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altri articoli 2016

Emergenza casa: l'allarme di Cgil-Cisl-Uil Toscana e sindacati inquilini con le proposte alla Regione

Emergenza casa, in Toscana più sfratti e boom di domande di sostegno pubblico. La proposta di Cgil-Cisl-Uil Toscana e sindacati inquilini: “Una tassa di scopo per l’edilizia residenziale pubblica, colpendo la rendita immobiliare e prelevando risorse dal bollo auto per quelle di grossa cilindrata”. In conferenza stampa la storia di Enrico, un inquilino fiorentino delle case popolari: “No alla mobilità indotta”

Una tassa di scopo che colpisca la rendita immobiliare (Air Bnb compresi., sopra un certo volume d’affari) e prelevi una quota dei proventi dal bollo auto per quelle di grossa cilindrata, a favore di investimenti per l’edilizia residenziale pubblica (si stima un gettito regionale di 100 milioni di euro annui che garantirebbero ogni mille alloggi popolari in più, per ristrutturazioni o nuove costruzioni): è una delle proposte che hanno lanciato alla Regione, stamani in conferenza stampa a Firenze, Cgil, Cisl, Uil, Sunia, Sicet, Uniat, Unione Inquilini Toscana, con l’obiettivo di calmierare i prezzi e combattere l’emergenza casa. “Invitiamo la Regione a fare una battaglia nazionale per rifinanziare adeguatamente il Fondo affitti e affinché ci siano risorse nazionali certe nel tempo per l’edilizia residenziale pubblica”, aggiungono le sette sigle.

I numeri toscani dell’emergenza casa restano ingenti: oltre 25mila domande (accolte) di assegnazione di alloggi Erp presentate nel 2016 ai Comuni toscani; circa 1.500 case popolari non assegnate o indisponibili per mancate ristrutturazioni (il rischio dei prossimi anni è che non si facciano più alloggi pubblici perché mancano finanziamenti pubblici stabili); circa 15 famiglie ogni mille in Toscana hanno chiesto un contributo pubblico a sostegno dell’affitto; in Toscana gli sfratti sono aumentati di oltre il 15% (gli aumenti più sensibili sono a Prato, Firenze, Pisa e Livorno); ogni 100 provvedimenti di sfratto emessi nel 2016, quasi il 90% sono per morosità.

La Giunta regionale, sia attraverso la recente presentazione in Consiglio regionale di un documento preliminare, sia attraverso dichiarazioni pubbliche, ha manifestato l’intenzione di presentare una revisione e un riordino generale delle normative di competenza regionale in tema di politiche abitative nel campo dell’edilizia pubblica/sociale, ricorrendo ad un testo unico. La portata del provvedimento investirà quantomeno le oltre 50.000 famiglie che già abitano le case popolari nei comuni toscani e le oltre 25000 che risultano in attesa di assegnazione attraverso la partecipazione ai bandi comunali.

Cgil, Cisl, Uil, Sunia, Sicet, Uniat, Unione Inquilini Toscana hanno spiegato: “Stando a quanto annunciato, vi sono aspetti della riforma in fieri che destano viva preoccupazione da parte nostra, in particolare riguardo il tema della continuità e della natura delle risorse, della programmazione di un piano certo di nuovi alloggi utili ad assicurare un presente e un futuro alla fondamentale risposta in termini di sostegno alle famiglie che l’edilizia residenziale pubblica offre e potrà offrire, riguardo il tema del sistema di gestione del patrimonio, degli utenti, delle garanzie occupazionali, nonché il tema dei requisiti di accesso ai bandi di assegnazione di alloggio e i temi del mantenimento dei requisiti per la permanenza e utilizzo in un alloggio di ERP sotto il profilo dei vani (mobilità)”.
In conferenza stampa è intervenuto anche Enrico Crivellari, inquilino fiorentino delle case popolari (ci vive dal 1980 con la famiglia) e dell’autogestione di via Canova, per raccontare la sua esperienza: “Tra le paure e le ansie degli inquilini delle case popolari, soprattutto anziani, adesso c’è la ‘mobilità indotta’, in base alla quale ti devi spostare – senza sapere né dove né quando - se c’è un sottoutilizzo dei vani, altrimenti paghi di più di affitto per ogni vano non utilizzato. Di ‘mobilità indotta’ si discute a livello regionale, sarebbe qualcosa in grado di mettere in ginocchio tantissime famiglie non più giovani”.

