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Film: La Cgil e il novecento italiano.

Intervista al regista Odino Artioli, autore del filmato. La videocassetta con allegato il libro sono editi da ediesse e costano 12 euro.

- Perché un documentario sulla Cgil ?

Volevo documentare l’azione del sindacato attraverso un secolo di storia. Si tratta quindi di un documentario storico. Ciò che mi sembra importante sottolineare è cha la Cgil, in qualche modo, è passata indenne attraverso questo secolo, naturalmente pagando il proprio contributo, facendo i suoi sacrifici. Se si pensa alla storia dei partiti, vediamo come molti di questi –per esempio- hanno cambiato nome. Ecco: la Cgil non ha cambiato nome. Ed è molto bello il nome della Cgil.
Questa Confederazione ha saputo conservare il suo ruolo di rappresentanza al fianco dei lavoratori, attraversando i grandi cambiamenti di questo secolo. Raccontare la storia della Cgil è quindi raccontare la storia del nostro paese.

- Ritieni che la scelta del film intervista sia riuscita attraverso i suoi protagonisti ad esprimere la complessità delle tematiche espresse in questi 100 anni d’attività del più grande sindacato europeo?

Io ho avuto un problema che possiamo definire tecnico. Io dovevo raccontare 120 anni di storia. Dico 120 perché se partiamo dalla fine dell’800 fino ai giorni nostri non sono 100 anni : la Cgil nasce nel 1906, però prima ci sono le Società di Mutuo Soccorso, le Camere del Lavoro. Io ho voluto raccontare tutto questo in un’ora e dieci perché volevo riuscire a far capire in un modo semplice, elementare questa vicenda storica, in modo che il film non fosse comprensibile solo ai 5 e milioni e mezzo di iscritti alla Cgil. Per arrivare a questo ho dovuto fare una forzatura, privilegiando nelle interviste i segretari della Confederazione che sono i rappresentanti dei lavoratori. La sfida è stata questa: a me quello che importava è che al termine del filmato venisse fuori l’anima della Cgil. Spero di esserci riuscito. Poi, naturalmente, ci potranno essere delle critiche su quello che nel film non c’è. Ma non bisogna dimenticare che il progetto insieme al film comprende anche un libro. Quindi, per esempio, il congresso dell’Eur, che nel film non c’è, si trova nel libro. Insomma, quello che ho voluto fare è stato di far emergere, attraverso i suoi più importanti rappresentanti, quello che è stato ed è, la testa, il cuore, l’anima, dei lavoratori iscritti alla Cgil.
Ho cercato di raccontare nella maniera più “asciutta” possibile, le vicende di questa confederazione, spero di esserci riuscito.
Sotto il profilo della realizzazione filmica ho volutamente omesso le musiche al fine di evitare improprie cadute retoriche.
Devo dire che a giudicare l’interesse riscontrato dai giovanissimi nelle proiezioni scolastiche posso essere soddisfatto.

- Il bagaglio di esperienze del secolo passato ritieni possa essere riproposto anche se in forme diverse nelle future battaglie dei lavoratori?

Questa, riguardante il futuro, è una domanda che ho posto ai segretari della Cgil che compaiono nel documentario. Io che non sono uno storico, ma un regista posso dire che certamente gli scenari sono cambiati: mentre prima le battaglie erano battaglie più che altro territoriali, ora si parla d’Europa.
Se penso ai giovani, inseriti in un mercato del lavoro sempre più precario, se penso ai pensionati costretti a convivere in alcuni casi con situazioni di miseria, ecco mi piacerebbe credere che il sindacato sia e sarà sempre il loro naturale referente.


