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altri articoli 2016

Il Maggio allarma il commissario Sole si avvicina l’uscita di Bianchi dal teatro

Dopo l’incontro di Rossi e Nardella con sindacati il sovrintendente è come commissariato

Francesco Bianchi da luglio 2014 è sovrintendente della Fondazione Teatro del Maggio Musicale Fiorentino

All’ Opera situazione economica in bilico

Il responsabile del governo per le Fondazioni è preoccupato Il Consiglio d’indirizzo determinato al cambiamento

ILARIA CIUTI su la Repubblica 23 Febbraio 2017

NUOVO direttore e forse presto anche un nuovo sovrintendente. Sarà domani e sabato la prima volta che il maestro Fabio Luisi viene all’Opera dopo essere stato designato direttore musicale al posto di Zubin Mehta che diventerà direttore principale emerito a vita. Luisi ricoprirà la carica dal 2018 ma incontra adesso la città. Ieri ha lavorato cinque ore con l’orchestra, oggi continuano le prove, domani ci sarà la prova generale aperta, seguita dal cocktail di benvenuto maestro, sabato sera il concerto. Così inizia a aprirsi «la nuova fase » dichiarata per il Maggio in genere dal sindaco Nardella e il governatore Rossi dopo l’incontro con i sindacati del 10 gennaio. 

E’ la nuova fase artistica. Ma, sempre domani, si riunisce il consiglio di indirizzo (cdi), i cui membri sono determinati a un cambiamento. E’ stato convocato dal presidente della Fondazione, il sindaco Dario Nardella, i cui . Niente di strano. Ma l’ordine del giorno, «questioni amministrative », pare confermare le aspettative di una «nuova fase» anche amministrativa:ossia di un cambio al vertice. Le aspettative sono nate dopo la riunione enti locali-sindacati che di fatto commissariava il sovrintendente Francesco Bianchi, in teatro da cinque anni. Una guida che a sentire il sovrintendente ha portato la Fondazione dal quasi fallimento a nuova vita. Ma che il commissario straordinario di governo per le Fondazioni in crisi, Gianluca Sole, giudica nella sua relazione non così valida da escludere il fallimento nel 2018. Quando scadrà la proroga data dal governo ai piani di risanamento delle Fondazioni in crisi che avrebbero dovuto essere conclusi nel 2016. Allarmato il commissario per tutti iteatri, ma di più per Firenze.

Varie le considerazioni sul prossimo, magari non immediato, possibile cambio di vertice cui non si dovrebbe opporre neanche il Mibact. Nell’incontro del 10 gennaio è stato stabilito che da marzo Comune, Regione e sindacati si siederanno a un tavolo per rivisitare il piano industriale fatto da Bianchi per integrare fino al 2018 quello che durava fino al 2016 e che i sindacati hanno spiegato non avere funzionato. Davvero nuova la fase in cui Comune e Regione aggiustano un piano industriale di un sovrintendente, per di più insieme ai sindacati che Bianchi non aveva mai consultato. 

E ancora, il piano è già nelle mani di Sole: che lo si riveda indica che non deve avere avuto gran successo. Terza considerazione, prima o poi dovrà pur esserci un sovrintendente che materialmente quel piano lo modifichi. Potrà essere lo stesso Bianchi? Dunque prende corpo l’ipotesi di un cambio al vertice del teatro. Il problema sembra più che altro quello del successore, non avendo il Maggio in questo momento un’immagine brillante e sembrando difficile trovare un sovrintendente che si sposti per affrontare le beghe di Firenze. Il debito del Maggio, sottolinea Sole, è più alto che altrove, volato a oltre 60 milioni dai 37,550 milioni di fine 2012, nonostante lo stralcio di 18 milioni del debito con le banche ottenuto da Bianchi e nonostante il contributo dal Fondo di rotazione per le Fondazioni in crisi di 33,400 milioni, il più alto d’Italia. Un teatro che non fa, o ne fa assai poca, produzione propria e lo scarto tra i costi delle rappresentazioni e i ricavi è grande: tra 8,7 milioni di costi e 3,6 di ricavi. E’ vero che la musica non rende, ma il delta degli altri teatri è assai più basso, per esempio tra 10 e 9,7 milioni all’Opera di Roma. 

Al Maggio, sottolineano i sindacati che hanno avuto da sindaco e governatore anche l’assicurazione di un cambio di passo in tal senso, i risparmi si sono fatti solo con i licenziamenti: 39 nel 2012 dalla sovrintendente Colombo, e poi, da Bianchi, 53 nel 2015 (perdendo al primo giudizio tutte le 28 cause mosse dai lavoratori) e altri 28, poi diventati 22, lo scorso gennaio. Fino a un organico di 283 lavoratori che i sindacati rilevano insufficiente alla gestione dell’enorme Opera e da Sole il più ridotto d’Italia, insieme solo a quello del Petruzzelli di Bari. «D’altra parte non è mistero – conclude la segretaria Cgil fiorentina, Paola Galgani – che abbiamo dato un giudizio negativo sulla gestione Bianchi e proprio perché non è, quello del Maggio, un problema che riguarda solo il sovrintendente. Abbiamo chiesto agli enti pubblici un cambio di passo indipendentemente dal nome del sovrintendente». E gli enti pubblici al cambio di passo hanno detto di sì.

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Vertice sul Maggio, senza Bianchi
Nardella e Rossi: una nuova fase

Accordo per il rilancio coi sindacati. Si fa strada l’ipotesi di un cambio al vertice del teatro

dal Corriere Fiorentino 11 Febbraio 2017

Claudio Bozza Nardella e Rossi si riuniscono a Palazzo Vecchio per siglare la pace con i sindacati del Maggio musicale in cambio di uno stop a nuovi licenziamenti, ma senza il sovrintendente. Francesco Bianchi, da tempo allo scontro totale con i rappresentanti dei lavoratori, non è stato infatti invitato. Non è la prima volta che, di recente, si verifica un episodio del genere nell’ambito delle riunione per gestire la grave crisi economica del Maggio. Eppure, proprio pochi giorni fa, lo stesso Bianchi era riuscito a chiudere una importante vertenza per trasferire 28 lavoratori ad Ales, azienda del ministero dei Beni culturali, alleggerendo il peso sui conti del Maggio. 

Il mancato invito di Bianchi da parte di Nardella, sindaco e presidente della Fondazione del Maggio, ad un vertice importante come quello di ieri assume però un significato politico. Il sovrintendente gode ancora del supporto di Comune e Regione? Da quanto trapela da Palazzo Vecchio, ci sarebbe un’intesa tra le due istituzioni, che, pur di riaprire il dialogo con i sindacati e fermare i continui scioperi, avrebbero avanzato l’ipotesi di un radicale rinnovamento ai vertici del Maggio. Cioé la sostituzione del sovrintendente, che i sindacati richiedono da tempo. Bianchi, dal canto suo, fa però sapere che «i contatti con il sindaco sono frequenti e buoni» e che lo vedrà «prossimamente per ovvia consuetudine tra sovrintendente e presidente». Bianchi non si spinge oltre, aggiungendo di «non aver ancora letto il comunicato» firmato da Palazzo Vecchio, Regione e sindacati. In quella pagina si rispecchia però una fotografia ben delineata: «aprire una fase nuova in un ambito di relazioni sindacali e cittadine più disteso e collaborativo». Mentre Nardella spiega esplicitamente: «Siamo tutti d’accordo sulla necessità di avviare una nuova fase», che già dai prossimi giorni potrebbe segnare o meno la presenza di Bianchi al ponte di comando.

L’intesa firmata con i sindaco, aggiunge il primo cittadino, è strutturata su tre capisaldi: «Una nuova patrimonializzazione della Fondazione; aggrediremo poi lo stock del debito accumulato negli anni, coinvolgendo anche il governo. Infine costruiremo un modello gestionale nuovo, piu’ agguerrito e allo stesso tempo rivolto all’aumento dei ricavi, con politiche sui giovani, sul turismo, cosi’ da avere un teatro sempre pieno».

In pratica, aggiunge Nardella, «andremo a rivedere un piano triennale» dell’ente lirico. «Lo faremo confrontandoci con i sindacati e coinvolgendoli» perché «ciascuno deve prendersi le proprie responsabilità remando però nella stessa direzione». Per quel che riguarda, invece, i nodi legati al debito «è una notizia positiva quella del contributo aggiuntivo del governo, che dovrebbe aggirarsi tra 1,5 e 2 milioni di euro», conclude Nardella. Anche il governatore Rossi rimarca l’apertura di «una fase nuova», ma precisa che «il Maggio è una gloriosa istituzione fiorentina, ma noi siamo la Regione e il nostro sostegno deve vedere un impegno del Maggio su tutto il territorio toscano».

La soddisfazione dei sindacati è marcata: «Non eravamo più abituati a un clima così collaborativo», si lascia sfuggire qualcuno. Si parla anche di ripatrimonializzazione: la strada sarà da valutare, ma le aspettative parlano di una possibile proprietà del futuro auditorium, visto che Nardella ha ribadito l’impegno a completare il Teatro dell’Opera grazie ai 60 milioni promessi dal governo.

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Maggio musicale fiorentino, incontro Nardella-Rossi-sindacati: "Stop licenziamenti e avvio nuova fase"

Incontro, questa mattina a Palazzo Vecchio, sulla situazione del Maggio musicale fiorentino. Erano presenti il sindaco Dario Nardella, il presidente della Regione Toscana Enrico Rossi, e rappresentanti di Cgil, Cisl e Uil (assente per impegni lavorativi fuori Italia il sindacato Fials).

Questo il testo del comunicato congiunto Comune-sindacati al termine dell’incontro:

“Premesso che la difficile e preoccupante situazione che ha portato a questo incontro rientra in un quadro generale che coinvolge quasi tutte le Fondazioni lirico-sinfoniche d’Italia e richiede una decisa azione di Governo, le parti hanno concordato la necessità di impostare un metodo di confronto e lavoro rivolto al futuro, con l’obiettivo di aprire una fase nuova in un ambito di relazioni sindacali e cittadine più disteso e collaborativo. Le parti condividono la necessità di collaborare già a partire da marzo per integrare il Piano triennale 2016-18 finalizzato a un progetto di rilancio strutturale della Fondazione che non sia solo orientato a politiche di contenimento.
Gli obiettivi di rilancio dovranno passare attraverso alcuni punti:
1) Ripatrimonializzazione della Fondazione con l’impegno dei soci pubblici.
2) Risoluzione dei nodi principali dovuti al debito arrivato a livelli preoccupanti, anche attraverso una urgente vertenza da aprire con Governo e Ministro, ciascuno per i propri canali istituzionali.
3) Costruzione di una vocazione didattica, educativa e formativa più accentuata e con una produzione artistica più attenta alla fruizione in tutto il territorio toscano.
4) Definizione di un nuovo modello gestionale che aumenti in maniera rilevante i ricavi anche con politiche di marketing più incisive allo scopo di un generale aumento della marginalità tra costi e ricavi, con l’impegno a non ricorrere a ulteriori licenziamenti. Tutto questo anche alla luce dell’impegno del Comune di avviare entro il 2017 i lavori del nuovo auditorium – grazie ai 60 milioni del Patto per Firenze – che completerà la realizzazione del più importante polo di produzione lirico sinfonica in Italia.
5) Presa d’atto della positiva misura introdotta da Governo e Parlamento in merito all’aumento della quota del Fus relativo agli enti lirico-sinfonici che prevede un aumento annuale per Firenze, a cui fa seguito l’impegno dei soci fondatori – fermo restando la verifica di sostenibilità di bilancio – a stabilizzare le quote di contribuzione”.

LE PAROLE DI CGIL E CISL

Soddisfazione è stata espressa dai sindacati al termine dell''incontro in Palazzo Vecchio sul futuro del Maggio musicale fiorentino al quale hanno preso parte anche il sindaco di Firenze Dario Nardella e il presidente della Regione Toscana Enrico Rossi.
Paola Galgani, segretaria della Cgil di Firenze, definisce il "confronto positivo. Ora l''obiettivo è rilanciare il teatro attraverso scelte straordinarie. L''impegno parte dalla revisione del piano risanamento; ed è bene che si sancisca lo stop a nuovi licenziamenti. Ora proviamo davvero ad aprire una fase nuova", ha detto. Il segretario della Cisl di Firenze, Roberto Pistonina, ha sottolineato come "sulla base del nostro allarme per il futuro del teatro Regione e Comune abbiano preso un impegno: la rivisitazione del piano industriale non sarà più fatta a tavolino, ma ci sarà il coinvolgimento reale di chi nel teatro lavora".

