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altri articoli 2016

Gli edili: “Basta con i lavori a rischio e la precarietà”

In Toscana la crisi delle costruzioni dura da nove anni: calo di imprese del 2 per cento

ma.bo. da la Repubblica 21 Novembre 2017

UN PRESIDIO a Firenze davanti al cantiere della tramvia in piazza Bambine e Bambini di Beslan, per dire «basta coi posti di lavoro a rischio e la precarietà; servono aumenti salariali, più sicurezza e lotta al nero»: è l’iniziativa dei lavoratori edili fiorentini che si è svolta ieri mattina. L’agitazione fa parte delle mobilitazioni di Filca Cisl-Fillea Cgil-Feneal Uil in vista dello sciopero indetto il 18 dicembre per il rinnovo del contratto nazionale. 

Nel presidio a Firenze sono stati toccati anche altri temi: lo sciopero nazionale, sempre ieri, dei lavoratori delle concessionarie autostradali (3mila lavoratori a rischio); la situazione dei lavoratori fiorentini degli appalti della manutenzione della rete idrica ed elettrica (manca la clausola sociale nei cambi d’appalto e a decine rischiano il posto di lavoro); lo stallo sul cantiere fiorentino della Tav (a fine anno termina un lotto di avanzamento di lavori, dal giorno dopo non si sa il destino di 25 operai). E ovviamente la questione tramvia: «chiediamo che gli operai, terminati i lavori, vengano rioccupati: sono circa 200 maestranze», dicono i tre sindacati.

In Toscana la crisi delle costruzioni dura da nove anni (-2% le imprese anche negli ultimi 12 mesi). «Per la prima volta e per tre trimestri consecutivi — denuncia il sindacato — il lavoro cosiddetto indipendente (partite Iva) supera il totale dei lavoratori dipendenti. Già nel quarto trimestre 2016 i lavoratori dipendenti sono scesi a circa 49 mila unità contro le 52 mila delle partite Iva, trend che prosegue tutt’oggi. Il fenomeno nasconde un escamotage messo in pratica per continuare ad utilizzare manodopera senza i vincoli di un rapporto di lavoro dipendente».

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Richiesta Sannini: «Ricollocamento e paghe arretrate»

impruneta Incontro in Regione

mo.pi. da la Nazione 25 Ottobre 2017

IL PAGAMENTO degli stipendi arretrati e il ricollocamento dei 40 dipendenti licenziati. E’ quanto hanno chiesto i sindacati Fillea Cgil e Filca Cisl in Regione per la vertenza Sannini durante l’incontro di ieri mattina convocato dal consigliere del presidente per il lavoro Gianfranco Simoncini. La storica azienda di Impruneta, nata nel 1910, è in liquidazione volontaria per cessazione di attività e a fine mese partiranno le lettere di licenziamento per tutti i lavoratori. «Se questa purtroppo è ormai una certezza – commenta Alessandro Lippi, della Fillea Cgil – stiamo lavorando perché i dipendenti abbiano i quasi sei mesi di stipendi arretrati. Abbiamo chiesto inoltre alle istituzioni e all’azienda che facciano la loro parte affinché questi lavoratori vengano ricollocati da chiunque possa eventualmente subentrare nell’area, o un’attività commerciale o produttiva che sia». Ad oggi però non ci sono proposte formali. «Pare si sia fatta avanti una società immobiliare – dice Lippi – ma di più non sappiamo». Durante l’incontro di ieri, i lavoratori hanno organizzato un presidio davanti alla sede della Regione, in piazza Duomo. «Siamo preoccupati. Un’azienda storica. Dopo anni di ammortizzatori sociali non ci aspettavamo la chiusura. Qualcosa è andato storto. La cosa peggiore – commenta amareggiata una delle dipendenti, Simonetta Neri – è che abbiamo tutti dai 40 ai 50 anni. Siamo troppo giovani per andare in pensione e troppo vecchi per trovare facilmente un nuovo lavoro». «È un marchio storico, che vive dal 1910 – ha aggiunto David Barone, il lavoratore più giovane della Sannini, 46 anni – per noi oggi è un giorno triste». «Siamo di fronte ad un duro colpo per la comunità chiantigiana e ad un’altra grave perdita nel quadro dell’imprenditoria locale del settore del cotto fiorentino, che dal 2012 al 2016 ha perso oltre 200 occupati», ha sottolineato Serena Spinelli, capogruppo di Articolo Uno - Mdp in Consiglio regionale della Toscana, che, durante la seduta di ieri, ha presentato in aula una mozione urgente in merito.

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La crisi del cotto infierisce La Sannini licenzia tutti

impruneta Licenziamenti per i 40 dipendenti

di MANUELA PLASTINA su la Nazione 24 Ottobre 2017

QUARANTA famiglie rischiano di restare senza stipendio. Colpa della crisi del cotto che ha coinvolto tutto il territorio del Chianti fiorentino e che negli ultimi 4 anni ha fatto perdere oltre 200 occupati. Ora a farne le spese è la Sannini Spa, un’azienda che ha contribuito a scrivere la storia del cotto imprunetino dalla sua sede al Ferrone dove si trova dal lontano 1910. Ormai da diversi anni soffre della crisi che ha colpito il settore e poco prima dell’estate è stata messa in liquidazione volontaria per cessazione di attività. 

I SUOI 40 DIPENDENTI dunque rischiano il licenziamento. Al momento non sono serviti i tentativi dei rappresentanti sindacali di trovare una soluzione alla loro posizione lavorativa: le ipotesi di individuare soggetti terzi pronti a rilevare la prestigiosa lavorazione e il suo marchio, noto a livello internazionale, non si sono mai concretizzate. Eppure la Sannini si porta dietro una storia di tradizione e di innovazione, con commissioni arrivate da tutte le parti del mondo. Neanche questo è bastato per risollevarne le sorti. In questi giorni è arrivato quanto i lavoratori temevano: l’annuncio dell’avvio delle procedute di licenziamento collettivo di tutto il personale, dicono i sindacati Fillea Cgil e Filca Cisl che stanno seguendo il loro caso. 

STAMANI alle 9 i sindacati, le Rsu, il rappresentante dell’azienda hanno un appuntamento che potrebbe essere decisivo per il futuro dei lavoratori con l’assessore regionale Gianfranco Simoncini. Sperano, dicono Fillea e Filca, di poter individuare nella sede della Regione delle soluzioni occupazionali vicine all’azienda e di reddito. Perchè, spiegano, coloro che rischiano di restare senza un lavoro e senza uno stipendio hanno una media di 45 anni, con famiglie a carico che dipendono da quell’occupazione. «Non possiamo lasciare morire un’azienda delle dimensioni della Sannini Spa – sottolineano i rappresentanti sindacali -. Sarebbe la sconfitta dell’imprenditoria locale del settore, incapace di fare sistema e di unirsi contro la crisi, ma anche la sconfitta della comunità chiantigiana e fiorentina».

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La falegnameria chiude dopo 90 anni 
Presidio degli operai in via Sestese

Lorenzo Sarra dal Corriere Fiorentino 21 Ottobre 2017

Via Sestese, falegnameria «Fabbrani». Travi ed assi di legno sono ancora nei capannoni, in attesa di lavorazione, quando alle 9.30 di ieri l’ufficiale giudiziario mette i sigilli all’attività. È così che dopo più di novant’anni di storia un altro pezzo dell’artigianato fiorentino sparisce. Tutto nasce e muore in famiglia: dopo la fondazione ad opera di Roberto Fabbrani, i discendenti ereditano infatti l’impresa. La signora Daniela Fabbrani, tuttavia, viene a mancare una decina di anni fa ed il marito Fabrizio Santurro, diventato amministratore unico, si «disimpegna» progressivamente dalla conduzione della falegnameria: prima viene ceduta la precedente sede di viale Cadorna e poi data in gestione l’attuale fabbrica di via Sestese. 

Nell’ultimo anno, però, lo stesso Fabbrani non riesce più a pagare l’affitto, fatto di cui gli operai non erano a conoscenza: arriva dunque un’ingiunzione di sfratto e la chiusura della ditta. Ma gli operai non ci stanno: «Oggi siamo qui per salvare dieci posti di lavoro — spiega Enrico Talenti di Fillea Cgil — Abbiamo chiesto all’unità di crisi metropolitana di convocare le parti interessate: va trovata una soluzione per riprendere un’attività che aveva ancora molto lavoro». Intanto, lo «spettro» di un centro commerciale al posto della falegnameria avanza.

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Chiude la storica falegnameria Fabbrani di Firenze: il 20 ottobre presidio di protesta Fillea Cgil

A Firenze chiude la storica falegnameria Fabbrani: domani venerdì 20 ottobre presidio di protesta di Fillea Cgil e lavoratori (via Sestese 31, ore 9-11)

La storica falegnameria Fabbrani, nata circa 90 anni fa, chiude l’attività (la proprietà dell’immobile vuole rientrare in possesso dello stesso per destinarlo ad altri usi): domani venerdì 20 ottobre i 10 lavoratori e la Fillea Cgil faranno un presidio di protesta davanti alla sede di via Sestese 31 dalle 9 alle 11, dove illustreranno alla stampa la vertenza, le preoccupazioni e le mobilitazioni.

Notizia del: gio 19 ott, 2017

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Albor verso concordato in continuità

La proprietà della Albor, storica azienda di cornici di Badia a Cerreto a Gambassi Terme (Firenze), vuole giungere a una proposta di concordato che garantisca continuità e sviluppo per l'azienda: è quanto emerso oggi dall'incontro in Regione fra la proprietà stessa con il consigliere del presidente Rossi per il lavoro Gianfranco Simoncini e il sindaco di Gambassi Terme, Paolo Campinoti. L'idea è quella di fare una proposta che garantisca continuità e sviluppo, basata sulla valorizzazione dei beni immobili e su una ristrutturazione aziendale che permetta di aumentare la profittabilità ed eventualmente l'acquisizione di nuovi soci. Da parte sua, Campinoti si è detto disponibile a mettere a disposizione tutti gli strumenti, nel rispetto del regolamento urbanistico, per facilitare lo sviluppo dell'area in cui opera l'azienda in un quadro di continuità produttiva e occupazionale. L'ufficio regionale dedicato all'attrazione degli investimenti a sua volta ha espresso interesse e disponibilità a sostenere le azioni dell'azienda riguardo all'individuazione di nuovi mercati e di nuovi investitori.(ANSA).

Notizia del: mar 17 ott, 2017

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Crisi della Albor, la Regione convoca i vertici dell'azienda

dal Tirreno 12 Ottobre

La Regione convocherà i vertici della Albor, la storica azienda di Gambassi produttrice di cornici. L'incontro potrebbe tenersi già la settimana prossima, con l'obiettivo di avviare un confronto sul futuro della società, anche alla luce della recente istanza di concordato in bianco presentato dalla Albor.È quanto emerso dall'incontro che si è tenuto ieri a Palazzo Strozzi Sacrati, ed al quale hanno partecipato il consigliere del presidente Rossi per il lavoro, Gianfranco Simoncini, il sindaco Paolo Campinoti, e i rappresentanti sindacali. Alle preoccupazioni espresse dai sindacati (l'azienda nonostante l'eccellenza delle sue produzioni e l'alta professionalità dei 39 dipendenti, da tempo in regime di contratto di solidarietà, sta vivendo un periodo di difficoltà) Simoncini ha risposto che la Regione, «che metterà in campo tutti gli strumenti per sostenere l'obiettivo del consolidamento e del rilancio dell'azienda», sottolineando l'apporto che potrà eventualmente portare l'Ufficio regionale attrazione investimenti. Campinoti ha aggiunto che grazie alle previsioni degli strumenti urbanistici in vigore, la Albor potrà contare sulla possibilità di avvalersi di strutture produttive ancora più qualificate.

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L’Albor ha chiesto il concordato Trentanove posti di lavoro a rischio

La storica azienda che fabbrica cornici ha sede a Gambassi Terme

di BRUNO BERTI sulla Nazione 11 Ottobre 2017

UN’ALTRA azienda valdelsana getta la spugna. L’Albor di Gambassi Terme, l’impresa leader nel settore delle cornici nata negli anni ’60, ha chiesto il concordato in bianco (ci sono 3-4 mesi per la decisione del giudice) con il quale la società per certi versi prende tempo ma soprattutto mostra una difficoltà di fondo a procedere nell’attività. I 39 lavoratori dell’impresa, già provati da quattro anni di solidarietà (una sorta di cassa integrazione), vedono messa in serio pericolo l’occupazione. 

«DEL PROBLEMA – dice Sergio Luschi, responsabile di zona della Cgil – oggi sarà investito Gianfranco Simoncini, il consulente per il lavoro del presidente della Regione, Rossi. Noi puntiamo sulla continuità lavorativa, anche perché non possiamo assistere impotenti all’impoverimento occupazionale del territorio. Senza contare che i 39 lavoratori sono persone sì esperte e capaci, ma proprio per questo in là con gli anni e di difficile collocazione se l’azienda cessasse del tutto l’attività. Un serio problema considerando anche le famiglie coinvolte. Tra l’altro il contratto di solidarietà non può coprire oltre il 40% dell’orario di lavoro, limite impossibile da non superare se l’attività si ferma. La vicenda è conosciuta anche dal sindaco di Gambassi, Paolo Campinoti, che dato la sua disponibilità a impegnarsi». 

