E’ POSSIBILE RILEGGERE LA NOSTRA STORIA SENZA DIVENTARE DEGLI “SPORCHI REVISIONISTI”?

Elio GIOVANNINI lo dimostra con:  

“L’Italia massimalista” – Socialismo e lotta sociale e politica nel primo dopoguerra italiano (EDIESSE Editore).

Venerdì I Febbraio 2002  alle 16.45 nel Salone “DI VITTORIO” (g.c.)

c/o CdLM – Borgo dei Greci, 3, ne parlano insieme:   l’Autore,   il Prof. Sandro ROGARI (Preside della Facoltà di Scienze Politiche “C.Alfieri”),   il Prof. Ivano TOGNARINI (Presidente Istituto Storico della Resistenza in Toscana),  il Prof. Stuart WOOLF (Docente di Storia Contemporanea dell’Un.tà Cà Foscari - Venezia).  
Presiede
la Prof.ssa Simonetta SOLDANI (Facoltà di Storia – Università di Firenze)

Organizza l’Associazione G.BIONDI-G.BARTOLINI (Centro per la documentazione, la ricerca e la formazione sulla memoria operaia e sulla storia del Lavoro).

  E’ UNA PRIMA NAZIONALE, NON PERDETEVELA!!!

Presentazione del libro

Questo libro sul "biennio rosso" propone una nuova lettura di un periodo importante e controverso della storia sociale e politica del XX secolo. GIOVANNI, sindacalista già segretario della CGIL, sostiene che la condanna rituale del massimalismo socialista del primo dopoguerra rischia di oscurare una vicenda caratterizzata, oltreché dal fortissimo antagonismo sociale espresso dai lavoratori, da una mobilitazione democratica e da una partecipazione popolare fino ad allora sconosciute nella storia italiana, che solo il biennio 1968-69 ha in qualche misura rievocato. Alla fine della grande guerra, mentre tutto sembra essere messo in discussione, in Italia l'immensa richiesta di cambiamento maturata nelle sofferenze e nei lutti di quattro anni trova nel partito socialista la sua più naturale e diretta espressione politica. E' una grande rivoluzione culturale e democratica, secondo Guido Dorso "la prima forma di self-government d'Italia, il primo tentativo da parte di masse sconfinate di cittadini di permeare lo Stato". Scriverà Lelio Basso che nessuna lotta  precedente in Italia, e neppure successivamente la Resistenza sollevarono una così vasta presa di coscienza collettiva… mai l'iniziativa democratica delle masse toccò un più alto livello". Attori di questa storia, con le loro scelte e i loro errori, sono i dirigenti massimalisti e riformisti del partito socialista  e delle sue grandi organizzazioni, ma soprattutto le centinaia di migliaia di uomini e di donne impegnati nella lotta per un futuro più umano e più giusto. Anche di questa forte identificazione fra direzione e movimento è fatto l'assalto al cielo che segna la straordinaria stagione massimalista del dopoguerra italiano.