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altri articoli 2017

Piazza Dalmazia, sei anni dopo la strage 

Cittadinanza alla vedova di Samb

Oggi la consegna in Palazzo Medici Riccardi «per meriti speciali»

Pa.Fi. da la Nazione 14 Dicembre 2017

IL 13 DICEMBRE di 6 anni fa in piazza Dalmazia Samb Modou e Diop Mor, due giovani cittadini senegalesi sono stati uccisi da Gianluca Casseri, un uomo di idee razziste e fasciste e simpatizzante di Casa Pound. Ieri il sindaco Dario Nardella, presente anche l’imam Izzedin Elzir, ha ricordato le due giovani vittime e oggi (alle 17,30 in Palazzo Medici Riccardi) alla vedova di Samb Modou, Ndeye Rokhaya Mbengue, sarà consegnata la cittadinanza italiana per meriti speciali. Una cerimonia alla presenza del prefetto Alessio Giuffrida, del presidente della Regione, Enrico Rossi, e del sindaco Dario Nardella. «Se continua nel Paese questo clima di razzismo, intolleranza e istigazione alla violenza – ha detto ieri il sindaco – quello che è successo a in piazza Dalmazia può riaccadere in qualunque altra parte d’Italia. Non si può giocare con l’istigazione alla violenza: e mi dispiace molto non vedere qui forze politiche di destra, magari anche Salvini e Meloni, che hanno minimizzato il comportamento inaccettabile dei 4 naziskin a Como, dicendo che sono dei ragazzi e che quello che è successo non era un problema. 

L’impegno di Firenze – ha aggiunto Nardella – è per il rispetto delle regole da parte di italiani e stranieri non è mai venuto meno. Ma chi usa questi argomenti per giustificare o minimizzare qualunque atto che abbia fine intimidatorio sa bene che rischia di far piombare il nostro paese in una guerra fratricida». 

E nella giornata del ricordo anche la Cgil si unisce alle commemorazioni: «Come ogni anno – ha detto Paola Galgani, la segretaria generale della camera del lavoro di Firenze – vogliamo ricordare i ragazzi senegalesi nel nome dei valori dell’accoglienza, della solidarietà e dell’integrazione. Quest’anno in maniera ancora più forte perché intorno a noi vediamo con preoccupazione crescere pericolosi venti neofascisti». In questa fase – ha concluso – «vediamo fare volantinaggi e iniziative pubbliche di alcune sigle che si richiamano espressamente al fascismo, è il momento di prendere provvedimenti in base alle Costituzione e alle norme vigenti». 

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Eletta la nuova segreteria confederale della Camera del lavoro Cgil Firenze

Oggi l’assemblea della Camera del lavoro-Cgil Firenze, riunita al circolo Arci di San Casciano val di Pesa, ha eletto la nuova segreteria confederale (162 aventi diritto, 113 votanti, 107 favorevoli, 3 contrari, 2 astenuti, una scheda bianca), che sarà composta - sotto la guida della segretaria generale Paola Galgani - da Elena Aiazzi, Giancarla Casini, Gianluca Lacoppola, Alessio Malpassi, Bernardo Marasco, Enzo Masini

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La cassa integrazione ‘difficile’ «Per la nostra zona è un dramma»

La Cgil fa il punto e sottolinea la gravità del problema in Valdelsa

di BRUNO BERTI su la Nazione 28 Novembre 2017

IN CASA Cgil i sindacalisti sono impegnati per cercare di assicurare la riuscita della mobilitazione di sabato, con manifestazione a Roma in piazza del Popolo, indetta per protestare contro le scelte del governo in materia di pensioni (presenti e future), sanità e ammortizzatori sociali. «Abbiamo previsto di riempire almeno cinque pullman – dice Sergio Luschi, coordinatore della Cgil dell’Empolese Valdelsa –, ma contiamo anche di andare oltre, vista la sensibilità dimostrata dai lavoratori e dai pensionati durante le assemblee che abbiamo organizzato». 

Il sindacalista, poi, mette in chiaro che schierare giovani contro anziani fa torto alle posizioni del sindacato. «Noi, anzi, temiamo che i giovani di oggi vadano incontro a un futuro previdenziale amaro: smettere di lavorare a più di 70 anni e ricevere un ‘mensile ’ da fame». Ciò che poi brucia a chi si trova tutti i giorni alle prese con aziende in crisi è il nodo degli ammortizzatori sociali: cassa integrazione e altro. «L’indennità di mobilità, che riusciva a salvare molti dipendenti, non esiste più, così come è sparita la ‘cassa’ in deroga, quella per le piccole imprese che che evitava molti licenziamenti, specialmente in un’area caratterizzata da piccole imprese come la nostra». 

Nella trattativa con il governo, durata a lungo, ci sono stati risultati importanti sui lavori usuranti e sull’aumento del numero di pensionati a cui tocca la quattordicesima. «Ma sul blocco dell’aumento dell’età a cui lasciare il lavoro e sulle pensioni del futuro non abbiamo avuto risposte soddisfacenti, senza dimenticare i nodi degli ammortizzatori sociali». 

Il governo ha sì proposto di aumentare il periodo di cassa integrazione possibile di 6-12 mesi, ma solo per imprese che si trovano in aree di crisi complessa, «e la Valdelsa non c’è», oppure che abbiano oltre 100 addetti e che che siano strategiche, «e anche in questo caso la zona della Valdelsa, quella con più problemi, non ha aziende che rientrano in questa casistica». A Luschi, poi, non vanno giù le ricorrenti accuse sui dipendenti che protestano andando in ‘gita’. «Faccio presente che lavoratori e pensionati metteranno in gioco una giornata e faranno un’alzataccia per arrivare nella capitale. Sarà una giornata di lotta, e non certo di svago».