«DALLE ISTITUZIONI non vogliamo – dice Alessandro Lippi della Fillea-Cgil – solo solidarietà, che è scontata: servono soluzioni. Importante è poter continuare a lavorare, anche cercando nuovi imprenditori. Il problema è serio perché a fabbricare cornici in Valdelsa sono rimaste solo sei grandi (per il comparto) fabbriche e praticamente nessuna di esse è immune da problemi di mercato che significano procedure di cassa integrazione e solidarietà. Quindi, anche l’indotto soffre. Tutto questo in un’area in cui pure i mobilifici chiudono, ultimo in ordine di tempo la Gmg, un nome storico del settore, anch’esso con sede a Gambassi. Credo che in questa situazione si stia perdendo la ‘capacità di fare’ mettendo così in discussione un prezioso patrimonio di conoscenze. Per dare l’idea di quel che è successo, c’è un’immagine che a un sindacalista fa male: quella dei parcheggi dei capannoni delle aziende chiuse in cui non solo sono nate le erbacce, ma anche degli alberi». 

Il sindacalista rivolge anche un invito alla proprietà. «A risolvere i problemi non potrà certo essere una commerciale (la vendita di prodotti realizzati da altri). Si deve cercare davvero di salvare i posti di lavoro e la produzione. Vediamo con grande attenzione se ci sono soluzioni. Lippi, infine, guarda anche all’altro grande malato della sua categoria, l’edilizia. «Un calcolo approssimativo sui colpi assestati dalla crisi, in base al dato provinciale, ci dice che nei ranghi degli occupati del comparto si è aperta una voragine fatta da 1.000 lavoratori e dalle loro famiglie. E il dato potrebbe anche essere errato per difetto perché ci sono dipendenti in cassa integrazione che potrebbero veder sfumare il loro posto».

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Siesta Forzata

Troppo caldo, stop ai lavori fra le 12 e le 17

Claudio Capanni da la Nazione 7 Agosto 2017

LA CIRCOLARE sulla «siesta» è piombata nei cantieri della tramvia, giovedì scorso. Dentro, nero su bianco, c’è il diktat salva-vita per gli operai che cuociono nei cantieri delle due linee Peretola-Smn e Careggi-Smn: stop ai lavori su entrambe le linee dalle 12 alle 17. La causa? L’abbraccio di Lucifero, l’anticiclone che dalla scorsa settimana ha fatto calare una cappa di bollore e umidità su Firenze. Con temperature che sfiorano i 40 gradi. Cinque in più rispetto ai 35 gradi percepiti, per i quali l’Inps fa scattare la cassa integrazione, pagando agli operai le ore bollenti non lavorate. L’ordine è partito da Glf e Cmb le due capofila alle quali è stata affidata la costruzione delle linee. 

Una conquista per i lavoratori arrivata grazie anche alle linee guida dell’Asl Toscana Centro e alla Fillea Cgil rappresentata dal segretario generale Marco Benati che da un mese ha dato battaglia sulla siesta nelle ore più torride. Le pause obbligate partiranno ogni volta che a scattare sarà l’allerta di livello 3, quella rossa che prevede innalzamenti dell’ozono e temperature oltre i 35 gradi. Se i termometri non caleranno, da qui a fine mese, per i 200 operai gli stop and go potrebbero essere una decina, da 5 ore al giorno. Ma la siesta potrebbe far slittare la consegna? Per ditte e sindacati no. 

«Si tratta - rassicura Filippo Rocco, rappresentante per la sicurezza della Cgil - di pause simili a quelle per i giorni di pioggia». Ma lo spettro ritardi resta. Tanto che, per compensare è arrivato già il primo antidoto: «Gli operai - dicono dagli uffici coordinano la sicurezza dei lavori sulle 2 linee - lavoreranno anche tutta la settimana di Ferragosto». E la pause come saranno recuperate? Dipende dalla mappa del calore. Ogni cantiere ha una storia a parte. La certezza è che nei 3 punti critici nessuno si fermerà. In viale Belfiore (dove è in corso la cucitura dei binari di via Alamanni con quelli di via Monaco), in viale Strozzi (dove si lavora per ‘agganciare’ Palazzo Mazzoni a via Monaco) e in via Monaco si lavorerà anche in orario di siesta. «Qui gli operai - dicono - si organizzeranno con doppi turni, più brevi, per sopportare meglio il caldo». I punti critici dove igrometri e termometri schizzano alle stelle sono il viadotto di S.Donato, via di Novoli, via Gianni, via Valfonda e via Alamanni. 

Le altre due aree esenti da siesta sono al chiuso: Palazzo Mazzoni e fermata sotterranea Guidoni. Negli altri cantieri le ore «perse» per il caldo saranno recuperate anticipando e posticipando l’orario di inizio e fine lavori. Mentre quelle non recuperate ad agosto lo saranno, almeno sulla carta, a settembre con un’iniezione di turni doppi. «Si tratta - commenta Marco Benati, segretario generale Fillea Cgil - di una grande conquista. Molti cittadini che ci hanno contattato dicendosi preoccupati nel vedere gli operai al lavoro alle 13. Lo stop è stato possibile anche grazie alle linee guida dell’Asl che invitano a una pausa obbligata con questo meteo. Un modello che deve essere esportato a tutti gli edili che, secondo la normativa, hanno il diritto (poco conosciuto) di fermarsi quando la temperatura supera i 35 gradi, venendo tutelati dalla cassa integrazione».

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La GMG Cucine ha chiuso i battenti L’azienda ha chiesto il fallimento

A casa i sette lavoratori della fabbrica. Ammortizzatori sociali a rischio

di BRUNO BERTI su la Nazione 5 Agosto 2017

UN ALTRO marchio importante, in questo caso dell’arredamento, è scomparso dall’orizzonte economico della Valdelsa. La GMG Cucine di Gambassi Terme, già acciaccata da un mercato patrigno, ha portato i libri in tribunale, come si dice. Ha cioè presentato istanza di fallimento con il conseguente licenziamento dei 7 dipendenti ancora in forza all’azienda. L’azienda era gestita da imprenditori che l’anno scorso avevano rilevato l’attività dalla storica GMG. Il tentativo, come si capisce bene, non è andato a buon fine. 

ALESSANDRO Lippi della Fillea-Cgil sottolinea che «questa è l’ennesima impresa che chiude in Valdelsa, soprattutto nel settore dell’arredamento e in genere in tutti quelli collegati all’edilizia». Il sindacalista non dice che ormai ha perso il conto delle imprese che hanno cessato l’attività, ma il concetto è chiaro. «A chiudere, come si vede, non sono soltanto le società ‘ultime arrivate’: il problema tocca anche i nomi blasonati». Non si parla di grandi imprese, anche perché, praticamente, in Valdelsa di imprese di ‘peso’ non ce ne sono più, se si eccettua il gigante locale del settore bancario, la Banca di Cambiano. «Per la GMG Cucine, come in altri casi, ha giocato pesantemente l’effetto della crisi generale dell’edilizia, che a cascata si riverbera sulla filiera legata alle costruzioni». Se non si fanno più nuove case, è chiaro che anche chi produce mobili, o cornici per restare a una delle attività che un tempo facevano ricca la Valdelsa, non hanno molte carte da giocare. «Chi parla di ripresa nel mattone probabilmente non sa cosa dice. Senza contare che i lavoratori si sentono anche beffati. Chi perde il lavoro deve pure fare i conti con il venir meno di certe forme di ammortizzatori sociali». Nel caso della GMG Cucine, poi, con il fallimento non è neppure possibile passare dalla cassa integrazione. 

L’AZIENDA gambassina ha alle spalle una storia importante. E’ nata nel 1961 da tre giovani artigiani e le sue creazioni, proposte di mobili da cucina innovativi e di qualità, hanno accompagnato per anni la vita di tante famiglie. L’azienda nella sua attività vanta anche la collaborazione con architetti e designer di fama internazionale. Tra i prodotti si può ricordare uno dei punti fermi della GMG, la cucina Americana dell’architetto Massimo Iosa Ghini.

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Decine di casi in due mesi
«Microimprese al collasso»
L'allarme della Cgil

m.p. dal Tirreno 22 Luglio 2017

EMPOLI La storia di Ciro Gualemi e di Vincenzo Salvaggio non è che la punta di iceberg enorme. Quella che riguarda le piccole e piccolissime aziende artigiane del territorio con meno di cinque dipendenti è una vera e propria moria.Dagli uffici della Fillea Cgil arriva la conferma di questa situazione: nelle ultime settimane, infatti, sono già decine le richieste di cassa integrazione arrivate. E il flusso non accenna ad arrestarsi. «In questo giorni stiamo ricevendo un numero incredibile di richieste - spiega Paolo Grasso della federazione degli edili Cgil - sono state una trentina nel mese di giugno e il numero sarà ancora più alto nel mese di luglio. Si tratta di imprese piccole e piccolissime. La maggior parte di queste è costituita da un titolare lavoratore e un dipendente, massimo due». Il mondo delle piccole realtà che operano negli appalti e nei subappalti si sgretola lentamente dopo che la crisi ha già mietuto vittime tra le aziende più grandi e strutturate. 

«Il settore sta vivendo una fase di stagnazione - prosegue Grasso - i cantieri attivi sono pochi e i prezzi sempre più bassi. Questo sta generando una lotta tra piccoli che è ormai inarrestabile e che rischia di distruggere anche il tessuto che finora aveva retto bene o male i colpi della crisi. Le piccole ditte mettono i dipendenti in cassa integrazione perché non reggono una situazione in cui i costi sono maggiori dei ricavi, mentre quelle un po' più grandi chiedono ai dipendenti di aprire partita Iva e lavorare per loro da autonomi. L'unica via di uscita è la Carta dei diritti che abbiamo proposto: reintrodurre l'etica e i giusti pagamenti negli appalti».

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Operai autostradali, 200 posti a rischio: la protesta non si ferma, il 5 dicembre sciopero e presidio a Firenze

Operai edili delle autostrade (200 posti di lavoro a rischio in Toscana), la protesta non si ferma: domani martedì 5 dicembre sciopero e presidio unitario a Firenze dalle 10 alle 12 in via Cavour davanti a Palazzo Medici Riccardi, dove avrà luogo il convegno sulle infrastrutture con - tra gli altri - Raffaele Cantone di Anac, l’Ance e il viceministro Riccardo Nencini, al quale i lavoratori e Feneal Uil, Filca Cisl e Fillea Cgil Toscana hanno stamani consegnato una lettera

La protesta degli operai edili delle concessionarie autostradali (in Toscana rischiano il posto in 200, in tutta Italia 3mila) non si ferma: domani martedì 5 dicembre è previsto un nuovo sciopero (di 4 ore) con presidio a Firenze dalle 10 alle 12 davanti a Palazzo Medici Riccardi (via Cavour 1), dove avrà luogo il convegno “E’ il momento del fare, realizzazione e controllo delle opere - Il Codice degli appalti” (nell’occasione, dalle 10 interverranno Raffaele Cantone di Anac, il senatore Stefano Esposito, Vincenzo Sica di Rfi, Adriana Palmigiano di Anas, Edoardo Bianchi di Ance, Giuliano Busetto di Anie, Angelo Artale di Finco, il segretario generale della Uil Carmelo Barbagallo, Fabrizio Monsani di Confindustria, il viceministro Riccardo Nencini).

Nel corso del presidio, lavoratori e sindacalisti di Feneal Uil, Filca Cisl e Fillea Cgil Toscana chiederanno di poter intervenire al convegno per illustrare le proprie ragioni ai relatori interessati dalla vertenza.

Intanto, stamani una delegazione delle tre sigle sindacali e di lavoratori ha incontrato a Firenze il viceministro Riccardo Nencini: “Ci stupiscono le pressioni che Associazioni di rappresentanza datoriale di settore tentano di fare dopo che hanno criticato fortemente il codice sui limiti al subappalto - si legge nella lettera che i sindacati hanno consegnato stamani al viceministro -. I lavoratori sono disorientati dal fatto che il Governo sta disattendendo gli impegni assunti da MIT e MISE. I licenziamenti rischiano di partire a breve. La delusione, la paura di perdere il lavoro accendono gli animi e il sindacato ha il dovere di dare voce a questa sofferenza”.

Sulla vertenza, per domani mercoledì 6 dicembre il Ministero dello Sviluppo Economico ha convocato i sindacati confederali. Inoltre, per il 12 dicembre è stato proclamato un altro sciopero unitario (di otto ore), con manifestazione a Roma in piazza Montecitorio in concomitanza con la discussione della legge in Commissione Bilancio.

LA LUNGA MOBILITAZIONE

L’agitazione (che si protrae da settimane, durante le quali i lavoratori hanno fatto scioperi, iniziative, presìdi anche ai caselli autostradali, scritto al Papa, incontrato tra gli altri Paolo Gentiloni e Matteo Renzi) è a sostegno della vertenza per la modifica della norma attuale che riduce i lavori in house; norma che doveva essere modificata in Parlamento con intervento normativo, come da impegni presi col Ministero delle Infrastrutture e con quello dello Sviluppo Economico. Ma non lo è stata: nel dettaglio, si tratta della bocciatura dell’emendamento Borioli-Esposito che riportava dal 20% al 40% la percentuale degli appalti in affidamento alle aziende controllate dai concessionari autostradali. “Quell’emendamento conteneva quanto promesso e condiviso con i sindacati al tavolo interministeriali, ma quella promessa non è stata mantenuta e noi, insieme ai lavoratori, non ci fermeremo fino a quando non sarà trovata una soluzione - hanno detto Ernesto D’Anna, Simona Riccio e Giulia Bartoli, segretari generali di Feneal Uil, Filca Cisl e Fillea Cgil Toscana -. Ci sono 3mila posti di lavoro a rischio in Italia, di cui circa 200 in Toscana: il nostro obiettivo è recuperare l’emendamento, solo così sarà possibile tutelare l’occupazione e scongiurare la destrutturazione di un comparto tra i più specializzati del settore edile. E’ inaccettabile rischiare la perdita di lavoratori altamente qualificati e la destrutturazione di imprese specializzate, e che non siano più garantiti gli standard di sicurezza delle nostre strade ed autostrade, che mai come oggi hanno bisogno di manutenzione”.

