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altri articoli 2016

Cgil Cisl Uil categoria: Grande preoccupazione per il personale dei centri per l'impiego

Il comunicato dei sindacati toscani della Funzione Pubblica di Cgil, Cisl e Uil dopo l’incontro con la Regione Toscana sui contenuti della Legge di bilancio: “Pronti a tutte le forme di mobilitazione.”

Nel corso dell’incontro fra CGIL, CISL e UIL Funzioni Pubbliche e gli Assessori Bugli e Grieco, per discutere delle norme contenute nella Legge di Bilancio dello Stato per il 2018 in merito al futuro dei Centri per l’impiego, le parti esprimono preoccupazione per la discussione in corso in Commissione Bilancio sugli emendamenti che riguardano la stabilizzazione e il trasferimento del personale, nonché delle risorse per l’attività futura dei Centri per l’impiego.
I Centri per l’impiego vivono da troppo tempo una situazione di incertezza che, se non affrontata e risolta, rischia di avere ricadute sulla qualità e quantità dei servizi erogati.

Invitano il Parlamento a farsi carico di disciplinare con chiarezza la fase transitoria relativa al trasferimento del personale e delle risorse, nonché alla proroga e al percorso di stabilizzazione dei contratti di lavoro a tempo determinato in scadenza al 31 dicembre 2017.
La Regione Toscana, capofila della Conferenza delle regioni in Commissione lavoro, ha promosso una serie di emendamenti volti al superamento delle criticità richiamate.

Le organizzazioni sindacali si riservano, qualora i contenuti normativi non garantiscano i passaggi necessari a tutelare l’attività dei Centri per l’impiego, di attivare tutte le forme di mobilitazione, a partire dall’assemblea del 20 dicembre prossimo.
A seguito dell’approvazione da parte del Parlamento della Legge di Bilancio 2018, le parti si impegnano a riconvocarsi per valutarne i contenuti e definire i percorsi futuri su servizi e lavoratori.

Notizia del: lun 18 dic, 2017

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Stagionali o occasionali 

Si ingrossa l’esercito dei sottopagati

Stipendi da fame, pochi diritti e zero alternative

Monica Pieraccini da la Nazione 13 Dicembre 2017

FIRENZE DA GENNAIO a settembre di quest’anno sono state quasi 46mila le assunzioni stagionali in Toscana. Oltre 240mila i lavoratori che hanno conquistato un contratto a termine, contro i 58mila assunti a tempo indeterminato. Un mercato del lavoro sempre più precario, dice il focus Ires-Cgil Toscana, dove giovani e meno giovani faticano a trovare un’occupazione e, quando ce l’hanno, non arrivano ad uno stipendio dignitoso. Lavori per poche ore la settimana, lavori che durano due giorni o un mese, lavori con una paga oraria non rapportata al costo della vita. I contratti nazionali sono spesso scaduti da anni, altrettanto spesso vengono aggirati. Così, anche quando il lavoro c’è, è sottopagato. Badanti, facchini, camerieri, operai agricoli, lavoratori delle cooperative hanno retribuzioni minime orarie che vanno dai 4,57 euro lordi delle colf agli 11,20 euro dei baristi. 

ED ECCOLI i lavori con le paghe più basse. Al primo posto ci sono i postini privati. Si consegnano pacchi e lettere a 4 euro l’ora. Il caso toscano è quello della Nexive, contro cui la Uil Toscana ha aperto una vertenza: lavorano otto ore, gliene pagano quattro. E devono pure usare il proprio ciclomotore. 

STESSA paga oraria ce l’hanno gli autisti. Quelli messi peggio sono i camionisti dell’Est, il cui stipendio arriva a stento a 1.000 euro il mese. Non va meglio ai braccianti. Gli operai agricoli sono retribuiti con 4,50 euro l’ora, per un lavoro che si svolge sotto il sole o la pioggia, dalla mattina presto fino a sera, e che dura pochi mesi, uno o due al massimo quando si tratta di vendemmia o raccolta delle olive. Un lavoro faticoso, che si trovano a fare i migranti, ma anche i toscani che hanno perso il lavoro e sono obbligati a racimolare qualche soldo per campare la famiglia. Non se la passano bene nemmeno i fattorini in bicicletta: 5,60 euro l’ora. 

NON A CASO protestano in tutta Italia i riders di Foodora, che consegnano pietanze a domicilio, spesso a cottimo. Tra i più sottopagati ci sono anche i camerieri a chiamata: 6 euro l’ora per servire a matrimoni, anniversari, feste di laurea, che si svolgono in gran parte durante i fine settimana e nei festivi. Vita dura per fattorini e magazzinieri, che lavorano per 6 euro l’ora. Si sale per i lavapiatti, che, se non vengono pagati con i buoni pasto – come accade anche in Toscana – sono retribuiti con 6,50 euro l’ora. 

COLF E BADANTI costano 6,70 euro, anche se in questo mondo variegato si possono trovare retribuzioni più basse, specie per chi non alloggia presso il domicilio dell’assistito. TRA i 7 e gli 8 euro l’ora al massimo vale l’opera degli addetti alle pulizie e degli educatori delle scuole che lavorano per cooperative in subappalto. Mestieri da schiavi, che non prevedono ferie né straordinari, che non fanno distinzione di sesso, età o grado di istruzione. Poco importa se il contratto è di quattro ore mensili e l’addetta alle pulizie è una donna con figlio a carico. 

IN TOSCANA uno dei settori in cui il lavoro è più sottopagato è quello alberghiero e ricettivo. Dove, anziché il contratto nazionale del turismo, spesso si applica quello multiservizi e delle cooperative sociali, facendo scendere la paga oraria. 

NON SOLO LUCI E SORRISI

Hostess delle Feste Dieci ore in piedi per pochi spiccioli

FIRENZE AAA CERCASI Babbo Natale, gradita barba, lavoro per tre giorni, dalle 10 alle 18, pagamento a fine prestazione. E’ una delle tante offerte di lavoro pubblicate sui vari portali web. Arriva il Natale ed arrivano anche i lavori più precari: pochi giorni, paga bassissima, spesso nessuna copertura assicurativa. Ci sono i figuranti per i vari villaggi e animazioni natalizie. Elfi, renne, Babbi Natale, appunto, ma anche uomini-sandwich che pubblicizzano un negozio o un prodotto. Si sono visti qualche volta nella Piana, in zona Calenzano, e si vedono davanti ai centri commerciali, per esempio vicino ai Gigli di Campi Bisenzio. Dove non molte settimane fa, sopra le rotonde e gli spartitraffico, ci si poteva imbattere in tanti «Uomo Ragno» che salutavano gli automobilisti pubblicizzando un negozio di scarpe.

