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altri articoli 2016

Il “black november” dei bancari

Quiriconi (Fisac Cgil) “Uno tsunami che trasfigura l’intero settore”

Gli istituti chiudono sportelli e riducono il personale, Mps da solo è passato dai 32mila dipendenti del 2009 a 23mila

Maurizio Bologni su la Repubblica 21 Novembre 2017

SARÀ ricordato come “black november”, con un primo giorno del mese “sanguinoso”. Nei giorni precedenti, centinaia di impiegati di Banca Mps avevano richiuso negli scatoloni i loro effetti personali. Li avevano presi in braccio e se li erano portati a casa, offrendo un’immagine che ricorda quelle del fallimento di Lehman Brothers (foto), anche se nel caso della banca senese si confida in un epilogo diverso, felice. Quegli impiegati hanno saluto i colleghi, abbracci e strette di mano. E nei giorni successivi non si sono più presentati a lavoro. In 1.200, il primo novembre, sono usciti da Banca Mps, nell’ambito di quel piano di esuberi volontari e incentivati concordato con il sindacato. A maggio se n’erano andati altri 600. Di questi 1.800 impiegati usciti nel 2017, il sindacato stima che 400 abbiano lasciato per sempre le loro scrivanie, poltroncine e uffici in Toscana.

Un esodo senza precedenti, che coinvolge tutto il sistema bancario toscano. Avviene nel silenzio perché il fondo esuberi, di cui godono i bancari, ha garantito finora uscite indolori, incentivate e “prepensionate”. Fisac Cgil spiega: «La Toscana ha pagato un prezzo alto alla riorganizzazione e al salvataggio di importanti istituti, che hanno profondamente segnato il profilo del settore: quasi 3.000 dipendenti in meno in un biennio, 10.000 in un decennio, più di 200 sportelli chiusi in meno di un biennio». E l’emorragia non finisce. «La capacità delle parti – aggiunge Fisac Cgil - di governare in modo soft le uscite di questo imponente numero di lavoratori, con l’accesso volontario al fondo di accompagnamento alla pensione, e le risorse garantite dal sistema pubblico (sempre 5-10 e in qualche caso 20 volte minori che nel resto di Europa), non debbono far pensare ad un’uscita definitiva dai problemi». E per interrogarsi su come governare i prossimi mesi in Toscana, Fisac Cgil interroga domani alle 10, in un seminario in Borgo dei Greci 3, alcuni protagonisti: Pier Paolo Baretta (sottosegretario all’Economia), Matteo Spanò (presidente Federazione Toscana Bcc), Eliano Omar Lodesani (Intesa San Paolo) e Agostino Megale (Fisac Cgil), La conta fa impressione. Il primo gennaio in Toscana c’erano 2.276 filiali. Al 17 novembre 2017 erano 2.111. Nel frattempo 165 sportelli hanno chiuso. E a questi se ne aggiungeranno tra i 17 e 25 di Cassa di Risparmio di San Miniato che chiuderanno nelle prossime settimane, 5 di Banca Popolare di Vicenza tutti su Prato e 28 di Mps dal prossimo 1 Gennaio. Il totale fa tra 213 e 220 sportelli in meno di 24 mesi. Quanto ai lavoratori erano 31.500 dieci anni fa e 23.818 al 31 dicembre 2016 (dati Abi e Bankitalia). Scenderanno a meno di 22.000 nei prossimi mesi.