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Sulle orme di Gramsci,sfogliando i «quaderni»

Uffizi , Nazionale, Cgil: tutte le mostre a 80 anni dalla morte

Loredana Ficicchia sul Corriere Fiorentino 28 Novembre 2017

Ti sembra di vederlo Antonio Gramsci, chino a scrivere sui suoi quaderni nella cella del carcere dove rimase rinchiuso per 20 anni. Grazie alla tecnologia oggi puoi sfogliare quelle pagine sfiorando uno schermo touch screen nell’ex chiesa di San Pier Scheraggio agli Uffizi.

Una boccata d’ossigeno al pensiero di sinistra arriva dalla mostra Odio gli indifferenti. Percorsi artistici e culturali sulle orme di Antonio Gramsci . Il percorso, segnato dalle orme antropometriche dello stesso Gramsci, riprodotte con la vernice bianca sui marciapiedi del centro storico di Firenze, si apre oggi alla Biblioteca Nazionale e prosegue per un 1,5 km fino alla Camera del Lavoro passando per San Pier Scheraggio, dove per tre giorni sarà possibile «sfogliare» i quaderni dal carcere del rivoluzionario sardo. La versione digitale dei manoscritti dei 33 quaderni, realizzata dalla Fondazione Gramsci è corredata da pannelli esplicativi su vita e opere. A latere della tre giorni degli Uffizi inaugurata ieri da Eike Schmidt, attività didattiche rivolte agli studenti (prenotabili a info@gramscitoscano.it).

Ma l’iniziativa, a 80 anni dalla morte di Gramsci, va avanti fino al 31 gennaio nelle altre sedi, la Biblioteca Nazionale e la Camera del lavoro metropolitana. Firma il progetto l’Istituto Gramsci Toscano con Camera del Lavoro della provincia di Firenze e l’Associazione Firenze Terza Pratica, a cura di Luca Paulesu Gramsci (discendente di Antonio) che ha messo a disposizione foto e documenti inediti di recente scoperta nella casa di famiglia in Sardegna. Tra cui le missive di Antonio alla sorella Teresina, suo tramite col mondo libero, e un bozzetto che riedita il simbolo della falce e martello secondo l’estro del pensatore. Interessante tra gli inediti esposti la scheda dell’ufficio matricola che attesta il suo ingresso in carcere, ritrovata recentemente al Museo di criminologia di Roma. Per la Biblioteca nazionale è questa un’occasione propizia per rilanciare la fortunata mostra su Gramsci del 1977. Ne approfitta riproponendo pannelli che rievocano quell’esposizione, una sorta di mostra nella mostra dedicata all’attività giornalistica, cui si aggiungono ora libri giovanili e altri documenti forniti dal ramo fiorentino della famiglia Gramsci. Durante il periodo di apertura della mostra, il 15 dicembre alle 16,30, nella Sala Galileo della Biblioteca nazionale, si terrà la presentazione del volume Quaderni del Carcere 2. Quaderni Miscellanei , edito dall’Istituto dell’Enciclopedia Italiana .

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Cambiare la Legge di Bilancio": la Toscana si mobilita con le tre assemblee Cgil-Cisl-Uil

Cambiare la legge di bilancio: è’ l’obiettivo della mobilitazione nazionale di Cgil, Cisl e Uil che oggi hanno tenuto tre attivi unitari in Toscana (a Firenze, Lucca e Siena). Circa tremila i presenti tra lavoratori, pensionati e giovani

Tanta gente agli attivi unitari di Firenze, Lucca e Siena organizzati da Cgil, Cisl e Uil per chiedere a governo e parlamento di cambiare la legge di bilancio, dedicando più attenzione e risorse per giovani, pensioni, occupazione, sanità, sociale e contratti. Circa tremila persone, complessivamente, nelle tre ‘piazze’, scelte per le iniziative toscane che rientrano in una mobilitazione lanciata a livello nazionale e che prevede fino a metà novembre, in Toscana come nel resto d’Italia, una campagna di assemblee di Cgil, Cisl e Uil nei luoghi di lavoro e nei territori a sostegno delle posizioni dei sindacati confederali sulla legge di bilancio approvata dal Consiglio dei ministri.
Sui palchi si sono succeduti gli interventi di lavoratori, pensionati e giovani che fanno i conti con un mercato del lavoro che, a loro in particolare, offre per lo più contratti non stabili.

A Firenze l’incontro, presieduto dal segretario generale della Cisl Toscana, Riccardo Cerza, si è svolto al PalAffari ed è stato concluso dal segretario nazionale della Uil, Domenico Proietti.
A Lucca l’assemblea si è tenuta al Polo Fiere e Congressi, con la segretaria generale Cgil Toscana, Dalida Angelini e il segretario nazionale Cisl Maurizio Petriccioli.
A Siena l’appuntamento era fissato invece al PalaGiannelli di viale Sclavo ed ha visto la partecipazione del segretario organizzativo della Uil Toscana, Arturo Papini e del segretario nazionale della Cgil, Roberto Ghiselli.

Anche dalla Toscana Cgil, Cisl e Uil hanno chiesto più risorse l’occupazione giovanile e per gli ammortizzatori sociali; il congelamento dell’innalzamento automatico dell’età pensionabile legato all’aspettativa di vita; un meccanismo per costruire pensioni dignitose per i giovani con lavori discontinui; una riduzione dei requisiti per l’accesso alla pensione delle donne con figli o impegnate in lavori di cura; l’adeguamento delle pensioni attuali; la copertura finanziaria per i contratti del pubblico impiego; più risorse per la sanità e la non autosufficienza. “Ne abbiamo discusso per settimane ai tavoli di confronto con il Governo che – dicono Cgil, Cisl e Uil – ora deve tenere conto anche delle nostre richieste.”