Notizia del: lun 04 dic, 2017

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LETTERA AL PAPA E ALLE ISTITUZIONI, SCIOPERO E MANIFESTAZIONE

Scade l’appalto, duecento lavoratori in ansia «Gare al massimo ribasso non portano risparmi»

mo.pi. da la Nazione 1 Dicembre 2017

FIRENZE SONO CIRCA 200 i lavoratori di Pavimental e Spea, le aziende concessionarie che si occupano della progettazione e manutenzione delle autostrade, che, dopo la protesta di una decina di giorni fa al casello di Impruneta, proseguono la mobilitazione. Martedì 5 dicembre è stato indetto un nuovo sciopero, con un presidio nel centro di Firenze. Lunedì, invece, una rappresentanza degli edili incontrerà il vice ministro alle Infrastrutture e Trasporti, Riccardo Nencini. 

QUALCHE GIORNO fa i lavoratori hanno incontrato il segretario Pd Matteo Renzi e inviato una lettera a Papa Francesco. L’obiettivo è sensibilizzare politica, cittadini e istituzioni per arrivare alla modifica della norma, contenuta nella riforma degli appalti, che riduce i lavori in house. E’ infatti stato bocciato in Parlamento l’emendamento Borioli-Esposito, che avrebbe riportato dal 20 al 40% la percentuale degli appalti in affidamento alle aziende controllate dai concessionari autostradali. Quelli attualmente affidati a Pavimental e Spea, arrivati a scadenza, sarebbero così messi a bando e le aziende concessionarie di Autostrade potrebbero non vincere l’appalto, mettendo a rischio i posti di lavoro dei 200 lavoratori. «E’ una situazione paradossale – commenta Marco Benati, segretario generale della Fillea Cgil Firenze – dovuta all’idea che con l’assegnazione di qualsiasi appalto fatto al massimo ribasso si faccia risparmiare la collettività, idea smentita puntualmente dai fatti». 

«TAGLI DI COSTI e precarietà dei rapporti di lavoro metteranno ancora più a rischio e condanneranno gli operai che lavorano mediamente da 20 anni lungo le autostrade, con camion e macchine che ti sfrecciano accanto, di giorno e di notte e in qualsiasi condizione atmosferica. E tutto questo – conclude il sindacalista – perché qualche parlamentare vuole rispondere alla lobby dei costruttori che ambisce anche a questa fetta di mercato». 

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Operai autostradali, il 24 novembre sciopero unitario con presidio al casello di Impruneta (Fi)

200 operai delle concessionarie autostradali a rischio: domani venerdì 24 novembre sciopero e presidio presso il casello di Impruneta (ex Certosa, Firenze), ore 7:30-11:30. Feneal Uil, Filca Cisl e Fillea Cgil Toscana: “Per un mancato emendamento si rischia la perdita di lavoratori altamente qualificati, la destrutturazione di imprese specializzate e che non siano più garantiti gli standard di sicurezza delle nostre strade ed autostrade”

Operai edili delle concessionarie autostradali: per domani venerdì 24 novembre è indetto da Feneal Uil, Filca Cisl e Fillea Cgil uno sciopero di quattro ore con presidio (ore 7:30-11:30) presso il casello autostradale Impruneta (ex Certosa, Firenze). Sono attesi tantissimi lavoratori.
L’agitazione è a sostegno della vertenza per la modifica della norma attuale che riduce i lavori in house; norma che doveva essere modificata in Parlamento con intervento normativo, come da impegni presi col Ministero delle Infrastrutture e con quello dello Sviluppo Economico. Ma non lo è stata: nel dettaglio, si tratta della bocciatura dell’emendamento Borioli-Esposito che riportava dal 20% al 40% la percentuale degli appalti in affidamento alle aziende controllate dai concessionari autostradali.

“Quell’emendamento conteneva quanto promesso e condiviso con i sindacati al tavolo interministeriali, ma quella promessa non è stata mantenuta e noi, insieme ai lavoratori, non ci fermeremo fino a quando non sarà trovata una soluzione - dicono Feneal Uil, Filca Cisl e Fillea Cgil Toscana -. Ci sono 3mila posti di lavoro a rischio in Italia, di cui circa 200 in Toscana: il nostro obiettivo è recuperare l’emendamento, solo così sarà possibile tutelare l’occupazione e scongiurare la destrutturazione di un comparto tra i più specializzati del settore edile. E’ inaccettabile rischiare la perdita di lavoratori altamente qualificati e la destrutturazione di imprese specializzate, e che non siano più garantiti gli standard di sicurezza delle nostre strade ed autostrade, che mai come oggi hanno bisogno di manutenzione”.
In Toscana sono previste altre quattro ore di sciopero unitario anche dalla prossima settimana. Iniziative di mobilitazione sulla vertenza sono in programma in tutta Italia.

Notizia del: gio 23 nov, 2017

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Codice degli appalti, 200 lavoratori autostradali a rischio in Toscana: la Fillea Cgil vede Poletti a Firenze

Codice degli appalti, 200 lavoratori autostradali a rischio in Toscana: ieri la Fillea Cgil ha incontrato il ministro Poletti alla festa Pd di Firenze. “Senza risposte ancora mobilitazione”

Firenze, 6-9-2017 - Ieri sera, alla festa del Pd di Firenze, la Fillea Cgil di Firenze, con rappresentanti dei lavoratori Pavimental, ha incontrato il ministro Poletti per richiedere, come già avanzato dai sindacati nazionali, un intervento immediato del Governo per rivedere l'assurda e pericolosa limitazione, prevista nel Codice degli appalti, dell’assegnazione dei lavori alle concessionarie autostradali per manutenzione, progettazione e infrastrutture. Un esempio: se all’epoca le norme fossero state queste, non si sarebbe praticamente terminata la Variante di valico.
Oggi siamo di fronte al rischio di perdere nei prossimi mesi 3000 posti di lavoro tra i lavoratori delle concessionarie autostradali in Italia (200 in Toscana). Poletti ha dimostrato di conoscere bene la vertenza, e ha spiegato che potrebbe esserci margine per un Decreto correttivo del Governo per modificare la norma. Poletti si è preso l'impegno di aggiornare la situazione con il Ministro Del Rio.
Se una risposta adeguata del governo non dovesse andare in questa direzione, siamo pronti in tutti i territori a tenere alto il livello di mobilitazione e protesta, senza escludere iniziative eclatanti.

Firmato: Fillea Cgil Firenze

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Concessionarie autostradali, lavoratori in sciopero unitario e presidio al casello di Firenze/Scandicci

Concessionarie autostradali, lavoratori in sciopero con presidio (200 persone) al Casello Firenze-Scandicci: in Toscana 200 posti di lavoro a rischio per via delle nuove norme nel Codice degli Appalti. Fillea Cgil, Filca Cisl e Feneal Uil: “Ci scusiamo per i disagi, ma ne va del lavoro di operai specializzati e della sicurezza degli automobilisti”. Il 14 luglio incontro al Ministero

Oggi i lavoratori delle concessionarie autostradali hanno scioperato (intera giornata) in tutta Italia in difesa del lavoro, con presidi nelle autostrade a Frosinone, Pescara, Tortona (Alessandria) e Firenze-Scandicci dove, nella piazzola di fronte al casello, si è ritrovata stamani in presidio una folta rappresentanza (circa 200 persone) degli operai impegnati a Firenze, Arezzo, Piacenza e Bologna. Motivo dell’agitazione: il problema creatosi con l’approvazione del nuovo Codice degli Appalti, che limita la possibilità per le concessionarie di eseguire direttamente manutenzioni e progettazione. Se Istituzioni e Governo non daranno una soluzione al problema, migliaia di posti di lavoro saranno a rischio.

“Il testo definitivo - dichiarano Giulia Bartoli, Ottavio De Luca e Ernesto D’Anna, segretari generali regionali di Fillea Cgil, Filca Cisl e Feneal Uil - è sbagliato e dannoso ed avrà ripercussioni pesantissime sui livelli occupazionali, con ben 3.000 lavoratori a rischio a livello nazionale, di cui 200 nell'area toscana”. “Ci scusiamo per i disagi creati oggi agli utenti - aggiungono -, ma la vertenza dei lavoratori delle concessionarie autostradali è finalizzata non solo alla salvaguardia dell’occupazione ma anche alla qualità del lavoro e delle prestazioni effettuate nella manutenzione delle autostrade, e quindi, a garantire la sicurezza degli automobilisti stessi”. “Un provvedimento del genere - proseguono - ha come conseguenza la perdita di lavoratori altamente qualificati e la destrutturazione di imprese specializzate”. “Ma c’è di più - concludono -, il rischio è che non siano più garantiti gli standard di sicurezza delle nostre strade ed autostrade, che mai come oggi hanno bisogno di manutenzione”.

Per Rsu e sindacati è necessario dare risposte certe e rapide al problema e per questo hanno chiesto al Ministro Calenda di convocare con urgenza un tavolo che affronti la crisi delle aziende controllate dalle concessionarie, imprese che rappresentano, per il settore edile, il principale comparto industriale. Il tavolo, dopo le pressioni e le mobilitazioni dei territori, è stato convocato per il 14 luglio prossimo, giorno in cui era in programma una nuova iniziativa di mobilitazione che - dopo il via libera all’incontro - è stata sospesa.

Notizia del: lun 10 lug, 2017

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10 luglio sciopero lavoratori concessionarie autostradali. Toscana, rischio 200 posti lavoro. Presidio casello A1 Scandicci

Sciopero per l’intera giornata, presidio e volantinaggio a partire dalle ore 10.00 di lunedì 10 luglio 2017 fronte Casello Autostradale di Firenze Scandicci A1(piazzola antistante barriera lato uscita), per la modifica del Nuovo Codice degli Appalti nella parte in cui limita la possibilità per le concessionarie di eseguire direttamente manutenzioni e progettazione mettendo a rischio migliaia di posti di lavoro.

Non trova ancora soluzione la vertenza dei lavoratori delle concessionarie autostradali che lunedì 10 luglio sciopereranno in tutta Italia in difesa del lavoro, con presidi nelle autostrade a Frosinone, Pescara, Tortona (Alessandria) e Firenze Scandicci dove si ritroverà una rappresentanza dei lavoratori impegnati a Firenze, Arezzo, Piacenza e Bologna.

Se Istituzioni e Governo non daranno una soluzione al problema creatosi con l’approvazione del nuovo Codice Appalti che limita la possibilità per le concessionarie di eseguire direttamente manutenzioni e progettazione, migliaia di posti di lavoro saranno a rischio.
“Il testo definitivo”, dichiarano Giulia Bartoli, Ottavio De Luca e Ernesto D’Anna, segretari generali regionali di Fillea Cgil, Filca Cisl e Feneal Uil, “è sbagliato e dannoso ed avrà ripercussioni pesantissime sui livelli occupazionali, con ben 3.000 lavoratori a rischio a livello nazionale, di cui 200 nell'area toscana.

“Ci scusiamo per i disagi creati agli utenti”, aggiungono, “ma la vertenza dei lavoratori delle concessionarie autostradali è finalizzata non solo alla salvaguardia dell’occupazione ma anche alla qualità del lavoro e delle prestazioni effettuate nella manutenzione delle autostrade, e quindi, a garantire la sicurezza degli automobilisti stessi”
“Un provvedimento del genere”, proseguono, “ha come conseguenza la perdita di lavoratori altamente qualificati e la destrutturazione di imprese specializzate”. “Ma c’è di più”, concludono, “il rischio è che non siano più garantiti gli standard di sicurezza delle nostre strade ed autostrade, che mai come oggi hanno bisogno di manutenzione”.

Per Rsu e sindacati è necessario dare risposte certe e rapide al problema e per questo hanno chiesto al Ministro Calenda di convocare con urgenza un tavolo che affronti la crisi delle aziende controllate dalle concessionarie, imprese che rappresentano, per il settore edile, il principale comparto industriale. Per questo in assenza di una convocazione da parte del ministero dello Sviluppo Economico, dopo la giornata di sciopero di lunedì 10 luglio ne seguirà una seconda già programmata per il 14 luglio.
Lunedì 10 luglio 2017 a partire dalle ore 10.00 presidio con volantinaggio fronte Casello Autostradale Firenze Scandicci A1, piazzola antistante le barriere lato uscita

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Tra i binari del futuro, col badge

"Così si lavora meglio e di più"

A Statuto la prima tappa del viaggio de La Nazione

cla.cap da la Nazione 5 Luglio 2017

IL TOCCO finale in zona Fortezza arriverà con i mattoncini di porfido che borderanno l’area verde di fronte alla vasca dei Cigni. Inizia da qui il viaggio de La Nazione nei cantieri della città. Per vedere se e come funzionano. Partiamo dall’opera che più di tutte impatta sulla quotidianità dei fiorentini: la tramvia. Siamo andati in via dello Statuto, che da tempo fa i conti coi disagi dovuti ai lavori. È qui che una decina di operai lavora a 200 metri da quelli che, fra loro, chiamano le «opere d’arte»: i due sottopassi gemelli di viale Strozzi in un’area di cantiere che va da via dello Statuto alla Fortezza. L’obiettivo: terminare le sistemazioni urbane e il raccordo con la parte di giardino pensile in mezzo al quale scorrerà Sirio puntando Santa Maria Novella. La più grande grande area pedonale realizzata ex novo intorno alla strada ferrata. 

