, già previsto per i dipendenti del Pubblico Impiego.

Con il Dm 11/01/2016, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 16 del 21/01/2016, in attuazione al D.lgs 151/2015, viene decretato, infatti che sono esclusi dall’obbligo di rispettare le fasce di reperibilità i lavoratori subordinati, dipendenti dai datori di lavoro privati, per i quali l’assenza è etiologicamente riconducibile ad una delle seguenti circostanze:

a. patologie gravi che richiedono terapie salvavita;
b. stati patologici sottesi o connessi alla situazione di invalidità riconosciuta.

Queste patologie devono risultare da idonea documentazione, rilasciata dalle competenti strutture sanitarie, che attesti la natura della patologia e la specifica terapia salvavita da effettuare.

Per poter essere esonerati, tuttavia, ricorda l'Inca, l’invalidità riconosciuta deve aver determinato una riduzione della capacità lavorativa, nella misura pari o superiore al 67%.

Inca.it 09/02/2016 11.09 

Visita fiscale, niente reperibilità per malattie gravi: esenzioni
Fasce di reperibilità: la visita di controllo effettuata dal medico fiscale dell’Inps non scatterà in tutti i casi in cui il malato sotto terapia salvavita.

Non dovrà più rimanere necessariamente a casa, nelle fasce orarie di reperibilità, ad attendere la visita fiscale dell’Inps, il lavoratore affetto da una malattia grave se:

– la patologia impone cure salvavita (come quelle di chemioterapia)

– oppure se la la malattia ha determinato una riduzione della capacità lavorativa di almeno il 67% non deve rispettare la fasce di reperibilità . È questo

Lo prevede un nuovo decreto ministeriale, in attuazione della riforma del Job Act, appena pubblicato in Gazzetta Ufficiale n. 16 del 21.01.2016

. La deroga vale per il solo settore privato.

La visita fiscale

Come noto, la visita fiscale (ossia il controllo medico legale dei lavoratori assenti per malattia) è effettuata dall’Inps sia per quanto riguarda i lavoratori pubblici che per quelli privati. La richiesta di invio del medico fiscale viene, di norma, effettuata dal datore di lavoro in qualunque momento della giornata attraverso una procedura telematica, attraverso il portale dell’INPS. Il datore di lavoro può inviare all’INPS, con un’unica operazione (funzione “Invio richieste multiple”), più richieste di visite mediche di controllo (al massimo 50.

Le richieste sono elaborate giornalmente e smistate ai medici di competenza se pervenute entro le ore 9, per la fascia antimeridiana, ed entro le 12 per quella pomeridiana. Il lavoratore ha l’obbligo di rendersi reperibile presso il domicilio indicato nel certificato medico, al fine di consentire l’effettuazione della visita di controllo. L’obbligo di reperibilità riguarda solo determinate fasce orarie della giornata, mentre per la restante parte del giorno, il dipendente è libero di uscire, sempre che non pregiudichi la sua guarigione.

Al termine della visita di controllo il medico redige presso il domicilio del lavoratore un apposito verbale informatico e ne fornisce copia al lavoratore. Il verbale viene trasmesso in tempo reale ai sistemi informatici dell’INPS e reso contestualmente accessibile al datore di lavoro che ha richiesto la visita.

Le fasce orarie di reperibilità

Per i dipendenti del settore privato, le fasce orarie di reperibilità sono:

-al mattino: dalle ore 10 alle ore 12

-al pomeriggio: dalle ore 17 alle ore 19.

Per i dipendenti del settore pubblico, le fasce orarie di reperibilità sono:

– al mattino: dalle ore 9 alle ore 13

– al pomeriggio: dalle ore 15 alle 18.

Il lavoratore ha il dovere di cooperare all’effettuazione delle visite domiciliari comportandosi in modo tale da consentire al medico l’immediato ingresso nell’abitazione. L’inottemperanza a tale obbligo per incuria, negligenza o altro motivo non apprezzabile (come ad esempio il ritardo nell’apertura della porta che determini l’allontanamento del medico, oppure l’assenza del nome del lavoratore sul citofono o sulla cassetta della posta) comporta la decadenza dal diritto al trattamento economico, senza che possa avere effetti sananti la conferma della malattia in una successiva visita ambulatoriale

Assenza ingiustificata

L’assenza ingiustificata del lavoratore comporta la perdita del trattamento di malattia, con modalità differenti a seconda del momento in cui si è verificata l’assenza:

Assenza
Conseguenze
Prima visita Perdita totale di qualsiasi trattamento economico per i primi 10 giorni di malattia
Seconda visita Oltre alla precedente sanzione, riduzione del 50% del trattamento economico per il residuo periodo
Terza visita L’erogazione dell’indennità economica previdenziale a carico INPS viene interrotta da quel momento e fino al termine del periodo di malattia: il caso si configura come mancato riconoscimento della malattia ai fini della corresponsione della relativa indennità

La seconda visita di controllo può essere sia la visita medica domiciliare sia la visita medica ambulatoriale.

L’assenza giustificata

Le sanzioni non vengono comminate nelle seguenti ipotesi:

–  ricovero ospedaliero;

–  periodi già accertati da precedente visita di controllo;

–  assenza dovuta a giustificato motivo.

Il giustificato motivo ricorre nelle seguenti ipotesi:

– forza maggiore;

– situazioni che abbiano reso imprescindibile ed indifferibile la presenza del lavoratore altrove;

– concomitanza di visite, prestazioni e accertamenti specialistici quando si dimostri che le stesse non potevano essere effettuate in ore diverse da quelle corrispondenti alle fasce orarie di reperibilità.

La giurisprudenza considera giustificato motivo di esonero dall’obbligo di reperibilità ogni serio e fondato motivo che rende plausibile l’allontanamento del lavoratore dal proprio domicilio.

La riforma del Job Act

Come detto in apertura, il Jobs act ha introdotto la possibilità di prevedere ulteriori casi di esenzioni dalla reperibilità, stabilendo che con decreto possono essere “stabilite le esenzioni dalla reperibilità per i lavoratori subordinati dipendenti dai datori di lavoro privati”.

Le nuove esenzioni

In attuazione di tale previsione, il ministero ha introdotto le ipotesi di esenzione dall’obbligo di reperibilità che valgono però solo per il lavoratore del settore privato. L’esenzione riguarda i seguenti casi:

patologie gravi che richiedono terapie salvavita: in tal caso, la patologia deve risultare da apposita documentazione rilasciata dalle strutture sanitarie, che attesti la natura della patologia e la specifica terapia salvavita da fare;

– stati patologici sottesi o connessi alla situazione d’invalidità riconosciuta: in tale ipotesi, invece, l’invalidità deve aver determinato una riduzione della capacità lavorativa nella misura pari o superiore al 67%.

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Bonus baby-sitter, via alle domande all'Inps per ricevere 600 euro al mese

La Stabilità ha stanziato 20 milioni di euro per l'anno in corso, aperta la procedura via web per ricevere il contributo per massimi sei mesi. Sono interessate le neo-mamme lavoratrici (nel pubblico, nel privato, parasubordinate o autonome) che rinunciano alla maternità facoltativa. Le istruzioni per non sbagliare la domanda

di RAFFAELE RICCIARDI su la Repubblica 2 Febbraio 16

MILANO - Dalla sera di lunedì 1 febbraio è attivo il portale dell'Inps che permette alle madri lavoratrici di fare domanda per incassare il bonus da massimi 600 euro al mese, con il quale lo Stato contribuisce alle spese per asili nido e baby sitter per coloro che rinunciano al periodo di maternità facoltativo. In seguito alle novità introdotte dalla Stabilità che ha rinnovato la misura per il 2016, possono richiedere il bonus le dipendenti del settore pubblico o privato, ma anche le lavoratrici parasubordinate o libere professioniste iscritte alla gestione separata Inps.