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San Casciano (Firenze), la Cgil trasloca in centro: presentata la nuova sede alla presenza del sindaco

San Casciano (Firenze), la Cgil trasloca in centro storico, acquistata la sede della ex palestra di piazza Cavour. Rapezzi (Cgil Firenze): “Scelta di valore simbolico e grande investimento su questo territorio”. Il sindaco Pescini e il vicesindaco Viviani: “Un ulteriore tassello che si inserisce nel progetto di riqualificazione del centro storico di San Casciano”

A San Casciano val di Pesa la Cgil cambia casa: il sindacato infatti ha acquistato i locali della ex palestra di piazza Cavour (accanto alla caserma dei Carabinieri), in pieno centro storico, e vi si trasferirà all’inizio del 2018, una volta terminati i lavori di ristrutturazione che inizieranno in questi giorni. L’attuale sede della Cgil a San Casciano, in via di Vittorio 27, poco fuori dalle mura in una zona residenziale, è in procinto di essere ceduta (al suo posto saranno costruiti alloggi) ma resterà aperta e attiva fino a fine anno (nei mesi scorsi, sono aumentati anche gli orari di apertura).

“La Cgil investe a San Casciano e nel Chianti, territori non solo di paesaggi, vino e turismo ma anche di lavoro e impresa. E investiamo non solo in termini strutturali ma anche in termini di persone e nuovi volti, con una nuova organizzazione, perché vogliamo che tanta gente venga da noi. All’inizio l’idea era quella di ristrutturare la sede di via Di Vittorio, ma poi abbiamo capito che la scelta migliore era un’altra: è significativa la scelta di spostarsi da fuori le mura al pieno centro storico. In questo c’è un valore simbolico, vogliamo essere in centro per vivere la città, stare più vicino ai cittadini, tra vita vera, attività, esercizio di cittadinanza, lavoro e servizi”, ha spiegato Alessandro Rapezzi (responsabile Organizzazione Cgil Firenze) che stamani ha presentato la nuova sede a San Casciano accanto al sindaco Massimiliano Pescini e al vicesindaco Donatella Viviani. “Si tratta di un ulteriore tassello - hanno detto Pescini e Viviani - che si inserisce nel progetto di riqualificazione del centro storico di San Casciano. Un intervento importante in un luogo di pregio e consono alle nuove esigenze della Cgil che cambia sede e si trasferisce in piazza Cavour, spostandosi dai locali di via di Vittorio che acquisiscono la connotazione di uno spazio residenziale. Il nostro obiettivo di dotare il capoluogo di un centro servizi importante per l'intera area Chianti, prosegue e si evolve. E' importante rilevare la direzione nella quale è orientato l'investimento della Cgil, attento al mondo del lavoro nel Chianti come elemento centrale nelle politiche territoriali”.
La nuova sede Cgil di San Casciano in piazza Cavour ospiterà il patronato Inca, l’assistenza fiscale dei Caaf, i servizi di prima accoglienza e vi avranno sede alcune categorie di federazione dei lavoratori (Fiom, Filcams, Fp, Flai) e la categoria dei pensionati Spi.

Notizia del: ven 20 ott, 2017

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San Casciano val di Pesa (Firenze), la Cgil trasloca in centro: il 20 ottobre conferenza stampa col sindaco

San Casciano val di Pesa (Firenze), la Cgil trasloca in centro storico: domani venerdì 20 ottobre conferenza stampa alle ore 12 presso la ex palestra in piazza Cavour (accanto alla caserma dei Carabinieri). Parteciperanno la segretaria generale della Camera del lavoro fiorentina Paola Galgani e il sindaco Massimiliano Pescini
Nell’occasione, saranno presentati i locali della nuova sede appena acquistata che, una volta ristrutturata, aprirà i battenti a inizio 2018. La Cgil spiegherà le ragioni e gli obiettivi di “una scelta di valore simbolico e un grande investimento su questo territorio”.

Notizia del: gio 19 ott, 2017

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Cittadinanza Day in piazza per chiedere la legge sullo Ius soli

Santa Maria Novella, striscioni della pace e palloncini Zacaria: sono nato qua, è mortificante essere respinto

“Ogni anno a luglio devo andare in questura per rinnovare il permesso di soggiorno”

Valeria Strambi su la Repubblica 14 Ottobre 2017

UNA nuvola verde, bianca e rossa nel cielo azzurro di piazza Santa Maria Novella. E poi un messaggio di pace: «Sì allo Ius Soli». In centinaia, ieri, si sono dati appuntamento a Firenze per sostenere l’approvazione della legge che consentirebbe ai bambini con genitori stranieri che però sono nati in Italia o che da anni frequentano le nostre scuole, di ottenere la cittadinanza. Il flash mob, organizzato dalla Cgil insieme a Rete degli studenti medi e Udu (unione degli universitari), ha visto la partecipazione di famiglie, insegnanti, associazioni, partiti politici, oltre ad Anpi e Arci. “Cittadinanza Day”, indetta dal movimento “Italiani senza cittadinanza” e “L’Italia sono anch’io”, si è svolta in varie città d’Italia: da Roma a Bologna a Reggio Emilia. E in prima linea, a chiedere il via libera alla riforma, approvata dalla Camera ma ferma al Senato da due anni, c’erano proprio loro, quegli “italiani senza cittadinanza” che ogni giorno condividono con i loro coetanei banchi di scuola, aule di università, partite di calcetto e serate in discoteca.