Poi toccherà ai marciapiedi cordonati. La tabella di marcia? In regola. Almeno per ora. La linea 3 che scorrerà da Careggi alla stazione, escluso il tratto Valfonda, è già all’80% del suo completamento. Quello fra i due tronconi Fortezza-Stazione e Fortezza-Careggi in cui le squadre sono spalmate sulla linea 3, è quasi un testa a testa. Lo sprint è anche merito del badge che gli operai dal 2016 devono «strisciare» al momento del loro ingresso in cantiere. Solo 3 anni fa roba da fantascienza. Ma ora che i cantieri su entrambe le linee si sono «sfalsati» e la rosa di 200 operai viene distribuita in base al grado di avanzamento lavori, la mappa digitale dei caschi gialli, nata dal patto siglato tra Palazzo Vecchio, Fillea Cgil, Femca Cisl e Fenea Uil, inizia a far sentire la sua importanza. I capisquadra infatti, avvicinando il loro palmare al cartellino degli operai riescono a inviare le presenze in tempo reale a Comune, Tram, Asl e Cassa edile. L’«arbitro» dell’appello elettronico è proprio l’ultimo soggetto.

UN PASSO in avanti anni luce rispetto al vecchio appello su carta e che permette agli operai di vedersi garantire le 40 ore settimanali. Il circolo virtuoso: orari certi, teste più serene ed estinzione del lavoro grigio. Ora la missione dei tre sindacati è esportare il modello anche nei grandi cantieri del 2018. «Il badge – spiega Marco Benati della Fillea Cgil – ha permesso maggiore ordine e i lavoratori sono rimasti molto soddisfatti. L’appello ora – aggiunge – è per farlo diventare un modello diffuso anche negli altri grandi cantieri come la stazione Foster, la terza corsia dell’A1 e il sottoattraversamento. Daremmo un forte segnale a tutta la città». Il rush finale per la linea 3 adesso si giocherà tutto sul fronte Morgagni dove a mancare all’appello è ancora la «curva» che legherà insieme piazza Dalmazia e via Corridoni e via Valfonda.

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IL LEGNO in cenere

Ogni giorno si perdono quattro posti di lavoro

E ora anche la cassa integrazione sta terminando per centinaia di addetti

di Marco Pagli sul Tirreno 16 Maggio 2017

EMPOLIQuella che ha subito il settore del legno nel territorio è stata una desertificazione più che una crisi. Un mare di sabbia che si è mangiato gran parte di un territorio fiorito in un'epoca ormai lontana, lasciando solo delle piccole oasi di lavoro. In sette anni, dal 2010 a oggi, degli oltre mille addetti del comparto ne sono rimasti all'incirca la metà. E di questi solo il 40% al momento sono attivi, mentre gli altri sono a casa coperti da una cassa integrazione per molti ormai agli sgoccioli. Un deserto, come dicevamo. Che rischia di inaridirsi ancora di più, perché la riforma degli ammortizzatori sociali ha reso più oneroso per le imprese aprire procedure di cassa e quindi la nuova parola d'ordine in caso di difficoltà è diventata licenziare. Il legno, arso, si sta trasformando in cenere. «Sono mesi che seguo procedure di licenziamento al ritmo di tre o quattro lavoratori al giorno - racconta Alessandro Lippi, segretario provinciale Fillea Cgil - questo avviene in tutto il territorio fiorentino e nel circondario con forza se possibile maggiore. L'area più colpita è la Valdelsa: qui, tra Castelfiorentino, Certaldo e Gambassi, fino a qualche anno fa si concentrava un filiera che occupava oltre un migliaio di persone tra gli addetti delle aziende medio-grandi e quelli delle piccole e piccolissime nell'indotto». 

Una situazione difficile, anzi difficilissima. Oltre alla crisi, infatti, pesano altri fattori. A partire dalle difficoltà vissute dall'edilizia, che per anni ha fatto da traino a quello del legno. Per arrivare a condizioni strettamente connesse al settore. Come l'egemonia imposta da grandi multinazionali dell'arredamento, che in poco tempo hanno mandato all'aria molte delle produzioni artigianali. «Questa è la cornice - prosegue Lippi - dentro poi ci sono le responsabilità degli imprenditori del comparto, che non riescono a fare sistema. C'è un campanilismo sfrenato che blocca ogni tipo di sinergia tra produzioni diverse. E questo è anche alla base dell'incapacità di ottenere finanziamenti europei tramite la Regione: le realtà sono troppo piccole e i soldi non vengono stanziati. C'è da dire, inoltre, che il mercato interno è al palo: il 98% degli ordini raccolti alla Fiera di Milano riguardano l'estero. A dare un altro colpo mortale sono arrivate, infine, le sanzioni contro la Russia, che per molte delle nostre aziende rappresentava il principale mercato con quote che sfioravano l'80% delle commesse». 

Un mix fatale che dallo scoppio della crisi (che nel legno si è cominciata a sentire solo dal 2010) ha di fatto dimezzato la capacità occupazionale del settore. A rimetterci sono stati e continuano ad essere in primis i lavoratori, i quali in molti casi sono costretti a «fare da banca» alle aziende che ancora rimangono attive. «Gli operai si sono ridotti gli stipendi e hanno perso molti diritti - conclude - spesso riscuotono in ritardo. Sono loro i primi creditori delle aziende per le quali lavorano. Si tratta di professionisti veri, che producono qualità. Ma l'insieme di fattori esterni ed interni, errori e circostanze fatali, li ha messi all'angolo. A peggiorare il quadro la riforma degli ammortizzatori sociali, che ha gravato le aziende di una contribuzione del 12% su ogni ora di cassa integrazione richiesta. Questo sta spingendo quasi tutti coloro che riscontrano delle difficoltà a licenziare».

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Ape social, mille operai edili toscani over 63 verso l'esclusione. Allarme e appello Fillea Cgil

Ape social, in Toscana mille operai edili ultra 63enni verso l’esclusione. “Requisiti troppo stringenti per un lavoro faticoso e particolare, non è accettabile costringere gli anziani sulle impalcature”, dice Bartoli (Fillea Cgil). In arrivo anche la "beffa" sulla certificazione del lavoro gravoso, appello al Governo

Fine cantiere mai. In Toscana sono circa 29mila gli operai edili iscritti alla Cassa edile. Di questi, circa mille hanno più di 63 anni, paletto necessario per accedere alla possibilità della pensione anticipata con lo strumento dell’Ape social: ma per quasi tutto loro, se non tutti, sarà impossibile ottenere l’anticipo pensionistico, per via dei requisiti troppo stringenti che sono richiesti. “Questi lavoratori sono penalizzati anche perché la loro vita lavorativa è caratterizzata dalla discontinuità. Per questo l’Ape agevolata sa di presa in giro. A 65 anni lavorare in cantiere è dura, i lavori non sono tutti uguali, non ci possono essere degli anziani sulle impalcature, basta coi nonni sui ponteggi”, spiega Giulia Bartoli, segretaria generale Fillea Cgil Toscana.

Ma quali sono questi paletti che rendono difficile l’accesso all’Ape social per gli operai edili? Oltre a quelli ormai “classici” (36 anni di contribuzione, 6 degli ultimi sette con continuità contributiva: paletti già molto rigidi perché gli operai edili hanno, per la natura dell’attività, storie contributive frastagliate), si aggiunge il fatto che le ultime circolari dell’Inps impongono ai lavoratori di certificare gli anni svolti come lavoro gravoso. E questa certificazione deve essere fatta da un soggetto terzo, cioè l’impresa. “Ma in un settore come l’edilizia, caratterizzato da estrema flessibilità e dove spesso un lavoratore cambia azienda, molte ditte hanno chiuso o sono introvabili. Come fa un lavoratore a farsi scrivere questa certificazione? In questo modo alla beffa si aggiunge un’altra beffa”, dice Bartoli. Che aggiunge: “I sindacati hanno chiesto al Governo un incontro urgente sulle criticità emerse nella fase attuativa dell’Ape, chiediamo anche di trovare un altro metodo per la produzione di questa certificazione da parte degli operai, magari passando per le Casse edili. Più in generale, è necessario intervenire sulla legge Fornero affinché chi fa un lavoro gravoso e particolare come quello edile possa andare in pensione prima”.

Notizia del: mer 28 giu, 2017

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Muratore, 66 anni, 800 euro al mese «Per me la pensione è un miraggio»

Storia di nonno Vittorio, costretto a salire ancora sui ponteggi

Rossella Conte da la Nazione 25 Maggio 2017 

«A QUESTA età lavorare in cantiere è dura, gli acciacchi si fanno sentire. Si cammina molto, si sale sulle scale, ci si arrampica sui ponteggi. Nonostante ciò, in tutti questi anni ho sempre cercato di fare il mio dovere con dedizione e professionalità ma purtroppo vedo che non è servito a niente». Vittorio Cesarano, 66 anni, origini napoletane, vive a San Giovanni Valdarno e da 10 anni lavora nel cantiere dei Grandi Uffizi a Firenze. Ha appena scoperto che non rientra nei parametri per avere l’Ape agevolata, l’anticipo pensionistico disposto dal Governo per i lavori usuranti: servono 36 anni di contributi, troppi anche per chi come fa lui l’operaio edile da una vita, tra lavoro saltuario, pause tra un cantiere e un altro o anche aziende che segnano in busta paga meno ore lavorate rispetto a quelle effettive. Una pratica purtroppo ancora diffusa.

A 66 ANNI per lui non è ancora tempo di dire addio alla spatola e al badile e per fare il nonno come vorrebbe. E come fanno molti suoi coetanei. Da febbraio Vittorio è fermo – ai Grandi Uffizi è tra gli operai non impiegati in questa fase del cantiere – e prende 800 euro di Naspi al mese con un affitto della casa a 500 euro mensili. «Chi mi prenderà a lavorare a questa età?», si chiede. «Io – prosegue – ho una storia contributiva frastagliata, ho dato molto e raccolto nulla. Lavoro da quando ero molto giovane, prima dell’edile ho fatto anche l’operaio in fonderia, altro lavoro faticoso. Mi dispiace che l’Ape abbia paletti stringenti, temo che a questo punto avrò – e chissà quando – solo la pensione sociale e pensare che ho lavorato così tanto». Nonostante tutto questo, Vittorio mantiene l’orgoglio per quello che ha fatto e che fa: «Sono un operaio qualificato, con quattro attestati di competenza diversi. Fin dal primo giorno ho sempre tenuto a fare le cose perbene, a regola d’arte. Se ho questa anzianità di servizio qualcosa saprò fare: senza contare che il cantiere dei Grandi Uffizi è delicato, tutto il mondo ti guarda, non si può e non si deve sbagliare nulla». Bravura e longevità (di cui avrebbe fatto volentieri a meno, peraltro): ma non chiamatelo il “Totti dei ponteggi”… «Sono tifoso del Napoli e ne sono orgoglioso», sorride Vittorio.

Troppo stretta dunque la platea degli operai edili che potranno accedere all’Ape agevolata: è una delle rivendicazioni della piattaforma unitaria della mobilitazione di Fillea Cgil, Filca Cisl, Feneal Uil che si terrà oggi con manifestazioni a Bologna, Roma, Bari, Palermo, Cagliari. All’appuntamento nella Capitale parteciperanno tantissimi sindacalisti e operai edili toscani. «L’Ape agevolata per gli edili prevede dei paletti troppo rigidi che consentono l’accesso a meno di 2mila lavoratori sui 23mila edili anziani. Così come è pensata è solo una presa in giro. I lavori non sono tutti uguali, basta coi nonni sui ponteggi», attacca Giulia Bartoli, segretaria generale di Fillea Cgil Toscana.

E dalla Toscana, per la precisione tra San Giovanni Valdarno e Firenze, arriva una storia di un “nonno”, Vittorio, che a 65 anni dovrà ancora stare sulle impalcature.

«DI STORIE come quella di Vittorio ce ne sono tante nel fiorentino: solo per fare un esempio, due lavoratori ultra 60enni sono passati, per via dei rallentamenti, dal cantiere fiorentino della Foster a uno in Serbia: non solo niente pensione, pure l’estero hanno dovuto accettare. Per questo oggi a Roma saremo in tanti a manifestare. Prosegue anche la nostra campagna ‘Noi ci prendiamo cura di Firenze’ con l’obiettivo di valorizzare il lavoro edile», aggiunge Marco Benati, segretario generale Fillea Cgil Firenze.

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Costruzioni, sindacati: è stato di allarme, tutti in piazza il 25 maggio. Toscani alla manifestazione interregionale a Roma

"Non si arresta lo stato di allarme nel settore costruzioni". Lo fanno sapere i sindacati di categoria Cgil-Cisl-Uil che giovedì 25 maggio scenderanno in varie piazze italiane per rivendicare politiche di rilancio per un settore economico "che deve tornare ad essere strategico per il paese", dichiarano i segretari generali Vito Panzarella (Fenealuil), Franco Turri (Filca Cisl), Alessandro Genovesi (Fillea Cgil). "Chiediamo -spiegano- investimenti e lavoro contro una crisi senza precedenti che continua a sferrare colpi come dimostrano anche gli ultimi dati dell’osservatorio casse edili che continuano a registrare cali: -45% dei lavoratori, -50% della massa salari, -58% delle ore lavorate, -44% delle imprese a gennaio 2017 su gennaio 2008".

"Occorre investire, spendere presto e bene le risorse -spiegano i sindacalisti- perché il sistema infrastrutturale del Paese è al collasso in molte sue parti ed il paese necessita di manutenzione, recupero e riqualificazione urbana". Al governo i sindacati chiederanno ancora una volta di trovare una soluzione al problema legato all’anticipo pensionistico per gli edili. Per come oggi è concepita la normativa rischiano di essere pochissimi gli operai edili over 60 che potranno accedere all'Ape agevolata, in quanto i requisiti attuali risultano eccessivi per chi, strutturalmente, lavora con discontinuità.