Lavori con i quali si guadagna poco e si perde in dignità. Chi si presta a fare Spiderman per strada, di fronte al centro commerciale, non ne va fiero, probabilmente. Se la paga è troppo bassa o non ha copertura assicurativa non denuncia, ma accetta e per questo ci vorrebbe un supereroe per salvarlo. Nemmeno i sindacati riescono a intervenire. 

Su Facebook esiste una pagina, «Lavoro anomalo», dove qualche coraggioso scrive, magari quando non viene pagato. Ma in generale, è un mondo ancora poco inesplorato, fatto di studenti, che fanno questi lavori per arrotondare, ma anche di disoccupati, padri e madri di famiglia che non sanno dove sbattere la testa per pagare l’affitto o la retta per il nido. Ed ecco che vanno bene anche il travestimento da Spiderman o la paga da 4 euro l’ora o da 50 euro per una giornata in un centro commerciale. 

«Ci sono aziende serie, che si muovono secondo contratti regolari, poi però purtroppo c’è la giungla», commenta Margherita Bernardi, responsabile del servizio orientamento lavoro della Cgil di Firenze. «L’idea di fondo è che chi è disoccupato debba accettare qualsiasi cosa. E in questo ‘qualsiasi cosa’ ci sta dentro proprio tutto: la paga bassissima, le condizioni di lavoro inaccettabili e perfino le molestie sessuali». I più bistrattati sotto l’albero di Natale sono i promoter. Hostess e steward che vengono chiamati durante i fine settimana di dicembre, lavorano una giornata o due, per 4-5 euro l’ora, stanno in piedi per 8-10 ore, poi vengono scaricati e spesso, anziché a 30 giorni, sono pagati a 60, 90 giorni e oltre. Monica Pieraccini

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E' boom del lavoro interinale in somministrazione a Firenze, l'allarme e la riflessione di Nidil Cgil

Boom dei lavoratori interinali in somministrazione a Firenze (+26%), aumenta anche la loro età (gli over 40 sono il doppio dei giovani): ecco tutti i numeri. Nidil Cgil: “La somministrazione si sposta verso la piccola impresa ed è passata - da parziale strumento di ingresso nel mondo del lavoro per i giovani alla prima occupazione - a strumento di ricollocazione di chi durante la crisi il lavoro lo ha perso. In generale, questa ripresa genera occupazione precaria, anche perché le missioni di lavoro sono nella maggior parte dei casi brevissime”

Osservando l'andamento della somministrazione a Firenze nel II trimestre 2017 (fonte Ebitemp, l’Ente bilaterale della somministrazione), il primo elemento che salta agli occhi è la prosecuzione del forte aumento di occupati somministrati nel corso dell'ultimo anno. Se nel primo trimestre 2017 si è registrato un aumento ben oltre il 20% rispetto allo stesso periodo del 2016, nel secondo trimestre si è passati dai 7.419 occupati del 2016 ai 9.393 del 2017, con un aumento del 26,6%. I nuovi assunti sono invece raddoppiati passando dai 318 del secondo trimestre 2016 ai 615 del secondo trimestre 2017. Aumenti che non hanno pari negli ultimi dieci anni.

Somministrazione: confronto tra il II trimestre 2016 e il II trimestre 2017

La crescita è pressoché generalizzata e senza distinzione di dimensioni aziendali. I somministrati nelle aziende con oltre 250 dipendenti sono 2.463 (in aumento del 16% rispetto al secondo trimestre 2016). Crescono in modo ancor più deciso nelle piccolissime imprese. Sono 465 i somministrati in aziende con un solo dipendente (con un aumento del 62%). Più in generale i somministrati in aziende sotto i 15 dipendenti sono 2.624.
Il settore dove la somministrazione è più usata continua ad essere quello dell'informatica e del servizio alle imprese (1.292 somministrati), seguito dall'industria conciaria (1.046) e da quella dei metalli (963). Non è però in questi settori che si registra l'aumento percentuale più significativo. Il balzo più marcato si registra infatti nella sanità e assistenza sociale dove si passa da 459 somministrati a 678 (+47,7%), nei settori della chimica e della gomma (+47,2%), nei trasporti (+46%) e nel tessile (+44,5%). Gli unici settori a non registrare aumenti sono le costruzioni (addirittura in calo), l'industria alimentare e il commercio (entrambe invariate). Infine per quanto riguarda l'età, la somministrazione si conferma una tipologia di assunzione rivolta in primo luogo a chi è stato espulso dal mercato del lavoro. Il 37,7% dei somministrati ha infatti più di 40 anni, mentre gli under 25 sono solo il 15,5% (dato stabile rispetto allo scorso anno).

Somministrazione: confronto tra il II trimestre 2008 e il II trimestre 2017

Gli anni di crisi che abbiamo attraversato hanno modificato profondamente l'utilizzo della somministrazione in provincia di Firenze e il raffronto col secondo trimestre del 2008 ci aiuta a capirlo. All'inizio della crisi i somministrati in aziende con oltre 250 dipendenti erano un terzo del totale (32,8%), mentre i somministrati in aziende con meno di 15 dipendenti erano soltanto il 19,1%. Nel 2017 i dipendenti somministrati delle piccole aziende hanno superato quelli delle grandi. L'età di questi lavoratori è notevolmente cresciuta. Nel 2008 i dipendenti sotto i 25 anni e quelli sopra i 40 anni si equivalevano, oggi, come abbiamo visto, i somministrati sopra i 40 anni sono ben oltre il doppio dei giovani. Sono in parte cambiati anche i settori di maggior impiego della somministrazione. Se l'informatica e i servizi alle imprese continua ad essere il settore “principe” della somministrazione nel 2008 il commercio (all'ingrosso e al dettaglio) impiegava il 14,1% della somministrazione totale. Oggi ne impiega solo il 5,2%. Le costruzioni ne impiegavano il 5,4% ed oggi solo il 2,9%. All'opposto è cresciuto l'utilizzo in gran parte dei settori industriali. L'industria tessile e conciaria è passata dal 9% al 15,1%, quella metalmeccanica dal 10,8% al 13,4%. Ma soprattutto è cresciuta nell'istruzione e nei servizi alla persona. Nell'istruzione in particolare si passa da 30 somministrati a 329. Cioè dallo 0,5% al 3,5%. Nella sanità dal 2,8% al 7,2% e nei servizi pubblici dal 3,3% al 5,8%.