Zacaria ha 17 anni, è nato a Firenze e a Firenze ha sempre vissuto. I suoi genitori, padre marocchino e madre somala, sono arrivati vent’anni fa. «Frequento il liceo scientifico Leonardo da Vinci e mi sono sempre sentito accettato dai miei compagni — racconta Zacaria — non penso di essere meno italiano di loro e nessuno mi ci ha mai fatto sentire. Peccato che poi ti scontri con la realtà ed è mortificante venire respinto dalla scuola calcio o da un campo di calcetto finché non ti sei procurato quei fogli che dicono che tu non sei italiano ma puoi comunque giocare in Italia ». Zacaria, tra poco più di un mese, compirà 18 anni e allora potrà iniziare l’iter per richiedere la cittadinanza: «È brutto spegnere le candeline e non avere subito il diritto di votare in Italia come accade per i miei amici. Siamo quasi nel 2018, i tempi sono cambiati e non è più possibile far finta che questa realtà non esista ». Accanto alla richiesta di uno Ius soli ‘temperato’ (la cittadinanza non verrebbe data in automatico, ma solo ai bambini nati in Italia da genitori stranieri che risiedono qui da almeno 5 anni e che, se extracomunitari, soddisfino altri tre requisiti come alloggio idoneo, superamento di un test di conoscenza della lingua e un certo reddito) si parla anche di Ius culturae (ne avrebbero diritto i minori stranieri nati in italia o arrivati entro i 12 anni che dimostrino di aver frequentato almeno 5 anni di scuola qui). Hamilton Dollaku di anni ne ha 25, e a differenza di Zacaria non è nato in Italia. I suoi genitori, entrambi albanesi, l’hanno portato nel nostro paese quando aveva undici anni e ha fatto tutte le scuole qui: medie, superiori e laurea triennale in Infermieristica. Ora frequenta la magistrale all’università di Firenze, ma non può chiedere la cittadinanza perché non ha reddito. Deve accontentarsi di rinnovare il permesso di soggiorno ogni singolo anno: «Quando arriva luglio so già che dovrò svegliarmi alle sei del mattino e sperare che la fila per entrare in questura non arrivi fino a piazza Indipendenza — racconta — devo consegnare una serie di fogli, dal passaporto all’iscrizione all’università, e aspettare che mi prendano le impronte digitali. La risposta non arriva prima di febbraio e poi, a luglio successivo, sono di nuovo punto e a capo. Prima ci volevano 106 euro per fare la richiesta, oggi ne ‘bastano’ 70». Se lo Ius culturae venisse approvato, Hamilton avrebbe già la cittadinanza: «Noi contribuiamo allo sviluppo economico, ma anche socioculturale del paese. Studiamo qua, ci laureiamo, ci battiamo per i diritti degli studenti eppure non abbiamo diritto di voto, ci fanno sentire stranieri nella nostra terra».

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Il 14 ottobre in piazza della Repubblica e poi ancora il 24 in tre città mobilitazione unitaria delle tre sigle per lavoro e diritti

Cgil, Cisl e Uil, insieme per le pensioni

I sindacati chiedono anche che nella legge di bilancio ci siano più risorse per i giovani “Anche la Toscana è in ripartenza, ma la ricchezza deve andare a chi ha più sofferto”

da la Repubblica 10 Ottobre 2017

«Più risorse per sociale, lavoro, pensioni e giovani», chiedono alla legge di bilancio del governo Cgil, Cisl e Uil. Su queste parole d’ordine le tre organizzazioni sindacali si mobilitano a livello nazionale, per la prima volta dopo tanto tempo insieme. In Toscana, con una manifestazione regionale a Firenze, la mattina di sabato 14 ottobre in piazza della Repubblica, con interventi dal palco di lavoratori e pensionati e la chiusura della segretaria generale della Cisl, Annamaria Furlan. La protesta prosegue il 24 ottobre con tre incontri di area vasta (Firenze Siena e Lucca) dei tre segretari nazionali con lavoratori e pensionati sul tema delle pensioni. Intanto, a Roma, le tre confederazioni si stanno confrontando sulla legge di bilancio con governo e parlamento dichiarando che per ora l’unica cosa chiara è che «non ci sono risorse sufficienti a garantire cosa unitariamente chiediamo».

Cgil, Cisl e Uil fanno una lista in più punti di quello che vogliono: «Più risorse per l’occupazione giovanile e per gli ammortizzatori sociali. Il congelamento dell’innalzamento automatico dell’età pensionabile legato all’aspettativa di vita. Pensioni dignitose per i giovani che svolgono lavori discontinui. La riduzione dei requisiti contributivi per la pensione delle donne con figli o impegnate in lavori di cura. L’adeguamento delle attuali pensioni. Copertura finanziaria per il rinnovo dei contratti del pubblico impiego. Risorse aggiuntive per la sanità e la non autosufficienza ». Ma la legge di bilancio non dà nessuna risposta, protestano, a richieste diverse che nascono tutte da un unico nodo centrale. «Alla base di tutto c’è il lavoro», spiega Dalida Angelini, segretaria toscana Cgil. La legge di bilancio, è convinta, non esaudisce né chi sta lavorando né chi il lavoro non lo trova, né chi lavorava e ora è in pensione. «Il lavoro è un tema che ha più facce - dice - a cominciare dalla sanità, visto che 12 milioni di italiani rinunciano a curarsi perché non hanno i soldi, fino alle pensioni o l’occupazione per i giovani». La segretaria Cgil ribadisce che il governo dovrà stare a sentirli perché «noi aspettiamo dalla politica una risposta dal momento che una legge di bilancio che voglia avere il carattere dell’equità e dello sviluppo deve tenere conto delle nostre richieste».