Notizia del: ven 10 feb, 2017

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Maggio musicale, c’è l’accordo con i sindacati: rivedere il piano e stop altri esuberi

Ansa 10 Febbraio 2017

Sul Maggio musicale, tra Comune, Regione e sindacati “è stato raggiunto un obiettivo: siglare un patto per rivisitare il piano triennale, ripatrimonalizzare la fondazione, aggredire il debito accumulato negli anni, coinvolgendo anche il governo, costruire un modello gestionale nuovo, più agguerrito e rivolto ad aumento dei ricavi, con politiche sui giovani, e turismo, per un teatro sempre pieno, e ci siamo presi l’impegno ad evitare nuovi licenziamenti”. Lo ha detto, al termine del confronto con Cgil, Cisl e Uil sul futuro del Maggio musicale fiorentino che si è tenuto oggi in Palazzo Vecchio ed al quale hanno preso parte anche il sindaco di Firenze Dario Nardella e il presidente della Regione Toscana Enrico Rossi. Con il patto, in sintesi, ha spiegato Nardella, “si tratta di rivedere il piano triennale dell’ente lirico: lo faremo confrontandoci con i sindacati e coinvolgendoli. Siamo tutti d’accordi sulla necessità di avviare una nuova fase. E’ chiaro che ciascuno debba prendersi le proprie responsabilità e remare nella stessa direzione”.

Quanto all’aggressione del debito, “sarà importante – ha sottolineato il sindaco – stabilizzarne l’entità anche attraverso il coinvolgimento del governo: la notizia positiva che è arriva è quella del contributo aggiuntivo del governo che quest’anno dovrebbe aggirarsi tra 1,5 e 2 milioni”. Rispetto all’impegno ad evitare il ricorso a nuovi licenziamenti (nelle scorse settimane è stata ufficializzata la procedura di estromissione dal teatro, ma con riassunzione in Ales, partecipata del Mibact, ed in aggiunta incentivi, per 28 persone), Nardella ha precisato che “sarà certo fondamentale l’atteggiamento costruttivo e collaborativo dei sindacati: dovranno mettere al centro la vita e il futuro della fondazione, prima degli interessi di ciascuno, il che chiaramente vale anche per noi, come soci del teatro”.

Cgil-Cisl, rilancio obiettivo comune

Soddisfazione è stata espressa dai sindacati al termine dell’incontro in Palazzo Vecchio sul futuro del Maggio musicale fiorentino al quale hanno preso parte anche il sindaco di Firenze Dario Nardella e il presidente della Regione Toscana Enrico Rossi. Paola Galgani, segretaria della Cgil di Firenze, definisce il “confronto positivo. Ora l’obiettivo è rilanciare il teatro attraverso scelte straordinarie. L’impegno parte dalla revisione del piano risanamento; ed è bene che si sancisca lo stop a nuovi licenziamenti. Ora proviamo davvero ad aprire una fase nuova”, ha detto. Il segretario della Cisl di Firenze, Roberto Pistonina, ha sottolineato come “sulla base del nostro allarme per il futuro del teatro Regione e Comune abbiano preso un impegno: la rivisitazione del piano industriale non sarà più fatta a tavolino, ma ci sarà il coinvolgimento reale di chi nel teatro lavora”.

Rossi, abbia ruolo per tutta la Toscana 

“Mi pare che ci sia la volontà da parte del sindaco di Firenze, che io condivido, di aprire una fase nuova dove ci sia anche un elemento di rilancio del Maggio musicale fiorentino. Io mi sono limitato a sottolineare che la Regione fa quello che può, in una fase di ristrettezza di risorse più che evidente, e ad indicare due punti che ci interessano in modo particolare” con in primis “il fatto che l’intervento del Maggio è su tutto il territorio della Toscana”. Lo ha detto il presidente della Regione Toscana Enrico Rossi, parlando con i giornalisti sulla crisi del Maggio fiorentino dopo l’incontro oggi in Palazzo vecchio convocato dal sindaco Dario Nardella. “Il Maggio è una gloriosa istituzione fiorentina – ha sottolineato – e si chiama fiorentino per questo, ma noi siamo la Regione Toscana e il nostro sostegno deve vedere un impegno del Maggio su tutto il territorio toscano”. Inoltre, ha detto ancora, “noi siamo interessati a re-orientare le politiche che facciamo per la cultura in direzione dell’educazione. Quindi, stimoleremo su questi due punti, le scuole, i giovani, ma punteremo anche sull’educazione permanente dei meno giovani che possono avere, e avranno, interesse ad avvicinarsi alla cultura. Noi chiediamo che il Maggio su questi due punti svolga un ruolo” ha concluso.

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Il rebus del Maggio

Oggi vertice sul futuro dell'Opera

La Regione ha ridotto il sostegno a 3,5 milioni e potrebbe tagliare ancora

mo.pi. da la Nazione 10 Febbraio 2017

STAMANI vertice in Palazzo Vecchio tra il sindaco Dario Nardella, il governatore della Toscana Enrico Rossi e le segreterie provinciali di Cgil, Cisl, Uilcom e probabilmente anche Fials Cisal. Al centro il Maggio musicale fiorentino. L’incontro è stato chiesto dai segretari generali di Cgil e Cisl di Firenze, Paola Galgani e Roberto Pistonina, ma poi tutte le sigle sindacali presenti in teatro sono state convocate dal sindaco. A preoccupare i rappresentanti dei lavoratori non sono solo gli ultimi 28 licenziamenti, ma il presente e il futuro dell’Opera di Firenze. Per questo Cgil e Cisl, che dopo la convocazione hanno sospeso lo sciopero che avevano proclamato sull’ultima recita del Faust, hanno chiesto un confronto a 360 gradi, con l’obiettivo di mettere nero su bianco un piano industriale che possa rilanciare il Maggio musicale fiorentino. I sindacati hanno chiamato in causa la proprietà, e cioè Regione Toscana e Comune di Firenze, vista l’impossibilità, secondo loro, di dialogare con il sovintendente del teatro, Francesco Bianchi. Sulla procedura di mobilità le parti non hanno trovato l’accordo e non sono mancati gli scambi di accuse. Secondo Bianchi la posizione dei sindacati durante la trattativa è stata «defatigatoria e inconcludente», nonché «strumentale a non raggiungere alcuna intesa». La procedura è però stata comunque chiusa per garantire ai 28 licenziati di essere ricollocati in Ales.

Difficilmente, nell’incontro di oggi, ci sarà un passo indietro sui licenziamenti. Anche il sindaco Nardella, infatti, ha spiegato in tv che non ci sono alternative: o si procede su questa strada o si chiude il teatro. Il debito è infatti alto: 62 milioni di euro secondo il dato fornito dal sovrintendente, 69,7 milioni secondo il bilancio al 31 dicembre 2015. Per far quadrare i conti servono finanziatori privati ma anche contributi pubblici. Il Comune ha confermato 4,5 milioni annui per l’Opera di Firenze, mentre la Regione, dopo il taglio da 4,5 a 3,5 milioni per il 2016, pare voglia diminuire ulteriormente il contributo nel 2017. E oggi potrebbe esserci su questo un chiarimento da parte di Rossi.

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Maggio Musicale: sciopero sospeso

31 gennaio 2017 ore 17.04

Cgil e Cisl Firenze hanno ricevuto dal sindaco Dario Nardella una convocazione per un incontro (congiunto col presidente della Regione Enrico Rossi) il 10 febbraio (presso Palazzo Vecchio, ore 9,30), per affrontare la vertenza del Maggio Musicale Fiorentino. I due sindacati, unitamente alle segreterie di Slc Cgil e Fistel Cisl, danno una valutazione positiva di questo primo segnale, e sospendono lo sciopero indetto per il 3 febbraio. Altre valutazioni saranno fatte dopo l’incontro del 10 febbraio.

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Maggio in sciopero, palla a Nardella

Dal Comune: disposti a incontrare i sindacati se congelano la protesta. La Cgil apre: però in fretta

Chiara Dino dal Corriere Fiorentino 31 Gennaio 2017

Chiamano in causa Nardella e Rossi. Spostano lo scontro — o forse sarebbe meglio dire l’appello — su un piano politico, Cgil e Cisl. E stavolta lo fanno con una dichiarazione congiunta proclamando sciopero per il 3 febbraio, ancora una volta in occasione del Faust di Gounod. Ancora Maggio: dopo la chiusura della trattativa sui 28 licenziamenti (con trasferimento in Ales) tra i lavoratori e il sovrintendente Francesco Bianchi — trattativa finita la settimana scorsa con un nulla di fatto, tanto che come ha detto lo stesso Bianchi domenica al Corriere Fiorentino entro questa settimana partiranno le lettere di licenziamento — il livello dello scontro si alza. Di qua i sindacati che contestano le sue ultime dichiarazioni, di là Bianchi che replica dicendo di aver offerto loro la disponibilità al dialogo» e di aver ottenuto come replica un «ti prendiamo a sassate».

Toni sopra le righe a parte a questo punto la palla è passata a Nardella e Rossi. Dice il sindaco: «Sono pronto, insieme alla Regione, ad incontrare i sindacati e a discutere a 360 gradi del futuro del Maggio, ma solo se decideranno di congelare la decisione dello sciopero». Replicano i sindacati per bocca di Cristina Pierattini, Cgil: «Siamo contenti di questa apertura e disposti a congelare lo sciopero a patto che il sindaco ci dia una data certa per questo incontro tenuto conto del fatto che in settimana partono le lettere di licenziamento».

Ma cosa chiedono i sindacati (Cgil e Cisl, si è detto, visto che Fials e Uil ieri non si sono presentati e dunque non aderiscono allo sciopero)?

Per la Cisl, per la prima volta, è sceso in campo Roberto Pistonina, segretario generale della Cisl Firenze e Prato. Un cambiamento di rotta, un gesto politico, visto che ultimamente le rappresentanze sindacali della Cisl, interne al teatro avevano avuto una posizione controversa. È lui a chiedere un «tavolo politico» e a evidenziare il fatto che «senza un piano industriale condiviso, non ha senso di parlare di tagli del personale». 

Per la Cgil, Paola Galgani, segretaria regionale, è venuta a sostegno di Cristina Pierattini che lavora dentro al teatro. Sono queste ultime che forniscono una serie di dati: «Innanzi tutto — spiega Pierattini — una precisazione. Bianchi ha proposto ai lavoratori, tramite i giornali, di essere disponibili a dare, a chi va via volontariamente, 12 mila euro di indennizzo invece dei 3 che aveva detto a noi in sede di trattativa. Perché non dirlo in trattativa? Perché usare i giornali? Lui sostiene di non averlo fatto perché per procedere in questo senso aveva bisogno di una sentenza del giudice del lavoro relativa. Peccato che quella sentenza era già arrivata il 16 marzo 2016. Quindi qualcosa non torna». Non basta, è durissima la Cgil: «Domani si conclude il contratto di consulenza con la Bain & Company, una consulenza che è costata un milione e mezzo di euro. Cosa intende fare il sovrintendente? Inoltre — aggiunge Galgani — come giustifica a noi e al sindaco il fatto che quando è arrivato lui il deficit era di 37 milioni e ora, dopo che lui ha avuto 33 milioni di fondi dallo Stato per ripianare il debito e sanare il teatro questo debito è salito sino a quasi sfiorare i 70 milioni di euro?».

Domande che adesso chiamano in causa anche Rossi e Nardella.

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Maggio Musicale Fiorentino, l'allarme di Cgil e Cisl e l'appello a Comune e Regione

“Il futuro del Maggio Musicale è a rischio”: l’allarme di Galgani e Pistonina (Cgil e Cisl Firenze) e l’appello a Nardella e Rossi. “Chiediamo un incontro per discutere complessivamente della questione, va data una svolta a una situazione drammatica. Serve un Piano industriale”

Il Maggio Musicale Fiorentino, da anni, sta vivendo una profonda crisi dalla quale, nonostante i sacrifici richiesti a più riprese ai lavoratori, non si è riusciti a risollevarlo. Ora l’attenzione di tutti è concentrata sul licenziamento e il ricollocamento dei 28 lavoratori che dovrebbero passare ad Ales, ma il problema è ben più ampio e ben più profondo e riguarda la sopravvivenza stessa del Maggio. “Il futuro del Maggio Musicale è a rischio: chiediamo un incontro di confronto al sindaco Dario Nardella e al presidente della Regione Enrico Rossi, dove discutere della questione a 360 gradi”, hanno detto stamani in conferenza stampa presso la Camera del lavoro di Borgo Greci Paola Galgani, segretaria generale di Cgil Firenze, e Roberto Pistonina, segretario generale di Cisl Firenze (a fianco a loro, Cristina Pierattini di Slc Cgil e Angelo Betti di Fistel Cisl).