Il contributo, il cosiddetto "voucher baby sitting" è di 600 euro al mese. Riguarda le neo-mamme che si trovino entro gli 11 mesi successivi al periodo di maternità obbligatoria; costoro, se rinunciano al periodo facoltativo aggiuntivo per un massimo di sei mesi (tre per le parasubordinate), potranno ricevere il bonus. Il meccanismo prevede un contributo a scalare a seconda dell'orario di lavoro. In caso di una lavoratrice a tempo pieno che chiedesse il beneficio per 6 mesi, si arriverebbe a un totale di 3.600 euro. Nella tabella si possono vedere gli importi, a seconda della percentuale di part-time e dei mesi richiesti. La Finanziaria ha assegnato 20 milioni di euro alla misura: significa che potranno esser accontentate poco più di 5.500 mamme a "tempo pieno" e per sei mesi, ma nei fatti potranno esser ancora di più se le richieste arriveranno per importi inferiori. Non sono previsti parametri reddituali per l'accesso alla misura: tra i documenti da presentare all'Inps c'è sì la dichiarazione Isee, ma - spiegano - servirà solo in caso di esaurimento dei fondi previsti, per ridistribuire le risorse in base alle esigenze delle richiedenti. Fino ad ora, però, la misura non è mai andata a esaurire i denari disponibili.

ECCO QUANTO SPETTA ALLE LAVORATRICI

L'Inps ricorda che la domanda va presentata all'Istituto via web, utilizzando il PIN o attraverso il supporto dei patronati, accedendo al portale Internet dell'Istituto al seguente indirizzo (www.inps. it - Servizi per il cittadino - Autenticazione con PIN - Invio domande di prestazioni a sostegno del reddito - Invio delle domande per l'assegnazione dei contributi per l'acquisto dei servizi per l'infanzia). Ecco le istruzioni dell'Istituto per preparare al mglio la domanda.

Le interessate dovranno:

Informazioni necessarie per compilare la domanda:

Infine, l'Inps ricorda che qualora le neo mamme lavoratrici vogliano sfruttare il bonus per iscrivere il figlio o la figlia in uno degli asili pubblici o presso i servizi privati accreditati, dovranno preventivamente effettuare l'iscrizione del minore esclusivamente presso una della strutture aderenti alla sperimentazione, elencate sul sito dell'Istituto. La raccomandazione, dunque, è di decidere prima il nome della struttura aderente alla sperimentazione prescelta.

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Infortuni sul lavoro: indennizzabili gli incidenti stradali in itinere, anche se in bicicletta

28/01/2016 09.42 su Inca.it

I casi in cui l’evento infortunistico si verifichi a seguito dell’uso della bicicletta, nel percorso casa-lavoro, sono sempre configurabili come infortunio in itinere e perciò indennizzabili dall’Inail. E’ quanto è stato stabilito da una recente norma della legge 221/2015 recante "Disposizioni in materia ambientale per promuovere misure di green economy e per il contenimento dell'uso eccessivo di risorse naturali”, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n.13/2016.
 
Si tratta di un pacchetto di misure che interviene su vari aspetti della normativa ambientale e dell'economia verde, nella direzione della semplificazione e della promozione del riutilizzo delle risorse e della sostenibilità ambientale, con la previsione di incentivi per premiare i comportamenti virtuosi di consumatori, produttori e istituzioni.

Tra le misure principali si ricordano quelle a favore delle imprese per beneficiare del credito d'imposta del 50%, ripartito in tre anni, sulle spese sostenute per interventi di bonifica dell'amianto, quelle che rafforzano il recupero e riciclo delle materia, le disposizioni  per il contrasto ai dissesti idrogeologici  e quelle a sostegno della mobilità sostenibile.

In particolare, per quanto riguarda quest’ultimo aspetto, la legge prevede uno stanziamento di 35 milioni di euro a favore dei comuni con più di 100 mila abitanti, per finanziare progetti di mobilità sostenibile, al fine di limitare il traffico e l'inquinamento: progetti ciclabili, realizzazione di percorsi protetti per gli spostamenti, anche collettivi e guidati, tra casa e scuola, a piedi o in bicicletta, ecc.

Una importante novità che interessa il lavoro di tutela dell'Inca riguarda l’infortunio in itinere. L’art. 5 (commi 4 e 5 - v. allegato ) stabilisce infatti che, “per i suoi positivi riflessi sull'ambiente, l’uso della bicicletta deve intendersi sempre necessitato”.  Ciò significa sostanzialmente che i casi in cui l’evento infortunistico si verifichi a seguito dell’uso della bicicletta nel percorso casa-lavoro e viceversa, devono essere sempre configurabili come infortunio in itinere e perciò indennizzabili dall’Inail.

Sul significato da attribuire al concetto di “necessitato” si deve far riferimento agli insegnamenti della Corte di Cassazione, in base ai quali, la verifica della necessità dell’utilizzo della propria vettura deve essere effettuata caso per caso, in base al criterio di ragionevolezza e tenendo conto della lunghezza del percorso, dei tempi di attesa dei mezzi pubblici, della distanza della più vicina stazione o fermata del mezzo pubblico, ecc.

In particolare, la giurisprudenza, ha reso sempre più estesa la tutela assicurativa in questa materia prendendo in considerazione, ai fini della indennizzabilità, anche le esigenze umane e familiari della lavoratrice e/o del lavoratore che subisce un incedente e, quindi, ad esempio, anche le ipotesi in cui i tempi di attesa del servizio pubblico siano tali da creare rilevante disagio per il lavoratore, prolungandone oltre misura l'assenza dalla famiglia.

Tutto ciò, dal 2 febbraio – data di entrata in vigore della nuova norma – , non deve essere valutato in caso di percorso effettuato con la bicicletta. Secondo il nuovo testo di legge, infatti, l’utilizzo della bicicletta deve intendersi “sempre necessitata”, per i suoi “positivi riflessi ambientali”.

Una circolare dell’Inail, che risale ormai al 2011, distingue fra gli incidenti avvenuti sulla pista ciclabile (indennizzabili perché avvenuti su percorso protetto) e quelli avvenuti nel percorrere una strada aperta al traffico dei veicoli a motore,  escludendo, nel secondo caso, l’indennizzo, per la libera scelta del lavoratore di esporsi a un rischio maggiore rispetto a quello gravante sugli utenti dei mezzi pubblici di trasporto.

Già in questa nota l’Istituto, partendo della considerazione della necessità di porre maggiore attenzione a favore della mobilità sostenibile, “che annovera fra le sue forme l’uso della bicicletta”, ha ritenuto di non ricorrere alla valutazione sul carattere necessitato dell’uso di tale mezzo di locomozione, laddove l’evento si verifichi in un tratto di percorso protetto o in zona interdetta al traffico.

Alla luce delle novità introdotte dall’art. 5 della legge 221/2015, l’Inail dovrà emanare nuove direttive in materia.

Per quanto superfluo, l'Inca ricorda che, secondo quanto disposto dalla normativa vigente (art. 12 decreto leg.vo 38/2000) l’Inail  tutela l’infortunio in itinere, non solo quando avviene durante il  normale tragitto di andata e ritorno tra l’abitazione e il luogo di lavoro ma anche quello che avviene durante il normale percorso che il lavoratore deve fare per recarsi da un luogo di lavoro a un altro, nel caso di rapporti di lavoro plurimi, oppure durante il tragitto abituale per la consumazione dei pasti, se non esiste una mensa aziendale.