Notizia del: lun 22 mag, 2017

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Il boom delle case pignorate. Che poi diventano Airbnb

Il Sunia: «In un anno con il salva banche 100% di sfratti in più». E dopo l’asta le case finiscono agli speculatori

Lorenzo Sarra sul Corriere Fiorentino 11 Aprile 2017

«Abitavo da quarant’anni a Scandicci», racconta uno dei tanti fiorentini recentemente sfrattati. «Ma la crisi economica mi ha fatto perdere il ristorante e non sono più riuscito a pagare il mutuo. La banca, allora, mi ha pignorato l’immobile e nel novembre del 2016 un ufficiale giudiziario mi ha comunicato che il 25 gennaio me ne sarei dovuto andare. Quel giorno, però, mia moglie era a letto con la febbre alta. Così ci hanno dato altri dodici giorni di proroga, grazie pure all’aiuto del Sunia (Sindacato Nazionale Unitario Inquilini ed Assegnatari, ndr ), poi sono tornati con poliziotti e carabinieri a buttarci fuori. Ho tre figli: sono riuscito a non farli assistere a questo scempio. Peraltro non mi sarei opposto: non sono un delinquente. Adesso, in cinque persone, viviamo in un appartamento di 42 metri quadrati».

Una testimonianza, questa ascoltata ieri nella conferenza stampa organizzata da Sunia, Cgil e Federconsumatori, che conferma il boom di pignoramenti a Firenze. Nel 2015, si era toccata quota 1.389 pubblicazioni di vendita. Nel 2016 il numero è aumentato a 2.744. Quasi il 100% in più. Un problema accentuato dalla velocizzazione delle esecuzioni, prevista dal decreto «Salva Banche» in vigore dal giugno 2016. Questa prassi, infatti, consente agli istituti di credito di espropriare o mettere all’asta la casa del debitore in tempi brevissimi.

Anche in Toscana, più in generale, la situazione non è rosea. Si è passati dalle 12.170 pubblicazioni di vendita del 2015, alle 17.045 del 2016. E l’escalation non sembra fermarsi. Solo a Firenze, nei primi mesi del 2017, le esecuzioni immobiliari sono già arrivate a 180. Le famiglie sfrattate, secondo dati della Cgil, sono al 90% italiane, con figli piccoli. Nuclei composti per lo più da persone che hanno perso il lavoro: piccoli imprenditori, commercianti, dipendenti licenziati. Gli immobili in questione, nel 68% dei casi, non sono di pregio, ma bensì abitazioni residenziali con prezzi inferiori ai 100mila euro. «I numeri sono allarmanti», spiega Laura Grandi del Sunia. «C’è una crisi abitativa, oltre a quella economica e lavorativa. Il decreto Salva Banche va rivisto, come la politica sull’agenzia sociale per la casa».

«Gli alloggi venduti all’asta», aggiungono il presidente di Federconsumatori Toscana Fulvio Farnesi e la segretaria Cgil Paola Galgani, «sono ceduti al 50% del loro reale valore. Tutto ciò, oltre al dramma degli sfratti, non avvantaggia di certo le banche nel recupero del credito, ma solo gli speculatori finanziari, con un taglio netto alle imposte che è un danno pure per l’erario». Gli immobili pignorati a Firenze, secondo Sunia, finiscono quasi tutti per essere convertiti in Airbnb. È recente, in tal senso, il caso di un’abitazione in Piazza Stazione, comprata da un fiorentino dieci anni fa per 300mila euro e venduta a metà del prezzo — dopo lo sfratto — ad un architetto che la affitta ai turisti.

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Casa: sindacati inquilini e Cgil-Cisl-Uil Toscana, "grande preoccupazione per la riforma della Regione"

Casa: sindacati inquilini e Cgil-Cisl-Uil Toscana, “grande preoccupazione per il documento preliminare per la riforma dell’edilizia residenziale presentato dalla giunta della Regione, pronti a mobilitarci”. Appello a Comuni e Consiglio regionale. "Si rischia la fine delle case popolari come sostegno all’emancipazione sociale per migliaia di famiglie toscane"

I Sindacati inquilini SUNIA-SICET-UNIAT-UNIONE INQUILINI e dei lavoratori CGIL-CISL-UIL della Toscana manifestano forti preoccupazioni riguardo la recente presentazione da parte della Giunta Regionale del Documento preliminare per la riforma complessiva dell’edilizia residenziale pubblica.

In particolare la riforma, che riguarda la razionalizzazione delle 11 aziende di gestione, le nuove costruzioni e la indispensabile manutenzione del patrimonio esistente, non prevede alcuno stabile finanziamento, presente e futuro, che non sia derivato da un drastico aumento degli affitti. Sembra addirittura che i 100 milioni di Euro più volte annunciati con grande enfasi a sostegno degli interventi in corso siano improvvisamente scomparsi, a causa di misteriosi cavilli tecnici con la BEI (Banca europea investimenti).