CGIL, UN FILM PER RICORDARE 100 ANNI DI STORIA

da Rassegna sindacale on line 

Dagli scioperi di inizio secolo al «biennio rosso», dal fascismo alla Resistenza, dalla ricostruzione al boom economico, dalla mobilitazione del 1968-1969 ai tre milioni di manifestanti del 23 marzo 2002. La Cgil ha scelto di raccontare i suoi 100 anni di storia attraverso un film, denso di filmati d'epoca, fotografie e interviste, 'La Cgil e il 900 italiano'. 

Alla presentazione ieri a Roma hanno partecipato, oltre al segretario generale Guglielmo Epifani, la presidente della Rai Lucia Annunziata, l'ex ministro del Lavoro Tiziano Treu, Olga D'Antona e diversi esponenti del mondo politico e sindacale, che hanno voluto raccontare 'un secolo di lotte, di passioni e di proposte per i diritti e la dignità del lavoro' a partire dal 1906 quando nacque, dopo le prime camere del lavoro e federazioni di categoria, la confederazione generale del lavoro Cgdl. 

'Nel 2006 - ha detto Epifani - saranno cento anni dalla nascita della Cgil. Con questo film avviamo il percorso delle iniziative celebrative del movimento dei lavoratori'. Epifani ha sottolineato l'importanza della memoria: 'In questi cento anni ci sono stati tanti momenti di crisi, pensavamo di avere alle spalle i momenti peggiori, invece c'é un aumento delle divergenze retributive, un paese che fa fatica e problemi nello sviluppo. C'é un declino strisciante al quale non bisogna rassegnarci'. 

Il segretario generale della Cgil ha anche sottolineato la necessità di rappresentare oltre al lavoro tradizionale, meglio quelle persone che hanno lavori più precari. Nel film, insieme al quale è stato presentato un libro sulla storia della Cgil, edito dalla Ediesse, oltre ai filmati dei primi scioperi e di quelli più recenti, ci sono diverse interviste ai protagonisti del sindacato degli ultimi anni: Luciano Lama, Antonio Pizzinato, Bruno Trentin, Sergio Cofferati e lo stesso Epifani, sul ruolo e la storia del movimento sindacale.


Presentato a Roma un film che documenta le battaglie e l’evoluzione del maggior sindacato italiano. Le sfide aperte degli anni Duemila

Le lotte della Cgil, una storia lunga un secolo

Bruno Ugolini su l'Unità

ROMA Che cosa è rimasto del Novecento? Chi, tra istituzioni, movimenti, partiti, è uscito sostanzialmente indenne dal crollo di tanti muri non solo ideologici?

Una risposta possibile riguarda i sindacati e in modo particolare il più vecchio dei sindacati, la Cgil, intenta a celebrare i suoi cento anni, con le sue luci, le sue ombre, ma che, a differenza di altri pezzi della sinistra, è rimasta in piedi. Con il tentativo continuo, non sempre riuscito, di cercare le strade del rinnovamento, senza perdere le proprie radici.

C’è un film che narra di questa lunga storia, in settantacinque minuti. È stato presentato ieri sera a Roma. Il titolo è, appunto, «La Cgil e il Novecento», con lo storico Adolfo Pepe che fa il raccontatore, e Guglielmo Epifani (con Sergio Cofferati), che fanno i commentatori. Il tutto arricchito - ed è la parte più avvincente, in larga parte fornita dall’Archivio audiovisivo del movimento operaio - da documenti dell’epoca, da un’intervista inedita, rilasciata a suo tempo da Luciano Lama e da due testimoni d’eccezione come Bruno Trentin e Antonio Pizzinato.

Il regista è Odino Artioli e la cassetta del film è distribuita, con un libro che segna le tappe storiche dei cento anni della Confederazione. Il tutto prodotto dalla casa editrice Ediesse.

