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altri articoli 2016

Cgil ai coltivatori: “I voucher non tutelavano i lavoratori” 

da la Repubblica 24 Agosto 2017

CIA e Coldiretti lamentano che l’abolizione dei voucher rischia di favorire il lavoro nero in vendemmia, Cgil replica. «Intanto — dice Mirko Lami della segreteria Cgil Toscana — va detto che siamo attualmente in fase di doppio regime: i vecchi voucher, la cui la vendita è cessata a marzo, sono consumabili fino al 31 dicembre 2017. E adesso ci sono anche strumenti come i cosiddetti “PrestO” — sui quali la Cgil ha mantenuto giudizio negativo — che possono essere utilizzati sia dalle famiglie sia dagli imprenditori agricoli (ma con meno di cinque dipendenti ndr). 

La Cgil — prosegue Lami — si è battuta per eliminare i voucher anche in quanto rappresentavano un modello che non tutelava i lavoratori per il loro futuro, visto che la società si troverà a dover coprire quei periodi mancanti di contribuzione pensionistica ai lavoratori. È singolare lamentarsi solo per non trovare il tempo di applicarsi: certo, con i voucher il tempo era ridotto all’andare presso un tabaccaio ed acquistarli, poi magari — nei casi irregolari — con un voucher da 10 euro si faceva lavorare un lavoratore agricolo 10/12 ore pagandolo a nero o sottopagandolo. Le regole per forza mettono dei paletti ma ne va del futuro dei nostri giovani lavoratori e imprenditori. Ricordo che la Cgil ha messo in campo il Piano per il lavoro e la proposta della Carta dei diritti per il lavoro», conclude Lami, che ricorda come a disposizione degli imprenditori ci sia, in alternativo alle agenzie, anche il Contratto di prestazione occasionale.

L’estate nera della vendemmia senza voucher rischio lavoro nero

MAURIZIO BOLOGNI su la Repubblica 20 Agosto 2017

NON SOLO l’insidia di siccità e calore. Sulla vendemmia grava la minaccia di un’impennata del lavoro nero, causa abolizione dei voucher voluta dalla Cgil. A lanciare l’allarme è la Cia Toscana, storicamente la più a sinistra delle tre principali associazioni di agricoltori (le altre sono Coldiretti e Confagricoltura). «Senza voucher le aziende sono in difficoltà nel reclutare direttamente studenti e pensionati come lavoratori occasionali», dice il direttore regionale dell’associazione, Giordano Pascucci, che rilancia l’allarme dato dalla sezione grossetana.

«Le aziende agricole - spiega Pascucci - sono ora costrette a rivolgersi a società di intermediazione interinale e cooperative di servizio. Aumenta il rischio che possano ripetersi casi di sfruttamento e di lavoro al nero come successo a Prato dove cittadini extracomunitari venivano pagati tre euro l’ora. È venuto meno uno strumento di semplificazione, tutto ora è più complicato. Le difficoltà di reclutamento per la raccolta delle uve - aggiunge il direttore - è acuito dal fatto che l’anticipo della vendemmia, dovuto alla siccità, impone di cercare personale già in questa settimana di Ferragosto».

«Il lavoro occasionale non esiste più», denuncia la Cia, che la menta anche l’impossibilità di ricorrere alla nuova forma del contratto di lavoro occasionale, che, «pur non rappresentando una soluzione, almeno voleva essere un pallido tentativo di colmare un preoccupante vuoto normativo. Oggi, infatti, a ridosso delle imminenti attività di vendemmia, anche quello strumento nei fatti è impraticabile. Il ritardato rilascio agli intermediari della piattaforma Inps a fine luglio, le mancate implementazioni della stessa che non tengono conto delle specificità agricole (comunicazione preventiva nei 3 giorni), la farraginosità operativa riservata alle associazioni agricole (devono essere ricaricate tutte le deleghe degli agricoltori), prospettano una situazione di impasse che non consentirà né facilmente né velocemente di attivare questo contratto. Né si può pensare che gli agricoltori, in questo momento, abbiano il tempo, ammesso che siano dotati di pin personale, di registrarsi sulla piattaforma e operare da soli. Si può dire - afferma la Cia - che l’opera di smantellamento dell’unico strumento che poteva dare trasparenza e tracciabilitá alle tipologie di attività occasionali, opera cominciata molto tempo fa, ora viene di fatto portata a termine nel silenzio generale. Non bastava il caldo torrido, non bastava la siccità, ci voleva anche la burocrazia a suggellare un anno con il segno rosso e impedire agli agricoltori di raccogliere quei pochi ma necessari frutti del loro lavoro».