L’infortunio in bicicletta per recarsi al lavoro è indennizzato

È infortunio in itinere l’incidente in bicicletta nel tragitto tra casa e lavoro; spetta pertanto l’indennizzo dell’Inail.

Anche chi si reca al lavoro in bicicletta e fa un incidente sarà da oggi risarcito dall’Inail come infortunio sul lavoro o meglio, a titolo di infortunio in itinere (quello cioè avvenuto nel tragitto per recarsi da casa al lavoro o viceversa). È questa una delle novità introdotte dal collegato ambientale alla Legge di Stabilità, ormai diventata legge, che introduce misure di green economy, a partire dalla mobilità sostenibile, e contro lo spreco di risorse naturali.
Cambiano le regole sull’assicurazione degli incidenti sul lavoro. Il testo del collegato ambientale fa riferimento alla nozione di velocipede contenuta nel codice della strada.

L’indirizzo della giurisprudenza ha ammesso il risarcimento per l’incidente in automobile durante il tragitto per recarsi al lavoro solo nel caso in cui l’utilizzo del mezzo a motore è strettamente necessario (per esempio, estrema distanza difficilmente raggiungibile con i mezzi pubblici; mancanza di mezzi pubblici; quando i mezzi pubblici non consentono la puntuale presenza sul luogo di lavoro o siano eccessivamente disagevoli o gravosi in relazione alle esigenze di vita familiare del lavoratore).

Non è così per la bicicletta. Secondo, infatti, il nuovo testo di legge, quest’ultima deve intendersi “sempre necessitata”, per i suoi “positivi riflessi ambientali”: ecco perché il sinistro al ciclista nel percorso casa-lavoro configura sempre un infortunio in itinere indennizzabile dall’Inail.

Una nota dell’istituto previdenziale che risale ormai al 2011 distingue invero fra gli incidenti avvenuti sulla pista ciclabile e quelli avvenuto in mezzo al traffico dei veicoli escludendo nel secondo caso l’indennizzo per la libera scelta del ciclista di esporsi a un rischio maggiore. Come sempre nel riconoscimento del beneficio al lavoratore sempre peseranno due circostanze importanti:

– bisognerà valutare se il tragitto è percorribile a piedi

– se la copertura dei mezzi pubblici risulta sufficiente o meno.

L’infortunio in itinere comprende gli incidenti avvenuti durante il normale percorso:

– di andata e ritorno dal luogo di abitazione a quello di lavoro;

– che collega due luoghi di lavoro se il lavoratore ha più rapporti di lavoro;

– di andata e ritorno dal luogo di lavoro a quello di consumazione abituale dei pasti, qualora non sia presente un servizio di mensa aziendale.

Le interruzioni o le deviazioni rispetto al normale percorso non sono tutelate quando sono del tutto indipendenti dal lavoro o, comunque, non necessarie, mentre si considerano necessarie quando sono dovute a cause di forza maggiore, ad esigenze essenziali ed improrogabili o all’adempimento di obblighi penalmente rilevanti.

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Conciliazione vita e lavoro: Inca, “Misure frammentarie nella legge di Stabilità 2016”

Le norme per l'estensione dei diritti alle mamme e ai papà che lavorano, ai fini della conciliazione, sono uno degli intenti ‘pluridichiarati’ da alcuni decreti attuativi del Jobs Act. “Nella Legge di stabilità ritroviamo misure frammentarie, spezzettate nel testo – spiega Marina Boni, dell’Inca nazionale -, che si limitano a prolungare per il 2016 alcune norme già in vigore, come i voucher baby sitting o asilo nido, con l'intenzione, che deve essere confermata da un decreto da emanare entro 60 gg., di estendere questa opportunità alle lavoratrici autonome e alle libere imprenditrici”.

L’altra novità riguarda il congedo obbligatorio per il padre che viene raddoppiato, portandolo a ben due giorni. “Fermo restando il valore positivo di aver sancito normativamente il congedo obbligatorio come utile ai premi di produttività, ben poca cosa, verrebbe da dire – osserva Boni – considerando il progetto di legge presentato con grande enfasi dalla vice presidente del Senato, Valeria Fedeli, che ne prevedeva 14, ecco il misero risultato!"

Nel dettaglio, cosa prevedono i commi relativi alla genitorialità e alla conciliazione vita-lavoro alla legge di Stabilità 2016.

1) COMMA 183
Congedo di maternità e premi di produttività.
Il periodo di congedo obbligatorio di maternità viene computato ai fini dei premi di produttività. Si rinsalda con una norma esplicita un indirizzo di derivazione europea e in Italia contrattuale, per cui il periodo di congedo di maternità viene considerato come effettivamente lavorato, ai fini di ogni emolumento ottenuto durante l’assenza obbligatoria della lavoratrice. 

2) COMMA 205
Raddoppio del congedo obbligatorio del lavoratore padre.
Il comma 205 prevede per  l’anno 2016 il diritto a usufruire del congedo obbligatorio e del congedo facoltativo per il padre lavoratore dipendente, inizialmente previsto, come misura sperimentale, solo per gli anni 2013-2015. Il giorno di congedo obbligatorio per il padre raddoppia, arrivando quindi a due giorni. Nulla viene modificato per i due giorni di congedo facoltativo, che vengono comunque, come è noto, sottratti al congedo obbligatorio della madre lavoratrice. Le modalità dell’utilizzo del congedo rimangono quelle previste dal decreto applicativo del Ministro del Lavoro e delle politiche sociali del 22.12.2012, in attuazione dell’art.4,comma 24, lettera a), della L.92/2012.Le riassumiamo per comodità di lettura : i giorni di congedo devono essere utilizzati entro cinque mesi dalla nascita, vanno richiesti con un preavviso di 15 giorni, sono retribuiti dall’Inps al 100% e vengono accreditati figurativamente.

3) COMMA 298
Riscatto della laurea e del congedo parentale.
Il comma 298 risolve una annosa questione sulla quale l’Inca, negli anni scorsi, ha attivato un contenzioso significativo. Finalmente viene riconosciuta la possibilità di cumulare il congedo parentale con il riscatto del periodo di laurea, che per molti genitori ha costituito un gravissimo ostacolo. Viene abolito il comma 2 dell’art. 14 del Dlgs 503/1992. Il testo del comma apre a una serie di possibilità ai fini pensionistici che vanno vagliate attentamente.

4) COMMI 282 e 283
Estensione e conferma del voucher baby-sitting o asilo nido.
Per il 2016, in via sperimentale, viene estesa la possibilità di usufruire del voucher baby-sitting o asilo nido anche alle madri lavoratrici autonome o imprenditrici, ovviamente per i soli tre mesi per i quali queste lavoratrici possono usufruire del congedo parentale. Entro 60 giorni dall’entrata in vigore della presente legge,  deve essere adottato un decreto del Ministro dell’economia e delle finanze,  con i  criteri di accesso e le modalità per l’uso del beneficio in questione.

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Indennità di disoccupazione: pubblicato in G.U. il decreto su ASDI

E’ stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale (n. 13 del 18/01/2016) il decreto interministeriale del  29 ottobre 2015 riguardante le disposizioni operative dell'Assegno di Disoccupazione (ASDI), in attuazione dell'art. 16 comma 6 del d.lgs n. 22/2015.