Aggiunge il segretario della Cisl toscana, Riccardo Cerza: «Dopo la crisi, anche la Toscana è in ripartenza, ma la ricchezza prodotta deve andare anche a chi ha più sofferto: lavoratori dipendenti, pensionati (che pagano il 90% delle tasse) e giovani perché anche qui su dieci posti di lavoro, nove sono a tempo determinato ». È Annalisa Nocentini, segretaria della Uil regionale, a elencare quelle che addita come i guai locali: «In sanità c’è il blocco del turno over, la disoccupazione è un problema a Livorno come Piombino. La Piaggio è sempre più una finanziaria e non un’azienda che produce, il centro direzionale del porto di Massa e Carrara è emigrato a La Spezia, alla Whirlpool di Siena continua la solidarietà». E dunque che il governo «abbia un sussulto per difendere giovani, lavoro, contratti e pensioni». Tutti temi su cui ieri Cgil, Cisl e Uil hanno ieri discusso con i parlamentari toscani Claudio Martini e Paolo Beni del Pd, Alessia Petraglia di Sinistra Italiana, Tea Albini e Marisa Nicchi di Mdp.

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IL RESTAURO L’OPERA È STATA RIPULITA E RICOSTRUITA CON UN LUNGO LAVORO. “ABBIAMO PROFESSIONISTI BRAVISSIMI MA POCHE RISORSE”

Cgil e Opificio ridanno vita alla Madonnina di palazzo Peruzzi

ILARIA CIUTI su la Repubblica 7 Ottobre 2017

SONO il sindaco Nardella e la segretaria della Cgil metropolitana Paola Galgani a scoprire alla vista la Madonnina in stile robbiano appena restaurata dall’Opificio delle pietre dure nel cortile della Camera del Lavoro, nel palazzo Bourbon Peruzzi di Borgo Greci che il sindacato restaura e conserva in centro come «patrimonio – dice Galgani – dei lavoratori e anche della città ». Una Firenze che Nardella sottolinea sia in movimento: «Tre anni fa il museo dell’Opera del Duomo, il Niccolini, San Firenze erano chiusi, ora sono un successo», dice. Per far tornare nuova la Madonnina gli allievi dell’Opificio (cinque anni di formazione e un diploma equivalente a una laurea magistrale), insieme ai loro insegnanti, l’hanno smontata in 15 pezzi e restituita dopo mesi di incollaggi, puliture, stuccature, ricostruzioni, ritocchi pittorici.

Un’ulteriore eccellenza dell’Opificio tra le tante apprezzate a livello mondiale, di cui alcune hanno segnato la storia del restauro come il primo laser per pulire l’oro messo a punto per la porta del Paradiso. Lo sottolinea il sovrintendente Marco Ciatti che insieme al presidente dell’Opera di Santa Maria del Fiore, Luca Bagnoli, Paola Galgani e Marco Benati di Fillea Cgil, assiste all’inaugurazione. L’attività del restauro è al centro dell’attenzione e la necessità che, unita allo straordinario patrimonio che ne fa di Firenze l’habitat naturale, diventi davvero per la città un motore economico e di progresso. «Mancano solo le risorse e, per via di queste, il mercato che in genere è pubblico. Le competenze ci sono », avverte Ciatti. «Uno dei mestieri più belli», dicono tutti peccato che negli ultimi anni, «a causa dei tagli del governo soprattutto alla cultura», abbia perso centinaia di posti. Benati parla di «50 o 60 restauratori che incontro ogni giorno nei cantieri al posto dei 300 o 400 di prima». Ciatti di un organico teorico dell’Opificio di 138 persone ridotto a 85 «perché a forza di tagli lo Stato non ha fatto concorsi per anni». Finalmente è ora arrivato il concorsone da 800 posti, ma «speriamo che si concluda alla svelta». Bagnoli riflette sulle altissime professionalità che rischiano. «Abbiamo una piccola bottega di restauro nostra con dieci maestri artigiani di grande valore che non sappiamo come sostituire quando via via finiranno di lavorare». Ecco la necessità di formazione, investimenti, sinergie. La Cgil propone «un tavolo di coordinamento sul restauro, un osservatorio pubblico sulle condizioni di lavoro, l’ equo compenso minimo per i restauratori da inserire come vincolo negli appalti”.

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Dalla Cgil toscana un altro “no” al termovalorizzatore

La posizione di Maurizio Brotini: "Case Passerini non deve essere fatto, è un'opera già vecchia e non serve più"

“Se un impianto già esiste e produce energia utilizziamola ma non ne facciamo altri apposta per questo scopo”

Prima di lui il sindaco di Campi Emiliano Fossi aveva chiesto lo stop al progetto

i.c. su la Repubblica 9 Settembre 2017

INCENERITORE nella Piana? Arriva anche il no della Cgil Toscana. Dopo che la discussione è stata riaperta dal sindaco di Campi Emiliano Fossi, ora l’impianto da 198.000 tonnellate l’anno e 140 milioni di investimento di Case Passerini entra nel mirino del sindacato. La Cgil non aveva mai detto una parola contro. Perché la svolta? Non è cambiato il sindacato, ma il mondo, spiega Maurizio Brotini della segreteria regionale: «Abbiamo sempre pensato che il ciclo dei rifiuti debba essere chiuso da un inceneritore. E continuiamo a farlo. Ma se cambia il mondo dobbiamo accorgercene. I rifiuti sono diminuiti e la sensibilità ambientalista è aumentata, in Toscana bastano e avanzano gli impianti esistenti, riammodernandoli. Senza costruirne altri ».