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Le ‘grane’ sindacali di Cerealia Chi rappresenta i lavoratori?

I sindacati di base hanno dato vita a un presidio. Cgil all’attacco

 Bruno Berti da la Nazione 1 Agosto 2017

IL PRESIDIO attuato sabato di fronte allo stabilimento Cerealia di Montaione dai sindacati di base dei lavoratori in appalto pone la questione, presente anche in altri settori, a partire da quello dei trasporti, della rappresentatività delle organizzazioni sindacali. Secondo alcune indiscrezioni, le persone che hanno manifestato di fronte all’azienda non erano lavoratori della stessa, visto che i sindacati di base non avrebbero iscritti all’interno. 

Rossano Rossi, che nella segreteria provinciale fiorentina della Cgil si occupa proprio degli appalti, dopo aver parlato della necessità di rispettare tutte le opinioni, ricorda che «il testo unico sulla rappresentanza deve essere rispettato. Chiediamo che nelle trattative pesi la reale forza delle singole organizzazioni, fondamentale per poter raggiungere accordi che abbiano un senso». Cerealia è un’azienda che da tempo, già da quando era proprietà di Tognetti, fornisce pane, pizze e assimilati alla galassia dei negozi di Unicoop Firenze. Qualche anno fa, la coop di via Santa Reparata ha deciso di acquistare una parte della società. La politica aziendale di Unicoop è di detenere sempre la maggioranza, e quindi i poteri di decisione. E così è stato anche per Cerealia, che tra l’altro è in attesa di traslocare nel nuovo stabilimento di Castelfiorentino. Nell’azienda di Montaione lavorano 68 dipendenti diretti a cui si aggiungono 25 lavoratori di una cooperativa di servizi che svolge una serie di mansioni, quelle che non riguardano fornai e panettieri, all’interno dello stabilimento. Chiaramente, visto che si parla di contratti differenti, i lavoratori della coop di servizi hanno un trattamento diverso da quello dei dipendenti di Cerealia.

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Consorzio bonifica, i sindaci Pd contro il Pd

Rivolta per il voto con Forza Italia dei consiglieri regionali. Biffoni: troppo facile dire che non serve. E poi?

Marzio Fatucchi dal Corriere Fiorentino 29 Luglio 2017

Sessanta sindaci di Firenze, Prato, Pistoia e Siena, quasi tutti Pd, avevano difeso, contro il centrodestra scatenato, il ruolo dei Consorzi di Bonifica e la tassa che serve a finanziare i lavori di messa in sicurezza idraulica e che ra devono pagare tutti. Il Pd in Consiglio regionale invece, giovedì, modifica una mozione del centrodestra, la vota ed invita il Parlamento a superare i Consorzi per affidare questi lavori a Regione e Province. Una contraddizione che crea un caso tra i democratici. Soprattutto perché il giorno prima del voto, in Consiglio regionale, il responsabile di «Italia sicura» e renziano doc, Erasmo D’Angelis, aveva parlato della legge regionale toscana sui Consorzi come di un «modello per l’Italia».

A denti stretti e taccuini chiusi, i sindaci che hanno firmato il documento si sfogano, infuriati. Più diplomatico il sindaco di Prato e presidente Anci Toscana Matteo Biffoni, ma il senso politico non cambia. Il voto in Consiglio regionale? «Non l’ho capito». Poi la staffilata nei confronti dei colleghi di Palazzo Panciatichi: «Credo e temo che noi sindaci, che abbiamo il contatto con il territorio, abbiamo visto cosa è successo. Altri, no. Io penso al lavoro fatto dal Consorzio nel pratese, i cittadini ringraziano. Qualcuno ha qualche idea diversa? Sono a disposizione per parlarne. Ma io voglio risultati. Troppo facile dire: così no. Ditemi come. Ma subito, un modo immediatamente operativo — si sfoga Biffoni — Non si possono bloccare le opere di messa in sicurezza».