"Mandare in pensione operai edili over 60 dopo tanti anni passati sulle impalcature -aggiungono i dirigenti sindacali- non è solo un atto di giustizia che sicuramente ridurrebbe i tanti incidenti tragici che negli ultimi anni sono aumentati in particolare tra gli operai più anziani, ma anche un modo per favorire le assunzioni di migliaia di giovani tecnici preparati ad affrontare le sfide di un’edilizia sempre più di qualità".

Infine, sul rinnovo del contratto edile Feneal, Filca e Fillea chiedono alle controparti "di fare un salto di qualità per accettare fino in fondo la sfida della qualità, della valorizzazione dell’occupazione stabile e del riconoscimento delle professionalità vecchie e nuove". Cinque le manifestazioni territoriali previste per il 25 maggio. A Roma manifestazione interregionale con i lavoratori di Lazio, Abruzzo, Molise, Toscana, Umbria, Marche, alle 10,30 al Mise in via Molise, con conclusioni di Franco Turri, segretario generale Filca Cisl.

A Bologna manifestazione interregionale con i lavoratori di Piemonte, Val d’Aosta, Lombardia, Veneto, Friuli Venezia Giulia,Trentino e Alto Adige, Liguria ed Emilia Romagna, alle 10 corteo da piazza XX Settembre fino alla sede Inps regionale per il presidio in via Milazzo, con conclusioni di Vito Panzarella, segretario generale FenealUil.

A Bari manifestazione interregionale con i lavoratori di Puglia, Basilicata, Campania e Calabria, con presidio alle 10,30 davanti la sede Inps sul lungomare Nazario Sauro, con conclusioni di Alessandro Genovesi, segretario generale Fillea Cgil. Le manifestazioni regionali sono a Cagliari, con presidio alle ore 10 di fronte al consiglio regionale Sardegna in via Roma, e a Palermo, con corteo alle ore 10 da piazza Indipendenza alla sede della Regione Sicilia e presidio in via Re Ruggero.

Notizia del: mar 23 mag, 2017

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Protesta degli edili, autobus per Roma

Marco Pagli dal Tirreno 15 Maggio 2017

EMPOLI Il 25 maggio prossimo la Fillea Cgil, insieme alle altre sigle confederali, sarà in piazza con un presidio di fronte a Montecitorio per rivendicare il diritto alla pensione, per la sicurezza, il lavoro e il rinnovo dei contratti. Per partecipare alla manifestazione la Cgil di zona organizzerà degli autobus, in partenza dai principali Comuni dell'Empolese e della Valdelsa (per prenotazioni il telefono è 345-7304460). La mobilitazione organizzata dai sindacati degli edili ha diverse finalità. Il primo punto all'ordine del giorno è la modifica delle norme sull'Ape agevolata, che così com'è rischia di penalizzare gli operai over 60 che non potranno accedere alla forma pensionistica anticipata. Una questione che si lega a doppio filo con il tema della sicurezza sul lavoro. «Troppe aziende non investono più su un'organizzazione efficiente dei cantieri - attaccano i sindacati - l'assegnazione degli appalti al massimo ribasso non fa altro che aumentare i rischi per la salute dei lavoratori. Da tempo chiediamo di introdurre la patente a punti per le aziende, di rafforzare i sistemi ispettivi e di modificare il decreto sulla sicurezza nei cantieri mobili».Il presidio rinnoverà la richiesta di un rilancio del settore con politiche di manutenzioni straordinarie di tutte le principali infrastrutture. Oltre ad un piano di riqualificazione energetica ed antisismica. Al centro della mobilitazione, inoltre, c'è la questione del rinnovo dei contratti nazionali, con la rivendicazione di un adeguamento di salario, del contrasto al lavoro nero e all'evasione e del rafforzamento della previdenza, della sanità integrativa e del sistema bilaterale.

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Intesa sugli appalti contro gli sfruttamenti

La richiesta del sindacato

dal Tirreno 12 Maggio 2017

EMPOLIAlla base della diffusione del caporalato o di pratiche di elusione fiscale e di sfruttamento dei lavoratori c'è il boom del fenomeno degli appalti. Un mondo poco regolamentato e difficile da tenere sotto controllo. Per questo la Cgil di zona torna ad invocare con forza l'applicazione del protocollo sugli appalti, sul quale la discussione con le amministrazioni locali è ferma. «La nostra federazione a livello provinciale ha proposto un protocollo per la regolamentazione di alcune situazioni - spiega Paolo Grasso della Fillea Cgil - ad esempio è stato introdotto un sistema di tracciabilità degli ingressi in cantiere (attraverso una app scaricata sul telefono che dialoga direttamente con i database dell'Inps e degli ispettorati del lavoro) che di fatto elimina le sacche di grigio e di nero in edilizia. Funziona ad esempio sui cantieri per la tramvia a Firenze e chiediamo che venga allargato ovunque. A livello di circondario siamo di nuovo a sollecitare la politica perché il protocollo sugli appalti venga applicato». 

Quest'ultimo prevede quattro interventi importanti. Lo stop al massimo ribasso nelle gare: di fatto si chiede che venga superato il criterio dell'aggiudicazione con l'offerta economicamente più vantaggiosa. La responsabilità in solido del soggetto appaltante e cioè la chiamata in causa di chi affida il lavoro nel caso in cui l'azienda vincitrice della gara non dia le adeguate garanzie ai lavoratori in materia di salari e di diritti. E ancora, la certificazione di legalità per le aziende che partecipano agli appalti, in modo da escludere infiltrazioni di qualsiasi tipo in affari che coinvolgano il pubblico. Infine la clausola sociale, cioè la riassunzione alle stesse condizioni contrattuali dei medesimi lavoratori nel caso di cambio di appalto. «Lo sfruttamento dei lavoratori, che poi in questi casi sono quelli più deboli e ricattabili - continua Grasso - nasce proprio da situazioni in cui per aggiudicarsi un appalto si taglia l'offerta del 30-40%. È logico che per rientrare nelle spese la prima voce su cui si fa economia è la manodopera. Nei cantieri più grandi si subappaltano alcune opere ai caporali che sfruttano lavoratori stranieri e ci lucrano sopra. Ma anche dove queste figure non ci sono, magari si contratualizzano solo una parte delle ore lavorate e la paga non supera i 6 euro l'ora. Oppure si licenziano i dipendenti per poi affidargli alcune prestazioni come autonomi per non pagare oneri e contributi».

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qui i CAPORALI
Schiavi a 5 euro l'ora con balzello da pagare

di Marco Pagli sul Tirreno 12 Maggio

Sveglia la mattina presto, all'alba. Salgono su un furgone e vengono portati in cantiere, dove resteranno almeno dodici ore. Le squadre possono arrivare a contare 20-30 persone, a volte anche di più. Provengono principalmente da Lombardia e Veneto, profondo Nord. Ma i loro paesi d'origine sono quelli del Nord Africa o dell'Est Europa. La busta paga per quei pochi mesi di lavoro è conteggiata solo per parte delle ore lavorate, le altre sono extra. Nessun diritto, zero tutele e un obolo da pagare per ogni ora lavorata: 50 centesimi di euro ciascuna da versare al caporale. Il caporalato sul territorio c'è e funziona così. Principalmente in edilizia, uno dei settori più infiltrati da questo punto di vista. Ma anche in agricoltura con la terzializzazione selvaggia dei rapporti di lavoro. In media un'ora di lavoro, di quello duro, può valere tra i 5 e i 7 euro. Sono come fantasmi: i soldati di questo esercito di sfruttati ci sono, ma è come se non ci fossero. E scovare gli illeciti, pure per gli ispettorati del lavoro o per le forze dell'ordine, non è affatto semplice perché i sistemi di elusione sono continuamente in fase di aggiornamento. 

«In edilizia il fenomeno è diffuso - attacca Paolo Grasso, della Fillea Cgil di zona - generalmente sono le aziende medio-piccole le più esposte, anche se non mancano quelle di dimensioni maggiori che magari subappaltano un determinato lavoro. In più di una occasione ci sono stati segnalati movimenti di questo tipo, ma quando arriva il controllo i lavoratori sono già stati portati via. Spariscono per qualche giorno per essere reclutati di nuovo poco dopo. È un sistema molto simile a quello applicato dagli scafisti con i migranti del mare». Quello dell'edilizia è un settore in ginocchio con circa la metà degli addetti rispetto a cinque o sei anni fa (fino al 2011 gli occupati oscillavano intorno ai 2-3mila) e con il 30% di quelli rimasti che sono in cassa integrazione. Un settore che soffre dal punto di vista delle tutele e dei diritti l'esplosione delle partite Iva (ex dipendenti riassunti come autonomi per risparmiare) e la diffusione di cooperative al limite, dove i dipendenti diventano soci d'ufficio. Oltre al caporalato, come dicevamo. 

Un fenomeno simile, pur con tutte le specificità del caso, a quello che si manifesta in agricoltura. «Nelle nostre campagne, seppure gli episodi accaduti di recente nella Valdelsa senese facciano pensare altro, non ci sono state segnalazioni riguardo a manifestazioni di caporalato puro, almeno negli ultimi mesi - spiega Francesco Baccanelli della Flai Cgil - anche se l'elusione e lo sfruttamento ci sono e pesano allo stesso modo. Gli ambiti principali, ovviamente, sono quelli della produzione di vino e olio, con riferimento alle fasi di lavorazione in cui necessita maggiore manodopera. Penso alla legatura e alla potatura delle viti o al taglio degli olivi. Mentre su vendemmia e raccolta delle olive c'è più attenzione. Quello che spesso si ravvisa è un sottobosco non limpido di giornate non contrattualizzate, di retribuzione bassa se non bassissima e di contributi non pagati. Il problema sta esplodendo con l'aumento degli appalti, la terzializzazione appunto, e del fenomeno delle aziende senza terra che offrono lavoro a basso costo».

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Cantiere Grandi Uffizi, 10 operai perdono il lavoro: la denuncia di Fillea Cgil Firenze

Cantiere Grandi Uffizi (Firenze): il finanziamento per andare avanti è disponibile, ma 10 operai edili hanno perso il lavoro perché deve ancora partire il nuovo appalto. La Fillea Cgil: “Serve la clausola sociale”

Oggi, presso la Commissione Lavoro del Comune di Firenze (presieduta dalla dr.ssa Cecilia Pezza), gli operai edili dei Grandi Uffizi (con Giulia Masini della Fillea Cgil) si sono incontrati in audizione con il Responsabile del Procedimento degli appalti degli Uffizi, arch. Fortino, il quale ha confermato che sono disponibili oltre 50 milioni di euro per il completamento del progetto Grandi Uffizi. Ma purtroppo l'assegnazione o gara di appalto si trova in una fase di stallo, in quanto sono in attesa di un parere da parte dell'ANAC.

La mancanza di continuità dei lavori ha comportato però la perdita del posto di lavoro per 10 operai edili in appalto, in quanto i lavori in corso sono in fase di ultimazione.

Per questo oggi la Fillea Cgil ha espresso la forte preoccupazione che l'ultimazione dei Grandi Uffizi possa subire un grave rallentamento, con il rischio di un incommensurabile danno per tutta la città, e allo stesso tempo ha chiesto con fermezza che sia prevista la clausola sociale nei prossimi contratti di appalto per la riassunzione dei lavoratori oggi licenziati.

Questi operai edili lavorano mediamente da 8 anni in questo grande ed importante cantiere, “prendendosi cura della città di Firenze” come il titolo della campagna della Fillea di Firenze lanciata lo scorso 3 marzo alla presenza del sindaco Nardella. Per questo, chiediamo con forza l'impegno di tutti i soggetti coinvolti, a partire dal Comune di Firenze, dal Ministero dei Beni Culturali e dall'impresa esecutrice, per riconoscere il loro diritto al lavoro e tornare al più presto a continuare la loro opera al servizio di tutta la città.

Notizia del: mar 09 mag, 2017

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Operai e famiglie col fiato sospeso

"Adesso cerchiamo di fare presto"

I sindacati: "Garantire la continuità del lavoro". Residenti in ansia

Cla.Cap. su la Nazione 28 Aprile 2017

QUASI 150 operai appesi a un filo e 700 famiglie con gli occhi puntati giù, sopra le loro teste. Sono loro la «prima fila» della stazione Foster. Quelli a cui, prima di tutta Firenze, il via libera di Rfi che disegnerà i connotati finali della voragine degli ex Macelli costata finora 300 milioni di euro, dove avrebbero dovuto fare pit-stop l’alta velocità, cambierà la vita.

L’ultimo punto interrogativo: capire se in bene o in peggio. Se lo chiedono i caschi gialli di Condotte subentrata a Nodavia dal 2015, che da febbraio stanno continuando a scavare nel camerone della Foster per raggiungere i 20 metri di profondità. Diretti verso quella che dopo la retromarcia di Rfi sul destino della stazione griffata, è rimasta fino a ieri l’unica certezza: il suo sviluppo in verticale verso la pancia della struttura che, qui, dovrà convivere con la falda acquifera.

DA DUE mesi per loro entrare nel cantiere di via Circondaria è diventato un rebus. Lavorano a scartamento ridotto con il numero delle squadre che giorno dopo giorno, è colato a picco, passando dai 150 previsti a pieno regime alla trentina di operai attuale. Numeri che fanno sudare freddo le tre sigle sindacali. Dalle quali sei giorni fa è arrivato l’ultimo sos a Rfi e Palazzo Vecchio: «Si decida sulla stazione e lo si faccia subito». E dove la conferma sul progetto di mini Foster che fungerà anche da hub di scambio ferro-gomma, è stato accolto con prudenza.