Dal 2013 ad ora il debito è passato da 54 a quasi 70 milioni di euro, le consulenze esterne negli ultimi due anni hanno toccato la somma di un milione e mezzo di euro, mentre i lavoratori sono calati da 358 a 305 e hanno accettato tagli all’integrativo aziendale. “Le procedure di licenziamenti non sono servite a risolvere una situazione che resta drammatica, vogliamo incontraci con la proprietà per parlare complessivamente della situazione del Maggio, siamo preoccupati per il presente e il futuro di un’istituzione fondamentale per Firenze e l’Italia - ha detto Galgani -. Il Maggio fa una produzione culturale che va mantenuta e rilanciata: serve che si metta in campo quello che nelle aziende private si chiama ‘Piano industriale’, dove si indicano gli obiettivi e come raggiungerli. Comune e Regione sono i due enti che controllano e finanziano il Maggio con risorse pubbliche, si deve rendere conto sulla gestione”.

“Il messaggio deve essere chiaro e inequivocabile: è in gioco la sopravvivenza del Maggio musicale - ha aggiunto Pistonina - . Questo è l’anno della svolta, o si interviene ora con un Piano industriale capace di invertire la rotta, oppure il Maggio entra in una situazione drammatica da cui appare impossibile salvarlo. Il vero problema non è il costo del personale, ma un debito che ormai è insostenibile e la necessità di un vero Piano industriale di rilancio. Per questo chiediamo l’intervento della proprietà, con il sindaco e presidente della Fondazione Dario Nardella e col presidente della Regione Enrico Rossi, per dare una svolta alla situazione di un ente lirico che è un’eccellenza nel mondo e un riferimento importante per la cittadinanza, e che a noi preme salvaguardare nell’interesse della collettività”.
Per venerdì 3 febbraio è previsto uno sciopero dei lavoratori per tutta la giornata.

“Non abbiamo niente di personale contro il sovrintendente Bianchi, non facciamo proteste per il gusto di farle anche perché scioperare costa ai lavoratori. Se la politica e la proprietà vogliono entrare in gioco, siamo pronti a fare il nostro mestiere: negoziare”, è la linea di Cgil e Cisl.

Notizia del: lun 30 gen, 2017

Maggio in sciopero, rischio per Faust

Cgil e Cisl contro licenziamenti. Già astensione 20/1 per prima

(ANSA) - FIRENZE, 30 GEN - Sciopero il 3 febbraio, per tutta la giornata, in occasione dell'ultima replica del Faust, al Maggio musicale fiorentino: ad annunciarlo, oggi, Cgil e Cisl, nell'ambito di una conferenza stampa organizzata in seguito alla conferma, nei giorni scorsi, di 28 licenziamenti (ma con riassunzione nella partecipata del Mibact, Ales) da parte dell'ente lirico. All'incontro hanno preso parte i segretari generali di Cgil e Cisl di Firenze, Paola Galgani e Roberto Pistonina.

    Con la conclusione della procedura dei licenziamenti, "siamo arrivati ad un punto di non ritorno - ha detto Pistonina - con questa sovrintendenza non è stato possibile instaurare un dialogo, e nel mentre il debito del teatro continua ad aumentare. Lo sciopero del 3 febbraio non sarà l'unica forma di mobilitazione, andremo avanti". I sindacati chiedono anche un "tavolo per il rilancio del Maggio con il presidente della Regione Enrico Rossi e il sindaco di Firenze Dario Nardella".

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Cgil e Cisl non mollano «Il teatro rischia la vita»

dal Corriere Fiorentino 29 Gennaio 2017

La rottura del tavolo di trattative non ha ancora portato ad indire uno sciopero, da parte dei sindacati. Ma le Rsu di Cgil e Cisl domani potrebbero rilanciare lo scontro. E lo faranno con il sostegno dei rispettivi sindacati. Domani i due segretari provinciali, Paola Galgani e Roberto Pistonina, faranno il punto sulla vertenza assieme ai segretari di categoria Slc-Cgil e Fistel-Cisl. «Il Maggio, da anni, sta vivendo una profonda crisi dalla quale, nonostante i sacrifici richiesti a più riprese ai lavoratori, non si è riusciti a risollevarlo» scrivono i sindacati, ribadendo che l’attenzione ora è tutta sui 28 licenziati, poi riassunti ad Ales: «Ma il problema è ben più profondo e riguarda la sopravvivenza stessa del Maggio». La trattativa è rotta, resta in piedi l’ipotesi di uno sciopero per il 3 febbraio, ultima data del «Faust».

«Licenziamenti? Il bersaglio ero io Ma adesso riapriamo il dialogo»

Bianchi: dai sindacati battaglia strumentale, volevano la mia testa. Caso chiuso, nel modo migliore

Marzio Fatucchi dal Corriere Fiorentino 29 Gennaio 2017

«La vicenda dei ventotto è dolorosa: non si licenzia nessuno a cuore leggero. Per questo, da giugno scorso, la fondazione del Maggio si è impegnata a ricollocarli presso Ales. Avevamo un sentiero strettissimo: non potevamo tenere quei lavoratori, costavano un milione in più, incompatibile con i conti della fondazione. Abbiamo ricollocato tutti i 28 a tempo indeterminato e così salvato anche i dipendenti del Maggio. Questo, un sindacato poco avveduto, non l’ha capito».

Sovrintendente Francesco Bianchi, dopo il mancato accordo, con quali criteri sceglierà chi licenziare?
«Criteri oggettivi: minore anzianità, maggiori carichi di famiglia. Ma ci sono già 15 volontari».

La sentenza della Corte costituzionale che ha portato alla riassunzione dei 28 che ora licenziate è del dicembre 2015, l’ultima vostra proposta, 12 mila o 6 mila euro di incentivi per gli esodi volontari, è arrivata due giorni fa. Perché non prima?
«Abbiamo dovuto attendere le sentenze del giudice del lavoro, a seguito di quella della Corte costituzionale».

Secondo i sindacati il settore della scenografia, dopo i licenziamenti, andrà perso. Non è importante per il futuro del Maggio?
«Non andrà perso. Sono l’unico che ha la lista vera dei licenziamenti. Ed entro 5 giorni manderò le lettere, dipende dai volontari. Io ero disposto ad accettare tutti esodi volontari, ma in 75 giorni di trattativa, i sindacati non sono stati in grado di portarmene uno. Perché questo?».

Forse perché erano contrari ai licenziamenti?
«No, perché facevano un’altra battaglia: contro di me».

Le contestano che la proposta dei 12 mila euro di incentivo ai licenziamenti sia arrivata solo venerdì...
«Non me la potevano chiedere prima loro? Questa è la conferma che hanno usato una vicenda dolorosa per altri scopi. In 75 giorni di procedura non hanno mai fatto una proposta sull’incentivo».

Cgil e Cisl domani terranno una conferenza stampa dal titolo: «Il futuro del Maggio è a rischio».
«Si continua a fare di ogni erba un fascio. Il Maggio era fallito, 3 anni fa. Oggi chiude i conti economici in pareggio, certificati da un revisore esterno, dal collegio sindacale presieduto da un magistrato della Corte dei Conti, dal ministero. Il Maggio ha due grandi problemi, che sicuramente verranno rilevati dal commissario del Governo per le fondazioni: io per primo glieli ho segnalati, in diversi passaggi del Piano 2016-2018 oggi al suo esame».

Quali sono?
«Il primo è lo stock del debito, ora a 62 milioni, che non aumenterà come successo in passato. Questo debito è per tre quarti nei confronti dello Stato: 33 milioni di fondo rotativo, 15 milioni circa verso Agenzia delle entrate, Inps ed altri. Questo stock viene già oggi ripagato regolarmente. I restanti 14 milioni sono debiti a breve termine, inclusi fornitori e artisti. Se riuscissi a consolidarlo, la gestione normale riuscirebbe a ripagarlo. Ci sto lavorando: non sono Mandrake. Ma la questione del debito ha una conseguenza diretta sulla patrimonializzazione, ancora insufficiente».

E l’altro problema?
«La marginalità della produzione. E poi, voglio un diverso e più costruttivo rapporto coi sindacati. Ma non posso fare questo da solo».

Dallo Stato dovrebbero arrivare circa due milioni l’anno in più. Una boccata d’ossigeno o un pannicello caldo?
«Quei soldi li devo adoperare per diminuire il debito col fisco».

Una partita di giro, quindi, mentre dalla Regione potrebbe esserci un taglio fino a 1,5 milioni in meno rispetto ai 3,5 attuali.
«Lo ho appreso dai giornali, come già successo per il primo taglio».

Alcuni lavoratori raccontano che uno dei motivi per licenziarsi volontariamente sarebbe il clima pesantissimo che si respira in teatro. Non si sente responsabile?
«Come ho detto prima, chiuso il capitolo dei 28 licenziamenti — ormai è chiuso nella maniera più felice che si potesse pensare, perché avranno un nuovo lavoro a tempo indeterminato — prevalga la ragionevolezza. È utile e auspicabile una controparte sindacale unita, pronta a discutere di questioni vere, abbandonando personalismi, fughe in avanti solo demagogiche, perché incapaci di un collegamento con la loro base».

Non era quello che chiedevano loro? Mettersi a sedere per usare la legge Bray ed affrontare tutti i problemi, non solo i 28 licenziamenti?
«Lo chiedevano strumentalmente. Se l’argomento è la testa del sovrintendente, ritengo non si vada da nessuna parte. È il ministro che nomina il sovrintendente, su proposta del Consiglio di indirizzo, che può anche revocarmi».

Li convocherà, quindi?
«Alla fine di quest’anno c’è da rinnovare l’integrativo: quella è la sede, il Maggio è pronto».

I sindacati (tutti, anche quelli che non hanno scioperato, come la Uil) hanno chiamato in causa il sindaco Dario Nardella, secondo loro troppo assente. Non è stato un suo errore non averlo coinvolto direttamente? L’ex sindaco Renzi si presentò all’assemblea dei lavoratori...
«Non entro nelle scelte del sindaco di Firenze, sufficientemente avveduto da scegliere da solo. Mi pare tuttavia che il sindaco abbia preso posizione sulla questione a fianco della fondazione impegnandosi fattivamente per la ricollocazione dei 28».

Un altro problema è la gestione dell’Opera: dagli affitti del teatro ai privati sono arrivati nel 2016 solo 400 mila euro a fronte di 2,1 milioni di costi reali.
«Nel 2017 saranno 700 mila. È vero, bisogna migliorare. Ma affittare l’Opera non è il nostro mestiere».

Il Maggio è la più importante fabbrica di cultura della Toscana, per fondi investiti, personale e struttura. Non c’è una sottovalutazione del suo ruolo da parte delle istituzioni locali e nazionali? Anche gli sponsor mancano all’appello.
«Non potrei essere più d’accordo. Care istituzioni, cari privati: decidete se il Maggio va sostenuto oppure no. Se sì, vanno trovate le risorse per sostenerlo. Questo tipo di scelte attengono alla politica e non a me che sono un gestore... ».

Perché allora Firenze non risponde? Forse per il clima di scontro che si è generato?
«Questa è una scusa. In questi giorni c’è l’annual meeting della Ge all’Opera: e come dicevamo oggi (ieri ndr ) con il presidente del Nuovo Pignone, usare l’Opera è un segnale importante non solo per gli introiti generati ma soprattutto perché si dà al mondo intero l’immagine di una città che lavora come una squadra. Non è che il Nuovo Pignone non è venuto all’Opera per il clima nella fondazione del Maggio».

Si parla da tempo di una razionalizzazione di tutte le fondazioni lirico sinfoniche. Se, come pare, il progetto è portarle a sette, il Maggio sarà tra queste?
«Sicuramente sì: il Consiglio d’indirizzo, il presidente e io lavoriamo per questo ».

Lei nel 2013 propose: chiudiamo il Maggio e ripartiamo. È una opzione ancora praticabile?
«Così dice la legge, nel caso non rimettessimo in equilibrio strutturale i conti. Noi lavoriamo perché questo non si verifichi. I 28 licenziamenti si inseriscono in questo tentativo, per lavorare e non chiudere».

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Maggio, Bianchi rilancia: 12 mila euro a chi va via

Il sovrintendente alza l’incentivo per trasferirsi in Ales. Lunedì la risposta dei sindacati

Valeria Ronzani dal Corriere Fiorentino 28 Gennaio 2017

All’indomani del minacciato sciopero delle organizzazioni sindacali, contro i 28 licenziamenti del Maggio, il sovrintendente Francesco Bianchi precisa e rilancia offrendo ai lavoratori una sorta di apertura e cioè l’aumento della somma che liquiderebbe loro se decidessero di andare via: «La Fondazione — ha detto — sta perseguendo, di propria iniziativa, un’azione di incentivazione a favore di coloro che non si oppongono alla ricollocazione in Ales che prevede una somma una tantum di 12.000 Euro per le risorse full time e di 6000 Euro per le risorse part-time, in aggiunta alla monetizzazione del mancato preavviso». Non più 3000, come era stato detto qualche settimana fa anche se è lo stesso sovrintendente a precisare che «il costo del mancato accordo come previsto dalla legge, è pari a 3000 Euro per ogni lavoratore, una somma che la Fondazione avrebbe destinato a incrementare gli importi una tantum a favore di ogni singola risorsa ricollocata» e che evidentemente sarà defalcata dagli eventuali incentivi. Sembra che la trattiva acquisti dei margini più ampi.