Il decreto definisce l'ammontare dell'assegno, la durata, la compatibilità con i redditi da lavoro, le modalità di accesso, il valore ISEE che deve essere pari o inferiore a 5.000 euro. Tuttavia, il Ministero precisa che per l'accesso alla prestazione bisognerà comunque attendere l’entrata in vigore del Decreto Ministeriale e l'emanazione della circolare applicativa dell’Inps, a cui spetta il pagamento della prestazione e la valutazione della sussistenza dei requisiti del lavoratore/trice richiedente.

L’ASDI ha una durata di sei mesi ed è rivolto a tutti quei lavoratori/trici disoccupati, in condizioni di particolare disagio economico (rilevato dall’ISEE), con figli minori e che  non abbiano maturato i requisiti contributivi e anagrafici per il pensionamento. Si tratta di una misura che si aggiunge alla NASpI e che interviene, quindi, quando il lavoratore/trice risulti ancora senza lavoro dopo aver usufruito della NASpI stessa.

L’importo dell’ASDI è pari al 75 per cento dell’ultimo trattamento di disoccupazione (NASpI) percepito, ma  comunque non può essere superiore a quello dell’assegno sociale. La prestazione sarà incrementata per gli eventuali carichi familiari del lavoratore (assegni familiari), indicati nella tabella ministeriale allegata al decreto, in 89,7 euro per un figlio e 163,3 euro per 4 o più figli.

L’Inca ricorda che per il riconoscimento dell’ASDI è obbligatorio per il lavoratore/trice richiedente partecipare ai corsi di formazione, di orientamento e di ricerca attiva di nuova occupazione, proposti dai competenti Servizi per l’Impiego.

Per accedere all’ASDI, il lavoratore/trice deve presentare la domanda all’Inps, esclusivamente per via telematica, a partire dal primo giorno successivo al termine della NASpI e tassativamente entro 30 giorni, pena la decadenza dal diritto.

Per inoltrare le richieste all’Inps ci si può avvalere dell’assistenza gratuita del patronato Inca, scegliendo sul sito www.inca.it, l’indirizzo della sede più vicina alla propria abitazione.

19/01/2016 11.15

Assegno di ricollocamento, al via l’Asdi per 200.000 soggetti

Tra poco tempo, assieme alle varie novità in merito alla Riforma delle Politiche Attive del Lavoro, diventerà operativo l’Asdi, l’assegno di ricollocazione: si tratta di una nuova indennità, che sarà erogata sotto forma di voucher, dedicata a chi ha perso il lavoro e percepisce la Naspi (l’ammortizzatore che sostituisce la disoccupazione ordinaria e a requisiti ridotti)da almeno 4 mesi, senza essere riuscito a trovare un nuovo impiego.

L’Asdi potrà essere richiesto non appena sarà operativo il portale internet dell’Anpal, l’Agenzia per le Politiche Attive del Lavoro. Si prevede che nel 2016 l’assegno sarà erogato a ben 200.000 beneficiari. Vediamo insieme quali saranno le condizioni richieste per beneficiare dell’assegno.

Asdi 2016: requisiti dei beneficiari

Per ottenere l’assegno di ricollocazione, innanzitutto, sarà necessario possedere i seguenti requisiti:

– aver perso l’occupazione ed aver reso la dichiarazione d’immediata disponibilità (Did) presso un Centro per l’impiego (Cpi) , un Centro Servizi per il Lavoro (Csl), o direttamente all’Inps (anche online, in sede di richiesta dell’indennità di disoccupazione);

– aver firmato il patto di servizio presso un Centro per l’impiego (Cpi) , un Centro Servizi per il Lavoro (Csl);

– essere beneficiari dell’indennità di disoccupazione Naspi (che sostituisce Aspi e Mini Aspi) da almeno 4 mesi;

– non aver trovato un nuovo impiego (permanenza dello stato di disoccupazione da oltre 4 mesi dalla perdita della precedente occupazione).

Asdi 2016: come funziona, ammontare, durata

L’assegno di ricollocazione non è un’indennità che sostituisce la disoccupazione, poiché eventualmente può sommarsi alla Naspi: si tratta di un beneficio che sarà erogato sotto forma di voucher (buono), spendibile presso i centri per l’impiego, i centri servizi per il lavoro o le agenzie private, al fine di utilizzare i servizi di politica attiva forniti da tali Enti, per trovare un nuovo lavoro.

L’Asdi non avrà un ammontare fisso, ma l’importo varierà a seconda del profilo di occupabilità del lavoratore (in pratica, più il soggetto risulterà a rischio di esclusione dal mercato del lavoro, più sarà alto l’assegno).

Asdi, quando si perde

La durata massima dell’Asdi sarà di 6 mesi : per averne diritto, però, il disoccupato dovrà impegnarsi attivamente nella ricerca dell’occupazione, partecipando a tutte le attività formative e di riqualificazione professionale previste nel Patto di servizio. Qualora il beneficiario dell’assegno non rispetti le attività programmate dal Centro per l’impiego ingiustificatamente, subirà delle sanzioni, che possono andare dalla decurtazione dell’Asdi, alla sua sospensione, sino ad arrivare alla perdita, sia dell’indennità, che dello stato di disoccupazione. Vediamo le sanzioni nel dettaglio:

assenza alle convocazioni: se il disoccupato non si presenta (senza giustificato motivo) agli appuntamenti o agli incontri programmati presso il Centro per l’impiego, alla prima assenza l’assegno mensile sarà decurtato di un quarto; alla seconda assenza ingiustificata, l’Asdi sarà sospeso per una mensilità; alla terza assenza ingiustificata, il beneficiario decadrà dallo stato di disoccupazione e dall’indennità;

mancata partecipazione alle iniziative per il rafforzamento delle competenze nella ricerca attiva di lavoro: se il disoccupato non si presenta alle iniziative utili a rafforzare le competenze nella ricerca d’impiego, previste nel Patto di servizio, l’assegno mensile sarà decurtato di un quarto; alla seconda assenza giustificata, il beneficiario decadrà dall’Asdi e dallo stato di disoccupazione.

– assenza alle iniziative formative o di riqualificazione: laddove il disoccupato non si presenti ai corsi di formazione previsti, o ad iniziative di riqualificazione, o ad altre iniziative di politiche attive del lavoro, l’Asdi decade, assieme allo status di disoccupato, sin dalla prima assenza;

rifiuto di un’offerta di lavoro congrua: se il lavoratore non accetta una congrua offerta di lavoro è prevista sia la decadenza immediata dall’Asdi, sia la perdita dello stato di disoccupazione.

Asdi 2016: operatività delle misure

Le nuove misure elencate non sono ancora pienamente operative, poiché ancora deve essere ultimato il Sistema Informativo Unitario, assieme al Portale Internet presso il quale avverrà la profilazione dei lavoratori e potrà essere effettuata la richiesta dell’Asdi. L’attesa non sarà, comunque, ancora lunga: si pensa che la funzionalità piena dell’intero sistema delle politiche attive vi sarà nell’arco di un paio di mesi. Maggiori opportunità per chi ha perso l’impiego, dunque, ma maggiore severità per chi non partecipa attivamente alla ricerca di una nuova occupazione.