Parziali conclusioni

Presi da soli questi dati non sono certo esaustivi, perché andranno comparati con l'andamento occupazionale dei vari settori per capire come si è modificata l'incidenza della somministrazione sul totale dei lavoratori. In ogni caso, pur rimanendo limitata, appare plausibile che su base provinciale tale incidenza sia in deciso aumento, come rilevato anche dall'Istat per l'anno 2016 e che la somministrazione stia facendo da traino agli avviamenti al lavoro.
Alcuni analisti considerano l'aumento di lavoratori in somministrazione l'anticipazione di un aumento generale dell'occupazione. Speriamo sia vero, quel che è certo è che a fronte di una certa ripresa economica, anche guardando i dati della somministrazione, ad aumentare per ora è soprattutto l'occupazione precaria. È importante evidenziare infatti che, secondo i dati del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, i contratti di somministrazione sono generalmente molto brevi: nel 74,8% dei casi non superano i 30 giorni effettivi di lavoro e, in particolare, il 28,5% ha una durata di appena un giorno. Non si può infine sottovalutare come la crisi abbia cambiato l'utilizzo dei somministrati. Si evidenziano due dati. La somministrazione è passata da parziale strumento di ingresso nel mondo del lavoro per i giovani in cerca di prima occupazione, a strumento di ricollocazione di lavoratori che durante la crisi il lavoro lo hanno perso. Il secondo dato è che la somministrazione si sposta notevolmente verso la piccola e piccolissima impresa, rendendo il governo e il controllo del suo utilizzo ancor più complicato, soprattutto in mancanza di quei vincoli che nel tempo sono stati cancellati dal legislatore.

Firmato: Nidil Cgil Firenze

Notizia del: gio 23 nov, 2017

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L’OTTIMISMO DI UNIONCAMERE 59MILA POSTI DI LAVORO. LA CGIL: «VERIFICHIAMO»

Boccata d’ossigeno, c’è una valanga di assunzioni

mo.pi. da la Nazione 1 Settembre 2017

FIRENZE CRESCE la fiducia degli imprenditori toscani che tra agosto e ottobre prevedono oltre 59mila assunzioni, di cui l’84% con contratto di lavoro da dipendente. Il dato emerge dal sistema Excelsior di Unioncamere, che già nel trimestre precedente registrava un quadro ottimistico, con 63mila nuove opportunità di lavoro. Cifre importanti, in crescita rispetto alle previsioni dei primi mesi 2017 e confortate anche dai dati sull’osservatorio del precariato dell’Inps, che indica 195mila assunzioni in Toscana nei primi cinque mesi del 2017. Non sempre, però, le intenzioni di assumere si traducono in nuovi contratti, specie a tempo indeterminato. Alcune figure, ad esempio, risultano introvabili. Le imprese toscane lamentano difficoltà a reperire dirigenti e direttori, tecnici, farmacisti, biologi, progettisti, ingegneri, operai metalmeccanici e operatori della cura estetica. 

C’è poi il fatto che, soprattutto i piccoli imprenditori, pur avendo ottenuto nuovi ordini, preferiscono non fare passi avventati e quindi rinviare le assunzioni di qualche mese o assumere con contratti a termine o stagionali. SENZA DUBBIO, però, i dati confermano il clima di maggiore fiducia degli imprenditori toscani, soprattutto quelli del settore industria e public utilities, che dovrebbero assorbire il 30% delle nuove assunzioni. «Conforta, soprattutto, in termini di novità – commenta il presidente di Unioncamere Toscana, Andrea Sereni – la crescita delle potenzialità occupazionali in alcuni settori dell’industria che mettono a frutto concreti segnali di ripresa. Note positive anche per l’occupazione femminile e ci attendiamo un impulso maggiore per l’occupazione giovanile». 

Non mancano le ombre. «LA PRUDENZA è d’obbligo – afferma la segretaria generale Cgil Toscana, Dalida Angelini – perché bisogna vedere se le previsioni si tramutano in realtà e soprattutto, a consuntivo, occorrerà vedere, a fronte di quelle assunzioni, quante saranno le cessazioni. Oltre alla quantità dell’occupazione siamo molto interessati alla qualità. I numeri dicono che crescono i contratti a tempo determinato, calano quelli a tempo indeterminato e che il lavoro malpagato e senza diritti per molti è prassi». 

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Cgil Cisl Uil Toscana: boccata d'ossigeno per dipendenti di ditte artigiane in crisi.

Sbloccato il Fondo di Solidarietà Bilaterale per l’Artigianato (FSBA). Ebret Toscana (ente bilaterale dell’artigianato) è ora nelle condizioni di procedere all’istruttoria delle domande di integrazione salariale arrivate e giacenti e a quelle che arriveranno.

A seguito dell'avvio delle procedure informatiche e amministrative a livello nazionale è stata approvata la convenzione che sblocca il fondo di solidarietà per i dipendenti in cig e in solidarietà di ditte artigiane.

Ebret Toscana (ente bilaterale dell’artigianato) è ora nelle condizioni di procedere all’istruttoria delle domande di integrazione salariale arrivate e giacenti e a quelle che arriveranno.

Parte quindi un percorso di concreta integrazione salariale in costanza di rapporto anche per i lavoratori artigiani della Toscana a condizione che:
1) l'azienda dove lavorano deve essere iscritta ed in regola con i versamenti all'Ebret
2) sia stato sottoscritto l'accordo sindacale territoriale tra le parti e che lo stesso sia stato inserito dal consulente o dalle organizzazioni di rappresentanza delle controparti nel sistema informatico di FSBA.

In presenza di questi parametri, a partire da oggi, l'ente bilaterale toscano dopo aver controllato la correttezza delle domande le invierà al fondo chiedendo allo stesso stesso di metterle in pagamento e consentirne la liquidazione attraverso le aziende.

Cgil,Cisl e Uil Toscana esprimono un giudizio positivo sul raggiungimento di questo obiettivo ed auspicano che il sistema sia sempre più funzionale ed efficace.