Come risponderanno i sindacati sarà più chiaro lunedì. Cgil e Cisl, che ieri si sono riuniti in un’assemblea congiunta, hanno infatti convocato una conferenza stampa a cui presenzieranno anche i rispettivi rappresentanti provinciali per chiarire al meglio le proprie posizioni e cercare attraverso un maggiore coinvolgimento degli enti locali una via che riesca a scalfire in ogni modo la posizione del sovrintendente Bianchi. Estrema ratio , uno sciopero che andrebbe a interessare l’ultima replica del Faust , quella del 3 febbraio.

Ma si spera di non arrivare a tanto. Anche perché la partita è complessa. Il personale riassunto a seguito di sentenza della magistratura è parte reintegrato dopo il licenziamento secondo la legge Bray, parte vincitore di una vertenza precedente, che coinvolgeva precedenti gestioni del teatro, che hanno abusato di contratti a termine. Si tratta insomma di persone che dovevano già essere assunte a norma di legge da tempo. Proprio agli enti locali si appella un comunicato della Uil firmato dal segretario Nicola Lisanti, che riconosce un’apertura della Fondazione e valuta positivamente la garanzia della ricollocazione in Ales. Anche il sindaco Dario Nardella vorrebbe che si abbassassero i toni: «Mi auguro — ha detto — che si mettano da parte rotture e scontri, anche perché l’impegno che avevo assunto personalmente di verificare al ministero la garanzia della riassunzione di tutti i lavoratori in esubero ha confermato che abbiamo persone che non perderanno il lavoro e che anzi avranno un’assunzione a tempo indeterminato da un ente pubblico invece che in un ente di diritto privato come con la fondazione del Maggio fiorentino».

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Strappo al Maggio, via ai licenziamenti 28 3 mila

Non c’è accordo tra la fondazione e i sindacati. E la Cgil non esclude un nuovo sciopero

Chiara Dino dal Corriere Fiorentino 27 Gennaio 2017

È andata male: l’ultimo incontro tra il Sovrintendente del Maggio Francesco Bianchi e le organizzazioni sindacali, l’ultimo utile per trovare un accordo sui 28 licenziamenti — con trasferimento in Ales e dunque possibilità di essere riassunti per il ministero dei Beni Culturali — è finito con i toni che si fanno più polemici. Da oggi e per i prossimi 120 giorni, la direzione del teatro ha tempo per inviare le 28 lettere di licenziamento. «Preso atto della incapacità delle organizzazioni sindacali a reclutare volontari... la fondazione darà corso a quanto previsto dalla legge (i licenziamenti ndr ) e privilegiando la volontarietà» fa sapere Bianchi, ma se è il caso mandando via anche chi non è disponibile a lasciare il suo «posto» per essere riassorbito, tramite l’agenzia Ales, in altri uffici dei Beni culturali.

L’obiettivo è riportare in pareggio il bilancio dopo che lo stesso teatro è andato in sofferenza anche per aver perso delle cause di lavoro con altri lavoratori che erano stati licenziati dopo una lunga sequenza di contratti a tempo determinato, che avrebbero dovuto essere trasformati in assunzioni definitive. Questo avveniva quando al vertice della Fondazione c’era Francesca Colombo e al suo fianco c’era Francesca Tartarotti. Bianchi, prima da commissario, poi da Sovrintendente ha preso il testimone e da allora con due piani industriali, ha cercato di portare in pareggio i bilanci annuali e di rimettere a posto la situazione patrimoniale, in sofferenza per più di 60 milioni di euro, con non poche difficoltà e facendo uso di quanto previsto dalle legge Bray-Franceschini nata proprio per dare un’opportunità di salvezza alle fondazioni liriche per la maggior parte in rosso. Quella legge, la 223, prevede anche la possibilità di abbattere il costo del personale consentendo a chi viene allontanato di trovare collocazione altrove, ma mettendolo in condizione di perdere i garanzie relative al contratto precedente.

È questa la ragione per cui i sindacati — ieri alla riunione c’erano tutti (Cgil, Fials, Uil e Cisl) — si sono presentati con una controproposta: spiega Andrea D’Amico della Fials e conferma Cristina Pierattini della Cgil: «Avevamo proposto di accettare i licenziamenti solo nel caso fossero volontari, chiedendo per loro l’indennizzo di dieci mensilità e l’assicurazione che le persone eventualmente allontanate dalla Fondazione non fossero sostituite da unità prese a tempo determinato. Ci è stato detto di no su tutti i fronti. Il massimo che liquiderebbero ai licenziati è pari a tremila euro. Inoltre non ci sono state date risposte sulla nostra richiesta di abbattere costi della dirigenza e eliminare consulenze». Adesso che l’ultima possibilità di mediazione, grazie anche alla presenza durante la riunione di un funzionario della direzione del lavoro della Regione Toscana e di uno dell’Ales a garanzia del reintegro, è andata in fumo, si aprono poche strade. La Cgil non esclude un nuovo sciopero, come quello che il 20 gennaio ha fatto andare in scena il Faust di Gounod in forma di concerto, questa volta per la replica del 31. Ma potrebbe non avere il sostegno delle altre sigle sindacali.

«Con questo sovrintendente è impossibile fare accordi»

mo.pi. da la Nazione 27 Gennaio 2017

ASSEMBLEA dei lavoratori e nuove iniziative di protesta. E’ la risposta dei sindacati alla chiusura, senza accordo, della procedura di licenziamenti collettivi che riguarda 28 lavoratori. «Con estremo rammarico e con grande preoccupazione – scrivono Slc Cgil, Fistel Cisl e Fials Cisal – prendiamo atto dell’impossibilità di giungere a soluzioni positive con la Fondazione: due accordi non raggiunti su due procedure di licenziamento aperte in due anni dovranno pur condurre ad una riflessione anche in virtù di quanto accade invece in altri teatri». La controproposta dei sindacati non è stata accolta dal sovrintendente Francesco Bianchi. «Abbiamo chiesto – spiegano Cristina Pierattini (Cgil) e Angelo Betti (Cisl) – che i dirigenti facessero la propria parte attraverso misure di riduzione dei propri compensi, come annunciato dal sovrintendente stesso, che si forfettizzassero i rimborsi spese della direzione, che non venissero rinnovate le consulenze in scadenza per almeno un biennio, che si trovassero modalità differenti nella gestione dei molteplici contratti a termine, che ci fosse assicurazione rispetto a non aprire ulteriori procedure di licenziamento e che si potessero prorogare i termini della procedura in modo tale da poter attivare tavoli istituzionali paralleli che dessero garanzie circa le prospettive future della Fondazione. Purtroppo però da parte della Fondazione nessuna disponibilità in merito ma una chiusura netta rispetto ai punti da noi presentati», concludono.

Maggio Musicale, la Fondazione: “Posizione inconcludente e strumentale dei sindacati”

26 Gennaio 2017

La Fondazione Teatro del Maggio Musicale Fiorentino ha incontrato in data odierna le Organizzazioni Sindacali per la chiusura della procedura L.223/1991 in corso.

Nonostante l’ulteriore conferma di ALES S.p.a. – presente il suo Direttore del personale dott. Iannelli – a riassumere immediatamente tutte le 28 risorse interessate dalla procedura, così come da sempre affermato dalla Fondazione, e pur a fronte delle aperture della Direzione sull’utilizzo della “non opposizione al licenziamento” quale criterio prevalente per l’individuazione delle risorse in uscita, la Fondazione ha riscontrato una chiusura totale da parte delle Organizzazioni Sindacali, che si sono presentate al tavolo odierno con argomenti strumentali e totalmente estranei alla procedura, manifestando posizioni radicalmente distanti tra loro.

La Fondazione, inoltre, ha preso atto dell’ incapacità delle Organizzazioni Sindacali a reclutare volontari per la ricollocazione in ALES S.p.a., nonostante il differimento temporale concesso dalla Fondazione a tal fine.

Preso atto della posizione defatigatoria e inconcludente delle Organizzazioni Sindacali nonché strumentale a non raggiungere alcuna intesa, la procedura si è conclusa al fine di non vanificare l’opportunità offerta da ALES S.p.a. che ha confermato l’immediato avvio dell’iter di assunzione.

La Fondazione darà corso a quanto previsto dalla legge, privilegiando situazioni individuali di non opposizione al licenziamento.

Fonte: Fondazione Teatro del Maggio Musicale Fiorentino

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Maggio, Nardella fa da garante: «Nessuno finirà per la strada»

E.S. sul Corriere Fiorentino 26 Gennaio 2017

«Nessuno rimarrà per la strada». Cgil chiama, sindaco risponde. Dopo la lettera aperta di martedì da parte del sindacato del Maggio, Dario Nardella rassicura i lavoratori dell’ente lirico sul futuro dei 28 esuberi in procinto di passare dal teatro agli Uffizi, attraverso l’azienda pubblica Ales. Ma ribadendo l’urgenza — nella giornata di oggi è fissato l’ultimo e conclusivo incontro al tavolo Regionale sulla chiusura della procedura di licenziamento — la necessità di questo passaggio già espressa dal sovrintendente Bianchi contro cui molti dipendenti del Maggio hanno scioperato la sera della prima del Faust e che ha prontamente risposto di voler tenere «la barra dritta»: al Maggio musicale, dice Dario Nardella, «il sistema non è sostenibile: o si chiude il teatro o si devono trovare soluzioni; la garanzia, su cui c’è il mio impegno, è che nessuno rimarrà per la strada». 

Ventiquattro ore prima la Cgil aveva scritto una lettera aperta al sindaco a nome dei lavoratori che avevano partecipato il 20 gennaio: «Caro Sindaco, Presidente della Fondazione del Maggio Musicale — recita la nota — sentiamo in dovere di lanciarle un appello, affinché il suo intervento possa essere dirimente in una questione che ha visto gli interlocutori parlare lingue (apparentemente) diverse».

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Nardella con Bianchi “I licenziamenti non si possono evitare” 
Il sindaco risponde ai sindacati e conferma che “nessuno resterà per strada, i 28 saranno riassunti da Ales” 

ILARIA CIUTI su la Repubblica 26 Gennaio 2017 

«I licenziamenti sono inevitabili perché dopo il ritorno in teatro, per effetto della sentenza della Corte Costituzionale, di chi era già fuori il sistema non può reggere », è inesorabile il sindaco Nardella. Una risposta non incoraggiante alla lettera dei delegati sindacali della Slc Cgil del Maggio che gli chiedevano una maggiore presenza nella difficile vicenda dei 28 licenziamenti voluti dal sovrintendente Francesco Bianchi. La Cgil chiedeva un’opera di mediazione «come le istituzioni stanno facendo a Bologna». Il sindaco conferma però quanto sempre detto da Bianchi. «Nessuno resterà per strada, i 28 saranno riassunti in Ales, ve lo garantisco io. E anche il ministro con cui ho parlato ». All’osservazione che i sindacati si rifiutano di firmare qualsiasi licenziamento sulla base di assicurazioni esclusivamente verbali, siano pure del sindaco, la risposta è: «Mi aspetto che domani al tavolo della trattativa Ales venga con un impegno scritto». 

«Domani» è oggi, il giorno decisivo in cui scadono i termini della trattativa, ormai passata al tavolo di crisi regionale, a proposito dei 28 licenziamenti sul cui numero Bianchi non transige. Anche se i criteri di scelta di chi allontanare risultano, secondo i sindacati (Cgil, Cisl e Fials deli orchestrali) preoccupantemente frastagliati. Essendo gli stabilizzati per via della Consulta 23 e i licenziandi di Bianchi invece 28, di cui solo 14 (13 maschere e l’addetta al trucco e parrucco) rientrati dopo la sentenza. Gli altri 14 non c’entrano niente e verrebbero scelti nei soli reparti tecnici e amministrativi. L’altro punto di distanza tra Fondazione e sindacati è che Bianchi non ha inserito i licenziamenti nella legge Bray-Franceschini che renderebbe obbligatoria la riassunzione in Ales ma li ha previsti, come una qualsiasi azienda privata, solo nell’ambito della legge 223 sui licenziamenti collettivi: dunque senza l’obbligo della riassunzione. L’altra obiezione è che «questa è la terza procedura di licenziamenti collettivi in soli quattro anni e senza mai risolvere i problemi del teatro». Aggiungono che solo per non creare ulteriori polemiche si dicono disposti a tollerare i licenziamenti ma solo se volontari, in tutti i reparti e quanti sono sono anche se non si arriva a 28. E con impegno scritto e legalmente vincolante di riassunzione. 