È la storia, si potrebbe dire, usando un’antica terminologia, della lotta di classe in Italia, ma anche la storia di un Paese via via trasformato. La prima discussione della neonata organizzazione, ricorda con qualche malizia proprio Sergio Cofferati, fu dedicata alla possibilità di dar vita, come una specie di costola, ad un partito, il Partito del lavoro. Fu la prima e l’ultima volta. Non se ne fece nulla. Correva l’anno 1906 e come primo segretario venne eletto Rinaldo Rigola. Particolare curioso: era affetto da cecità. Già allora c’era una maggioranza riformista e Rigola sosteneva che dovere del sindacato era quello di risolvere i problemi concreti dei lavoratori, i problemi «del pane e del burro». Una visione che poi si evolve fino a delineare, soprattutto sotto la guida di Giuseppe Di Vittorio, un soggetto capace di non rimanere rinchiuso in un’esperienza di tipo corporativo (come spiega Trentin), ma di fare i conti con interessi generali. È una concezione non facile da raggiungere, con alti e bassi, così come quella dell’affermazione dell’autonomia.

Le prime immagini raccontano degli anni dell’alfabetizzazione delle masse operaie. Le divisioni interne, tra riformisti e rivoluzionari, tra socialisti e comunisti, finiscono col facilitare la sconfitta. È l’avvento del fascismo con le sedi sindacali incendiate. Poi la Liberazione, il patto di Roma che vede una Cgil unitaria con Buozzi, Grandi, Di Vittorio. Quest’ultimo è il padre più amato della Cgil, l’uomo del piano del lavoro, anche per aiutare la ripresa economica del Paese, non solo per interessi di classe. Ed è l’uomo che persegue l’unità sindacale come obiettivo da riconquistare subito dopo la rottura, dopo l’attentato a Togliatti. Non un sogno romantico, non per nostalgia, ma perché l’unità è intesa come una necessità inderogabile. È una lezione che parla anche ai nostri giorni, forse più sentita dagli anziani che dai giovani.

La pellicola si snoda dagli anni Cinquanta, ai Sessanta, ai Settanta, agli Ottanta. E siamo ai giorni nostri con il 23 marzo 2002 al Circo Massimo, invaso da una folla incredibile, per manifestare contro chi vorrebbe cancellare l’articolo diciotto dello Statuto dei lavoratori sui licenziamenti facili. Sono i giorni del dialogo con i movimenti, delle scelte sulla pace contro le nuove guerre. Ora comincia una storia nuova. Il sindacato è chiamato a spendere le proprie energie e le proprie risorse e delineare gli obiettivi, soprattutto per i nuovi lavori, il mondo degli atipici e dei parasubordinati. Ricorda Epifani: «Una volta entravi in fabbrica e in due ore avvicinavi seimila persone. Ora in un anno riesci al massimo a fare mille iscritti».

Film e libro rappresentano una testimonianza di orgoglio, ma anche un prodotto didattico, per non disperdere la memoria. Con qualche lacuna, come l’assenza (se non in una breve citazione di Lama) di una figura come quella di Vittorio Foa. O il mancato riconoscimento all’opera di Fernando Santi. Ma avremmo voluto aggiungere altri testimoni dell’epoca come Piero Boni, Nella Marcellino... Così come avremmo approfondito pagine importanti: l’autocritica degli anni 50, la lotta politica sulla scelta dei consigli e l’unità sindacale, la sconfitta alla Fiat, il programma fondamentale su solidarietà e diritti… Ma ci vorrebbe un film ben più lungo di 73 minuti…


STORIA & SINDACATO

La Cgil, viaggio nel Novecento. La Confederazione in un film

dal Corriere della sera

La Cgil ha presentato ieri il film e il volume «La Cgil e il Novecento Italiano». Un documentario di circa un’ora allegato al libro di Adolfo Pepe, Pasquale Iuso e Fabrizio Loreto (edizioni Ediesse) che ripercorre attraverso immagini di archivio e interviste con alcuni segretari generali, da Luciano Lama a Bruno Trentin, da Antonio Pizzinato a Sergio Cofferati, fino all’attuale, Guglielmo Epifani, la storia del primo sindacato italiano, che affonda le radici nella CGdL (Confederazione generale del lavoro) fondata nel 1906 e nel sindacato unitario Cgil nato dal Patto di Roma del 1944 dal quale si staccarono nel 1950 la Cisl e successivamente la Uil. Una divisione che non si è più ricomposta.