La Cgil chiede alla Regione un tavolo di confronto e di verifica sul piano regionale dei rifiuti, sulla dotazione impiantistica e su cosa significa l’Ato unico toscano appena deciso. Brotini ricorda che è la Regione stessa a avere annotato nella modifica al piano i mutamenti: «I rifiuti sono diminuiti per via della crisi, la differenziata e il riciclo sono aumentati e la qualità dei rifiuti rimasti è migliore». C’è poi un cambiamento, continua il sindacalista, nel modo di gestire detti rifiuti: non più per tre aree separate ma attraverso l’Ato (ambito ottimale) unico regionale. «Se finora i tre ambiti dovevano ognuno chiudere il loro ciclo rifiuti e quello del centro non aveva il suo inceneritore e se lo doveva costruire – osserva Brotini - adesso questa necessità non esiste più perché l’Ato è unico».

Per riassumere, nessuno dovrà avere più il suo inceneritore ma tutti potranno usufruire indifferentemente di quelli esistenti. I quali bastano perché, sebbene la Cgil non creda che il riciclo esaurisca tutto, quelli che ci sono basteranno. E ciò perché la porzione di rifiuti che resterà fuori dal riciclo è e sarà sempre minore.

Brotini suggerisce che per favorire questo processo «si incoraggi la differenziata anche tramite l’aumento degli impianti di selezione e trattamento meccanico e biologico, ci si assicuri che il riciclo sia vero riciclo e che ci sia chi compra e riutilizza il materiale riciclato ».

Per il resto, «in 30 anni cambia il mondo e dal 2008, data di inizio della crisi, abbiamo perso un quarto del nostro apparato produttivo. Niente tornerà come prima, neanche i rifiuti». Un altro inceneritore non serve: «Meglio pagare le conseguenze del cambio di decisione che sbagliare», conclude Brotini. Non resta che «razionalizzare e riqualificare gli impianti esistenti che sono di vecchia tecnologia, producono emissioni inquinanti e sono poco efficienti nel recupero termico». Ma, anche qui, attenti: «Se un inceneritore c’è e produce energia, utilizziamola, ma non facciamoli per risparmiare sull’energia che va prodotta altrimenti». Ultima richiesta della Cgil: che sui rifiuti si dia maggiore possibilità di controllo e partecipazione alle comunità locali.

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Razzismo e fascismo in Toscana, allarme della Cgil: "Sì alla proposta della Regione di un Osservatorio"

“In Toscana inaccettabili iniziative di forze fasciste, razziste e xenofobe”: l’allarme della Cgil Toscana. “Ok la proposta della Regione di un Osservatorio, noi siamo pronti a fare la nostra parte”

La CGIL è un sindacato antifascista ed antirazzista. Ci ricordiamo bene gli atti dei fascisti contro i lavoratori, le Case del Popolo e le sedi della CGIL assalite e date alle fiamme, i sindacalisti rossi percossi ed uccisi.

Stiamo assistendo in Toscana ad una inaccettabile ed intollerabile presenza ed iniziativa di forze e movimenti dichiaratamente fascisti, razzisti e xenofobi. Molte sono state le manifestazioni ed i rigurgiti degli estimatori del ventennio: le forze politiche e sindacali, le associazioni, le istituzioni devono condannare con nettezza e durezza. Occorre far rispettare il dettato costituzionale e le leggi che vietano l’apologia del fascismo e l’istigazione all’odio razziale.

Bene ha fatto la Regione Toscana a dare mandato ai propri legali di denunciare fatti e parole che si configurano come reati. Condividiamo la proposta del Presidente della Regione di costituire un Osservatorio sul fascismo e ci dichiariamo da subito disponibili ad un impegno diretto.

La Toscana ha visto nascere lo squadrismo fascista degli anni Venti, grande è stato l’esodo di intere famiglie verso la Repubblica di Salò. Accanto alla Toscana Rossa è esistita una Toscana Nera che sta rialzando pericolosamente la testa. Occorre ricordare a tutti cosa è stato il fascismo, occorre far rispettare le leggi già esistenti contro forze, atteggiamenti e parole fasciste, occorre soprattutto svuotare il mare del consenso che nella crisi economica e sociale stanno avendo.

La difesa della libertà e della democrazia parte dal miglioramento delle condizioni materiali del mondo del lavoro e degli strati popolari, come la Storia ci insegna; ed è il miglior antidoto alle pulsioni autoritarie e liberticide.

Firmato: la Segreteria Regionale CGIL Toscana

7 Settembre 2017

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No al centro-cartolina e la Cgil rifiuta l’offerta di una catena di hotel per palazzo Peruzzi

L’edificio ospita la Camera del lavoro fino da dopo la caduta del fascismo. Quando un’agenzia immobiliare si è fatta avanti la reazione è stata netta: “Non si inizia neanche a parlarne”. Rapezzi: “Il cuore della città non può perdere le sue funzioni sociali per essere offerto a milioni di turisti come un parco di bellezze”

ILARIA CIUTI su la Repubblica 4 Agosto 2017

UNA grande catena internazionale vuole trasformare in albergo palazzo Peruzzi- Bourbon del Monte al numero 3 di Borgo dei Greci. Ma la Camera del lavoro, che ci abita, risponde picche e fa del suo no un manifesto: “In centro non devono esserci solo turisti, cibo, alberghi, airbnb, ma vita vera, attività, esercizio di cittadinanza, lavoro e servizi”. E così addio affare milionario anche se restare lì in ztl e senza trasporti pubblici, con 70 addetti e un traffico giornaliero di circa duecento persone, non è facile, come spiega Alessandro Rapezzi, che in segreteria si occupa dell’organizzazione: “Ci siamo posti il problema molte volte, al momento di restaurare dieci anni fa con un investimento notevole, di fronte alla manutenzione e agli ulteriori restauri da fare. Se trasferirci in una sede più moderna, economica e raggiungibile. Ma ogni volta abbiamo deciso di no. Ora siamo certi”.