Notizia del: mar 18 lug, 2017

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Oggi via ai nuovi voucher, la Filcams Cgil Firenze: "Aumentano le strade della precarizzazione"

Oggi via ai nuovi voucher (e restano quelli “vecchi”), la Filcams Cgil Firenze: “Le strade della precarizzazione raddoppiano”. La replica a Confesercenti e al segretario toscano del Pd Parrini: “I buoni lavoro non sono lo strumento giusto, averli reintrodotti è stato uno schiaffo alla democrazia. Si applichino i Contratti nazionali e non la precarietà. Il nero si combatte con la legalità”

Oggi scatta il via libera ai “Presto”, i nuovi voucher per famiglie e imprese. I datori di lavoro potranno acquistare le prestazioni di lavoro occasionale secondo due nuove forme contrattuali: il libretto Famiglia e il contratto di prestazione occasionale. Sia i datori di lavoro che i lavoratori, per usarli, dovranno registrarsi sulla piattaforma dell'Inps.

Oltre a questa forma, chi aveva comprato i “vecchi” voucher prima della loro abolizione potrà usarli fino alla fine dell’anno: insomma, “le strade della precarizzazione raddoppiano”, dice la Filcams Cgil Firenze. Che spiega: “Abbiamo appreso dai giornali che la reintroduzione nel commercio e nel turismo dei voucher è salutata positivamente come strumento utile a questi settori e contro il lavoro nero: questo è quanto emerso in un incontro, nei giorni scorsi, tra Confesercenti e il segretario regionale del Pd Parrini nell'empolese. La Filcams Cgil di Firenze sostiene che il lavoro nero si combatte con la legge poiché è illegale e non coi voucher. I voucher sono uno strumento di precarietà perché non contemplano le ferie, la malattia e neanche tredicesima e quattordicesima. Non esistono lavoretti, ma lavori che debbono essere regolati dai contratti collettivi nazionali di lavoro e sostanziati da diritti”.

Conclude la Filcams Cgil Firenze: “Diciamo a Confesercenti di applicare i contratti di lavoro e non i voucher, e che si rinnovi il Contratto nazionale del turismo. Sui voucher diciamo al segretario del Pd Parrini che averli reintrodotti è stato uno schiaffo alla democrazia, prendendo in giro milioni di persone che avevano firmato e volevano votare”.

Notizia del: lun 10 lug, 2017

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Ti assumo, però in affitto
(e il tabù dei sindacati cade)

Nel ‘97 era considerato il male assoluto, adesso è un segnale di ripresa del mercato. Il lavoro interinale in Toscana cresce più che nel resto d’Italia, negli ultimi due anni è aumentato del 25 per cento. Finendo per vincere anche le resistenze di Cgil e Cisl

di Giorgio Bernardini sul Corriere della Sera 15 Maggio 2017

Vent’anni fa, quando sono nati, erano considerati contratti di serie B. Oggi sono divenuti il segnale di una ripresa economica possibile e un percorso che le grandi aziende compiono sempre più spesso, specie nel settore farmaceutico, commerciale e manifatturiero. Il cosiddetto «lavoro in affitto» — quello per cui un lavoratore stipula un contratto con un’agenzia che a sua volta lo colloca in un’impresa — in Toscana aumenta più che nel resto del Paese: negli ultimi due anni gli avviamenti sono cresciuti del 25 per cento, mentre negli ultimi 12 mesi il numero di nuovi contratti di lavoro per somministrazione — questo il nome formale con cui la Legge Biagi ha sostituito la precedente dicitura «lavoro interinale» — cresce a doppia cifra (più 12 per cento), scavalcando di tre punti percentuali la media nazionale.

I motivi di questa esplosione sono numerosi e alcuni di questi paiono contenere aspettative positive per l’andamento complessivo del mercato del lavoro. Un dato su tutti certifica l’importanza crescente del lavoro in affitto: oggi, in Toscana, un avviamento al lavoro su cinque avviene con questo tipo di contratti. Nel 2016 sono stati firmati 125 mila nuovi contratti di somministrazione, oltre il doppio di quelli registrati all’inizio della crisi economica — erano circa 58 mila nel 2009. Guardando agli anni più recenti, tra i contratti di lavoro dipendente il lavoro somministrato è quello che ha avuto la dinamica di maggiore crescita rispetto alle altre tipologie. «Abbiamo notato il dinamismo di questi contratti negli ultimi tempi: sono aumentati su tutto il territorio regionale e sta crescendo anche il numero di contratti a tempo indeterminato che le agenzie stipulano con i lavoratori», spiega Erika Caparrin, segretario regionale Felsa, il settore della Cisl che si occupa di contratti atipici. «La cosa che più salta all’occhio è come questo tipo di assunzioni siano entrate nel meccanismo delle grandi aziende. Il lavoro somministrato è utilizzato prevalentemente per quelle figure professionali ricollocabili, c’è da considerare il fatto che le aziende hanno sempre più spesso commesse a breve termine e quello del lavoro in affitto è divenuto uno strumento ideale per far fronte a questo andamento del mercato». Molti operatori economici confermano come negli anni si sia potuto apprezzare il fatto che la crescita di questo tipo di contratto sia in qualche modo anticipatrice di tendenze economiche di ripresa.

Sull’impennata del 2016 ha influito certamente anche il ridursi della decontribuzione per chi assumeva a tempo indeterminato — cioè la fine degli incentivi previsti dal Jobs act — ma guardando al presente si può immaginare che l’incremento sia destinato a stabilizzarsi, dato che anche lo strumento del voucher è stato messo da parte.

l lavoratore in affitto gode oggi della maggior parte dei diritti e dei benefici economici dei colleghi che lavorano nella stessa azienda ma ne sono dipendenti diretti: parità di busta paga, scatti di anzianità, rimborsi per ticket sanitari, sostegno alla mobilità sul territorio, accesso al credito, sconti sull’acquisto di libri per figli dei lavoratori e ferie. Il rinnovo del contratto collettivo nazionale, che è previsto per il prossimo autunno, mira ad ampliare ancora di più queste garanzie. Prendendo come riferimento l’anno in cui si fa iniziare la crisi economica globale — dunque il 2009 — si può inoltre riscontrare come in questo lasso di tempo siano numerosi i territori toscani che hanno visto crescere il lavoro somministrato a doppia cifra: Livorno (più 17 per cento), San Miniato (più 18 per cento) e Montevarchi (più 10 per cento) sono esempi fattivi della scalata di questo strumento, complici anche le crisi industriali che hanno notevolmente ampliato la platea di chi offre il propri lavoro.