Cent'anni di diritti Tanti auguri Cgil
Un film ripercorre le tappe salienti del sindacato, dalle prime camere del lavoro alla grande manifestazione del Circo Massimo in difesa dell'articolo 18. Con un occhio alle sfide future: i nuovi lavori e il precariato

GUGLIELMO RAGOZZINO sul Manifesto

E' a Luciano Lama che viene lasciato il compito di riassumere, in una sola frase, la storia della Cgil, ed egli si serve di una frase di Vittorio Foa: «Si deve pensare oltre che a se stessi anche agli altri e oltre che al presente anche al futuro». E in effetti, in tutto il racconto delle lunghe lotte di emancipazione del lavoro, nel corso di decenni, l'elemento che viene sempre messo in evidenza, il massimo vanto dell'organizzazione, è la volontà di guardare all'interesse generale, è l'esame prudente del domani, della ricaduta futura che l'azione di oggi comporta. La Cgil ha cent'anni, o quasi. Oggi ha deciso di raccontare la propria storia, servendosi di un documentario, accompagnato da un libricino nel quale sono riportati i fatti salienti... I fatti salienti tanto della vita politica e sociale del paese che del percorso della Cgil stessa. C'è un impressionante parallelismo tra l'una vicenda e l'altra, il sindacato e il resto: nel libro vi sono richiami frequenti; nel filmato le storie della Cgil anticipano o sono l'immediata risposta di quello che sta avvenendo nella politica e nell'economia sociale del paese. Film e libro hanno per titolo «La Cgil e il novecento italiano»; ed è un titolo azzeccato. Del novecento italiano, nel bene e nel male, la Cgil è uno dai massimi protagonisti. Le scelte e gli impegni, le rotture e gli scioperi, la vertenze e le aperture hanno un valore generale, che trascende il numero degli iscritti. Azzeccato il sottotitolo: «Un secolo di lotte, di passioni, di proposte per i diritti e la dignità del lavoro». I diritti di tutti, uomini e donne, rivendicati attraverso il lavoro; e la dignità, quella per cui vale di più il non doversi cavare il cappello davanti al padrone che non un aumento di paga, di qualche sospiratissima lira. In un'ora abbondante di proiezione passano filmati d'epoca e recenti, dalla fondazione delle prime camere del lavoro e a quella stessa della Cgdl nel 1906 alla manifestazione di massa, sempre della Cgil, al Circo Massimo del 23 marzo del 2002, contro la cancellazione dell'articolo 18. In molti casi sono filmati poco conosciuti, proposti senza retorica, ma carichi di una straordinaria capacità evocatrice. Una voce fuori campo offre didascalie alle immagini, ma il filo del racconto è affidato allo storico Adolfo Pepe, presidente della fondazione Di Vittorio, nonché ai segretari generali che si sono succeduti alla testa della Cgil. Intervengono, oltre a Lama, di cui si riprendono svariate dichiarazioni e commenti, anche Antonio Pizzinato, Bruno Trentin e soprattutto Sergio Cofferati e Guglielmo Epifani. Si tratta sempre di interventi brevi e misurati, che spesso entrano opportunamente nel filmato e servono come un commento utile per capire di più. C'è per esempio Lama che dichiara: «sono stato l'unico a essere contro, in direzione». Sta parlando del referendum sulla contingenza, quello nato dagli accordi di San Valentino del febbraio di venti anni fa; e continua: «Gli altri (anche se le parole non sono proprio quelle) erano convinti di dover suonare Craxi ed erano sicuri di vincere. Io su Craxi ero anche d'accordo, ma dicevo loro: cosa vi fa così sicuri di vincere? Per mio conto non ne sono affatto certo». La direzione, che non viene nominata, è quella del Pci. Ma Lama prosegue. «Quando toccò alla Cgil discutere del referendum alla tv io volli che venisse con me Agostino Marianetti, segretario generale aggiunto Cgil e capo della componente socialista, perché ritenevo che tutte le posizioni della confederazione dovessero essere rappresentate».