«APPURATO che l’opera deve essere conclusa – commenta Marco Benati della Fillea Cgil – e che il Comune ha deciso essere importante per la città, chiediamo che sia garantita continuità del lavoro».
La stessa supplica arrivata da gennaio dalle circa 700 famiglie che vivono pigiate nel triangolo Circondaria-Corsica-Zeffirini. Affacciate sul cratere che oggi ha raggiunto quota 23mila metri quadrati. In pratica l’ampiezza dello stadio Olimpico di Roma.

Lunga la lista di sacrifici che giurano di avere patito nell’ultimo decennio: quasi 160 alberi sbarbati, la scuola Rosai abbattuta nel 2007 per fare spazio al cantiere e il palazzone al civico 8 di via Zeffirini raso al suolo per lo stesso motivo. Fino alla lotta contro la polvere. Quella bianca che si alza dallo spiaggione del cantiere e infila dentro i loro appartamenti. Molti dei quali sorvegliati 24 ore su 24 dai rilevatori idraulici che tengono d’occhio le crepe dei palazzi che affacciano sul cantiere. Da quasi dieci anni.

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Gli operai nella trincea della Foster «Qui un’agonia, che ne sarà di noi?»

di CLAUDIO CAPANNI su la Nazione 22 Aprile 2017

IL CROLLO è stato verticale. Dai 150 operai di due mesi fa ai 35 di aprile. In pratica un quarto di quelli previsti inizialmente in pianta organica: gli stessi che oggi lavorano 8 ore al giorno nel cratere della Foster dentro gli ex Macelli. Da febbraio a scartamento ridotto. Il clima che si respira nel camerone da 23mila metri quadrati dove si continua a scavare per raggiungere i 20 metri di profondità, è da Fort Alamo. Gli operai si sentono chiusi in un assedio contro tutto e tutti. L’attesa è per un segnale da Rfi, Regione e Palazzo Vecchio sulla Foster 2.0, l’hub di scambio ferro-bus-tram che scalzerà il progetto originario della stazione.

DOPO il project review, la revisione del progetto che al vertice romano del 25 gennaio scorso, ha ricevuto l’ok di tutti i soggetti in campo, inclusi Comune e Regione, le maestranze di Nodavia e Condotte che lavorano nel cratere si sono scontrate contro un muro di silenzio. Lo stesso che, ieri, le tre sigle sindacali hanno provato a rompere con un presidio di fronte ai cancelli del cantiere.

«Nessuno a partire da Rfi, passando per il presidente della Regione e il sindaco di Firenze dice che questo cantiere si deve fermare, ma di fatto sta morendo» denunciano Marco Benati (Fillea-Cgil), Stefano Tesi (Filca-Cisl) e Laura Zucchini (Feneal-Uil). Nel freezer per ora anche il tunnel di 7 chilometri per l’Alta Velocità. A mancare è il via libera al piano di utilizzo delle terre. «Ci era stato garantito - aggiungono - che nel giro di pochi mesi sarebbe arrivata una soluzione e che comunque i lavoratori già coinvolti non avrebbero avuto conseguenze negative, a oggi questo non è accaduto». Anzi. L’ultima doccia fredda per loro è arrivata ai primi di aprile. «A 12 operai - spiegano - non sono stati rinnovati i contratti ma sono stati ricollocati in altri cantieri del gruppo». Un esodo per molti, come i sei operai di Condotte costretti a fare le valigie per la Serbia, dove si trova il loro cantiere di ricollocamento. E oggi il fiato dei superstiti è sospeso insieme a quello dei residenti che da 7 anni affacciano sul cantiere. L’ultima bozza di mini Foster infatti prevede l’eliminazione dello shopping center. Al primo piano interrato e superficie sotto il tetto in vetro e acciaio fermeranno i bus extraurbani, quelli a lunga percorrenza che oggi si trovano a piazzale Montelungo e i pullman turistici. I Frecciarossa a fare pit stop qui potrebbero essere quelli che oggi fermano a Campo di Marte. Ma i sindacati chiedono una risposta politica. «Serve una decisione chiara per un progetto di cui si è iniziato a parlare 23 anni fa».

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Stazione Foster, cantiere ai minimi termini: a Firenze l'allarme dei sindacati e l'appello alle istituzioni

"Stazione Foster, tutelare i lavoratori e dare continuità al cantiere": a Firenze presidio stamani di Fillea-Cigil, Filca-Cisl e Feneal-Uil per denunciare la mancanza di prospettive. Da inizio aprile sono solo 35 gli operai impiegati, un paio di mesi fa erano 150

Si è svolto stamani il presidio di Fillea-Cgil Filca-Cisl e Feneal Uil al cantiere della Stazione Foster in via Circondaria. I sindacati hanno voluto denunciare con forza la mancanza di prospettive per i lavoratori a 4 mesi dagli incontri istituzionali in cui era stato garantito che sarebbe arrivata entro breve una soluzione per la continuità del cantiere della Stazione Foster e del sotto-attraversamento dei treni Alta Velocità. Ad oggi nessuna garanzia è arrivata i lavoratori.

Da inizio aprile gli operai impiegati sono circa 35, molti meno dei 150 di un paio di mesi fa e ancora meno del numero medio necessario per realizzare l'opera. Gli operai di imprese in subappalto sono circa 10, mentre le maestranze di Nodavia sono state ridotte a 25. A inizio mese, a 12 operai non sono stati rinnovati i contratti di lavoro inerenti all’opera ma sono stati ricollocati in altri cantieri delle aziende del gruppo, alcuni dei quali sono dovuti andare a lavorare all’estero.

"Nessuno a partire da RFI, passando per il presidente della Regione e per finire al sindaco di Firenze dicono che questo cantiere si deve fermare, ma di fatto sta morendo - dicono Marco Benati (Fillea-Cgil), Stefano Tesi (Filca-Cisl) e Laura Zucchini (Feneal-Uil) - Ci era stato garantito che nel giro di pochi mesi sarebbe arrivata una soluzione e che comunque i lavoratori già coinvolti non avrebbero avuto conseguenze negative, a oggi questo non è accaduto".

"Fermare la stazione Foster - aggiungono - significherebbe lasciare irrisolti i problemi che l'infrastruttura era chiamata a risolvere. Serve una decisione politica chiara a tutela dei cittadini, della mobilità di Firenze e di tutta la Toscana e dei lavoratori per un progetto di cui si è iniziato a parlare 23 anni fa. Ad oggi sono stati spesi quasi centinaia di milioni di soldi pubblici e abbiamo un cratere grande come uno stadio nel bel mezzo di Firenze e di fatto non sappiamo ancora se e come l'opera verrà realizzata".

Notizia del: ven 21 apr, 2017

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Cantiere Foster a Firenze ai minimi termini: il 21 aprile presidio e conferenza stampa dei sindacati

Cantiere della Stazione Foster ai minimi termini, sono passati 4 mesi senza alcuna decisione: domani venerdì 21 aprile a Firenze al cantiere di via Circondaria presidio di Cgil-Cisl-Uil di categoria, con conferenza stampa alle 12,30 per illustrare la difficile situazione e le azioni che saranno intraprese

Dopo 4 mesi dagli incontri istituzionali in cui era stato garantito che a breve sarebbero arrivate decisioni sulla continuità del cantiere per la costruzione della Stazione Foster e del sotto-attraversamento dei treni Alta Velocità, i lavoratori non hanno al momento alcuna rassicurazione sulla continuità del lavoro.
Da inizio aprile gli operai impiegati sono circa 35, molti meno dei 150 di un paio di mesi fa e ancora meno del numero medio necessario per realizzare l'opera: gli operai di imprese in subappalto sono circa 10, mentre le maestranze di Nodavia sono state ridotte a 25. A inizio mese, a 12 operai non sono stati rinnovati i contratti di lavoro inerenti all’opera ma sono stati ricollocati in altri cantieri delle aziende del gruppo (alcuni operai hanno dovuto andare a lavorare all’estero).

“Non ci vogliamo rassegnare a questa situazione, pretendiamo chiarezza sia per i lavoratori sia per i cittadini”, dicono Feneal Uil, Filca Cisl, Fillea Cgil. Per descrivere la difficile situazione e le azioni che saranno intraprese, i tre sindacati convocano una conferenza stampa durante il presidio dei lavoratori per domani venerdì 21 aprile alle ore 12:30, davanti ai cancelli del cantiere in via Circondaria.

Notizia del: gio 20 apr, 2017

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"Un Patto per il lavoro e la legalità nei cantieri fiorentini": stamani iniziativa Cgil-Fillea con Nardella

“Un Patto per il lavoro, la legalità e la sicurezza nei cantieri della Città metropolitana”: stamani l’iniziativa della Fillea Cgil in Camera del lavoro a Firenze. Sono intervenuti il sindaco Dario Nardella, il segretario della Fillea Cgil nazionale Alessandro Genovesi, il segretario generale di Fillea Cgil Firenze Marco Benati. Inaugurata la mostra sulle lotte degli edili fiorentini dagli anni ‘40 ad oggi

“Proponiamo un Patto per i cantieri della Città metropolitana fiorentina, tra istituzioni, enti di controllo e parti sociali, per il lavoro, la legalità e la sicurezza”: è la proposta lanciata stamani da Marco Benati (segretario generale Fillea Cgil) all’iniziativa svoltasi in Camera del lavoro in Borgo Greci intitolata “Noi ci prendiamo cura di Firenze”. Alla tavola rotonda è intervenuto anche il sindaco Dario Nardella, che ha aperto sulla proposta manifestando l’intenzione di lavorare in quella direzione. “La proposta di un Patto con le istituzioni, lanciata da Cgil e Fillea Cgil Firenze, può essere un punto avanzato a livello nazionale, vogliamo sostenerla - ha detto Alessandro Genovesi, segretario generale Fillea Cgil nazionale, nella tavola rotonda -. Questa iniziativa servirebbe sia per la trasparenza e la legalità ma anche per selezionare le imprese in base alla qualità: e se le imprese non investiranno in qualità sarà sempre più difficile far ripartire l’occupazione in un settore che sarà sempre meno costruzione e sempre più rigenerazione, riqualificazione e risparmio energetico”. “Grazie ai protocolli, come quello firmato sui cantieri della tramvia, agli accordi e ai Contratti territoriali, come quello provinciale rinnovato di recente, c’è la possibilità di rilanciare una stagione di diritti e legalità”, ha aggiunto Benati. “E’ stato un confronto sul merito delle questioni che può produrre risultati concreti per i diritti dei lavoratori e la qualità delle opere”, ha spiegato Paola Galgani alla fine della tavola rotonda (durante la quale ha parlato anche Giuseppe Petrioli, responsabile Dipartimento prevenzione Asl Firenze). Nel fiorentino (dai Inail) nel 2015, su 25mila addetti, nel settore costruzioni ci sono stati 538 infortuni senza menomazioni, quasi 200 infortuni invalidanti a vari livelli, 4 infortuni mortali. In Toscana sono circa 2mila gli edili over 60 che lavorano sui ponteggi: la Fillea per questa tipologia di addetti chiede l’uscita anticipata ben oltre la prospettata Ape sociale.

Alla fine della tavola rotonda, al II piano della Camera del lavoro di Borgo Greci, è stata inaugurata la mostra fotografica e documentaria (a pannelli) “La storia siamo noi”, dedicata alle lotte degli edili fiorentini dagli anni '40 ad oggi. Focus su tante battaglie e vertenze: dalla costituzione della scuola edile alla cassa edile, fino alle lotte per i rinnovi dei contratti collettivi e per la sicurezza. All'inaugurazione sono intervenuti Felice Bifulco (curatore della mostra), Franca Alacevich (docente Università di Firenze), dirigenti e delegati della Fillea di ieri e di oggi. 

ALCUNI PUNTI DEL PATTO PROPOSTO DALLA FILLEA

- promuovere, a partire dai bandi di gara, la formazione e la ri-occupazione dei molti lavoratori edili disagiati a causa della disoccupazione;

- ottimizzare le procedure di verifica delle imprese, dei finanziamenti, dei pagamenti e dell'organizzazione del lavoro sotto la regia della Prefettura (prendendo a riferimento le Linee Giuda per la legalità pubblicate in GU del 18/06/2012 – promosse dal Comitato di Coordinamento per l'Alta Sorveglianza delle Grandi Opere);

- impegni delle stazioni appaltanti per l'applicazione di procedure per la verifica “trasparente” del lavoro nei cantieri, la verifica e rendicontazione dei costi per la sicurezza, la valutazione del Documento Unico di Regolarità Contributiva per congruità.

- un tavolo periodico di confronto e coordinamento relativamente all'avvio e all'avanzamento delle opere, che in modo trasparente renda partecipe anche la cittadinanza.

LE PAROLE DEL SINDACO NARDELLA

(ANSA) - FIRENZE, 03 MAR - "Noi ci stiamo a costruire anche con voi un patto metropolitano per la legalità, la trasparenza, e la sicurezza". Lo ha detto Dario Nardella, sindaco metropolitano di Firenze, intervenendo a una iniziativa della Cgil di Firenze sui temi dell'edilizia. "La regolarità - ha ricordato il sindaco - è fatta di tante cose: è regolarità dei pagamenti, dei modi e dei tempi in cui vengono realizzate le opere". Nardella ha indicato come buone pratiche da riproporre quelle adottate per il ripristino di lungarno Torrigiani, dove "non c'è stato il minimo incidente, abbiamo lavorato con cittadini, sindacati, aziende mettendo in campo le migliori tecnologie", e quelle dei "cantieri trasparenti" per la tramvia: "Ci vuole un controllo sociale da parte di cittadini e istituzioni, e cantieri che tutti devono poter vedere".(ANSA).