Nicola Sciclone, dirigente dell’Istituto regionale per la programmazione economica della Toscana (Irpet) spiega che il lavoro in affitto è utilizzato «molto di più nella manifattura rispetto ai servizi, con picchi significativi nell’industria conciaria». Il ricercatore chiarisce poi i motivi per cui il lavoro per somministrazione sia molto apprezzato dalle industrie farmaceutiche: «L’agenzia di lavoro interinale gestisce una fase fondamentale per chi ha bisogno di dipendenti, ovvero la ricerca». Un aspetto non banale e costoso in termini di energie, per cui le aziende del settore preferiscono delegare. «La somministrazione — conclude Sciclone — sta sostituendo altro lavoro flessibile, tuttavia non mi sbilancerei sulle possibilità che questo trend sia anticipatore di una ripresa economica generale». 

Più ottimista la responsabile Cgil del mercato del lavoro Monica Stelloni, che descrive la parabola di una prospettiva mutata profondamente negli ultimi vent’anni: «Nel 1997, quando nacque il lavoro interinale, veniva visto da noi sindacati come uno fra i mali peggiori. Oggi però il mercato è cambiato molto e questa è divenuta per i lavoratori una tra le opzioni più consistenti. Nonostante il lavoratore in affitto costi leggermente di più di un semplice lavoratore dipendente — continua Stelloni — le aziende lo scelgono sempre di più: il lavoro in somministrazione permette alle imprese di provare, in qualche modo, il lavoratore che viene assegnato loro. Non sono rari i casi in cui dopo questo periodo l’azienda sceglie di assumere direttamente il dipendente e questo, nella fase attuale, non è affatto negativo. Il lavoro somministrato è un segnale anticipatore, che ci conferma che una prospettiva di crescita dell’occupazione c’è».

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Scuola e lavoro, il matrimonio funziona

Doppio accordo sull'apprendistato

Il sistema "duale" toscano dà i primi frutti. Presto un bando da tre milioni

Li.Cia. su la Nazione 1 Marzo 2017

LAVORO e formazione si avvicinano, in Toscana, grazie ai nuovi percorsi in apprendistato. Per i giovani che studiano e che vogliono nel frattempo lavorare e formarsi anche a livello professionale la giunta regionale ha promosso un’intesa con le parti sociali, gli atenei e l’Ufficio scolastico regionale, grazie alla quale si individuano le modalità per costruire i nuovi percorsi di apprendistato (di primo e terzo livello) introdotti con il Job Act. Il protocollo riguarda il cosiddetto ‘sistema duale’ ed è stato firmato ieri, dalla vicepresidente Monica Barni e dall’assessore Cristina Grieco per la Regione Toscana, dalle parti sociali regionali (Cgil, Cisl, Uil, Confindustria, Confartigianato, Cna, Confcommercio, Legacoop, Confcooperative, Coldiretti e Confesercenti), dall’Ufficio scolastico regionale, dalle Università di Firenze, Pisa e Siena, da quella per stranieri di Siena, dalla Scuola superiore Sant’Anna, dalla Normale di Pisa e dall’Imt Alti Studi di Lucca.

L’APPRENDISTATO di primo livello consente di assumere giovani dai 15 ai 25 anni non compiuti, quello di terzo livello è finalizzato a conseguire un titolo universitario o di alta formazione e riguarda ragazzi tra 18 e 29 anni. Non rientra nel sistema duale l’apprendistato di secondo livello, che è quello più ‘classico’ e conosciuto. «Rispetto alla norma nazionale – ha detto la vicepresidente Barni – ci sono alcune peculiarità. Abbiamo ad esempio scelto che l’apprendistato di terzo livello si possa attivare solo nell’ultimo anno di corso e cioè dopo aver raggiunto 120 crediti». «Viviamo oggi in Italia due problemi – ha commentato l’assessore Grieco – una disoccupazione giovanile alta e un periodo lungo di transizione dalla scuola al lavoro. I due protocolli firmati, quello sull’apprendistato ma anche quello sull’alternanza tra scuola e lavoro, ci aiuteranno ad affrontarli». Il secondo accordo prevede appunto il rafforzamento della collaborazione fra i vari protagonisti della scuola, del lavoro e delle istituzioni. In arrivo anche un bando da 2,8 milioni per finanziare interventi di sostegno all’alternanza, inserito tra le le misure del progetto Giovanisì.

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Il lamento degli orfani della mobilità 
Al suo posto la Naspi, meno ‘ricca’ 

Luschi, Cgil: "Dall'inizio dell'anno rivoluzione per chi perde il posto"

di BRUNO BERTI su la Nazione 21 Gennaio 2017

LA MOBILITÀ, quello strumento di protezione sociale, o ‘ammortizzatore sociale’, dall’inizio dell’anno è scomparso dal radar di sindacati e imprese ma soprattutto dei lavoratori. Adesso, in caso di licenziamento, si passa subito alla Naspi (quella che era la vecchia disoccupazione) senza passare dalla mobilità, più ‘ricca’ e più lunga nei tempi.

«Purtroppo – dice il coordinatore della Cgil dell’Empolese Valdelsa, Sergio Luschi – le cose stanno così. Ed è un problema serio, perché l’ammortizzatore di cui parliamo permetteva di tenere il lavoratore agganciato all’azienda, nel caso di imprese industriali con oltre 15 addetti e commerciali con più di 50 dipendenti. E il dipendente portava come dote a un’altra impresa, in caso di assunzione, lo sgravio dei contributi previdenziali per un certo periodo. Chi è già in mobilità continuerà ad avere il relativo trattamento ma non avrà le facilitazioni in caso di assunzione». Come si capisce, il sindacato non vede di buon occhio questa novità. «Adesso tutto è più difficile. Nelle imprese il personale, dopo le tante riduzioni di addetti dovute alla crisi, è più giovane, e quindi più lontano dalla pensione, ma anche troppo vecchio, un cinquantenne ad esempio, per trovare un nuovo lavoro. E non si pensi che siano numeri trascurabili. le procedure di mobilità nel 2016 sono state oltre 200». «Di queste 80 solo tra i chimici e i lavoratori della moda – aggiunge Silvia Mozzorecchi della Filctem-Cgil –, mentre nel 2015 ne avevamo avuti circa 100». «La Naspi – sottolinea Luschi – è sì più ampia, nel senso che riguarda i lavoratori indipendentemente dal numero di addetti nell’impresa, ma dà un segnale preciso: hai perso il lavoro e sei fuori».