La pubblicazione recente delle graduatorie dei bandi per le case popolari dei comuni toscani, in primis Firenze, dimostra la necessità urgente, più volte sollecitata dai sindacati, di una revisione dei punteggi di assegnazione in modo da assicurare la casa popolare alle famiglie in grave difficoltà economica per la precarietà lavorativa e il caro affitti del mercato privato. I demagogici annunci di voler di fatto penalizzare ed espellere le famiglie di inquilini delle case popolari, con normali redditi da lavoro e pensione, ingenerano il rischio che i quartieri di edilizia pubblica diventino luoghi di disgregazione sociale, di isolamento e ghettizzazione dei casi socialmente più degradati.

Se le premesse annunciate dal documento approvato dalla Giunta Regionale sono queste, i sindacati inquilini e dei lavoratori si preparano alla mobilitazione e rivolgono un pressante appello alle forze politiche del Consiglio Regionale e ai Comuni a considerare il rafforzamento dell’edilizia pubblica come uno dei volani fondamentali di sostegno per le oltre 85.000 famiglie toscane che a vario titolo confidano in un sostegno abitativo pubblico.

Firmato:
I sindacati inquilini SUNIA-SICET-UNIAT-UNIONE INQUILINI della Toscana
I sindacati dei lavoratori CGIL-CISL-UIL della Toscana

Notizia del: mer 15 feb, 2017

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Una valanga di sfratti per i canoni non pagati Allarme di Sunia e Cgil

 IL SINDACATO INQUILINI PARLA DI EMERGENZA LAVORO

ILARIA CIUTI su la Repubblica 17 Gennaio 2017

QUASI 400 sfratti con la forza pubblica solo negli ultimi tre mesi. Quasi tutti per morosità (il 98%) e si prevede di arrivare a 600 nei prossimi tre mesi. Firenze era già terza in Italia già nel 2015 e adesso il progressivo aumento degli sfratti corrisponde all’altrettanto vertiginosa crescita di chi perde o non trova lavoro, o lavora al nero con bassissimi salari. Sono i dati che il Sunia, il sindacato degli inquilini, ha reso noti ieri insieme alla Cgil. Derivano da una ricerca fatta sulle 701 famiglie che si sono rivolte al Sunia per avere aiuto nel compilare le domande di partecipazione al bando on line per le case popolari a Firenze che si è chiuso un mese fa e le cui graduatorie usciranno a febbraio. In tutto, le famiglie che hanno fatto richiesta sono 965, dunque 700 è un buon campione.

La segretaria del Sunia, Laura Grandi, spiega che, tra coloro che chiedono un alloggio popolare, il 64% sono extracomunitari nonostante siano in crescita anche gli italiani: del 4% è il dato ancora non ufficiale. Dopodiché il 28% sono disoccupati, ma la maggioranza (il 56%) dichiara di lavorare al nero: le donne guadagnano al massimo 300 euro, gli uomini 500. Due richiedenti su tre devono pagare affitti che superano il 40%, ma anche il 50%, del proprio reddito. Quanto agli sfratti, l’assessore al welfare, Sara Funaro, dichiara: «Non sono aumentati in assoluto, sono però aumentati quelli per morosità ». Ossia si perde la casa perché non si hanno più i soldi per pagare l’affitto.

Quello che lancia il Sunia è un vero grido di allarme. Aggiunge Carla Bonora della Cgil: «Un allarme non solo sul fronte della casa ma su quello dell’intera vita delle persone. Un problema di cui non si deve più occupare il solo il ministero degli interni. Non è questione di ordine pubblico ma di politica abitativa e deve coinvolgere tutti, dalle istituzioni sul territorio, ai sindacati ai datori di lavoro. E l’intera città metropolitana». Dove a Campi si lamentano affitti alle stelle per via dei tanti fiorentini lì emigrati da una città «non più per loro ma solo per Airbnb e turisti », denuncia Grandi. Il Sunia chiede all’amministrazione 600 nuove case popolari da recuperare dalle caserme dismesse, a cominciare dai Lupi di Toscana, il rilancio del mercato degli affitti privati sul fronte dell’housing sociale e delle residenze per studenti tramite agevolazioni fiscali ai proprietari, un tavolo permanente della Commissione per il disagio abitativo, il blocco degli sfratti in questa emergenza freddo. «C’è un grande bisogno di edilizia pubblica», avverte Grandi che prevede un precipitare di una situazione in cui «anche chi ha un normale stipendio di 1.500 euro non può certo pagare mille euro di canone», aggiunge Bonora. Peggiorerà, prevedono ambedue, «perché sempre più sono le persone allontanate dal lavoro, sempre di più il nero».

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