Il bollettino di guerra della Cgil Fisac, banca per banca, dice che in Toscana Unicredit ha perso 199 lavoratori, ha chiuso 16 filiali nel 2017 e ne chiuderà altre 2 nel 2018. Quest’anno da Cassa di Risparmio di Volterra sono usciti 50 lavoratori, chiuse 3 filiali. Carismi: entro dicembre 147 uscite e forse 18 chiusure di sportelli invece delle 25 previste prima che la banca fosse acquistata da Credit Agricóle. Banca Popolare di Vicenza: 130 esuberi, 5 chiusure nel 2017 e altrettante ipotizzate nel 2018. Intesa ha chiuso 8 filiali l’anno scorso, 19 quest’anno e il sindacato ipotizza 250-300 uscite di personale in Toscana. Cgil Fisac pronostica 250-300 esodi dalla Toscana dentro l’ex Banca Etruria, ora Ubi, con 10 chiusure nel biennio. Mps: per completare i 4.800 esuberi previsti, dovranno uscire altri 3.000 dipendenti, di cui se ne stimano 600 in Toscana (si aggiungono ai 400 che hanno salutato quest’anno). Lo “storico” del Monte è impressionante: nel 2009 aveva 32.003 dipendenti, oggi ridotti a 23.000. Solo in Toscana gli sportelli sono stati quasi dimezzati: da 606 a 335 nel 2018. Infine ci sono le chiusure (una quindicina) e addii in Bnl, Popolare e Carige. Le Bcc devono ancora pagare il conto alla crisi: lo faranno dopo la costituzione delle holding nazionali.

«I numeri – dice Daniele Quiriconi (nella foto), segretario generale della Fisac Cgil Toscana - parlano da soli: siamo in presenza di un vero e proprio tsunami che trasfigura il settore, con riduzione di addetti e chiusure di sportelli che penalizza le località più marginali. Costruire un nuovo modello di banca per noi significa mettere al centro il lavoro inteso come qualità della prestazione dei dipendenti, fuori da logiche commerciali esasperate che tanti guai hanno prodotto anche ai risparmiatori. E rilanciare la funzione del credito come infrastruttura strategica per lo sviluppo, particolarmente importante in una regione come la Toscana fatta di piccola e piccolissima impresa, ed il suo ruolo di consulenza a cui né la digitalizzazione né un ologramma potranno garantire da soli le risposte necessarie».

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In azienda danno vita al monte-ore solidale

da la Nazione 23 Agosto

GRAZIE all’accordo tra azienda e sindacati, nasce la banca di so- lidarietà di Findomestic. Da oggi i dipendenti della società specia- lizzata nel credito al consumo potranno usufruire di permessi lavorativi aggiuntivi donati dai colleghi per affrontare situazioni impreviste. Come l’assistenza a familiari con problemi di salute e a figli minorenni, eventi urgenti o eccezionali, lo svolgimento di attività di volontariato su specifiche iniziative con finalità sociali. Il monte ore annuale di assistenza retribuita è alimentato dai versamenti dei lavoratori ai quali corrisponde un versamento doppio da parte dell’azienda, in modo da garantire un ‘paracadute’ per tutti in caso di bisogno, senza stravolgere la programmazione delle ferie già effettuata in precedenza. Si può accumulare un massimo di dieci giorni di permessi extra all’anno.

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Banche, a rischio 3/4.000 posti

Ci sono poi i casi Banche di credito cooperativo e Fruendo pronti a esplodere

Mps, Popolare di Vicenza, Etruria: chiuderanno centinaia di sportelli. Rossi chiede un confronto con Padoan

MAURIZIO BOLOGNI su la Repubblica 4 Luglio 2017

UNA NUOVA tempesta si sta per abbattere sul sistema bancario toscano: nella regione si rischiano tra 3.000 e 4.000 posti di lavoro e la chiusura di altre centinaia di sportelli. La crisi è in cima all’agenda politica e sindacale. Alla preoccupazione che non siano più sufficienti gli strumenti di accompagnamento soft all’uscita dal lavoro (il fondo esuberi), si accompagna quella di un ulteriore allontanamento dei centri di valutazione e concessione del credito, con stretta per le aziende. Il governatore della Toscana, Enrico Rossi (foto sotto), dopo aver visto i sindacati, ha chiesto un tavolo di confronto al ministro Padoan. Ma difficilmente si potrà evitare la nuova mazzata, dopo quelle che hanno ridotto a 24mila i bancari e a meno di 2.200 le filiali in Toscana.