Notizia del: ven 03 mar, 2017

Edili a Firenze: convegno Fillea (con Nardella e Genovesi) e inaugurazione mostra in Camera del lavoro (il 3 marzo)

“Noi ci prendiamo cura di Firenze”: domani venerdì 3 marzo iniziativa Fillea Cgil sulla sicurezza nei cantieri fiorentini (Camera del lavoro Borgo Greci 3, ore 9-11,30). Ci saranno il sindaco Dario Nardella, la segretaria di Cgil Firenze Paola Galgani, il segretario nazionale Fillea Alessandro Genovesi e Giuseppe Petrioli dell'Asl (che illustrerà i numeri sugli incidenti). La proposta Fillea: un protocollo per i prossimi cantieri della Città Metropolitana affinché ci sia un argine alla possibile presenza di organizzazioni criminali, ci sia la "trasparenza" delle condizioni di lavoro, si favorisca l'occupazione dei molti edili disoccupati

Dopo l'iniziativa, sempre in Camera del lavoro, alle 11:30 l'inaugurazione della mostra fotografica “La storia siamo noi” dedicata alle battaglia degli edili fiorentini dagli anni '40 ad oggi (presente Marco Benati, segretario Fillea Cgil Firenze)

“Noi ci prendiamo cura di Firenze”: è il titolo dell'iniziativa, organizzata dalla Fillea Cgil di Firenze, che si svolgerà domani venerdì 3 marzo presso la Camera del lavoro Cgil di Borgo Greci 3 (salone Di Vittorio, II piano). Dalle 9 alle 11,30 è in programma la tavola rotonda “Legalità regolarità, sicurezza: procedure per la gestione dei cantieri della Città metropolitana di Firenze”: aprirà i lavori il sindaco Dario Nardella (che resterà alla tavola fino alle 10,45 circa), poi interverranno Giuseppe Petrioli (responsabile Dipartimento prevenzione Asl Firenze: illustrerà i numeri sugli incidenti nei cantieri) e Alessandro Genovesi (segretario generale Fillea Cgil nazionale). A coordinare, Paola Galgani (segretaria generale Cgil Firenze). Nell'occasione, la Fillea metterà sul tavolo la proposta di un protocollo per i prossimi cantieri della Città Metropolitana affinché ci sia un argine alla possibile presenza di organizzazioni criminali, ci sia la "trasparenza" delle condizioni di lavoro, si favorisca l'occupazione dei molti edili disoccupati.

Alla fine della tavola rotonda, alle 11:30, nella sala riunioni della Fillea (II piano della Camera del lavoro di Borgo Greci 3), sarà inaugurata la mostra fotografica e documentaria (a pannelli) “La storia siamo noi”, dedicata alle lotte degli edili fiorentini dagli anni '40 ad oggi. Focus su tante battaglie e vertenze: dalla costituzione della scuola edile alla cassa edile, fino alle lotte per i rinnovi dei contratti collettivi e per la sicurezza. All'inaugurazione parteciperanno Felice Bifulco (curatore della mostra), Franca Alacevich (docente Università di Firene), dirigenti e delegati della Fillea di ieri e di oggi. Coordinerà Marco Benati (segretario generale Fillea Cgil Firenze).

Notizia del: gio 02 mar, 2017

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Edilizia, a Firenze un contratto territoriale degno di nota

di Alessandro Genovesi Segretario generale Fillea Cgil Su "Il Diario del lavoro" 07 Marzo 2017

Seppur con molte difficoltà, diversi territori hanno rinnovato o stanno rinnovando i contratti collettivi territoriali nel settore dell’edilizia.

La crisi da un lato, le profonde trasformazioni dall’altro hanno cambiato il volto di una parte importante del settore, in un quadro per cui - nello stesso territorio - convivono aziende che investono in qualità, innovazione, buone relazioni sindacali e aziende che hanno risposto alla crisi ricorrendo a forme sistematiche di lavoro grigio, fuga dal CCNL, opacità.

Il recente contratto provinciale di Firenze, sottoscritto da Feneal Uil, Filca Cisl, Fillea Cgil e Ance il 28 Febbraio scorso, prova ad investire sulla qualità e lo fa con scelte importanti che, spero, possano aiutare nel rinnovo del Contratto Nazionale.

Forti di un contesto – quello delle opere pubbliche (a partire dal cantiere della Tranvia e relativo protocollo sindacale) – che ha dimostrato che legalità, investimento economico sul lavoro ed efficienza sono facce di una stessa medaglia.

L’accordo considera fondamentale il rafforzamento del Durc per congruità e la lotta all’evasione contributiva, sancisce l’esclusione del ricorso ai voucher (senza sostituirli con lavoro a chiamata o altre amenità) per ogni lavoro edile e (come hanno fatto anche in alcuni contratti provinciali in Emilia) scommette sull’introduzione del “contratto di cantiere” per evitare fenomeni di dumping contrattuale.

Al riguardo si stabilisce la contrattazione di anticipo per tutti i cantieri pubblici e privati di importo superiore ai 10 milioni di euro e si scommette sullo strumento della notifica preliminare per verificare il rispetto del CCNL, con l’obbligatorietà di indicare nella denuncia mensile alla Cassa Edile il cantiere dove si presta la propria opera.

Si comincia poi ad affrontare il tema dei lavoratori autonomi senza dipendenti, al fine di contrastarne abusi: entro giugno 2017 si definiranno le modalità di iscrizione dei lavoratori autonomi all’Ente Unificato, con lo scopo di monitorare la presenza nel settore e di definire l’accesso a pagamento dei servizi dell’Ente Scuola e del CPT. Le parti si impegneranno anche per definire eventualmente dei parametri per l’equo compenso di queste figure.

Sul terreno della legalità, regolarità e trasparenza il contratto provinciale segna poi un buon risultato, con l’obbligatorietà per gli appalti di importo superiore ai 5 Milioni di euro di applicare le procedure del “Cantiere trasparente”, con tanto di tesserino elettronico. In caso di cambio di appalto (compreso quello privato) si rafforzano le procedure per la clausole sociali a tutela dell’occupazione, senza peggioramento nel cambio di titolarità delle condizioni economiche e normative precedenti.

In caso di sub appalto l’impresa avrà inoltre l’obbligo di darne comunicazione anticipata alle OO.SS e saranno oggetto di comunicazione anche le aziende che operano in cantiere con CCNL diversi da quello edile.

Innovativa è l’estensione della responsabilità in solido anche nel caso di distacco dei lavoratori, con procedure chiare ed esigibili e con comunicazione anticipata alle OO.SS. tramite Posta elettronica certificata, con tanto di comunicazione obbligatoria mensile alla Cassa Edile dei versamenti previdenziali e assicurativi nel Paese  estero (in caso di distacco da imprese straniere), con obbligo di formazione e trasmissione alla Scuola Edile-CPT di Firenze anche di copia degli attestati per la sicurezza, con allegata traduzione.

Buona infine la parte economica, con incrementi sulle varie indennità e diarie.

Perché questa sommaria descrizione? Perché parlare del contratto provinciale di Firenze?

Per due ragioni: la prima è che spesso la contrattazione di 2° livello è, in molte parti del Paese, innovativa e coraggiosa, ma se ne parla poco, sommersi da ristrutturazioni e vertenze che conquistano più facilmente gli onori della cronaca.

La seconda è a dimostrazione che si può scommettere su salari più alti, meno precarietà, più qualità delle imprese e che - al netto della propaganda e dell’ideologia - scommettere su un ciclo produttivo più trasparente, sulle tutele dei lavoratori, su un mercato del lavoro meno precario non solo è giusto, ma è anche più efficiente…

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Badge elettronico, no voucher, clausola sociale: firmato rinnovo Contratto provinciale edilizia-industria Firenze

Cartellino elettronico, no voucher, clausola sociale: firmato il rinnovo del contratto provinciale edilizia-industria di Firenze (8mila lavoratori interessati). Ance e Cgil-Cisl-Uil di categoria: “Un accordo che guarda avanti all'insegna della legalità, regolarità, sicurezza”

E' stato siglato dai rappresentanti di Ance Firenze e di Feneal UIL, Filca Cisl, Fillea Cgil il contratto territoriale dell'edilizia industria della Città metropolitana di Firenze, che riguarda circa 8.000 lavoratori.

Questo rinnovo è arrivato dopo una lunga trattativa e condizionato dalla fase di crisi del settore, che seppure con qualche recente segnale di ripresa, ha subito un drastico ridimensionamento.

Le Parti esprimono soddisfazione per l'accordo raggiunto, in primis perché viene così riconfermata l'importanza della contrattazione e del sistema bilaterale dell'edilizia toscana, per il rinnovo e la regolarità del settore.
L'accordo, oltre a prevedere l'adeguamento di indennità per i lavoratori, il miglioramento delle prestazioni della Cassa Edile a favore dei lavoratori, una premialità per l’anno 2017 per le imprese regolari, inserisce nella regolamentazione del lavoro nei cantieri edili di Firenze elementi innovativi volti alla lotta al lavoro nero e a favore della trasparenza.
In particolare:
E' stato allargata l'applicazione delle procedure “Cantiere Trasparente” con la timbratura del cartellino elettronico, già sperimentato nei cantieri della Tramvia, per tutte le grandi opere;
Si prevede contro ogni forma di dumping sui diritti e di concorrenza sleale tra imprese: 1) il non utilizzo di voucher per il pagamento di lavoratori edili; 2) maggiore trasparenza nella comunicazione di subappalti e distacchi di lavoratori; 3) nel caso di distacchi di lavoratori da imprese straniere la formazione preventiva obbligatoria alla Scuola Edile/Cpt di Firenze, nonché procedure per la verifica dei versamenti dei contributi nei paesi di competenza quando previsti dalla legge; 4) Una clausola sociale per la tutela delle maestranze in caso di cambi di appalto.

Siamo tutti convinti di aver dato un contributo positivo con questo rinnovo del contratto per un rilancio dell'edilizia fiorentina a partire dalla legalità e dai diritti, e contiamo che questo contributo sia valorizzato dagli enti locali per consolidare una ripresa degli investimenti pubblici e privati, e quindi del lavoro, all'insegna della legalità, regolarità e sicurezza.

Firmato: Ance Firenze, Feneal Uil Firenze, Filca Cisl Firenze, Fillea Cgil Firenze

Notizia del: gio 02 mar, 2017

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CementirSacci Accordo per riassumere otto autisti

da la Nazione 30 Marzo 2017

DOPO tanti licenziamenti, una buona notizia. Otto autisti della CementirSacci dello stabilimento di Testi sono stati riassunti. Grazie alla vertenza portata avanti dalla Filt Cgil, gli otto dipendenti sono stati riassunti dalla Stas srl e in subordine dalla F.lli Marangoni, che ha acquisito l’appalto per il trasporto della produzione.

Per Gabrio Guidotti della Filt Cgil Toscana «le condizioni delle assunzioni, molto positive, sono a tempo indeterminato, con la piena applicazione del contratto nazionale e adeguato inquadramento contrattuale, oltre all’applicazione degli accordi di secondo livello». Guidotti ringrazia «lavoratori e istituzioni che in questi mesi si sono battuti per la salvaguardia dei posti di lavoro». La storia recente di Sacci è iniziata dopo l’acquisizione da parte di Cementir. A Natale erano arrivate 15 lettere di licenziamento e altre 11 erano state inviate poco più di un mese fa. In tutti 32 gli esuberi previsti. Sindacati e Rsu chiedono, oltre al ritiro dei licenziamenti, servizi e garanzie come «la gestione dei riposi e dell’orario di lavoro, la manutenzione dei macchinari, mensa e servizio di pulizia». A non essere condivisa, inoltre, l’esternalizzazione di alcuni servizi come la cava e il trasporto.

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Cementir-Sacci, Regione e Comuni chiedono un impegno concreto a tutela del lavoro

15 Febbraio 2017

FIRENZE – Mettere in atto ogni sforzo per superare la situazione di conflitto e tensione sociale determinata dal passaggio di proprietà e dalla riorganizzazione interna, in particolare per quei lavoratori per i quali ad oggi non è prevista la ricollocazione in altre attività. E' quanto hanno chiesto a Cementir-Sacci la Regione e i Comuni di Greve in Chianti e San Casciano Val di Pesa.

All'incontro, che si è tenuto stamani in palazzo Strozzi Sacrati, hanno preso parte il consigliere per i problemi del lavoro del presidente Rossi, Gianfranco Simoncini, i sindaci, Paolo Sottani e Massimiliano Pescini, e i rappresentanti dell'azienda.

Le istituzioni hanno ribadito la necessità di dare una risposta positiva ai lavoratori che non sono ancora stati ricollocati in alcuna attività produttiva. L'azienda ha manifestato la disponibilità a cercare di garantire al massimo la ricollocazione e a valutare interventi volti a favorire la ricollocazione dei dipendenti rimasti senza occupazione.

Regione e Comuni hanno espresso l'auspicio che già nella riunione prevista la settimana prossima in Prefettura sia possibile verificare soluzioni per superare le difficoltà di questi lavoratori della Cementir-Sacci.