Emergono nella vicenda due aspetti ricorrenti nella storia secolare della Cgil. Il rapporto con i partiti, con Il Partito e la continua ricerca dell'unità. Il primo drammatico rapporto con le altre forme della politica, va dalla cinghia di trasmissione di lunghe fasi al dissenso più acuto, all'indipendenza più totale. La ricerca dell'unità, interna e soprattutto nei confronti delle altre Confederazioni che si sono staccate dalla Cgil, tra il 1948 e il 1950 dando vita a Cisl e Uil, in rappresentanza dei partiti di governo e con affiliazione internazionale opposta a quella della Cgil nella Federazione sindacale mondiale. Subito dopo la scissione, Di Vittorio ripropone l'unità con gli altri sindacati, l'unità di tutti i lavoratori è l'unica prospettiva che possa far crescere nella dignità e nei diritti elementari oltre che nel salario e nelle condizioni di lavoro operai e braccianti. Le condizioni sono davvero difficili; c'è fame e disoccupazione. Lo storico Pepe rievoca la durezza della polizia in quegli anni e i rischi per la stessa democrazia. Nel Mezzogiorno cadono uccisi trenta sindacalisti, colpiti dal terrorismo mafioso o dal padronato agrario. E' la risposta all'occupazione delle terre che la Cgil sostiene. Sono i tempi di Portella della Ginestra. La Cgil lancia il suo piano del lavoro, un modello inarrivabile nella capacità di farsi carico dei problemi generali e non solo di quelli degli iscritti. Il rifiuto della cultura autoritaria che vuole mettere il mondo del lavoro in quell'angolo dal quale è uscito con la resistenza solo pochi anni prima. Sulla resistenza c'è una pagina di Pizzinato che descrive il generale nazista che in cima a un'autoblinda arringa gli operai della Falck. E questi che gli girano le spalle, rifiutando di lavorare per l'invasore. E il commento ricorda gli operai finiti nei campi di sterminio. A Lama e agli ultimi due segretari generali tocca, in un montaggio un po' pettegolo, di definire il lavoro sindacale. Dice Lama: non ci ho pensato mai, ma visto che me lo chiedete, è sicuramente quello di un uomo di sinistra. Per Epifani si tratta di una missione laica, di un impegno sociale. Cofferati, un po' imbarazzato, ricorda di aver trattato la questione in un capitolo dell'unico libro che abbia mai scritto, capitolo dal titolo «l'avvocato dei poveri». E' questo dunque un sindacalista della Cgil?

La storia si dipana in fretta. E' il 1956, Budapest. Di Vittorio è in disaccordo con la posizione del Pci, e arriva al punto di portare il dissenso all'ottavo congresso del Pci e anche nel sindacato filosovietico Fsm di cui è segretario. Si arriva al `60, al tentativo di rottura con un governo decisamente di destra, appoggiato dal Msi, il cui congresso genovese è impedito dai lavoratori organizzati di Genova. Il risultato è che la fase che si apre, di grande sviluppo economico, avrà un governo di centro sinistra. Nel 1960 è anche documentata la vertenza soprattutto milanese degli elettromeccanici. Migliaia di operai al comizio sindacale e il cardinale (futuro Paolo VI) che si affaccia e svolge un comizio di un minuto. Un minuto, ma è la prima volta. Gli anni `60 finiscono in fretta e con un grande slancio dei lavoratori, Cgil in testa. Ci sarebbe modo e documenti per far parlare i lavoratori, quelli che mettono in fabbrica i consigli, che conquistano le pensioni più adeguate, lottano per la fine delle gabbie salariali, migliorano orario, condizioni di lavoro, che scavalcano spesso il sindacato, lo costringono a essere unito e attivo. Ma nel filmato non hanno molto spazio. Gli anni `70, il terrorismo, la rottura sindacale, il riflusso degli anni `80, altre lotte, altri contratti, altre concertazioni. Siamo agli anni `90. Finalmente il sindacato si accorge che non tutti i lavoratori stanno in fabbrica o negli uffici e sono a tempo indeterminato. Vi sono anche i parasubordinati, i nuovi lavoratori, cui si rivolge Epifani: è una scoperta reciproca quella che occorre attivare. La Cgil deve imparare a riconoscerli, dice il segretario generale, così come loro devono imparare a servirsi di noi.


