"8 marzo 2002": donne, qualche ragione in più per manifestare

Con il governo Berlusconi, insediatosi nel giugno 2001, si interrompe una fase positiva che ha visto l'approvazione di numerosi provvedimenti nel corso degli anni a tutela del lavoro, in particolare di quello femminile.
Oggi il Governo propone "meno vincoli" e "più libertà per tutti". Ma per le donne chiede ''più controllo sociale'' e ''meno libertà di scelta'' nega il diritto all'autodeterminazione con le proposte di revisione della legge 194, con l'attacco ai consultori, con la proposta di legge sulla fecondazione assistita.

Donne e 'Libro bianco'
L'attacco del governo a tutele e diritti acquisiti è evidente anche nel "Libro Bianco" sul mercato del lavoro del ministro Maroni, che solo apparentemente si richiama alle indicazioni dell’Unione Europea, mentre, in realtà, offre alle donne e ai giovani solo lavoro atipico e flessibile, senza regole e tutele, aumentando la precarietà. Fra i principali punti:

  • si afferma di voler rilanciare provvedimenti per facilitare la conciliazione fra lavoro e famiglia, mentre si avanzano proposte sulla modifica del decreto sul part - time, che avrebbero effetti devastanti per l'organizzazione della vita familiare.
  • il 'Libro bianco' propone inoltre il contratto individuale, che è particolarmente svantaggioso per i segmenti più esposti del mercato del lavoro - donne e giovani -, mentre la contrattazione collettiva è una garanzia per diritti, tutele e libertà.

Il Governo e le politiche di conciliazione
Anche quando afferma di volere promuovere la conciliazione fra tempi di vita e tempi di lavoro e la condivisione del lavoro di cura fra uomini e donne, in realtà il Governo propone un modello di welfare di tipo familistico, dove il lavoro di cura è delegato solo alle donne e che riconosce solo la famiglia fondata sul matrimonio. Si introduce in modo subdolo e pericoloso la vecchia cultura che assegna alla donna un ruolo subalterno e solo all'interno della famiglia.

  • Lo dimostra il fatto che, anche nella proposta sugli asili nido, presentata dai ministeri del Welfare e delle pari opportunità, si fa riferimento alla famiglia 'fondata sul matrimonio'.
  • Altro punto che costituisce un passo indietro, rispetto a tutele e diritti acquisiti e la diminuzione delle risorse destinate alla Legge Quadro sull'assistenza e quindi ai servizi di cura.
 

L'8 marzo ha radici lontane. Nasce dal movimento internazionale socialista delle donne. Era il 1907: Clara Zetkin (che nella prima guerra mondiale fondò la Lega di Spartaco) dirigente del movimento operaio tedesco organizza con Rosa Luxemburg (teorica della rivoluzione marxista che fondò il partito socialista polacco e il partito comunista tedesco) la prima conferenza internazionale della donna.
Ma la data simbolo è legata all'incendio divampato in un opificio (Cottons) di Chicago nel 1908, occupato nel corso di uno sciopero da 129 operaie tessili che morirono bruciate vive.
Nel 1910 a Copenaghen, in occasione di un nuovo incontro internazionale della donna si propone l’istituzione di una GIORNATA INTERNAZIONALE DELLA DONNA, anche in ricordo dei fatti di Chicago.
Successivamente la giornata comincia ad essere celebrata in varie parti del mondo e anche in Italia durante e dopo la prima guerra mondiale (1914-18). La tradizione, nel nostro Paese, viene interrotta dal fascismo. La celebrazione riprende durante la lotta di liberazione nazionale come giornata di mobilitazione delle donne contro la guerra, l’occupazione tedesca e per le rivendicazioni di diritti femminili. Nascono i gruppi di difesa della donna collegati al CLN (Comitato di Liberazione Nazionale) che daranno origine all’UDI (Unione Donne Italiane).
Nel 1946 l’UDI prepara il primo 8 marzo nell’Italia libera, proponendo di farne una giornata per il riconoscimento dei diritti economici, sociali e politici delle donne. Sceglie la mimosa come simbolo della giornata.
La vera "esplosione" in termini di popolarità e di partecipazione, l'8 marzo l'avrà negli anni ’70. Anni che segnano la collaborazione dei movimenti femminili e femministi che, tra l'altro, operano attivamente per la legge di parità, per il diritto al divorzio e all’aborto. La prima manifestazione femminista, risale infatti al 1972 e si svolse a Roma. Ma il top, la celebrazione dell'8 marzo, lo raggiunge nel 1980, con una grande manifestazione unitaria in cui confluiscono per la prima volta tutti i movimenti femminili e femministi.
In conclusione possiamo dire che il percorso dell'8 marzo si snoda in quasi un secolo di storia che ha visto nascere movimenti politici, guerre, ideologie, ricostruzioni. Un cammino lungo e complesso per le donne di tanti paesi, più volte interrotto, ma che con grande tenacia è sempre stato ripreso con l'obiettivo dell'emancipazione e della liberazione delle donne.
Nel 2001 si volta pagina: la tragedia delle Torri Gemelle a New York e la guerra in Afghanistan rimettono in campo i pericoli legati ad una possibile restrizione di diritti e di libertà per l'intero pianeta, ma, soprattutto per le donne e i bambini. L'atto terroristico ha anche riportato all'attenzione il dramma delle donne afgane, di quelle palestinesi e di tutte quelle che nel mondo non godono dei diritti e delle libertà. Safiya (la donna nigeriana condannata alla lapidazione) è diventata il simbolo di queste sofferenze.

Le donne e le conquiste del '900

Con questi ultimi provvedimenti approvati nel 2001 si completa la fase positiva di conquiste sociali e sul lavoro. Il nostro impegno è di garantire l'applicazione di tutta questa legislazione.

LT