Il fronte di crisi più grave continua ad essere quello di Mps. Dopo la lunga trattativa triangolare, Banca-Governo-Europa, siamo al rush finale. Gli esuberi dovrebbero essere 4.800 in Italia e 700 nelle filiali all’estero. Siccome sui numeri totali la Toscana vale per Mps circa il 20-25% - qui ci sono tra i 6.000 e i 7.000 dipendenti con una concentrazione di 2.500 persone nella direzione generale di Siena – è verosimile prevedere un contributo di uscite di personale dalle regione per 1-200-1.300 unità e la chiusura di un centinaio di sportelli di Rocca Salimbeni (in totale dovrebbero essere 400).

Un fronte nuovo è quello di IntesaSanpaolo dopo l’acquisto da parte delle superbanca milanese delle Popolari venete, con la Vicenza che ha presenza forte nell’area pratese dove a suo tempo rilevò la Cassa di Risparmio di Prato. Si apre un evidente problema di sovrapposizioni tra le agenzie delle banche acquistate e quelle della capogruppo Intesa-Sanpaolo. Le venete in Toscana hanno 61 sportelli, di cui 25 nel Pratese, 11 nel Fiorentino, 4 nel Pistoiese e il resto sparso nella regione. Ne rimarranno una ventina. Diciannove filiali saranno chiuse subito, altre 20 entro la fine dell’anno. Esuberi? Almeno un centinaio. Si spera di ridurre l’impatto sulle persone al minimo considerando che la rete è snella, non c’è più una direzione generale alla sua testa, buona parte del personale in eccedenza sarà ricollocato nella ramificata rete di IntesaSanpaolo. Ma a livello nazionale IntesaSanpaolo ha dichiarato di voler chiudere 600 filiali su 6mila entro il 2019, mentre 3.900 dipendenti (1.100 dei quali delle venete) su 100mila dovrebbero essere accompagnati in modo morbido alla porta. Quale sarà il contributo della Toscana? La partita è all’inizio. I sindacati non si sbilanciano.

Il problema di Banca Etruria è opposto. Ubi, che ha acquistato la Banca aretina dell’oro, ha deciso di impiantare a Roma e a Iesi le direzioni territoriali del gruppo. E questo apre una enorme preoccupazione per i 460 dipendenti della direzione generale di Arezzo. Sarà alleggerita, molto ridimensionata. Diversi dipendenti saranno ricollocati nella rete. Non tutti. E se per le tre Bridge Bank (Marche e Chieti oltre a Etruria) Ubi ha annunciato 1.569 esuberi (il 31,6% del personale impiegato), per Etruria si mettono in conto 300 uscite (il grosso, un migliaio di esuberi, saranno nelle Marche). È lo stesso problema che ha Cassa di Risparmio di San Miniato, destinata a finire a Cariparma del gruppo Credit Agricole. Il futuro della direzione generale è in bilico . E questo rischia di far lievitare il numero degli esuberi, fissato in 160 dall’ultimo piano industriale.

C’è poi il capitolo Banche di credito cooperativo. Le 16 toscane sono avviate a far parte della Holding della romana Banca Iccrea (i nuovi vertici riporteranno su questa pista anche Chianti-Banca). E già la creazione della Holding imporrà economie di scala tagliando i servizi centralizzati in Toscana. Ma il problema per le Bcc è ben più grande. Sottratte finora alla vigilanza Bce, diverse hanno conti in bilico, copertura del credito deteriorato di 5 punti percentuale sotto la media del sistema bancario, personale e sportelli che sono lievitati mentre le altre banche tagliavano. Ora è tempo di mettersi in linea. Se le Bcc seguiranno la cura dimagrante fatta finora dalle altre banche, sono prevedibili almeno 300 esuberi su 2.350 dipendenti e 40 chiusure di sportelli su 290 agenzie. Ma il sacrificio, sulla scia degli ulteriori tagli del sistema, potrebbe essere maggiore anche a causa delle sovrapposizioni di sportelli tra ex competitor che in Toscana finiranno sotto un’unica Holding di controllo.