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L’incubo delle dimissioni in bianco
Ancora molte aziende adottano questo ed altri sistemi soprattutto con le donne

Ilaria Bonuccelli sul Tirreno 1 Maggio 2016

FIRENZE La donna straniera si rivolge alla sindacalista. «Scusa sai che cos’è questa?». Le mostra una lettera che l’impresa di pulizie di Firenze le ha imposto di firmare, prima di assumerla. Sono due righe scarse: “La sottoscritta ... presenta le proprie dimissioni a far data - spazio bianco - per motivi personali”. Poi la firma. Ovviamente dopo i “distinti saluti”. La sindacalista non ci crede. Alza il telefono, chiama l’impresa. «Oh non si preoccupi, quella cosa non ha più valore. La può anche strappare». 

DIMISSIONI IN BIANCO Invece, la sindacalista non la strappa. Chiara Liberati, Cgil di Firenze, dice che lettere come queste servono da promemoria. Perché le violazioni dei diritti sulle donne non appartengono al passato. Neppure ora che, ad esempio, la legge impone di dare le dimissioni on line. Sopravvive l’abitudine di imporre le dimissioni in bianco «soprattutto nelle imprese di pulizie. E soprattutto nei confronti delle straniere. È vero che il foglio non ha alcun valore formale, ma ha un forte valore psicologico, di pressione. Soprattutto per le donne che hanno bisogno di dimostrare di avere un lavoro per il permesso di soggiorno». 

ELIMINATO IL POSTO Si sbaglierebbe, però, a pensare che abusi e soprusi riguardino solo le lavoratrici più indifese. C’è un accanimento - testimonia Chiara Liberati - nei confronti delle madri lavoratrici, non solo durante la gravidanza, ma anche una volta rientrate al lavoro. «E la situazione - evidenzia la sindacalista - è peggiorata con l’entrata in vigore della legge Fornero che ha scaricato addosso alle lavoratrici l’onere della prova. In particolare l’onere di dimostrare che il tuo posto di lavoro è stato soppresso quando questa è la ragione per la quale il datore ti manda a casa». Basta pensare, ad esempio, alle cassiere dei supermercati, fa presente la Cgil. Se l’azienda «sostiene che io sono la cassiera della cassa 1, basta che decida di sopprimere la cassa 1 per licenziarmi. Sono io a dover dimostrare che il posto di lavoro esiste ancora perché potrei lavorare anche alla cassa 2 o 5. E devo intentare causa. Ma con difficoltà». 

NON POSSO UCCIDERE I FIGLI Un esempio recente è accaduto in un albergo a quattro stelle in centro a Firenze. Due donne - una con circa 19 anni e una con 15 anni di servizio - ricevono una lettera di procedura per la rescissione del contratto. La motivazione è che «non esiste più il posto di lavoro». Eppure una si occupa delle camere e l’altra è una dirigente con un part-time a 20 ore settimanale in turnazione alla reception. Dà il consenso al demansionamento perché vuole «conciliare la vita lavorativa con quella familiare, visto che ha due bambini piccoli». Neppure questo, però, basta alla direzione dell’albergo. E neppure le varie proposte che il sindacato avanza, compreso aumentare l’orario fino a 32 ore settimanale: «L’unico modo per evitare il licenziamento, secondo il direttore - sottolinea Chiara Liberati - era garantire il tempo pieno, 40 ore settimanali. Questo ha dichiarato alla Direzione territoriale del Lavoro. Ma la donna non era in grado di accettare: per 8 ore a settimana ha dovuto rinunciare. E accontentarsi di una buonuscita». Non prima, però, di rilasciare una dichiarazione da brivido: «Io posso accettare il demansionamento, posso lavorare 16 o 32 ore. Ma quello che non posso fare è diventare uomo o uccidere i miei figli». 

NON È UN PAESE PER DONNE Un proclama di diritti, che a nulla è servito. «Perché - ammette Chiara Liberati - questo non è un Paese per donne. Come posso dirlo? L’altra collega dell’albergo non può accettare una buonuscita. Per motivi familiari ed economici deve lavorare. La sua situazione è ancora in sospeso e pur di non perdere il lavoro si è dichiarata pronta anche a fare la lavapiatti. Ma questa è dignità?». Non lo è, aggiunge la sindacalista. Soprattutto perché le donne «vengono considerate un peso per molti motivi dalle aziende. Perché quando ci sono genitori anziani sono quelle che, di solito usufruiscono dei permessi per assisterli, in base alla legge 104; perché se i figli sono malati stanno a casa per curarli. E le conseguenze si riflettono sul lavoro. Specie nel commercio, turismo e servizi».

LONTANE DA CASA Nel commercio la piaga è evidente, denuncia la Cgil. Soprattutto fra le commesse delle grandi catene. Quando rientrano dal lavoro, dopo una gravidanza - spiega Chiara Liberati - vengono spedite spesso lontane dal negozio di origine. E quindi lontane da casa. Sempre entro il limite dei 50 chilometri, in modo che il trasferimento non possa essere contestato, ma al confine». Le aziende non si limitano a quello, però. «Oltre a mandarle lontano - aggiunge la sindacalista - impongono anche l’orario spezzato, tipo dalle 9 alle 13 e dalle 16 alle 20, costringendole a dimettersi dopo pochi mesi. Così se si dimettono non hanno neppure diritto all’indennità di disoccupazione (a meno che non abbiano un bambino di meno di un anno)». 

ORARI VESSATORI IN FARMACIA Destinazione e orari, insomma, sono gli strumenti con cui i datori di lavoro esercitano pressione sulle madri lavoratrici. «Anche su quelle più qualificate». Un esempio? «Le farmacie private», cita Chiara Liberati. «Come diventi mamma, all’improvviso ti ritrovi di turno tutti i sabati pomeriggio. O se lavori in un centro commerciale, dove la farmacia è aperta 24 ore su 24, sei sempre di notturno. Il problema, lo ripeto, è che l’onere della prova, anche nella discriminazione sessuale è a carico delle lavoratrici (o dei lavoratori)». 

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Dimissioni online, Cgil: sistema ancora non funziona 

Il sindacato "ha predisposto gli atti necessari per diffidare il ministero del Lavoro al fine di tutelare gli interessi dei lavoratori e della stessa organizzazione"

"A settimane dall'entrata in vigore delle nuove procedure per la convalida delle dimissioni, il sistema ancora non funziona, uno scandalo che provoca ulteriori insostenibili danni ai lavoratori. Se il sito non sarà operativo a breve, procederemo con la diffida nei confronti del ministero del Lavoro". Questa la denuncia e l'annuncio della Cgil a seguito del mancato funzionamento del portale Cliclavoro.

"Da ieri, infatti, la pagina web non è più accessibile", sostiene il sindacato di corso d'Italia, che, come già preannunciato, "ha predisposto gli atti necessari per diffidare il ministero del Lavoro al fine di tutelare gli interessi dei lavoratori e della stessa organizzazione".  "Il ministro ci risponda sulle responsabilità del suo dicastero e sani tutti i contenziosi - conclude la nota - altrimenti, se entro 24 ore non verranno ripristinate la piena operatività della procedura e la piena accessibilità, agiremo di conseguenza".