Un altro «big», anche se sindaco di un Comune più piccolo, Paolo Masetti di Montelupo, si dice «contrario a che passino le competenze dei Consorzi alla Regione. E lo dico da ex responsabile della Protezione civile: conosco l’efficienza, l’efficacia, la professionalità dei Consorzi, anche in momenti di emergenza». Ma allora, perché il voto? Il Pd in Regione, per respingere gli attacchi del centrodestra su questa tassa che è stata estesa a tutti i proprietari di immobili e terreni della Toscana (prima le aree erano limitate), ha lanciato la palla in tribuna? Populismo contro populismo? «Purtroppo, sembra di sì» risponde Masetti. Leonardo Marras, capogruppo Pd in Regione, getta acqua sul fuoco: «I sindaci hanno difeso il contributo, hanno fatto bene e sono d’accordo con loro. Ma se si fa una riforma istituzionale, io sono per passare queste competenze agli enti territoriali. Certo, i Consorzi lavorano bene, grazie ad una legge regionale modello che ora ci copiano anche le regioni di centrodestra. Abbiamo emendato la mozione di Marco Stella di Forza Italia cancellando le sue critiche e inserendo valutazioni positive. Ma non è un caso se il segretario regionale del Partito (l’onorevole Dario Parrini, ndr ) ha presentato una legge per superare l’assetto attuale».

«Un errore», questo cortocircuito, «così come è stato un errore la comunicazione dei Consorzi sulla tassa» dice D’Angelis che chiede «di non parlare di questa come tassa del Pd, ma di un contributo di scopo per la sicurezza dei territori». Anche Cgil, Cisl e Uil si schierano a difesa dei Consorzi: «Svolgono una funzione indispensabile per il territorio, è la politica che ha scelto i compiti dei Consorzi». Ma la politica, dopo il cortocircuito (con Stella che esulta sui sociale, «abbiamo vinto») potrebbe non smettere di attorcigliarsi. Ed anche il presidente Enrico Rossi (ora in Mdp) non ha gradito il voto dei consiglieri del suo ex partito.

Consorzi di bonifica, i sindacati toscani difendono i lavoratori

“I circa 500 lavoratori toscani dei Consorzi di Bonifica svolgono una funzione indispensabile per il territorio. E’ la politica che ha scelto i compiti dei Consorzi, spetta ad essa la funzione di controllo”: la nota di Flai Cgil, Fai Cisl, Filbi Uil Toscana

La gestione ordinaria e straordinaria del reticolo idrico regionale, la sicurezza idraulica, la difesa del suolo, la manutenzione del territorio, la tutela e valorizzazione delle attività agricole, del patrimonio idrico, anche con riferimento alla provvista e all’utilizzazione delle acque a prevalente uso irriguo, nonché dell’ambiente e delle sue risorse naturali sono le funzioni fondamentali per la sicurezza ambientale. Sono tutte attività che sul territorio vengono svolte quotidianamente dai dipendenti (circa 500 in Toscana) dei Consorzi di bonifica. Si tratta di lavoratori che con professionalità e competenza se ne occupano a vario titolo, dalla progettazione all'esecuzione delle attività di manutenzione ordinaria e straordinaria delle opere di bonifica.

E' solo attraverso il lavoro che si può garantire la sicurezza e la fruibilità delle acque. E i risvolti occupazionali che vanno in questa direzione sono anche un investimento in prevenzione, in una situazione climatica che sempre più spesso estremizza il sistema.

Se condividiamo questo assunto, non possiamo che condividere che il lavoro svolto dai dipendenti dei consorzi di bonifica sia indispensabile. Chi ne usufruisce è in generale la collettività.