Ci sono poi il caso di Fruendo (la società di Bassilichi che ha ereditato produzione back office da Mps) e altri che covano sotto traccia, potrebbero esplodere e portare – secondo i calcolo dei sindacati - ad una cifra tra i 3.000 e i 4.000 il numero dei dipendenti con contratto da bancario in esubero in Toscana. Cifra che mette i brividi.

“Una trasformazione con effetti epocali”

«È in atto una trasformazione radicale del sistema bancario in Toscana, con ripercussioni epocali sia per gli assetti finanziari e economici, sia per i livelli occupazionali. Davanti a questo tsunami, abbiamo la necessità di seguire da vicino ed essere partecipi delle intenzioni del governo». Con queste motivazioni il governatore della Toscana, Enrico Rossi, ha chiesto al ministro dell’economia Padoan l’apertura di un tavolo di confronto sulle banche in Toscana.

«Siamo forse alla fase finale di un’emergenza che siamo fiduciosi di poter governare attraverso gli strumenti contrattuali col minor costo sociale possibile - dice dal canto suo il leader regionale della Fisac Cgil Daniele Quiriconi  - Certo i ritardi della politica, gli errori degli organi di vigilanza e comportamenti non di rado criminali, hanno fatto un danno enorme alla credibilità del sistema, ai risparmiatori, ai lavoratori e in definitiva al Paese. Del gigantesco processo di riorganizzazione in atto preoccupa, per la Toscana, l’allontanamento dai territori dei centri direzionali, con quello che può determinarsi nel rapporto tra la raccolta e gli impieghi e conseguentemente per il sostegno ai sistemi economici locali e alle famiglie». 

Per Stefano Bellandi, segretario generale della First Cisl Toscana «è urgente la necessità rilanciare un sistema creditizio che torni ad essere un reale sostegno alle esigenze delle famiglie e delle imprese ».(ma.bo.)

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Risparmi e occupati la ferita del Monte si riapre in Toscana

La Ue rimette in gioco la salvezza di 8.000 piccoli risparmiatori e dei seimila dipendenti nella regione

MAURIZIO BOLOGNI su la Repubblica 25 Marzo 2017

RISPARMI e posti di lavoro in pericolo, sulla Toscana si riapre la ferita Mps. La tregua è durata tre mesi. Ma ora il pressing dell’Unione Europea rimette in gioco quanto sembrava al sicuro: ovvero la salvezza di circa ottomila piccoli risparmiatori toscani, che vedono tornare a rischio la completa restituzione di 500 milioni di euro investiti in obbligazioni subordinate Mps, e dei seimila dipendenti della Banca nella regione, su cui torna ad agitarsi la scure degli esuberi in numero superiore a quanto concordato. Questa nuova partita si chiuderà entro maggio, quando lo Stato dovrebbe entrare nel capitale della Banca con una manovra complessiva da 8,8 miliardi.

Quando a dicembre è fallito l’aumento di capitale sul mercato, e lo Stato è stato costretto a intervenire direttamente, dal “sacrificio” della ricapitalizzazione si decise di escludere i piccoli risparmiatori che nel 2008 avevano sottoscritto obbligazioni subordinate nell’ambito di un’emissione complessiva da oltre due miliardi. In totale, in Toscana, sarebbero appunto circa ottomila tra famiglie e piccole imprese per un totale sottoscritto di 500 milioni di euro. A loro - fu stabilito - sarebbe stato restituito il 100% del valore nominale sottoscritto. Dal dicembre scorso il piano ha subito una prima correzione: non godranno della restituzione del 100% coloro che sono entrati in possesso dei bond negli ultimi tempi, comprandoli da altri risparmiatori sul mercato secondario e pagandoli meno del valore nominale originario in conseguenza della svalutazione dei titoli (in questo modo si sono volute evitare operazioni speculative di chi, ad esempio, ha comprato un anno fa a 50 e riceverebbe 100 se gli fosse applicata la “tariffa” nominale di emissione). Ora però la Commissione Europea si fa avanti chiedendo che al “sacrificio” partecipino tutti gli obbligazionisti subordinati, anche i piccoli retail, acquirenti della prima ora dei bond. Si è parlato di una restituzione a loro favore solo del 50% del valore nominale del titolo invece che del 100%. Se così fosse sarebbero trattati peggio dei piccoli risparmiatori di Banca Etruria (a loro, dopo analisi caso per caso, va l’80% del valore dell’investimento). Significherebbe una perdita di risparmio in Toscana per 250 milioni. Una iattura. Il governo tratta.