Da Rassegna.it 19 Aprile 2016

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Dimissioni telematiche, sindacato: “Così le imprese raggirano la legge. Ricattano i lavoratori e chiedono il pin Inps”

"Ci sono già arrivate numerose segnalazioni - spiega Vasco Cajarelli, segretario Cgil Umbria - In caso di rifiuto del lavoratore, scattava il ricatto: non ti assumo, non ti trasformo il contratto a tempo indeterminato, ti trasferisco in una sede lontana". Cirlincione, ufficio giuridico della Filcams Cgil di Perugia: "In questo modo si torna al vecchio sistema delle dimissioni in bianco"

di Sul Fatto Quotidiano 7 aprile 2016

Fatta la legge, trovato l’inganno. Meno di un mese fa, entrava in vigore la nuova disciplina delle dimissioni telematiche per il lavoratore, introdotta dal Jobs act. Attraverso la procedura online, si voleva eliminare il fenomeno delle dimissioni in bianco, cioè quando l’azienda fa firmare al dipendente la rinuncia al posto del lavoro in anticipo, al momento dell’assunzione. E solo più avanti, l’imprenditore completa il documento con la data desiderata, in modo da liberarsi del lavoratore quando vuole. Ora, la Cgil Umbria segnala i primi casi di raggiro della legge: il datore di lavoro impone al dipendente, sotto ricatto, di consegnargli il proprio codice pin Inps, necessario per accedere alla procedura telematica. In questo modo, l’azienda può compilare le dimissioni al posto del lavoratore: secondo il sindacato, si torna così al vecchio problema delle dimissioni in bianco.

"Ci sono già arrivate numerose segnalazioni – raccontano Vasco Cajarelli, segretario regionale Cgil Umbria, e Francesco Cirlincione, ufficio giuridico della Filcams Cgil di Perugia – da parte di lavoratori ai quali è stato richiesto in modo ricattatorio (“me li dai o ti trasferisco”, ad esempio) di fornire all’azienda i dati necessari per rassegnare (finte) dimissioni”. In particolare, spiega Cajarelli, al centro di buona parte delle segnalazioni c’è una catena internazionale nel settore del commercio: “Il raggiro è facile come bere un bicchiere d’acqua. L’azienda ha chiesto ai lavoratori il codice pin Inps. In caso di rifiuto, scattava il ricatto: non ti assumo, non ti trasformo il contratto a tempo indeterminato, ti trasferisco in una sede lontana“. Cirlincione aggiunge altri dettagli: “C’è l’imprenditore che chiede ai lavoratori la delega per ritirare il codice pin all’Inps. E c’è quello che promette una riassunzione, ma intanto vuole sempre avere il codice per provvedere lui stesso alle dimissioni dei dipendenti. Così facendo, si torna al vecchio sistema delle dimissioni in bianco”. La Cgil Umbria fa sapere che denuncerà ogni caso di cui sarà messa a conoscenza al servizio ispettivo della Direzione territoriale del lavoro. “Non possiamo essere sicuri di chi sia davanti al computer a compilare le dimissioni – conclude Cajarelli – Possiamo essere certi della loro autenticità solo quando sono certificate da un soggetto terzo, quali i patronati, gli enti bilaterali, il sindacato“.

Il nuovo sistema delle dimissioni telematiche è entrato in vigore lo scorso 12 marzo. La nuova disciplina interessa i lavoratori subordinati del settore privato, con qualche eccezione, e riguarda tanto le dimissioni quanto la risoluzione consensuale del rapporto tra lavoratore e impresa. Il meccanismo prevede due vie per presentare la rinuncia al posto di lavoro. A inviare il modulo, come detto, può essere un soggetto terzo oppure direttamente il dipendente. In quest’ultimo caso, l’interessato deve accedere a un’apposita sezione del sito del ministero del Lavoro attraverso il proprio codice pin dell’Inps. A quel punto, si potrà procedere inserendo i dati relativi al lavoratore, all’azienda, al rapporto di lavoro e alla comunicazione di recesso. Infine, il modulo sarà inviato via mail all’impresa e alla direzione territoriale del lavoro. Il lavoratore ha sette giorni di tempo per ripensarci e revocare le dimissioni.

Ma già al momento dell’entrata in vigore, il nuovo meccanismo aveva suscitato la perplessità degli addetti ai lavori, in particolare della Fondazione studi consulenti del lavoro. I professionisti avevano calcolato i costi dell’operazione nei casi in cui il lavoratore abbandoni il posto di lavoro senza completare l’iter delle dimissioni. Secondo questi calcoli, lo Stato può spendere fino a 1,5 miliardi di euro in due anni per pagare la Naspi a questi dipendenti, le imprese pagheranno 105 milioni di euro per i ticket licenziamenti, mentre i cittadini potranno sborsare circa 10,5 milioni per i servizi resi dai patronati.

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Lavoro: Cgil, gravi carenze ed inefficienze nella procedura per la trasmissione online delle dimissioni

Pubblicato il 16/03/2016

Roma, 16 marzo – “La partenza delle procedure per la convalida delle dimissioni è un flop e ne pagano le spese i lavoratori. A cinque giorni dalla data di inizio della nuova procedura di invio telematico delle dimissioni riscontriamo inaccettabili ritardi ed inefficienze nell’operatività della piattaforma informatica di ClicLavoro, portale del ministero del Lavoro attraverso cui le organizzazioni sindacali possono assistere i lavoratori dimissionari”. E’ quanto afferma in una nota la Cgil.

Il sindacato di Corso d’Italia, “ritiene gravissimo quello che sta accadendo nel silenzio più totale a danno dei lavoratori. Infatti, a causa dei ritardi del ministero del Lavoro e del malfunzionamento della procedura telematizzata, si moltiplicano i casi in cui i lavoratori non possono procedere alla convalida delle dimissioni perché il sistema non funziona”.

Per il sindacato guidato da Susanna Camusso, “il ministero del Lavoro deve garantire una soluzione immediata che sani la posizione di quei lavoratori che non riescono a procedere con le nuove modalità e che sono penalizzati. Come sempre tra gli annunci e la sostanza c’e’ una distanza enorme e chi ne fa le spese sono sempre i più deboli”.

In aggiunta a questi problemi tecnici, che dipendono esclusivamente dal ministero del Lavoro, la Cgil denuncia anche “l’impossibilità di utilizzare la nuova procedura telematica per l’inoltro delle dimissioni per giusta causa. Nel modulo predisposto su ClicLavoro, infatti, non è prevista tale ipotesi, con tutte le conseguenze in ordine alla possibilità di usufruire della Naspi da parte dei lavoratori dimessisi per colpe gravi dei datori di lavoro”.

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Lavoro: dal 12 marzo modalità telematiche per dimissioni volontarie e risoluzione consensuale

Il decreto del Ministro del Lavoro e PS del 15/12/2015 ha disposto che con decorrenza dal prossimo 12 marzo le dimissioni volontarie e le risoluzioni consensuali del rapporto di lavoro siano trasmesse obbligatoriamente tramite il sito www.lavoro.gov.it dotandosi di utenza ClicLavoro.

Ferma restando la possibilità di potervi accedere individualmente, sono stati individuati alcuni soggetti abilitati, tra cui patronati e organizzazioni sindacali; gli stessi, dotandosi a loro volta dell’utenza ClicLavoro, potranno svolgere la trasmissione.

La Cgil ritiene di dover fornire questo servizio agli iscritti e non, in un’ottica più ampia di tutela. Il sindacato confederale precisa, quindi, che tutte le persone interessate potranno rivolgersi agli uffici territoriali dell'Inca, per quanto riguarda le dimissioni finalizzate al pensionamento e agli Uffici vertenze per tutte le altre tipologie di dimissioni.

22/02/2016 16.51

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Addio dimissioni in bianco? Da marzo la nuova procedura online.

Dal 12 marzo nuova procedura telematica obbligatoria per dare le dimissioni o comunicare risoluzioni e revoca del rapporto del lavoro (Jobs Act). Lo stabilisce il decreto ministeriale pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 12 gennaio.