IN VIA SANZIO parlano di un disagio profondo vissuto dai lavoratori per una politica che è molto lontana, «si potrebbe parlare di distanza siderale dalle loro esigenze. Certo, quando c’è una vertenza i sindaci li vediamo, ci sono, però quella che manca è la politica con la P maiuscola. Si dovrebbe tener conto di chi vive la conseguenze delle scelte fatte a Roma. E non aiuta il fatto che la concertazione sia scomparsa. Il Potere non parla con i corpi intermedi, sindacati e associazioni di categoria: si preferiscono titoli, annunci e slide».

Anche l’artigianato ha seri problemi, tra imprese che non riescono a sopravvivere o che hanno bisogno di diminuire il personale, perché l’ammortizzatore di categoria, l’Ebret, non ha ‘fiato’ economico: «basta per tre mesi, poi si licenzia. E ci sono anche aziende che non hanno i soldi per i contributi da versare per la disoccupazione, che quindi tengono le persone in azienda senza farli lavorare, oppure chiedono al dipendente i soldi da versare all’Inps», diciamo una sorta di tassa per perdere il lavoro.

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Ora l’obbligo di collocamento riguarda anche le piccole imprese

Categorie protette, più facile farsi assumere

di Samuele Bartolini sul Tirreno 17 Gennaio 2017

 Da quest'anno anche le aziende tra i 15 e i 35 dipendenti dovranno rispettare le quote di riserva e assumere un lavoratore disabile. «l provvedimento aprirà un centinaio di nuove assunzioni per i disabili» dice Monica Stelloni di Cgil Toscana. Tempi per l'assunzione: 60 giorni a partire dal 1° gennaio di quest'anno, poi scatteranno le sanzioni. Ma chi sono i destinatari? Cinque i gruppi di lavoratori disabili: a) le persone in età lavorativa affette da minorazioni fisiche, psichiche o sensoriali e i portatori di handicap intellettivo, che comportino una riduzione della capacità lavorativa superiore al 45 per cento, accertata dalle commissioni per il riconoscimento dell'invalidità civile; b) le persone invalide del lavoro con un grado di invalidità superiore al 33 per cento, accertata dall'Inail; c) le persone non vedenti o sordomute; d) le persone invalide di guerra, invalide civili di guerra e invalide per servizio con minorazioni ascritte dalla prima all'ottava categoria di cui alle tabelle annesse al testo unico delle norme in materia di pensioni di guerra; e) lavoratori la cui capacità di lavoro risulti ridotta in modo permanente a causa di infermità o difetto fisico o mentale a meno di un terzo. 

Gli incentivi per le imprese che assumono sono pari al 70 per cento della retribuzione mensile lorda Inps per i lavoratori con una capacità lavorativa superiore al 45 per cento e durano 60 mesi. Gli incentivi si fermano al 35 per cento per i lavoratori con una capacità lavorativa tra il 67 e il 79 per cento, tornano al 70 per cento quando la capacità lavorativa del disabile è superiore al 79 per cento. In questi ultimi due casi, però, durano 36 mesi. Per ottenere gli incentivi l'azienda deve fare la richiesta online tramite il modulo “151-2015" all’interno dell’applicazione “DiResCo - Dichiarazioni di Responsabilità del Contribuente” disponibile sul sito inps.it. 

Ma cosa succede alle aziende se non assumono un disabile entro i 60 giorni? Risponde Monica Stelloni: «Il Jobs Act ha inasprito le sanzioni. Sono passate da 62,76 euro a 153,20 euro per ogni giorno lavorativo di ritardo». Ma rimangono due problemi di fondo. Il primo: la recessione economica. «Tutte le aziende colpite dalla crisi che hanno avviato parte dei loro lavoratori al licenziamento sono esonerate dall'assunzione delle persone appartenenti alle categorie protette» dice Stelloni. Poi c'è un problema di carattere culturale. «Purtroppo le imprese hanno una resistenza storica da superare, spesso vedono l'obbligo di assunzione del disabile come una vessazione. Spesso nemmeno la spiegazione di tutti i vantaggi di cui potranno usufruire dopo l'assunzione le convince a fare il passo decisivo per affermare – chiude Stelloni - la parità dei diritti di tutti i lavoratori, disabili compresi».

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L’Unione non sblocca il protocollo salva appalti

Progetto della Cgil a tutela delle aziende locali contro il massimo ribasso
Ma l’intesa con i Comuni è in stallo a causa della resistenza di alcuni sindaci

di Marco Pagli dal Tirreno 14 Gennaio 2017

Una delle ultime vertenze aperte dal sindacato riguarda una ditta di trasporto che si è aggiudicata l'appalto per il servizio di scuolabus nel Comune di Montelupo. Si tratta della Job is Life, cooperativa sociale con sede ad Isernia, che per il servizio dispone di quattro lavoratori. «La gara risale al 2014 - spiega Giampiero Goti, Filt Cgil - e da allora ci sono sempre stati problemi. Non vengono date garanzie retributive ai dipendenti, che sono tutti part-time e che spesso riscuotono in ritardo. Inoltre, ci sono problemi legati allo svolgimento del servizio, come ad esempio la vetustità dei mezzi e il loro rifornimento. Quello del trasporto scolastico degli stutenti più piccoli è un servizio fondamentale svolto dal Comune e la qualità è garantita solo grazie al senso di rensponsabilità di lavoratori che però non ricevono un trattamento altrettanto responsabile».

EMPOLI Un protocollo sugli appalti per introdurre criteri di garanzia per amministrazioni, imprese e lavoratori. A promuoverlo è la Cgil di zona, che sta dialogando con le istituzioni per arrivare ad un accordo. Sarebbe il primo a livello toscano ad essere introdotto. Al centro del patto ci sono clausole come lo stop al massimo ribasso nelle gare, l'introduzione della responsabilità in solido del soggetto appaltante, la certificazione di legalità delle imprese e la clausola sociale. 