E allo stesso modo tratta sulla richiesta della Commissione di aumentare i taglio al personale. L’ultimo piano industriale Mps prevede la riduzione di 2.600 unità. L’Unione Europea ne vorrebbe quasi il doppio: 5.000. E anche in questo caso il tributo della Toscana minaccerebbe di essere pesante considerando che - si calcola - nella regione lavorano in Mps tra 6.000 e i 7.000, all’incirca un addetto su quattro rispetto al totale della Banca.

A rendere meno fosco lo scenario c’è il fatto che è in corso una fuga da Mps dei dipendenti, almeno di quelli che possono approfittare delle opportunità concesse dal Fondo esuberi. In 1.300 hanno chiesto di aderire alla prima tranche di uscite volontarie prevista dall’attuale piano industriale, quando l’accordo sottoscritto tra azienda e sindacati prevede per la prima tranche il finanziamento di 600 esuberi. Questo piano interessa potenzialmente la platea di dipendenti che maturano i diritti pensionistici, e quindi per l’accesso al fondo esuberi, da quest’anno all’aprile del 2022. Considerando che le adesioni sono state ben superiori alla copertura prevista, probabilmente verranno coperti coloro che maturano i requisiti fino a novembre 2020. Per soddisfare le altre richieste occorrerà ovviamente un altro accordo ed anche le risorse disponibili per finanziarlo. Intanto, secondo una ricerca del sindacato Fabi, Mps è la banca che, tra i primi 5 gruppi italiani, ha perso più posti di lavoro tra il 2012 e il 2016. Rocca Salimbeni ha contabilizzato 7mila uscite, perdendo il 22% dei dipendenti.

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Sabato 11 marzo a Firenze Megale e Quiriconi (Fisac Cgil) al convegno su banche e quadri direttivi

Agostino Megale (segretario Fisac Cgil nazionale) e Daniele Quiriconi (segretario Fisac Cgil Toscana) domani sabato 11 marzo al seminario “Costruire futuro: una banca diversa con il contributo delle alte professionalità”: appuntamento presso l’Educatorio di Fuligno - Montedomini (Sala Giglio), via Faenza 48, Firenze (a partire dalle 9,30 fino all’ora di pranzo). Ci saranno interventi e testimonianze dei Quadri Direttivi di banche e assicurazioni

“Costruire futuro: una banca diversa con il contributo delle alte professionalità”: è il titolo dell’iniziativa organizzata dalla Fisac Cgil Toscana che si svolgerà domani sabato 11 marzo presso l’Educatorio di Fuligno - Montedomini (Sala Giglio), via Faenza 48, Firenze (a partire dalle 9,30 fino all’ora di pranzo). Il programma: introduce Daniele Quiriconi (Segretario Generale Fisac Cgil Toscana), poi ci saranno interventi e testimonianze dei Quadri Direttivi di banche e assicurazioni, infine concluderà Agostino Megale (Segretario Generale Fisac Cgil). Saranno presenti i coordinatori sindacali di Monte dei Paschi, Banco Bpm, Intesa Sanpaolo, Unicredit, UnipolSai.