Sta poi alla politica, che ha scelto consapevolmente che fossero i consorzi ad occuparsi di queste materie, svolgere quella funzione di controllo che garantisca che le risorse siano spese bene. A ognuno il suo compito.

Firmato: Flai Cgil, Fai Cisl, Filbi Uil Toscana

Notizia del: ven 28 lug, 2017

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Aumenti salariali alla Sammontana

A tutti i dipendenti 78 Euro in più

Firmato l’accordo di secondo livello, ora il voto nelle assemblee

da la Nazione 12 Maggio 2017

CRESCITA professionale delle maestranze attraverso polivalenza e polifunzionalità, con un occhio di riguardo alla manodopera femminile, e la parte salariale. Sono i due punti chiave dell’ipotesi di accordo di secondo livello firmata, nei giorni scorsi, nello stabilimento Sammontana a Vinci. La struttura è dedicata alla produzione di croissant e prodotti lievitati. L’accordo, che migliora anche aspetti relativi a salute e sicurezza, adesso passerà al vaglio e all’approvazione dei lavoratori nelle assemblee che si svolgeranno nei prossimi giorni.

SODDISFAZIONE per il nuovo testo da parte dei sindacati. «Come Uila-UIl rivendichiamo il fatto che questo accordo migliora molti aspetti della vita dei lavoratori in azienda – commenta Federico Mambrini della segreteria regionale della Uila Toscana – Siamo molto soddisfatti di essere stato il sindacato che ha lottato per porre maggior attenzione alla crescita professionale della manodopera femminile rispetto al passato. In questi mesi di trattativa, per noi è stato uno degli argomenti cardine della discussione».

SUL VERSANTE economico, per la prima volta i lavoratori dello stabilimento di Vinci avranno lo stesso aumento dei cugini all’opera nello stabilimento di Empoli, dove si producono gelati. Suddiviso in quattro tranche, porterà a regime un aumento uguale per tutti di 78 euro mensili, che inciderà su tutti gli istituti contrattuali comprese tredicesima, quattordicesima e trattamento di fine rapporto. L’ipotesi di accordo è stata siglata anche dalla Flai-Cgil e dalle sue Rsu. «Siamo certi – conclude Mambrini – che i lavoratori apprezzeranno il lavoro svolto. In questa fase di difficoltà, ci pare importante strappare aumenti salariali e migliori condizioni per lavoratori e lavoratrici».

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L’espiazione di Sammontana

Produrre i Barattolini di gelato inquina: l’azienda pulirà 250 spiagge italiane e finanzierà un parco eolico in India

Lo stabilimento di Empoli nel 2016 ha fatturato 344 milioni I dipendenti sono 1.041

MAURIZIO BOLOGNI su la Repubblica 28 Marzo 2017

PRODURRE e portare sulla tavola dei consumatori più golosi nove milioni di Barattolini Sammontana, nel 2016, è costato inquinare con l’equivalente di 16.935 tonnellate di emissioni di anidride carbonica (Co2). Per questo il gruppo industriale di Empoli espierà una “pena volontaria” e compenserà l’ambiente ferito partecipando alla campagna di Legambiente per ripulire oltre 250 spiagge in Italia e, soprattutto, contribuendo a realizzare in India un parco eolico capace di garantire un risparmio equivalente ad oltre un milione di tonnellate di emissioni di Co2 in dieci anni.

Per quanto Sammontana sia all’avanguardia nella sostenibilità dei propri processi produttivi, ha voluto fare di più, dando vita ad un caso per ora unico in Italia. Il gruppo di Empoli si è impegnato con il Ministero dell’Ambientale a misurare e a compensare l’inevitabile impatto ambientale delle sue attività industriali: tanto inquino, tanto benessere restituisco all’ambiente. Questa dovrebbe essere la filosofia del progetto. Si comincia con il prodotto di punta, il Barattolino, poi misurazioni e compensazioni saranno estese ad altre delle 400 referenze di gelati e pasticceria dei marchi del gruppo di Empoli.