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Sacci, la disperazione dei dipendenti

"Servono ammortizzatori sociali"

Assemblea in Comune dopo il rifiuto dell’azienda

Andrea Settefonti da la Nazione 10 Febbraio 2017 

RABBIA, disperazione, incredulità. Si leggeva questo, ieri mattina nella sala del consiglio comunale di Greve in Chianti, sul volto dei lavoratori di CementirSacci, lo stabilimento di Testi, al Passo dei Pecorai, in sciopero contro il piano dei licenziamenti varato dall’azienda. Piano che parla di 32 esuberi con 15 lettere inviate per Natale e altre 11 arrivate per raccomandata ad inizio di settimana. «C’è rabbia – commenta Alessandro Lippi, della Fillea Cgil presente a Greve con Giovanni Ciampi di Feneal Uil e Gianni Tentoni, della Filca Cisl – e c’è preoccupazione, per qualcuno si tratta di buttare trent’anni di storia. Sono state colpite famiglie monoreddito, operai di 50 anni. Ed è stato fatto in modo barbaro. Non è questo il modo di presentarsi, non è rispettoso del territorio, delle persone, delle istituzioni». «I palazzinari romani – chiosa Lippi – devono avere maggior rispetto della Toscana e dei toscani. Devono rispettare Firenze, la storia e il territorio». 

L’incontro di ieri si è tenuto nell’aula del consiglio comunale in quanto l’azienda aveva negato l’utilizzo della mensa per l’assemblea. «Ci hanno detto che siccome siamo in sciopero – spiega Gabriele Spadini della Rsu CementirSacci – la società ci ha proibito di entrare nello stabilimento. Se volevamo fare l’assemblea avremmo fatto bene a farla nel piazzale dei camion. La società, invece di ammorbidire le posizioni in vista dell’incontro di domani (oggi ndr) in Prefettura per trovare un accordo, sembra aver chiuso a qualsiasi trattativa». Sulla stessa lunghezza d’onda dei lavoratori, è il sindaco di Greve Paolo Sottani. «Mi sorprende lo spirito poco conciliante – dice – direi di rottura dell’azienda che ha negato uno spazio ai lavoratori per discutere e confrontarsi sulle problematiche. Quello dei dipendenti della CementirSacci è un momento di disperazione che va rispettato. Da parte nostra continueremo a tenere altissima l’attenzione su questa vicenda». 

Lo sciopero è contro il piano di licenziamenti, ma anche contro la mancanza di regole, di servizi e di garanzie per il futuro come «la gestione dei riposi e dell’orario di lavoro, la mancata manutenzione dei macchinari, l’assenza della mensa e del servizio di pulizia». Una soluzione la indicano i sindacati. «Noi chiediamo gli ammortizzatori sociali – spiega Lippi, ma nessuno ci ha detto perché non sia possibile usarli. Servirebbero a ridurre l’impatto sociale e a intercettare una possibile ripresa del lavoro anche in funzione degli investimenti che Cementir aveva promesso da luglio di fare e che oggi non ha ancora fatto».

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Sacci, arrivate altre undici lettere di licenziamento

I dipendenti scendono in strada e proclamano uno sciopero di quattro giorni

Andrea Settefonti da la Nazione 8 Febbraio 2017

TUTTI in strada per uno sciopero spontaneo contro quella che definiscono «una situazione drammatica». I lavoratori del cementificio CementirSacci di Testi al Passo dei Pecorai nel Comune di Greve in Chianti hanno incrociato le braccia ieri attorno all’ora di pranzo, erano circa le 12,30, non appena hanno saputo che nelle case di 11 di loro erano arrivate per raccomandata altrettante lettere di licenziamento. E allora, i dipendenti che erano riuniti in assemblea, hanno immediatamente proclamato lo sciopero per otto ore di ieri, altre otto oggi e così fino a venerdì quando, alle 9,30, è stato fissato l’incontro con il Prefetto di Firenze al quale parteciperà anche l’azienda. 

«Abbiamo proclamato quattro giorni di sciopero da oggi (ieri ndr) a venerdì. L’azienda ritiri i licenziamenti, noi sospendiamo lo sciopero, e poi si ragiona», tuona Alessandro Lippi della Fillea Cgil che parla anche a nome di Cisl e Uil. Intanto, ieri mattina, gli operai di CementirSacci si sono riversati davanti ai cancelli, lungo la strada provinciale 3 dove si sono fermati i camion diretti al cementificio e dove la circolazione stradale è rimasta rallentata. «È davvero vergognoso, inaccettabile – continua Lippi – che l’azienda mentre con una mano fissa l’incontro con Comuni e Regione, con l’altra invii le lettere di licenziamento». La situazione si è fatta più incandescente quando, durante, l’assemblea la moglie di uno degli operai ha telefonato per annunciare che era arrivata la raccomandata che annunciava il licenziamento. «Ricevere il licenziamento per raccomandata è il modo più brutale. Sono arrivate 11 lettere dopo le 15 che erano arrivate a Natale. La situazione adesso, è davvero drammatica. Ed è inaccettabile l’atteggiamento dell’azienda che ha mentito a tutti, a Comuni e Regione compresi, che erano in attesa dell’incontro e loro hanno mandato le lettere di licenziamento». 

Qualche giorno fa, c’era stato un altro sciopero contro il piano di licenziamenti, contro la mancanza di regole, di servizi e di garanzie per il futuro come «la gestione dei riposi e dell’orario di lavoro, la mancata manutenzione dei macchinari, l’assenza della mensa e del servizio di pulizia». Quello che non va giù, di licenziamenti ne sono previsti 32 in tutto, è la esternalizzazione di alcuni servizi. «Avevano promesso che al 31 dicembre quelli del trasporto sarebbero stati assunti, e invece ancora non si è visto niente», conclude Lippi.

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CementirSacci (Greve in Chianti): arrivano altre lettere di licenziamento, proclamato sciopero oggi e domani

CementirSacci (Greve in Chianti): arrivano altre lettere di licenziamento, proclamato sciopero oggi e domani, lavoratori adesso in strada nella statale di via di Testi

CementirSacci (Greve in Chianti): è da poco finita l’assemblea dei lavoratori, con Cgil-Cisl-Uil di categoria, che ha deciso lo sciopero per oggi e domani. Motivo: l’azienda va avanti coi licenziamenti; già 15 sono scattati, ora sono in arrivo tra oggi e domani altre 11 lettere. I lavoratori sono usciti dallo stabilimento e sono in presidio lungo la strada statale di via di Testi a Greve in Chianti a manifestare il loro dissenso (sono stati raggiunti dal sindaco di Greve). “Comportamento unilaterale ed inaccettabile dell’azienda, chiediamo un incontro al Prefetto alla presenza di tutte le istituzioni”, spiegano i sindacati.

Notizia del: mar 07 feb, 2017

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Sacci, sciopero ok

"La Regione ora ci deve convocare"

Cgil chiede impegni scritti

di ANDREA SETTEFONTI da la Nazione 4 Gennaio 2017

È FORTE la rabbia dei lavoratori dello stabilimento Sacci di Testi, a Greve in Chianti, scesi in sciopero ieri mattina con presidio davanti ai cancelli dello stabilimento. Hanno detto no al piano di licenziamenti, dopo le prime 15 lettere di Natale, sono attese altre 17. E hanno detto no alla mancanza di regole, di servizi e di garanzie per il futuro come «la gestione dei riposi e dell’orario di lavoro, la mancata manutenzione dei macchinari, l’assenza della mensa e del servizio di pulizia». Come ha sottolineato Alessandro Lippi di Cgil Chianti, «vogliamo da parte di CementirSacci impegni concreti, messi per iscritto. Questa è stata la prima iniziativa, è riuscita al 100%, la fabbrica era bloccata. Adesso siamo disposti ad andare avanti, a farne altre anche più pesanti». Tutto ruota attorno ai 32 licenziamenti previsti, «per adesso non ne è stato ritirato neppure uno», commenta Lippi, e alla esternalizzazione di alcuni servizi. «Fino a qualche anno fa il gruppo Cementir ha fatto 808 milioni di euro di utili, non possono pensare di farlo sulla pelle della gente. Per questo tra le nostre richiesta, oltre allo stop dei licenziamenti, c’è l’applicazione della clausola sociale per gli assunti nella cava e nei trasporti. Noi siamo disponibili a ridurre l’orario di lavoro, ma l’azienda deve avere una mensa, fare innovazione». Quello che fa rabbia a sindacato e lavoratori è il mancato rispetto degli accordi. «Avevano promesso che al 31 dicembre quelli del trasporto sarebbero stati assunti, e invece ancora non si è visto niente».

IL SINDACATO chiede un coinvolgimento più pressante delle istituzioni. «Il coinvolgimento c’è, ma deve andare oltre quelle che sono solidarietà e vicinanza. La Regione ci deve convocare, come aveva promesso». Sulla questione Sacci intervengono anche i sindaci di Greve in Chianti, Paolo Sottani e di San Casciano, Massimiliano Pescini «Le istituzioni continuano a fare la loro parte e seguiranno, come hanno fatto in questi mesi, la vicenda CementirSacci fin nei minimi dettagli. Rinnoviamo l’impegno a lavorare insieme alla Regione con l’obiettivo di individuare una soluzione, nell’ambito del piano di riorganizzazione dell’azienda, che si riveli adeguata e rispondente alle necessità dei lavoratori. Il nostro impegno continua a svolgersi nel rispetto dei ruoli e delle varie parti coinvolte».

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Sacci, la vertenza si inasprisce

Sciopero: solo il forno resta acceso

Presidio davanti allo stabilimento. «L’azienda torni a trattare»

Andrea Settefonti da la Nazione 2 Febbraio 2017

SCIOPERO alla Sacci contro licenziamenti e piani di lavoro come «la gestione dei riposi e dell’orario di lavoro, mancata manutenzione dei macchinari, assenza della mensa e del servizio di pulizia». Sono questi i temi al centro della manifestazione di protesta che da domani interesserà «8 ore di ogni turno di lavoro con conseguente fermata di tutti gli impianti, fatto eccezione per il forno, che rimarrà solo in riscaldamento con presidio in ogni turno», come si legge nel volantino distribuito dalla Rsu di CementiSecci dell’impianto di Testi a Greve in Chianti. «I lavoratori di Testi – continua il volantino - in assemblea, hanno confermato lo stato di agitazione che prevede il blocco degli straordinari e della flessibilità». Da quanto stabilito dalla Rsu, «il lavoro riprenderà, salvo una nuova comunicazione, al primo turno di sabato». Stabilite anche le modalità della protesta che prevede «un presidio dei lavoratori davanti ai due ingressi principali dello stabilimento, ed inizierà alle ore 6 del mattino». L’assemblea, «per ritirare lo stato di agitazione, invita la direzione aziendale a riaprire un confronto con la Rsu e con le istituzioni, finalizzato al ridurre o magari ad annullare l’impatto sociale derivante dai licenziamenti, favorendo così politiche di ricollocazione in sinergia con le istituzioni pubbliche». L’ assemblea inoltre, «ritiene inaccettabile anche, il venir meno dell’impegno aziendale, ad inserire per i lavoratori delle aziende in appalto, una clausola sociale e solidale».

La questione Sacci si era inasprita a Natale quando erano arrivate 15 lettere di licenziamento ad altrettanti dipendenti del cementificio su 32 previsti, dei lavoratori impegnati nei reparti di cava e autotrasporti. I licenziamenti avevano fatto seguito al mancato accordo in sede ministeriale nell’incontro del 19 dicembre livello nazionale per il gruppo Cementir Sacci e sono la conseguenza delle decisione del gruppo di esternalizzare le lavorazioni svolte dal personale licenziato.

Il gruppo Cementir Sacci aveva poi comunicato ai lavoratori la possibilità di essere riassunti dalle aziende subentranti. Proprio questo non viene condiviso dal sindacato. «Eravamo contrari ai licenziamenti siamo ancor più contrari alla esternalizzazione. Lavorare per una azienda in appalto non è lo stesso che lavorare con l’azienda madre», commenta Alessandro Lippi della Cgil Chianti. «Questa novità delle esternalizzazioni non ci piace proprio».

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CementirSacci (Greve in Chianti), venerdì 3 febbraio sciopero unitario e presidio

Licenziamenti, riposi, mensa, pulizie: CementirSacci, venerdì 3 febbraio sciopero e presidio dalle 6 del mattino alle 13 (via Testi 10, Passo dei Pecorai, Greve in Chianti). Lavoratori con Cgil-Cisl-Uil e Rsu

I lavoratori di Testi riuniti in assemblea ieri, nel confermare lo stato di agitazione che prevede il blocco degli straordinari e della flessibilità, come precedentemente illustrato alla direzione, si dicono contrari a:

- i licenziamenti annunciati

- gestione dei riposi e dell’orario di lavoro

- mancata manutenzione dei macchinari

- assenza della mensa e del servizio di pulizia.

Per questo motivo, si proclama un pacchetto di ore di sciopero, di cui le prime 8 di ogni turno di lavoro saranno effettuate venerdì 3 febbraio prossimo, con conseguente fermata di tutti gli impianti, fatto eccezione per il forno, che rimarrà solo in riscaldamento con presidio in ogni turno delle seguenti figure professionali: addetto sala centralizzata, assistente, calcimetrista.

Il lavoro riprenderà, salvo una nuova comunicazione, al primo turno di sabato 4 febbraio. Lo sciopero sarà caratterizzato da un presidio dei lavoratori (con Cgil, Cisl, Uil di categoria) davanti ai due ingressi principali dello stabilimento, ed inizierà alle ore 6 del mattino per protrarsi almeno fino alle 13. L’assemblea, per ritirare lo stato di agitazione, invita la direzione aziendale a riaprire un confronto con la RSU e con le istituzioni, finalizzato al ridurre o magari ad annullare l’ impatto sociale derivante dai licenziamenti, favorendo così politiche di ricollocazione in sinergia con le istituzioni pubbiliche. L’assemblea, inoltre, ritiene inaccettabile anche il venir meno dell’impegno aziendale ad inserire, per i lavoratori delle aziende in appalto, una clausola sociale e solidale.

Notizia del: mer 01 feb, 2017

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