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Comune di Firenze Assessorato alla Cultura, Quartiere 4, Biblioteca Comunale L.Gori, Circolo ARCI Isolotto, Associazione Biondi-Bartolini, Associazione Filo Rosso.

PERCORSI DI IDENTITA'
Cronache fiorentine del XX secolo: la seconda metà

"Operai, fabbriche e varia umanità "

Primo Incontro

Mercoledì 24 marzo ore 21, presso il Circolo Isolotto " P.Pampaloni", via Maccari ,104 Firenze

"Quelli della Galileo : dialogo a più voci dei protagonisti"

VIDEO a cura della FIOM di Firenze

INTERVENGONO LAVORATORI DELLA GALILEO, NEL VIDEO, IN PENSIONE E IN ATTIVITÀ

PARTECIPANO: MAURO FUSO, SEGRETARIO RESPONSABILE DELLA FIOM DI FIRENZE

GIOVANNI CONTINI, RESPONSABILE ARCHIVIO AUDIOVISIVI DELLA TOSCANA

ROSSELLA DEGL'INNOCENTI, RICERCATRICE

Coordina: Renzo Cassigoli

 

Secondo incontro

Venerdì 2 aprile ore 21, presso la Biblioteca Comunale di viale dei Pini, 54

" Storie e storia della classe operaia: le fonti orali "

Introduce e coordina Simonetta Soldani, Università di Firenze

Interventi di

CESARE BERMANI, RIVISTA ".IL DE MARTINO "

EROS FRANCESCANGELI, RIVISTA " ZAPRUDER "

GIOVANNI CONTINI, RESP. ARCHIVIO AUDIOVISIVI DELLA TOSCANA

IVAN DELLA MEA, IST.STORICO DE MARTINO

CLAUDIO MANFRONI, RICERCATORE

GIANNI SILEI, UNIVERSITA' DI SIENA

PAOLO DE SIMONIS, UNIVERSITA' DI FIRENZE

RICCARDO NENCINI, SEGRETARIO NAZIONALE FIOM CGIL

AMBROGIO BRENNA, ASSESSORE REGIONALE

Le adesioni alle iniziative vanno comunicate alle segreterie: della Biblioteca Comunale, tel.055 710834, e-mail bibiso@comune.fi.it e/o del Circolo ARCI tel. 055 780070, e-mail circoloisolotto@libero.it


La vittoria degli operai

Franco Quercioli da l'Unità

FIRENZE Era il 27 gennaio 1959 quando migliaia di operai scesero per le strade di Firenze. Alla testa del corteo c’erano i lavoratori della Galileo.

In ballo c’erano licenziamenti in massa: 980 in tutto. Alle 5 del mattino la polizia era entrata dentro la fabbrica occupata. Il centro fu invaso dal fumo dei lacrimogeni, molti furono arrestati tanti feriti. Poi, qualche giorno dopo a Roma l’accordo. Su un nuovo piano industriale e la riassunzione di 550 lavoratori.

Il giorno della vittoria della Galileo
Il 27 gennaio 1959 a Firenze migliaia di operai scesero in piazza contro i licenziamenti

Alla fine Firenze ce la fece, fu varato un nuovo piano industriale e furono riassunti 550 lavoratori

FIRENZE Se non ci furono morti fu proprio un miracolo. Quel 27 gennaio del 1959 Firenze visse lo scontro di piazza più lungo e violento dal secondo dopoguerra ad oggi.

Una vera e propria battaglia che cominciò verso mezzogiorno, quando dalle periferie della città arrivarono in centro migliaia di operai con alla testa quelli della Galileo. La cronaca di quel giorno è ripercorsa stasera al circolo Isolotto di Firenze con la proiezione del video a cura della Fiom di Firenze con lavoratori della Galileo in pensione e in attività e un dibattito al quale interverrà, tra gli altri, il segretario della Fiom di Firenze Mauro Fuso (ore 21).

Alle cinque della mattina la polizia era entrata dentro la fabbrica occupata, li aveva schedati e buttati fuori. Furono 980 le lettere di licenziamento, 30 i giorni di  occupazione.

I cubetti di porfido divelti dalle strade, i pali delle impalcature e quanto altro gli capitasse sottomano, furono le armi con cui quei fiorentini si difesero con rabbia dalle cariche della celere, dai caroselli della camionette fin sui marciapiedi, dal getto potente e gelido degli idranti. Agli operai si aggiunsero fin dalle prime ore tanti giovani dei quartieri popolari, ragazzi di neppure vent’anni con jeans e giubbotti di pelle, cresciuti nella strada, non avevano paura di nulla. Fecero sciopero anche gli studenti e i negozianti tirarono giù il bandone, chi per solidarietà e chi per difendere le vetrine. Il centro fu invaso dal fumo acre dei lacrimogeni e le sirene delle autombulanze lacerarono l’aria. Nelle prime ore del pomeriggio si aprì il portone dell’Arcivescovado e in piazza San Giovanni uscì il vescovo coadiutore monsignor Florit. Il vecchio cardinale Elia Dalla Costa, ormai immobilizzato nel suo letto, volle che il suo vicario scendesse in piazza a portare pace. E così fu. Si sa che il monsignore indugiò molto dietro a quel portone e che alla fine Don Nesi, aiutato dagli altri preti, lo spinse fuori.

Il vicequestore parlò con lui. Ci fu una tregua ma durò poco. La battaglia finì a sera inoltrata. Dopo, la polizia cominciò la sua vendetta: strada per strada, portone per portone. Tanti furono gli arrestati e tanti i feriti, anche tra i poliziotti. Pochi giorni dopo a Roma ci fu l’accordo. Firenze ce l’aveva fatta. Un nuovo piano industriale, la riassunzione di 550 lavoratori, le dimissioni di 366, con le agevolazioni che questo comportava, il licenziamento di 64, anche questa volta quelli rimasti fuori erano comunisti e socialisti. Tra questi Gianfranco Bartolini che diventò segretario della Camera del lavoro e presidente poi della Regione Toscana.

Il Gori Savellini restò in fabbrica fino alla pensione. Figura indimenticabile anche per la sua ironia un po’ malinconica, era uno dei pochi cattolici iscritti alla Cgil. Di lui ricordo una battuta che sintetizzò il processo che alcuni operai e sindacalisti subirono nel febbraio del ‘61, uscendone assolti. Il giudice alla fine concluse: «Dura lex sed lex» . « Dateci il lesso anche se gli è duro» tradusse in simultanea uno degli operai processati.