Diritti e lavoro/ Anteprima del film voluto dal sindacato, guardando al futuro

Cgil, cento anni di lotte

sul Messaggero

«SE otto ore vi sembran poche/ provate voi a lavorar...». Un canto antico che ha accompagnato gli anni giovani del secolo appena trascorso e poi ha conosciuto il revival di mille concerti di musica “altra” dal ’68 in poi. Un canto di lavoro quando di lavoro ce n’era poco ed era gravoso e poco sicuro. Ma siamo poi sicuri di parlare di tanti decenni orsono e non della attuale trafila dei cococo prossimi a diventare (orrendo ma vero) copro? Al lavoro e alle lotte per renderlo più umano, meno precario, più gratificante è stato dedicato un buon film-documentario presentato ieri sera in anteprima al cinema Farnese di Roma. Titolo: La Cgil e il Novecento italiano . Con annesso sottotitolo chilometrico, come da consolidata tradizione didascalica e verbosissima del nostro sindacato e della nostra sinistra: “Un secolo di lotte, di passione, di proposte per i diritti e la dignità del lavoro”. Un film voluto dalla Cgil (era presente il segretario Guglielmo Epifani), dalla Fondazione Di Vittorio e dalla Ediesse con la regia di Odino Artioli e la consulenza di tre storici: Adolfo Pepe, Pasquale Iuso, Fabrizio Loreto.
Una storia, quella della Cgil, iniziata ufficialmente quasi un secolo fa, nel 1906 (si chiamava Confederazione generale del lavoro). Ma in realtà da retrodatare al 1891, quando sorsero in Italia le prime Camere del Lavoro.
Un secolo di storia con una frattura dolorosa al centro, quella degli anni del fascismo, quando i sindacati furono sciolti e solo il sindacato di stato, quello fascista e corporativo poté esistere. Ma una grande storia che si lega anche a grandi nomi, da quello di Di Vittorio a quelli di Novella, Lama, Pizzinato, Trentin fino a Cofferati, ora trasmigrato a Bologna nel non facile tentativo di scalzare dal posto di sindaco Guazzaloca.
Una storia straordinaria quella della Cgil, che segue come un filo rosso quella del lavoro degli italiani, tutto il lavoro, da quello delle grandi fabbriche del nord, quando il nord vide nascere e svilupparsi la grande industria a quello dei lavoratori agricoli, dagli anni durissimi della ricostruzione postbellica a quelli del contrasto duro, dagli anni Sessanta che portano allo Statuto dei lavoratori, ai correttivi sociali come quello dell’inizio degli anni 70 che permette alle lavoratrici madri di mantenere il posto prima e dopo la maternità. Cose che appaiono o apparivano scontate e in realtà non lo sono. Come non è scontata l’unità sindacale con le altre confederazioni, Cisl e Uil, come non è più scontato il posto fisso. Una cavalcata attraverso le lotte di tante generazioni, non celebrativa ma pensosa. Il futuro, lo sappiamo, soprattutto per i giovani non è roseo e altre lotte attendono il sindacato.M.G.