Quanto a Ales, il direttore Giovanni Iannelli, assicura che oggi al tavolo ci sarà, ma con quale proposta non si sbilancia se non per fare presente che, essendo Ales una società del ministero, farà quello che il ministero deciderà. E comunque i paletti sindacali sono due: l’impegno legalmente vincolante alla riassunzione e i criterio esclusivo della volontarietà. Dopodiché dice Cristina Pierattini, (Cgil), «se si trovasse un accordo, il sindaco deve farsi garante che dal giorno dopo si inizi a discutere di strategie».

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Maggio, dalla Regione un altro milione in meno

Barni: «I tagli ci saranno, ma trattiamo ancora col Governo». La Cgil: Nardella aiutaci

Marzio Fatucchi dal Corriere Fiorentino 25 Gennaio 2017

Maggio, ad un giorno dall’ultimo tavolo di trattativa sui 28 licenziamenti chiesti dalla fondazione, arriva l’appello della Cgil al sindaco perché intervenga in prima persona. Ma allo stesso tempo arrivano anche brutte notizie dalla Regione: il sostegno di 3,5 milioni di euro l’anno potrebbe diminuire, e di molto.

Un taglio che è una scelta non dichiarata, ancora non ufficiale, e che deriva da altri tagli. Il 40% dei fondi per «politiche attive» della Regione sono infatti a rischio. Il minor sostegno dello Stato alla Regione, ad oggi, è di 210 milioni di euro. Con ricadute su tutte le direzioni, compresa quella della cultura, si legge nel bilancio «tecnico». Un bilancio sulla carta, in attesa che il governo risponda alle richieste di tutte le Regioni di ulteriori fondi. Solo che al momento non ci sono, e la cifra massima di cui si parla negli uffici per il Maggio è di 2-2,5 milioni, almeno un milione in meno rispetto ai 3,5 milioni erogati fino ad ora.

Dal Pd regionale confermano i timori. La vicepresidente Monica Barni, con delega alla cultura, mette le mani avanti: «Non parliamo di cifre. Certo, i tagli ci sono. Ma non voglio tagliare tutti alla stessa maniera e non voglio tagliare tutti. Aspettiamo la nuova negoziazione con lo Stato». Ma solo due milioni per il Maggio? «Spero vadano meglio — insiste Barni — il bilancio tecnico taglia del 40% tutte le politiche attive della Regione. Mi auguro di più: aspettiamo, però, non voglio considerare definitiva la cifra che ho. È molto probabile ci sia di meno: ma aspettiamo».

Sarebbe un altro problema per la fondazione (anche se sta per ricevere due milioni di euro l’anno dal ministero, aggiuntivi ai fondi Fus, grazie ad un intervento strutturale fino al 2019 deciso dal ministro Dario Franceschini). Il Maggio domani dovrà affrontare intanto la vertenza con i sindacati, decisi a bloccare i licenziamenti collettivi, a non accettare la proposta di quelli volontari con gli incentivi, perché vogliono discutere su tutto (integrativo e organizzazione) per vedere se è possibile trovare altre soluzioni, senza toccare i posti di lavoro. Nel frattempo, lanciano un appello al sindaco Dario Nardella, presidente della fondazione. «Alle porte di una data che sarà comunque drammatica», cioè il tavolo di domani, la Cgil chiede a Nardella di intervenire «come sta avvenendo a Bologna, dove in una congiuntura simile alla nostra, vede la fattiva mediazione delle istituzioni locali e la vera ricerca di un accordo fra direzione e sindacati». Insomma, «riteniamo che chi rappresenta la città debba assumersi la responsabilità “politica” nel contesto di una trattativa difficile».

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Lettera aperta al Sindaco Dario Nardella della RSA SLC CGIL a nome dei lavoratori del Maggio che hanno partecipato allo sciopero del 20 Gennaio

Caro Sindaco, Presidente della Fondazione del Maggio Musicale Fiorentino, a pochi giorni dalla “nota” proclamazione dello sciopero del 20 gennaio che ha visto coinvolti un numero consistente di lavoratori di questo Ente, ci teniamo a comunicare con Lei il nostro stato d'animo: mai e sottolineiamo mai, un lavoratore ricorre allo strumento dello “sciopero” a cuor leggero, se non altro per il fatto che, soprattutto in questi momenti difficili per la nostra comunità, scioperare vuol dire rinunciare ad una parte del proprio salario!

Aggiungiamo che, lo sciopero rappresenta “l'ultima spiaggia” al quale si ricorre come gesto estremo in un percorso dove qualcosa è andato storto e non ci si preoccupa minimamente da parte della Direzione della Fondazione di sentire le nostre ragioni e di prendere in considerazione le nostre proposte alternative !
Alle porte di una data che sarà comunque drammatica, quella di giovedì 26 gennaio (appuntamento del tavolo Regionale sulla chiusura della procedura di licenziamento di 28 dipendenti tra le rappresentanze Sindacali e la Direzione), nella quale il Sovrintendente ha dichiarato di voler tenere “la barra dritta” e quindi procedere senza nessun tipo di trattativa e valutazione di “strade alternative” (come sta avvenendo a Bologna, dove in una congiuntura simile alla nostra vede la fattiva mediazione delle istituzioni locali e la vera ricerca di un accordo fra Direzione e organizzazioni sindacali) ci sentiamo in dovere di lanciarLE un appello, affinché il Suo intervento possa essere dirimente in una questione che ha visto gli interlocutori parlare lingue (apparentemente) diverse.
Riteniamo che, chi rappresenta la città debba assumersi la responsabilità “politica” nel contesto di una trattativa difficile e che non può essere ricondotta ad una mera questione burocratica con il rischio di vedere disperse professionalità “coltivate” per anni e, soprattutto ponga fine ad una situazione oramai “fuori controllo” che sta affossando l'immagine della Fondazione e del “gioiello di famiglia”, rappresentato dal cartellone del Maggio Musicale!

la Rsa Slc Cgil 24.1.2017

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“Il sovrintendente del Maggio ha accusato la Cgil dal palco”

da la Repubblica 23 Gennaio 2017

«IMBARAZZANTE quello che ha fatto Francesco Bianchi alla prima del Faust», denuncia Alessia Petraglia di Sinistra italiana, capogruppo in commissione Cultura del Senato. «Non si era mai visto un Sovrintendente prendere la parola prima dello spettacolo per condurre un’invettiva contro lo sciopero promosso dai lavoratori e dalla Cgil. E fornire a tutti gli spettatori la sua personale classifica dei sindacati buoni e cattivi. Bianchi dovrebbe piuttosto spiegare al pubblico cosa intenda fare per il preoccupante stato debitorio del Maggio».

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Maggio, cosa c’è dietro lo scontro

I pro e i contro per i licenziati che passeranno ad Ales. Giovedì ultimo incontro per trovare l’accordo

Marzio Fatucchi dal Corriere Fiorentino 22 Gennaio 2017

C’è chi perderebbe fino a 200 euro al mese. Altri potrebbero guadagnare di più, ma dovendo rinunciare al part time scelto per seguire i figli. Lo scontro al Maggio, che ha portato allo sciopero per la prima del Faust, nasce dai 28 licenziamenti decisi dalla fondazione (indispensabili per far tornare i conti del piano anticrisi, dice sovrintendente Francesco Bianchi) ma passa anche da qua, da scelte, prospettive (e angosce) personali. E per questo ci sono tanti dubbi tra i lavoratori anche sul passaggio ad Ales, prospettato da Bianchi fin da quando annunciò i licenziamenti.

La fondazione assicura: non perderanno neanche un giorno di lavoro, verranno subito riassunti dalla società del ministero. Una certezza contestata dai sindacati: «Ales è una controllata statale: o segue procedure di selezione pubbliche, o segue quelle della legge Bray, con una intesa con le Rsu» dice Cristina Pierattini della Slc-Cgil. Tradotto: se si procede con licenziamenti collettivi come prospettato da Bianchi in prima battuta, i sindacati non sono sicuri che i 28 avranno davvero un nuovo lavoro.

Ales, anche al Corriere Fiorentino , ha invece assicurato che assumerà, ma solo entro il 31 gennaio. Bianchi ha messo sul tavolo 3 mila euro di incentivi, il pagamento immediato dell’indennità di preavviso e la disponibilità a esodi «volontari». Solo che al momento di volontari, in tutto il teatro, ne sono stati trovati 5. Ed anche questo è motivo di scontro tra sindacati e Bianchi.

I volontari andrebbero infatti trovati tra i settori che la fondazione ha deciso di esternalizzare. E quindi prima di tutto tra le maschere. Praticamente tutte. Sono 13: erano parte dei 26 riassunti dopo la sentenza della Corte costituzionale che, un anno fa, ha deciso che quei lavoratori dovevano avere un contratto stabile, dopo anni di contratti a tempo determinato.

Tra i 28 licenziati, però, non ci sarebbero solo le 13 maschere ma un «trucco e parrucco» e gli altri tra tecnici amministrativi. Non sono però gli stessi «riassunti» ma altri dipendenti: ad essere stati riassunti erano coristi, orchestrali. E c’era pure un ballerino, ora a casa, stipendiato: il corpo di ballo non c’è più. I sindacati chiedono di usare la procedura della legge Bray per i licenziamenti: cioè ridiscutere tutto, dalla pianta organica agli integrativi, sono convinti di trovare soluzioni meno dolorose. Bianchi ribadisce che i conti, senza quei 28 licenziamenti, non tornano. Circa 300-350 mila euro di costi in più l’anno che fanno sballare il piano anticrisi, sottoscritto col ministero, che obbliga a non andare più «in rosso» coi bilanci. Ma all’Opera anche i sindacati sono divisi: Cgil e Fials per lo sciopero, Cisl no. Tutti però uniti in attesa di un intervento istituzionale per risolvere la questione prima del prossimo, ultimo incontro al tavolo istituito dalla Regione: il 26 gennaio.

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Faust, i fischi e le accuse di Bianchi

L’opera in scena solo come concerto per lo sciopero dei sindacati. In tanti abbandonano la sala

Edoardo Semmola dal Corriere Fiorentino 21 Gennaio 2017

«Scusate, ma oggi è in sciopero anche il microfono». È costretto a urlare Francesco Bianchi mentre annuncia dal palco dell’Opera che l’attesa prima del Faust andrà in scena in forma di concerto «per uno sciopero incomprensibile e irresponsabile indetto da tre sigle sindacali su quattro» e contestualmente ringraziando la Uil per aver fatto una scelta diversa .

È costretto a urlare perché tutti i fonici hanno aderito allo sciopero, quindi niente microfoni. Anche gli addetti alle luci si sono schierati con la protesta e la prima replica del Faust è andata in scena non solo in forma di concerto, ma anche a platea completamente illuminata a giorno. «Se spengessimo le luci — raccontano dal banco informazioni — potremmo essere denunciati per comportamento antisindacale». Niente scene, niente costumi. Cantanti e coro vestiti in abiti borghesi. Come l’orchestra. Vi chiediamo scusa — prosegue il sovrintendente poco prima dell’inizio a sipario aperto rivolgendosi a una platea riempita per meno di metà — per la forma che prende questo spettacolo ma solo per quella. Il resto è una responsabilità, anzi una irresponsabilità, altrui». E chiude all’attacco: «Terremo la barra dritta — riferendosi al licenziamento con riassorbimento all’azienda pubblica Ales di 28 dipendenti — perché altrimenti il futuro di questa fondazione è segnato».

Lo sciopero indetto da Cgil, Cisl e Fials ha avuto successo, i reparti tecnici hanno aderito in gran numero: ieri sera al Maggio gli animi erano caldissimi, il pubblico arrabbiato, alcuni furenti. Grida di rabbia e strepiti nel foyer. «Siamo stati avvertiti alle cinque del pomeriggio» si scalda una signora. «Becchi e bastonati? Che sia l’ultima volta!». La platea è divisa. Qualcuno applaude Bianchi. Altri lanciano chiari «buuuu» al sovrintendente. «Uno sciopero così, solo alla prima, danneggia solo noi spettatori e non il teatro. Se volevano danneggiare il teatro dovevano scioperare per tutte le rappresentazioni» aggiunge un altro in fondo alla lunga coda alla biglietteria per chiedere una nuova data.

Ieri mattina erano stati venduti il 92 per cento dei 1800 posti disponibili. Alla sera circa la metà ha deciso di chiedere il cambio data o di tornare da martedì per ottenere il rimborso del biglietto (c’è tempo fino al 27). Molti fanno presente che tanto vale tornare a casa ad ascoltarla per radio, c’è la diretta Rai». Dieci minuti prima dell’inizio una voce all’altoparlante ufficializza che «la replica di stasera sarà in forma di concerto». Immediatamente sommersa di improperi e altri «buuu». La giornata di protesta era iniziata dalla mattina quando ai laboratori scenografici delle Cascine l’adesione è stata totale. «Lo sciopero è un’arma spuntata — dice Silvano Ghisolfi, Cgil del Maggio — ma non ci rimane altro».