LA SCHEDA

Il profondo processo di riorganizzazione in atto nel sistema bancario investe struttura delle aziende, presenza territoriale, quantità e qualità del lavoro, sviluppo dei sistemi economici locali; la Fisac Toscana, con la costituzione del coordinamento dei quadri e delle alte professioni, si pone come riferimento per questo segmento del lavoro bancario e assicurativo in una fase, come l’attuale, caratterizzata dallo stravolgimento del sistema così come l’abbiamo conosciuto. Le alte professioni non sono immuni da questa profonda trasformazione e, anzi, per certi versi ne subiscono più di altri le conseguenze. In questi anni, le politiche delle Aziende tese alla razionalizzazione parossistica dei costi operativi, la compressione dei ricavi tradizionali e la ricerca sempre più ossessiva di ricavi da commissioni liberando maggiori energie sul comparto commerciale, hanno inciso profondamente sulla condizione di fasce larghe di lavoratori. Tali scelte strategiche adottate dalla generalità degli istituti hanno prodotto un peggioramento complessivo delle condizioni di lavoro, appiattimento delle professionalità, aumento dei carichi di lavoro e di responsabilità gestionali e operative relative alle pressioni commerciali. Sulle politiche di retribuzione sono stati messi in atto piani di sostanziale destrutturazione del salario contrattato e, allo stesso tempo, sistemi incentivanti unilaterali spesso iniqui che hanno ulteriormente contribuito al deterioramento del clima aziendale. I recenti sviluppi della crisi, che ha visto un importante per quanto tardivo intervento pubblico a sostegno del sistema (auspichiamo sufficiente a gestire la fase) e una ridefinizione che si renderà necessaria degli strumenti parziali messi in campo per ricapitalizzazione, NPL, liquidità, (compreso il Fondo Atlante) rischiano di amplificare il problema. Da un lato infatti, nuovi piani industriali annunciati e annunciandi, procedure avviate e chiuse con faticosi accordi difensivi , una sempre più insistente campagna mediatica sul taglio dei costi, dipendenti, filiali e aumento di ricavi da realizzare con strumenti non tradizionali, rischiano di aprire nuovi preoccupanti scenari dai quali scompare il lavoro, il lavoratore, la sua soggettività, la qualità della sua prestazione, il legame con il territorio e il contributo allo sviluppo dei sistemi locali da parte delle banche. Non manca, in questa narrazione, una rappresentazione distorta dei processi che hanno accompagnato la riorganizzazione negli altri paesi europei, spesso rappresentati come esempi di misure draconiane verso il lavoro che, numeri alla mano, semplicemente non ci sono state ed il permanere di un’inaccettabile status di privilegio da parte di un management lautamente retribuito a prescindere dai risultati. 

La FISAC è da tempo impegnata, insieme alle altre sigle, in una vertenza sulle pressioni commerciali con ABI, che ha portato all’accordo dell’8 Febbraio ultimo scorso; sono stati realizzati importanti accordi nei più importanti gruppi fornendo così l’opportunità per il governo di un problema che non sarà risolto una volta per tutte ma necessita della consapevolezza, dell’iniziativa e della solidarietà dei lavoratori, delle RSA e di tutta la categoria. Si pone oggi concretamente il tema della ricomposizione contrattuale della categoria nella sua pratica negoziale; riteniamo tuttavia che in questa fase dove non mancano le azioni distorsive degli istituti contrattuali anche verso una determinata area di inquadramento, si possa dare, a partire dalla Toscana, un contributo originale alle elaborazioni della categoria, unitamente ad un preciso messaggio da inviare alle controparti su una nuova organizzazione da parte di aree strategiche negli organigrammi aziendali, non di rado marginalizzate nei processi decisionali. Almeno questo, nella fase difficile e imprevedibile che si apre, è l’auspicio che questa esperienza propone. Una partecipazione attiva e diretta delle alte professionalità alla attività e all’ elaborazione del sindacato, una FISAC CGIL che si faccia interprete dei bisogni di queste figure è il nostro obiettivo.

Firmato: FISAC CGIL Toscana e Coordinamento quadri e alte professionalità FISAC CGIL Toscana

Notizia del: ven 10 mar, 2017

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