Nel 2016 fatturato a 344 milioni di euro, 1.041 dipendenti e 640 milioni di porzioni di gelato prodotte, Sammontana ha presentato ieri a Milano, assieme alla sottosegretaria all’Ambiente Barbara Degani, il primo anno della sua originale sperimentazione, che dovrà permettere al ministero di definire un modello di riduzione delle emissioni di gas a effetto serra valide per tutto il settore della produzione del gelato e utili a contribuire a raggiungere gli obiettivi previsti dal Protocollo di Kyoto. A luglio del 2016, dunque, Sammontana si è impegnata a misurate il cosiddetto carbon footprint avvalendosi della collaborazione degli specialisti dell’Università di Padova. I risultati della rilevazione danno ora il totale delle emissioni generate dall’intera linea Barattolino per il 2016 (16.935 tonnellate di Co2, come detto), per il 46,4% generate nella fase di acquisto e produzione della materie prime (in particolare relativamente al latte in polvere e in misura minore al burro), seguite da distribuzione e packaging.

Che fare per restituire all’ambiente quanto tolto? «Con il supporto della società italiana Eco-Way – hanno spiegato Leonardo (nella foto) e Marco Bagnoli, ad e vice presidente del gruppo - Sammontana ha deciso di neutralizzare le emissioni non evitabili attraverso l’investimento in carbon credit per la realizzazione e messa in funzione in Rajasthan di un parco eolico di 32 pale per una potenza totale di 59,4 MW di energia generata che verrà convogliata nella rete nazionale e andrà a sostituire la stessa quantità di energia prodotta con combustibile fossile (in queste aree di prevalenza è il carbone), garantendo un risparmio di Co2 equivalente pari a 1.028.700 tonnellate su 10 anni». Questa azione – e l’iniziativa “Sammontana pulisce la spiaggia vicino a casa tua” che permette ai consumatori di indicare dove intervenire – si aggiungono alle misure di sostenibilità adottate nel suo ciclo produttivo dall’azienda. La punta di diamante è l’obiettivo di azzerare i rifiuti in discarica attraverso la raccolta differenziata e il riciclo: ad oggi l’87% del totale dei rifiuti prodotti nei siti produttivi di Sammontana è veicolato verso impianti di recupero, con lo stabilimento di Empoli che ha già raggiunto l’obiettivo “zero waste”.

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Le aziende in crisi per colpa del meteo spalancano le porte alla giungla dei terzisti
Baccanelli (Cgil): «C'è chi in 8 mesi di lavoro nei campi non ha visto una busta paga»

Caporali pronti a reclutare
i migranti per pochi spiccioli

di Marco Pagli sul Tirreno 31 Agosto 2017

La crisi attanaglia il settore agricolo e lo sfruttamento nelle campagne dilaga. Ad aggravare una situazione già difficile da tempo, quest'anno ci sono stati anche gli eventi atmosferici invernali e un'estate torrida senza acqua. Così è incrementato il ricorso delle aziende del comparto - per lo più piccole e piccolissime - a ditte di terzisti che reclutano lavoratori senza contratti e senza tutele per lavorare nei campi. L'ultima frontiera è quella dell'utilizzo di migranti richiedenti asilo ospitati nei centri di accoglienza. 

Un'indagine della procura di Prato, partita lo scorso anno, ha già fatto luce sul fenomeno. E intanto alcuni tentativi di reclutamento sono stati effettuati nel circondario. In ogni caso quello che emerge è un quadro fatto di persone disposte a lavorare per pochi euro e sotto il ricatto continuo dei caporali. E dall'altro lato della barricata una parte del tessuto produttivo locale pronto ad affidare lavori a ditte che propongono prezzi concorrenziali, senza effettuare nessuna verifica. «Il settore è in crisi da anni - spiega Francesco Baccanelli della Flai Cgil - e quest'anno è ancora più sotto pressione a causa degli eventi atmosferici degli ultimi mesi: la ghiacciata durante l'inverno e la siccità che ha contraddistinto i mesi estivi. Ciò ha rafforzato un fenomeno già presente, che è quello dello sfruttamento dei lavoratori inquadrati nel sistema degli appalti agricoli». Gli sfruttati della terra vengono "assunti" con contratti a chiamata che rimangono sulla carta o addirittura a nero, senza nessun tipo di accordo scritto. Sono in molti casi stranieri, lavoratori disposti a tutto pur di poter portare a casa uno stipendio misero. «Uno degli ultimi casi che ci hanno segnalato riguarda un lavoratore straniero che è stato assunto a gennaio da una ditta di Montelupo intestata ad un suo connazionale - continua Baccanelli - per lavorare nei campi. 