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Maggio, sciopero a metà Un Faust a scene fisse

Sindacati divisi: stasera l’orchestra suona

dal Corriere Fiorentino 20 Gennaio 2017

Un tira e molla tra sindacati che finisce con una prima, quella del Faust di Gounod possibilmente dimezzata. La vertenza contro il sovrintendente del teatro dell’Opera Francesco Bianchi, che intende mandare in esubero 28 lavoratori per risanare le casse del teatro, ha visto i sindacati proclamare sciopero, l’altro-ieri e poi, alcune sigle tornare sui propri passi. Ad aderire sarà sicuramente la Cgil, non la Cisl e la Uil, e probabilmente neanche la Fials, e dunque gli orchestrali e in generale la massa artistica. Quindi questa prima rappresentazione dell’opera potrebbe essere rappresentata, ma a scene fisse e senza cambi di luce. La certezza si avrà questa mattina ma fanno sapere dal teatro «si va in scena e si va avanti sino alla fine» anche a costo di avvertire il pubblico dell’eventuale disagio all’ultimo minuto. Il braccio di ferro di una parte dei lavoratori con Bianchi, insomma, continua, anche se con i sindacati spaccati.

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Sciopero in vista per la prima del Faust

L’assemblea del Maggio ha dato il mandato a tre sindacati

ILARIA CIUTI su la Repubblica 19 Gennaio 2017

Sciopero in vista per la prima del Faust domani al Teatro dell’Opera. Perlomeno hanno dato mandato di dichiararlo ai loro rappresentanti sindacali le due assemblee del personale convocate ieri da tre dei quattro sindacati presenti in teatro: Cgil, Cisl e Fials (il sindacato dell’orchestra).

Se i rappresentanti sindacali rispetteranno la volontà delle assemblee sarà difficile domani che Faust vada in scena. Lo sciopero coinciderebbe con quello già dichiarato a Bologna lo stesso giorno: anche quella Fondazione è alle prese con licenziamenti. Tanto più gravi quelli fiorentini, dicono i sindacati, perché i secondi in pochi mesi. Il Maggio e i tre sindacati sono in disaccordo sulla procedura di licenziamento collettivo di 28 dipendenti al fine della loro riassunzione in Ales (l’agenzia del Mibact) aperta dal sovrintendente Bianchi. Il quale ha confermato l’impossibilità di ridurre il numero dei 28 ma la disponibilità a incentivare i volontari con 3.000 euro e verificare la possibilità di pensionamenti.

Ma i sindacati obiettano la rigidità di quota 28 e si dichiarano disponibili a accettare l’allontanamento solo dei volontari e degli eventuali pensionandi. Né accettano un trasferimento in Ales che sottolineano non risultare obbligatorio per legge (in quanto previsto dalla Bray-Franceschini) ma solo frutto di un accordo verbale tra sovrintendente e Ales.

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Maggio: è ancora braccio di ferro Pronto lo sciopero, Bianchi accusa

Offerti 3mila Euro per accettare il passaggio ad Ales. "Ma non ci fidiamo"

Monica Pieraccini da la Nazione 18 Gennaio 2017

UNO SCIOPERO, forse per la prima del Faust, e oggi assemblea dei lavoratori del Maggio indetta da Slc Cgil, Fistel Cisl e Fials Cisal. I sindacati restano preoccupati e non sono ottimisti. Secondo loro l’accordo sulla 223 non si troverà probabilmente nemmeno il 26 gennaio, quando le parti s’incontreranno di nuovo al tavolo regionale, questa volta anche con i rappresentanti di Ales. Ieri mattina, mentre fuori, al gelo, i lavoratori del Maggio erano in presidio, nell’ufficio della Regione di via Capo di Mondo le preoccupazioni dei sindacati si sono concentrate proprio su questo: solo la legge Bray obbliga Ales, la società in house del ministero per i Beni e le Attività culturali, a riassumere gli esuberi della Fondazione.

NEL CASO invece dei 28 licenziamenti, la procedura aperta dal sovrintendente Francesco Bianchi è la 223, fuori dalla legge Bray. «E ciò non offre certezze sul fatto che Ales riassorbirà i lavoratori. Lo può fare, ma non è obbligata. E’ per questo che abbiamo chiesto la presenza dei loro rappresentanti al prossimo tavolo» dice Angelo Betti, della Fistel Cisl.

«IO L’HO SCRITTO, anche nella lettera che ha aperto la procedura, che i 28 sarebbero stati assunti da Ales. Lo hanno ribadito anche i dirigenti Ales nel corso del primo incontro in sede aziendale. Non riesco a comprendere questa sorpresa dei sindacati all’ultimo secondo. E’ quanto meno ridicolo», replica il sovrintendente Francesco Bianchi. «E se tutti i lavoratori vengono riassunti non comprendo, anche se attiene alle loro libertà, il fatto che i sindacati abbiano proclamato un nuovo sciopero». I 28, di cui 14 tra maschere e trucco e parrucco e 14 tecnico amministrativi, riceveranno anche, ha assicurato ieri Bianchi, un incentivo di 3mila euro e la monetizzazione dell’indennità di preavviso, il che significherà che chi passa a Ales prenderà per un certo numero di mesi due stipendi. «Difficile trovare situazioni del genere», commenta Bianchi. «Credo che, come ha suggerito qualcuno al tavolo della Regione, i dipendenti della Braccialini si augurerebbero di avere questo trattamento».

Secondo quanto richiesto dai sindacati, Bianchi ha confermato la disponibilità ad utilizzare criteri diversi rispetto a quelli previsti dalla 223 nella scelta dei lavoratori da licenziare, vale a dire la non opposizione alla risoluzione del rapporto di lavoro e quindi la volontarietà nel lasciare il teatro. Il problema, però, potrebbe nascere se il numero di volontari non dovesse raggiungere il numero degli esuberi. «La Fondazione si è adoperata perché Ales riassorba tutti e 28 i lavoratori. Quelli che non vogliono passare ad Ales non li posso tenere in teatro, perché il conto economico non me lo consente. Sarei costretto ad aprire una nuova procedura di mobilità e in questo caso non ci sarebbe più Ales, che è un’opzione concreta ma non irripetebile». Se in sostanza si trovassero 20 volontari su 28, per fare un esempio, il sovrintendente riaprirebbe per gli otto esuberi ancora in teatro una seconda procedura di mobilità. Ma per loro non ci sarebbe più Ales e quindi si ritroverebbero a casa senza lavoro. «Ora o mai più», il monito del sovrintendente, che spera «nella ragionevolezza» di questi lavoratori. 

«Ci sono stati confermati 28 licenziamenti al Maggio musicale, senza effettive garanzie della tanto sbandierata riassunzione in Ales: noi – replica Cristina Pierattini, della Slc Cgil – ribadiamo la nostra contrarietà a tutto questo e vogliamo coinvolgere le istituzioni, non lasciare che la discussione sul destino di questi lavoratori sia affidata a meri tavoli tecnici. Se il sovrintendente vuole aprire una seconda procedura di mobilità, qual è il futuro che vuole dare al teatro? E che ne pensano di questo le istituzioni?».

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Maggio, passo di Bianchi: volontari i 28 esuberi

Stop licenziamenti unilaterali, sì agli incentivi

dal Corriere Fiorentino 18 Gennaio 2017

Il Maggio rilancia nella vicenda dei 28 licenziamenti decisi dalla fondazione. Dopo il confronto in Regione, il sovrintendente Francesco Bianchi ha deciso di soprassedere sul licenziamento collettivo, quindi deciso unilateralmente dalla fondazione, aprendo invece ai «volontari». Unica condizione: che i conti tornano. Cioè sarà comunque necessario trovare 28 lavoratori del Maggio disponibili a dimettersi (con un incentivo di 3 mila euro da aggiungere all’indennizzo di mancato preavviso) nei reparti tecnico-amministrativi e per questi viene confermato comunque il passaggio ad Ales. La scelta è stato prospettata ai sindacati che però, ieri, erano ancora contrari la proposta arrivata da Bianchi perché non rientrava nelle procedure della legge Bray. Oggi, dopo che ieri si è tenuto un presidio, i sindacati hanno convocato una assemblea nella quale presentare ai lavoratori la proposta di Bianchi. (M.F.)

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Maggio: Cgil, vertici ribadiscono, licenziamenti si faranno Oggi incontro.'Mancano garanzie riassunzione in Ales'

"Ci sono stati confermati 28 licenziamenti al Maggio musicale, senza effettive garanzie della tanto sbandierata riassunzione in Ales: noi ribadiamo la nostra contrarietà a tutto questo e vogliamo coinvolgere le istituzioni, non lasciare che la discussione sul destino di questi lavoratori sia affidata a meri tavoli tecnici". Così la sindacalista della Cgil Cristina Pierattini ha riassunto il confronto di oggi tra sindacati (Cgil,Cisl, Fials) e vertici dell'ente lirico, che si è svolta nella sede dell'ufficio vertenze della Regione Toscana a Firenze. L'incontro è stato accompagnato da un sit in fuori dall'edificio e da un 'pacchetto' di 4 ore di sciopero. "Domani - ha poi annunciato Pierattini - ci saranno assemblee al Maggio: spiegheremo ai lavoratori la situazione e cercheremo di capire con loro il da farsi". (ANSA).

Notizia del: mar 17 gen, 2017

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I licenziamenti si faranno. Maggio musicale, Cgil: «I vertici lo hanno ribadito senza dare garanzie sulle riassunzioni in Ales»

Redazione - @agenziaimpress 17 Gennaio 2017

«Ci sono stati confermati 28 licenziamenti al Maggio musicale, senza effettive garanzie della tanto sbandierata riassunzione in Ales: noi ribadiamo la nostra contrarietà a tutto questo e vogliamo coinvolgere le istituzioni, non lasciare che la discussione sul destino di questi lavoratori sia affidata a meri tavoli tecnici». Così la sindacalista della Cgil Cristina Pierattini ha riassunto il confronto di oggi tra sindacati (Cgil,Cisl, Fials) e vertici dell’ente lirico, che si è svolta nella sede dell’ufficio vertenze della Regione Toscana a Firenze. L’incontro è stato accompagnato da un sit in fuori dall’edificio e da un ‘pacchetto’ di 4 ore di sciopero. «Domani – ha poi annunciato Pierattini – ci saranno assemblee al Maggio: spiegheremo ai lavoratori la situazione e cercheremo di capire con loro il da farsi».

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COMUNICATO SLC - FISTEL - FIALS MAGGIO MUSICALE FIORENTINO

Le OO.SS Slc, Fistel, Fials prendono atto della posizione del Sovrintendente giunta nel pomeriggio del 12 gennaio scorso, non corrispondente alle loro aspettative in termini di una possibile soluzione positiva a conclusione della procedura di licenziamenti collettivi.

Pur non comprendendo e non condividendo in nessuna maniera, sia nella modalità che nella narrazione che nei numeri, l'apertura della procedura di licenziamento collettivo avviata dalla Fondazione il 2 novembre 2016, le scriventi si sono dichiarate disponibili a chiudere la procedura esclusivamente attraverso uscite volontarie (accordi transattivi di non opposizione ai licenziamenti) e pensionamenti certificati. 

Tutto ciò unicamente per atto di responsabilità nei confronti della Fondazione stessa, fonte di sostentamento di tante famiglie e importate presidio di produzione e diffusione di cultura sul territorio, al fine di limitare le possibili e probabilissime ripercussioni di carattere vertenziale e legale che procurerebbero ulteriori danni economici, deleteri nella già disastrata situazione economico finanziaria evidenziata dai bilanci e dalle relazioni dei Commissari Straordinari di governo per le Fondazioni liriche, il cui piano di risanamento 2014/16 è fallito e la cui necessaria integrazione, al fine di garantire la sopravvivenza almeno fino al 2018, ci è sconosciuta.

Auspichiamo un tavolo dove ragionevolezza e responsabilità siano la guida per l'appianamento della vertenza attraverso l'accoglimento di quanto richiesto dalle Organizzazioni Sindacali.

Onde evitare il ricorso a pericolosi diversivi e per la necessità di risolvere su altri tavoli i veri mali che attanagliano la Fondazione, facciamo appello alle Istituzioni, in particolare ai Soci Fondatori affinchè si facciano parte attiva nella risoluzione della vertenza prendendo ad esempio quanto accaduto recentemente per la Fondazione Petruzzelli a Bari.