Cosa di meglio dei duemila metri quadri, a cento metri da piazza Santa Croce, del palazzo Peruzzi-Bourbon per attrare il rutilante mercato della residenza turistica che impazza a Firenze, dagli airbnb agli alberghi ai palazzi comprati dai real estate internazionali e rivenduti ai paperoni del mondo? Infatti il trecentesco palazzo nato sulla pianta ellittica del teatro romano tra borgo dei Greci e piazza Peruzzi si è fatto notare. Un’agenzia immobiliare internazionale è andata a sondare uno dei professionisti che collabora a restauri e manutenzione del palazzo ma la Cgil ha opposto un secco “non si inizia neanche a parlarne”. “Per due motivi – chiarisce Galgani – Il primo è lo stesso per cui il palazzo fu comprato con una grande sottoscrizione tra i lavoratori dopo il ventennio. Il fascismo aveva portato tutte le fabbriche fuori dalla città perché non offendessero lo sguardo della Firenze bene. Noi abbiamo voluto riportarci il lavoro, la sua rappresentanza. Vale anche oggi quando il lavoro non è solo sparito dai centri cittadini ma dall’attenzione generale”. Il secondo “è perché noi abbiamo un’idea di città diversa. Il centro non può essere un grande parco di bellezze antiche da offrire a milioni di turisti e svuotare delle sue funzioni sociali, ossia di luogo di socializzazione, di abitazione per i cittadini e non solo di turisti. Non deve essere una bella cartolina, ma un luogo di cittadinanza”.

Il proposito si estende anche ai centri minori, primo San Casciano dove il sindacato era uscito dalle mura e ora ci torna dentro. La sottoscrizione tra gli operai che portò la Cgil nel palazzo nobiliare nel 1954 fu lanciata da un segretario generale storico come Di Vittorio. Nel 2005 fu un’altra corposa sottoscrizione a mettere a norma, rendere accessibile e restaurare parte del palazzo (il resto, a venire), scoprendo “affreschi che noi ignoravamo ma che la sovrintendenza sospettava”. Fu la grande e riuscita battaglia dell’allora segretario fiorentino, Alessio Gramolati. Furono riportati alla luce, ricorda Rapezzi, affreschi trecenteschi, quattro e cinquecenteschi, barocchi, ottocenteschi, la targa nella stanza dove dormì Gioacchino Rossini, il soffitto a cassettoni della sala Di Vittorio, l’affresco tardo barocco della sala Palazzeschi, l’operaio partigiano che fu segretario della Camera del lavoro dal 1960 al 1964.

Dal restauro è nata anche un’altra idea operativa. “Stare in centro ha un valore simbolico – insiste Rapezzi - Firenze non può fondarsi solo sul turismo ma deve essere al centro di un tessuto produttivo e sociale. Invece scompaiono le principali funzioni scompare quell’artigianato, delle cui competenze manutentive le opere d’arte di cui ci gloriamo hanno bisogno”. Di qui a diventare, la stessa Cgil, promotrice di formazione il passo è breve. La prima mossa, è stata di mettere a disposizione dell’Opificio delle Pietre Dure una formella robbiana di palazzo Peruzzi per farla restaurare da cinque giovani studenti. “Dopodiché stiamo lavorando con l’Opera del Duomo a costruire una rete che valorizzi attraverso la formazione un patrimonio di competenze che rischiano di sparire”, conclude Rapezzi.

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IL CASO A FIRENZE

Strappo tra Cgil e Confindustria

Stefano Vetusti su la Nazione 2 Agosto 2017

FIRENZE E’ ROTTURA tra Cgil e Confindustria Firenze. Uno strappo che getta ombre sul prossimo autunno e rischia di oscurare i deboli squarci di sereno che a tratti di affacciano sul tessuto economico fiorentino. La ferita è stata alimentata negli ultimi mesi da contrasti sulle singole vertenze aziendali, da un dialogo che si è fatto sempre più flebile se non assente, da casi approdati anche in tribunale. «L’ARIA che tira da un po’ di tempo ci preoccupa. Crediamo sia arrivato il momento di un chiarimento. Per riprendere e magari rilanciare, rafforzare, un dialogo che a Firenze storicamente non è mai mancato» dice Daniele Calosi, segretario della Fiom fiorentina. Ma la Fiom non è sola in questa sfida a Confindustria. E’ sostenuta dal vertice della Cgil fiorentina, con la segretaria Paola Galgani. Fiom e Camera del lavoro, insieme, chiederanno un incontro, per settembre, con i vertici di Confindustria Firenze e il presidente Salvadori. Obiettivo: affrontare gli ostacoli e ricucire. 

I punti di contrasto non mancano. La vertenza Targetti. «Abbiamo firmato nel corso degli anni accordi su accordi di cassa integrazione, solidarietà... Ma non possiamo firmare licenziamenti a prescindere. Nè possiamo accettare senza un sussulto che un’altra azienda, in cui si cerca di impedire che si tenga un’assemblea dei lavoratori, ossia un diritto elementare, venga accompagnata in tribunale, nella vertenza da noi sollevata, da un rappresentante di Confindustria...». 

A FARE da sfondo ai contrasti con Confindustria torna in ballo anche la vicenda del Nuovo Pignone. «Se un’azienda come il nuovo Pignone, fiore all’occhiello della nostra economia, proiettata e competitiva nel mondo, che proprio nei giorni scorsi ha perfezionato una grande operazione di fusione con il colosso Baker Hughes, se n’è andata da Confindustria Firenze noi siamo preoccupati. Noi con il Nuovo Pignone firmiamo accordi, abbiamo ottime relazioni industriali – dice Calosi – Perché questo non può accadere anche con Confindustria Firenze?».