Da allora questo lavoratore non ha mai ricevuto uno busta paga, ma è stato pagato a nero sulla base di un accordo verbale. E come lui altre dieci-quindici persone chiamate a prestare lavoro quando c'era bisogno. Ovviamente più sei disperato e più rischi di finire in queste dinamiche. A Prato è emerso addirittura il coinvolgimento di profughi ospitati nei centri, che risultano ancora meno tutelati da questo punto di vista. E, alla luce di ciò, il rischio che si verifichino fenomeni simili nell'Empolese Valdelsa esiste. A monte ci sono piccole aziende, la principale tipologia in un settore che conta centinaia di realtà poche delle quali strutturate, che per risparmiare affidano parte del lavoro nei campi a ditte terziste che propongono pacchetti a prezzi stracciati». Cosa ci sta dietro preferiscono non domandarselo, basta che alla fine dei giochi venga presentata loro una fattura. Tuttavia, con l'approvazione della legge sul caporalato che richiama la responsabilità in solido delle aziende, a rischiare sono anche i titolari delle attività agricole.

 «Non sempre è facile smascherare l'illegalità delle ditte terziste - prosegue - ma di sicuro il primo segnale arriva dai prezzi stracciati a cui sviene proposto il lavoro. Più il costo da sostenere è basso più aumenta il rischio che a rimetterci siano i lavoratori e i loro diritti. Ovviamente stiamo parlando solo di una parte delle centinaia di aziende del settore. Purtroppo questo comportamento danneggia proprio quella parte produttiva sana, che fa sacrifici e si ingegna per produrre in maniera equa e legale».

Elenchi di prenotazione per combattere l'illegalità

dal Tirreno 31 Agosto 2017

Lo sfruttamento dei lavoratori agricoli emerge con forza nel periodo di presentazione delle richieste di disoccupazione agricola, un incentivo al reddito importante per i lavoratori stagionali del settore. Le richieste possono essere effettuate rivolgendosi ai centri specializzati o direttamente ai sindacati tra l'inizio di gennaio e la fine di marzo di ogni anno. Per aggiudicarsi l'integrazione c'è bisogno di un numero minimo di giornate lavorate e, se raggiunte, l'importo cresce all'aumentare del periodo di lavoro regolarmente denunciato. In questa sede emergono molte delle irregolarità giocate a danno dei lavoratori, ai quali spesso non vengono segnate tutte le giornate di lavoro dalle ditte appaltatrici. Per questo motivo molti non possono accedere alla disoccupazione o sono costretti a riscuotere un'indennità minore. 

EMPOLI Non solo una legge a livello nazionale, ma anche un protocollo sottoscritto in Regione da istituzioni, imprese e sindacati. Il fenomeno dello sfruttamento del caporalato è sempre più al centro dell'attenzione di tutti.In particolare nel protocollo regionale, stipulato nell'ottobre scorso, sono previste misure concrete di contrasto all'illegalità. La prima azione proposta nell'intesa è l'attivazione, da parte dei centri per l'impiego territoriali, di specifici elenchi di prenotazione per il settore agricolo. In questi elenchi possono confluire volontariamente tutti i lavoratori disponibili alle assunzioni o riassunzioni nelle aziende agricole. L'iscrizione avviene anche online: i lavoratori devono compilare un modulo, allegare il proprio curriculum specificando i comuni nei quali sono disposti a lavorare.Mentre le aziende che ricercano personale possono rivolgersi direttamente ai centri per l'impiego che pubblicheranno l'offerta e presenteranno in tempi ristretti una rosa di candidati con i requisiti richiesti. 