Questa nuova procedura dovrebbe scoraggiare l'odiosa pratica delle dimissioni in bianco che, secondo alcuni dati della Cgil, riguarda circa 800.000 lavoratrici, costrette a firmare al momento dell'assunzione il proprio licenziamento in caso di gravidanza.

Per tutti i chiarimenti e l'assistenza gratuita ci si può rivolgere agli uffici territoriali dell'Inca indicati sul sito: www.inca.it

PMI.it 14/01/2016

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Dimissioni del lavoratore, come si comunicano

Nuova procedura telematica per combattere le dimissioni in bianco: come funziona, quali sono gli adempimenti per il lavoratore.

Il Jobs Act pare aver messo la parola fine alle dimissioni in bianco, con una nuova procedura che comporta l’invio delle dimissioni direttamente da parte del lavoratore, e non più soltanto la loro convalida. Vediamo come funziona il nuovo procedimento, operativo tra 60 giorni, e quali sono gli adempimenti in capo al lavoratore, passo dopo passo.

Nuove dimissioni: registrazione del Lavoratore

Il primo passaggio relativo all’iter di dimissioni consiste nella registrazione del lavoratore al portale Clic Lavoro, del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali (Mlps). Il dipendente è comunque libero di registrarsi al portale anche per altre motivazioni, poiché sono numerosi i servizi a cui il portale dà accesso. Il lavoratore, per completare la fase di registrazione, deve anche essere in possesso del codice Pin personale per l’accesso ai servizi online dell’Inps: è possibile richiedere il pin direttamente online (in questo caso la prima metà del codice è fornita immediatamente, e l’altra metà arriverà per posta all’indirizzo indicato dall’utente), oppure recandosi personalmente presso una sede dell’Inps (in questo caso il rilascio è immediato, ma i tempi di attesa possono essere molto lunghi a causa della costante presenza di file agli sportelli).

Il lavoratore può comunque fare a meno di codice ed attivazione delle utenze delegando un soggetto intermediario: sono abilitati all’invio della pratica di dimissioni i patronati, i sindacati, gli enti bilaterali e le commissioni di certificazione. In questa ipotesi, sono gli operatori dell’Ente prescelto ad accedere al sito Cliclavoro con la loro utenza ed a dover compilare la modulistica, previa identificazione del lavoratore dimissionario (che deve dunque munirsi di documento d’identità).

Nuove dimissioni: modulo di recesso

La nuova procedura di dimissioni si svolge interamente in modalità telematica. In primo luogo, si deve reperire il modulo di recesso dal rapporto di lavoro dal portale del Ministero, per poi provvedere alla sua compilazione.

Il Modulo è formato da 5 sezioni: le prime tre sono compilate automaticamente, poiché il sistema attinge alle informazioni relative al rapporto lavorativo, direttamente dal portale delle comunicazioni obbligatorie (nel quale sono presenti i modelli Unilav, Uniurg, Vardatori, Unisomm), diverso da regione a regione.

La quarta sezione del modello deve essere obbligatoriamente compilata dal lavoratore, mentre la quinta sezione è aggiornata automaticamente dal sistema.

Una volta terminata la compilazione di tute le sezioni, il sistema attribuisce una data di trasmissione al modulo, tramite una marca temporale, contenente un codice identificativo.

Il modulo è poi inoltrato alla casella di posta elettronica certificata del datore di lavoro e alla direzione territoriale del lavoro (Dtl) competente.

Nuove dimissioni: a chi non si applicano

La nuova procedura non deve essere applicata ai lavoratori domestici (colf e badanti), mentre si applica ai lavoratori a domicilio.

Non è necessaria tale procedura nemmeno per le risoluzioni consensuali che avvengono in una sede protetta, come le apposite commissioni di conciliazione istituite presso le Dtl, i sindacati e gli Enti bilaterali.

Nuove dimissioni: revoca

Tramite la stessa procedura prevista per l’invio delle dimissioni, è possibile, per il lavoratore, effettuare la revoca, entro 7 giorni dall’inoltro della comunicazione originaria. È disponibile, a tal fine, un apposito modulo di revoca all’interno del portale Clic Lavoro.

Nuove dimissioni: adempimenti del datore di lavoro

La normativa non detta specifici adempimenti in capo al datore di lavoro, che pare essere un soggetto estraneo all’iter. Tuttavia, il Decreto stabilisce espressamente che, in caso di alterazione dei dati da parte del datore, questo sarà punito con una sanzione amministrativa pecuniaria da 5.000 euro a 30.000 euro.

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ISEE da rifare
Per 400mila famiglie agevolazioni a rischio

di Stefano Bartoli sul Tirreno 17 Gennaio 2016 

Le buone notizie non mancano, ma sono solo un paio: la proroga al 31 marzo dell’attestazione per quanto riguarda le agevolazioni sui ticket sanitari e quelle che riguardano gli abbonamenti ferroviari e Pegaso, oltre al fatto (che però a questo punto sarà forse più utile in futuro) che il rinnovo si può effettuare in anticipo e cioè a partire già dall’inizio di gennaio. Per il resto, dopo le vacanze di fine anno, nella vita delle famiglie meno agiate irrompe ancora una volta l’incubo Isee, ovvero l’Indicatore della situazione economica equivalente, quell’indice appena riformato e sempre più richiesto da amministrazioni e enti per l’erogazione di servizi a prezzi ridotti o magari per avere uno sconto sull’acqua o l’elettricità. 

In sostanza, c’è da fare i conti con la scadenza unica del 15 gennaio per tutte le certificazioni emesse fino al 31 dicembre precedente e la necessità, da ora in avanti, di presentare solo quelle emesse da questo mese in poi, pena naturalmente la perdita della prestazione. Una situazione che in Toscana riguarda circa 400mila nuclei familiari. 

Cosa accadrà. Diciamo subito, come spiega Daniele Mercati, amministratore delegato dei Caaf Cgil della Toscana, tutte le prestazioni già concesse ed a cavallo dell’anno, tipo la mensa scolastica o l’iscrizione all’università, rimangono valide fino al loro esaurimento, mentre per le nuove richieste non si sfugge ad una procedura che, per l’appunto, si è recentemente allungata e complicata. «Per fortuna i tempi dell’Inps si sono accorciati - spiega Mercati - ed adesso siamo intorno ad un’attesa che oscilla tra una settimana e dieci giorni. Inoltre, non possiamo che accogliere con favore il rinvio al 31 marzo delle scadenze per sanità e trasporti pubblici. Resta il fatto che, se prima bastavano pochi minuti e si usciva dai nostri uffici o dagli altri centri con la dichiarazione in mano, stavolta i passaggi sono diversi ed i tempi sono molto più lunghi». Come spieghiamo anche a parte, rispetto al passato adesso servono infatti almeno tre passaggi dal centro di assistenza fiscale: il primo per avere informazioni sulla documentazione necessaria, un altro per la compilazione della Dichiarazione Sostitutiva Unica e la terza per ritirate l’attestazione dell’Inps. 