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Una svastica disegnata sulla lapide della ex Taddei 

Straziati i nomi dei deportati

Samanta Panelli da la Nazione 20 Luglio 2017

UN LUOGO per non dimenticare, diventato lavagna per accogliere un segno deplorevole, in passato simbolo di un’ideologia, il Nazismo, sinonimo di umiliazione e morte per milioni di persone. La croce uncinata, vergata con una bomboletta spray nera, è apparsa ieri mattina sulla lapide collocata sul fianco del monumento della ex Vetreria Taddei. A Empoli, poco distante dal centro, stretta tra via Fratelli Rosselli e Largo 8 Marzo, si trova la ciminiera che ricorda i 55 deportati nei campi di sterminio e di concentramento nazi-fascisti. Impossibile non vedere quel graffio sul cuore di famiglie che hanno dovuto fare i conti con lo strazio di un addio a figli, mariti, fratelli, padri. Il segretario del Partito di Rifondazione Comunista, Davide Carpentieri, ieri ha sporto denuncia in commissariato. Le indagini sono in corso, intanto gli operai comunali si sono attivati per cancellare quell’ombra. Un segno inequivocabile che ha deturpato i nomi degli uomini che l’8 marzo 1944 furono portati a Firenze e da lì, in treno, nei campi di sterminio. 

Sul posto, il vicesindaco Franco Mori. «Viviamo un tempo nel quale un costruito clima di disgregazione sociale, dove tutti siamo uguali, calpesta i valori fondanti della Repubblica – ha commentato – E questi sono i frutti». Sconcerto e rabbia tra la gente. Non si è fatta attendere la risposta indignata del sindaco, Brenda Barnini. «Un gesto di una gravità inaudita – ha tagliato corto – Empoli capitale morale dell’antifascismo condanna questo gesto di grave inciviltà, ma soprattutto chiaro segno di ritorno dei peggiori estremismi di destra. Offendere la memoria della città, uno dei luoghi simbolo delle ferite profonde che ancora lacerano i nostri sentimenti. La deportazione dei nostri concittadini dalla vetreria Taddei rimane uno degli episodi più drammatici della nostra storia e voler deturpare con una svastica proprio la lapide che riporta i nomi di quei nostri concittadini non è solo un episodio di inciviltà, ma una grave offesa alla memoria cittadina». 

«Ci avete offesi nel profondo Difenderemo di più i nostri valori»

Un coro unanime di sdegno e rabbia per un atto sconsiderato

NEL GIORNO stesso dell’atto di barbarie contro il monumento ai deportati si sono registrate molte prese di posizione su un fatto che offende il sentimento antifascista di Empoli. Per l’Anpi, l’associazione dei partigiani, siamo di fronte non «a un atto vandalico ma un vero e proprio gesto filonazista e di oltraggio alla memoria. È necessario tenere sempre gli occhi ben aperti su quello che succede nel nostro territorio: le derive fasciste sono sempre dietro l’angolo e non si deve mai abbassare la guardia. È necessario discutere della nuova veste che il fascismo ha acquisito in questi anni». Anche il Pd interviene con un duro comunicato. «Ci avete offesi nel profondo. Ma non ci intimidirete – dicono Dario Parrini, segretario regionale ed Enrico Sostegni, segretario della federazione –, non ci fermerete, non guadagnerete spazio». «D’impatto, nell’immediato – dice Parrini – ho provato solo tanta, tantissima rabbia. Subito dopo però ho pensato che a queste persone spregevoli mai la daremo vinta. Chi ha compiuto questa azione infame sappia quindi che racconteremo la nostra storia e difenderemo i nostri valori più di prima, con più forza che mai, con più passione che mai, in modo che la fiaccola della conoscenza continui a passare di mano in mano e di generazione in generazione». «Dobbiamo essere tutti uniti – dice Sostegni – in una condanna durissima e senza sconti a chi si permette di compiere azioni come questa. Da parte nostra, come sempre abbiamo fatto, continueremo a ricordare la nostra storia, anzi raddoppieremo il nostro impegno».

Sul fatto le parole del presidente della Regione, Enrico Rossi. «Lo sfregio al monumento dedicato ai deportati nella ex Vetreria Taddei è un gesto vile, che desta preoccupazione. E’ quantomai necessario impegnarsi per tenere viva la cultura diffusa dell’antifascismo e fare di tutto perchè siano individuati i responsabili di questo grave affronto». Sdegnato anche il sindaco di Firenze Dario Nardella. «Esprimo tutta la mia solidarietà e quella della Città Metropolitana ad Empoli oltraggiata nella memoria dei suoi deportati. Ogni nostra comunità porta in sé le ferite inferte dal razzismo e dalla dittatura, non di rado mortali per tante persone, come le 55 di Empoli. Ogni luogo che le ricorda deve essere onorato e protetto».

Anche la Cgil condanna l’accaduto. «Esprimiamo il nostro sdegno per il gesto vergognoso. Non possono esserci spazi per rigurgiti fascisti di qualsiasi tipo». Pure la Confesercenti si scaglia contro l’atto di ieri. «Un gesto inutile ed idiota, che, colpendo un monumento che ricorda uno dei momenti più tragici per il nostro territorio, aggredisce anche la memoria storica e condivisa di una intera comunità». Infine l’organizzazione Settembre Rosso si inserisce nel coro parlando di oltraggio. «Non è una bravata, crediamo che sia stato un atto politico preciso».

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