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SMS ANDREA DEL SARTO Una festa per il simbolo

«Spartacus», il ritorno Bandiera della democrazia

di Nicola Coccia su la Nazione del 25/1/04

E’ tornata a casa, all’Andrea Del Sarto, in via Luciano Manara, la grande bandiera rossa, intorno alla quale si radunarono, alla fine dell’Ottocento, gli internazionalisti, gli ex mazziniani, i primi socialisti, gli anarchici libertari che col loro colore , il nero, la bordarono con tante frange e in bella calligrafia corsiva scrissero il nome centrale: «Spartacus».

Quella era la bandiera dei giovani, degli «spartachisti» che si riconoscevano nelle gesta del gladiatore romano e che ora si ribellavano al potere costituito. Nacque, nel 1890, secondo i ricordi dell’ultimo custode, Romano Scheggi, che ne ha ricostruito la storia, straordinaria e drammatica, attraverso le testimonanze di decine di compagni: Capineri, Coli, Aquilani, Maddii, Medici , Farfallini. Questa era la bandiera dei giovani di San Salvi e di Rovezzano, un quartiere di quindicimila abitanti, fra i più poveri di Firenze, dove l’analfabetismo toccava il 20%.

La bandiera nacque prima dei partiti, nel 1890. E seguì la maggioranza dei giovani che si scissero dal movimento libertario per seguire i primi socialisti costitutisi in partito a Genova nel 1892. Il primo nulceo a Firenze sorse nel 1898. L’anno prima, davanti al cenacolo dell’Andrea del Sarto, nacque l’idea di prendere in affitto tre stanze per farne un circolo ricreativo. Il 24 gennaio 1897 — ieri era il giorno dell’anniversario scelto non a caso per il ritorno della bandiera— venne fondata la società Andrea del Sarto. Successivamente venne acquistato un terreno e su quest’area venne edificata l’attuale società di mutuo soccorso fra gli operai con le le prime scuole serali, le leghe di mestiere, quelle dei disoccupati, e più tardi anche un gruppo teatrale.

In questa nuova casa operaia nacque la prima sezione socialista di Firenze. Fra gli iscritti c’era anche il primo deputato fiorentino, l’avvocato Giuseppe Pescetti. Ed è qui che i giovani portarono «Spartacus». Sono gli anni che Vasco Pratolini ha descritto in «Metello». Gli scioperanti arrivavano da Rovezzano, racconta Romano Scheggi, percorrendo via Aretina senza scarpe per non cosumarle. I bottegai non potevano dare loro nulla, nemmeno un pezzo di pane. E loro, che non lavoravano da diversi giorni, di fame ne avevano tanta. Il padre di Coli, che faceva il droghiere, era l’unico che offriva loro quello che aveva. Fu la prima grande battaglia alla quale parteciparono molti giovani che si ritrovarono sotto la bandiera di «Spartacus». Rimase all’Andrea del Sarto anche sotto la presidenza di Gaetano Pilati, un giovane autodidatta, persona geniale e pacifista, mutilato durante la prima Grande Guerra e medaglia d’argento.

Alle elezioni del 1919 i socialisti conquistarono il 71% dei suffragi e Pilati venne eletto deputato. Fu lui che fondò il giornale «Spartacus» e dette poi lo stesso nome all’associazione dei reduci. La notte del 3 ottobre 1925 venne assassinato, dai fascisti nella sua abitazione di via Fratelli Dandolo. Quella stessa notte i fascisti usccisero in via della Piazzola l’ex deputato socilaista Gustavo Console e il repubblicano Giovanni Becciolini. Alla vigilia della marcia su Roma i fascisti occuparono l’Andrea del Sarto. Le altre società di mutuo soccorso vennero incendiate e devastate. «Sparatcus» che era sopravvissuta alla scissione di Livorno del 1921 con i comunisti, venne nascosta nei sotterranei dell’Andrea del Sarto.

Quando i partigiani liberarono la zona la prima preoccupazione dei socialisti fu quella di andare a riprendere la bandiera. E dopo vent’anni, lei, era ancora lì. Lasciò l’Andrea del Sarto — diventata casa del popolo dopo la Liberazione — durante gli anni del Governo Scelba, gli anni della repressione delle manifestazioni operaie di piazza. Traslocò con i giovanei socialisti della sezione «Gaetano Pacchi» in via Lucrezia Mazzanti, poche decine di metri più in là. Poi, ormai vecchia, ma ancora oggi capace di generare grandi emozioni e nuove passioni in questa nuova sinistra, dove non ci sono più divisioni fra socialisti e comunisti, è tornata a casa, all’Andrea del Sarto, nella sede storica, come ha voluto la fondazione Turati alla quale la bandiera era stata donata.