Un vero tour de force. «L’anno scorso come Cgil abbiamo fatto in Toscana circa 100mila Isee, quindi più o meno un quarto del totale regionale, - aggiunge Mercati - e in questi giorni abbiamo già fissato fino a febbraio circa 25mila appuntamenti, quindi un numero alto, ma che secondo noi va alzato ancora nei prossimi mesi per poter rispondere a tutte le esigenze. Bisogna comunque sottolineare che tutti i servizi già concessi e che vanno a cavallo dell’anno, appunto dalla mensa scolastica fino magari all’iscrizione all’università, non richiedono aggiornamenti immediati, ma soltanto in occasione della loro prosecuzione. In sostanza, bisogna portare l’Isee per il 2016 solo se si chiedono per la prima volta o si vuole procedere con un rinnovo. Non ci risultano inoltre in linea con la normativa attuale eventuali richieste del nuovo Isee per proseguire ciò che è stato già approvato magari a cavallo dell’anno. Infine, abbiamo saputo che in alcuni centri di assistenza fiscale sono stati chiesti dei soldi per il servizio: è vero che il contributo che riceviamo dall’Inps rispetto al costo è insufficiente, ma l’utente non deve pagare assolutamente nulla».

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Bastavano pochi minuti ora servono dieci giorni
Dalla scadenza, unica fissata ora al 15 gennaio di ogni anno ai tempi molto più lunghi per ottenere l’attestazione finale, oltre alle cifre spesso penalizzanti rispetto al passato. Ecco una serie di questioni sull’attuale Isee a cui abbiamo risposto con l'aiuto di Maria Teresa Rocco e dello staff del Caaf Cgil della Toscana.

L'EROGAZIONE Si può, come in passato, avere subito l’attestazione? Assolutamente no. I Caaf hanno dovuto modificare le modalità operative e gli interessati si devono rivolgere agli uffici almeno tre volte. La prima per avere informazioni sulla documentazione, la seconda per la compilazione della Dichiarazione Sostitutiva Unica e la terza per ritirare l'attestazione dell'Inps. Per il vecchio Isee bastavano pochi minuti, ora servono tra i sette e i dieci giorni. 

LE PROROGHE Per quali servizi si può aspettare ancora? La Regione Toscana ha deciso di prorogare al prossimo 31 marzo la scadenza dell’Isee per i ticket sanitari e per le tariffe agevolate di abbonamenti ferroviari e Pegaso. Restano valide le attestazioni per i servizi in corso come mense scolastiche e tasse universitarie, ma ogni nuova richiesta dovrà essere accompagnata dall’Isee 2016. 

COSA È CAMBIATO Ma quali sono le differenze sostanziali tra vecchio e nuovo indicatore? Nel calcolo Isee vengono incluse nuove forme di reddito, comprese quelle fiscalmente esenti: a) reddito complessivo ai fini Irpef; b) redditi soggetti a imposta sostitutiva o a ritenuta a titolo d'imposta; c) ogni altra componente reddituale esente da imposta; d) i proventi derivanti da attività agricole, svolte anche in forma associata, per le quali sussiste l'obbligo alla presentazione della dichiarazione Iva; e) assegni per il mantenimento di figli effettivamente percepiti; f) trattamenti assistenziali, previdenziali e indennitari, incluse carte di debito, laddove non siano già inclusi nel reddito complessivo di cui alla lettera a); g) redditi fondiari relativi ai beni non locati soggetti alla disciplina dell'Imu; h) il reddito figurativo delle attività finanziarie. 

LE DETRAZIONI Cosa si può sottrarre dalla somma dei redditi? Dal valore aggregato di tutti i redditi si sottraggono gli assegni periodici corrisposti al coniuge e ai figli e si opera una discriminazione qualitativa delle diverse tipologie di reddito, prevedendo che: i redditi da lavoro dipendente vengono decurtati di una quota pari al 20%, fino ad un massimo di 3.000 euro; le pensioni e i trattamenti assistenziali, previdenziali e indennitari vengono decurtate di una quota analoga, fino ad un massimo di 1.000 euro; i redditi agrari relativi agli operatori professionali obbligati alla presentazione della dichiarazione Iva; l'importo massimo della spesa sostenuta per l'affittoche può essere portata in deduzione viene aumentato da 5.165 a 7.000 euro all'anno. Tale importo viene incrementato di 500 euro per ogni figlio successivo al secondo. 

IL MUTUO Cosa accade adesso per le case di cui si è proprietari? Per le case di proprietà, se è stato contratto un mutuo, non si considera l'intero valore della casa, ma solo la parte che supera l'importo del mutuo residuo. Il valore della casa di abitazione non è considerato nel reddito se ai fini Imu è inferiore a 52.500 euro, incrementato di 2.500 euro per ogni figlio successivo al secondo. 

CONTI CORRENTI Cosa accade per i conti correnti bancari? Il saldo al 31 dicembre non basta più: adesso bisogna indicare la giacenza media annua. 

LA FAMIGLIA A quanto ammonta la franchigia per i componenti del nucleo? Dal valore del patrimonio mobiliare si detrae una franchigia pari a 6.000 euro, accresciuta di 2.000 euro per ogni componente il nucleo familiare successivo al primo, fino ad un massimo di 10.000 euro. La predetta soglia è incrementata di 1.000 euro per ogni figlio componente il nucleo familiare successivo al secondo. Il nuovo Isee tiene conto anche dei costi sostenuti da persone con disabilità o non autosufficienti, introducendo franchigie differenziate sulla base dell'entità dell'inabilità dei soggetti.(s.b.)

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Regioni: Isee-tpl, attuali tagliandi validi fino al 31 marzo 

Notizia di gio 14 gen, 2016

Saranno validi fino al 31 marzo 2016 gli attuali tagliandi Isee-tpl. La Giunta regionale, per venire incontro alle esigenze dei cittadini toscani ed offrire loro più tempo per rinnovare la documentazione, ha approvato una delibera che prolunga fino alla fine di marzo la validità del tesserino 2015. Il tagliando Isee-tpl è il tesserino che certifica l'appartenenza del nucleo familiare del titolare alla fascia Isee inferiore a 36.150 e dà accesso a tariffe agevolate per l'acquisto di abbonamenti ferroviari e Pegaso. "La legge nazionale - ha ricordato l'assessore regionale ai trasporti Vincenzo Ceccarelli - prevede che le attuali dichiarazioni Isee vadano tutte a scadenza naturale il prossimo 15 gennaio. In teoria anche il tesserino Isee-tpl sarebbe dovuto scadere in contemporanea, ma abbiamo deciso di consentirne l'utilizzazione fino a fine marzo, sia per evitare ai cittadini resse per rinnovare le dichiarazione, sia per dar modo agli utenti di avere a disposizione tutti i documenti necessari". Si ricorda che, scaduti i nuovi termini, chi non avrà ancora rinnovato la propria dichiarazione Isee e, di conseguenza, il tagliando Isee-tpl non potrà usufruire di tariffe tpl agevolate fino alla presentazione della nuova certificazione. (ANSA).

Ticket sanitari

Tutti i cittadini, ad eccezione di quelli esenti, sono tenuti a partecipare alla spesa del Servizio sanitario regionale attraverso il pagamento di un ticket.
Il ticket è dovuto per:

Il ticket sul Pronto soccorso ha importi fissi, mentre il ticket sulla specialistica ambulatoriale e quello sui farmaci è differenziato sulla base della fascia economica di appartenenza dell'assistito,  con il cosiddetto ticket aggiuntivo

Con la progressiva diffusione della ricetta elettronica, non sarà più possibile autocertificare la propria fascia all'atto dell'erogazione della prestazione o dell'acquisto del farmaco, ma sarà il medico, all'atto della prescrizione e su richiesta dell'assistito ad apporre il codice relativo alla fascia, acquisito dalla banca dati dell'Agenzia delle Entrate e dell'Inps.

Info e contatti
ticket.sanita@regione.toscana.it
numero telefonico dedicato: 800 556060
attivo dalle ore 9.00 alle 15.00 tutti i giorni da lunedì a venerdì

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