La trattativa, tuttavia, sarebbe al momento in fase di stallo per il mancato accordo tra i sindaci che compongono la giunta dell'Unione dei Comuni e le resistenze di alcuni di loro. Proprio l'ente di piazza della Vittoria dovrebbe essere il più importante soggetto coinvolto, dal momento che i principali appalti pubblici (cioè quelli sopra i 40mila euro di importo) passano proprio dalla stazione unica appaltante costituita dall'Unione. «Siamo di fronte, ormai da anni, ad una completa deregolamentazione del lavoro - attacca Rossano Rossi, segretario della Camera del lavoro di zona e membro della segreteria provinciale con delega agli appalti - nella quasi totalità dei casi questo tipo di problema si verifica negli appalti sia pubblici che privati e spessissimo ad essere coinvolte sono cooperative, che non hanno niente a che vedere con i valori della cooperazione. Ci troviamo di fronte a condizioni di lavoro assurde con orari ottocenteschi, paghe ridicole e diritti inesistenti. D'altronde, ormai siamo arrivati a ribassi sui lavori anche del 40-50%. Come è possibile una cosa del genere? Le risposte sono due: o prima chi vinceva un appalto rubava oppure adesso si fanno gli stessi lavori a metà prezzo facendo ricadere la contrazione dei costi sui lavoratori». Uno degli ultimi esempi in questo senso è la gara per l'affidamento della manutenzione del verde pubblico a Empoli, che è stata concessa con il criterio dell'offerta più conveniente al 41% di ribasso rispetto alla base d'asta. 

Il protocollo che da 3-4 mesi è in discussione tra sindacato e amministratori (tra coloro che appoggiano la proposta c'è anche la sindaca di Empoli e presidente dell'Unione Brenda Barnini) «introduce alcune norme che danno garanzie a tutti gli attori in campo - continua Rossi - Prima di tutto le amministrazioni, che in questo modo avrebbero un bacino di aziende gareggianti più sicuro e serio. Quindi le aziende, specie quelle sane del territorio, che si libererebbero di tanta concorrenza sleale. E infine i lavoratori, che sono i più colpiti nelle gare al ribasso e che in questo modo potrebbero operare in maniera dignitosa e giusta». I capisaldi del protocollo sono quattro. Uno di questi è lo stop al massimo ribasso, che in molti casi è diventato “criterio dell'aggiudicazione in base all'offerta economicamente più favorevole”: le percentuali di sconto sono diventate improponibili, tanto che spesso si perdono mesi per effettuare le normali verifiche sulle ditte e poi accade che la qualità dei servizi è minore. 

Poi c’è la responsabilità in solido del soggetto appaltante e cioè la chiamata in causa di chi affida il lavoro nel caso in cui l'azienda vincitrice della gara non dia le adeguate garanzie ai lavoratori in materia di salari e di diritti. E ancora, la certificazione di legalità per le aziende che partecipano agli appalti, in modo da escludere infiltrazioni di qualsiasi tipo in affari che coinvolgano il pubblico. E infine la clausola sociale, cioè la riassunzione con le stesse previdenze contrattuali dei medesimi lavoratori nel caso di cambio di appalto: si tratta di una clausola che dovrebbe essere prevista per legge, ma che spesso viene disattesa.

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2,6 milioni di voucher venduti a Firenze, la denuncia Cgil. Arriva il camper dei referendum

2 milioni e 657mila voucher a Firenze nel 2016, cifra senza precedenti. Orlandi (Cgil): “Vanno aboliti”. Arriva il “camper dei diritti”, tre giorni in giro sul territorio con volantinaggi sui due referendum lanciati dal sindacato (stop buoni lavoro, sì alla responsabilità solidale negli appalti). La segretaria Galgani: “Il governo ci dica la data del voto”. La storia di Elisa, pagata a voucher, che ha deciso di fare vertenza

L'INPS fornisce i dati

ECCO IL NUMERO DEI VOUCHER DI FIRENZE

PER la CGIL si dimostra CHE quasi LA META'

SAREBBERO LAVORI STABILI o con CONTRATTO

L'inps ha fornito i numeri dei voucher (equivalenti 10,00 euro) che sono stati acquistati nella provincia di Firenze nel 2016 : totale 2 milioni e 657 mila.

Guardando ai settori ci accorgiamo che quasi 600 mila sono stati spesi nel turismo e nel commercio, circa 300 mila nei servizi (settore separato da giardinaggio, lavori domestici e agricoltura), quindi, si dimostra apertamente un uso distorto agli interessi dei datori di lavoro, senza alcun criterio di occasionalità o lavoro da considerarsi accessorio. Nei settori del commercio e del turismo, che sul territorio fiorentino rappresentano una parte assai consistente del volume economico locale, sono a disposizione un'ampia gamma di contratti : stagionali, part time, week end, a chiamata....., tutti appositamente consentiti per far fronte ad occasioni impreviste, eccezionali, di picchi di attività, ma, evidentemente, ciò che più garantisce le necessità del mercato, sono giustappunto i voucher.

Perchè? In primo luogo perchè costano meno, in secondo luogo perchè coprono legalmente una quota e un'altra buona parte può restare a nero, in terzo luogo, ultimo ma il più significativo, perchè tramite il voucher non intercorre nessun raporto. Non c'è traccia di accettazione da parte dell'interessato, non c'è nessun legame tra titolare e utilizzatore, tu lavori per me, io di do il voucher, domani non ti chiamo, non ti do niente, posso anche chiamarti tutti i giorni per mesi e poi stop, senza che questo implichi nessuna spiegazione, interruzione. Chi resta senza lavoro non può avvalersi della disoccupazione, d'altronde non c'è nessuno che ti ha licenziato ….

Messa così sembra la panacea di tutti i mali dell'imprenditoria italiana: il costo del lavoro insostenibile, troppi legami burocratici (evidentemente l'art. 18 non era l'impedimento maggiore), col voucher si scopre che tra datore di lavoro e prestatore può non intercorrere nessun legame, nessuna traccia che sancisca la volontà reciproca, nessuna responsabilità dell'impresa. Perfetto. Oppure NO. Infatti, per noi, che rappresentiamo chi lavora o chi vorrebbe lavorare, sappiamo quanta disonestà sta dietro a quell'utilizzo, quante storie sbagliate, professionalità calpestate, percorsi impediti. Allora dobbiamo abolire lo strumento e ricondurlo ad una stringente modalità contrattuale di utilizzo, per quei lavori, saltuari, accessori e occasionali che non rientrano in nessuna altra forma contrattuale e per i quali non può più esserci il lavoro a nero. Abolirli con un SI, insieme al SI per la responsabilità principale al committente di un appalto. Servono 2 SI per liberare il lavoro, liberarsi dallo sfruttamento degli impropri voucher e liberarsi da essere dipendenti di appalti senza la garanzia di un titolare propriamente responsabile.