A gestire l'incontro tra domanda e offerta saranno, dunque, i centri stessi al fine di garantire efficienza e trasparenza, ma anche il controllo dei rapporti di lavoro e la garanzia del rispetto dei diritti dei lavoratori e della regolarità contrattuale e contributiva. «Quella messa in campo dalla Regione - spiega Francesco Baccanelli della Flai Cgil - con l'accordo della Direzione interregionale del lavoro, dell'Inps, dell'Inail, dei sindacati e delle associazioni datoriali è una misura importante. Tuttavia, è necessario che questo canale venga incentivato ancora di più affinché lo sfruttamento in agricoltura, attraverso caporalato e appalti a terzisti, venga finalmente sradicato». (m.p.)

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Il Chianti, il caporalato, la lettera al ministro Martina per i 2 referendum sul lavoro: la nota di Cgil e Flai

“Dietro la bella cartolina del Chianti: i lavoratori, lo sfruttamento e la legalità da far rispettare, le eccellenze, le misure anticaporalato”: la nota di Cgil Chianti e Flai Cgil, che ieri a Tavarnelle hanno consegnato al ministro Martina una lettera che chiede al Governo la data per i due referendum del sindacato su voucher e appalti

La provincia di Firenze è un territorio dove ci sono circa 1000 aziende agricole con circa 9000 addetti di cui il 90% sono lavoratori stagionali, un settore frammentato a prevalenza vitivinicolo. Addetti e lavoratori che contribuiscono a produrre le cosiddette eccellenze del Chianti e alla valorizzazione del Made in Italy in tutto il mondo.

Eppure non è tutto bello quel che si vede: esiste il fenomeno dello sfruttamento, delle esternalizzazioni, degli appalti a corpo a prezzi stracciati, delle intermediazione di mano d’opera, di creazioni di aziende ad hoc per effettuare la prestazioni con prestanome spesso extracomunitari “inconsapevoli” di cosa vuol dire essere un prestanome. Di questo ieri sera a Tavarnelle in presenza del ministro dell’agricoltura Martina si è parlato, di questo abbiamo voluto parlare come CGIL e FLAI CGIL, di un mondo e di lavoratori che sono gli ultimi in una società “distratta” ma in prima fila nella produzione del pregiato vino del Chianti e non solo. Pur essendo in presenza nel territorio di gran parte di aziende che agiscono nella legalità rispettando i CCNL e i diritti dei lavoratori, le stesse subiscono la concorrenza sleale a causa delle mele marce che mettono a serio repentaglio il settore e la qualità del prodotto con l’abbassamento del costo del lavoro, fino al vero e proprio sfruttamento dei lavoratori.

È necessario invertire questa tendenza con un percorso serio, partendo dal riconoscimento dei diritti dei lavoratori dell’applicazione dei CCNL, da reti di impresa costituita dalla parte sana di questo settore che rilanci l'export, perché siamo convinti che si può fare del lavoro agricolo un lavoro di qualità con relativa valorizzazione del territorio. La nuova legge sul caporalato , L.199/16, il protocollo regionale firmato il 25/10/16 da Regione Toscana, Ministero del lavoro, INAIL, INPS, associazioni datoriali le OO.SS sono leggi di civiltà che inaspriscono le pene per aziende e caporali e la confisca dei beni rendono più trasparente il rapporto di lavoro, la raccolta dati e il monitoraggio, il sistema premiante e i fondi europei, le semplificazioni amministrative ed altro ancora. Le premesse ci sono tutte per combattere un male tremendo come quello dello sfruttamento dei lavoratori e del territorio.

La CGIL di Firenze ieri, in quella occasione, ha consegnato ieri al Ministro Martina una lettera di sollecito affinché il Governo provveda prima possibile a fissare la data dei Referendum popolari promossi dalla CGIL, per l'abolizione dei Voucher e per la responsabilità solidale negli appalti per stessi diritti e stesse tutele per tutti i lavoratori. Referendum i cui contenuti costituiscono elementi di dignità per i lavoratori e restituiscono il valore al lavoro.

Firmato: CGIL CHIANTI, FLAI CGIL

Notizia del: gio 09 mar, 2017

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