Affinchè questa vicenda possa concludersi positivamente è necessario da subito un protocollo d'intesa che metta le basi per stabilire inequivocabilmente la missione della Fondazione, il suo ruolo nell'offerta culturale del territorio e come si intenda realizzare un progetto futuro partendo dal patrimonio umano insostituibile delle professionalità e competenze artistiche e tecnico amministrative.

Dando corso al mandato assembleare del 13 gennaio u.s., con riferimento ai nostri comunicati del 22 e 23 dicembre 2016, Slc Cgil, Fistel Cisl, Fials Cisal indicono un presidio di sostegno alla delegazione sindacale e proclamano uno sciopero di 4 ore, dalle ore 9 alle ore 13, nella giornata di martedì 17 gennaio.

Slc Cgil Area Vasta Fistel Cisl Fials Cisal

Firenze, 16 gennaio 2017

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LA PROPOSTA VA AVANTI IL CONFRONTO SINDACALE SUI 28 ESUBERI

Maggio: licenziamenti no incentivi sì

mo.pi. da la Nazione 13 Gennaio 2016

ANZICHÉ 28 licenziamenti, dare il via a uscite volontarie con incentivi e pensionamenti. E’ attorno a questa proposta che il sovrintendente dell’Opera, Francesco Bianchi, e i sindacati potrebbero riuscire a trovare un accordo sulla procedura di mobilità che coinvolge 28 lavoratori (13 maschere, più altri tecnici-amministrativi). Secondo quanto riportano i sindacati, ieri, al tavolo della Regione, Bianchi si è detto disponibile a riflettere su questa ipotesi. Anche se arriveranno due milioni in più per il Maggio, una riduzione degli esuberi non sarebbe possibile. Praticabile, però, potrebbero essere i pensionamenti, anche in altri settori del teatro, non coinvolti dalla procedura di mobilità e, soprattutto, quella che si chiama la non opposizione al licenziamento: il lavoratore accetta di essere licenziato e ottiene così un incentivo alla mobilità. «Trovare risorse per una Fondazione in crisi non è facile, per questo faccio appello a Comune e Regione. Se infatti il sovrintendente dovesse decidere per l’ipotesi della mobilità incentivata, le istituzioni devono sostenere questo percorso», commenta Nicola Lisanti della Uilcom. Bianchi si è preso un giorno di tempo per dare una risposta e oggi i lavoratori del Maggio (tutte le sigle tranne la Uil, che attende che il sovrintendente sciolga la riserva) si riuniranno in assemblea. Per trovare un accordo c’è tempo fino al 22 gennaio. Nuovo incontro in Regione martedì prossimo.

Il Maggio fiorentino conferma i 28 licenziamenti

T24 del 12 Gennaio 2016

Va avanti il braccio di ferro sindacati-Fondazione del Maggio musicale fiorentino sul licenziamento di 28 dipendenti (personale di sala e tecnici-amministrativi) dei 305 complessivi, avviato nelle settimane scorse dall'ente lirico guidato da Francesco Bianchi.

L'incontro di oggi tra Fondazione, sindacati e ufficio vertenze della Regione Toscana non ha prodotto passi in avanti: i sindacati hanno proposto di trasformare i licenziamenti in uscite volontarie, passando per i pensionamenti ‘certificati' allargati a tutti i settori; la Fondazione – secondo quanto riferito dalla Cgil – ha preso 24 ore di tempo per dare un risposta. Il 22 gennaio scadranno i 75 giorni di tempo previsti per chiudere la procedura di licenziamento collettivo.

«L'operazione è incomprensibile dal punto di vista industriale – sostiene Cristina Pierattini della Cgil – visto che la Fondazione ha comunque bisogno del personale di sala e dunque, se andranno avanti i licenziamenti, dovrà fare ricorso a contratti a tempo determinato. Il nostro timore è che dietro questa operazione ci sia la volontà di progressivo smantellamento della produzione culturale del Maggio».

Per questo, chiusa questa partita, i sindacati chiedono che si apra una discussione con le istituzioni sulla missione e il ruolo della Fondazione del Maggio musicale, che accusano di non essere riuscita ad attuare il piano di risanamento che avrebbe dovuto metterla in salvataggio entro il 31 dicembre 2016, aprendo così la porta a un futuro nebuloso. «La Fondazione ha ancora 62 milioni di debito, di cui otto verso artisti e fornitori», accusano i sindacati che nei giorni scorsi hanno protestato sotto Palazzo Vecchio chiedendo «spiegazioni sensate e comprensibili».

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Maggio, altro aiuto: 2 milioni in più ogni anno

L’annuncio di Franceschini a Nardella. Boccata d’ossigeno per la gestione dell’Opera

Marzio Fatucchi dal Corriere Fiorentino 10 Gennaio 2016

Maggio, arriva un altro aiuto da Roma. Ieri, al termine di un incontro al ministero, il ministro dei beni culturali Dario Franceschini ha confermato al sindaco Dario Nardella che saranno a disposizione della fondazione altri due milioni l’anno. Fondi «strutturali», non una tantum.

Il provvedimento è un comma inserito nel decreto «milleproroghe» che dovrà ora passare in Parlamento. La norma già contenuta nella legge di bilancio parlava di 10 milioni di euro l’anno (fino al 2018) e poi 15 l’anno per tutte e 14 le fondazioni lirico sinfoniche. Per il 2016 si passa a 20 milioni. Le quote saranno ripartite in maniera «pari, o comunque proporzionalmente commisurata, all’ammontare dei rispettivi contributi provenienti da soggetti privati, dalle regioni e dagli enti locali».

Ci sarà quindi una ripartizione in cui peserà l’impegno degli enti locali (e dei privati) nel sostegno della Fondazione. Ma, sempre da Palazzo Vecchio, trapela l’indiscrezione che per il Maggio musicale questa quota dovrebbe corrispondere, nel 2017, a circa due milioni di euro.

A conti fatti, significa una boccata d’ossigeno importante: la cifra è pari al costo della gestione dell’Opera, ora minimamente coperto dagli affitti per eventi privati (400 mila euro a fronte di due milioni di euro). Oppure ai costi finanziari per la gestione del debito «monstre» della fondazione, ora 60 milioni di euro. Insomma, la cifra in arrivo da Roma potrebbe portare in attivo strutturale i conti del Maggio, consentendo proprio di aggredire il debito. Ma questo, nel lungo periodo. Nel breve, c’è da affrontare i 28 licenziamenti decisi dal sovrintendente Francesco Bianchi: sono i «reintegrati» da una sentenza della Corte di cassazione che Bianchi vorrebbe trasferire ad Ales, società del ministero. Una possibilità però praticabile, ha ricordato Ales, solo entro fine gennaio: poi dovrà trovare quei lavoratori interinali comunque «sul mercato».

Ieri i sindacati hanno tenuto un presidio sotto Palazzo Vecchio contestando la scelta di Bianchi e chiedendo al Comune di intervenire. «Sessantadue milioni di euro di cui 8 verso artisti e fornitori: questo è il debito del Maggio. Non solo c’è qualcosa che non va, ma è necessario che qualcuno ci illumini al riguardo e fornisca delle spiegazioni sensate e comprensibili» è l’allarme che lanciano Slc Cgil, Fistel Cisl e Fials Cisal. Ma Bianchi risponde: «Il Piano 2016-2018, già approvato dal Consiglio di Indirizzo, prevede un rigoroso percorso di risanamento della Fondazione come richiesto dalla legge: nessuna possibile alternativa rispetto a quanto già previsto dal Piano è percorribile». Oggi si terrà un vertice in Regione per affrontare la vertenza.

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Maggio Musicale Fiorentino, presidio e allarme di Slc Cgil, Fistel Cisl e Fials Cisal: 'Fallito il Piano di risanamento'

Maggio Musicale Fiorentino, presidio di Slc Cgil, Fistel Cisl e Fials Cisal: “Il debito è a 62 milioni, c’è qualcosa che non va. Il piano di risanamento è fallito, si riattivino tavoli di confronto coi soci fondatori. Serve un progetto ‘alto’ per la Fondazione”. Il 12 gennaio incontro sindacati-dirigenza sui licenziamenti

“Il debito risulta ad oggi, come dichiarato dal Sovrintendente nelle commissioni consiliari, pari a 62 milioni di euro di cui 8 verso artisti e fornitori. Non solo c'è qualcosa che non va, ma è necessario che qualcuno ci illumini al riguardo e fornisca delle spiegazioni sensate e comprensibili”: è l’allarme che lanciano Slc Cgil, Fistel Cisl e Fials Cisal sul Maggio Musicale Fiorentino. Oggi i lavoratori e le tre sigle hanno effettuato un presidio sotto Palazzo Vecchio e sono poi saliti per assistere ai lavori del Consiglio comunale. Il 12 gennaio è previsto un incontro presso gli uffici del lavoro della Regione tra sindacati e dirigenza sulla procedura di licenziamenti. “Rimane acclarato che la questione dei 28, 26, 23 (?) licenziamenti non è senz'altro il problema della Fondazione - proseguono Slc Cgil, Fistel Cisl e Fials Cisal -. Ricordiamo a tal proposito che i contratti a tempo determinato sono lievitati dai 16 previsti nella Pianta Organica Funzionale ai 46 attuali e che le erogazioni liberali di premi e prebende hanno fatto sì che il costo del personale ve ne fosse aggravato. Anche se la questione dei licenziamenti avrebbe la necessità di essere risolta rapidamente, perché il problema della Fondazione è ‘altro’, per la chiusura netta ed unilaterale del Sovrintendente comunicataci il 22 dicembre 2016, questa ci pare oggettivamente avviata all'inequivocabile percorso dettato dalla legge che esaurirà i tempi presumibilmente a fine di gennaio 2017. In questo caso che ci sia o non ci sia un accordo Ales assorbirà dalle liste di mobilità i lavoratori licenziati così come previsto dalla legge 112/2013 così come modificata dalla L. 106/2014”.

Aggiungono i tre sindacati: “Il problema vero della Fondazione dunque è che ora come mai questa ha bisogno di soluzioni ed interlocuzioni differenti, considerando che il Piano di Risanamento messo in atto dal Sovrintendente Francesco Bianchi e dal Consiglio d’Indirizzo, che avrebbe dovuto mettere in salvataggio la Fondazione entro il 31 dicembre 2016, è fallito ed il futuro resta nebuloso. Ribadiamo la sempre più pressante necessità di attivare tavoli Istituzionali con particolare riferimento ai soci fondatori, nei quali esaminare la congruità e la certezza delle risorse, la tempestiva e puntuale erogazione delle stesse; quei tavoli dovranno ribadire senza equivoci la missione della Fondazione, il suo ruolo nell’offerta culturale per il territorio, a livello nazionale e internazionale; dovranno mettere a punto un progetto ‘alto’, un progetto culturale e produttivo degno di Firenze che rivendichi e rilanci il ruolo del Maggio nella cultura, nel teatro musicale e che faccia perno su un razionale e funzionale modello dell’organizzazione del lavoro sostenuto dal patrimonio di professionalità e competenze artistiche e tecnico-amministrative proprie; dovranno concretizzare un piano straordinario di risanamento economico-finanziario in grado di far uscire la Fondazione dalle sabbie mobili che stanno per sommergerla definitivamente”.


LA NOTA CONSEGNATA DA SLC CGIL, FISTEL CISL E FIALS CISAL DURANTE IL PRESIDIO ODIERNO

Non molto tempo fa un Presidente della Fondazione raccontava di come i dipendenti del Maggio non volessero dare un'ora di lavoro per salvare il loro posto di lavoro. E di come avrebbe portato il bilancio del Maggio a 44 milioni di euro. Oggi vi raccontiamo di come il bilancio della Fondazione sia rimasto pressoché invariato, e di come i lavoratori invece abbiano dato flessibilità di orario (molto ma molto di più dell'ora ritenuta necessaria), utilizzato cassa in deroga, contratti di solidarietà, prestato parte del loro TFR, perso 37 posti di lavoro già alla fine del 2012. Ed il 31 dicembre di quell'anno i dipendenti erano in piazza a manifestare contro i licenziamenti forzosi decisi dal Presidente della Fondazione pro tempore in barba ad un accordo firmato che prevedeva uscite volontarie. Raccontiamo anche di come, un mese dopo quell'operazione “salvifica” fatta sulla pelle dei soliti noti, questa non sia stata sufficiente a metterli al riparo da un commissariamento, da un debito al 31-12-2012 di 37 milioni di euro, da una minacciata Liquidazione Coatta Amministrativa scansata con l'utilizzo della L. 112/2013 con conseguente ulteriore riduzione del personale (-55), riduzione dei trattamenti economici al personale restante, la LIQUIDAZIONE del Corpo di Ballo.