Barbara Orlandi

Segreteria CGIL Firenze

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Voucher, da abolire
Le idee della Cgil
intervento di Barbara Orlandi della segreteria della Cgil Fiorentina

Caro Gilberto, quale lavoro ci servirebbe

Basta capirsi, vogliamo parlare di lavoro o di lavoro accessorio? Vogliamo parlare di argine al lavoro nero o di lotta all'illegalità? Manca il lavoro, mancano gli investimenti o mancano le opportunità di lavoro a basso costo?

Di questo si tratta. Noi parliamo di lavoro, di investimenti, di costruzione di nuova e buona occupazione. Per questo, è indispensabile che si parta da riconoscere il lavoro, la sua giusta retribuzione, la sua funzione sociale e di riconoscimento professionale. 

Siamo nel tempo delle manipolazioni e delle degenerazioni degli strumenti legislativi e contrattuali, potremmo iniziare parlando dei part time che, da occasione di scelta di riduzione dell'orario di lavoro sono diventati il ricatto pressante, soprattutto verso le lavoratrici, per poter accedere o mantenere un'occupazione, potremmo proseguire con i contratti a termine, anche questi normati per lavori temporanei e divenuti strumento ordinario per il pubblico e per il privato di lavoro stabile a singhiozzo, possiamo proseguire raccontando dell'uso dei tirocini della garanzia giovani, studiati per offrire opportunità di conoscenza lavorativa assistita e divenuti strumento di accesso obbligatorio fino ai 29 anni per chiunque tenti di collocarsi professionalmente, livellando il salario al ribasso, massimo a 500 euro.

E ora veniamo ai voucher, normati nel lontano 2003 con la finalità originaria di “attività lavorativa di natura meramente occasionale a carattere saltuario e di breve durata, svolte da soggetti a rischio di esclusione sociale”, ma, nel corso degli anni il lavoro accessorio ha subito un'espansione di utilizzo tale da trasformarlo in una ulteriore tipologia contrattuale precaria, estesa a tutti i settori e a tutti i soggetti. Quindi, come dimostrano i dati Inps, l'ampliamento delle prestazioni ha generato un drammatico abuso che ha sostituito adeguate tipologie contrattuali applicabili. Vero, si tratta di essere ragionevoli, come sempre la CGIL da dimostrato, ossia, riconoscere l'errore, abolire i voucher. Fatto questo, possiamo parlarne.

Serve uno strumento legittimo che riconosca per alcuni soggetti un lavoro subordinato occasionale? OK 

Serve poter consentire a studenti, pensionati, inoccupati, disoccupati senza integrazioni di nessun genere, di svolgere saltuari e occasionali lavori senza incorrere nel “nero”? OK 

Serve alle famiglie con anziani in difficoltà, o con studenti indietro con gli studi, accedere ad uno strumento legittimo, occasionalmente per un aiuto familiare o di sostegno agli studi? OK

Serve però a questi soggetti una tutela, diritti riconosciuti per la durata della prestazione, la tracciabilità dell'orario e la specifica disciplina che contempli la durata annuale, che ne riconosca l'occasionalità, i compensi percepiti (magari massimo 2.500 euro) in modo che si evidenzi che sia un reale lavoro accessorio e occasionale. Ecco cosa ci servirebbe che si comprendesse.

Noi siamo pronti, con la Proposta di Legge di iniziativa popolare “ Carta universale dei diritti del lavoro” già consegnata da mesi al Parlamento italiano con oltre 1 milione  di firme, abbiamo predisposto il testo per il nuovo statuto dei lavorati e delle lavoratrici, diritti, tutele, garanzie, discipline attuative, riforma dei contratti e dei rapporti di lavoro.

Si dimostri la volontà politica di farlo.

Barbara Orlandi

segreteria Camera del Lavoro CGIL Firenze

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Cara Camusso, che Cgil vorrei

Non c’è niente di “irriformabile” quando c’è la volontà politica

di Gilberto Bacci da l'Unità 3 Gennaio 2017

Ho passato gli anni più belli della mia vita nella CGIL incontrando e lavorando con grandi dirigenti, Trentin, Garavini, Giunti, in vari livelli di responsabilità a Firenze e in Toscana. Ti scrivo perché non condivido la tua intervista a l’Unità del 30 Dicembre: “I voucher sono irriformabili”. Come mi hanno sempre insegnato questi grandi sindacalisti non c’è niente di “irriformabile” quando c’è la volontà politica.

Il sistema dei voucher era nato per lavoretti occasionali nei campi e/o con le famiglie o per prestazioni particolari non riconducibili ad un rapporto di lavoro vero e proprio, nel campo della cultura, dello sport e nell’associazionismo. Se utilizzato in questi campi il voucher è un meccanismo semplice che non “offende la dignità delle persone” ma anzi darebbe una minima copertura assicurativa a studenti, per non essere solo sulle spalle della famiglia e a pensionati che ricercano un arrotondamento al loro magro reddito.

Poi, con i governi che negli anni si sono succeduti, si sono allargate a dismisura le maglie ed ora siamo chiamati a sbrogliare la matassa. Leggo che solleciti una discontinuità. Giusto, specie in campo economico e nelle politiche del lavoro. Ma anche il sindacato ha bisogno di discontinuità rispetto alla concreta pratica di questi ultimi anni e deve fare la propria parte rispetto ad un mondo del lavoro in profonda trasformazione senza arroccarsi sul “tutto o niente”.

L’apertura di un confronto serio che punti ad un compromesso onorevole, quando è voluto da entrambe e parti, non costituisce una rinuncia ai nostri valori ma una tappa indispensabile per migliorare le condizioni di vita delle parti più indifese della società. Mi pare di capire, dalle parole del presidente Gentiloni, che la disintermediazione con i corpi sociali si stia gradualmente archiviando. Ne sono testimonianza iniziative concrete come quelle realizzate nel sistema pensionistico relative alle modifiche della legge Fornero ed ora, grazie al lavoro del ministro Valeria Fedeli, anche nella Scuola con una prima intesa raggiunta in tempi record con le organizzazioni sindacali sulla mobilità del personale.

La CGIL è disposta, come chiede il Presidente Mattarella a contribuire a un miglioramento del clima nel Paese caratterizzato da “fratture da prevenire o da ricomporre”? Questa è la domanda al centro del dibattito politico e che permetterebbe al sindacato di tornare a fare fino in fondo il proprio mestiere. La questione dei voucher, in questo contesto, sarebbe u n’occasione da non perdere. Rimettere tutto al giudizio di un referendum è un errore politico che un sindacato di classe non dovrebbe mai commettere.

Cordialmente.

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