Questa ulteriore operazione “salvifica” attraverso la L. 112/2013 (Legge Bray) ha portato:

Riduzione dell'organico del personale tecnico amministrativo di 55 unità (risparmio stimato dal Commissario 2 milioni e mezzo di euro) attraverso l'apertura della procedura di licenziamenti collettivi ai sensi della 223/91, come previsto dalle modifiche introdotte dalla l. 106/2014 (legge Franceschini) alla Legge Bray che, nonostante gli avvertimenti sugli evidenti errori commessi dalla Dirigenza del Teatro sull’apertura e sulla gestione della procedura, hanno portato la Fondazione a soccombere nelle 28 vertenze attivate dai lavoratori interessati con conseguenti costi per spese legali, risarcimenti, ecc... (costo da noi stimato molto all'ingrosso circa un milione di euro);
la “strategica” chiusura del Corpo di ballo, attraverso pensionamenti ed accordi individuali per uscite incentivate dal costo di 900 mila euro (Audizione del Sovrintendente presso le Commissioni Consiliari del Comune di Firenze del 27 dic. 2016);
la riduzione dei trattamenti economici al personale restante (risparmio stimato 1 milione e mezzo €).

Chissà chi avrà pagato tutti questi errori.... chi ha sbagliato le procedure e la loro relativa gestione, per la quale peraltro la Fondazione si è valsa di collaborazioni esterne piuttosto costose, oppure i soliti noti? La domanda è retorica. Infatti il sovrintendente, il 10 ottobre del 2016 comunica alla stampa cittadina l'apertura di una nuova procedura di licenziamenti collettivi. Tutto ciò prima che le OO.SS. potessero aver ricevuto la comunicazione ai sensi di quanto previsto dalle norme contrattuali. Con raccomandata datata 2 novembre 2016 il Sovrintendente comunica ufficialmente alle OO.SS. l'apertura della procedura di licenziamenti collettivi per 28 persone. La motivazione dell'attivazione della procedura per riduzione del personale è dovuta “agli ordini di riassunzione” di 26 unità “disposti dalle sentenze della Corte Fiorentina” che secondo la Fondazione “vanificano le azioni di riequilibrio poste in essere con il Piano di risanamento necessario per l'adesione a quanto disposto dalla legge 112/2013” (legge Bray). Acclarato che le reintegre sono state in vari settori tecnici, coro, orchestra e ballo nei numeri effettivi di 23 unità sorge spontanea la domanda sul perché si decida a priori la collocazione degli esuberi senza che nemmeno ci sia l'opportunità di verificare la congruenza con la Pianta organica funzionale e perché le unità siano lievitate a 28. Alla luce dei problemi reali della Fondazione, di cui appena successivamente daremo conto, le OO.SS hanno manifestato la disponibilità ad un confronto di merito assumendo l'impegno a concludere un accordo che comunque realizzasse un risparmio economico strutturale corrispondente alle 28 unità indicate nella procedura (indicativamente 700 mila €) tentando per quanto possibile di salvaguardare i servizi e modello produttivo, favorendo pensionamenti e volontarietà nella ricollocazione presso Ales Spa. Fino ad oggi non abbiamo registrato nessuna disponibilità in merito; tale mancanza di disponibilità è stata esternata dal Sovrintendente nelle commissioni consiliari tanto che qualche presente ha fatto notare al Dott. Bianchi che per fare gli accordi è necessario essere in due. Ci sono delle considerazioni generali che, a nostro avviso, chiunque alla luce delle vicende su esposte e della storia degli ultimi quattro anni del Maggio Musicale Fiorentino, farebbe e molti i dubbi che sorgono. Cominciamo.

La legge Bray indica tre presupposti indispensabili per la presentazione del piano di risanamento e avere accesso alle risorse del Fondo di rotazione:
1. verifica degli interessi anatocistici;
2. rinegoziazione e ristrutturazione del debito
3. accordo con le organizzazioni sindacali per la rideterminazione delle piante organiche e la rinegoziazione degli integrativi aziendali.
Nel piano di risanamento, avallato dal Consiglio di indirizzo e presentato al Ministero risulta che:
1. ci sia insussistenza di interessi anatocistici (dichiarazione del sovrintendente datata 28 luglio 2014);
2. sia stata messa in atto una rinegoziazione del debito con tre degli istituti bancari creditori che accettano lo stralcio del debito: esattamente “rinunciano, oltre all'80% del credito alla data del 30/9/2013 agli interessi maturati sull'intero ammontare del debito della Fondazione nei loro confronti, calcolati a partire dal 1 ottobre 2013 e sino al 31 dicembre 2015” (nota integrativa al Bilancio consuntivo 2015);
3. sia stato stipulato un accordo con le OO.SS in merito alla rideterminazione della Pianta Organica Funzionale che porta il personale stabile a 310 unità (che porta il costo del personale stabile a circa 17 milioni/anno con il risparmio dei 2 milioni e mezzo di cui sopra), la riduzione dei contratti a tempo determinato fissata a 16 unità e alla revisione del Contratto Integrativo Aziendale con riduzione delle partite economiche. Tale accordo porta un risparmio di 4 milioni di euro.

Sulla base dei tre punti viene presentato il Piano di Risanamento, successivamente approvato, su proposta motivata del Commissario Straordinario di Governo per le Fondazioni Liriche, dal MIBACT di concerto con il MEF e validato dalla Corte dei Conti e si ottiene una erogazione complessiva di 33.440.000€ da parte dello Stato per “contribuire “all'ammortamento del debito …... nella misura strettamente necessaria a rendere sostenibile il piano di risanamento” (art. 11, comma 1 lettera a) L. 112/2013). Già le relazioni semestrali del Commissario Straordinario di Governo per le Fondazioni Liriche, Dott. Pierfrancesco Pinelli, nel corso del 2015 evidenziano gli scostamenti dei dati di bilancio rispetto al piano di risanamento soprattutto rispetto agli obiettivi che la Fondazione si è data rispetto alle entrate proprie: entrate da biglietteria, sponsor privati, entrate dai soci ope legis. La prima relazione semestrale del 2016 del 31 ottobre u.s. del Commissario Straordinario di Governo per le Fondazioni Liriche (nel frattempo cambiato), Dott. Gianluca Sole, conferma le previsioni delle precedenti relazioni ed evidenzia il preoccupante stato debitorio della Fondazione: 69.735.027€ di debito totale e un patrimonio netto negativo di -7.021.959€ ed evidenzia la preoccupazione circa il buon fine del percorso di risanamento evocando la concreta possibilità che la Fondazione Teatro del Maggio Musicale Fiorentino non sia in grado di scongiurare la liquidazione coatta, prevista dalle leggi vigenti dalla fine del 2018, e vada inesorabilmente incontro alla sua definitiva chiusura. Nell'audizione presso le Commissioni Consiliari congiunte in Palazzo Vecchio il Sovrintendete Bianchi ha “polemizzato” sui ragionamenti fatti dal Commissario Sole riguardo al contributo del Comune di Firenze per il 2015. Il Commissario Sole evidenzia come dei 4 milioni complessivi del contributo del Comune di Firenze, solo 1.900.000 in realtà possano considerarsi “effettivi” poiché due milioni e centomila sarebbero serviti per i costi sostenuti per la gestione dell'OF. Formalmente è vero che il Comune eroga 4 milioni e che in bilancio questi sono ascritti a voci di ricavo da entrate proprie, ma da un punto di vista sostanziale, quanto evidenziato dal Dott- Sole conferma che il Comune non solo non ha "ricapitalizzato" la Fondazione (come dovrebbe per legge e per le indicazioni contenute nel piano di risanamento) ma addirittura, nonostante l'incremento di mezzo milione l'anno, alla fine il Maggio riceve dal Comune molto meno di quanto non ricevesse ai tempi del Teatro Comunale. A questa cifra si deve aggiungere l'altro dato fornito in Palazzo Vecchio da Bianchi, a proposito delle spese di gestione dell'OF: ammonterebbero a due milioni e settecentomila l'anno e nel 2016 si sarebbero recuperati dagli affitti a terzi solo quattrocentomila euro (per colpa di una gestione da lui definita "non troppo professionale" ma, ricordiamo scelta da lui stesso, e al di sotto di quanto previsto dal piano di risanamento). Come richiamato poco sopra i 33,4 milioni di euro ottenuti dal fondo di rotazione avrebbero dovuto, non diciamo azzerare, ma sicuramente far registrare una forte compressione del debito che, ricordiamo, al 31/12/2012 era di € 37.550.000 e trasformarlo da breve a lungo termine con vantaggi per quanto riguarda tempi di restituzione ed interessi vietando, inoltre, l'ulteriore indebitamento. Le risorse proprie della Fondazione, sia quelle derivanti dai soci ope legis sia quelle da ricavi da biglietteria e da privati, avrebbero dovuto essere utilizzate per la gestione corrente.

Notizia del: lun 09 gen, 2017

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Presidio delle lavoratrici e lavoratori del Maggio Musicale Fiorentino per protestare contro i licenziamenti e sensibilizzare sulla difficile condizione della Fondazione che rischia la liquidazione coatta amministrativa. Successivamente ci recheremo in Consiglio Comunale.

Lunedì 9 Gennaio ore 1430 Via dei Gondi Firenze

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Licenziamenti e debiti Vertice in Regione sul Maggio musicale

da la Nazione 7 Gennaio 2017

VERTICE in Regione il 12 gennaio anche con i sindacati sulla situazione del Maggio musicale, che deve fare i conti con debiti per oltre 60 milioni ed è alle prese con la vertenza sui 28 licenziamenti, e relativi passaggi ad Ales. Per trovare l’accordo sui 28 licenziamenti c’è tempo fino al 21 gennaio. Dopo quella data la Fondazione può procedere unilateralmente, ma in questo caso ci sarebbe il rischio di nuove cause da parte dei lavoratori allontanati dal teatro.

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Opera, profondo rosso

Il debito è salito a quasi settanta milioni

Bianchi non si spiega: "I conti migliorano"

I sindacati, Uil esclusa, hanno proclamato un pacchetto di otto ore di sciopero. Lo hanno per il momento sospeso. Si attende l’esito dell’incontro del 12 gennaio. Per trovare un accordo sui 28 licenziamenti c’è tempo fino al 21 gennaio. Dopo quella data la Fondazione può procedere unilateralmente, ma in questo caso ci sarebbe il rischio di nuove cause da parte dei lavoratori

Monica Pieraccini da la Nazione 5 Gennaio 2017

QUASI 70 milioni di debito per l’Opera di Firenze nel 2015, secondo quanto si legge nella relazione del commissario straordinario per gli enti lirico-sinfonici, Gianfranco Sole, e anche nel bilancio consuntivo della Fondazione. Debiti in crescita rispetto al 2014, quando il passivo era di quasi 62 milioni. Una situazione preoccupante, secondo il commissario Sole. Ma per il sovrintendente Francesco Bianchi, i conti 2016 sono già migliorati. Nel 2015 il bilancio è stato chiuso in utile e il debito attuale è di 62 milioni di euro, di cui 8 milioni dovuti ancora ai fornitori, in gran parte artisti. Per ridurlo ulteriormente il sovrintendente avrebbe in mente un’operazione che però non può per il momento rivelare, come ha spiegato nel corso dell’audizione in commissione a Palazzo Vecchio. Ai consiglieri ha anche detto che, se si trovasse un milione di euro, non procederebbe (o comunque ridurrebbe a un numero inferiore) ai 28 licenziamenti, e relativi passaggi ad Ales, dei quali tornerà a discutere con i sindacati in Regione giovedì 12.

SONO 4,5 i milioni di euro che ogni anno il Comune versa alla Fondazione, prendendoli dall’imposta di soggiorno, 3,5 quelli che versa la Regione Toscana. Fino a quando è esisitita la Provincia, un milione arrivava da lì. Il governatore Enrico Rossi aveva promesso proprio un milione in più di contributo per il 2016, da 3,5 a 4,5, ma poi è tornato sui suoi passi. Palazzo Vecchio, che con la nuova legge del turismo triplicherà gli incassi dell’imposta di soggiorno dai turisti che arrivano a Firenze via Airbnb (dagli attuali 2 milioni a circa 5,5), potrebbe frugarsi in tasca, come chiedono i sindacati, e aumentare il contributo annuo da 4,5 a 5,5 milioni. Ma se manca all’appello il milione di euro, non si trovano nemmeno i 60 milioni stanziati dal governo e già approvati dal Cipe, che dovrebbero servire per ultimare i lavori del nuovo teatro. «Per tutto il 2017 – commenta Silvano Ghisolfi, della Slc Cgil – non ci risulta alcuna data di inizio dei lavori del completamento dell’auditorium e della costruzione dei palcoscenici mobili, anch’essi previsti nel patto per Firenze, che, nonostante la caduta del governo Renzi, il sindaco Dario Nardella ha confermato».

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